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giovedì 19 luglio 2012

FRUTTA DI STAGIONE: SCENDONO PERICOLOSAMENTE I PREZZI PAGATI AGLI AGRICOLTORI

Fonte: Cia Ferrara

Il mercato di pesche, nettarine, albicocche e soprattutto di meloni e cocomeri è in forte discesa e penalizza i produttori che faticheranno a coprire i costi di produzione. Ma i prezzi per chi consuma rimangono gli stessi.

Le quotazioni dei prodotti frutticoli sul mercato continuano a fluttuare e si stanno assestando, da almeno due settimane a questa parte, decisamente verso il basso. La Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara fa il punto sulla campagna frutticola in pieno svolgimento e sulle preoccupazioni degli associati produttori di pesche, nettarine, albicocche, susine e soprattutto cocomeri e meloni che hanno visto diminuire, in pochi giorni, del 30-40% - con punte anche del 50-60% - i prezzi che commercianti e grossisti sono disposti a pagare per i loro prodotti in campagna. La richiesta, come spesso avviene, è poi di calibri importanti e di prima qualità che non sempre gli agricoltori riescono a garantire a causa dell’andamento di stagione che ha penalizzato la normale crescita della frutta. Le drupacee sono rimaste, infatti, di piccola-media dimensione risultato degli sbalzi termici in un fase vegetativa fondamentale, con un febbraio freddo seguito da una primavera calda che ha accelerato la fioritura ed ha costretto poi a diradare la frutta. In questa situazione di mercato altalenante, fare un bilancio generale e completo dei prezzi è ancora difficile. Ma si può certo dire, analizzando le diverse varietà, che all’inizio della campagna venivano pagati alle aste e dai grossisti per le albicocche precoci (tipo Portici) prezzi lordi – dai quali occorre togliere circa il 20% tra franchigia e costi generali – che potevano toccare anche 1 euro al Kg. Ora le stesse sono pagate 50 - 60 centesimi. Identica situazione per le pesche precoci che hanno avuto una partenza buona con prezzi che si aggiravano sull’euro per pezzature di pregio e sui 50-60 cent per frutta di calibro medio. Adesso varietà come Royal Gem e Royal Glory si aggirano sui 30-40 cent anche per calibri decisamente buoni. Prezzi che scendono anche per le nettarine, quotate inizialmente anche più di un euro e poi scese gradualmente fino a 0,40 cent. La musica non cambia ed è forse ancora peggiore per meloni e cocomeri. In questo caso gli agricoltori sono riusciti a mantenere buona la qualità dei prodotti - a dispetto delle difficoltà di allegagione a maggio causate dall’andamento climatico - ma la produzione è stata scarsa e sarà difficile per molti fare altri tagli a causa del caldo e della siccità che non hanno dato tregua nell’ultimo mese. Sono inoltre diminuiti di parecchio gli ettari investiti a melone in tutta la provincia di Ferrara. E’ il mercato di questi frutti estivi ad aver avuto il calo più repentino che ha messo, nelle ultime due settimane, in seria difficoltà i produttori. Se le quotazioni iniziali erano buone, con prezzi pagati da commercianti per i meloni retati in bins di 70-80 cent al Kg, adesso si sfiorano appena i 20 cent. Stesso crollo per i cocomeri, pagati inizialmente 40-50 cent mentre ora, per pezzature buone, si arriva a stento ai 20 cent, con punte verso il basso di 10 cent per kg. Questo significa che gli imprenditori agricoli stanno lavorando sottocosto. Prendiamo il caso dei meloni prodotti in un sistema di qualità. Per coprire i costi di produzione i meloni dovrebbero avere un prezzo costante di almeno 35-40 cent al Kg, il doppio di quello che viene attualmente pagato. Ogni ettaro coltivato a melone, infatti, richiede 5-6000 euro d’investimento tra lavorazioni e manodopera. Costi che molti imprenditori non possono più permettersi di pagare perché non sono remunerati e quindi si smette, semplicemente, di produrre e investire. Come quasi sempre avviene poi, ad una diminuzione dei prezzi di mercato pagati alla produzione, non coincide una diminuzione per il consumatore finale che trova nei punti vendita della grande distribuzione prodotti di qualità media a prezzi alti. Va un po’ meglio – anche se il calo dei consumi c’è stato - per i produttori che hanno deciso di affidarsi alla vendita diretta, segno che la filiera corta o cortissima rimane una buona alternativa, che non può comunque smaltire le quantità prodotte dalle grandi superfici coltivate a frutta.

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