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mercoledì 16 dicembre 2015

NATALE 2015, CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA: “IL REGALO SI COMPRA SEMPRE DI PIÙ DALL’AGRICOLTORE, ANCHE ON LINE: BALZO DEL 5-15% NELLA VENDITA DI PRODOTTI AGRICOLI E TRASFORMATI CON PUNTE NEL BIO CHE SFIORANO IL 20%”

Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna

Mancano dieci giorni al Natale, ma il trend sembra essere proprio questo: “Il regalo in Emilia Romagna adesso si compra sempre di più dall’agricoltore, anche on line”. Lo comunica Confagricoltura Emilia Romagna che in base a una ricerca svolta su un campione di produttori emiliano romagnoli, fornisce le percentuali indicative d’incremento registrate nella vendita diretta di prodotti agricoli e trasformati rispetto a un anno fa: “Conserve, polpe di frutta, gelatine e marmellate (+15%); salumi e insaccati artigianali anche precotti (+10%); parmigiano reggiano (+ 5%); salse, paté, condimenti tipici e cibi sott’olio (+ 5-8%); bio food (+20%); funghi freschi ed essiccati (+10); miele, pappa reale e propoli (+12-15%); vini e spumanti (+8-10%)”.
“Significa che la capacità di offerta e di marketing delle aziende agricole emiliano romagnole – osserva Confagricoltura regionale – ha saputo scorgere nell’innovazione, nel dinamismo e nella dimensione aziendale, quelle risorse necessarie per crescere. Infatti sono tante le realtà ben strutturate, con laboratori e attrezzature atte alla preparazione e trasformazione dei prodotti agricoli. Significa soprattutto che l’impegno dedicato alla multifunzionalità, alla creazione di varie tipologie di prodotti trasformati e alle attività connesse all’esercizio dell’agricoltura, sta dando buoni risultati. Come anche l’avvio di nuove forme di aggregazione d’impresa, quali i contratti di rete che consentono di rafforzare la capacità produttiva e commerciale dei singoli al fine di migliorarne la competitività e la visibilità aziendale”.
Va anche sottolineata “la tendenza del consumatore di oggi ad orientarsi verso un acquisto più consapevole e informato che lo porta, quando possibile, direttamente al produttore”.

domenica 13 dicembre 2015

CONFAGRICOLTURA E CIA FERRARA: INCONTRI SULL'AGRICOLTURA BIOLOGICA

Fonte: Confagricoltura e Cia Ferrara

 In un contesto di mercato sempre più competitivo e con sempre minori protezioni dalle oscillazioni dei prezzi, che presentano, ed è sotto gli occhi di tutti, livelli di remunerazione non soddisfacenti, è necessario ricercare strade produttive diverse e nuovi sistemi organizzativi aziendali. Le strategie possono essere diverse e articolate: l'aggregazione dell'offerta è un primo esempio (che proprio nel settore frutticolo sta cercando di esprimersi in maniera innovativa e coordinata); una seconda alternativa può essere individuata nell'introduzione di forme sempre più puntuali di agricoltura di precisione e di metodiche ad ausilio delle decisioni. In questo scenario, anche l'agricoltura biologica può rappresentare un modello produttivo e organizzativo da prendere a riferimento, sia per i livelli di remunerazione unitari delle produzioni, sia per assecondare la possibile evoluzione futura dell'economia, sia nazionale che mondiale, sempre più alle prese con esigenze di sostenibilità ambientale. Per offrire alle aziende agricole un approccio ai modelli produttivi biologici, sia con un adeguato bagaglio di informazioni relativamente agli aspetti tecnico-agronomici ed economici, che libero da condizionamenti e sospetti tra forme diverse di agricoltura, Confagricoltura Ferrara, insieme a CIA Ferrara, con la collaborazione di FederBio e di Prober, organizzano due appuntamenti di approfondimento e di divulgazione sui temi del biologico.

Il primo, incentrato sulle colture annuali ed erbacee, si terrà il 14 dicembre alle ore 15,30 presso la Sala Riunioni di Confagricoltura Ferrara, Via Bologna 637/b a Chiesuol del Fosso e vedrà l'intervento di Stefano Radaelli, Tecnico di Prober, e Paolo Parisini, Presidente della Sezione Economica Regionale Biologica di Confagricoltura Emilia Romagna e titolare di un’impresa agricola da tempo impegnata nella produzione biologica.

Il secondo, riferito alle produzioni frutticole, si terrà il giorno 18 dicembre alle ore 15,30 presso la sala Riunioni di CIA Ferrara, Via Bologna 592/a, Chiesuol del Fosso e vedrà gli interventi di Carlo Bazzocchi, tecnico di Prober, e di Lorenzo Boldrini, referente regionale per il settore biologico per Cia Ferrara, oltre che imprenditore biologico.

Le due giornate, aperte a tutti, sono state opportunamente collocate a breve distanza dall'apertura dei bandi per l'accesso alle misure del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Emilia Romagna a sostegno dell'agricoltura biologica e potrebbero rappresentare il punto di partenza per la nascita di un forte polo produttivo biologico in provincia di Ferrara.

venerdì 26 giugno 2015

ORGANIC WEEK: UN APPUNTAMENTO AL PARCO DELLA BIODIVERSITA'

Fonte: BolognaFiere

BolognaFiere e NürnbergMesse gli organizzatori dei due più importanti appuntamenti fieristici internazionali del biologico – SANA, il Salone del Biologico e del Naturale, di Bologna e BIOFACH di Norimberga - e a fronte del loro accordo di collaborazione organizzano dal 3 al 5 settembre l'Organic Week presso il Parco della Biodiversità, l'area tematica in EXPO realizzata da BolognaFiere dedicata all'agricoltura biologica e alla biodiversità. Un palinsesto di iniziative e di incontri, di dibattiti e di proposte che hanno il ruolo di costruire una piattaforma di lavoro che consenta di dare al biologico un ruolo centrale nella prospettiva di rispondere in modo equilibrato e sostenibile alle grandi sfide per nutrire il pianeta negli anni futuri. Proprio dal Parco delle Biodiversità di BolognaFiere ad Expo è partito il movimento internazionale che, in collaborazione con FederBio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, ha dato luogo all’insediamento del Forum internazionale del Biologico a cui IFOAM partecipa e in cui si sono sviluppati i contenuti che culmineranno nelle giornate degli Stati Generali del Biologico che si svolgeranno a Sana dal 12 al 15 settembre a BolognaFiere.

sabato 20 giugno 2015

CIA FERRARA - BIOLOGICO: UN’AGRICOLTURA NON PIÙ DI NICCHIA

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Lorenzo Boldrini, rappresentante di Cia Emilia-Romagna per Anabio, commenta l’accordo tra i ministri europei per dare nuove regole a un settore in continua ascesa

Maggiori garanzie e trasparenza per i prodotti biologici importati da paesi extra- europei e l’introduzione della “Certificazione di gruppo”. Sono queste le due principali novità dell’intesa sulla proposta di regolamento in materia di agricoltura biologica raggiunta nell’ambito del Consiglio di AGRIFISH (Agriculture and Fisheries) - che riunisce i ministri competenti di Agricoltura e Pesca europei – e che sarà poi discussa in sede parlamentare. Nel dettaglio l’accordo prevede che i prodotti biologici potranno essere importati solo se conformi alle norme produttive del paese dove saranno poi commercializzati. Non sarà dunque possibile immettere sul mercato un biologico proveniente da stati che non rispettano la normativa italiana ed europea. Inoltre, altra importante novità, sarà introdotta la “Certificazione di gruppo” uno strumento operativo che potrà favorire le aziende più piccole, magari situate in aree marginali, che hanno difficoltà nella richiesta della certificazione singola. «L’accordo europeo – spiega Lorenzo Boldrini, rappresentante di Cia Emilia-Romagna al Consiglio di Anabio Nazionale e produttore biologico di Ferrara – rappresenta un passo avanti per l’agricoltura biologica in termini di sicurezza per i consumatori e possibilità di investimento e innovazione per le imprese. L’agricoltura biologica non è più una scelta di nicchia. Nel corso del recente convegno di Anabio – Associazione Nazionale Biologico di Cia – a Expo 2015 sono emersi dati davvero interessanti e che parlano chiaro rispetto alla tendenza di crescita e consumo dei prodotti bio. Nel 2014 (dati SINAB) si conferma l’aumento della richiesta con un aumento di valore del 17,3% rispetto al 2013 e una crescita degli operatori del 5,4 % che, come ha sottolineato anche il Ministro Martina, sono oltre 52.000 in tutta Italia. Il dato più interessante però – continua Boldrini – è quello della superficie investita a biologico che nel nostro paese è di oltre un milione e trecentomila ettari, aumentata rispetto al 2012 di quasi il 13%. Un risultato importante per un tipo di agricoltura che, fino a qualche anno fa, era considerata una scelta quasi controtendenza. Come produttore biologico non posso che promuovere questa scelta produttiva che non è solo economica e reddituale ma anche culturale ed etica. Oggi è sempre più forte il bisogno di salvaguardare la l’ambiente e il mondo agricolo dovrà andare necessariamente verso scelte più eco-sostenibili. Le aziende dovranno impegnarsi a garantire un minor impatto ambientale e adeguarsi, inoltre, a modalità di consumo e quindi di mercato in continua evoluzione. Lo sanno bene i produttori di paesi come la Svizzera o il Lussemburgo dove la richiesta e il consumo di prodotti bio è altissimo. Questo non significa – conclude Boldrini – che il biologico sia la soluzione per il rilancio dell’agricoltura ma è sicuramente una possibilità importante, valorizzata anche dal Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 che punta molto sulla sostenibilità dell’agricoltura e la conservazione dell’ecosistema.»

venerdì 15 maggio 2015

IL BIOLOGICO ESCE RAFFORZATO CON IL NUOVO PSR DELL'EMILIA-ROMAGNA

Fonte: Giunta Regionale dell'Emilia-Romagna  

Caselli a Confagricoltura: "Nella precedente programmazione 340 milioni per il bio, una strategia che intendiamo rafforzare con il nuovo Psr"

Bologna – “L’Emilia-Romagna è la prima regione in Italia per numero degli operatori bio e la prima nel Centro Nord per superfici. Questo risultato é il frutto di scelte già fatte con il precedente Piano di sviluppo rurale con il quale sono state destinate a questo settore 340 milioni di euro, circa il 30% dell’intera programmazione. Si tratta di una strategia che intendiamo rafforzare con il Psr 2014-2020 finanziando sia gli investimenti delle imprese bio che la conversione al bio delle aziende agricole tradizionali”. Così l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli a proposito delle dichiarazioni di Confagricoltura Emilia-Romagna che in una nota auspica un forte impegno del nuovo Psr a favore del biologico.

giovedì 14 maggio 2015

CONFAGRICOLTURA CHIEDE CHE IL PSR DELL'EMILIA-ROMAGNA PUNTI SUL BIOLOGICO

Fonte: Confagricoltura Emilia-Romagna

PARISINI (CONFAGRICOLTURA): “BIO IN NETTA CRESCITA, +17,3% NEL 2014; CHE IL PSR SUPPORTI IL SETTORE ATTRAVERSO RICERCA E FORMAZIONE ORIENTANDOSI SEMPRE PIÙ DALLA LOTTA INTEGRATA VERSO IL BIOLOGICO”

Bologna, 14 maggio 2015 – “Portiamo all’Expo la vera agricoltura biologica dell’Emilia Romagna che è un comparto in netta crescita (+ 17,3 nel 2014). Occorre che il Piano regionale di Sviluppo Rurale supporti il settore attraverso ricerca e formazione, orientandosi sempre più dalla lotta integrata verso il biologico”. E’ il commento di Paolo Parisini, responsabile Sezione Biologica regionale di Confagricoltura, a margine della riunione sul settore biologico svoltasi ieri a Roma. “Il mercato interno, e soprattutto mondiale – prosegue Parisini - continua a chiedere biologico e il problema, oggi, è proprio quello di organizzare meglio la produzione delle materie prime bio che stanno peraltro alla base delle principali produzioni DOP e IGP emiliano romagnole”. Poi rivolge un appello ai produttori biologici dell’Emilia Romagna, invitandoli “a fare sistema e ad unirsi sotto l’egida dell’Associazione dei produttori biologici e biodinamici dell’Emilia Romagna (Pro.B.E.R), l’unica realtà in grado di sostenere in regione lo sviluppo del comparto ed affiancare gli agricoltori nel loro processo di crescita”. E alle Istituzioni regionali dice: “Tra i nodi da affrontare: le difficoltà nel trovare ed utilizzare sementi biologiche, nell’ottica anche della biodiversità e nel mettere in rete le esigenze degli allevatori biologici a rifornirsi di alimenti bio con quelle dei produttori; infine, la morsa burocratica che strangola le aziende biologiche”.

martedì 12 maggio 2015

CONSIGLIO EUROPEO AGRICOLTURA: PASSI AVANTI SUL REGOLAMENTO DEL BIOLOGICO

Fonte: Ufficio Stampa Mipaaf

 Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che si è tenuto a Bruxelles il Consiglio europeo dei Ministri dell’agricoltura, a cui ha partecipato il Viceministro Andrea Olivero. Nel corso dei lavori è stata discussa la proposta di compromesso presentata dalla Presidenza Lettone al fine di pervenire ad un accordo in Consiglio (general approach) sulla proposta di regolamento per produzione biologica della Commissione. Durante la discussione in Consiglio sono stati registrati dei progressi ed è obiettivo della delegazione italiana trovare un accordo su un nuovo testo, che tenga conto delle richieste sui limiti delle sostanze non autorizzate e sull’effettuazione dei controlli, nel corso del prossimo Consiglio dei Ministri, previsto per il mese di giugno. “Sono stati compiuti dei progressi - ha commentato il Viceministro Olivero – e cercheremo di raggiungere il consenso su tutto il testo, un provvedimento su cui abbiamo lavorato e contribuito molto nel corso del semestre di Presidenza italiana. Il settore del biologico è per il nostro Paese di rilevante importanza e per tale ragione la nostra attenzione è e continuerà ad essere molto alta su questo dossier. In questo contesto abbiamo sottolineato l’importanza di migliorare il quadro normativo esistente nell’interesse dei produttori assicurando, nel contempo, maggiore trasparenza e fiducia ai consumatori, in linea con le nostre priorità”. Durante il Consiglio sono state anche adottate conclusioni della presidenza sul tema della semplificazione della PAC e la Commissione ha annunciato la propria intenzione di intervenire in alcuni settori specifici. “In questo quadro, guardiamo con grande favore alla volontà della Commissione di semplificare le regole per le Aree di interesse ecologico, soprattutto per i piccoli agricoltori”, ha sottolineato Olivero. Infine, la delegazione italiana ha sostenuto la proposta slovena di chiedere all’ONU di istituire una “giornata mondiale delle api” per sottolineare l’importanza dell’apicultura, proposta che ha raccolto il favore del Consiglio.

giovedì 26 febbraio 2015

CONFAGRICOLTURA SOLLECITA UNA RAPIDA APPROVAZIONE DELLE NUOVE REGOLE EUROPEE PER IL SETTORE DEL BIOLOGICO

Fonte: Confagricoltura

Negli incontri di questi giorni a Bruxelles con gli europarlamentari, la Rappresentanza permanente d’Italia e gli Uffici della Commissione, Confagricoltura ha chiesto di scongiurare l’ipotesi di rigetto della proposta di regolamento sul biologico attualmente in esame, sottolineando l’importanza di avere un quadro normativo europeo più omogeneo che eviti i forti disequilibri del mercato interno, tuteli il prodotto europeo e dia maggiori certezze sulla qualità delle importazioni. “Il nostro settore – hanno ribadito i rappresentanti di Confagricoltura negli incontri - è vittima di importazioni dai Paesi extraeuropei, frutto delle politiche sbagliate sui controlli e sulle deroghe presenti nell’attuale legislazione”. C’è il forte rischio che la proposta di regolamento, che diminuisce le deroghe ai processi produttivi che gli Stati membri concedono, sia bloccata – ha messo in guardia l’Organizzazione che rappresenta il 40% della produzione biologica in Italia - dalla forte opposizione di alcuni Paesi del Nord Europa, soprattutto a livello di Parlamento europeo”. “C’è poi il problema – ha concluso Confagricoltura – che le troppe deroghe previste nei vari Stati membri finiscano per non rendere uniforme la normativa, vanificando la leale concorrenza nella Ue, permettendo di produrre bio dove bio non potrebbe essere prodotto naturalmente e creando problemi all’importazione. Tutto ciò però non deve portare a non approvare una normativa fondamentale per un settore che ha ampie prospettive di consolidamento e crescita”.

giovedì 29 gennaio 2015

CIA FERRARA: EXPORT, AGGREGAZIONE E BIOLOGICO: I PROGETTI ANTI-CRISI PER LA FRUTTICOLTURA

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Cia Ferrara e Apofruit hanno fatto il punto sulla situazione del settore e sulle azioni necessarie per uscire dalla crisi, ormai strutturale, degli ultimi quattro anni

«La fotografia del settore frutticolo ferrarese, in particolare di quello pericolo mostra, negli ultimi quattro anni, una crisi strutturale che penalizza il reddito delle aziende e fa diminuire, con un ritmo centinaia di ettari ogni anno, la superficie coltivata a frutteto». Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, ha fatto il punto sulla situazione del settore nel corso del convegno “Progetti anti-crisi per la frutticoltura ferrarese”, organizzato con Apofruit e Riff 98. «I nostri prodotti, in particolare le pere – continua Calderoni – stanno perdendo quote di mercato, occupate dai prodotti belgi e olandesi. E’ vero che tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 le vendite di pere sono aumentate del 30% ma il valore totale delle vendite, a causa dei prezzi pagati alla produzione, è diminuito, tanto che le aziende copriranno a fatica i costi di produzione. Una situazione strutturale iniziata nel 2011 e causata anche dalla difficoltà di aggregazione dei produttori, che finisce per penalizzare prodotti di eccellenza, come la pera Abate, sui mercati e nei consumi. Cia Ferrara, - ha detto il presidente – con Agrinsieme e in collaborazione con Organizzazioni di Produttori e Cooperative, sta cercando una soluzione a questa crisi, attraverso una serie di proposte concrete. Tra queste ci sono sicuramente: la tempestività nell’aggredire i mercati, anche quelli più lontani come la Cina e l’India; la ricerca di nuove varietà più resistenti e produttive; la creazione di piattaforme commerciali dedicate; lo sviluppo delle produzioni biologiche; il percorso di aggregazione delle aziende agricole e, non ultima, la necessità di trasformare il prodotto pera in un vero e proprio brand, con un forte valore aggiunto in termini di immagine». Soluzioni e proposte ampiamente condivise da Ilenio Bastoni, direttore generale Apofruit che, dopo aver spiegato le peculiarità e i progetti della Cooperativa - che associa oltre 3.600 aziende (quasi 2000 in Emilia-Romagna) – ha ribadito l’importanza di export, biologico e innovazione varietale. «La nostra cooperativa – ha spiegato Bastoni – punta fortemente alla valorizzazione del prodotto che deve essere competitivo e appetibile per i mercati esteri. Uno dei nostri obiettivi è quello di portare la pera e l’ortofrutta italiana anche in Cina dove, attualmente, può esportare solo il Belgio. Sono dunque Stati Uniti ed Asia, in particolare, i nuovi mercati da conquistare attraverso prodotti di qualità e promozione di marchi che risultino adatti alle esigenze di una nuova categoria di consumatori, soprattutto di classe medio-alta. Apofruit – continua il direttore generale – sta investendo in ricerca varietale con la Falstaff, ottenuta in oltre 20 anni di attività di miglioramento genetico sulla Abate Fétel. Un frutto resistente, conservabile per lunghi periodi che appare di grossa dimensione e di un bel colore rosso, apprezzato dai paesi del medio e lontano Oriente. La nostra cooperativa punta moltissimo anche sul biologico, unico comparto che continua a mostrare segni di crescita e sul quale stiamo investendo in termini di commercializzazione e promozione nella GDO. Sono dunque l’aggregazione, l’internazionalizzazione e il rafforzamento della marca – conclude Bastoni - i fattori che possono rendere il lavoro delle imprese agricole remunerativo.»

giovedì 4 dicembre 2014

TERREMERSE E APOFRUIT: VIA ALLA GESTIONE CONGIUNTA DI POMODORO E ORTICOLE DA INDUSTRIA

Fonte: Ufficio Stampa Apofruit  

Per i prossimi anni si punta ai 3mila ettari di pomodoro da industria e al potenziamento delle coltivazioni bio

L’accordo d’integrazione strategica tra Apofruit e Terremerse, siglato nel novembre dello scorso anno, continua a produrre effetti positivi. Si è infatti realizzata ora l’integrazione della gestione e della commercializzazione nell’O.P. Pempacorer di tutta la produzione di pomodoro e orticole da industria dei soci di Apofruit e di Terremerse. Nel 2014 l’O.P. Pempacorer ha commercializzato complessivamente la produzione di 158 aziende produttrici, con 2.600 ettari di coltivazioni di pomodoro e 200.000 tonnellate di contrattato con l’industria, 18 industrie clienti finali per le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. A questi si aggiungono 8.258 tonnellate di altre orticole da industria (delle quali 1.478 BIO), ottenuti da circa 750 ettari di coltivazione. Per i prossimi anni, l’integrazione punterà a sviluppare le coltivazioni per raggiungere i 3.000 ettari coltivati a pomodoro da industria, potenziare massimamente la produzione BIO certificata e controllata, raddoppiando la superficie impegnata a colture di altre orticole (escluse patate e cipolle che verranno ancora gestite singolarmente da ciascuna Cooperativa) per raggiungere i 1.500 ettari coltivati, con una significativa estensione di gamma e l’acquisizione di nuovi clienti finali. La crescita dimensionale produrrà importanti vantaggi nell’organizzazione logistica e nella forza dell’offerta commerciale. Si potranno così garantire alle industrie del settore maggiori volumi di approvvigionamento di materia prima. Inoltre, la diversificazione delle coltivazioni su più Provincie e Regioni (coinvolte l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto) consentirà di dare maggiori garanzie di fornitura, contenendo il rischio di esposizione ad avversità climatiche o fitopatie; la maggior massa critica organizzata permetterà di diversificare al meglio le epoche di raccolta, consentendo alle industrie il prolungamento della stagione di lavorazione, con un migliore utilizzo degli impianti e una diminuzione dei costi. L’integrazione della gamma di coltivazione tra diverse specie orticole di primo e secondo raccolto e tra destinazione alimentare e/o sementiera, aiuterà le imprese agricole specializzate a disporre di un ciclo completo di rotazioni agronomiche, sia nel segmento delle coltivazioni a produzione integrata, sia nel segmento delle coltivazioni BIO, mentre le sinergie dei partner che concorreranno all’accordo consentiranno di varare nuovi servizi finanziari di Factoring e Reverse Factoring per la liquidazione immediata degli acconti e dei saldi ai soci conferenti che ne facciano richiesta, in ragione dei loro conferimenti in quantità e qualità. L’integrazione in O.P. Pempacorer del comparto orticole da industria delinea così un indirizzo produttivo complementare all’impegno congiunto di Apofruit e Terremerse nella promozione di innovazioni frutticole di prodotto.

martedì 11 novembre 2014

CONSIGLIO UE, MIPAAF: PRESIDENZA ITALIANA PRESENTA DOCUMENTO PER RICAMBIO GENERAZIONALE. MARTINA: CREDITO, TERRE E FORMAZIONE PER SOSTENERE LAVORO UNDER 35

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che si è chiusa a Bruxelles la sessione di lavori del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e della Pesca dell’Ue. Nel corso dei lavori la Presidenza italiana ha presentato un documento per i giovani agricoltori su cui è stato registrato un ampio consenso da parte degli Stati membri. Il Consiglio ha ribadito la contrarietà al taglio del budget 2015 attraverso la riduzione del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e ha trovato un accordo sul regolamento per la pesca in acque profonde. Di seguito i principali punti trattati nella sessione dei lavori:

PIANO PER I GIOVANI AGRICOLTORI PER ACCESSO AL CREDITO, ALLA TERRA E PER LA FORMAZIONE
La Presidenza italiana ha proposto un documento a sostegno del ricambio generazionale in agricoltura. Questi i tre punti principali: 1) Concessione di crediti dedicati da parte della BEI (Banca Europea degli Investimenti) La proposta prevede di coinvolgere la Banca europea per gli investimenti (BEI) per fornire un sostegno economico ai giovani agricoltori che intendono accedere ai finanziamenti. La BEI può intervenire attraverso una Garanzia bancaria europea e con prestiti favorevoli agevolando i giovani agricoltori che intendano avviare un'attività nel settore agricolo. Il requisito richiesto ai giovani agricoltori è dimostrare di avere una qualifica o competenze di formazione professionale e presentare un “business plan” strutturato dell'investimento proposto . L'intervento della BEI potrà essere così complementare agli strumenti nazionali esistenti. Parallelamente bisogna facilitare l’attuazione delle misure per gli under 40 contenute nella PAC 2014-2020. 2) Misure per l’accesso alla terra Il documento italiano ritiene necessario prevedere strumenti che favoriscano l’acquisto di terreni agricoli da parte di giovani, anche in deroga alle attuali norme in materia di aiuti di Stato. 3) Istituzione di un’“erasmus” per i giovani agricoltori europei La Presidenza italiana propone un “Erasmus” per i giovani agricoltori. L’obiettivo è quello di facilitare lo scambio di informazioni e di esperienze professionali tra le diverse realtà agricole europee. Il supporto sarebbe garantito dalle reti rurali nazionali e dalla rete rurale europea. “Ho registrato grande attenzione da parte dei colleghi europei sul documento che abbiamo presentato” ha dichiarato il Ministro Martina. “Si tratta di misure fondamentali per sostenere il lavoro dei giovani agricoltori e per dare un futuro all’agricoltura europea. Sono soddisfatto perché anche gli altri Stati membri hanno compreso che la disoccupazione giovanile va contrastata mettendo in campo provvedimenti urgenti e straordinari. Nell’area dei 28 Paesi Ue, secondo i dati dello scorso Maggio, circa 5 milioni di giovani non hanno un lavoro. L’ultimo censimento europeo in agricoltura del 2010 ci segnala inoltre che la percentuale di agricoltori under 35 era del 7,5%, a fronte di un 30% di over 65. Bisogna invertire la rotta e adottare provvedimenti per il ricambio generazionale, sia con un’iniziativa comune europea, ma anche attraverso interventi nei singoli Stati. Ci siamo già mossi a livello nazionale su questo aspetto adottando un piano giovani in 10 azioni: dalla concessione di mutui a tasso zero, alle detrazioni per l’affitto di terreni agricoli, agli sgravi fiscali di 1/3 della retribuzione lorda per la stabilizzazione di giovani under 35, alle deduzioni Irap al 50% per le assunzioni di giovani nelle regioni del Mezzogiorno, fino ai crediti di imposta per investire nell’innovazione, nelle reti di impresa e nell’e-commerce. Adesso – ha aggiunto il Ministro Martina – il nostro auspicio è che la Commissione europea recepisca l’orientamento del Consiglio e formuli una proposta concreta”.
CONTRARIETÀ A RIDUZIONE BUDGET FEAGA 2015
In merito alla proposta della Commissione europea di modificare il budget 2015 attraverso una riduzione del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), la discussione ha permesso alla Presidenza italiana di definire una posizione unitaria da parte del Consiglio dei Ministri dell'agricoltura. Questi ultimi hanno ritenuto che la proposta della Commissione non corrisponde alle necessità del settore agricolo, già provato dall'impatto dell'embargo deciso dalla Federazione Russa. “L'agricoltura europea – ha dichiarato Martina – non può pagare due volte per le conseguenze dell’embargo russo. Per ribadire questo orientamento, espresso dal Consiglio, invierò una lettera al Presidente dell’Ecofin, affinché tenga conto della posizione dei Ministri dell'agricoltura in sede di procedura di conciliazione in corso con il Parlamento europeo”.
ACCORDO SU REGOLAMENTO PESCA IN ACQUE PROFONDE
Sul tema pesca, con grande soddisfazione della Presidenza italiana, è stato chiuso l’accordo politico relativo alle quote di pesca in acque profonde per il 2015/2016. “Siamo riusciti a chiudere un accordo non semplice – ha osservato il Ministro Martina – conciliando le sensibilità dei Paesi membri interessati e la necessità di preservare stock ittici vulnerabili, garantendo un risultato che è in linea con le indicazioni scientifiche e i criteri della nuova Politica comune della Pesca”.
INIZIATIVE A TUTELA DELLE INDICAZIONI GEOGRAFICHE DEL VINO SUL WEB
La Presidenza italiana è nuovamente intervenuta sul tema dell’assegnazione dei domini internet da parte dell’ICANN, insistendo con la Commissione affinché vengano assunte le opportune iniziative, compresa l’attivazione della procedura di “Indipendent review”, in relazione alla possibile attribuzione di dominio .wine e .vin al fine di assicurare la protezione delle indicazioni geografiche del vino.
PASSI IN AVANTI SUL REGOLAMENTO DEL BIOLOGICO
Infine il Consiglio ha anche consentito di compiere passi in avanti sulla riforma del regolamento biologico, oggetto di una dichiarazione da parte dei paesi del gruppo di Visegrad. La Presidenza italiana si è impegnata a integrare con tali contenuti la propria proposta di compromesso che verrà presentata al Consiglio di dicembre.

mercoledì 10 settembre 2014

BIOLOGICO, MARTINA: 1,5 MILIARDI DI EURO DA INVESTIRE NEL SETTORE CON I PIANI DI SVILUPPO RURALE DELLA NUOVA PAC FINO AL 2020

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“Nei prossimi sette anni il comparto biologico potrà contare su oltre 1,5 miliardi di euro dei Piani di sviluppo rurale della nuova Politica agricola comune. Risorse considerevoli che saranno investite per la crescita di questa esperienza e della sostenibilità del modello agricolo che vogliamo portare avanti. La sfida che abbiamo è portare il tema agricolo oltre gli addetti ai lavori e far capire a tutta l’opinione pubblica l’importanza del settore per il futuro dell'Europa”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina è intervenuto oggi all’8° Congresso europeo del biologico in corso a Bari. “Siamo davanti ad un momento molto importante per il comparto, per la riforma del regolamento Ue sul biologico. Un impegno fondamentale del semestre di presidenza italiana – ha proseguito Martina - è proprio chiudere un accordo politico sulle principali questioni del nuovo regolamento”. “Non è un caso – ha concluso il Ministro - che il Congresso europeo si svolga in Italia e più in particolare in Puglia. Nel nostro Paese il biologico è un comparto per nulla residuale, con 3 miliardi di euro di fatturato e con più di 52mila operatori. Un ettaro su dieci in Italia è bio e proprio la Puglia rappresenta la Regione con la maggiore estensione di superficie destinata ad agricoltura biologica del Paese. Una realtà che troverà senz'altro spazio nel contesto di Expo Milano 2015, dove le buone pratiche sviluppate in questi anni dal settore potranno essere raccontate al mondo”.

SANA 2014, CONFAGRICOLTURA E CIA DELL’EMILIA ROMAGNA: “PARTIRE DAL BIOLOGICO PER INCREMENTARE REDDITO E OCCUPAZIONE. CON IL PROGETTO FILIERE BIO 2020 INSIEME A PROBER, PUNTIAMO SU ORGANIZZAZIONE DELLE FILIERE, AGGREGAZIONE, MARKETING E SU UN NUOVO CANALE DI E-COMMERCE DEDICATO”

Fonte: Cia e Confagricoltura Emilia - Romagna

“Bisogna partire dal biologico per incrementare reddito e occupazione. Con il progetto Filiere Bio 2020 lanciato nei mesi scorsi insieme a Prober, puntiamo su aggregazione, marketing per le imprese e su un nuovo canale di e-commerce dedicato” – è il commento di Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna alla chiusura del Sana 2014 che ha sancito il brillante andamento del settore biologico con un boom di vendite e di export (+17,3%) e un aumento di operatori e trasformatori (+5,4%). “L’obiettivo – rimarcano Confagricoltura e Cia regionali - è proprio quello di sostenere l’organizzazione delle filiere con metodo biologico stimolando la conversione al bio; favorire l’aggregazione attraverso gli strumenti offerti dalla UE; sviluppare accordi interprofessionali tra produttori e imprese agroalimentari; supportare tecnicamente le aziende agricole per favorirle nell’acquisizione di nuovi mercati, aprendo anche un nuovo canale di e-commerce dedicato”. “In Emilia Romagna ci sono ancora grandi potenzialità di crescita e il progetto Filiere Bio 2020 – concludono Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna – intende cogliere appieno tutte le opportunità di finanziamento offerte dal nuovo Programma regionale di Sviluppo Rurale, che sono il 30% delle risorse disponibili, per consentire ai giovani ed alle molte aziende in conversione, di trovare nel biologico una strada solida che possa garantire in futuro sviluppo e reddito”.

giovedì 4 settembre 2014

SANA 2014 - NEL 2013, 3771 AZIENDE BIO (+ 1,4%). EMILIA-ROMAGNA PRIMA PER TRASFORMAZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE. RABBONI: "POSSIAMO E DOBBIAMO CRESCERE ANCORA. CON IL NUOVO PSR 100 MILIONI PER GLI AIUTI A SUPERFICIE E SOSTEGNO ALLA NASCITA DI FILIERE 100% BIO." TRA IL 2007 E IL 2013 IL 30% DEI FONDI PSR 2007-2013 È ANDATO AL BIOLOGICO.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione

L'Emilia-Romagna é regione leader nel biologico ma può crescere ancora. Alla fine del 2013 erano 3771 le imprese di produzione e trasformazione bio (+ 1,4% sull'anno precedente). Di queste 798 sono imprese di trasformazione e commercializzazione, il numero più alto a livello nazionale. Un primato amplificato dalla leadership esercitata da molte di queste imprese sui mercati nazionale ed internazionale. L'Emilia-Romagna è inoltre la prima regione del nord Italia per superfici coltivate con tecniche biologiche. Le aziende agricole biologiche sono 2.973, in aumento dell’1,7%. Nel 2013 sono cresciuti anche gli allevamenti biologici: sono 624 le imprese che conducono l'allevamento di almeno una specie con il metodo biologico. L'allevamento per le uova biologiche è il più importante a livello nazionale con 15 imprese di allevamento per una consistenza produttiva di circa 500 mila ovaiole biologiche. Sono i dati illustrati oggi a Bologna, in occasione della presentazione dell’edizione 2014 di Sana, il Salone internazionale del biologico e del naturale, dall’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni. “"L'agricoltura biologica in Emilia-Romagna è cresciuta grazie soprattutto alle scelte compiute dalla Regione – ha sottolineato Rabboni - il Programma di sviluppo rurale che si sta concludendo ha destinato alle produzioni biologiche il 30% di tutte le risorse disponibili a fronte di un'incidenza delle superfici agricole biologiche dell’ 8% e ad una percentuale di imprese bio sul totale del 4%. Una priorità dettata dalla volontà di ridurre gli impatti dell'agricoltura sull'ambiente e promuovere modelli di produzione effettivamente sostenibili. Per i prossimi anni ci poniamo l'obiettivo di un’ulteriore crescita delle superfici e dei volumi di produzione. Lo faremo aumentando gli aiuti diretti a superficie, che passeranno da 12 a 15 milioni all’anno per una cifra complessiva superiore ai 100 milioni di euro e soprattutto incentivando gli agricoltori a partecipare a filiere produttive e commerciali per soddisfare la crescente domanda di prodotti biologici certificati. Nei primi 5 mesi del 2014 gli acquisti di prodotti biologici in Italia sono aumentati del 17%. Purtroppo parte di questa produzione è oggi importata dall'estero. Ecco allora che il bio italiano può e deve crescere. Per questo il nostro nuovo Psr 2014-2020 finanzierà le reti di impresa bio, gli investimenti e i progetti di filiera dell'agroalimentare biologico, le iniziative commerciali e la promozione dei prodotti, l'abbattimento dei costi di certificazione, i gruppi per la vendita diretta.” “Fondamentale - ha aggiunto Rabboni - sarà anche l’esito del confronto sul nuovo Regolamento europeo del biologico, che dovrà entrare in vigore nel 2017 e che attualmente presenta un quadro di luci e ombre. Come Emilia-Romagna solleciteremo l’impegno delle altre Regioni oltre che del Ministero per introdurre modifiche che lo rendono uno strumento di crescita reale del settore. ”  

Emilia-Romagna prima per produzione di uova biologiche. Nel 2013 +18% le aziende in conversione. Forlì-Cesena si conferma la provincia più bio

A fine 2013 sono 3771 le imprese che producono e trasformano prodotti biologici in Emilia-Romagna, con una crescita dell'1,4%. Di queste 798 sono imprese di trasformazione e commercializzazione, il numero più alto a livello nazionale, in sostanziale consolidamento rispetto al 2012 (+0,5%) e tra le quali figurano grandi marchi di livello nazionale. Le aziende agricole biologiche sono 2.973, in aumento dell’1,7%. E’ rilevante la quota di quelle che si trovano oggi nella fase di conversione (+18%) perché entrate recentemente nel settore dell'agricoltura biologica, grazie soprattutto ai recenti bandi del Psr 2007-2013. Il 10 % delle aziende agricole svolge anche l'attività di trasformazione, a riprova della particolare dinamicità delle aziende biologiche rispetto alle tradizionali. L'allevamento avicolo regionale per la produzione di uova biologiche è il più importante a livello nazionale: in regione sono presenti 15 imprese di allevamento per una consistenza produttiva di circa 500 mila ovaiole biologiche. Forlì-Cesena si conferma anche nel 2013 la provincia più bio della regione con 645 aziende di produzione, trasformazione e commercializzazione, seguita da quella di Parma con 585 , Modena con 524, Bologna con 502. I quasi 3000 agricoltori biologici conducono una superficie biologica complessiva che supera gli 85.000 ettari, in aumento del 4% rispetto al 2012 pari a quasi l'8% della superficie agricola totale regionale. Il numero di aziende agricole condotte con il metodo biologico rappresentano circa il 4% delle aziende agricole totali. La zona collinare è quella più vocata (44% del totale della superficie agricola biologica). Le produzioni ortofrutticole biologiche interessano l'8% del totale delle superfici coltivate. Le colture agricole biologiche più importanti si confermano ancora le foraggere ed i prati pascoli (più del 70% del totale) che insieme ai cereali (16%) costituiscono la base alimentare per le produzioni zootecniche regionali. In crescita anche gli allevamenti biologici: sono 624 le imprese che conducono l'allevamento di almeno una specie con il metodo biologico: più di un'azienda agricola biologica su 5 alleva almeno una specie animale con il metodo biologico. L'allevamento più importante è quello bovino, con circa 380 imprese; importante anche l'allevamento apistico biologico (più di 100 imprese); sono 6 le imprese di acquacoltura bio (vallicoltura per la produzione di pesci e impianti off-shore per la produzione di mitili), un settore con interessanti prospettive di sviluppo.
Tutti i dati delle province qui: www.agrestetv.it/documenti/bio.doc

martedì 29 luglio 2014

BIOLOGICO, MIPAAF: NEI PRIMI 5 MESI 2014 CONSUMI +17,3% RISPETTO AL 2013

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stata presentata l’anteprima del rapporto “Bio in cifre 2014”, elaborato dal Sinab - Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica e da Ismea. Secondo lo studio i consumi nel mercato italiano del biologico sono cresciuti del 17,3% nei primi cinque mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta dell’aumento di consumi nel comparto più elevato dal 2002. Le uova risultano essere il prodotto bio più acquistato, con un’incidenza del 9,5% sulla spesa totale. Gli operatori del settore biologico, al 31 dicembre 2013, risultano essere 52.383, con un aumento complessivo del 5,4% rispetto al 2012. I produttori esclusivi sono 41.513; 6.154 i preparatori esclusivi (comprese le aziende che effettuano attività di vendita al dettaglio); 4.456 che effettuano sia attività di produzione che di preparazione; 260 operatori che effettuano attività di importazione. È in aumento rispetto al 2012 anche la superficie coltivata secondo il metodo biologico, che al 31 dicembre 2013 risulta pari a 1.317.177 ettari (circa il 10% del totale della superficie coltivata nazionale) con un aumento complessivo annuale del 12,8%. I principali orientamenti produttivi sono i pascoli, il foraggio e i cereali. Segue, in ordine di estensione, la superficie investita ad olivicoltura. Per le produzioni animali, distinte sulla base delle principali specie allevate, i dati evidenziano rispetto allo scorso anno un aumento consistente, in particolare per gli equini (+38,7% del numero di capi, che tuttavia registrano in termini assoluti valori naturalmente contenuti) e per la categoria “altri animali” (+31,4% del numero di capi), nella quale rientrano ad esempio i conigli. “Siamo leader in Europa nel settore bio – ha commentato il Ministro Martina – e il trend positivo di crescita del comparto sotto il profilo produttivo e dei consumi ne è la conferma. Parliamo di un settore che vale 3 miliardi di euro nel nostro Paese e che riguarda oltre il 10% della superficie agricola nazionale. Durante il semestre italiano di Presidenza dell’Ue lavoreremo sulla riforma della normativa europea sul biologico, sulla quale già nel primo Consiglio dei Ministri dell’agricoltura a Bruxelles si è aperto un positivo dibattito”. “Il quadro del bio delineato dal Sinab – ha aggiunto il Viceministro Andrea Olivero, che ha la delega all'agricoltura biologica – è positivo e incoraggiante, soprattutto per quella parte di agricoltura ‘green’. La sostenibilità premia: mentre il trend dei consumi alimentari decresce, la domanda del bio risulta in totale controtendenza. Puntare su prodotti eco, innovare i processi produttivi in chiave sostenibile sono i fattori di successo della nostra agricoltura e su questi obiettivi è indirizzata la nostra azione politica”.

Qui il pdf di "Bio in cifre 2014":
http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7871

mercoledì 16 luglio 2014

PROBER SI RINNOVA E LANCIA IN EMILIA ROMAGNA IL PROGETTO “FILIERE BIO 2020” PROMOSSO DA CONFAGRICOLTURA E CIA, UNA NUOVA PIATTAFORMA DI SERVIZI RIVOLTI A PRODUTTORI E TRASFORMATORI BIOLOGICI. OBIETTIVO: CRESCERE

Fonte: Confagricoltura e Cia Emilia - Romagna

Domanda in aumento ma produzione ferma al palo. E’ questa, purtroppo, la fotografia del biologico in Italia. “Per immettere nuova linfa in un settore che chiede con forza di crescere, la società cooperativa Prober lancia il progetto “Filiere Bio 2020”: una nuova piattaforma di servizi rivolti ai produttori e trasformatori biologici dell’Emilia Romagna”. A dare la notizia Confagricoltura e Cia regionali, che oggi hanno formalizzato l’entrata nella nuova compagine societaria Prober s.c.a.r.l. Il mercato dei prodotti biologici in Italia è in continua crescita. Nei primi mesi del 2014 è stato registrato un +17% nella Grande distribuzione organizzata quasi il 10% nel canale specializzato (dati Ismea). La Penisola si conferma inoltre prima in assoluto per esportazione di prodotti biologici, con 1,2 miliardi di euro l'anno. “L’obiettivo è far crescere il numero di operatori biologici in regione – sottolineano le due organizzazioni agricole - stimolando anche l’entrata di nuovi agricoltori. Vorremmo promuovere il bio anche nelle zone di pianura più vocate e produttive ove peraltro prevale ancora l’agricoltura convenzionale e ricreare convenienza economica a farlo nelle zone svantaggiate”. L’Emilia Romagna conta poco meno di 4000 operatori biologici e detiene la leadership nazionale per numero di imprese di trasformazione e per i risultati raggiunti nella filiera corta, annoverando ben 417 aziende che fanno anche vendita diretta (bioreport nazionale 2013). “Il progetto “Filiere Bio 2020” nasce per offrire all’operatore biologico piena assistenza nell’attuazione delle normative e nell’espletamento delle pratiche burocratiche necessarie (in primis supporto a certificazione e tracciabilità); per fornirgli indirizzi colturali che siano finalizzati al territorio e alla collocazione sul mercato; per sostenerlo nell’accesso ai finanziamenti pubblici. In testa, il Programma regionale di Sviluppo Rurale che – rimarcano i vertici regionali di Confagricoltura e Cia - oltre alle domande sulle specifiche misure dedicate al biologico, sarà fonte di risorse anche per la consulenza, la formazione, la ricerca e soprattutto i progetti di filiera, di sistema e di cooperazione”. Al fine di garantire e accrescere il reddito delle aziende attraverso la piena valorizzazione del prodotto, “Prober promuoverà infatti accordi di filiera e contratti di coltivazione pluriennali, partendo dalla filiera delle proteiche per supportare la zootecnia bio (con il socio Progeo e non solo) seguendo poi - nell’ottica della rotazione pluriennale obbligatoria per le aziende biologiche - con altre colture e filiere come quella dei cereali alimentari, delle sementi, dell’ortofrutta, etc”. “Questo progetto – concludono Confagricoltura e Cia - mira ad aprire nuovi canali di accesso al mercato, dando maggior impulso alla vendita diretta, anche implementando una piattaforma di e-commerce e sviluppando, in collaborazione con Bovinitaly, la rete già avviata di “mangiocarnebio” in “mangiotuttobio” attraverso la partecipazione ai bandi per la ristorazione privata e collettiva; alla messa in rete delle strutture aziendali e degli agriturismi”.

martedì 10 giugno 2014

MIPAAF, BIOLOGICO: IL VICE MINISTRO OLIVERO INCONTRA IL PRESIDENTE AIAB

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali comunica che quest’oggi il Vice ministro dell’Agricoltura Andrea Olivero ha incontrato il presidente di AIAB Vincenzo Vizioli. “Lo sviluppo del biologico in Italia - ha affermato il Vice ministro Olivero - rappresenta un importante obiettivo strategico per la nostra azione di governo sul quale sono personalmente impegnato. Durante il semestre italiano in Europa intendo porre le tematiche relative al settore biologico come priorità. Allo stesso tempo, ci adopereremo perché nell’ambito di EXPO 2015, il settore bio riceva lo spazio e l’attenzione che merita. I temi che sono stati affrontati nell’incontro di questa mattina sono fondamentali non solo per l’agricoltura biologica ma anche per tante tematiche, che con il biologico condividono gli obiettivi della sostenibilità in campo agroalimentare e penso in particolare all’agricoltura sociale, alla lotta agli sprechi, come anche all’agricoltura familiare, che proprio in questi giorni vedrà impegnata anche la FAO”. Il Vice ministro e il presidente di AIAB Vincenzo Vizioli hanno concordato sulla necessità di una presenza strutturale del biologico all’evento mondiale dedicato ai temi della nutrizione e nel quale l’Italia deve presentarsi leader di un nuovo modello di agricoltura e alimentazione fondato sulla biodiversità, sulla sostenibilità, sulla produzione familiare e contadina. Secondo una ricerca condotta da AIAB in Italia, nel primo semestre 2013, nonostante il calo del 3,7% dei consumi alimentari convenzionali, si è registrato un incremento dell’8,8 % dei consumi di biologico. In continua crescita anche i numeri relativi all’export: gli operatori nazionali presentano un fatturato oltre frontiera che si assesta, secondo gli ultimi dati, sopra il miliardo di euro. L’Italia, dunque, si conferma il primo paese europeo per esportazione di prodotti biologici nonché grande protagonista sulla scena europea e mondiale: poco meno di 50 mila operatori impegnati nella produzione, su 1,2 milioni di ettari di terreno, muovono un giro d’affari di oltre 3 miliardi di euro. Durante l’incontro è stato inoltre ribadito quanto sia importante che la Presidenza italiana si occupi della nuova proposta di Regolamento sul biologico, che porrà le basi normative per i produttori biologici in Europa nei prossimi anni. L’associazione ha inoltre chiesto un consolidamento dei finanziamenti per la ricerca bio previsti da una delle prime tasse verdi istituita nel ’99 (2% sui pesticidi), nonché una scelta netta per promuovere e sviluppare l’agricoltura biologica nella rete rurale e nei singoli PSR utilizzando al meglio il Piano d’azione europeo per l’agricoltura biologica recentemente approvato dalla Commissione europea. Infine, grande sintonia si è trovata sull’attivazione dei bio-distretti e sulla promozione dell’agricoltura sociale. “Abbiamo trovato nel vice-ministro Olivero – ha detto Vincenzo Vizioli - una persona sensibile ai temi presentati e preparata sull’agenda del biologico, a partire dai necessari interventi sul sistema di controllo”.

giovedì 8 maggio 2014

NASCE IL “COLOSSO” ITALIANO DELL’ORTOFRUTTA NATURALE AGRINTESA E BRIO, PROTAGONISTI NEL BIO

Fonte: Agrintesa  

Con Alegra ed Apo Conerpo la cooperativa faentina entra nella compagine societaria della azienda veronese leader nel settore biologico

Un nuovo ruolo nel biologico, che rafforzi una presenza già significativa e apra nuove prospettive per conquistare la leadership nella produzione e nel mercato dell’ortofrutta coltivata con tecniche naturali e certificate, rispettose della salute e dell’ambiente: con questo obiettivo la cooperativa faentina Agrintesa, insieme con la società commerciale Alegra e l’organizzazione di produttori Apo Conerpo, entra nella compagine societaria della veronese BRIO, protagonista di primo piano, in Italia e all’estero, nella vendita dei prodotti alimentari bio. “Con questa operazione – dichiara il presidente di Agrintesa, Raffaele Drei – la nostra cooperativa entra nel capitale di Brio con una quota del 39%, l’associazione Apo Conerpo con il 5% e la società Alegra con il 7%, mentre il rimanente 49% resta in mano alla cooperativa La Primavera - una delle realtà pioniere del biologico italiano e fondatrice, nel 1993, della stessa BRIO - e ad altri soci minori”. “Dopo il riassetto delle quote – prosegue Drei – è stato inoltre previsto un aumento di capitale di 2,5 milioni di euro al fine di rafforzare ulteriormente la società”. “In vent’anni – dichiara Andrea Bertoldi, amministratore delegato di BRIO – la nostra società ha registrato una crescita costante e oggi commercializza quasi 20.000 tonnellate di prodotti ortofrutticoli a cui si aggiungono 1.650 tonnellate di altre derrate alimentari, tutte rigorosamente biologiche. Il fatturato 2013 ha sfiorato i 37 milioni di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, ed è stato realizzato per il 40% all’estero”. Se si considerano anche le altre società del Gruppo (Brio France, Biologica 2006, Terre del Sud, Brio Deutschland e BDL Trasporti), il volume d’affari sale a 50 milioni di euro (+6% sul 2012) e le quantità sfiorano le 25.000 tonnellate. “Dati che ben testimoniano il ruolo di primo piano che BRIO ha sempre ricoperto in questo settore – prosegue Bertoldi – senza dimenticare che l’invidiabile patrimonio di esperienza e conoscenza accumulato nel corso degli anni è ora a disposizione del nuovo progetto di crescita che vede Agrintesa, Alegra ed Apo Conerpo ‘portare in dote’ la loro straordinaria capacità produttiva, organizzativa e commerciale”. “La ‘nuova’ BRIO prende il via il prossimo 1° giugno – conclude Bertoldi – con l’obiettivo di raddoppiare il proprio fatturato globale (100 milioni di euro) entro i prossimi 5 anni”. “In quest’ottica di collaborazione a 360° – sottolinea Davide Vernocchi, presidente di APO Conerpo – la nuova partnership potrà garantire orizzonti produttivi e commerciali sul biologico più ampi e nuove opportunità di crescita per tutte le cooperative aderenti; siamo di fronte ad un progetto di aggregazione decisamente moderno ed ambizioso in grado di assicurare nuovo slancio all’intero sistema ortofrutticolo nazionale”. “Tra i diversi vantaggi di questa operazione – prosegue il presidente Drei – è importante sottolineare la possibilità offerta oggi alla nostra base produttiva di indirizzarsi ancor più verso l’agricoltura biologica, un sistema certificato e naturale, rispettoso dell’ambiente, ma anche portatore di interessanti prospettive economiche”. “Agrintesa vanta una lunga tradizione nel biologico – rileva il direttore generale Cristian Moretti – ma oltre ai numeri, peraltro significativi, va evidenziato il contributo che la nostra cooperativa può assicurare in termini di pianificazione industriale, vale a dire di qualificazione e programmazione delle produzioni, specializzazione e concentrazione delle lavorazioni, modernizzazione delle politiche di vendita, razionalizzazione e contenimento dei costi, flessibilità e innovazione della logistica, ricerca di nuove economie di scala; a tal fine specializzeremo ulteriormente gli stabilimenti di Gambettola (FC) e Zevio (VR)”. “Con questa importante sinergia – afferma Gianni Amidei, consigliere delegato di Alegra – il mondo ortofrutticolo che fa capo al sistema Alegra/Agrintesa può consolidare significativamente la propria posizione, partendo dalle attuali 8.000 tonnellate (12 milioni di euro di fatturato) per salire all’attenzione del mercato nazionale ed internazionale quale prima realtà italiana dell’ortofrutta biologica con un’offerta complessiva di oltre 33.000 tonnellate”. “La nostra è una risposta moderna e articolata alla continua crescita del mercato dei prodotti biologici – prosegue Gianni Amidei – che ha fatto segnare in Italia nel primo semestre 2013 un incremento della domanda dell’8,8% (dati Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica)”. “A questa rilevante performance – conclude Amidei – si affiancano i numeri in crescita relativi all’export italiano con un fatturato che, secondo le ultime rilevazioni, si assesta sopra il miliardo di euro. In risposta a queste tendenze indubbiamente positive, c’è un dato che rimane contradditorio: l’Italia, primo paese europeo per le esportazioni di prodotti biologici, continua a rimanere il fanalino di coda dei consumi bio con un 1,5% contro il 7,6% della Danimarca, il 6,5% di Austria e Svizzera ed il 6% del Regno Unito. E’ quindi nostra intenzione cogliere questa grande opportunità di crescita”. “Con 25 anni d’attività alle spalle – dichiara Gaetano Zenti, presidente de La Primavera – la nostra cooperativa si conferma la prima azienda italiana interamente specializzata nelle coltivazioni biologiche ed ora si appresta a diventare una realtà ancora più moderna, dinamica e organizzata, in grado di raggiungere rapidamente i propri obiettivi di sviluppo. La Primavera, diventando socia di Agrintesa e Apo Conerpo, può apportare un valore aggiunto alla compagine sociale, condividendo con le altre aziende agricole i valori e le conoscenze acquisite negli anni”. “La nascita di questo nuovo soggetto agroalimentare tra due importanti attori del comparto ortofrutticolo italiano – concludono Bertoldi e Drei – consentirà un generale ‘salto di qualità’ con una gamma d’offerta che si allarga e si completa per raggiungere nuovi mercati, grazie alla qualità certificata dei prodotti e alla moderna organizzazione dell’intera filiera”.

martedì 25 marzo 2014

BIOLOGICO, CONFAGRICOLTURA: TROPPI INTERROGATIVI APERTI NEL NUOVO REGOLAMENTO DELLA COMMISSIONE UE

Fonte: Confagricoltura

“Un passo avanti, ma con molti interrogativi”. E’ questo il commento di Confagricoltura sulla bozza di nuovo regolamento del biologico presentata ieri dalla Commissione europea. “Se da un lato – spiega l’Organizzazione agricola - il testo permette, infatti, al mondo del biologico di aprirsi anche ad altri temi della sostenibilità, quale l'uso dell'acqua e dell'energia, dall’altro enuncia solo i principi generali del sistema bio, rimandando la parte applicativa ad atti delegati. Una procedura che, di fatto, esclude qualsiasi tipo di confronto con le associazioni degli imprenditori”. “Una filiera cosi importante come quella del biologico – continua Confagricoltura - ha bisogno di regole condivise e non di atti delegati”. L’Organizzazione ricorda il caso, lo scorso dicembre, dall’atto delegato che ha dettato le regole per l'etichettatura delle carni suine, avicole e ovine, che non ha certo seguito gli interessi dei consumatori e degli imprenditori agricoli. E anche sul capitolo dei controlli non sono state risolte le questioni fondamentali che sono state la causa degli scandali degli ultimi anni. E’ infatti rimasto in vigore il principio di equivalenza per l'importazione dei prodotti biologici da Paesi terzi che sostanzialmente permette la pratica delle triangolazioni e mina tutto il mercato europeo del biologico. Confagricoltura sottolinea che l’Italia è uno dei Paesi più importanti per la produzione e trasformazione del biologico. E’ infatti al sesto posto nella classifica mondiale per superfici dedicate e al primo in Europa, mentre figura in ottava posizione per numero di aziende agricole biologiche al livello mondiale e sempre prima in Europa. In Italia circa il 3% del totale delle aziende agricole è biologico, con quasi il 9% della superficie agricola utilizzata (SAU). Tra esportazioni e consumi interni, il giro d'affari complessivo del biologico ammonta in Italia, secondo gli ultimi dati FIBL-IFOAM, a circa 1,9 miliardi di euro (3,1 se si considera anche l'export) ed ha un peso sul valore totale del mercato europeo del bio dell'8%. Un fatturato che pone l'Italia al quarto posto al livello europeo, dietro Germania, Francia e Regno Unito e in sesta posizione nella classifica mondiale. La dinamicità del settore è testimoniata dall’andamento dei consumi interni. Numeri come quelli del bio, che nei primi dieci mesi del 2013 hanno visto crescere del 7,5% la spesa domestica (+30% nell’ultimo decennio), rappresentano una rarità in un panorama nazionale che sul fronte dei consumi mostra andamenti fortemente negativi in tutti i settori, alimentare compreso. “Dati che fanno riflettere – conclude Confagricoltura - e che la dicono lunga sull’importanza di questo regolamento, che speriamo venga ripreso e discusso durante il prossimo semestre italiano in maniera più approfondita e con meno deleghe in bianco alla Commissione europea”.

venerdì 18 ottobre 2013

COLDIRETTI: L’INDAGINE “PERCEZIONE DELLA CRISI E MADE IN ITALY” DAL XIII FORUM AGROALIMENTARE DI CERNOBBIO

Fonte: Coldiretti Ferrara  

La crisi economica spinge al taglio della spesa per gli italiani, che cambiano abitudini di acquisto e temono la perdita del lavoro e la riduzione del reddito. Più fiducia nell’Europa che nei politici italiani, le banche ed i partiti in coda alla classifica di gradimento. I prodotti DOC e Biologici tengono, aumenta quota di marchi e imprese in mani straniere.

Ben sette italiani su dieci (70 per cento) si sentono minacciati dal pericolo di perdere il lavoro e il 53 per cento di non riuscire ad avere un reddito sufficiente per mantenere la propria famiglia. E’ quanto emerge dalla presentazione dei risultati della prima indagine su “La percezione della crisi e il Made in Italy” realizzata da Coldiretti-Ixe’ a ottobre 2013, e illustrata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Cernobbio. Per piu’ di una famiglia italiana su quattro (22 per cento) sarà - sottolinea la Coldiretti - un autunno difficile di sacrifici economici. Per quanto riguarda la situazione generale la percentuale di quanti sono pessimisti per il futuro e pensano che la situazione peggiorerà sono il 35 per cento. Al contrario, sono il 51 per cento coloro che - continua la Coldiretti - ritengono che non ci saranno cambiamenti mentre sono solo il 14 per cento quelli convinti che ci sarà un miglioramento. “Emerge una forte preoccupazione e un senso di rassegnazione nei confronti sia della situazione generale del Paese che di quella personale in cui c’è bisogno di avere fiducia nel futuro”, ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini. I pericoli che si intravedono - conclude Marini - sono molto pragmatici come il lavoro e il reddito e poco ideologici come l’immigrazione, citata solo dal 7 per cento degli italiani. Il 16 per cento degli italiani conosce personalmente qualcuno che per indigenza è stato costretto a rubare nel 2013 e tra questi ben due su tre (66 per cento) hanno sottratto prodotti alimentari e il 22 per cento oggetti per i propri figli. Se il 42 per cento degli italiani vive senza affanni, quasi la metà (45 per cento) riesce a pagare appena le spese senza permettersi ulteriori lussi, mentre oltre 2 milioni di famiglie (10 per cento) non hanno oggi - sottolinea Coldiretti -reddito a sufficienza neanche per l’indispensabile a vivere. In questa situazione la famiglia - continua Coldiretti - è la principale fonte di welfare. Il 37 per cento degli italiani è stato costretto infatti a chiedere aiuto economico per arrivare alla fine del mese ai genitori, il 14 per cento a parenti e il 4 per cento addirittura ai figli. Solo il 14 per cento si è rivolto a finanziarie o banche mentre l’8 per cento agli amici. Spesso considerata superata, la struttura della famiglia italiana si sta dimostrando, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini. La solidarietà tra generazioni – conclude Coldiretti - è dunque un modello vincente per vivere e stare bene insieme e non un segnale di arretratezza sociale e culturale come molti si ostinano ad affermare. Sul fronte dell’economia e della politica, secondo l’indagine Coldiretti-Ixè, meglio l’intervento diretto delle istituzioni comunitarie e mondiali che quello della politica italiana, e ben il 68% gradirebbe come premier la tedesca Angela Merkel. Basso il livello di fiducia nei protagonisti nazionali di politica, economia e sociale, dove si posizionano in fondo i partiti (4%) e dalle banche (9%). Svetta in questa speciale classifica il Papa che è la vera superstar del momento con il 74 per cento e le forze dell’ordine che raggiungono ben il 70 per cento, seguite dalla magistratura (55 per cento) e dal Presidente della Repubblica al 52 per cento. “Nella politica viene individuata una chiara responsabilità della difficile situazione tanto che l’unico punto di riferimento sicuro è il Santo Padre e si èaddirittura disposti a rinunciare alla democrazia per affidarsi a qualcuno che viene da fuori”, ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini. La crisi ha costretto a tagli drastici della spesa degli italiani, con il 68% che ha ridotto o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento riciclando dall’armadio per l’autunno gli abiti smessi nel cambio stagione, e oltre la metà (53 per cento) ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici (52 per cento). Abbigliamento e viaggi non solo si classificano al top dei tagli effettuatidalle famiglie, ma nel corso del 2013 sono anche i beni per i quali si è registrato il piu’ rilevante aumento di persone che hanno fatto rinunce, cresciute rispettivamente del 13 per cento e del 10 per cento, rispetto allo scorso anno. A seguire nella classifica del cambiamento delle abitudini si colloca anche - sottolinea la Coldiretti - la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49 per cento. Il 42 per cento degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40 per cento all’auto o la moto nuova e il 37 per cento agli arredamenti. Pesa l’addio alle attività culturali del 35 per cento degli italiani in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi, ma anche quello alle attività sportive (29 per cento) destinato ad avere un impatto sulla salute.
 In questa situazione è cambiato anche il rapporto con i punti vendita, con l’addio al negozio di fiducia per quasi la metà degli italiani, alla costante ricerca dei prodotti al minor costo. Con il 71 per cento dei consumatori che dichiara di confrontare con piu’ attenzione rispetto al passato i prezzi, e fare la spesa è diventata una sfida alla ricerca della maggioreconvenienza che richiede fatica e tempo, portando gli italiani a fare la spola tra diversi negozi per risparmiare. A cambiare - continua la Coldiretti - sono anche le tipologie di prodotti che si mettono nel carrello con il 49 per cento degli italiani che preferisce acquistare prodotti locali e solo l’11 per cento quelli di una grande marca nazionale, mentre per il 32 per cento è indifferente e si guarda solo al prezzo o alla qualità. Da segnalare - precisa la Coldiretti - la tenuta degli acquisti diretti dal produttore al quale si rivolge regolarmente ben il 14 per cento degli italiani, il 45 per cento qualche volta, il 29 per cento raramente e solo il 12 per cento mai. Una opportunità – conclude la Coldiretti - resa possibile dal fatto che in Italia sono oggi presenti 8.392 punti vendita di Campagna Amica gestiti direttamente dagli agricoltori rispetto ai 7.094 del 2012, tra mercati degli agricoltori, cascine, cantine, maghe e aziende, botteghe e ristoranti. Oltre tre italiani su quattro (77 per cento) continuano ad acquistare regolarmente o qualche volta prodotti a denominazione di origine e quasi la metà (45 per cento) prodottibiologici, ma il vero boom lo fanno registrare i prodotti low cost che il 47 per cento degli italiani acquista piu’ frequentemente del passato. Resta alta, nonostante la crisi, l’opposizione agli organismi geneticamente modificati che sonoconsiderati meno salutari da ben il 67 per cento degli italiani che esprimono una opinione. Infine, grande maggioranza degli italiani (54 per cento), considera la produzione di cibo il vero motore dell’economia, con un aumento dell’8 per cento rispetto allo scorso anno, e il 18 per cento punta sulla moda che rimane però stabile mentre crolla del 33 per cento l’automobile, che si ferma al 10 per cento. Il cibo e la moda sono anche considerati trainanti per l’immagine dell’Italia all’estero rispettivamente dal 45 e dal 38 per cento degli italiani. “Una conferma della validità e della modernità del modello di sviluppo agricolo Made in Italy che è fondato sul valorizzazione dell’identità, della qualità, delle specificità e che può rappresentare un riferimento anche per gli altri settori per affrontare e vincere la competizione internazionale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “dentro l’agricoltura non c’è ancora un reddito adeguato ma c’è legittimamente quella visione di futuro e di prospettive e di fiducia che non c’è negli altri settori”. Il biglietto da visita dell’Italia è il cibo Made in Italy che puo’ contare sulla leadership in Europa con 254 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48.269 operatori) e la maggiore biodiversità con 57.468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese e una volta e mezzo quello tedesco. L’Italia - ha continuato la Coldiretti - è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere, ma anche ilprincipale produttori di pasta e ortofrutta. Senza contare – continua la Coldiretti - il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale, con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio, ed il record di longevità, grazie alla dieta mediterranea e al fatto che l’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità). Non è un caso - sottolinea la Coldiretti - che quest’anno le esportazioni agroalimentari raggiungeranno il record storico di 34 miliardi (+7 per cento) e le multinazionali straniere vengono in Italia per acquisire i nostri marchi piu’ prestigiosi. Ha infatti superato i 10 miliardi il valore dei marchi storicidell’agroalimentare italiano passati in mani straniere dall’inizio della crisi che ha favorito una escalation nelle operazioni di acquisizione del Made in Italy agroalimentare.