Fonte: Confagricoltura
“I dati definitivi del 6° Censimento dimostrano quanto sia rilevante il processo di concentrazione produttiva nell’agricoltura nel nostro Paese, che si sta accompagnando anche ad un rafforzamento in termini di dimensione economica delle aziende”. Così Confagricoltura commenta la fotografia del settore diffusa oggi dall’Istat.
I dati del Censimento – nella rielaborazione originale di Confagricoltura – dicono che oggi in Italia praticamente i due terzi della Superficie agricola utilizzata (SAU) complessiva sono gestiti da solo il 10 per cento delle aziende con SAU superiore a venti ettari (162 mila). Le altre aziende, con meno di 20 ettari di SAU, gestiscono invece il terzo residuo della superficie agricola utilizzata; e sono quasi 1,5 milioni. Cambia anche la tendenza evolutiva. Negli ultimi dieci anni, le aziende con più di 20 ettari sono aumentate del 7% circa; quelle di dimensione inferiore sono diminuite del 35%. Praticamente hanno cessato l’attività quasi 800 mila aziende con meno di 20 ettari di SAU. Il tutto con un aumento della superficie media aziendale del 44% circa.
L’assetto più strutturato è evidente anche nel comparto zootecnico, dove dal 2000 al 2010 le aziende agricole italiane con allevamenti sono diminuite di oltre il 40% (da 370 mila a 217 mila circa), mentre i capi allevati sono praticamente i medesimi (circa 10 milioni di Unità Bestiame Adulto).
“Parallelamente – evidenzia l’Organizzazione agricola - non deve sfuggire una certa tendenza alla perdita di potenziale produttivo. La Sau è comunque diminuita del 2,5% dal 2000 al 2010 (-326 mila ettari). Segno che nel processo in corso comunque le aziende che si ristrutturano non riescono a compensare completamente, anche con nuovi investimenti, il potenziale di quelle che cessano l’attività e che è comunque in atto un certo cambiamento negli ordinamenti”.
“Questi dati – conclude Confagricoltura - devono far riflettere anche sulle politiche che possono essere messe in atto per la crescita e la competitività del nostro sistema produttivo”.
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giovedì 12 luglio 2012
ISTAT, 6° CENSIMENTO GENERALE DELL’AGRICOLTURA DISPONIBILI I RISULTATI DEFINITIVI
Fonte: Istat
Diminuisce il numero delle aziende agricole, ma cresce la dimensione media.
Circa il 99% delle aziende agricole fa ricorso a manodopera familiare.
Il 30,7% dei capi azienda è di sesso femminile.
Ancora bassa l’informatizzazione delle aziende agricole italiane: meno del 4% utilizza Internet per la gestione delle coltivazioni o degli allevamenti o per i servizi amministrativi.
Sono 233mila i lavoratori stranieri impiegati nelle aziende agricole italiane, di cui il 57,7% proviene da Paesi dell’Unione Europea, mentre il 42,3% da Paesi extra Ue.
Il primato della produzione biologica va al Mezzogiorno, dove si trova il 63% delle aziende impegnato in questo tipo di attività.
Ancora più articolata la fotografia dell’agricoltura italiana che emerge dai dati definitivi del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura. Rispetto ai dati preliminari, vengono mostrate con maggiore nitidezza le trasformazioni che hanno interessato il comparto nell’ultimo decennio, un periodo complesso per l’agricoltura italiana, influenzata fortemente dalla crisi economica, dalla volatilità dei prezzi delle commodity agricole, dai mutamenti nella Politica Agricola Comunitaria, nonché dalle nuove sfide legate alla sostenibilità ambientale. I risultati definitivi di questa sesta tornata censuaria confermano le tendenze emerse dai dati preliminari, mostrando un’agricoltura caratterizzata da aziende agricole diminuite di numero, ma di dimensione maggiore, nelle quali continua a prevalere il carattere familiare, ma con importanti segnali di rinnovamento verso forme flessibili di gestione fondiaria, verso modalità di conduzione da parte di società di capitali, verso una accresciuta utilizzazione di manodopera salariata. Il rinnovamento dei capi azienda è ancora lento in termini di età e titolo di studio, con tendenziale crescita della quota di aziende condotte da donne, ma accelera la diversificazione delle attività aziendali e si evidenzia una maggiore attenzione alla tutela del territorio. Queste tendenze si manifestano con diversa intensità nelle varie aree geografiche del Paese, confermando il divario esistente, in termini di produttività e di modernizzazione, tra l’agricoltura del Nord e quella del resto del Paese.
DIMINUISCONO LE AZIENDE, MA CRESCE LA DIMENSIONE MEDIA
Sono 1.620.844 le aziende agricole e zootecniche attive in Italia (-32,4% rispetto al 2000). La dimensione media è di 7,9 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) (+44,2%). La SAU complessiva è pari al 42,8% del territorio nazionale (12,9 milioni di ettari totali), in diminuzione del 2,5% rispetto al 2000. Negli ultimi dieci anni si è assistito in tutte le regioni di Italia ad una diminuzione del numero di aziende, fenomeno questo che ha interessato prevalentemente quelle di piccola e media dimensione (inferiori a 30 ettari), mentre quelle con 30 ettari e oltre di SAU sono aumentate sia in numero che in superficie: nel 2010 esse rappresentano il 5,3% delle aziende italiane e coltivano il 53,8% della SAU nazionale. Allo stesso tempo si è riscontrata una crescita della dimensione media delle aziende, in particolar modo nell’Italia insulare (+79,8%) e nel Centro (+51,1%). Nonostante ciò, le aziende del Nord continuano ad avere le maggiori dimensioni medie (14,4 ettari di SAU per azienda nel Nord-ovest e 9,8 nel Nord-est), mentre al Sud si rileva il valore più basso (5,1 ettari per azienda).
LA GESTIONE FONDIARIA DIVENTA PIU’ FLESSIBILE
La struttura agricola e zootecnica italiana, pur continuando a basarsi su unità aziendali di tipo individuale o familiare (96,1%), nelle quali la conduzione diretta dell’azienda da parte del conduttore e dei suoi familiari rappresenta la forma prevalente (95,4%), mostra significativi segnali di cambiamento. In particolare, la struttura fondiaria risulta molto più flessibile rispetto al passato, grazie al maggior ricorso a forme di possesso dei terreni diversificate e orientate sempre più all’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito. La SAU in affitto è aumentata del 50,3% e quella in uso gratuito del 110,8%, raggiungendo complessivamente il 38,1% del totale (era il 23,2% nel 2000). Evidente è poi la crescita degli investimenti nel settore da parte di società di persone o di capitali e di cooperative. Le aziende condotte in forma societaria aumentano del 48,2% rispetto al 2000, pur continuando a rappresentare solo il 3,6% del totale delle aziende censite. Esse, tuttavia, coltivano il 17,7% della SAU rilevata nel 2010.
SI CONFERMA LA PREVALENZA DEI BOVINI, MA RILEVANTE E’ LA CRESCITA DEL SETTORE BUFALINO
Su un totale di 217.449 aziende con allevamenti sono 124 mila le aziende che praticano l’allevamento bovino, pari al 57,1% di quelle zootecniche. Questo tipo di allevamento è particolarmente diffuso nel Nord del Paese, in particolare in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Nel complesso queste quattro regioni detengono poco meno dei due terzi (64,6%) del patrimonio bovino italiano. In controtendenza rispetto agli altri tipi di allevamento, il settore bufalino registra un incremento sia di aziende allevatrici sia di capi allevati rispetto al 2000. Il numero di aziende passa da 2.246 a 2.435 (+8,4%), mentre i capi raddoppiano, passando da 182 mila a 360 mila. Gli allevamenti sono concentrati in Campania e Lazio (che insieme detengono l’82,2% delle aziende e il 90% dei capi). Più in generale le regioni del Nord si confermano essere quelle a maggiore vocazione bovina, suina ed avi-cunicola, mentre quelle del Centro-Sud e delle Isole continuano ad essere tradizionalmente legate all’allevamento ovi-caprino e bufalino.
DIMINUISCE LA FORZA LAVORO, AUMENTA LA MANODOPERA SALARIATA
Pur confermando la struttura tradizionale dell’agricoltura italiana, i risultati del 6° Censimento evidenziano significativi segnali di cambiamento a testimonianza di un settore in lenta, ma chiara evoluzione socio-economica. In dieci anni la forza lavoro è diminuita del 50,9% e si è spostata verso la manodopera salariata (la cui quota passa dal 14,3% al 24,2% tra il 2000 e il 2010). La quota di manodopera femminile risulta pari al 37%. La presenza dei familiari in azienda tende a diminuire (-56,6%), ma coloro che restano intensificano il proprio apporto, specializzandolo e professionalizzandolo. Circa il 99% delle aziende agricole fa ricorso a manodopera familiare, un dato che conferma come la famiglia rappresenti il tessuto connettivo della produzione agricola nazionale, attorno alla quale ruotano decisioni e strategie imprenditoriali. SIGNIFICATIVO IL NUMERO DI LAVORATORI STRANIERI
Il Censimento del 2010 ha rilevato per la prima volta informazioni sugli stranieri operanti all’interno dell’azienda agricola la cui presenza risulta essere sempre più significativa. In particolare, i lavoratori stranieri, pari a 233 mila unità, rappresentano il 24,8% della manodopera aziendale non familiare e il 6,4% di quella complessiva. Il 57,7% della forza lavoro straniera proviene da Paesi dell’Unione Europea, mentre il 42,3% da Paesi non appartenenti all’Unione. La distribuzione per tipo di contratto stabilito con l’azienda evidenzia come i cittadini extra UE prevalgano nella forma di lavoro continuativa, mentre nelle forme contrattuali più flessibili sono relativamente più frequenti gli stranieri appartenenti a paesi membri dell’Unione europea.
NEL SUD E NEL CENTRO ITALIA CRESCE IL NUMERO DELLE DONNE A CAPO DELLE AZIENDE
Il 30,7% delle aziende oggi è gestito da un capo azienda di genere femminile. Valori superiori alla media si registrano nel Sud (34,7%) e nel Centro Italia (31,9%). Molto ridotta è invece la gestione aziendale da parte di stranieri (0,1%), con valori più elevati nel Sud (0,6%). In generale, la formazione dei capi azienda è decisamente ancora molto legata all’esperienza di campo e meno al grado di istruzione conseguito: il 71,5% dei capi azienda ha un livello d’istruzione pari o inferiore alla terza media (70,8% per gli uomini e 73% per le donne). Solo il 6,2% dei capi azienda è laureato e solo lo 0,8% risulta aver acquisito una laurea ad indirizzo agrario.
LA PRODUZIONE BIOLOGICA CONQUISTA IL MEZZOGIORNO
Sono 44.455 le aziende biologiche nel nostro Paese (il 2,7% del totale nazionale). Particolarmente rilevante appare la loro presenza nel Mezzogiorno, dove si trova il 63% delle aziende che praticano la produzione biologica. In particolare, nelle Isole si registra il valore più elevato di superficie biologica media per azienda (24,9 ettari per azienda) e quote più elevate di capi allevati con metodo biologico sul totale, per quasi tutte le specie. Nel settore zootecnico il metodo di produzione biologico risulta essere relativamente più diffuso nell’allevamento dei caprini (9,8% del totale dei capi allevati) e degli ovini (9,1%).
GLI AGRICOLTORI ITALIANI SCELGONO L’ENERGIA SOLARE
Gli investimenti per la produzione di energia da fonte rinnovabile interessano 21.573 aziende agricole, prevalentemente di grandi dimensioni, localizzate soprattutto nel Nord Italia (62% del totale). La tipologia di impianto più diffuso è quella solare (80% delle aziende hanno impianti di energia rinnovabile), seguita da quella relativa alla geotermia (11%) e da quella che utilizza biomassa (9%). Il contributo delle aziende agricole per la produzione di energia da fonte rinnovabile deriva anche dalla coltivazione di specie vegetali utilizzate a fini energetici e non alimentari. In tale produzione sono coinvolte 1.382 aziende, prevalentemente localizzate nel Nord del Paese (78% del totale nazionale), che destinano a tali colture 17.018 ettari.
MAGGIORE ATTENZIONE ALL’AZIENDA, MAGGIORE TUTELA DEL TERRITORIO Durante il triennio 2008 – 2010 le aziende agricole interessate alla manutenzione e/o alla realizzazione di siepi, filari di alberi e muretti – attività importante per la prevenzione di eventi di dissesto idrogeologico del territorio - sono state 273.923, il 16,9% del totale aziende con superficie. Un altro indicatore dell’azione di presidio sul territorio da parte delle aziende agricole è rappresentato dalla vicinanza della residenza del conduttore o della sede legale della persona giuridica al centro aziendale: ebbene, l’80% dei conduttori o delle persone giuridiche risiede nello stesso comune nel quale è localizzato il centro aziendale. La distribuzione del fenomeno a livello regionale mostra che tale percentuale aumenta passando dal Mezzogiorno al Nord.
I PROSSIMI APPUNTAMENTI DEL 6° CENSIMENTO DELL’AGRICOLTURA
L’Istat mette a disposizione del Paese i risultati definitivi del 6° Censimento mediante il datawarehouse (http://dati-censimentoagricoltura.istat.it) accessibile sia direttamente dal sito dell’Istat (www.istat.it cliccando sull’icona I.Stat), sia dal sito dedicato (http://censimentoagricoltura.istat.it/). Il datawarehouse comprende al momento 14 ipercubi ed entro la fine dell’anno si arricchirà di altri 37, organizzati in 2 temi di primo livello (dati riferiti al centro aziendale e dati riferiti al comune di localizzazione dei terreni/allevamenti) e 10 sotto-temi di secondo livello (struttura delle aziende agricole, coltivazioni, allevamenti, manodopera, altre attività, caratteristiche tipologiche, indicatori, serie storiche, coltivazioni per ubicazione, allevamenti per ubicazione). I dati vengono diffusi per tutti i livelli territoriali, fino a quello comunale e consentono all’utente interessato il confronto con i tre precedenti censimenti agricoli per le principali variabili.
Diminuisce il numero delle aziende agricole, ma cresce la dimensione media.
Circa il 99% delle aziende agricole fa ricorso a manodopera familiare.
Il 30,7% dei capi azienda è di sesso femminile.
Ancora bassa l’informatizzazione delle aziende agricole italiane: meno del 4% utilizza Internet per la gestione delle coltivazioni o degli allevamenti o per i servizi amministrativi.
Sono 233mila i lavoratori stranieri impiegati nelle aziende agricole italiane, di cui il 57,7% proviene da Paesi dell’Unione Europea, mentre il 42,3% da Paesi extra Ue.
Il primato della produzione biologica va al Mezzogiorno, dove si trova il 63% delle aziende impegnato in questo tipo di attività.
Ancora più articolata la fotografia dell’agricoltura italiana che emerge dai dati definitivi del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura. Rispetto ai dati preliminari, vengono mostrate con maggiore nitidezza le trasformazioni che hanno interessato il comparto nell’ultimo decennio, un periodo complesso per l’agricoltura italiana, influenzata fortemente dalla crisi economica, dalla volatilità dei prezzi delle commodity agricole, dai mutamenti nella Politica Agricola Comunitaria, nonché dalle nuove sfide legate alla sostenibilità ambientale. I risultati definitivi di questa sesta tornata censuaria confermano le tendenze emerse dai dati preliminari, mostrando un’agricoltura caratterizzata da aziende agricole diminuite di numero, ma di dimensione maggiore, nelle quali continua a prevalere il carattere familiare, ma con importanti segnali di rinnovamento verso forme flessibili di gestione fondiaria, verso modalità di conduzione da parte di società di capitali, verso una accresciuta utilizzazione di manodopera salariata. Il rinnovamento dei capi azienda è ancora lento in termini di età e titolo di studio, con tendenziale crescita della quota di aziende condotte da donne, ma accelera la diversificazione delle attività aziendali e si evidenzia una maggiore attenzione alla tutela del territorio. Queste tendenze si manifestano con diversa intensità nelle varie aree geografiche del Paese, confermando il divario esistente, in termini di produttività e di modernizzazione, tra l’agricoltura del Nord e quella del resto del Paese.
DIMINUISCONO LE AZIENDE, MA CRESCE LA DIMENSIONE MEDIA
Sono 1.620.844 le aziende agricole e zootecniche attive in Italia (-32,4% rispetto al 2000). La dimensione media è di 7,9 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) (+44,2%). La SAU complessiva è pari al 42,8% del territorio nazionale (12,9 milioni di ettari totali), in diminuzione del 2,5% rispetto al 2000. Negli ultimi dieci anni si è assistito in tutte le regioni di Italia ad una diminuzione del numero di aziende, fenomeno questo che ha interessato prevalentemente quelle di piccola e media dimensione (inferiori a 30 ettari), mentre quelle con 30 ettari e oltre di SAU sono aumentate sia in numero che in superficie: nel 2010 esse rappresentano il 5,3% delle aziende italiane e coltivano il 53,8% della SAU nazionale. Allo stesso tempo si è riscontrata una crescita della dimensione media delle aziende, in particolar modo nell’Italia insulare (+79,8%) e nel Centro (+51,1%). Nonostante ciò, le aziende del Nord continuano ad avere le maggiori dimensioni medie (14,4 ettari di SAU per azienda nel Nord-ovest e 9,8 nel Nord-est), mentre al Sud si rileva il valore più basso (5,1 ettari per azienda).
LA GESTIONE FONDIARIA DIVENTA PIU’ FLESSIBILE
La struttura agricola e zootecnica italiana, pur continuando a basarsi su unità aziendali di tipo individuale o familiare (96,1%), nelle quali la conduzione diretta dell’azienda da parte del conduttore e dei suoi familiari rappresenta la forma prevalente (95,4%), mostra significativi segnali di cambiamento. In particolare, la struttura fondiaria risulta molto più flessibile rispetto al passato, grazie al maggior ricorso a forme di possesso dei terreni diversificate e orientate sempre più all’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito. La SAU in affitto è aumentata del 50,3% e quella in uso gratuito del 110,8%, raggiungendo complessivamente il 38,1% del totale (era il 23,2% nel 2000). Evidente è poi la crescita degli investimenti nel settore da parte di società di persone o di capitali e di cooperative. Le aziende condotte in forma societaria aumentano del 48,2% rispetto al 2000, pur continuando a rappresentare solo il 3,6% del totale delle aziende censite. Esse, tuttavia, coltivano il 17,7% della SAU rilevata nel 2010.
SI CONFERMA LA PREVALENZA DEI BOVINI, MA RILEVANTE E’ LA CRESCITA DEL SETTORE BUFALINO
Su un totale di 217.449 aziende con allevamenti sono 124 mila le aziende che praticano l’allevamento bovino, pari al 57,1% di quelle zootecniche. Questo tipo di allevamento è particolarmente diffuso nel Nord del Paese, in particolare in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Nel complesso queste quattro regioni detengono poco meno dei due terzi (64,6%) del patrimonio bovino italiano. In controtendenza rispetto agli altri tipi di allevamento, il settore bufalino registra un incremento sia di aziende allevatrici sia di capi allevati rispetto al 2000. Il numero di aziende passa da 2.246 a 2.435 (+8,4%), mentre i capi raddoppiano, passando da 182 mila a 360 mila. Gli allevamenti sono concentrati in Campania e Lazio (che insieme detengono l’82,2% delle aziende e il 90% dei capi). Più in generale le regioni del Nord si confermano essere quelle a maggiore vocazione bovina, suina ed avi-cunicola, mentre quelle del Centro-Sud e delle Isole continuano ad essere tradizionalmente legate all’allevamento ovi-caprino e bufalino.
DIMINUISCE LA FORZA LAVORO, AUMENTA LA MANODOPERA SALARIATA
Pur confermando la struttura tradizionale dell’agricoltura italiana, i risultati del 6° Censimento evidenziano significativi segnali di cambiamento a testimonianza di un settore in lenta, ma chiara evoluzione socio-economica. In dieci anni la forza lavoro è diminuita del 50,9% e si è spostata verso la manodopera salariata (la cui quota passa dal 14,3% al 24,2% tra il 2000 e il 2010). La quota di manodopera femminile risulta pari al 37%. La presenza dei familiari in azienda tende a diminuire (-56,6%), ma coloro che restano intensificano il proprio apporto, specializzandolo e professionalizzandolo. Circa il 99% delle aziende agricole fa ricorso a manodopera familiare, un dato che conferma come la famiglia rappresenti il tessuto connettivo della produzione agricola nazionale, attorno alla quale ruotano decisioni e strategie imprenditoriali. SIGNIFICATIVO IL NUMERO DI LAVORATORI STRANIERI
Il Censimento del 2010 ha rilevato per la prima volta informazioni sugli stranieri operanti all’interno dell’azienda agricola la cui presenza risulta essere sempre più significativa. In particolare, i lavoratori stranieri, pari a 233 mila unità, rappresentano il 24,8% della manodopera aziendale non familiare e il 6,4% di quella complessiva. Il 57,7% della forza lavoro straniera proviene da Paesi dell’Unione Europea, mentre il 42,3% da Paesi non appartenenti all’Unione. La distribuzione per tipo di contratto stabilito con l’azienda evidenzia come i cittadini extra UE prevalgano nella forma di lavoro continuativa, mentre nelle forme contrattuali più flessibili sono relativamente più frequenti gli stranieri appartenenti a paesi membri dell’Unione europea.
NEL SUD E NEL CENTRO ITALIA CRESCE IL NUMERO DELLE DONNE A CAPO DELLE AZIENDE
Il 30,7% delle aziende oggi è gestito da un capo azienda di genere femminile. Valori superiori alla media si registrano nel Sud (34,7%) e nel Centro Italia (31,9%). Molto ridotta è invece la gestione aziendale da parte di stranieri (0,1%), con valori più elevati nel Sud (0,6%). In generale, la formazione dei capi azienda è decisamente ancora molto legata all’esperienza di campo e meno al grado di istruzione conseguito: il 71,5% dei capi azienda ha un livello d’istruzione pari o inferiore alla terza media (70,8% per gli uomini e 73% per le donne). Solo il 6,2% dei capi azienda è laureato e solo lo 0,8% risulta aver acquisito una laurea ad indirizzo agrario.
LA PRODUZIONE BIOLOGICA CONQUISTA IL MEZZOGIORNO
Sono 44.455 le aziende biologiche nel nostro Paese (il 2,7% del totale nazionale). Particolarmente rilevante appare la loro presenza nel Mezzogiorno, dove si trova il 63% delle aziende che praticano la produzione biologica. In particolare, nelle Isole si registra il valore più elevato di superficie biologica media per azienda (24,9 ettari per azienda) e quote più elevate di capi allevati con metodo biologico sul totale, per quasi tutte le specie. Nel settore zootecnico il metodo di produzione biologico risulta essere relativamente più diffuso nell’allevamento dei caprini (9,8% del totale dei capi allevati) e degli ovini (9,1%).
GLI AGRICOLTORI ITALIANI SCELGONO L’ENERGIA SOLARE
Gli investimenti per la produzione di energia da fonte rinnovabile interessano 21.573 aziende agricole, prevalentemente di grandi dimensioni, localizzate soprattutto nel Nord Italia (62% del totale). La tipologia di impianto più diffuso è quella solare (80% delle aziende hanno impianti di energia rinnovabile), seguita da quella relativa alla geotermia (11%) e da quella che utilizza biomassa (9%). Il contributo delle aziende agricole per la produzione di energia da fonte rinnovabile deriva anche dalla coltivazione di specie vegetali utilizzate a fini energetici e non alimentari. In tale produzione sono coinvolte 1.382 aziende, prevalentemente localizzate nel Nord del Paese (78% del totale nazionale), che destinano a tali colture 17.018 ettari.
MAGGIORE ATTENZIONE ALL’AZIENDA, MAGGIORE TUTELA DEL TERRITORIO Durante il triennio 2008 – 2010 le aziende agricole interessate alla manutenzione e/o alla realizzazione di siepi, filari di alberi e muretti – attività importante per la prevenzione di eventi di dissesto idrogeologico del territorio - sono state 273.923, il 16,9% del totale aziende con superficie. Un altro indicatore dell’azione di presidio sul territorio da parte delle aziende agricole è rappresentato dalla vicinanza della residenza del conduttore o della sede legale della persona giuridica al centro aziendale: ebbene, l’80% dei conduttori o delle persone giuridiche risiede nello stesso comune nel quale è localizzato il centro aziendale. La distribuzione del fenomeno a livello regionale mostra che tale percentuale aumenta passando dal Mezzogiorno al Nord.
I PROSSIMI APPUNTAMENTI DEL 6° CENSIMENTO DELL’AGRICOLTURA
L’Istat mette a disposizione del Paese i risultati definitivi del 6° Censimento mediante il datawarehouse (http://dati-censimentoagricoltura.istat.it) accessibile sia direttamente dal sito dell’Istat (www.istat.it cliccando sull’icona I.Stat), sia dal sito dedicato (http://censimentoagricoltura.istat.it/). Il datawarehouse comprende al momento 14 ipercubi ed entro la fine dell’anno si arricchirà di altri 37, organizzati in 2 temi di primo livello (dati riferiti al centro aziendale e dati riferiti al comune di localizzazione dei terreni/allevamenti) e 10 sotto-temi di secondo livello (struttura delle aziende agricole, coltivazioni, allevamenti, manodopera, altre attività, caratteristiche tipologiche, indicatori, serie storiche, coltivazioni per ubicazione, allevamenti per ubicazione). I dati vengono diffusi per tutti i livelli territoriali, fino a quello comunale e consentono all’utente interessato il confronto con i tre precedenti censimenti agricoli per le principali variabili.
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mercoledì 10 agosto 2011
CENSIMENTO DELL’AGRICOLTURA: A FERRARA MENO AZIENDE MA PIU’ AMPIE
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Sono stati resi noti i primi dati riguardanti il territorio provinciale derivanti dal 6° Censimento dell’Agricoltura che il 24 ottobre del 2010 ha fotografato la realtà agricola nazionale.
“Relativamente alla nostra Provincia – afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi – viene confermato il dato già a tutti noto: calo consistente delle aziende in attività e di converso crescita della dimensione media delle aziende, dinamica quasi imposta dal contenimento dei costi produttivi. Il numero delle aziende è pari a 7.394, il 31,5 in meno rispetto a dieci anni prima, con una Superficie Agricola Utilizzata pari a 22,0 ettari, con un aumento di oltre il 37,6%., dimensione ben superiore alla media aziendale regionale, pari a 14,6 ettari. Il dato è ancor più ragguardevole se non si prendono in considerazione le 296 aziende censite con superficie inferiore ad un ettaro. In tal caso, la Sau media aziendale è pari a 23 ettari.”
“Un altro dato positivo che emerge dal censimento è che in dieci anni meno dell’1% della superficie agricola utilizzata, ora pari ad oltre 177.700 ettari, è stato destinato ad altri utilizzi, segno che il comparto agricolo è ancora vitale per tutta l’economia provinciale. Il calo più consistente delle aziende – prosegue il Presidente - si registra nell’Alto Ferrarese con, di contro, un forte aumento in questa area della superficie media aziendale”.
“Interessante il dato per titolo di possesso: diminuisce di circa il 30% la Sau in aziende condotte in sola proprietà, di circa l’8% in aziende condotte solamente in affitto mentre aumenta del 47% la Sau in aziende a conduzione mista, proprietà ed affitto. Sono 1.850 le aziende con tale forma di conduzione. Complessivamente sono oltre 72.500 gli ettari che a Ferrara vengono condotti in affitto, ben il 44% della Sau provinciale, dato superiore a quanto si registra a livello regionale. Questo per effetto, oltreché delle difficoltà di acquisto dei terreni ai valori fondiari e di redditività correnti, anche della lungimiranza avutasi a Ferrara nel sottoscrivere tra Organizzazioni un Accordo quadro collettivo per l’applicazione dell’art.45 sull’assistenza sindacale nei contratti agrari in deroga”.
“ Per quanto riguarda le produzioni, i cereali in Provincia continuano a fare la parte del leone – rimarca il Presidente - con una superficie investita attorno ai 93.000 ettari; seguono le foraggere con 16.600 ettari, le colture industriali con 15.350 ettari, le ortive con 11.400 ettari mentre la barbabietola da zucchero continua ad attestarsi attorno ai 7.000, il 50% dell’investimento di dieci anni fa causa l’OCM zucchero, decisione fortemente contrastata da Confagricoltura ed ANB”.
“Purtroppo dobbiamo evidenziare come le ricorrenti crisi di mercato che hanno fortemente ridimensionato i redditi delle aziende frutticole – continua Gherardi – abbiano inciso sulle scelte aziendali. La superficie investita a frutteto ora è pari a 13.850 ettari ed il numero delle aziende, rispetto a dieci anni fa, è calato di oltre il 45%, con circa 4.500 ettari destinati ad altre colture. Temo che la drammatica crisi del comparto frutticolo che quest’anno stiamo registrando determinerà ulteriori espianti, senza che ci siano però margini di redditività in altre colture”.
“Altro dato che non può passare inosservato è la quasi scomparsa della zootecnia. Sono solo 400 le aziende ancora sul mercato, ben l’89% in meno rispetto a dieci anni fa. Di queste, poi, solamente 229 sono proiettate alla produzione e commercializzazione. Abbiamo oltre 22.000 capi di bovini, 50.100 capi di suini e circa 1.400.000 capi avicoli, questi ultimi maggiormente presenti nei Comuni di Argenta, Codigoro e Portomaggiore. Praticamente in estinzione sul territorio l’allevamento da latte, solo 61 aziende il 39% in meno rispetto al 2000 con poco più di 2.600 capi allevati.”
“Mi preme da ultimo rilevare con preoccupazione – conclude il Presidente di Confagricoltura Ferrara – il ritardo che abbiamo anche nella nostra provincia nel ricambio generazionale. Cala, infatti, vistosamente di 1.850 unità il numero delle aziende condotte da under 40. Inoltre sono ben 1.300 le aziende dove il conduttore ha più di 75 anni di età. Credo che questo tema necessariamente dovrà essere posto con urgenza al centro dell’attenzione della politica, altrimenti è facile prevedere che nel breve periodo continuerà a ridursi drasticamente a Ferrara il numero delle aziende in attività. Di particolare rilievo invece il dato delle aziende in rosa, il 20% circa del totale”.
Sono stati resi noti i primi dati riguardanti il territorio provinciale derivanti dal 6° Censimento dell’Agricoltura che il 24 ottobre del 2010 ha fotografato la realtà agricola nazionale.
“Relativamente alla nostra Provincia – afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi – viene confermato il dato già a tutti noto: calo consistente delle aziende in attività e di converso crescita della dimensione media delle aziende, dinamica quasi imposta dal contenimento dei costi produttivi. Il numero delle aziende è pari a 7.394, il 31,5 in meno rispetto a dieci anni prima, con una Superficie Agricola Utilizzata pari a 22,0 ettari, con un aumento di oltre il 37,6%., dimensione ben superiore alla media aziendale regionale, pari a 14,6 ettari. Il dato è ancor più ragguardevole se non si prendono in considerazione le 296 aziende censite con superficie inferiore ad un ettaro. In tal caso, la Sau media aziendale è pari a 23 ettari.”
“Un altro dato positivo che emerge dal censimento è che in dieci anni meno dell’1% della superficie agricola utilizzata, ora pari ad oltre 177.700 ettari, è stato destinato ad altri utilizzi, segno che il comparto agricolo è ancora vitale per tutta l’economia provinciale. Il calo più consistente delle aziende – prosegue il Presidente - si registra nell’Alto Ferrarese con, di contro, un forte aumento in questa area della superficie media aziendale”.
“Interessante il dato per titolo di possesso: diminuisce di circa il 30% la Sau in aziende condotte in sola proprietà, di circa l’8% in aziende condotte solamente in affitto mentre aumenta del 47% la Sau in aziende a conduzione mista, proprietà ed affitto. Sono 1.850 le aziende con tale forma di conduzione. Complessivamente sono oltre 72.500 gli ettari che a Ferrara vengono condotti in affitto, ben il 44% della Sau provinciale, dato superiore a quanto si registra a livello regionale. Questo per effetto, oltreché delle difficoltà di acquisto dei terreni ai valori fondiari e di redditività correnti, anche della lungimiranza avutasi a Ferrara nel sottoscrivere tra Organizzazioni un Accordo quadro collettivo per l’applicazione dell’art.45 sull’assistenza sindacale nei contratti agrari in deroga”.
“ Per quanto riguarda le produzioni, i cereali in Provincia continuano a fare la parte del leone – rimarca il Presidente - con una superficie investita attorno ai 93.000 ettari; seguono le foraggere con 16.600 ettari, le colture industriali con 15.350 ettari, le ortive con 11.400 ettari mentre la barbabietola da zucchero continua ad attestarsi attorno ai 7.000, il 50% dell’investimento di dieci anni fa causa l’OCM zucchero, decisione fortemente contrastata da Confagricoltura ed ANB”.
“Purtroppo dobbiamo evidenziare come le ricorrenti crisi di mercato che hanno fortemente ridimensionato i redditi delle aziende frutticole – continua Gherardi – abbiano inciso sulle scelte aziendali. La superficie investita a frutteto ora è pari a 13.850 ettari ed il numero delle aziende, rispetto a dieci anni fa, è calato di oltre il 45%, con circa 4.500 ettari destinati ad altre colture. Temo che la drammatica crisi del comparto frutticolo che quest’anno stiamo registrando determinerà ulteriori espianti, senza che ci siano però margini di redditività in altre colture”.
“Altro dato che non può passare inosservato è la quasi scomparsa della zootecnia. Sono solo 400 le aziende ancora sul mercato, ben l’89% in meno rispetto a dieci anni fa. Di queste, poi, solamente 229 sono proiettate alla produzione e commercializzazione. Abbiamo oltre 22.000 capi di bovini, 50.100 capi di suini e circa 1.400.000 capi avicoli, questi ultimi maggiormente presenti nei Comuni di Argenta, Codigoro e Portomaggiore. Praticamente in estinzione sul territorio l’allevamento da latte, solo 61 aziende il 39% in meno rispetto al 2000 con poco più di 2.600 capi allevati.”
“Mi preme da ultimo rilevare con preoccupazione – conclude il Presidente di Confagricoltura Ferrara – il ritardo che abbiamo anche nella nostra provincia nel ricambio generazionale. Cala, infatti, vistosamente di 1.850 unità il numero delle aziende condotte da under 40. Inoltre sono ben 1.300 le aziende dove il conduttore ha più di 75 anni di età. Credo che questo tema necessariamente dovrà essere posto con urgenza al centro dell’attenzione della politica, altrimenti è facile prevedere che nel breve periodo continuerà a ridursi drasticamente a Ferrara il numero delle aziende in attività. Di particolare rilievo invece il dato delle aziende in rosa, il 20% circa del totale”.
lunedì 8 agosto 2011
COPROB: CAMPAGNA BIETICOLA SACCARIFERA 2011/2012, PROMETTENTE E DI GRANDE QUALITA’
Fonte: Coprob
Previsto un conferimento di 1,7 milioni di tonnellate di bietole dagli standard qualitativi molto alti. 3.500 i conferenti, 2.504 dei quali associati alla cooperativa, che vanta in tal modo l’83 per cento degli ettari di seminativo. Marani, Direttore Agricolo di COPROB: “Ci attendiamo una produzione molto interessante per gli agricoltori”.
Bologna, 8 agosto 2011 – COPROB, cooperativa leader nazionale della produzione di zucchero e produttore dell’unico zucchero 100% certificato da filiera italiana, ha iniziato la campagna bieticola saccarifera il 28 luglio nel proprio stabilimento di Minerbio (Bologna) e il 4 agosto in quello di Pontelongo (Padova) di proprietà di Italia Zuccheri.
Per COPROB si tratta di una stagione molto importante, perché a seguito della prossima fusione per incorporazione di Italia Zuccheri in COPROB, è la prima campagna congiunta dei due stabilimenti.
Le prospettive della raccolta di bietole sono buone, con un quantitativo stimato di 1,7 milioni di tonnellate, provenienti da un seminativo di circa 26.500 ettari.
I conferenti dell’attuale campagna saranno circa 3.500, tra i quali 2.504 associati alla cooperativa, che apportano l’83 per cento degli ettari totali di seminativo. Nel primo trimestre del 2011 si è rafforzata la base sociale: con un consistente incremento di adesioni dal Veneto, ha superato i 5 mila soci.
Rispetto alla campagna precedente, COPROB stima una diminuzione di circa l’11 per cento del quantitativo di bietole conferite, ma tale riduzione sarà compensata dalla migliore qualità delle barbabietole, sostiene Marco Marani, Direttore Agricolo di COPROB. “Si tratta di una campagna promettente, con bietole sufficientemente idratate e con apparato fogliare sano, di qualità migliore rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Il peso delle barbabietole si dimostra buono e le ottime polarizzazioni fanno prevedere di raggiungere una produzione di
saccarosio per ettaro molto soddisfacente, fattore che renderà la Produzione Lorda Vendibile (PLV) di campagna molto interessante per gli agricoltori. Siamo solo all’inizio della campagna ma stiamo monitorando con puntualità la situazione nei campi, oltre che le caratteristiche del prodotto in entrata”.
“Nel corso dell’anno - dichiara il Direttore Generale Stefano Montanari - COPROB ha
previsto e realizzato investimenti per 23 milioni di euro, di cui 14 milioni destinati allo stabilimento di Minerbio e 9 milioni a quello di Pontelongo, al fine di migliorare la produttività e l’efficienza dei propri impianti e poter dare migliore soddisfazione ai soci della cooperativa.”
Il Presidente Claudio Gallerani, inoltre, sottolinea: “La contrazione del quantitativo di bietole dell’11% del 2011, è dovuto al ritardo dell’erogazione degli aiuti da parte del governo e all’elevato prezzo dei cereali diventati molto competitivi. Peraltro i risultati di mercato positivi ci consentiranno
una migliore valorizzazione delle bietole conferite dai soci con buone prospettive future di avere ancora una bietola competitiva per la rotazione nelle nostre aziende agricole. Naturalmente continueremo nella nostra convinta azione per sbloccare gli aiuti 2009-10 dovuti all’intero settore e non ancora pervenuti”.
Previsto un conferimento di 1,7 milioni di tonnellate di bietole dagli standard qualitativi molto alti. 3.500 i conferenti, 2.504 dei quali associati alla cooperativa, che vanta in tal modo l’83 per cento degli ettari di seminativo. Marani, Direttore Agricolo di COPROB: “Ci attendiamo una produzione molto interessante per gli agricoltori”.
Bologna, 8 agosto 2011 – COPROB, cooperativa leader nazionale della produzione di zucchero e produttore dell’unico zucchero 100% certificato da filiera italiana, ha iniziato la campagna bieticola saccarifera il 28 luglio nel proprio stabilimento di Minerbio (Bologna) e il 4 agosto in quello di Pontelongo (Padova) di proprietà di Italia Zuccheri.
Per COPROB si tratta di una stagione molto importante, perché a seguito della prossima fusione per incorporazione di Italia Zuccheri in COPROB, è la prima campagna congiunta dei due stabilimenti.
Le prospettive della raccolta di bietole sono buone, con un quantitativo stimato di 1,7 milioni di tonnellate, provenienti da un seminativo di circa 26.500 ettari.
I conferenti dell’attuale campagna saranno circa 3.500, tra i quali 2.504 associati alla cooperativa, che apportano l’83 per cento degli ettari totali di seminativo. Nel primo trimestre del 2011 si è rafforzata la base sociale: con un consistente incremento di adesioni dal Veneto, ha superato i 5 mila soci.
Rispetto alla campagna precedente, COPROB stima una diminuzione di circa l’11 per cento del quantitativo di bietole conferite, ma tale riduzione sarà compensata dalla migliore qualità delle barbabietole, sostiene Marco Marani, Direttore Agricolo di COPROB. “Si tratta di una campagna promettente, con bietole sufficientemente idratate e con apparato fogliare sano, di qualità migliore rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Il peso delle barbabietole si dimostra buono e le ottime polarizzazioni fanno prevedere di raggiungere una produzione di
saccarosio per ettaro molto soddisfacente, fattore che renderà la Produzione Lorda Vendibile (PLV) di campagna molto interessante per gli agricoltori. Siamo solo all’inizio della campagna ma stiamo monitorando con puntualità la situazione nei campi, oltre che le caratteristiche del prodotto in entrata”.
“Nel corso dell’anno - dichiara il Direttore Generale Stefano Montanari - COPROB ha
previsto e realizzato investimenti per 23 milioni di euro, di cui 14 milioni destinati allo stabilimento di Minerbio e 9 milioni a quello di Pontelongo, al fine di migliorare la produttività e l’efficienza dei propri impianti e poter dare migliore soddisfazione ai soci della cooperativa.”
Il Presidente Claudio Gallerani, inoltre, sottolinea: “La contrazione del quantitativo di bietole dell’11% del 2011, è dovuto al ritardo dell’erogazione degli aiuti da parte del governo e all’elevato prezzo dei cereali diventati molto competitivi. Peraltro i risultati di mercato positivi ci consentiranno
una migliore valorizzazione delle bietole conferite dai soci con buone prospettive future di avere ancora una bietola competitiva per la rotazione nelle nostre aziende agricole. Naturalmente continueremo nella nostra convinta azione per sbloccare gli aiuti 2009-10 dovuti all’intero settore e non ancora pervenuti”.
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lunedì 20 giugno 2011
REPORT COLZA - RACCOLTO 2011 PIÙ PRODUTTIVO: IL PUNTO DI ANB-ASSOCIAZIONE NAZIONALE BIETICOLTORI
Fonte: Anb - Associazione Nazionale Bieticoltori
La maturazione è avvenuta tutta a un tratto e un po’ in anticipo rispetto all’ultimo triennio. La coltura in pochi giorni ha cambiato colore, come avesse subito una “vampata termica”. Tra martedì e giovedì la raccolta del Colza è entrata nella fase cruciale. Gli appezzamenti sono pronti, il Colza è secco un po’ in tutti i distretti produttivi e ora, nonostante un andamento climatico non del tutto stabilizzato, le operazioni si susseguono senza interruzioni.
Lo scorso anno, le medie produttive del Colza si sono attehttp://www.blogger.com/img/blank.gifstate attorno ai 25-30 quintali per ettaro.
A questo link i primi dati 2011
Stando a questi pochi e primi dati, l’indicazione è chiara: il raccolto 2011 è più produttivo rispetto a quello del 2010, specie al Sud, nelle Marche e nel Centro Italia (eccetto la fascia litoranea della Toscana dove l’eccesso di precipitazioni prima e la siccità poi, hanno limitato o compromesso le produzioni). Eccellenze in Emilia con punte in alcuni casi oltre le 4 tonnellate a ettaro. Meglio del previsto il Veneto.
La maturazione è avvenuta tutta a un tratto e un po’ in anticipo rispetto all’ultimo triennio. La coltura in pochi giorni ha cambiato colore, come avesse subito una “vampata termica”. Tra martedì e giovedì la raccolta del Colza è entrata nella fase cruciale. Gli appezzamenti sono pronti, il Colza è secco un po’ in tutti i distretti produttivi e ora, nonostante un andamento climatico non del tutto stabilizzato, le operazioni si susseguono senza interruzioni.
Lo scorso anno, le medie produttive del Colza si sono attehttp://www.blogger.com/img/blank.gifstate attorno ai 25-30 quintali per ettaro.
A questo link i primi dati 2011
Stando a questi pochi e primi dati, l’indicazione è chiara: il raccolto 2011 è più produttivo rispetto a quello del 2010, specie al Sud, nelle Marche e nel Centro Italia (eccetto la fascia litoranea della Toscana dove l’eccesso di precipitazioni prima e la siccità poi, hanno limitato o compromesso le produzioni). Eccellenze in Emilia con punte in alcuni casi oltre le 4 tonnellate a ettaro. Meglio del previsto il Veneto.
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