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mercoledì 16 dicembre 2015

NATALE 2015, CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA: “IL REGALO SI COMPRA SEMPRE DI PIÙ DALL’AGRICOLTORE, ANCHE ON LINE: BALZO DEL 5-15% NELLA VENDITA DI PRODOTTI AGRICOLI E TRASFORMATI CON PUNTE NEL BIO CHE SFIORANO IL 20%”

Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna

Mancano dieci giorni al Natale, ma il trend sembra essere proprio questo: “Il regalo in Emilia Romagna adesso si compra sempre di più dall’agricoltore, anche on line”. Lo comunica Confagricoltura Emilia Romagna che in base a una ricerca svolta su un campione di produttori emiliano romagnoli, fornisce le percentuali indicative d’incremento registrate nella vendita diretta di prodotti agricoli e trasformati rispetto a un anno fa: “Conserve, polpe di frutta, gelatine e marmellate (+15%); salumi e insaccati artigianali anche precotti (+10%); parmigiano reggiano (+ 5%); salse, paté, condimenti tipici e cibi sott’olio (+ 5-8%); bio food (+20%); funghi freschi ed essiccati (+10); miele, pappa reale e propoli (+12-15%); vini e spumanti (+8-10%)”.
“Significa che la capacità di offerta e di marketing delle aziende agricole emiliano romagnole – osserva Confagricoltura regionale – ha saputo scorgere nell’innovazione, nel dinamismo e nella dimensione aziendale, quelle risorse necessarie per crescere. Infatti sono tante le realtà ben strutturate, con laboratori e attrezzature atte alla preparazione e trasformazione dei prodotti agricoli. Significa soprattutto che l’impegno dedicato alla multifunzionalità, alla creazione di varie tipologie di prodotti trasformati e alle attività connesse all’esercizio dell’agricoltura, sta dando buoni risultati. Come anche l’avvio di nuove forme di aggregazione d’impresa, quali i contratti di rete che consentono di rafforzare la capacità produttiva e commerciale dei singoli al fine di migliorarne la competitività e la visibilità aziendale”.
Va anche sottolineata “la tendenza del consumatore di oggi ad orientarsi verso un acquisto più consapevole e informato che lo porta, quando possibile, direttamente al produttore”.

venerdì 22 maggio 2015

ETICHETTA ORIGINE: NO DELLA COLDIRETTI

Fonte: Coldiretti Emilia-Romagna

La Commissione Europea va contro gli interessi del 96,5% dei consumatori italiani che ritiene necessario che l’origine degli alimenti debba essere scritta in modo chiaro e leggibile nell’etichetta. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna nel commentare i risultati dei rapporti della Commissione Europea secondo cui, per talune categorie di prodotti alimentari, sarebbe meglio optare per una indicazione volontaria dell’origine, piuttosto che su un obbligo a livello comunitario. Un parere che – sottolinea Coldiretti regionale – riguarda latte, prodotti caseari e altri prodotti trasformati, ma anche le carni di coniglio e di cavallo che sono stato peraltro oggetto recentemente di uno scandalo di dimensioni continentali proprio per la mancanza di tracciabilità. La Commissione Europea – commenta Coldiretti Emilia Romagna – ancora una volta si schiera a difesa degli interessi delle grandi lobbies industriali con pareri in netta contraddizione con gli interessi dei cittadini europei espressi attraverso Eurobarometro e di quelli italiani che hanno risposto numerosi alla consultazione pubblica on line sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche Agricole (Mipaaf) che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015. Si tratta – spiega ancora Coldiretti regionale – di una iniziativa promossa sulla base del regolamento comunitario nr.1169 del 2011 entrato in vigore il 13 dicembre del 2014 che consente ai singoli Stati Membri di introdurre norme nazionali in materia di etichettatura obbligatoria di origine geografica degli alimenti qualora i cittadini esprimano in una consultazione parere favorevole in merito alla rilevanza delle dicitura di origine ai fini di una scelta di acquisto informata e consapevole. Non è un caso che secondo la consultazione pubblica on line del Ministero l’89 per cento dei consumatori ritiene che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole per i prodotti lattiero caseari, l’87% per le carni trasformate, l’83% per la frutta e verdura trasformata, l’81% per la pasta e il 78% per il latte a lunga conservazione. L’indicazione della Commissione Europea – continua Coldiretti – anche contraddittoria rispetto al percorso intrapreso fino ad ora che ha portato per ultimo all’entrata in vigore del Regolamento Ue 1337/2013 dal primo aprile 2015 è arrivato in Europa l’obbligo per gli operatori di indicare in etichetta il luogo di allevamento e di macellazione delle carni di maiale, capra e pecora. Un piccolo passo avanti del cammino iniziato a livello comunitario dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria; a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. “Siamo certi che il Parlamento Europeo saprà smascherare i pesanti condizionamenti delle relazioni della Commissione per testimoniare in aula i reali interessi dei cittadini”, ha affermato il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello nel sottolineare che “in un difficile momento di crisi bisogna portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza per dare a tutti la possibilità di fare scelte di acquisto consapevoli e sostenere l’agricoltura e il lavoro delle imprese agricole del territorio”.

mercoledì 18 marzo 2015

COLDIRETTI: I CONSUMATORI EUROPEI CHIEDONO ORIGINE IN ETICHETTA PER TUTTI I PRODOTTI A BASE DI CARNE

Fonte: Coldiretti Ferrara  

La rappresentanza dei consumatori europei ha chiesto alla Commissione Europea di intervenire per rendere obbligatoria l’etichetta di origine per tutti i prodotti che la contengono come ingrediente.

Garantire l’indicazione in etichetta dell’origine della carne usata come ingrediente potrebbe favorire una ripresa dei consumi e ristabilire il rapporto di fiducia minato da episodi come l’Horsegate, al quale era seguito un crollo generalizzato degli acquisti di prodotti a base di carne congelata. Questo il messaggio forte che la rappresentanza dei consumatori europei (Beuc) ha lanciato alla Commissione Europea. L’indicazione obbligatoria dell’origine sulla carne trasformata e usata come ingrediente non rappresenterebbe, secondo i cittadini, un onere eccessivo per le aziende, contrario alla strategia Eu Better Regulation, ma addirittura potrebbe favorire un settore da tempo in crisi. La lettera, spedita al Commissario alla Salute e Sicurezza Alimentare, Vytenis Andriukaitis, sottolinea come un 90 per cento degli europei voglia conoscere l’origine della carne, sia fresca che trasformata. Questa richiesta di trasparenza, già presente prima dello scandalo Horsegate, è andata crescendo. “I consumatori europei rimangono al buio – si legge nella missiva - quando si tratta di conoscere l’origine della carne usata come ingrediente, sebbene questa costituisca dal 30 al 50 per cento del volume di carne macellato in Europa. E’ ora di procedere con una proposta normativa per avere l’indicazione d’origine quale obbligo a livello Ue. Tutto ciò è ancora più importante se si pensa che alcuni paesi come la Francia già hanno legiferato sulla materia, con una norma che prevede proprio l’indicazione obbligatoria in tal senso. Tale dispositivo tuttavia attende la decisione europea circa le concrete modalità di applicazione. L’etichettatura di origine - continua la lettera - serve a dimostrare a tutti i comuni cittadini europei, cui l’Europa appare spesso troppo distante, come le istituzioni comuni siano in grado di dare valore”. I consumatori sottolineano ancora come i costi preventivati per l’etichettatura obbligatoria possano non essere così elevati come sostenuto dagli studi di impatto della Commissione: la ricerca di Que Choisir (consumatori francesi) aveva infatti ridimensionato di molto gli oneri. Un aspetto che richiederebbe allora un approfondimento. La lettera della Beuc arriva dopo che a febbraio scorso il Parlamento europeo aveva approvato una mozione a sostegno dell’origine per la carne trasformata.


mercoledì 18 febbraio 2015

AGROALIMENTARE, MIPAAF: 4 AZIONI CON LA DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA MARTINA: INCONTRO PROFICUO, SUBITO AL LAVORO PER PROMOZIONE PRODOTTI DOP E IGP, RETE LAVORO DI QUALITÀ E TRASPARENZA SU ORIGINE IN ETICHETTA DEL LATTE

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che si è svolta ieri a Roma presso il Palazzo dell’Agricoltura la riunione tra il Ministro Maurizio Martina e i rappresentanti di tutte le principali sigle della Grande distribuzione organizzata che operano in Italia. Durante l’incontro sono stati affrontati i principali temi relativi al mercato dei prodotti agroalimentari nazionali, all’organizzazione della filiera e alla distribuzione del valore all’interno della stessa. Il Ministro ha presentato i primi quattro punti di lavoro ampiamente condivisi da tutti i soggetti al tavolo. In particolare: - Operazione straordinaria di promozione dei prodotti di qualità Dop e Igp nazionali con azioni dedicate nei negozi della Distribuzione organizzata, abbinata a una campagna di educazione alimentare e di promozione verso i consumatori. - Investimento nella Rete del lavoro agricolo di qualità, la cui cabina di regia si è insediata ieri presso l’Inps, come strumento di contrasto al lavoro nero e per la certificazione etica dei produttori fornitori della Gdo in ottica di semplificazione. - Sostegno all'export con piattaforme logistico distributive all'estero per accrescere il mercato dei prodotti italiani a livello internazionale. - Maggiore coordinamento su alcune filiere a partire da quella lattiero casearia dove anche un intervento della distribuzione può contribuire nella gestione del delicato passaggio di fine del regime delle quote. In particolare c’è stata adesione alla proposta del Ministero di garantire al consumatore una maggiore trasparenza sull’origine del latte, attraverso un segno chiaro e omogeneo per l’indicazione della zona di mungitura in etichetta. “È stato un incontro molto proficuo – ha detto il Ministro Martina – al quale seguiranno a breve altre riunioni operative per attuare le azioni . La grande distribuzione può svolgere un ruolo ancora più determinante nel rilancio del comparto agroalimentare italiano e il Governo è impegnato per favorire questo processo. Sono soddisfatto in particolare per la convergenza sulla nostra proposta di dare un’informazione chiara e trasparente al consumatore in merito alla zona di mungitura del latte, evidenziando l’origine del prodotto e dando così uno strumento di maggiore competitività alle aziende. Anche sul fronte dei prodotti Dop e Igp iniziamo un lavoro di valorizzazione per aprire nuovi spazi e per promuovere meglio questi marchi di qualità riconosciuta. Sono convinto, poi, che la nostra Rete del lavoro agricolo di qualità potrà contribuire a dare un metro certo e riconosciuto dallo Stato per la certificazione etica delle aziende, sgravando da questo compito le imprese della distribuzione. C’è molto lavoro da fare su questi fronti, così come su quello dell’internazionalizzazione, ma ci sono anche le premesse per fare il salto di qualità necessario”.

sabato 12 aprile 2014

COLDIRETTI, SPESA IN CANTINA PER SETTE ITALIANI SU DIECI, VALE 1,5 MLD DI EURO.

Fonte: Coldiretti Ferrara  

In controtendenza al crollo dei consumi (-7%) l’acquisto diretto dai produttori vinicoli. Secondo i dati del Vinitaly si beve meno ma meglio.

Sette italiani su dieci (71 per cento) hanno acquistato almeno una volta il vino direttamente dal produttore per una spesa complessiva stimata in circa 1,5 miliardi di euro nel 2013, in netta controtendenza rispetto ai consumi nazionali che nello stesso anno sono calati del 7 per cento ed hanno raggiunto il minimo storico dall’Unità d’Italia a circa 22 milioni di ettolitri, dietro Stati Uniti e Francia. E’ quanto emerge da un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it reso noto al Vinitaly nei giorni scorsi da Coldiretti. Insieme all’aumento record delle esportazioni di vino Made in Italy del 7 per cento, la vendita diretta ha contribuito a salvare il bilancio di molte aziende vitivinicole e a far salire il fatturato del settore vino al valore record di 9,3 miliardi nel 2013. Sono oltre 26mila le aziende agricole italiane che vendono direttamente il proprio vino in cantina, ma negli ultimi anni in Italia si sono moltiplicate le possibilità di acquisto senza intermediazione con l’apertura di mercati e botteghe degli agricoltori di Campagna Amica che ha creato la piu’ vasta rete europea di acquisti diretti dal produttore (www.campagnamica.it). Secondo il sondaggio il 60 per cento degli italiani ha acquistato il vino nelle aziende agricole o in cantina, il 6 per cento nei mercati degli agricoltori, il 4 per cento in un punto vendita gestito direttamente dal produttore (negozio, bottega, sagra, ecc.) e l’uno per cento in un sito internet gestito direttamente dal produttore. Per effetto della crisi e del cambiamento degli stili di vita, gli italiani hanno detto addio a quasi un bicchiere di vino su quattro negli ultimi dieci anni e se la media di consumo è di 37 litri a persona, solo il 21 per cento degli italiani beve vino tutti i giorni e addirittura quasi la metà non lo beve mai. Si beve meno, ma si beve meglio con il formato piu' venduto che è stato quello delle bottiglie da 75 cl a denominazione d'origine che puo’ contare su una offerta di 73 etichette Docg, 332 Doc e 118 Igt. I vini piu'richiesti sono Chianti, Lambrusco, Vermentino, Barbera, Bonarda, Montepulciano d'Abruzzo, Nero d'Avola, Morellino e Dolcetto, ma crescono anche il Pecorino, l’Aglianico e il Pignoletto a conferma del successo dei vini autoctoni che ha fatto volare gli acquisti a chilometro zero dal produttore. L’acquisto del vino in cantina infatti è un fenomeno in rapidaespansione che rappresenta una opportunità per i consumatori che possono così risparmiare e garantirsi acquisti di qualità, ma anche un’occasione per le imprese agricole che possono vendere senza intermediazioni e far conoscere direttamente le caratteristiche e il lavoro necessario per realizzare una specialità territoriale unica e inimitabile. La vendita diretta del vino con la possibilità di conoscere vigneti e cantine sono molto diffuse tra i nuovi Paesi produttori come Sudafrica, Australia e Stati Uniti dove la visita alle wineries alimenta anche un importante flusso turistico. Attualmente, grazie al progetto della Coldiretti per una filiera agricola tutta italiana, la rete di vendita diretta degli agricoltori di Campagna Amica in Italia conta quasi 10mila punti tra mercati, fattorie, agriturismi, botteghe e ristoranti accreditati.

mercoledì 8 gennaio 2014

TERRA DEI FUOCHI, DE GIROLAMO: TRIPLICATI I CONTROLLI DELL’ISPETTORATO REPRESSIONE FRODI PER GARANTIRE CONSUMATORI E PRODUTTORI ONESTI

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

 “Negli ultimi due mesi del 2013 abbiamo triplicato i controlli effettuati dall’Icqrf, il nostro Ispettorato di repressione frodi, sui prodotti agroalimentari nella zona della Terra dei fuochi. Un’azione capillare e profonda che ha come obiettivo quello di tutelare i consumatori e anche i produttori onesti. Sono state riscontrate irregolarità per circa l’1,5% dei controlli, una percentuale nettamente inferiore alla media di analoghe campagne condotte sul territorio nazionale. Questi risultati sono una risposta concreta e fanno parte della strategia che il Governo sta mettendo in campo per fronteggiare l’emergenza della Terra dei fuochi. Un’attività che proseguirà e sarà ancora incrementata. Allo stesso tempo è necessario e urgente tutelare l’agroalimentare campano e nazionale che sta ancora subendo perdite ingenti e danni d’immagine difficilmente quantificabili. Un caso per tutti è quello della Mozzarella di Bufala Campana Dop: oltre ai test effettuati in Germania, anche quelli del nostro Ispettorato hanno confermato che i campioni analizzati sono risultati tutti regolari sotto il profilo del contenuto in sostanze inquinanti”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commentando i risultati dei controlli svolti dall’Ispettorato centrale della qualità e repressione frodi (ICQRF) del Mipaaf, dal 1° novembre al 31 dicembre nei Comuni della “Terra dei fuochi”. Sono stati eseguiti 151 controlli presso 144 operatori, dati di gran lunga superiori - più del doppio - rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, oltre a numerosi controlli nei Comuni limitrofi, per ulteriori accertamenti di tracciabilità di filiera. Nel corso dell’attività sono stati controllati 325 prodotti, (più del triplo rispetto allo stesso periodo 2012) concentrando l’attenzione sui settori dell’agroalimentare maggiormente a rischio, per la particolare attitudine produttiva del territorio, segnatamente nei settori ortofrutticolo e conserve vegetali (178 prodotti) e lattiero-caseario (65 prodotti, con tutti i caseifici produttori di Mozzarella di Bufala Campana DOP controllati). Dei 325 prodotti controllati le irregolarità contestate sono state pari a circa l’1,5 %.

Altri dati:  www.agrestetv.it/documenti/ICQRF.doc

giovedì 19 dicembre 2013

CONTROLLI, DE GIROLAMO: CON NAC E ICQRF ‘NATALE SICURO’ PER I NOSTRI CONSUMATORI

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“Garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti che i consumatori portano sulle proprie tavole, è fondamentale e lo è soprattutto in questi giorni antecedenti le festività natalizie in cui tradizionalmente si registra una maggiore propensione all’acquisto dei prodotti agroalimentari da parte delle famiglie italiane. Ed è per questo motivo che esprimo la mia soddisfazione per i risultati raggiunti dai Nac, Nuclei Antifrodi dei Carabinieri delle politiche agricole alimentari e forestali, e l’Icqrf, Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi, attraverso una serie di controlli speciali condotti sulla tracciabilità dei prodotti agroalimentari. La tutela dei consumatori, la collaborazione inter-istituzionale e l’attenzione sulla tracciabilità devono diventare sempre di più le nostre priorità d’azione”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha commentato l’esito dell’operazione “Natale Sicuro” condotta dai Nac in collaborazione con l’Icqrf, Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi e gli Agenti Vigilatori dei Consorzi di Tutela. Gli interventi più significativi nell’azione di controllo sono stati concentrati con mirate attività di verifica sulle materie prime, sulle linee produttive e della distribuzione organizzata dei generi alimentari di maggior consumo nel periodo natalizio (vini spumanti, dolciumi, carni, formaggi, pesce, paste alimentari lavorate ecc. ). Sulle linee di produzione dei vini in particolare sono stati sottoposti a sequestro oltre 7 mila tonnellate di prodotto destinato a vini spumanti, risultati privi della documentazione di tracciabilità e non conformi ai disciplinari. Inoltre, in collaborazione con il Comité Interprofessionel du vin de Champagne è stato individuato un circuito di produzione illegale di falso “champagne” risultato non conforme ai disciplinari di produzione e destinato ad ingannare i consumatori. L’attività di controllo nel settore dei vini è stata orientata anche sulla tutela del made in italy, individuando sul web la commercializzazione all’estero di 24 vini dop/igp risultati contraffatti, per i quali è stata attivata anche la rete Interpol. Sulle linee produttive e di commercializzazione del settore lattiero-caseario sono state sequestrate 3 tonnellate di latte, destinate anche alla produzione di formaggi dop, perché risultate non conformi ai parametri qualitativi richiesti dalla normativa comunitaria. I controlli hanno riguardato anche i mercati generali ove è stato operato il sequestro di oltre 5 tonnellate di prodotti ortofrutticoli risultati privi di documentazione sulla tracciabilità. Accertato anche un circuito di commercializzazione di prodotti ortofrutticoli falsamente commercializzati come “biologici”. Nel corso dei controlli a tutela della qualità dell’olio extravergine d’oliva è stato individuato un circuito di commercializzazione di prodotto contraffatto e privo di etichettatura che ha portato al sequestro di oltre 14 tonnellate di olio irregolare già destinato alle vendite natalizie. L’attività di controllo dei Nac è stata dedicata anche alle verifiche sugli aiuti agli indigenti che le Onlus e le strutture caritative autorizzate destinano in particolare nel periodo di Natale ai soggetti ed ai nuclei familiari più bisognosi. Nel corso delle verifiche sono stati individuati alcuni circuiti di vendita illegale di prodotti destinati agli indigenti e recuperati 500 kg di alimenti. Altri sequestri hanno riguardato: - 1.050 ettolitri di falso “Aceto biologico” - oltre 5.000 confezioni di varie tipologie di prodotti (paste lavorate, prodotti da forno, formaggi, etc) e 200 mila etichette/packaging con indebite evocazioni di prodotti DOP/IGP/STG.

mercoledì 20 novembre 2013

DE GIROLAMO INCONTRA RAPPRESENTANTI DELLA GDO: RASSICURARE CONSUMATORI SU TRACCIABILITA’ E CONTROLLI SUI PRODOTTI CAMPANI

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha incontrato oggi (19/11/2013) le principali catene della Grande distribuzione organizzata italiana per affrontare la questione delle presunte disdette di contratti di forniture dalle imprese agroalimentari campane a seguito della vicenda della Terra dei Fuochi. Alla riunione erano presenti rappresentanti di Auchan, Federdistribuzione, Ancd-Conad, Conad, Coop Italia, Gs Spa Carrefour, Esselunga Spa. Durante l’incontro i rappresentanti della Gdo hanno confermato che non ci sono state disdette di forniture per tutti quei produttori che hanno dato ampie e approfondite garanzie di certificazione, tracciabilità e qualità. Inoltre, i rappresentanti hanno sottolineato che i prodotti campani in vendita sui loro scaffali sono sottoposti a controlli che vanno ben oltre la norma. Il Ministro ha ribadito il grande impegno del Ministero e degli organismi di controllo ad esso collegati per la tracciabilità e la verifica dei prodotti campani. È inoltre emersa da entrambe le parti la necessità di giungere al più presto a una perimetrazione dei terreni della Terra dei Fuochi interessati, operazione indispensabile per tutelare i produttori e i consumatori.

giovedì 24 ottobre 2013

CRISI, CONFAGRICOLTURA: “NEL CLIMA DI SFIDUCIA DEI CONSUMATORI SI ALLONTANA LA RIPRESA”

Fonte: Confagricoltura

A settembre si respirava una lieve brezza di fiducia tra le industrie agroalimentari (il clima, seppure ancora negativo - pari a -4,2 nel terzo trimestre dell’anno - risultava in crescita di 2,6 punti sul valore del trimestre precedente, in base alle rilevazioni Ismea). In attesa del nuovo sondaggio, arriva la doccia fredda del peggioramento della fiducia dei consumatori, sulle opportunità attuali e sulle possibilità future, acuite dall’aumento dell’Iva e della tassazione, e da una percezione di diffusa instabilità politica. Lo sottolinea Confagricoltura in relazione alle analisi dell’Istat sul sentiment dei consumatori ad ottobre. Resta da comprendere il sentimento delle imprese agricole nazionali che – nonostante una tassazione sempre più alta ed un reddito sempre più basso - stanno sensibilmente accentuando il processo di integrazione e di internazionalizzazione per compensare, con l’export, la flessione del mercato nazionale agroalimentare (testimoniata d’altronde dalla sfiducia dei consumatori). “Come imprenditori non possiamo permetterci di essere sfiduciati – commenta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – ma la legge di stabilità dovrà prevedere oneri sopportabili per le imprese agricole, tenuto conto del generale quadro di difficoltà economiche in cui versa il comparto. Serviranno poi adeguate politiche di sviluppo che, fino ad oggi, sono mancate; ed un maggiore impulso per ricerca, sviluppo, innovazione e internazionalizzazione”.

lunedì 24 giugno 2013

ISTAT, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “MIGLIORA LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI? È IL RISULTATO DI UN CLIMA POLITICO EQUILIBRATO. NELLE CAMPAGNE, NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ, RISULTATI IMPORTANTI PER L’OCCUPAZIONE E L’EXPORT”

Fonte: Confagricoltura

“In questa difficile situazione, con una disoccupazione drammatica, con le aziende in grandissima difficoltà, l’ Istat registra un miglioramento dei giudizi dei consumatori, o meglio, un contenimento del pessimismo. Forse gli Italiani apprezzano gli sforzi in atto di stabilizzare il quadro politico”. Lo sottolinea il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, commentando i dati Istat sulla fiducia dei consumatori nel mese di maggio. “È un segnale che, in questo momento più che mai, serve – prosegue Guidi - un Paese ‘equilibrato’, nei conti pubblici, nei rapporti tra i poteri, con l’Europa”. “Per quanto riguarda gli agricoltori, in questi due e più anni di crisi, hanno fatto un percorso che il Paese non sempre ha sostenuto – aggiunge -. Nonostante gli ostacoli sono andati avanti perché per le imprese guardare oltre è una necessità. E i risultati sono arrivati”. Confagricoltura fa presente come i lavoratori dipendenti del settore primario sono aumentati del 3,6%. Il valore aggiunto agricolo ha evidenziato una piccola crescita (+0,1% nei primi tre mesi del 2013), ma è l’unico settore in positivo. Negli ultimi cinque anni la media dell’aumento annuo dell’export agroalimentare è stata del 5,9%, contro il 2,2% dell’export complessivo“. “Non abbiamo dati aggiornati sul sentiment degli agricoltori, quelli di Ismea relativi al primo trimestre avevano registrato un miglioramento della fiducia nei campi; non mi meraviglierei se il dato fosse confermato nel successivo trimestre – osserva il presidente di Confagricoltura – Il numero delle imprese si è ridotto, ma si sono rafforzate quelle più strutturate”. Conclude Mario Guidi: “Quelli raggiunti dalle aziende agricole sono risultati importanti ma restano i problemi - scarso coordinamento delle politiche agroalimentari e territoriali, meno credito, meno flessibilità, più divieti e controlli, più tasse e più burocrazia - che certo non inducono all’ottimismo”.

lunedì 5 novembre 2012

ALIMENTAZIONE, CONFAGRICOLTURA: CONTRAFFAZIONE VA COMBATTUTA A 360° ANCHE CON L’EDUCAZIONE DEI CONSUMATORI

Fonte: Confagricoltura

“Il problema della contraffazione è particolarmente sentito dalle aziende agricole. La nuova normativa europea sull’etichettatura e il nuovo regolamento sulle produzioni di qualità, che entreranno pienamente in vigore il prossimo anno, prevedono norme severe per combattere l’italian sounding ed istituiscono un’Agenzia europea per la difesa dei prodotti di qualità.” Lo evidenza Confagricoltura, commentando i dati del rapporto “Italia a Tavola”, diffuso oggi. “L’Europa, dunque – rimarca l’Organizzazione agricola – si muove nella direzione delle istanze da noi sempre portate avanti in tutte le sedi, nazionali e internazionali, e che vanno ben oltre la semplice richiesta di origine dei prodotti, facilmente falsificabile”. “La battaglia contro la contraffazione va combattuta a 360 gradi – continua Confagricoltura - dai controlli sulle importazioni, agli aspetti normativi, sino alla garanzia di una sempre maggiore informazione dei consumatori, non solo in termini di indicazioni in etichetta, ma anche di campagne di sensibilizzazione”. L’indagine su “La percezione della contraffazione tra i consumatori”, commissionata dalla direzione generale per la lotta alla contraffazione e realizzata in collaborazione con alcune associazioni dei consumatori, presentata lo scorso giugno, evidenzia che c’è molto da fare anche per l’educazione dei consumatori. “Per tale motivo – conclude Confagricoltura - soprattutto nel settore agroalimentare, occorre potenziare l’azione informativa sui rischi per la salute dei prodotti contraffatti e sui danni che vengono causati all’economia agroalimentare italiana”.

venerdì 28 settembre 2012

INFLAZIONE, CONFAGRICOLTURA: “NEL PERCORSO DAL CAMPO ALLA TAVOLA IL PREZZO DELLE ZUCCHINE QUADRUPLICA”

Fonte: Confagricoltura

I prezzi dei prodotti ortofrutticoli, per giungere dal campo alla tavola dei consumatori, aumentano di quattro volte. Lo sottolinea Confagricoltura che prende ad esempio le zucchine che - nelle rilevazioni SMS Consumatori/Ismea del 27 settembre - sono state vendute dal produttore a 0,58 euro al kg, dal grossista a 0,89 euro/kg e dal dettagliante a 2,30 euro/kg (media nazionale quest’ultima rimasta stabile negli ultimi quindici giorni). In base alle stime provvisorie di Istat sull’inflazione di settembre, i prezzi della verdura sono aumentati del 7,5% rispetto ad agosto e del 10,5% su base annua; il prezzo della frutta invece diminuisce dello 0,3% (ma cresce del 6,4% in termini tendenziali). Ciò a fronte dell’indice generale, che a settembre è rimasto stabile rispetto al mese precedente e che, a livello annuale, aumenta del 3,2%. “L’inflazione pesa anche per i produttori agricoli che – conclude Confagricoltura – devono vendere 2,5 kg di zucchine per potersi pagare un caffè al bar; è difficile far quadrare i conti aziendali quando ci si trova con quotazioni non remunerative, aumenti dei costi (+3,1% secondo le rilevazioni Ismea), a partire da quello del gasolio (+21,7% secondo dati Istat sull’inflazione a settembre) ed un pesante carico fiscale e burocratico. Serve l’impegno condiviso di tutta la filiera per salvaguardare e rilanciare l’agroalimentare”.

lunedì 16 luglio 2012

GLI EMILIANO-ROMAGNOLI E IL MONDO RURALE, I RISULTATI DI UN SONDAGGIO SWG COMMISSIONATO DALLA REGIONE. AMBIENTE, TIPICITÀ, TRADIZIONE, TERRITORIO I VALORI PIÙ SENTITI. IL 39% DEGLI INTERVISTATI FA CON REGOLARITÀ LA SPESA DIRETTAMENTE DAL CONTADINO.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione  

Rabboni: "sfatati molti luoghi comuni e riconosciuto alla campagna un importante ruolo sociale. Investire su filiera corta e qualità". I dati per provincia.

Bologna - Un luogo dal forte valore simbolico, importante per la trasmissione di valori positivi all’intera società, primo fra tutti l’attenzione all’ambiente, ma, anche, un luogo con una valenza pratica, in cui sempre più persone si recano per acquistare direttamente dal produttore cibo genuino, di qualità e rispettoso della tradizione. E’ quanto emerge da un sondaggio sul rapporto tra gli emiliano-romagnoli e il mondo rurale voluto dall’Assessorato regionale all’agricoltura nell’ambito dell’iniziativa Fattore Aperte e realizzato dalla società SWG su un campione di 700 cittadini. “Questo sondaggio – ha commentato oggi a Bologna illustrando la ricerca l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – sfata una serie di luoghi comuni che dipingono la campagna come un luogo marginale e arretrato, assegnandole invece una nuova funzione sociale: quella della tutela dell’ambiente, della tradizione e del territorio. Questo sondaggio ci dice inoltre che sono tanti gli emiliano-romagnoli che vanno in campagna per acquistare direttamente dal produttore, reagendo in questo modo ai rischi di una globalizzazione che sempre più ci propone prodotti indistinti e senza garanzie. Su questo elemento dobbiamo lavorare, dando sempre più valore alla filiera corta, ai prodotti tipici e di qualità. Investire sulla qualità e sulla tipicità è peraltro strategico non solo per il mercato interno, ma anche per i mercati esteri, dove i prodotti italiani sono riconosciuti e apprezzati soprattutto per le loro caratteristiche di forte identità e legame con il territorio”.  

I risultati dell’indagine: rispetto dell’ambiente, sicurezza alimentare e acquisti diretti dal produttore

Dall’indagine emerge che gli emiliano-romagnoli hanno un rapporto molto forte con la campagna sia su un piano simbolico e immateriale, sia su un piano più funzionale. Interrogati su quali valori può offrire il mondo agricolo alla società, ben il 66% degli intervistati risponde “il rispetto dell’ambiente” e una percentuale altrettanto rilevante del 52% il “rispetto dei tempi della natura”. Allo stesso tempo ben il 60% dichiara di acquistare direttamente dal produttore quando si reca in campagna, con un segmento del 39% che ha fatto di questa modalità di acquisto un’abitudine significativa (una volta al mese) o addirittura regolare (tutte le settimane). L’acquisto diretto dal produttore è più frequente nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni e tra chi risiede nelle province di Ferrara e in quelle romagnole. Strettamente collegata a questa, è la risposta che riguarda “il ruolo primario dell’agricoltore nella società” che per il 41% è quello di “garantire la sicurezza alimentare ai consumatori” e per il 40% di “custodire la tradizione alimentare emiliano-romagnola”. Una percentuale del 31% assegna all’agricoltore anche il ruolo di tutelare l’ambiente da inquinamento e dissesto idrogeologico. Significativo anche il dato del 51% relativo a chi dichiara di “acquistare spesso prodotti tipici”, percentuale che sale al 69% nella fascia d’età tra i 45 e i 54 anni. Il 60% di acquista prodotti tipici lo fa “rivolgendosi alla grande distribuzione”, ma ben il 42% – ancora una volta – compra “direttamente dal produttore”. Il 37% degli intervistati è disposto a pagare anche un 5% in più per aver garantita tipicità e tradizione, una percentuale ancora abbastanza elevata – nonostante la crisi economica – anche rispetto al dato del 7% registrato nel 2007. Città e campagna appaiono in Emilia-Romagna due realtà spesso comunicanti. Il 41% degli intervistati (in particolare chi vive nei piccoli centri con meno di 10 mila abitanti) dichiara di “vivere in campagna”, e il 64% di chi vive in città afferma di “recarsi in campagna" spesso (almeno una volta al mese) o sempre ( almeno una volta la settimana). Analizzando i motivi che spingono a questa scelta, troviamo per il 56% quello di “stare a contatto con la natura”, per il 53% l’”esigenza di rilassarsi” e per il 36% l’esigenza di “gustare prodotti genuini”. Tra le attività che vengono svolte in campagna, l’ "acquisto diretto dal produttore” (60%) stacca decisamente tutte le altre, seguito da il “soggiorno in un agriturismo” per il 37% e per un terzo degli intervistati (30%) dalla “coltivazione di un pezzo di terra”. La vacanza in agriturismo intercetta soprattutto l’interesse di chi ha tra i 25 e i 44 anni, un livello alto di istruzione, figli piccoli e risiede in città. L’acquisto in azienda, la vacanza in agriturismo e la coltivazione di un proprio orto si confermano ai primi posti anche tra i “desideri” degli emiliano-romagnoli, con in più un 35% degli intervistati che alla domanda “cosa le piacerebbe fare in campagna” risponde addirittura “viverci”.

In allegato: i dati per provincia relativi alle attività svolte in campagna e all'acquisto in azienda

www.agrestetv.it/documenti/Attivitaincampagna.pdf
www.agrestetv.it/documenti/Acquistoinazienda.pdf

giovedì 31 maggio 2012

PARMIGIANO-REGGIANO: DANNI PER OLTRE 150 MILIONI. PROBLEMA CREDITO E INDICAZIONI AI CONSUMATORI

Fonte: Consorzio del Parmigiano Reggiano

 Le verifiche non si sono ancora concluse, ma è ormai pressoché certo che per il sistema Parmigiano-Reggiano si andranno a superare i 150 milioni per i danni legati al duplice terremoto del 20 e 29 maggio. Nel conto figurano i danni su prodotto, impianti e magazzini, dopo che la scossa di martedì ha causato la caduta di 334.000 forme (più di quelle toccate dalla precedente, con un totale di 633.700 forme) e l’inagibilità di 4 caseifici, che si aggiungono a quello già reso inidoneo alla trasformazione dal sisma del 20 maggio. “I danni legati al prodotto non sono i soli, ma certamente i più ingenti” – sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai; “rappresentano i due terzi del totale e si riferiscono alla grave perdita di valore delle forme al di sotto dei due mesi di stagionatura (destinate alla fusione), di quelle con stagionatura fra i 3 e i 12 mesi, e quindi non ancora conformi alla Denominazione di origine protetta (le più numerose, divenute così formaggio generico da grattugia o da fusione con una perdita di valore di circa 6 euro/kg) e a quelle già stagionate e classificate come Dop, di fatto divenute equivalenti a formaggi succedanei, con un calo di valore di due euro/kg”. “Il bilancio non è chiuso - spiega Alai – ma già si presenta drammatico, e da giorni tutto il lavoro del Consorzio è concentrato sia sull’emergenza (e tra queste la ricollocazione delle forme in idonei magazzini e gli accordi con industrie alimentari per la gestione del prodotto non più stagionabile e non veicolabile sui tradizionali canali di consumo a spicchi) che su fattori che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione”. “Il riferimento – sottolinea il presidente del Consorzio di tutela – è soprattutto alle ripercussioni finanziarie – e in tal senso sono andati gli incontri con l’ABI dell’Emilia-Romagna - che vanno scongiurate sui caseifici e sui circa 700 allevatori che ad essi fanno capo come soci o conferenti latte, essendosi determinata la perdita di prodotto che in diversi casi è a garanzia di linee di credito”. Proprio di fronte all’emergenza e al bisogno di garantire la prosecuzione dell’attività ad allevatori e caseifici il Consorzio ha già chiesto nei giorni scorsi al ministro Catania e al Governo una moratoria di 12 mesi sui prestiti a breve, l’individuazione urgenti di canali di smaltimento del prodotto danneggiato, l’anticipazione dell’erogazione dei contributi della PAC e la sospensione – già ottenuta – dell’ultima tranche del superprelievo sulle quote latte, che peraltro non hanno superato i limiti assegnati dalla UE. E di fronte a quella che lo stesso Alai definisce “la straordinaria mobilitazione di consumatori, associazioni, enti di varia natura, parrocchie, imprese e singoli cittadini”, dal presidente del Consorzio giunge un’indicazione precisa. “Nei prossimi giorni – chiarisce Alai - scatteranno grandi operazioni solidali da parte della GDO (quella concordata con Coop Italia sarà la prima, al via l’11 giugno) che per ogni pezzo di Parmigiano-Reggiano venduto a prezzi correnti destinerà un contributo (1 euro/kg) ai caseifici colpiti dal terremoto; l’acquisto è dunque il mezzo più semplice per assicurare un aiuto immediato ed evitare di cadere in speculazioni, ma per quanti fossero intenzionati ad acquistare il prodotto direttamente dai caseifici danneggiati (possibilmente in quantità compatibili con una gestione non semplicissima in questa fase), il Consorzio mette a disposizione (sia sul sito internet che mediante contatti diretti con gli uffici dell’Ente) l’elenco delle strutture interessate e dotate di adeguata esperienza nella vendita diretta, garantendo in tal senso anche la qualità del prodotto acquisito ed esercitando una adeguata tutela degli stessi consumatori, la cui generosità non può essere oggetto di operazioni improvvisate e speculative”.

venerdì 30 settembre 2011

COLDIRETTI, ATTENZIONE AI PESCI SENZA CARTA DI IDENTITA’, 3 SU 4 SONO STRANIERI E MOLTI “TAROCCHI”

Fonte: Coldiretti Ferrara

In Italia arriva il pangasio del Mekong ed il polpo dal Vietnam, i gamberetti del Mozambico e le vongole della Turchia. In aumento anche i prodotti ittici cinesi (+ 24%). Bene il lavoro dei NAS contro il pescato in cattive condizioni pronto per ingannare i consumatori.

Dal pangasio del Mekong al polpo vietnamita, tre piatti di pesce su quattro che si consumano oggi in Italia sono stranieri ma nessuno lo sa. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il sequestro effettuato a Milano dai Nas dei carabinieri di ingenti quantitativi di pesce congelato scaduto, di provenienza cinese e destinati a supermercati del Nord Italia. Proprio dal paese asiatico sono stati importati - sottolinea la Coldiretti - nel primo semestre del 2011 ben 7,1 milioni di chili di prodotti ittici congelati, con un aumento record del 24 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un fenomeno che rischia di favorire gli inganni a tavola ai danni dei consumatori. Se è vero infatti - sottolinea Coldiretti - che per la vendita sul pesce vige l’obbligo dell’etichetta d’origine, al ristorante la provenienza di quanto si porta in tavola non deve essere indicata. Senza dimenticare che il prodotto proveniente dall’estero ha meno garanzie rispetto a quello Made in Italy. Basta pensare al pangasio del Mekong, venduto come cernia, fino al polpo del Vietnam spacciato per nostrano. Ma – denuncia Coldiretti – ci sono anche l’halibut atlantico spacciato per sogliola, il dentice dalla Mauritania e le vongole turche, mentre i gamberetti sono spesso targati Cina, Argentina, Mozambico o, ancora, lo stesso Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa è vietato in quanto pericoloso per la salute. Da qui la richiesta di Coldiretti ImpresaPesca di estendere l’obbligo dell’etichetta d’origine, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione. Una vera e propria “carta del pesce”, con l’indicazione di dove è stato pescato quanto si porta in tavola.

venerdì 8 aprile 2011

CON VINITALY VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL VINO ITALIANO NEL MONDO PER ESPORTARE DI PIU’

Fonte: Ufficio Stampa Vinitaly

Conoscere le dinamiche che determinano l’aumento della domanda di vino italiano, quali trend di crescita della ricchezza di un Paese o maturità del consumatore in un altro, è importante per impostare strategie di promozione e marketing. Con lo studio su “Il vino italiano nel mondo. Confronti, riflessioni, tendenze” Vinitaly dà uno strumento per capire come affrontare la competizione internazionale.

Verona, 8 aprile 2011 - Il vino italiano nel mercato estero sta vivendo una fase di brillante competitività e di contenute pressioni competitive con buone prospettive anche per il 2011. Lo dice lo studio Vinitaly/Acqua Market Research dal titolo “Il vino italiano nel mondo. Confronti, riflessioni, tendenze, presentato durante il secondo giorno del più importante salone internazionale dedicato al vino, in corso a Verona fino all’11 aprile (www.vinitaly.com). Presenti Massimo Bernetti di Umani Ronchi, Manfredi Minutelli di Buonitalia, Giovanni Mantovani direttore generale di Veronafiere ed Elena Amadini brand manager di Vinitaly.
Dallo studio, esposto da Andrea Cimenti di Acqua Group, è emerso un chiaro rapporto tra consumi di vino e ricchezza dei Paesi dove il vino italiano viene esportato. I primi 9 Paesi al mondo per incremento in valore di vino italiano importato nel 2010 (Emirati Arabi, Hong Kong, Israele, Slovacchia, Ungheria, Russia, Romania, Cina e Ucraina) presentano infatti un trend positivo della ricchezza negli ultimi 5/10 anni.
Nonostante l’incertezza del panorama economico internazionale, secondo le aziende vinicole intervistate il prodotto italiano continua a vivere, in ambito internazionale, una stagione complessivamente positiva grazie a una serie di fattori tra cui la forza del made in Italy, il miglioramento dei processi produttivi che conferiscono qualità al prodotto e la varietà dei vitigni che rende unica e fortemente caratterizzante l’offerta di prodotti enologici italiani.
Lo studio ha delineato anche le tendenze dei consumi distinguendo tra mercati maturi e quelli emergenti. I primi (Paesi del Nord America ed europei) sono caratterizzati da una buona attitudine al consumo di vino sia tra le mura domestiche sia fuori casa, una esperienza nella degustazione, una tendenza a bere leggero e lo sviluppo della GDO che fa da contraltare al canale Ho.Re.Ca.
Nei mercati emergenti (tra i quali i Paesi del Sud America, dell’Europa dell’Est, dell’Asia e dell’Estremo Oriente), invece, il vino non è parte integrante delle abitudini alimentari, ma desta interesse perché rivela importanti tassi di crescita a fronte di una scarsa esperienza nella degustazione e nella valutazione del prodotto. In questi Paesi è ancora forte, quindi, l’idea di un consumo elitario marcato da un prezzo elevato.
Sfruttando le possibilità offerte dall’Ocm vino, è possibile ora fare una promozione all’estero coordinata tra soggetti interessati, ma anche di qualità, in virtù del cofinanziamento del 50% richiesto a chi beneficia delle iniziative che richiede un ritorno vero dell’investimento. Un’opportunità da sfruttare anche per entrare in Paesi emergenti ancora poco conosciuti, perché essere pionieri dà delle possibilità maggiori in prospettiva, vista la forte competizione esercitata dagli altri Paesi esportatori.

VINITALY DETTA LE STRATEGIE PER RICONQUISTARE IL CONSUMATORE ITALIANO

Fonte: Ufficio Stampa Vinitaly

Il tema del recupero del mercato interno alla luce del calo tendenziale del consumo pro capite, lanciato da Vinitaly fin da febbraio con le interviste di “Aspettando Vinitaly”, ha trovato, con la presentazione della ricerca “Ma gli italiani amano ancora il vino? Le ragioni del consumo interno”, una sintesi scientificamente supportata delle strategie necessarie per riconquistare i consumatori italiani.

Verona, 7 aprile 2011 - In tempi di crisi la “scorciatoia” della leva prezzi non rappresenta la soluzione migliore. Scendere di qualità non paga perché soltanto le imprese che si collocano nella fascia più alta hanno una redditività tale da assorbire la riduzione dei margini e vantano una capitalizzazione maggiore con un migliore equilibrio finanziario. Lo dice lo studio Vinitaly/Confcommercio “Ma gli italiani amano ancora il vino? Le ragioni del consumo interno” presentato nel primo giorno del Salone internazionale dei vini e distillati in corso a Verona fino all’11 aprile.
La ricerca è stata divisa in due parti: la prima, attraverso la società Unicab di ricerche di mercato, ha “tastato il polso” a un campione rappresentativo della popolazione italiana e a un panel di opinion leader scelto fra produttori, enologi, consulenti del comparto, giornalisti per valutare da un lato il sentiment del pubblico nei confronti del vino e dall’altro capire le ragioni del costante e progressivo calo dei consumi individuali in Italia; la seconda, realizzata dal Laboratorio delle Imprese del Banco Popolare, basata sull’analisi di oltre 200 rendiconti annuali (quelli ufficiali depositati in Centrale dei Bilanci con esclusione delle cooperative) che rappresentano l’80% del fatturato del Sistema vino italiano, ha esaminato i bilanci delle principali cantine italiane nel periodo 2007-2009 per individuare le categorie che meglio hanno retto alla crisi e le caratteristiche che dovranno avere, anche come posizionamento di prodotto, nei prossimi anni per crescere.
A queste due ricerche, si è affiancata una lunga serie di interviste che dal febbraio scorso Vinitaly ha realizzato settimanalmente intervistando 35 personalità del settore vitivinicolo (istituzioni, produttori, giornalisti, associazioni, esperti di marketing e immagine) aprendo un dibattito sul sito htt://aspettando.vinitaly.com
Dal campione di consumatori emerge che:
• il vino si beve essenzialmente a casa, mentre il ruolo di ristoranti, pub ed enoteche è marginale per una buona fetta di consumatori. Appena il 40% degli italiani bere vino tutti i giorni; il 28,3% due, tre volte a settimana. Un terzo del campione beve vino assai più raramente. Analizzando questi dati per classi di età emerge un consumatore abituale mediamente anziano, sopra i 50 anni;
• gli italiani dicono che il vino fa bene, che esprime soltanto valori positivi e non lo ritengono un prodotto di moda. Il vino rappresenta proprio l’italianità, il vino non è più un alimento, ma resta una parte fondamentale del nostro sentirci parte della comunità;
• gli italiani però ammettono di non conoscere il vino (la metà si giudica in materia totalmente incompetente) e che la marca è determinante nella scelta di acquisto solo nelle occasioni importanti;
• la maggioranza del campione non ha radicalmente modificato le proprie abitudini di consumo, ma il numero degli italiani che li ha ridotti, in generale per motivi di salute, è più del doppio di quanti invece hanno incrementato i consumi, il 22,4% contro il 9,8.
Per il panel di esperti:
• il percepito del vino coincide con i risultati della popolazione su temi quali salubrità, piacevolezza, valori positivi e rappresentazione dell’italianità. Negli ultimi anni il vino italiano è inoltre cresciuto in qualità andando anche verso una maggiore facilità di beva;
• nello stesso periodo il mondo del vino non ha parlato correttamente coi consumatori; ha usato un linguaggio elitario (anche nell’etichettatura); non ha investito sufficientemente in pubblicità e promozione, confermando di fatto l’abbandono del presidio sulle nuove generazioni più sensibili di quelle più anziane alla pubblicità e alla comunicazione; non ha coinvolto i consumatori nell’individuare i nuovi vini dando troppo ascolto agli enologi e ai critici. Quindi, paradossalmente, ha prodotto vini che vanno incontro ai cambiamenti recenti delle abitudini della società italiana dimenticandosi però di “avvisarla”.
Le soluzioni individuate dal panel di esperti per riconquistare il mercato interno sono essenzialmente quattro:
• raccontarsi ed aprirsi di più al pubblico;
• intercettare i nuovi pubblici: donne e giovani avviando la sostituzione dei consumatori attuali;
• investire di più in comunicazione e pubblicità, che invece è segnalata in calo da buona parte della stampa di settore presente nel panel degli intervistati;
• favorire le aggregazioni fra i produttori per superare i limiti di comunicazione e commerciali determinati dall’eccessivo frazionamento della produzione.

venerdì 9 aprile 2010

CANTINE E GDO: INSIEME PER CONQUISTARE I MERCATI ESTERI ED INTERCETTARE LA RIPRESA

FONTE: Servizio Stampa Veronafiere

Incontro a Vinitaly tra produttori, distributori ed analisti – Spagna, Germania, Inghilterra e Stati Uniti i mercati più promettenti – Iri Infoscan: il peso della crisi è dimostrato dalla crescita delle vendite nei supermercati italiani dei vini nobili, e della fascia sotto i tre euro

(Verona, 9 aprile 2010) - - La Grande Distribuzione (Gdo) sarà sempre più decisiva per il vino italiano di qualità che cerca di conquistare i mercati esteri, che si stanno aprendo anche come conseguenza della crisi. E sul mercato italiano è proprio la crisi che sta spingendo i consumatori a preferire i supermercati per gli acquisti di vino a denominazione d’origine, in ripresa nel 2009 rispetto all’anno precedente.

Questo il messaggio che proviene dalla tradizionale tavola rotonda organizzata da Veronafiere su vino e grande distribuzione, tenutasi oggi a Vinitaly e che ha visto la partecipazione di catene distributive, produttori di vino ed analisti (Federdistribuzione, Federvini, Gruppo Zonin, Coop, Conad, Iri Infoscan Italia, Iri Infoscan Germany, conduttore Luigi Rubinelli).

“La Grande Distribuzione può giocare un ruolo importante anche all’estero – ha dichiarato Giorgio Panizza di Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta la maggioranza della Gdo italiana, e Consigliere de Il Gigante - dove la qualità e la varietà del nostro vino sono vincenti: un’altra grande opportunità per i produttori, che attraverso le reti di alcune catene internazionali della Gdo trovano accesso ai grandi mercati stranieri, anche quelli di economie emergenti”.

Stravolti dalla crisi economica, i mercati esteri si aprono al vino italiano, come dimostra la ricerca che Iri Infoscan ha elaborato per Vinitaly: un caso emblematico è quello della Spagna che nel 2009 ha aumentato del 21% la vendita nei supermercati di vini bianchi italiani, a fronte di una flessione del 31% dei vini bianchi francesi.
In Europa, oltre il mercato spagnolo mostrano segni di rinnovato interesse per il vino italiano le catene distributive di Germania e Inghilterra, e nel resto del mondo quelle Statunitensi ed asiatiche.

“I Paesi che hanno dato maggiore soddisfazione ai produttori italiani sono Germania, Scandinavia, Svizzera, Giappone, Canada – ha spiegato Francesco Zonin, Vice Presidente del Gruppo Zonin - mentre in sofferenza hanno chiuso i mercati Sud Americani e dell'Est Europa. A livello di volumi il trend è stato senz'altro positivo, specie per gli spumanti italiani che stanno conquistando sempre maggiori quote di mercato in tutti i continenti. Sul fronte dei valori l'export del vino italiano del 2009 è andato migliorando a fine anno ed ha quasi recuperato l'andamento negativo dei primi mesi che anche a causa dello svantaggioso rapporto di cambio euro/dollaro ha penalizzato un po’ tutti i vini europei nel mondo”.

Il mercato tedesco offre interessanti opportunità per il vino italiano distribuito nella Grande Distribuzione, che già oggi copre il 15,4% delle vendite in quel canale. “Il modo migliore per far conoscere il vino di qualità ai tedeschi – ha riferito Alexander Schwarz di Iri Infoscan Germany – è sfruttare le promozioni delle ‘settimane italiane’ e delle ricorrenze, come Natale e Pasqua. I vini bianchi italiani più venduti nelle catene tedesche sono: Garganeva (Soave), Pinot grigio, Trebbiano e Corvina Veronese. Sangiovese e Montepulciano i rossi più venduti, mentre cresce il gradimento delle bollicine, con Asti e Prosecco che aumentano sensibilmente le proprie vendite”.

Se le vendite di vino italiano di qualità all’estero crescono grazie al ruolo delle catene distributive straniere, va registrato un crescente impegno di quelle catene italiane che possono sfruttare alleanze con catene straniere, come è il caso di Conad. “Facciamo parte da anni di un consorzio formato da cinque catene distributive europee, chiamato Coopernic – ha fatto notare Francesco Avanzini, Direttore Commerciale di Conad – che in virtù di piattaforme d’acquisto condivise ci consente di valorizzare il vino italiano sul mercato europeo. Ma sono anche importanti attività promozionali svolte con i nostri partner internazionali, si veda il caso della catena Leclerc in Francia, dove nel prossimo mese saremo nuovamente presenti con la manifestazione "Vive L'Italie" per la quale abbiamo selezionato diverse etichette nazionali che saranno proposte in circa 500 ipermercati francesi”.

Note positive sulle vendite di vino di qualità arrivano anche dal mercato italiano, che registra nel 2009 una ripresa rispetto alla flessione del 2008, come rilevato dalla ricerca di Iri Infoscan presentata alla tavola rotonda di Vinitaly. Se il totale del vino confezionato (vino da tavola, brik, vino a denominazione, etc.) fa registrare un piccolo aumento dello 0,1% in volume (comunque significativo rispetto al -2,5% del 2008), l’aumento delle vendite di vino a denominazione d’origine (doc, docg, igt) è impetuoso: + 3,9% le bottiglie da un litro, + 3,5% quelle sotto i 5 euro, e addirittura + 8,5% quelle sopra i 5 euro!

“Indubbiamente la crisi condiziona molto gli acquisti degli italiani – ha commentato Virgilio Romano, CS Account Director di Iri Infoscan Italia - sia perché comprano sempre più i vini a denominazione d’origine nei supermercati, dove sono più convenienti, sia perché quasi i due terzi dei vini a denominazione si vendono a prezzi sotto i 3 euro, con un aumento del 2% a volume per questa fascia di prezzo. Da sottolineare l’ottima performance dello spumante italiano che cresce del 5,3%, a fronte di una flessione pesante dello champagne francese”.

Una conferma del ruolo della Grande Distribuzione nel diffondere e far conoscere agli italiani i vini tipici regionali è venuta dal Presidente di Federvini, Lamberto Vallarino Gancia che ha dichiarato: “La Grande distribuzione rappresenta circa il 60% del canale di vendita del comparto alcolico, e attraverso la politica del giusto rapporto qualità/prezzo, la cura con cui sono presentati i prodotti sugli scaffali e gli inviti alle degustazioni, ha avuto il merito di abituare il consumatore a scegliere la qualità con proposte d’acquisto ragionate e non casuali. Per questo Federvini desidera sottolineare il ruolo che la Gdo ha assunto nella diffusione della cultura del bere, ribadendo che troverà in Federvini un partner pronto ad affrontare le sfide di un mercato sempre più esigente e selettivo."

Veronafiere ha intuito per tempo la potenzialità della Grande Distribuzione nella diffusione della cultura del bere, organizzando fin dal 2004 la tavola rotonda su vino e Gdo, una manifestazione unica, finalizzata al dialogo tra produttori e distributori, e il “Gdo Buyers’ Club”, incontro B2B tra buyer della Gdo e cantine espositrici a Vinitaly (quest’anno vi hanno partecipato i buyer di: Coop, Carrefour, Gruppo Selex, Gruppo Pam/Panorama, Despar Aspiag, Interdis, Agorà Network, Gruppo Lombardini).

“L’analisi fornita annualmente da Vinitaly sulle vendite di vino a denominazione d’origine nel canale della Grande Distribuzione – ha commentato nel suo indirizzo di saluto Claudio Valente, Vicepresidente vicario di Veronafiere - conferma che la scelta della qualità rimane un elemento decisivo nelle opzioni di acquisto, anche nel 2009, anno estremamente difficile per l’economia mondiale ed europea in particolare”.

E proprio le vendite di vino di vino a denominazione d’origine nella Grande Distribuzione rappresentano il miglior indicatore per stabilire quali sono i vini più popolari e più amati dagli italiani. Le classifiche compilate da Iri Infoscan per Vinitaly riferiscono che al primo posto c’è il Lambrusco con oltre 13 milioni e mezzo di litri venduti nel 2009, seguito dal Chianti con più di 10 milioni di litri ed il Montepulciano d’Abruzzo con quasi 9 milioni. Mentre i vini “emergenti”, cioè con un tasso di crescita maggiore rispetto al 2008, sono: il Negroamaro di Puglia con il + 34,7%, il Syrah di varie regioni con il 26,5% e il Bianco di Custoza del Veneto con il 23,2%.

Le vendite di vino a denominazione d’origine nella Grande Distribuzione potranno anche aumentare nei prossimi anni se le catene saranno capaci di intercettare le nuove esigenze dei consumatori, ha fatto notare l’autorevole osservatore Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up e moderatore del convegno di Vinitaly: “Il canale supermercati-ipermercati sarà sempre più promettente per il vino nella misura in cui i reparti vino si adegueranno alle tendenze di consumo, anche adottando nuovi formati, come le mezze bottiglie, le bottiglie da due litri e via dicendo, come dimostrano esperimenti interessanti in atto in alcune insegne che raccontano un modo diverso di commercializzare il vino. Si tratta di proporre un prodotto aderente al territorio, ma ben riconoscibile e con un ottimale rapporto valore-prezzo”.