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venerdì 18 ottobre 2013

COLDIRETTI: L’INDAGINE “PERCEZIONE DELLA CRISI E MADE IN ITALY” DAL XIII FORUM AGROALIMENTARE DI CERNOBBIO

Fonte: Coldiretti Ferrara  

La crisi economica spinge al taglio della spesa per gli italiani, che cambiano abitudini di acquisto e temono la perdita del lavoro e la riduzione del reddito. Più fiducia nell’Europa che nei politici italiani, le banche ed i partiti in coda alla classifica di gradimento. I prodotti DOC e Biologici tengono, aumenta quota di marchi e imprese in mani straniere.

Ben sette italiani su dieci (70 per cento) si sentono minacciati dal pericolo di perdere il lavoro e il 53 per cento di non riuscire ad avere un reddito sufficiente per mantenere la propria famiglia. E’ quanto emerge dalla presentazione dei risultati della prima indagine su “La percezione della crisi e il Made in Italy” realizzata da Coldiretti-Ixe’ a ottobre 2013, e illustrata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Cernobbio. Per piu’ di una famiglia italiana su quattro (22 per cento) sarà - sottolinea la Coldiretti - un autunno difficile di sacrifici economici. Per quanto riguarda la situazione generale la percentuale di quanti sono pessimisti per il futuro e pensano che la situazione peggiorerà sono il 35 per cento. Al contrario, sono il 51 per cento coloro che - continua la Coldiretti - ritengono che non ci saranno cambiamenti mentre sono solo il 14 per cento quelli convinti che ci sarà un miglioramento. “Emerge una forte preoccupazione e un senso di rassegnazione nei confronti sia della situazione generale del Paese che di quella personale in cui c’è bisogno di avere fiducia nel futuro”, ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini. I pericoli che si intravedono - conclude Marini - sono molto pragmatici come il lavoro e il reddito e poco ideologici come l’immigrazione, citata solo dal 7 per cento degli italiani. Il 16 per cento degli italiani conosce personalmente qualcuno che per indigenza è stato costretto a rubare nel 2013 e tra questi ben due su tre (66 per cento) hanno sottratto prodotti alimentari e il 22 per cento oggetti per i propri figli. Se il 42 per cento degli italiani vive senza affanni, quasi la metà (45 per cento) riesce a pagare appena le spese senza permettersi ulteriori lussi, mentre oltre 2 milioni di famiglie (10 per cento) non hanno oggi - sottolinea Coldiretti -reddito a sufficienza neanche per l’indispensabile a vivere. In questa situazione la famiglia - continua Coldiretti - è la principale fonte di welfare. Il 37 per cento degli italiani è stato costretto infatti a chiedere aiuto economico per arrivare alla fine del mese ai genitori, il 14 per cento a parenti e il 4 per cento addirittura ai figli. Solo il 14 per cento si è rivolto a finanziarie o banche mentre l’8 per cento agli amici. Spesso considerata superata, la struttura della famiglia italiana si sta dimostrando, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini. La solidarietà tra generazioni – conclude Coldiretti - è dunque un modello vincente per vivere e stare bene insieme e non un segnale di arretratezza sociale e culturale come molti si ostinano ad affermare. Sul fronte dell’economia e della politica, secondo l’indagine Coldiretti-Ixè, meglio l’intervento diretto delle istituzioni comunitarie e mondiali che quello della politica italiana, e ben il 68% gradirebbe come premier la tedesca Angela Merkel. Basso il livello di fiducia nei protagonisti nazionali di politica, economia e sociale, dove si posizionano in fondo i partiti (4%) e dalle banche (9%). Svetta in questa speciale classifica il Papa che è la vera superstar del momento con il 74 per cento e le forze dell’ordine che raggiungono ben il 70 per cento, seguite dalla magistratura (55 per cento) e dal Presidente della Repubblica al 52 per cento. “Nella politica viene individuata una chiara responsabilità della difficile situazione tanto che l’unico punto di riferimento sicuro è il Santo Padre e si èaddirittura disposti a rinunciare alla democrazia per affidarsi a qualcuno che viene da fuori”, ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini. La crisi ha costretto a tagli drastici della spesa degli italiani, con il 68% che ha ridotto o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento riciclando dall’armadio per l’autunno gli abiti smessi nel cambio stagione, e oltre la metà (53 per cento) ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici (52 per cento). Abbigliamento e viaggi non solo si classificano al top dei tagli effettuatidalle famiglie, ma nel corso del 2013 sono anche i beni per i quali si è registrato il piu’ rilevante aumento di persone che hanno fatto rinunce, cresciute rispettivamente del 13 per cento e del 10 per cento, rispetto allo scorso anno. A seguire nella classifica del cambiamento delle abitudini si colloca anche - sottolinea la Coldiretti - la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49 per cento. Il 42 per cento degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40 per cento all’auto o la moto nuova e il 37 per cento agli arredamenti. Pesa l’addio alle attività culturali del 35 per cento degli italiani in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi, ma anche quello alle attività sportive (29 per cento) destinato ad avere un impatto sulla salute.
 In questa situazione è cambiato anche il rapporto con i punti vendita, con l’addio al negozio di fiducia per quasi la metà degli italiani, alla costante ricerca dei prodotti al minor costo. Con il 71 per cento dei consumatori che dichiara di confrontare con piu’ attenzione rispetto al passato i prezzi, e fare la spesa è diventata una sfida alla ricerca della maggioreconvenienza che richiede fatica e tempo, portando gli italiani a fare la spola tra diversi negozi per risparmiare. A cambiare - continua la Coldiretti - sono anche le tipologie di prodotti che si mettono nel carrello con il 49 per cento degli italiani che preferisce acquistare prodotti locali e solo l’11 per cento quelli di una grande marca nazionale, mentre per il 32 per cento è indifferente e si guarda solo al prezzo o alla qualità. Da segnalare - precisa la Coldiretti - la tenuta degli acquisti diretti dal produttore al quale si rivolge regolarmente ben il 14 per cento degli italiani, il 45 per cento qualche volta, il 29 per cento raramente e solo il 12 per cento mai. Una opportunità – conclude la Coldiretti - resa possibile dal fatto che in Italia sono oggi presenti 8.392 punti vendita di Campagna Amica gestiti direttamente dagli agricoltori rispetto ai 7.094 del 2012, tra mercati degli agricoltori, cascine, cantine, maghe e aziende, botteghe e ristoranti. Oltre tre italiani su quattro (77 per cento) continuano ad acquistare regolarmente o qualche volta prodotti a denominazione di origine e quasi la metà (45 per cento) prodottibiologici, ma il vero boom lo fanno registrare i prodotti low cost che il 47 per cento degli italiani acquista piu’ frequentemente del passato. Resta alta, nonostante la crisi, l’opposizione agli organismi geneticamente modificati che sonoconsiderati meno salutari da ben il 67 per cento degli italiani che esprimono una opinione. Infine, grande maggioranza degli italiani (54 per cento), considera la produzione di cibo il vero motore dell’economia, con un aumento dell’8 per cento rispetto allo scorso anno, e il 18 per cento punta sulla moda che rimane però stabile mentre crolla del 33 per cento l’automobile, che si ferma al 10 per cento. Il cibo e la moda sono anche considerati trainanti per l’immagine dell’Italia all’estero rispettivamente dal 45 e dal 38 per cento degli italiani. “Una conferma della validità e della modernità del modello di sviluppo agricolo Made in Italy che è fondato sul valorizzazione dell’identità, della qualità, delle specificità e che può rappresentare un riferimento anche per gli altri settori per affrontare e vincere la competizione internazionale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “dentro l’agricoltura non c’è ancora un reddito adeguato ma c’è legittimamente quella visione di futuro e di prospettive e di fiducia che non c’è negli altri settori”. Il biglietto da visita dell’Italia è il cibo Made in Italy che puo’ contare sulla leadership in Europa con 254 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48.269 operatori) e la maggiore biodiversità con 57.468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese e una volta e mezzo quello tedesco. L’Italia - ha continuato la Coldiretti - è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere, ma anche ilprincipale produttori di pasta e ortofrutta. Senza contare – continua la Coldiretti - il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale, con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio, ed il record di longevità, grazie alla dieta mediterranea e al fatto che l’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità). Non è un caso - sottolinea la Coldiretti - che quest’anno le esportazioni agroalimentari raggiungeranno il record storico di 34 miliardi (+7 per cento) e le multinazionali straniere vengono in Italia per acquisire i nostri marchi piu’ prestigiosi. Ha infatti superato i 10 miliardi il valore dei marchi storicidell’agroalimentare italiano passati in mani straniere dall’inizio della crisi che ha favorito una escalation nelle operazioni di acquisizione del Made in Italy agroalimentare.

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