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venerdì 28 novembre 2014

GUIDI (CONFAGRICOLTURA) AL CONVEGNO COMPAG: “ARMONIZZARE A LIVELLO EUROPEO L’USO DEGLI AGROFARMACI. I NOSTRI PRODOTTI ORTOFRUTTICOLI TRA I PIU’ SICURI IN EUROPA”

Fonte: Confagricoltura

Nella Conferenza di Agrinsieme abbiamo voluto sconfiggere alcuni falsi miti. Uno di essi è sicuramente quello dei ‘veleni nel piatto’. I nostri prodotti ortofrutticoli sono tra i più sicuri in Europa”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi a margine al suo intervento a Bologna, al convegno nazionale di Compag (Federazione nazionale commercianti prodotti per l’agricoltura). Guidi, nel suo intervento, ha ricordato come, a fare chiarezza sul tema della cosiddetta food safety, sia l’Efsa, l'Autorità europea sulla sicurezza alimentare, che, nel suo report annuale sugli agrofarmaci, mostra come su circa 79mila campioni, in più del 97% dei casi, siano stati rispettati i limiti sui residui fissati dalla normativa europea. Ciò a dimostrazione delle rigorose e continuative verifiche cui l'ortofrutta italiana è sottoposta, che permettono di garantire elevati standard di sicurezza per i consumatori". “I nostri prodotti sono sicuri ma serve un’armonizzazione delle regole a livello europeo sui controlli della sicurezza alimentare – ha proseguito il presidente di Confagricoltura -. A causa di una differente gestione nei vari Paesi europei delle pratiche agronomiche ammesse e dell’utilizzo di alcune sostanze fitosanitarie, si creano disparità di trattamento tra i produttori europei e si alimenta un fenomeno di concorrenza commerciale sleale da parte di alcuni Paesi Europei nei confronti dell’Italia che incide soprattutto a livello di export. Noi vogliamo continuare ad essere rigorosi però devono fare altrettanto i nostri competitor”. “Gli agrofarmaci – ha concluso il presidente di Confagricoltura - non vanno demonizzati, la ricerca ha fatto passi da gigante e c’è la piena consapevolezza da parte dei produttori agricoli che vanno usati con molta oculatezza”.

venerdì 26 settembre 2014

CONSUMI: FRUTTA, CACCIA AI PRODOTTI LOW COST AI TEMPI DELLA CRISI MACFRUT: RICERCA COLDIRETTI/IXÈ, EFFETTI NEGATIVI SUI CONSUMI 47% FAMIGLIE

Fonte: Coldiretti

Prodotti e varietà a minor costo, niente primizie o prodotti che costano troppo, ricerca di punti vendita più economici. È la fotografia dei consumi di frutta e verdura al tempo della crisi che emerge da una indagine Coldiretti/Ixé presentata al Macfrut, rassegna internazionale del settore ortofrutticolo in programma da oggi fino venerdì 26 settembre a Cesena.
Esplicitamente interrogati sulla crisi economica spiega – Coldiretti Emilia Romagna – quasi la metà delle famiglie (47%) dichiara un effetto negativo sui propri consumi. Oltre alla riduzione dei quantitativi (23%), il 21% degli intervistati acquista prodotti e varietà che costano meno, il 16% rinuncia a prodotti che costano troppo (dalle ciliegie ai frutti di bosco), il 13% è andato alla ricerca di punti vendita con prezzi più bassi.

mercoledì 3 settembre 2014

CRISI PESCHE E NETTARINE ED EMBARGO RUSSO - RABBONI SCRIVE AL MINISTRO MARTINA E CHIEDE L'ANTICIPO DEI PAGAMENTI PAC: "PER NUMEROSE AZIENDE UNA SITUAZIONE FINANZIARIA ESTREMAMENTE PROBLEMATICA"

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione

L’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni ha scritto oggi al ministro delle politiche agricole Maurizio Martina per chiedere che venga autorizzato l’anticipo dei pagamenti Pac 2014, già dal prossimo 16 ottobre, così da dare un sostegno finanziario alle aziende agricole che si trovano a fronteggiare le difficoltà legate sia al difficile andamento stagionale che alle conseguenze dell’embargo russo. “L’annata agraria 2014 - scrive Rabboni – è stata caratterizzata da una situazione climatica particolarmente negativa che ha ridotto produzioni di grande rilievo per il territorio emiliano-romagnolo, quali pesche, nettarine, angurie, meloni, pomodoro da industria”. Ai danni provocati dal cambiamento climatico “si sono sommati gli effetti del blocco delle importazioni di diversi prodotti agroalimentari deciso dal Governo russo”. Il risultato - sottolinea Rabboni - è che “numerose aziende agricole anche in relazione all’assoluta inadeguatezza degli interventi di sostegno al reddito da attivare in presenza di crisi di mercato, previsti a livello comunitario, si troveranno a fronteggiare nelle prossime settimane una situazione finanziaria estremamente problematica”. Da qui la richiesta di attivare le procedure per autorizzare gli Organismi pagatori a versare anche per il 2014, anticipi dei pagamenti a partire dal 16 ottobre, pari al 50% del Pagamento unico.

giovedì 28 agosto 2014

EMBARGO RUSSIA, MARTINA: BENE DECISIONI COMISSIONE UE PER SOSTEGNO AI SETTORI LATTIERO E ORTOFRUTTA

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

"Le misure annunciate nel Comitato di Gestione di oggi a Bruxelles vanno nella direzione giusta per contrastare la crisi provocata dall’embargo russo sui prodotti agroalimentari europei. La Commissione europea ha accolto le richieste dell’Italia di intervenire anche a favore dei formaggi, con l’annuncio di adottare nei prossimi giorni un atto delegato ad hoc per lo stoccaggio privato di alcune tipologie, e di inserire le susine nella lista dei prodotti ortofrutticoli oggetto del sostegno. Molto positiva anche la modifica in maniera sensibile delle disposizioni contenute nel regolamento delegato sulle pesche e nettarine, per allinearle a quelle oggi adottate e migliorarne così l’efficacia”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, ha commentato l’annuncio da parte della Commissione europea dell’adozione di misure urgenti per diversi settore agroalimentari a seguito del Comitato di gestione OCM unica svoltosi oggi. “Per quanto riguarda in particolare le misure relative ai formaggi – ha proseguito il Ministro – lavoreremo in questi giorni affinché le misure rispondano al meglio alle esigenze dei nostri produttori, in particolare per quanto riguarda il livello degli aiuti”. Per il settore del burro e del latte in polvere, la Commissione presenterà il 2 settembre un atto di esecuzione per aprire lo stoccaggio privato. Per il settore dei formaggi esportati in Russia, la Commissione presenterà a breve in un gruppo esperti un atto di delegato per aprire lo stoccaggio privato di determinate tipologie di formaggi. Il budget dedicato a questi interventi sarà definito insieme agli atti. Sempre relativamente agli effetti dell’embargo russo, per la frutta fresca e deperibile sono stati stanziati al momento 125 milioni di euro e l’intervento straordinario, che ha validità retroattiva, prevede un sostegno supplementare temporaneo per le operazioni di ritiro dal mercato, mancata raccolta e raccolta verde, effettuate dai produttori nel periodo compreso tra il 18 agosto ed il 30 novembre 2014, relativamente a 14 prodotti e prevede l’accesso a tali misure anche ai produttori non aderenti alle organizzazioni di produttori. Il sostegno unionale previsto per le operazioni di ritiro dal mercato a finalità distribuzione gratuita è pari al 100% dell’importo definito dal regolamento per i diversi prodotti sia per i soci che i non soci di organizzazioni di produttori e contempla anche le spese di cernita, imballaggio e di trasporto. Per i soli associati, viene incrementato dal 50 al 75%, il livello del supporto UE per le operazioni di mancata raccolta, raccolta verde e ritiro con destinazione diversa dalla distribuzione gratuita, mentre resta invariato al 50% per gli altri produttori. Il regolamento in questione consente anche di derogare a taluni vincoli e condizioni di programmazione della spesa previsti nei programmi operativi delle organizzazioni di produttori (tetto massimo di un terzo per le misure di prevenzione e gestione delle crisi ed aumento del fondo di esercizio per una quota superiore al 25%) permettendo, altresì, di superare i massimali di aiuto comunitario. Infine con riferimento agli emendamenti al regolamento delegato (UE) n.913/2014, per il settore delle pesche e nettarine, si evidenzia la possibilità per i produttori ad accedere al sostegno supplementare per tutte le diverse destinazioni contemplate per i ritiri dal mercato ed un innalzamento dell’aiuto unionale dal dal 50 al 75% per ritiri diversi dalla distribuzione gratuita effettuati da produttori soci di organizzazioni di produttori e dal 50 al 100% per ritiri con destinazione beneficienza realizzati da produttori non soci di predette organizzazioni. Infine, il regolamento oltre che aver già elevato dal 5 al 10% del volume complessivo commercializzato dalla organizzazione di produttori, la percentuale massima di prodotto che può essere inviata alla distribuzione gratuita, incrementa dal 5 al 10% la percentuale massima del volume commercializzato di pesche e nettarine da una data organizzazione, che può essere ritirata con destinazione diversa dalla gratuita.

giovedì 7 agosto 2014

EMBARGO RUSSIA, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “BRUXELLES FACCIA SENTIRE LA SUA VOCE. LA GUERRA DELL’ORTOFRUTTA E DEI PROSCIUTTI COMPROMETTE RELAZIONI COMMERCIALI IMPORTANTI”

Fonte: Confagricoltura  

Domani a Bruxelles riunione del mondo agricolo con la Commissione sulle contromisure

“Le guerre commerciali e gli embarghi non servono, anzi rischiano di compromettere ancora di più le economie mondiali”. È questo il secco commento di Confagricoltura alla dura presa di posizione di Mosca che ha previsto un embargo durissimo applicato a molti prodotti agroalimentari originari anche dall’Europa, tra i quali ortofrutta, carni bovine, suine e pollame, prodotti lattiero-caseari ed ittici, varie preparazioni alimentari anche a base di carni (tra cui i salumi). “Siamo molto preoccupati per l’evoluzione della situazione e per le ripercussioni che tale decisione può avere per gli equilibri di mercato e per l’agricoltura e l’agroalimentare italiano ed europeo – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi -. Gli scambi commerciali sono uno strumento di crescita e di sviluppo, non devono divenire una base di contenzioso tra Paesi che vincola i commerci, determina squilibri di mercato e, in ultima analisi, mette a rischio le imprese, pregiudica la stabilità ed il progresso delle economie”. “Sono a rischio miliardi di euro in beni che ogni anno l’Europa commercializza in Russia – ha ricordato Guidi - . La bilancia commerciale agroalimentare UE-Russia è largamente in attivo e nel 2013 ha superato la soglia dei 10 miliardi di euro”. Confagricoltura fa presente che, tra i principali prodotti esportati dall’Europa verso Mosca, c’è l’ortofrutta (prima voce dell’export europeo con quasi due miliardi di euro esportati); seguono, subito dopo, carni, bevande - tra cui il vino, che comunque non è oggetto dell’embargo e prodotti lattiero caseari. Tutti comparti essenziali nei quali l’Italia è leader ed anche protagonista delle esportazioni. “Il divieto di esportare prodotti ortofrutticoli – commenta infine il presidente di Confagricoltura – impatta su questo comparto in una fase delicatissima considerata la crisi della frutta estiva. Domani è prevista a Bruxelles una riunione del mondo agricolo con la Commissione europea per discutere di eventuali rimedi alla difficile situazione, è urgente che l’Europa faccia sentire con forza la sua voce”.

Qui altri dati: www.agrestetv.it/documenti/russia.doc

martedì 13 maggio 2014

INFLAZIONE, CONFAGRICOLTURA: IN CALO I PREZZI DI FRUTTA E VERDURA, MA RESTA UN DIVARIO ECCESSIVO TRA QUOTAZIONI ALL’ORIGINE ED AL CONSUMO

Fonte: Confagricoltura

L’inflazione è in calo per gli alimentari non lavorati, con i prezzi in diminuzione dello 0,1% su base mensile e dello 0,7% su base annua (era -0,6% a marzo); ciò mentre si registra un aumento dell’indice generale dei prezzi al consumo dello 0,2% rispetto al mese precedente e dello 0,6% nei confronti di aprile 2013 (dal +0,4% di marzo). Lo ricorda il Centro Studi di Confagricoltura analizzando i dati definitivi sui prezzi a consumo ad aprile, diffusi oggi dall’Istat. Ma - ricorda Confagricoltura - se tendenzialmente i prezzi al consumo dell’ortofrutta scendono al di sotto dell’1%, quelli al produttore registrano decurtazioni a doppia cifra (-10,9% per la frutta, -13,3% per gli ortaggi, a marzo 2014 su marzo 2013), con la situazione che ad aprile sembra anche peggiorare. “Le criticità e disequilibri di filiera penalizzano i produttori, ma non danno grandi benefici ai consumatori – osserva Confagricoltura - . Non è così che si rilancia l’attività agricola; ci auguriamo che #Campolibero (il piano di azioni per l'agroalimentare che sta mettendo a punto il governo), affronti anche questo nodo cruciale per il sistema produttivo”.

martedì 18 marzo 2014

COMMERCIO ESTERO, CONFAGRICOLTURA: “L’EXPORT AGRICOLO IN EUROPA CRESCE SOLO NEL REGNO UNITO”

Fonte: Confagricoltura

“Le esportazioni agricole registrano un momento di flessione che giunge dopo un lungo periodo di risultati positivi. Preoccupa il calo complessivo del 2,4%. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati sul commercio estero a gennaio diffusi oggi dall’Istat. “Nell’Unione europea – osserva Confagricoltura - è molto positivo l’exploit nel Regno Unito, dove l’export agricolo cresce dell’8,3%; negli altri Paesi, invece, ci sono cali generalizzati (più marcati in Romania -12,5% e Polonia – 11,9%)”. Per Confagricoltura il momento di affanno delle esportazioni di prodotti come l’ortofrutta italiana (penalizzate anche dal rafforzamento del dollaro sull’euro sul mercato globale) richiedono interventi specifici, diretti a rafforzare il made in Italy che pure ha molto appeal all’estero.

Altri dati: www.agrestetv.it/documenti/commercio_estero_2014.doc

mercoledì 8 gennaio 2014

COLDIRETTI: EXPORT DA RECORD, 33 MILIARDI DI EURO DI MADE IN ITALY SULLE TAVOLE ESTERE NEL 2013

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Sugli scudi vino, ortofrutta, olio e pasta. Il made in Italy trionfa sui mercati mondiali, dalla Cina agli Stati Uniti: un patrimonio che va difeso.

L’esportazione dei prodotti agroalimentari italiani ha raggiunto nel 2013 un record storico con un valore che ha raggiunto il massimo di sempre, arrivando a quota 33 miliardi di euro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero. La maggior parte delle esportazioni interessa i paesi dell’Unione Europea per un valore stimato di 22,5 miliardi (+5 per cento), ma il Made in Italy cresce anche negli Stati Uniti con 2,9 miliardi (+6 per cento), nei mercati asiatici (+8 per cento, 2,8 miliardi) e su quelli africani dove si è avuto un incremento del 12 per cento, arrivando aquota 1,1 miliardi. Il miglior risultato è però quello che viene dall’Oceania, con un +13 per cento, anche se l’importo è contenuto. A livello generale, l’aumento dell’export rispetto allo scorso anno è stato del 6 per cento. Tra i principali settori del Made in Italy, il prodotto piu’ esportato si conferma il vino, con 5,1 miliardi (+8 per cento) davanti all’ortofrutta fresca (4,5 miliardi di euro), che cresce del 6 per cento, mentre l’olio che fa segnare un +10 per cento che porta il valore complessivo a 1,3 miliardi. Aumenta pure la pasta che rappresenta una voce importante del Made in Italy sulle tavole straniere con 2,2 miliardi (+4 per cento). Analizzando le performance dei prodotti nei singoli stati si scoprono aspetti sorprendenti a partire del successo del vino tricolore in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+11 per cento), Stati Uniti (+8 per cento), Australia (+21 per cento) e nel Cile (+66 per cento). Lo spumante tricolore si afferma in Cina (+101 per cento) ma anche in Gran Bretagna (+50 per cento) e in Russia (+31 per cento), ma va forte anche la birra che conquista i paesi nordici, dalla Germania (+66 per cento), alla Svezia (+19 per cento), fino all’Olanda (+9 per cento). Oltre al vino, i francesi gradiscono anche il formaggio italiano, le cui vendite sono cresciute del 2 per cento, ma i latticini nostrani vanno forte anche in Cina, dove aumentano del 25 per cento. Nel gigante asiatico, che alcuni vorrebbero come inventore degli spaghetti,trionfa anche la pasta che registra un +18 per cento. Sorprendente anche lacrescita di salumi e salsicce (+9 per cento) in Germania, patria del wurstel, così come quella della grappa (+8 per cento) nel Regno Unito, terra del whisky. “Il record fatto registrare dall’export è il frutto del lavoro di un tessuto produttivo ricco, capillare, che coinvolge milioni di uomini e che rende l’Italia competitiva anche all’interno dei processi di mondializzazione dell’economia e delle idee”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “ora occorre che questo patrimonio sia difeso, portando sul mercato il valore aggiunto della trasparenza e dando completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”.

venerdì 29 novembre 2013

ACCORDO STRATEGICO TRA APOFRUIT E TERREMERSE

Fonte: Uffici Stampa Terremerse e Apofruit  

Intesa sulle filiere dell’ortofrutta e delle agroforniture. Le due cooperative rimarranno autonome, ma svilupperanno sinergie e integrazioni sull’area gestionale e commerciale

Che le sfide del mercato globale impongano strategie sinergiche d’attacco è ormai chiaro da molto tempo. Ma è altrettanto evidente che la somma tout court di produzioni e fatturati non ha forza sufficiente per cogliere l’obiettivo inderogabile di creare valore per l’impresa e per i produttori. Di contro l’esperienza evidenzia sempre più i risultati positivi che emergono dal far leva su un’organizzazione di filiera. Solo con una filiera efficiente e specializzata si mettono in gioco le sinergie in grado di competere sullo scenario internazionale. L’accordo strategico tra Apofruit e Terremerse affonda le sue radici proprio nel “fare insieme”. Nell’ottica di una intesa che salvaguarda l’identità attuale dei due gruppi, il patto tra Apofruit e Terremerse, mette “ a valore” in modo specifico i settori dell’ortofrutta e delle agroforniture. Non una fusione di imprese, dunque, ma una integrazione a rete che permetterà di sviluppare le rispettive competenze, di ridurre i costi, di meglio posizionarsi nel mercato per poter creare valore a favore dei rispettivi soci Gli obiettivi dell’accordo mettono in fila almeno cinque punti rilevanti: la politica di marca, quale elemento di distintività dei prodotti verso i consumatori e i clienti; la segmentazione dell’offerta per posizionare al meglio il prodotto nel canale commerciale di riferimento; l’innovazione varietale, elemento chiave per offrire al consumatore un prodotto di qualità più elevata; il biologico come scelta strategica; lo sviluppo dell’export, in particolare verso i nuovi mercati asiatici e i paesi del golfo persico. «Apofruit, negli ultimi anni – dichiara il Direttore Generale di Apofruit Renzo Piraccini – è cresciuta incorporando altre imprese cooperative, razionalizzando i processi produttivi e commerciali. Ora quella fase è finita. Attualmente ci proponiamo di crescere promuovendo la creazione di una rete di imprese specializzate ed efficienti, ognuna autonoma nella propria gestione, che si riconoscano in un progetto commerciale e gestionale condiviso. L’accordo con Terremerse va in questa direzione». Gli fa eco l’Amministratore Delegato di Terremerse Gilberto Minguzzi: «“Territori e mercati in rete” è scritto nel logo della nostra cooperativa: lì dichiariamo la missione che affidiamo alla nostra identità! Solo mettendoci in rete possiamo superare i limiti di ogni singola impresa, per forte che sia, per dare vita ad un nuovo soggetto capace di aprirsi alle dimensioni globali del mercato per coglierne le opportunità. Abbiamo fatto questo in tutti i settori in cui operiamo. L’accordo con Apofruit porterà slancio e innovazione nel comparto dell’ortofrutta». Per quanto riguarda il settore dell’ortofrutta l’accordo tra le due aziende prevede, nello specifico: • adesione di Terremerse a Mediterraneo Group, la società consortile che vede come capofila Apofruit, per la realizzazione di sinergie commerciali sull’export e sui prodotti a marchio; • acquisti centralizzati dei materiali di confezionamento e dei servizi connessi (trasporti, ecc..); • adozione di un modello comune di gestione dei magazzini, uniformando i sistemi informatici e il controllo dei costi; • per i produttori soci, per quanto riguarda il kiwi e i prodotti biologici, le modalità di conferimento e campionatura, i tempi di acconto e le liquidazioni saranno le stesse. • per tutte le altre produzioni, compresi i prodotti ad uso industriale, le procedure gestionali verranno gradualmente armonizzate; • ogni cooperativa manterrà il rapporto nei confronti dei propri soci, anche se le procedure di conferimento, acconto e pagamento verranno gradualmente armonizzate; • accesso per i soci di Terremerse alle novità vegetali, a diffusione regolamentata, che vedono Apofruit come partner distributore. • apertura di un centro di ritiro per i soci Apofruit dell’area, nello stabilimento Terremerse di Faenza; • armonizzazione dei programmi operativi delle rispettive Organizzazioni di Produttori di riferimento : Apofruit e Pempacorer. Dal 2015 si ipotizza di costituire una AOP tra le due OP di riferimento, aperta all’adesione anche di altre OP del settore che vogliano integrarsi commercialmente. Per quanto concerne le agroforniture il partner strategico per Apofruit e i propri soci sarà Terremerse. Tra le due cooperative verranno sviluppate una serie di azioni finalizzate a migliorare l’efficienza e la competitività delle aziende agricole dei produttori associati e in particolare : • armonizzazione delle linee tecniche di difesa • condivisione dell’impiantistica per frutticoltura e orticoltura al servizio delle aziende agricole associate • sinergie nell’area vivaistica • condivisione del know-how e dell’attività di ricerca e sviluppo • pagamento delle agroforniture in conto conferimento.

venerdì 15 novembre 2013

COLDIRETTI: RECORD DI ESPORTAZIONI PER L’AGROALIMENTARE ITALIANO

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Superati i 34 mld di euro di valore dell’export per il settore. Vino e ortofrutta al top, crescono anche pasta, olio e salumi. La produzione di cibo di qualità bandiera del “made in Italy”. E arrivano investimenti stranieri nei campi italiani.

Il successo del Made in Italy agroalimentare all’estero spinge anche investimenti da parte di stranieri nei nostri campi. Nel 2013 infatti l’Italia ha fatto segnare il record nel valore delle esportazioni agroalimentari a 34 miliardi di euro per effetto del’aumento del 7 per cento delle esportazioni, secondo i dati Istat relativi ai primi sette mesi dell’anno. Tra i principali settori del Made in Italy alimentare, il prodotto piu’ esportato è il vino che nel 2013 fa segnare il record storico con un valore delle vendite che raggiunge per la prima volta i 5 miliardi di euro per effetto di un aumento del 9 percento degli acquisti oltre confine. I 2/3 del fatturato realizzato all’estero si ottiene con l’esportazione di prodotti agroalimentari verso i paesi dell’Unione Europea che aumentano del 6 per cento, ma il Made in Italy va forte anche nelle Americhe con un aumento +7 per cento e nei mercati emergenti come quelli asiatici dove si è avuto un incremento del 10 per cento, in Africa, in crescita del 15 per cento e in Oceania (+16 per cento). Tra i principali settori del Made in Italy dopo il vino si classifica l’ortofrutta fresca (+10 per cento). Aumenta però pure la pasta con un +4 per cento, ma anche l’olio d’oliva (+10 per cento), i salumi (+6 per cento) e i formaggi. Tra i vini a realizzare le migliori performance sono stati gli spumanti che mettono a segno un aumento in valore del 18 per cento togliendo anche spazi di mercato allo champagne. Per i vini italiani la maggioranza del fatturato all’estero viene realizzata sul mercato statunitense dove l’export in valore aumenta del 10 per cento mentre al secondo posto – continua la Coldiretti - si classifica la Germania che mette a segno un positivo aumento del 9 per cento. Un aumento del 10 per cento si registra anche in Russia e una crescita record (+23 per cento) anche in Australia. Un datosignificativo se si considera che lo stato oceanico è oggi il primo Paese esportatore di vino tra quelli extraeuropei e il quarto a livello mondiale dopo Francia, Italia e Spagna. Positivo anche il dato sui mercati asiatici, con una crescita complessiva del 3 per cento, con un apprezzabile aumento del 6 per cento in Cina che è il Paese con maggiore crescita dei consumi. Negli Stati Uniti - continua la Coldiretti - sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania insieme all’Amarone della Valpolicella ed al Collio mentre in Russia sono apprezzati Chianti, Barolo, Asti e Moscato d’Asti ed in Inghilterra Prosecco, Chianti, Barolo. Questi dati fanno si, che per una maggioranza assoluta del 54 per cento degli italiani la produzione di cibo è la piu’ importante dell’economia italiana seguita dalla moda (18 per cento) e a grande distanza dalle automobili (10 per cento) che nel tempo della crisihanno perso drasticamente la centralità del passato. E' quanto emerge da una analisi Coldiretti/IXE’ divulgata in occasione dell’Assemblea elettiva nazionale della principale organizzazione degli imprenditori agricoli. Un primato conquistato grazie alla leadership della produzione agroalimentare nazionale nel mondo dove è la piu’ apprezzata e la piu’ imitata. L’Italia è prima nel mondo in termini di sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sonorisultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Efsa. L'Italia è peraltro l'unico paese al mondo - continua la Coldiretti - a poter contare su un patrimonio di 4.698 specialità tradizionali alimentari tutte esclusivamente ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e realizzate con metodiche praticate sul tutto il territorio in modo omogeneo. Il modello agricolo italiano - ha sottolineato la Coldiretti - sulla leadership in Europa con 254 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48.269 operatori) e la maggiore biodiversità con 57.468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese e una volta e mezzo quello tedesco. Primati conquistati garantendo le produzioni agricole italiane libere da ogm di cui è vietata la coltivazione a garanzia della identità territoriale dei raccolti. L’Italia - ha continuato la Coldiretti - è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere, ma anche ilprincipale produttori di pasta e ortofrutta. Senza contare - conclude la Coldiretti - il record di longevità grazie alla dieta mediterranea, il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio.

sabato 28 settembre 2013

ORTOFRUTTA, DE GIROLAMO: SIAMO L’ITALIA, DOBBIAMO PUNTARE A FARE SQUADRA


Fonte: Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

“Macfrut e il comparto dell’ortofrutta rappresentano due eccellenze per il nostro Paese. Questa manifestazione è un momento importante per riflettere sui futuri scenari del settore. Non è più tempo di pensare al proprio orticello, noi siamo l’Italia e dobbiamo puntare a un’organizzazione comune. L’accordo siglato per aprire la strada alle esportazioni di pere e mele verso il mercato degli Stati Uniti dimostra che se siamo uniti vinciamo”.
Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, inaugurando il Macfrut 2013 a Cesena. "L’ accordo – ha aggiunto il Ministro – ci ha permesso di sbloccare l’esportazione di mele e di pere verso gli Stati Uniti d’America. Un simile mercato è per noi di importanza fondamentale ed è stato possibile aprire questo nuovo canale grazie al lavoro che è stato portato avanti dal Mipaaf con la collaborazione delle organizzazioni agricole e delle Regioni”.
“Siamo il Paese del gusto e della bellezza – ha aggiunto il Ministro – e il settore dell’ortofrutta ne è un esempio eclatante. Adesso abbiamo una grande occasione per costruire una nuova politica agricola nazionale. Abbiamo chiuso l’accordo sulla nuova Pac e, nel periodo 2014-2020, verranno destinati all’Italia 52 miliardi di euro. Il testo di riforma su cui, dopo un lungo negoziato, è stata trovata l’intesa tra i Paesi è stato migliorato rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea. Con il Presidente Paolo De Castro abbiamo avuto un’ottima collaborazione e siamo riusciti a fare squadra anche insieme alle organizzazioni agricole, alle Regioni e al Parlamento. Ora dovremo continuare a farlo anche nell’applicazione della riforma con la consapevolezza di dover utilizzare queste risorse nel migliore dei modi”.
“Il contesto di Macfrut – ha sottolineato il Ministro – mi permette di fare un’ulteriore riflessione: una questione come l’aggregazione è fondamentale per affrontare il mercato dell’ortofrutta. Abbiamo tanti esempi importanti di aggregazione e non possiamo accettare che, su questo aspetto, ci siano penalizzazioni nei confronti di quei Paesi che ne fanno un punto di forza. A Bruxelles sono stata molto chiara e ho detto che su ciò non faremo passi indietro”.
“Quella sull’Iva – ha spiegato infine il Ministro – non è una battaglia per il Governo ma per tutti gli italiani. Bisogna evitare un aumento dell’imposta perché, soprattutto in una fase come questa, non dobbiamo reprimere i consumi. Servono, invece, decisioni politiche che rilancino la crescita e lo sviluppo”.

www.politicheagricole.it

venerdì 16 novembre 2012

PROMOZIONE UE, CATANIA: APPROVATI 2 PROGETTI ITALIANI PER INVESTIMENTI COMPLESSIVI SUPERIORI A 6 MILIONI DI EURO

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“La promozione dell’agroalimentare italiano è fondamentale per consentire al settore di esprimere tutte le sue potenzialità. Ecco perché l’approvazione di questi due programmi è un risultato importante per tutto il comparto. Ora sta alle istituzioni e agli operatori italiani massimizzare i risultati che si possono ottenere con queste risorse”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, commenta l’approvazione da parte della Commissione Europea di due programmi di promozione, che rientrano nell’ambito del Regolamento comunitario relativo alle ‘Azioni di informazione e di promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno e nei mercati dei Paesi Terzi’ (Regolamento CE del Consiglio 3/2008). I programmi approvati, anche a seguito della procedura nazionale di selezione svolta dal Mipaaf, riguardano il settore ortofrutticolo e quello vitivinicolo e gli investimenti complessivi ammontano a 6,3 milioni di euro, di cui 3,15 milioni di euro di co-finanziamento comunitario. Il programma per il settore ortofrutticolo avrà durata di tre anni e sarà gestito dal Centro Servizi Ortofrutticoli (CSO) sui mercati di Germania, Danimarca, Regno Unito, Svezia, Polonia e Italia. Il programma per il settore vitivinicolo - proposto dal raggruppamento Enoteca Regionale Emilia Romagna, Consorzio dei produttori di Vino Greco, Camera Regionale della Vite e del Vino di Plovdiv Trakia - è anch’esso della durata di tre anni ed è un programma ‘multi-Stato’: l’Italia, insieme a Grecia e Bulgaria, saranno impegnate nella promozione dei propri vini. I mercati interessati saranno quelli di Italia, Germania e Regno Unito. All’interno del programma di promozione del settore vitivinicolo sono previste anche iniziative di sensibilizzazione finalizzate a promuovere un consumo responsabile, soprattutto tra i giovani.

giovedì 27 settembre 2012

CRISI: UNA FAMIGLIA SU TRE “TAGLIA” LA SPESA ED ELIMINA FRUTTA E VERDURA DAL MENÙ. SULLA TAVOLA 9 CHILI IN MENO IN UN ANNO

Fonte: Confagricoltura

Cesena, 27 settembre 2012 - Fa bene alla salute, è varia, colorata, di qualità. Eppure con la crisi gli italiani hanno deciso di “tagliare” proprio l’ortofrutta. Nell’ultimo anno una famiglia su tre ha alleggerito il carrello alimentare e, di questi, il 41,4 per cento ha ammesso di aver ridotto gli acquisti di frutta e verdura. Colpa dei prezzi al consumo troppo variabili, dell’educazione a una sana alimentazione non ancora radicata, della minore capacità di spesa che induce a considerare la frutta un “lusso” e a comprare cibi dal basso costo ma dall’elevato contenuto calorico. E’ quanto emerge da un’analisi di Confagricoltura, Cia-Confederazione italiana agricoltori, Fedagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital, presentata in occasione di Macfrut 2012 a Cesena Fiere. Così, nel 2011, ogni famiglia ha acquistato 5 chili in meno di frutta, 3 chili in meno di verdura e 1 chilo in meno di ortaggi surgelati, portando a un calo complessivo dei quantitativi del 2,6 per cento tendenziale, per un totale di 8,3 milioni di tonnellate - spiegano le organizzazioni. In realtà, però, la crisi dei consumi di ortofrutta parte da più lontano: in undici anni, infatti, gli acquisti sono diminuiti del 23 per cento, passando dai 450 chili a famiglia del 2000 ai 347 chili del 2011. Vuol dire che in poco più di un decennio si sono persi per strada oltre 100 chili per nucleo familiare, con conseguenze dirette sulla dieta degli italiani e soprattutto sui redditi dei produttori. Oggi infatti la spesa annua per l’ortofrutta si attesta mediamente sopra i 13 miliardi e i prezzi al consumo, anche con i consumi in discesa, aumentano invece di diminuire (rispettivamente +5,8% la frutta e +4,8% i vegetali freschi in termini tendenziali ad agosto, ultimo dato disponibile), con il risultato che gli agricoltori non ne traggono alcun vantaggio. È evidente che oggi il settore ha bisogno di un vero piano di ristrutturazione che si fondi su una visione strategica. L’ortofrutticoltura - ricordano le cinque organizzazioni - rappresenta circa un terzo dell’intera Plv agricola del Paese e, con una produzione di circa 35 milioni di tonnellate l’anno, l’Italia si contende con la Spagna l’appellativo di “orto d’Europa”. Eppure, nonostante il rilievo quali-quantitativo a livello internazionale, il comparto mostra i segni di una strutturale perdita di competitività, che si evidenzia nell’incapacità di intercettare la domanda proveniente dai nuovi bacini di consumo. Oggi l’export di frutta e verdura, compresa l’ortofrutta trasformata, vale 6,7 miliardi di euro l’anno, ma considerato che entro i confini nazionali si consuma meno del 25 per cento di quel che si produce, è evidente che bisogna orientarsi verso un forte incremento della capacità di esportazione. Tanto più che la domanda mondiale, sostenuta proprio dai paesi Bric, è passata da 70 a 170 miliardi di dollari in pochi anni. Per farlo, però, occorre agire sulla frammentazione di tutte le componenti della filiera, sulla forte polverizzazione dei soggetti e sulla mancanza di innovazione. Insomma, per aggredire i nuovi mercati ed evitare la chiusura delle aziende non basta più essere primi nelle produzioni, occorre essere competitivi – sottolineano Confagricoltura, Cia, Fedagri, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital -. Ecco perché adesso è diventato improrogabile fare sistema: puntare a una maggiore aggregazione dell’offerta ortofrutticola; intervenire sulle dimensioni d’impresa per un processo di riorganizzazione a tutti i livelli; promuovere coerenti e rinnovate politiche nazionali ed europee, ad esempio adeguando gli strumenti assicurativi per rispondere a eventuali problematiche climatiche e fitopatologiche o a forti ribassi dei prezzi; guidare i processi di internazionalizzazione che aiutino le imprese a varcare i confini e valorizzino la qualità e la salubrità del “made in Italy” ortofrutticolo. Non va dimenticato, infatti, che non soltanto frutta e verdura italiane sono sinonimo d’eccellenza (basti pensare che, secondo i dati Istat sui prodotti a denominazione, proprio il settore ‘ortofrutta e cereali’ conta il maggior numero di certificazioni, con 32 Dop e 62 Igp), ma sono totalmente sicure. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, infatti, ben il 99,7 per cento dei campioni ortofrutticoli sottoposti ai controlli sulla sicurezza alimentare sono risultati assolutamente in regola. E poi bisogna lavorare sulla domanda interna, cercando di recuperare quel calo dei consumi di ortofrutta ampliato dalla crisi economica. D’altra parte, non è solo questione di prezzi al consumo, ma ha molto a che vedere anche con le cattive abitudini alimentari dei più giovani. La riduzione dei consumi, infatti, riguarda soprattutto le nuove generazioni, con il 22 per cento dei genitori che dichiara che i propri figli non mangiano frutta e verdura quotidianamente. E’ necessario frenare il progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di “junk food” da parte dei più piccoli e investire di più su una cultura alimentare che privilegi l’ortofrutta in un’ottica di prevenzione e tutela della salute. D’altronde, già oggi i costi sociali di obesità e sedentarietà toccano, in Italia, i 65 miliardi di euro all’anno: lo 0,38 per cento del Pil. Non solo. Ormai nel Paese circa il 12 per cento dei bambini è obeso e nella fascia d’età tra i 6 e gli 11 anni ben uno su tre è in sovrappeso. Per tutti questi motivi - concludono le cinque organizzazioni - diventa chiaro che oggi occorre incoraggiare, sostenere e promuovere un’alimentazione sana e corretta, con campagne ad hoc di informazione ed educazione, come “frutta nelle scuole”, estendendo il modello anche alle famiglie e puntando sull’appeal di quegli ortofrutticoli che già oggi regnano incontrastati sulle tavole degli italiani. Ovvero la mela (825.000 tonnellate vendute) e l’arancia (605.000), la patata (722.000 tonnellate) e il pomodoro (575.000).

martedì 17 aprile 2012

FRUITIMPRESE EMILIA ROMAGNA: “SULLE AGGREGAZIONI IL MINISTRO CATANIA APRE A NUOVE FORMULE”

Fonte: Fruitimprese

All’indomani dell’incontro in Regione col ministro Catania sui nuovi strumenti che il Settore Ortofrutta deve cercare per dare stabilità ai redditi delle imprese, il Presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, Giancarlo Minguzzi, ha scritto alle imprese associate esprimendo apprezzamento per l’iniziativa dell’assessore Tiberio Rabboni che ha presentato il progetto dell’Organizzazione interprofessionale della pera condiviso da tutti gli operatori privati e cooperativi della filiera. E inoltre una piattaforma in 5 punti che fa perno non solo sugli Organismi interprofessionali ma anche sulle assicurazioni sul reddito e sui fondi mutualistici da attivare nel caso di annate negative; sulla più efficiente modalità di gestione delle crisi a livello europeo, sulla creazione di fondi autofinanziati per destinare una quota della produzione ordinaria all’avviamento di nuovi mercati. E sulla ‘buona applicazione’ dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni, per maggiore trasparenza e correttezza nei rapporti con la Gdo.
“Mi preme anche sottolineare – aggiunge Minguzzi - l’intervento del Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania che, con rara chiarezza espositiva ed incisività, ha evidenziato le priorità da affrontare. In primo luogo, ha rilevato che l’agricoltura è penalizzata, tra le altre cose, da un preoccupante calo di consumi, alla cui determinazione potrebbe non essere estranea la scarsa efficienza con cui la Gdo gestisce i prodotti ortofrutticoli. Va vista positivamente pertanto l’annunciata apertura di un tavolo di confronto con la Gdo per effettuare le opportune verifiche ed eventualmente trovare correttivi, così come si è già fatto con l’art. 62 del decreto liberalizzazioni che ha introdotto termini di pagamento precisi nei contratti relativi ai prodotti alimentari e ha vietato pratiche commerciali inique. La seconda priorità è quella dell’aggregazione dell’offerta. Una partita, questa, secondo le parole del Ministro, che deve essere affrontata “senza steccati ideologici e senza formule precostituite con le quali in passato spesso ci si è incartati. I processi per l’aggregazione possono essere molteplici. Non è detto che debbano passare solo attraverso le O.P. o la cooperazione. Vi possono essere forme associative nuove”.
“In queste parole intelligenti, di un tecnico che conosce profondamente il settore ortofrutticolo – conclude Minguzzi - vedo per la prima volta, in modo esplicito, il riconoscimento del rilevante ruolo che gli Operatori privati hanno nel comparto ortofrutticolo ed anche il risultato del lavoro brillante svolto dal Presidente Peviani alla guida di Fruitimprese”.

Ortofrutta, Rabboni: "più redditività se si programmano produzione e commercializzazione.

FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA

Puntiamo sull'interprofessione." Catania: "le aziende agricole devono fare un salto di qualità in questa direzione. " A Bologna un convegno sulla crisi del settore. Cinque proposte della Regione per il rilancio del settore.

Bologna - Per migliorare e stabilizzare la redditività del comparto ortofrutticolo occorre programmare produzione e commercializzazione, puntando sulle organizzazioni interprofessionali, ovvero quegli organismi in cui vengono condivise le regole di funzionamento dell’intera filiera. Secondo l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni è questa la prima cosa da fare per contrastare la crisi dell’ortofrutta, una crisi che troppo spesso finisce con il trascinare il prezzo all’origine sotto il costo di produzione e che è dovuta essenzialmente a un eccessivo squilibrio tra un’offerta troppo parcellizzata e una domanda organizzata in pochi grandi gruppi d’acquisto. “A livello regionale e interregionale stiamo procedendo con determinazione – ha spiegato Rabboni oggi a Bologna nel corso di un affollato convegno promosso dalla Regione, ricordando l’organismo interprofessionale del pomodoro da industria del nord Italia nato alla fine del 2011 e l’ormai prossima nascita dell’ interprofessione regionale per le pere, prodotto di cui l’Emilia-Romagna è il principale produttore nazionale. “Il tema - ha però sottolineato - va rilanciato per tutto il comparto, soprattutto a livello nazionale e per questo proponiamo al Ministero di condividere con le Regioni una strategia fondata su regole elastiche che tengano conto delle diverse realtà territoriali, di favorire le aggregazioni che nascono dal basso e di fare di questi organismi gli interlocutori principali delle politiche pubbliche, sia per quanto riguarda il PSR che la futura OCM unica”.
Anche per il ministro delle politiche agricole Mario Catania, che ha concluso i lavori del convegno, è fondamentale che le produzioni si rapportino al mercato in modo unitario e organizzato. ”Sull’interprofessione in Emilia-Romagna si stanno facendo cose importanti – ha detto –ma non ci possiamo fermare qui. Vanno trovate modalità per rafforzare questi strumenti anche a livello nazionale. Se non riusciamo a fare in modo che le imprese facciano un salto di qualità in questa direzione ogni altro provvedimento a favore del settore sarà solo un palliativo.”
L’Italia e l’Emilia-Romagna sono ai vertici della produzione di ortofrutta in Europa. Tuttavia il comparto sta facendo i conti ormai da diversi anni con una situazione di forte difficoltà e con ricorrenti crisi di mercato. Secondo i dati dell’ultimo censimento, dal 2000 al 2010 le aziende frutticole emiliano-romagnole sono calate del 40,20% e quelle orticole del 38,50%. Il comparto ortofrutticolo contribuisce complessivamente per il 29% alla formazione del valore della produzione agricola regionale. Particolarmente negativo il dato del 2011 che ha fatto registrare, per la prima volta nel decennio, una plv (produzione lorda vendibile) di settore inferiore al miliardo di euro, ovvero circa 981 milioni. La crisi ha interessato, in particolare, pesche e nettarine che sono state liquidate con prezzi attorno a 20-25 centesimi di euro al kg, valore largamente inferiore ai costi di produzione sostenuti dalle imprese agricole.

Le cinque proposte della Regione Emilia-Romagna contro la crisi dell’ortofrutta
Non solo organismi interprofessionali. Secondo Rabboni accanto a questo strumento, che pure resta il più importante, per superare le difficoltà del comparto servono anche altri provvedimenti. Si va dalle assicurazioni sul reddito e dai fondi mutualistici, da attivare nel caso di annate negative, a più efficienti modalità di gestione delle crisi a livello europeo, alla creazione di fondi autofinanziati per destinare una quota della produzione ordinaria all’avviamento di nuovi mercati. Il quinto strumento di stabilizzazione è per Rabboni “una buona applicazione dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni, voluto con lungimiranza dal ministro Catania”, che introduce l’obbligo di contratti scritti nei contratti di fornitura e tempi massimi di pagamento. “E’ un provvedimento che non costa nulla alle casse dello Stato – ha spiegato Rabboni – ma che può valere per le aziende agricole un incremento di 250 milioni di euro della liquidità ed oltre 30 milioni di minori costi sulle anticipazioni bancarie”. Al convegno, oltre ai rappresentanti dei principali organismi e associazioni di settore è intervenuto anche il presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo de Castro e il coordinatore degli assessori regionali all’agricoltura Dario Stefano.

lunedì 16 aprile 2012

ORTOFRUTTA, GIARDINA (CONFAGRICOLTURA): “AGGREGAZIONE, LOGISTICA E INNOVAZIONE PER RILANCIARE IL COMPARTO”

Fonte: Confagricoltura

“Il settore ortofrutticolo, di fondamentale importanza per l’economia agricola del Paese, sta attraversando un momento di estrema difficoltà: prodotto in eccesso, prezzi in calo vertiginoso, consumi in diminuzione, oltre alla crisi generalizzata, hanno ridotto la competitività del comparto, che ora ha bisogno di misure urgenti che ne sostengano la ripresa.” Lo ha detto il vicepresidente di Confagricoltura Salvatore Giardina al convegno organizzato dalla Regione Emilia Romagna “Ortofrutta, nuovi strumenti per la stabilità del settore”, a cui è intervenuto il ministro per le Politiche agricole Mario Catania.

Per rilanciare il comparto occorre, a parere del vicepresidente di Confagricoltura, agire in diverse direzioni, a cominciare dall’organizzazione e aggregazione dei produttori, incrementando il tasso di adesione degli agricoltori al sistema delle OP, rivedendo il funzionamento di quelle oggi attive e rilanciando il ruolo dell’organismo interprofessionale attraverso i comitati di prodotto.

C’è poi il problema della logistica, che influenza tutte le componenti della filiera, le cui inefficienze vengono scaricate sulla produzione. “Bisogna rilanciare il trasporto su rotaia, in alternativa a quello su gomma – ha sottolineato Giardina - ma soprattutto intensificare le ‘autostrade del mare’ visto che siamo una penisola e che la maggior parte delle produzioni sono al Sud.”

Ci sono poi l’innovazione e la ricerca, fondamentali per un settore come quello ortofrutticolo per cui l’Italia è classificata tra i principali produttori ed esportatori del mondo. Primati che non possono essere dati per acquisiti, vista la crescente concorrenza dei Paesi emergenti, capaci di produrre a prezzi più bassi dei nostri.

Giardina si è quindi soffermato sulla questione dei rapporti con la GDO dove è necessario un sistema di regolazione delle relazioni in grado di mettere ordine e fare chiarezza fra domanda e offerta attraverso un sistema di certificazione europea, la standardizzazione degli imballaggi, la razionalizzazione della logistica sul mercato interno, contratti a prezzo bloccato.

“Un passo avanti in questa direzione, a favore delle aziende ortofrutticole – ha detto il vicepresidente di Confagricoltura – è stato fatto con l’articolo 62 del Dl liberalizzazioni, che prevede l’obbligo di contrattazione scritta e la riduzione dei termini di pagamento.”

Il vicepresidente ha apprezzato le proposte dell’assessore Rabboni che riguardano l’introduzione di un codice condiviso di regole per l’immissione del prodotto sul mercato; di un fondo autofinanziato dalle strutture organizzate per il ritiro dai mercati più consolidati di una quota di prodotto da destinare alla promozione nei nuovi; la sperimentazione su larga scala di un sistema di fondi mutualistici per la garanzia di un reddito medio, anche in caso di crisi di mercato e altre avversità. “ Sono proposte molto interessanti – ha detto Giardina – ma che vanno inquadrate nel contesto generale della riforma Pac, che riserva al settore importanti novità. Dalla questione dei pagamenti diretti, a quella della promozione dell’aggregazione di prodotto e dell’interprofessione, fino al delicato aspetto degli interventi comunitari per la stabilizzazione del reddito.”

ALL’ASSEMBLEA DI CSO SI PARLA DEL FUTURO DELL’ORTOFRUTTA


Fonte: Cso - Centro Servizi Ortofrutticoli

(Ferrara 16 aprile 2012) Si è colta l’occasione dell’Assemblea Sociale di CSO per mettere in evidenza le novità del Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara e il ruolo di struttura tecnica di riferimento per l’ortofrutta regionale e non solo.

Il Presidente Paolo Bruni, nella relazione introduttiva ha evidenziato i punti chiave sui quali focalizzare l’attenzione per trovare sbocchi alla crisi ed ha messo in risalto, in questo momento particolare, la funzionalità operativa di uno strumento unico in Italia come CSO che associa oltre 65 aziende del settore ortofrutticolo, dalla produzione alla trasformazione, alle tecnologie, al packaging.

“ Il quadro della situazione ortofrutticola non è molto confortante – dichiara Paolo Bruni, Presidente di CSO e Cogeca – siamo di fronte ad una delle annate peggiori in termini di quotazioni per prodotti come pere e kiwi che fino all’anno scorso non erano mai andati sotto una certa soglia di prezzo.

C’è un calo sensibile e preoccupante degli acquisti di ortofrutta delle famiglie italiane ( 100 kg in meno a famiglia rispetto a 10 anni fa), siamo tuttavia i primi produttori al mondo e questa posizione va conservata e consolidata. Occorre lavorare – sottolinea Bruni – per far sì che i nostri prodotti trovino sbocchi su nuovi mercati attraverso un’ azione coordinata dei Ministeri europei per l’apertura delle barriere ed attraverso l’attività di internazionalizzazione volta a promuovere
il Made in Italy nel mondo ed il CSO può essere in questo ambito un valido supporto di coordinamento operativo.

E’ importantissimo, inoltre – continua Bruni – fare promozione sui prodotti ortofrutticoli, sia sul mercato interno che sui Paesi Terzi e la Comunità sta lavorando in questo senso mettendo a disposizione fondi aggiuntivi per la promozione. E’ la strada giusta e ritengo che vada perseguita e coordinata a livello nazionale. Sul fronte della programmazione delle produzioni, altro elemento determinante per poter prevenire le gravi crisi di che periodicamente colpiscono l’Europa, occorre un’azione concordata tra Ministeri europei ed è molto importante individuare tecnicamente un supporto operativo per il rilevamento dati, una competenza che dalla sua nascita è stata sviluppata in CSO.

Ci troviamo di fronte – conclude Bruni- a scelte di indirizzo e di strategia molto importanti per il futuro del settore e ritengo che sia motivo d’orgoglio per tutti i nostri soci vedere che, in questo momento, si dispone di uno strumento come il CSO in grado di poter far fronte alle necessità tecniche del settore”

L’Assessore all’Agricoltura della Provincia di Ferrara Stefano Calderoni presente all’Assemblea di CSO, rimarca l’importanza e la utilità del Centro Servizi , non solo a livello nazionale ma anche a livello locale.

“ Il CSO – dichiara l’Assessore Calderoni è riuscito a mettere insieme tanti segmenti della filiera produttiva e ritengo che interpreti appieno quello che oggi, a mio parere, è determinante per crescere: cooperare localmente e competere internazionalmente”.

mercoledì 15 febbraio 2012

MALTEMPO, CONFAGRICOLTURA: “LE QUOTAZIONI DEI KIWI -13%, QUELLE DELLE PERE -43,3% MENTRE AL CONSUMO L’ORTOFRUTTA RINCARA”.

Fonte: Confagricoltura

DOMANI L’INCONTRO CON “MISTER PREZZI”

“Non è giustificabile l’aumento dei prezzi al consumo dei prodotti agricoli, frutta e verdura in testa. Dopo la logistica in panne, le vendite ferme, i costi di smaltimento dei prodotti deperibili rimasti nei depositi e le gelate eccezionali, si è aperto anche il fronte dei rincari incontrollati di cui certo non beneficiano i produttori agricoli”. Lo ribadisce Confagricoltura alla vigilia dell’incontro in programma domani con “Mister Prezzi”.

Confagricoltura sottolinea che gli aumenti in campo, dove si rileva, è nell’ordine di pochi centesimi. “Si tratta solo di 2-4 centesimi per l’indivia, i finocchi, la lattuga e i cavolfiori, mentre per i peperoni o per il radicchio si arriva fino ai 10-12 centesimi. Invece, per la frutta è comunque il fermo totale, si registrano addirittura diminuzioni che vanno, dal quasi - 13% nel caso dei kiwi alla punta del - 43,3% per le pere. A questo punto – sottolinea Confagricoltura, - è francamente ovvio che i rincari al consumo sono frutto di fattori speculativi esterni alle aziende agricole, non certo dell’aumento dei prezzi all’origine”.

“Gli imprenditori agricoli - conclude l’Organizzazione presieduta da Mario Guidi - mostrano grande senso di responsabilità, nonostante la situazione particolarmente pesante, segnata dai forti aumenti dei costi di produzione e dal caro-gasolio”.

mercoledì 4 gennaio 2012

INFLAZIONE, CONFAGRICOLTURA: “IL PREZZO DEGLI ALIMENTARI FRESCHI SI RAFFREDDA MA LE IMPRESE AGRICOLE SUBISCONO LE CONSEGUENZE DEL CARO CARBURANTE”

Fonte: Confagricoltura

“A dicembre, nonostante le feste natalizie, i prezzi al consumo dei prodotti alimentari si sono fermati, ed in particolare quelli degli alimentari freschi, come l’ortofrutta e le carni, sono calati dello 0,2% rispetto al mese precedente”. Lo sottolinea Confagricoltura evidenziando i dati provvisori sull’inflazione a dicembre diffusi oggi dall’Istat.

E’ un dato importante – prosegue Confagricoltura – che conferma il contributo anti-inflattivo del settore che ha registrato a dicembre cali importanti per i prezzi della frutta fresca (-2,4%).

“Non dimentichiamo – osserva Confagricoltura - che gli agricoltori sono anche consumatori e subiscono i contraccolpi degli aumenti dei mezzi di produzione, come i prodotti energetici che registrano un forte incremento tendenziale (+11,3% nel 2011 rispetto al 2010; i prodotti alimentari sono aumentati nello stesso periodo solo del 2,4%)”.

Per le imprese agricole - ricorda Confagricoltura - solo a partire da ottobre c’è stato un parziale recupero di redditività, dopo un lungo periodo di riduzioni generalizzate dei prezzi all’origine di frutta e verdura. Resta la forbice tra prezzi all’origine e prezzi finali.

“Ad aggravare la situazione degli agricoltori già di per sé difficile - conclude Confagricoltura – c’è l’imposizione fiscale sui fabbricati rurali, il cui reddito era già ricompreso in quello dei terreni, che in pratica diventa una duplicazione d’imposta”.