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giovedì 28 febbraio 2013

COLDIRETTI: IL 71% DEI CITTADINI EUROPEI CHIEDE L’ETICHETTA D’ORIGINE MA LA U.E. TEMPOREGGIA





FONTE: COLDIRETTI

Dopo lo scandalo della carne di cavallo non indicata in etichetta, sempre più forte la richieste dei consumatori di maggiore trasparenza ed informazioni su tutti gli alimenti, ma l’Europa perde tempo...
L’Unione Europea temporeggia sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti che il 71% dei cittadini comunitari ritiene invece importante conoscere. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati di Eurobarometro in riferimento alla decisione della Commissione Ue che, su richiesta degli Stati membri, ha deciso solamente di anticipare ''all'estate o all'inizio dell'autunno'' la presentazione del rapporto, previsto per fine anno, sull'etichettatura della carne lavorata e dei prodotti che la contengono.
Di fatto questo significa che - sottolinea la Coldiretti - ci vorranno ancora anni prima di una eventuale entrata in vigore delle nuove norme nonostante lo scandalo della carne di cavallo abbia dimostrato concretamente il forte ritardo della legislazione europea di fronte ai rischi di frodi commerciali causati dalla globalizzazione dei mercati. Si tratta di una inutile perdita di tempo che va incontro alle pressioni esercitate dalle lobby che fanno affari nella mancanza di trasparenza come ha dimostrato - sottolinea la Coldiretti – il  giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo all’altro dell’Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti. Un meccanismo che - precisa la Coldiretti - rende difficile risalire all’origine delle contaminazioni sia per le multinazionali che per le piccole aziende, che dovrebbero invece valutare concretamente l’opportunità di risparmiare sui trasporti per acquistare prodotti locali che offrono maggiori garanzie di qualità e sicurezza alimentare.
Secondo l’indagine Coldiretti/Swg ben il 65 per cento si sente garantito da un marchio degli agricoltori italiani, il 16 per cento da quello della distribuzione commerciale e appena il 9 per cento da uno industriale

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