Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
DISTRETTI PRODUTTIVI, MADE IN ITALY, LOTTA ALLA BUROCRAZIA PER CRESCERE
Il confronto è sempre positivo e siamo pronti a collaborare per far ripartire la crescita. E’ questa la posizione di Coldiretti Emilia Romagna sul tavolo per il lavoro proposto dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, alla forze economiche e sociali.
Per rilanciare l’occupazione secondo Coldiretti l’Emilia Romagna bisogna esplorare e valorizzare fino in fondo le potenzialità dei distretti produttivi, promuovere il made in Italy, potenziare la capacità di investimenti del Piano di Sviluppo rurale (Psr) e ridurre la burocrazia che pesa sule imprese.
“Con i due Piani di Sviluppo rurale precedenti (2000-2006 e 2007-2013) – ha ricordato il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – abbiamo dimostrato di sapere utilizzare fino in fondo tutte le opportunità, arrivando a impiegare circa due miliardi di euro, e dimostrando che le imprese che hanno investito sono cresciute in termini di innovazione, attrezzature, occupazione. Bisogna proseguire sulla strada degli investimenti e allo stesso tempo snellire i rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. A tal fine occorre rendere operativi gli accordi con i Caa (Centri Autorizzati di Assistenza Agricola), per svolgere le pratiche delle aziende con tempi certi e inferiori rispetto a quelli attuali. In questo modo si darebbe un importante sostegno all’economia e al reddito delle aziende perché si ridurrebbe il tempo che un imprenditore deve perdere per risolvere problemi burocratici”.
Secondo una stima Coldiretti ben il 45% delle imprese agricole ha sempre considerato la burocrazia il principale ostacolo allo sviluppo. Le pastoie burocratiche risultano in particolare essere uno degli ostacoli principali per un giovane che voglia avviare l’attività agricola, come evidenzia anche una indagine Coldiretti dalla quale emerge che quattro giovani su dieci indicano le lungaggini nell’esame e nella predisposizione delle domande e dei documenti come il principale problema della libertà d’impresa.
“L’importanza della difesa del made in Italy agroalimentare – ha proseguito Tonello – si evince dalla importanza di combattere i falsi. Secondo le nostre stime i prodotti dell’Emilia Romagna vengono falsificati nel mondo per un valore di 8 miliardi di euro, di cui la metà è rappresentata dal solo Parmigiano Reggiano. Se nell’economia globalizzata, dovessimo recuperare l mercato dei falsi con il nostro prodotto autentico, potrebbe arrivare a recuperare 30 mila posti di lavoro”.
Anche l’occupazione dipendente in agricoltura si sta aprendo a nuove opportunità. “Se è vero che spesso il lavoro stagionale delle grandi campagne – ha detto Tonello – ha impiegato soprattutto manodopera straniera, negli ultim anni, complice la crisi, vede un ritorno degli italiani. Più di due giovani italiani su tre (68 per cento) ‘sognano’ di partecipare alla vendemmia e alla raccolta della frutta secondo il dossier ‘Lavorare e vivere green in Italia” elaborato da Coldiretti in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente del 2014. E’ chiaro però – a concluso Tonello – che diventa fondamentale introdurre anche per il lavoro agricolo la necessaria flessibilità per aumentare le opportunità per imprese e lavoratori”.
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lunedì 23 febbraio 2015
JOBS ACT: COLDIRETTI BENE TAVOLO PER IL LAVORO IN EMILIA ROMAGNA
venerdì 18 luglio 2014
COLDIRETTI: BENE APPROVAZIONE PSR REGIONE EMILIA-ROMAGNA, ORA NECESSARIO SEMPLIFICARE PROCEDIMENTI PER IMPRESE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Coldiretti esprime soddisfazione per l’approvazione da parte dell’assemblea regionale del nuovo piano di sviluppo rurale, ma chiede un ulteriore sforzo: applicare tutte le norme possibili che possano ridurre la burocrazia nei procedimenti amministrativi.
Soddisfazione per l’approvazione del Psr, Piano regionale di Sviluppo rurale. E’ quanto esprime Coldiretti Emilia Romagna dopo che ieri l’Assemblea regionale ha approvato all’unanimità il piano che porterà al settore agroalimentare dell’Emilia Romagna una dote di un miliardo e 190 milioni per il periodo 2014-2020. “Apprezziamo il lavoro svolto dall’assessore all’Agricoltura, Tiberio Rabboni – ha detto il presidente di Coldiretti regionale, Mauro Tonello – che si è impegnato a portare a compimento in tempi rapidi tutto l’iter del piano con un confronto serrato e proficuo con tutte le parti interessate. A questo punto – ha proseguito Tonello – chiediamo all’assessore e alla Regione di fare un ulteriore sforzo per un sprint finale che consenta di snellire i rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. E’ un argomento su cui sappiamo che la stessa Regione è impegnata, condividendo la nostra preoccupazione in materia di burocrazia. Per questo chiediamo un’accelerazione per dare il via all’applicazione delle norme che consentono di semplificare procedimenti amministrativi a carico delle aziende applicando il principio di sussidiarietà”. “Si tratta – spiega il direttore regionale di Coldiretti Marco Allaria Olivieri – di applicare una novità fondamentale nel senso della semplificazione e sburocratizzazione dei rapporti tra imprese agricole e pubblica amministrazione in quanto le imprese potranno contare sui Caa (Centri Autorizzati di Assistenza Agricola), con tempi certi e inferiori rispetto a quelli attuali. In questo modo si darebbe un importante sostegno all’economia e al reddito delle aziende perché siridurrebbe il tempo che un imprenditore deve perdere per risolvere problemiburocratici”. Secondo una stima Coldiretti ben il 45% delle imprese ha sempre considerato la burocrazia il principale ostacolo allo sviluppo. Le pastoie burocratiche risultano in particolare essere uno degli ostacoli principali per un giovane che voglia avviare l’attività agricola, come evidenzia anche una indagine Coldiretti dalla quale emerge che quattro giovani su dieci indicano le lungaggini nell’esame e nella predisposizione delle domande e documenti come il principale problemadella libertà d’impresa.
Coldiretti esprime soddisfazione per l’approvazione da parte dell’assemblea regionale del nuovo piano di sviluppo rurale, ma chiede un ulteriore sforzo: applicare tutte le norme possibili che possano ridurre la burocrazia nei procedimenti amministrativi.
Soddisfazione per l’approvazione del Psr, Piano regionale di Sviluppo rurale. E’ quanto esprime Coldiretti Emilia Romagna dopo che ieri l’Assemblea regionale ha approvato all’unanimità il piano che porterà al settore agroalimentare dell’Emilia Romagna una dote di un miliardo e 190 milioni per il periodo 2014-2020. “Apprezziamo il lavoro svolto dall’assessore all’Agricoltura, Tiberio Rabboni – ha detto il presidente di Coldiretti regionale, Mauro Tonello – che si è impegnato a portare a compimento in tempi rapidi tutto l’iter del piano con un confronto serrato e proficuo con tutte le parti interessate. A questo punto – ha proseguito Tonello – chiediamo all’assessore e alla Regione di fare un ulteriore sforzo per un sprint finale che consenta di snellire i rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. E’ un argomento su cui sappiamo che la stessa Regione è impegnata, condividendo la nostra preoccupazione in materia di burocrazia. Per questo chiediamo un’accelerazione per dare il via all’applicazione delle norme che consentono di semplificare procedimenti amministrativi a carico delle aziende applicando il principio di sussidiarietà”. “Si tratta – spiega il direttore regionale di Coldiretti Marco Allaria Olivieri – di applicare una novità fondamentale nel senso della semplificazione e sburocratizzazione dei rapporti tra imprese agricole e pubblica amministrazione in quanto le imprese potranno contare sui Caa (Centri Autorizzati di Assistenza Agricola), con tempi certi e inferiori rispetto a quelli attuali. In questo modo si darebbe un importante sostegno all’economia e al reddito delle aziende perché siridurrebbe il tempo che un imprenditore deve perdere per risolvere problemiburocratici”. Secondo una stima Coldiretti ben il 45% delle imprese ha sempre considerato la burocrazia il principale ostacolo allo sviluppo. Le pastoie burocratiche risultano in particolare essere uno degli ostacoli principali per un giovane che voglia avviare l’attività agricola, come evidenzia anche una indagine Coldiretti dalla quale emerge che quattro giovani su dieci indicano le lungaggini nell’esame e nella predisposizione delle domande e documenti come il principale problemadella libertà d’impresa.
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venerdì 16 maggio 2014
RICERCA CENSIS-CIA, MARTINA: AGROALIMENTARE SI CONFERMA STRATEGICO, CON ‘CAMPOLIBERO’ MISURE ANCHE PER GIOVANI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“I risultati del rapporto Censis-Cia Confederazione italiana agricoltori ci danno un’ulteriore conferma del ruolo strategico del mondo agricolo e agroalimentare. Se per anni il settore è stato visto come marginale rispetto ad altri, oggi questo pregiudizio è finalmente tramontato, come dimostra il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani lo considera un asset decisivo per il rilancio di tutto il Paese, in grado non solo di resistere alla crisi ma anche di creare opportunità lavorative soprattutto per i giovani”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati emersi dalla presentazione della ricerca del Censis realizzata per la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), dal titolo ‘Un futuro per l’Italia: perché ripartire dall’agricoltura’, illustrata oggi a Roma dal Presidente della Cia, Dino Scanavino, e dal Direttore del Censis, Giuseppe Roma. “Ecco perché dobbiamo puntare sempre di più sul nostro agroalimentare che vanta già numeri di tutto rispetto, visto che nel suo complesso vale circa il 17% del Pil nazionale, e che può offrire ancora molto se riusciamo a sviluppare ulteriormente il grande potenziale che ha. Stiamo costruendo – ha aggiunto Martina - un progetto complessivo per creare un percorso nuovo per il settore da qui ai prossimi anni. In questa prospettiva rientra anche il decreto ‘Campolibero’, che presenteremo a breve in Consiglio dei Ministri, dove abbiamo previsto misure attese dal settore, mirate a dare maggiore competitività alle nostre aziende, semplificare il carico burocratico che pesa sugli imprenditori, sostenere i giovani che fanno il loro ingresso nel settore, favorendo così anche il ricambio generazionale che è prioritario”. “Le sfide che ci troviamo ad affrontare, dall’attuazione a livello nazionale della nuova Politica agricola comune al semestre Ue di Presidenza italiana ed Expo 2015, sono delle grandi opportunità per portare avanti le nostre battaglie, come quella relativa all’etichettatura, valorizzando e promuovendo ancora di più il nostro patrimonio agroalimentare. Se ci giochiamo bene le nostre carte, mantenendo i piedi per terra ma con la testa nel mondo – ha concluso il Ministro - possiamo crescere ancora, anche in termini di export”.
“I risultati del rapporto Censis-Cia Confederazione italiana agricoltori ci danno un’ulteriore conferma del ruolo strategico del mondo agricolo e agroalimentare. Se per anni il settore è stato visto come marginale rispetto ad altri, oggi questo pregiudizio è finalmente tramontato, come dimostra il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani lo considera un asset decisivo per il rilancio di tutto il Paese, in grado non solo di resistere alla crisi ma anche di creare opportunità lavorative soprattutto per i giovani”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati emersi dalla presentazione della ricerca del Censis realizzata per la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), dal titolo ‘Un futuro per l’Italia: perché ripartire dall’agricoltura’, illustrata oggi a Roma dal Presidente della Cia, Dino Scanavino, e dal Direttore del Censis, Giuseppe Roma. “Ecco perché dobbiamo puntare sempre di più sul nostro agroalimentare che vanta già numeri di tutto rispetto, visto che nel suo complesso vale circa il 17% del Pil nazionale, e che può offrire ancora molto se riusciamo a sviluppare ulteriormente il grande potenziale che ha. Stiamo costruendo – ha aggiunto Martina - un progetto complessivo per creare un percorso nuovo per il settore da qui ai prossimi anni. In questa prospettiva rientra anche il decreto ‘Campolibero’, che presenteremo a breve in Consiglio dei Ministri, dove abbiamo previsto misure attese dal settore, mirate a dare maggiore competitività alle nostre aziende, semplificare il carico burocratico che pesa sugli imprenditori, sostenere i giovani che fanno il loro ingresso nel settore, favorendo così anche il ricambio generazionale che è prioritario”. “Le sfide che ci troviamo ad affrontare, dall’attuazione a livello nazionale della nuova Politica agricola comune al semestre Ue di Presidenza italiana ed Expo 2015, sono delle grandi opportunità per portare avanti le nostre battaglie, come quella relativa all’etichettatura, valorizzando e promuovendo ancora di più il nostro patrimonio agroalimentare. Se ci giochiamo bene le nostre carte, mantenendo i piedi per terra ma con la testa nel mondo – ha concluso il Ministro - possiamo crescere ancora, anche in termini di export”.
sabato 12 aprile 2014
COLDIRETTI, ALLARME BUROCRAZIA NEL VINO: 70 PRATICHE DA VIGNA A BOTTIGLIA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Lanciata al Vinitaly proposta Coldiretti per dimezzare i costi ed i tempi per le imprese senza rinunciare ai controlli ed alla trasparenza.
Dal vigneto alla bottiglia è necessario adempiere a più di 70 pratiche che coinvolgono 20 diversi soggetti che richiedono almeno 100 giornate di lavoro per ogni impresa vitivinicola per soddisfare le 4000 pagine di normativa che regolamentano il settore. E’ questo l’allarme lanciato dalla Coldiretti al Vinitaly dove è stata presentata dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo la proposta di semplificazione per tagliare la burocrazia nel settore vitivinicolo e per dimezzare tempi e costi per le imprese nell’ambito dell’incontro “Il Marketing del vino, dalla etichetta al web” organizzato dalla Coldiretti e dell’Associazione nazionale Città del Vino con il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina, il Presidente dell’associazione Nazionale Città del vino Pietro Iadanza ma anche importanti esperti di marketing e analisti del web come Diego Ciulli di Google. Secondo la Coldiretti e’ importante procedere verso un registro unico dei controlli come annunciato dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina al Vinitaly, ma è necessario modificare radicalmente l'approccio al sistema dei controlli nelsettore vitivinicolo mettendo al centro e valorizzando l'autocontrollo aziendale che già oggi viene normalmente e scrupolosamente effettuato dalleaziende mentre è necessario effettuare i controlli partendo sempre da una analisi dei rischi. Di fronte ad un carico amministrativo che causa oneri insostenibili per le imprese e ha provocato un calo della superficie vitata destinata a Doc e Docg, con una pericolosa spinta alla delocalizzazione, la Coldiretti propone un sistema dei controlli virtuoso a vantaggio dei consumatori e nel rispetto del lavoro dei produttori: - Sportello unico degli adempimenti attraverso il fascicolo aziendale, valorizzando l’autocontrollo dell’impresa; - Controlli a campione basati sull’analisi dei rischi ed estesi sul mercato al consumo; - Coordinamento del sistema sanzionatorio (Dlgs. 61; L.82; Dlgs. 260) e distinzione netta tra le irregolarità formali e sanabili (a cui estendere l’istituto della diffida) e i casi reali di frodi e sofisticazioni (con inasprimento delle sanzioni). ll fascicolo aziendale – sostiene la Coldiretti - deve diventare lo “strumento unico” dell’impresa vitivinicola che raccoglie tutte le informazioni previste dalle norme (comunicazioni, dichiarazioni, altre) e i dati aggiornati e certificati chesono messi a disposizione di chi ha titolo. Viene aggiornato mediante autocertificazione o richiesta di verifica preventiva dei dati immessi ed èquindi l’interfaccia unica tra il produttore, la Pubblica Amministrazione e gli altri soggetti coinvolti. Per sostenere le esportazioni che rappresentano la maggioranza del vino commercializzato occorre - suggerisce la Coldiretti - creare uno sportello unico per l’export dei vini che fornisca le informazioni relative a tutti gli adempimenti e superare i vincoli che impediscono la vendita diretta di vino in ambito intracomunitario. A tutela delle Denominazioni di origine e delle Indicazioni geografiche la Coldiretti chiede: - Semplificazione degli adempimenti, garantendo la qualità e distintività del sistema produttivo nazionale e valorizzando la centralità del vigneto e del produttore nella filiera. - Unicità degli adempimenti per i produttori mediante il coordinamento fra le amministrazioni e i diversi soggetti coinvolti. - Mantenimento dell’attuale piramide qualitativa garantendo un’adeguata differenziazione tra Docg, Doc, Igt (rispetto ai requisiti e al sistema di certificazione e controllo). - Garanzia della tracciabilità e rintracciabilità delle partite di vino. - Introduzione del principio dell’autocontrollo aziendale. - Autocontrollo aziendale delle analisi chimico-fisiche e analisi organolettiche su base volontaria. - Sistema di controlli a campione basati su analisi dei rischi e loro intensificazione in caso di “non conformità”. - Individuazione ad opera del soggetto di vigilanza pubblica (Icqrf) di un campione unico nazionale deglioperatori controllati. - Struttura di controllo unica (per tutte le produzioni dell’impresa) e non per denominazione. - Libera scelta da parte dell’azienda della struttura di controllo. - Nuova classificazione delle “non conformità” distinte in: lievi, gravi ma soggette a diffida, gravi soggette a sanzioni. - Adozione di un sistema di controlli sul prodotto in commercio bene registro unico dei controlli ma non basta.
Lanciata al Vinitaly proposta Coldiretti per dimezzare i costi ed i tempi per le imprese senza rinunciare ai controlli ed alla trasparenza.
Dal vigneto alla bottiglia è necessario adempiere a più di 70 pratiche che coinvolgono 20 diversi soggetti che richiedono almeno 100 giornate di lavoro per ogni impresa vitivinicola per soddisfare le 4000 pagine di normativa che regolamentano il settore. E’ questo l’allarme lanciato dalla Coldiretti al Vinitaly dove è stata presentata dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo la proposta di semplificazione per tagliare la burocrazia nel settore vitivinicolo e per dimezzare tempi e costi per le imprese nell’ambito dell’incontro “Il Marketing del vino, dalla etichetta al web” organizzato dalla Coldiretti e dell’Associazione nazionale Città del Vino con il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina, il Presidente dell’associazione Nazionale Città del vino Pietro Iadanza ma anche importanti esperti di marketing e analisti del web come Diego Ciulli di Google. Secondo la Coldiretti e’ importante procedere verso un registro unico dei controlli come annunciato dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina al Vinitaly, ma è necessario modificare radicalmente l'approccio al sistema dei controlli nelsettore vitivinicolo mettendo al centro e valorizzando l'autocontrollo aziendale che già oggi viene normalmente e scrupolosamente effettuato dalleaziende mentre è necessario effettuare i controlli partendo sempre da una analisi dei rischi. Di fronte ad un carico amministrativo che causa oneri insostenibili per le imprese e ha provocato un calo della superficie vitata destinata a Doc e Docg, con una pericolosa spinta alla delocalizzazione, la Coldiretti propone un sistema dei controlli virtuoso a vantaggio dei consumatori e nel rispetto del lavoro dei produttori: - Sportello unico degli adempimenti attraverso il fascicolo aziendale, valorizzando l’autocontrollo dell’impresa; - Controlli a campione basati sull’analisi dei rischi ed estesi sul mercato al consumo; - Coordinamento del sistema sanzionatorio (Dlgs. 61; L.82; Dlgs. 260) e distinzione netta tra le irregolarità formali e sanabili (a cui estendere l’istituto della diffida) e i casi reali di frodi e sofisticazioni (con inasprimento delle sanzioni). ll fascicolo aziendale – sostiene la Coldiretti - deve diventare lo “strumento unico” dell’impresa vitivinicola che raccoglie tutte le informazioni previste dalle norme (comunicazioni, dichiarazioni, altre) e i dati aggiornati e certificati chesono messi a disposizione di chi ha titolo. Viene aggiornato mediante autocertificazione o richiesta di verifica preventiva dei dati immessi ed èquindi l’interfaccia unica tra il produttore, la Pubblica Amministrazione e gli altri soggetti coinvolti. Per sostenere le esportazioni che rappresentano la maggioranza del vino commercializzato occorre - suggerisce la Coldiretti - creare uno sportello unico per l’export dei vini che fornisca le informazioni relative a tutti gli adempimenti e superare i vincoli che impediscono la vendita diretta di vino in ambito intracomunitario. A tutela delle Denominazioni di origine e delle Indicazioni geografiche la Coldiretti chiede: - Semplificazione degli adempimenti, garantendo la qualità e distintività del sistema produttivo nazionale e valorizzando la centralità del vigneto e del produttore nella filiera. - Unicità degli adempimenti per i produttori mediante il coordinamento fra le amministrazioni e i diversi soggetti coinvolti. - Mantenimento dell’attuale piramide qualitativa garantendo un’adeguata differenziazione tra Docg, Doc, Igt (rispetto ai requisiti e al sistema di certificazione e controllo). - Garanzia della tracciabilità e rintracciabilità delle partite di vino. - Introduzione del principio dell’autocontrollo aziendale. - Autocontrollo aziendale delle analisi chimico-fisiche e analisi organolettiche su base volontaria. - Sistema di controlli a campione basati su analisi dei rischi e loro intensificazione in caso di “non conformità”. - Individuazione ad opera del soggetto di vigilanza pubblica (Icqrf) di un campione unico nazionale deglioperatori controllati. - Struttura di controllo unica (per tutte le produzioni dell’impresa) e non per denominazione. - Libera scelta da parte dell’azienda della struttura di controllo. - Nuova classificazione delle “non conformità” distinte in: lievi, gravi ma soggette a diffida, gravi soggette a sanzioni. - Adozione di un sistema di controlli sul prodotto in commercio bene registro unico dei controlli ma non basta.
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BUROCRAZIA, GUIDI (AGRINSIEME): “FARE UNA BUONA POTATURA ANCHE IN AGRICOLTURA. COMINCIARE DALLA BUROCRAZIA E DAGLI ENTI INUTILI
Fonte: Agrinsieme
“Agrinsieme ha avuto il grande merito di fare un lavoro di sintesi: trovare una strategia comune in politica agricola è fondamentale, perché non c’è niente di più dannoso che presentarsi in Europa con posizioni divise e contrapposte”. Lo ha dichiarato il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro intervenendo all’Assemblea Agrinsieme Ferrara a cui hanno preso parte i vertici nazionali di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agricole. “I tempi sono davvero molto stretti – ha commentato il Coordinatore di Agrinsieme e Presidente di Confagricoltura Mario Guidi, che ha ricordato come per le scelte attuative sulla Pac è stata chiesta dal Ministro una accelerazione ponendo il termine del 15 maggio. “Ci sono decisioni importanti da prendere e su alcune esistono posizioni contrapposte. Ma per dare maggior valore ad un’agricoltura moderna che si affranchi definitivamente dall’immagine bucolica, occorre aiutare i settori strategici e puntare su filiere competitive e organizzate”. Nel corso del confronto si è parlato anche del piano di azioni #campolibero, annunciato dal premier Renzi a Vinitaly e illustrato dal Ministro Martina, al quale è stato dato dai vertici di Agrinsieme un giudizio positivo, “soprattutto per il metodo”, come ha sottolineato il presidente di Cia Dino Scanavino, per il quale “il confronto e la richiesta di contribuiti e di suggerimenti è sicuramente una cosa apprezzabile che ci vede come Agrinsieme disponibili da subito ad una attiva collaborazione”. “Da Agrinsieme possono arrivare non pochi suggerimenti – ha aggiunto il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri - in primo luogo su come attuare una efficace spending review in agricoltura che, lungi dall’ipotizzare qualunque revisione del sistema di agevolazioni fiscali, inizi da una significativa riduzione della burocrazia e dalla soppressione di alcuni enti inutili. La decisione di dar vita ad Agrinsieme – ha ricordato Mercuri – è stata in tal senso un’azione significativa di semplificazione della rappresentanza con la quale le organizzazioni hanno fatto per prime la propria parte”. “Quando si parla di tagli – ha concluso il coordinatore di Agrinsieme Mario Guidi – bisogna, per usare una metafora molto chiara a chi lavora in agricoltura, fare una buona potatura, perché se si sbaglia a potare, si mina la competitività delle nostre imprese, ma se invece si fa una buona potatura si può efficacemente rigenerare l’agricoltura”.
“Agrinsieme ha avuto il grande merito di fare un lavoro di sintesi: trovare una strategia comune in politica agricola è fondamentale, perché non c’è niente di più dannoso che presentarsi in Europa con posizioni divise e contrapposte”. Lo ha dichiarato il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro intervenendo all’Assemblea Agrinsieme Ferrara a cui hanno preso parte i vertici nazionali di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agricole. “I tempi sono davvero molto stretti – ha commentato il Coordinatore di Agrinsieme e Presidente di Confagricoltura Mario Guidi, che ha ricordato come per le scelte attuative sulla Pac è stata chiesta dal Ministro una accelerazione ponendo il termine del 15 maggio. “Ci sono decisioni importanti da prendere e su alcune esistono posizioni contrapposte. Ma per dare maggior valore ad un’agricoltura moderna che si affranchi definitivamente dall’immagine bucolica, occorre aiutare i settori strategici e puntare su filiere competitive e organizzate”. Nel corso del confronto si è parlato anche del piano di azioni #campolibero, annunciato dal premier Renzi a Vinitaly e illustrato dal Ministro Martina, al quale è stato dato dai vertici di Agrinsieme un giudizio positivo, “soprattutto per il metodo”, come ha sottolineato il presidente di Cia Dino Scanavino, per il quale “il confronto e la richiesta di contribuiti e di suggerimenti è sicuramente una cosa apprezzabile che ci vede come Agrinsieme disponibili da subito ad una attiva collaborazione”. “Da Agrinsieme possono arrivare non pochi suggerimenti – ha aggiunto il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri - in primo luogo su come attuare una efficace spending review in agricoltura che, lungi dall’ipotizzare qualunque revisione del sistema di agevolazioni fiscali, inizi da una significativa riduzione della burocrazia e dalla soppressione di alcuni enti inutili. La decisione di dar vita ad Agrinsieme – ha ricordato Mercuri – è stata in tal senso un’azione significativa di semplificazione della rappresentanza con la quale le organizzazioni hanno fatto per prime la propria parte”. “Quando si parla di tagli – ha concluso il coordinatore di Agrinsieme Mario Guidi – bisogna, per usare una metafora molto chiara a chi lavora in agricoltura, fare una buona potatura, perché se si sbaglia a potare, si mina la competitività delle nostre imprese, ma se invece si fa una buona potatura si può efficacemente rigenerare l’agricoltura”.
giovedì 12 dicembre 2013
ASSEMBLEA DI CONFAGRICOLTURA, LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE GUIDI: “VOGLIAMO PIÙ EUROPA E PIÙ MONDO. SOFFRIAMO PER BUROCRAZIA E CARENZA DI PROGRAMMAZIONE NAZIONALE DI STRATEGIE E RISORSE”
Fonte: Confagricoltura
“Gli imprenditori agricoli italiani vogliono più Europa e più mondo. Ribadiamo lo spirito europeista e l’attenzione alla globalizzazione della nostra Organizzazione e delle nostre imprese. L’agricoltura, che ha un ruolo centrale nelle politiche europee, dovrà averlo anche in quelle nazionali”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi aprendo i lavori dell’Assemblea incentrata sul tema “Svolta per l’Europa”, svoltasi a Roma all’Auditorium Via Veneto. “Nella riforma delle politiche agricole comunitarie un ruolo centrale è assegnato alle scelte dei singoli Paesi. Occorre alzare il livello di attenzione oltre che sul fronte della negoziazione europea, anche – ha sollecitato il presidente di Confagricoltura – su quello della politica economica ed agricola nazionale”. “Per l’Italia – ha spiegato - sono in ballo 5 miliardi di euro l’anno da abbinare, o meglio accoppiare, per usare un termine agricolo, ad accorte e funzionali strategie pubbliche e private di medio e lungo periodo per il settore primario. Quello che chiediamo è la programmazione strategica che è mancata ed ha portato di fatto ad un indebolimento del sistema produttivo agricolo, l’esatto contrario dell’obiettivo della Pac”. Ad avviso di Mario Guidi occorre guardare a Bruxelles ma anche a Roma ed alle politiche regionali dei piani di sviluppo dove alla carenza di programmazione si unisce la burocrazia. “Le risorse che giungono dall’UE – ha detto - si congiungono ai requisiti più che ai piani di sviluppo; non accompagnano la creazione di un mercato, ma la arrestano; non riescono ad essere promotrici di aziende più strutturate e di specializzazioni più avanzate”. Ed ha aggiunto: “La burocratizzazione costringe ad una contesa interna tra settori, territori, piani nazionali e regionali, in cui si perde di vista la strategia che invece ci darebbe un risultato ben più alto del compromesso in qualche modo raggiunto”. “Vediamo - ha proseguito Guidi - francesi, belgi, spagnoli prendere le loro decisioni nazionali di attuazione e utilizzo delle risorse verso obiettivi ben precisi, collegare tutta la filiera produttiva, scegliere i settori su cui fare leva, e fare tutto ciò per tempo, con idee chiare. E noi siamo qui da mesi a discutere con i 21 assessori all'agricoltura se avere un tavolo di condivisione delle scelte, a chiedere un raccordo tra le Regioni, a sollecitare di non fare la solita pioggia di micro finanziamenti inutili ai fini dello sviluppo, a piangere sui soldi della programmazione conclusa che dovremo restituire perché non impegnati” In chiusura un’esortazione al governo: “È il momento di lanciare un serio programma di politica agricola ed industriale, fatto di investimenti per ricerca, infrastrutture (ma solo quelle necessarie), innovazione”. Per una svolta europea e nazionale.
“Gli imprenditori agricoli italiani vogliono più Europa e più mondo. Ribadiamo lo spirito europeista e l’attenzione alla globalizzazione della nostra Organizzazione e delle nostre imprese. L’agricoltura, che ha un ruolo centrale nelle politiche europee, dovrà averlo anche in quelle nazionali”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi aprendo i lavori dell’Assemblea incentrata sul tema “Svolta per l’Europa”, svoltasi a Roma all’Auditorium Via Veneto. “Nella riforma delle politiche agricole comunitarie un ruolo centrale è assegnato alle scelte dei singoli Paesi. Occorre alzare il livello di attenzione oltre che sul fronte della negoziazione europea, anche – ha sollecitato il presidente di Confagricoltura – su quello della politica economica ed agricola nazionale”. “Per l’Italia – ha spiegato - sono in ballo 5 miliardi di euro l’anno da abbinare, o meglio accoppiare, per usare un termine agricolo, ad accorte e funzionali strategie pubbliche e private di medio e lungo periodo per il settore primario. Quello che chiediamo è la programmazione strategica che è mancata ed ha portato di fatto ad un indebolimento del sistema produttivo agricolo, l’esatto contrario dell’obiettivo della Pac”. Ad avviso di Mario Guidi occorre guardare a Bruxelles ma anche a Roma ed alle politiche regionali dei piani di sviluppo dove alla carenza di programmazione si unisce la burocrazia. “Le risorse che giungono dall’UE – ha detto - si congiungono ai requisiti più che ai piani di sviluppo; non accompagnano la creazione di un mercato, ma la arrestano; non riescono ad essere promotrici di aziende più strutturate e di specializzazioni più avanzate”. Ed ha aggiunto: “La burocratizzazione costringe ad una contesa interna tra settori, territori, piani nazionali e regionali, in cui si perde di vista la strategia che invece ci darebbe un risultato ben più alto del compromesso in qualche modo raggiunto”. “Vediamo - ha proseguito Guidi - francesi, belgi, spagnoli prendere le loro decisioni nazionali di attuazione e utilizzo delle risorse verso obiettivi ben precisi, collegare tutta la filiera produttiva, scegliere i settori su cui fare leva, e fare tutto ciò per tempo, con idee chiare. E noi siamo qui da mesi a discutere con i 21 assessori all'agricoltura se avere un tavolo di condivisione delle scelte, a chiedere un raccordo tra le Regioni, a sollecitare di non fare la solita pioggia di micro finanziamenti inutili ai fini dello sviluppo, a piangere sui soldi della programmazione conclusa che dovremo restituire perché non impegnati” In chiusura un’esortazione al governo: “È il momento di lanciare un serio programma di politica agricola ed industriale, fatto di investimenti per ricerca, infrastrutture (ma solo quelle necessarie), innovazione”. Per una svolta europea e nazionale.
martedì 12 novembre 2013
ACADEMY DI CONFAGRICOLTURA. IL PRESIDENTE GUIDI: “LA BUROCRAZIA PESA SULLE IMPRESE. LE REGIONI PER STILARE I PIANI DI SVILUPPO RURALE IMPIEGANO 9 KG DI CARTA”
Fonte: Confagricoltura
“L'imprenditore agricolo tragicamente si perde nel labirinto della burocrazia; la mancata semplificazione è la prima causa della non competitività delle imprese italiane, viene ancora prima della carenza di infrastrutture”. Lo ha evidenziato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi chiudendo i lavori dell’Academy della sua Organizzazione, tutta focalizzata sul ‘problema dei problemi’, come l’ha definito. Secondo i dati presentati da Confagricoltura all’Academy, due giornate alla settimana, ovvero cento giornate all’anno, sono dedicate dagli imprenditori agricoli alla gigantesca macchina burocratica. “Mancata semplificazione normativa, lungaggini burocratiche, bassa qualità dei servizi pubblici e onerosità degli adempimenti, controlli asfissianti e non coordinati, costringono l’imprenditore a dedicare cento giorni all’anno per far fronte ad una mole di carte, timbri, procedure, sottraendo così tempo e denaro ai compiti prioritari di un’impresa – ha osservato ancora il presidente di Confagricoltura -. I nostri imprenditori dovrebbero impegnare tutte le loro energie, ancor più nei periodi di crisi, a fare business e ad esportare a prezzi concorrenziali, a mantenere occupazione e non a combattere con i burocrati”. La burocrazia ‘pesa’, nel senso letterale del termine. Ad esempio i Piani di sviluppo rurale italiani (PSR) – che sono il simbolo della complicazione burocratica - sono composti in media da 600 pagine più una serie di allegati di varia natura che oscillano tra le 800 e le 1600 pagine, che bisogna necessariamente conoscere se si vuole beneficiare delle misure. Per un peso complessivo tra 4 e 8,5 Kg di carta, senza quantificare tutti i documenti attuativi, i bandi per la presentazione delle domande, i documenti modificativi e integrativi. Guidi ha ricordato i ‘pilastri’ dell'azione per rilanciare il settore agricolo: il potenziamento dell'export; l’accesso al credito, l'incremento della ricerca e dell'innovazione; il coordinamento delle politiche europee, nazionali e regionali mettendo al centro l'attività imprenditoriale. “Ma prima di tutto serve – ha aggiunto il presidente Guidi - uno Stato che sia il primo collaboratore e non l’affossatore dell’attività imprenditoriale. È dannoso e controproducente uno Stato che mostra solo il lato duro e vessatorio (incremento degli oneri fiscali e previdenziali, controlli oppressivi, procedure complicate, dispendiose) e non quello collaborativo, che faciliti e non pregiudichi. Che semplifichi e si fidi delle imprese, non dimenticando che sono esse che danno occupazione, crescita e ripresa”. Il presidente Guidi ha quindi evidenziato le proposte della sua Organizzazione: taglio delle funzioni per tagliare le spese della burocrazia (da sempre, ad esempio, Confagricoltura si è espressa per l’abolizione delle Provincie); sportelli unici Inps, Inail, Asl, Agea, Ispettorati Agrari, Uma, Guardia Forestale (che vuol dire anche controlli accorpati); semplificazione procedurale e superamento delle lungaggini che si traducono in un danno (si pensi ai contributi della Pac ai produttori, che vanno erogati celermente, e poi alle pratiche per i progetti dei Piani di sviluppo rurale). “Alcuni nostri imprenditori hanno raccontato oggi le loro vicende, i loro drammi, il loro vivere nel labirinto senza trovare la via d’uscita; questo Stato ha il bandolo della matassa, il famoso filo di Arianna, ma fa di tutto per nasconderlo – ha concluso Mario Guidi - . È devastante e, se mi permettete, anche vergognoso sentire che un’azienda sia costretta ad alzare la bandiera bianca della resa, a chiudere e licenziare perché ha sbagliato a pagare al fisco un euro a dipendente e l’Amministrazione non ha trovato il modo per regolarizzare la sua posizione. Ma è questa l’amministrazione pubblica di cui abbiamo bisogno? Di cui hanno necessità le imprese?”.
“L'imprenditore agricolo tragicamente si perde nel labirinto della burocrazia; la mancata semplificazione è la prima causa della non competitività delle imprese italiane, viene ancora prima della carenza di infrastrutture”. Lo ha evidenziato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi chiudendo i lavori dell’Academy della sua Organizzazione, tutta focalizzata sul ‘problema dei problemi’, come l’ha definito. Secondo i dati presentati da Confagricoltura all’Academy, due giornate alla settimana, ovvero cento giornate all’anno, sono dedicate dagli imprenditori agricoli alla gigantesca macchina burocratica. “Mancata semplificazione normativa, lungaggini burocratiche, bassa qualità dei servizi pubblici e onerosità degli adempimenti, controlli asfissianti e non coordinati, costringono l’imprenditore a dedicare cento giorni all’anno per far fronte ad una mole di carte, timbri, procedure, sottraendo così tempo e denaro ai compiti prioritari di un’impresa – ha osservato ancora il presidente di Confagricoltura -. I nostri imprenditori dovrebbero impegnare tutte le loro energie, ancor più nei periodi di crisi, a fare business e ad esportare a prezzi concorrenziali, a mantenere occupazione e non a combattere con i burocrati”. La burocrazia ‘pesa’, nel senso letterale del termine. Ad esempio i Piani di sviluppo rurale italiani (PSR) – che sono il simbolo della complicazione burocratica - sono composti in media da 600 pagine più una serie di allegati di varia natura che oscillano tra le 800 e le 1600 pagine, che bisogna necessariamente conoscere se si vuole beneficiare delle misure. Per un peso complessivo tra 4 e 8,5 Kg di carta, senza quantificare tutti i documenti attuativi, i bandi per la presentazione delle domande, i documenti modificativi e integrativi. Guidi ha ricordato i ‘pilastri’ dell'azione per rilanciare il settore agricolo: il potenziamento dell'export; l’accesso al credito, l'incremento della ricerca e dell'innovazione; il coordinamento delle politiche europee, nazionali e regionali mettendo al centro l'attività imprenditoriale. “Ma prima di tutto serve – ha aggiunto il presidente Guidi - uno Stato che sia il primo collaboratore e non l’affossatore dell’attività imprenditoriale. È dannoso e controproducente uno Stato che mostra solo il lato duro e vessatorio (incremento degli oneri fiscali e previdenziali, controlli oppressivi, procedure complicate, dispendiose) e non quello collaborativo, che faciliti e non pregiudichi. Che semplifichi e si fidi delle imprese, non dimenticando che sono esse che danno occupazione, crescita e ripresa”. Il presidente Guidi ha quindi evidenziato le proposte della sua Organizzazione: taglio delle funzioni per tagliare le spese della burocrazia (da sempre, ad esempio, Confagricoltura si è espressa per l’abolizione delle Provincie); sportelli unici Inps, Inail, Asl, Agea, Ispettorati Agrari, Uma, Guardia Forestale (che vuol dire anche controlli accorpati); semplificazione procedurale e superamento delle lungaggini che si traducono in un danno (si pensi ai contributi della Pac ai produttori, che vanno erogati celermente, e poi alle pratiche per i progetti dei Piani di sviluppo rurale). “Alcuni nostri imprenditori hanno raccontato oggi le loro vicende, i loro drammi, il loro vivere nel labirinto senza trovare la via d’uscita; questo Stato ha il bandolo della matassa, il famoso filo di Arianna, ma fa di tutto per nasconderlo – ha concluso Mario Guidi - . È devastante e, se mi permettete, anche vergognoso sentire che un’azienda sia costretta ad alzare la bandiera bianca della resa, a chiudere e licenziare perché ha sbagliato a pagare al fisco un euro a dipendente e l’Amministrazione non ha trovato il modo per regolarizzare la sua posizione. Ma è questa l’amministrazione pubblica di cui abbiamo bisogno? Di cui hanno necessità le imprese?”.
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domenica 10 novembre 2013
ISTAT, CONFAGRICOLTURA: “LA BUROCRAZIA IMPEDISCE LO SVILUPPO. ALL’ACADEMY DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI DEL 12 NOVEMBRE IL PUNTO SULLE IMPRESE NEL LABIRINTO”
Fonte: Confagricoltura
“Concordiamo con il Report Istat su ‘mercati, strategie e ostacoli alla competitività’ che la burocrazia è uno degli ostacoli principali per chi fa impresa”. Lo sottolinea Confagricoltura con riferimento al Rapporto Istat. “Oggi gli imprenditori sono in un labirinto, un groviglio inestricabile di regole, controlli, vessazioni – commenta Confagricoltura -. La semplificazione è la priorità”. Il tema sarà dibattuto ed approfondito martedì 12 novembre nell’Academy di Confagricoltura, che si intitolerà “Troviamo la via d'uscita!...Viaggio nel labirinto della burocrazia”. In occasione dell’evento, moderato dal vice direttore di Radio 24 Sebastiano Barisoni, verrà presentata la ricerca della Fondazione Astrid su problemi, metodi e proposte per affrontare il tema della burocrazia. A seguire, nei question time con i rappresentanti delle Istituzioni (il sottosegretario al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giuseppe Castiglione, il coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura e assessore all’Agricoltura della Puglia Fabrizio Nardoni, il sindaco di Novara componente dell’ufficio di presidenza Anci Adrea Ballarè) e con il giornalista Gian Antonio Stella, gli imprenditori ed i vertici dell’Organizzazione illustreranno le loro esperienze reali, in una giornata che si propone di richiamare l’attenzione sul problema e giungere a proposte concrete sulla via della semplificazione. Le conclusioni saranno del presidente di Confagricoltura, Mario Guidi.
“Concordiamo con il Report Istat su ‘mercati, strategie e ostacoli alla competitività’ che la burocrazia è uno degli ostacoli principali per chi fa impresa”. Lo sottolinea Confagricoltura con riferimento al Rapporto Istat. “Oggi gli imprenditori sono in un labirinto, un groviglio inestricabile di regole, controlli, vessazioni – commenta Confagricoltura -. La semplificazione è la priorità”. Il tema sarà dibattuto ed approfondito martedì 12 novembre nell’Academy di Confagricoltura, che si intitolerà “Troviamo la via d'uscita!...Viaggio nel labirinto della burocrazia”. In occasione dell’evento, moderato dal vice direttore di Radio 24 Sebastiano Barisoni, verrà presentata la ricerca della Fondazione Astrid su problemi, metodi e proposte per affrontare il tema della burocrazia. A seguire, nei question time con i rappresentanti delle Istituzioni (il sottosegretario al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giuseppe Castiglione, il coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura e assessore all’Agricoltura della Puglia Fabrizio Nardoni, il sindaco di Novara componente dell’ufficio di presidenza Anci Adrea Ballarè) e con il giornalista Gian Antonio Stella, gli imprenditori ed i vertici dell’Organizzazione illustreranno le loro esperienze reali, in una giornata che si propone di richiamare l’attenzione sul problema e giungere a proposte concrete sulla via della semplificazione. Le conclusioni saranno del presidente di Confagricoltura, Mario Guidi.
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venerdì 5 luglio 2013
COLDIRETTI, PIENO SOSTEGNO A “PATTO PER L’AGRICOLTURA” PRESO DAI MINISTRI ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PALALOTTOMATICA 2013
Fonte: Coldiretti Ferrara
Dall’IMU, alla nuova PAC, alla semplificazione della burocrazia, alla clausola di salvaguardia sugli OGM, la forte sollecitazione di Coldiretti al Governo per dare un punto di svolta e riconoscere nei fatti, oltre che nelle enunciazioni, il ruolo insostituibile dell’agricoltura “made in Italy”. “Assemblea molto positiva” per Sergio Gulinelli.
Gli impegni presi dal Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo nel patto per l’agricoltura davanti ai 15mila agricoltori presenti all’Assemblea della Coldiretti trovano il nostro pieno sostegno, perché li reputiamo fondamentali per l’agricoltura italiana. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Dire no agli Ogm in Italia per valorizzare la biodiversità - ha sottolineato - è stata una tesi sostenuta da tutti e tre i ministri interessati alla firma della clausola di salvaguardia per vietare la coltivazione di Organismi geneticamente modificati, dal Ministro delle Politiche Agricole De Girolamo a quello della Salute Beatrice Lorenzin che tra l’altro ha annunciato l’intenzione di “presentare presto in Parlamento un disegno di legge per valorizzare il 'km zero'”, fino a quello all’Ambiente Andrea Orlando il quale ha affermato “noi non vogliamo gli Ogm perche non vogliamo che il nostro paese diventi troppo simile o uguale ad altri paesi”. L’abolizione dell’Imu agricola rappresenta - ha continuato Marini - un vero riconoscimento del ruolo ambientale, sociale e culturale del nostro settore agricolo, il riconoscimento di quei beni comuni che l’agricoltura produce e che nessuno paga, il riconoscimento di beni strumentali che nulla hanno a che vedere con una tassa che dovrebbe intaccare i patrimoni. La semplificazione della burocrazia nel comparto sostenuta anche dal Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e della Salute Beatrice Lorenzin è - ha precisato Marini - una priorità perché troppo spesso siamo abituati a semplificazioni e poi a semplificazioni delle semplificazioni che portano infine a delle complicazioni ingestibili”. Premiare gli agricoltori attivi ovvero quelli che vivono di agricoltura dopo il bel lavoro fatto dal Parlamento europeo e dal Presidente della Commissione agricoltura Paolo De Castro diventa oggi una possibilità degli Stati membri e - ha affermato Marini - non possiamo perdere questa occasione. L’internazionalizzazione vuol dire portare nel mondo l’Italia ma un’Italia vera al 100 per 100 e a tal riguardo apprezziamo l’incoraggiamento del Ministro Zanonato che ha evidenziato che “l'agricoltura è un settore della nostra attività economica che funziona meglio in questo momento e crea occupazione”, sottolineando inoltre il valore di un’iniziativa come quella del marchio Fai, che garantisce prodotti firmati dagli agricoltori italiani. “E’ fondamentale – ha chiosato Zanonato - che questo marchio si affermi con grande efficacia”. “Di fronte a questi impegni, che sono stati molto chiari – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, presente all’assemblea nazionale assieme ad una folta rappresentanza di associati ferraresi – ci attendiamo una consequenzialità, ovvero decreti e norme che traducano in concretezza quanto affermato e sottoscritto in presenza di quasi ventimila persone al Palalottomatica. Come sempre abbiamo ricevuto una carica positiva da questa assemblea, abbiamo sempre più la consapevolezza di costruire un percorso vero, un progetto che aggiunge di giorno in giorno tasselli per costruire quello sviluppo sostenibile che Coldiretti da anni ha posto come obiettivo necessario e fattibile per il nostro Paese. Io, come tutti i soci presenti, - chiude Gulinelli – sono tornato con sentimenti molto positivi dall’incontro nazionale. La grande convinzione e capacità del presidente nazionale Sergio Marini e dell’intera giunta nazionale, testimonia quanto Coldiretti abbia innestato una marcia in più nel panorama della rappresentanza non solo economica, in Italia. I contributi degli ospiti (Trefiletti per Federconsumatori, Arbore per la Lega del Filo d’Oro, Albertazzi per il gruppo della GDO IPER, Caselli per la procura di Torino), tutti molto applauditi, confermano la sintonia tra Coldiretti e la società, nel rispetto dei rispettivi ruoli, ma con obiettivi condivisi di equità, di etica, di trasparenza, di legalità, di innovatività, di socialità, nel segno di tutti quei cittadini italiani che vogliono poter cambiare le cose e salvaguardare il fondamento del nostro modo d’essere, del vero made in Italy, della nostra distintività che deve divenire il nostro “petrolio”, la nostra fonte di ricchezza in tutti gli ambiti, produttivi, ambientali, sociali, culturali. Ora come è stato più volte sottolineato si tratta di accelerare, di non aspettare chissà cosa, ma di fare, e non di fare le cose più semplici, quanto di fare le cose giuste e necessarie”.
Dall’IMU, alla nuova PAC, alla semplificazione della burocrazia, alla clausola di salvaguardia sugli OGM, la forte sollecitazione di Coldiretti al Governo per dare un punto di svolta e riconoscere nei fatti, oltre che nelle enunciazioni, il ruolo insostituibile dell’agricoltura “made in Italy”. “Assemblea molto positiva” per Sergio Gulinelli.
Gli impegni presi dal Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo nel patto per l’agricoltura davanti ai 15mila agricoltori presenti all’Assemblea della Coldiretti trovano il nostro pieno sostegno, perché li reputiamo fondamentali per l’agricoltura italiana. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Dire no agli Ogm in Italia per valorizzare la biodiversità - ha sottolineato - è stata una tesi sostenuta da tutti e tre i ministri interessati alla firma della clausola di salvaguardia per vietare la coltivazione di Organismi geneticamente modificati, dal Ministro delle Politiche Agricole De Girolamo a quello della Salute Beatrice Lorenzin che tra l’altro ha annunciato l’intenzione di “presentare presto in Parlamento un disegno di legge per valorizzare il 'km zero'”, fino a quello all’Ambiente Andrea Orlando il quale ha affermato “noi non vogliamo gli Ogm perche non vogliamo che il nostro paese diventi troppo simile o uguale ad altri paesi”. L’abolizione dell’Imu agricola rappresenta - ha continuato Marini - un vero riconoscimento del ruolo ambientale, sociale e culturale del nostro settore agricolo, il riconoscimento di quei beni comuni che l’agricoltura produce e che nessuno paga, il riconoscimento di beni strumentali che nulla hanno a che vedere con una tassa che dovrebbe intaccare i patrimoni. La semplificazione della burocrazia nel comparto sostenuta anche dal Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e della Salute Beatrice Lorenzin è - ha precisato Marini - una priorità perché troppo spesso siamo abituati a semplificazioni e poi a semplificazioni delle semplificazioni che portano infine a delle complicazioni ingestibili”. Premiare gli agricoltori attivi ovvero quelli che vivono di agricoltura dopo il bel lavoro fatto dal Parlamento europeo e dal Presidente della Commissione agricoltura Paolo De Castro diventa oggi una possibilità degli Stati membri e - ha affermato Marini - non possiamo perdere questa occasione. L’internazionalizzazione vuol dire portare nel mondo l’Italia ma un’Italia vera al 100 per 100 e a tal riguardo apprezziamo l’incoraggiamento del Ministro Zanonato che ha evidenziato che “l'agricoltura è un settore della nostra attività economica che funziona meglio in questo momento e crea occupazione”, sottolineando inoltre il valore di un’iniziativa come quella del marchio Fai, che garantisce prodotti firmati dagli agricoltori italiani. “E’ fondamentale – ha chiosato Zanonato - che questo marchio si affermi con grande efficacia”. “Di fronte a questi impegni, che sono stati molto chiari – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, presente all’assemblea nazionale assieme ad una folta rappresentanza di associati ferraresi – ci attendiamo una consequenzialità, ovvero decreti e norme che traducano in concretezza quanto affermato e sottoscritto in presenza di quasi ventimila persone al Palalottomatica. Come sempre abbiamo ricevuto una carica positiva da questa assemblea, abbiamo sempre più la consapevolezza di costruire un percorso vero, un progetto che aggiunge di giorno in giorno tasselli per costruire quello sviluppo sostenibile che Coldiretti da anni ha posto come obiettivo necessario e fattibile per il nostro Paese. Io, come tutti i soci presenti, - chiude Gulinelli – sono tornato con sentimenti molto positivi dall’incontro nazionale. La grande convinzione e capacità del presidente nazionale Sergio Marini e dell’intera giunta nazionale, testimonia quanto Coldiretti abbia innestato una marcia in più nel panorama della rappresentanza non solo economica, in Italia. I contributi degli ospiti (Trefiletti per Federconsumatori, Arbore per la Lega del Filo d’Oro, Albertazzi per il gruppo della GDO IPER, Caselli per la procura di Torino), tutti molto applauditi, confermano la sintonia tra Coldiretti e la società, nel rispetto dei rispettivi ruoli, ma con obiettivi condivisi di equità, di etica, di trasparenza, di legalità, di innovatività, di socialità, nel segno di tutti quei cittadini italiani che vogliono poter cambiare le cose e salvaguardare il fondamento del nostro modo d’essere, del vero made in Italy, della nostra distintività che deve divenire il nostro “petrolio”, la nostra fonte di ricchezza in tutti gli ambiti, produttivi, ambientali, sociali, culturali. Ora come è stato più volte sottolineato si tratta di accelerare, di non aspettare chissà cosa, ma di fare, e non di fare le cose più semplici, quanto di fare le cose giuste e necessarie”.
giovedì 4 luglio 2013
IL MINISTRO DE GIROLAMO FIRMA IL CONTRATTO CON TUTTI GLI AGRICOLTORI ITALIANI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Considero quanto detto oggi un vero e proprio contratto con tutti gli agricoltori italiani e per questo ho messo per iscritto il mio impegno per dire no agli Ogm in Italia, abolire l’Imu agricola, semplificare la burocrazia del comparto, premiare gli agricoltori attivi e promuovere l’internazionalizzazione dell’agricoltura italiana”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, a margine dell’Assemblea nazionale di Coldiretti, che ha avuto luogo questa mattina a Roma. “L’agricoltura italiana non ha bisogno di Ogm. Questo è il mio impegno senza se e senza ma. Non si tratta di pregiudizio ideologico, ma piuttosto di stare ai fatti: il nostro patrimonio agroalimentare è amato in tutto il mondo per la sua tipicità e scegliere la strada degli organismi geneticamente modificati è fallimentare. Non mi farò condizionare da polemiche strumentali e voglio chiedere ai miei colleghi di governo, il Ministro Lorenzin e il Ministro Orlando, di sostenere questa lotta che è per tutti gli agricoltori, per la biodiversità e per il Paese intero dal momento che il Made in Italy è il vero potere dell’Italia. Dobbiamo firmare – ha affermato De Girolamo - il decreto anti Ogm per risolvere il nodo della coltivazione sul territorio nazionale”. “Per fare delle scelte ci vuole coraggio e questo vale anche in Europa dove dobbiamo andare sempre con determinazione – ha dichiarato il Ministro - perché solo così otterremo dei risultati e dobbiamo essere consapevoli che andiamo a rappresentare gli interessi di tutto il Paese, non solo di una parte. Il risultato del negoziato per la riforma della Politica agricola comune ce lo dimostra e sono soddisfatta in particolare per quanto riguarda la questione degli agricoltori veri, perché sono loro che devono essere premiati e non certo quei soggetti che non hanno niente a che fare con l’agricoltura, come per esempio i campi da golf e gli aeroporti”. “Per il futuro dell’agricoltura italiana è necessario un vero processo di semplificazione. Non è possibile che i nostri agricoltori – ha aggiunto De Girolamo - siano costretti a sprecare tempo e risorse soffocati dalla carte. Così come non è possibile che ci sia un accanimento di controlli su un’unica azienda sana, mentre tante altre non funzionano. La burocrazia deve essere diminuita e per farlo dobbiamo lavorare insieme, serve anche che lo facciano le stesse organizzazioni. Dimagriamo insieme. Con coraggio e con la collaborazione di tutti dobbiamo dimezzare questo carico. In particolare, ci tengo a dire anche che elimineremo la norma sul patentino agricolo che considero una vera assurdità”. “Per ritrovare slancio e dare competitività alle imprese è indispensabile che ci sia una vera defiscalizzazione. La sospensione della rata dell’Imu agricola di giugno – ha concluso il Ministro - è stato un passo importante, ma noi dobbiamo arrivare all’abolizione definitiva di questa tassa ingiusta, che è il mio obiettivo da quando sono diventata Ministro”.
“Considero quanto detto oggi un vero e proprio contratto con tutti gli agricoltori italiani e per questo ho messo per iscritto il mio impegno per dire no agli Ogm in Italia, abolire l’Imu agricola, semplificare la burocrazia del comparto, premiare gli agricoltori attivi e promuovere l’internazionalizzazione dell’agricoltura italiana”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, a margine dell’Assemblea nazionale di Coldiretti, che ha avuto luogo questa mattina a Roma. “L’agricoltura italiana non ha bisogno di Ogm. Questo è il mio impegno senza se e senza ma. Non si tratta di pregiudizio ideologico, ma piuttosto di stare ai fatti: il nostro patrimonio agroalimentare è amato in tutto il mondo per la sua tipicità e scegliere la strada degli organismi geneticamente modificati è fallimentare. Non mi farò condizionare da polemiche strumentali e voglio chiedere ai miei colleghi di governo, il Ministro Lorenzin e il Ministro Orlando, di sostenere questa lotta che è per tutti gli agricoltori, per la biodiversità e per il Paese intero dal momento che il Made in Italy è il vero potere dell’Italia. Dobbiamo firmare – ha affermato De Girolamo - il decreto anti Ogm per risolvere il nodo della coltivazione sul territorio nazionale”. “Per fare delle scelte ci vuole coraggio e questo vale anche in Europa dove dobbiamo andare sempre con determinazione – ha dichiarato il Ministro - perché solo così otterremo dei risultati e dobbiamo essere consapevoli che andiamo a rappresentare gli interessi di tutto il Paese, non solo di una parte. Il risultato del negoziato per la riforma della Politica agricola comune ce lo dimostra e sono soddisfatta in particolare per quanto riguarda la questione degli agricoltori veri, perché sono loro che devono essere premiati e non certo quei soggetti che non hanno niente a che fare con l’agricoltura, come per esempio i campi da golf e gli aeroporti”. “Per il futuro dell’agricoltura italiana è necessario un vero processo di semplificazione. Non è possibile che i nostri agricoltori – ha aggiunto De Girolamo - siano costretti a sprecare tempo e risorse soffocati dalla carte. Così come non è possibile che ci sia un accanimento di controlli su un’unica azienda sana, mentre tante altre non funzionano. La burocrazia deve essere diminuita e per farlo dobbiamo lavorare insieme, serve anche che lo facciano le stesse organizzazioni. Dimagriamo insieme. Con coraggio e con la collaborazione di tutti dobbiamo dimezzare questo carico. In particolare, ci tengo a dire anche che elimineremo la norma sul patentino agricolo che considero una vera assurdità”. “Per ritrovare slancio e dare competitività alle imprese è indispensabile che ci sia una vera defiscalizzazione. La sospensione della rata dell’Imu agricola di giugno – ha concluso il Ministro - è stato un passo importante, ma noi dobbiamo arrivare all’abolizione definitiva di questa tassa ingiusta, che è il mio obiettivo da quando sono diventata Ministro”.
sabato 15 giugno 2013
COLDIRETTI, LA BUROCRAZIA FA PERDERE CENTO GIORNI DI LAVORO NELLE AZIENDE PMI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Tra comunicazioni varie, registri, adempimenti,controlli, nelle piccole imprese il tempo sottratto all’attività supera i tre mesi. Emblematico il caso delle aziende vitivinicole, alle prese con oltre venti soggetti.
Nelle aziende la burocrazia fa perdere fino a 100 giorni di lavoro all’anno che vengono sottratteall’attività di impresa per l’innovazione e la ricerca di nuovi mercati, in un difficile momento di crisi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia anche che rappresenta anche uno dei fattori indicati come principale ostacolo dai giovani che vogliono aprire una attività agricola. La situazione è particolarmente grave ad esempio in uno dei settori simbolo del made in Italy come il vino dove dalla produzione di uva fino all’imbottigliamento e vendita le imprese - sottolinea Coldiretti - devono assolvere a oltre 70 attività burocratiche e relazionarsi con ben 20 diversi soggetti che vanno dal Ministero delle Politiche agricole alle Regioni, dalle Province ai Comuni, fino ad Agea, Organismi pagatori regionali, Agenzia delle Dogane, Asl, Forestale, Ispettorato Centrale qualità e repressione frodi, Nac, Guardia di Finanza, Nas, Camere di Commercio, organismi di controllo, consorzi di tutela, laboratori di analisi. Ma il peso della burocrazia - rileva Coldiretti - è anche nella impressionante quantità di norme di settore del vino. Più di 1000, contenute in circa 4000 pagine di direttive, regolamenti, comunicazioni, note e decisioni del Consiglio e della Commissione europea, leggi, decreti, provvedimenti, note, circolari e delibere nazionali e regionali. Un carico che rischia ora di gravare ancora di più sulle imprese, con la messa a regime del nuovo sistema di certificazione e controllo dei vini a Denominazione. “Dimezzare il “tempo perso” dalle imprese con la burocrazia, attuando misure per un rapido processo di digitalizzazione della PA, per ilcoordinamento delle competenze nazionali e regionali, per l’unificazione di tutti gli adempimenti burocratici nel fascicolo aziendale” è uno degli obiettivi principali indicati dalla Coldiretti nel documento “L’Italia che vogliamo” presentato a tutti i gruppi politici.
Tra comunicazioni varie, registri, adempimenti,controlli, nelle piccole imprese il tempo sottratto all’attività supera i tre mesi. Emblematico il caso delle aziende vitivinicole, alle prese con oltre venti soggetti.
Nelle aziende la burocrazia fa perdere fino a 100 giorni di lavoro all’anno che vengono sottratteall’attività di impresa per l’innovazione e la ricerca di nuovi mercati, in un difficile momento di crisi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia anche che rappresenta anche uno dei fattori indicati come principale ostacolo dai giovani che vogliono aprire una attività agricola. La situazione è particolarmente grave ad esempio in uno dei settori simbolo del made in Italy come il vino dove dalla produzione di uva fino all’imbottigliamento e vendita le imprese - sottolinea Coldiretti - devono assolvere a oltre 70 attività burocratiche e relazionarsi con ben 20 diversi soggetti che vanno dal Ministero delle Politiche agricole alle Regioni, dalle Province ai Comuni, fino ad Agea, Organismi pagatori regionali, Agenzia delle Dogane, Asl, Forestale, Ispettorato Centrale qualità e repressione frodi, Nac, Guardia di Finanza, Nas, Camere di Commercio, organismi di controllo, consorzi di tutela, laboratori di analisi. Ma il peso della burocrazia - rileva Coldiretti - è anche nella impressionante quantità di norme di settore del vino. Più di 1000, contenute in circa 4000 pagine di direttive, regolamenti, comunicazioni, note e decisioni del Consiglio e della Commissione europea, leggi, decreti, provvedimenti, note, circolari e delibere nazionali e regionali. Un carico che rischia ora di gravare ancora di più sulle imprese, con la messa a regime del nuovo sistema di certificazione e controllo dei vini a Denominazione. “Dimezzare il “tempo perso” dalle imprese con la burocrazia, attuando misure per un rapido processo di digitalizzazione della PA, per ilcoordinamento delle competenze nazionali e regionali, per l’unificazione di tutti gli adempimenti burocratici nel fascicolo aziendale” è uno degli obiettivi principali indicati dalla Coldiretti nel documento “L’Italia che vogliamo” presentato a tutti i gruppi politici.
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lunedì 20 maggio 2013
TERREMOTO, CONFAGRICOLTURA: “IL RITORNO ALLA NORMALITA’ E’ ANCORA LONTANO. LA VERA NUOVA EMERGENZA ORA E’ LA BUROCRAZIA.”
Fonte: Confagricoltura
Ad un anno di distanza dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, Confagricoltura richiama l’attenzione sui territori sconvolti dal sisma, ad alta densità imprenditoriale, dove il ritorno alla normalità è ancora lontano e cresce la voglia di voltare pagina. Anche perché proprio le stesse aree sono state nuovamente colpite dalle trombe d’aria del 3 maggio, aggiungendo criticità su criticità. “La vera nuova emergenza è la burocrazia – denuncia Confagricoltura – che sta facendo quasi più danni del sisma, impedendo il rapido accesso ai contributi e agli sgravi fiscali per agevolare una pronta ricostruzione e ristrutturazione dei fabbricati rurali e rallentando gli interventi sulle strutture produttive a causa delle difficoltà del rilascio delle certificazioni di agibilità sismica”. Ma non solo. Ci sono ancora problemi di finanziamenti da parte delle banche, di accesso al credito agevolato; di ammortizzatori sociali; di agevolazioni procedurali per le delocalizzazioni temporanee e definitive; oltre alla sospensione di versamenti e adempimenti fiscali; ai rinvii delle scadenze normative, alle deroghe per la costruzione e ricostruzione degli impianti per le energie rinnovabili. “Avevamo chiesto – ha detto Mario Guidi - che fosse fatto ogni sforzo, attivando le opportune corsie di emergenza, perché il ritorno alla normalità in tempi rapidi non fosse solo una chimera. Invece la macchina burocratica sta rallentando ogni cosa, mettendo a dura prova la voglia di ricostruire dei nostri imprenditori.” Per tale motivo Confagricoltura ha aderito alla manifestazione di protesta che vedrà in piazza, giovedì 23 maggio a Mirandola, le Organizzazioni di categoria (oltre a Confagricoltura, Confcommercio, Cna, Confartigianato Lapam, Fam, Coldiretti, Cia, Confcooperative, Legacoop) per portare all’attenzione delle Istituzioni i problemi vissuti dagli imprenditori in questo primo anno di ricostruzione”.
Ad un anno di distanza dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, Confagricoltura richiama l’attenzione sui territori sconvolti dal sisma, ad alta densità imprenditoriale, dove il ritorno alla normalità è ancora lontano e cresce la voglia di voltare pagina. Anche perché proprio le stesse aree sono state nuovamente colpite dalle trombe d’aria del 3 maggio, aggiungendo criticità su criticità. “La vera nuova emergenza è la burocrazia – denuncia Confagricoltura – che sta facendo quasi più danni del sisma, impedendo il rapido accesso ai contributi e agli sgravi fiscali per agevolare una pronta ricostruzione e ristrutturazione dei fabbricati rurali e rallentando gli interventi sulle strutture produttive a causa delle difficoltà del rilascio delle certificazioni di agibilità sismica”. Ma non solo. Ci sono ancora problemi di finanziamenti da parte delle banche, di accesso al credito agevolato; di ammortizzatori sociali; di agevolazioni procedurali per le delocalizzazioni temporanee e definitive; oltre alla sospensione di versamenti e adempimenti fiscali; ai rinvii delle scadenze normative, alle deroghe per la costruzione e ricostruzione degli impianti per le energie rinnovabili. “Avevamo chiesto – ha detto Mario Guidi - che fosse fatto ogni sforzo, attivando le opportune corsie di emergenza, perché il ritorno alla normalità in tempi rapidi non fosse solo una chimera. Invece la macchina burocratica sta rallentando ogni cosa, mettendo a dura prova la voglia di ricostruire dei nostri imprenditori.” Per tale motivo Confagricoltura ha aderito alla manifestazione di protesta che vedrà in piazza, giovedì 23 maggio a Mirandola, le Organizzazioni di categoria (oltre a Confagricoltura, Confcommercio, Cna, Confartigianato Lapam, Fam, Coldiretti, Cia, Confcooperative, Legacoop) per portare all’attenzione delle Istituzioni i problemi vissuti dagli imprenditori in questo primo anno di ricostruzione”.
sabato 12 gennaio 2013
CIA FERRARA: AGRICOLTURA BENE PRIMARIO
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
Sono diverse le criticità del settore che il governo uscente ha scelto di non affrontare. Ma nel 2013 sarà necessario sostenere l’agricoltura che è colonna portante dell’economia italiana. E’ l’auspicio di Boldrini, presidente di Cia Ferrara, per l’anno appena iniziato
Dopo due annate agrarie difficoltose a causa dell’incertezza economico-politica, non si può fare a meno di elencare tutti quei provvedimenti che non sono stati attuati dal governo uscente e di quelli presi che lo hanno addirittura penalizzato. A fare il punto sulla situazione è Cia Ferrara partendo da alcune parole che le aziende agricole conoscono ormai fin troppo bene: Imu, burocrazia, gasolio, credito, Pac. Un elenco che sintetizza alla perfezione i punti sui quali, a livello governativo ed europeo, si è deciso di non intervenire o di intervenire in modo non incisivo. In alcuni casi, promesse non mantenute. E’ certamente una promessa delusa quella di restituire – come era stato detto a marzo – gli introiti in eccesso, rispetto alle stime iniziali, incassati grazie alla seconda rata dell’Imu. Non è stata, inoltre, alleggerita la burocrazia per le imprese agricole che è, al contrario, aumentata così come i costi per la gestione aziendale. Tra questi ha pesato, nel 2012, l’accatastamento dei fabbricati rurali a carico delle aziende, costrette a pagare fatture di tecnici e oneri catastali. Altro tema caldo quello del gasolio agricolo, aumentato anch’esso per il generale incremento dei carburanti, sul quale non sono state ridotte - come chiesto da più parti - le accise, considerando anche l’anno siccitoso che ha richiesto un’irrigazione straordinaria. Diminuirà, inoltre, a partire dal 2013, il contingente del gasolio agevolato a disposizione delle aziende. Altra criticità non affrontata a livello istituzionale quella della difficoltà di accesso al credito per le aziende, non solo agricole, che senza denaro non sono state capaci di risollevarsi in caso di crisi e tantomeno di investire in sviluppo e innovazione. Ultimo, ma non ultimo nell’ordine di importanza, il tema della Pac dal quale dipende la reale sopravvivenza delle aziende agricole e il ricambio generazionale. La partita a livello europeo deve essere giocata da chi ci governa con la consapevolezza che per l’Italia è fondamentale la suddivisione dei contributi che potrebbe modificare sensibilmente – a seconda che avvenga con i criteri di superficie o di valore produttivo aggiunto – la percentuale di risorse assegnate. «Non è con sentimento pessimistico e meramente critico che elenchiamo i problemi del settore – spiega Lorenzo Boldrini, presidente di Cia Ferrara – ma per richiamare l’attenzione, in questa fase di campagna elettorale, di chi ci governerà. A loro vorrei ribadire il concetto di agricoltura come bene assolutamente primario. Quando l’andamento economico è positivo – continua Boldrini – la produzione agricola tende a essere considerata un’attività quasi secondaria, si tende a darla per scontata certi che gli agricoltori non faranno mancare il loro impegno. E’, invece, nei momenti di crisi come quello che stiamo vivendo che si riscopre il ruolo primario dell’agricoltura. Da questo non si può prescindere e da qui, anzi, deve partire il prossimo Governo. Io credo – conclude il presidente di Cia Ferrara – che il 2013 sarà ancora un anno difficile ma lo immagino anche come l’anno della svolta e della ripresa. Il momento giusto per associazioni e imprese di ribadire l’importanza dell’agricoltura come primo e fondamentale motore dell’economia e occasione irrinunciabile a livello politico per attuare provvedimenti incisivi e concreti»
Sono diverse le criticità del settore che il governo uscente ha scelto di non affrontare. Ma nel 2013 sarà necessario sostenere l’agricoltura che è colonna portante dell’economia italiana. E’ l’auspicio di Boldrini, presidente di Cia Ferrara, per l’anno appena iniziato
Dopo due annate agrarie difficoltose a causa dell’incertezza economico-politica, non si può fare a meno di elencare tutti quei provvedimenti che non sono stati attuati dal governo uscente e di quelli presi che lo hanno addirittura penalizzato. A fare il punto sulla situazione è Cia Ferrara partendo da alcune parole che le aziende agricole conoscono ormai fin troppo bene: Imu, burocrazia, gasolio, credito, Pac. Un elenco che sintetizza alla perfezione i punti sui quali, a livello governativo ed europeo, si è deciso di non intervenire o di intervenire in modo non incisivo. In alcuni casi, promesse non mantenute. E’ certamente una promessa delusa quella di restituire – come era stato detto a marzo – gli introiti in eccesso, rispetto alle stime iniziali, incassati grazie alla seconda rata dell’Imu. Non è stata, inoltre, alleggerita la burocrazia per le imprese agricole che è, al contrario, aumentata così come i costi per la gestione aziendale. Tra questi ha pesato, nel 2012, l’accatastamento dei fabbricati rurali a carico delle aziende, costrette a pagare fatture di tecnici e oneri catastali. Altro tema caldo quello del gasolio agricolo, aumentato anch’esso per il generale incremento dei carburanti, sul quale non sono state ridotte - come chiesto da più parti - le accise, considerando anche l’anno siccitoso che ha richiesto un’irrigazione straordinaria. Diminuirà, inoltre, a partire dal 2013, il contingente del gasolio agevolato a disposizione delle aziende. Altra criticità non affrontata a livello istituzionale quella della difficoltà di accesso al credito per le aziende, non solo agricole, che senza denaro non sono state capaci di risollevarsi in caso di crisi e tantomeno di investire in sviluppo e innovazione. Ultimo, ma non ultimo nell’ordine di importanza, il tema della Pac dal quale dipende la reale sopravvivenza delle aziende agricole e il ricambio generazionale. La partita a livello europeo deve essere giocata da chi ci governa con la consapevolezza che per l’Italia è fondamentale la suddivisione dei contributi che potrebbe modificare sensibilmente – a seconda che avvenga con i criteri di superficie o di valore produttivo aggiunto – la percentuale di risorse assegnate. «Non è con sentimento pessimistico e meramente critico che elenchiamo i problemi del settore – spiega Lorenzo Boldrini, presidente di Cia Ferrara – ma per richiamare l’attenzione, in questa fase di campagna elettorale, di chi ci governerà. A loro vorrei ribadire il concetto di agricoltura come bene assolutamente primario. Quando l’andamento economico è positivo – continua Boldrini – la produzione agricola tende a essere considerata un’attività quasi secondaria, si tende a darla per scontata certi che gli agricoltori non faranno mancare il loro impegno. E’, invece, nei momenti di crisi come quello che stiamo vivendo che si riscopre il ruolo primario dell’agricoltura. Da questo non si può prescindere e da qui, anzi, deve partire il prossimo Governo. Io credo – conclude il presidente di Cia Ferrara – che il 2013 sarà ancora un anno difficile ma lo immagino anche come l’anno della svolta e della ripresa. Il momento giusto per associazioni e imprese di ribadire l’importanza dell’agricoltura come primo e fondamentale motore dell’economia e occasione irrinunciabile a livello politico per attuare provvedimenti incisivi e concreti»
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venerdì 9 novembre 2012
ENERGIA. GUIDI (CONFAGRICOLTURA) A ‘KEY ENERGY – ECOMONDO’: “SI FA EFFICIENZA ANCHE SBUROCRATIZZANDO LE PROCEDURE E LE AUTORIZZAZIONI PER GLI IMPIANTI”
Fonte: Confagricoltura
“Vanno individuate e favorite le forme di investimento aziendale dirette a migliorare l’efficienza energetica ed i costi. Per il settore agricolo è un obiettivo strategico dal momento che, nella maggior parte delle lavorazioni, si utilizza gasolio, come carburante o combustibile”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo a Rimini al convegno, promosso dall’Organizzazione, su “Efficienza energetica e rinnovabili”, nell’ambito della rassegna “Key Energy - Ecomondo”. L’obiettivo indicato dalla Strategia Energetica Nazionale di raggiungere entro il 2020 una percentuale di utilizzo di energia elettrica da rinnovabili, pari almeno al 38%, ad avviso del presidente di Confagricoltura, “è un'importante indicazione del fatto che l’Italia voglia continuare a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo di tali tecnologie”. A tal proposito, si è chiesto Guidi, “i decreti emanati di recente, su fotovoltaico, biomasse, biogas sulle altre fonti rinnovabili, saranno in grado di sostenere il percorso indicato dal piano strategico? Francamente ho qualche perplessità che si riesca a raggiungere l’obiettivo prefissato, dal momento che i nuovi sistemi di incentivazione sono troppo burocratizzati”. “A fronte di incentivi anche più elevati, rispetto alla media degli altri Paesi Europei, gli operatori – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura - hanno costi più cospicui, a causa di una regolamentazione normativa non stabile e frammentata a livello territoriale, dell’ eccessiva burocratizzazione delle procedure, dei ritardi enormi nel rilascio delle autorizzazioni, delle carenze infrastrutturali del sistema elettrico”. “E’ fondamentale – ha proseguito - una revisione del sistema di incentivazione e una semplificazione drastica delle procedure, al fine di ridurre l’onere generale di tali fonti, continuando a consentirne lo sviluppo”. Per Guidi poi si deve ragionare sui meccanismi che potranno essere affiancati agli incentivi alla produzione quali, ad esempio gli strumenti di finanziamento in conto capitale, che potrebbero raggiungere il medesimo risultato con minor onere per il sistema. Infine il presidente, ha chiesto che “la nuova Strategia Energetica Nazionale preferisca le tecnologie con maggiori ricadute sulla filiera economica nazionale. Ad esempio con la filiera biogas/biometano e con le altre a combustione (di pollina, legno e derivati) si alimenta lo sviluppo di attività, come quelle agroforestali, anche in aree oggi abbandonate. E si fa efficienza energetica pure impiegando la sostanza organica derivante dalla produzione energetica, che è un ottimo sottoprodotto e non un rifiuto, in sostituzione dei fertilizzanti chimici”.
“Vanno individuate e favorite le forme di investimento aziendale dirette a migliorare l’efficienza energetica ed i costi. Per il settore agricolo è un obiettivo strategico dal momento che, nella maggior parte delle lavorazioni, si utilizza gasolio, come carburante o combustibile”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo a Rimini al convegno, promosso dall’Organizzazione, su “Efficienza energetica e rinnovabili”, nell’ambito della rassegna “Key Energy - Ecomondo”. L’obiettivo indicato dalla Strategia Energetica Nazionale di raggiungere entro il 2020 una percentuale di utilizzo di energia elettrica da rinnovabili, pari almeno al 38%, ad avviso del presidente di Confagricoltura, “è un'importante indicazione del fatto che l’Italia voglia continuare a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo di tali tecnologie”. A tal proposito, si è chiesto Guidi, “i decreti emanati di recente, su fotovoltaico, biomasse, biogas sulle altre fonti rinnovabili, saranno in grado di sostenere il percorso indicato dal piano strategico? Francamente ho qualche perplessità che si riesca a raggiungere l’obiettivo prefissato, dal momento che i nuovi sistemi di incentivazione sono troppo burocratizzati”. “A fronte di incentivi anche più elevati, rispetto alla media degli altri Paesi Europei, gli operatori – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura - hanno costi più cospicui, a causa di una regolamentazione normativa non stabile e frammentata a livello territoriale, dell’ eccessiva burocratizzazione delle procedure, dei ritardi enormi nel rilascio delle autorizzazioni, delle carenze infrastrutturali del sistema elettrico”. “E’ fondamentale – ha proseguito - una revisione del sistema di incentivazione e una semplificazione drastica delle procedure, al fine di ridurre l’onere generale di tali fonti, continuando a consentirne lo sviluppo”. Per Guidi poi si deve ragionare sui meccanismi che potranno essere affiancati agli incentivi alla produzione quali, ad esempio gli strumenti di finanziamento in conto capitale, che potrebbero raggiungere il medesimo risultato con minor onere per il sistema. Infine il presidente, ha chiesto che “la nuova Strategia Energetica Nazionale preferisca le tecnologie con maggiori ricadute sulla filiera economica nazionale. Ad esempio con la filiera biogas/biometano e con le altre a combustione (di pollina, legno e derivati) si alimenta lo sviluppo di attività, come quelle agroforestali, anche in aree oggi abbandonate. E si fa efficienza energetica pure impiegando la sostanza organica derivante dalla produzione energetica, che è un ottimo sottoprodotto e non un rifiuto, in sostituzione dei fertilizzanti chimici”.
mercoledì 11 gennaio 2012
BENZINA, CONFAGRICOLTURA: “PER IL CARBURANTE AGEVOLATO CREDITO D’IMPOSTA E MENO BUROCRAZIA (L’AGRICOLTURA PERDE 1 MILIONE DI GIORNATE L’ANNO)”
Fonte: Confagricoltura
“Con il prezzo della benzina che vola verso i 2 euro, i contraccolpi sui bilanci delle aziende agricole diventano insostenibili”. Così Confagricoltura denuncia le enormi difficoltà che il caro carburanti sta provocando nelle campagne.
“Il settore primario ha necessità di un fabbisogno di oltre 2 milioni di tonnellate di gasolio – rileva Confagricoltura - che riguarda soprattutto le attività che necessitano di riscaldamento nei periodi invernali, come le serre. Ma non solo, il problema riguarda anche gli allevamenti e, in alcune situazioni del Nord, si rivela necessario un consumo aggiuntivo di gasolio per l’inaridimento dei terreni a causa della siccità, che ha reso più impegnative le lavorazioni meccaniche”.
“Gli agricoltori – spiega Confagricoltura - hanno la possibilità di usufruire di una quota di carburante agevolato ma con i prezzi del gasolio in continua escalation (con un +24,3% come crescita tendenziale) la riduzione di accisa risulta inadeguata”.
Oltre tutto – pone in evidenza l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - per poter usufruire del carburante agevolato i produttori sono tenuti a svolgere una serie defaticante di adempimenti burocratici per acquisire i documenti necessari, che portano via, complessivamente nell’intero settore, 1 milione di giornate lavorative l’anno da dover destinare alle pratiche amministrative.
Da ciò la proposta di Confagricoltura di affiancare all’attuale sistema di agevolazione, un meccanismo che dia alle imprese agricole la possibilità di applicare il sistema di agevolazioni anche tramite crediti di imposta in compensazione, collegato al sistema attuale di calcolo del fabbisogno di gasolio agricolo per ettaro e per coltura.
“Il nuovo sistema proposto, opzionale per i beneficiari – fa presente l’Organizzazione di Palazzo della Valle – non determina un aggravio di spesa a carico dell’Erario ma consente una notevole semplificazione amministrativa”.
“Con il prezzo della benzina che vola verso i 2 euro, i contraccolpi sui bilanci delle aziende agricole diventano insostenibili”. Così Confagricoltura denuncia le enormi difficoltà che il caro carburanti sta provocando nelle campagne.
“Il settore primario ha necessità di un fabbisogno di oltre 2 milioni di tonnellate di gasolio – rileva Confagricoltura - che riguarda soprattutto le attività che necessitano di riscaldamento nei periodi invernali, come le serre. Ma non solo, il problema riguarda anche gli allevamenti e, in alcune situazioni del Nord, si rivela necessario un consumo aggiuntivo di gasolio per l’inaridimento dei terreni a causa della siccità, che ha reso più impegnative le lavorazioni meccaniche”.
“Gli agricoltori – spiega Confagricoltura - hanno la possibilità di usufruire di una quota di carburante agevolato ma con i prezzi del gasolio in continua escalation (con un +24,3% come crescita tendenziale) la riduzione di accisa risulta inadeguata”.
Oltre tutto – pone in evidenza l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - per poter usufruire del carburante agevolato i produttori sono tenuti a svolgere una serie defaticante di adempimenti burocratici per acquisire i documenti necessari, che portano via, complessivamente nell’intero settore, 1 milione di giornate lavorative l’anno da dover destinare alle pratiche amministrative.
Da ciò la proposta di Confagricoltura di affiancare all’attuale sistema di agevolazione, un meccanismo che dia alle imprese agricole la possibilità di applicare il sistema di agevolazioni anche tramite crediti di imposta in compensazione, collegato al sistema attuale di calcolo del fabbisogno di gasolio agricolo per ettaro e per coltura.
“Il nuovo sistema proposto, opzionale per i beneficiari – fa presente l’Organizzazione di Palazzo della Valle – non determina un aggravio di spesa a carico dell’Erario ma consente una notevole semplificazione amministrativa”.
lunedì 19 dicembre 2011
MENO BUROCRAZIA IN AGRICOLTURA. LA NUOVA LEGGE CHE SEMPLIFICA E RIDUCE I CONTROLLI SULLE AZIENDE A "VISTA DA VICINO".
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Bologna- Nasce in Emilia-Romagna il Registro unico dei controlli (Ruc) sulle imprese agricole e agroalimentari. Ne parla questa settimana il magazine televisivo della giunta regionale "Vista da vicino".
Si tratta del primo archivio informatizzato in Italia che permetterà di incrociare le informazioni sui controlli, ai quali le aziende del mondo agroalimentare sono soggette da parte di diverse amministrazioni. La legge che istituisce il registro, approvata recentemente, produrrà più efficienza e un notevole risparmio.
Nella puntata l'assessore regionale all'agricoltura Tiberio Rabboni spiega il senso del provvedimento che prevede anche semplificazioni molto attese dalle imprese agricole per il trasporto dei contenitori per i fitofarmaci usati, per le pratiche relative ai pagamenti con l’istituzione del silenzio assenso e un ruolo più attivo dei CAA, i centri di assistenza agricola. Passi avanti commentati dal presidente regionale di Confagricoltura Guglielmo Garagnani, dal presidente regionale di Coldiretti Mauro Tonello (Coldiretti E/R) e dal direttore dell’agenzia regionale Agrea Nicodemo Spatari.
Vista da vicino è anche on line sul sito della Regione, su Youtube e su Facebook.
Bologna- Nasce in Emilia-Romagna il Registro unico dei controlli (Ruc) sulle imprese agricole e agroalimentari. Ne parla questa settimana il magazine televisivo della giunta regionale "Vista da vicino".
Si tratta del primo archivio informatizzato in Italia che permetterà di incrociare le informazioni sui controlli, ai quali le aziende del mondo agroalimentare sono soggette da parte di diverse amministrazioni. La legge che istituisce il registro, approvata recentemente, produrrà più efficienza e un notevole risparmio.
Nella puntata l'assessore regionale all'agricoltura Tiberio Rabboni spiega il senso del provvedimento che prevede anche semplificazioni molto attese dalle imprese agricole per il trasporto dei contenitori per i fitofarmaci usati, per le pratiche relative ai pagamenti con l’istituzione del silenzio assenso e un ruolo più attivo dei CAA, i centri di assistenza agricola. Passi avanti commentati dal presidente regionale di Confagricoltura Guglielmo Garagnani, dal presidente regionale di Coldiretti Mauro Tonello (Coldiretti E/R) e dal direttore dell’agenzia regionale Agrea Nicodemo Spatari.
Vista da vicino è anche on line sul sito della Regione, su Youtube e su Facebook.
mercoledì 7 dicembre 2011
COLDIRETTI: BENE REGIONE SU SNELLIMENTO BUROCRAZIA PER AZIENDE AGRICOLE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Prima importante risposta della Regione Emilia Romagna alla necessità delle
imprese agricole di ridurre i tempi e i costi della burocrazia. Lo afferma
Coldiretti Emilia Romagna, ricordando che l¹Assemblea legislativa regionale
ha approvato la legge che semplifica procedimenti amministrativi a carico
delle aziende, applicando il principio della sussidiarietà. Una serie di
adempimenti oggi svolti dall¹ente pubblico con tempi spesso indefiniti
comunica Coldiretti potranno essere svolti da Centri Autorizzati di
Assistenza Agricola (Caa) delle organizzazioni professionali.
Contemporaneamente, con la stessa legge, la Regione ha finalmente
semplificato anche il problema dello smaltimento dei contenitori vuoti dei
prodotti fitosanitari, autorizzando i produttori agricoli al trasporto senza
dover ricorrere a ditte specializzate.
³Si tratta afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro
Tonello di una novità fondamentale nel senso della semplificazione e
sburocratizzazione dei rapporti tra imprese agricole e pubblica
amministrazione in quanto le imprese potranno contare sui Caa delle
organizzazioni, con tempi certi e inferiori rispetto a quelli attuali. In
questo modo si dà un importante sostegno all¹economia e al reddito delle
aziende perché si riduce il tempo che un imprenditore deve perdere per
risolvere problemi burocratici².
Secondo una stima Coldiretti ben il 45% delle imprese ha sempre considerato
la burocrazia il principale ostacolo allo sviluppo. Le pastoie burocratiche
risultano in particolare essere uno degli ostacoli principali per un giovane
che voglia avviare l¹attività agricola, come evidenzia anche una indagine
Coldiretti-Swg dalla quale emerge che quattro giovani su dieci indicano le
lungaggini nell¹esame e nella predisposizione delle domande e documenti come
il principale problema della libertà d¹impresa.
Prima importante risposta della Regione Emilia Romagna alla necessità delle
imprese agricole di ridurre i tempi e i costi della burocrazia. Lo afferma
Coldiretti Emilia Romagna, ricordando che l¹Assemblea legislativa regionale
ha approvato la legge che semplifica procedimenti amministrativi a carico
delle aziende, applicando il principio della sussidiarietà. Una serie di
adempimenti oggi svolti dall¹ente pubblico con tempi spesso indefiniti
comunica Coldiretti potranno essere svolti da Centri Autorizzati di
Assistenza Agricola (Caa) delle organizzazioni professionali.
Contemporaneamente, con la stessa legge, la Regione ha finalmente
semplificato anche il problema dello smaltimento dei contenitori vuoti dei
prodotti fitosanitari, autorizzando i produttori agricoli al trasporto senza
dover ricorrere a ditte specializzate.
³Si tratta afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro
Tonello di una novità fondamentale nel senso della semplificazione e
sburocratizzazione dei rapporti tra imprese agricole e pubblica
amministrazione in quanto le imprese potranno contare sui Caa delle
organizzazioni, con tempi certi e inferiori rispetto a quelli attuali. In
questo modo si dà un importante sostegno all¹economia e al reddito delle
aziende perché si riduce il tempo che un imprenditore deve perdere per
risolvere problemi burocratici².
Secondo una stima Coldiretti ben il 45% delle imprese ha sempre considerato
la burocrazia il principale ostacolo allo sviluppo. Le pastoie burocratiche
risultano in particolare essere uno degli ostacoli principali per un giovane
che voglia avviare l¹attività agricola, come evidenzia anche una indagine
Coldiretti-Swg dalla quale emerge che quattro giovani su dieci indicano le
lungaggini nell¹esame e nella predisposizione delle domande e documenti come
il principale problema della libertà d¹impresa.
AGRICOLTURA, APPROVATA LA LEGGE PER SNELLIRE LA BUROCRAZIA A CARICO DELLE AZIENDE. NASCE IL REGISTRO UNICO DEI CONTROLLI
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Rabboni: un contributo concreto alla riduzione dei costi della burocrazia
Bologna - Meno controlli sulle aziende agricole; silenzio-assenso in alcuni procedimenti amministrativi ; possibilità di trasportare i contenitori vuoti dei prodotti fitosanitari senza dover ricorrere a ditte specializzate. Sono le tre novità principali del progetto di legge sulla semplificazione in agricoltura che ha ottenuto oggi il via libera dall’Assemblea legislativa. “E' un contributo concreto alla riduzione degli oneri burocratici che in Italia gravano sull'agricoltura e che valgono circa cento giornate di lavoro e un costo complessivo di 3 miliardi di euro l’anno, ma non va dimenticato anche l’alleggerimento dei costi per la pubblica amministrazione. – ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni.
Tra le novità più importanti del testo, l’istituzione del Registro Unico dei Controlli (Ruc) che per la prima volta in Italia chiama la Regione, le Province, le Comunità Montane-Unioni di Comuni, l'Agenzia per i pagamenti agricoli, i servizi veterinari delle Usl e l'Arpa ad avvalersi di un unico archivio informatizzato in cui registrate i controlli svolti e quelli programmati con l'obiettivo di razionalizzare le attività di ciascuno e di evitare duplicazioni.
L'archivio una volta avviato potrà essere allargato ad altri soggetti pubblici deputati ai controlli aziendali a partire da quelli statali, quali INPS, INAIL, Ispettorato del Lavoro. “Lavoreremo per rendere operativo il registro unico molto prima dello scadere dei diciotto mesi previsti dalla legge - ha aggiunto Rabboni - Ringrazio le associazioni agricole che ci hanno prima sollecitato e poi supportato nella iniziativa e la relatrice del progetto di legge in Assemblea legislativa, la consigliera Palma Costi, per la determinazione e l'impegno profusi”.
Nel comparto agricolo e agroalimentare, in base a quanto previsto dalle diverse normative di settore – oltre che sanitarie e ambientali – l’impresa è soggetta periodicamente a differenti tipologie di controllo e ispezione, svolte da soggetti diversi, che implicano da parte dell’imprenditore un’effettiva incidenza sull’attività lavorativa, qualificata nel linguaggio comune come “costo dell’impresa in termini di burocrazia amministrativa”. Sebbene il numero possa variare sensibilmente di anno in anno, si stima che nell’esercizio delle funzioni agricole da parte degli enti incaricati (Regione, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni) e di Agrea (l’organismo pagatore regionale) vengano realizzati in Emilia-Romagna almeno 10.000 controlli l’anno; di questi 7.000 richiedono ispezioni nelle aziende agricole (mentre 3000 sono eseguiti con il telerilevamento), con il coinvolgimento di oltre 300 incaricati, in prevalenza personale delle Province.
Rabboni: un contributo concreto alla riduzione dei costi della burocrazia
Bologna - Meno controlli sulle aziende agricole; silenzio-assenso in alcuni procedimenti amministrativi ; possibilità di trasportare i contenitori vuoti dei prodotti fitosanitari senza dover ricorrere a ditte specializzate. Sono le tre novità principali del progetto di legge sulla semplificazione in agricoltura che ha ottenuto oggi il via libera dall’Assemblea legislativa. “E' un contributo concreto alla riduzione degli oneri burocratici che in Italia gravano sull'agricoltura e che valgono circa cento giornate di lavoro e un costo complessivo di 3 miliardi di euro l’anno, ma non va dimenticato anche l’alleggerimento dei costi per la pubblica amministrazione. – ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni.
Tra le novità più importanti del testo, l’istituzione del Registro Unico dei Controlli (Ruc) che per la prima volta in Italia chiama la Regione, le Province, le Comunità Montane-Unioni di Comuni, l'Agenzia per i pagamenti agricoli, i servizi veterinari delle Usl e l'Arpa ad avvalersi di un unico archivio informatizzato in cui registrate i controlli svolti e quelli programmati con l'obiettivo di razionalizzare le attività di ciascuno e di evitare duplicazioni.
L'archivio una volta avviato potrà essere allargato ad altri soggetti pubblici deputati ai controlli aziendali a partire da quelli statali, quali INPS, INAIL, Ispettorato del Lavoro. “Lavoreremo per rendere operativo il registro unico molto prima dello scadere dei diciotto mesi previsti dalla legge - ha aggiunto Rabboni - Ringrazio le associazioni agricole che ci hanno prima sollecitato e poi supportato nella iniziativa e la relatrice del progetto di legge in Assemblea legislativa, la consigliera Palma Costi, per la determinazione e l'impegno profusi”.
Nel comparto agricolo e agroalimentare, in base a quanto previsto dalle diverse normative di settore – oltre che sanitarie e ambientali – l’impresa è soggetta periodicamente a differenti tipologie di controllo e ispezione, svolte da soggetti diversi, che implicano da parte dell’imprenditore un’effettiva incidenza sull’attività lavorativa, qualificata nel linguaggio comune come “costo dell’impresa in termini di burocrazia amministrativa”. Sebbene il numero possa variare sensibilmente di anno in anno, si stima che nell’esercizio delle funzioni agricole da parte degli enti incaricati (Regione, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni) e di Agrea (l’organismo pagatore regionale) vengano realizzati in Emilia-Romagna almeno 10.000 controlli l’anno; di questi 7.000 richiedono ispezioni nelle aziende agricole (mentre 3000 sono eseguiti con il telerilevamento), con il coinvolgimento di oltre 300 incaricati, in prevalenza personale delle Province.
mercoledì 16 novembre 2011
REGISTRO UNICO DEI CONTROLLI (RUC) SULLE IMPRESE AGRICOLE E AGROALIMENTARI REGIONALI E SEMPLIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI AMMINISTRATIVI IN AGRICOLTURA
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Presentato oggi a Bologna il progetto di legge della giunta. Obiettivo, meno burocrazia per le imprese e più risparmio per gli enti addetti ai controlli. L'assessore Rabboni: "Registro unico dei controlli, la nostra è la prima esperienza in Italia"
Meno burocrazia per le imprese agricole e agroalimentari dell’Emilia-Romagna e più risparmio per gli enti della pubblica amministrazione che svolgono i controlli. E’, in estrema sintesi, l’obiettivo di un progetto di legge (recentemente approvato dalla giunta regionale, dovrà essere confermato dall’Assemblea) che prevede la creazione di un Registro unico dei controlli (Ruc) sulle imprese agricole e agroalimentari, basato su un apposito archivio informatizzato. Qui, per ogni impresa, verranno inseriti l’elenco dei controlli effettuati, l’amministrazione che li svolge, la data e la tipologia di controllo eseguito, la scheda o il verbale di controllo e i relativi esiti. Nel comparto agricolo e agroalimentare, in base a quanto previsto dalle diverse normative di settore – oltre che sanitarie e ambientali – l’impresa è soggetta periodicamente a differenti tipologie di controllo e ispezione, svolte da soggetti diversi, che implicano da parte dell’imprenditore un’effettiva incidenza sull’attività lavorativa, qualificata nel linguaggio comune come “costo dell’impresa in termini di burocrazia amministrativa”. Si stima infatti che in Italia un’azienda agricola debba dedicare mediamente cento giorni l’anno per gli adempimenti burocratici e che la burocrazia, in agricoltura, abbia un costo complessivo a livello nazionale di 3 miliardi di euro l’anno.
“Con questo progetto di legge passiamo dalle parole ai fatti in tema di snellimento della burocrazia e risparmio – ha sottolineato stamani, durante la conferenza stampa di presentazione, l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Tiberio Rabboni – . Interveniamo in modo concreto riducendo, da un lato, i controlli in azienda e, dall’altro, velocizzando determinate procedure con il meccanismo del silenzio-assenso”. In particolare il Ruc “è la prima esperienza in Italia nel suo genere – ha aggiunto l’assessore – . All’inizio metteremo in comune le informazioni relative ai controlli in agricoltura svolti dalle amministrazioni pubbliche dipendenti dalla Regione, ma siamo pronti ad aprire il Registro a tutte le altre amministrazioni pubbliche statali che effettuano controlli in questo settore”.
Sebbene il numero possa variare sensibilmente di anno in anno, si stima che nell’esercizio delle funzioni agricole da parte degli enti incaricati (Regione, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni) e di Agrea (l’organismo pagatore regionale) vengano realizzati in Emilia-Romagna almeno 10.000 controlli l’anno; di questi 7.000 richiedono ispezioni nelle aziende agricole (mentre 3000 sono eseguiti con il telerilevamento), con il coinvolgimento di oltre 300 incaricati, in prevalenza personale delle Province. Tenuto conto della molteplicità di strutture di controllo che si interfacciano con il soggetto unitario “azienda agricola”, è possibile che controlli sulla stessa impresa riguardino gli stessi aspetti, sebbene siano eseguiti da enti diversi, con modalità e obiettivi specifici.
La Regione ha deciso quindi di intervenire attraverso nuove disposizioni per razionalizzare l’attuale sistema, a partire dalla creazione del Registro unico dei controlli (Ruc): nell’apposito archivio informatizzato verranno inseriti tutta una serie di dati, a partire anche dalle eventuali visite già programmate in azienda, per permettere alle diverse amministrazioni di concordare sopralluoghi congiunti. Le amministrazioni coinvolte nel progetto (Regione, Agrea, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni, servizi veterinari delle Usl e Arpa), a loro volta, dovranno introdurre direttamente i dati nell’archivio informatizzato e potranno utilizzare per i procedimenti di propria competenza i risultati dei controlli riportati nel Registro. Al tempo stesso le imprese, consultando direttamente il Registro, potranno venire a conoscenza delle visite di controllo in azienda eventualmente programmate dalle diverse amministrazioni, compatibilmente con le tempistiche e con le modalità previste dai procedimenti amministrativi che richiedono le visite stesse. L’archivio – interconnesso con l’Anagrafe delle aziende agricole – potrà inoltre essere arricchito con dati in possesso di altre amministrazioni pubbliche con cui verranno sottoscritti accordi specifici di collaborazione, soprattutto per acquisire dati collegati alla prevenzione e sicurezza sul lavoro, ad aspetti previdenziali e assicurativi e alla disciplina del rapporto di lavoro.
Oltre alla realizzazione del Ruc, un altro obiettivo del progetto di legge è l’avvio di un processo di snellimento di alcuni procedimenti amministrativi in merito all’applicazione dell’istituto del silenzio-assenso con delega di attività istruttorie documentali ai Centri di Assistenza Agricola (CAA): questa scelta consentirà di alleggerire le amministrazioni pubbliche di alcuni adempimenti favorendo una specializzazione dell'ente nel ruolo di certificatore-controllore.
Un esempio di buona pratica: i controlli sugli allevamenti
I controlli interessati dal progetto di legge rientrano nei procedimenti di erogazione di aiuti, di autorizzazione o di certificazione in ambito agro-alimentare, di controlli ambientali e sulla sicurezza alimentare. Un esempio di buona pratica, che ha funzionato da apripista per il progetto di legge, è il protocollo d’intesa (stipulato nel 2008) tra la Direzione generale Sanità della Regione e Agrea per lo svolgimento di controlli di condizionalità sulle aziende con allevamenti. La condizionalità consiste in una serie di adempimenti riguardanti il benessere animale e le interazioni con l’ambiente dell’attività zootecnica, voluti dall’Unione europea come condizione – di qui il termine – per i pagamenti erogati delle politiche comunitarie. In base allo scambio dei dati, Agrea acquisisce gli esiti dei controlli sugli allevamenti svolti dai servizi veterinari delle Usl utili per la valutazione del rispetto dei criteri di condizionalità. I controlli sono eseguiti dai servizi veterinari in base a una propria programmazione, adeguata per quanto possibile alle necessità di Agrea. L’attuazione della collaborazione Agrea - Aziende Usl ha permesso di riutilizzare gli esiti di oltre 1.100 controlli all’anno svolti dai servizi veterinari delle Usl per adempiere ai propri compiti. Un risparmio significativo per l’amministrazione: Agrea ha ridotto del 23% i controlli annuali svolti presso le aziende e il personale incaricato che era dipendente delle Provincie si è potuto dedicare ad altre attività.
Presentato oggi a Bologna il progetto di legge della giunta. Obiettivo, meno burocrazia per le imprese e più risparmio per gli enti addetti ai controlli. L'assessore Rabboni: "Registro unico dei controlli, la nostra è la prima esperienza in Italia"
Meno burocrazia per le imprese agricole e agroalimentari dell’Emilia-Romagna e più risparmio per gli enti della pubblica amministrazione che svolgono i controlli. E’, in estrema sintesi, l’obiettivo di un progetto di legge (recentemente approvato dalla giunta regionale, dovrà essere confermato dall’Assemblea) che prevede la creazione di un Registro unico dei controlli (Ruc) sulle imprese agricole e agroalimentari, basato su un apposito archivio informatizzato. Qui, per ogni impresa, verranno inseriti l’elenco dei controlli effettuati, l’amministrazione che li svolge, la data e la tipologia di controllo eseguito, la scheda o il verbale di controllo e i relativi esiti. Nel comparto agricolo e agroalimentare, in base a quanto previsto dalle diverse normative di settore – oltre che sanitarie e ambientali – l’impresa è soggetta periodicamente a differenti tipologie di controllo e ispezione, svolte da soggetti diversi, che implicano da parte dell’imprenditore un’effettiva incidenza sull’attività lavorativa, qualificata nel linguaggio comune come “costo dell’impresa in termini di burocrazia amministrativa”. Si stima infatti che in Italia un’azienda agricola debba dedicare mediamente cento giorni l’anno per gli adempimenti burocratici e che la burocrazia, in agricoltura, abbia un costo complessivo a livello nazionale di 3 miliardi di euro l’anno.
“Con questo progetto di legge passiamo dalle parole ai fatti in tema di snellimento della burocrazia e risparmio – ha sottolineato stamani, durante la conferenza stampa di presentazione, l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Tiberio Rabboni – . Interveniamo in modo concreto riducendo, da un lato, i controlli in azienda e, dall’altro, velocizzando determinate procedure con il meccanismo del silenzio-assenso”. In particolare il Ruc “è la prima esperienza in Italia nel suo genere – ha aggiunto l’assessore – . All’inizio metteremo in comune le informazioni relative ai controlli in agricoltura svolti dalle amministrazioni pubbliche dipendenti dalla Regione, ma siamo pronti ad aprire il Registro a tutte le altre amministrazioni pubbliche statali che effettuano controlli in questo settore”.
Sebbene il numero possa variare sensibilmente di anno in anno, si stima che nell’esercizio delle funzioni agricole da parte degli enti incaricati (Regione, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni) e di Agrea (l’organismo pagatore regionale) vengano realizzati in Emilia-Romagna almeno 10.000 controlli l’anno; di questi 7.000 richiedono ispezioni nelle aziende agricole (mentre 3000 sono eseguiti con il telerilevamento), con il coinvolgimento di oltre 300 incaricati, in prevalenza personale delle Province. Tenuto conto della molteplicità di strutture di controllo che si interfacciano con il soggetto unitario “azienda agricola”, è possibile che controlli sulla stessa impresa riguardino gli stessi aspetti, sebbene siano eseguiti da enti diversi, con modalità e obiettivi specifici.
La Regione ha deciso quindi di intervenire attraverso nuove disposizioni per razionalizzare l’attuale sistema, a partire dalla creazione del Registro unico dei controlli (Ruc): nell’apposito archivio informatizzato verranno inseriti tutta una serie di dati, a partire anche dalle eventuali visite già programmate in azienda, per permettere alle diverse amministrazioni di concordare sopralluoghi congiunti. Le amministrazioni coinvolte nel progetto (Regione, Agrea, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni, servizi veterinari delle Usl e Arpa), a loro volta, dovranno introdurre direttamente i dati nell’archivio informatizzato e potranno utilizzare per i procedimenti di propria competenza i risultati dei controlli riportati nel Registro. Al tempo stesso le imprese, consultando direttamente il Registro, potranno venire a conoscenza delle visite di controllo in azienda eventualmente programmate dalle diverse amministrazioni, compatibilmente con le tempistiche e con le modalità previste dai procedimenti amministrativi che richiedono le visite stesse. L’archivio – interconnesso con l’Anagrafe delle aziende agricole – potrà inoltre essere arricchito con dati in possesso di altre amministrazioni pubbliche con cui verranno sottoscritti accordi specifici di collaborazione, soprattutto per acquisire dati collegati alla prevenzione e sicurezza sul lavoro, ad aspetti previdenziali e assicurativi e alla disciplina del rapporto di lavoro.
Oltre alla realizzazione del Ruc, un altro obiettivo del progetto di legge è l’avvio di un processo di snellimento di alcuni procedimenti amministrativi in merito all’applicazione dell’istituto del silenzio-assenso con delega di attività istruttorie documentali ai Centri di Assistenza Agricola (CAA): questa scelta consentirà di alleggerire le amministrazioni pubbliche di alcuni adempimenti favorendo una specializzazione dell'ente nel ruolo di certificatore-controllore.
Un esempio di buona pratica: i controlli sugli allevamenti
I controlli interessati dal progetto di legge rientrano nei procedimenti di erogazione di aiuti, di autorizzazione o di certificazione in ambito agro-alimentare, di controlli ambientali e sulla sicurezza alimentare. Un esempio di buona pratica, che ha funzionato da apripista per il progetto di legge, è il protocollo d’intesa (stipulato nel 2008) tra la Direzione generale Sanità della Regione e Agrea per lo svolgimento di controlli di condizionalità sulle aziende con allevamenti. La condizionalità consiste in una serie di adempimenti riguardanti il benessere animale e le interazioni con l’ambiente dell’attività zootecnica, voluti dall’Unione europea come condizione – di qui il termine – per i pagamenti erogati delle politiche comunitarie. In base allo scambio dei dati, Agrea acquisisce gli esiti dei controlli sugli allevamenti svolti dai servizi veterinari delle Usl utili per la valutazione del rispetto dei criteri di condizionalità. I controlli sono eseguiti dai servizi veterinari in base a una propria programmazione, adeguata per quanto possibile alle necessità di Agrea. L’attuazione della collaborazione Agrea - Aziende Usl ha permesso di riutilizzare gli esiti di oltre 1.100 controlli all’anno svolti dai servizi veterinari delle Usl per adempiere ai propri compiti. Un risparmio significativo per l’amministrazione: Agrea ha ridotto del 23% i controlli annuali svolti presso le aziende e il personale incaricato che era dipendente delle Provincie si è potuto dedicare ad altre attività.
lunedì 14 novembre 2011
Meno burocrazia per le imprese agricole e agroalimentari dell'Emilia-Romagna
FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA
Meno burocrazia per le imprese agricole e agroalimentari dell'Emilia-Romagna e più risparmio per gli enti della pubblica amministrazione che svolgono i controlli: un progetto di legge della giunta regionale per semplificare l'attività di controllo da parte degli enti incaricati sulle imprese. Conferenza stampa mercoledì 16 novembre alle 11,30 con l'assessore Rabboni
Bologna - Circa 10.000 controlli l’anno – di cui almeno 7.000 richiedono ispezioni nelle aziende – con il coinvolgimento di oltre 300 incaricati. E’ la stima dell’attività di controllo svolta per il comparto agricolo da parte degli enti incaricati (Regione, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni, servizi veterinari delle Usl e Arpa) e di Agrea (l’organismo pagatore regionale) in Emilia-Romagna. Per semplificare l’attuale sistema, ed evitare duplicazioni e aggravi sulle imprese, la giunta regionale ha messo a punto un progetto di legge che prevede la realizzazione di strumenti appositi, in un’ottica di razionalizzazione, maggiore efficienza e risparmio per l’amministrazione. Il progetto di legge verrà presentato durante una conferenza stampa mercoledì 16 novembre.
Meno burocrazia per le imprese agricole e agroalimentari dell'Emilia-Romagna e più risparmio per gli enti della pubblica amministrazione che svolgono i controlli: un progetto di legge della giunta regionale per semplificare l'attività di controllo da parte degli enti incaricati sulle imprese. Conferenza stampa mercoledì 16 novembre alle 11,30 con l'assessore Rabboni
Bologna - Circa 10.000 controlli l’anno – di cui almeno 7.000 richiedono ispezioni nelle aziende – con il coinvolgimento di oltre 300 incaricati. E’ la stima dell’attività di controllo svolta per il comparto agricolo da parte degli enti incaricati (Regione, Province, Comunità Montane, Unioni di Comuni, servizi veterinari delle Usl e Arpa) e di Agrea (l’organismo pagatore regionale) in Emilia-Romagna. Per semplificare l’attuale sistema, ed evitare duplicazioni e aggravi sulle imprese, la giunta regionale ha messo a punto un progetto di legge che prevede la realizzazione di strumenti appositi, in un’ottica di razionalizzazione, maggiore efficienza e risparmio per l’amministrazione. Il progetto di legge verrà presentato durante una conferenza stampa mercoledì 16 novembre.
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