Fonte: Coldiretti Ferrara
Spumante, panettone, vini, formaggi guidano l’avanzata natalizia del nostro agro alimentare sulle tavole di tutto il mondo. In Gran Bretagna e Stati Uniti la crescita maggiore.
E’ record storico per il Made in Italy alimentare sulle tavole delle festività di tutto il mondo conl’export di vini, spumanti, grappa e liquori, panettoni, formaggi, salumi e pasta solo per il periodo di Natale che supera i 3 miliardi di euro, in aumento dell’8%.
E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti “Il Natale sulle tavole degli italiani”, presentata all’Assemblea nazionale sulla base delle proiezioni relative al mese di dicembre 2015. Ad aumentare - sottolinea la Coldiretti - è il valore delle esportazioni di tutti i prodotti più tipici del Natale, dallo spumante (+19%) ai panettoni (+9%), ma crescono anche i vini (+8%), la pasta (+7%) e i formaggi (+4%), secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi nove mesi del 2015. Un record ottenuto - precisa la Coldiretti - nonostante l’embargo della Russia che ha sancito a partire dal 6 agosto 2014 il divieto totale all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi.
A guidare la classifica di questo Natale all’estero è dunque lo spumante italiano. Mai così tanti brindisi come quest’anno nel mondo saranno Made in Italy con la domanda che - sottolinea la Coldiretti - è cresciuta in valore del 50 per cento in Gran Bretagna e del 32 per cento negli Stati Uniti che si classificano rispettivamente come il primo e il secondo mercato di sbocco delle bollicine italiane, le quali pero’ vanno forte anche in Germania che si posiziona al terzo posto. E le richieste - precisa la Coldiretti - sono aumentate del 19 per cento anche da parte dei cugini francesi, sempre molto nazionalisti nelle scelte della tavola. Nellaclassifica delle bollicine italiane piu' consumate nel mondo ci sono nell’ordine il Prosecco, l’Asti, il Trento Doc e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese. Quest’anno - sostiene la Coldiretti – all’estero si stapperanno piu’ bottiglie di spumante italiani che di champagne francese.
Si tratta di risultati che - precisa la Coldiretti - trainano l’intero settore dei vini per i quali si registra complessivamente un aumento dell’8 per cento in valore dell’export. Ad essere molto richiesti - continua la Coldiretti - sono anche i dolci nazionali come panettoni, altri prodotti della pasticceria tipica delle feste, in aumento del 9 per cento in valore e la pasta con un +7%.
Cresce anche la domanda di formaggi italiani che fanno registrare un aumento in valore delle esportazioni del 4 per cento, ma addirittura del 31% per il pecorino e il fiore sardo.
“Il record fatto segnare sulle tavole del Natale straniere è significativo delle grandi potenzialità che ha l’agroalimentare italiano che traina la ripresa dell’intero Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l'andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni ericette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All'estero - afferma Moncalvo - sono falsi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre. In questo contesto è particolarmente significativo il piano per l’export annunciato dal Governo che prevede per la prima volta azioni di contrasto all'italian sounding all’estero. A questa realtà - conclude Moncalvo - se ne aggiunge pero’ una ancora piu` insidiosa: quella dell’italian sounding di matrice italiana, che importa materia prima dai paesi piu` svariati, la trasforma e ne ricava prodotti che successivamente vende come italiani senza lasciare traccia, attraverso un meccanismo di dumping che danneggia e incrina il vero Made in Italy’, perché non esiste ancora per tutti gli alimenti l‘obbligo di indicare la provenienza in etichetta”.
IL BOOM DEL MADE IN ITALY SULLE TAVOLE DEL NATALE ALL’ESTERO
Spumante +19%
Panettoni e altri dolci +9%
Vino +8%
Pasta +7%
Formaggi +4%
Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Istat in valore nei primi nove mesi del 2015
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giovedì 17 dicembre 2015
COLDIRETTI: A NATALE 2015 E’ RECORD STORICO PER MADE IN ITALY SULLE TAVOLE ESTERE, L’EXPORT SUPERA I 3 MLD
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mercoledì 1 luglio 2015
LATTE: UE MANDA IN POLVERE ANNI LAVORO PER FORMAGGI QUALITÀ
Fonte: Coldiretti Emilia Romagna
DAL 2009 CHIUSI 100 ALLEVAMENTI ALL’ANNO DEL PARMIGIANO REGGIANO
È un’altra presa di posizione che allontana sempre più l’Unione europea dai cittadini. Così Coldiretti Emilia Romagna commenta la diffida che la Commissione Ue ha inviato all’Italia per chiedere la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per fare formaggi e altri prodotti derivati dl latte, previsto storicamente dalla legge nazionale. Secondo Coldiretti Emilia Romagna, voler imporre all'Italia di produrre “formaggi senza latte” ottenuti con la polvere è l’ultimo diktat di una Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori. Soprattutto una simile imposizione – Commenta ancora Coldiretti regionale – significa dar un altro duro colpo agli allevamenti che producono latte per formaggi di alta qualità, come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, con molta fatica per contenere la concorrenza dei tanti prodotti di imitazione ottenuti con minori garanzie sanitarie e sociali. Già in un settore importante per la nostra regione, come il Parmigiano Reggiano, stiamo assistendo negli ultimi anni alla difficoltà degli allevamenti penalizzati da prezzi che non coprono i costi di produzione. Solo negli ultimi cinque anni – rileva Coldiretti – dal sistema Parmigiano Reggiano sono usciti quasi cento allevamenti l’anno: nel 2009 gli allevamenti che producevano latte per Parmigiano Reggiano erano 5.544, oggi sono rimasti in 3.093. È inutile – commenta Coldiretti Emilia Romagna – che la Commissione Ue faccia proclami sulla qualità quando poi in nome di una “libera circolazione delle merci” è pronta a dare il via libera a qualsiasi produzione che con il prodotto originale (il formaggio) non ha niente da spartire.
DAL 2009 CHIUSI 100 ALLEVAMENTI ALL’ANNO DEL PARMIGIANO REGGIANO
È un’altra presa di posizione che allontana sempre più l’Unione europea dai cittadini. Così Coldiretti Emilia Romagna commenta la diffida che la Commissione Ue ha inviato all’Italia per chiedere la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per fare formaggi e altri prodotti derivati dl latte, previsto storicamente dalla legge nazionale. Secondo Coldiretti Emilia Romagna, voler imporre all'Italia di produrre “formaggi senza latte” ottenuti con la polvere è l’ultimo diktat di una Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori. Soprattutto una simile imposizione – Commenta ancora Coldiretti regionale – significa dar un altro duro colpo agli allevamenti che producono latte per formaggi di alta qualità, come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, con molta fatica per contenere la concorrenza dei tanti prodotti di imitazione ottenuti con minori garanzie sanitarie e sociali. Già in un settore importante per la nostra regione, come il Parmigiano Reggiano, stiamo assistendo negli ultimi anni alla difficoltà degli allevamenti penalizzati da prezzi che non coprono i costi di produzione. Solo negli ultimi cinque anni – rileva Coldiretti – dal sistema Parmigiano Reggiano sono usciti quasi cento allevamenti l’anno: nel 2009 gli allevamenti che producevano latte per Parmigiano Reggiano erano 5.544, oggi sono rimasti in 3.093. È inutile – commenta Coldiretti Emilia Romagna – che la Commissione Ue faccia proclami sulla qualità quando poi in nome di una “libera circolazione delle merci” è pronta a dare il via libera a qualsiasi produzione che con il prodotto originale (il formaggio) non ha niente da spartire.
martedì 9 settembre 2014
EMBARGO RUSSO, MIPAAF: AGEA E ALTRI ORGANISMI PAGATORI PRONTI A RICEVERE DOMANDE DI AIUTO PER L’AMMASSO PRIVATO
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che, secondo quanto previsto dalla circolare del Mipaaf del 5 settembre scorso, Agea ha provveduto ad attivare le procedure necessarie per l’inoltro delle domande di aiuti per l’ammasso privato di 155mila tonnellate di formaggi per far fronte alle conseguenze derivanti dai divieti di importazione dei prodotti europei imposti dalla Federazione Russa. È stata pubblicata sul sito Agea (www.agea.gov.it) la circolare con la quale vengono indicati gli Organismi Pagatori competenti per territorio ai quali potranno essere inoltrate le domande. Sempre sul sito di Agea è stata pubblicata la circolare dell’Organismo Pagatore Agea, con la quale vengono stabilite le modalità di presentazione, altrettanto stanno facendo gli altri Organismi Pagatori affinché tutti gli interessati possano presentare quanto prima la domanda di aiuto.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che, secondo quanto previsto dalla circolare del Mipaaf del 5 settembre scorso, Agea ha provveduto ad attivare le procedure necessarie per l’inoltro delle domande di aiuti per l’ammasso privato di 155mila tonnellate di formaggi per far fronte alle conseguenze derivanti dai divieti di importazione dei prodotti europei imposti dalla Federazione Russa. È stata pubblicata sul sito Agea (www.agea.gov.it) la circolare con la quale vengono indicati gli Organismi Pagatori competenti per territorio ai quali potranno essere inoltrate le domande. Sempre sul sito di Agea è stata pubblicata la circolare dell’Organismo Pagatore Agea, con la quale vengono stabilite le modalità di presentazione, altrettanto stanno facendo gli altri Organismi Pagatori affinché tutti gli interessati possano presentare quanto prima la domanda di aiuto.
venerdì 5 settembre 2014
EMBARGO RUSSO, MIPAAF: UE STABILISCE AIUTI PER AMMASSO PRIVATO DI 155.000 TONNELLATE DI FORMAGGI COMUNITARI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato pubblicato oggi il regolamento Ue che prevede la concessione di aiuti per l'ammasso privato di 155.000 tonnellate di formaggi. La misura si inserisce tra le azioni per far fronte alle conseguenze derivanti dai divieti di importazione dei prodotti europei imposti dalla Federazione Russa. L'importo dell'aiuto è fissato a 15,57 euro per tonnellata, per le spese fisse di stoccaggio, e a 0,40 euro per tonnellata al giorno, per le spese di magazzinaggio e di immobilizzazione del capitale. I formaggi oggetto di ammasso dovranno avere un'età minima compatibile con l'immissione al consumo del prodotto che, per i formaggi a pasta dura, non potrà essere inferiore ai 60 giorni. Con circolare Mipaaf del 5 settembre, disponibile sul sito del Ministero, sono state definite le necessarie disposizioni applicative ed è stata individuata Agea quale soggetto attuatore. "Ho apprezzato - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina, a margine della riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri dell'agricoltura e della pesca dell'Ue in corso oggi a Bruxelles - lo sforzo della Commissione europea che ha accolto la nostra richiesta di innalzamento del contributo previsto per le spese di stoccaggio, in modo che fosse più vicino ai costi sostenuti dai nostri produttori di formaggi di qualità. È evidente che questo primo intervento non riuscirà a risolvere i problemi del mercato del latte e dei formaggi, sottoposto da tempo a notevoli pressioni, aggravate poi dalla vicenda russa. Per questo, già nel Consiglio di oggi, chiederemo alla Commissione di monitorare con molta attenzione l'evolversi della situazione e di attuare ulteriori e incisive misure d'intervento a favore del settore".
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato pubblicato oggi il regolamento Ue che prevede la concessione di aiuti per l'ammasso privato di 155.000 tonnellate di formaggi. La misura si inserisce tra le azioni per far fronte alle conseguenze derivanti dai divieti di importazione dei prodotti europei imposti dalla Federazione Russa. L'importo dell'aiuto è fissato a 15,57 euro per tonnellata, per le spese fisse di stoccaggio, e a 0,40 euro per tonnellata al giorno, per le spese di magazzinaggio e di immobilizzazione del capitale. I formaggi oggetto di ammasso dovranno avere un'età minima compatibile con l'immissione al consumo del prodotto che, per i formaggi a pasta dura, non potrà essere inferiore ai 60 giorni. Con circolare Mipaaf del 5 settembre, disponibile sul sito del Ministero, sono state definite le necessarie disposizioni applicative ed è stata individuata Agea quale soggetto attuatore. "Ho apprezzato - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina, a margine della riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri dell'agricoltura e della pesca dell'Ue in corso oggi a Bruxelles - lo sforzo della Commissione europea che ha accolto la nostra richiesta di innalzamento del contributo previsto per le spese di stoccaggio, in modo che fosse più vicino ai costi sostenuti dai nostri produttori di formaggi di qualità. È evidente che questo primo intervento non riuscirà a risolvere i problemi del mercato del latte e dei formaggi, sottoposto da tempo a notevoli pressioni, aggravate poi dalla vicenda russa. Per questo, già nel Consiglio di oggi, chiederemo alla Commissione di monitorare con molta attenzione l'evolversi della situazione e di attuare ulteriori e incisive misure d'intervento a favore del settore".
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giovedì 28 agosto 2014
EMBARGO RUSSIA, MARTINA: BENE DECISIONI COMISSIONE UE PER SOSTEGNO AI SETTORI LATTIERO E ORTOFRUTTA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
"Le misure annunciate nel Comitato di Gestione di oggi a Bruxelles vanno nella direzione giusta per contrastare la crisi provocata dall’embargo russo sui prodotti agroalimentari europei. La Commissione europea ha accolto le richieste dell’Italia di intervenire anche a favore dei formaggi, con l’annuncio di adottare nei prossimi giorni un atto delegato ad hoc per lo stoccaggio privato di alcune tipologie, e di inserire le susine nella lista dei prodotti ortofrutticoli oggetto del sostegno. Molto positiva anche la modifica in maniera sensibile delle disposizioni contenute nel regolamento delegato sulle pesche e nettarine, per allinearle a quelle oggi adottate e migliorarne così l’efficacia”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, ha commentato l’annuncio da parte della Commissione europea dell’adozione di misure urgenti per diversi settore agroalimentari a seguito del Comitato di gestione OCM unica svoltosi oggi. “Per quanto riguarda in particolare le misure relative ai formaggi – ha proseguito il Ministro – lavoreremo in questi giorni affinché le misure rispondano al meglio alle esigenze dei nostri produttori, in particolare per quanto riguarda il livello degli aiuti”. Per il settore del burro e del latte in polvere, la Commissione presenterà il 2 settembre un atto di esecuzione per aprire lo stoccaggio privato. Per il settore dei formaggi esportati in Russia, la Commissione presenterà a breve in un gruppo esperti un atto di delegato per aprire lo stoccaggio privato di determinate tipologie di formaggi. Il budget dedicato a questi interventi sarà definito insieme agli atti. Sempre relativamente agli effetti dell’embargo russo, per la frutta fresca e deperibile sono stati stanziati al momento 125 milioni di euro e l’intervento straordinario, che ha validità retroattiva, prevede un sostegno supplementare temporaneo per le operazioni di ritiro dal mercato, mancata raccolta e raccolta verde, effettuate dai produttori nel periodo compreso tra il 18 agosto ed il 30 novembre 2014, relativamente a 14 prodotti e prevede l’accesso a tali misure anche ai produttori non aderenti alle organizzazioni di produttori. Il sostegno unionale previsto per le operazioni di ritiro dal mercato a finalità distribuzione gratuita è pari al 100% dell’importo definito dal regolamento per i diversi prodotti sia per i soci che i non soci di organizzazioni di produttori e contempla anche le spese di cernita, imballaggio e di trasporto. Per i soli associati, viene incrementato dal 50 al 75%, il livello del supporto UE per le operazioni di mancata raccolta, raccolta verde e ritiro con destinazione diversa dalla distribuzione gratuita, mentre resta invariato al 50% per gli altri produttori. Il regolamento in questione consente anche di derogare a taluni vincoli e condizioni di programmazione della spesa previsti nei programmi operativi delle organizzazioni di produttori (tetto massimo di un terzo per le misure di prevenzione e gestione delle crisi ed aumento del fondo di esercizio per una quota superiore al 25%) permettendo, altresì, di superare i massimali di aiuto comunitario. Infine con riferimento agli emendamenti al regolamento delegato (UE) n.913/2014, per il settore delle pesche e nettarine, si evidenzia la possibilità per i produttori ad accedere al sostegno supplementare per tutte le diverse destinazioni contemplate per i ritiri dal mercato ed un innalzamento dell’aiuto unionale dal dal 50 al 75% per ritiri diversi dalla distribuzione gratuita effettuati da produttori soci di organizzazioni di produttori e dal 50 al 100% per ritiri con destinazione beneficienza realizzati da produttori non soci di predette organizzazioni. Infine, il regolamento oltre che aver già elevato dal 5 al 10% del volume complessivo commercializzato dalla organizzazione di produttori, la percentuale massima di prodotto che può essere inviata alla distribuzione gratuita, incrementa dal 5 al 10% la percentuale massima del volume commercializzato di pesche e nettarine da una data organizzazione, che può essere ritirata con destinazione diversa dalla gratuita.
"Le misure annunciate nel Comitato di Gestione di oggi a Bruxelles vanno nella direzione giusta per contrastare la crisi provocata dall’embargo russo sui prodotti agroalimentari europei. La Commissione europea ha accolto le richieste dell’Italia di intervenire anche a favore dei formaggi, con l’annuncio di adottare nei prossimi giorni un atto delegato ad hoc per lo stoccaggio privato di alcune tipologie, e di inserire le susine nella lista dei prodotti ortofrutticoli oggetto del sostegno. Molto positiva anche la modifica in maniera sensibile delle disposizioni contenute nel regolamento delegato sulle pesche e nettarine, per allinearle a quelle oggi adottate e migliorarne così l’efficacia”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, ha commentato l’annuncio da parte della Commissione europea dell’adozione di misure urgenti per diversi settore agroalimentari a seguito del Comitato di gestione OCM unica svoltosi oggi. “Per quanto riguarda in particolare le misure relative ai formaggi – ha proseguito il Ministro – lavoreremo in questi giorni affinché le misure rispondano al meglio alle esigenze dei nostri produttori, in particolare per quanto riguarda il livello degli aiuti”. Per il settore del burro e del latte in polvere, la Commissione presenterà il 2 settembre un atto di esecuzione per aprire lo stoccaggio privato. Per il settore dei formaggi esportati in Russia, la Commissione presenterà a breve in un gruppo esperti un atto di delegato per aprire lo stoccaggio privato di determinate tipologie di formaggi. Il budget dedicato a questi interventi sarà definito insieme agli atti. Sempre relativamente agli effetti dell’embargo russo, per la frutta fresca e deperibile sono stati stanziati al momento 125 milioni di euro e l’intervento straordinario, che ha validità retroattiva, prevede un sostegno supplementare temporaneo per le operazioni di ritiro dal mercato, mancata raccolta e raccolta verde, effettuate dai produttori nel periodo compreso tra il 18 agosto ed il 30 novembre 2014, relativamente a 14 prodotti e prevede l’accesso a tali misure anche ai produttori non aderenti alle organizzazioni di produttori. Il sostegno unionale previsto per le operazioni di ritiro dal mercato a finalità distribuzione gratuita è pari al 100% dell’importo definito dal regolamento per i diversi prodotti sia per i soci che i non soci di organizzazioni di produttori e contempla anche le spese di cernita, imballaggio e di trasporto. Per i soli associati, viene incrementato dal 50 al 75%, il livello del supporto UE per le operazioni di mancata raccolta, raccolta verde e ritiro con destinazione diversa dalla distribuzione gratuita, mentre resta invariato al 50% per gli altri produttori. Il regolamento in questione consente anche di derogare a taluni vincoli e condizioni di programmazione della spesa previsti nei programmi operativi delle organizzazioni di produttori (tetto massimo di un terzo per le misure di prevenzione e gestione delle crisi ed aumento del fondo di esercizio per una quota superiore al 25%) permettendo, altresì, di superare i massimali di aiuto comunitario. Infine con riferimento agli emendamenti al regolamento delegato (UE) n.913/2014, per il settore delle pesche e nettarine, si evidenzia la possibilità per i produttori ad accedere al sostegno supplementare per tutte le diverse destinazioni contemplate per i ritiri dal mercato ed un innalzamento dell’aiuto unionale dal dal 50 al 75% per ritiri diversi dalla distribuzione gratuita effettuati da produttori soci di organizzazioni di produttori e dal 50 al 100% per ritiri con destinazione beneficienza realizzati da produttori non soci di predette organizzazioni. Infine, il regolamento oltre che aver già elevato dal 5 al 10% del volume complessivo commercializzato dalla organizzazione di produttori, la percentuale massima di prodotto che può essere inviata alla distribuzione gratuita, incrementa dal 5 al 10% la percentuale massima del volume commercializzato di pesche e nettarine da una data organizzazione, che può essere ritirata con destinazione diversa dalla gratuita.
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lunedì 24 giugno 2013
COLDIRETTI, BENE STOP FORMAGGI E SALUMI, FALSO ITALIA VALE 60 MLD
Fonte: Coldiretti Ferrara
La contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari Made in Italy fa perdere all’Italia oltre 60 miliardi di euro di fatturato che potrebbero generare reddito e lavoro in un difficile momento di crisi. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’ operazione del Corpo forestale dello Stato che ha scoperto tra le province di Modena e Grosseto un commercio illegale di formaggi e affettati venduti come Made in Italy, ma in realtà provenienti dalla Germania e dalla Repubblica Ceca. La lotta alla contraffazione e alla pirateria rappresentano per le Istituzioni – sottolinea la Coldiretti - un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese. Per questo per supportare l’ottima attività delle forze dell’ordine occorre stringere le maglie larghe della legislazione nazionale e comunitaria con l’estensione a tutti i prodotti - precisa la Coldiretti - dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegate negli alimenti. Tre prosciutti su quattro venduti in Italia sono in realtà ottenuti da maiali allevati all’estero mentre circa la metà delle mozzarelle è fatta con latte straniero come pure tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro, ma questo – denuncia la Coldiretti – il consumatore non può saperlo perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. In generale secondo l’indagine Coldiretti/Eurispes, il 33 per cento dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati (per un valore di 51 miliardi di euro) deriva da materie prime importate e rivendute col marchio Made in Italy. Eppure in Europa si procede con estrema lentezza anche per effetto della pressione delle lobby con il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011 che entrerà in vigore solo il 13 dicembre 2014 per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili mentre per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data - continua la Coldiretti - rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità. Ad oggi, quindi, in Europa è in vigore l’obbligo di indicare l’origine della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova, a partire dal primo agosto 2004 l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto e dal 1° luglio 2009 l’obbligo di indicare anche l’origine delle olive impiegate nell’olio. Ma l’etichetta - precisa la Coldiretti - resta anonima oltre che per gli altri tipi di carne anche per i salumi, i succhi di frutta, la pasta ed i formaggi. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria; a partire dal 1 gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.
La contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari Made in Italy fa perdere all’Italia oltre 60 miliardi di euro di fatturato che potrebbero generare reddito e lavoro in un difficile momento di crisi. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’ operazione del Corpo forestale dello Stato che ha scoperto tra le province di Modena e Grosseto un commercio illegale di formaggi e affettati venduti come Made in Italy, ma in realtà provenienti dalla Germania e dalla Repubblica Ceca. La lotta alla contraffazione e alla pirateria rappresentano per le Istituzioni – sottolinea la Coldiretti - un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese. Per questo per supportare l’ottima attività delle forze dell’ordine occorre stringere le maglie larghe della legislazione nazionale e comunitaria con l’estensione a tutti i prodotti - precisa la Coldiretti - dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegate negli alimenti. Tre prosciutti su quattro venduti in Italia sono in realtà ottenuti da maiali allevati all’estero mentre circa la metà delle mozzarelle è fatta con latte straniero come pure tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro, ma questo – denuncia la Coldiretti – il consumatore non può saperlo perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. In generale secondo l’indagine Coldiretti/Eurispes, il 33 per cento dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati (per un valore di 51 miliardi di euro) deriva da materie prime importate e rivendute col marchio Made in Italy. Eppure in Europa si procede con estrema lentezza anche per effetto della pressione delle lobby con il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011 che entrerà in vigore solo il 13 dicembre 2014 per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili mentre per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data - continua la Coldiretti - rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità. Ad oggi, quindi, in Europa è in vigore l’obbligo di indicare l’origine della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova, a partire dal primo agosto 2004 l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto e dal 1° luglio 2009 l’obbligo di indicare anche l’origine delle olive impiegate nell’olio. Ma l’etichetta - precisa la Coldiretti - resta anonima oltre che per gli altri tipi di carne anche per i salumi, i succhi di frutta, la pasta ed i formaggi. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria; a partire dal 1 gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.
mercoledì 3 ottobre 2012
CONFAGRICOLTURA: LATTE E FORMAGGI AL TOP DELLA CLASSIFICA DELL’AGROALIMENTARE MADE IN ITALY
Fonte: Confagricoltura
Con 24,2 miliardi di euro il settore lattiero caseario è al vertice della classifica dell’agroalimentare Made in Italy, seguito dal dolciario, dal vino e dai salumi. “Un record – sottolinea Confagricoltura – a cui contribuisce il mondo agricolo, con 4,7 miliardi di materia prima (14,8 miliardi vanno all’industria), di cui l’88% di produzione nazionale.” L’Italia conferisce l’80% del latte nazionale alla produzione di formaggi, oltre la metà è destinata a quelli DOP, coinvolgendo 32 mila aziende agricole e 1.700 imprese di trasformazione. In questo senso il nostro Paese è leader nella UE in termini di produzione certificata di formaggi DOP, con oltre 450.000 tonnellate, distanziando ampiamente gli altri principali produttori europei, come Francia (200.000 tonnellate) e Grecia ( 100.000 tonnellate). Il volume di formaggi e latticini esportato nel 2011 è stato di oltre 282 mila tonnellate, per un valore di 2 miliardi di euro, trainato soprattutto dal Parmigiano Reggiano e Grana Padano, con più di 69 mila tonnellate. Un trend che continua ad essere positivo, anche se in modo più moderato, nel 2012. “Numeri importanti – rimarca Confagricoltura - che devono far riflettere sulla necessità di consentire ai produttori di latte di stare economicamente sul mercato e di continuare a contribuire a al valore di questo settore, che crea lavoro e ricchezza per il nostro Paese.”
Con 24,2 miliardi di euro il settore lattiero caseario è al vertice della classifica dell’agroalimentare Made in Italy, seguito dal dolciario, dal vino e dai salumi. “Un record – sottolinea Confagricoltura – a cui contribuisce il mondo agricolo, con 4,7 miliardi di materia prima (14,8 miliardi vanno all’industria), di cui l’88% di produzione nazionale.” L’Italia conferisce l’80% del latte nazionale alla produzione di formaggi, oltre la metà è destinata a quelli DOP, coinvolgendo 32 mila aziende agricole e 1.700 imprese di trasformazione. In questo senso il nostro Paese è leader nella UE in termini di produzione certificata di formaggi DOP, con oltre 450.000 tonnellate, distanziando ampiamente gli altri principali produttori europei, come Francia (200.000 tonnellate) e Grecia ( 100.000 tonnellate). Il volume di formaggi e latticini esportato nel 2011 è stato di oltre 282 mila tonnellate, per un valore di 2 miliardi di euro, trainato soprattutto dal Parmigiano Reggiano e Grana Padano, con più di 69 mila tonnellate. Un trend che continua ad essere positivo, anche se in modo più moderato, nel 2012. “Numeri importanti – rimarca Confagricoltura - che devono far riflettere sulla necessità di consentire ai produttori di latte di stare economicamente sul mercato e di continuare a contribuire a al valore di questo settore, che crea lavoro e ricchezza per il nostro Paese.”
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lunedì 1 ottobre 2012
CONFAGRICOLTURA: PER LATTE E FORMAGGI QUOTAZIONI IN AUMENTO. RICONOSCERE IL GIUSTO PREZZO AGLI ALLEVATORI
Fonte: Confagricoltura
“L'andamento del mercato dei prodotti lattiero caseari è assolutamente favorevole ad una corretta valorizzazione della produzione di latte nazionale”. Lo evidenzia Confagricoltura, rimarcando la necessità che agli allevatori venga riconosciuto dall’industria di trasformazione un prezzo giustamente remunerativo. A fronte di quotazioni stazionarie per il Grana Padano ed il latte crudo spot nazionale (rilevato sulla piazza di Lodi a valori superiori a 40,70 centesimi litro), si sono registrati lievi incrementi, soprattutto sulle piazze emiliane, per il Parmigiano Reggiano 2011. Per quanto riguarda gli altri prodotti caseari il periodo è caratterizzato da una sostanziale stabilità delle quotazioni, con l’eccezione delle materie grasse, che hanno mantenuto l’andamento dinamico delle ultime settimane. “Ciò deve tradursi – sottolinea Confagricoltura – in un prezzo equo del latte pagato ai produttori dall’industria di trasformazione, che da tempo è al di sotto dei costi di produzione e che impedisce alle aziende una gestione economica della loro attività”. “Per garantire la tenuta del settore lattiero caseario nazionale, occorre – continua l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – riconoscere, anche attraverso una diffusa applicazione delle innovazioni introdotte dal Pacchetto latte UE e nel rispetto delle disposizioni normative adottate dall’art 62 del DL sviluppo, ai vari momenti della filiera certezze di pagamento e una corretta valorizzazione e remunerazione delle attività”.
“L'andamento del mercato dei prodotti lattiero caseari è assolutamente favorevole ad una corretta valorizzazione della produzione di latte nazionale”. Lo evidenzia Confagricoltura, rimarcando la necessità che agli allevatori venga riconosciuto dall’industria di trasformazione un prezzo giustamente remunerativo. A fronte di quotazioni stazionarie per il Grana Padano ed il latte crudo spot nazionale (rilevato sulla piazza di Lodi a valori superiori a 40,70 centesimi litro), si sono registrati lievi incrementi, soprattutto sulle piazze emiliane, per il Parmigiano Reggiano 2011. Per quanto riguarda gli altri prodotti caseari il periodo è caratterizzato da una sostanziale stabilità delle quotazioni, con l’eccezione delle materie grasse, che hanno mantenuto l’andamento dinamico delle ultime settimane. “Ciò deve tradursi – sottolinea Confagricoltura – in un prezzo equo del latte pagato ai produttori dall’industria di trasformazione, che da tempo è al di sotto dei costi di produzione e che impedisce alle aziende una gestione economica della loro attività”. “Per garantire la tenuta del settore lattiero caseario nazionale, occorre – continua l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – riconoscere, anche attraverso una diffusa applicazione delle innovazioni introdotte dal Pacchetto latte UE e nel rispetto delle disposizioni normative adottate dall’art 62 del DL sviluppo, ai vari momenti della filiera certezze di pagamento e una corretta valorizzazione e remunerazione delle attività”.
mercoledì 15 febbraio 2012
BRUNI (COGECA) "OTTIMO RISULTATO APPROVAZIONE PARLAMENTO EUROPEO PROGRAMMAZIONE PRODUTTIVA FORMAGGI"
Fonte: Segreteria Paolo Bruni
(15 febbraio 2012) "Saluto con grande soddisfazione l'approvazione avvenuta oggi in sessione plenaria del Parlamento Europeo della misura che consente ai consorzi di tutela delle produzioni a denominazione di origine del settore lattiero-caseario la programmazione produttiva" , lo ha dichiarato Paolo Bruni presidente di Cogeca, la Confederazione europea delle cooperative agroalimentari.
"Si tratta di un importante strumento di regolazione del mercato da lungo tempo sostenuto dalla cooperazione agricola europea - ha concluso Bruni - che auspichiamo potra' essere esteso ad altri settori nel contesto del cosiddetto pacchetto qualita' che dovrebbe essere approvato nei prossimi mesi".
(15 febbraio 2012) "Saluto con grande soddisfazione l'approvazione avvenuta oggi in sessione plenaria del Parlamento Europeo della misura che consente ai consorzi di tutela delle produzioni a denominazione di origine del settore lattiero-caseario la programmazione produttiva" , lo ha dichiarato Paolo Bruni presidente di Cogeca, la Confederazione europea delle cooperative agroalimentari.
"Si tratta di un importante strumento di regolazione del mercato da lungo tempo sostenuto dalla cooperazione agricola europea - ha concluso Bruni - che auspichiamo potra' essere esteso ad altri settori nel contesto del cosiddetto pacchetto qualita' che dovrebbe essere approvato nei prossimi mesi".
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giovedì 25 novembre 2010
COLDIRETTI: L’EUROPA BOCCIA IL VERO CIOCCOLATO MA APRE A VINO SENZ’UVA E FORMAGGI SENZA LATTE.
Fonte: Coldiretti Ferrara
Il fatto che l’Unione Europea ostacoli il cioccolato puro di cacao dopo aver aperto al formaggio senza latte e al vino senza uva è l’evidente dimostrazione di un comportamento contraddittorio che spesso mette in difficoltà i prodotti del Made in Italy. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla condanna dell’Italia da parte della Corte di giustizia europea per avere autorizzato la denominazione ''cioccolato puro'' sulle etichette per i prodotti solo a base di solo burro di cacao per distinguerli dai prodotti che contengono grassi vegetali come succedanei. A subire gli effetti delle normative comunitarie erano state - riferisce la Coldiretti - telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica regionale messe al bando a partire dal primo giugno 2010 con l’entrata in vigore delle nuove norme sulla pesca. Ma numerosa è la lista delle prese di posizione ambigue come ad esempio per - sottolinea la Coldiretti - un altro importante prodotto della dieta mediterranea come il vino per il quale, a causa della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo, è stata autorizzata la possibilità di zuccheraggio per i paesi del nord Europa, ma anche la produzione e la commercializzazione di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall'uva come lamponi e ribes, dopo che l'Unione Europea aveva già dato il via libera all'invecchiamento artificiale del vino attraverso l'utilizzazione di pezzi di legno al posto della tradizionale maturazione in botti di legno. Un inganno che - continua la Coldiretti - si aggiunge alla possibilità di vendita nell'Unione Europea nei negozi, o attraverso internet, di kit per la preparazione casalinga in meno di un mese di vini come il Chianti, il Barolo o il Valpolicella, per effetto di una curiosa interpretazione della legislazione. In realtà - continua la Coldiretti - nonostante l’impegno dell’Unione nel tutelare le denominazione dei prodotti alimentari tipici continuano a proliferare anche all’interno dell’Europa. E’ il caso - spiega la Coldiretti - dei formaggi tipici dove, dopo il Parmesan, è stato scoperto in Romania il Parmezan, ma anche la Fontina svedese, il Parmi olandese, la polenta che diventa “palenta” in Montenegro, il barbera bianco venduto un supermercato rumeno, il Cambozola in Germania o la pasta Milaneza venduta in Portogallo. Piu’ recente la decisione della Commissione Europea di non accogliere la proposta italiana di decreto ministeriale che obbliga ad indicare l'origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari, ma vieta anche - continua la Coldiretti - l'impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi. Con la norma si stabiliva chiaramente che il formaggio si fa con il latte e non con le polveri mentre l’Unione Europea consente - precisa la Coldiretti - che possa essere incorporato fino al 10 per cento di polvere di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte. Le contraddizioni delle scelte politiche europee sono evidenti - sottolinea la Coldiretti – anche nelle norme che riguardano l’indicazione in etichetta l’origine dei prodotti agricoli impiegati che è obbligatoria per la carne bovina, ma non per quella di maiale, per la frutta fresca ma non per quella trasformata, per il latte fresco ma non per quello a lunga conservazione o per i formaggi. Non mancano però - continua la Coldiretti - le buone notizie come la recente decisione dell'Unione Europea di rendere obbligatoria l' indicazione dell'origine dell'extravergine di oliva a partire dal mese di luglio 2009, favorita dal pressing della Coldiretti che ha avviato una campagna per l'etichettatura obbligatoria di tutti gli alimenti. Una novità ottenuta grazie ad un pressing generalizzato che ha portato il 18 giugno scorso ad una svolta nell’Unione Europea dove il Parlamento ha votato a favore dell’obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza per carne, pollame, prodotti lattiero caseari, ortofrutticoli freschi, tra i prodotti che si compongono di un unico ingrediente (che oltre al prodotto agricolo prevedono solo degli eccipienti come acqua, sale, zucchero) e per quelli trasformati che hanno come ingrediente la carne, il pollame ed il pesce. Una linea di indirizzo che la Coldiretti si augura possa concretizzarsi presto in una svolta nelle politiche dell’Unione Europea a favore della trasparenza delle informazioni.
COME L’EUROPA CAMBIA LE TAVOLE DEGLI ITALIANI
STOP A TELLINE E CANNOLICCHI - A partire dal primo giugno 2010 entrano in vigore le nuove norme sulla pesca che di fatto faranno sparire dalle tavole degli italiani telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica regionale.
VIA LIBERA AL FORMAGGIO SENZA LATTE - A partire dal primo gennaio 2009 puo' essere incorporato fino al 10 per cento di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte, secondo quanto previsto dal regolamento (CE) n. 760/2008 del 31 luglio 2008.
LO ZUCCHERO NEL VINO - E' una pratica, utilizzata nei paesi del Nord Europa, che permette di aumentare la gradazione del vino attraverso l'aggiunta di zucchero. Lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un "trucco di cantina" e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall'uva.
E' ARRIVATO IL VINO SENZA UVA - E' arrivato il vino ottenuto senza uva per effetto della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo del 29 aprile 2008 ( Reg. 479/08) che ha autorizzato la produzione e la commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall'uva come lamponi e ribes.
Il fatto che l’Unione Europea ostacoli il cioccolato puro di cacao dopo aver aperto al formaggio senza latte e al vino senza uva è l’evidente dimostrazione di un comportamento contraddittorio che spesso mette in difficoltà i prodotti del Made in Italy. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla condanna dell’Italia da parte della Corte di giustizia europea per avere autorizzato la denominazione ''cioccolato puro'' sulle etichette per i prodotti solo a base di solo burro di cacao per distinguerli dai prodotti che contengono grassi vegetali come succedanei. A subire gli effetti delle normative comunitarie erano state - riferisce la Coldiretti - telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica regionale messe al bando a partire dal primo giugno 2010 con l’entrata in vigore delle nuove norme sulla pesca. Ma numerosa è la lista delle prese di posizione ambigue come ad esempio per - sottolinea la Coldiretti - un altro importante prodotto della dieta mediterranea come il vino per il quale, a causa della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo, è stata autorizzata la possibilità di zuccheraggio per i paesi del nord Europa, ma anche la produzione e la commercializzazione di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall'uva come lamponi e ribes, dopo che l'Unione Europea aveva già dato il via libera all'invecchiamento artificiale del vino attraverso l'utilizzazione di pezzi di legno al posto della tradizionale maturazione in botti di legno. Un inganno che - continua la Coldiretti - si aggiunge alla possibilità di vendita nell'Unione Europea nei negozi, o attraverso internet, di kit per la preparazione casalinga in meno di un mese di vini come il Chianti, il Barolo o il Valpolicella, per effetto di una curiosa interpretazione della legislazione. In realtà - continua la Coldiretti - nonostante l’impegno dell’Unione nel tutelare le denominazione dei prodotti alimentari tipici continuano a proliferare anche all’interno dell’Europa. E’ il caso - spiega la Coldiretti - dei formaggi tipici dove, dopo il Parmesan, è stato scoperto in Romania il Parmezan, ma anche la Fontina svedese, il Parmi olandese, la polenta che diventa “palenta” in Montenegro, il barbera bianco venduto un supermercato rumeno, il Cambozola in Germania o la pasta Milaneza venduta in Portogallo. Piu’ recente la decisione della Commissione Europea di non accogliere la proposta italiana di decreto ministeriale che obbliga ad indicare l'origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari, ma vieta anche - continua la Coldiretti - l'impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi. Con la norma si stabiliva chiaramente che il formaggio si fa con il latte e non con le polveri mentre l’Unione Europea consente - precisa la Coldiretti - che possa essere incorporato fino al 10 per cento di polvere di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte. Le contraddizioni delle scelte politiche europee sono evidenti - sottolinea la Coldiretti – anche nelle norme che riguardano l’indicazione in etichetta l’origine dei prodotti agricoli impiegati che è obbligatoria per la carne bovina, ma non per quella di maiale, per la frutta fresca ma non per quella trasformata, per il latte fresco ma non per quello a lunga conservazione o per i formaggi. Non mancano però - continua la Coldiretti - le buone notizie come la recente decisione dell'Unione Europea di rendere obbligatoria l' indicazione dell'origine dell'extravergine di oliva a partire dal mese di luglio 2009, favorita dal pressing della Coldiretti che ha avviato una campagna per l'etichettatura obbligatoria di tutti gli alimenti. Una novità ottenuta grazie ad un pressing generalizzato che ha portato il 18 giugno scorso ad una svolta nell’Unione Europea dove il Parlamento ha votato a favore dell’obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza per carne, pollame, prodotti lattiero caseari, ortofrutticoli freschi, tra i prodotti che si compongono di un unico ingrediente (che oltre al prodotto agricolo prevedono solo degli eccipienti come acqua, sale, zucchero) e per quelli trasformati che hanno come ingrediente la carne, il pollame ed il pesce. Una linea di indirizzo che la Coldiretti si augura possa concretizzarsi presto in una svolta nelle politiche dell’Unione Europea a favore della trasparenza delle informazioni.
COME L’EUROPA CAMBIA LE TAVOLE DEGLI ITALIANI
STOP A TELLINE E CANNOLICCHI - A partire dal primo giugno 2010 entrano in vigore le nuove norme sulla pesca che di fatto faranno sparire dalle tavole degli italiani telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica regionale.
VIA LIBERA AL FORMAGGIO SENZA LATTE - A partire dal primo gennaio 2009 puo' essere incorporato fino al 10 per cento di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte, secondo quanto previsto dal regolamento (CE) n. 760/2008 del 31 luglio 2008.
LO ZUCCHERO NEL VINO - E' una pratica, utilizzata nei paesi del Nord Europa, che permette di aumentare la gradazione del vino attraverso l'aggiunta di zucchero. Lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un "trucco di cantina" e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall'uva.
E' ARRIVATO IL VINO SENZA UVA - E' arrivato il vino ottenuto senza uva per effetto della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo del 29 aprile 2008 ( Reg. 479/08) che ha autorizzato la produzione e la commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall'uva come lamponi e ribes.
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venerdì 8 ottobre 2010
SABATO 9 OTTOBRE AL PUNTO CAMPAGNA AMICA DI FERRARA, VIA CANAPA, 72 SCOPRIAMO COME NASCE IL FORMAGGIO Più BUONO DEL MONDO
Fonte: Coldiretti Ferrara
Appuntamento alle ore 16 presso il Punto Campagna Amica di Ferrara con l’azienda agricola Pratichiera per assistere in diretta al rito della nascita di una forma di Parmigiano - Reggiano.
Latte, caglio e sale. Sono questi gli unici ingredienti che da secoli vengono utilizzati per preparare il Parmigiano-Reggiano, vanto del made in Italy ed autentico concentrato di preziose qualità organolettiche e nutrizionali.
Il Parmigiano-Reggiano può essere prodotto in una zona ben determinata (si tratta di un prodotto D.O.P.) e con un disciplinare produttivo molto preciso, ma può essere gustato ovunque con la garanzia di consumare un ottimo alimento, semprechè sia ben certa la sua origine e quindi si tratti di un autentico formaggio italiano e non di una imitazione e che la stagionatura e classificazione merceologica sia corretta.
Per spiegare queste caratteristiche, il Punto Campagna Amica di Ferrara, nella sua sede di Via Canapa, 72, in collaborazione con l’azienda agricola e caseificio La Pratichiera di Fontevivo di Parma, che da anni è presente nei mercati Coldiretti e che commercializza i propri prodotti presso lo stesso Punto, ha organizzato in diretta la preparazione di una forma di Parmigiano-Reggiano, con la presenza del casaro che illustrerà le diverse fasi di lavorazione del latte, della caldaia, della cagliata, della messa in forma e quindi della salatura e stagionatura che porta ad ottenere un prodotto veramente eccezionale che deve essere anche riconosciuto e consumato nel modo giusto.
Il Punto Campagna Amica, aderisce alla rete nazionale dei punti vendita accreditati da Coldiretti e vi si trovano i prodotti della filiera agricola tutta italiana, direttamente dal produttore ai consumatori: frutta, verdura, vino, formaggi, riso, miele, confetture, olio, salumi, piante e fiori.
Appuntamento alle ore 16 presso il Punto Campagna Amica di Ferrara con l’azienda agricola Pratichiera per assistere in diretta al rito della nascita di una forma di Parmigiano - Reggiano.
Latte, caglio e sale. Sono questi gli unici ingredienti che da secoli vengono utilizzati per preparare il Parmigiano-Reggiano, vanto del made in Italy ed autentico concentrato di preziose qualità organolettiche e nutrizionali.
Il Parmigiano-Reggiano può essere prodotto in una zona ben determinata (si tratta di un prodotto D.O.P.) e con un disciplinare produttivo molto preciso, ma può essere gustato ovunque con la garanzia di consumare un ottimo alimento, semprechè sia ben certa la sua origine e quindi si tratti di un autentico formaggio italiano e non di una imitazione e che la stagionatura e classificazione merceologica sia corretta.
Per spiegare queste caratteristiche, il Punto Campagna Amica di Ferrara, nella sua sede di Via Canapa, 72, in collaborazione con l’azienda agricola e caseificio La Pratichiera di Fontevivo di Parma, che da anni è presente nei mercati Coldiretti e che commercializza i propri prodotti presso lo stesso Punto, ha organizzato in diretta la preparazione di una forma di Parmigiano-Reggiano, con la presenza del casaro che illustrerà le diverse fasi di lavorazione del latte, della caldaia, della cagliata, della messa in forma e quindi della salatura e stagionatura che porta ad ottenere un prodotto veramente eccezionale che deve essere anche riconosciuto e consumato nel modo giusto.
Il Punto Campagna Amica, aderisce alla rete nazionale dei punti vendita accreditati da Coldiretti e vi si trovano i prodotti della filiera agricola tutta italiana, direttamente dal produttore ai consumatori: frutta, verdura, vino, formaggi, riso, miele, confetture, olio, salumi, piante e fiori.
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venerdì 25 giugno 2010
SI CONCLUDE OGGI IL CONGRESSO EDF: ALLEANZA TRA ALLEVATORI E INDUSTRIA CASEARIA PER SALVAGUARDARE LA TIPICITA' DEI FORMAGGI ITALIANI
Fonte: Crpa
Cresce la domanda mondiale di latte, ma rischia di diminuire la produzione in Italia
destinata alla produzione di formaggi tipici. Aperto il dialogo con l’industria
“Nel periodo 2003-2008 il prezzo del petrolio sul mercato mondiale è aumentato del 200% e ciò ha pesantemente inciso si profitti dei produttori di latte, tanto che nel 2009 la remunerazione del lavoro in Europa è stata mediamente pari a 0,2 €/ora”. Lo dice Alberto Menghi, ricercatore del CRPA di Reggio Emilia sulla base dei risultati delle analisi effettuate dall’EDF in 18 Paesi e presentati al Congresso dell’European Dairy Farmers svoltosi a Saluzzo (CN) dal 23 al 25 giugno 2010 (www.edfitaly.it).
L’economia mondiale è però in crescita e così i redditi dei cittadini in molte aree del mondo, come del resto aumenta la popolazione al ritmo di 80 milioni di persone all’anno: “Questo consente di dire – afferma Menghi - che la domanda per un alimento di base come il latte e i suoi derivati non può che avere un futuro roseo. Da qui il rialzo del prezzo del latte in tutto il mondo, anche se, purtroppo, gli aumenti tardano a trasferirsi sui listini dei produttori italiani, mettendo in pericolo la sopravvivenza dei nostri allevamenti”.
Questo rischia di far perdere all’Italia la materia prima per la produzione dei tanti formaggi di eccellenza e, “nel lungo periodo – conclude Menghi – questo potrebbe relegare l’Italia al ruolo di trasformatore, mentre una filiera legata al territorio viene generalmente apprezzata dai consumatori”.
Per questa ragione il Congresso EDF di quest’anno ha voluto aprire un dialogo con il mondo dell’industria lattiero-casearia alla presenza di Richard Doyle, presidente dell'International Dairy Federation (l’associazione mondiale delle industrie di trasformazione) e dei rappresentanti di alcuni dei consorzi di tutela dei più importanti formaggi italiani, così da condividere problematiche e prospettive che rendano sostenibile la produzione di latte nel nostro Paese.
Il Congresso EDF per la prima volta in Italia ha dimostrato la volontà degli allevatori italiani di competere sul mercato europeo e globale, e lo scambio di informazioni, in questo caso con i colleghi di 22 Paesi, è la chiave per elaborare politiche e strategie adatte ad affrontare la volatilità del mercato.
L'EDF non ha fini politici o di lobby per le politiche nazionali o europee. Il Centro Ricerche Produzioni Animali - CRPA spa è il referente scientifico italiano.
Cresce la domanda mondiale di latte, ma rischia di diminuire la produzione in Italia
destinata alla produzione di formaggi tipici. Aperto il dialogo con l’industria
“Nel periodo 2003-2008 il prezzo del petrolio sul mercato mondiale è aumentato del 200% e ciò ha pesantemente inciso si profitti dei produttori di latte, tanto che nel 2009 la remunerazione del lavoro in Europa è stata mediamente pari a 0,2 €/ora”. Lo dice Alberto Menghi, ricercatore del CRPA di Reggio Emilia sulla base dei risultati delle analisi effettuate dall’EDF in 18 Paesi e presentati al Congresso dell’European Dairy Farmers svoltosi a Saluzzo (CN) dal 23 al 25 giugno 2010 (www.edfitaly.it).
L’economia mondiale è però in crescita e così i redditi dei cittadini in molte aree del mondo, come del resto aumenta la popolazione al ritmo di 80 milioni di persone all’anno: “Questo consente di dire – afferma Menghi - che la domanda per un alimento di base come il latte e i suoi derivati non può che avere un futuro roseo. Da qui il rialzo del prezzo del latte in tutto il mondo, anche se, purtroppo, gli aumenti tardano a trasferirsi sui listini dei produttori italiani, mettendo in pericolo la sopravvivenza dei nostri allevamenti”.
Questo rischia di far perdere all’Italia la materia prima per la produzione dei tanti formaggi di eccellenza e, “nel lungo periodo – conclude Menghi – questo potrebbe relegare l’Italia al ruolo di trasformatore, mentre una filiera legata al territorio viene generalmente apprezzata dai consumatori”.
Per questa ragione il Congresso EDF di quest’anno ha voluto aprire un dialogo con il mondo dell’industria lattiero-casearia alla presenza di Richard Doyle, presidente dell'International Dairy Federation (l’associazione mondiale delle industrie di trasformazione) e dei rappresentanti di alcuni dei consorzi di tutela dei più importanti formaggi italiani, così da condividere problematiche e prospettive che rendano sostenibile la produzione di latte nel nostro Paese.
Il Congresso EDF per la prima volta in Italia ha dimostrato la volontà degli allevatori italiani di competere sul mercato europeo e globale, e lo scambio di informazioni, in questo caso con i colleghi di 22 Paesi, è la chiave per elaborare politiche e strategie adatte ad affrontare la volatilità del mercato.
L'EDF non ha fini politici o di lobby per le politiche nazionali o europee. Il Centro Ricerche Produzioni Animali - CRPA spa è il referente scientifico italiano.
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mercoledì 12 maggio 2010
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