FONTE: CIA FERRARA
Contro la
disoccupazione giovanile sono sempre di più i ragazzi che decidono di tornare
alla terra, e non si tratta più solo di figli che rilevano o continuano
l’attività dei genitori, ma di neolaureati preparati e determinati che, a causa
di una crisi che chiude le porte dei loro settori, scelgono di scommettere
sulla vita dei campi e reinventarsi produttori.
"Un
fenomeno nuovo ed in continua crescita sta rivoluzionando il settore primario, -
afferma Lorenzo Boldrini, presidente Cia Ferrara, - nuovi giovani “dottori
dell’agricoltura” stanno entrando nel settore, sono quasi il 35% degli “under
40” del comparto, che a loro volta rappresentano l’8% del totale dei conduttori
agricoli italiani."
"A volte
poco avvezzi ai segreti del mestiere agricolo, questi "ragazzi" sono
fortissimi invece nella preparazione imprenditoriale, un “know-how” prezioso
per un comparto spesso restio all’iniziativa innovativa e multifunzionale.
Invece per questi giovani -spiega Boldrini - la parola d’ordine è
diversificazione: agronomi che fanno ricerca e impiegano le tecnologie più
all’avanguardia; biologi che puntano sulla sanità e la qualità dei prodotti;
esperti della comunicazione che gestiscono il marketing e la promozione
telematica dei prodotti; esperti in economia che amministrano l’azienda;
educatori che si dedicano all’agricoltura sociale o ai progetti educativi in
fattoria; erboristi e farmacisti che scommettono sulla fitoterapia e sulla
cosmesi naturale."
"L’apporto
delle nuove generazioni in agricoltura è fondamentale, - evidenzia Boldrini - tanto
più se con una laurea alle spalle, perché aprono le porte alla competitività,
al dinamismo e alla creatività. Nonostante le difficoltà del settore, tra alti
costi di avviamento e di produzione, barriere fiscali e burocratiche e scarsa
mobilità fondiaria, queste imprese della nuova generazione hanno un potenziale
economico altissimo: il 40 per cento in più dei colleghi maturi, grazie anche a
una maggiore attitudine al rischio e propensione all’export, ed anche grazie a
una più elevata sensibilità per le tematiche sociali e ambientali."
"Questi
validissimi "giovani incoscienti" - conclude Boldrini - nonostante
tutte le difficoltà del periodo, non si fermano solo all'agriturismo ma creano
vere e proprie fattorie didattiche, non si accontentano solo di produrre
coltivazioni certificate, valorizzando i prodotti, ma le vendono quasi sempre
in azienda, qualificando la vendita diretta, ed in più scelgono sempre un
approccio eco-sostenibile nelle loro attività: i servizi per l’ambiente e la
produzione di energia alternativa sono una prerogativa aziendale per il 7,2%
degli “under 40” contro il 4% degli “over 40”. L'agricoltura del futuro evolve
con idee, progetti innovativi, marketing e promozione anche territoriale e la
competenza di questi giovani che stanno portando molte novità ed influenze
molto positive a tutto il comparto."
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