Fonte: Coldiretti Ferrara
Spumante, panettone, vini, formaggi guidano l’avanzata natalizia del nostro agro alimentare sulle tavole di tutto il mondo. In Gran Bretagna e Stati Uniti la crescita maggiore.
E’ record storico per il Made in Italy alimentare sulle tavole delle festività di tutto il mondo conl’export di vini, spumanti, grappa e liquori, panettoni, formaggi, salumi e pasta solo per il periodo di Natale che supera i 3 miliardi di euro, in aumento dell’8%.
E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti “Il Natale sulle tavole degli italiani”, presentata all’Assemblea nazionale sulla base delle proiezioni relative al mese di dicembre 2015. Ad aumentare - sottolinea la Coldiretti - è il valore delle esportazioni di tutti i prodotti più tipici del Natale, dallo spumante (+19%) ai panettoni (+9%), ma crescono anche i vini (+8%), la pasta (+7%) e i formaggi (+4%), secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi nove mesi del 2015. Un record ottenuto - precisa la Coldiretti - nonostante l’embargo della Russia che ha sancito a partire dal 6 agosto 2014 il divieto totale all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi.
A guidare la classifica di questo Natale all’estero è dunque lo spumante italiano. Mai così tanti brindisi come quest’anno nel mondo saranno Made in Italy con la domanda che - sottolinea la Coldiretti - è cresciuta in valore del 50 per cento in Gran Bretagna e del 32 per cento negli Stati Uniti che si classificano rispettivamente come il primo e il secondo mercato di sbocco delle bollicine italiane, le quali pero’ vanno forte anche in Germania che si posiziona al terzo posto. E le richieste - precisa la Coldiretti - sono aumentate del 19 per cento anche da parte dei cugini francesi, sempre molto nazionalisti nelle scelte della tavola. Nellaclassifica delle bollicine italiane piu' consumate nel mondo ci sono nell’ordine il Prosecco, l’Asti, il Trento Doc e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese. Quest’anno - sostiene la Coldiretti – all’estero si stapperanno piu’ bottiglie di spumante italiani che di champagne francese.
Si tratta di risultati che - precisa la Coldiretti - trainano l’intero settore dei vini per i quali si registra complessivamente un aumento dell’8 per cento in valore dell’export. Ad essere molto richiesti - continua la Coldiretti - sono anche i dolci nazionali come panettoni, altri prodotti della pasticceria tipica delle feste, in aumento del 9 per cento in valore e la pasta con un +7%.
Cresce anche la domanda di formaggi italiani che fanno registrare un aumento in valore delle esportazioni del 4 per cento, ma addirittura del 31% per il pecorino e il fiore sardo.
“Il record fatto segnare sulle tavole del Natale straniere è significativo delle grandi potenzialità che ha l’agroalimentare italiano che traina la ripresa dell’intero Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l'andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni ericette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All'estero - afferma Moncalvo - sono falsi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre. In questo contesto è particolarmente significativo il piano per l’export annunciato dal Governo che prevede per la prima volta azioni di contrasto all'italian sounding all’estero. A questa realtà - conclude Moncalvo - se ne aggiunge pero’ una ancora piu` insidiosa: quella dell’italian sounding di matrice italiana, che importa materia prima dai paesi piu` svariati, la trasforma e ne ricava prodotti che successivamente vende come italiani senza lasciare traccia, attraverso un meccanismo di dumping che danneggia e incrina il vero Made in Italy’, perché non esiste ancora per tutti gli alimenti l‘obbligo di indicare la provenienza in etichetta”.
IL BOOM DEL MADE IN ITALY SULLE TAVOLE DEL NATALE ALL’ESTERO
Spumante +19%
Panettoni e altri dolci +9%
Vino +8%
Pasta +7%
Formaggi +4%
Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Istat in valore nei primi nove mesi del 2015
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giovedì 17 dicembre 2015
COLDIRETTI: A NATALE 2015 E’ RECORD STORICO PER MADE IN ITALY SULLE TAVOLE ESTERE, L’EXPORT SUPERA I 3 MLD
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lunedì 18 maggio 2015
SALUMI: PARERE POSITIVO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA SULLA FINE DELL'EMBARGO USA
Fonte: Giunta Regionale Emilia-Romagna
Gli Usa fanno cadere l'embargo sull'importazione di prodotti alimentari italiani di origine animale. Caselli e Venturi: "Risultato importante, frutto di un intenso lavoro di squadra"
Bologna – Gli Stati Uniti hanno deciso la revoca del provvedimento che prevedeva il controllo sistematico di tutte le partite di salumi importate dall’Italia. Inoltre, è stata prevista di nuovo la possibilità per il Ministero della Salute di abilitare nuove aziende italiane all’esportazione negli Usa. Il provvedimento assunto delle autorità americane, notificato al Ministero della salute, rappresenta – come spiegano gli assessori regionali all’agricoltura Simona Caselli e alle politiche per la salute Sergio Venturi – il riconoscimento della qualità dei nostri prodotti e dell’attenzione con la quale i servizi veterinari vigilano su ogni fase del processo di confezionamento dei prodotti. La restrizione sull’import dall’Italia era stato introdotto dalle Autorità americane nel settembre 2013, a causa della mancata equivalenza normativa tra la Unione europea e gli Usa per quanto riguarda la tolleranza di Listeria monocytogenes, patogeno per il quale negli Stati Uniti vige il concetto di “tolleranza zero”. “Il nostro impegno – spiegano gli assessori Caselli e Venturi – è stato quello di creare le condizioni affinchè si potessero superare le ragioni del blocco dell’import dei nostri prodotti. Per questo il Servizio Veterinario della Regione Emilia-Romagna, che è il territorio che vanta sia il maggior numero di impianti abilitati ad esportare negli USA, sia il maggior flusso di prodotti alimentari di origine animale in esportazione verso gli USA, ha intensificato il proprio impegno, in collaborazione con il Ministero, per garantire il rispetto degli standard americani". Una ispezione delle Autorità sanitarie statunitensi, effettuata nel luglio dell’anno scorso, ha consento loro di considerare equivalenti i sistemi di ispezione dei prodotti a base di carne adottati nel nostro Paese e negli Stati Uniti, garantendo quindi il pieno rispetto della stringente normativa USA e assicurando la assoluta sicurezza dei prodotti esportati. "Siamo molto soddisfatti di questo risultato - concludono gli assessori - perché è grande il potenziale di crescita dell'export dei nostri salumi che deriva da questo lavoro”.
Gli Usa fanno cadere l'embargo sull'importazione di prodotti alimentari italiani di origine animale. Caselli e Venturi: "Risultato importante, frutto di un intenso lavoro di squadra"
Bologna – Gli Stati Uniti hanno deciso la revoca del provvedimento che prevedeva il controllo sistematico di tutte le partite di salumi importate dall’Italia. Inoltre, è stata prevista di nuovo la possibilità per il Ministero della Salute di abilitare nuove aziende italiane all’esportazione negli Usa. Il provvedimento assunto delle autorità americane, notificato al Ministero della salute, rappresenta – come spiegano gli assessori regionali all’agricoltura Simona Caselli e alle politiche per la salute Sergio Venturi – il riconoscimento della qualità dei nostri prodotti e dell’attenzione con la quale i servizi veterinari vigilano su ogni fase del processo di confezionamento dei prodotti. La restrizione sull’import dall’Italia era stato introdotto dalle Autorità americane nel settembre 2013, a causa della mancata equivalenza normativa tra la Unione europea e gli Usa per quanto riguarda la tolleranza di Listeria monocytogenes, patogeno per il quale negli Stati Uniti vige il concetto di “tolleranza zero”. “Il nostro impegno – spiegano gli assessori Caselli e Venturi – è stato quello di creare le condizioni affinchè si potessero superare le ragioni del blocco dell’import dei nostri prodotti. Per questo il Servizio Veterinario della Regione Emilia-Romagna, che è il territorio che vanta sia il maggior numero di impianti abilitati ad esportare negli USA, sia il maggior flusso di prodotti alimentari di origine animale in esportazione verso gli USA, ha intensificato il proprio impegno, in collaborazione con il Ministero, per garantire il rispetto degli standard americani". Una ispezione delle Autorità sanitarie statunitensi, effettuata nel luglio dell’anno scorso, ha consento loro di considerare equivalenti i sistemi di ispezione dei prodotti a base di carne adottati nel nostro Paese e negli Stati Uniti, garantendo quindi il pieno rispetto della stringente normativa USA e assicurando la assoluta sicurezza dei prodotti esportati. "Siamo molto soddisfatti di questo risultato - concludono gli assessori - perché è grande il potenziale di crescita dell'export dei nostri salumi che deriva da questo lavoro”.
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venerdì 15 maggio 2015
SALUMI: PER CONFAGRICOLTURA E' POSITIVA LA FINE DELL'EMBARGO USA
Fonte: Confagricoltura nazionale
Per Confagricoltura POSITIVO L’ALLENTAMENTO DEGLI USA SULL’IMPORT DALL’ITALIA. ORA, ANCHE CON IL TTIP, ELIMINARE LE ALTRE BARRIERE PER IL SETTORE"
“La rimozione di misure restrittive per gli stabilimenti e la semplificazione dell’accesso dei salumi e degli altri prodotti italiani a base di carne cruda stagionata negli Stati Uniti è commercialmente molto rilevante”. Lo afferma Confagricoltura commentando favorevolmente la decisione delle autorità statunitensi di approvare una nuova lista di impianti autorizzati e di rivedere il provvedimento “100% reinspection”, riducendo le procedure sulle importazioni in Usa dei prodotti della salumeria italiana. Procedure prima eseguite a tappeto su tutti i prodotti, causando disagi, lentezza di accesso e costi maggiori per le aziende esportatrici. Confagricoltura plaude all’importante lavoro portato avanti dal nostro ministro della Salute Beatrice Lorenzin che permette di completare il processo di liberalizzazione delle esportazioni in Usa avviato due anni fa. “La qualità dei nostri prodotti e dei nostri processi e la sinergia tra Istituzioni ed organizzazioni delle imprese italiane hanno consentito – osserva Confagricoltura - di contenere una delle barriere al commercio che dal 2013 gravava sul settore suinicolo nazionale ed in particolare sul comparto dei salumi. Così migliorando il processo di liberalizzazione delle esportazioni in Usa avviato da tempo e che ora deve proseguire, anche nell’ambito del negoziato transatlantico USA-UE (TTIP). E’ anche vero che ci sono altre partite aperte che abbiamo già segnalato al governo”. Confagricoltura sottolinea che nonostante le difficili condizioni di accesso al mercato, gli Usa si sono confermati il primo Paese di destinazione extra Ue per le esportazioni dei salumi italiani, con 7.365 tonn di prodotto esportato per un valore di 86,8 milioni di euro. Il mercato Usa è il quinto mercato di destinazione dei nostri salumi ed è quello caratterizzato da maggiore dinamismo tra i cinque top importer dei salumi made in Italy. “Il provvedimento odierno – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - favorirà sicuramente perfomance migliori da parte delle aziende italiane e, indirettamente, per il sistema degli allevamenti suinicoli nazionali costituito da oltre 26 mila unità produttive che gestiscono un patrimonio di oltre 8,6 milioni di capi”.
Per Confagricoltura POSITIVO L’ALLENTAMENTO DEGLI USA SULL’IMPORT DALL’ITALIA. ORA, ANCHE CON IL TTIP, ELIMINARE LE ALTRE BARRIERE PER IL SETTORE"
“La rimozione di misure restrittive per gli stabilimenti e la semplificazione dell’accesso dei salumi e degli altri prodotti italiani a base di carne cruda stagionata negli Stati Uniti è commercialmente molto rilevante”. Lo afferma Confagricoltura commentando favorevolmente la decisione delle autorità statunitensi di approvare una nuova lista di impianti autorizzati e di rivedere il provvedimento “100% reinspection”, riducendo le procedure sulle importazioni in Usa dei prodotti della salumeria italiana. Procedure prima eseguite a tappeto su tutti i prodotti, causando disagi, lentezza di accesso e costi maggiori per le aziende esportatrici. Confagricoltura plaude all’importante lavoro portato avanti dal nostro ministro della Salute Beatrice Lorenzin che permette di completare il processo di liberalizzazione delle esportazioni in Usa avviato due anni fa. “La qualità dei nostri prodotti e dei nostri processi e la sinergia tra Istituzioni ed organizzazioni delle imprese italiane hanno consentito – osserva Confagricoltura - di contenere una delle barriere al commercio che dal 2013 gravava sul settore suinicolo nazionale ed in particolare sul comparto dei salumi. Così migliorando il processo di liberalizzazione delle esportazioni in Usa avviato da tempo e che ora deve proseguire, anche nell’ambito del negoziato transatlantico USA-UE (TTIP). E’ anche vero che ci sono altre partite aperte che abbiamo già segnalato al governo”. Confagricoltura sottolinea che nonostante le difficili condizioni di accesso al mercato, gli Usa si sono confermati il primo Paese di destinazione extra Ue per le esportazioni dei salumi italiani, con 7.365 tonn di prodotto esportato per un valore di 86,8 milioni di euro. Il mercato Usa è il quinto mercato di destinazione dei nostri salumi ed è quello caratterizzato da maggiore dinamismo tra i cinque top importer dei salumi made in Italy. “Il provvedimento odierno – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - favorirà sicuramente perfomance migliori da parte delle aziende italiane e, indirettamente, per il sistema degli allevamenti suinicoli nazionali costituito da oltre 26 mila unità produttive che gestiscono un patrimonio di oltre 8,6 milioni di capi”.
I primi cinque Paesi
importatori di salumi italiani
(elaborazione
Confagricoltura su dati ASSICA)
|
Paese
|
Q.tà importate
(tonnellate)
|
Variazione
2014/2013
|
|
Germania
|
31.200
|
+1.3%
|
|
Francia
|
25.240
|
-3,0%
|
|
Regno
Unito
|
13.460
|
+8,6%
|
|
Austria
|
10.210
|
+10,8%
|
|
USA
|
7.365
|
+16,4%
|
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martedì 3 marzo 2015
EXPORT, CONSERVE ITALIA SIGLA UN ACCORDO CON LA CATENA TEDESCA REWE, PRODOTTI CIRIO A SCAFFALE IN 3.000 NEGOZI
Fonte: Ufficio Stampa Confcooperative
Nuovi investimenti del consorzio cooperativo bolognese in Germania, con apertura di una sede a Francoforte. Le vendite superano i 30 milioni di euro, con buone prospettive di crescita. La strategia commerciale fa leva sul marchio Cirio, uno dei marchi più illustri del made in Italy, che l’anno prossimo festeggerà i 160 anni di vita.
Prosegue spedito il rafforzamento delle strategie commerciali all’estero del gruppo cooperativo Conserve Italia che, dopo gli accordi commerciali con Tesco in Regno Unito e quelli con Nippn in Giappone, ha stretto nuove alleanze in Germania per potenziare le vendite dei suoi brand di punta, Valfrutta e Cirio. “Quello tedesco non è ovviamente un mercato nuovo per le nostre vendite”, spiega Cesare Concilio, Direttore Commerciale Estero del gruppo cooperativo. “Conserve Italia opera da tempo nel sistema distributivo tedesco, dove si è conquistata negli anni una buona quota di mercato come fornitore di prodotti a marca privata. Forti di questa presenza, abbiamo ora deciso di puntare su una penetrazione che fa leva principalmente sul brand Cirio, uno dei marchi più illustri del made in Italy agroalimentare, che l’anno prossimo festeggerà i suoi 160 anni di storia”. È di questi mesi un contratto di fornitura siglato da Conserve Italia con la catena Rewe, una delle principali insegne distributive tedesche, che ha consentito al gruppo cooperativo bolognese di posizionare a scaffale i prodotti Cirio nei 3.000 punti vendita di Rewe. Oggi il giro di affari di Conserve Italia in Germania ha raggiunto i 30 milioni di euro, “un risultato di tutto rispetto – commenta Concilio - se si considera che si tratta di un segmento molto maturo e di un mercato in cui è ancora molto forte la presenza della private label. Le nostre stime prevedono un trend di crescita del +20% nel giro di un anno”. “La Germania è un paese in cui la presenza dei discount è storicamente molto radicata e le scelte di acquisto dei consumatori restano fondamentalmente price-oriented”, continua Concilio, profondo conoscitore del mercato tedesco che da poco ha assunto la carica di Manager director di Conserve Italia Deutschland. “Ciò nonostante, l’appeal del made in Italy e la conoscenza anche del bacino regionale di provenienza è forte: basti pensare che nella categoria dei derivati del pomodoro, il prodotto a marchio più venduto in Germania è Oro di Parma, che guida la classifica da oltre 20 anni”. “A conferma di come la Germania rivesta una valenza strategica nelle politiche di export di Conserve Italia – annuncia il Direttore del gruppo Angel Sanchez – abbiamo messo a punto diversi investimenti nel paese tedesco, a partire dall’apertura di una nuova sede nel centro di Francoforte (prima eravamo a Warburg, in Westfalia) e dall’assunzione di nuovo personale per rafforzare l’ufficio commerciale”.
Nuovi investimenti del consorzio cooperativo bolognese in Germania, con apertura di una sede a Francoforte. Le vendite superano i 30 milioni di euro, con buone prospettive di crescita. La strategia commerciale fa leva sul marchio Cirio, uno dei marchi più illustri del made in Italy, che l’anno prossimo festeggerà i 160 anni di vita.
Prosegue spedito il rafforzamento delle strategie commerciali all’estero del gruppo cooperativo Conserve Italia che, dopo gli accordi commerciali con Tesco in Regno Unito e quelli con Nippn in Giappone, ha stretto nuove alleanze in Germania per potenziare le vendite dei suoi brand di punta, Valfrutta e Cirio. “Quello tedesco non è ovviamente un mercato nuovo per le nostre vendite”, spiega Cesare Concilio, Direttore Commerciale Estero del gruppo cooperativo. “Conserve Italia opera da tempo nel sistema distributivo tedesco, dove si è conquistata negli anni una buona quota di mercato come fornitore di prodotti a marca privata. Forti di questa presenza, abbiamo ora deciso di puntare su una penetrazione che fa leva principalmente sul brand Cirio, uno dei marchi più illustri del made in Italy agroalimentare, che l’anno prossimo festeggerà i suoi 160 anni di storia”. È di questi mesi un contratto di fornitura siglato da Conserve Italia con la catena Rewe, una delle principali insegne distributive tedesche, che ha consentito al gruppo cooperativo bolognese di posizionare a scaffale i prodotti Cirio nei 3.000 punti vendita di Rewe. Oggi il giro di affari di Conserve Italia in Germania ha raggiunto i 30 milioni di euro, “un risultato di tutto rispetto – commenta Concilio - se si considera che si tratta di un segmento molto maturo e di un mercato in cui è ancora molto forte la presenza della private label. Le nostre stime prevedono un trend di crescita del +20% nel giro di un anno”. “La Germania è un paese in cui la presenza dei discount è storicamente molto radicata e le scelte di acquisto dei consumatori restano fondamentalmente price-oriented”, continua Concilio, profondo conoscitore del mercato tedesco che da poco ha assunto la carica di Manager director di Conserve Italia Deutschland. “Ciò nonostante, l’appeal del made in Italy e la conoscenza anche del bacino regionale di provenienza è forte: basti pensare che nella categoria dei derivati del pomodoro, il prodotto a marchio più venduto in Germania è Oro di Parma, che guida la classifica da oltre 20 anni”. “A conferma di come la Germania rivesta una valenza strategica nelle politiche di export di Conserve Italia – annuncia il Direttore del gruppo Angel Sanchez – abbiamo messo a punto diversi investimenti nel paese tedesco, a partire dall’apertura di una nuova sede nel centro di Francoforte (prima eravamo a Warburg, in Westfalia) e dall’assunzione di nuovo personale per rafforzare l’ufficio commerciale”.
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giovedì 26 febbraio 2015
CRISI DEI SUINI, OI GRAN SUINO ITALIANO ALL’ASSESSORE CASELLI: “OPERARE ASSIEME ALLE ALTRE REGIONI PER COSTITUIRE UN’UNICA INTERPROFESSIONE SUINICOLA NAZIONALE IN GRADO DI DEFINIRE INDIRIZZI RIVOLTI AL MERCATO INTERNO ED ESTERO”
Fonte: Confagricoltura
Caselli: “Puntiamo sulla qualità, sulla programmazione della produzione e sulla riduzione della frammentazione. Come Regione ci impegneremo presso i ministeri per ridurre gli ostacoli all’export”
C’erano tutti i principali attori della filiera suinicola ieri al convegno promosso dall’Organizzazione Interprofessionale del Gran Suino italiano, assieme al neo Assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Simona Caselli. Ricercatori, produttori, una cospicua rappresentanza di allevatori delle principali associazioni di categoria, in prevalenza Confagricoltura e Cia, e funzionari dell’Amministrazione regionale, con l’obiettivo di rafforzare il sistema di filiera e favorire un miglior equilibrio tra domanda e offerta. Partendo però da un dato positivo fondante: le esportazioni di salumi e altri insaccati (in particolare prosciutti crudi, prodotti cotti come la mortadella e prodotti stagionati) hanno registrato più 6,5 per cento rispetto al periodo gennaio-ottobre 2013. Nonostante siano ancora molti gli ostacoli all’export posti dalle barriere normative sanitarie di paesi terzi, extra UE. Sul mercato interno, invece, si conferma una sostanziale stabilità nei consumi pur essendo in calo il comparto degli insaccati di origine suina. Come valorizzare dunque le carni suine per competere sui nuovi mercati? “Definendo assieme soluzioni per ridare, e garantire, redditività alle parti che risentono maggiormente della sofferenza della filiera ossia gli allevatori e i macellatori; strategie - hanno rimarcato gli organizzatori dell’incontro - improntate ad affrontare in maniera coesa la globalizzazione dei mercati”. “Auspichiamo l’impegno delle Istituzioni a supportare le aziende nel processo di innovazione e internazionalizzazione e nel difficile percorso di aggregazione investendo anche in ricerca e formazione, nell’ottica di generare un valore aggiunto, grazie alla qualità delle nostre produzioni, da ridistribuire equamente all’interno della filiera. Operiamo altresì - è l’appello dell’OI Gran Suino italiano - condividendo politiche e strategie con le regioni limitrofe, in primis Lombardia, Veneto, Piemonte”. “Bisognerà peraltro stimolare i consumi interni di carne suina fresca - ancora considerata dai più un elemento nutrizionale negativo a dispetto di studi e ricerche che ne affermano invece il contrario – puntando su una corretta campagna di divulgazione delle sue proprietà organolettiche”. “Chiediamo pertanto all’assessore Caselli – incalzano i vertici della prima interprofessionale zootecnica – di mantenere alta l’attenzione della Regione Emilia Romagna nei confronti della filiera suinicola e di lavorare affinché anche in Italia, al pari degli altri paesi UE, si costituisca un’unica Interprofessione suinicola di dimensione nazionale in grado di definire indirizzi di settore rivolti al mercato interno ed estero. Occorre che le Istituzioni, a partire dal Ministero dell’Agricoltura fino a tutte le componenti della filiera, tralascino veramente gli interessi personali e di bottega per concentrarsi sulla tutela della nostra suinicoltura”. “A tal proposito - continua l’OI – è improrogabile l’approvazione al Mipaaf di una serie di provvedimenti fermi da tempo sui tavoli ministeriali, dalla modifica al decreto “salumi” alla rivisitazione del decreto sulla regolazione dell’offerta di prosciutti Dop e Igp, alla firma del disciplinare per l’ottenimento del marchio Sistema di Qualità Nazionale per la carne fresca del suino pesante per finire con la definizione del pacchetto normativo per il riconoscimento delle Organizzazioni Professionali (OP) e delle Interprofessioni (OI)”. “L’Emilia Romagna - ha concluso l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli – deve puntare sulla qualità, bisogna valorizzarla e farla conoscere, poi gli allevatori, i trasformatori e i distributori devono organizzarsi per programmare la produzione e superare la frammentazione. Come Regione ci impegneremo presso i ministeri competenti per ridurre gli ostacoli all’export”. Tra i temi prioritari di questa legislatura l’assessore Caselli ha ricordato anche la semplificazione. A tal proposito ha invitato i produttori a segnalare i principali ostacoli, visto che l’attuale giunta regionale intende attivare un presidio tecnico per la riduzione della burocrazia. L’Organizzazione Interprofessionale del Gran Suino Italiano: è la prima interprofessionale zootecnica italiana e rappresenta un terzo della produzione suinicola dell’Emilia Romagna (oltre 340mila capi commercializzati e 25mila macellati ogni settimana), più di cento allevamenti e le aziende rappresentative del settore che si occupano di macellazione, trasformazione e produzione di salumi e insaccati, quali Italcarni, Annoni, Zuarina, Galloni e il Prosciuttificio San Michele oltre all'Organizzazione dei suinicoltori dell'Emilia Romagna (Asser), il CRPA e Unapros. Tra i numerosi risultati raggiunti nei primi due anni di attività: la sottoscrizione del documento d'Intesa di Filiera per la valutazione del peso morto del suino (luglio 2013) e la collaborazione alla stesura di un progetto UE nel quadro del Programma di ricerca Horizon 2020 sul miglioramento dell’alimentazione e della genetica suinicola, che ha già superato il secondo step di valutazione da parte della Commissione Europea. Ma soprattutto la presentazione al Mipaaf della bozza del disciplinare per l’ottenimento del marchio Sistema di Qualità Nazionale per la carne fresca del suino pesante che sta attualmente concludendo l’iter procedurale in vista dell’approvazione. Gli atti del convegno saranno presto consultabili sul sito www.suinicoltura.it
Caselli: “Puntiamo sulla qualità, sulla programmazione della produzione e sulla riduzione della frammentazione. Come Regione ci impegneremo presso i ministeri per ridurre gli ostacoli all’export”
C’erano tutti i principali attori della filiera suinicola ieri al convegno promosso dall’Organizzazione Interprofessionale del Gran Suino italiano, assieme al neo Assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Simona Caselli. Ricercatori, produttori, una cospicua rappresentanza di allevatori delle principali associazioni di categoria, in prevalenza Confagricoltura e Cia, e funzionari dell’Amministrazione regionale, con l’obiettivo di rafforzare il sistema di filiera e favorire un miglior equilibrio tra domanda e offerta. Partendo però da un dato positivo fondante: le esportazioni di salumi e altri insaccati (in particolare prosciutti crudi, prodotti cotti come la mortadella e prodotti stagionati) hanno registrato più 6,5 per cento rispetto al periodo gennaio-ottobre 2013. Nonostante siano ancora molti gli ostacoli all’export posti dalle barriere normative sanitarie di paesi terzi, extra UE. Sul mercato interno, invece, si conferma una sostanziale stabilità nei consumi pur essendo in calo il comparto degli insaccati di origine suina. Come valorizzare dunque le carni suine per competere sui nuovi mercati? “Definendo assieme soluzioni per ridare, e garantire, redditività alle parti che risentono maggiormente della sofferenza della filiera ossia gli allevatori e i macellatori; strategie - hanno rimarcato gli organizzatori dell’incontro - improntate ad affrontare in maniera coesa la globalizzazione dei mercati”. “Auspichiamo l’impegno delle Istituzioni a supportare le aziende nel processo di innovazione e internazionalizzazione e nel difficile percorso di aggregazione investendo anche in ricerca e formazione, nell’ottica di generare un valore aggiunto, grazie alla qualità delle nostre produzioni, da ridistribuire equamente all’interno della filiera. Operiamo altresì - è l’appello dell’OI Gran Suino italiano - condividendo politiche e strategie con le regioni limitrofe, in primis Lombardia, Veneto, Piemonte”. “Bisognerà peraltro stimolare i consumi interni di carne suina fresca - ancora considerata dai più un elemento nutrizionale negativo a dispetto di studi e ricerche che ne affermano invece il contrario – puntando su una corretta campagna di divulgazione delle sue proprietà organolettiche”. “Chiediamo pertanto all’assessore Caselli – incalzano i vertici della prima interprofessionale zootecnica – di mantenere alta l’attenzione della Regione Emilia Romagna nei confronti della filiera suinicola e di lavorare affinché anche in Italia, al pari degli altri paesi UE, si costituisca un’unica Interprofessione suinicola di dimensione nazionale in grado di definire indirizzi di settore rivolti al mercato interno ed estero. Occorre che le Istituzioni, a partire dal Ministero dell’Agricoltura fino a tutte le componenti della filiera, tralascino veramente gli interessi personali e di bottega per concentrarsi sulla tutela della nostra suinicoltura”. “A tal proposito - continua l’OI – è improrogabile l’approvazione al Mipaaf di una serie di provvedimenti fermi da tempo sui tavoli ministeriali, dalla modifica al decreto “salumi” alla rivisitazione del decreto sulla regolazione dell’offerta di prosciutti Dop e Igp, alla firma del disciplinare per l’ottenimento del marchio Sistema di Qualità Nazionale per la carne fresca del suino pesante per finire con la definizione del pacchetto normativo per il riconoscimento delle Organizzazioni Professionali (OP) e delle Interprofessioni (OI)”. “L’Emilia Romagna - ha concluso l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli – deve puntare sulla qualità, bisogna valorizzarla e farla conoscere, poi gli allevatori, i trasformatori e i distributori devono organizzarsi per programmare la produzione e superare la frammentazione. Come Regione ci impegneremo presso i ministeri competenti per ridurre gli ostacoli all’export”. Tra i temi prioritari di questa legislatura l’assessore Caselli ha ricordato anche la semplificazione. A tal proposito ha invitato i produttori a segnalare i principali ostacoli, visto che l’attuale giunta regionale intende attivare un presidio tecnico per la riduzione della burocrazia. L’Organizzazione Interprofessionale del Gran Suino Italiano: è la prima interprofessionale zootecnica italiana e rappresenta un terzo della produzione suinicola dell’Emilia Romagna (oltre 340mila capi commercializzati e 25mila macellati ogni settimana), più di cento allevamenti e le aziende rappresentative del settore che si occupano di macellazione, trasformazione e produzione di salumi e insaccati, quali Italcarni, Annoni, Zuarina, Galloni e il Prosciuttificio San Michele oltre all'Organizzazione dei suinicoltori dell'Emilia Romagna (Asser), il CRPA e Unapros. Tra i numerosi risultati raggiunti nei primi due anni di attività: la sottoscrizione del documento d'Intesa di Filiera per la valutazione del peso morto del suino (luglio 2013) e la collaborazione alla stesura di un progetto UE nel quadro del Programma di ricerca Horizon 2020 sul miglioramento dell’alimentazione e della genetica suinicola, che ha già superato il secondo step di valutazione da parte della Commissione Europea. Ma soprattutto la presentazione al Mipaaf della bozza del disciplinare per l’ottenimento del marchio Sistema di Qualità Nazionale per la carne fresca del suino pesante che sta attualmente concludendo l’iter procedurale in vista dell’approvazione. Gli atti del convegno saranno presto consultabili sul sito www.suinicoltura.it
mercoledì 18 febbraio 2015
AGROALIMENTARE, MIPAAF: 4 AZIONI CON LA DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA MARTINA: INCONTRO PROFICUO, SUBITO AL LAVORO PER PROMOZIONE PRODOTTI DOP E IGP, RETE LAVORO DI QUALITÀ E TRASPARENZA SU ORIGINE IN ETICHETTA DEL LATTE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che si è svolta ieri a Roma presso il Palazzo dell’Agricoltura la riunione tra il Ministro Maurizio Martina e i rappresentanti di tutte le principali sigle della Grande distribuzione organizzata che operano in Italia. Durante l’incontro sono stati affrontati i principali temi relativi al mercato dei prodotti agroalimentari nazionali, all’organizzazione della filiera e alla distribuzione del valore all’interno della stessa. Il Ministro ha presentato i primi quattro punti di lavoro ampiamente condivisi da tutti i soggetti al tavolo. In particolare: - Operazione straordinaria di promozione dei prodotti di qualità Dop e Igp nazionali con azioni dedicate nei negozi della Distribuzione organizzata, abbinata a una campagna di educazione alimentare e di promozione verso i consumatori. - Investimento nella Rete del lavoro agricolo di qualità, la cui cabina di regia si è insediata ieri presso l’Inps, come strumento di contrasto al lavoro nero e per la certificazione etica dei produttori fornitori della Gdo in ottica di semplificazione. - Sostegno all'export con piattaforme logistico distributive all'estero per accrescere il mercato dei prodotti italiani a livello internazionale. - Maggiore coordinamento su alcune filiere a partire da quella lattiero casearia dove anche un intervento della distribuzione può contribuire nella gestione del delicato passaggio di fine del regime delle quote. In particolare c’è stata adesione alla proposta del Ministero di garantire al consumatore una maggiore trasparenza sull’origine del latte, attraverso un segno chiaro e omogeneo per l’indicazione della zona di mungitura in etichetta. “È stato un incontro molto proficuo – ha detto il Ministro Martina – al quale seguiranno a breve altre riunioni operative per attuare le azioni . La grande distribuzione può svolgere un ruolo ancora più determinante nel rilancio del comparto agroalimentare italiano e il Governo è impegnato per favorire questo processo. Sono soddisfatto in particolare per la convergenza sulla nostra proposta di dare un’informazione chiara e trasparente al consumatore in merito alla zona di mungitura del latte, evidenziando l’origine del prodotto e dando così uno strumento di maggiore competitività alle aziende. Anche sul fronte dei prodotti Dop e Igp iniziamo un lavoro di valorizzazione per aprire nuovi spazi e per promuovere meglio questi marchi di qualità riconosciuta. Sono convinto, poi, che la nostra Rete del lavoro agricolo di qualità potrà contribuire a dare un metro certo e riconosciuto dallo Stato per la certificazione etica delle aziende, sgravando da questo compito le imprese della distribuzione. C’è molto lavoro da fare su questi fronti, così come su quello dell’internazionalizzazione, ma ci sono anche le premesse per fare il salto di qualità necessario”.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che si è svolta ieri a Roma presso il Palazzo dell’Agricoltura la riunione tra il Ministro Maurizio Martina e i rappresentanti di tutte le principali sigle della Grande distribuzione organizzata che operano in Italia. Durante l’incontro sono stati affrontati i principali temi relativi al mercato dei prodotti agroalimentari nazionali, all’organizzazione della filiera e alla distribuzione del valore all’interno della stessa. Il Ministro ha presentato i primi quattro punti di lavoro ampiamente condivisi da tutti i soggetti al tavolo. In particolare: - Operazione straordinaria di promozione dei prodotti di qualità Dop e Igp nazionali con azioni dedicate nei negozi della Distribuzione organizzata, abbinata a una campagna di educazione alimentare e di promozione verso i consumatori. - Investimento nella Rete del lavoro agricolo di qualità, la cui cabina di regia si è insediata ieri presso l’Inps, come strumento di contrasto al lavoro nero e per la certificazione etica dei produttori fornitori della Gdo in ottica di semplificazione. - Sostegno all'export con piattaforme logistico distributive all'estero per accrescere il mercato dei prodotti italiani a livello internazionale. - Maggiore coordinamento su alcune filiere a partire da quella lattiero casearia dove anche un intervento della distribuzione può contribuire nella gestione del delicato passaggio di fine del regime delle quote. In particolare c’è stata adesione alla proposta del Ministero di garantire al consumatore una maggiore trasparenza sull’origine del latte, attraverso un segno chiaro e omogeneo per l’indicazione della zona di mungitura in etichetta. “È stato un incontro molto proficuo – ha detto il Ministro Martina – al quale seguiranno a breve altre riunioni operative per attuare le azioni . La grande distribuzione può svolgere un ruolo ancora più determinante nel rilancio del comparto agroalimentare italiano e il Governo è impegnato per favorire questo processo. Sono soddisfatto in particolare per la convergenza sulla nostra proposta di dare un’informazione chiara e trasparente al consumatore in merito alla zona di mungitura del latte, evidenziando l’origine del prodotto e dando così uno strumento di maggiore competitività alle aziende. Anche sul fronte dei prodotti Dop e Igp iniziamo un lavoro di valorizzazione per aprire nuovi spazi e per promuovere meglio questi marchi di qualità riconosciuta. Sono convinto, poi, che la nostra Rete del lavoro agricolo di qualità potrà contribuire a dare un metro certo e riconosciuto dallo Stato per la certificazione etica delle aziende, sgravando da questo compito le imprese della distribuzione. C’è molto lavoro da fare su questi fronti, così come su quello dell’internazionalizzazione, ma ci sono anche le premesse per fare il salto di qualità necessario”.
giovedì 29 gennaio 2015
CIA FERRARA: EXPORT, AGGREGAZIONE E BIOLOGICO: I PROGETTI ANTI-CRISI PER LA FRUTTICOLTURA
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
Cia Ferrara e Apofruit hanno fatto il punto sulla situazione del settore e sulle azioni necessarie per uscire dalla crisi, ormai strutturale, degli ultimi quattro anni
«La fotografia del settore frutticolo ferrarese, in particolare di quello pericolo mostra, negli ultimi quattro anni, una crisi strutturale che penalizza il reddito delle aziende e fa diminuire, con un ritmo centinaia di ettari ogni anno, la superficie coltivata a frutteto». Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, ha fatto il punto sulla situazione del settore nel corso del convegno “Progetti anti-crisi per la frutticoltura ferrarese”, organizzato con Apofruit e Riff 98. «I nostri prodotti, in particolare le pere – continua Calderoni – stanno perdendo quote di mercato, occupate dai prodotti belgi e olandesi. E’ vero che tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 le vendite di pere sono aumentate del 30% ma il valore totale delle vendite, a causa dei prezzi pagati alla produzione, è diminuito, tanto che le aziende copriranno a fatica i costi di produzione. Una situazione strutturale iniziata nel 2011 e causata anche dalla difficoltà di aggregazione dei produttori, che finisce per penalizzare prodotti di eccellenza, come la pera Abate, sui mercati e nei consumi. Cia Ferrara, - ha detto il presidente – con Agrinsieme e in collaborazione con Organizzazioni di Produttori e Cooperative, sta cercando una soluzione a questa crisi, attraverso una serie di proposte concrete. Tra queste ci sono sicuramente: la tempestività nell’aggredire i mercati, anche quelli più lontani come la Cina e l’India; la ricerca di nuove varietà più resistenti e produttive; la creazione di piattaforme commerciali dedicate; lo sviluppo delle produzioni biologiche; il percorso di aggregazione delle aziende agricole e, non ultima, la necessità di trasformare il prodotto pera in un vero e proprio brand, con un forte valore aggiunto in termini di immagine». Soluzioni e proposte ampiamente condivise da Ilenio Bastoni, direttore generale Apofruit che, dopo aver spiegato le peculiarità e i progetti della Cooperativa - che associa oltre 3.600 aziende (quasi 2000 in Emilia-Romagna) – ha ribadito l’importanza di export, biologico e innovazione varietale. «La nostra cooperativa – ha spiegato Bastoni – punta fortemente alla valorizzazione del prodotto che deve essere competitivo e appetibile per i mercati esteri. Uno dei nostri obiettivi è quello di portare la pera e l’ortofrutta italiana anche in Cina dove, attualmente, può esportare solo il Belgio. Sono dunque Stati Uniti ed Asia, in particolare, i nuovi mercati da conquistare attraverso prodotti di qualità e promozione di marchi che risultino adatti alle esigenze di una nuova categoria di consumatori, soprattutto di classe medio-alta. Apofruit – continua il direttore generale – sta investendo in ricerca varietale con la Falstaff, ottenuta in oltre 20 anni di attività di miglioramento genetico sulla Abate Fétel. Un frutto resistente, conservabile per lunghi periodi che appare di grossa dimensione e di un bel colore rosso, apprezzato dai paesi del medio e lontano Oriente. La nostra cooperativa punta moltissimo anche sul biologico, unico comparto che continua a mostrare segni di crescita e sul quale stiamo investendo in termini di commercializzazione e promozione nella GDO. Sono dunque l’aggregazione, l’internazionalizzazione e il rafforzamento della marca – conclude Bastoni - i fattori che possono rendere il lavoro delle imprese agricole remunerativo.»
Cia Ferrara e Apofruit hanno fatto il punto sulla situazione del settore e sulle azioni necessarie per uscire dalla crisi, ormai strutturale, degli ultimi quattro anni
«La fotografia del settore frutticolo ferrarese, in particolare di quello pericolo mostra, negli ultimi quattro anni, una crisi strutturale che penalizza il reddito delle aziende e fa diminuire, con un ritmo centinaia di ettari ogni anno, la superficie coltivata a frutteto». Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, ha fatto il punto sulla situazione del settore nel corso del convegno “Progetti anti-crisi per la frutticoltura ferrarese”, organizzato con Apofruit e Riff 98. «I nostri prodotti, in particolare le pere – continua Calderoni – stanno perdendo quote di mercato, occupate dai prodotti belgi e olandesi. E’ vero che tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 le vendite di pere sono aumentate del 30% ma il valore totale delle vendite, a causa dei prezzi pagati alla produzione, è diminuito, tanto che le aziende copriranno a fatica i costi di produzione. Una situazione strutturale iniziata nel 2011 e causata anche dalla difficoltà di aggregazione dei produttori, che finisce per penalizzare prodotti di eccellenza, come la pera Abate, sui mercati e nei consumi. Cia Ferrara, - ha detto il presidente – con Agrinsieme e in collaborazione con Organizzazioni di Produttori e Cooperative, sta cercando una soluzione a questa crisi, attraverso una serie di proposte concrete. Tra queste ci sono sicuramente: la tempestività nell’aggredire i mercati, anche quelli più lontani come la Cina e l’India; la ricerca di nuove varietà più resistenti e produttive; la creazione di piattaforme commerciali dedicate; lo sviluppo delle produzioni biologiche; il percorso di aggregazione delle aziende agricole e, non ultima, la necessità di trasformare il prodotto pera in un vero e proprio brand, con un forte valore aggiunto in termini di immagine». Soluzioni e proposte ampiamente condivise da Ilenio Bastoni, direttore generale Apofruit che, dopo aver spiegato le peculiarità e i progetti della Cooperativa - che associa oltre 3.600 aziende (quasi 2000 in Emilia-Romagna) – ha ribadito l’importanza di export, biologico e innovazione varietale. «La nostra cooperativa – ha spiegato Bastoni – punta fortemente alla valorizzazione del prodotto che deve essere competitivo e appetibile per i mercati esteri. Uno dei nostri obiettivi è quello di portare la pera e l’ortofrutta italiana anche in Cina dove, attualmente, può esportare solo il Belgio. Sono dunque Stati Uniti ed Asia, in particolare, i nuovi mercati da conquistare attraverso prodotti di qualità e promozione di marchi che risultino adatti alle esigenze di una nuova categoria di consumatori, soprattutto di classe medio-alta. Apofruit – continua il direttore generale – sta investendo in ricerca varietale con la Falstaff, ottenuta in oltre 20 anni di attività di miglioramento genetico sulla Abate Fétel. Un frutto resistente, conservabile per lunghi periodi che appare di grossa dimensione e di un bel colore rosso, apprezzato dai paesi del medio e lontano Oriente. La nostra cooperativa punta moltissimo anche sul biologico, unico comparto che continua a mostrare segni di crescita e sul quale stiamo investendo in termini di commercializzazione e promozione nella GDO. Sono dunque l’aggregazione, l’internazionalizzazione e il rafforzamento della marca – conclude Bastoni - i fattori che possono rendere il lavoro delle imprese agricole remunerativo.»
giovedì 18 settembre 2014
AL VIA LA CAMPAGNA COMMERCIALE VERSO GLI USA CON I PRIMI CONTAINER DI MELE
Fonte: Cso - Centro Servizi Ortofrutticoli
Si sono conclusi con successo i controlli fitosanitari da parte degli Ispettori APHIS sulle prime mele destinate agli Stati Uniti che di fatto hanno inaugurato la seconda campagna commerciale per mele e pere. I primi container di mele sono partiti giovedì 11 settembre, in concomitanza con lo svolgimento del corso per abilitare 20 nuovi ispettori fitosanitari per la procedura elettronica del “cold treatment” richiesta dagli USA. Un’ottima sinergia, apprezzata dai partecipanti e dai rappresentanti USDA, che ha permesso di fare la prova pratica in vivo. Questa nuova campagna commerciale ha visto un lavoro preparatorio di Assomela e CSO e di tutte le istituzioni coinvolte, a partire dal Ministero delle Politiche agricole, la nostra Ambasciata a Washington, i servizi fitosanitari delle Regioni e delle Province autonome, che ha portato alcune significative semplificazioni nel piano di lavoro sottoscritto a settembre dello scorso anno. Grazie ai buoni risultati ottenuti con il progetto pilota, APHIS ha avuto modo di comprendere meglio il nostro sistema produttivo e di commercializzazione ed ha accettato di semplificare aspetti come i controlli in campo prima della raccolta, o le fasi di stoccaggio del prodotto. Con il 2014/2015 il programma mele e pere Usa è stato esteso anche ad altre Regioni potenzialmente interessate. Infatti, quest’anno oltre a Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna ha aderito anche il Piemonte. In ogni caso, sempre al fine di mantenere uno standard di lavoro molto elevato, utile per favorire una costante crescita di fiducia da parte della clientela ma anche delle autorità americane, le strutture hanno concordato di inviare solo la regina delle pere, l’Abate Fetel, coltivata per la maggior parte in Emilia Romagna e mele delle varietà Gala, Golden, Granny Smith e Fuji da Trentino Alto Adige e Piemonte, tutte prodotte secondo le regole del Sistema Nazionale Qualità Produzione Integrata. Quest’anno le strutture che hanno aderito al programma sono i Consorzi MELINDA, la TRENTINA, VOG TERLANO (Marlene) e VI.P (Val Venosta), che commercializzano le mele unitariamente attraverso il consorzio FROM e MEZZACORONA per il Trentino Alto Adige. Per l’Emilia Romagna, le strutture abilitate ad andare oltreoceano sono APOFRUIT ITALIA, CIPOF, FRUIT MODENA GROUP, GRANFRUTTA ZANI, ITAL-FRUTTA, MAZZONI, OPERA, OROGEL FRESCO, PATFRUT SCA, SALVI UNACOA e SISTEMA FRUTTA, passando da 6 a 12. In Piemonte effettuerà le prime spedizioni LAGNASCO GROUP. Alessandro Dalpiaz sottolinea l’importanza del gioco di squadra su questo tema, che può diventare un elemento di valore e comunicazione verso i potenziali clienti. Il secondo anno di lavoro, che prevede l’invio di circa 30 container di mele, è prevalentemente finalizzato a valutare più in profondità l’effettiva potenzialità del mercato statunitense, a comprenderne meglio i meccanismi ed i margini di redditività che questo progetto può esprimere. L’obbiettivo di questa campagna commerciale – dichiara Simona Rubbi di CSO - è mantenere uno standard estremamente elevato per non vanificare i risultati ottenuti lo scorso anno, ma anzi migliorarli. Proprio per questo è necessario quanto mai avere una maggior programmazione dei quantitativi e delle partenze anche per semplificare ed ottimizzare i costi dei controlli degli ispettori americani completamente a carico delle strutture partecipanti. Per le pere, le prime ispezioni sono previste per metà ottobre.
Si sono conclusi con successo i controlli fitosanitari da parte degli Ispettori APHIS sulle prime mele destinate agli Stati Uniti che di fatto hanno inaugurato la seconda campagna commerciale per mele e pere. I primi container di mele sono partiti giovedì 11 settembre, in concomitanza con lo svolgimento del corso per abilitare 20 nuovi ispettori fitosanitari per la procedura elettronica del “cold treatment” richiesta dagli USA. Un’ottima sinergia, apprezzata dai partecipanti e dai rappresentanti USDA, che ha permesso di fare la prova pratica in vivo. Questa nuova campagna commerciale ha visto un lavoro preparatorio di Assomela e CSO e di tutte le istituzioni coinvolte, a partire dal Ministero delle Politiche agricole, la nostra Ambasciata a Washington, i servizi fitosanitari delle Regioni e delle Province autonome, che ha portato alcune significative semplificazioni nel piano di lavoro sottoscritto a settembre dello scorso anno. Grazie ai buoni risultati ottenuti con il progetto pilota, APHIS ha avuto modo di comprendere meglio il nostro sistema produttivo e di commercializzazione ed ha accettato di semplificare aspetti come i controlli in campo prima della raccolta, o le fasi di stoccaggio del prodotto. Con il 2014/2015 il programma mele e pere Usa è stato esteso anche ad altre Regioni potenzialmente interessate. Infatti, quest’anno oltre a Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna ha aderito anche il Piemonte. In ogni caso, sempre al fine di mantenere uno standard di lavoro molto elevato, utile per favorire una costante crescita di fiducia da parte della clientela ma anche delle autorità americane, le strutture hanno concordato di inviare solo la regina delle pere, l’Abate Fetel, coltivata per la maggior parte in Emilia Romagna e mele delle varietà Gala, Golden, Granny Smith e Fuji da Trentino Alto Adige e Piemonte, tutte prodotte secondo le regole del Sistema Nazionale Qualità Produzione Integrata. Quest’anno le strutture che hanno aderito al programma sono i Consorzi MELINDA, la TRENTINA, VOG TERLANO (Marlene) e VI.P (Val Venosta), che commercializzano le mele unitariamente attraverso il consorzio FROM e MEZZACORONA per il Trentino Alto Adige. Per l’Emilia Romagna, le strutture abilitate ad andare oltreoceano sono APOFRUIT ITALIA, CIPOF, FRUIT MODENA GROUP, GRANFRUTTA ZANI, ITAL-FRUTTA, MAZZONI, OPERA, OROGEL FRESCO, PATFRUT SCA, SALVI UNACOA e SISTEMA FRUTTA, passando da 6 a 12. In Piemonte effettuerà le prime spedizioni LAGNASCO GROUP. Alessandro Dalpiaz sottolinea l’importanza del gioco di squadra su questo tema, che può diventare un elemento di valore e comunicazione verso i potenziali clienti. Il secondo anno di lavoro, che prevede l’invio di circa 30 container di mele, è prevalentemente finalizzato a valutare più in profondità l’effettiva potenzialità del mercato statunitense, a comprenderne meglio i meccanismi ed i margini di redditività che questo progetto può esprimere. L’obbiettivo di questa campagna commerciale – dichiara Simona Rubbi di CSO - è mantenere uno standard estremamente elevato per non vanificare i risultati ottenuti lo scorso anno, ma anzi migliorarli. Proprio per questo è necessario quanto mai avere una maggior programmazione dei quantitativi e delle partenze anche per semplificare ed ottimizzare i costi dei controlli degli ispettori americani completamente a carico delle strutture partecipanti. Per le pere, le prime ispezioni sono previste per metà ottobre.
venerdì 12 settembre 2014
VENDEMMIA IN EMILIA 2014, RABBONI NEL PIACENTINO ALLA TENUTA PERNICE: "CI SONO LE CONDIZIONI PER UNA BUONA ANNATA. MOLTO DIPENDERÀ DALL'ANDAMENTO METEO DI QUESTE ULTIME SETTIMANE". IN CRESCITA L'EXPORT DI VINI EMILIANO-ROMAGNOLI. IL 29 SETTEMBRE SI CHIUDE UN BANDO CHE STANZIA 3,8 MILIONI DI EURO PER PROGETTI DI SVILUPPO AZIENDALE
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
“Quella del 2014, nonostante le piogge e le basse temperature che hanno caratterizzato l’estate, potrà essere una buona vendemmia, in particolare sotto il profilo qualitativo. Molto dipenderà dall’andamento meteo delle prossime settimane, che inciderà su oltre l’80% delle uve ancora in campo. Condizioni climatiche positive con sole, assenza di precipitazioni significative, elevata escursione termica giorno/notte, potranno infatti favorire un concreto miglioramento della qualità delle uve e garantire un buon prodotto”. E’ quanto ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni,che ha assistito oggi nell’azienda agricola Tenuta Pernice di Borgonovo Val Tidone (provincia di Piacenza) alle fasi iniziali della raccolta delle uve. La settimana prossima, l’assessore andrà invece in Romagna. “Ci sono le condizioni, insomma, perché continui il trend di crescita qualitativo dei nostri vini e del processo di affermazione sui mercati internazionali – ha aggiunto Rabboni – . Due obiettivi che in questi anni abbiamo perseguito, sostenendo investimenti per il rinnovo dei vigneti, la modernizzazione delle cantine e la promozione sui mercati esteri. Dal 2008 al 2013 le risorse pubbliche per il comparto vitivinicolo sono state superiori ai 200 milioni di euro. Nonostante le avversità climatiche del 2014, il sistema in Emilia-Romagna ha retto meglio che altrove, proprio grazie a questo sforzo di qualificazione e modernizzazione che continuerà nei prossimi anni. Circa 50 milioni di risorse Ocm sono infatti in arrivo per il biennio 2014-2015, oltre ai finanziamenti del nuovo Psr. Proprio in questi giorni – ha concluso l’assessore è aperto un bando – , con scadenza il 29 settembre, che stanzia ulteriori 3,8 milioni di euro per sostenere progetti di sviluppo delle aziende agricole e vitivinicole con attività di trasformazione e commercializzazione”.
La vendemmia 2014 in Emilia
Dal punto di vista delle quantità le previsioni di Assoenologi riallineano la vendemmia 2014 alle medie degli ultimi cinque anni con una produzione di 6 milioni 600 mila ettolitri di vini e mosti. Rispetto alla straordinaria annata 2013 si tratta di una riduzione del 10% come dato medio regionale, più contenuta in Emilia. Le stesse previsioni prospettano sul piano nazionale un calo del 7% sulla media del periodo 2009-2013 e del 13,5% sul 2013. Per il Nord Italia si prevede una riduzione del 15% rispetto all’anno precedente con cali consistenti, attorno al 20%, in Veneto, Piemonte e Lombardia. L’Emilia-Romagna, per il terzo anno consecutivo, si conferma a livello nazionale come la seconda regione italiana più produttiva dopo il Veneto. Lo slittamento in avanti della raccolta ha riguardato anche il piacentino, una delle zone produttive più interessanti, e le altre aree dell’Emilia. Nella parte occidentale della regione la vendemmia è iniziata nell’ultima decade di agosto con la raccolta delle uve bianche precoci e basi spumante (Pinot e Chardonnay). Tra il 5 e il 10 di settembre si è partiti con il conferimento delle uve di Trebbiano, Pignoletto, Malvasia, Ortrugo e Ancellotta, mentre dal 20 di settembre sarà la volta del Lambrusco Marani e Lambrusco Salamino nel modenese. Dalla fine di settembre partirà la raccolta delle uve di Croatina e Barbera, uve utilizzate per la produzione del Gutturnio. Dal 10 ottobre verranno staccati i grappoli di Lambrusco di Sorbara, mentre dal 20 dello stesso mese quelli di Lambrusco Grasparossa. Per quanto riguarda la qualità,se il mese di settembre sarà favorevole si otterranno buoni risultati, anche se i vini saranno probabilmente caratterizzati da una gradazione alcolica inferiore alle annate precedenti. Per questo la giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore Rabboni, una delibera che accoglie le richieste dei Consorzi di tutela per la riduzione di 0,5 gradi del titolo alcolico naturale delle uve Doc. E’stata anche concessa la possibilità di arricchire i prodotti di questa vendemmia fino a 1,5 gradi alcolici.
Cresce l’export di vini e primi segnali di ripresa dei consumi interni
Il valore delle esportazioni nel 2013, è stato di circa 390 milioni di euro, con un aumento, rispetto all'anno precedente, del 10%. Nel quinquennio 2008 – 2013 il nostro export è aumentato, in valore, di circa il 60%. Tra le novità di questa prima metà del 2014 la ripresa dei consumi interni di vino dell'1%, un dato in controtendenza rispetto alla riduzione delle vendite di prodotti agroalimentari di circa lo 0,5% e tanto più interessante se si considera che l’aumento riguarda in particolare i vini di alta qualità DOC/DOCG rispetto ai vini da tavola.
Nuovi disciplinari di produzione
“E’ fondamentale rafforzare il legame tra il prodotto e il territorio. Anche in campo vitivinicolo. Solo così potremo valorizzare appieno i nostri vini a qualità regolamentata. Per questo – spiega Rabboni – abbiamo fortemente sostenuto il rafforzamento delle Doc e Igt territoriali come la Doc Gutturnio, la Doc Romagna, la Igt Emilia, la nuova Doc Pignoletto”. In particolare si è concluso positivamente il complesso iter di revisione della IGT Emilia che ha consentito di limitare l’elaborazione e la presa di spuma delle tipologie frizzante e spumante ai soli territori emiliani e alle province di Ravenna, Forlì - Cesena, Mantova e Cremona. Attualmente il disciplinare è al vaglio dei competenti uffici dell'Unione Europea; i produttori sono comunque già in grado di utilizzare, con le modifiche apportate a livello nazionale, la nuova regolamentazione per tutelare i propri vini.
Il Comitato nazionale Vini DOP e IGP ha approvato, lo scorso 16 aprile, la proposta aggiornata del disciplinare di produzione della DOC “Pignoletto” e di modifica del disciplinare della DOCG “Colli Bolognesi Pignoletto” che, a conclusione dell’esame comunitario attualmente in corso, consentiranno di trasformare quello che oggi è un vitigno coltivabile ovunque in Europa in una denominazione tutelata ammessa nelle sole province di Bologna, Modena e Ravenna.
“Quella del 2014, nonostante le piogge e le basse temperature che hanno caratterizzato l’estate, potrà essere una buona vendemmia, in particolare sotto il profilo qualitativo. Molto dipenderà dall’andamento meteo delle prossime settimane, che inciderà su oltre l’80% delle uve ancora in campo. Condizioni climatiche positive con sole, assenza di precipitazioni significative, elevata escursione termica giorno/notte, potranno infatti favorire un concreto miglioramento della qualità delle uve e garantire un buon prodotto”. E’ quanto ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni,che ha assistito oggi nell’azienda agricola Tenuta Pernice di Borgonovo Val Tidone (provincia di Piacenza) alle fasi iniziali della raccolta delle uve. La settimana prossima, l’assessore andrà invece in Romagna. “Ci sono le condizioni, insomma, perché continui il trend di crescita qualitativo dei nostri vini e del processo di affermazione sui mercati internazionali – ha aggiunto Rabboni – . Due obiettivi che in questi anni abbiamo perseguito, sostenendo investimenti per il rinnovo dei vigneti, la modernizzazione delle cantine e la promozione sui mercati esteri. Dal 2008 al 2013 le risorse pubbliche per il comparto vitivinicolo sono state superiori ai 200 milioni di euro. Nonostante le avversità climatiche del 2014, il sistema in Emilia-Romagna ha retto meglio che altrove, proprio grazie a questo sforzo di qualificazione e modernizzazione che continuerà nei prossimi anni. Circa 50 milioni di risorse Ocm sono infatti in arrivo per il biennio 2014-2015, oltre ai finanziamenti del nuovo Psr. Proprio in questi giorni – ha concluso l’assessore è aperto un bando – , con scadenza il 29 settembre, che stanzia ulteriori 3,8 milioni di euro per sostenere progetti di sviluppo delle aziende agricole e vitivinicole con attività di trasformazione e commercializzazione”.
La vendemmia 2014 in Emilia
Dal punto di vista delle quantità le previsioni di Assoenologi riallineano la vendemmia 2014 alle medie degli ultimi cinque anni con una produzione di 6 milioni 600 mila ettolitri di vini e mosti. Rispetto alla straordinaria annata 2013 si tratta di una riduzione del 10% come dato medio regionale, più contenuta in Emilia. Le stesse previsioni prospettano sul piano nazionale un calo del 7% sulla media del periodo 2009-2013 e del 13,5% sul 2013. Per il Nord Italia si prevede una riduzione del 15% rispetto all’anno precedente con cali consistenti, attorno al 20%, in Veneto, Piemonte e Lombardia. L’Emilia-Romagna, per il terzo anno consecutivo, si conferma a livello nazionale come la seconda regione italiana più produttiva dopo il Veneto. Lo slittamento in avanti della raccolta ha riguardato anche il piacentino, una delle zone produttive più interessanti, e le altre aree dell’Emilia. Nella parte occidentale della regione la vendemmia è iniziata nell’ultima decade di agosto con la raccolta delle uve bianche precoci e basi spumante (Pinot e Chardonnay). Tra il 5 e il 10 di settembre si è partiti con il conferimento delle uve di Trebbiano, Pignoletto, Malvasia, Ortrugo e Ancellotta, mentre dal 20 di settembre sarà la volta del Lambrusco Marani e Lambrusco Salamino nel modenese. Dalla fine di settembre partirà la raccolta delle uve di Croatina e Barbera, uve utilizzate per la produzione del Gutturnio. Dal 10 ottobre verranno staccati i grappoli di Lambrusco di Sorbara, mentre dal 20 dello stesso mese quelli di Lambrusco Grasparossa. Per quanto riguarda la qualità,se il mese di settembre sarà favorevole si otterranno buoni risultati, anche se i vini saranno probabilmente caratterizzati da una gradazione alcolica inferiore alle annate precedenti. Per questo la giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore Rabboni, una delibera che accoglie le richieste dei Consorzi di tutela per la riduzione di 0,5 gradi del titolo alcolico naturale delle uve Doc. E’stata anche concessa la possibilità di arricchire i prodotti di questa vendemmia fino a 1,5 gradi alcolici.
Cresce l’export di vini e primi segnali di ripresa dei consumi interni
Il valore delle esportazioni nel 2013, è stato di circa 390 milioni di euro, con un aumento, rispetto all'anno precedente, del 10%. Nel quinquennio 2008 – 2013 il nostro export è aumentato, in valore, di circa il 60%. Tra le novità di questa prima metà del 2014 la ripresa dei consumi interni di vino dell'1%, un dato in controtendenza rispetto alla riduzione delle vendite di prodotti agroalimentari di circa lo 0,5% e tanto più interessante se si considera che l’aumento riguarda in particolare i vini di alta qualità DOC/DOCG rispetto ai vini da tavola.
Nuovi disciplinari di produzione
“E’ fondamentale rafforzare il legame tra il prodotto e il territorio. Anche in campo vitivinicolo. Solo così potremo valorizzare appieno i nostri vini a qualità regolamentata. Per questo – spiega Rabboni – abbiamo fortemente sostenuto il rafforzamento delle Doc e Igt territoriali come la Doc Gutturnio, la Doc Romagna, la Igt Emilia, la nuova Doc Pignoletto”. In particolare si è concluso positivamente il complesso iter di revisione della IGT Emilia che ha consentito di limitare l’elaborazione e la presa di spuma delle tipologie frizzante e spumante ai soli territori emiliani e alle province di Ravenna, Forlì - Cesena, Mantova e Cremona. Attualmente il disciplinare è al vaglio dei competenti uffici dell'Unione Europea; i produttori sono comunque già in grado di utilizzare, con le modifiche apportate a livello nazionale, la nuova regolamentazione per tutelare i propri vini.
Il Comitato nazionale Vini DOP e IGP ha approvato, lo scorso 16 aprile, la proposta aggiornata del disciplinare di produzione della DOC “Pignoletto” e di modifica del disciplinare della DOCG “Colli Bolognesi Pignoletto” che, a conclusione dell’esame comunitario attualmente in corso, consentiranno di trasformare quello che oggi è un vitigno coltivabile ovunque in Europa in una denominazione tutelata ammessa nelle sole province di Bologna, Modena e Ravenna.
giovedì 7 agosto 2014
EMBARGO RUSSIA, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “BRUXELLES FACCIA SENTIRE LA SUA VOCE. LA GUERRA DELL’ORTOFRUTTA E DEI PROSCIUTTI COMPROMETTE RELAZIONI COMMERCIALI IMPORTANTI”
Fonte: Confagricoltura
Domani a Bruxelles riunione del mondo agricolo con la Commissione sulle contromisure
“Le guerre commerciali e gli embarghi non servono, anzi rischiano di compromettere ancora di più le economie mondiali”. È questo il secco commento di Confagricoltura alla dura presa di posizione di Mosca che ha previsto un embargo durissimo applicato a molti prodotti agroalimentari originari anche dall’Europa, tra i quali ortofrutta, carni bovine, suine e pollame, prodotti lattiero-caseari ed ittici, varie preparazioni alimentari anche a base di carni (tra cui i salumi). “Siamo molto preoccupati per l’evoluzione della situazione e per le ripercussioni che tale decisione può avere per gli equilibri di mercato e per l’agricoltura e l’agroalimentare italiano ed europeo – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi -. Gli scambi commerciali sono uno strumento di crescita e di sviluppo, non devono divenire una base di contenzioso tra Paesi che vincola i commerci, determina squilibri di mercato e, in ultima analisi, mette a rischio le imprese, pregiudica la stabilità ed il progresso delle economie”. “Sono a rischio miliardi di euro in beni che ogni anno l’Europa commercializza in Russia – ha ricordato Guidi - . La bilancia commerciale agroalimentare UE-Russia è largamente in attivo e nel 2013 ha superato la soglia dei 10 miliardi di euro”. Confagricoltura fa presente che, tra i principali prodotti esportati dall’Europa verso Mosca, c’è l’ortofrutta (prima voce dell’export europeo con quasi due miliardi di euro esportati); seguono, subito dopo, carni, bevande - tra cui il vino, che comunque non è oggetto dell’embargo e prodotti lattiero caseari. Tutti comparti essenziali nei quali l’Italia è leader ed anche protagonista delle esportazioni. “Il divieto di esportare prodotti ortofrutticoli – commenta infine il presidente di Confagricoltura – impatta su questo comparto in una fase delicatissima considerata la crisi della frutta estiva. Domani è prevista a Bruxelles una riunione del mondo agricolo con la Commissione europea per discutere di eventuali rimedi alla difficile situazione, è urgente che l’Europa faccia sentire con forza la sua voce”.
Qui altri dati: www.agrestetv.it/documenti/russia.doc
Domani a Bruxelles riunione del mondo agricolo con la Commissione sulle contromisure
“Le guerre commerciali e gli embarghi non servono, anzi rischiano di compromettere ancora di più le economie mondiali”. È questo il secco commento di Confagricoltura alla dura presa di posizione di Mosca che ha previsto un embargo durissimo applicato a molti prodotti agroalimentari originari anche dall’Europa, tra i quali ortofrutta, carni bovine, suine e pollame, prodotti lattiero-caseari ed ittici, varie preparazioni alimentari anche a base di carni (tra cui i salumi). “Siamo molto preoccupati per l’evoluzione della situazione e per le ripercussioni che tale decisione può avere per gli equilibri di mercato e per l’agricoltura e l’agroalimentare italiano ed europeo – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi -. Gli scambi commerciali sono uno strumento di crescita e di sviluppo, non devono divenire una base di contenzioso tra Paesi che vincola i commerci, determina squilibri di mercato e, in ultima analisi, mette a rischio le imprese, pregiudica la stabilità ed il progresso delle economie”. “Sono a rischio miliardi di euro in beni che ogni anno l’Europa commercializza in Russia – ha ricordato Guidi - . La bilancia commerciale agroalimentare UE-Russia è largamente in attivo e nel 2013 ha superato la soglia dei 10 miliardi di euro”. Confagricoltura fa presente che, tra i principali prodotti esportati dall’Europa verso Mosca, c’è l’ortofrutta (prima voce dell’export europeo con quasi due miliardi di euro esportati); seguono, subito dopo, carni, bevande - tra cui il vino, che comunque non è oggetto dell’embargo e prodotti lattiero caseari. Tutti comparti essenziali nei quali l’Italia è leader ed anche protagonista delle esportazioni. “Il divieto di esportare prodotti ortofrutticoli – commenta infine il presidente di Confagricoltura – impatta su questo comparto in una fase delicatissima considerata la crisi della frutta estiva. Domani è prevista a Bruxelles una riunione del mondo agricolo con la Commissione europea per discutere di eventuali rimedi alla difficile situazione, è urgente che l’Europa faccia sentire con forza la sua voce”.
Qui altri dati: www.agrestetv.it/documenti/russia.doc
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martedì 8 luglio 2014
EXPORT, CONFAGRICOLTURA: IL VINO ITALIANO PUNTA SUL CANADA. SEMINARIO DI APPROFONDIMENTO E INCONTRI D’AFFARI TRA AZIENDE E BUYER
Fonte: Confagricoltura
“L’anno scorso l’export agroalimentare italiano ha raggiunto i 33 miliardi di euro ed il vino è stato il prodotto più esportato con 5 miliardi di euro. Uno dei mercati enoici più importanti si è rivelato quello canadese, ma va rafforzata la presenza del made in Italy”. Lo ha detto il vicepresidente di Confagricoltura Giandomenico Consalvo, aprendo i lavori del seminario sul mercato canadese e sulle opportunità commerciali che si presentano. L’export vinicolo tricolore in Canada, tra il 2008 ed il 2012 – ha ricordato il rappresentante di Confagricoltura - è aumentato del 40,2%, ma successivamente (tra il 2012-2013) ha registrato una contrazione dell’1% e tale andamento viene confermato in maniera molto più marcata anche nei primi tre mesi del 2014 (-7,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). I principali competitor del vino italiano sono Francia e Usa. Il nostro Paese occupa la terza posizione ma, in alcune province canadesi, supera i concorrenti. Confagricoltura ha anche sottolineato, come rilevante opportunità, che i dazi in ingresso sono praticamente inesistenti (la tariffa media doganale ad valorem è infatti pari allo 0,3%). Quello di Confagricoltura è un appuntamento di due giorni con momenti di approfondimento sul mercato canadese (avvalendosi della partecipazione di esponenti della Camera di Commercio Italiana in Canada) e quindi incontri B2B tra 40 aziende vitivinicole italiane e 10 buyer canadesi del canale Horeca (ristorazione) ed importatori. “Il mercato canadese – ha osservato Consalvo - è molto particolare, con la commercializzazione dei vini riservata alle Province, che agiscono con regolamentazioni totalmente indipendenti. È quindi una piazza su cui è difficile muoversi, da ciò la necessità di opportune azioni per le imprese, finalizzate ad approfondire i diversi aspetti normativi e procedurali; fondamentale anche conoscere gli strumenti di promozione messi a disposizione dell’Unione europea, sia attraverso il regolamento in corso di pubblicazione, sia attraverso i fondi dell’Ocm Vino”.
Altri dati qui: www.agrestetv.it/documenti/Canada.doc
“L’anno scorso l’export agroalimentare italiano ha raggiunto i 33 miliardi di euro ed il vino è stato il prodotto più esportato con 5 miliardi di euro. Uno dei mercati enoici più importanti si è rivelato quello canadese, ma va rafforzata la presenza del made in Italy”. Lo ha detto il vicepresidente di Confagricoltura Giandomenico Consalvo, aprendo i lavori del seminario sul mercato canadese e sulle opportunità commerciali che si presentano. L’export vinicolo tricolore in Canada, tra il 2008 ed il 2012 – ha ricordato il rappresentante di Confagricoltura - è aumentato del 40,2%, ma successivamente (tra il 2012-2013) ha registrato una contrazione dell’1% e tale andamento viene confermato in maniera molto più marcata anche nei primi tre mesi del 2014 (-7,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). I principali competitor del vino italiano sono Francia e Usa. Il nostro Paese occupa la terza posizione ma, in alcune province canadesi, supera i concorrenti. Confagricoltura ha anche sottolineato, come rilevante opportunità, che i dazi in ingresso sono praticamente inesistenti (la tariffa media doganale ad valorem è infatti pari allo 0,3%). Quello di Confagricoltura è un appuntamento di due giorni con momenti di approfondimento sul mercato canadese (avvalendosi della partecipazione di esponenti della Camera di Commercio Italiana in Canada) e quindi incontri B2B tra 40 aziende vitivinicole italiane e 10 buyer canadesi del canale Horeca (ristorazione) ed importatori. “Il mercato canadese – ha osservato Consalvo - è molto particolare, con la commercializzazione dei vini riservata alle Province, che agiscono con regolamentazioni totalmente indipendenti. È quindi una piazza su cui è difficile muoversi, da ciò la necessità di opportune azioni per le imprese, finalizzate ad approfondire i diversi aspetti normativi e procedurali; fondamentale anche conoscere gli strumenti di promozione messi a disposizione dell’Unione europea, sia attraverso il regolamento in corso di pubblicazione, sia attraverso i fondi dell’Ocm Vino”.
Altri dati qui: www.agrestetv.it/documenti/Canada.doc
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martedì 10 giugno 2014
PIL, CONFAGRICOLTURA: “CRESCE SOLO IL VALORE AGGIUNTO DEL SETTORE AGRICOLO. AVVIARE INTERVENTI UTILI PER LE IMPRESE”
Fonte: Confagricoltura
Il Pil diminuisce dello 0,1%. Cresce solo il valore aggiunto del settore agricolo (+2,2%) a fronte di un andamento negativo di quello industriale (-0,4%) e di una variazione nulla del comparto dei servizi; prosegue l’andamento positivo del settore primario il cui valore aggiunto nel 2013 era cresciuto di 70 milioni di euro. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i conti economici trimestrali (riferiti al primo trimestre 2014) dell’Istat. “Le imprese agricole stanno puntando decisamente sull’export e trainando il made in Italy nel mondo. Per questo servono provvedimenti a sostegno delle imprese e del comparto; d’altronde non va dimenticato che negli ultimi cinque anni il settore primario ha perduto valore aggiunto per oltre un miliardo, con una flessione del 3,7%”. “Attendiamo #campolibero nell’ottica di passare dalla ragioneria finanziaria alla politica strategica ed avviare una programmazione che favorisca la competitività delle imprese agricole”.
Il Pil diminuisce dello 0,1%. Cresce solo il valore aggiunto del settore agricolo (+2,2%) a fronte di un andamento negativo di quello industriale (-0,4%) e di una variazione nulla del comparto dei servizi; prosegue l’andamento positivo del settore primario il cui valore aggiunto nel 2013 era cresciuto di 70 milioni di euro. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i conti economici trimestrali (riferiti al primo trimestre 2014) dell’Istat. “Le imprese agricole stanno puntando decisamente sull’export e trainando il made in Italy nel mondo. Per questo servono provvedimenti a sostegno delle imprese e del comparto; d’altronde non va dimenticato che negli ultimi cinque anni il settore primario ha perduto valore aggiunto per oltre un miliardo, con una flessione del 3,7%”. “Attendiamo #campolibero nell’ottica di passare dalla ragioneria finanziaria alla politica strategica ed avviare una programmazione che favorisca la competitività delle imprese agricole”.
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venerdì 16 maggio 2014
RICERCA CENSIS-CIA, MARTINA: AGROALIMENTARE SI CONFERMA STRATEGICO, CON ‘CAMPOLIBERO’ MISURE ANCHE PER GIOVANI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“I risultati del rapporto Censis-Cia Confederazione italiana agricoltori ci danno un’ulteriore conferma del ruolo strategico del mondo agricolo e agroalimentare. Se per anni il settore è stato visto come marginale rispetto ad altri, oggi questo pregiudizio è finalmente tramontato, come dimostra il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani lo considera un asset decisivo per il rilancio di tutto il Paese, in grado non solo di resistere alla crisi ma anche di creare opportunità lavorative soprattutto per i giovani”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati emersi dalla presentazione della ricerca del Censis realizzata per la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), dal titolo ‘Un futuro per l’Italia: perché ripartire dall’agricoltura’, illustrata oggi a Roma dal Presidente della Cia, Dino Scanavino, e dal Direttore del Censis, Giuseppe Roma. “Ecco perché dobbiamo puntare sempre di più sul nostro agroalimentare che vanta già numeri di tutto rispetto, visto che nel suo complesso vale circa il 17% del Pil nazionale, e che può offrire ancora molto se riusciamo a sviluppare ulteriormente il grande potenziale che ha. Stiamo costruendo – ha aggiunto Martina - un progetto complessivo per creare un percorso nuovo per il settore da qui ai prossimi anni. In questa prospettiva rientra anche il decreto ‘Campolibero’, che presenteremo a breve in Consiglio dei Ministri, dove abbiamo previsto misure attese dal settore, mirate a dare maggiore competitività alle nostre aziende, semplificare il carico burocratico che pesa sugli imprenditori, sostenere i giovani che fanno il loro ingresso nel settore, favorendo così anche il ricambio generazionale che è prioritario”. “Le sfide che ci troviamo ad affrontare, dall’attuazione a livello nazionale della nuova Politica agricola comune al semestre Ue di Presidenza italiana ed Expo 2015, sono delle grandi opportunità per portare avanti le nostre battaglie, come quella relativa all’etichettatura, valorizzando e promuovendo ancora di più il nostro patrimonio agroalimentare. Se ci giochiamo bene le nostre carte, mantenendo i piedi per terra ma con la testa nel mondo – ha concluso il Ministro - possiamo crescere ancora, anche in termini di export”.
“I risultati del rapporto Censis-Cia Confederazione italiana agricoltori ci danno un’ulteriore conferma del ruolo strategico del mondo agricolo e agroalimentare. Se per anni il settore è stato visto come marginale rispetto ad altri, oggi questo pregiudizio è finalmente tramontato, come dimostra il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani lo considera un asset decisivo per il rilancio di tutto il Paese, in grado non solo di resistere alla crisi ma anche di creare opportunità lavorative soprattutto per i giovani”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati emersi dalla presentazione della ricerca del Censis realizzata per la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), dal titolo ‘Un futuro per l’Italia: perché ripartire dall’agricoltura’, illustrata oggi a Roma dal Presidente della Cia, Dino Scanavino, e dal Direttore del Censis, Giuseppe Roma. “Ecco perché dobbiamo puntare sempre di più sul nostro agroalimentare che vanta già numeri di tutto rispetto, visto che nel suo complesso vale circa il 17% del Pil nazionale, e che può offrire ancora molto se riusciamo a sviluppare ulteriormente il grande potenziale che ha. Stiamo costruendo – ha aggiunto Martina - un progetto complessivo per creare un percorso nuovo per il settore da qui ai prossimi anni. In questa prospettiva rientra anche il decreto ‘Campolibero’, che presenteremo a breve in Consiglio dei Ministri, dove abbiamo previsto misure attese dal settore, mirate a dare maggiore competitività alle nostre aziende, semplificare il carico burocratico che pesa sugli imprenditori, sostenere i giovani che fanno il loro ingresso nel settore, favorendo così anche il ricambio generazionale che è prioritario”. “Le sfide che ci troviamo ad affrontare, dall’attuazione a livello nazionale della nuova Politica agricola comune al semestre Ue di Presidenza italiana ed Expo 2015, sono delle grandi opportunità per portare avanti le nostre battaglie, come quella relativa all’etichettatura, valorizzando e promuovendo ancora di più il nostro patrimonio agroalimentare. Se ci giochiamo bene le nostre carte, mantenendo i piedi per terra ma con la testa nel mondo – ha concluso il Ministro - possiamo crescere ancora, anche in termini di export”.
giovedì 20 marzo 2014
VINO, PUBBLICATA SU SITO MIPAAF CIRCOLARE ICQRF PER SEMPLIFICAZIONE PROCEDURE PER ESPORTATORI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è stata pubblicata sul proprio sito la circolare con cui l'Ispettorato repressione frodi (ICQRF) consente ai produttori di trasportare fino alla dogana italiana il vino con i documenti vigenti sul territorio nazionale. I documenti per l’export continueranno così ad essere predisposti direttamente in Dogana, anche in via cumulativa per più produttori o differenti prodotti, con sensibili risparmi di tempo ed economici per le imprese che esportano. La circolare ha così risolto un problema di grande rilevanza per i produttori di vino che si era creato l’anno scorso a seguito dell’entrata in vigore delle nuove norme UE sulla circolazione dei prodotti vitivinicoli e che aveva costretto le imprese a produrre nuova documentazione per i prodotti da esportare già all'uscita della cantina. “Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso la semplificazione delle procedure che gravano sui nostri produttori” ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina. “Il sostegno all’export è un obiettivo che dobbiamo perseguire anche con provvedimenti come questo”.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è stata pubblicata sul proprio sito la circolare con cui l'Ispettorato repressione frodi (ICQRF) consente ai produttori di trasportare fino alla dogana italiana il vino con i documenti vigenti sul territorio nazionale. I documenti per l’export continueranno così ad essere predisposti direttamente in Dogana, anche in via cumulativa per più produttori o differenti prodotti, con sensibili risparmi di tempo ed economici per le imprese che esportano. La circolare ha così risolto un problema di grande rilevanza per i produttori di vino che si era creato l’anno scorso a seguito dell’entrata in vigore delle nuove norme UE sulla circolazione dei prodotti vitivinicoli e che aveva costretto le imprese a produrre nuova documentazione per i prodotti da esportare già all'uscita della cantina. “Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso la semplificazione delle procedure che gravano sui nostri produttori” ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina. “Il sostegno all’export è un obiettivo che dobbiamo perseguire anche con provvedimenti come questo”.
giovedì 9 gennaio 2014
REPORT ISMEA-UNIONCAMERE, AGRINSIEME: “BENE EXPORT E NASCITA NUOVE IMPRESE, TRA LE OMBRE ACCESSO AL CREDITO E CALO DEI CONSUMI”
Fonte: Agrinsieme
“L’Osservatorio Ismea-Unioncamere sulla congiuntura dell’agroalimentare italiano (AgrOsserva) è un importante strumento di monitoraggio ed approfondimento della situazione dell’agricoltura italiana ed è senz’altro positivo il fatto che ci siano rilevazioni omogenee e banche dati condivise. Significativa anche la collaborazione che è fornita da imprese agricole associate che sono coinvolte nelle analisi come ‘testimoni privilegiati’.” Lo sottolinea il presidente di Fedagri-Confcooperative Giorgio Mercuri intervenuto a nome di Agrinsieme (il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari) alla presentazione del primo rapporto trimestrale di AgrOsserva. “Tra i dati più significativi emersi dalla congiuntura – pone in evidenza Agrinsieme – ci sono alcuni segnali incoraggianti, quali la buona tenuta dell’export, con una crescita del +5,8% delle esportazioni nei primi nove mesi del 2013, la nascita di nuove imprese agricole aumentate del 2,8% nel terzo trimestre 2013, il clima di fiducia per i vari comparti che appare, in generale, in risalita”. “Di contro a questi segnali positivi – prosegue Agrinsieme – vanno evidenziate anche una serie di criticità, prima tra tutte il calo dei consumi alimentari delle famiglie - sia in valore (-3,9% nel terzo trimestre del 2013) che in volume (-1,7%) – e le difficoltà di accesso al credito, con un calo delle erogazioni bancarie per finanziamenti oltre il breve termine pari al -13% su base annua.
Agrinsieme è il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare.
“L’Osservatorio Ismea-Unioncamere sulla congiuntura dell’agroalimentare italiano (AgrOsserva) è un importante strumento di monitoraggio ed approfondimento della situazione dell’agricoltura italiana ed è senz’altro positivo il fatto che ci siano rilevazioni omogenee e banche dati condivise. Significativa anche la collaborazione che è fornita da imprese agricole associate che sono coinvolte nelle analisi come ‘testimoni privilegiati’.” Lo sottolinea il presidente di Fedagri-Confcooperative Giorgio Mercuri intervenuto a nome di Agrinsieme (il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari) alla presentazione del primo rapporto trimestrale di AgrOsserva. “Tra i dati più significativi emersi dalla congiuntura – pone in evidenza Agrinsieme – ci sono alcuni segnali incoraggianti, quali la buona tenuta dell’export, con una crescita del +5,8% delle esportazioni nei primi nove mesi del 2013, la nascita di nuove imprese agricole aumentate del 2,8% nel terzo trimestre 2013, il clima di fiducia per i vari comparti che appare, in generale, in risalita”. “Di contro a questi segnali positivi – prosegue Agrinsieme – vanno evidenziate anche una serie di criticità, prima tra tutte il calo dei consumi alimentari delle famiglie - sia in valore (-3,9% nel terzo trimestre del 2013) che in volume (-1,7%) – e le difficoltà di accesso al credito, con un calo delle erogazioni bancarie per finanziamenti oltre il breve termine pari al -13% su base annua.
Agrinsieme è il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare.
mercoledì 8 gennaio 2014
COLDIRETTI: EXPORT DA RECORD, 33 MILIARDI DI EURO DI MADE IN ITALY SULLE TAVOLE ESTERE NEL 2013
Fonte: Coldiretti Ferrara
Sugli scudi vino, ortofrutta, olio e pasta. Il made in Italy trionfa sui mercati mondiali, dalla Cina agli Stati Uniti: un patrimonio che va difeso.
L’esportazione dei prodotti agroalimentari italiani ha raggiunto nel 2013 un record storico con un valore che ha raggiunto il massimo di sempre, arrivando a quota 33 miliardi di euro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero. La maggior parte delle esportazioni interessa i paesi dell’Unione Europea per un valore stimato di 22,5 miliardi (+5 per cento), ma il Made in Italy cresce anche negli Stati Uniti con 2,9 miliardi (+6 per cento), nei mercati asiatici (+8 per cento, 2,8 miliardi) e su quelli africani dove si è avuto un incremento del 12 per cento, arrivando aquota 1,1 miliardi. Il miglior risultato è però quello che viene dall’Oceania, con un +13 per cento, anche se l’importo è contenuto. A livello generale, l’aumento dell’export rispetto allo scorso anno è stato del 6 per cento. Tra i principali settori del Made in Italy, il prodotto piu’ esportato si conferma il vino, con 5,1 miliardi (+8 per cento) davanti all’ortofrutta fresca (4,5 miliardi di euro), che cresce del 6 per cento, mentre l’olio che fa segnare un +10 per cento che porta il valore complessivo a 1,3 miliardi. Aumenta pure la pasta che rappresenta una voce importante del Made in Italy sulle tavole straniere con 2,2 miliardi (+4 per cento). Analizzando le performance dei prodotti nei singoli stati si scoprono aspetti sorprendenti a partire del successo del vino tricolore in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+11 per cento), Stati Uniti (+8 per cento), Australia (+21 per cento) e nel Cile (+66 per cento). Lo spumante tricolore si afferma in Cina (+101 per cento) ma anche in Gran Bretagna (+50 per cento) e in Russia (+31 per cento), ma va forte anche la birra che conquista i paesi nordici, dalla Germania (+66 per cento), alla Svezia (+19 per cento), fino all’Olanda (+9 per cento). Oltre al vino, i francesi gradiscono anche il formaggio italiano, le cui vendite sono cresciute del 2 per cento, ma i latticini nostrani vanno forte anche in Cina, dove aumentano del 25 per cento. Nel gigante asiatico, che alcuni vorrebbero come inventore degli spaghetti,trionfa anche la pasta che registra un +18 per cento. Sorprendente anche lacrescita di salumi e salsicce (+9 per cento) in Germania, patria del wurstel, così come quella della grappa (+8 per cento) nel Regno Unito, terra del whisky. “Il record fatto registrare dall’export è il frutto del lavoro di un tessuto produttivo ricco, capillare, che coinvolge milioni di uomini e che rende l’Italia competitiva anche all’interno dei processi di mondializzazione dell’economia e delle idee”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “ora occorre che questo patrimonio sia difeso, portando sul mercato il valore aggiunto della trasparenza e dando completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”.
Sugli scudi vino, ortofrutta, olio e pasta. Il made in Italy trionfa sui mercati mondiali, dalla Cina agli Stati Uniti: un patrimonio che va difeso.
L’esportazione dei prodotti agroalimentari italiani ha raggiunto nel 2013 un record storico con un valore che ha raggiunto il massimo di sempre, arrivando a quota 33 miliardi di euro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero. La maggior parte delle esportazioni interessa i paesi dell’Unione Europea per un valore stimato di 22,5 miliardi (+5 per cento), ma il Made in Italy cresce anche negli Stati Uniti con 2,9 miliardi (+6 per cento), nei mercati asiatici (+8 per cento, 2,8 miliardi) e su quelli africani dove si è avuto un incremento del 12 per cento, arrivando aquota 1,1 miliardi. Il miglior risultato è però quello che viene dall’Oceania, con un +13 per cento, anche se l’importo è contenuto. A livello generale, l’aumento dell’export rispetto allo scorso anno è stato del 6 per cento. Tra i principali settori del Made in Italy, il prodotto piu’ esportato si conferma il vino, con 5,1 miliardi (+8 per cento) davanti all’ortofrutta fresca (4,5 miliardi di euro), che cresce del 6 per cento, mentre l’olio che fa segnare un +10 per cento che porta il valore complessivo a 1,3 miliardi. Aumenta pure la pasta che rappresenta una voce importante del Made in Italy sulle tavole straniere con 2,2 miliardi (+4 per cento). Analizzando le performance dei prodotti nei singoli stati si scoprono aspetti sorprendenti a partire del successo del vino tricolore in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+11 per cento), Stati Uniti (+8 per cento), Australia (+21 per cento) e nel Cile (+66 per cento). Lo spumante tricolore si afferma in Cina (+101 per cento) ma anche in Gran Bretagna (+50 per cento) e in Russia (+31 per cento), ma va forte anche la birra che conquista i paesi nordici, dalla Germania (+66 per cento), alla Svezia (+19 per cento), fino all’Olanda (+9 per cento). Oltre al vino, i francesi gradiscono anche il formaggio italiano, le cui vendite sono cresciute del 2 per cento, ma i latticini nostrani vanno forte anche in Cina, dove aumentano del 25 per cento. Nel gigante asiatico, che alcuni vorrebbero come inventore degli spaghetti,trionfa anche la pasta che registra un +18 per cento. Sorprendente anche lacrescita di salumi e salsicce (+9 per cento) in Germania, patria del wurstel, così come quella della grappa (+8 per cento) nel Regno Unito, terra del whisky. “Il record fatto registrare dall’export è il frutto del lavoro di un tessuto produttivo ricco, capillare, che coinvolge milioni di uomini e che rende l’Italia competitiva anche all’interno dei processi di mondializzazione dell’economia e delle idee”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “ora occorre che questo patrimonio sia difeso, portando sul mercato il valore aggiunto della trasparenza e dando completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”.
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giovedì 2 gennaio 2014
BILANCIO 2013, CONFAGRICOLTURA: “UN ANNO DA DIMENTICARE PER L’AGRICOLTURA, MA LE BUONE PERFORMANCE DELL’EXPORT FANNO RITENERE CHE NELLE CAMPAGNE CI SARÀ LA RISCOSSA NEL 2014”
Fonte: Confagricoltura
“Il 2013 è stato, per l’agricoltura, un anno da dimenticare; per le imprese agricole italiane, gli effetti perduranti della crisi ed il susseguirsi delle calamità naturali hanno fatto perdere reddito ed occupazione. Però nell’export agroalimentare si registrano elementi di positività”. Lo sottolinea il Centro Studi di Confagricoltura che traccia un bilancio sull’anno che sta per chiudersi. Ad avviso di Confagricoltura, sulla base delle buone performance sui mercati esteri, si ritiene che il 2014 possa essere l’anno della riscossa nelle campagne, della ripresa di reddito ed occupazione. “Dovremo lavorare tutti per raggiungere questo risultato”, commenta L’Organizzazione degli imprenditori agricoli. Nei primi nove mesi dell’anno – osserva il Centro Studi di Confagricoltura - il valore aggiunto agricolo è sceso dell’1,4%. E’ andata sicuramente meglio del comparto industria (che comprende le costruzioni): -3,7% e del totale dell’economica nazionale che ha marcato sino a settembre un -2,2%. Tuttavia il dato negativo si somma ad una serie di flessioni che durano ormai da troppi anni e che evidenziano un calo di produttività che va sanato quanto prima. Gli occupati registrano un dato negativo, probabilmente, come detto, dovuto al cattivo andamento stagionale in particolare di alcuni comparti – pone in evidenza il Centro Studi di Confagricoltura -. Gli occupati agricoli nei primi nove mesi dell’anno sono scesi del 4,3% in complesso e del 3,3% gli occupati dipendenti. In entrambi i casi si tratta di un andamento peggiore dell’evoluzione, già negativa, dell’occupazione del totale dell’economia nazionale. “Spiace soprattutto rilevare – commenta Confagricoltura - che il dato sull’evoluzione del numero degli occupati dipendentI praticamente annulla il brillante aumento di +3,6% di occupati dipendenti del settore agricolo che si era registrato dal 2011 al 2012 e che aveva fatto scommettere su una inversione di tendenza strutturale. Per la quale dovremo quindi, pare, purtroppo attendere”. L’export è il dato sicuramente positivo che lascia ben sperare – conclude Confagricoltura -. Nei primi dieci mesi dell’anno l’export agricolo (+3,4%) e agroalimentare nel complesso (agricolo più trasformati: +5,5%) sono cresciuti e hanno registrato performance decisamente migliori dell’export nazionale complessivo che è diminuito dello 0,2% da gennaio ad ottobre. Cresce costantemente la quota di export agroalimentare sul totale che è passata dall’8% nel 2011 all’8,5% nel 2013 (gen-ott).
“Il 2013 è stato, per l’agricoltura, un anno da dimenticare; per le imprese agricole italiane, gli effetti perduranti della crisi ed il susseguirsi delle calamità naturali hanno fatto perdere reddito ed occupazione. Però nell’export agroalimentare si registrano elementi di positività”. Lo sottolinea il Centro Studi di Confagricoltura che traccia un bilancio sull’anno che sta per chiudersi. Ad avviso di Confagricoltura, sulla base delle buone performance sui mercati esteri, si ritiene che il 2014 possa essere l’anno della riscossa nelle campagne, della ripresa di reddito ed occupazione. “Dovremo lavorare tutti per raggiungere questo risultato”, commenta L’Organizzazione degli imprenditori agricoli. Nei primi nove mesi dell’anno – osserva il Centro Studi di Confagricoltura - il valore aggiunto agricolo è sceso dell’1,4%. E’ andata sicuramente meglio del comparto industria (che comprende le costruzioni): -3,7% e del totale dell’economica nazionale che ha marcato sino a settembre un -2,2%. Tuttavia il dato negativo si somma ad una serie di flessioni che durano ormai da troppi anni e che evidenziano un calo di produttività che va sanato quanto prima. Gli occupati registrano un dato negativo, probabilmente, come detto, dovuto al cattivo andamento stagionale in particolare di alcuni comparti – pone in evidenza il Centro Studi di Confagricoltura -. Gli occupati agricoli nei primi nove mesi dell’anno sono scesi del 4,3% in complesso e del 3,3% gli occupati dipendenti. In entrambi i casi si tratta di un andamento peggiore dell’evoluzione, già negativa, dell’occupazione del totale dell’economia nazionale. “Spiace soprattutto rilevare – commenta Confagricoltura - che il dato sull’evoluzione del numero degli occupati dipendentI praticamente annulla il brillante aumento di +3,6% di occupati dipendenti del settore agricolo che si era registrato dal 2011 al 2012 e che aveva fatto scommettere su una inversione di tendenza strutturale. Per la quale dovremo quindi, pare, purtroppo attendere”. L’export è il dato sicuramente positivo che lascia ben sperare – conclude Confagricoltura -. Nei primi dieci mesi dell’anno l’export agricolo (+3,4%) e agroalimentare nel complesso (agricolo più trasformati: +5,5%) sono cresciuti e hanno registrato performance decisamente migliori dell’export nazionale complessivo che è diminuito dello 0,2% da gennaio ad ottobre. Cresce costantemente la quota di export agroalimentare sul totale che è passata dall’8% nel 2011 all’8,5% nel 2013 (gen-ott).
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giovedì 5 dicembre 2013
DENOMINAZIONI D’ORIGINE ED EXPORT, CONFAGRICOLTURA: “DOP E IGP PENALIZZATE DAL FINTO ITALIANO”
Fonte: Confagricoltura
“L’ Italia è leader mondiale per numero di produzioni certificate, ovvero 261 prodotti a denominazione d’origine, di cui 13 registrate nel corso dell’ anno in corso (4 Dop e 9 Igp)”. Lo rileva Confagricoltura analizzando il ‘Rapporto 2013 sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp, Stg’ di Qualivita ed Ismea, presentato oggi presso il ministero delle Politiche agricole. “In quantità – sottolinea Confagricoltura - i prodotti a denominazione d’origine raggiungono le 13 milioni di tonn, di cui il 32% viene esportato per un valore pari a circa 2,5 miliardi di euro (di cui 1,5 miliardi solo per i formaggi). Ma la quota di export potrebbe essere tre-quattro volte di più se le produzioni made in Italy non fossero penalizzate da agro pirateria ed italian sounding, cioè prodotti che echeggiano l’italianità che non hanno”. “Saranno importanti le modalità applicative di Bruxelles del regolamento UE 1169/11 attese inizialmente entro il mese corrente, ma rimandate – spiega Confagricoltura –. Mettere sulle confezioni di cibi la bandierina tricolore quando questi prodotti non hanno nulla di italiano è un comportamento scorretto che penalizza tutto il vero italian sounding e perché trae in inganno i consumatori e li allontana dalla qualità e dalla tipicità”. “Il made in Italy – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - si tutela anche dando informazioni certe e chiare in etichetta sull’origine degli alimenti, con la trasparenza sempre richiesta da produttori e consumatori. Le norme europee ci sono, basta avere la volontà di attuarle”.
“L’ Italia è leader mondiale per numero di produzioni certificate, ovvero 261 prodotti a denominazione d’origine, di cui 13 registrate nel corso dell’ anno in corso (4 Dop e 9 Igp)”. Lo rileva Confagricoltura analizzando il ‘Rapporto 2013 sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp, Stg’ di Qualivita ed Ismea, presentato oggi presso il ministero delle Politiche agricole. “In quantità – sottolinea Confagricoltura - i prodotti a denominazione d’origine raggiungono le 13 milioni di tonn, di cui il 32% viene esportato per un valore pari a circa 2,5 miliardi di euro (di cui 1,5 miliardi solo per i formaggi). Ma la quota di export potrebbe essere tre-quattro volte di più se le produzioni made in Italy non fossero penalizzate da agro pirateria ed italian sounding, cioè prodotti che echeggiano l’italianità che non hanno”. “Saranno importanti le modalità applicative di Bruxelles del regolamento UE 1169/11 attese inizialmente entro il mese corrente, ma rimandate – spiega Confagricoltura –. Mettere sulle confezioni di cibi la bandierina tricolore quando questi prodotti non hanno nulla di italiano è un comportamento scorretto che penalizza tutto il vero italian sounding e perché trae in inganno i consumatori e li allontana dalla qualità e dalla tipicità”. “Il made in Italy – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - si tutela anche dando informazioni certe e chiare in etichetta sull’origine degli alimenti, con la trasparenza sempre richiesta da produttori e consumatori. Le norme europee ci sono, basta avere la volontà di attuarle”.
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venerdì 15 novembre 2013
COLDIRETTI: RECORD DI ESPORTAZIONI PER L’AGROALIMENTARE ITALIANO
Fonte: Coldiretti Ferrara
Superati i 34 mld di euro di valore dell’export per il settore. Vino e ortofrutta al top, crescono anche pasta, olio e salumi. La produzione di cibo di qualità bandiera del “made in Italy”. E arrivano investimenti stranieri nei campi italiani.
Il successo del Made in Italy agroalimentare all’estero spinge anche investimenti da parte di stranieri nei nostri campi. Nel 2013 infatti l’Italia ha fatto segnare il record nel valore delle esportazioni agroalimentari a 34 miliardi di euro per effetto del’aumento del 7 per cento delle esportazioni, secondo i dati Istat relativi ai primi sette mesi dell’anno. Tra i principali settori del Made in Italy alimentare, il prodotto piu’ esportato è il vino che nel 2013 fa segnare il record storico con un valore delle vendite che raggiunge per la prima volta i 5 miliardi di euro per effetto di un aumento del 9 percento degli acquisti oltre confine. I 2/3 del fatturato realizzato all’estero si ottiene con l’esportazione di prodotti agroalimentari verso i paesi dell’Unione Europea che aumentano del 6 per cento, ma il Made in Italy va forte anche nelle Americhe con un aumento +7 per cento e nei mercati emergenti come quelli asiatici dove si è avuto un incremento del 10 per cento, in Africa, in crescita del 15 per cento e in Oceania (+16 per cento). Tra i principali settori del Made in Italy dopo il vino si classifica l’ortofrutta fresca (+10 per cento). Aumenta però pure la pasta con un +4 per cento, ma anche l’olio d’oliva (+10 per cento), i salumi (+6 per cento) e i formaggi. Tra i vini a realizzare le migliori performance sono stati gli spumanti che mettono a segno un aumento in valore del 18 per cento togliendo anche spazi di mercato allo champagne. Per i vini italiani la maggioranza del fatturato all’estero viene realizzata sul mercato statunitense dove l’export in valore aumenta del 10 per cento mentre al secondo posto – continua la Coldiretti - si classifica la Germania che mette a segno un positivo aumento del 9 per cento. Un aumento del 10 per cento si registra anche in Russia e una crescita record (+23 per cento) anche in Australia. Un datosignificativo se si considera che lo stato oceanico è oggi il primo Paese esportatore di vino tra quelli extraeuropei e il quarto a livello mondiale dopo Francia, Italia e Spagna. Positivo anche il dato sui mercati asiatici, con una crescita complessiva del 3 per cento, con un apprezzabile aumento del 6 per cento in Cina che è il Paese con maggiore crescita dei consumi. Negli Stati Uniti - continua la Coldiretti - sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania insieme all’Amarone della Valpolicella ed al Collio mentre in Russia sono apprezzati Chianti, Barolo, Asti e Moscato d’Asti ed in Inghilterra Prosecco, Chianti, Barolo. Questi dati fanno si, che per una maggioranza assoluta del 54 per cento degli italiani la produzione di cibo è la piu’ importante dell’economia italiana seguita dalla moda (18 per cento) e a grande distanza dalle automobili (10 per cento) che nel tempo della crisihanno perso drasticamente la centralità del passato. E' quanto emerge da una analisi Coldiretti/IXE’ divulgata in occasione dell’Assemblea elettiva nazionale della principale organizzazione degli imprenditori agricoli. Un primato conquistato grazie alla leadership della produzione agroalimentare nazionale nel mondo dove è la piu’ apprezzata e la piu’ imitata. L’Italia è prima nel mondo in termini di sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sonorisultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Efsa. L'Italia è peraltro l'unico paese al mondo - continua la Coldiretti - a poter contare su un patrimonio di 4.698 specialità tradizionali alimentari tutte esclusivamente ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e realizzate con metodiche praticate sul tutto il territorio in modo omogeneo. Il modello agricolo italiano - ha sottolineato la Coldiretti - sulla leadership in Europa con 254 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48.269 operatori) e la maggiore biodiversità con 57.468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese e una volta e mezzo quello tedesco. Primati conquistati garantendo le produzioni agricole italiane libere da ogm di cui è vietata la coltivazione a garanzia della identità territoriale dei raccolti. L’Italia - ha continuato la Coldiretti - è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere, ma anche ilprincipale produttori di pasta e ortofrutta. Senza contare - conclude la Coldiretti - il record di longevità grazie alla dieta mediterranea, il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio.
Superati i 34 mld di euro di valore dell’export per il settore. Vino e ortofrutta al top, crescono anche pasta, olio e salumi. La produzione di cibo di qualità bandiera del “made in Italy”. E arrivano investimenti stranieri nei campi italiani.
Il successo del Made in Italy agroalimentare all’estero spinge anche investimenti da parte di stranieri nei nostri campi. Nel 2013 infatti l’Italia ha fatto segnare il record nel valore delle esportazioni agroalimentari a 34 miliardi di euro per effetto del’aumento del 7 per cento delle esportazioni, secondo i dati Istat relativi ai primi sette mesi dell’anno. Tra i principali settori del Made in Italy alimentare, il prodotto piu’ esportato è il vino che nel 2013 fa segnare il record storico con un valore delle vendite che raggiunge per la prima volta i 5 miliardi di euro per effetto di un aumento del 9 percento degli acquisti oltre confine. I 2/3 del fatturato realizzato all’estero si ottiene con l’esportazione di prodotti agroalimentari verso i paesi dell’Unione Europea che aumentano del 6 per cento, ma il Made in Italy va forte anche nelle Americhe con un aumento +7 per cento e nei mercati emergenti come quelli asiatici dove si è avuto un incremento del 10 per cento, in Africa, in crescita del 15 per cento e in Oceania (+16 per cento). Tra i principali settori del Made in Italy dopo il vino si classifica l’ortofrutta fresca (+10 per cento). Aumenta però pure la pasta con un +4 per cento, ma anche l’olio d’oliva (+10 per cento), i salumi (+6 per cento) e i formaggi. Tra i vini a realizzare le migliori performance sono stati gli spumanti che mettono a segno un aumento in valore del 18 per cento togliendo anche spazi di mercato allo champagne. Per i vini italiani la maggioranza del fatturato all’estero viene realizzata sul mercato statunitense dove l’export in valore aumenta del 10 per cento mentre al secondo posto – continua la Coldiretti - si classifica la Germania che mette a segno un positivo aumento del 9 per cento. Un aumento del 10 per cento si registra anche in Russia e una crescita record (+23 per cento) anche in Australia. Un datosignificativo se si considera che lo stato oceanico è oggi il primo Paese esportatore di vino tra quelli extraeuropei e il quarto a livello mondiale dopo Francia, Italia e Spagna. Positivo anche il dato sui mercati asiatici, con una crescita complessiva del 3 per cento, con un apprezzabile aumento del 6 per cento in Cina che è il Paese con maggiore crescita dei consumi. Negli Stati Uniti - continua la Coldiretti - sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania insieme all’Amarone della Valpolicella ed al Collio mentre in Russia sono apprezzati Chianti, Barolo, Asti e Moscato d’Asti ed in Inghilterra Prosecco, Chianti, Barolo. Questi dati fanno si, che per una maggioranza assoluta del 54 per cento degli italiani la produzione di cibo è la piu’ importante dell’economia italiana seguita dalla moda (18 per cento) e a grande distanza dalle automobili (10 per cento) che nel tempo della crisihanno perso drasticamente la centralità del passato. E' quanto emerge da una analisi Coldiretti/IXE’ divulgata in occasione dell’Assemblea elettiva nazionale della principale organizzazione degli imprenditori agricoli. Un primato conquistato grazie alla leadership della produzione agroalimentare nazionale nel mondo dove è la piu’ apprezzata e la piu’ imitata. L’Italia è prima nel mondo in termini di sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sonorisultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Efsa. L'Italia è peraltro l'unico paese al mondo - continua la Coldiretti - a poter contare su un patrimonio di 4.698 specialità tradizionali alimentari tutte esclusivamente ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e realizzate con metodiche praticate sul tutto il territorio in modo omogeneo. Il modello agricolo italiano - ha sottolineato la Coldiretti - sulla leadership in Europa con 254 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48.269 operatori) e la maggiore biodiversità con 57.468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese e una volta e mezzo quello tedesco. Primati conquistati garantendo le produzioni agricole italiane libere da ogm di cui è vietata la coltivazione a garanzia della identità territoriale dei raccolti. L’Italia - ha continuato la Coldiretti - è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere, ma anche ilprincipale produttori di pasta e ortofrutta. Senza contare - conclude la Coldiretti - il record di longevità grazie alla dieta mediterranea, il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio.
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venerdì 9 agosto 2013
AGROALIMENTARE, DE GIROLAMO: AUMENTO EXPORT DATO POSITIVO, ORA ABOLIRE IMU, SEMPLIFICARE LE NORME E AVANTI CON LOTTA A ILLEGALITA’
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“L'aumento del 7 per cento delle esportazioni nel primo semestre conferma che l'agroalimentare è la carta vincente per l'Italia per uscire dalla recessione. Il merito è esclusivamente dei nostri agricoltori e delle nostre imprese. Compito del Ministero è accompagnare e sostenere questa crescita anche nei prossimi mesi con tre manovre strategiche: conferma dell'abolizione dell'Imu per i terreni agricoli e per i fabbricati rurali per consentire agli agricoltori di utilizzare quel reddito per investimenti; una semplificazione normativa non più rinviabile; una lotta più incisiva all'illegalità, soprattutto contro l’‘italian sounding’ e le altre pratiche commerciali scorrette che arrecano enormi danni alle nostre produzioni”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commentando i dati Istat diffusi oggi. “Auspico – ha aggiunto il Ministro – la collaborazione di tutte le forze politiche affinché questo treno sempre più in corsa non venga fermato. Sono soddisfatta per l’approvazione, oggi in via definitiva, da parte della Camera dei Deputati del Decreto del fare. Il provvedimento, sul quale Governo e Parlamento hanno lavorato in ottima sinergia, contiene numerose e importanti misure per la semplificazione e la modernizzazione per il settore agricolo. Tra queste l’estensione alle aziende agricole e della pesca delle misure previste per le micro, le piccole e medie imprese, per accedere a finanziamenti e ai contributi a tasso agevolato per l'acquisto di beni strumentali; l’imposizione fiscale agevolata per il gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre; l’entrata del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nella cabina di regia istituita per l'attuazione dell'agenda digitale italiana”. “Il Governo – ha aggiunto il Ministro – s'impegni ad adottare provvedimenti di qualità ma anche tempestivi perché mai come in questo settore i risultati dipendono anche dalla velocità d'azione. L'Italia – ha concluso il Ministro De Girolamo – deve rivolgere un sincero grazie agli agricoltori onesti che, oggi più che mai, onorano la bandiera e il lavoro di tutti e che non meritano che il Governo adesso faccia un passo indietro sulla questione dell’Imu”.
“L'aumento del 7 per cento delle esportazioni nel primo semestre conferma che l'agroalimentare è la carta vincente per l'Italia per uscire dalla recessione. Il merito è esclusivamente dei nostri agricoltori e delle nostre imprese. Compito del Ministero è accompagnare e sostenere questa crescita anche nei prossimi mesi con tre manovre strategiche: conferma dell'abolizione dell'Imu per i terreni agricoli e per i fabbricati rurali per consentire agli agricoltori di utilizzare quel reddito per investimenti; una semplificazione normativa non più rinviabile; una lotta più incisiva all'illegalità, soprattutto contro l’‘italian sounding’ e le altre pratiche commerciali scorrette che arrecano enormi danni alle nostre produzioni”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commentando i dati Istat diffusi oggi. “Auspico – ha aggiunto il Ministro – la collaborazione di tutte le forze politiche affinché questo treno sempre più in corsa non venga fermato. Sono soddisfatta per l’approvazione, oggi in via definitiva, da parte della Camera dei Deputati del Decreto del fare. Il provvedimento, sul quale Governo e Parlamento hanno lavorato in ottima sinergia, contiene numerose e importanti misure per la semplificazione e la modernizzazione per il settore agricolo. Tra queste l’estensione alle aziende agricole e della pesca delle misure previste per le micro, le piccole e medie imprese, per accedere a finanziamenti e ai contributi a tasso agevolato per l'acquisto di beni strumentali; l’imposizione fiscale agevolata per il gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre; l’entrata del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nella cabina di regia istituita per l'attuazione dell'agenda digitale italiana”. “Il Governo – ha aggiunto il Ministro – s'impegni ad adottare provvedimenti di qualità ma anche tempestivi perché mai come in questo settore i risultati dipendono anche dalla velocità d'azione. L'Italia – ha concluso il Ministro De Girolamo – deve rivolgere un sincero grazie agli agricoltori onesti che, oggi più che mai, onorano la bandiera e il lavoro di tutti e che non meritano che il Governo adesso faccia un passo indietro sulla questione dell’Imu”.
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