Fonte: Confagricoltura Ferrara
AGRINSIEME FERRARA: NON AUMENTATE L’IMU DEI TERRENI AGRICOLI
LE AZIENDE SONO AL COLLASSO!
Non aumentate la aliquote Imu dei terreni agricoli! E’ questo l’appello che Agrinsieme Ferrara lancia alle amministrazioni comunali della provincia di Ferrara, dopo che alcune di loro, per riequilibrare bilanci deficitari, hanno annunciato aumenti ad Imu e Tasi che graverebbero pesantemente sulle già precarie condizioni della aziende del settore. In particolare il Comune di Ferrara nei giorni scorsi ha annunciato l’aumento dallo 0,9% all’1,02% dell’aliquota base Imu, che qualora venisse applicata anche ai terreni agricoli, come pare essere nelle intenzioni dell’amministrazione, si tradurrebbe in un aumento addirittura del 13,33%. “La materia fiscale – afferma il coordinatore di Agrinsieme Ferrara Pier Carlo Scaramagli – è stata oggetto di recenti ed innumerevoli modifiche che non hanno tenuto in nessun conto le peculiarità del settore agricolo, la cui componente immobiliare, costituita da terreni e fabbricati agricoli, incide fortemente nel processo produttivo delle imprese. E’ fondamentale non incrementare ulteriormente la pressione fiscale per le aziende agricole, anche considerando che quello agricolo è stato fino ad oggi forse l’unico settore che seppur con notevoli difficoltà, ha retto meglio di altri l’impatto della crisi economica degli ultimi anni in termini occupazionali (ed è ben conosciuto quanto l’occupazione nel settore agricolo rappresenti una quota importante del mercato del lavoro del nostro territorio) perché un inasprimento della tassazione renderebbe impossibile la sopravvivenza economica di molte imprese. Le aziende agricole ferraresi sono oggi messe a dura prova dal continuo aumento dei costi di produzione – prosegue il coordinatore di Agrinsieme Ferrara - dalle disparità di valore nelle filiere, dalle quotazioni all’origine non remunerative e sono fortemente penalizzate dalla burocrazia. Sappiamo perfettamente che il fisco sui terreni quest’anno sarà più pesante, per effetto della rivalutazione della base imponibile dei terreni ai fini delle imposte dirette che è del 15% per il 2014 (oggetto dell’attuale dichiarazione dei redditi) e del 30% per il 2015 (5% per il 2014 e 10% per il 2015 per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali), incrementi che vanno a sommarsi all’usuale rivalutazione prevista dall’art. 50 della legge 662/96, che è dell’80% per il reddito dominicale e del 70% per il reddito agrario. Non bastasse, il commissario alla spending review ha presentato nei giorni scorsi a Palazzo Chigi un dossier con tagli previsti in tutti i settori, ma quello maggiormente colpito sarà il comparto agricolo, dal quale lo Stato pare voler recuperare 331 milioni nel 2016 e 472 milioni nel 2017 agendo su fattori come, ad esempio, la revisione dell’accisa sul gasolio agricolo, la cancellazione degli sconti sui trasferimenti di terreni a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, maggiori tassazioni in capo agli agriturismi. In un contesto che si presenta quanto mai fosco, non sarebbe sopportabile anche un aumento dell’Imu. Il settore agricolo non si è mai sottratto ai propri obblighi anzi, si è accollato la propria grossa fetta di sacrifici, ma l’Imu per il settore continua ad essere una tassa iniqua ed estremamente penalizzante per tutte le aziende agricole. Le amministrazioni locali si facciano interpreti della giusta attenzione al comparto dell’agricoltura – conclude Scaramagli - che rappresenta una voce ed una realtà strategica non solo dal punto di vista economico ed occupazionale, ma anche di presidaio del territorio”.
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venerdì 8 maggio 2015
lunedì 19 gennaio 2015
TUTTE LE NOVITÀ SUL FISCO AGRICOLO AL XIX CONVEGNO FISCALE DI CONFAGRICOLTURA: IMU SUI TERRENI MONTANI, STABILIZZAZIONE DELLA NORMA SULLE AGROENERGIE, CONTRATTI DI RETE TRA IMPRESE PER USUFRUIRE DI SGRAVI FISCALI E AGEVOLAZIONI”
Fonte: Confagricoltura
La brutta notizia per il fisco agricolo 2015 è sicuramente la nuova imposta IMU sui terreni montani con proroga in scadenza il 26 gennaio che tasserebbe per la prima volta nella storia, in base a parametri applicativi ancora tutti da definire - e mancano davvero pochissimi giorni - gli agricoltori nelle zone più svantaggiate. “Il rischio – ha lanciato l’allarme Nicola Caputo, responsabile tributario di Confagricoltura il 16 Dicembre a Cesena al XIX Convegno Fiscale di fronte a una platea di trecento agricoltori - è che il Governo per coprire l’ammanco di bilancio pari a 350 milioni di euro già utilizzati per la copertura del bonus Irpef di 80 euro, finisca col penalizzare gli agricoltori non coltivatori diretti (CD) o imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola (IAP) che comunque sono imprenditori agricoli a tutti gli effetti”. “Uno scenario da scongiurare – gli hanno fatto eco gli organizzatori del summit di Confagricoltura - e contro il quale ci batteremo fino all’ultimo per tutelare gli agricoltori proprio nelle aree più sensibili e fragili, soggette al dissesto idrogeologico e allo spopolamento”. “Tra i nodi chiave da risolvere quanto prima – ha osservato il fiscalista Gian Paolo Tosoni – c’è anche la stabilizzazione della norma sulle Agroenergie inserita nel DL Milleproroghe che ripropone, solo per l’anno in corso però, la tassazione del 25% dei ricavi dell’energia fatturata escludendo la tariffa incentivante”. Quindi la produzione di energia elettrica e termica da biogas e biomasse fino a 2.400 MWh/anno (pari a una potenza di 300 kW) e da fotovoltaico fino a 260 MWh/anno (per una potenza di 200 kWp) continueranno ad essere considerate reddito agrario. “Ora – hanno osservato i dirigenti di Confagricoltura - bisogna dare certezze ad un settore che solo nel biogas ha investito circa 4 miliardi di euro negli ultimi quattro anni, creando oltre 10mila posti di lavoro e supportare quegli imprenditori agricoli che, non lo dimentichiamo, hanno costruito impianti fotovoltaici nel 2008-2009 sostenendo costi più alti del doppio rispetto agli attuali”. Tra le novità fiscali in materia di Irap, la deducibilità integrale del costo del personale dipendente assunto a tempo indeterminato. Per quanto concerne invece la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni, la Legge di Stabilità 2015 consente nuovamente di affrancare il costo o valore di acquisto dei terreni (edificabili ed agricoli) o delle quote societarie possedute al primo gennaio 2015 che possono essere rivalutate entro il 30 giugno. Infine, ampio spazio del convegno è stato incentrato sulle opportunità offerte alle aziende che stipulano “contratti di rete”: accrescere la propria capacità innovativa e la competitività sul mercato nazionale ed estero; aumentare la propria produzione anche sui terreni di proprietà di altre aziende agricole; avvantaggiarsi delle semplificazioni introdotte sul piano lavoristico (assunzioni congiunte, distacco e codatorialità); dividere e diversificare rischi e responsabilità patrimoniali (fondo comune). Con le conclusioni di Claudio Canali, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini; Paolo Pasquali, presidente di Confagricoltura Ravenna e Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura Ferrara.
La brutta notizia per il fisco agricolo 2015 è sicuramente la nuova imposta IMU sui terreni montani con proroga in scadenza il 26 gennaio che tasserebbe per la prima volta nella storia, in base a parametri applicativi ancora tutti da definire - e mancano davvero pochissimi giorni - gli agricoltori nelle zone più svantaggiate. “Il rischio – ha lanciato l’allarme Nicola Caputo, responsabile tributario di Confagricoltura il 16 Dicembre a Cesena al XIX Convegno Fiscale di fronte a una platea di trecento agricoltori - è che il Governo per coprire l’ammanco di bilancio pari a 350 milioni di euro già utilizzati per la copertura del bonus Irpef di 80 euro, finisca col penalizzare gli agricoltori non coltivatori diretti (CD) o imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola (IAP) che comunque sono imprenditori agricoli a tutti gli effetti”. “Uno scenario da scongiurare – gli hanno fatto eco gli organizzatori del summit di Confagricoltura - e contro il quale ci batteremo fino all’ultimo per tutelare gli agricoltori proprio nelle aree più sensibili e fragili, soggette al dissesto idrogeologico e allo spopolamento”. “Tra i nodi chiave da risolvere quanto prima – ha osservato il fiscalista Gian Paolo Tosoni – c’è anche la stabilizzazione della norma sulle Agroenergie inserita nel DL Milleproroghe che ripropone, solo per l’anno in corso però, la tassazione del 25% dei ricavi dell’energia fatturata escludendo la tariffa incentivante”. Quindi la produzione di energia elettrica e termica da biogas e biomasse fino a 2.400 MWh/anno (pari a una potenza di 300 kW) e da fotovoltaico fino a 260 MWh/anno (per una potenza di 200 kWp) continueranno ad essere considerate reddito agrario. “Ora – hanno osservato i dirigenti di Confagricoltura - bisogna dare certezze ad un settore che solo nel biogas ha investito circa 4 miliardi di euro negli ultimi quattro anni, creando oltre 10mila posti di lavoro e supportare quegli imprenditori agricoli che, non lo dimentichiamo, hanno costruito impianti fotovoltaici nel 2008-2009 sostenendo costi più alti del doppio rispetto agli attuali”. Tra le novità fiscali in materia di Irap, la deducibilità integrale del costo del personale dipendente assunto a tempo indeterminato. Per quanto concerne invece la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni, la Legge di Stabilità 2015 consente nuovamente di affrancare il costo o valore di acquisto dei terreni (edificabili ed agricoli) o delle quote societarie possedute al primo gennaio 2015 che possono essere rivalutate entro il 30 giugno. Infine, ampio spazio del convegno è stato incentrato sulle opportunità offerte alle aziende che stipulano “contratti di rete”: accrescere la propria capacità innovativa e la competitività sul mercato nazionale ed estero; aumentare la propria produzione anche sui terreni di proprietà di altre aziende agricole; avvantaggiarsi delle semplificazioni introdotte sul piano lavoristico (assunzioni congiunte, distacco e codatorialità); dividere e diversificare rischi e responsabilità patrimoniali (fondo comune). Con le conclusioni di Claudio Canali, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini; Paolo Pasquali, presidente di Confagricoltura Ravenna e Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura Ferrara.
lunedì 12 gennaio 2015
IMU: DIMEZZATI IN EMILIA ROMAGNA COMUNI DI MONTAGNA CHE NON PAGANO
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
SE NON CAMBIANO PARAMENTRI ENTRO 26/01, AZIENDE AGRICOLE A RISCHIO
Saranno dimezzati in Emilia Romagna i Comuni esentati dal pagamento dell’Imu per le aziende agricole di montagna. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna ricordando che, se non cambieranno le norme, entro il 26 gennaio l’Imu agricola verrà applicata in ben 86 dei 180 Comuni che fino ad oggi sono stati esentati perché in zone montane. A far scattare il pagamento – informa Coldiretti Emilia Romagna – non è più la posizione dei terreni aziendali in montagna, ma l’altitudine in cui si trova il palazzo comunale: se è al di sotto dei 280 metri sul livello del mare, anche se il terreno è sopra i 500 metri, il titolare è chiamato a pagare. Una norma che Coldiretti ha più volte denunciato in quanto crea una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario, ma ricadenti all’interno di Comuni con i centri amministrativi su altitudini diverse. Per questo Coldiretti giudica positivamente l’ipotesi del Governo di modificare la norma riportando il parametro dei pagamenti alla classificazione dell’Istat dei comuni “montani” o “parzialmente montani”. In questi ultimi Coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali verrebbero esentati dall’Imu come avveniva in precedenza. In questo caso in Emilia Romagna vengono esentati dai pagamenti 59 comuni e l’imposta dell’Imu montana verrebbe applicata solo in 27 nuove amministrazioni comunali. Resta però il problema della scadenza del pagamento il 26 gennaio, una scadenza – sottolinea Coldiretti – troppo ravvicinata visto che mancano solo due settimane, considerando anche che per il 21 gennaio è anche atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento dell’Imu nelle zone montane adottata dallo stesso Tar il 23 dicembre scorso. Anche per questo motivo Coldiretti Emilia Romagna chiede che venga prorogato il termine per il pagamento in modo da mettere i contribuenti in grado di adempiere alle pratiche necessarie. Coldiretti Emilia Romagna auspica che si arrivi ad un provvedimento chiaro, che non penalizzi le aziende delle zone disagiate, per evitare un’altra fuga di imprenditori agricoli dalle nostre montagne, dove negli ultimi vent’anni hanno chiuso i battenti 36 mila aziende (–56%). Un ulteriore spopolamento – afferma Coldiretti – metterebbe a rischio la montagna, dove gli imprenditori agricoli sono le sentinelle del territorio e costituiscono un presidio per prevenire il dissesto idrogeologico. Un ruolo questo che svolgono anche gli imprenditori agricoli in pianura che con la loro attività mantengono il paesaggio e il territorio. Ruolo che è stato riconosciuto proprio con l’applicazione dell’Imu in pianura per cui il Governo ha ridotto il moltiplicatore della rendita da 110 a 75 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, riconoscendo il terreno come strumento di lavoro. Un riconoscimento che Coldiretti auspica possa avvenire anche nella prossima revisione del catasto dei terreni perché la tassazione tenga presente i profondi cambiamenti avvenuti in agricoltura dove la redditività dei terreni e fortemente diminuita.
SE NON CAMBIANO PARAMENTRI ENTRO 26/01, AZIENDE AGRICOLE A RISCHIO
Saranno dimezzati in Emilia Romagna i Comuni esentati dal pagamento dell’Imu per le aziende agricole di montagna. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna ricordando che, se non cambieranno le norme, entro il 26 gennaio l’Imu agricola verrà applicata in ben 86 dei 180 Comuni che fino ad oggi sono stati esentati perché in zone montane. A far scattare il pagamento – informa Coldiretti Emilia Romagna – non è più la posizione dei terreni aziendali in montagna, ma l’altitudine in cui si trova il palazzo comunale: se è al di sotto dei 280 metri sul livello del mare, anche se il terreno è sopra i 500 metri, il titolare è chiamato a pagare. Una norma che Coldiretti ha più volte denunciato in quanto crea una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario, ma ricadenti all’interno di Comuni con i centri amministrativi su altitudini diverse. Per questo Coldiretti giudica positivamente l’ipotesi del Governo di modificare la norma riportando il parametro dei pagamenti alla classificazione dell’Istat dei comuni “montani” o “parzialmente montani”. In questi ultimi Coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali verrebbero esentati dall’Imu come avveniva in precedenza. In questo caso in Emilia Romagna vengono esentati dai pagamenti 59 comuni e l’imposta dell’Imu montana verrebbe applicata solo in 27 nuove amministrazioni comunali. Resta però il problema della scadenza del pagamento il 26 gennaio, una scadenza – sottolinea Coldiretti – troppo ravvicinata visto che mancano solo due settimane, considerando anche che per il 21 gennaio è anche atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento dell’Imu nelle zone montane adottata dallo stesso Tar il 23 dicembre scorso. Anche per questo motivo Coldiretti Emilia Romagna chiede che venga prorogato il termine per il pagamento in modo da mettere i contribuenti in grado di adempiere alle pratiche necessarie. Coldiretti Emilia Romagna auspica che si arrivi ad un provvedimento chiaro, che non penalizzi le aziende delle zone disagiate, per evitare un’altra fuga di imprenditori agricoli dalle nostre montagne, dove negli ultimi vent’anni hanno chiuso i battenti 36 mila aziende (–56%). Un ulteriore spopolamento – afferma Coldiretti – metterebbe a rischio la montagna, dove gli imprenditori agricoli sono le sentinelle del territorio e costituiscono un presidio per prevenire il dissesto idrogeologico. Un ruolo questo che svolgono anche gli imprenditori agricoli in pianura che con la loro attività mantengono il paesaggio e il territorio. Ruolo che è stato riconosciuto proprio con l’applicazione dell’Imu in pianura per cui il Governo ha ridotto il moltiplicatore della rendita da 110 a 75 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, riconoscendo il terreno come strumento di lavoro. Un riconoscimento che Coldiretti auspica possa avvenire anche nella prossima revisione del catasto dei terreni perché la tassazione tenga presente i profondi cambiamenti avvenuti in agricoltura dove la redditività dei terreni e fortemente diminuita.
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ASSEMBLEA PENSIONATI COLDIRETTI, IMU TERRENI MONTAGNA METTE IN DIFFICOLTÀ ANZIANI GIÀ PENALIZZATI DA PENSIONI DI 500 EURO/MESE
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
GNUDI, CONFERMATO PRESIDENTE REGIONALE PENSIONATI COLDIRETTI
Aimone Gnudi, classe 1941, è stato riconfermato alla presidenza dell’associazione pensionati di Coldiretti Emilia Romagna, che con 48 mila associati è la maggiore organizzazione regionale di pensionati agricoli. Vice-presidenti sono stati eletti Cesare Garavini e Alberto Sartori. Imprenditore agricolo con azienda a indirizzo ortofrutticolo a Galliera, in provincia di Bologna, Gnudi è alla guida dei pensionati Coldiretti dal 2008. All’assemblea, Gnudi ha ricordato che “gli anziani in agricoltura sono ancora una risorsa viva e spesso attiva in azienda e sono anche impegnati nel presidio territoriale delle aree rurali dove sono spesso il motore di iniziative ed esperienze culturali e di solidarietà. Un ruolo questo – ha proseguito Gnudi – messo a dura prova in questo momento di crisi economica che gli anziani si trovano ad affrontare con pensioni non superiori a 500 euro al mese”. Il presidio del territorio che i pensionati del settore agricolo continuano a svolgere – rileva Coldiretti Emilia Romagna – è messo a rischio anche dall’ipotesi di applicazione dell’Imu sui terreni di montagna, dove la maggioranza delle aziende agricole vede impegnate ancora gli anziani. “Se entro il 26 gennaio non verrà cambiato il sistema di applicazione dell’Imu – ha detto Gnudi – ci troveremo di fronte a profonde disparità di applicazione della tassa che provocherà una fuga da collina e montagna, dove si sentono più forti i problemi dell’invecchiamento della popolazione, un fenomeno ormai globale che sta creando forti problemi di servizi agli anziani che interrogano tutto il mondo politico, sociale ed economico”. Nella sola Emilia Romagna – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – su oltre 4 milioni e 200 mila abitanti, gli anziani con più di 65 anni superano le 950 mila unità (22,6%). “Per questo – ha detto Gnudi – la società rurale, in cui il pensionato resta attivo fino in età avanzata e viene seguito a livello familiare anche quando non è più autosufficiente, dà un forte contributo a ridurre i problemi legati all’assistenza agli anziani. Per questo chiediamo ai pubblici amministratori di valutare l’opportunità di un sostegno per le famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani con disabilità o non autosufficienza”.
GNUDI, CONFERMATO PRESIDENTE REGIONALE PENSIONATI COLDIRETTI
Aimone Gnudi, classe 1941, è stato riconfermato alla presidenza dell’associazione pensionati di Coldiretti Emilia Romagna, che con 48 mila associati è la maggiore organizzazione regionale di pensionati agricoli. Vice-presidenti sono stati eletti Cesare Garavini e Alberto Sartori. Imprenditore agricolo con azienda a indirizzo ortofrutticolo a Galliera, in provincia di Bologna, Gnudi è alla guida dei pensionati Coldiretti dal 2008. All’assemblea, Gnudi ha ricordato che “gli anziani in agricoltura sono ancora una risorsa viva e spesso attiva in azienda e sono anche impegnati nel presidio territoriale delle aree rurali dove sono spesso il motore di iniziative ed esperienze culturali e di solidarietà. Un ruolo questo – ha proseguito Gnudi – messo a dura prova in questo momento di crisi economica che gli anziani si trovano ad affrontare con pensioni non superiori a 500 euro al mese”. Il presidio del territorio che i pensionati del settore agricolo continuano a svolgere – rileva Coldiretti Emilia Romagna – è messo a rischio anche dall’ipotesi di applicazione dell’Imu sui terreni di montagna, dove la maggioranza delle aziende agricole vede impegnate ancora gli anziani. “Se entro il 26 gennaio non verrà cambiato il sistema di applicazione dell’Imu – ha detto Gnudi – ci troveremo di fronte a profonde disparità di applicazione della tassa che provocherà una fuga da collina e montagna, dove si sentono più forti i problemi dell’invecchiamento della popolazione, un fenomeno ormai globale che sta creando forti problemi di servizi agli anziani che interrogano tutto il mondo politico, sociale ed economico”. Nella sola Emilia Romagna – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – su oltre 4 milioni e 200 mila abitanti, gli anziani con più di 65 anni superano le 950 mila unità (22,6%). “Per questo – ha detto Gnudi – la società rurale, in cui il pensionato resta attivo fino in età avanzata e viene seguito a livello familiare anche quando non è più autosufficiente, dà un forte contributo a ridurre i problemi legati all’assistenza agli anziani. Per questo chiediamo ai pubblici amministratori di valutare l’opportunità di un sostegno per le famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani con disabilità o non autosufficienza”.
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mercoledì 3 dicembre 2014
IMU, AGRINSIEME: “INACCETTABILE ED INAUDITO AGGRAVARE GLI AGRICOLTORI DI UNA GRAVOSA IMPOSTA TRA APPENA 14 GIORNI. IN VIOLAZIONE DEI PIÙ ELEMENTARI DIRITTI DI UNO STATO CHE NON DÀ CERTEZZE SUL DOVERE IMPOSITIVO”
Fonte: Agrinsieme
“Dal sito Internet del ministero delle Finanze abbiamo appreso della prossima pubblicazione del decreto di revisione delle aree di esenzione Imu per i terreni agricoli previsto dal Dl 66/14 che obbligherà milioni di possessori di terreni ubicati in oltre 4 mila comuni italiani al pagamento dell’Imposta Municipale entro il prossimo 16 dicembre 2014. Mancano appena 14 giorni alla scadenza, non c’è ancora il decreto ufficiale e dobbiamo apprendere dal sito che comunque il pagamento dovrà avvenire inderogabilmente entro il giorno 16”. Lo sottolinea Agrinsieme che contesta vigorosamente la decisione del governo di aggravare gli agricoltori con un aumento di imposta. “Se fosse confermato con la pubblicazione del provvedimento in G.U. si tratterebbe - stigmatizza il Coordinamento di Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari - di un atto di inaudita gravità da parte del governo e dei ministri competenti, dell’Economia e delle Finanze, dell’Interno e delle Politiche agricole, in violazione dei più elementari diritti ai più elementari diritti riconosciuti ad ogni contribuente dal nostro ordinamento, di certezza del tributo, sostenibilità dell’imposta, temporalità del pagamento dei tributi”. Gran parte della maggiore imposta Imu di 350 milioni – osserva Agrinsieme - ricadrebbe sugli agricoltori, con importi in molti casi, di alcune migliaia di euro, che entro due settimane dovrebbero calcolare l’imposta e versarla; oltre tutto in una condizione di forte criticità per il settore ed in particolare per coloro che sono stati colpiti da avversità atmosferiche e rischiano, in una condizione di estremo disagio, di dover corrispondere l’Imu anche su terreni agricoli colpiti da calamità naturali. Agrinsieme aveva chiesto al ministero dell’Economia e delle Finanze il necessario rinvio, ricordando quanto sancito nello “Statuto del contribuente” che vieta di prevedere adempimenti a carico dei contribuenti prima di 60 giorni dalla entrata in vigore di provvedimenti di attuazione di nuove leggi. Le sollecitazioni di Agrinsieme sono state ignorate dall’Amministrazione dello Stato, così come le numerose interpellanze parlamentari che hanno certificato una situazione irragionevole, La stessa Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha criticato questa situazione “surreale” che si è venuta a creare, affermando che è del tutto inverosimile che il gettito possa essere versato con la necessaria completezza alla scadenza del saldo Imu del prossimo 16 dicembre. Gli oltre 4 mila Comuni coinvolti, in cui risiedono 28 milioni di abitanti, si ritroveranno così con un ulteriore taglio di risorse (per 700 enti maggiore del 5% del totale delle entrate), non coperto da un corrispondente maggior gettito Imu. Al Ministro dell’Economia e delle Finanze Agrinsieme torna a chiedere con forza di sospendere immediatamente la pubblicazione del decreto in modo da valutare con equilibrio i parametri assunti per determinate le nuove fasce di esenzione ed i termini di pagamento dell’Imu che comunque dovranno essere necessariamente prorogati al 2015. E interroga: Che Stato è quello che non tutela i suoi cittadini, quello che non offre neanche certezze sul dovere impositivo?
“Dal sito Internet del ministero delle Finanze abbiamo appreso della prossima pubblicazione del decreto di revisione delle aree di esenzione Imu per i terreni agricoli previsto dal Dl 66/14 che obbligherà milioni di possessori di terreni ubicati in oltre 4 mila comuni italiani al pagamento dell’Imposta Municipale entro il prossimo 16 dicembre 2014. Mancano appena 14 giorni alla scadenza, non c’è ancora il decreto ufficiale e dobbiamo apprendere dal sito che comunque il pagamento dovrà avvenire inderogabilmente entro il giorno 16”. Lo sottolinea Agrinsieme che contesta vigorosamente la decisione del governo di aggravare gli agricoltori con un aumento di imposta. “Se fosse confermato con la pubblicazione del provvedimento in G.U. si tratterebbe - stigmatizza il Coordinamento di Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari - di un atto di inaudita gravità da parte del governo e dei ministri competenti, dell’Economia e delle Finanze, dell’Interno e delle Politiche agricole, in violazione dei più elementari diritti ai più elementari diritti riconosciuti ad ogni contribuente dal nostro ordinamento, di certezza del tributo, sostenibilità dell’imposta, temporalità del pagamento dei tributi”. Gran parte della maggiore imposta Imu di 350 milioni – osserva Agrinsieme - ricadrebbe sugli agricoltori, con importi in molti casi, di alcune migliaia di euro, che entro due settimane dovrebbero calcolare l’imposta e versarla; oltre tutto in una condizione di forte criticità per il settore ed in particolare per coloro che sono stati colpiti da avversità atmosferiche e rischiano, in una condizione di estremo disagio, di dover corrispondere l’Imu anche su terreni agricoli colpiti da calamità naturali. Agrinsieme aveva chiesto al ministero dell’Economia e delle Finanze il necessario rinvio, ricordando quanto sancito nello “Statuto del contribuente” che vieta di prevedere adempimenti a carico dei contribuenti prima di 60 giorni dalla entrata in vigore di provvedimenti di attuazione di nuove leggi. Le sollecitazioni di Agrinsieme sono state ignorate dall’Amministrazione dello Stato, così come le numerose interpellanze parlamentari che hanno certificato una situazione irragionevole, La stessa Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha criticato questa situazione “surreale” che si è venuta a creare, affermando che è del tutto inverosimile che il gettito possa essere versato con la necessaria completezza alla scadenza del saldo Imu del prossimo 16 dicembre. Gli oltre 4 mila Comuni coinvolti, in cui risiedono 28 milioni di abitanti, si ritroveranno così con un ulteriore taglio di risorse (per 700 enti maggiore del 5% del totale delle entrate), non coperto da un corrispondente maggior gettito Imu. Al Ministro dell’Economia e delle Finanze Agrinsieme torna a chiedere con forza di sospendere immediatamente la pubblicazione del decreto in modo da valutare con equilibrio i parametri assunti per determinate le nuove fasce di esenzione ed i termini di pagamento dell’Imu che comunque dovranno essere necessariamente prorogati al 2015. E interroga: Che Stato è quello che non tutela i suoi cittadini, quello che non offre neanche certezze sul dovere impositivo?
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venerdì 21 novembre 2014
IMU AGRICOLA, AGRINSIEME: “ONERE INACCETTABILE CHE VIOLA LO STATUTO DEL CONTRIBUENTE”
Fonte: Agrinsieme
"Non si può tener conto solo del criterio altimetrico per definire il tributo che penalizza le imprese agricole a presidio del territorio. Ci si aspetta dal Governo interventi di sostegno e non certo ulteriori aggravi fiscali”
“La possibile imminente emanazione del decreto del ministero dell’Economia, che rivede l’applicazione dell’Imu nelle zone montane al di sotto dei 600 metri, è inaccettabile. Individua i terreni agricoli da assoggettare al tributo soltanto sulla base del criterio altimetrico dove sono situati i comuni ed arriva a ridosso della scadenza dei termini di pagamento; oltre tutto obbliga gli agricoltori a pagare in un’ unica soluzione, entro il prossimo 16 dicembre, anziché in due rate come tutti gli altri contribuenti”. Lo sottolinea Agrinsieme in relazione al provvedimento in gestazione che eliminerebbe l’esenzione totale in circa duemila comuni. Agrinsieme invita il Governo ad escludere l’entrata in vigore delle nuove disposizioni per la loro indubbia violazione del principio sancito nello “Statuto del contribuente” che vieta di prevedere adempimenti a carico dei contribuenti prima di 60 giorni dalla entrata in vigore di provvedimenti di attuazione di nuove leggi. Peraltro – osserva ancora il coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle cooperative agroalimentari - molti dei comuni interessati dall’estensione dei territori colpiti dall’imposta ricadono in zone dove si sono registrati noti e disastrosi effetti del maltempo sia di recente che durante tutto il 2014. “In un momento contrassegnato dalla grave crisi economica, con difficoltà di accesso al credito, ci si aspetta dal Governo – conclude Agrinsieme - interventi di sostegno alle imprese agricole e non certo ulteriori aggravi fiscali”.
"Non si può tener conto solo del criterio altimetrico per definire il tributo che penalizza le imprese agricole a presidio del territorio. Ci si aspetta dal Governo interventi di sostegno e non certo ulteriori aggravi fiscali”
“La possibile imminente emanazione del decreto del ministero dell’Economia, che rivede l’applicazione dell’Imu nelle zone montane al di sotto dei 600 metri, è inaccettabile. Individua i terreni agricoli da assoggettare al tributo soltanto sulla base del criterio altimetrico dove sono situati i comuni ed arriva a ridosso della scadenza dei termini di pagamento; oltre tutto obbliga gli agricoltori a pagare in un’ unica soluzione, entro il prossimo 16 dicembre, anziché in due rate come tutti gli altri contribuenti”. Lo sottolinea Agrinsieme in relazione al provvedimento in gestazione che eliminerebbe l’esenzione totale in circa duemila comuni. Agrinsieme invita il Governo ad escludere l’entrata in vigore delle nuove disposizioni per la loro indubbia violazione del principio sancito nello “Statuto del contribuente” che vieta di prevedere adempimenti a carico dei contribuenti prima di 60 giorni dalla entrata in vigore di provvedimenti di attuazione di nuove leggi. Peraltro – osserva ancora il coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle cooperative agroalimentari - molti dei comuni interessati dall’estensione dei territori colpiti dall’imposta ricadono in zone dove si sono registrati noti e disastrosi effetti del maltempo sia di recente che durante tutto il 2014. “In un momento contrassegnato dalla grave crisi economica, con difficoltà di accesso al credito, ci si aspetta dal Governo – conclude Agrinsieme - interventi di sostegno alle imprese agricole e non certo ulteriori aggravi fiscali”.
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martedì 1 aprile 2014
IMU, MARTINA: NO A REINTRODUZIONE SU FABBRICATI RURALI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“La reintroduzione dell’IMU per i fabbricati rurali non può assolutamente essere accettata. La sua cancellazione, infatti, disposta con la legge di stabilità 2014 e approvata poco più di 3 mesi fa dalla stessa Commissione bilancio, è stata coperta attraverso risorse reperite dallo stesso comparto agricolo, sulla base di una valutazione condivisa nel merito dalle forze politiche in Commissione agricoltura. Il Ministero ha espresso parere assolutamente contrario all’emendamento”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, in riferimento all’emendamento 2.99 presentato dall’Onorevole Antonio Castricone in relazione al decreto-legge sulla finanza locale, attualmente all’esame delle Commissioni bilancio e finanze della Camera, che prevede la reintroduzione dell’Imu sui fabbricati rurali.
“La reintroduzione dell’IMU per i fabbricati rurali non può assolutamente essere accettata. La sua cancellazione, infatti, disposta con la legge di stabilità 2014 e approvata poco più di 3 mesi fa dalla stessa Commissione bilancio, è stata coperta attraverso risorse reperite dallo stesso comparto agricolo, sulla base di una valutazione condivisa nel merito dalle forze politiche in Commissione agricoltura. Il Ministero ha espresso parere assolutamente contrario all’emendamento”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, in riferimento all’emendamento 2.99 presentato dall’Onorevole Antonio Castricone in relazione al decreto-legge sulla finanza locale, attualmente all’esame delle Commissioni bilancio e finanze della Camera, che prevede la reintroduzione dell’Imu sui fabbricati rurali.
giovedì 31 ottobre 2013
LEGGE DI STABILITA’: IMU, CUNEO FISCALE E SOCIETA’ AGRICOLE LE PRIORITA’ DI AGRINSIEME
Fonte: Agrinsieme
Audizione in Commissione Bilancio di Camera e Senato del 30 Ottobre
La tassazione per le imprese agricole, con particolare riferimento all’Imu, il cuneo fiscale e il regime di determinazione del reddito per le società agricole sono state le principali questioni poste all’attenzione della Commissioni Bilancio di Camera e Senato da Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative, nel corso dell’audizione sulla legge di stabilità. Per Agrinsieme è assolutamente impensabile che i terreni agricoli e i fabbricati rurali dal 1° gennaio 2014 siano soggetti alla stessa disciplina IMU del 2012. Il Coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza Cooperative ha ricordato che il settore agricolo, con l’introduzione dell’Imu, ha sostenuto un aggravio superiore di oltre 166 milioni di euro a quello previsto dal governo e che, di conseguenza, per il 2014 deve essere liberato di una parte della pressione fiscale di almeno uguale importo. Per quanto riguarda il tributo sui servizi comunali (TRISE) introdotto dal disegno di legge stabilità, Agrinsieme ha evidenziato che la TASI (una delle due componenti del nuovo tributo),nella sua attuale formulazione verrebbe a colpire le aree edificabili, anche se oggetto di esercizio di attività agricola da parte di soggetti qualificati, quali i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, che invece dovrebbero essere escluse. All’attenzione delle Commissioni Agrinsieme ha portato anche la questione del cuneo fiscale e la conseguente necessità che la sua riduzione per quanto riguarda gli oneri a carico delle imprese, così come eventuali ulteriori deduzioni sulla base imponibile Irap di altri elementi che compongono il costo del lavoro, siano applicate anche ai rapporti di lavoro a tempo determinato stabili, ossia reiterati per più anni con lo stesso lavoratore, per almeno 101 giornate l’anno, come richiesto congiuntamente con i sindacati dei lavoratori negli avvisi comuni del 2009 e del 2012. Il Coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza Cooperative ha infine sollevato la questione della tassazione delle società agricole, chiedendo che venga ripristinato il diritto di opzione per la determinazione del reddito su base catastale, abrogato dalla legge di stabilità 2013. Una disposizione introdotta dalla legge finanziaria 2007 con la finalità di dotare il settore agricolo di strutture di tipo societario per affrontare le sfide dello sviluppo e dell’internazionalizzazione, la cui abrogazione è in palese controtendenza con le attuali necessità della nostra agricoltura.
Audizione in Commissione Bilancio di Camera e Senato del 30 Ottobre
La tassazione per le imprese agricole, con particolare riferimento all’Imu, il cuneo fiscale e il regime di determinazione del reddito per le società agricole sono state le principali questioni poste all’attenzione della Commissioni Bilancio di Camera e Senato da Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative, nel corso dell’audizione sulla legge di stabilità. Per Agrinsieme è assolutamente impensabile che i terreni agricoli e i fabbricati rurali dal 1° gennaio 2014 siano soggetti alla stessa disciplina IMU del 2012. Il Coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza Cooperative ha ricordato che il settore agricolo, con l’introduzione dell’Imu, ha sostenuto un aggravio superiore di oltre 166 milioni di euro a quello previsto dal governo e che, di conseguenza, per il 2014 deve essere liberato di una parte della pressione fiscale di almeno uguale importo. Per quanto riguarda il tributo sui servizi comunali (TRISE) introdotto dal disegno di legge stabilità, Agrinsieme ha evidenziato che la TASI (una delle due componenti del nuovo tributo),nella sua attuale formulazione verrebbe a colpire le aree edificabili, anche se oggetto di esercizio di attività agricola da parte di soggetti qualificati, quali i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, che invece dovrebbero essere escluse. All’attenzione delle Commissioni Agrinsieme ha portato anche la questione del cuneo fiscale e la conseguente necessità che la sua riduzione per quanto riguarda gli oneri a carico delle imprese, così come eventuali ulteriori deduzioni sulla base imponibile Irap di altri elementi che compongono il costo del lavoro, siano applicate anche ai rapporti di lavoro a tempo determinato stabili, ossia reiterati per più anni con lo stesso lavoratore, per almeno 101 giornate l’anno, come richiesto congiuntamente con i sindacati dei lavoratori negli avvisi comuni del 2009 e del 2012. Il Coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza Cooperative ha infine sollevato la questione della tassazione delle società agricole, chiedendo che venga ripristinato il diritto di opzione per la determinazione del reddito su base catastale, abrogato dalla legge di stabilità 2013. Una disposizione introdotta dalla legge finanziaria 2007 con la finalità di dotare il settore agricolo di strutture di tipo societario per affrontare le sfide dello sviluppo e dell’internazionalizzazione, la cui abrogazione è in palese controtendenza con le attuali necessità della nostra agricoltura.
martedì 1 ottobre 2013
LE CONSEGUENZE DI UNA CRISI DI GOVERNO PER IL SETTORE AGRICOLO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
“Se questa crisi di Governo che si è aperta con le dimissioni dei Ministri del PDL dovesse portare alla paralisi se non addirittura alla caduta del Governo, le conseguenze che ne deriverebbero per il settore agricolo potrebbero essere davvero gravissime”. Ad affermarlo è il Presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli, che aggiunge: “il 15 ottobre è il termine fissato per l’emanazione della legge di stabilità, che dovrebbe rappresentare lo strumento per effettuare il tanto sospirato taglio al cuneo fiscale, che potrebbe liberare risorse per le imprese da destinare agli investimenti, oltre che sgravare le buste paga dei lavoratori di una parte di trattenute destinate allo Stato. Ma a questo punto è molto difficile che si arrivi ad un accordo nella maggioranza. Oltre all’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, che inciderà pesantemente sulle imprese agricole per quanto concerne in particolare l’acquisto di macchinari ed attrezzature, si profila a questo punto anche il pagamento, a metà dicembre, della seconda rata dell’IMU sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali, oltre che sulla prima casa. Le risorse per evitarne il pagamento, pari a 2,4 miliardi, dovrebbero essere trovate entro il 15 ottobre ma l’eventuale situazione di stallo ne renderebbe di fatto impossibile il reperimento. Ma in pericolo potrebbe essere addirittura anche la prima rata dell’IMU – aggiunge il Presidente di Confagricoltura Ferrara- perché il decreto legge che il 31 agosto scorso ne ha previsto la soppressione deve essere convertito in legge entro la fine di ottobre, ed ipoteticamente potrebbe finire ostaggio della crisi politica. Inoltre le dimissioni del Ministro delle Politiche Agricole appaiono particolarmente preoccupanti, considerando che si è avviata la fase di recepimento delle nuove diposizioni comunitarie sulla rifora della PAC, una fase estremamente delicata perchè lascia alla discrezionalità degli Stati membri ambiti di applicazione della riforma che per il nostro Paese possono rivelarsi determinanti. E’ ineludibile – ha concluso Scaramagli - che una crisi politica porterebbe, in questo particolare momento, un impatto fortemente negativo sull’aggancio della ripresa e della crescita ed il settore agricolo potrebbe essere uno di quelli chiamato a pagarne maggiormente le conseguenze”.
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venerdì 9 agosto 2013
AGROALIMENTARE, DE GIROLAMO: AUMENTO EXPORT DATO POSITIVO, ORA ABOLIRE IMU, SEMPLIFICARE LE NORME E AVANTI CON LOTTA A ILLEGALITA’
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“L'aumento del 7 per cento delle esportazioni nel primo semestre conferma che l'agroalimentare è la carta vincente per l'Italia per uscire dalla recessione. Il merito è esclusivamente dei nostri agricoltori e delle nostre imprese. Compito del Ministero è accompagnare e sostenere questa crescita anche nei prossimi mesi con tre manovre strategiche: conferma dell'abolizione dell'Imu per i terreni agricoli e per i fabbricati rurali per consentire agli agricoltori di utilizzare quel reddito per investimenti; una semplificazione normativa non più rinviabile; una lotta più incisiva all'illegalità, soprattutto contro l’‘italian sounding’ e le altre pratiche commerciali scorrette che arrecano enormi danni alle nostre produzioni”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commentando i dati Istat diffusi oggi. “Auspico – ha aggiunto il Ministro – la collaborazione di tutte le forze politiche affinché questo treno sempre più in corsa non venga fermato. Sono soddisfatta per l’approvazione, oggi in via definitiva, da parte della Camera dei Deputati del Decreto del fare. Il provvedimento, sul quale Governo e Parlamento hanno lavorato in ottima sinergia, contiene numerose e importanti misure per la semplificazione e la modernizzazione per il settore agricolo. Tra queste l’estensione alle aziende agricole e della pesca delle misure previste per le micro, le piccole e medie imprese, per accedere a finanziamenti e ai contributi a tasso agevolato per l'acquisto di beni strumentali; l’imposizione fiscale agevolata per il gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre; l’entrata del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nella cabina di regia istituita per l'attuazione dell'agenda digitale italiana”. “Il Governo – ha aggiunto il Ministro – s'impegni ad adottare provvedimenti di qualità ma anche tempestivi perché mai come in questo settore i risultati dipendono anche dalla velocità d'azione. L'Italia – ha concluso il Ministro De Girolamo – deve rivolgere un sincero grazie agli agricoltori onesti che, oggi più che mai, onorano la bandiera e il lavoro di tutti e che non meritano che il Governo adesso faccia un passo indietro sulla questione dell’Imu”.
“L'aumento del 7 per cento delle esportazioni nel primo semestre conferma che l'agroalimentare è la carta vincente per l'Italia per uscire dalla recessione. Il merito è esclusivamente dei nostri agricoltori e delle nostre imprese. Compito del Ministero è accompagnare e sostenere questa crescita anche nei prossimi mesi con tre manovre strategiche: conferma dell'abolizione dell'Imu per i terreni agricoli e per i fabbricati rurali per consentire agli agricoltori di utilizzare quel reddito per investimenti; una semplificazione normativa non più rinviabile; una lotta più incisiva all'illegalità, soprattutto contro l’‘italian sounding’ e le altre pratiche commerciali scorrette che arrecano enormi danni alle nostre produzioni”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commentando i dati Istat diffusi oggi. “Auspico – ha aggiunto il Ministro – la collaborazione di tutte le forze politiche affinché questo treno sempre più in corsa non venga fermato. Sono soddisfatta per l’approvazione, oggi in via definitiva, da parte della Camera dei Deputati del Decreto del fare. Il provvedimento, sul quale Governo e Parlamento hanno lavorato in ottima sinergia, contiene numerose e importanti misure per la semplificazione e la modernizzazione per il settore agricolo. Tra queste l’estensione alle aziende agricole e della pesca delle misure previste per le micro, le piccole e medie imprese, per accedere a finanziamenti e ai contributi a tasso agevolato per l'acquisto di beni strumentali; l’imposizione fiscale agevolata per il gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre; l’entrata del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nella cabina di regia istituita per l'attuazione dell'agenda digitale italiana”. “Il Governo – ha aggiunto il Ministro – s'impegni ad adottare provvedimenti di qualità ma anche tempestivi perché mai come in questo settore i risultati dipendono anche dalla velocità d'azione. L'Italia – ha concluso il Ministro De Girolamo – deve rivolgere un sincero grazie agli agricoltori onesti che, oggi più che mai, onorano la bandiera e il lavoro di tutti e che non meritano che il Governo adesso faccia un passo indietro sulla questione dell’Imu”.
lunedì 8 luglio 2013
PRIORITÀ, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): ABOLIZIONE IMU E RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE ALLE AZIENDE AGRICOLE CHE DANNO LAVORO
Fonte: Confagricoltura
“La tassazione sui terreni e sui fabbricati rurali va abolita, perché colpisce beni strumentali indispensabili all’attività d’impresa. Se infatti l’Imposta Municipale Unica nasce come forma di prelievo patrimoniale, non può investire quei beni immobili funzionali allo svolgimento delle attività produttive”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, in relazione agli interventi prioritari di Parlamento e Governo, per avviare la ripresa, su cui era intervenuto oggi pure il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi”. “L'introduzione dell'Imu – ha sottolineato Guidi - ha comportato notevoli squilibri impositivi rendendo improcrastinabile l'attuazione di una riforma del sistema fiscale immobiliare, al fine di razionalizzare gli interventi spesso non eccessivamente ponderati a causa delle urgenze economiche alle quali dovevano sopperire”. “D’accordo con Squinzi che tra le priorità ci sia pure quella di definire misure di riduzione del cuneo fiscale; però – ha concluso il presidente di Confagricoltura– vanno estese anche alle aziende agricole che occupano operai a tempo determinato con garanzia occupazionale di almeno 100 giornate”.
“La tassazione sui terreni e sui fabbricati rurali va abolita, perché colpisce beni strumentali indispensabili all’attività d’impresa. Se infatti l’Imposta Municipale Unica nasce come forma di prelievo patrimoniale, non può investire quei beni immobili funzionali allo svolgimento delle attività produttive”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, in relazione agli interventi prioritari di Parlamento e Governo, per avviare la ripresa, su cui era intervenuto oggi pure il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi”. “L'introduzione dell'Imu – ha sottolineato Guidi - ha comportato notevoli squilibri impositivi rendendo improcrastinabile l'attuazione di una riforma del sistema fiscale immobiliare, al fine di razionalizzare gli interventi spesso non eccessivamente ponderati a causa delle urgenze economiche alle quali dovevano sopperire”. “D’accordo con Squinzi che tra le priorità ci sia pure quella di definire misure di riduzione del cuneo fiscale; però – ha concluso il presidente di Confagricoltura– vanno estese anche alle aziende agricole che occupano operai a tempo determinato con garanzia occupazionale di almeno 100 giornate”.
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venerdì 5 luglio 2013
COLDIRETTI, PIENO SOSTEGNO A “PATTO PER L’AGRICOLTURA” PRESO DAI MINISTRI ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PALALOTTOMATICA 2013
Fonte: Coldiretti Ferrara
Dall’IMU, alla nuova PAC, alla semplificazione della burocrazia, alla clausola di salvaguardia sugli OGM, la forte sollecitazione di Coldiretti al Governo per dare un punto di svolta e riconoscere nei fatti, oltre che nelle enunciazioni, il ruolo insostituibile dell’agricoltura “made in Italy”. “Assemblea molto positiva” per Sergio Gulinelli.
Gli impegni presi dal Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo nel patto per l’agricoltura davanti ai 15mila agricoltori presenti all’Assemblea della Coldiretti trovano il nostro pieno sostegno, perché li reputiamo fondamentali per l’agricoltura italiana. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Dire no agli Ogm in Italia per valorizzare la biodiversità - ha sottolineato - è stata una tesi sostenuta da tutti e tre i ministri interessati alla firma della clausola di salvaguardia per vietare la coltivazione di Organismi geneticamente modificati, dal Ministro delle Politiche Agricole De Girolamo a quello della Salute Beatrice Lorenzin che tra l’altro ha annunciato l’intenzione di “presentare presto in Parlamento un disegno di legge per valorizzare il 'km zero'”, fino a quello all’Ambiente Andrea Orlando il quale ha affermato “noi non vogliamo gli Ogm perche non vogliamo che il nostro paese diventi troppo simile o uguale ad altri paesi”. L’abolizione dell’Imu agricola rappresenta - ha continuato Marini - un vero riconoscimento del ruolo ambientale, sociale e culturale del nostro settore agricolo, il riconoscimento di quei beni comuni che l’agricoltura produce e che nessuno paga, il riconoscimento di beni strumentali che nulla hanno a che vedere con una tassa che dovrebbe intaccare i patrimoni. La semplificazione della burocrazia nel comparto sostenuta anche dal Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e della Salute Beatrice Lorenzin è - ha precisato Marini - una priorità perché troppo spesso siamo abituati a semplificazioni e poi a semplificazioni delle semplificazioni che portano infine a delle complicazioni ingestibili”. Premiare gli agricoltori attivi ovvero quelli che vivono di agricoltura dopo il bel lavoro fatto dal Parlamento europeo e dal Presidente della Commissione agricoltura Paolo De Castro diventa oggi una possibilità degli Stati membri e - ha affermato Marini - non possiamo perdere questa occasione. L’internazionalizzazione vuol dire portare nel mondo l’Italia ma un’Italia vera al 100 per 100 e a tal riguardo apprezziamo l’incoraggiamento del Ministro Zanonato che ha evidenziato che “l'agricoltura è un settore della nostra attività economica che funziona meglio in questo momento e crea occupazione”, sottolineando inoltre il valore di un’iniziativa come quella del marchio Fai, che garantisce prodotti firmati dagli agricoltori italiani. “E’ fondamentale – ha chiosato Zanonato - che questo marchio si affermi con grande efficacia”. “Di fronte a questi impegni, che sono stati molto chiari – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, presente all’assemblea nazionale assieme ad una folta rappresentanza di associati ferraresi – ci attendiamo una consequenzialità, ovvero decreti e norme che traducano in concretezza quanto affermato e sottoscritto in presenza di quasi ventimila persone al Palalottomatica. Come sempre abbiamo ricevuto una carica positiva da questa assemblea, abbiamo sempre più la consapevolezza di costruire un percorso vero, un progetto che aggiunge di giorno in giorno tasselli per costruire quello sviluppo sostenibile che Coldiretti da anni ha posto come obiettivo necessario e fattibile per il nostro Paese. Io, come tutti i soci presenti, - chiude Gulinelli – sono tornato con sentimenti molto positivi dall’incontro nazionale. La grande convinzione e capacità del presidente nazionale Sergio Marini e dell’intera giunta nazionale, testimonia quanto Coldiretti abbia innestato una marcia in più nel panorama della rappresentanza non solo economica, in Italia. I contributi degli ospiti (Trefiletti per Federconsumatori, Arbore per la Lega del Filo d’Oro, Albertazzi per il gruppo della GDO IPER, Caselli per la procura di Torino), tutti molto applauditi, confermano la sintonia tra Coldiretti e la società, nel rispetto dei rispettivi ruoli, ma con obiettivi condivisi di equità, di etica, di trasparenza, di legalità, di innovatività, di socialità, nel segno di tutti quei cittadini italiani che vogliono poter cambiare le cose e salvaguardare il fondamento del nostro modo d’essere, del vero made in Italy, della nostra distintività che deve divenire il nostro “petrolio”, la nostra fonte di ricchezza in tutti gli ambiti, produttivi, ambientali, sociali, culturali. Ora come è stato più volte sottolineato si tratta di accelerare, di non aspettare chissà cosa, ma di fare, e non di fare le cose più semplici, quanto di fare le cose giuste e necessarie”.
Dall’IMU, alla nuova PAC, alla semplificazione della burocrazia, alla clausola di salvaguardia sugli OGM, la forte sollecitazione di Coldiretti al Governo per dare un punto di svolta e riconoscere nei fatti, oltre che nelle enunciazioni, il ruolo insostituibile dell’agricoltura “made in Italy”. “Assemblea molto positiva” per Sergio Gulinelli.
Gli impegni presi dal Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo nel patto per l’agricoltura davanti ai 15mila agricoltori presenti all’Assemblea della Coldiretti trovano il nostro pieno sostegno, perché li reputiamo fondamentali per l’agricoltura italiana. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Dire no agli Ogm in Italia per valorizzare la biodiversità - ha sottolineato - è stata una tesi sostenuta da tutti e tre i ministri interessati alla firma della clausola di salvaguardia per vietare la coltivazione di Organismi geneticamente modificati, dal Ministro delle Politiche Agricole De Girolamo a quello della Salute Beatrice Lorenzin che tra l’altro ha annunciato l’intenzione di “presentare presto in Parlamento un disegno di legge per valorizzare il 'km zero'”, fino a quello all’Ambiente Andrea Orlando il quale ha affermato “noi non vogliamo gli Ogm perche non vogliamo che il nostro paese diventi troppo simile o uguale ad altri paesi”. L’abolizione dell’Imu agricola rappresenta - ha continuato Marini - un vero riconoscimento del ruolo ambientale, sociale e culturale del nostro settore agricolo, il riconoscimento di quei beni comuni che l’agricoltura produce e che nessuno paga, il riconoscimento di beni strumentali che nulla hanno a che vedere con una tassa che dovrebbe intaccare i patrimoni. La semplificazione della burocrazia nel comparto sostenuta anche dal Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e della Salute Beatrice Lorenzin è - ha precisato Marini - una priorità perché troppo spesso siamo abituati a semplificazioni e poi a semplificazioni delle semplificazioni che portano infine a delle complicazioni ingestibili”. Premiare gli agricoltori attivi ovvero quelli che vivono di agricoltura dopo il bel lavoro fatto dal Parlamento europeo e dal Presidente della Commissione agricoltura Paolo De Castro diventa oggi una possibilità degli Stati membri e - ha affermato Marini - non possiamo perdere questa occasione. L’internazionalizzazione vuol dire portare nel mondo l’Italia ma un’Italia vera al 100 per 100 e a tal riguardo apprezziamo l’incoraggiamento del Ministro Zanonato che ha evidenziato che “l'agricoltura è un settore della nostra attività economica che funziona meglio in questo momento e crea occupazione”, sottolineando inoltre il valore di un’iniziativa come quella del marchio Fai, che garantisce prodotti firmati dagli agricoltori italiani. “E’ fondamentale – ha chiosato Zanonato - che questo marchio si affermi con grande efficacia”. “Di fronte a questi impegni, che sono stati molto chiari – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, presente all’assemblea nazionale assieme ad una folta rappresentanza di associati ferraresi – ci attendiamo una consequenzialità, ovvero decreti e norme che traducano in concretezza quanto affermato e sottoscritto in presenza di quasi ventimila persone al Palalottomatica. Come sempre abbiamo ricevuto una carica positiva da questa assemblea, abbiamo sempre più la consapevolezza di costruire un percorso vero, un progetto che aggiunge di giorno in giorno tasselli per costruire quello sviluppo sostenibile che Coldiretti da anni ha posto come obiettivo necessario e fattibile per il nostro Paese. Io, come tutti i soci presenti, - chiude Gulinelli – sono tornato con sentimenti molto positivi dall’incontro nazionale. La grande convinzione e capacità del presidente nazionale Sergio Marini e dell’intera giunta nazionale, testimonia quanto Coldiretti abbia innestato una marcia in più nel panorama della rappresentanza non solo economica, in Italia. I contributi degli ospiti (Trefiletti per Federconsumatori, Arbore per la Lega del Filo d’Oro, Albertazzi per il gruppo della GDO IPER, Caselli per la procura di Torino), tutti molto applauditi, confermano la sintonia tra Coldiretti e la società, nel rispetto dei rispettivi ruoli, ma con obiettivi condivisi di equità, di etica, di trasparenza, di legalità, di innovatività, di socialità, nel segno di tutti quei cittadini italiani che vogliono poter cambiare le cose e salvaguardare il fondamento del nostro modo d’essere, del vero made in Italy, della nostra distintività che deve divenire il nostro “petrolio”, la nostra fonte di ricchezza in tutti gli ambiti, produttivi, ambientali, sociali, culturali. Ora come è stato più volte sottolineato si tratta di accelerare, di non aspettare chissà cosa, ma di fare, e non di fare le cose più semplici, quanto di fare le cose giuste e necessarie”.
sabato 18 maggio 2013
CIA FERRARA: IMU E IVA: DUE TASSE DA CAMBIARE PER RILANCIARE I CONSUMI
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
La Cia di Ferrara insieme alla Cia Nazionale chiede al nuovo Governo la revisione dell’Imu e lo stop all’aumento dell’Iva per rilanciare i consumi
I dati diffusi dall’Istat sull’andamento dei consumi alimentari fotografano una situazione che può apparire positiva se analizzata fuori dal contesto: i prezzi dei beni sono decisamente bassi, crollati ai minimi termini da oltre tre anni a questa parte. Tale tendenza, però, non serve affatto a rilanciare gli acquisti perché, a livello nazionale, i consumi delle famiglie continuano a scendere e nel primo trimestre dell’anno hanno registrato un calo del 4,2%. Un dato allarmante che ci parla di un’economia stagnate e della forte necessità di un intervento immediato e tempestivo da parte del nuovo Governo. «Dire che le famiglie italiane sono in crisi – dice Lorenzo Boldrini, presidente provinciale di Cia Ferrara, a commento dei dati statistici – è ormai un eufemismo. L’Istat ci racconta che il 60% del reddito è destinato alle spese obbligate e se ne va, dunque, per pagare mutui, affitti, bollette, oneri vari e soprattutto le tasse. Non va meglio per le imprese, agricole e non, che sono schiacciate dalla crescita zero e dalle imposte che corrodono buona parte delle entrate. Ecco allora che si taglia, sulla quantità e soprattutto la qualità del cibo acquistata in ambito familiare - facendo meno attenzione alla salubrità dei prodotti e alla loro provenienza – e sugli investimenti a livello aziendale. Così non si può proprio andare avanti – afferma il presidente della Cia. Bisogna rilanciare i consumi e la capacità di investimento delle imprese attraverso due provvedimenti urgenti che potrebbero alleggerire subito il carico fiscale e dare maggiore liquidità alle famiglie: la revisione dell’Imu per le prime case ed anche per i beni strumentali all’attività produttiva, come terreni e fabbricati rurali e lo stop all’aumento dell’Iva di luglio. La sospensione della prima rata di giugno è, infatti, solo un primo passo che rimanda la soluzione del problema. I dati Istat però, come ho già accennato, ci raccontano anche un’altra storia: le famiglie scelgono sempre più i discount (13,8 milioni di persone) e i prodotti cosiddetti unbranded, senza cioè una marca identificabile (29% degli acquisti). Questa tipologia di prodotti – continua Boldrini - costano sicuramente poco ma provengono da filiere lunghe, quasi sempre di provenienza estera. Non è ovviamente nelle mie intenzioni condannare in toto i beni alimentari che si possono acquistare negli hard discount ma chiedo ai consumatori: perché non puntare sui veri prodotti No Logo, quelli della filiera cortissima, venduti direttamente dagli agricoltori? Sono freschi, di provenienza sicura e venduti a prezzi decisamente competitivi. Nei prossimi anni diventerà assolutamente necessario puntare e rafforzare questo canale di commercializzazione – le imprese agricole ferraresi che vendono direttamente sono sul nostro sito regionale www.laspesaincampagna-emiliaromagna-cia.it – con la consapevolezza che la filiera cortissima non possa, da sola, risolvere il problema. Ma, insieme ad una fiscalità meno opprimente, potrebbe essere un primo importante passo per rilanciare il settore agricolo e favorire i consumi di qualità a buoni prezzi.»
La Cia di Ferrara insieme alla Cia Nazionale chiede al nuovo Governo la revisione dell’Imu e lo stop all’aumento dell’Iva per rilanciare i consumi
I dati diffusi dall’Istat sull’andamento dei consumi alimentari fotografano una situazione che può apparire positiva se analizzata fuori dal contesto: i prezzi dei beni sono decisamente bassi, crollati ai minimi termini da oltre tre anni a questa parte. Tale tendenza, però, non serve affatto a rilanciare gli acquisti perché, a livello nazionale, i consumi delle famiglie continuano a scendere e nel primo trimestre dell’anno hanno registrato un calo del 4,2%. Un dato allarmante che ci parla di un’economia stagnate e della forte necessità di un intervento immediato e tempestivo da parte del nuovo Governo. «Dire che le famiglie italiane sono in crisi – dice Lorenzo Boldrini, presidente provinciale di Cia Ferrara, a commento dei dati statistici – è ormai un eufemismo. L’Istat ci racconta che il 60% del reddito è destinato alle spese obbligate e se ne va, dunque, per pagare mutui, affitti, bollette, oneri vari e soprattutto le tasse. Non va meglio per le imprese, agricole e non, che sono schiacciate dalla crescita zero e dalle imposte che corrodono buona parte delle entrate. Ecco allora che si taglia, sulla quantità e soprattutto la qualità del cibo acquistata in ambito familiare - facendo meno attenzione alla salubrità dei prodotti e alla loro provenienza – e sugli investimenti a livello aziendale. Così non si può proprio andare avanti – afferma il presidente della Cia. Bisogna rilanciare i consumi e la capacità di investimento delle imprese attraverso due provvedimenti urgenti che potrebbero alleggerire subito il carico fiscale e dare maggiore liquidità alle famiglie: la revisione dell’Imu per le prime case ed anche per i beni strumentali all’attività produttiva, come terreni e fabbricati rurali e lo stop all’aumento dell’Iva di luglio. La sospensione della prima rata di giugno è, infatti, solo un primo passo che rimanda la soluzione del problema. I dati Istat però, come ho già accennato, ci raccontano anche un’altra storia: le famiglie scelgono sempre più i discount (13,8 milioni di persone) e i prodotti cosiddetti unbranded, senza cioè una marca identificabile (29% degli acquisti). Questa tipologia di prodotti – continua Boldrini - costano sicuramente poco ma provengono da filiere lunghe, quasi sempre di provenienza estera. Non è ovviamente nelle mie intenzioni condannare in toto i beni alimentari che si possono acquistare negli hard discount ma chiedo ai consumatori: perché non puntare sui veri prodotti No Logo, quelli della filiera cortissima, venduti direttamente dagli agricoltori? Sono freschi, di provenienza sicura e venduti a prezzi decisamente competitivi. Nei prossimi anni diventerà assolutamente necessario puntare e rafforzare questo canale di commercializzazione – le imprese agricole ferraresi che vendono direttamente sono sul nostro sito regionale www.laspesaincampagna-emiliaromagna-cia.it – con la consapevolezza che la filiera cortissima non possa, da sola, risolvere il problema. Ma, insieme ad una fiscalità meno opprimente, potrebbe essere un primo importante passo per rilanciare il settore agricolo e favorire i consumi di qualità a buoni prezzi.»
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venerdì 17 maggio 2013
IMU AGRICOLA, DE GIROLAMO: ERA UNA TASSA INGIUSTA, SOSPENSIONE E’ VITTORIA DI TUTTO IL SETTORE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Esprimo la mia grande soddisfazione per l’approvazione in Consiglio dei Ministri del provvedimento che sospende il pagamento dell’Imu in agricoltura. È un grande risultato per il comparto. Questa battaglia l’abbiamo condotta insieme, con le associazioni e con tutto il mondo agricolo. Non si tratta di una vittoria del Governo o di chi ne ha parlato in campagna elettorale. Oggi vince l’agricoltura, che subiva un’ingiustizia, perché non si può tassare uno strumento di lavoro come la terra”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, nel corso di una conferenza stampa al Mipaaf commentando la decisione del Consiglio dei Ministri riguardo la sospensione del pagamento dell’Imu per i terreni ed i fabbricati rurali. “È un passo – ha aggiunto il Ministro De Girolamo – molto importante per gli imprenditori agricoli. Cerchiamo di dare una parziale risposta anche al problema della liquidità. In questo modo diverse risorse, parliamo di circa 350 milioni di euro, resteranno in mano agli agricoltori e potranno essere reinvestite nel settore, da sempre molto attento al rispetto e al giusto impiego delle risorse. Gli ultimi dati Istat ci dicono che l’agricoltura registra segnali positivi. Senza l’Imu sono sicura che molti avranno una boccata d’ossigeno e potranno pensare a ripartire con le loro aziende”.
“Esprimo la mia grande soddisfazione per l’approvazione in Consiglio dei Ministri del provvedimento che sospende il pagamento dell’Imu in agricoltura. È un grande risultato per il comparto. Questa battaglia l’abbiamo condotta insieme, con le associazioni e con tutto il mondo agricolo. Non si tratta di una vittoria del Governo o di chi ne ha parlato in campagna elettorale. Oggi vince l’agricoltura, che subiva un’ingiustizia, perché non si può tassare uno strumento di lavoro come la terra”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, nel corso di una conferenza stampa al Mipaaf commentando la decisione del Consiglio dei Ministri riguardo la sospensione del pagamento dell’Imu per i terreni ed i fabbricati rurali. “È un passo – ha aggiunto il Ministro De Girolamo – molto importante per gli imprenditori agricoli. Cerchiamo di dare una parziale risposta anche al problema della liquidità. In questo modo diverse risorse, parliamo di circa 350 milioni di euro, resteranno in mano agli agricoltori e potranno essere reinvestite nel settore, da sempre molto attento al rispetto e al giusto impiego delle risorse. Gli ultimi dati Istat ci dicono che l’agricoltura registra segnali positivi. Senza l’Imu sono sicura che molti avranno una boccata d’ossigeno e potranno pensare a ripartire con le loro aziende”.
COLDIRETTI: BENE SOSPENSIONE IMU PER AGRICOLTURA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Nei campi “prima rata” per 346 milioni. Apprezzamento per lavoro Ministro De Girolamo e considerazione per il settore agricolo.
Con la sospensione della prima rata Imu da 346 milioni in scadenza per terreni agricoli e fabbricati strumentali, il Governo ha dato un importante segnale al settore agricolo riconoscendone la straordinaria importanza in termini economici e sociali equale perno per una nuova stagione di crescita sostenibile. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini in riferimento alla decisione del Consiglio dei Ministri. Un particolare riconoscimento va sicuramente - sottolinea Marini - al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo che in pochi giorni ha saputo far proprie le aspettative di un intero settore e so essersi impegnata con determinazione e competenza nell’ottenimento di questo importante risultato. Tutto cio’ - conclude Marini - è sicuramente di buon auspicio per il riaffermarsi di una rinnovata e meritata centralità del settore agricolo in questo contesto di straordinaria crisi economica che vive il Paese.
Nei campi “prima rata” per 346 milioni. Apprezzamento per lavoro Ministro De Girolamo e considerazione per il settore agricolo.
Con la sospensione della prima rata Imu da 346 milioni in scadenza per terreni agricoli e fabbricati strumentali, il Governo ha dato un importante segnale al settore agricolo riconoscendone la straordinaria importanza in termini economici e sociali equale perno per una nuova stagione di crescita sostenibile. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini in riferimento alla decisione del Consiglio dei Ministri. Un particolare riconoscimento va sicuramente - sottolinea Marini - al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo che in pochi giorni ha saputo far proprie le aspettative di un intero settore e so essersi impegnata con determinazione e competenza nell’ottenimento di questo importante risultato. Tutto cio’ - conclude Marini - è sicuramente di buon auspicio per il riaffermarsi di una rinnovata e meritata centralità del settore agricolo in questo contesto di straordinaria crisi economica che vive il Paese.
SODDISFAZIONE DI AGRINSIEME PER LA SOSPENSIONE DEL PAGAMENTO DELL’IMU PER I TERRENI ED I FABBRICATI RURALI: “IL GOVERNO HA DATO UN SEGNALE POSITIVO AL MONDO AGRICOLO E PRODUTTIVO.
Gonte: Confagricoltura
Un ringraziamento al ministro De Girolamo per l'impegno a favore dell'alleggerimento della pressione fiscale per le aziende agricole".
Agrinsieme esprime soddisfazione per la sospensione del pagamento dell’Imu per i terreni ed i fabbricati rurali: “Il governo, come auspicavamo, ha dato un segnale positivo al mondo produttivo" ha commentato il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari. Agrinsieme ha quindi espresso “un ringraziamento al ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo che, sin dal suo insediamento, si è impegnata attivamente per l’alleggerimento della pressione fiscale delle aziende agricole. Quello odierno è un ottimo, importante risultato". Nel 2012 – ricorda Agrinsieme – l’aggravio per gli imprenditori agricoli, rispetto al gettito Ici e Irpef 2011, è stato di circa 366 milioni di euro (tra l’altro ben al di sopra dei 210 milioni individuati dall’Esecutivo). Una cifra insostenibile per un settore sempre più in difficoltà, che crea pesanti problemi alla gestione aziendale, con forti ostacoli alla crescita ed alla produttività. Per questo Agrinsieme ha più volte sollecitato il governo ad intervenire con decisione sulla materia, a cominciare dalla restituzione dell’extragettito, in attuazione della “clausola di salvaguardia” prevista da un’apposita legge. Tenendo ben presente che l’obiettivo finale è la totale abolizione di questa tassazione, che andrebbe a colpire beni strumentali, indispensabili all’attività di impresa.
(Agrinsieme è il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari (che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare)).
Un ringraziamento al ministro De Girolamo per l'impegno a favore dell'alleggerimento della pressione fiscale per le aziende agricole".
Agrinsieme esprime soddisfazione per la sospensione del pagamento dell’Imu per i terreni ed i fabbricati rurali: “Il governo, come auspicavamo, ha dato un segnale positivo al mondo produttivo" ha commentato il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari. Agrinsieme ha quindi espresso “un ringraziamento al ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo che, sin dal suo insediamento, si è impegnata attivamente per l’alleggerimento della pressione fiscale delle aziende agricole. Quello odierno è un ottimo, importante risultato". Nel 2012 – ricorda Agrinsieme – l’aggravio per gli imprenditori agricoli, rispetto al gettito Ici e Irpef 2011, è stato di circa 366 milioni di euro (tra l’altro ben al di sopra dei 210 milioni individuati dall’Esecutivo). Una cifra insostenibile per un settore sempre più in difficoltà, che crea pesanti problemi alla gestione aziendale, con forti ostacoli alla crescita ed alla produttività. Per questo Agrinsieme ha più volte sollecitato il governo ad intervenire con decisione sulla materia, a cominciare dalla restituzione dell’extragettito, in attuazione della “clausola di salvaguardia” prevista da un’apposita legge. Tenendo ben presente che l’obiettivo finale è la totale abolizione di questa tassazione, che andrebbe a colpire beni strumentali, indispensabili all’attività di impresa.
(Agrinsieme è il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari (che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare)).
venerdì 10 maggio 2013
COLDIRETTI: RESTITUIRE I 45 MLN DI EURO PAGATI IN PIU’ DAGLI AGRICOLTORI PER L’IMU
Fonte: Coldiretti Ferrara
Gulinelli “necessario che il Governa mantenga gli impegni presi. La sola rata di giugno costa all’agricoltura italiana 346 milioni”.
In attesa che si proceda ad una revisione complessiva dell’ imposta è almeno necessario che lo Stato rispetti l’impegno sancito per legge a restituire i 45 milioni di extragettito pagati in piu’ dagli agricoltori lo scorso anno, come previsto dal Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare i risultati del Consiglio dei Ministri sull’IMU. Se non si interverrà adeguatamente le imprese agricole - sottolinea Marini - saranno costrette ingiustamente a versare a giugno una rata ancora “gonfiata” pari a 346 milioni tra terreni e fabbricati strumentali. Una situazione inaccettabile in un Paese civile alla quale - conclude Marini - ci auguriamo venga al piu’ presto posto rimedio. Dello stesso avviso il presidente provinciale di Coldiretti Ferrara, che sottolinea l’incidenza di questa imposta in una realtà produttiva stretta tra le problematiche della siccità dello scorso anno ed il maltempo del 2013 che sta mettendo in crisi gli ordinamenti colturali e le lavorazioni. “Il rispetto dell’impegno preso da parte del Governo riguardo i terreni ed i fabbricati agricoli ci pare un presupposto necessario per quel patto di responsabilità che necessariamente deve coinvolgere tutti quanti per contribuire a superare le ancora forti criticità. Il rendere al settore primario il surplus di tassazione che la legge aveva già stabilito, non potrà che essere positivo, così come la verifica del necessario rispetto degli impegni da parte delle istituzioni. Ci attendiamopertanto che nelle discussioni in atto non ci si dimentichi di dare corso aquanto già concordato”
Gulinelli “necessario che il Governa mantenga gli impegni presi. La sola rata di giugno costa all’agricoltura italiana 346 milioni”.
In attesa che si proceda ad una revisione complessiva dell’ imposta è almeno necessario che lo Stato rispetti l’impegno sancito per legge a restituire i 45 milioni di extragettito pagati in piu’ dagli agricoltori lo scorso anno, come previsto dal Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare i risultati del Consiglio dei Ministri sull’IMU. Se non si interverrà adeguatamente le imprese agricole - sottolinea Marini - saranno costrette ingiustamente a versare a giugno una rata ancora “gonfiata” pari a 346 milioni tra terreni e fabbricati strumentali. Una situazione inaccettabile in un Paese civile alla quale - conclude Marini - ci auguriamo venga al piu’ presto posto rimedio. Dello stesso avviso il presidente provinciale di Coldiretti Ferrara, che sottolinea l’incidenza di questa imposta in una realtà produttiva stretta tra le problematiche della siccità dello scorso anno ed il maltempo del 2013 che sta mettendo in crisi gli ordinamenti colturali e le lavorazioni. “Il rispetto dell’impegno preso da parte del Governo riguardo i terreni ed i fabbricati agricoli ci pare un presupposto necessario per quel patto di responsabilità che necessariamente deve coinvolgere tutti quanti per contribuire a superare le ancora forti criticità. Il rendere al settore primario il surplus di tassazione che la legge aveva già stabilito, non potrà che essere positivo, così come la verifica del necessario rispetto degli impegni da parte delle istituzioni. Ci attendiamopertanto che nelle discussioni in atto non ci si dimentichi di dare corso aquanto già concordato”
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giovedì 9 maggio 2013
FRUITIMPRESE EMILIA ROMAGNA: ART.62 DA SEMPLIFICARE MINGUZZI: “CREDITO E IMU OSTACOLI ALLA CRESCITA”
Fonte: Fruitimprese
Nonostante la crisi, il calo dei consumi, le difficoltà del credito e l’aggravio burocratico le imprese commerciali private dell’ortofrutta rappresentano un pilastro dell’agricoltura emiliano romagnola: “Le nostre aziende, negli anni, hanno instaurato solidi rapporti di fiducia con le imprese agricole conferenti e costituiscono il loro anello di congiunzione con i consumatori. Le nostre imprese consigliano, orientano, supportano con tecnici qualificati le produzioni e spesso aiutano le aziende agricole ad ottenere reddito anticipando, a volte, quelle risorse finanziarie che le banche non possono o non vogliono concedere”. Giancarlo Minguzzi, presidente dell’omonima società consortile di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia Romagna (l’associazione che riunisce le imprese private dell’ortofrutta dell’Emilia-Romagna, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export) alla recente assemblea dell’associazione è intervenuto sui principali temi di attualità legati all’ortofrutta. “Si delinea una tendenza a forme di aggregazione per migliorare l’aspetto strutturale del sistema. Un esempio è dato dall’Organizzazione Interprofessionale della Pera, alla quale anche noi partecipiamo. Questo Organismo interprofessionale è il secondo che ha visto la luce in Emilia-Romagna dopo quello del pomodoro da industria. L’Organismo consentirà di condividere le regole di funzionamento dell’intera filiera e dare una risposta efficace alle difficoltà comuni a tutto il comparto ortofrutticolo dovute, come è noto, all’eccessivo squilibrio tra l’offerta e la domanda organizzata in pochi grandi gruppi d’acquisto”. Minguzzi è intervenuto anche sull’art.62 del decreto “Cresci Italia”. “Una grande novità per il settore. Nato per stroncare le pratiche commerciali sleali ha, però, di fatto creato un appesantimento degli aspetti gestionali dell’attività lavorativa. Molte associazioni, tra cui Fruitimprese, stanno pressando Parlamento e Ministeri perché al più presto si ponga rimedio al formalismo e alle complicazioni che stanno penalizzando l’intera filiera agroalimentare. C’è attesa per il secondo decreto attuativo da parte del Ministero contenente alcune semplificazioni che riguardano non tanto le scadenze di pagamento (30 giorni per i deperibili e 60 per i non), quanto piuttosto le fatture differite e quelle promiscue, nonché il chiarimento che la normativa si applica solo alle gestioni in Italia”. Ad ogni modo – commenta Minguzzi - si deve valutare molto positivamente l’introduzione di regole e paletti che limitino gli abusi della GDO.”Secondo la stima di alcuni operatori, l'accorciamento dei tempi di pagamento ha generato alla GDO un esborso di 3 miliardi di euro a favore dei fornitori. Le conseguenze sono state rilevanti, tali da sconvolgere i piani finanziari di alcune catene della distribuzione. Vi è però stata una contro-reazione della GDO nei confronti dei fornitori, generalmente di due tipi: - richiesta di migliori condizioni economiche di fornitura (sconti); - congelamento del debito verso i fornitori al 24 ottobre 2012”. Ritengo – conclude Minguzzi – “che tali correttivi siano apertamente in contrasto con lo spirito della normativa e che sia opportuno intervenire, tramite Fruitimprese e gli Organismi interprofessionali per limitare l’incidenza negativa di queste contromisure”. I nuovi termini di pagamento hanno avuto anche effetti negativi per le imprese agricole per quanto riguarda i tempi di pagamento degli acquisti di prodotti come piante, sementi, etc. “Ad esempio, molti agricoltori erano abituati a pagare le piante a 90-120 giorni o anche più a lungo termine: in questo caso l'obbligo del rispetto dei tempi di pagamento a 60 giorni ha peggiorato le condizioni finanziarie dell'agricoltore. In ragione di ciò, molti produttori si sono trovati nella condizione di dover chiedere alle nostre Aziende di anticipare loro anche le somme necessarie per questi nuovi impegni”. E ciò in un contesto in cui le difficoltà di accesso al credito penalizzano anche le nostre Imprese. “L'Italia è, infatti, il Paese europeo in cui le condizioni del credito alle PMI sono più difficili, come ha rilevato l’ultimo bollettino della Bce. In questo quadro allarmante si è aggiunto un iniquo aggravio fiscale (Imu) sugli immobili strumentali posseduti dalle imprese. Un pesante aumento per il sistema delle imprese già gravato da una pressione fiscale più elevata rispetto alla media europea, che a livello di singola impresa si è concretizzato in un aumento di diverse migliaia di euro annui”. L’agroalimentare è un pilastro del made in Italy: lo confermano i 32 miliardi di export raggiunti nel 2012. L’agricoltura può essere un motore di ritorno alla crescita: “Un obiettivo – conclude Minguzzi – che deve far leva su tutti i soggetti della filiera, ma in modo particolare sulla creatività delle libere iniziative imprenditoriali, di cui le nostre Imprese sono la più alta espressione. Sono convinto che il nostro Paese potrà ritrovare una via sostenibile di sviluppo e competitività sui mercati locali e globali solo se saprà valorizzare e tutelare la creatività di queste imprese che oggi sono soffocate da sterili adempimenti burocratici, da un’imposizione fiscale iniqua, da difficoltà di accesso al credito e da disparità di trattamento rispetto ad altri omologhi soggetti della Filiera”.
Nonostante la crisi, il calo dei consumi, le difficoltà del credito e l’aggravio burocratico le imprese commerciali private dell’ortofrutta rappresentano un pilastro dell’agricoltura emiliano romagnola: “Le nostre aziende, negli anni, hanno instaurato solidi rapporti di fiducia con le imprese agricole conferenti e costituiscono il loro anello di congiunzione con i consumatori. Le nostre imprese consigliano, orientano, supportano con tecnici qualificati le produzioni e spesso aiutano le aziende agricole ad ottenere reddito anticipando, a volte, quelle risorse finanziarie che le banche non possono o non vogliono concedere”. Giancarlo Minguzzi, presidente dell’omonima società consortile di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia Romagna (l’associazione che riunisce le imprese private dell’ortofrutta dell’Emilia-Romagna, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export) alla recente assemblea dell’associazione è intervenuto sui principali temi di attualità legati all’ortofrutta. “Si delinea una tendenza a forme di aggregazione per migliorare l’aspetto strutturale del sistema. Un esempio è dato dall’Organizzazione Interprofessionale della Pera, alla quale anche noi partecipiamo. Questo Organismo interprofessionale è il secondo che ha visto la luce in Emilia-Romagna dopo quello del pomodoro da industria. L’Organismo consentirà di condividere le regole di funzionamento dell’intera filiera e dare una risposta efficace alle difficoltà comuni a tutto il comparto ortofrutticolo dovute, come è noto, all’eccessivo squilibrio tra l’offerta e la domanda organizzata in pochi grandi gruppi d’acquisto”. Minguzzi è intervenuto anche sull’art.62 del decreto “Cresci Italia”. “Una grande novità per il settore. Nato per stroncare le pratiche commerciali sleali ha, però, di fatto creato un appesantimento degli aspetti gestionali dell’attività lavorativa. Molte associazioni, tra cui Fruitimprese, stanno pressando Parlamento e Ministeri perché al più presto si ponga rimedio al formalismo e alle complicazioni che stanno penalizzando l’intera filiera agroalimentare. C’è attesa per il secondo decreto attuativo da parte del Ministero contenente alcune semplificazioni che riguardano non tanto le scadenze di pagamento (30 giorni per i deperibili e 60 per i non), quanto piuttosto le fatture differite e quelle promiscue, nonché il chiarimento che la normativa si applica solo alle gestioni in Italia”. Ad ogni modo – commenta Minguzzi - si deve valutare molto positivamente l’introduzione di regole e paletti che limitino gli abusi della GDO.”Secondo la stima di alcuni operatori, l'accorciamento dei tempi di pagamento ha generato alla GDO un esborso di 3 miliardi di euro a favore dei fornitori. Le conseguenze sono state rilevanti, tali da sconvolgere i piani finanziari di alcune catene della distribuzione. Vi è però stata una contro-reazione della GDO nei confronti dei fornitori, generalmente di due tipi: - richiesta di migliori condizioni economiche di fornitura (sconti); - congelamento del debito verso i fornitori al 24 ottobre 2012”. Ritengo – conclude Minguzzi – “che tali correttivi siano apertamente in contrasto con lo spirito della normativa e che sia opportuno intervenire, tramite Fruitimprese e gli Organismi interprofessionali per limitare l’incidenza negativa di queste contromisure”. I nuovi termini di pagamento hanno avuto anche effetti negativi per le imprese agricole per quanto riguarda i tempi di pagamento degli acquisti di prodotti come piante, sementi, etc. “Ad esempio, molti agricoltori erano abituati a pagare le piante a 90-120 giorni o anche più a lungo termine: in questo caso l'obbligo del rispetto dei tempi di pagamento a 60 giorni ha peggiorato le condizioni finanziarie dell'agricoltore. In ragione di ciò, molti produttori si sono trovati nella condizione di dover chiedere alle nostre Aziende di anticipare loro anche le somme necessarie per questi nuovi impegni”. E ciò in un contesto in cui le difficoltà di accesso al credito penalizzano anche le nostre Imprese. “L'Italia è, infatti, il Paese europeo in cui le condizioni del credito alle PMI sono più difficili, come ha rilevato l’ultimo bollettino della Bce. In questo quadro allarmante si è aggiunto un iniquo aggravio fiscale (Imu) sugli immobili strumentali posseduti dalle imprese. Un pesante aumento per il sistema delle imprese già gravato da una pressione fiscale più elevata rispetto alla media europea, che a livello di singola impresa si è concretizzato in un aumento di diverse migliaia di euro annui”. L’agroalimentare è un pilastro del made in Italy: lo confermano i 32 miliardi di export raggiunti nel 2012. L’agricoltura può essere un motore di ritorno alla crescita: “Un obiettivo – conclude Minguzzi – che deve far leva su tutti i soggetti della filiera, ma in modo particolare sulla creatività delle libere iniziative imprenditoriali, di cui le nostre Imprese sono la più alta espressione. Sono convinto che il nostro Paese potrà ritrovare una via sostenibile di sviluppo e competitività sui mercati locali e globali solo se saprà valorizzare e tutelare la creatività di queste imprese che oggi sono soffocate da sterili adempimenti burocratici, da un’imposizione fiscale iniqua, da difficoltà di accesso al credito e da disparità di trattamento rispetto ad altri omologhi soggetti della Filiera”.
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mercoledì 3 aprile 2013
IMU SUI FABBRICATI RURALI STRUMENTALI, CIA E CONFAGRICOLTURA: “DIPARTIMENTO FINANZE FACCIA CHIAREZZA SULL’APPLICAZIONE DELLA NORMA DI RIDUZIONE DELL’ALIQUOTA”
Fonte: Comunicato stampa congiunto Cia e Confagricoltura
Il Dipartimento delle Finanze ha introdotto, con una recente risoluzione, una disparità di trattamento tra fabbricati rurali strumentali in relazione all’aliquota IMU ad essi applicabile che Cia e Confagricoltura non condividono. Gli interrogativi relativi al trattamento dei fabbricati rurali strumentali avevano già spinto Cia e Confagricoltura a indirizzare una richiesta d'intervento ai ministri Grilli e Catania, per ottenere chiarimenti ufficiali e prevenire così possibili prese di posizione errate da parte delle amministrazioni comunali. Lo stesso Dipartimento delle Finanze aveva precisato che le disposizioni della legge di stabilità in merito alla destinazione del gettito IMU non avrebbero modificato in alcun modo l'aliquota ridotta applicabile ai fabbricati rurali strumentali, avendo come unica conseguenza la destinazione di tale gettito allo Stato piuttosto che alle casse comunali. Quella attuale – proseguono Cia e Confagricoltura – è una situazione ulteriormente aggravata dalla totale indifferenza mostrata dal Governo nei confronti delle richieste del mondo agricolo, relative alla riduzione di un prelievo insostenibile. Cia e Confagricoltura chiedono al ministro dell’Economia e delle Finanze un intervento urgente, volto a fare chiarezza sull’applicazione della norma speciale che prevede la riduzione dell’aliquota fino allo 0,1% per tutti i fabbricati rurali strumentali, onde evitare ingiustificate discriminazioni.
Il Dipartimento delle Finanze ha introdotto, con una recente risoluzione, una disparità di trattamento tra fabbricati rurali strumentali in relazione all’aliquota IMU ad essi applicabile che Cia e Confagricoltura non condividono. Gli interrogativi relativi al trattamento dei fabbricati rurali strumentali avevano già spinto Cia e Confagricoltura a indirizzare una richiesta d'intervento ai ministri Grilli e Catania, per ottenere chiarimenti ufficiali e prevenire così possibili prese di posizione errate da parte delle amministrazioni comunali. Lo stesso Dipartimento delle Finanze aveva precisato che le disposizioni della legge di stabilità in merito alla destinazione del gettito IMU non avrebbero modificato in alcun modo l'aliquota ridotta applicabile ai fabbricati rurali strumentali, avendo come unica conseguenza la destinazione di tale gettito allo Stato piuttosto che alle casse comunali. Quella attuale – proseguono Cia e Confagricoltura – è una situazione ulteriormente aggravata dalla totale indifferenza mostrata dal Governo nei confronti delle richieste del mondo agricolo, relative alla riduzione di un prelievo insostenibile. Cia e Confagricoltura chiedono al ministro dell’Economia e delle Finanze un intervento urgente, volto a fare chiarezza sull’applicazione della norma speciale che prevede la riduzione dell’aliquota fino allo 0,1% per tutti i fabbricati rurali strumentali, onde evitare ingiustificate discriminazioni.
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martedì 5 febbraio 2013
IMU, CONFAGRICOLTURA: “L’IMPOSTA COLPISCE DUE VOLTE I BENI AGRICOLI. CHIEDIAMO AL NUOVO GOVERNO LA SUA SOPPRESSIONE PER I FABBRICATI STRUMENTALI”
Fonte: Confagricoltura
Il dibattito politico di questi giorni sull'Imu e sulla sua pesante incidenza sui bilanci economici delle imprese agricole confermano il grido di allarme che la Confagricoltura aveva lanciato sin dai primi giorni dell'entrata in vigore della nuova imposta. In attesa della diffusione dei dati ufficiali sul gettito definitivo del tributo, Confagricoltura richiama il Governo sul rispetto degli impegni presi per la restituzione agli agricoltori dell'Imu pagata in più rispetto alle previsioni, previsto in un apposita norma di legge (art. 13, c. 8, del D.L. n. 201/2011) che recita testualmente: "Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base dell'andamento del gettito.... alla modifica dell'aliquota da applicare ai medesimi fabbricati e ai terreni in modo da garantire che il gettito complessivo non superi per l'anno 2012 l’ammontare previsto dal ministero dell' Economia e delle Finanze rispettivamente per i fabbricati rurali ad uso strumentale e per i terreni". “I fatti dimostrano - conclude Confagricoltura - che va fatta chiarezza sulla stortura di un tributo che colpisce due volte i beni produttivi agricoli, prima come terreni e poi come fabbricati strumentali all'esercizio delle attività agricole e, di conseguenza, chiediamo al nuovo Governo, in primis, l'immediata cancellazione dell'Imu sui fabbricati strumentali”.
Il dibattito politico di questi giorni sull'Imu e sulla sua pesante incidenza sui bilanci economici delle imprese agricole confermano il grido di allarme che la Confagricoltura aveva lanciato sin dai primi giorni dell'entrata in vigore della nuova imposta. In attesa della diffusione dei dati ufficiali sul gettito definitivo del tributo, Confagricoltura richiama il Governo sul rispetto degli impegni presi per la restituzione agli agricoltori dell'Imu pagata in più rispetto alle previsioni, previsto in un apposita norma di legge (art. 13, c. 8, del D.L. n. 201/2011) che recita testualmente: "Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base dell'andamento del gettito.... alla modifica dell'aliquota da applicare ai medesimi fabbricati e ai terreni in modo da garantire che il gettito complessivo non superi per l'anno 2012 l’ammontare previsto dal ministero dell' Economia e delle Finanze rispettivamente per i fabbricati rurali ad uso strumentale e per i terreni". “I fatti dimostrano - conclude Confagricoltura - che va fatta chiarezza sulla stortura di un tributo che colpisce due volte i beni produttivi agricoli, prima come terreni e poi come fabbricati strumentali all'esercizio delle attività agricole e, di conseguenza, chiediamo al nuovo Governo, in primis, l'immediata cancellazione dell'Imu sui fabbricati strumentali”.
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