Fonte: Confagricoltura Ferrara
Confagricoltura Ferrara ha partecipato stamane a Roma al convegno promosso dall’Organizzazione nazionale sul ruolo strategico dell’agricoltura per il Paese, con particolare riguardo al lavoro, all’occupazione ed alla produttività.
“ L’occupazione dipendente del settore agricolo, sia su scala nazionale sia in modo particolare nella nostra realtà provinciale – osserva il Presidente ferrarese Nicola Gherardi – rappresenta una quota importante del mercato del lavoro, sia in termini quantitativi che qualitativi. Inoltre, secondo i più recenti indicatori statistici relativi al primo semestre 2012 l’agricoltura, nonostante la crisi, non solo tiene in termini di contributo occupazionale ma continua a registrare un sensibile aumento, in assoluta controtendenza rispetto agli altri settori produttivi. Dato che purtroppo non troverà conferma nel secondo semestre per effetto del sisma e della grave siccità che hanno interessato il nostro territorio”.
“Confagricoltura vuol dare voce alle decine di migliaia di imprese agricole che operano nel rispetto delle regole ed occupano un rilevante numero di lavoratori dipendenti – ha affermato nel corso del suo intervento il Presidente di Confagricoltura, Mario Guidi – per mettere in evidenza i problemi e le criticità che quotidianamente incontrano, confrontandosi con la scarsa flessibilità delle norme, l’eccesso di adempimenti, l’elevata pressione fiscale e contributiva sul lavoro. Le misure sulla crescita e quelle sulla produttività devono riguardare pienamente anche il settore agricolo, rafforzandone il ruolo ‘centrale’ per l’economia, l’occupazione ed il progresso sociale”.
Il Presidente di Confagricoltura ha poi evidenziato che “la riduzione del costo del lavoro e la semplificazione sono le chiavi perché l’agricoltura possa esplicare tutte le sue potenzialità”, sottolineando che le 500 maggiori aziende italiane, tra le quali alcune ubicate nel ferrarese, occupano il 24% del totale della manodopera agricola e che l’agricoltura, rispetto a tutti gli altri settori produttivi, è quella che ha le aliquote Inail più onerose.
Al dibattito sono intervenuti, tra gli altri, i Ministri dello Sviluppo Economico Corrado Passera e per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Filippo Patroni Griffi, e il Presidente Inps Antonio Mastrapasqua.
Le conclusioni sono state tratte dal Ministro del Lavoro Elsa Fornero. Al Presidente Guidi che nel suo intervento, a proposito della riforma Fornero, aveva rimarcato l’assenza di Confagricoltura al tavolo ufficiale di confronto tra Governo e parti sociali sostenendo che “non vi può essere scarsa attenzione sulle questioni dell’occupazione agricola, nella errata convinzione che le esigenze delle imprese agricole non siano omogenee a quelle di qualsiasi altro settore e che Confagricoltura era disponibile a dialogare su come si costruisce un modello di lavoro e crescita in agricoltura”, il Ministro ha accolto tale disponibilità ipotizzando l’apertura di un tavolo di confronto a gennaio sul lavoro agricolo.
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mercoledì 7 novembre 2012
CONFAGRICOLTURA FERRARA A ROMA AL CONVEGNO SU LAVORO, OCCUPAZIONE E PRODUTTIVITA’
giovedì 30 agosto 2012
A FERRARA IN UN ANNO AUMENTI DI 8 MILIONI DI EURO IN PIU’ SUI COSTI DI PRODUZIONE SOLO PER IL GASOLIO AGRICOLO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
“In un anno il settore agricolo ferrarese ha speso 8 milioni di euro in più solo per il gasolio agricolo”. Lo evidenzia Confagricoltura Ferrara, rimarcando i seri problemi che la continua escalation dei prezzi dei carburanti sta creando alle imprese agricole, in un momento di particolari difficoltà. “Da agosto 2011 ad agosto 2012 – sottolinea Nicola Gherardi, Presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi- il prezzo medio del gasolio agricolo è passato da 0,852 a 1,004 euro al litro, con un aumento pari al 17,8%. Considerato che i consumi in provincia di Ferrara si attestano in oltre 52 milioni di litri l’anno, questo significa un esborso aggiuntivo di oltre 8 milioni di euro, solo per questo prodotto, fondamentale per lo svolgimento di tutte le attività, dall’ortofloricoltura, alla zootecnica, alla lavorazione dei terreni ed all’irrigazione, operazioni diventate più impegnative a causa della siccità di questi ultimi mesi”. “In questi giorni è arrivata una nuova raffica di rincari che aggrava una situazione già oggettivamente insostenibile per le aziende agricole e che pone seriamente a rischio coltivazioni e allevamenti. Non dimentichiamoci poi – prosegue il Presidente di Confagricoltura Ferrara – che gli agricoltori sono anche consumatori e subiscono gli aumenti sia sui bilanci aziendali sia su quelli familiari. Inoltre, questi aumenti potrebbero essere presi a giustificazione di nuovi rialzi dei prezzi al consumo, dal momento che il 90 per cento dei prodotti agroalimentari viaggia su strada”. “Sono quindi indispensabili – conclude Nicola Gherardi - iniziative concrete per frenare questa continua escalation di prezzi, che impedisce qualsiasi programmazione e che incide pesantemente sui costi di produzione già particolarmente alti a causa del caldo e della siccità prolungata. La prima di queste è l’azzeramento delle accise”.
“In un anno il settore agricolo ferrarese ha speso 8 milioni di euro in più solo per il gasolio agricolo”. Lo evidenzia Confagricoltura Ferrara, rimarcando i seri problemi che la continua escalation dei prezzi dei carburanti sta creando alle imprese agricole, in un momento di particolari difficoltà. “Da agosto 2011 ad agosto 2012 – sottolinea Nicola Gherardi, Presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi- il prezzo medio del gasolio agricolo è passato da 0,852 a 1,004 euro al litro, con un aumento pari al 17,8%. Considerato che i consumi in provincia di Ferrara si attestano in oltre 52 milioni di litri l’anno, questo significa un esborso aggiuntivo di oltre 8 milioni di euro, solo per questo prodotto, fondamentale per lo svolgimento di tutte le attività, dall’ortofloricoltura, alla zootecnica, alla lavorazione dei terreni ed all’irrigazione, operazioni diventate più impegnative a causa della siccità di questi ultimi mesi”. “In questi giorni è arrivata una nuova raffica di rincari che aggrava una situazione già oggettivamente insostenibile per le aziende agricole e che pone seriamente a rischio coltivazioni e allevamenti. Non dimentichiamoci poi – prosegue il Presidente di Confagricoltura Ferrara – che gli agricoltori sono anche consumatori e subiscono gli aumenti sia sui bilanci aziendali sia su quelli familiari. Inoltre, questi aumenti potrebbero essere presi a giustificazione di nuovi rialzi dei prezzi al consumo, dal momento che il 90 per cento dei prodotti agroalimentari viaggia su strada”. “Sono quindi indispensabili – conclude Nicola Gherardi - iniziative concrete per frenare questa continua escalation di prezzi, che impedisce qualsiasi programmazione e che incide pesantemente sui costi di produzione già particolarmente alti a causa del caldo e della siccità prolungata. La prima di queste è l’azzeramento delle accise”.
venerdì 10 agosto 2012
PRIMI PASSI VERSO UN SISTEMA DI AIUTI PER LE AZIENDE COLPITE DALLA SICCITÀ
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Si è tenuta nel pomeriggio dell’8 agosto, presso l’Assessorato Regionale all’Agricoltura, alla presenza dell’Assessore Rabboni, una specifica riunione, cui ha partecipato Confagricoltura Emilia Romagna, per valutare procedure specifiche per affrontare l’emergenza siccità che da mesi attanaglia l’intero territorio provinciale. La gravità della situazione è stata rimarcata anche dall’ARPA Emilia-Romagna che nel corso della riunione ha illustrato l’andamento climatico e ha evidenziato come tutti i parametri di piovosità, di temperatura e di umidità del suolo, se raffrontati agli anni passati, presentano trend negativi storici. In un contesto di estrema gravità, con stime di danni ormai vicine al 50% del valore dell’intera produzione provinciale e quantificabili un valore superiore ai 200 milioni, l’Assessore ha dato conto della richiesta, avanzata insieme ai colleghi di Veneto e Lombardia, al Ministero di attivare tutte le procedure utili a consentire il riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento e giungere così, derogando al Piano Assicurativo Nazionale, alla attivazione del Fondo di Solidarietà Nazionale previsto dal Decreto legislativo 102/2004. Il presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi, nel commentare positivamente gli esiti del tavolo regionale, ricorda come proprio Confagricoltura Ferrara, con una serie di comunicazioni inviate alcune settimane fa agli Assessori all’Agricoltura Regionale e Provinciale ed ai Parlamentari ferraresi, nel descrivere la gravità della situazione ampiamente documentata dal Servizio Provinciale Agricoltura, aveva chiesto che con unità di intenti, tutti si adoperassero per rendere possibile il riconoscimento della eccezionalità degli eventi e per l’attivazione del Fondo di Solidarietà. “ Accolgo con grande favore la notizia dell’iniziativa dell’Assessorato Regionale – ha proseguito Gherardi – così come registro con favore l’approvazione da parte della Commissione Agricoltura del Senato, grazie all’interessamento della Senatrice Bertuzzi, di una risoluzione, approvata all’unanimità, con cui viene richiesto al Governo di intervenire con urgenza nella revisione del Piano Assicurativo Nazionale, che oggi impedisce di fatto il riconoscimento dell’eccezionalità per le avversità 2012, e l’implementazione della dotazione del Fondo di Solidarietà”. Se le richieste avanzate troveranno accoglimento, in termini pratici ciò consentirà di ottenere per le aziende agricole l’esonero parziale del pagamento dei contributi previdenziali, assistenziali e fiscali per gli imprenditori e loro dipendenti. Ma anche la compensazione in conto capitale o interessi di quota parte della produzione perduta e il trattamento di integrazione salariale per i lavoratori agricoli.
Si è tenuta nel pomeriggio dell’8 agosto, presso l’Assessorato Regionale all’Agricoltura, alla presenza dell’Assessore Rabboni, una specifica riunione, cui ha partecipato Confagricoltura Emilia Romagna, per valutare procedure specifiche per affrontare l’emergenza siccità che da mesi attanaglia l’intero territorio provinciale. La gravità della situazione è stata rimarcata anche dall’ARPA Emilia-Romagna che nel corso della riunione ha illustrato l’andamento climatico e ha evidenziato come tutti i parametri di piovosità, di temperatura e di umidità del suolo, se raffrontati agli anni passati, presentano trend negativi storici. In un contesto di estrema gravità, con stime di danni ormai vicine al 50% del valore dell’intera produzione provinciale e quantificabili un valore superiore ai 200 milioni, l’Assessore ha dato conto della richiesta, avanzata insieme ai colleghi di Veneto e Lombardia, al Ministero di attivare tutte le procedure utili a consentire il riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento e giungere così, derogando al Piano Assicurativo Nazionale, alla attivazione del Fondo di Solidarietà Nazionale previsto dal Decreto legislativo 102/2004. Il presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi, nel commentare positivamente gli esiti del tavolo regionale, ricorda come proprio Confagricoltura Ferrara, con una serie di comunicazioni inviate alcune settimane fa agli Assessori all’Agricoltura Regionale e Provinciale ed ai Parlamentari ferraresi, nel descrivere la gravità della situazione ampiamente documentata dal Servizio Provinciale Agricoltura, aveva chiesto che con unità di intenti, tutti si adoperassero per rendere possibile il riconoscimento della eccezionalità degli eventi e per l’attivazione del Fondo di Solidarietà. “ Accolgo con grande favore la notizia dell’iniziativa dell’Assessorato Regionale – ha proseguito Gherardi – così come registro con favore l’approvazione da parte della Commissione Agricoltura del Senato, grazie all’interessamento della Senatrice Bertuzzi, di una risoluzione, approvata all’unanimità, con cui viene richiesto al Governo di intervenire con urgenza nella revisione del Piano Assicurativo Nazionale, che oggi impedisce di fatto il riconoscimento dell’eccezionalità per le avversità 2012, e l’implementazione della dotazione del Fondo di Solidarietà”. Se le richieste avanzate troveranno accoglimento, in termini pratici ciò consentirà di ottenere per le aziende agricole l’esonero parziale del pagamento dei contributi previdenziali, assistenziali e fiscali per gli imprenditori e loro dipendenti. Ma anche la compensazione in conto capitale o interessi di quota parte della produzione perduta e il trattamento di integrazione salariale per i lavoratori agricoli.
mercoledì 18 luglio 2012
SICCITA', L'AGRICOLTURA FERRARESE RISCHIA IL COLLASSO DA CALORE
Fonte: Confagricoltura Ferrara
“La carenza d’acqua e soprattutto le temperature record di questo periodo stanno causando un deperimento organico delle piante di mais, girasole, soia, bietola, falcidiando i prossimi raccolti” – sottolinea Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, che sta monitorando le conseguenze della siccità. Secondo le stime dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi, “caldo africano e siccità portano a perdite del 20-30% per il mais e del 40-50% per la soia. Inoltre si prevedono perdite di qualità e quantità per la frutta estiva. “A Ferrara la situazione è aggravata anche dal fatto che la distribuzione delle acque irrigue è limitata per problemi alle centrali di pompaggio conseguenti al terremoto, quindi si ha minore afflusso per le irrigazioni di soccorso – prosegue Gherardi. L’Agenzia dell’Emilia Romagna per la prevenzione e l’ambiente ha certificato che la piovosità nella regione è stata di 25 mm inferiore alla media 1991-2005. Secondo nostre stime, il fabbisogno irriguo delle colture sarà quasi del 39% in più rispetto al 2011. Al riguardo è bene osservare che il gasolio agricolo che viene utilizzato per l’irrigazione è aumentato di 5,9 centesimi nei primi quindici giorni di luglio. Questa raffica di aumenti aggrava direttamente e indirettamente una situazione già oggettivamente insostenibile per molte aziende agricole e mette seriamente a rischio la loro attività. Inoltre questi rincari potrebbero essere presi a giustificazione di nuovi rialzi di prezzo al consumo degli alimentari freschi di cui non beneficiano gli agricoltori. “La siccità, anche al Nord, non è più un evento episodico ma una situazione strutturale che va fronteggiata – osserva il Presidente di Confagricoltura Ferrara - con una politica pluriennale imperniata su azioni ed interventi di fondo su obiettivi concreti. Occorrono politiche indirizzate alla ricerca ed all’innovazione per sostenere le aziende nelle scelte colturali e produttive e per individuare nuove varietà di piante a minore esigenza idrica, finanziamenti per favorire investimenti aziendali per un migliore uso delle acque”. Problemi ci sono anche sul mercato mondiale delle commodity a causa della grande siccità negli Usa- evidenzia Confagricoltura Ferrara - che porterà ad una sensibile riduzione dei raccolti cerealicoli (il 38% del prodotto non è in condizioni ottimali) con conseguente aumento dei prezzi e relative ricadute sui mercati internazionali. “In questo quadro certamente molto critico l'unico strumento di tutela per le aziende agricole è dato dalla copertura assicurativa contro i danni atmosferici – conclude Nicola Gherardi. La strada alternativa può essere individuata nel Fondo di Solidarietà Nazionale, attivabile però sulla base di quanto stabilito dal Piano Assicurativo Nazionale, solo in presenza di inadeguata copertura assicurativa dell'avversità verificatasi. Per rimuovere gli ostacoli burocratici determinati dall’attuale legislazione, Confagricoltura Ferrara si è già attivata con specifiche richieste verso la Sede nazionale, gli assessori regionale e provinciale all’agricoltura ed i parlamentari ferraresi affinché sia modificato il Piano assicurativo nazionale consentendo, in via straordinaria, la delimitazione delle aree colpite dalle avversità atmosferiche (siccità e sbalzi termici) e contestualmente sia assicurata una dotazione aggiuntiva di risorse da destinare al Fondo di Solidarietà Nazionale. Pur consapevoli che il Paese sta attraversando un momento di forte crisi, è però necessario che lo Stato e la Comunità europea prendano atto della gravissima situazione produttiva ed economica che le aziende agricole non hanno armi per contrastare e che sta maturando non solo nella nostra provincia, ma in tutta la regione ed in quelle confinanti, Veneto e Lombardia soprattutto. Occorre quindi che venga avviata da queste un’azione congiunta finalizzata a richieste di intervento comuni al governo ed al Parlamento”.
“La carenza d’acqua e soprattutto le temperature record di questo periodo stanno causando un deperimento organico delle piante di mais, girasole, soia, bietola, falcidiando i prossimi raccolti” – sottolinea Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, che sta monitorando le conseguenze della siccità. Secondo le stime dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi, “caldo africano e siccità portano a perdite del 20-30% per il mais e del 40-50% per la soia. Inoltre si prevedono perdite di qualità e quantità per la frutta estiva. “A Ferrara la situazione è aggravata anche dal fatto che la distribuzione delle acque irrigue è limitata per problemi alle centrali di pompaggio conseguenti al terremoto, quindi si ha minore afflusso per le irrigazioni di soccorso – prosegue Gherardi. L’Agenzia dell’Emilia Romagna per la prevenzione e l’ambiente ha certificato che la piovosità nella regione è stata di 25 mm inferiore alla media 1991-2005. Secondo nostre stime, il fabbisogno irriguo delle colture sarà quasi del 39% in più rispetto al 2011. Al riguardo è bene osservare che il gasolio agricolo che viene utilizzato per l’irrigazione è aumentato di 5,9 centesimi nei primi quindici giorni di luglio. Questa raffica di aumenti aggrava direttamente e indirettamente una situazione già oggettivamente insostenibile per molte aziende agricole e mette seriamente a rischio la loro attività. Inoltre questi rincari potrebbero essere presi a giustificazione di nuovi rialzi di prezzo al consumo degli alimentari freschi di cui non beneficiano gli agricoltori. “La siccità, anche al Nord, non è più un evento episodico ma una situazione strutturale che va fronteggiata – osserva il Presidente di Confagricoltura Ferrara - con una politica pluriennale imperniata su azioni ed interventi di fondo su obiettivi concreti. Occorrono politiche indirizzate alla ricerca ed all’innovazione per sostenere le aziende nelle scelte colturali e produttive e per individuare nuove varietà di piante a minore esigenza idrica, finanziamenti per favorire investimenti aziendali per un migliore uso delle acque”. Problemi ci sono anche sul mercato mondiale delle commodity a causa della grande siccità negli Usa- evidenzia Confagricoltura Ferrara - che porterà ad una sensibile riduzione dei raccolti cerealicoli (il 38% del prodotto non è in condizioni ottimali) con conseguente aumento dei prezzi e relative ricadute sui mercati internazionali. “In questo quadro certamente molto critico l'unico strumento di tutela per le aziende agricole è dato dalla copertura assicurativa contro i danni atmosferici – conclude Nicola Gherardi. La strada alternativa può essere individuata nel Fondo di Solidarietà Nazionale, attivabile però sulla base di quanto stabilito dal Piano Assicurativo Nazionale, solo in presenza di inadeguata copertura assicurativa dell'avversità verificatasi. Per rimuovere gli ostacoli burocratici determinati dall’attuale legislazione, Confagricoltura Ferrara si è già attivata con specifiche richieste verso la Sede nazionale, gli assessori regionale e provinciale all’agricoltura ed i parlamentari ferraresi affinché sia modificato il Piano assicurativo nazionale consentendo, in via straordinaria, la delimitazione delle aree colpite dalle avversità atmosferiche (siccità e sbalzi termici) e contestualmente sia assicurata una dotazione aggiuntiva di risorse da destinare al Fondo di Solidarietà Nazionale. Pur consapevoli che il Paese sta attraversando un momento di forte crisi, è però necessario che lo Stato e la Comunità europea prendano atto della gravissima situazione produttiva ed economica che le aziende agricole non hanno armi per contrastare e che sta maturando non solo nella nostra provincia, ma in tutta la regione ed in quelle confinanti, Veneto e Lombardia soprattutto. Occorre quindi che venga avviata da queste un’azione congiunta finalizzata a richieste di intervento comuni al governo ed al Parlamento”.
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venerdì 13 luglio 2012
I DECRETI SULLE RINNOVABILI PENALIZZANO GLI INVESTIMENTI DELLE IMPRESE AGRICOLE
Fonte: Confagricoltura Ferrara
“Vogliamo comprendere se il Paese crede davvero nella green economy e nel ruolo indispensabile che hanno le imprese agricole per lo sviluppo dell’energia alternativa” afferma Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara in relazione ai decreti sui nuovi regimi di incentivazione per le fonti rinnovabili elettriche e per il fotovoltaico, pubblicati in Gazzetta Ufficiale. “Nonostante il lavoro svolto in Conferenza unificata per migliorare i provvedimenti proposti dai ministeri competenti, i risultati non sono positivi. La nuova regolamentazione, che oltretutto giunge con un inaccettabile ritardo di dieci mesi rispetto a quanto indicato dal decreto legislativo 28/2011, ha apportato solo limitati e marginali miglioramenti. Il ministero per le Politiche agricole non avrebbe dovuto avallarla”. Ad avviso dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi nei decreti emanati si discriminano le imprese agricole. Ad esempio, nel V conto energia i fabbricati rurali, ai fini dell’accesso alle tariffe, non sono equiparati agli altri edifici; le serre fotovoltaiche subiscono un’ulteriore restrizione sulla superficie ricopribile da pannelli, che scende dal 50% al 30%; le tariffe onnicomprensive e quelle premio per l’energia consumata in sito non sono convenienti neppure per i piccoli impianti, ovvero quelli che interessano maggiormente il settore primario; e per i piccoli impianti agricoli non c’è più la priorità di accesso al registro. Per quanto riguarda il decreto sulle altre fonti rinnovabili, per Confagricoltura Ferrara permangono una serie di problemi legati: alle tariffe base, comunque insufficienti per realizzare gli investimenti; ai premi, che richiedono tecnologie non facilmente applicabili agli impianti di potenza inferiore ad 1 MW; alle procedure di accesso, sia in relazione al registro, sia alla tipologia di alimentazione dell’impianto (nella categoria sottoprodotti rimane il vincolo di poter utilizzare solo il 30% di coltivazioni dedicate). E ancora una volta vengono penalizzati proprio i piccoli impianti, come quelli a biogas, fondamentali per il settore agricolo. “Relativamente alla nostra provincia – evidenzia il Presidente – non risulta più interessante l’incentivo finalizzato allo smaltimento dell’amianto, tutt’ora molto presente nei fabbricati rurali”. “Quando si parla di green economy il pensiero va al ‘futuro’, senza tener conto del ‘presente’ e dell’attività più ‘green’ che già c’è, cioè quella agricola – conclude Nicola Gherardi. Al di là delle singole misure dei due decreti, è inaccettabile la disattenzione complessiva verso le imprese agricole, non favorendo il loro ruolo e trascurando i benefici che ne deriverebbero per l’ambiente e per la collettività. Occorre cambiare atteggiamento, e lo deve fare prima di tutti il ministero per le Politiche agricole, e riconsiderare il ruolo che ha, e sempre più deve avere, il settore primario per la costruzione di una green economy degna di questo nome”.
“Vogliamo comprendere se il Paese crede davvero nella green economy e nel ruolo indispensabile che hanno le imprese agricole per lo sviluppo dell’energia alternativa” afferma Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara in relazione ai decreti sui nuovi regimi di incentivazione per le fonti rinnovabili elettriche e per il fotovoltaico, pubblicati in Gazzetta Ufficiale. “Nonostante il lavoro svolto in Conferenza unificata per migliorare i provvedimenti proposti dai ministeri competenti, i risultati non sono positivi. La nuova regolamentazione, che oltretutto giunge con un inaccettabile ritardo di dieci mesi rispetto a quanto indicato dal decreto legislativo 28/2011, ha apportato solo limitati e marginali miglioramenti. Il ministero per le Politiche agricole non avrebbe dovuto avallarla”. Ad avviso dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi nei decreti emanati si discriminano le imprese agricole. Ad esempio, nel V conto energia i fabbricati rurali, ai fini dell’accesso alle tariffe, non sono equiparati agli altri edifici; le serre fotovoltaiche subiscono un’ulteriore restrizione sulla superficie ricopribile da pannelli, che scende dal 50% al 30%; le tariffe onnicomprensive e quelle premio per l’energia consumata in sito non sono convenienti neppure per i piccoli impianti, ovvero quelli che interessano maggiormente il settore primario; e per i piccoli impianti agricoli non c’è più la priorità di accesso al registro. Per quanto riguarda il decreto sulle altre fonti rinnovabili, per Confagricoltura Ferrara permangono una serie di problemi legati: alle tariffe base, comunque insufficienti per realizzare gli investimenti; ai premi, che richiedono tecnologie non facilmente applicabili agli impianti di potenza inferiore ad 1 MW; alle procedure di accesso, sia in relazione al registro, sia alla tipologia di alimentazione dell’impianto (nella categoria sottoprodotti rimane il vincolo di poter utilizzare solo il 30% di coltivazioni dedicate). E ancora una volta vengono penalizzati proprio i piccoli impianti, come quelli a biogas, fondamentali per il settore agricolo. “Relativamente alla nostra provincia – evidenzia il Presidente – non risulta più interessante l’incentivo finalizzato allo smaltimento dell’amianto, tutt’ora molto presente nei fabbricati rurali”. “Quando si parla di green economy il pensiero va al ‘futuro’, senza tener conto del ‘presente’ e dell’attività più ‘green’ che già c’è, cioè quella agricola – conclude Nicola Gherardi. Al di là delle singole misure dei due decreti, è inaccettabile la disattenzione complessiva verso le imprese agricole, non favorendo il loro ruolo e trascurando i benefici che ne deriverebbero per l’ambiente e per la collettività. Occorre cambiare atteggiamento, e lo deve fare prima di tutti il ministero per le Politiche agricole, e riconsiderare il ruolo che ha, e sempre più deve avere, il settore primario per la costruzione di una green economy degna di questo nome”.
lunedì 21 maggio 2012
TERREMOTO, COLPITA UNA PARTE VITALE DEL SISTEMA AGRICOLO ITALIANO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Sono oltre cento le imprese agricole associate che nella mattinata odierna hanno contattato la Sede o gli uffici di Delegazione di Confagricoltura Ferrara per segnalare danni patiti a seguito del terremoto che dall’alba di domenica sta interessando anche e soprattutto la provincia di Ferrara. “Molte abitazioni rurali sono lesionate ed è ancor maggiore il numero di strutture aziendali gravemente danneggiate o distrutte – rileva con amarezza ed inquietudine il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi. In molti casi è difficile riuscire a fare una stima dei danni, in quanto i proprietari non sono potuti entrare negli edifici perché inagibili o pericolanti. Bisognerà attendere i prossimi giorni, quando il pericolo di ulteriori scosse sarà cessato, per fare eseguire accurate verifiche tecniche sugli stabili. Il conto del terremoto per le imprese agricole ferraresi appare in ogni caso, sin dalle prime relazioni, molto pesante: capannoni, ricoveri, macchinari agricoli, attrezzature, serre, stalle, impianti fotovoltaici distrutti e compromissione dello stato agronomico dei terreni con fuoriuscite anomale di materiale fangoso, con gravissime perdite per il patrimonio e l’attività aziendale”. “Come per le abitazioni e gli edifici monumentali – prosegue il Presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi - le scosse non hanno colpito uniformemente un’area, ma si sono concentrate in alcuni punti e dove questo è avvenuto le aziende agricole sono state praticamente distrutte. I Comuni più interessati dal sisma sono tutti quelli compresi nell’Alto Ferrarese, cioè Bondeno, Cento, Mirabello, Poggio Renatico e Sant’Agostino. Abbiamo invitato tutti gli associati a trasmetterci le planimetrie delle zone interessate dal sisma con relative foto attestanti i danni riportati al fine di avviare con i competenti uffici pubblici le necessarie pratiche per la delimitazione delle aree colpite per l’attivazione delle procedure legislative”. “Serve un atto di solidarietà nazionale per queste zone così duramente colpite e per un’agricoltura che di questa terra è tra le principali risorse- conclude Nicola Gherardi. Serve un intervento straordinario dello Stato attraverso i canali normativi esistenti, se sufficienti, sul versante fiscale e finanziario per dare continuità aziendale, oltre alla ricostituzione del patrimonio di beni strumentali andato perduto”.
Sono oltre cento le imprese agricole associate che nella mattinata odierna hanno contattato la Sede o gli uffici di Delegazione di Confagricoltura Ferrara per segnalare danni patiti a seguito del terremoto che dall’alba di domenica sta interessando anche e soprattutto la provincia di Ferrara. “Molte abitazioni rurali sono lesionate ed è ancor maggiore il numero di strutture aziendali gravemente danneggiate o distrutte – rileva con amarezza ed inquietudine il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi. In molti casi è difficile riuscire a fare una stima dei danni, in quanto i proprietari non sono potuti entrare negli edifici perché inagibili o pericolanti. Bisognerà attendere i prossimi giorni, quando il pericolo di ulteriori scosse sarà cessato, per fare eseguire accurate verifiche tecniche sugli stabili. Il conto del terremoto per le imprese agricole ferraresi appare in ogni caso, sin dalle prime relazioni, molto pesante: capannoni, ricoveri, macchinari agricoli, attrezzature, serre, stalle, impianti fotovoltaici distrutti e compromissione dello stato agronomico dei terreni con fuoriuscite anomale di materiale fangoso, con gravissime perdite per il patrimonio e l’attività aziendale”. “Come per le abitazioni e gli edifici monumentali – prosegue il Presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi - le scosse non hanno colpito uniformemente un’area, ma si sono concentrate in alcuni punti e dove questo è avvenuto le aziende agricole sono state praticamente distrutte. I Comuni più interessati dal sisma sono tutti quelli compresi nell’Alto Ferrarese, cioè Bondeno, Cento, Mirabello, Poggio Renatico e Sant’Agostino. Abbiamo invitato tutti gli associati a trasmetterci le planimetrie delle zone interessate dal sisma con relative foto attestanti i danni riportati al fine di avviare con i competenti uffici pubblici le necessarie pratiche per la delimitazione delle aree colpite per l’attivazione delle procedure legislative”. “Serve un atto di solidarietà nazionale per queste zone così duramente colpite e per un’agricoltura che di questa terra è tra le principali risorse- conclude Nicola Gherardi. Serve un intervento straordinario dello Stato attraverso i canali normativi esistenti, se sufficienti, sul versante fiscale e finanziario per dare continuità aziendale, oltre alla ricostituzione del patrimonio di beni strumentali andato perduto”.
venerdì 6 aprile 2012
LE MODESTE PIOGGE DI QUESTI GIORNI NON SCONGIURANO LA SICCITA’ NEI CAMPI
Fonte: Confagricoltura Ferrara
“La situazione è grave, non ancora compromessa, ma a condizione che nei prossimi giorni, si possa contare, oltre alle modeste piogge di questi ultimi giorni, su ulteriori significative precipitazioni” – afferma Nicola Gherardi Presidente di Confagricoltura Ferrara relativamente all’attuale anomalo andamento atmosferico che si sta determinando nelle campagne ferraresi, conseguente al perdurante periodo di siccità, che si sta registrando da ormai 4-5 mesi, interrotti da sporadiche e non rilevanti precipitazioni.
La situazione è ovviamente variegata per ciascun comparto produttivo.
Relativamente alle colture annuali, le scarse precipitazioni invernali e primaverili hanno interessato le sole colture cerealicole, che si presentano, pur con gradi di gravita differenziati a secondo della tipologia di terreno e delle tecniche agronomiche adottate, con un visibile stato di sofferenza e di ritardo vegetativo. In taluni areali, le aziende hanno ritenuto opportuno, per salvare la coltura, effettuare interventi irrigui, mai registrati sul grano a memoria d’uomo. In tale contesto diventano strategiche le eventuali precipitazioni dei prossimi giorni.
Nel frattempo, sono state effettuate le semine delle barbabietole da zucchero e sono in corso di avanzato completamento le semine del mais.
Per quanto riguarda le barbabietole occorre registrare, al pari dei cereali, la realizzazione, nelle situazioni più gravi, di interventi irrigui, volti anche in questo caso a salvaguardare la tenuta delle piantine e assicurare il raggiungimento del livello minimo di investimento per unità di superficie.
Per entrambe le colture la necessità di apporti idrici significativi nell’arco dei prossimi 7-10 giorni saranno determinanti per consentire il raggiungimento di un adeguato stadio di crescita e consentire le valutazioni in ordine alla necessità di effettuare la risemina o per orientare le aziende agricole verso la semina di colture alternative, oleaginose necessariamente.
Per quanto riguarda le colture orticole, in senso generale sono le produzioni più sensibili e con maggior necessità di apporti regolari d’acqua. Per tutte le colture oggi in campo, carote e radicchi soprattutto, si sta intervenendo con irrigazioni di soccorso, nell’attesa di adeguate precipitazioni atmosferiche.
Qualsiasi valutazione relativamente al comparto frutticolo è invece prematura. Le colture maggiormente presenti sul territorio, quali pere, mele e drupacee, non sembrano dimostrare stress particolari e irreparabili, con fioriture ordinarie, anche se occorre registrare, anche in questo caso, i primi interventi irrigui di soccorso, effettuati nella delicata fase della ripresa vegetativa e della fioritura. Determinanti, per una altrettanto ordinaria allegazione e tenuta dei frutticini, saranno gli andamenti atmosferici dei prossimi 10-20 giorni.
“Se è ancora presto per trarre conclusioni in ordine a percentuali di danno – osserva il Preesidente di Confagricoltura Ferrara - occorre però registrare come l’andamento atmosferico degli ultimi 4-5 mesi, presenti situazioni di criticità ormai consolidate e, probabilmente, difficilmente recuperabili. Il locale Consorzio di Bonifica, che pure ha dovuto anticipare di 15-20 giorni la stagione irrigua, rileva come i livelli del Fiume Po, dal quale viene derivata la quota più rilevante di acqua irrigua, siano pericolosamente bassi, peraltro non supportati da adeguate riserve nei laghi e dalle riserve dei ghiacciai a monte, per le scarse nevicate che hanno interessato i territori montani, e che pertanto è da ritenere che l’estate ormai prossima sarà caratterizzata da difficoltà di approvvigionamento. E’ inoltre fuori di dubbio che per gli interventi irrigui già eseguiti e per quelli che in futuro sarà necessario effettuare, le aziende agricole stanno già affrontando costi di gestione ben superiori al passato. (in particolare per l’elevato costo del carburante agricolo che, al netto dei sostegni al settore, ormai sfiora l’euro al litro) da mettere in correlazione, ma è solo un auspicio – conclude Nicola Gherardi - un futuro della campagna agraria che possa consentire livelli produttivi almeno di poco inferiori all’ordinario”.
“La situazione è grave, non ancora compromessa, ma a condizione che nei prossimi giorni, si possa contare, oltre alle modeste piogge di questi ultimi giorni, su ulteriori significative precipitazioni” – afferma Nicola Gherardi Presidente di Confagricoltura Ferrara relativamente all’attuale anomalo andamento atmosferico che si sta determinando nelle campagne ferraresi, conseguente al perdurante periodo di siccità, che si sta registrando da ormai 4-5 mesi, interrotti da sporadiche e non rilevanti precipitazioni.
La situazione è ovviamente variegata per ciascun comparto produttivo.
Relativamente alle colture annuali, le scarse precipitazioni invernali e primaverili hanno interessato le sole colture cerealicole, che si presentano, pur con gradi di gravita differenziati a secondo della tipologia di terreno e delle tecniche agronomiche adottate, con un visibile stato di sofferenza e di ritardo vegetativo. In taluni areali, le aziende hanno ritenuto opportuno, per salvare la coltura, effettuare interventi irrigui, mai registrati sul grano a memoria d’uomo. In tale contesto diventano strategiche le eventuali precipitazioni dei prossimi giorni.
Nel frattempo, sono state effettuate le semine delle barbabietole da zucchero e sono in corso di avanzato completamento le semine del mais.
Per quanto riguarda le barbabietole occorre registrare, al pari dei cereali, la realizzazione, nelle situazioni più gravi, di interventi irrigui, volti anche in questo caso a salvaguardare la tenuta delle piantine e assicurare il raggiungimento del livello minimo di investimento per unità di superficie.
Per entrambe le colture la necessità di apporti idrici significativi nell’arco dei prossimi 7-10 giorni saranno determinanti per consentire il raggiungimento di un adeguato stadio di crescita e consentire le valutazioni in ordine alla necessità di effettuare la risemina o per orientare le aziende agricole verso la semina di colture alternative, oleaginose necessariamente.
Per quanto riguarda le colture orticole, in senso generale sono le produzioni più sensibili e con maggior necessità di apporti regolari d’acqua. Per tutte le colture oggi in campo, carote e radicchi soprattutto, si sta intervenendo con irrigazioni di soccorso, nell’attesa di adeguate precipitazioni atmosferiche.
Qualsiasi valutazione relativamente al comparto frutticolo è invece prematura. Le colture maggiormente presenti sul territorio, quali pere, mele e drupacee, non sembrano dimostrare stress particolari e irreparabili, con fioriture ordinarie, anche se occorre registrare, anche in questo caso, i primi interventi irrigui di soccorso, effettuati nella delicata fase della ripresa vegetativa e della fioritura. Determinanti, per una altrettanto ordinaria allegazione e tenuta dei frutticini, saranno gli andamenti atmosferici dei prossimi 10-20 giorni.
“Se è ancora presto per trarre conclusioni in ordine a percentuali di danno – osserva il Preesidente di Confagricoltura Ferrara - occorre però registrare come l’andamento atmosferico degli ultimi 4-5 mesi, presenti situazioni di criticità ormai consolidate e, probabilmente, difficilmente recuperabili. Il locale Consorzio di Bonifica, che pure ha dovuto anticipare di 15-20 giorni la stagione irrigua, rileva come i livelli del Fiume Po, dal quale viene derivata la quota più rilevante di acqua irrigua, siano pericolosamente bassi, peraltro non supportati da adeguate riserve nei laghi e dalle riserve dei ghiacciai a monte, per le scarse nevicate che hanno interessato i territori montani, e che pertanto è da ritenere che l’estate ormai prossima sarà caratterizzata da difficoltà di approvvigionamento. E’ inoltre fuori di dubbio che per gli interventi irrigui già eseguiti e per quelli che in futuro sarà necessario effettuare, le aziende agricole stanno già affrontando costi di gestione ben superiori al passato. (in particolare per l’elevato costo del carburante agricolo che, al netto dei sostegni al settore, ormai sfiora l’euro al litro) da mettere in correlazione, ma è solo un auspicio – conclude Nicola Gherardi - un futuro della campagna agraria che possa consentire livelli produttivi almeno di poco inferiori all’ordinario”.
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venerdì 9 marzo 2012
POMODORO DA INDUSTRIA: INACCETTABILE L’ACCORDO FIRMATO DALLE OP
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Confagricoltura Ferrara esprime un forte disappunto per quanto sta avvenendo nel comparto del pomodoro da industria, che nel 2011 ha interessato in provincia oltre 6.500 ettari, per una produzione complessiva di quasi 4.233.000 q.li.
“Prendo atto con profonda insoddisfazione dell’accordo per la campagna 2012sottoscritto dalle Organizzazioni dei Produttori con gli industriali della CONFAPI, che trasformano circa il 30% del pomodoro del Nord Italia, che vede un netto peggioramento rispetto all’annata precedente sia del prezzo (-10%) sia dei parametri qualitativi e dei tempi di pagamento – afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi. Con gli industriali facenti capo all’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari – AIIPA, che trasforma il restante 70%, l’incontro tenutosi nella giornata di ieri è saltato perché la proposta dell’industria è stata ritenuta inaccettabile: 75 euro/tonn, con scaletta parametri qualitativi che di fatto porterebbe il prezzo di partenza a circa 70 €/t, contro gli 88 della precedente campagna”.
“Una trattativa protratta ad oltranza, condotta in contemporanea su più tavoli, con un unico denominatore comune – evidenzia il Presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli: scaricare sui produttori le inefficienze della filiera, l’aumento dei costi di produzione e la crisi dei mercati”.
“Le OP, alle quali gli agricoltori hanno dato fiducia per tutelare i propri interessi – prosegue Nicola Gherardi - devono essere ferme nelle loro posizioni e non sembra invece che lo stiano facendo a sufficienza. Gli agricoltori non possono in questo momento vedersi cambiare le carte in tavola con accordi che peggiorano i tempi di pagamento (50 giorni in più rispetto al 2011, quando la legislazione nazionale sta progressivamente imponendo pagamenti a 30 gg), tabelle di valutazione della qualità ulteriormente peggiorative e prezzi svincolati totalmente dai costi produttivi, ampiamente sotto la soglia di marginalità, anche alla luce dell’aumento dei costi del 10% rispetto all’annata precedente”.
“Il cedimento delle OP vanifica i risultati ottenuti da anni di trattative – rimarca il Presidente dell’Organizzazione agricola ferrarese – e sui quali si era ottenuta la convergenza di tutta la filiera del pomodoro. Non è pensabile che tutti gli anni si proponga di rivedere quello che dovrebbe essere uno strumento tecnico: un insieme di parametri oggettivi che determinano le qualità delle produzioni. Le tabelle non possono essere modificate in funzione della congiuntura economica”.
“Se le Organizzazioni dei Produttori non riusciranno a recuperare chiudendo dignitosamente almeno l’accordo con l’AIIPA – conclude il Presidente di Confagricoltura Ferrara – significa che non sono all’altezza del ruolo ad esse assegnato, tanto più che le recenti assemblee dei produttori avevano chiesto di definire programmi di coltivazione coerenti con le realtà di mercato e capaci di salvaguardare il reddito dei produttori, prevedendo una riduzione delle superfici a pomodoro del 25%. Se non sarà così, se non riprenderanno in mano la situazione, diversi produttori potrebbero scegliere di rinunciare agli investimenti nel settore, con il risultato di avere meno ettari a pomodoro e per giunta a basso prezzo”.
Confagricoltura Ferrara esprime un forte disappunto per quanto sta avvenendo nel comparto del pomodoro da industria, che nel 2011 ha interessato in provincia oltre 6.500 ettari, per una produzione complessiva di quasi 4.233.000 q.li.
“Prendo atto con profonda insoddisfazione dell’accordo per la campagna 2012sottoscritto dalle Organizzazioni dei Produttori con gli industriali della CONFAPI, che trasformano circa il 30% del pomodoro del Nord Italia, che vede un netto peggioramento rispetto all’annata precedente sia del prezzo (-10%) sia dei parametri qualitativi e dei tempi di pagamento – afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi. Con gli industriali facenti capo all’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari – AIIPA, che trasforma il restante 70%, l’incontro tenutosi nella giornata di ieri è saltato perché la proposta dell’industria è stata ritenuta inaccettabile: 75 euro/tonn, con scaletta parametri qualitativi che di fatto porterebbe il prezzo di partenza a circa 70 €/t, contro gli 88 della precedente campagna”.
“Una trattativa protratta ad oltranza, condotta in contemporanea su più tavoli, con un unico denominatore comune – evidenzia il Presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli: scaricare sui produttori le inefficienze della filiera, l’aumento dei costi di produzione e la crisi dei mercati”.
“Le OP, alle quali gli agricoltori hanno dato fiducia per tutelare i propri interessi – prosegue Nicola Gherardi - devono essere ferme nelle loro posizioni e non sembra invece che lo stiano facendo a sufficienza. Gli agricoltori non possono in questo momento vedersi cambiare le carte in tavola con accordi che peggiorano i tempi di pagamento (50 giorni in più rispetto al 2011, quando la legislazione nazionale sta progressivamente imponendo pagamenti a 30 gg), tabelle di valutazione della qualità ulteriormente peggiorative e prezzi svincolati totalmente dai costi produttivi, ampiamente sotto la soglia di marginalità, anche alla luce dell’aumento dei costi del 10% rispetto all’annata precedente”.
“Il cedimento delle OP vanifica i risultati ottenuti da anni di trattative – rimarca il Presidente dell’Organizzazione agricola ferrarese – e sui quali si era ottenuta la convergenza di tutta la filiera del pomodoro. Non è pensabile che tutti gli anni si proponga di rivedere quello che dovrebbe essere uno strumento tecnico: un insieme di parametri oggettivi che determinano le qualità delle produzioni. Le tabelle non possono essere modificate in funzione della congiuntura economica”.
“Se le Organizzazioni dei Produttori non riusciranno a recuperare chiudendo dignitosamente almeno l’accordo con l’AIIPA – conclude il Presidente di Confagricoltura Ferrara – significa che non sono all’altezza del ruolo ad esse assegnato, tanto più che le recenti assemblee dei produttori avevano chiesto di definire programmi di coltivazione coerenti con le realtà di mercato e capaci di salvaguardare il reddito dei produttori, prevedendo una riduzione delle superfici a pomodoro del 25%. Se non sarà così, se non riprenderanno in mano la situazione, diversi produttori potrebbero scegliere di rinunciare agli investimenti nel settore, con il risultato di avere meno ettari a pomodoro e per giunta a basso prezzo”.
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lunedì 19 dicembre 2011
ASSEMBLEA CONFAGRICOLTURA FERRARA: MANOVRA, ALL’UNISONO MARIO GUIDI E NICOLA GHERARDI: “SI RISCHIA UNA VERA EMERGENZA ECONOMICA E SOCIALE”
Fonte: Confagricoltura Ferrara
“In agricoltura imprese e lavoro sono tutt’uno, questo non va mai dimenticato”, Mario Guidi, Presidente di Confagricoltura ha lanciato questo monito stamane da Ferrara, dove si è svolta l’Assemblea Generale dei Soci dell’organizzazione degli imprenditori agricoli.
“Dobbiamo guardare ad un futuro completamente diverso da quello a cui abbiamo pensato sino ad oggi, abbiamo individuato temi di interesse comune con i sindacati e le altre rappresentanze. Dobbiamo dare al lavoro una dimensione ed un’immagine trasparenti e tutelate. Bisogna trovare nuove regole che non inquinino il sistema, ma che non fermino lo sviluppo”, ha aggiunto Guidi durante una tavola rotonda a cui hanno partecipato il Segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il Direttore di Federalimentare, Daniele Rossi, il Responsabile della segreteria tecnica del ministro delle politiche agricole, Riccardo Deserti, il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi. I lavori sono stati coordinati dal giornalista del TG1, Marco Frittella.
Un richiamo forte sulla manovra, che in pratica attua una duplicazione d’imposta sui fabbricati rurali, il cui reddito era già ricompreso in quello dei terreni e che per gli agricoltori equivalgono a mezzi di produzione, mette a rischio la sopravvivenza stessa di mezzo milione di aziende agricole sotto i 20 ettari , che verranno escluse dalla capacità di dar reddito alle famiglie di chi le conduce.
L’Assemblea si è aperta con i saluti del Prefetto, Provvidenza Raimondo, del Presidente della Provincia, Marcella Zappaterra e del Presidente della Camera di Commercio di Ferrara e Presidente Unioncamere Emilia Romagna, Carlo Alberto Roncarati, cui ha fatto seguito la relazione di Nicola Gherardi, evidenziando la forte rappresentatività di Confagricoltura Ferrara in ambito provinciale.
Accennando alla riforma della Pac, il presidente degli imprenditori agricoli ferraresi ha avuto toni duri verso la proposta della Commissione perché in essa “mancano gli strumenti per accrescere la competitività delle imprese, per migliorare il funzionamento della filiera e per affrontare la volatilità dei mercati in un contesto di economia globalizzata”.
Gherardi ha poi richiamato un appuntamento molto importante per le aziende ferraresi, la scadenza cioè al 31 dicembre del contratto provinciale di lavoro per gli operai agricoli. “Sia per i datori di lavoro che per le maestranze agricole non poteva esserci momento peggiore per discutere di un rinnovo contrattuale. Occorrerà che le parti si siedano attorno al tavolo facendo ricorso alla ragionevolezza ed alla sobrietà e con senso di responsabilità ed equilibrio vengano affrontate tematiche fondamentali per quello che sarà l’avvenire delle imprese e dei lavoratori ivi occupati. Si deve lavorare ad un progetto comune di consolidamento e di rilancio delle imprese agricole e del lavoro e questo lo vogliamo concretizzare anche con i sindacati dei lavoratori”.
Introducendo la tavola rotonda, Nicola Gherardi ha evidenziato l’incidenza del comparto agroalimentare sul prodotto interno lordo, attorno al 15%, che lo colloca al primo posto dell’economia nazionale.
Non potevano mancare però da parte degli altri intervenuti accenni alla situazione politica attuale. Così Susanna Camusso, dopo aver ricordato che in agricoltura si sta lavorando per un avviso comune,ha affermato che “Se la manovra non cambia avremo un livello di tensione sociale che nessuno riuscirà a governare. Si è andati oltre ciò che il Paese è in grado di reggere”, mentre Daniele Rossi ha evidenziato la vicinanza di posizioni che Confindustria e Confagricoltura stanno negli ultimi mesi tenendo nei confronti e delle richieste comuni avanzate al governo
Mario Guidi ha avvertito che “Sono a rischio circa cinquecentomila imprese agricole piccole e medie ma anche le imprese più grandi, più strutturate, più robuste. Perché gli ulteriori sacrifici si sommano ad un quadro critico che ci portiamo dietro da anni, ad una globalizzazione non governata, ad una instabilità politica e decisionale per il settore che ha visto alternarsi al dicastero di via XX Settembre tre ministri nel giro di 12 mesi. Per questo abbiamo chiesto che fosse varata una manovra che non puntasse solo a far cassa nelle campagne, ma desse prospettive di sviluppo, favorisse l’esportazione, rilanciasse i consumi, desse prospettive occupazionali. Invece tutto ciò non è avvenuto”.
“La politica – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura – usa l’agricoltura, con la sua produzione al cento per cento di alta qualità e il made in Italy alimentare, come immagine del Paese, poi la perseguita con un regime fiscale oppressivo, che il settore non è assolutamente in grado di reggere. Forse dobbiamo ricordare meglio al Governo che l’agroalimentare, nel suo insieme di agricoltura e industria di trasformazione, è il primo settore produttivo d’Italia ed è questa constatazione a rendere davvero impressionante il deficit di attenzione nei suoi riguardi”.
“Oggi – ha concluso Guidi - questa manovra, così com’è, brucia il 10% del valore aggiunto prodotto in agricoltura, innescando una vera emergenza sociale, oltre che economica.”
lunedì 5 dicembre 2011
PER LE IMPRESE AGRICOLE TANTE TASSE E NIENTE SVILUPPO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Nel settore la percezione negativa frena la voglia di fare impresa
“La commozione del Ministro del Welfare, Elsa Fornero, durante la conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri, restituisce umanità all’azione del governo ed al di là delle considerazioni sulla manovra vanno apprezzati la dedizione, la competenza ed il lavoro di coloro che si sono prestati al compito di governare oggi l’Italia” – ha affermato il Presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, commentando le prime dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Mario Monti
“Nel merito, però, da questo decreto per le imprese agricole – ha proseguito Guidi - tante tasse e niente sviluppo. Quello varato da Palazzo Chigi non possiamo considerarlo un provvedimento improntato all’equità. Gli incentivi per l’Irap non riguardano i redditi agrari e quelli per l’aiuto alla crescita economica delle imprese non si applicano alla stragrande maggioranza delle aziende che operano in agricoltura. Inoltre, arriva la batosta dell’Imu sui fabbricati rurali, dimenticando che per noi sono mezzi di produzione, e si prevede una rivalutazione del loro valore attraverso una serie di moltiplicatori”.
“Siamo fermamente convinti che serva rigore per risanare la situazione dei conti pubblici e per far ripartire l’economia – ha concluso il Presidente di Confagricoltura – e il mondo agricolo, responsabilmente, non si tira indietro. Ma non può accettare di essere escluso dalle misure di rilancio di cui beneficiano gli altri settori economici. La manovra rischia di rendere la situazione delle imprese agricole, già di per sé difficile, ancor più drammatica”.
“ Non può essere infatti sottaciuto il dato – sottolinea il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi - che tra i settori in cui, nei primi dieci mesi dell’anno, si è pagato il prezzo più alto c’è l’agricoltura, che registra a livello nazionale 13.600 imprese in meno iscritte alle Camere di Commercio (-1,6%)”.
Ancora più marcata la flessione che si registra in Provincia di Ferrara. In base al numero delle aziende agricole attive iscritte al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, dal 1° gennaio al 30 ottobre del corrente anno le aziende sono calate di 223 unità, pari ad un decremento del 2,99%.
“Il dato – conclude il Presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi - conferma il pessimismo che si registra nel settore primario e spinge a disincentivare i nuovi investimenti. La situazione attuale, come emerge anche dal recente report congiunturale dell’Ismea, viene valutata con estrema preoccupazione, per le difficoltà dell'economia in generale, aggravate da quelle di settore ed alimenta una percezione negativa che persiste da troppo tempo nelle campagne”.
Nel settore la percezione negativa frena la voglia di fare impresa
“La commozione del Ministro del Welfare, Elsa Fornero, durante la conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri, restituisce umanità all’azione del governo ed al di là delle considerazioni sulla manovra vanno apprezzati la dedizione, la competenza ed il lavoro di coloro che si sono prestati al compito di governare oggi l’Italia” – ha affermato il Presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, commentando le prime dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Mario Monti
“Nel merito, però, da questo decreto per le imprese agricole – ha proseguito Guidi - tante tasse e niente sviluppo. Quello varato da Palazzo Chigi non possiamo considerarlo un provvedimento improntato all’equità. Gli incentivi per l’Irap non riguardano i redditi agrari e quelli per l’aiuto alla crescita economica delle imprese non si applicano alla stragrande maggioranza delle aziende che operano in agricoltura. Inoltre, arriva la batosta dell’Imu sui fabbricati rurali, dimenticando che per noi sono mezzi di produzione, e si prevede una rivalutazione del loro valore attraverso una serie di moltiplicatori”.
“Siamo fermamente convinti che serva rigore per risanare la situazione dei conti pubblici e per far ripartire l’economia – ha concluso il Presidente di Confagricoltura – e il mondo agricolo, responsabilmente, non si tira indietro. Ma non può accettare di essere escluso dalle misure di rilancio di cui beneficiano gli altri settori economici. La manovra rischia di rendere la situazione delle imprese agricole, già di per sé difficile, ancor più drammatica”.
“ Non può essere infatti sottaciuto il dato – sottolinea il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi - che tra i settori in cui, nei primi dieci mesi dell’anno, si è pagato il prezzo più alto c’è l’agricoltura, che registra a livello nazionale 13.600 imprese in meno iscritte alle Camere di Commercio (-1,6%)”.
Ancora più marcata la flessione che si registra in Provincia di Ferrara. In base al numero delle aziende agricole attive iscritte al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, dal 1° gennaio al 30 ottobre del corrente anno le aziende sono calate di 223 unità, pari ad un decremento del 2,99%.
“Il dato – conclude il Presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi - conferma il pessimismo che si registra nel settore primario e spinge a disincentivare i nuovi investimenti. La situazione attuale, come emerge anche dal recente report congiunturale dell’Ismea, viene valutata con estrema preoccupazione, per le difficoltà dell'economia in generale, aggravate da quelle di settore ed alimenta una percezione negativa che persiste da troppo tempo nelle campagne”.
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mercoledì 23 novembre 2011
ASSEMBLEA SINDACATO PENSIONATI DI CONFAGRICOLTURA FERRARA
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Festeggiato il decano dei pensionati, Marcello Querzoli, di 105 anni
Presenze illustri al tavolo dei relatori all’annuale Assemblea del Sindacato Pensionati di Confagricoltura Ferrara, i cui lavori sono stati coordinati dal Direttore della Confagricoltura ferrarese, Tiziano Artioli.
L’incontro è stata occasione propizia per festeggiare il decano dei pensionati ferraresi, Marcello Querzoli di Contrapo, classe 1906, figura storica dell’agricoltura e dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi, al quale il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi, ha consegnato a nome di tutta l’Organizzazione una targa ricordo.
Salutando i circa 200 pensionati presenti all’incontro, tra i quali molti presidenti delle province limitrofe, il Presidente del Sindacato Pensionati, Carlo Sivieri, ha ricordato tutte le numerose iniziative svolte nel corso dell’anno., tutte con la finalità di familiarizzare e di discutere dei problemi della categoria da sottoporre nelle varie sedi istituzionali. San Marino, Genova per visitare Euroflora e le Cinque Terre, Venezia e le ville venete, Mantova e navigazione sul lago superiore per ammirare la fioritura dei fiori di loto ed infine Lourdes sono stati i viaggi che hanno riscosso grande partecipazione e gradimento. Ora il Sindacato è in partenza per la Carinzia per i tradizionali mercatini natalizi.
“La nostra attività non è solamente rivolta a momenti ludici – ha evidenziato il Presidente Sivieri – perché numerosi sono stati gli incontri a livello provinciale e regionale ai quali abbiamo partecipato per analizzare ed evidenziare il malcontento crescente che si registra nella popolazione anziana, che debbono fare i conti con uno stato sociale sempre meno attento ai nostri bisogni, avendo noi quotidianamente difficoltà a condurre una vita dignitosa con pensioni medie attorno ai 6-700 euro al mese, con l’inflazione che ha ripreso a falcidiare i nostri trattamenti economici”.
“Noi pensionati non rappresentiamo certo un peso per la società, anzi. E’ nostra convinzione, infatti, che per rilanciare la domanda interna e con essa la produzione ed il lavoro, occorre con urgenza porre rimedio alla perdita del potere di acquisto delle pensioni. E’ nostra convinzione che il welfare debba essere aggiornato non nella logica del fare cassa, che potrebbe introdurre nuove fratture generazionali, ma con interventi riformatori attenti e capaci di reggere nel tempo, senza creare nuove diseguaglianze”.
“Per questo – ha concluso Carlo Sivieri - occorre che tutte le forze politiche si attivino per attuare indispensabili interventi, adeguati per uno sviluppo armonico e sostenibile del Paese, nel quale possano convivere e reciprocamente alimentarsi le aspettative ed i bisogni degli anziani con quelle della restante parte del tessuto economico e sociale del Paese.
Al Presidente si sono succeduti gli interventi di Nicola Gherardi, compiaciuto per l’apporto costruttivo dei pensionati alla vita dell’Organizzazione, anche perché nella maggior parte dei casi i pensionati sono ancora agricoltori attivi, come testimoniato dal censimento dell’agricoltura conclusosi nei mesi scorsi. Partendo da questa considerazione, il Presidente di Confagricoltura Ferrara, dopo aver tracciata una prima analisi sui risultati economici dell’annata agraria, si è soffermato sulle proposte della Commissione UE sulla riforma della Politica Agricola Comune.
Il saluto dei Pensionati della Confagricoltura è stato portato dal neo eletto Presidente, il mantovano Bruno Allegretti. Il prof. Francesco Trotta, ed direttore del reparto di Reumatologia dell’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara, ha intrattenuto i presenti sulle più ricorrenti patologie degli anziani, con particolare riguardo alle forme reumatiche ed all’osteoporosi. L’Assemblea, che si è conclusa con il pranzo sociale, è stata chiusa dall’intervento dell’on. Angelo Santori, Segretario Generale dei Pensionati di Confagricoltura.
lunedì 17 ottobre 2011
CONFAGRICOLTURA FERRARA: RIFORMA PAC: LA COMMISSIONE UE NON SOSTIENE LA COMPETITIVITA' DELLE IMPRESE
Fonte: Confagricoltura Ferrara
E' negativo il primo commento di Confagricoltura Ferrara sulle proposte per la nuova PAC 2014-2020, approvate nei giorni scorsi a Bruxelles dalla Commissione europea. L'Organizzazione agricola ferrarese, comunque, ricorda che prende il via oggi un lungo percorso negoziale che impegnerà i governi nazionali e il Parlamento europeo per tutto il 2012.
Le proposte, in particolare, sono articolate in quattro progetti di regolamento sulle principali questioni, cioè pagamenti diretti, organizzazione comune di mercato unica, sviluppo rurale, regolamento orizzontale sul finanziamento, gestione e monitoraggio della Pac.
Per l'Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi le proposte delineano una PAC che non sostiene l'impresa agricola, sacrificandone l'efficienza economica, aggravandone gli oneri amministrativi e riducendone la possibilità di contribuire nei prossimi anni all'auspicata e necessaria crescita del PIL nazionale.
In questa direzione andrebbero in particolare le indicazioni della Commissione che subordinano il pagamento di un terzo degli aiuti a maggiori impegni e costi sul versante ambientale. Il prezzo che si vorrebbe far pagare all'agricoltura con queste nuove regole appare sproporzionato rispetto all'impatto dell'attività agricola sull'ambiente e all'uso che l'agricoltura fa delle risorse naturali.
"La proposta nel suo complesso non accoglie la richiesta del Governo e del mondo agricolo - afferma il Presidente Nicola Gherardi - nella conferma del budget finanziario comunitario e nazionale. Così invece non è! Al riguardo, è bene ricordare che l'Italia è un contribuente netto al bilancio comunitario, dando all'incirca il doppio di quello che riceve. Aggiungere questa altra 'barriera di penalità', come l'ha definita giustamente il Ministro Romano, significa penalizzare fortemente i nostri imprenditori".
Confagricoltura Ferrara ritiene che la proposta di riforma sia in totale contraddizione con le esigenze di crescita produttiva e di mantenimento di scorte strategiche, indicate sia dalla FAO che dal G20 come strumenti indispensabili per gestire l'aumento tendenziale della domanda di cibo e la volatilità dei prezzi.
"Se l'obiettivo della Commissione era quello, ampiamente pubblicizzato, di orientare la Politica Agricola Comune a sostegno di un'agricoltura produttrice di beni e servizi tangibili per la collettività - conclude Nicola Gherardi - bisogna dire che le proposte sembrano andare in ben altra direzione ed è importante che tutta la collettività se ne renda conto vista la rilevanza del settore primario anche sul piano sociale ed ambientale. Un patrimonio immateriale che non possiamo mettere a repentaglio"
E' negativo il primo commento di Confagricoltura Ferrara sulle proposte per la nuova PAC 2014-2020, approvate nei giorni scorsi a Bruxelles dalla Commissione europea. L'Organizzazione agricola ferrarese, comunque, ricorda che prende il via oggi un lungo percorso negoziale che impegnerà i governi nazionali e il Parlamento europeo per tutto il 2012.
Le proposte, in particolare, sono articolate in quattro progetti di regolamento sulle principali questioni, cioè pagamenti diretti, organizzazione comune di mercato unica, sviluppo rurale, regolamento orizzontale sul finanziamento, gestione e monitoraggio della Pac.
Per l'Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi le proposte delineano una PAC che non sostiene l'impresa agricola, sacrificandone l'efficienza economica, aggravandone gli oneri amministrativi e riducendone la possibilità di contribuire nei prossimi anni all'auspicata e necessaria crescita del PIL nazionale.
In questa direzione andrebbero in particolare le indicazioni della Commissione che subordinano il pagamento di un terzo degli aiuti a maggiori impegni e costi sul versante ambientale. Il prezzo che si vorrebbe far pagare all'agricoltura con queste nuove regole appare sproporzionato rispetto all'impatto dell'attività agricola sull'ambiente e all'uso che l'agricoltura fa delle risorse naturali.
"La proposta nel suo complesso non accoglie la richiesta del Governo e del mondo agricolo - afferma il Presidente Nicola Gherardi - nella conferma del budget finanziario comunitario e nazionale. Così invece non è! Al riguardo, è bene ricordare che l'Italia è un contribuente netto al bilancio comunitario, dando all'incirca il doppio di quello che riceve. Aggiungere questa altra 'barriera di penalità', come l'ha definita giustamente il Ministro Romano, significa penalizzare fortemente i nostri imprenditori".
Confagricoltura Ferrara ritiene che la proposta di riforma sia in totale contraddizione con le esigenze di crescita produttiva e di mantenimento di scorte strategiche, indicate sia dalla FAO che dal G20 come strumenti indispensabili per gestire l'aumento tendenziale della domanda di cibo e la volatilità dei prezzi.
"Se l'obiettivo della Commissione era quello, ampiamente pubblicizzato, di orientare la Politica Agricola Comune a sostegno di un'agricoltura produttrice di beni e servizi tangibili per la collettività - conclude Nicola Gherardi - bisogna dire che le proposte sembrano andare in ben altra direzione ed è importante che tutta la collettività se ne renda conto vista la rilevanza del settore primario anche sul piano sociale ed ambientale. Un patrimonio immateriale che non possiamo mettere a repentaglio"
martedì 4 ottobre 2011
FABBRICATI RURALI: A MIGLIAIA DI AGRICOLTORI NON E' STATO CONCESSO DI PROCEDERE AL NUOVO ACCATASTAMENTO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
"Anche nella nostra provincia migliaia di agricoltori non hanno potuto rispettare il termine del 30 settembre per la presentazione delle domande di variazione delle categorie catastali dei fabbricati rurali, perché non sono stati messi nelle condizioni di adempiere alle disposizioni di legge". Lo sottolinea Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, che, pur prendendo atto con soddisfazione di tutte le iniziative parlamentari dirette a risolvere il problema dei fabbricati rurali ed in particolare la risoluzione approvata dalla commissione Agricoltura del Senato, rimarca le conseguenze della mancata proroga del termine ultimo, fissato al 30 settembre.
Nei giorni scorsi Confagricoltura aveva sollecitato più volte il governo a prorogare il termine ultimo, considerati i soli nove giorni concessi agli agricoltori. "La richiesta urgente non è stata presa in considerazione e così la totalità degli agricoltori non ha potuto assolvere ad un preciso dettato normativo.
Il decreto ministeriale di attuazione, con la complessa ed inadeguata modulistica, infatti, è stato pubblicato solo il 22 settembre. "Ricordo, evidenzia il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi che le procedure di garanzia fissate dallo Statuto del contribuente prevedono un intervallo temporale di 60 giorni prima dell'applicazione dei provvedimenti di attuazione previsti dalla legislazione tributaria".
L'unico risultato della mancata proroga è di avviare un contenzioso con la Pubblica Amministrazione, che non fa bene allo Stato e aggrava il già pesante carico burocratico che opprime le imprese.
"La nostra Organizzazione - conclude Nicola Gherardi - se il Governo non interverrà al più presto per assumere le necessarie ed urgenti iniziative legislative per riaprire i termini della presentazione delle domande, si impegna sin d'ora ad assistere gli agricoltori che dalla violazione dello Statuto del contribuente, subiranno un danno ingiustificato, anche promuovendo azioni collettive (class action) per contrastare ingiustificate richieste di pagamento da parte delle Amministrazioni competenti".
"Anche nella nostra provincia migliaia di agricoltori non hanno potuto rispettare il termine del 30 settembre per la presentazione delle domande di variazione delle categorie catastali dei fabbricati rurali, perché non sono stati messi nelle condizioni di adempiere alle disposizioni di legge". Lo sottolinea Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, che, pur prendendo atto con soddisfazione di tutte le iniziative parlamentari dirette a risolvere il problema dei fabbricati rurali ed in particolare la risoluzione approvata dalla commissione Agricoltura del Senato, rimarca le conseguenze della mancata proroga del termine ultimo, fissato al 30 settembre.
Nei giorni scorsi Confagricoltura aveva sollecitato più volte il governo a prorogare il termine ultimo, considerati i soli nove giorni concessi agli agricoltori. "La richiesta urgente non è stata presa in considerazione e così la totalità degli agricoltori non ha potuto assolvere ad un preciso dettato normativo.
Il decreto ministeriale di attuazione, con la complessa ed inadeguata modulistica, infatti, è stato pubblicato solo il 22 settembre. "Ricordo, evidenzia il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi che le procedure di garanzia fissate dallo Statuto del contribuente prevedono un intervallo temporale di 60 giorni prima dell'applicazione dei provvedimenti di attuazione previsti dalla legislazione tributaria".
L'unico risultato della mancata proroga è di avviare un contenzioso con la Pubblica Amministrazione, che non fa bene allo Stato e aggrava il già pesante carico burocratico che opprime le imprese.
"La nostra Organizzazione - conclude Nicola Gherardi - se il Governo non interverrà al più presto per assumere le necessarie ed urgenti iniziative legislative per riaprire i termini della presentazione delle domande, si impegna sin d'ora ad assistere gli agricoltori che dalla violazione dello Statuto del contribuente, subiranno un danno ingiustificato, anche promuovendo azioni collettive (class action) per contrastare ingiustificate richieste di pagamento da parte delle Amministrazioni competenti".
martedì 27 settembre 2011
ACCATASTAMENTO FABBRICATI: CONFAGRICOLTURA SOLLECITA UNA CONGRUA PROROGA
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Il Decreto Legge n. 70/2011 approvato in luglio dal legislatore, il cosiddetto Decreto Sviluppo, ha disposto che il riconoscimento della ruralità dei fabbricati rurali iscritti nel Catasto Fabbricati è riservato a quelli iscritti nelle categorie catastali A/6 classe R (classe istituita per l'occasione) e D/10, ancorché la legge istitutiva non lo prevedesse affatto.
I proprietari di fabbricati rurali iscritti nel Catasto Fabbricati in categorie catastali diverse da quelle sopra citate, per vedere riconosciuta l'efficacia della loro ruralità, sono tenuti a presentare all'Agenzia del Territorio una domanda di variazione per il passaggio alla categoria A/6 classe R per gli immobili rurali ad uso abitativo e alla categoria D/10 per quelli a uso strumentale.
Secondo il Parlamento, infatti, solo queste due classificazioni catastali assicurano al fabbricato l'esenzione dall'ICI e dalle altre imposte.
La domanda deve essere corredata da una apposita autocertificazione nella quale deve essere dichiarato il possesso, a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione della domanda stessa, dei requisiti di ruralità di cui all'art. 9 del D.L. n. 557/93.
Il modello di domanda e le autocertificazioni da produrre stabilite dal Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 14 settembre 2011 prevedono che i fabbricati interessati alla procedura sopra citata sono tutti i fabbricati in possesso dei requisiti di ruralità, previsti dall'art. 9 del D.L. n. 557/93, iscritti nel Catasto Fabbricati con l'attribuzione di una categoria catastale diversa da D/10.
Non sono interessati alle nuove disposizioni: tutti i fabbricati iscritti solo nel Catasto Terreni; tutti i Fabbricati, iscritti nel Catasto Fabbricati, che non posseggono i requisiti di ruralità previsti dall'art. 9 del D.L. n. 557/93; tutti i fabbricati strumentali in possesso dei requisiti di ruralità, previsti dall'art. 9 del D.L. n. 557/93, iscritti nel Catasto Fabbricati nella categoria catastale D/10.
Il tutto entro il prossimo 30 settembre e tale termine appare tassativo!
"Il decreto applicativo recante anche i modelli utili per presentare le domande - evidenzia il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi - è stato però reso efficace solamente con la Gazzetta Ufficiale del 21 settembre, cioè solo nove giorni prima della scadenza del termine ultimo di presentazione delle domande stesse, rendendo di fatto impossibile per i proprietari dei fabbricati rurali essere adeguatamente informati e soddisfare i termini stabiliti, nella considerazione della complessità della materia, dei numerosi casi incerti e della documentazione da produrre. Per questo motivo Confagricoltura ha chiesto ai Ministri competenti ed ai Presidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato una congrua proroga del termine di presentazione, nella considerazione che a Ferrara, come in tutte le altre province, sono migliaia i fabbricati per i quali si dovrà procedere al riaccatastamento. Confagricoltura Ferrara ha segnalato ai parlamentari locali che se questa non sarà concessa, la stragrande maggioranza dei contribuenti non sarà in condizione di presentare la propria istanza o verrà presentata incompleta o inesatta, con la conseguente apertura di numerosi contenziosi, il che non servirebbe certo a sanare i conti pubblici né gioverebbe ai rapporti tra i cittadini e le istituzioni".
Il Decreto Legge n. 70/2011 approvato in luglio dal legislatore, il cosiddetto Decreto Sviluppo, ha disposto che il riconoscimento della ruralità dei fabbricati rurali iscritti nel Catasto Fabbricati è riservato a quelli iscritti nelle categorie catastali A/6 classe R (classe istituita per l'occasione) e D/10, ancorché la legge istitutiva non lo prevedesse affatto.
I proprietari di fabbricati rurali iscritti nel Catasto Fabbricati in categorie catastali diverse da quelle sopra citate, per vedere riconosciuta l'efficacia della loro ruralità, sono tenuti a presentare all'Agenzia del Territorio una domanda di variazione per il passaggio alla categoria A/6 classe R per gli immobili rurali ad uso abitativo e alla categoria D/10 per quelli a uso strumentale.
Secondo il Parlamento, infatti, solo queste due classificazioni catastali assicurano al fabbricato l'esenzione dall'ICI e dalle altre imposte.
La domanda deve essere corredata da una apposita autocertificazione nella quale deve essere dichiarato il possesso, a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione della domanda stessa, dei requisiti di ruralità di cui all'art. 9 del D.L. n. 557/93.
Il modello di domanda e le autocertificazioni da produrre stabilite dal Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 14 settembre 2011 prevedono che i fabbricati interessati alla procedura sopra citata sono tutti i fabbricati in possesso dei requisiti di ruralità, previsti dall'art. 9 del D.L. n. 557/93, iscritti nel Catasto Fabbricati con l'attribuzione di una categoria catastale diversa da D/10.
Non sono interessati alle nuove disposizioni: tutti i fabbricati iscritti solo nel Catasto Terreni; tutti i Fabbricati, iscritti nel Catasto Fabbricati, che non posseggono i requisiti di ruralità previsti dall'art. 9 del D.L. n. 557/93; tutti i fabbricati strumentali in possesso dei requisiti di ruralità, previsti dall'art. 9 del D.L. n. 557/93, iscritti nel Catasto Fabbricati nella categoria catastale D/10.
Il tutto entro il prossimo 30 settembre e tale termine appare tassativo!
"Il decreto applicativo recante anche i modelli utili per presentare le domande - evidenzia il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi - è stato però reso efficace solamente con la Gazzetta Ufficiale del 21 settembre, cioè solo nove giorni prima della scadenza del termine ultimo di presentazione delle domande stesse, rendendo di fatto impossibile per i proprietari dei fabbricati rurali essere adeguatamente informati e soddisfare i termini stabiliti, nella considerazione della complessità della materia, dei numerosi casi incerti e della documentazione da produrre. Per questo motivo Confagricoltura ha chiesto ai Ministri competenti ed ai Presidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato una congrua proroga del termine di presentazione, nella considerazione che a Ferrara, come in tutte le altre province, sono migliaia i fabbricati per i quali si dovrà procedere al riaccatastamento. Confagricoltura Ferrara ha segnalato ai parlamentari locali che se questa non sarà concessa, la stragrande maggioranza dei contribuenti non sarà in condizione di presentare la propria istanza o verrà presentata incompleta o inesatta, con la conseguente apertura di numerosi contenziosi, il che non servirebbe certo a sanare i conti pubblici né gioverebbe ai rapporti tra i cittadini e le istituzioni".
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mercoledì 10 agosto 2011
CENSIMENTO DELL’AGRICOLTURA: A FERRARA MENO AZIENDE MA PIU’ AMPIE
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Sono stati resi noti i primi dati riguardanti il territorio provinciale derivanti dal 6° Censimento dell’Agricoltura che il 24 ottobre del 2010 ha fotografato la realtà agricola nazionale.
“Relativamente alla nostra Provincia – afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi – viene confermato il dato già a tutti noto: calo consistente delle aziende in attività e di converso crescita della dimensione media delle aziende, dinamica quasi imposta dal contenimento dei costi produttivi. Il numero delle aziende è pari a 7.394, il 31,5 in meno rispetto a dieci anni prima, con una Superficie Agricola Utilizzata pari a 22,0 ettari, con un aumento di oltre il 37,6%., dimensione ben superiore alla media aziendale regionale, pari a 14,6 ettari. Il dato è ancor più ragguardevole se non si prendono in considerazione le 296 aziende censite con superficie inferiore ad un ettaro. In tal caso, la Sau media aziendale è pari a 23 ettari.”
“Un altro dato positivo che emerge dal censimento è che in dieci anni meno dell’1% della superficie agricola utilizzata, ora pari ad oltre 177.700 ettari, è stato destinato ad altri utilizzi, segno che il comparto agricolo è ancora vitale per tutta l’economia provinciale. Il calo più consistente delle aziende – prosegue il Presidente - si registra nell’Alto Ferrarese con, di contro, un forte aumento in questa area della superficie media aziendale”.
“Interessante il dato per titolo di possesso: diminuisce di circa il 30% la Sau in aziende condotte in sola proprietà, di circa l’8% in aziende condotte solamente in affitto mentre aumenta del 47% la Sau in aziende a conduzione mista, proprietà ed affitto. Sono 1.850 le aziende con tale forma di conduzione. Complessivamente sono oltre 72.500 gli ettari che a Ferrara vengono condotti in affitto, ben il 44% della Sau provinciale, dato superiore a quanto si registra a livello regionale. Questo per effetto, oltreché delle difficoltà di acquisto dei terreni ai valori fondiari e di redditività correnti, anche della lungimiranza avutasi a Ferrara nel sottoscrivere tra Organizzazioni un Accordo quadro collettivo per l’applicazione dell’art.45 sull’assistenza sindacale nei contratti agrari in deroga”.
“ Per quanto riguarda le produzioni, i cereali in Provincia continuano a fare la parte del leone – rimarca il Presidente - con una superficie investita attorno ai 93.000 ettari; seguono le foraggere con 16.600 ettari, le colture industriali con 15.350 ettari, le ortive con 11.400 ettari mentre la barbabietola da zucchero continua ad attestarsi attorno ai 7.000, il 50% dell’investimento di dieci anni fa causa l’OCM zucchero, decisione fortemente contrastata da Confagricoltura ed ANB”.
“Purtroppo dobbiamo evidenziare come le ricorrenti crisi di mercato che hanno fortemente ridimensionato i redditi delle aziende frutticole – continua Gherardi – abbiano inciso sulle scelte aziendali. La superficie investita a frutteto ora è pari a 13.850 ettari ed il numero delle aziende, rispetto a dieci anni fa, è calato di oltre il 45%, con circa 4.500 ettari destinati ad altre colture. Temo che la drammatica crisi del comparto frutticolo che quest’anno stiamo registrando determinerà ulteriori espianti, senza che ci siano però margini di redditività in altre colture”.
“Altro dato che non può passare inosservato è la quasi scomparsa della zootecnia. Sono solo 400 le aziende ancora sul mercato, ben l’89% in meno rispetto a dieci anni fa. Di queste, poi, solamente 229 sono proiettate alla produzione e commercializzazione. Abbiamo oltre 22.000 capi di bovini, 50.100 capi di suini e circa 1.400.000 capi avicoli, questi ultimi maggiormente presenti nei Comuni di Argenta, Codigoro e Portomaggiore. Praticamente in estinzione sul territorio l’allevamento da latte, solo 61 aziende il 39% in meno rispetto al 2000 con poco più di 2.600 capi allevati.”
“Mi preme da ultimo rilevare con preoccupazione – conclude il Presidente di Confagricoltura Ferrara – il ritardo che abbiamo anche nella nostra provincia nel ricambio generazionale. Cala, infatti, vistosamente di 1.850 unità il numero delle aziende condotte da under 40. Inoltre sono ben 1.300 le aziende dove il conduttore ha più di 75 anni di età. Credo che questo tema necessariamente dovrà essere posto con urgenza al centro dell’attenzione della politica, altrimenti è facile prevedere che nel breve periodo continuerà a ridursi drasticamente a Ferrara il numero delle aziende in attività. Di particolare rilievo invece il dato delle aziende in rosa, il 20% circa del totale”.
Sono stati resi noti i primi dati riguardanti il territorio provinciale derivanti dal 6° Censimento dell’Agricoltura che il 24 ottobre del 2010 ha fotografato la realtà agricola nazionale.
“Relativamente alla nostra Provincia – afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi – viene confermato il dato già a tutti noto: calo consistente delle aziende in attività e di converso crescita della dimensione media delle aziende, dinamica quasi imposta dal contenimento dei costi produttivi. Il numero delle aziende è pari a 7.394, il 31,5 in meno rispetto a dieci anni prima, con una Superficie Agricola Utilizzata pari a 22,0 ettari, con un aumento di oltre il 37,6%., dimensione ben superiore alla media aziendale regionale, pari a 14,6 ettari. Il dato è ancor più ragguardevole se non si prendono in considerazione le 296 aziende censite con superficie inferiore ad un ettaro. In tal caso, la Sau media aziendale è pari a 23 ettari.”
“Un altro dato positivo che emerge dal censimento è che in dieci anni meno dell’1% della superficie agricola utilizzata, ora pari ad oltre 177.700 ettari, è stato destinato ad altri utilizzi, segno che il comparto agricolo è ancora vitale per tutta l’economia provinciale. Il calo più consistente delle aziende – prosegue il Presidente - si registra nell’Alto Ferrarese con, di contro, un forte aumento in questa area della superficie media aziendale”.
“Interessante il dato per titolo di possesso: diminuisce di circa il 30% la Sau in aziende condotte in sola proprietà, di circa l’8% in aziende condotte solamente in affitto mentre aumenta del 47% la Sau in aziende a conduzione mista, proprietà ed affitto. Sono 1.850 le aziende con tale forma di conduzione. Complessivamente sono oltre 72.500 gli ettari che a Ferrara vengono condotti in affitto, ben il 44% della Sau provinciale, dato superiore a quanto si registra a livello regionale. Questo per effetto, oltreché delle difficoltà di acquisto dei terreni ai valori fondiari e di redditività correnti, anche della lungimiranza avutasi a Ferrara nel sottoscrivere tra Organizzazioni un Accordo quadro collettivo per l’applicazione dell’art.45 sull’assistenza sindacale nei contratti agrari in deroga”.
“ Per quanto riguarda le produzioni, i cereali in Provincia continuano a fare la parte del leone – rimarca il Presidente - con una superficie investita attorno ai 93.000 ettari; seguono le foraggere con 16.600 ettari, le colture industriali con 15.350 ettari, le ortive con 11.400 ettari mentre la barbabietola da zucchero continua ad attestarsi attorno ai 7.000, il 50% dell’investimento di dieci anni fa causa l’OCM zucchero, decisione fortemente contrastata da Confagricoltura ed ANB”.
“Purtroppo dobbiamo evidenziare come le ricorrenti crisi di mercato che hanno fortemente ridimensionato i redditi delle aziende frutticole – continua Gherardi – abbiano inciso sulle scelte aziendali. La superficie investita a frutteto ora è pari a 13.850 ettari ed il numero delle aziende, rispetto a dieci anni fa, è calato di oltre il 45%, con circa 4.500 ettari destinati ad altre colture. Temo che la drammatica crisi del comparto frutticolo che quest’anno stiamo registrando determinerà ulteriori espianti, senza che ci siano però margini di redditività in altre colture”.
“Altro dato che non può passare inosservato è la quasi scomparsa della zootecnia. Sono solo 400 le aziende ancora sul mercato, ben l’89% in meno rispetto a dieci anni fa. Di queste, poi, solamente 229 sono proiettate alla produzione e commercializzazione. Abbiamo oltre 22.000 capi di bovini, 50.100 capi di suini e circa 1.400.000 capi avicoli, questi ultimi maggiormente presenti nei Comuni di Argenta, Codigoro e Portomaggiore. Praticamente in estinzione sul territorio l’allevamento da latte, solo 61 aziende il 39% in meno rispetto al 2000 con poco più di 2.600 capi allevati.”
“Mi preme da ultimo rilevare con preoccupazione – conclude il Presidente di Confagricoltura Ferrara – il ritardo che abbiamo anche nella nostra provincia nel ricambio generazionale. Cala, infatti, vistosamente di 1.850 unità il numero delle aziende condotte da under 40. Inoltre sono ben 1.300 le aziende dove il conduttore ha più di 75 anni di età. Credo che questo tema necessariamente dovrà essere posto con urgenza al centro dell’attenzione della politica, altrimenti è facile prevedere che nel breve periodo continuerà a ridursi drasticamente a Ferrara il numero delle aziende in attività. Di particolare rilievo invece il dato delle aziende in rosa, il 20% circa del totale”.
mercoledì 20 luglio 2011
DI ALCUNE DECINE DI MILIONI IL COSTO DELLA MANOVRA ECONOMICA PER L'AGRICOLTURA FERRARESE
Fonte: Confagricoltura Ferrara
"Comincia il conto alla rovescia verso il 2013 quando, se non si realizzerà la riforma fiscale, dovrebbero scattare i tagli lineari su agevolazioni, detrazioni, deduzioni, misure assistenziali previste dalla manovra economica. Questa situazione alimenta nelle imprese agricole un clima di sfiducia, dal momento che il settore risulta pesantemente investito: si prevedono 16 decurtazioni, che vanno dalle misure relative agli interessi sui mutui agrari, al regime speciale Iva dei produttori agricoli, dai redditi degli allevatori, all'agriturismo, alle accise sui carburanti agricoli. Da una stima approssimativa dei nostri uffici la manovra potrebbe costare al mondo agricolo ferrarese a partire dal 2013 circa 22 milioni di euro solo per quanto riguarda i carburanti agevolati, in virtù degli oltre 50 milioni di litri consumati. Gli aggravi, determinati dalle altre misure ipotizzate, potrebbero raggiungere una percentuale stimata tra il 7 ed il 10% del totale della PLV provinciale che nel 2010 si è aggirata intorno ai 576,9 milioni di euro. Una mazzata difficilmente sostenibile in assenza di politiche per il rilancio delle imprese, che sono il motore dello sviluppo". Lo sottolinea una nota della Giunta Esecutiva di Confagricoltura Ferrara in relazione alla manovra economica approvata dal Parlamento.
"Un dato diffuso in questi giorni dall'Istat ci preoccupa fortemente - evidenzia Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara - e cioè la nostra bilancia dei pagamenti ha registrato, su base annua, un aumento dell'export dei prodotti agricoli del 6,5% a cui però fa riscontro un import cresciuto con un tasso di oltre quattro volte superiore. Questa situazione mette in rilievo quanto sia necessario e strategico premere l'acceleratore sulle attività di promozione del nostro prodotto agricolo sui mercati esteri. Nella manovra per la stabilizzazione finanziaria la "cabina di regia", che indicherà le linee guida e di indirizzo di tale attività a seguito della soppressione dell'Ice, non prevede la presenza del mondo agricolo. Un errore cui crediamo vada posto subito rimedio".
La Giunta di Confagricoltura Ferrara è poi tornata a rimarcare la vicenda delle multe per lo splafonamento delle quote latte. E' inaccettabile - sottolinea il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - che nel momento in cui si chiedono pesanti sacrifici al Paese ed agli agricoltori, si possa ancora concedere ad un gruppo di persone che non hanno rispettato le leggi e che non hanno voluto regolarizzare le loro posizioni quando potevano farlo, di scaricare i loro debiti sul settore e sulla collettività".
L'Organizzazione agricola ferrarese ha poi preso in esame la proposta dell'Esecutivo comunitario di mettere a disposizione della Politica Agricola Comunitaria per la futura programmazione finanziaria 2014-2020 un finanziamento complessivo di 387 miliardi, "un contenimento dei fondi in termini reali per circa 3 miliardi di euro all'anno - conclude il Presidente Gherardi - che ci fa giudicare la manovra inadeguata a sostenere gli agricoltori in uno scenario di incertezza. Per questo,a nostro avviso, le proposte non devono prevedere una decurtazione del budget agricolo".
"Comincia il conto alla rovescia verso il 2013 quando, se non si realizzerà la riforma fiscale, dovrebbero scattare i tagli lineari su agevolazioni, detrazioni, deduzioni, misure assistenziali previste dalla manovra economica. Questa situazione alimenta nelle imprese agricole un clima di sfiducia, dal momento che il settore risulta pesantemente investito: si prevedono 16 decurtazioni, che vanno dalle misure relative agli interessi sui mutui agrari, al regime speciale Iva dei produttori agricoli, dai redditi degli allevatori, all'agriturismo, alle accise sui carburanti agricoli. Da una stima approssimativa dei nostri uffici la manovra potrebbe costare al mondo agricolo ferrarese a partire dal 2013 circa 22 milioni di euro solo per quanto riguarda i carburanti agevolati, in virtù degli oltre 50 milioni di litri consumati. Gli aggravi, determinati dalle altre misure ipotizzate, potrebbero raggiungere una percentuale stimata tra il 7 ed il 10% del totale della PLV provinciale che nel 2010 si è aggirata intorno ai 576,9 milioni di euro. Una mazzata difficilmente sostenibile in assenza di politiche per il rilancio delle imprese, che sono il motore dello sviluppo". Lo sottolinea una nota della Giunta Esecutiva di Confagricoltura Ferrara in relazione alla manovra economica approvata dal Parlamento.
"Un dato diffuso in questi giorni dall'Istat ci preoccupa fortemente - evidenzia Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara - e cioè la nostra bilancia dei pagamenti ha registrato, su base annua, un aumento dell'export dei prodotti agricoli del 6,5% a cui però fa riscontro un import cresciuto con un tasso di oltre quattro volte superiore. Questa situazione mette in rilievo quanto sia necessario e strategico premere l'acceleratore sulle attività di promozione del nostro prodotto agricolo sui mercati esteri. Nella manovra per la stabilizzazione finanziaria la "cabina di regia", che indicherà le linee guida e di indirizzo di tale attività a seguito della soppressione dell'Ice, non prevede la presenza del mondo agricolo. Un errore cui crediamo vada posto subito rimedio".
La Giunta di Confagricoltura Ferrara è poi tornata a rimarcare la vicenda delle multe per lo splafonamento delle quote latte. E' inaccettabile - sottolinea il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - che nel momento in cui si chiedono pesanti sacrifici al Paese ed agli agricoltori, si possa ancora concedere ad un gruppo di persone che non hanno rispettato le leggi e che non hanno voluto regolarizzare le loro posizioni quando potevano farlo, di scaricare i loro debiti sul settore e sulla collettività".
L'Organizzazione agricola ferrarese ha poi preso in esame la proposta dell'Esecutivo comunitario di mettere a disposizione della Politica Agricola Comunitaria per la futura programmazione finanziaria 2014-2020 un finanziamento complessivo di 387 miliardi, "un contenimento dei fondi in termini reali per circa 3 miliardi di euro all'anno - conclude il Presidente Gherardi - che ci fa giudicare la manovra inadeguata a sostenere gli agricoltori in uno scenario di incertezza. Per questo,a nostro avviso, le proposte non devono prevedere una decurtazione del budget agricolo".
venerdì 15 luglio 2011
IN CADUTA LIBERA I PREZZI DI PESCHE E NETTARINE - VA AVVIATA UNA PROFONDA RIFLESSIONE DEL SISTEMA
Fonte: Confagricoltura Ferrara
"I generi alimentari freschi, il cui prezzo è sceso a giugno dello 0,3% hanno fatto da parziale ammortizzatore ad un'inflazione calcolata dall'Istat al 2,7% su base annua, il livello più alto registrato dal novembre 2008. Ma questo ruolo di salvagente contro il carovita i produttori agricoli lo hanno assunto a proprie spese". Lo sottolinea il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi, in relazione alla rilevazione sui prezzi definitivi al consumo di giugno diffusa dall'Istat - che ricorda come l'allarme E.Coli scatenato in Germania abbia scoraggiato i consumi di tutti gli ortaggi e della frutta e bloccato le esportazioni. Il risultato è stata una diminuzione dei prezzi al consumo dei vegetali freschi pari al 5,6% su base mensile ed al 2,5% rispetto all'anno scorso, come rileva l'Istat.
"A giugno, come attestano i dati Ismea, i prezzi all'origine della frutta fresca sono diminuiti di quasi il 20% e degli ortaggi del 22% rispetto a un anno fa. E le cose - prosegue il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - non stanno andando meglio a luglio: le quotazioni della frutta fresca sono in caduta libera, i mercati sono ingolfati da pesche e nettarine provenienti dall'estero, il caldo eccezionale ha fatto maturare in anticipo i raccolti facendo saltare i calendari"
"Non è perciò più accettabile sentire riproposto il grido dei produttori di pesche della nostra provincia per l'insostenibilità del prezzo riconosciuto al prodotto a fronte di costi di produzione sempre più alti. E' necessario avviare da subito una profonda riflessione del sistema che ruota intorno alla coltivazione della pesca per non arrivare alla resa finale dei produttori con abbattimento dei frutteti e conseguente perdita di occupazione e delle peculiarità e qualità delle nostre produzioni".
Bisogna partire immediatamente con una richiesta di modifica delle disposizioni e dei vincoli dettati dall'UE per il governo della produzione richiedendo come paese Italia ed in maniera unitaria: l'aumento ad almeno il 10% delle quantità di prodotto ritirabile in caso di crisi (attualmente nell'OCM Organizzazioni Comuni di Mercato del settore è previsto il 5%), la facoltà delle Organizzazioni di Produttori di poter accumulare le risorse non spese nell'annata per fronteggiare successivi periodi di crisi e l'aggiornamento dei prezzi del ritiro per determinare una soglia minima accettabile al di sotto della quale non scendere.
"Contestualmente diventa inderogabile - aggiunge il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese - porre i produttori italiani nelle stesse condizioni dei loro competitor europei. Non si può più accettare che dietro la politica della qualità, i nostri frutticoltori siano obbligati a farsi carico di costi maggiori per vedersi poi soffiare il mercato dai concorrenti spagnoli o nord africani che producendo con minori vincoli riescono a proporsi sul mercato con prezzi più bassi; prezzi sui quali poi la grande distribuzione trova il pieno risultato speculativo. In questo ambito va stigmatizzata la posizione assunta dalla grande distribuzione di non condividere, con il sistema ortofrutticolo italiano, le scelte di qualità merceologica da farsi con la medesima intensità sia su quelle nazionali che su quelle internazionali, contribuendo in maniera determinante alla crisi dei frutticoltori italiani".
"Va assolutamente affrontato e risolto - conclude Nicola Gherardi - il tema del sistema della rappresentanza del prodotto "pesca" sul mercato. Risulta infatti evidente che qualcosa in questa OCM non funziona. Non è pensabile gestire il mercato della frutta estiva con modelli di governo che coinvolgono solo il 30% del prodotto di quello stesso comparto. E' ora di affrontare l'argomento una volta per tutte perché se su dieci anni di funzionamento dell'OCM, cinque sono stati di crisi per i produttori, non si può dare la colpa a congiunture ogni volta più sfortunate; è ora di darsi da fare e rendersi conto che così com'è il sistema non funziona. Bisogna iniziare a pensare al raccolto del 2012 e a quelli futuri per costruire una rete ed un sistema nuovo capace di valorizzare la produzione , ridurre i costi e responsabilizzare, in maniera forte, i soggetti chiamati a rappresentare ai vari livelli i produttori".
"I generi alimentari freschi, il cui prezzo è sceso a giugno dello 0,3% hanno fatto da parziale ammortizzatore ad un'inflazione calcolata dall'Istat al 2,7% su base annua, il livello più alto registrato dal novembre 2008. Ma questo ruolo di salvagente contro il carovita i produttori agricoli lo hanno assunto a proprie spese". Lo sottolinea il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi, in relazione alla rilevazione sui prezzi definitivi al consumo di giugno diffusa dall'Istat - che ricorda come l'allarme E.Coli scatenato in Germania abbia scoraggiato i consumi di tutti gli ortaggi e della frutta e bloccato le esportazioni. Il risultato è stata una diminuzione dei prezzi al consumo dei vegetali freschi pari al 5,6% su base mensile ed al 2,5% rispetto all'anno scorso, come rileva l'Istat.
"A giugno, come attestano i dati Ismea, i prezzi all'origine della frutta fresca sono diminuiti di quasi il 20% e degli ortaggi del 22% rispetto a un anno fa. E le cose - prosegue il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - non stanno andando meglio a luglio: le quotazioni della frutta fresca sono in caduta libera, i mercati sono ingolfati da pesche e nettarine provenienti dall'estero, il caldo eccezionale ha fatto maturare in anticipo i raccolti facendo saltare i calendari"
"Non è perciò più accettabile sentire riproposto il grido dei produttori di pesche della nostra provincia per l'insostenibilità del prezzo riconosciuto al prodotto a fronte di costi di produzione sempre più alti. E' necessario avviare da subito una profonda riflessione del sistema che ruota intorno alla coltivazione della pesca per non arrivare alla resa finale dei produttori con abbattimento dei frutteti e conseguente perdita di occupazione e delle peculiarità e qualità delle nostre produzioni".
Bisogna partire immediatamente con una richiesta di modifica delle disposizioni e dei vincoli dettati dall'UE per il governo della produzione richiedendo come paese Italia ed in maniera unitaria: l'aumento ad almeno il 10% delle quantità di prodotto ritirabile in caso di crisi (attualmente nell'OCM Organizzazioni Comuni di Mercato del settore è previsto il 5%), la facoltà delle Organizzazioni di Produttori di poter accumulare le risorse non spese nell'annata per fronteggiare successivi periodi di crisi e l'aggiornamento dei prezzi del ritiro per determinare una soglia minima accettabile al di sotto della quale non scendere.
"Contestualmente diventa inderogabile - aggiunge il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese - porre i produttori italiani nelle stesse condizioni dei loro competitor europei. Non si può più accettare che dietro la politica della qualità, i nostri frutticoltori siano obbligati a farsi carico di costi maggiori per vedersi poi soffiare il mercato dai concorrenti spagnoli o nord africani che producendo con minori vincoli riescono a proporsi sul mercato con prezzi più bassi; prezzi sui quali poi la grande distribuzione trova il pieno risultato speculativo. In questo ambito va stigmatizzata la posizione assunta dalla grande distribuzione di non condividere, con il sistema ortofrutticolo italiano, le scelte di qualità merceologica da farsi con la medesima intensità sia su quelle nazionali che su quelle internazionali, contribuendo in maniera determinante alla crisi dei frutticoltori italiani".
"Va assolutamente affrontato e risolto - conclude Nicola Gherardi - il tema del sistema della rappresentanza del prodotto "pesca" sul mercato. Risulta infatti evidente che qualcosa in questa OCM non funziona. Non è pensabile gestire il mercato della frutta estiva con modelli di governo che coinvolgono solo il 30% del prodotto di quello stesso comparto. E' ora di affrontare l'argomento una volta per tutte perché se su dieci anni di funzionamento dell'OCM, cinque sono stati di crisi per i produttori, non si può dare la colpa a congiunture ogni volta più sfortunate; è ora di darsi da fare e rendersi conto che così com'è il sistema non funziona. Bisogna iniziare a pensare al raccolto del 2012 e a quelli futuri per costruire una rete ed un sistema nuovo capace di valorizzare la produzione , ridurre i costi e responsabilizzare, in maniera forte, i soggetti chiamati a rappresentare ai vari livelli i produttori".
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venerdì 1 luglio 2011
FORTE ALLARME PER COCOMERI, MELONI, PESCHE E NETTARINE
Fonte: Confagricoltura Ferrara
"Il mese scorso il prezzo al consumo della frutta e' aumentato del 7%, ma ai produttori e' stata pagata il 7% in meno - afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi. A fronte di tale situazione occorrono politiche agricole mirate ed interventi volti a migliorare il posizionamento degli agricoltori all'interno della filiera alimentare. Siamo in presenza di fattori destabilizzanti che stanno mettendo a serio rischio la redditività dei nostri agricoltori, senza i quali non ci sarebbe più materia prima per l'agroalimentare made in Italy, fatto che ridimensionerebbe inevitabilmente, ed irrimediabilmente, tutta la filiera nazionale del settore".
"La situazione di volatilità dei prezzi si e' fatta sentire fortemente anche a giugno, a seguito dell'allarme E.Coli. In Germania. tutto il mercato dell'ortofrutta e' stato completamente paralizzato, con cali generalizzati degli ordinativi. ed i conti delle aziende ortofrutticole sono peggiorati ulteriormente". "Va apprezzata - aggiunge il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - la volontà del Ministro Romano di intervenire in tempi rapidi per sostenere il nostro comparto ortofrutticolo, che sopporta le conseguenze dell'incapacità della Germania a fronteggiare una situazione di allerta., Però i fondi messi a disposizione da Bruxelles appaiono irrisori. Si sono stanziati complessivamente 210 milioni di euro, però le perdite per l'ortofrutticoltura europea, per il forte calo dei prezzi e delle vendite, vengono stimate di ben 400 milioni di euro la settimana. Per questo abbiamo chiesto una seconda serie di misure eccezionali di sostegno temporaneo da affiancare a quelle già previste".
"In forte apprensione sono in questo momento i produttori di cocomeri e meloni, con la produzione che viene lasciata in campo perché il costo di raccolta è superiore al prezzo di realizzo ed inoltre quelli di pesche e nettarine - prosegue Nicola Gherardi - perché il gran caldo che abbiamo registrato nella seconda metà di giugno sta determinando un anticipo di produzione che determinerà per tutta la prima metà di luglio la sovrapposizione del nostro prodotto con i picchi di produzione in Spagna. Tale situazione, se vista assieme ad un avvio di stagione poco esaltante in termini di prezzo, cui si aggiunge un calo stimato attorno al 10% della domanda interna, genererà probabilmente tensione sui mercati".
"In tale situazione, Confagricoltura Ferrara condivide totalmente la posizione assunta dalla Regione nei confronti del Ministro Romano affinché si proceda con urgenza alla chiusura dell'accordo interprofessionale delle pesche e nettarine attualmente fermo per il mancato accordo tra le parti e contemporaneamente si intervenga in sede comunitaria perché si acconsenta al superamento della soglia del 5% come limite massimo di ritiro del prodotto, per portarlo possibilmente al 10%".
"Vi è poi un documento elaborato dal Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara - conclude Nicola Gherardi - recante proposte operative da realizzarsi con tempestività volte a scongiurare che la campagna 2011 si trasformi in una delle peggiori degli ultimi anni che attende la ratifica della Regione Emilia Romagna e la definitiva approvazione e sottoscrizione di tutti i rappresentanti della produzione. Anche su questo Confagricoltura Ferrara auspica che si proceda con la massima celerità".
"Il mese scorso il prezzo al consumo della frutta e' aumentato del 7%, ma ai produttori e' stata pagata il 7% in meno - afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi. A fronte di tale situazione occorrono politiche agricole mirate ed interventi volti a migliorare il posizionamento degli agricoltori all'interno della filiera alimentare. Siamo in presenza di fattori destabilizzanti che stanno mettendo a serio rischio la redditività dei nostri agricoltori, senza i quali non ci sarebbe più materia prima per l'agroalimentare made in Italy, fatto che ridimensionerebbe inevitabilmente, ed irrimediabilmente, tutta la filiera nazionale del settore".
"La situazione di volatilità dei prezzi si e' fatta sentire fortemente anche a giugno, a seguito dell'allarme E.Coli. In Germania. tutto il mercato dell'ortofrutta e' stato completamente paralizzato, con cali generalizzati degli ordinativi. ed i conti delle aziende ortofrutticole sono peggiorati ulteriormente". "Va apprezzata - aggiunge il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - la volontà del Ministro Romano di intervenire in tempi rapidi per sostenere il nostro comparto ortofrutticolo, che sopporta le conseguenze dell'incapacità della Germania a fronteggiare una situazione di allerta., Però i fondi messi a disposizione da Bruxelles appaiono irrisori. Si sono stanziati complessivamente 210 milioni di euro, però le perdite per l'ortofrutticoltura europea, per il forte calo dei prezzi e delle vendite, vengono stimate di ben 400 milioni di euro la settimana. Per questo abbiamo chiesto una seconda serie di misure eccezionali di sostegno temporaneo da affiancare a quelle già previste".
"In forte apprensione sono in questo momento i produttori di cocomeri e meloni, con la produzione che viene lasciata in campo perché il costo di raccolta è superiore al prezzo di realizzo ed inoltre quelli di pesche e nettarine - prosegue Nicola Gherardi - perché il gran caldo che abbiamo registrato nella seconda metà di giugno sta determinando un anticipo di produzione che determinerà per tutta la prima metà di luglio la sovrapposizione del nostro prodotto con i picchi di produzione in Spagna. Tale situazione, se vista assieme ad un avvio di stagione poco esaltante in termini di prezzo, cui si aggiunge un calo stimato attorno al 10% della domanda interna, genererà probabilmente tensione sui mercati".
"In tale situazione, Confagricoltura Ferrara condivide totalmente la posizione assunta dalla Regione nei confronti del Ministro Romano affinché si proceda con urgenza alla chiusura dell'accordo interprofessionale delle pesche e nettarine attualmente fermo per il mancato accordo tra le parti e contemporaneamente si intervenga in sede comunitaria perché si acconsenta al superamento della soglia del 5% come limite massimo di ritiro del prodotto, per portarlo possibilmente al 10%".
"Vi è poi un documento elaborato dal Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara - conclude Nicola Gherardi - recante proposte operative da realizzarsi con tempestività volte a scongiurare che la campagna 2011 si trasformi in una delle peggiori degli ultimi anni che attende la ratifica della Regione Emilia Romagna e la definitiva approvazione e sottoscrizione di tutti i rappresentanti della produzione. Anche su questo Confagricoltura Ferrara auspica che si proceda con la massima celerità".
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giovedì 23 giugno 2011
BUONE PROSPETTIVE PER LA CAMPAGNA CEREALICOLA 2011
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Trebbiatura in pieno svolgimento ed aiutata dal buon andamento meteorologico. Ad oggi, comunica Confagricoltura Ferrara, si stima che sia stato raccolto circa il 60% del frumento, tenero e duro, coltivato in Provincia.
"I primi dati lasciano ben sperare - evidenzia il Presidente, Nicola Gherardi - anche se dobbiamo nettamente distinguere tra le aziende che lo scorso autunno hanno potuto preparare con cura i terreni e chi invece è stato costretto a seminare il terreno su sodo, con presenza di ristagni d'acqua nel corso dell'inverno e successiva siccità da marzo a maggio".
"Relativamente al grano tenero, la superficie investita è di circa 28 mila ettari, con un incremento di oltre il 20% rispetto all'anno scorso, a detrimento del duro fortemente penalizzato dal cattivo risultato conseguito nel 2010; la superficie si attesta intorno ai 15 mila ettari, oltre il 45% in meno rispetto alla precedente annata".
"Di particolare rilievo - prosegue il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese - è che quest'anno, a differenza del 2010, tutta la produzione, almeno per quella fino ad ora trebbiata, per le sue caratteristiche qualitative sarà destinata agli usi per alimentazione umana, mentre la produzione 2010 causa la non elevata qualità è stata destinata alla produzione di mangimi animali".
"Segnatamente al grano tenero la media provinciale per le superfici sulle quali non era stato possibile preparare con cura il terreno si attesta attorno ai 50 q.li/ettaro mentre per gli altri circa 70 q.li/ettaro, con punte nei terreni di medio impasto fino a 80 q.li/ettaro con peso specifico superiore agli 80 e proteine superiore a 13%; per il frumento duro, la media è tra i 65-70 q.li/ettaro, con ottimi risultati sia per peso specifico che proteine".
"Quello che allarma il mercato dei cereali - conclude Nicola Gherardi - è la volatilità dei prezzi sui mercati mondiali, rimarcato anche dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nel corso dell'ultima Assemblea dell'Istituto, che espone i produttori agricoli anche a flessioni delle quotazioni e del reddito, come dimostrano i dati dei prezzi all'origine dei prodotti agricoli nel nostro Paese (-3,3% ad aprile sul mese precedente) e dei redditi (-19,6% nel 2011 rispetto al 2010). Per riportare l'evoluzione dei prezzi ad un più equilibrato rapporto domanda/offerta, è necessario intervenire con adeguate politiche per migliorare il posizionamento degli agricoltori all'interno della filiera; occorre altresì frenare talune dinamiche sui mercati a termine delle commodities realizzate da operatori non del settore, ad esempio tramite fondi di investimento, e incentivando invece l'utilizzo dei contratti derivati da parte degli operatori professionali (cooperative, consorzi, importatori, esportatori, ecc.) per coprirsi dalle eccessive oscillazioni dei prezzi".
Trebbiatura in pieno svolgimento ed aiutata dal buon andamento meteorologico. Ad oggi, comunica Confagricoltura Ferrara, si stima che sia stato raccolto circa il 60% del frumento, tenero e duro, coltivato in Provincia.
"I primi dati lasciano ben sperare - evidenzia il Presidente, Nicola Gherardi - anche se dobbiamo nettamente distinguere tra le aziende che lo scorso autunno hanno potuto preparare con cura i terreni e chi invece è stato costretto a seminare il terreno su sodo, con presenza di ristagni d'acqua nel corso dell'inverno e successiva siccità da marzo a maggio".
"Relativamente al grano tenero, la superficie investita è di circa 28 mila ettari, con un incremento di oltre il 20% rispetto all'anno scorso, a detrimento del duro fortemente penalizzato dal cattivo risultato conseguito nel 2010; la superficie si attesta intorno ai 15 mila ettari, oltre il 45% in meno rispetto alla precedente annata".
"Di particolare rilievo - prosegue il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese - è che quest'anno, a differenza del 2010, tutta la produzione, almeno per quella fino ad ora trebbiata, per le sue caratteristiche qualitative sarà destinata agli usi per alimentazione umana, mentre la produzione 2010 causa la non elevata qualità è stata destinata alla produzione di mangimi animali".
"Segnatamente al grano tenero la media provinciale per le superfici sulle quali non era stato possibile preparare con cura il terreno si attesta attorno ai 50 q.li/ettaro mentre per gli altri circa 70 q.li/ettaro, con punte nei terreni di medio impasto fino a 80 q.li/ettaro con peso specifico superiore agli 80 e proteine superiore a 13%; per il frumento duro, la media è tra i 65-70 q.li/ettaro, con ottimi risultati sia per peso specifico che proteine".
"Quello che allarma il mercato dei cereali - conclude Nicola Gherardi - è la volatilità dei prezzi sui mercati mondiali, rimarcato anche dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nel corso dell'ultima Assemblea dell'Istituto, che espone i produttori agricoli anche a flessioni delle quotazioni e del reddito, come dimostrano i dati dei prezzi all'origine dei prodotti agricoli nel nostro Paese (-3,3% ad aprile sul mese precedente) e dei redditi (-19,6% nel 2011 rispetto al 2010). Per riportare l'evoluzione dei prezzi ad un più equilibrato rapporto domanda/offerta, è necessario intervenire con adeguate politiche per migliorare il posizionamento degli agricoltori all'interno della filiera; occorre altresì frenare talune dinamiche sui mercati a termine delle commodities realizzate da operatori non del settore, ad esempio tramite fondi di investimento, e incentivando invece l'utilizzo dei contratti derivati da parte degli operatori professionali (cooperative, consorzi, importatori, esportatori, ecc.) per coprirsi dalle eccessive oscillazioni dei prezzi".
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venerdì 17 giugno 2011
LA GIUNTA DI CONFAGRICOLTURA FERRARA SUL RISULTATO REFERENDARIO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
"La politica energetica del Paese venga orientata, con decisione allo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili. Lo chiedono i cittadini" - afferma Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, riassumendo il dibattito scaturito in Giunta Esecutiva riunita anche per esaminare il risultato sui referendum.
Relativamente a quello sul nucleare, "nel Forum Futuro Fertile a Taormina del 2010 Confagricoltura presentò il Rapporto sulle bioenergie in Italia realizzato con Nomisma nel quale si evidenziava il contributo che gli imprenditori agricoli avrebbero potuto apportare alla rivoluzione verde delle nostre fonti energetiche. Il rapporto attestava che le potenzialità del settore agricolo sono enormi - prosegue il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese. Con il solo ausilio di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà possibile arrivare a fornire sino al 20% dell'energia rinnovabile prevista nel 2020, ovvero 4,2 milioni di tonnellate di petrolio (mtep) ed il 128,8% di energia verde sul totale del consumo agricolo. Un dato che restituisce alla campagna un rapporto privilegiato con l'ambiente, a cui si potranno aggiungere altre forme di energia ad altissimo impatto, come fotovoltaico, idroelettrico ed eolico".
Sono due gli scenari possibili affrontati nella ricerca Nomisma. Lo scenario definito 'ottimistico' prevede lo sfruttamento della metà delle potenzialità rinnovabili in agricoltura. Una quota che garantirebbe al settore non solo l'autosufficienza energetica, ma addirittura la possibilità di creare valore.
Il quadro 'pessimistico' prevede, invece, lo sfruttamento di solo un quinto del potenziale teorico, ma produrrebbe comunque una performance energetica dieci volte superiore a quella attuale. In questo quadro il risultato sarebbe equivalente a 1,7mtep, un dato che arriverebbe a coprire circa la metà dei propri consumi e l'1,2% dei consumi finali nazionali.
"Da imprenditori abbiamo comunque coscienza - aggiunge Nicola Gherardi - che l'agricoltura da sola non potrà colmare il buco che si è aperto con il risultato del referendum. Nuovo impulso dovrà essere dato, quindi, allo sfruttamento del metano utilizzando una nuova tecnologia che consente di sfruttare il metano imprigionato nelle rocce argillose, senza trascurare il carbone ripulito che il nostro Paese, al contrario di altri, sfrutta pochissimo e che contribuirebbe a diversificare le importazioni di energia in Italia. Ma sul gas sarebbe un grosso errore agire da soli. La Giunta Esecutiva conviene sulla necessità di una politica coordinata a livello europeo, per ridurre i rischi derivanti dalle dipendenze da gas di alcuni Stati dove sono in atto forti turbolenze politico-sociali delle quali ora tutti ignoriamo l'ultimo approdo".
"Per quanto riguarda il nostro settore - continua il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - occorre aumentare l'efficienza dei processi produttivi, valorizzando pure i terreni marginali, promuovendo l'uso dei sottoprodotti agricoli, evitando interpretazioni restrittive della normativa ambientale vigente, favorendo così l'equilibrio tra produzioni food e non food. In questa direzione, a nostro avviso, va da un lato attuato rapidamente quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 28 del 2011 in materia di incentivi per le biomasse ed il biogas, in modo da dare stabilità e certezza al quadro normativo e, dall'altro, predisposto il piano energetico dell'Emilia Romagna coerente ed in linea con le scelte dei cittadini".
"Riguardo al risultato dei referendum sull'acqua - conclude Nicola Gherardi - la Giunta Esecutiva ritiene che occorre fare una riflessione sulle strategie di gestione e di risparmio idrico. Serve un'adeguata politica per la risorsa acqua, con particolare attenzione sia al ruolo dei soggetti che la gestiscono, come le regioni, le autorità di bacino, i consorzi di bonifica sia ai gestori della rete idrica e degli acquedotti affinché si ponga fine ai tanti sprechi, non ultimo quello delle reti inefficienti. Come settore siamo pronti a dare il nostro contributo operativo e propositivo".
"La politica energetica del Paese venga orientata, con decisione allo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili. Lo chiedono i cittadini" - afferma Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, riassumendo il dibattito scaturito in Giunta Esecutiva riunita anche per esaminare il risultato sui referendum.
Relativamente a quello sul nucleare, "nel Forum Futuro Fertile a Taormina del 2010 Confagricoltura presentò il Rapporto sulle bioenergie in Italia realizzato con Nomisma nel quale si evidenziava il contributo che gli imprenditori agricoli avrebbero potuto apportare alla rivoluzione verde delle nostre fonti energetiche. Il rapporto attestava che le potenzialità del settore agricolo sono enormi - prosegue il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese. Con il solo ausilio di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà possibile arrivare a fornire sino al 20% dell'energia rinnovabile prevista nel 2020, ovvero 4,2 milioni di tonnellate di petrolio (mtep) ed il 128,8% di energia verde sul totale del consumo agricolo. Un dato che restituisce alla campagna un rapporto privilegiato con l'ambiente, a cui si potranno aggiungere altre forme di energia ad altissimo impatto, come fotovoltaico, idroelettrico ed eolico".
Sono due gli scenari possibili affrontati nella ricerca Nomisma. Lo scenario definito 'ottimistico' prevede lo sfruttamento della metà delle potenzialità rinnovabili in agricoltura. Una quota che garantirebbe al settore non solo l'autosufficienza energetica, ma addirittura la possibilità di creare valore.
Il quadro 'pessimistico' prevede, invece, lo sfruttamento di solo un quinto del potenziale teorico, ma produrrebbe comunque una performance energetica dieci volte superiore a quella attuale. In questo quadro il risultato sarebbe equivalente a 1,7mtep, un dato che arriverebbe a coprire circa la metà dei propri consumi e l'1,2% dei consumi finali nazionali.
"Da imprenditori abbiamo comunque coscienza - aggiunge Nicola Gherardi - che l'agricoltura da sola non potrà colmare il buco che si è aperto con il risultato del referendum. Nuovo impulso dovrà essere dato, quindi, allo sfruttamento del metano utilizzando una nuova tecnologia che consente di sfruttare il metano imprigionato nelle rocce argillose, senza trascurare il carbone ripulito che il nostro Paese, al contrario di altri, sfrutta pochissimo e che contribuirebbe a diversificare le importazioni di energia in Italia. Ma sul gas sarebbe un grosso errore agire da soli. La Giunta Esecutiva conviene sulla necessità di una politica coordinata a livello europeo, per ridurre i rischi derivanti dalle dipendenze da gas di alcuni Stati dove sono in atto forti turbolenze politico-sociali delle quali ora tutti ignoriamo l'ultimo approdo".
"Per quanto riguarda il nostro settore - continua il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - occorre aumentare l'efficienza dei processi produttivi, valorizzando pure i terreni marginali, promuovendo l'uso dei sottoprodotti agricoli, evitando interpretazioni restrittive della normativa ambientale vigente, favorendo così l'equilibrio tra produzioni food e non food. In questa direzione, a nostro avviso, va da un lato attuato rapidamente quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 28 del 2011 in materia di incentivi per le biomasse ed il biogas, in modo da dare stabilità e certezza al quadro normativo e, dall'altro, predisposto il piano energetico dell'Emilia Romagna coerente ed in linea con le scelte dei cittadini".
"Riguardo al risultato dei referendum sull'acqua - conclude Nicola Gherardi - la Giunta Esecutiva ritiene che occorre fare una riflessione sulle strategie di gestione e di risparmio idrico. Serve un'adeguata politica per la risorsa acqua, con particolare attenzione sia al ruolo dei soggetti che la gestiscono, come le regioni, le autorità di bacino, i consorzi di bonifica sia ai gestori della rete idrica e degli acquedotti affinché si ponga fine ai tanti sprechi, non ultimo quello delle reti inefficienti. Come settore siamo pronti a dare il nostro contributo operativo e propositivo".
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