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giovedì 7 agosto 2014

EMBARGO RUSSIA, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “BRUXELLES FACCIA SENTIRE LA SUA VOCE. LA GUERRA DELL’ORTOFRUTTA E DEI PROSCIUTTI COMPROMETTE RELAZIONI COMMERCIALI IMPORTANTI”

Fonte: Confagricoltura  

Domani a Bruxelles riunione del mondo agricolo con la Commissione sulle contromisure

“Le guerre commerciali e gli embarghi non servono, anzi rischiano di compromettere ancora di più le economie mondiali”. È questo il secco commento di Confagricoltura alla dura presa di posizione di Mosca che ha previsto un embargo durissimo applicato a molti prodotti agroalimentari originari anche dall’Europa, tra i quali ortofrutta, carni bovine, suine e pollame, prodotti lattiero-caseari ed ittici, varie preparazioni alimentari anche a base di carni (tra cui i salumi). “Siamo molto preoccupati per l’evoluzione della situazione e per le ripercussioni che tale decisione può avere per gli equilibri di mercato e per l’agricoltura e l’agroalimentare italiano ed europeo – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi -. Gli scambi commerciali sono uno strumento di crescita e di sviluppo, non devono divenire una base di contenzioso tra Paesi che vincola i commerci, determina squilibri di mercato e, in ultima analisi, mette a rischio le imprese, pregiudica la stabilità ed il progresso delle economie”. “Sono a rischio miliardi di euro in beni che ogni anno l’Europa commercializza in Russia – ha ricordato Guidi - . La bilancia commerciale agroalimentare UE-Russia è largamente in attivo e nel 2013 ha superato la soglia dei 10 miliardi di euro”. Confagricoltura fa presente che, tra i principali prodotti esportati dall’Europa verso Mosca, c’è l’ortofrutta (prima voce dell’export europeo con quasi due miliardi di euro esportati); seguono, subito dopo, carni, bevande - tra cui il vino, che comunque non è oggetto dell’embargo e prodotti lattiero caseari. Tutti comparti essenziali nei quali l’Italia è leader ed anche protagonista delle esportazioni. “Il divieto di esportare prodotti ortofrutticoli – commenta infine il presidente di Confagricoltura – impatta su questo comparto in una fase delicatissima considerata la crisi della frutta estiva. Domani è prevista a Bruxelles una riunione del mondo agricolo con la Commissione europea per discutere di eventuali rimedi alla difficile situazione, è urgente che l’Europa faccia sentire con forza la sua voce”.

Qui altri dati: www.agrestetv.it/documenti/russia.doc

venerdì 25 maggio 2012

MERCATI, CONFAGRICOLTURA: “PROTEZIONISMO ARGENTINO SUI PROSCIUTTI, BENE INTERVENTO DI BRUXELLES AL WTO"

Fonte: Confagricoltura

La Commissione UE ha impugnato a Ginevra, in sede WTO, le restrizioni alle importazioni adottate dall'Argentina. Confagricoltura ha apprezzato l’iniziativa di Bruxelles: “L’atteggiamento protezionista di Buenos Aires – ha dichiarato l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - è ingiustificabile, in netto contrasto con quanto previsto dalle regole internazionali”. Confagricoltura ha quindi ricordato come la tutela a livello internazionale delle denominazioni protette e delle attività di export dei prodotti di qualità, quali sono i prosciutti a denominazione d’origine protetta, rappresenti uno degli elementi fondamentali per la tenuta economica della intera filiera suinicola italiana.

martedì 15 maggio 2012

MERCATI, CONFAGRICOLTURA: “PROTEZIONISMO ARGENTINO SUI PROSCIUTTI, SERVONO URGENTI CONTROMISURE”

Fonte: Confagricoltura

 “L’ atteggiamento protezionista dell’Argentina è ingiustificabile, in netto contrasto con quanto previsto dalle regole internazionali. Chiediamo adeguate contromisure dell’Unione Europea e del governo italiano ed interventi decisi del WTO”. Questo il commento di Confagricoltura in relazione alla decisione del governo di Buenos Aires (a seguito dell’ accordo raggiunto con i produttori nazionali di carne suina) di bloccare le importazioni di prosciutto da Italia, Spagna e Brasile. “La decisione argentina è una doccia fredda per la filiera suinicola – commenta Confagricoltura -. L’export è uno degli elementi fondamentali per la tenuta economica del settore produttivo italiano; è finalizzata peraltro alla realizzazione di prodotti di rinomata ed elevata qualità”. Confagricoltura ricorda che le misure argentine andranno ad incidere su almeno 200 tonnellate di prosciutti italiani, con gravi danni per la filiera suinicola.

lunedì 2 aprile 2012

COLDIRETTI: FARE CHIAREZZA SU SEQUESTRO 90 MILA PROSCIUTTI ESTERI SENZA RINTRACCIABILITA’



FONTE: COLDIRETTI

Ancora una volta prodotti tipici italiani messi a rischio dall’utilizzo di prodotti esteri di dubbia provenienza e qualità. Ancora in ritardo le necessarie norme per una completa rintracciabilità e trasparenza nel settore, in particolare dei trasformati. Tre prosciutti su quattro in Italia in realtà vengono dall’estero.
Con tre prosciutti su quattro venduti in Italia che sono in realtà ottenuti da maiali allevati all’estero, l’operazione dei Nas è importante per gli allevatori italiani, ed emiliano romagnoli in particolare, e per i consumatori che sono troppo spesso costretti a subire l’inganno del falso made in Italy. E’ quanto afferma la Coldiretti Emilia Romagna nell’esprimere apprezzamento per l’operazione dei carabinieri del Nas di Parma che ha portato al sequestro in un prosciuttificio di Modena di oltre 90 mila prosciutti crudi, per un valore di 2,5 milioni di euro, di provenienza estera, ma privi della bollatura sanitaria prevista dalla normativa comunitaria che ne avrebbe consentito la rintracciabilità.
Si tratta di una operazione che - sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – conferma la necessità di recuperare il ritardo accumulato nell’applicazione della legge nazionale sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti i prodotti alimentari, approvata all’unanimità dal Parlamento da oltre un anno. In Italia – prosegue Coldiretti – si sono prodotte nel 2011 solo 24,5 milioni di cosce, mentre ne sono state importate 67 milioni di cosce di maiale destinate, con la trasformazione e la stagionatura, a diventare prosciutti “made in Italy” (tra crudi e cotti) perché non è obbligatorio indicare la provenienza della carne di maiale in etichetta, a differenza per quello che avviene per quella bovina dopo l’emergenza Bse. In Italia – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – ci sono oltre 5.000 allevamenti suinicoli che allevano 9,3 milioni di capi. Mille sono gli allevamenti in Emilia Romagna che allevano 1,6 milioni di maiali, il 10% in meno di dieci anni fa .

Fatta eccezione per i prosciutti a denominazione di origine protetta che garantiscono l’origine italiana (Parma, San Daniele, Toscano, Modena, Carpegna e Berico Euganeo), sul mercato – precisa Coldiretti – è facile acquistare prosciutti contrassegnati dal tricolore, con nomi accattivanti come prosciutto nostrano o di montagna che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale.


Un inganno nei confronti dei consumatori e danni per i produttori che subiscono una concorrenza sleale perché – spiega Coldiretti – mentre negli allevamenti italiani i maiali sono alimentati con prodotti di qualità sulla base di rigorosi disciplinari di produzione “Dop”, all’estero si usano spesso sottoprodotti se non addirittura sostanze illegali come è accaduto nel recente scandalo dei mangimi alla diossina prodotti in Germania e utilizzati negli allevamenti di polli e maiali. La mancanza di trasparenza favorisce inganni e frodi: una situazione che deve essere superata con l’applicazione della legge per l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta. Con la crisi e la necessità di risparmiare anche sul cibo, le frodi a tavola sono diventate quelle più temute dagli italiani, con sei cittadini su dieci che le considerano più gravi di quelle fiscali e degli scandali finanziari, secondo i risultati di sondaggio Coldiretti-Swg. Al secondo posto (40 per cento) vengono quelle fiscali, mentre le truffe finanziarie – conclude la Coldiretti - sono lo spauracchio del 26 per cento degli italiani, seguite a stretta distanza da quelle commerciali, come la contraffazione dei marchi (25 per cento).