Fonte: Coldiretti Ferrara
Il business dei reati in campo agroalimentare fattura oltre 15 mld di euro, bene i controlli delle forze dell’ordine ma servono norme più chiare, un sistema di etichettatura adeguato e sanzioni certe contro frodi ed irregolarità che danneggiano tutto il sistema del vero made in Italy e la qualità delle nostre produzioni.
Gli ottimi risultati dell'attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare per combattere un crimine che genera un business da 15,4 miliardi. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente il bilancio degli ultimi tre anni di attività dei Carabinieri dei Nas presentato in Commissione Agricoltura del Senato dal Generale Claudio Vincelli, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle frodi nel settore alimentare.
Dal finto extravergine alla mozzarella con cagliate straniere, dal pane al carbone vegetale dalle conserve di pomodoro cinesi fino al pesce avariato sono alcune delle frodi smascherate nei circa 120.000 controlli su prodotti alimentari effettuati dai Nas in tre anni dai quali sono emerse annualmente tra il 33% e 34% di non conformità. L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite con un sistema punitivo più adeguato come opportunamente previsto dalla proposta di riforma delle norme a tutela dei prodotti alimentari presentata al Ministro della Giustizia Andrea Orlando dalla Commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare presieduta da Giancarlo Caselli.
E’ importante la volontà di procedere ad un aggiornamento delle norme attuali, risalenti anche agli inizi del 1900, attraverso un’articolata operazione di riordino degli strumenti esistenti e di adeguamento degli stessi ad un contesto caratterizzato da forme diffuse di criminalità organizzata che alterano la leale concorrenza tra leimprese ed espongono a continui pericoli la salute delle persone.
Per chiudere le porte alle frodi è necessario anche lavorare sulla tracciabilità e sulla trasparenza dal campo alla tavola con l’indicazione obbligatoria della provenienza degli alimenti come ha chiesto il 96,5 per cento degli italiani sulla base della consultazione pubblica on line sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche Agricole (Mipaaf) che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015.
Quasi la metà della spesa è anonima per colpa della contraddittoria normativa comunitaria che obbliga aindicare la provenienza nelle etichette per la carne bovina, ma non per i prosciutti, per l’ortofrutta fresca, ma non per quella trasformata, per le uova, ma non per i formaggi, per il miele, ma non per il latte. Il risultato è che gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta come pure la metà delle mozzarelle.
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mercoledì 20 gennaio 2016
COLDIRETTI: IRREGOLARE UN TERZO DEL CIBO IN COMMERCIO, SERVONO ETICHETTE E PIU’ CONTROLLI. BENE ATTIVITA’ NAS
lunedì 29 giugno 2015
MIPAAF, MARTINA: LATTE, DIFENDEREMO LE NOSTRE QUALITÀ. NO A PASSI INDIETRO
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Difenderemo fino in fondo la qualità del sistema lattiero caseario italiano e la trasparenza delle informazioni da dare ai consumatori. Ribadiremo alla Commissione europea la necessità di un intervento più approfondito sull'etichettatura del latte, che sappia rispondere meglio alle esigenze dei nostri produttori soprattutto dopo la fine del regime delle quote. Non siamo disposti a fare passi indietro su questi principi. È importante comunque ribadire che non sono interessati da questa vicenda i nostri grandi formaggi Dop, per i quali non sarà mai possibile l'utilizzo di materie prime diverse da quelle previste dai disciplinari. Nel frattempo continueremo a portare avanti un lavoro di confronto con le organizzazioni agricole e con la filiera e gli altri Ministeri interessati per evitare penalizzazioni da parte dell'Unione europea.” Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina in merito alla diffida da parte della Commissione europea sulla fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere (per maggiorni informazioni:
http://www.corriere.it/economia/15_giugno_28/diktat-ue-italia-formaggi-latte-disidratato-6ad23ca4-1d65-11e5-8ee0-8912bb49d278.shtml)
“Difenderemo fino in fondo la qualità del sistema lattiero caseario italiano e la trasparenza delle informazioni da dare ai consumatori. Ribadiremo alla Commissione europea la necessità di un intervento più approfondito sull'etichettatura del latte, che sappia rispondere meglio alle esigenze dei nostri produttori soprattutto dopo la fine del regime delle quote. Non siamo disposti a fare passi indietro su questi principi. È importante comunque ribadire che non sono interessati da questa vicenda i nostri grandi formaggi Dop, per i quali non sarà mai possibile l'utilizzo di materie prime diverse da quelle previste dai disciplinari. Nel frattempo continueremo a portare avanti un lavoro di confronto con le organizzazioni agricole e con la filiera e gli altri Ministeri interessati per evitare penalizzazioni da parte dell'Unione europea.” Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina in merito alla diffida da parte della Commissione europea sulla fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere (per maggiorni informazioni:
http://www.corriere.it/economia/15_giugno_28/diktat-ue-italia-formaggi-latte-disidratato-6ad23ca4-1d65-11e5-8ee0-8912bb49d278.shtml)
venerdì 3 aprile 2015
ETICHETTATURA, MIPAAF: 9 ITALIANI SU 10 VOGLIONO ORIGINE CHIARA E LEGGIBILE DI OGNI ALIMENTO
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
MARTINA: OLTRE 26MILA PARTECIPANTI ALLA NOSTRA CONSULTAZIONE PUBBLICA
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che si è conclusa la consultazione pubblica online tra i cittadini sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari. Sono stati oltre 26.500 i partecipanti che hanno espresso il proprio punto di vista, rispondendo ad un questionario con 11 domande sull'importanza della tracciabilità dei prodotti, della indicazione dell’origine e della trasparenza delle informazioni in etichetta. Oltre il 96% dei consumatori ha dichiarato che è molto importante che sull’etichetta sia scritta in modo chiaro e leggibile l’origine dell’alimento e per l’84% è fondamentale ci sia il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione. Per 8 italiani su 10 assume un’importanza decisiva al momento dell’acquisto che il prodotto sia fatto con materie prime italiane e sia trasformato in Italia, a seguire il 54% controlla che sia tipico, il 45% verifica anche la presenza del marchio Dop e Igp, mentre per il 30% conta che il prodotto sia biologico. Per 9 su 10 è importante conoscere l’origine per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, mentre per il 70% è utile per questione etiche, come il rispetto delle normative sul lavoro. Gli italiani quindi vogliono conoscere sempre l’origine delle materie prime in particolare su alcuni prodotti come le carni fresche e il latte fresco (95%), i prodotti lattiero-caseari come yogurt e formaggi (90%), la frutta e verdura fresca tagliata già pronta per l’uso (88%), le carni trasformate come salumi e insaccati, carne in scatola (87%) o il riso (81%). Per quanto riguarda il luogo dove avviene la trasformazione per oltre 18mila persone (70%) è sempre fondamentale che sia indicato in etichetta in modo chiaro, e per l’86% è molto importante avvenga al 100% in Italia. Quasi 22mila persone (82%) hanno poi dichiarato che sono disposte a spendere di più per avere la certezza dell’origine e provenienza italiana del prodotto, con quasi la metà pronta a pagare dal 5 al 20% in più. L'iniziativa fa parte delle misure di 'Campolibero' della Legge Competitività e ha avuto l'obiettivo di coinvolgere la collettività su una questione decisiva come la trasparenza delle informazioni in etichetta sugli alimenti. Un ulteriore effetto della consultazione è allinearsi ai principi generali dell'Unione europea, dove la condivisione dei contenuti delle decisioni pubbliche costituisce da tempo una prassi consolidata. "Abbiamo avuto una partecipazione straordinaria – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – con più di 26mila consumatori e operatori che ci hanno detto cosa vogliono leggere in etichetta. La risposta è stata univoca: l’indicazione chiara dell’origine della materia prima è un dato fondamentale per un’informazione trasparente e per la prevenzione delle frodi. Oggi siamo più forti, perché presenteremo a Bruxelles questi risultati insieme a delle proposte incisive per rendere le norme nazionali sull’etichetta ancora più efficaci, in linea con le nuove disposizioni dell'Unione Europea. Non si è trattato di un questionario puro e semplice, ma di uno strumento di condivisione con i consumatori degli indirizzi politici su una materia che incide sulla vita di ogni giorno. Per noi valorizzare l’origine è un tratto distintivo e l’etichettatura è il mezzo che consente al consumatore di scegliere in modo consapevole". “Allo stesso tempo siamo impegnati per il ripristino dell’obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta. Da un lato portiamo avanti una battaglia in Europa per la modifica del Regolamento e l’inserimento di questa informazione come obbligatoria, dall’altro stiamo lavorando con i tecnici della Commissione Ue per poter introdurre una norma nazionale che valga in Italia. La trasparenza e la correttezza delle informazioni al consumatore – ha concluso Martina – quando si parla di cibo è un diritto che dobbiamo assicurare in ogni modo ai cittadini e continueremo a lavorare sempre in questa direzione”.
Qui i risultati della consultazione pubblica:
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8531
MARTINA: OLTRE 26MILA PARTECIPANTI ALLA NOSTRA CONSULTAZIONE PUBBLICA
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che si è conclusa la consultazione pubblica online tra i cittadini sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari. Sono stati oltre 26.500 i partecipanti che hanno espresso il proprio punto di vista, rispondendo ad un questionario con 11 domande sull'importanza della tracciabilità dei prodotti, della indicazione dell’origine e della trasparenza delle informazioni in etichetta. Oltre il 96% dei consumatori ha dichiarato che è molto importante che sull’etichetta sia scritta in modo chiaro e leggibile l’origine dell’alimento e per l’84% è fondamentale ci sia il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione. Per 8 italiani su 10 assume un’importanza decisiva al momento dell’acquisto che il prodotto sia fatto con materie prime italiane e sia trasformato in Italia, a seguire il 54% controlla che sia tipico, il 45% verifica anche la presenza del marchio Dop e Igp, mentre per il 30% conta che il prodotto sia biologico. Per 9 su 10 è importante conoscere l’origine per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, mentre per il 70% è utile per questione etiche, come il rispetto delle normative sul lavoro. Gli italiani quindi vogliono conoscere sempre l’origine delle materie prime in particolare su alcuni prodotti come le carni fresche e il latte fresco (95%), i prodotti lattiero-caseari come yogurt e formaggi (90%), la frutta e verdura fresca tagliata già pronta per l’uso (88%), le carni trasformate come salumi e insaccati, carne in scatola (87%) o il riso (81%). Per quanto riguarda il luogo dove avviene la trasformazione per oltre 18mila persone (70%) è sempre fondamentale che sia indicato in etichetta in modo chiaro, e per l’86% è molto importante avvenga al 100% in Italia. Quasi 22mila persone (82%) hanno poi dichiarato che sono disposte a spendere di più per avere la certezza dell’origine e provenienza italiana del prodotto, con quasi la metà pronta a pagare dal 5 al 20% in più. L'iniziativa fa parte delle misure di 'Campolibero' della Legge Competitività e ha avuto l'obiettivo di coinvolgere la collettività su una questione decisiva come la trasparenza delle informazioni in etichetta sugli alimenti. Un ulteriore effetto della consultazione è allinearsi ai principi generali dell'Unione europea, dove la condivisione dei contenuti delle decisioni pubbliche costituisce da tempo una prassi consolidata. "Abbiamo avuto una partecipazione straordinaria – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – con più di 26mila consumatori e operatori che ci hanno detto cosa vogliono leggere in etichetta. La risposta è stata univoca: l’indicazione chiara dell’origine della materia prima è un dato fondamentale per un’informazione trasparente e per la prevenzione delle frodi. Oggi siamo più forti, perché presenteremo a Bruxelles questi risultati insieme a delle proposte incisive per rendere le norme nazionali sull’etichetta ancora più efficaci, in linea con le nuove disposizioni dell'Unione Europea. Non si è trattato di un questionario puro e semplice, ma di uno strumento di condivisione con i consumatori degli indirizzi politici su una materia che incide sulla vita di ogni giorno. Per noi valorizzare l’origine è un tratto distintivo e l’etichettatura è il mezzo che consente al consumatore di scegliere in modo consapevole". “Allo stesso tempo siamo impegnati per il ripristino dell’obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta. Da un lato portiamo avanti una battaglia in Europa per la modifica del Regolamento e l’inserimento di questa informazione come obbligatoria, dall’altro stiamo lavorando con i tecnici della Commissione Ue per poter introdurre una norma nazionale che valga in Italia. La trasparenza e la correttezza delle informazioni al consumatore – ha concluso Martina – quando si parla di cibo è un diritto che dobbiamo assicurare in ogni modo ai cittadini e continueremo a lavorare sempre in questa direzione”.
Qui i risultati della consultazione pubblica:
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8531
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mercoledì 1 aprile 2015
ETICHETTATURA CARNI: DA OGGI OBBLIGATORIA L’INDICAZIONE DELL’ORIGINE PER QUELLE SUINE, AVICOLE E OVINE. CONFAGRICOLTURA: “LA TRASPARENZA È STIMOLO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELLE NOSTRE PRODUZIONI DA TUTELARE E VALORIZZARE ANCHE A LIVELLO INTERNAZIONALE”.
Fonte: Confagricoltura
I consumatori di carne di suino, ovino e volatile da oggi possono leggere in etichetta le informazioni relative al luogo in cui l’animale è stato allevato e macellato. In più potranno avere la certezza di acquistare un prodotto interamente italiano se sul prodotto compare la scritta relativa all’origine. Da oggi, infatti, entra in vigore il Regolamento europeo 1337/2013, uno degli atti delegati previsti dal Regolamento 1169/11 sulle informazioni da comunicare al consumatore. L’etichettatura è valida solo per le carni suine, avicole e ovine, e non per i prodotti da essi derivati (prosciutti, salumi, etc.). In particolare, sull’etichetta delle carni verranno riportate le seguenti diciture: “Allevato in…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo; “Macellato in…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo. E’ possibile anche inserire il termine “Origine…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo ma solo se l’animale è nato, allevato e macellato in un unico Stato membro o Paese terzo. In pratica soltanto se sarà riportato in etichetta la dicitura “Origine” il consumatore avrà la certezza di acquistare un prodotto interamente italiano. “La trasparenza delle etichette è un nuovo stimolo per il miglioramento della qualità – afferma Confagricoltura –. L’entrata in vigore del Regolamento è un provvedimento importante che accogliamo con favore, poiché va nell’interesse dei produttori e dei consumatori. Ora occorre continuare a lavorare con impegno per favorire la tutela delle nostre produzioni anche a livello internazionale, facendo sì che vi sia omogeneità nelle normative e negli standard qualitativi a garanzia dei diritti dei consumatori e dei produttori. “In Italia – aggiunge Confagricoltura - i protocolli di allevamento, macellazione e commercializzazione sono rigorosi, i controlli sono accurati e il costo del lavoro è oneroso: è necessario che queste specificità vengano conosciute e valorizzate dal mercato, per assicurare un futuro dignitoso alla filiera zootecnica”.
I consumatori di carne di suino, ovino e volatile da oggi possono leggere in etichetta le informazioni relative al luogo in cui l’animale è stato allevato e macellato. In più potranno avere la certezza di acquistare un prodotto interamente italiano se sul prodotto compare la scritta relativa all’origine. Da oggi, infatti, entra in vigore il Regolamento europeo 1337/2013, uno degli atti delegati previsti dal Regolamento 1169/11 sulle informazioni da comunicare al consumatore. L’etichettatura è valida solo per le carni suine, avicole e ovine, e non per i prodotti da essi derivati (prosciutti, salumi, etc.). In particolare, sull’etichetta delle carni verranno riportate le seguenti diciture: “Allevato in…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo; “Macellato in…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo. E’ possibile anche inserire il termine “Origine…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo ma solo se l’animale è nato, allevato e macellato in un unico Stato membro o Paese terzo. In pratica soltanto se sarà riportato in etichetta la dicitura “Origine” il consumatore avrà la certezza di acquistare un prodotto interamente italiano. “La trasparenza delle etichette è un nuovo stimolo per il miglioramento della qualità – afferma Confagricoltura –. L’entrata in vigore del Regolamento è un provvedimento importante che accogliamo con favore, poiché va nell’interesse dei produttori e dei consumatori. Ora occorre continuare a lavorare con impegno per favorire la tutela delle nostre produzioni anche a livello internazionale, facendo sì che vi sia omogeneità nelle normative e negli standard qualitativi a garanzia dei diritti dei consumatori e dei produttori. “In Italia – aggiunge Confagricoltura - i protocolli di allevamento, macellazione e commercializzazione sono rigorosi, i controlli sono accurati e il costo del lavoro è oneroso: è necessario che queste specificità vengano conosciute e valorizzate dal mercato, per assicurare un futuro dignitoso alla filiera zootecnica”.
CHE COSA INDICANO LE VARIE DICITURE
IN ETICHETTA
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mercoledì 18 marzo 2015
COLDIRETTI: I CONSUMATORI EUROPEI CHIEDONO ORIGINE IN ETICHETTA PER TUTTI I PRODOTTI A BASE DI CARNE
Fonte: Coldiretti Ferrara
La rappresentanza dei consumatori europei ha chiesto alla Commissione Europea di intervenire per rendere obbligatoria l’etichetta di origine per tutti i prodotti che la contengono come ingrediente.
Garantire l’indicazione in etichetta dell’origine della carne usata come ingrediente potrebbe favorire una ripresa dei consumi e ristabilire il rapporto di fiducia minato da episodi come l’Horsegate, al quale era seguito un crollo generalizzato degli acquisti di prodotti a base di carne congelata. Questo il messaggio forte che la rappresentanza dei consumatori europei (Beuc) ha lanciato alla Commissione Europea. L’indicazione obbligatoria dell’origine sulla carne trasformata e usata come ingrediente non rappresenterebbe, secondo i cittadini, un onere eccessivo per le aziende, contrario alla strategia Eu Better Regulation, ma addirittura potrebbe favorire un settore da tempo in crisi. La lettera, spedita al Commissario alla Salute e Sicurezza Alimentare, Vytenis Andriukaitis, sottolinea come un 90 per cento degli europei voglia conoscere l’origine della carne, sia fresca che trasformata. Questa richiesta di trasparenza, già presente prima dello scandalo Horsegate, è andata crescendo. “I consumatori europei rimangono al buio – si legge nella missiva - quando si tratta di conoscere l’origine della carne usata come ingrediente, sebbene questa costituisca dal 30 al 50 per cento del volume di carne macellato in Europa. E’ ora di procedere con una proposta normativa per avere l’indicazione d’origine quale obbligo a livello Ue. Tutto ciò è ancora più importante se si pensa che alcuni paesi come la Francia già hanno legiferato sulla materia, con una norma che prevede proprio l’indicazione obbligatoria in tal senso. Tale dispositivo tuttavia attende la decisione europea circa le concrete modalità di applicazione. L’etichettatura di origine - continua la lettera - serve a dimostrare a tutti i comuni cittadini europei, cui l’Europa appare spesso troppo distante, come le istituzioni comuni siano in grado di dare valore”. I consumatori sottolineano ancora come i costi preventivati per l’etichettatura obbligatoria possano non essere così elevati come sostenuto dagli studi di impatto della Commissione: la ricerca di Que Choisir (consumatori francesi) aveva infatti ridimensionato di molto gli oneri. Un aspetto che richiederebbe allora un approfondimento. La lettera della Beuc arriva dopo che a febbraio scorso il Parlamento europeo aveva approvato una mozione a sostegno dell’origine per la carne trasformata.
La rappresentanza dei consumatori europei ha chiesto alla Commissione Europea di intervenire per rendere obbligatoria l’etichetta di origine per tutti i prodotti che la contengono come ingrediente.
Garantire l’indicazione in etichetta dell’origine della carne usata come ingrediente potrebbe favorire una ripresa dei consumi e ristabilire il rapporto di fiducia minato da episodi come l’Horsegate, al quale era seguito un crollo generalizzato degli acquisti di prodotti a base di carne congelata. Questo il messaggio forte che la rappresentanza dei consumatori europei (Beuc) ha lanciato alla Commissione Europea. L’indicazione obbligatoria dell’origine sulla carne trasformata e usata come ingrediente non rappresenterebbe, secondo i cittadini, un onere eccessivo per le aziende, contrario alla strategia Eu Better Regulation, ma addirittura potrebbe favorire un settore da tempo in crisi. La lettera, spedita al Commissario alla Salute e Sicurezza Alimentare, Vytenis Andriukaitis, sottolinea come un 90 per cento degli europei voglia conoscere l’origine della carne, sia fresca che trasformata. Questa richiesta di trasparenza, già presente prima dello scandalo Horsegate, è andata crescendo. “I consumatori europei rimangono al buio – si legge nella missiva - quando si tratta di conoscere l’origine della carne usata come ingrediente, sebbene questa costituisca dal 30 al 50 per cento del volume di carne macellato in Europa. E’ ora di procedere con una proposta normativa per avere l’indicazione d’origine quale obbligo a livello Ue. Tutto ciò è ancora più importante se si pensa che alcuni paesi come la Francia già hanno legiferato sulla materia, con una norma che prevede proprio l’indicazione obbligatoria in tal senso. Tale dispositivo tuttavia attende la decisione europea circa le concrete modalità di applicazione. L’etichettatura di origine - continua la lettera - serve a dimostrare a tutti i comuni cittadini europei, cui l’Europa appare spesso troppo distante, come le istituzioni comuni siano in grado di dare valore”. I consumatori sottolineano ancora come i costi preventivati per l’etichettatura obbligatoria possano non essere così elevati come sostenuto dagli studi di impatto della Commissione: la ricerca di Que Choisir (consumatori francesi) aveva infatti ridimensionato di molto gli oneri. Un aspetto che richiederebbe allora un approfondimento. La lettera della Beuc arriva dopo che a febbraio scorso il Parlamento europeo aveva approvato una mozione a sostegno dell’origine per la carne trasformata.
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lunedì 16 marzo 2015
LATTE, MARTINA A BRUXELLES: SUBITO REGOLAMENTO ETICHETTATURA E REVISIONE STRUMENTI CONTRO LE CRISI. BENE AZIONI DI SUPPORTO CON LA BEI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che nel corso del Consiglio europeo Agrifish di oggi il ministro Maurizio Martina è intervenuto sulla situazione del mercato del latte. Dopo aver riconosciuto lo sforzo della Commissione, a seguito della proposta italiana, per la rateizzazione del prelievo per l'ultima campagna, il Ministro Martina ha sottolineato come "ora sia necessario compiere concretamente altri passi importanti. In particolare occorre accelerare l'adozione del regolamento 1169 in modo da prevedere un sistema di etichettatura del latte che contenga l'indicazione della provenienza della materia prima”. “E' poi urgente rivedere l'attuale impianto degli strumenti di gestione delle crisi - ha aggiunto il Ministro - lo strumento di stabilizzazione del reddito, attivabile nello sviluppo rurale, potenzialmente molto interessante, non potrà infatti mai decollare se prima non si rimuove il vincolo del 30% del calo di reddito aziendale, poiché non si può aspettare una riduzione simile prima di poter intervenire. Bene infine i due interventi annunciati dal commissario Hogan che verranno presentati lunedì prossimo con la Banca europea degli investimenti: accesso al credito dedicato al settore lattiero e azioni di sostegno alla promozione del settore. Su tutti questi punti - conclude Martina - e' necessario che la commissione sviluppi presto una agenda d'impegno chiara a partire proprio dalle prossime settimane".
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che nel corso del Consiglio europeo Agrifish di oggi il ministro Maurizio Martina è intervenuto sulla situazione del mercato del latte. Dopo aver riconosciuto lo sforzo della Commissione, a seguito della proposta italiana, per la rateizzazione del prelievo per l'ultima campagna, il Ministro Martina ha sottolineato come "ora sia necessario compiere concretamente altri passi importanti. In particolare occorre accelerare l'adozione del regolamento 1169 in modo da prevedere un sistema di etichettatura del latte che contenga l'indicazione della provenienza della materia prima”. “E' poi urgente rivedere l'attuale impianto degli strumenti di gestione delle crisi - ha aggiunto il Ministro - lo strumento di stabilizzazione del reddito, attivabile nello sviluppo rurale, potenzialmente molto interessante, non potrà infatti mai decollare se prima non si rimuove il vincolo del 30% del calo di reddito aziendale, poiché non si può aspettare una riduzione simile prima di poter intervenire. Bene infine i due interventi annunciati dal commissario Hogan che verranno presentati lunedì prossimo con la Banca europea degli investimenti: accesso al credito dedicato al settore lattiero e azioni di sostegno alla promozione del settore. Su tutti questi punti - conclude Martina - e' necessario che la commissione sviluppi presto una agenda d'impegno chiara a partire proprio dalle prossime settimane".
mercoledì 18 febbraio 2015
CONSUMI: COLDIRETTI, BENE IMPEGNO MIPAAF E GDO SU ETICHETTA LATTE
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
“E’ un altro grande risultato della nostra mobilitazione l’adesione della grande distribuzione organizzata (GDO) alla proposta del ministero delle Politiche Agricole di garantire al consumatore una maggiore trasparenza sull’origine del latte, attraverso un segno chiaro e omogeneo per l’indicazione della zona di mungitura in etichetta”. E’ quanto afferma il direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri nel commentare i risultati dell’incontro tra il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, e i rappresentanti di tutte le principali sigle della Grande distribuzione organizzata che operano in Italia. “Oggi – ha ricordato Allaria Olivieri – tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta, secondo il dossier ‘L’attacco alle stalle italiane’ presentato da Coldiretti in occasione della più grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo con Ministri del Governo, Governatori delle Regioni, Sindaci, politici, esponenti della cultura, dello spettacolo e del mondo economico e sociale nelle stalle allestite nelle principali città italiane per mungere, dare da mangiare e custodire gli animali. “In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”, ha concluso il direttore regionale di Coldiretti, Allaria Olivieri.
“E’ un altro grande risultato della nostra mobilitazione l’adesione della grande distribuzione organizzata (GDO) alla proposta del ministero delle Politiche Agricole di garantire al consumatore una maggiore trasparenza sull’origine del latte, attraverso un segno chiaro e omogeneo per l’indicazione della zona di mungitura in etichetta”. E’ quanto afferma il direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri nel commentare i risultati dell’incontro tra il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, e i rappresentanti di tutte le principali sigle della Grande distribuzione organizzata che operano in Italia. “Oggi – ha ricordato Allaria Olivieri – tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta, secondo il dossier ‘L’attacco alle stalle italiane’ presentato da Coldiretti in occasione della più grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo con Ministri del Governo, Governatori delle Regioni, Sindaci, politici, esponenti della cultura, dello spettacolo e del mondo economico e sociale nelle stalle allestite nelle principali città italiane per mungere, dare da mangiare e custodire gli animali. “In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”, ha concluso il direttore regionale di Coldiretti, Allaria Olivieri.
martedì 23 dicembre 2014
COLDIRETTI: IL PRANZO DELLA VIGILIA DI NATALE CON IL PESCE VALE 800 MLN DI EURO. COME SCEGLIERLO E LE NOVITA’ IN ETICHETTA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Impresa Pesca Coldiretti ricorda le novità dell’etichettatura del pesce e come scegliere nel modo migliore il prodotto da portare sulle tavole delle feste.
Circa 800 milioni di euro saranno spesi per acquistare il pesce durante tutte le festività del Natale, con il giorno della vigilia che fa registrare il consumo più elevato dell’anno. E’ quanto stima ImpresaPesca Coldiretti nel sottolineare l’arrivo di novità per la tradizionale cena a base di pesce della vigilia di Natale perché scatta l’obbligo di indicare dove è stato pescato e con che attrezzo è stato catturato il pesce venduto in mercatini e supermarket, mentre per quello allevato andrà messo in etichetta il paese di origine. Per il pesce, andrà specificato il metodo di produzione (“pescato”, “pescato in acque dolci”, “allevato…”), il tipo di attrezzo oggetto della cattura e la zona di cattura o di produzione (Mar Adriatico, Mar Ionio, Sardegna, anche attraverso un disegno o una mappa), per effetto congiunto delle norme relative all’etichettatura per la messa in commercio dei prodotti ittici (Reg. UE n. 1379/2013) e di quelle sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (Reg. UE 1169/2011). Novità – rileva Coldiretti Impresapesca - anche per quanto riguarda le informazioni sul pesce congelato, con l’obbligo di indicata la data di congelamento. Nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”. I prodotti che possono sembrare costituiti da un unico pezzo di pesce – spiega Coldiretti Impresapesca - ma che in realtà sono frutto dell’unione di diverse parti attuata grazie ad altri ingredienti (tra cui additivi ed enzimi alimentari oppure mediante sistemi diversi), dovranno recare l’indicazione “pesce ricomposto”. Le maggiori incombenze per i pescatori – continua impresa pesca Coldiretti - si traducono in maggiori garanzie di identità del pescato o allevato nazionale che consente ai consumatori di fare scelte di acquisto piu’ consapevoli in grado di riconoscere e premiare il pesce tricolore in una situazione in cui si registra una positiva tendenza dei consumi interni con un aumento dello 0,8 per cento degli acquisti familiari in controtendenza al calo generale degli alimentari nei primi nove mesi dell’anno. Per non cadere nelle trappole del mercato e garantirsi comunque una tavola di qualità Made in italy la Coldiretti propone due menu low cost e interamente tricolori per quattro persone. Il primo, a base di pesce pescato sulle nostre coste, vedecome antipasto alici marinate e lumache di mare (6 euro) e sauté di cozze evongole (5 euro). Per primo, spaghetti o tagliatelle con polpa di granchio fresco (10 euro), mentre il piatto forte è rappresentato dalla zuppa o brodetto di pesce (9 euro) fatto di triglie, calamari, moli, tracine, seppie, canocchie e gallinelle. Ma è possibile anche portare in tavola un menu italiano al cento per cento scegliendo il pesce proveniente dagli allevamenti di acquacoltura: come antipasto anguilla marinata (7 euro) e carpaccio di trota (3 euro), per primo pennette con sugo di trota salmonata (8 euro) e per secondo orata o spigola al forno con pomodorini e patate (12 euro). Entrambi i menu - sottolinea Coldiretti – prevedono una spesa complessiva di 30 euro. Se si vuole acquistare prodotto pescato del Mediterraneo bisogna però prima verificare sul bancone l’etichetta. E per garantirsi la qualità il pesce fresco - ricorda la Coldiretti - deve avere inoltre una carne dalla consistenza soda ed elastica, le branchie di colore rosso o rosato e umide e gli occhi non secchi o opachi, mentre l’odore non deve essere forte e sgradevole. Infine meglio non scegliere i pesci già mutilati della testa e delle pinne mentre - continua la Coldiretti - per molluschi e mitili, è essenziale che il guscio sia chiuso. Il settoredella pesca vede impegnate - precisa ImpresaPesca Coldiretti – circa 13mila imbarcazioni mentre la top-ten delle produzioni è guidata dalle alici, seguite da vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie,pesce spada e sugarelli. La classifica delle produzioni per volume di fatturato vede invece primeggiare il nasello, davanti ad alici, seppie, gamberi bianchi, scampi, pesce spada, gamberi rossi, vongole, pannocchie e sogliole. Eppure tre piatti di pesce su quattro che si consumano in Italia sono stranieri, ma nessuno lo sa, soprattutto per quanto riguarda quello servito al ristorantedove Impresapesca Coldiretti chiede venga introdotta anche l’indicazione della provenienza nei menu.
I SEGRETI PER SCEGLIERE IL PESCE FRESCO
• Acquistarlo, laddove possibile, direttamente dal produttore che garantisce la freschezza del pescato. • Verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca • Verificare che la carne abbia una consistenza soda ed elastica, che le branchie abbiano un colore rosso o rosato e siano umide e gli occhi non siano secchi o opachi, mentre l’odore non deve essere forte e sgradevole. • Per molluschi e mitili, è essenziale che il guscio sia chiuso. • Meglio non scegliere i pesci già mutilati della testa e delle pinne.
Impresa Pesca Coldiretti ricorda le novità dell’etichettatura del pesce e come scegliere nel modo migliore il prodotto da portare sulle tavole delle feste.
Circa 800 milioni di euro saranno spesi per acquistare il pesce durante tutte le festività del Natale, con il giorno della vigilia che fa registrare il consumo più elevato dell’anno. E’ quanto stima ImpresaPesca Coldiretti nel sottolineare l’arrivo di novità per la tradizionale cena a base di pesce della vigilia di Natale perché scatta l’obbligo di indicare dove è stato pescato e con che attrezzo è stato catturato il pesce venduto in mercatini e supermarket, mentre per quello allevato andrà messo in etichetta il paese di origine. Per il pesce, andrà specificato il metodo di produzione (“pescato”, “pescato in acque dolci”, “allevato…”), il tipo di attrezzo oggetto della cattura e la zona di cattura o di produzione (Mar Adriatico, Mar Ionio, Sardegna, anche attraverso un disegno o una mappa), per effetto congiunto delle norme relative all’etichettatura per la messa in commercio dei prodotti ittici (Reg. UE n. 1379/2013) e di quelle sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (Reg. UE 1169/2011). Novità – rileva Coldiretti Impresapesca - anche per quanto riguarda le informazioni sul pesce congelato, con l’obbligo di indicata la data di congelamento. Nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”. I prodotti che possono sembrare costituiti da un unico pezzo di pesce – spiega Coldiretti Impresapesca - ma che in realtà sono frutto dell’unione di diverse parti attuata grazie ad altri ingredienti (tra cui additivi ed enzimi alimentari oppure mediante sistemi diversi), dovranno recare l’indicazione “pesce ricomposto”. Le maggiori incombenze per i pescatori – continua impresa pesca Coldiretti - si traducono in maggiori garanzie di identità del pescato o allevato nazionale che consente ai consumatori di fare scelte di acquisto piu’ consapevoli in grado di riconoscere e premiare il pesce tricolore in una situazione in cui si registra una positiva tendenza dei consumi interni con un aumento dello 0,8 per cento degli acquisti familiari in controtendenza al calo generale degli alimentari nei primi nove mesi dell’anno. Per non cadere nelle trappole del mercato e garantirsi comunque una tavola di qualità Made in italy la Coldiretti propone due menu low cost e interamente tricolori per quattro persone. Il primo, a base di pesce pescato sulle nostre coste, vedecome antipasto alici marinate e lumache di mare (6 euro) e sauté di cozze evongole (5 euro). Per primo, spaghetti o tagliatelle con polpa di granchio fresco (10 euro), mentre il piatto forte è rappresentato dalla zuppa o brodetto di pesce (9 euro) fatto di triglie, calamari, moli, tracine, seppie, canocchie e gallinelle. Ma è possibile anche portare in tavola un menu italiano al cento per cento scegliendo il pesce proveniente dagli allevamenti di acquacoltura: come antipasto anguilla marinata (7 euro) e carpaccio di trota (3 euro), per primo pennette con sugo di trota salmonata (8 euro) e per secondo orata o spigola al forno con pomodorini e patate (12 euro). Entrambi i menu - sottolinea Coldiretti – prevedono una spesa complessiva di 30 euro. Se si vuole acquistare prodotto pescato del Mediterraneo bisogna però prima verificare sul bancone l’etichetta. E per garantirsi la qualità il pesce fresco - ricorda la Coldiretti - deve avere inoltre una carne dalla consistenza soda ed elastica, le branchie di colore rosso o rosato e umide e gli occhi non secchi o opachi, mentre l’odore non deve essere forte e sgradevole. Infine meglio non scegliere i pesci già mutilati della testa e delle pinne mentre - continua la Coldiretti - per molluschi e mitili, è essenziale che il guscio sia chiuso. Il settoredella pesca vede impegnate - precisa ImpresaPesca Coldiretti – circa 13mila imbarcazioni mentre la top-ten delle produzioni è guidata dalle alici, seguite da vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie,pesce spada e sugarelli. La classifica delle produzioni per volume di fatturato vede invece primeggiare il nasello, davanti ad alici, seppie, gamberi bianchi, scampi, pesce spada, gamberi rossi, vongole, pannocchie e sogliole. Eppure tre piatti di pesce su quattro che si consumano in Italia sono stranieri, ma nessuno lo sa, soprattutto per quanto riguarda quello servito al ristorantedove Impresapesca Coldiretti chiede venga introdotta anche l’indicazione della provenienza nei menu.
I SEGRETI PER SCEGLIERE IL PESCE FRESCO
• Acquistarlo, laddove possibile, direttamente dal produttore che garantisce la freschezza del pescato. • Verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca • Verificare che la carne abbia una consistenza soda ed elastica, che le branchie abbiano un colore rosso o rosato e siano umide e gli occhi non siano secchi o opachi, mentre l’odore non deve essere forte e sgradevole. • Per molluschi e mitili, è essenziale che il guscio sia chiuso. • Meglio non scegliere i pesci già mutilati della testa e delle pinne.
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lunedì 15 dicembre 2014
COLDIRETTI: DAL 13 DICEMBRE LE NUOVE ETICHETTE PER GLI ALIMENTI, MA IL 50% DELLA SPESA RESTA ANONIMA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Cosa c’è e cosa manca nelle norme in vigore per gli alimenti. “E’ un passo avanti importante – evidenzia Sergio Guinelli, presidente di Coldiretti Ferrara – ma resta ancora molto da fare. Evitare prima di tutto che siano solo aggravi burocratici, e che invece siano strumenti di trasparenza e garanzia per i consumatori e produttori. Ci sono ancora troppe contraddizioni nelle norme europee e tra Commissione e Parlamento”
Cosa c’è e cosa manca nelle norme in vigore per gli alimenti. “E’ un passo avanti importante – evidenzia Sergio Guinelli, presidente di Coldiretti Ferrara – ma resta ancora molto da fare. Evitare prima di tutto che siano solo aggravi burocratici, e che invece siano strumenti di trasparenza e garanzia per i consumatori e produttori. Ci sono ancora troppe contraddizioni nelle norme europee e tra Commissione e Parlamento”
Oltre
la metà della spesa
resta anonima per colpa delle contraddittoria normativa comunitaria che
obbliga
ad indicare la provenienza nelle etichette per la carne bovina, ma non
per i
prosciutti, per l’ortofrutta fresca ma non per i succhi di frutta, per
le uova
ma non per i formaggi, per il miele ma non per il latte. E’ quanto
denuncia la Coldiretti nel commentare l’entrata in vigore delle norme
europee
sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (Reg. UE
1169/2011) che prevedono nuove etichette per i prodotti alimentari in
vendita
che devono essere piu’ scritte con caratteri più chiari e grandi ma
anche
riportare piu’ informazioni: da una maggiore evidenza sulla presenza di
sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze all’indicazione del
tipo di
oli e grassi utilizzati, dalla data di congelamento alle
informazionisullo stato fisico degli ingredienti utilizzati in modo ad
esempio da non poter
utilizzare il termine “latte”, se si usa latte in polvere o proteine del
latte.
Un
passo in avanti importante che tuttavia - sottolinea la Coldiretti - non
impedisce gli inganni
del finto Made in Italy sugli scaffali: riguardano due prosciutti su tre
venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma
anche
tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri
senza
indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano
che non
è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori e la metà delle
mozzarelle che sono fatte con latte straniero o addirittura semilavorati
industriali (cagliate) provenienti dall’estero. In altre parole –
precisa la
Coldiretti - contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per
cento)della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti
in Italia ed
esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori ed a
danno
delle aziende agricole.
Anche
se si procede con
lentezza per l’azione delle lobbies, grazie al pressing della Coldiretti
in
Italia ed in Europa il nuovo regolamento comunitario prevede che a
partire dal
prossimo 1 aprile 2015 dovranno essere indicate in etichetta luogo
di allevamento e di macellazione di carni suine e ovi-caprine mentre per
le carni
diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data
rappresenta
solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità. Ad oggi,
quindi, in Europa è in vigore l’obbligo di indicare l’origine della carne
bovina dopo l’emergenza mucca pazza mentre dal 2003 è d'obbligo indicare
varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, dal primo gennaio 2004
c’è il codice di identificazione per le uova, a partire dal primo agosto 2004
l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato
raccolto e dal 1° luglio 2009 l’obbligo di indicare anche l’origine delle olive
impiegate nell’olio. Ma l’etichetta - precisa la Coldiretti - resta
anonima oltre che per gli altri tipi di carne anche per i salumi, i succhi di
frutta, la pasta ed i formaggi. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è
all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di
indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco;
dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per
effetto dell'influenza aviaria; a partire dal 1 gennaio 2008 l’obbligo di
etichettatura di origine per la passata di pomodoro.
“Libertà e consapevolezza
di scelta per i consumatori - conclude
Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara – devono diventare un tutt’uno
con il valore delle nostre produzioni, in un percorso che necessariamente deve
rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine per tutti gli alimenti, in
Italia ed in Europa, specialmente in un momento difficile per l’economia, per
combattere la concorrenza sleale a danno delle nostre imprese”.
LA META’ DELLA SPESA DEGLI
ITALIANI RESTA ANONIMA
|
Cibi con l'indicazione
di provenienza
|
E quelli senza
|
|
Carne di pollo e derivati
|
Pasta
|
|
Carne bovina
|
Carne di maiale e salumi
|
|
Frutta e verdura fresche
|
Carne di coniglio
|
|
Uova
|
Frutta e verdura trasformata
|
|
Miele
|
Derivati del pomodoro
diversi da passata
|
|
Passata di pomodoro
|
Formaggi
|
|
Latte fresco
|
Derivati dei cereali
(pane, pasta)
|
|
Pesce
|
Carne di pecora e agnello
|
|
Extravergine di oliva
|
Latte a lunga
conservazione
Concentrato di pomodoro e
sughi pronti
|
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Coldiretti,
etichettatura,
norme comunitarie
venerdì 12 dicembre 2014
ETICHETTA, MARTINA: CON REGOLAMENTO UE IMPORTANTI NOVITÀ, IN ITALIA VOGLIAMO RAFFORZARE INDICAZIONE DI ORIGINE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Nel nuovo regolamento ci sono delle novità importanti che vanno nella direzione giusta. Mi riferisco per esempio alla dimensione dei caratteri che dovrà essere adeguata alla dimensioni del prodotto e alla specifica di alcuni ingredienti come gli oli e i grassi vegetali. Per noi garantire un’informazione corretta e adeguata ai consumatori – ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina in merito all’entrata in vigore domani del regolamento della Commissione europea 1169/2011 in tema di etichetta – è una questione cruciale e per questo in Italia vogliamo andare ancora oltre, in particolare sull’origine delle materie prime. Con questo obiettivo, dal 7 novembre scorso, abbiamo aperto sul sito del Ministero una consultazione pubblica per sapere cosa i cittadini vogliono leggere sull’etichetta. Il sondaggio sarà aperto fino a fine gennaio e sono già 15mila le persone che hanno dato le loro risposte. Le useremo per proporre a Bruxelles nostre norme nazionali che rafforzino ancora la tutela del consumatore”. Sul sito del Mipaaf (http://93.51.221.52/consultazione4622889111448.aspx) è possibile compilare il questionario composto da 11 semplici domande per esprimere la propria opinione e dare un indirizzo sulle future scelte politiche e legislative sulla materia. La consultazione, prevista dal Piano Campolibero della Legge Competitività (decreto legge 91/2014), è finalizzata a accelerare l'attuazione della legge sull'etichettatura, in linea con le nuove norme comunitarie che entrano in vigore da domani 13 dicembre.
“Nel nuovo regolamento ci sono delle novità importanti che vanno nella direzione giusta. Mi riferisco per esempio alla dimensione dei caratteri che dovrà essere adeguata alla dimensioni del prodotto e alla specifica di alcuni ingredienti come gli oli e i grassi vegetali. Per noi garantire un’informazione corretta e adeguata ai consumatori – ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina in merito all’entrata in vigore domani del regolamento della Commissione europea 1169/2011 in tema di etichetta – è una questione cruciale e per questo in Italia vogliamo andare ancora oltre, in particolare sull’origine delle materie prime. Con questo obiettivo, dal 7 novembre scorso, abbiamo aperto sul sito del Ministero una consultazione pubblica per sapere cosa i cittadini vogliono leggere sull’etichetta. Il sondaggio sarà aperto fino a fine gennaio e sono già 15mila le persone che hanno dato le loro risposte. Le useremo per proporre a Bruxelles nostre norme nazionali che rafforzino ancora la tutela del consumatore”. Sul sito del Mipaaf (http://93.51.221.52/consultazione4622889111448.aspx) è possibile compilare il questionario composto da 11 semplici domande per esprimere la propria opinione e dare un indirizzo sulle future scelte politiche e legislative sulla materia. La consultazione, prevista dal Piano Campolibero della Legge Competitività (decreto legge 91/2014), è finalizzata a accelerare l'attuazione della legge sull'etichettatura, in linea con le nuove norme comunitarie che entrano in vigore da domani 13 dicembre.
mercoledì 10 dicembre 2014
COLDIRETTI: DAL 13 DICEMBRE NUOVE REGOLE PER LE ETICHETTE ALIMENTARI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Novità dall’Unione Europea sulle informazioni degli alimenti che devono essere indicate nelle etichette. Più trasparenza per i consumatori e più chiarezza sull’origine.
Dal 13 dicembre 2014, in applicazione del Regolamento 1169/2011, cambiano le regole nelle etichetta alimentari. Una novità che viene dall’Ue e che punta ad introdurre una maggiore trasparenza nelle informazioni sugli alimenti. In attesa di ulteriori modifiche alla disciplina nazionale (regolate dal Decreto Legislativo 109/92), che risultano in corso di stesura, si evidenziano le principali novità a livello comunitario:
Allergeni
Le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (come derivati del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa, latticini contenenti lattosio) dovranno essere indicate con più chiarezza, ad esempio sottolineandole o mettendole in grassetto nella lista degli ingredienti. Anche i ristoranti e le attività di somministrazione di alimenti e bevande dovranno comunicare tempestivamente gli allergeni, tramite adeguati supporti (menù, cartello, lavagna o registro), ben visibili all’avventore.
Leggibilità e chiarezza
Per la prima volta in assoluto viene inoltre definita la dimensione minima dei caratteri delle etichette, che devono essere di almeno 1,2 mm (o 0,9 nel caso di confezioni piccole): la normativa precedente prevedeva solo chiarezza e leggibilità- un po’ troppo opinabili come concetti, soprattutto in presenza di una popolazione anziana ipovedente in costante crescita nel bilancio demografico.
Scompare “oli vegetali”
Scompare inoltre la dicitura generica di “oli vegetali”, che ingannava il consumatore, suggerendo la presenza di oli di qualità (come quello EVO o di semi di girasole) quando invece erano per lo più presenti oli tropicali a basso costo come il palma-palmisto e l’olio di cocco o di cotone, e dai deleteri effetti sulla salute cardiovascolare. Il consumatore potrà quindi cercare in etichetta la fonte originale dell’olio usato in prodotti di panetteria o pasticceria (come biscotti, torte, merendine). Chi usa olio EVO potrà ben evidenziarlo in etichetta. Va quindi indicata con precisione la natura dell’olio usato in lista ingredienti. Così, “olio di oliva”, “olio di semi di girasole”, “olio di palma”, dovranno essere indicati in etichetta in modo trasparente.
Vendite via web
Per la prima volta viene inoltre regolata la vendita di alimenti sul web. I consumatori dovranno disporre di tutte le informazioni obbligatorie per legge (come nome dell’alimento, lista ingredienti, allergeni, quantità netta, etc) prima della conclusione dell’acquisto, ad eccezione della data di scadenza o simili, che invece potranno essere fornite insieme alla consegna dell’alimento.
Indirizzo del produttore
Viene introdotto poi un requisito importante: la sede del produttore dovrà essere indicata non più con il solo riferimento ad un comune di appartenenza, ad accompagnare il marchio commerciale- bensì con anche l’indirizzo completo di numero civico. I produttori insomma sono chiamati a “metterci la faccia” per davvero. Stato fisico del prodotto
Dovranno essere indicati con accuratezza i trattamenti subiti dal prodotto o anche dall’ingrediente. In tal modo, non sarà possibile rifugiarsi – nemmeno nella lista ingredienti- di termini come “latte”, se si usa latte in polvere o proteine del latte.
Sostituzione di ingredienti normalmente attesi
Nel caso di alimenti che contengono, nella propria ricetta produttiva, ingredienti sostitutivi rispetto a ingredienti che il consumatore ragionevolmente si attende, questi devono essere resi ben visibili a fianco del nome del prodotto, in caratteri simili a quelle del nome dell’alimento. Un esempio: una crema di nocciole che non contenga cacao (ingrediente che il consumatore si attende di trovare), ma ad esempio ipotetico, burro di arachidi, dovrà indicare “con burro di arachidi” a fianco del nome del prodotto.
Origine per carni suine, ovi-caprine e pollame
In virtù di una norma collegata, e che entra in vigore il prossimo aprile 2015, dovranno essere indicate in etichetta luogo di allevamento e di macellazione di carni diverse da quella bovina (che già prevede obbligo di indicare luogo di nascita, di allevamento e di macellazione del bovino). In particolare, le carni fresche o refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili dovranno comunicare al consumatore tali aspetti. Rinviato invece al 2016 l’obbligo di indicazione delle informazioni nutrizionali.
Novità dall’Unione Europea sulle informazioni degli alimenti che devono essere indicate nelle etichette. Più trasparenza per i consumatori e più chiarezza sull’origine.
Dal 13 dicembre 2014, in applicazione del Regolamento 1169/2011, cambiano le regole nelle etichetta alimentari. Una novità che viene dall’Ue e che punta ad introdurre una maggiore trasparenza nelle informazioni sugli alimenti. In attesa di ulteriori modifiche alla disciplina nazionale (regolate dal Decreto Legislativo 109/92), che risultano in corso di stesura, si evidenziano le principali novità a livello comunitario:
Allergeni
Le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (come derivati del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa, latticini contenenti lattosio) dovranno essere indicate con più chiarezza, ad esempio sottolineandole o mettendole in grassetto nella lista degli ingredienti. Anche i ristoranti e le attività di somministrazione di alimenti e bevande dovranno comunicare tempestivamente gli allergeni, tramite adeguati supporti (menù, cartello, lavagna o registro), ben visibili all’avventore.
Leggibilità e chiarezza
Per la prima volta in assoluto viene inoltre definita la dimensione minima dei caratteri delle etichette, che devono essere di almeno 1,2 mm (o 0,9 nel caso di confezioni piccole): la normativa precedente prevedeva solo chiarezza e leggibilità- un po’ troppo opinabili come concetti, soprattutto in presenza di una popolazione anziana ipovedente in costante crescita nel bilancio demografico.
Scompare “oli vegetali”
Scompare inoltre la dicitura generica di “oli vegetali”, che ingannava il consumatore, suggerendo la presenza di oli di qualità (come quello EVO o di semi di girasole) quando invece erano per lo più presenti oli tropicali a basso costo come il palma-palmisto e l’olio di cocco o di cotone, e dai deleteri effetti sulla salute cardiovascolare. Il consumatore potrà quindi cercare in etichetta la fonte originale dell’olio usato in prodotti di panetteria o pasticceria (come biscotti, torte, merendine). Chi usa olio EVO potrà ben evidenziarlo in etichetta. Va quindi indicata con precisione la natura dell’olio usato in lista ingredienti. Così, “olio di oliva”, “olio di semi di girasole”, “olio di palma”, dovranno essere indicati in etichetta in modo trasparente.
Vendite via web
Per la prima volta viene inoltre regolata la vendita di alimenti sul web. I consumatori dovranno disporre di tutte le informazioni obbligatorie per legge (come nome dell’alimento, lista ingredienti, allergeni, quantità netta, etc) prima della conclusione dell’acquisto, ad eccezione della data di scadenza o simili, che invece potranno essere fornite insieme alla consegna dell’alimento.
Indirizzo del produttore
Viene introdotto poi un requisito importante: la sede del produttore dovrà essere indicata non più con il solo riferimento ad un comune di appartenenza, ad accompagnare il marchio commerciale- bensì con anche l’indirizzo completo di numero civico. I produttori insomma sono chiamati a “metterci la faccia” per davvero. Stato fisico del prodotto
Dovranno essere indicati con accuratezza i trattamenti subiti dal prodotto o anche dall’ingrediente. In tal modo, non sarà possibile rifugiarsi – nemmeno nella lista ingredienti- di termini come “latte”, se si usa latte in polvere o proteine del latte.
Sostituzione di ingredienti normalmente attesi
Nel caso di alimenti che contengono, nella propria ricetta produttiva, ingredienti sostitutivi rispetto a ingredienti che il consumatore ragionevolmente si attende, questi devono essere resi ben visibili a fianco del nome del prodotto, in caratteri simili a quelle del nome dell’alimento. Un esempio: una crema di nocciole che non contenga cacao (ingrediente che il consumatore si attende di trovare), ma ad esempio ipotetico, burro di arachidi, dovrà indicare “con burro di arachidi” a fianco del nome del prodotto.
Origine per carni suine, ovi-caprine e pollame
In virtù di una norma collegata, e che entra in vigore il prossimo aprile 2015, dovranno essere indicate in etichetta luogo di allevamento e di macellazione di carni diverse da quella bovina (che già prevede obbligo di indicare luogo di nascita, di allevamento e di macellazione del bovino). In particolare, le carni fresche o refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili dovranno comunicare al consumatore tali aspetti. Rinviato invece al 2016 l’obbligo di indicazione delle informazioni nutrizionali.
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COLDIRETTI: VOTIAMO ON LINE PER SOSTENERE IL MADE IN ITALY
Fonte: Coldiretti Ferrara
Coldiretti Ferrara aderisce all’iniziativa del Ministero delle Politiche Agricole della consultazione on line sulle etichette degli alimenti più trasparenti
Votare per sostenere l’indicazione di origine negli alimenti e, con essa, il Made in Italy a tavola. E’ l’invito della Coldiretti in merito alla consultazione pubblica on line per spingere a livello europeo la necessità di rendere le etichette più trasparenti. Per votare basta collegarsi al Ministero delle Politiche agricole che ha aperto sul proprio sito internet un questionario rivolto a tutti gli italiani. Proprio un anno fa Coldiretti ha messo in campo una grande mobilitazione, partita dal Brennero ed estesa poi a tutto il territorio nazionale, a difesa del vero made in italy e del suo valore reputazionale nel mondo,e a sostegno dei consumatori e delle nostre imprese agricole, minacciate dalla concorrenza sleale del cibo di provenienza estera “travestito” di italianità. Una battaglia che trova ora un ulteriore strumento in questa consultazione pubblica per coinvolgere la collettività sul tema della trasparenza delle informazioni sugli alimenti e il ruolo dell’etichettatura per la valorizzazione dell’origine e del patrimonio agroalimentare italiano. I suoi risultati saranno utilizzati come supporto e rafforzamento delle scelte nazionali che l'Italia farà sul tema dell'etichettatura. In particolare la normativa comunitaria offre agli stati membri la possibilità di introdurre disposizioni sull’etichettatura dell’origine degli alimenti assegnando un ruolo fondamentale alle valutazioni dei consumatori circa l’importanza di queste informazioni e il valore aggiunto attribuito ai prodotti in relazione al territorio di provenienza. Il questionario è rivolto a consumatori, produttori e operatori, si compone di 11 domande ed è di agevole compilazione, con l’indicazione per ogni domanda di un’opzione di risposta tra quelle individuate.
Coldiretti Ferrara aderisce all’iniziativa del Ministero delle Politiche Agricole della consultazione on line sulle etichette degli alimenti più trasparenti
Votare per sostenere l’indicazione di origine negli alimenti e, con essa, il Made in Italy a tavola. E’ l’invito della Coldiretti in merito alla consultazione pubblica on line per spingere a livello europeo la necessità di rendere le etichette più trasparenti. Per votare basta collegarsi al Ministero delle Politiche agricole che ha aperto sul proprio sito internet un questionario rivolto a tutti gli italiani. Proprio un anno fa Coldiretti ha messo in campo una grande mobilitazione, partita dal Brennero ed estesa poi a tutto il territorio nazionale, a difesa del vero made in italy e del suo valore reputazionale nel mondo,e a sostegno dei consumatori e delle nostre imprese agricole, minacciate dalla concorrenza sleale del cibo di provenienza estera “travestito” di italianità. Una battaglia che trova ora un ulteriore strumento in questa consultazione pubblica per coinvolgere la collettività sul tema della trasparenza delle informazioni sugli alimenti e il ruolo dell’etichettatura per la valorizzazione dell’origine e del patrimonio agroalimentare italiano. I suoi risultati saranno utilizzati come supporto e rafforzamento delle scelte nazionali che l'Italia farà sul tema dell'etichettatura. In particolare la normativa comunitaria offre agli stati membri la possibilità di introdurre disposizioni sull’etichettatura dell’origine degli alimenti assegnando un ruolo fondamentale alle valutazioni dei consumatori circa l’importanza di queste informazioni e il valore aggiunto attribuito ai prodotti in relazione al territorio di provenienza. Il questionario è rivolto a consumatori, produttori e operatori, si compone di 11 domande ed è di agevole compilazione, con l’indicazione per ogni domanda di un’opzione di risposta tra quelle individuate.
venerdì 7 novembre 2014
ETICHETTATURA, MIPAAF: AL VIA CONSULTAZIONE PUBBLICA ONLINE SUL SITO DEL MINISTERO
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è aperta da oggi sul sito www.politicheagricole.it la consultazione pubblica dei cittadini sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari. I consumatori, i produttori e gli operatori potranno esprimersi su quali informazioni vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti, rispondendo ad un questionario con 11 semplici domande sull’importanza dell’origine e della tracciabilità dei cibi. I risultati saranno utilizzati come supporto e rafforzamento delle scelte nazionali che l'Italia farà sul tema dell'etichettatura, che verranno presentate a Bruxelles, in attuazione del nuovo Regolamento sull’etichettatura che entrerà in vigore il 13 dicembre. L'iniziativa fa parte delle misure di 'Campolibero' della Legge Competitività e ha l’obiettivo di coinvolgere la collettività su una questione decisiva come la trasparenza delle informazioni sugli alimenti. Un ulteriore effetto della consultazione è allinearsi ai principi generali dell'Unione europea, dove la condivisione dei contenuti delle decisioni pubbliche costituisce da tempo una prassi consolidata. “Diamo voce ai cittadini su un tema fondamentale come l’etichettatura e la trasparenza delle informazioni sul cibo – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina –. Con la consultazione pubblica che avviamo oggi gli italiani potranno esprimere per la prima volta la loro opinione sulla tracciabilità e sull’origine dei prodotti agroalimentari. Non si tratta di un questionario puro e semplice, ma di uno strumento di condivisione con i consumatori degli indirizzi politici su una materia che incide sulla vita di ogni giorno. Il nostro obiettivo è accelerare sulla legge sull’etichettatura, in linea con le nuove disposizioni dell’Unione Europea. L’etichettatura, infatti, è uno strumento importante per il patrimonio agroalimentare italiano, così come la valorizzazione dell’origine, che per il Made in Italy è fondamentale”.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è aperta da oggi sul sito www.politicheagricole.it la consultazione pubblica dei cittadini sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari. I consumatori, i produttori e gli operatori potranno esprimersi su quali informazioni vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti, rispondendo ad un questionario con 11 semplici domande sull’importanza dell’origine e della tracciabilità dei cibi. I risultati saranno utilizzati come supporto e rafforzamento delle scelte nazionali che l'Italia farà sul tema dell'etichettatura, che verranno presentate a Bruxelles, in attuazione del nuovo Regolamento sull’etichettatura che entrerà in vigore il 13 dicembre. L'iniziativa fa parte delle misure di 'Campolibero' della Legge Competitività e ha l’obiettivo di coinvolgere la collettività su una questione decisiva come la trasparenza delle informazioni sugli alimenti. Un ulteriore effetto della consultazione è allinearsi ai principi generali dell'Unione europea, dove la condivisione dei contenuti delle decisioni pubbliche costituisce da tempo una prassi consolidata. “Diamo voce ai cittadini su un tema fondamentale come l’etichettatura e la trasparenza delle informazioni sul cibo – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina –. Con la consultazione pubblica che avviamo oggi gli italiani potranno esprimere per la prima volta la loro opinione sulla tracciabilità e sull’origine dei prodotti agroalimentari. Non si tratta di un questionario puro e semplice, ma di uno strumento di condivisione con i consumatori degli indirizzi politici su una materia che incide sulla vita di ogni giorno. Il nostro obiettivo è accelerare sulla legge sull’etichettatura, in linea con le nuove disposizioni dell’Unione Europea. L’etichettatura, infatti, è uno strumento importante per il patrimonio agroalimentare italiano, così come la valorizzazione dell’origine, che per il Made in Italy è fondamentale”.
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lunedì 16 giugno 2014
MIPAAF, MADE IN ITALY: I NAC SEQUESTRANO 36 MILA ETICHETTE IRREGOLARI NELL’OPERAZIONE ‘ESTATE SICURA’
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali comunica che i Nuclei Antifrodi Carabinieri del Comando Carabinieri Politiche agricole e alimentari hanno avviato i controlli straordinari a tutela dei consumatori per l’Operazione ‘Estate Sicura’. Nel corso dei primi accertamenti i Nac hanno riscontrato violazioni alle normative su etichettatura e tracciabilità. Sono state 58 le linee produttive e di commercializzazione controllate, che hanno portato al sequestro di 36.800 etichette irregolari. In particolare, i controlli hanno interessato i prodotti Made in Italy, Dop, Igp e biologico e hanno individuato indebite evocazioni delle Dop Prosciutto di Parma, Mozzarella di bufala campana, Zafferano di Sardegna e degli Oli ‘Terre di Siena’ e ‘Colline Salernitane’. Sul fronte della tutela del Made in Italy all’estero, in collaborazione con il Consorzio di Tutela della Mortadella di Bologna Igp, inoltre, i Nuclei Antifrodi Carabinieri hanno riscontrato in Spagna un circuito di commercializzazione di “Mortadela Bolonia”, chiaramente evocante il prodotto Igp italiano. I controlli proseguiranno per tutto il periodo estivo e saranno sviluppati anche in stretta collaborazione con gli agenti vigilatori dei Consorzi di Tutela, con i quali i Nac hanno consolidato i rapporti di collaborazione per la tutela dei consumatori. “Il Made in Italy è il nostro biglietto da visita di qualità sui mercati internazionali.– afferma il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina – Per questo è sempre più spesso imitato e al centro di frodi ai danni dei consumatori. Non abbassiamo la guardia e proseguiamo nel contrasto all’italian sounding e a tutti quei prodotti contraffatti che ledono la nostra economia e il lavoro delle imprese oneste. Bene i controlli messi in campo dai Nac che dimostrano come sia necessario operare sinergicamente per proteggere e valorizzare i nostri prodotti”.
Il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali comunica che i Nuclei Antifrodi Carabinieri del Comando Carabinieri Politiche agricole e alimentari hanno avviato i controlli straordinari a tutela dei consumatori per l’Operazione ‘Estate Sicura’. Nel corso dei primi accertamenti i Nac hanno riscontrato violazioni alle normative su etichettatura e tracciabilità. Sono state 58 le linee produttive e di commercializzazione controllate, che hanno portato al sequestro di 36.800 etichette irregolari. In particolare, i controlli hanno interessato i prodotti Made in Italy, Dop, Igp e biologico e hanno individuato indebite evocazioni delle Dop Prosciutto di Parma, Mozzarella di bufala campana, Zafferano di Sardegna e degli Oli ‘Terre di Siena’ e ‘Colline Salernitane’. Sul fronte della tutela del Made in Italy all’estero, in collaborazione con il Consorzio di Tutela della Mortadella di Bologna Igp, inoltre, i Nuclei Antifrodi Carabinieri hanno riscontrato in Spagna un circuito di commercializzazione di “Mortadela Bolonia”, chiaramente evocante il prodotto Igp italiano. I controlli proseguiranno per tutto il periodo estivo e saranno sviluppati anche in stretta collaborazione con gli agenti vigilatori dei Consorzi di Tutela, con i quali i Nac hanno consolidato i rapporti di collaborazione per la tutela dei consumatori. “Il Made in Italy è il nostro biglietto da visita di qualità sui mercati internazionali.– afferma il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina – Per questo è sempre più spesso imitato e al centro di frodi ai danni dei consumatori. Non abbassiamo la guardia e proseguiamo nel contrasto all’italian sounding e a tutti quei prodotti contraffatti che ledono la nostra economia e il lavoro delle imprese oneste. Bene i controlli messi in campo dai Nac che dimostrano come sia necessario operare sinergicamente per proteggere e valorizzare i nostri prodotti”.
venerdì 16 maggio 2014
RICERCA CENSIS-CIA, MARTINA: AGROALIMENTARE SI CONFERMA STRATEGICO, CON ‘CAMPOLIBERO’ MISURE ANCHE PER GIOVANI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“I risultati del rapporto Censis-Cia Confederazione italiana agricoltori ci danno un’ulteriore conferma del ruolo strategico del mondo agricolo e agroalimentare. Se per anni il settore è stato visto come marginale rispetto ad altri, oggi questo pregiudizio è finalmente tramontato, come dimostra il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani lo considera un asset decisivo per il rilancio di tutto il Paese, in grado non solo di resistere alla crisi ma anche di creare opportunità lavorative soprattutto per i giovani”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati emersi dalla presentazione della ricerca del Censis realizzata per la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), dal titolo ‘Un futuro per l’Italia: perché ripartire dall’agricoltura’, illustrata oggi a Roma dal Presidente della Cia, Dino Scanavino, e dal Direttore del Censis, Giuseppe Roma. “Ecco perché dobbiamo puntare sempre di più sul nostro agroalimentare che vanta già numeri di tutto rispetto, visto che nel suo complesso vale circa il 17% del Pil nazionale, e che può offrire ancora molto se riusciamo a sviluppare ulteriormente il grande potenziale che ha. Stiamo costruendo – ha aggiunto Martina - un progetto complessivo per creare un percorso nuovo per il settore da qui ai prossimi anni. In questa prospettiva rientra anche il decreto ‘Campolibero’, che presenteremo a breve in Consiglio dei Ministri, dove abbiamo previsto misure attese dal settore, mirate a dare maggiore competitività alle nostre aziende, semplificare il carico burocratico che pesa sugli imprenditori, sostenere i giovani che fanno il loro ingresso nel settore, favorendo così anche il ricambio generazionale che è prioritario”. “Le sfide che ci troviamo ad affrontare, dall’attuazione a livello nazionale della nuova Politica agricola comune al semestre Ue di Presidenza italiana ed Expo 2015, sono delle grandi opportunità per portare avanti le nostre battaglie, come quella relativa all’etichettatura, valorizzando e promuovendo ancora di più il nostro patrimonio agroalimentare. Se ci giochiamo bene le nostre carte, mantenendo i piedi per terra ma con la testa nel mondo – ha concluso il Ministro - possiamo crescere ancora, anche in termini di export”.
“I risultati del rapporto Censis-Cia Confederazione italiana agricoltori ci danno un’ulteriore conferma del ruolo strategico del mondo agricolo e agroalimentare. Se per anni il settore è stato visto come marginale rispetto ad altri, oggi questo pregiudizio è finalmente tramontato, come dimostra il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani lo considera un asset decisivo per il rilancio di tutto il Paese, in grado non solo di resistere alla crisi ma anche di creare opportunità lavorative soprattutto per i giovani”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati emersi dalla presentazione della ricerca del Censis realizzata per la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), dal titolo ‘Un futuro per l’Italia: perché ripartire dall’agricoltura’, illustrata oggi a Roma dal Presidente della Cia, Dino Scanavino, e dal Direttore del Censis, Giuseppe Roma. “Ecco perché dobbiamo puntare sempre di più sul nostro agroalimentare che vanta già numeri di tutto rispetto, visto che nel suo complesso vale circa il 17% del Pil nazionale, e che può offrire ancora molto se riusciamo a sviluppare ulteriormente il grande potenziale che ha. Stiamo costruendo – ha aggiunto Martina - un progetto complessivo per creare un percorso nuovo per il settore da qui ai prossimi anni. In questa prospettiva rientra anche il decreto ‘Campolibero’, che presenteremo a breve in Consiglio dei Ministri, dove abbiamo previsto misure attese dal settore, mirate a dare maggiore competitività alle nostre aziende, semplificare il carico burocratico che pesa sugli imprenditori, sostenere i giovani che fanno il loro ingresso nel settore, favorendo così anche il ricambio generazionale che è prioritario”. “Le sfide che ci troviamo ad affrontare, dall’attuazione a livello nazionale della nuova Politica agricola comune al semestre Ue di Presidenza italiana ed Expo 2015, sono delle grandi opportunità per portare avanti le nostre battaglie, come quella relativa all’etichettatura, valorizzando e promuovendo ancora di più il nostro patrimonio agroalimentare. Se ci giochiamo bene le nostre carte, mantenendo i piedi per terra ma con la testa nel mondo – ha concluso il Ministro - possiamo crescere ancora, anche in termini di export”.
mercoledì 30 aprile 2014
MIPAAF, MARTINA INCONTRA IL COMMISSARIO EUROPEO ALLA SALUTE BORG
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina ha incontrato oggi a Roma, presso il Palazzo dell’Agricoltura, il Commissario europeo alla Salute, Tonio Borg. Al centro dell’incontro le principali questioni di politica comunitaria con particolare riferimento agli Ogm e all’etichettatura. Il Ministro Martina ha ribadito di essere favorevole all’iniziativa della Presidenza greca per una revisione della normativa europea sugli Ogm, che preveda per gli Stati Membri maggiore autonomia sul tema. In merito all’indicazione nell’etichettatura del Paese di origine dei prodotti e della carne utilizzata come ingrediente il Ministro ha ricordato forte sensibilità italiana su questo tema e evidenziato l’opportunità di un esame approfondito di tali questioni a livello della UE. È stato anche dibattuto il sistema di “etichettatura a semaforo”, introdotto dal Regno Unito. Martina ha ribadito la contrarietà italiana a tale sistema, ritenuto non adatto allo scopo di tutelare la salute, poiché l’informazione fornita da questo tipo di etichette appare superficiale e fuorviante. Il Ministro ha assicurato il pieno impegno italiano durante la prossima presidenza di turno a coordinare i lavori relativi alle bozze di regolamento sulla protezione delle piante, sui materiali di riproduzione e sui controlli ufficiali. Infine, sono state discusse le iniziative avviate a livello nazionale e comunitario per contrastare le malattie delle piante diffuse in alcune regioni italiane.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina ha incontrato oggi a Roma, presso il Palazzo dell’Agricoltura, il Commissario europeo alla Salute, Tonio Borg. Al centro dell’incontro le principali questioni di politica comunitaria con particolare riferimento agli Ogm e all’etichettatura. Il Ministro Martina ha ribadito di essere favorevole all’iniziativa della Presidenza greca per una revisione della normativa europea sugli Ogm, che preveda per gli Stati Membri maggiore autonomia sul tema. In merito all’indicazione nell’etichettatura del Paese di origine dei prodotti e della carne utilizzata come ingrediente il Ministro ha ricordato forte sensibilità italiana su questo tema e evidenziato l’opportunità di un esame approfondito di tali questioni a livello della UE. È stato anche dibattuto il sistema di “etichettatura a semaforo”, introdotto dal Regno Unito. Martina ha ribadito la contrarietà italiana a tale sistema, ritenuto non adatto allo scopo di tutelare la salute, poiché l’informazione fornita da questo tipo di etichette appare superficiale e fuorviante. Il Ministro ha assicurato il pieno impegno italiano durante la prossima presidenza di turno a coordinare i lavori relativi alle bozze di regolamento sulla protezione delle piante, sui materiali di riproduzione e sui controlli ufficiali. Infine, sono state discusse le iniziative avviate a livello nazionale e comunitario per contrastare le malattie delle piante diffuse in alcune regioni italiane.
giovedì 17 aprile 2014
MIPAAF: CONTROLLI STRAORDINARI SULLE PRODUZIONI AGROALIMENTARI DEI CARABINIERI DELLE POLITICHE AGRICOLE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Vademecum per una Pasqua sicura
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che, in vista delle festività pasquali, sono stati intensificati su tutto il territorio i controlli sulle produzioni agroalimentari. Nello specifico le verifiche ispettive dei NAC hanno riguardato 165 aziende ed attività commerciali. Sono state 20.500 le etichette irregolari ritirate dal mercato che hanno riguardato prodotti e ingredienti non corrispondenti alle etichette, con indebite evocazioni ad esempio del “Pistacchio di Bronte Dop”, del “Sale marino di Trapani Igp”, del “Grana Padano Dop”, del “Parmigiano Reggiano Dop”, del “Prosciutto Toscano Dop”, del “Pecorino Romano Dop” e della “Mozzarella di bufala campana Dop”. L’attenzione dei Carabinieri delle politiche agricole è stata puntata sulla tracciabilità e sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari tradizionalmente presenti sulla tavola degli italiani in questo periodo. I Nac, che hanno operato in stretta collaborazione con l’Ispettorato centrale per la Tutela Qualità e la Repressione Frodi del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e con la rete degli Organismi di vigilanza dei principali Consorzi di Tutela, hanno verificato le norme sulla comunicazione commerciale ingannevole, in attuazione della normativa europea che vieta l’evocazione di marchi di qualità DOP e l’utilizzo di indicazioni fuorvianti, specie con riferimento a contenuti nutrizionali inappropriati o a denominazioni e indicazioni non corrispondenti ai luoghi di origine, agli ingredienti, alla scadenza e ai disciplinari di produzione. Nei primi mesi del 2014 sono stati operati sequestri su quasi 22 mila kg di prodotti alimentari irregolari, e su 219.300 etichette/packaging irregolari. Il vademecum dei Nac per una Pasqua sicura - Non guardare solo le confezioni dei prodotti, dal momento che possono recare immagini accattivanti non sempre corrispondenti al prodotto reale; - Leggere attentamente le etichette, in modo da scegliere i prodotti che recano con chiarezza le indicazioni sulla lista degli ingredienti, origine, scadenza, stabilimento di lavorazione, tracciabilità, recapiti dell’azienda produttrice. - Verificare i prezzi, la convenienza di un prodotto si può constatare confrontando la lista degli ingredienti. Alcune indicazioni utili:
1) Le uova di cioccolato
I migliori prodotti di qualità sono quelli che contengono, nell’ordine: - cacao in polvere, - burro di cacao (pasta di cacao), - zucchero, - latte in polvere, - aromatizzanti naturali. Solo il cioccolato “puro” non contiene oli tropicali o altri grassi vegetali. Il cioccolato fondente va valutato in relazione al contenuto di cacao ( il migliore è superiore al 50%).
2) Le colombe pasquali
Quelle di migliore qualità contengono nell’ordine: - farina; - zucchero; - uova; - burro; - canditi. Anche in questo caso è importante leggere l’etichetta, per verificare la lista degli ingredienti e compiere delle scelte “consapevoli”: è importante perciò conoscere se al posto del burro vi è margarina, se il prodotto è confezionato con alimenti”biologici” e “ogm- free”, con latte in polvere e se vi sono conservanti. Così come è importante sapere che sono state impiegate uova di categoria A (oppure se vi è albume in polvere). La qualità del prodotto si delinea anche dalla crosta e dalla lievitazione: la superficie non deve essere molto scura, l’impasto deve risultare dorato, il prodotto non deve risultare piatto. I canditi devono essere morbidi e, per i prodotti di migliore qualità, sono grandi.
3) Le carni ovine
La carne di agnello è ottenuta dall’animale fino ad un anno di età. Per le carni ovine non è ancora prevista l’obbligatorietà dell’indicazione di origine alla vendita, stabilita invece per le carni bovine, per cui sui banchi di vendita possono essere commercializzati anche prodotti provenienti dall’estero senza indicazioni sull’origine. Il consumatore può trovare, in ogni caso, indicazioni volontarie sulla provenienza del prodotto. Per scelte più mirate sulle modalità di allevamento, zone di produzione e tracciabilità, è possibile orientarsi sui principali prodotti tipici nazionali, garantiti da disciplinari di produzione IGP quali l’Agnello di Sardegna IGP, l’Abbacchio Romano IGP, l’Agnello dell’ Appennino di Centro Italia IGP, ed altri prodotti tipici quali l’Agnello Lucano, l’Agnello Nero Toscano e l’Agnello di Pomarance (PI). In linea generale, le tradizioni e i disciplinari di produzione di tali prodotti nazionali prevedono l’allevamento allo stato brado, il ricovero in strutture adeguate per i ricambi d’aria e l’illuminazione naturale, gli interventi sanitari ed i controlli, l’assenza di forzature alimentari e stress ambientali, con un processo naturale per la nutrizione con latte materno ed essenze di pascolo dell’habitat regionale di riferimento.
4) Gli agriturismi
Molti agriturismi sono associati ad importanti Associazioni agricole e di categoria. Sono inoltre consigliati da Tour operator riconosciuti a livello internazionale che, in linea generale, possono garantire sulla validità delle strutture. In ogni caso può essere utile, prima di prenotare, verificare l’affidabilità dell’agriturismo informandosi sui seguenti aspetti essenziali: - l’affidabilità “ambientale”: la tranquillità e la salubrità dell’aria possono essere verificate accertando se nelle vicinanze sono situate autostrade, grandi agglomerati urbani, industrie e opifici; - l'estensione della azienda: un agriturismo deve avere sufficienti ettari di terra per le proprie produzioni; - le materie prime prodotte dall’agriturismo: la presenza di coltivazioni di ortaggi, frutteti e eventuali allevamenti di animali offrono sufficienti garanzie di affidabilità ed economicità dell’azienda.
Il Vademecum per una Pasqua sicura
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che, in vista delle festività pasquali, sono stati intensificati su tutto il territorio i controlli sulle produzioni agroalimentari. Nello specifico le verifiche ispettive dei NAC hanno riguardato 165 aziende ed attività commerciali. Sono state 20.500 le etichette irregolari ritirate dal mercato che hanno riguardato prodotti e ingredienti non corrispondenti alle etichette, con indebite evocazioni ad esempio del “Pistacchio di Bronte Dop”, del “Sale marino di Trapani Igp”, del “Grana Padano Dop”, del “Parmigiano Reggiano Dop”, del “Prosciutto Toscano Dop”, del “Pecorino Romano Dop” e della “Mozzarella di bufala campana Dop”. L’attenzione dei Carabinieri delle politiche agricole è stata puntata sulla tracciabilità e sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari tradizionalmente presenti sulla tavola degli italiani in questo periodo. I Nac, che hanno operato in stretta collaborazione con l’Ispettorato centrale per la Tutela Qualità e la Repressione Frodi del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e con la rete degli Organismi di vigilanza dei principali Consorzi di Tutela, hanno verificato le norme sulla comunicazione commerciale ingannevole, in attuazione della normativa europea che vieta l’evocazione di marchi di qualità DOP e l’utilizzo di indicazioni fuorvianti, specie con riferimento a contenuti nutrizionali inappropriati o a denominazioni e indicazioni non corrispondenti ai luoghi di origine, agli ingredienti, alla scadenza e ai disciplinari di produzione. Nei primi mesi del 2014 sono stati operati sequestri su quasi 22 mila kg di prodotti alimentari irregolari, e su 219.300 etichette/packaging irregolari. Il vademecum dei Nac per una Pasqua sicura - Non guardare solo le confezioni dei prodotti, dal momento che possono recare immagini accattivanti non sempre corrispondenti al prodotto reale; - Leggere attentamente le etichette, in modo da scegliere i prodotti che recano con chiarezza le indicazioni sulla lista degli ingredienti, origine, scadenza, stabilimento di lavorazione, tracciabilità, recapiti dell’azienda produttrice. - Verificare i prezzi, la convenienza di un prodotto si può constatare confrontando la lista degli ingredienti. Alcune indicazioni utili:
1) Le uova di cioccolato
I migliori prodotti di qualità sono quelli che contengono, nell’ordine: - cacao in polvere, - burro di cacao (pasta di cacao), - zucchero, - latte in polvere, - aromatizzanti naturali. Solo il cioccolato “puro” non contiene oli tropicali o altri grassi vegetali. Il cioccolato fondente va valutato in relazione al contenuto di cacao ( il migliore è superiore al 50%).
2) Le colombe pasquali
Quelle di migliore qualità contengono nell’ordine: - farina; - zucchero; - uova; - burro; - canditi. Anche in questo caso è importante leggere l’etichetta, per verificare la lista degli ingredienti e compiere delle scelte “consapevoli”: è importante perciò conoscere se al posto del burro vi è margarina, se il prodotto è confezionato con alimenti”biologici” e “ogm- free”, con latte in polvere e se vi sono conservanti. Così come è importante sapere che sono state impiegate uova di categoria A (oppure se vi è albume in polvere). La qualità del prodotto si delinea anche dalla crosta e dalla lievitazione: la superficie non deve essere molto scura, l’impasto deve risultare dorato, il prodotto non deve risultare piatto. I canditi devono essere morbidi e, per i prodotti di migliore qualità, sono grandi.
3) Le carni ovine
La carne di agnello è ottenuta dall’animale fino ad un anno di età. Per le carni ovine non è ancora prevista l’obbligatorietà dell’indicazione di origine alla vendita, stabilita invece per le carni bovine, per cui sui banchi di vendita possono essere commercializzati anche prodotti provenienti dall’estero senza indicazioni sull’origine. Il consumatore può trovare, in ogni caso, indicazioni volontarie sulla provenienza del prodotto. Per scelte più mirate sulle modalità di allevamento, zone di produzione e tracciabilità, è possibile orientarsi sui principali prodotti tipici nazionali, garantiti da disciplinari di produzione IGP quali l’Agnello di Sardegna IGP, l’Abbacchio Romano IGP, l’Agnello dell’ Appennino di Centro Italia IGP, ed altri prodotti tipici quali l’Agnello Lucano, l’Agnello Nero Toscano e l’Agnello di Pomarance (PI). In linea generale, le tradizioni e i disciplinari di produzione di tali prodotti nazionali prevedono l’allevamento allo stato brado, il ricovero in strutture adeguate per i ricambi d’aria e l’illuminazione naturale, gli interventi sanitari ed i controlli, l’assenza di forzature alimentari e stress ambientali, con un processo naturale per la nutrizione con latte materno ed essenze di pascolo dell’habitat regionale di riferimento.
4) Gli agriturismi
Molti agriturismi sono associati ad importanti Associazioni agricole e di categoria. Sono inoltre consigliati da Tour operator riconosciuti a livello internazionale che, in linea generale, possono garantire sulla validità delle strutture. In ogni caso può essere utile, prima di prenotare, verificare l’affidabilità dell’agriturismo informandosi sui seguenti aspetti essenziali: - l’affidabilità “ambientale”: la tranquillità e la salubrità dell’aria possono essere verificate accertando se nelle vicinanze sono situate autostrade, grandi agglomerati urbani, industrie e opifici; - l'estensione della azienda: un agriturismo deve avere sufficienti ettari di terra per le proprie produzioni; - le materie prime prodotte dall’agriturismo: la presenza di coltivazioni di ortaggi, frutteti e eventuali allevamenti di animali offrono sufficienti garanzie di affidabilità ed economicità dell’azienda.
giovedì 6 febbraio 2014
ETICHETTATURA CARNI, CONFAGRICOLTURA: “BENE LA SOLLECITAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO A RIVEDERE LA NORMATIVA SULL’ORIGINE DEI CAPI SUINI, OVICAPRINI E AVICOLI ALLEVATI”
Fonte: Confagricoltura
Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di risoluzione che invita la Commissione a ritirare il regolamento sull’etichettatura di origine delle carni suine, ovicaprine ed avicole, ed ha chiesto che venga prevista l'indicazione obbligatoria del luogo di nascita. Confagricoltura apprezza e sostiene l’intervento del Parlamento europeo e si augura che la Commissione ritiri il regolamento in questione, che contiene disposizioni che si rivelano confuse e poco trasparenti. “Abbiamo chiesto da sempre - conclude Confagricoltura - di rendere obbligatoria l’indicazione del luogo di nascita, allevamento e macellazione dell’animale, in analogia con quanto previsto da diversi anni per la carne dei bovini. Per assegnare l’origine l’animale deve essere nato, allevato e macellato nello stesso Stato membro. Se non cambierà il regolamento sarà possibile 'nazionalizzare' suini presenti in allevamento solo per 120 giorni”.
Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di risoluzione che invita la Commissione a ritirare il regolamento sull’etichettatura di origine delle carni suine, ovicaprine ed avicole, ed ha chiesto che venga prevista l'indicazione obbligatoria del luogo di nascita. Confagricoltura apprezza e sostiene l’intervento del Parlamento europeo e si augura che la Commissione ritiri il regolamento in questione, che contiene disposizioni che si rivelano confuse e poco trasparenti. “Abbiamo chiesto da sempre - conclude Confagricoltura - di rendere obbligatoria l’indicazione del luogo di nascita, allevamento e macellazione dell’animale, in analogia con quanto previsto da diversi anni per la carne dei bovini. Per assegnare l’origine l’animale deve essere nato, allevato e macellato nello stesso Stato membro. Se non cambierà il regolamento sarà possibile 'nazionalizzare' suini presenti in allevamento solo per 120 giorni”.
martedì 14 gennaio 2014
COLDIRETTI: DOPO OK DEL PARLAMENTO A MOZIONE “SALVA MADE IN ITALY”, AVANTI CON ETICHETTATURA D’ORIGINE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Apprezzamento di Coldiretti per la mozione unitaria della Camera sull’etichettatura dei prodotti alimentari. “Ora il ministro De Girolamo ha l’occasione di dare una svolta alle norme in materia di protezione del vero made in Italy” evidenzia il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli.
Il Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo ha l’occasione di dare una svolta epocale alla legislatura con l’emanazione dei decreti sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti sostenuta dalla mozione unitaria approvata all'unanimita' dall'Aula della Camera sull'etichettatura dei prodotti alimentari. E’ quanto afferma il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per il via libera della Camera alla mozione ”salva Made in Italy a tavola” proposta dagli onorevoli Mongiello, Sani, Rondini, Gallinella, Franco Bordo, Zaccagnini, Faenzi, Bosco, Catania e Schullian, dopo la manifestazione di diecimila agricoltori ed allevatori della Coldiretti al Brennero. Solo nell’ultimo anno - sottolinea la Coldiretti - sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. Contiene infatti materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. Gli inganni del finto Made in Italy sugliscaffali riguardano – precisa la Coldiretti - due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. “Pensando al futuro dei nostri soci, delle imprese agricole in cui lavorano le nostrefamiglie, ed alle tante difficoltà che storicamente l’agricoltura attraversa – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli – abbiamo il dovere di operare nella trasparenza e pretendere che tutti soggetti dell’agroalimentare lo siano e lavorino per dare valore e reddito al Paese. Dobbiamo portare in questi momenti sul mercato questo valore aggiunto e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti, come leva di opportunità e di distintività verso i consumatori, affrancandoci dalla concorrenza basata unicamente sul fattore prezzo. Che molto spesso, quando è troppo basso nasconde anche sfruttamento e rischi per la salute e l’ambiente”. Un indirizzo che si sta affermando anche in Europa dove l’Europarlamento in sessione plenaria a Strasburgo, ha adottato la Risoluzione non legislativa sulla crisi alimentare, le frodi nella catena alimentare e il loro controllo, che sostiene, tra l’altro, l’indicazione del paese di origine sull’etichetta per contribuire a garantire una migliore tracciabilità lungo la catena alimentare e combattere le frodi. “Non c’è più – conclude Gulinelli – l’alibi della contrarietà della Unione Europea su questi temi. L’Italia non abbia quindi timore nel completare il suo cammino sostenendo il percorso della più completa trasparenza e delle maggiori informazioni in etichetta, che non fanno altro che rendere più attrattive le nostre produzioni di qualità, le uniche in grado di costituire una opportunità di reddito per le imprese agricole di qualunque dimensione, supportate da un diverso disegno delle filiere e da una maggiore efficienza delle strutture di servizio”
Apprezzamento di Coldiretti per la mozione unitaria della Camera sull’etichettatura dei prodotti alimentari. “Ora il ministro De Girolamo ha l’occasione di dare una svolta alle norme in materia di protezione del vero made in Italy” evidenzia il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli.
Il Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo ha l’occasione di dare una svolta epocale alla legislatura con l’emanazione dei decreti sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti sostenuta dalla mozione unitaria approvata all'unanimita' dall'Aula della Camera sull'etichettatura dei prodotti alimentari. E’ quanto afferma il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per il via libera della Camera alla mozione ”salva Made in Italy a tavola” proposta dagli onorevoli Mongiello, Sani, Rondini, Gallinella, Franco Bordo, Zaccagnini, Faenzi, Bosco, Catania e Schullian, dopo la manifestazione di diecimila agricoltori ed allevatori della Coldiretti al Brennero. Solo nell’ultimo anno - sottolinea la Coldiretti - sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. Contiene infatti materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. Gli inganni del finto Made in Italy sugliscaffali riguardano – precisa la Coldiretti - due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. “Pensando al futuro dei nostri soci, delle imprese agricole in cui lavorano le nostrefamiglie, ed alle tante difficoltà che storicamente l’agricoltura attraversa – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli – abbiamo il dovere di operare nella trasparenza e pretendere che tutti soggetti dell’agroalimentare lo siano e lavorino per dare valore e reddito al Paese. Dobbiamo portare in questi momenti sul mercato questo valore aggiunto e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti, come leva di opportunità e di distintività verso i consumatori, affrancandoci dalla concorrenza basata unicamente sul fattore prezzo. Che molto spesso, quando è troppo basso nasconde anche sfruttamento e rischi per la salute e l’ambiente”. Un indirizzo che si sta affermando anche in Europa dove l’Europarlamento in sessione plenaria a Strasburgo, ha adottato la Risoluzione non legislativa sulla crisi alimentare, le frodi nella catena alimentare e il loro controllo, che sostiene, tra l’altro, l’indicazione del paese di origine sull’etichetta per contribuire a garantire una migliore tracciabilità lungo la catena alimentare e combattere le frodi. “Non c’è più – conclude Gulinelli – l’alibi della contrarietà della Unione Europea su questi temi. L’Italia non abbia quindi timore nel completare il suo cammino sostenendo il percorso della più completa trasparenza e delle maggiori informazioni in etichetta, che non fanno altro che rendere più attrattive le nostre produzioni di qualità, le uniche in grado di costituire una opportunità di reddito per le imprese agricole di qualunque dimensione, supportate da un diverso disegno delle filiere e da una maggiore efficienza delle strutture di servizio”
MADE IN ITALY, AGRINSIEME: “POSITIVA MOZIONE SU ETICHETTATURA APPROVATA DALLA CAMERA”
Fonte: Agrinsieme
Agrinsieme valuta positivamente l’approvazione all’unanimità da parte della Camera dei deputati della mozione sull’etichettatura. “La difesa della produzione europea passa anche per una migliore informazione al consumatore - commenta il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza Cooperative. E’ importante che in presenza di scandali o frodi alimentari il consumatore sia informato sulla reale origine dei prodotti, così da circoscrivere più facilmente le zone di produzione e tutelare quelle non coinvolte”. Agrinsieme invita, inoltre, il Governo ad intervenire in ambito europeo affinché l’atto delegato sull’origine delle carni suine e avicole pubblicato lo scorso dicembre sia modificato dal Parlamento Europeo. Infatti il testo approvato aumenta la confusione nel consumatore sulla reale provenienza delle carni.
Agrinsieme è il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare.
Agrinsieme valuta positivamente l’approvazione all’unanimità da parte della Camera dei deputati della mozione sull’etichettatura. “La difesa della produzione europea passa anche per una migliore informazione al consumatore - commenta il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza Cooperative. E’ importante che in presenza di scandali o frodi alimentari il consumatore sia informato sulla reale origine dei prodotti, così da circoscrivere più facilmente le zone di produzione e tutelare quelle non coinvolte”. Agrinsieme invita, inoltre, il Governo ad intervenire in ambito europeo affinché l’atto delegato sull’origine delle carni suine e avicole pubblicato lo scorso dicembre sia modificato dal Parlamento Europeo. Infatti il testo approvato aumenta la confusione nel consumatore sulla reale provenienza delle carni.
Agrinsieme è il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare.
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