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lunedì 18 gennaio 2016

CIA FERRARA: METTERSI IN REGOLA PER LA GUIDA DEI TRATTORI AGRICOLI

Fonte: Ufficio stampa Cia Ferrara  

Dal 1° Gennaio scatta l’obbligo dell’abilitazione per la conduzione di trattori agricoli e forestali che può essere certificata o conseguita attraverso un corso di formazione

Condurre in maniera sicura i trattori agricoli è fondamentale per garantire l’incolumità dell’operatore e prevenire gli incidenti sul lavoro in agricoltura. Dal 1° Gennaio è entrato in vigore l’obbligo – sancito dall’art. 73 comma 5 del D.Lgs. 81/08 e definito dall’accordo stato-regioni del 22 febbraio 2012 – di conseguire l’abilitazione alla conduzione di trattori agricoli e forestali, quello che viene comunemente definito “Patentino”.«Dall’inizio dell’anno – spiegano i tecnici dell’ufficio ambiente e sicurezza di Cia Ferrara - gli agricoltori dovranno dimostrare di avere uno specifico addestramento per la conduzione dei trattori agricoli. Per consentire alle imprese di adeguarsi alla normativa abbiamo attivato un servizio per informare gli agricoltori dei nuovi obblighi e consentire loro di mettersi in regola. Vogliamo ribadire che la sicurezza in azienda è importante e tutti gli operatori che conducono un trattore – nel caso ci siano dei dipendenti in azienda l'obbligo vale per chiunque si mette alla guida - deve dimostrare la sua idoneità e capacità nel farlo in maniera sicura. La normativa tiene ovviamente conto delle abilità conseguite, magari nel corso di molti anni di lavoro. Chi ha almeno due anni di esperienza certificata, infatti, può compilare una dichiarazione sostituiva di atto di notorietà - il modulo può essere compilato anche nei nostri uffici in maniera semplice e veloce - quindi un'autocertificazione che deve essere conservata ed esibita su richiesta. Entro il 12 marzo 2017 deve comunque frequentare un corso di aggiornamento di quattro ore. Se, invece, non si può certificare l'esperienza ma si conduce, di fatto, un trattore agricolo in azienda occorre frequentare un corso di formazione di almeno 8 ore (tre ore di teoria giuridica e tecnica teoriche e cinque ore di pratica. Questo - spiegano i tecnici Cia - vale anche per chi non è ancora addetto alla conduzione di trattori agricoli e vuole conseguire l’abilitazione.»

lunedì 11 gennaio 2016

CIA FERRARA: ASSEMBLEA PROVINCIALE DEDICATA AI GIOVANI AGRICOLTORI

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

L’accesso alla terra, la riduzione dell’Imu e il futuro dei giovani agricoltori al centro dell’incontro annuale degli associati a Cia Ferrara

Un’assemblea provinciale completamente dedicata al ruolo dei giovani in agricoltura quella organizzata da Cia Ferrara lo scorso 29 dicembre presso l’Agriturismo “La Rocchetta” di Ferrara. Giovani protagonisti del futuro dell’economia agricola, ma ancora “bloccati” sotto molti punti di vista, primo fra tutti il difficile accesso alla terra per chi non ha una storia agricola famigliare. Nel corso dell’assemblea il presidente provinciale, Stefano Calderoni, ha fatto il punto sui provvedimenti urgenti e necessari per cambiare le regole di accesso al settore e consentire a una nuova generazione di produttori di mettere a disposizione competenze e spirito di iniziativa per dare un volto nuovo all’agricoltura. «Sembra quasi una banalità affermare – ha spiegato Stefano Calderoni, in apertura di assemblea – che i giovani sono il futuro del mondo agricolo, quelli che dovranno raccogliere il testimone e dare nuova linfa e slancio al settore. Sarebbe una banalità se il cosiddetto ricambio generazionale fosse un processo scontato e semplice. Ma sappiamo tutti che non è così e che per un ragazzo diventare agricoltore è un percorso a ostacoli: il primo e più grande è accedere alla terra, in particolare per chi non può contare su un terreno di famiglia. Per iniziare a cambiare questa tendenza la nostra associazione – ha continuato Calderoni – ha chiesto, proprio in questi giorni, di inserire nel “Progetto Comacchio 2015/2020” (un patto tra istituzioni e tutti gli attori sociali per lo sviluppo territoriale) la concessione delle terre pubbliche comunali ai giovani agricoltori under 40. Un’idea che vorremmo estendere a tutti i Comuni del territorio, per mettere a disposizione molti ettari di terreno che diventerebbero produttivi e sarebbero così fortemente valorizzati. Un altro provvedimento che stiamo proponendo sempre a livello comunale è la riduzione dell’Imu per chi affitta un terreno a un giovane agricoltore, almeno per quelli che abbiano una parentela di primo grado con l’affittuario. Perché è vero che è più semplice affittare la terra piuttosto che acquistarla ma è altrettanto vero che gli affitti sono alti – chi affitta paga le tasse sui terreni che gravano ovviamente sul canone d’affitto – e sicuramente ridurre le tasse potrebbe incentivare il passaggio dei terreni. I giovani agricoltori sono ormai diplomati o laureati, hanno spirito imprenditoriale e voglia di cambiare profondamente l’agricoltura, portando innovazione e nuove idee. E sarebbe un vero spreco di competenze e iniziativa vedere un’intera generazione tagliata fuori da un settore fondamentale per l’economia.» E se l’assemblea di Cia Ferrara ha guardato decisamente verso il futuro non è mancato un importante momento dedicato alla sua storia. E’ stato, infatti, consegnato un importante riconoscimento a dieci soci fondatori di Cia Ferrara: Giovanni Ghedini, Rino Caselli, Manes Gnani, Osvaldo Marchesi, Delvino Bui, Giuseppe Frignani, Andrea Bersani, Giacinto Ghirardelli, Angelo Felloni e Ferdinando Badiale. Un modo per valorizzare il loro ruolo di i protagonisti in momento storico fatto di lotte e grande impegno per costruire le fondamenta dell’associazione.

sabato 19 dicembre 2015

AGIA FERRARA: UN COORDINAMENTO DI TRE IMPRENDITORI ALLA GUIDA

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Per rafforzare il ruolo dei giovani agricoltori Cia, tre imprenditori agricoli under 40 prendono le redini dell’Associazione Giovani Imprenditori Agricoli

Saranno Sergio Vassalli, Ugo Bonazza e Andrea Taddia, tre giovani agricoltori motivati e pieni di progetti, a coordinare l’Agia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) di Cia Ferrara nei prossimi anni. Una scelta innovativa quella dell’associazione che, dopo le dimissioni del presidente Dino Galotta, ha deciso di cambiare direzione, puntando su una vera e propria “task force” delle idee e dell’azione, per valorizzare il lavoro dei giovani agricoltori, i veri protagonisti del settore. Ma chi sono i tre nuovi coordinatori di Agia Sergio Vassalli, 36 anni, di Mesola conduce un’azienda biologica e ha un allevamento; Ugo Bonazza, 30 anni è un frutticoltore di Volania di Comacchio dove la sua famiglia si occupa di agricoltura da tre generazioni e Andrea Taddia, 38 anni, ha un’azienda frutticola dove si produce esclusivamente attraverso la lotta integrata avanzata. Innovazione, reddito per le imprese e accesso alla terra sono alcuni degli obiettivi che porterà avanti Agia Ferrara nei prossimi mesi. «Una delle prime azioni come coordinatori di Agia - spiegano Vassalli, Bonazza e Taddia – sarà formare un gruppo coeso di agricoltori giovani che portano avanti progetti concreti, facendo sentire forte la loro voce nel settore, per incidere sulle decisioni politiche ed economiche. Vorremmo che a Ferrara di creasse una vera e propria rete di agricoltori per l’innovazione, iniziando da chi fa già l’agricoltore ma allargando il cerchio verso i giovani che vogliono entrare nel settore ed hanno bisogno di supporto. Perché non è facile diventare agricoltori, soprattutto se non si possiede la terra e un background di esperienza familiare alle spalle. Difficile avere credito per acquistare i terreni, difficile imparare un lavoro che richiede ormai una conoscenza multidisciplinare. Ecco perché uno dei nostri principali obiettivi è quello di far incontrare gli agricoltori più anziani ed esperti del territorio e i giovani, per uno scambio di competenze e lavoro: un ragazzo lavora in azienda qualche anno per imparare e capire se fare l’agricoltore è la sua passione. Perché ormai di passione si tratta, visto che uno dei principali problemi, che contribuisce anche a complicare il ricambio generazionale, è il reddito. Noi giovani investiamo, conduciamo le aziende appoggiandoci alle nuove tecnologie, ci aggiorniamo continuamente e siamo davvero Agricoltori 3.0. Ma se il reddito che ricaviamo dal nostro lavoro è appena sufficiente, allora la spinta propulsiva verso il futuro è bloccata. Noi vogliamo sbloccarla, portando la nostra agricoltura e i nostri prodotti in Europa e nel mondo, lottando perché la loro qualità venga riconosciuta e remunerata. Vorremmo inoltre – concludono i coordinatori – che ci fosse un vero e proprio superamento della burocrazia, anche per l’accesso ai bandi regionali, perché un’azienda giovane e moderna non può letteralmente fermarsi davanti a un mucchio di carte da riempire nell’era delle App e degli smartphone come oggetti d’uso quotidiano».

domenica 13 dicembre 2015

CONFAGRICOLTURA E CIA FERRARA: INCONTRI SULL'AGRICOLTURA BIOLOGICA

Fonte: Confagricoltura e Cia Ferrara

 In un contesto di mercato sempre più competitivo e con sempre minori protezioni dalle oscillazioni dei prezzi, che presentano, ed è sotto gli occhi di tutti, livelli di remunerazione non soddisfacenti, è necessario ricercare strade produttive diverse e nuovi sistemi organizzativi aziendali. Le strategie possono essere diverse e articolate: l'aggregazione dell'offerta è un primo esempio (che proprio nel settore frutticolo sta cercando di esprimersi in maniera innovativa e coordinata); una seconda alternativa può essere individuata nell'introduzione di forme sempre più puntuali di agricoltura di precisione e di metodiche ad ausilio delle decisioni. In questo scenario, anche l'agricoltura biologica può rappresentare un modello produttivo e organizzativo da prendere a riferimento, sia per i livelli di remunerazione unitari delle produzioni, sia per assecondare la possibile evoluzione futura dell'economia, sia nazionale che mondiale, sempre più alle prese con esigenze di sostenibilità ambientale. Per offrire alle aziende agricole un approccio ai modelli produttivi biologici, sia con un adeguato bagaglio di informazioni relativamente agli aspetti tecnico-agronomici ed economici, che libero da condizionamenti e sospetti tra forme diverse di agricoltura, Confagricoltura Ferrara, insieme a CIA Ferrara, con la collaborazione di FederBio e di Prober, organizzano due appuntamenti di approfondimento e di divulgazione sui temi del biologico.

Il primo, incentrato sulle colture annuali ed erbacee, si terrà il 14 dicembre alle ore 15,30 presso la Sala Riunioni di Confagricoltura Ferrara, Via Bologna 637/b a Chiesuol del Fosso e vedrà l'intervento di Stefano Radaelli, Tecnico di Prober, e Paolo Parisini, Presidente della Sezione Economica Regionale Biologica di Confagricoltura Emilia Romagna e titolare di un’impresa agricola da tempo impegnata nella produzione biologica.

Il secondo, riferito alle produzioni frutticole, si terrà il giorno 18 dicembre alle ore 15,30 presso la sala Riunioni di CIA Ferrara, Via Bologna 592/a, Chiesuol del Fosso e vedrà gli interventi di Carlo Bazzocchi, tecnico di Prober, e di Lorenzo Boldrini, referente regionale per il settore biologico per Cia Ferrara, oltre che imprenditore biologico.

Le due giornate, aperte a tutti, sono state opportunamente collocate a breve distanza dall'apertura dei bandi per l'accesso alle misure del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Emilia Romagna a sostegno dell'agricoltura biologica e potrebbero rappresentare il punto di partenza per la nascita di un forte polo produttivo biologico in provincia di Ferrara.

sabato 4 luglio 2015

CIA FERRARA: LATTE IN POLVERE? NO, GRAZIE

Fonte: Ufficio stampa Cia Ferrara  

Dall’Unione Europea arriva una direttiva che consente di produrre formaggi senza latte o con latte in polvere. Cia Ferrara e il mondo agricolo dicono no.

Un coro unanime di no che parte dal ministro Martina e coinvolge associazioni di categoria e produttori, in particolare quelli del settore lattiero-caseario, alla possibilità di produrre formaggi senza latte o con derivati del latte anche in Italia. La Commissione Europea ha aperto, infatti, una procedura d’infrazione – con una lettera di “messa in mora” - nei confronti del nostro paese che vieta, dal 1974, la produzione di formaggi che non abbiano come principale ingrediente il latte. L’Ue sostiene che con tale divieto l’Italia violi “la libera circolazione delle merci” e quindi la legge italiana dovrebbe essere modificata per consentire la produzione di formaggi con prodotti derivati come il latte in polvere, latte vaccino che subisce processi industriali di disidratazione e che ha l’indubbio vantaggio di poter essere conservato a lungo e di essere più economico. «L’allevamento e la produzione di latte finalizzato alla trasformazione – spiega Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara – non riveste sul nostro territorio la medesima importanza rispetto alle altre province emiliane, ma associazione riteniamo non si possa rimanere in silenzio di fronte a una tale decisione della Commissione Europea. Oggi viene messa in discussione la qualità dei formaggi italiani, domani potrebbe toccare ad altri prodotti dell’agroalimentare. Si tratta peraltro di una scelta, proprio nell’anno di Expo, che sembra andare in una direzione completamente diversa rispetto all’esigenza di migliorare sempre più la qualità e salubrità dei prodotti agricoli, attraverso produzione sostenibile e rispetto dell’ecosistema. E’ vero che la modifica della norma – che, come fa sapere anche il ministro Martina, non è automatica – non riguarda le produzioni DOP che continueranno ad essere prodotte attraverso i Disciplinari. E’ altrettanto vero che l’Ue non imporrà all’Italia di produrre formaggi senza latte ma chiede di dare ai produttori tale possibilità. Pensiamo però alle molte aziende che producono prodotti caseari, anche biologici, puntando sulla filiera corta e garantendo la provenienza del prodotto. Queste aziende immettono sul mercato prodotti di alta qualità a un determinato prezzo e non potranno mai competere con quelle aziende che potranno scegliere, autorizzate dalla legge, di utilizzare derivati del latte di provenienza incerta e acquistati a basso costo. L’utilizzo del latte in polvere e concentrato è, inoltre, una scelta ad alto impatto ambientale: prima bisogna trasformare il latte fresco in latte in polvere consumando energia, poi trasportarlo nelle aziende casearie e reidratarlo con acqua, un altro bene molto prezioso. Come rappresentante delle aziende del mondo agricolo Cia Ferrara non ha solo una responsabilità nei confronti di chi produce ma anche di chi consuma i prodotti che arrivano, freschi o lavorati, sulle tavole. Non possiamo dunque voltarci dall’altra parte nei confronti di un’indicazione europea che sembra voler scuotere le fondamenta della produzione casearia e abbassare gli standard qualitativi, non garantendo più le aziende e i consumatori.»

sabato 20 giugno 2015

CIA FERRARA - BIOLOGICO: UN’AGRICOLTURA NON PIÙ DI NICCHIA

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Lorenzo Boldrini, rappresentante di Cia Emilia-Romagna per Anabio, commenta l’accordo tra i ministri europei per dare nuove regole a un settore in continua ascesa

Maggiori garanzie e trasparenza per i prodotti biologici importati da paesi extra- europei e l’introduzione della “Certificazione di gruppo”. Sono queste le due principali novità dell’intesa sulla proposta di regolamento in materia di agricoltura biologica raggiunta nell’ambito del Consiglio di AGRIFISH (Agriculture and Fisheries) - che riunisce i ministri competenti di Agricoltura e Pesca europei – e che sarà poi discussa in sede parlamentare. Nel dettaglio l’accordo prevede che i prodotti biologici potranno essere importati solo se conformi alle norme produttive del paese dove saranno poi commercializzati. Non sarà dunque possibile immettere sul mercato un biologico proveniente da stati che non rispettano la normativa italiana ed europea. Inoltre, altra importante novità, sarà introdotta la “Certificazione di gruppo” uno strumento operativo che potrà favorire le aziende più piccole, magari situate in aree marginali, che hanno difficoltà nella richiesta della certificazione singola. «L’accordo europeo – spiega Lorenzo Boldrini, rappresentante di Cia Emilia-Romagna al Consiglio di Anabio Nazionale e produttore biologico di Ferrara – rappresenta un passo avanti per l’agricoltura biologica in termini di sicurezza per i consumatori e possibilità di investimento e innovazione per le imprese. L’agricoltura biologica non è più una scelta di nicchia. Nel corso del recente convegno di Anabio – Associazione Nazionale Biologico di Cia – a Expo 2015 sono emersi dati davvero interessanti e che parlano chiaro rispetto alla tendenza di crescita e consumo dei prodotti bio. Nel 2014 (dati SINAB) si conferma l’aumento della richiesta con un aumento di valore del 17,3% rispetto al 2013 e una crescita degli operatori del 5,4 % che, come ha sottolineato anche il Ministro Martina, sono oltre 52.000 in tutta Italia. Il dato più interessante però – continua Boldrini – è quello della superficie investita a biologico che nel nostro paese è di oltre un milione e trecentomila ettari, aumentata rispetto al 2012 di quasi il 13%. Un risultato importante per un tipo di agricoltura che, fino a qualche anno fa, era considerata una scelta quasi controtendenza. Come produttore biologico non posso che promuovere questa scelta produttiva che non è solo economica e reddituale ma anche culturale ed etica. Oggi è sempre più forte il bisogno di salvaguardare la l’ambiente e il mondo agricolo dovrà andare necessariamente verso scelte più eco-sostenibili. Le aziende dovranno impegnarsi a garantire un minor impatto ambientale e adeguarsi, inoltre, a modalità di consumo e quindi di mercato in continua evoluzione. Lo sanno bene i produttori di paesi come la Svizzera o il Lussemburgo dove la richiesta e il consumo di prodotti bio è altissimo. Questo non significa – conclude Boldrini – che il biologico sia la soluzione per il rilancio dell’agricoltura ma è sicuramente una possibilità importante, valorizzata anche dal Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 che punta molto sulla sostenibilità dell’agricoltura e la conservazione dell’ecosistema.»

lunedì 18 maggio 2015

LA CIA FERRARA PUNTA SULLA BIODIVERSITA' E L'ETICA DELL'AGRICOLTURA

Fonte: Ufficio Stampa CIA Ferrara

Stefano Calderoni commenta la partnership tra Cia Nazionale e il Biodiversity Park di Expo 2015 e ribadisce l’importanza delle scelte a livello territoriale per sostenere biodiversità e promuovere il “Km Etico”

 FERRARA – «Biodiversità, salvaguardia del paesaggio agricolo e una filiera di aziende aggregate che garantiscano qualità e prezzo equo: in sostanza un’agricoltura virtuosa ed economicamente vantaggiosa sia per le aziende che per i consumatori». Secondo Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, la strada maestra per uscire dalla crisi e innovare il settore agricolo è proprio questa. Una strada che sta percorrendo anche la Cia Nazionale ad Expo 2015 dove è partner del Biodiversity Park, uno spazio di 8.500 mq dedicato alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane, nell’ottica della salvaguardia della biodiversità in agricoltura. «Ogni territorio – spiega Calderoni – ha un “codice genetico”, tracciato dalle diverse specie animali e vegetali che lo rendono unico. Nel settore agroalimentare questa biodiversità è un patrimonio inestimabile di produzioni che, insieme al paesaggio rurale, vanno salvaguardate e valorizzate ad ogni costo. Da diversi mesi stiamo puntando proprio su queste tematiche, in linea con la decisione di Cia Nazionale di aderire al Biodiversity Park di Expo - nato dalla partnership tra BolognaFiere e Expo 2015 S.p.A – una vasta area che per sei mesi racconterà, attraverso incontri, convegni, eventi e spettacoli cosa significa la agro-biodiversità e cosa rappresenta quel patrimonio per il fabbisogno di cibo. Sul territorio ferrarese – continua Calderoni – abbiamo parte di quella agro-biodiversità e vogliamo che ritorni ad essere, dopo la crisi di questi anni, un valore ambientale ed economico forte. L’agricoltura è il punto di forza dell’economia ma servono politiche di aggregazione e filiere più efficaci e la nostra idea di agricoltura a “Km etico” va esattamente in questa direzione. Parliamo di un’operazione complessa, “infrastrutturale” che porterà le aziende ferraresi molto oltre la filiera a “Km 0”. Per noi, infatti, la pratica di vendere direttamente prodotti di un’area territoriale ristretta, anche se ne riconosciamo il valore, è ormai superata, soprattutto perché riguarda solo la vendita diretta, una parte importante ma limitata della produzione agricola. Noi vogliamo sostenere tutte le aziende, anche quelle che non vendono direttamente, che sono circa il 97% del totale. Per loro vogliamo rendere operativa una filiera certamente corta ma non legata a un unico territorio – ribadisce il presidente Cia – perché i produttori potranno vendere anche prodotti che provengono da altre zone, anche lontane, nell’ottica di un vero e proprio scambio di agro-biodiversità. Questo, però, solo ed unicamente attraverso un patto etico: entreranno nella filiera unicamente le aziende aggregate che si impegnano a produrre in termini di sostenibilità, tracciabilità, rispetto dei lavoratori e che proporranno prodotti di qualità a un prezzo equo. Auspichiamo che – conclude Calderoni – i consumatori possano trovare presto sugli scaffali dei supermercati prodotti “Km Etico”, un brand che premi le aziende di cui venga certificato il processo di produzione e si valorizzi letteralmente chi si “comporta bene” perché rispetta il lavoro, il consumatore e la agro-biodiversità.»

martedì 7 aprile 2015

CIA FERRARA: QUALITÀ E SPIRITO GREEN: ARRIVA L’AGRICATERING

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Ideato e organizzato da Donne in Campo e Cia Nazionale il catering di prodotti agricoli di qualità arriverà presto anche in Emilia-Romagna e a Ferrara

Un patrimonio di sapori agricoli, antiche ricette contadine e soprattutto la creatività e lo spirito di iniziativa delle donne che lavorano in agricoltura. Arriva l’AgriCatering, un progetto promosso dalle imprenditrici agricole di Donne in Campo della Cia per offrire un servizio di catering preparato con prodotti agricoli di stagione. Dal lavoro in campagna alla tavole, dunque, per creare un rapporto diretto fra produttore e consumatore e offrire la qualità dei prodotti freschi, praticamente cucinati appena raccolti e un patrimonio straordinario fatto di tradizioni e valori da rivivere e tramandare. «Attraverso l’AgriCatering – spiega Sofia Trentini, presidente Donne in Campo Emilia-Romagna – le imprenditrici agricole potranno valorizzare le eccellenze produttive locali e tipiche del nostro territorio, prodotte direttamente in azienda e proporle al pubblico attraverso un servizio di ristorazione di alta qualità, dal campo alla tavola. Un progetto nazionale che rappresenta una grande opportunità per le imprenditrici agricole di Ferrara e della nostra regione perché consentirà di integrare il reddito da lavoro agricolo ma anche contribuire alla difesa dell’ambiente, grazie a una filiera cortissima che utilizza le produzioni locali. Tutto grazie alla forte capacità di innovare nel senso della multifunzionalità delle donne che lavorano in agricoltura, – sono “rosa” la maggior parte di agriturismi e fattorie didattiche – un lavoro che deve essere valorizzato perché è un patrimonio culturale ed economico che può fare da motore per l’intero settore agricolo». Secondo i promotori del progetto l’AgriCatering, già partito in Toscana e Basilicata, ha un potenziale economico nazionale davvero interessante, che potrebbe arrivare a 150 milioni di euro l’anno. L’intero servizio è disciplinato da regolamento piuttosto rigido che Donne in Campo hanno voluto per garantire la qualità del servizio al pubblico. Il disciplinare indica innanzitutto che i prodotti agricoli debbano provenire direttamente dall’azienda (singola o associata) e quindi essere coerenti con il territorio di produzione e lo spazio rurale dove vengono prodotti. Inoltre dovranno essere proposte ricette della tradizione del territorio di riferimento, offrendo in particolare quelle legate alle culture rurali e alla biodiversità locale. Grande attenzione anche per l’ambiente grazie a filiere cortissime ed a pietanze che dovranno essere preparate con la minor quantità di combustibile e proposte all’interno di suppellettili lavabili o contenute materiali biodegradabili. Un AgriCatering, dunque, fortemente green. «Anche l’Emilia-Romagna, grazie al lavoro di Donne in Campo e Cia – conclude Sofia Trentini – sarà presto coinvolta nel progetto. Abbiamo già sperimentato con successo il servizio sul Treno Verde che farà tappa in tutta la penisola portando i prodotti italiani d’eccellenza verso Expo. Le imprenditrici agricole nella nostra regione hanno a disposizione un patrimonio di sapori e saperi davvero unici, un potenziale produttivo e culturale che potrà diventare sicuramente un servizio di catering agricolo di eccellenza.»

lunedì 16 marzo 2015

CIA FERRARA: TORNA L’”ORTO IN CITTÀ” PER INSEGNARE AI BAMBINI L’AMORE PER LA TERRA

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Secondo anno per l’iniziativa organizzata dalle associazioni Donne in Campo, Anp, AGIA di Cia Emilia-Romagna, in collaborazione con il plesso scolastico di Vigarano Mainarda

Lavorare la terra con le proprie mani, seminare, prendersi cura delle piante, vederle crescere e raccoglierne i frutti. Un’esperienza che molti bambini, soprattutto quelli che abitano nelle zone urbane, non sempre riescono a sperimentare. Per insegnare ai bambini l’importanza e il valore della terra, dei prodotti agricoli e del cibo sano torna per il secondo anno, a Vigarano Mainarda, l’iniziativa “Costruisci un orto in città”. Fortemente voluta e organizzata dalle associazioni di persone della Cia - Donne in Campo, Anp e Agia – con la collaborazione del Comune di Vigarano e le insegnanti dell’Istituto Comprensivo Alda Costa di Vigarano Mainarda, coinvolgerà quest’anno le classi terze ma anche i bambini più piccoli, di seconda della scuola primaria. Un coinvolgimento importante per i piccoli dai 6 agli 8 anni, dunque, che impareranno sul campo come si producono ortaggi, fragole e piante aromatiche e capiranno il ciclo di vita delle piante. Tutti si sono già messi al lavoro nelle settimane scorse, coordinati dai “nonni” di Anp Giuliano ed Emma e da Sofia Trentini, presidente di Donne in Campo Emilia – Romagna per compiere i primi passi nel mondo dell’agricoltura. I piccoli orticoltori delle seconde, alla loro prima esperienza, hanno seminato in due cassoni – offerti dalla Cooperativa Terremerse di Filo di Argenta – fave e due varietà di fagiolini, in attesa di poter mettere a dimora, con un clima più caldo, anche fragole e piante aromatiche. I bambini di terza hanno, invece, realizzato piccoli semenzai con materiali di riciclo, seminato il loro ortaggio preferito poi annaffiato e applicato un telo biodegradabile per preservare l’umidità e far germogliare le piante. Nel corso della giornata è stato spiegato ai bambini i passi successivi: verificare l’umidità della terra e controllare che la densità delle piante nei vasetti sia corretta per consentire loro la perfetta germogliazione. Il tutto supportato dalle preziose spiegazioni delle insegnanti sul ciclo della clorofilla, l’importanza delle radici e delle sostanze nutritive e sali minerali della terra che consentono alle piante di crescere correttamente. «Abbiamo scelto – ha spiegato Sofia Trentini - di ripetere anche quest’anno l’iniziativa “Costruisci l’orto in città” perché pensiamo abbia un grande valore dal punto di vista educativo, soprattutto in questo momento di massima diffusione dei contenuti digitali e virtuali. Si tratta di un modo per insegnare ai bambini a toccare, osservare, scoprire il valore dell’attività manuale, del rispetto della terra e della piante, ma anche l’importante ruolo dell’agricoltura nella salvaguardia dell’ambiente. In più non è un’esperienza che si conclude nell’orto ma continua in classe e diventa modalità di espressione attraverso disegni, pensieri, racconti di famiglia ed anche ricette che, come l’anno scorso, diventeranno un vero e proprio libro. Un modo intelligente e divertente per raccontare la tradizione agricola del nostro territorio.»

lunedì 2 marzo 2015

CIA FERRARA: ARRIVA LA STANGATA DEL GASOLIO AGRICOLO

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

La quota di gasolio ad accise agevolate assegnata alle aziende agricole è diminuita in 3 anni del 23%. Preoccupazione degli agricoltori per i continui rincari dei mezzi di produzione

Non sono solo l’Imu, gli scarsi prezzi pagati alla produzione e una tassazione che non premia certo il settore primario a preoccupare gli imprenditori agricoli. A questi problemi, che gravano sul reddito – il pil agricolo, secondo l’Istat, è in flessione - e sugli investimenti si aggiunge la riduzione della quota di gasolio agevolato assegnato alle aziende agricole con la nuova Legge di Stabilità (articolo 1, comma 384). A lanciare l’allarme sulle conseguenze di questo provvedimento è Cia Ferrara che sottolinea come l’abbassamento della quota andrà ad incidere non solo sui costi di produzione sostenuti dalle imprese, ma anche sui prezzi al consumo. «A partire dal 1° gennaio 2015 – spiegano i tecnici Cia – la Legge di stabilità ha rivisto i consumi medi standardizzati da ammettere al regime agevolato in agricoltura. La quota di carburante ad uso agricolo - calcolata moltiplicando il consumo medio standard per coltura per il numero di ettari da lavorare - che le aziende possono acquistare con un’accisa agevolata per lo svolgimento delle attività aziendali è diminuita, in tre anni, del 23%. Questo significa che le imprese agricole potrebbero dover acquistare, per continuare a svolgere le abituali attività, carburante a prezzo pieno. Prendiamo, ad esempio, l’assegnazione di carburante agevolato per l’irrigazione della soia: nel 2012 era di 200 lt/ha, nel 2013 di 180 lt/ha e nel 2014 di 170lt/ha. Quest’anno sarà di 154 lt/ha, ben 46 lt in meno per ettaro, ma le esigenze, a parità di coltura e superficie coltivata, rimarranno le medesime. Preoccupano, inoltre, le conseguenze sulle colture specializzate ad alto valore aggiunto, che risentono fortemente dei cambiamenti climatici. Basti pensare alle necessità di irrigazione straordinarie del 2012 a causa della siccità o al lievitare dei consumi di gasolio per effettuare le semine dopo l’asfissia da eccesso di pioggia. Situazioni sulle quali occorre vigilare affinché, alla luce di condizioni particolare avverse, vengano rivisti i contingenti assegnati. La diminuzione delle quote di gasolio – continua Cia Ferrara – avrà, dunque, un’evidente conseguenza sull’aumento dei costi di produzione per le aziende ma potrà incidere sull’intera filiera agricola, fino al consumo. A beneficiare delle agevolazioni, infatti, sono anche le imprese agromeccaniche, che svolgono attività per conto delle aziende agricole ma anche per gli enti pubblici - ad esempio per lo sfalcio dell’erba su fossi e canali - e che si troveranno a dover aumentare le tariffe applicate per le lavorazioni. Un incremento generale dei costi che finirà per essere trasferito sul prezzo finale dei prodotti e interesserà, dunque, i consumatori. Le aziende – ribadisce Cia Ferrara – avranno due scelte: non aumentare i prezzi e rischiare di non avere reddito d’impresa, oppure aumentare i prezzi per riuscire a far fronte ai costi di produzione, rischiando di non riuscire più a vendere i prodotti a un consumatore che sta vivendo, come lui, una profonda crisi. Un vicolo cieco dal quale è necessario uscire, rivedendo nuovamente l’assegnazione del gasolio agricolo.»

lunedì 16 febbraio 2015

CIA FERRARA - IMU: SERVE UNA REVISIONE TOTALE O SARÀ MOBILITAZIONE

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Cia Ferrara, in accordo con Cia Nazionale, sconcertata per i criteri iniqui di applicazione dell’imposta che peserà, a livello nazionale, 300 milioni di euro sulle aziende agricole. Ed anche l’Istat se ne lava le mani.

Mentre si contano i danni provocati dagli allagamenti nelle campagne a causa delle piogge cadute nei giorni scorsi e la preoccupazione delle aziende agricole è ai massimi livelli, non si placano le polemiche per l’applicazione dell’IMU. In un momento così difficile per l’agricoltura, il problema della tassazione sugli immobili sembra lontano dall’essere risolto, soprattutto per le zone di pianura, ed aggrava ulteriormente la situazione. Cia Ferrara, in accordo con Cia Nazionale, sta pensando in questi giorni a una mobilitazione per chiedere al Governo di rivedere completamente la tassazione e i criteri di esenzione al pagamento. Secondo l’associazione, infatti, non basta la parziale modifica - approvata con un Decreto Legge il 24 gennaio – ma è necessario cancellare o modificare totalmente la norma che esclude dall’esenzione al pagamento dell’Imu i territori di pianura. Sul piatto c’è il destino di molte aziende medio-piccole e familiari ed anche il ricambio generazionale. La tassazione eccessiva, i bassi prezzi pagati ai produttori e la conseguente fatica a generare un reddito dignitoso allontanano i giovani dalle campagne, anche se possiedono già terreni di famiglia. Davvero amareggiato Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara che, in pieno accordo con Secondo Scanavino presidente nazionale, sta valutando una mobilitazione anche sui territorio di Ferrara. «L’Imu vale per lo stato 300 milioni di euro, una cifra letteralmente “sottratta” alle aziende agricole, attraverso un mero calcolo finanziario, che non tiene conto delle difficoltà del settore e della forte necessità di puntare proprio sul primario per uscire dalla crisi. Non discuto che le zone di montagna siano considerate “svantaggiate” e quindi esenti dal pagamento, ma quale vantaggio c’è a condurre, di questi tempi, un’azienda nella pianura ferrarese? Servirebbe una revisione profonda, a livello strutturale, del tributo – continua Calderoni – per uscire da questo “Caos Imu” che pesa sulle tasche degli agricoltori. Fatto ancor più grave è la posizione dell’Istat che sta negando ogni responsabilità sui dati utilizzati dal Governo per l’applicazione della tassa. Siamo dunque nella situazione in cui l’Istituto Nazionale di Statistica nega la validità dei dati da lui stesso forniti. Un paradosso che rende ovvia la necessità di rivedere totalmente e in maniera tempestiva, l’intera tassazione. Per sollecitare tale azione anche Cia Ferrara – conclude Calderoni – aderirà al percorso di mobilitazione indetto a livello nazionale per chiedere che sull’Imu si ricominci, davvero, dall’inizio. E l’inizio, per noi, sono le esigenze del settore e delle imprese agricole dalle quali bisogna partire e delle quali bisogna tenere fortemente conto per evitare iniquità e favorire il rilancio, temi su cui abbiamo apprezzato la sensibilità dei nostri rappresentanti istituzionali territoriali e che auspichiamo si adoperino, ad ogni livello, per favorire un processo di profonda revisione dell’imposta.»

lunedì 9 febbraio 2015

MALTEMPO: PRIMO BILANCIO DEI DANNI IN EMILIA - ROMAGNA

Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna

Neve in Emilia e acqua in Romagna. Coldiretti regionale lancia l’allarme nelle campagne dove il maltempo ha colpito duro. Alle nevicate si è aggiunta l’acqua che ha tracimato dai fiumi della Romagna a causa di una marea che è stata due metri sopra il piano campagna, aggravata da un vento contrario che ha impedito ai corsi d’acqua di sfociare in mare. Forti criticità nel cesenate, con frane e smottamenti lungo la vallata del Savio, a Montiano, Longiano e colline di Cesena, dove alcune aziende agricole sono rimaste isolate a causa di una frana lungo la provinciale per Saiano. Allagamenti in pianura dove hanno tracimato i corsi d’acqua Pisciatello e Rigossa, nelle zone di Gambettola e Sala di Cesenatico. Sott'acqua sono finite colture specializzate, in particolare molti frutteti. Situazione analoga nel ravennate con campi allagati nella bassa pianura a Lugo e Conselice. La neve che nella notte tra giovedì e venerdì si è accumulata per 50 centimetri sulle colline faentine, si è sciolta velocemente andando a riempire i fiumi provocando smottamenti e allagamenti. A Castel Bolognese, in zona adiacente alla via Emilia è crollata una serra di 2.000 metri quadrati. Più a nord, nell’imolese, molte abitazioni della vallata del Santerno sono rimaste senza luce e acqua. Difficoltà anche nel ferrarese dove i canali rischiano di tracimare perché il mare non riceve. Coldiretti sta rilevando le situazioni di criticità per segnalare i danni alle autorità competenti ai fini della dichiarazione dello stato di emergenza.  

Aggiornamento di sabato 7 febbraio:
E’ a Ferrara la situazione più critica nei campi a causa delle abbondanti piogge e nevicate che hanno alzato il livello di fiumi che però hanno fatto fatica a scaricare in mare a causa del vento e della marea. Difficoltà permangono anche in Romagna, dove il livello delle campagne è più alto rispetto al ferrarese. E’ quanto dichiara Coldiretti Emilia Romagna dopo i primi sopralluoghi nelle aree colpite. Nel ferrarese sono sott’acqua migliaia di ettari nelle zone con i terreni il cui livello è maggiormente sotto li livello del mare, Codigoro, Mezzogoro, Mezzano, dove l’acqua ristagna ormai da 24 ore. I problemi principali in queste zone riguardano il frumento le cui piantine, soprattutto in caso di gelate, rischiano di andare perse, mettendo in pericolo la produzione di grano. Se non si riesce a smaltire l’acqua in tempi rapidi – afferma Coldiretti – potrebbe diventare impossibile anche effettuare le prossime semine di orticole di pregio come pomodoro, cocomeri, meloni. Anche nelle zone pianeggianti di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini l’ondata di maltempo ha mandato sott’acqua numerose colture di qualità, in particolare i frutteti. Molti imprenditori agricoli sono già in campo con le pompe dei trattori per allontanare l’acqua dai campi. Mentre si contano danni anche alle strutture, con serre crollate nella zona di Castelbolognese, permangono situazioni critiche nelle aree di collina e montagna dove frane e smottamenti hanno interrotto la viabilità su molte strade. Nel riminese, a Montescudo, si sono verificati dissesti in zone che in passato non erano soggette a frane. Situazioni critiche a Riccione per la tracimazione del fiume Marano, a Santarcangelo e Poggio Berni per l’esondazione dell’Uso e altri casi per la mancanza di una razionale rete di fossi e scoli, come a Corpolò di Rimini.  

Aggiornamento di domenica 8 febbraio

Dopo il terremoto, anche la neve. In provincia di Modena, nella zona di Mirandola e San Felice sul Panaro, già pesantemente colpite dal Terremoto, la neve ha fatto crollare diversi hangar che erano stati montati come ricovero attrezzi dopo che il sisma del 2012 aveva fatto crollare i capannoni.
Ne dà notizia Coldiretti Emilia Romagna, sottolineando che i circa trenta centimetri di neve caduti nella zona si sono molto appesantiti con le successive piogge ed hanno provocato il crollo degli hangar. Stessa sorte è toccata alla tensostruttura che nella parrocchia di Rivara in comune di San Felice sul Panaro, aveva sostituito la chiesa. Crollati anche numerose serre già predisposte per il trapianto delle piantine di fragole. Sempre nella bassa modenese situazione di emergenza per numerosi terreni allagati.
Difficoltà anche sulla montagna bolognese, in particolare tra Sasso Marconi e Marzabotto – precisa Coldiretti – dove numerose stalle sono rimaste isolate e in difficoltà a causa della mancanza di elettricità per quasi tre giorni. L’assenza di energia elettrica ha bloccato anche le pompe per abbeverare gli animali. La viabilità in numerose aziende è stata ripristinata grazie all’intervento di trattori di Coldiretti.
Tra Romagna, bassa modenese e l’intero Appennino emiliano romagnolo– afferma Coldiretti regionale – ci sono condizioni per chiedere lo stato di emergenza per le aziende agricole.

Fonte: Coldiretti Ferrara

E’ la pioggia ad aver creato le maggiori preoccupazioni agli agricoltori ferraresi. In due giorni le precipitazioni hanno sono state in alcuni punti della provincia di oltre 60 mm ed il forte vento non ha consentito la piena efficienza del sistema di scolo della Bonifica, rallentato dal mare che “non tirava” e che anzi ha provocato sensibili danni all’arenile ed alle strutture balneari dei Lidi Comacchiesi, con inevitabile incremento del livello dell’acqua nei canali. La prima sommaria mappatura di Coldiretti indica nel territorio del comune di Ferrara uno dei punti più a rischio, con campi allagati causa la tracimazione dei canali di scolo; altri punti critici i territori di Poggio Renatico, Voghiera, Portomaggiore, Copparo, Berra, Formignana, oltre ai centri abitati di Comacchio, in particolare Portogaribaldi dove il portocanale ha superato gli argini. Tracimazioni nei campi già coltivati ad orticole si segnalano a Mesola e zone limitrofe. Livello alto nei canali del codigorese e di Lagosanto, così come per il Po di Volano. “Oltre al ristagnare dell’acqua piovana nei campi, fenomeno normale nei mesi invernali, preoccupa l’eventuale perdurare di queste circostanze, ovvero piogge intense e vento forte – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli – che sta mettendo sotto pressione il sistema della nostra bonifica con il rischio di esondazioni e quindi danni, sia alle imprese agricole che alla cittadinanza. Rileviamo tra l’altro che già diverse aziende hanno avuto danni diretti dal vento impetuoso di questi giorni, a tunnel, alberature, tetti di magazzini e case”. Il monitoraggio delle diverse situazioni, che per quanto riguarda gli allagamenti in diverse zone della provincia ricalcano quelle manifestatesi a maggio 2014, ovviamente continua e solo nelle prossime ore sarà possibile rilevare eventuali situazioni problematiche anche in altri comuni, come ad esempio interruzioni della distribuzione di acqua potabile ed energia elettrica come nel Mesolano ed in altri centri del basso ferrarese.  

Fonte: Cia Ferrara

Vento forte e piogge intense che, in poche ore, hanno allagato le campagne del territorio, con campi, frutteti e intere aziende agricole finite letteralmente sott’acqua, in particolare nel Basso Ferrarese. Cia Ferrara ha monitorato costantemente la situazione delle aziende agricole che si sono trovate ad affrontare l’ennesima emergenza idraulica, del tutto simile a quelle che hanno colpito, negli ultimi anni, il territorio di Ferrara. «Non è davvero possibile – afferma Stefano Calderoni, presidente provinciale Cia – che un’ondata di pioggia, anche se particolarmente intensa, provochi immediatamente uno stato di emergenza. I cambiamenti climatici e i problemi ad essi correlati sono ormai sotto gli occhi di tutti e non possono più essere ignorati. A rischio sono le aziende agricole che subiscono dai danni ai terreni ed alle abitazioni rurali, ma anche la sicurezza stessa delle persone e del territorio. Ecco perché non può essere ulteriormente demandata la messa in sicurezza delle campagne e delle zone maggiormente a rischio di dissesto idrogeologico». Secondo l’associazione ferrarese non sono dunque sufficienti i soldi stanziati per gli interventi degli ultimi anni volti a risolvere la situazione e nemmeno i fondi messi a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna per continuare con la realizzazione delle opere di sicurezza idraulica. «Il Consorzio di Bonifica della Pianura di Ferrara – continua Calderoni – ha quantificato in 40 milioni di euro l’ammontare degli investimenti necessari per mettere in sicurezza il territorio ferrarese ed evitare le situazioni di emergenza provocate da bombe d’acqua o precipitazioni intense. La situazione, sempre secondo i dati forniti dal Consorzio di Bonifica, è preoccupante per l’intera Regione dove il valore del dissesto idrogeologico supera la soglia di un miliardo di euro ed è evidente che per risolvere la situazione, occorre pianificare investimenti ingenti e tempestivi». L’associazione continuerà a monitorare, in questi giorni, la situazione delle aziende agricole ed a sollecitare le istituzioni a tutti i livelli, in accordo con l’associazione nazionale, per sollecitare attenzione ed interventi verso una condizione che non può essere più considerata straordinaria.

giovedì 29 gennaio 2015

CIA FERRARA: EXPORT, AGGREGAZIONE E BIOLOGICO: I PROGETTI ANTI-CRISI PER LA FRUTTICOLTURA

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Cia Ferrara e Apofruit hanno fatto il punto sulla situazione del settore e sulle azioni necessarie per uscire dalla crisi, ormai strutturale, degli ultimi quattro anni

«La fotografia del settore frutticolo ferrarese, in particolare di quello pericolo mostra, negli ultimi quattro anni, una crisi strutturale che penalizza il reddito delle aziende e fa diminuire, con un ritmo centinaia di ettari ogni anno, la superficie coltivata a frutteto». Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, ha fatto il punto sulla situazione del settore nel corso del convegno “Progetti anti-crisi per la frutticoltura ferrarese”, organizzato con Apofruit e Riff 98. «I nostri prodotti, in particolare le pere – continua Calderoni – stanno perdendo quote di mercato, occupate dai prodotti belgi e olandesi. E’ vero che tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 le vendite di pere sono aumentate del 30% ma il valore totale delle vendite, a causa dei prezzi pagati alla produzione, è diminuito, tanto che le aziende copriranno a fatica i costi di produzione. Una situazione strutturale iniziata nel 2011 e causata anche dalla difficoltà di aggregazione dei produttori, che finisce per penalizzare prodotti di eccellenza, come la pera Abate, sui mercati e nei consumi. Cia Ferrara, - ha detto il presidente – con Agrinsieme e in collaborazione con Organizzazioni di Produttori e Cooperative, sta cercando una soluzione a questa crisi, attraverso una serie di proposte concrete. Tra queste ci sono sicuramente: la tempestività nell’aggredire i mercati, anche quelli più lontani come la Cina e l’India; la ricerca di nuove varietà più resistenti e produttive; la creazione di piattaforme commerciali dedicate; lo sviluppo delle produzioni biologiche; il percorso di aggregazione delle aziende agricole e, non ultima, la necessità di trasformare il prodotto pera in un vero e proprio brand, con un forte valore aggiunto in termini di immagine». Soluzioni e proposte ampiamente condivise da Ilenio Bastoni, direttore generale Apofruit che, dopo aver spiegato le peculiarità e i progetti della Cooperativa - che associa oltre 3.600 aziende (quasi 2000 in Emilia-Romagna) – ha ribadito l’importanza di export, biologico e innovazione varietale. «La nostra cooperativa – ha spiegato Bastoni – punta fortemente alla valorizzazione del prodotto che deve essere competitivo e appetibile per i mercati esteri. Uno dei nostri obiettivi è quello di portare la pera e l’ortofrutta italiana anche in Cina dove, attualmente, può esportare solo il Belgio. Sono dunque Stati Uniti ed Asia, in particolare, i nuovi mercati da conquistare attraverso prodotti di qualità e promozione di marchi che risultino adatti alle esigenze di una nuova categoria di consumatori, soprattutto di classe medio-alta. Apofruit – continua il direttore generale – sta investendo in ricerca varietale con la Falstaff, ottenuta in oltre 20 anni di attività di miglioramento genetico sulla Abate Fétel. Un frutto resistente, conservabile per lunghi periodi che appare di grossa dimensione e di un bel colore rosso, apprezzato dai paesi del medio e lontano Oriente. La nostra cooperativa punta moltissimo anche sul biologico, unico comparto che continua a mostrare segni di crescita e sul quale stiamo investendo in termini di commercializzazione e promozione nella GDO. Sono dunque l’aggregazione, l’internazionalizzazione e il rafforzamento della marca – conclude Bastoni - i fattori che possono rendere il lavoro delle imprese agricole remunerativo.»

venerdì 23 gennaio 2015

STEFANO CALDERONI NUOVO PRESIDENTE DI CIA FERRARA

Fonte: Redazione di Agreste

Guarda il servizio sul nostro canale youtube:
https://www.youtube.com/watch?v=rIpVgtv8YpI&list=PL4klR68bvLJmpzksqk6tC9qtS2UK7812M

ASSURDO L’ANTICIPO DEL PAGAMENTO PER IL RIMBORSO DEI PREMI ASSICURATIVI

Fonte: Comunicato congiunto Confagricoltura, Cia e Copagri Ferrara

È grande il dissenso di parte del mondo organizzativo e sindacale agricolo rispetto alla circolare di recente emanazione da parte di Agea Coordinamento, nella quale si richiede ai produttori agricoli di anticipare il termine previsto per il rimborso del premio assicurativo ai Condifesa. La circolare Agea scardina un sistema ben consolidato e perfettamente funzionante anticipando la fatidica data dal 30 settembre al 17 aprile. Una decisione, questa, alla quale si oppongono fortemente Confagricoltura Ferrara, Cia Ferrara e Copagri Ferrara che, con una nota indirizzata tra gli altri al Ministero dell’Agricoltura e ad Agea stessa, dichiarano la propria contrarietà alla modifica indicata, perché contro ad una prassi, ormai consolidata, che permetteva agli imprenditori agricoli di poter accedere all’erogazione dei contributi PAC come normato dall’art. 68 del reg. CE 73/2009 e di procedere poi con il pagamento del premio assicurativo ai Condifesa. Tale disposizione è stata giustificata da Agea in quanto dettata dalla necessità di ottemperare a rilievi mossi dall'autorità di controllo comunitaria che avevano criticato la fissazione di una data successiva a quella di erogazione dei contributi comunitari per le assicurazioni. Tuttavia, sostengono fortemente le 3 Organizzazioni, ci si trova in questo momento in una situazione nella quale vi sono concrete possibilità che molte aziende si ritrovino al 17 di aprile nella condizione di non riuscire a pagare il premio assicurativo. Questo provvedimento, infatti, priva le aziende stesse della liquidità necessaria per corrispondere quanto dovuto in ambito assicurativo. Una decisione che incontra il dissenso acuto delle Organizzazioni, determinate a contrastare questa misura per riuscire a ripristinare la situazione consolidata antecedentemente a questa decisione, che sembra ignorare totalmente le reali necessità delle imprese in un momento di particolare criticità per le aziende agricole stesse, che sono state già pesantemente messe alla prova durante il 2014. Ulteriore dettaglio da tenere in considerazione, la conseguente contrazione della propensione assicurativa per il 2015, in netto contrasto con gli obiettivi della diffusione delle coperture assicurative fortemente sostenute dalla Comunità Europea. Confagricoltura Ferrara, CIA Ferrara, Copagri Ferrara intendono proseguire con l’azione di contrasto rispetto ad un provvedimento che non si pone certamente dalla parte dei produttori agricoli.

lunedì 19 gennaio 2015

CIA FERRARA: PROGETTI E IDEE PER IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA FERRARESE

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Il prossimo 22 gennaio si terrà l’assemblea provinciale dell’associazione, con elezione del nuovo presidente provinciale e presentazione del progetto “Il territorio come destino”

Puntare sulla valorizzazione del territorio, l’equilibrio sostenibile tra campagna e spazio urbano, l’agricoltura multifunzionale ed innovativa e la salvaguardia del reddito agricolo. Sono questi i temi fondanti e gli obiettivi di “Il territorio come destino” la nuova politica economica e sindacale della Confederazione Italiana Agricoltori, che sarà presentata il prossimo 22 gennaio nell’ambito dell’Assemblea Provinciale di Cia Ferrara, presso l’hotel Villa Regina di Cona. Saranno due i momenti importanti che scandiranno questa assemblea all’insegna del cambiamento, che metterà al centro il futuro dell’agricoltura ferrarese e soprattutto punterà a ribadire il ruolo centrale dell’agricoltura per la ripresa economica generale. Una prima fase elettiva, aperta unicamente ai delegati, vedrà l’elezione del nuovo presidente provinciale, successore di Lorenzo Boldrini che, dopo quasi tre anni di lavoro ha deciso di lasciare spazio a una “nuova generazione” di agricoltori, sempre all’insegna del cambiamento positivo. L’unico candidato è Stefano Calderoni.
Di seguito, intorno alle 16.00, dopo i saluti del neo-eletto presidente, si terrà la presentazione – aperta agli associati e al pubblico – della nuova politica economica e sindacale “Il territorio come destino – Verso il futuro dell’agricoltura ferrarese” a cura di Antonio Dosi, presidente di Cia Emilia-Romagna e vicepresidente nazionale Cia. Molte le voci e gli interventi del mondo economico e istituzionale che interverranno a seguire, a partire da Tiziano Tagliani, nella doppia veste di sindaco di Ferrara e presidente provinciale; Paolo Govoni, presidente della Camera di Commercio di Ferrara; Pier Carlo Scaramagli, coordinatore di Agrinsieme; Marcella Zappaterra, neo eletta consigliere per la Regione Emilia-Romagna e Maria Teresa Bertuzzi, senatrice della Repubblica, da sempre impegnata sui temi del settore agricolo. Le conclusioni del convegno e dell’Assemblea Provinciale, dopo lo spazio lasciato ai partecipanti per le considerazioni e il dibattito, saranno affidate a Secondo Scanavino, presidente nazionale Cia.

lunedì 29 dicembre 2014

CIA FERRARA: VERSO “IL TERRITORIO COME DESTINO”

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

A Bologna, lo scorso 15 dicembre, il primo degli importanti incontri organizzati dalla Cia per discutere con il mondo produttivo, accademico e istituzionale sul futuro dell’agricoltura

Si chiama “Il Territorio come destino”, un titolo forte ed evocativo scelto dalla Confederazione Italiana Agricoltori per la sua nuova ed importante iniziativa, un ciclo di tre incontri che coinvolgeranno il mondo produttivo, istituzionale ed accademico per confrontarsi su temi fondamentali per il settore agricolo: reddito, multifunzionalità, valorizzazione del territorio ed equilibrio sostenibile tra campagna e città. Il primo degli incontri si è svolto lo scorso 15 dicembre a Bologna, una tavola rotonda molto partecipata dagli agricoltori, - provenienti da Ferrara, Emilia-Romagna e tutto il nord Italia - con gli interventi del presidente nazionale Cia Dino Scanavino e del vice presidente nazionale Antonio Dosi. Tra gli altri, prestigiosi, relatori anche Virgilio Merola, sindaco di Bologna che ha annunciato un bando per assegnare 2.000 ettari di terreno in affitto a giovani agricoltori; Andrea Segrè, Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari che ha parlato della prossima apertura di Fico (Fabbrica Italiana Contadina) nell’ex area del mercato Ortofrutticolo di Bologna e Gianpiero Calzolari, presidente Granarolo, che ha fatto il punto sulla filiera del latte e la zootecnia. Al centro del dibattito la forte necessità di rilancio del settore, attraverso un modello di agricoltura strategica moderna e innovativa, che può essere il vero motore della ripresa economica italiana. Grande attenzione anche per la salvaguardia del rapporto tra campagna e città e per la sottrazione del suolo destinato all’attività agricola. Dino Scanavino, presidente nazionale Cia ha voluto ribadire la necessità di un’accelerazione nel processo di rinnovamento e il bisogno di confrontarsi con istituzioni e mondo produttivo. «Siamo qui – ha detto Scanavino – per rappresentare un mondo economico pronto a investire sul futuro. Ma è un mondo che non può più sopportare disinteresse e uno stato che opprime e non collabora, ignorando il fatto che noi agricoltori possiamo dare un reale contributo alla ripresa economica. Queste iniziative devono servire per affrontare e risolvere insieme questioni contingenti come la fiscalità, i problemi climatici, la difficoltà di fare reddito ma anche per discutere, insieme ai rappresentanti dei diversi settori della società, del “destino” e dell’identità di un settore che non è solo degli agricoltori, ma di tutti. Perché, come dice Carlo Petrini, “Chi non mangia, muore. E chi ha un’alternativa si faccia avanti”.» Prossimi appuntamenti con Il territorio come destino saranno nei prossimi mesi a Firenze e Napoli dove si continuerà a parlare di sostegno e valorizzazione delle aree interne e delle eccellenze produttive; di tutela del paesaggio e della biodiversità e di contenimento del suolo agricolo. Obiettivo finale del ciclo di conferenze, quello di elaborare un Manifesto da presentare ad Expo 2015, un importante contributo degli agricoltori italiani Cia alla Dichiarazione finale dell’Esposizione Universale.

lunedì 15 dicembre 2014

CIA FERRARA: UNA DEROGA PER L’IMU AGRICOLA NON BASTA

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

L’associazione ferrarese sostiene le azioni a livello nazionale per chiedere non solo una deroga dell’Imu agricola, ma una completa revisione della tassazione sui terreni

Una tassa ingiusta, che viola lo Statuto del Contribuente e che le imprese agricole - già sottoposte a una pesante tassazione, alla forte crisi dei prezzi pagati alla produzione e a fenomeni atmosferici calamitosi - non dovrebbero dover pagare. Anche la Cia di Ferrara sostiene pienamente le azioni per una deroga al pagamento dell’Imu agricola – previsto per il 16 dicembre - per tutte le imprese ed una revisione tecnica totale dell’imposta. Un percorso difficile e ad ostacoli che sta dando però i suoi frutti, dopo un primo decreto di revisione dell’Imu che escludeva dal pagamento solo le aziende agricole situate nelle zone montane (superiori a 600 mt). La Cia con un evidente impegno in prima persona del suo presidente Dino Scanavino, sta operando perché la deroga al pagamento dell’Imu sia estesa a tutte le imprese agricole, non solo a quelle delle zone considerate più “svantaggiate”. Anche sul nostro territorio ferrarese – così come in molte altre zone del nostro paese – non mancano i problemi economici generali ma anche quelli particolari. Perché gli “svantaggi”, se così vogliamo chiamarli, nella provincia di Ferrara non riguardano l’essere collocati geograficamente in una particolare zona, ma sono comunque rilevanti perché riguardano il nostro contesto climatico e microeconomico. Oltre alle dinamiche di mercato penalizzanti per i prezzi pagati alla produzione, ai balzelli burocratici e fiscali che certamente non sono diminuiti in questi anni – anche per l’aumento delle imposte locali - ci sono stati anche gli eventi calamitosi di maggio, un’estate particolarmente fredda che non ha favorito la corretta vegetazione di alcune colture e poi l’eccesso di pioggia dell’ultimo mese. Ecco perché, come indica Scanavino, non si può considerare solo il parametro altimetrico per decidere di concedere una deroga al pagamento dell’Imu, ma bisogna considerare gli effetti disastrosi del maltempo e il dissesto idrogeologico di molte zone del nostro paese. Un passo avanti si è compiuto negli ultimi giorni, in seguito alle sollecitazioni della Cia e di un buon numero di parlamentari che si sono uniti a questa giusta protesta fiscale. In pratica il Ministero dell’Agricoltura e dell’Economia stanno pensando ad un’ipotesi di slittamento del pagamento. Questa, pur non essendo una soluzione definitiva, come ribadisce la Cia Nazionale, è comunque un passo avanti verso una correzione generale della tassa, una vera e propria revisione concettuale e tecnica. A chiederlo, nelle ultime ore, è anche Agrinsieme - il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari - che ha sollecitato ed ottenuto dal Governo un provvedimento per bloccare l’imminente pagamento, in previsione di un tavolo tecnico con i Ministeri di competenza, per iniziare un dialogo costruttivo sulla modifica definitiva dell’Imu agricola.

martedì 9 dicembre 2014

L’ANP - CIA FERRARA ADERISCE ALLA MOBILITAZIONE INTERREGIONALE DEI PENSIONATI DEL CENTRO – NORD

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara

 I pensionati della Confederazione Italiana Agricoltori a Bologna, oggi 9 dicembre, per chiedere alle istituzioni cambiamento, solidarietà e soprattutto un’esistenza dignitosa e libera

Sono 8 milioni i pensionati italiani che vivono con pensioni sotto i mille euro e ben 2,2 quelli che arrivano a stento ai 500 euro, in particolare nelle aree rurali. Condizioni di semi-povertà o povertà assoluta che le manovre la Legge di Stabilità del 2015 rischia di peggiorare ulteriormente. Parte proprio da questa preoccupante fotografia della condizione economica dei pensionati italiani, la mobilitazione indetta dall’Associazione Nazionale Pensionati Cia, che si sta tenendo a Bologna oggi 9 dicembre - al Teatro Testoni, dalle ore 11.00 - e coinvolgerà i pensionati di tutto il Centro - Nord. Una giornata di protesta per chiedere alle istituzioni un cambiamento reale, equità e meno tasse per garantire alla popolazione anziana un’esistenza dignitosa e una vita attiva. «I pensionati della Cia di Ferrara – spiega il presidente Valentino Calderoni – saranno a Bologna per esprimere la loro reale preoccupazione sulla situazione economica e soprattutto sociale che riguarda i pensionati agricoli e di tutti i gli altri settori. A livello locale, dati Istat alla mano, le addizionali regionali e comunali sono aumentate del 180% in dieci anni, a causa anche dei fondi tolti alle amministrazioni locali dal governo nazionale. Situazione che ci sembra destinata a peggiorare, in primo luogo perché non è chiaro – continua Calderoni – l’impatto che avrà la riorganizzazione regionale della sanità e quindi quali servizi saranno ancora garantiti e quali saranno eliminati o ridotti. Inoltre con la Legge di Stabilità si ridurranno ulteriormente - si parla di 4 miliardi - i fondi nazionali per le Regioni e di circa un miliardo per i Comuni e temiamo che i tagli possano andare ad incidere ulteriormente sui servizi. L’Anp di Ferrara ha sempre lottato non solo per i diritti essenziali, come quello alla salute e alle cure, ma anche per la possibilità dei pensionati di condurre una vita dignitosa, attiva e piena. Per andare in questa direzione, occorre una pensione che non venga continuamente erosa da tasse e inflazione ma sia sufficiente per rendere gli anni del ritiro dal lavoro anni comunque produttivi, per la persona e la comunità.» Tra le richieste che verranno fatte alle istituzioni nel corso della mobilitazione: l’estensione del bonus di 80 euro mensili e l’adeguamento progressivo dei minimi di pensione al 40% del reddito medio nazionale (€ 640 mensili); il recupero del potere d’acquisto delle pensioni (già eroso del 30%) attraverso una più puntuale indicizzazione e la riduzione del drenaggio fiscale nazionale e locale; una riforma sanitaria con moderne protezioni, presidi e servizi nei centri rurali; l’eliminazione delle liste d’attesa e la riduzione selettiva dei ticket; risorse economiche adeguate per il sociale e la non autosufficienza e il ripristino pieno del fondo Patronati. Alla mobilitazione saranno presenti Vincenzo Brocco, presidente nazionale ANP, Valter Manfredi, vicepresidente nazionale e Dino Scanavino, presidente nazionale Cia.

lunedì 1 dicembre 2014

IMPRENDITORI AGRITURISTICI: TECNOLOGIA E WEB PER GUARDARE AL FUTURO

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Un seminario dedicato alle aziende agrituristiche, organizzato da Turismo Verde (Cia Ferrara) e Agriturist (Confagricoltura Ferrara), per fare il punto sulle nuove tecnologie per il web, la gestione delle prenotazioni online e le potenzialità dei country events.

Sono più di 2,5 miliardi le persone che navigano nel web, un numero importante che fa capire quanto sia strategico essere online per la promozione della propria azienda. Seguendo questa tendenza, Turismo Verde di Cia e Agriturist di Confagricoltura, le due principali associazioni di riferimento per l’agriturismo, hanno dato appuntamento ai loro associati per un seminario di approfondimento sul mondo del web e, in modo particolare, sulle nuove tecnologie a servizio del settore agrituristico e ricettivo e l’organizzazione di eventi. Durante la mattinata si è parlato di booking engine, software di prenotazione on line di camere, servizi o pacchetti turistici che possono essere integrati al sito web e consentono agli utenti di chiedere preventivi e prenotare direttamente il soggiorno in una struttura, da pc o da dispositivi mobili. Un vero e proprio strumento di vendita che - unitamente a una buona indicizzazione del sito web e ad una serie di azioni di web marketing - può diventare una risorsa, anche in termini di risparmio di tempo, per le aziende agrituristiche di piccole dimensioni. Interessanti anche i Channel Manager, software che consentono di gestire, con un semplice click, la disponibilità del proprio pacchetto di camere sui diversi canali web, a partire dalla presenza sulle Ota (Online Travel Agency), agenzie di viaggio on line ormai davvero celebri, come Booking ed Expedia. «Le aziende agrituristiche sono una realtà agricola che fa parte del territorio rurale ma che lavora, di fatto, nel settore turistico – ha detto Paola Pedroni, presidente di Agriturist Emilia-Romagna presentando l’iniziativa – ed ha le esigenze e la necessità di adeguarsi alle nuove tecnologie come ogni altra struttura ricettiva. I software di booking engine e Channel Manager, solitamente utilizzati da strutture ricettive medio-grandi, sono ormai diventati accessibili, per prezzi e semplicità d’uso, anche per le aziende agrituristiche. Questi incontri devono servire per dare agli agriturismi una panoramica sulle novità e un ventaglio di opportunità tecnologiche concrete per promuovere un settore così importante e vitale del mondo agricolo». Nella seconda parte del seminario si è parlato di organizzazione dei Country Events, eventi legati alle caratteristiche del territorio, organizzati dagli agriturismi per la propria promozione. In modo particolare sono state fornite ai presenti delle regole e buone pratiche di aiuto per l’ideazione, la programmazione e la promozione metodologica di eventi di successo. Il tutto, naturalmente, con un occhio puntato verso i sei mesi di EXPO2015, durante i quali sarà necessario essere presenti con un calendario di eventi che coinvolga i visitatori stranieri che graviteranno nel nord Italia. A chiusura del seminario Paola Guidi, presidente regionale di Turismo Verde ha lanciato i prossimi incontri, aperti a tutti gli agriturismi di Ferrara e della regione organizzati da Turismo Verde di Cia e Agriturist di Confagricoltura.