Fonte: Confagricoltura
La brutta notizia per il fisco agricolo 2015 è sicuramente la nuova imposta IMU sui terreni montani con proroga in scadenza il 26 gennaio che tasserebbe per la prima volta nella storia, in base a parametri applicativi ancora tutti da definire - e mancano davvero pochissimi giorni - gli agricoltori nelle zone più svantaggiate. “Il rischio – ha lanciato l’allarme Nicola Caputo, responsabile tributario di Confagricoltura il 16 Dicembre a Cesena al XIX Convegno Fiscale di fronte a una platea di trecento agricoltori - è che il Governo per coprire l’ammanco di bilancio pari a 350 milioni di euro già utilizzati per la copertura del bonus Irpef di 80 euro, finisca col penalizzare gli agricoltori non coltivatori diretti (CD) o imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola (IAP) che comunque sono imprenditori agricoli a tutti gli effetti”.
“Uno scenario da scongiurare – gli hanno fatto eco gli organizzatori del summit di Confagricoltura - e contro il quale ci batteremo fino all’ultimo per tutelare gli agricoltori proprio nelle aree più sensibili e fragili, soggette al dissesto idrogeologico e allo spopolamento”.
“Tra i nodi chiave da risolvere quanto prima – ha osservato il fiscalista Gian Paolo Tosoni – c’è anche la stabilizzazione della norma sulle Agroenergie inserita nel DL Milleproroghe che ripropone, solo per l’anno in corso però, la tassazione del 25% dei ricavi dell’energia fatturata escludendo la tariffa incentivante”. Quindi la produzione di energia elettrica e termica da biogas e biomasse fino a 2.400 MWh/anno (pari a una potenza di 300 kW) e da fotovoltaico fino a 260 MWh/anno (per una potenza di 200 kWp) continueranno ad essere considerate reddito agrario. “Ora – hanno osservato i dirigenti di Confagricoltura - bisogna dare certezze ad un settore che solo nel biogas ha investito circa 4 miliardi di euro negli ultimi quattro anni, creando oltre 10mila posti di lavoro e supportare quegli imprenditori agricoli che, non lo dimentichiamo, hanno costruito impianti fotovoltaici nel 2008-2009 sostenendo costi più alti del doppio rispetto agli attuali”.
Tra le novità fiscali in materia di Irap, la deducibilità integrale del costo del personale dipendente assunto a tempo indeterminato. Per quanto concerne invece la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni, la Legge di Stabilità 2015 consente nuovamente di affrancare il costo o valore di acquisto dei terreni (edificabili ed agricoli) o delle quote societarie possedute al primo gennaio 2015 che possono essere rivalutate entro il 30 giugno.
Infine, ampio spazio del convegno è stato incentrato sulle opportunità offerte alle aziende che stipulano “contratti di rete”: accrescere la propria capacità innovativa e la competitività sul mercato nazionale ed estero; aumentare la propria produzione anche sui terreni di proprietà di altre aziende agricole; avvantaggiarsi delle semplificazioni introdotte sul piano lavoristico (assunzioni congiunte, distacco e codatorialità); dividere e diversificare rischi e responsabilità patrimoniali (fondo comune). Con le conclusioni di Claudio Canali, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini; Paolo Pasquali, presidente di Confagricoltura Ravenna e Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura Ferrara.
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lunedì 19 gennaio 2015
mercoledì 31 dicembre 2014
AGRO ENERGIE: CONFAGRICOLTURA, CON IL DECRETO LEGGE MILLE PROROGHE SARÀ CONFERMATO IL REGIME DI TASSAZIONE PREVISTO NEL 2014
Fonte: Confagricoltura
Nel decreto legge “milleproroghe” in corso di pubblicazione sarà contenuta la proroga del regime di tassazione delle agroenergie previsto esclusivamente per il 2014. In questo modo, ricorda Confagricoltura, non sarà applicata, a partire dal 2015, una tassazione spropositata per il biogas e per le biomasse (prevista dal comma 1 dell’articolo 1 del DL 66/14), con cui il settore avrebbe rischiato di versare nelle casse dello Stato più di cinque volte rispetto a quanto indicato dalla legge stessa. Confagricoltura ringrazia il Governo, il Ministro Maurizio Martina ed il sottosegretario Giuseppe Castiglione per essersi impegnati a risolvere questa questione estremamente delicata e determinante per la tenuta del sistema delle aziende agricole che producono energia rinnovabile, in particolare da biogas e biomasse. Pertanto, ricorda l’Organizzazione, anche nel 2015 il prelievo fiscale, in linea con quanto previsto dal comma 1 bis dell’art. 22 del d.l. 66/14, sarà limitato ai corrispettivi della vendita dell’energia, con esplicita esclusione della quota incentivo per il biogas e le biomasse, con la previsione di una fascia di produzione di energia che continua ad essere considerata produttiva di reddito agrario (260.000 kWh per il fotovoltaico e 2.400.000 kWh per le biomasse ed il biogas). Ora occorrerà intervenire in fase di conversione in legge del decreto milleproroghe per stabilizzare il regime di tassazione. Occorre – conclude la nota di Confagricoltura - dare certezze ad un settore che, solo nel biogas, ha investito circa quattro miliardi di euro negli ultimi quattro anni, sviluppando oltre 10.000 posti di lavoro.
Nel decreto legge “milleproroghe” in corso di pubblicazione sarà contenuta la proroga del regime di tassazione delle agroenergie previsto esclusivamente per il 2014. In questo modo, ricorda Confagricoltura, non sarà applicata, a partire dal 2015, una tassazione spropositata per il biogas e per le biomasse (prevista dal comma 1 dell’articolo 1 del DL 66/14), con cui il settore avrebbe rischiato di versare nelle casse dello Stato più di cinque volte rispetto a quanto indicato dalla legge stessa. Confagricoltura ringrazia il Governo, il Ministro Maurizio Martina ed il sottosegretario Giuseppe Castiglione per essersi impegnati a risolvere questa questione estremamente delicata e determinante per la tenuta del sistema delle aziende agricole che producono energia rinnovabile, in particolare da biogas e biomasse. Pertanto, ricorda l’Organizzazione, anche nel 2015 il prelievo fiscale, in linea con quanto previsto dal comma 1 bis dell’art. 22 del d.l. 66/14, sarà limitato ai corrispettivi della vendita dell’energia, con esplicita esclusione della quota incentivo per il biogas e le biomasse, con la previsione di una fascia di produzione di energia che continua ad essere considerata produttiva di reddito agrario (260.000 kWh per il fotovoltaico e 2.400.000 kWh per le biomasse ed il biogas). Ora occorrerà intervenire in fase di conversione in legge del decreto milleproroghe per stabilizzare il regime di tassazione. Occorre – conclude la nota di Confagricoltura - dare certezze ad un settore che, solo nel biogas, ha investito circa quattro miliardi di euro negli ultimi quattro anni, sviluppando oltre 10.000 posti di lavoro.
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venerdì 31 ottobre 2014
ECOMONDO/KEY ENERGY, CONFAGRICOLTURA: “PUNTIAMO SU SOSTENIBILITÀ, GREEN E AGROENERGIE PER RENDERE LE CITTÀ VIVIBILI E INTELLIGENTI”
Fonte: Confagricoltura
Tra campagna e città non ci deve essere una contrapposizione, ma una profonda sinergia; si pensa a città più “verdi”, vivibili e “smart” e ad imprese agricole attente all’ambiente, al sociale, alla sostenibilità, alle energie alternative. Questo il leitmotiv della presenza di Confagricoltura ad Ecomondo/Key Energy, a Rimini dal 5 all’8 novembre. Molte le iniziative in programma, promosse da Confagricoltura, a partire dallo stand istituzionale nei padiglioni dedicati all’energia (Pad. B5D5, stand 002) ed alla partecipazione agli “Stati Generali della Green Economy”, il 5 novembre, dove interverrà il vicepresidente nazionale, con delega a energia e sviluppo sostenibile, Ezio Veggia, sul tema delle aziende agricole periurbane. I florovivaisti di Confagricoltura realizzeranno, in fiera, un “Giardino urbano sostenibile” nell’ambito della “Smart City” di Ecomondo (Pad B7, stand CS38) che, alla fine della manifestazione, verrà donato alla città di Rimini. L’obiettivo è di rappresentare il molteplice valore che il verde rappresenta per le città ed il contributo che il florovivaismo italiano può fornire al suo sviluppo attraverso la progettazione di spazi green belli e di facile manutenzione. Presenti anche, a Rimini, alcune imprese aderenti al progetto “EcoCloud, la rete delle buone pratiche sostenibili di Confagricoltura”, che illustreranno le loro esperienze sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale e faranno conoscere i loro prodotti posti in degustazione. Gli incontri – intitolati “Assaggi di sostenibilità” - si terranno presso il giardino di Confagricoltura della “Città sostenibile”. Questi gli appuntamenti: 5 novembre ore 16.30 azienda Fungar (funghi e dintorni); 6 novembre ore 12 e ore 16.30 aziende Borgoluce (vino, salumi e formaggi) e Principi di Porcia (vino), 7 novembre ore 12 aziende Arnaldo Caprai (vino) e ore 12 e ore 15 Principi di Porcia (vino). Il 5 novembre, ore 14.30, in Sala Mimosa 2 Pad. B6 si terrà il primo appuntamento convegnistico di Confagricoltura su “Le Reti di Impresa per Innovare e Competere”. In particolare, sarà illustrata la normativa sui contratti di rete e le ultime novità introdotte dalla Legge di Competitività n.116/2014, che interessano anche il settore agro energetico. L’obiettivo è di far conoscere le opportunità che offre questo nuovo modello di aggregazione interimprenditoriale. Interverranno, tra gli altri, Claudio Canali, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena-Rimini e Stefano Belleggia, coordinatore Green Desk di BNL. Saranno presentate pure due case history: quella sulla rete di imprese “Precision farming” che sarà illustrata da Alessandro Sdoga di Cratia, l’ente di ricerca di Confagricoltura Umbria e quella sul network di imprese bio che sarà descritta da Debora Franceschini di Alce Nero. Le imprese agricole già sono proiettate sulle tematiche di Expo 2015, come porrà in evidenza la tavola rotonda dal titolo “Expo 2015 tra produttività e sostenibilità: la visione italiana per nutrire il pianeta“ che si terrà il 6 novembre alle ore 14,30 in Sala Neri 1, Hall Sud. Interverranno: Barbara Degani, sottosegretario del ministero dell’Ambiente; Roberto Arditti, responsabile relazioni istituzionali di Expo 2015; Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia; Mario Guidi, presidente di Confagricoltura; Gaetano Pascale, presidente di SlowFood Italia; Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. I lavori saranno introdotti da Caterina Batello della Fao ed il dibattito sarà moderato da Giuseppe De Filippi, giornalista del TG5. Il 7 novembre 2014 alle ore 16.45 presso l’Agorà di “Città sostenibile” si terrà l’incontro su “Ridiamo valore alle città. Il ruolo ed il contributo del settore florovivaistico italiano”; si confronteranno interlocutori autorevoli del mondo dell’impresa della ricerca e delle Istituzioni, tra cui: Sara Visintin, assessore all’Ambiente e alla sostenibilità del Comune di Rimini; Francesco Ferrini, docente di Arboricoltura del Dipartimento di Scienze delle produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente, sez. Colture Arboree dell’Università di Firenze; Renato Ferretti, dirigente dell’Area pianificazione strategica territoriale della Provincia di Pistoia. Le conclusioni saranno di Francesco Mati, presidente della Federazione di prodotto Florovivaistica di Confagricoltura.
Tra campagna e città non ci deve essere una contrapposizione, ma una profonda sinergia; si pensa a città più “verdi”, vivibili e “smart” e ad imprese agricole attente all’ambiente, al sociale, alla sostenibilità, alle energie alternative. Questo il leitmotiv della presenza di Confagricoltura ad Ecomondo/Key Energy, a Rimini dal 5 all’8 novembre. Molte le iniziative in programma, promosse da Confagricoltura, a partire dallo stand istituzionale nei padiglioni dedicati all’energia (Pad. B5D5, stand 002) ed alla partecipazione agli “Stati Generali della Green Economy”, il 5 novembre, dove interverrà il vicepresidente nazionale, con delega a energia e sviluppo sostenibile, Ezio Veggia, sul tema delle aziende agricole periurbane. I florovivaisti di Confagricoltura realizzeranno, in fiera, un “Giardino urbano sostenibile” nell’ambito della “Smart City” di Ecomondo (Pad B7, stand CS38) che, alla fine della manifestazione, verrà donato alla città di Rimini. L’obiettivo è di rappresentare il molteplice valore che il verde rappresenta per le città ed il contributo che il florovivaismo italiano può fornire al suo sviluppo attraverso la progettazione di spazi green belli e di facile manutenzione. Presenti anche, a Rimini, alcune imprese aderenti al progetto “EcoCloud, la rete delle buone pratiche sostenibili di Confagricoltura”, che illustreranno le loro esperienze sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale e faranno conoscere i loro prodotti posti in degustazione. Gli incontri – intitolati “Assaggi di sostenibilità” - si terranno presso il giardino di Confagricoltura della “Città sostenibile”. Questi gli appuntamenti: 5 novembre ore 16.30 azienda Fungar (funghi e dintorni); 6 novembre ore 12 e ore 16.30 aziende Borgoluce (vino, salumi e formaggi) e Principi di Porcia (vino), 7 novembre ore 12 aziende Arnaldo Caprai (vino) e ore 12 e ore 15 Principi di Porcia (vino). Il 5 novembre, ore 14.30, in Sala Mimosa 2 Pad. B6 si terrà il primo appuntamento convegnistico di Confagricoltura su “Le Reti di Impresa per Innovare e Competere”. In particolare, sarà illustrata la normativa sui contratti di rete e le ultime novità introdotte dalla Legge di Competitività n.116/2014, che interessano anche il settore agro energetico. L’obiettivo è di far conoscere le opportunità che offre questo nuovo modello di aggregazione interimprenditoriale. Interverranno, tra gli altri, Claudio Canali, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena-Rimini e Stefano Belleggia, coordinatore Green Desk di BNL. Saranno presentate pure due case history: quella sulla rete di imprese “Precision farming” che sarà illustrata da Alessandro Sdoga di Cratia, l’ente di ricerca di Confagricoltura Umbria e quella sul network di imprese bio che sarà descritta da Debora Franceschini di Alce Nero. Le imprese agricole già sono proiettate sulle tematiche di Expo 2015, come porrà in evidenza la tavola rotonda dal titolo “Expo 2015 tra produttività e sostenibilità: la visione italiana per nutrire il pianeta“ che si terrà il 6 novembre alle ore 14,30 in Sala Neri 1, Hall Sud. Interverranno: Barbara Degani, sottosegretario del ministero dell’Ambiente; Roberto Arditti, responsabile relazioni istituzionali di Expo 2015; Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia; Mario Guidi, presidente di Confagricoltura; Gaetano Pascale, presidente di SlowFood Italia; Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. I lavori saranno introdotti da Caterina Batello della Fao ed il dibattito sarà moderato da Giuseppe De Filippi, giornalista del TG5. Il 7 novembre 2014 alle ore 16.45 presso l’Agorà di “Città sostenibile” si terrà l’incontro su “Ridiamo valore alle città. Il ruolo ed il contributo del settore florovivaistico italiano”; si confronteranno interlocutori autorevoli del mondo dell’impresa della ricerca e delle Istituzioni, tra cui: Sara Visintin, assessore all’Ambiente e alla sostenibilità del Comune di Rimini; Francesco Ferrini, docente di Arboricoltura del Dipartimento di Scienze delle produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente, sez. Colture Arboree dell’Università di Firenze; Renato Ferretti, dirigente dell’Area pianificazione strategica territoriale della Provincia di Pistoia. Le conclusioni saranno di Francesco Mati, presidente della Federazione di prodotto Florovivaistica di Confagricoltura.
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venerdì 10 ottobre 2014
MIPAAF, SIGLATO PROTOCOLLO D’INTESA PER SVILUPPO FONTI RINNOVABILI NEL SETTORE AGRICOLO
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Avvio di un percorso di collaborazione e di semplificazione per la filiera agroenergetica
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è stato sottoscritto ieri un ‘Protocollo di intesa e collaborazione in materia di promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore agricolo” con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Il Protocollo, siglato alla presenza del Sottosegretario Giuseppe Castiglione, che ha la delega sullo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia in ambito agricolo (Agroenergie), del Capo Dipartimento Luca Bianchi e del presidente GSE Nando Pasquali, permette di consolidare i rapporti di collaborazione tra le due parti favorendo un puntuale e continuo scambio di dati e informazioni e una migliore programmazione del settore delle agroenergie. L’obiettivo è in particolare migliorare l’applicazione delle normative in vigore nel settore, predisporre strumenti di monitoraggio, rapporti e indagini specifiche, per avere un quadro sempre più esaustivo degli effetti delle politiche e implementare ulteriormente gli strumenti di controllo relativi agli ambiti di competenza di entrambi i soggetti. “Questo Protocollo, infatti – dichiara il Sottosegretario Castiglione - consentirà di effettuare i controlli connessi all’erogazione degli incentivi con modalità più semplici e maggiormente efficaci, evitando duplicazioni e oneri eccessivi a carico delle aziende agricole ed energetiche, ma garantendo al tempo stesso il rispetto delle condizioni e delle regole previste dalla normativa vigente”. “La collaborazione tra Mipaaf e il GSE – conclude il presidente Pasquali – è strategica per il settore delle agroenergie perchè consente sia di armonizzare le procedure per l’accesso agli incentivi sia di fornire alle istituzioni competenti utili strumenti per la programmazione delle politiche agroenergetiche.”
Avvio di un percorso di collaborazione e di semplificazione per la filiera agroenergetica
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è stato sottoscritto ieri un ‘Protocollo di intesa e collaborazione in materia di promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore agricolo” con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Il Protocollo, siglato alla presenza del Sottosegretario Giuseppe Castiglione, che ha la delega sullo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia in ambito agricolo (Agroenergie), del Capo Dipartimento Luca Bianchi e del presidente GSE Nando Pasquali, permette di consolidare i rapporti di collaborazione tra le due parti favorendo un puntuale e continuo scambio di dati e informazioni e una migliore programmazione del settore delle agroenergie. L’obiettivo è in particolare migliorare l’applicazione delle normative in vigore nel settore, predisporre strumenti di monitoraggio, rapporti e indagini specifiche, per avere un quadro sempre più esaustivo degli effetti delle politiche e implementare ulteriormente gli strumenti di controllo relativi agli ambiti di competenza di entrambi i soggetti. “Questo Protocollo, infatti – dichiara il Sottosegretario Castiglione - consentirà di effettuare i controlli connessi all’erogazione degli incentivi con modalità più semplici e maggiormente efficaci, evitando duplicazioni e oneri eccessivi a carico delle aziende agricole ed energetiche, ma garantendo al tempo stesso il rispetto delle condizioni e delle regole previste dalla normativa vigente”. “La collaborazione tra Mipaaf e il GSE – conclude il presidente Pasquali – è strategica per il settore delle agroenergie perchè consente sia di armonizzare le procedure per l’accesso agli incentivi sia di fornire alle istituzioni competenti utili strumenti per la programmazione delle politiche agroenergetiche.”
venerdì 1 agosto 2014
DL COMPETITIVITÀ, CONFAGRICOLTURA: “VANNO STRALCIATE DAL PROVVEDIMENTO LE NORME SULLE AGROENERGIE. NON COMPROMETTIAMO LO SVILUPPO DELLE RINNOVABILI NEL NOSTRO PAESE”
Fonte: Confagricoltura
Confagricoltura, mentre ieri era in corso alla Camera l’esame del decreto legge 91/14, sollecita l’eliminazione dell’articolo 26 che introduce lo ‘spalma incentivi’ (diluendo nel tempo le risorse messe a disposizione) per gli impianti fotovoltaici: “Un decreto denominato ‘Competitività’, che ha come obiettivo quello di rendere maggiormente concorrenziali le imprese, al contrario, nel settore delle agroenergie, finisce per bloccarle con effetti devastanti, perché limita le risorse per gli investimenti programmati”. Confagricoltura chiede che venga rimandata ad una fase successiva la discussione sulle eventuali misure da mettere in campo sulla rimodulazione obbligatoria degli incentivi al fotovoltaico; misure che dovranno comunque tutelare gli impianti più piccoli, collegati alle attività produttive, per non compromettere, oltre all’attività energetica, anche quella imprenditoriale. “Non si può compromettere – avverte Confagricoltura - uno dei pochi settori che ha trainato l’economia e l’occupazione e vanificare tutti gli sforzi e le risorse investite in questi anni dal Paese per promuovere le energie rinnovabili e favorire lo sviluppo della green economy”. “I nostri imprenditori – conclude Confagricoltura - sono pronti a ricorrere in sede giudiziaria, come hanno fatto i colleghi inglesi anche loro colpiti dal taglio degli incentivi ed a cui la Suprema Corte ha dato pienamente ragione, sollecitando il governo britannico a rimborsare le aziende”.
Confagricoltura, mentre ieri era in corso alla Camera l’esame del decreto legge 91/14, sollecita l’eliminazione dell’articolo 26 che introduce lo ‘spalma incentivi’ (diluendo nel tempo le risorse messe a disposizione) per gli impianti fotovoltaici: “Un decreto denominato ‘Competitività’, che ha come obiettivo quello di rendere maggiormente concorrenziali le imprese, al contrario, nel settore delle agroenergie, finisce per bloccarle con effetti devastanti, perché limita le risorse per gli investimenti programmati”. Confagricoltura chiede che venga rimandata ad una fase successiva la discussione sulle eventuali misure da mettere in campo sulla rimodulazione obbligatoria degli incentivi al fotovoltaico; misure che dovranno comunque tutelare gli impianti più piccoli, collegati alle attività produttive, per non compromettere, oltre all’attività energetica, anche quella imprenditoriale. “Non si può compromettere – avverte Confagricoltura - uno dei pochi settori che ha trainato l’economia e l’occupazione e vanificare tutti gli sforzi e le risorse investite in questi anni dal Paese per promuovere le energie rinnovabili e favorire lo sviluppo della green economy”. “I nostri imprenditori – conclude Confagricoltura - sono pronti a ricorrere in sede giudiziaria, come hanno fatto i colleghi inglesi anche loro colpiti dal taglio degli incentivi ed a cui la Suprema Corte ha dato pienamente ragione, sollecitando il governo britannico a rimborsare le aziende”.
mercoledì 4 giugno 2014
AGROENERGIE, CONFAGRICOLTURA: “L’EMENDAMENTO APPROVATO AL SENATO EVITA DI COMPROMETTERE DEFINITIVAMENTE IL SETTORE DELLE RINNOVABILI, MA NON BASTA LIMITARE L’INTERVENTO SOLO AL 2014”
Fonte: Confagricoltura
“Con l’emendamento presentato dal Governo e approvato oggi nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato, si è evitato di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili. Resta il problema che l’emendamento produce effetti solo per l’anno in corso, da ciò la nostra richiesta di stabilizzare la norma anche per gli anni futuri”. Lo sottolinea Confagricoltura riguardo ai lavori parlamentari relativi al decreto legge Irpef che ha introdotto una diversa tassazione sulla produzione di agroenergie. Su questo aspetto Confagricoltura si è attivata prontamente e in modo fermo e determinato chiedendo al governo, al ministro dell’Agricoltura ed al Parlamento un profondo ripensamento della misura che penalizza irrimediabilmente gran parte della green economy agricola, pregiudicando la sopravvivenza delle iniziative in essere su fotovoltaico, biomasse e biogas. A fronte dell’obiettivo prioritario di evitare l’introduzione dell’ennesima norma con effetti retroattivi si è riusciti, per ora, a limitare l’impatto della norma sul settore. Con la nuova formulazione del comma 1 dell’art. 22 del provvedimento di conversione in legge del DL 66/14 la tassazione – osserva Confagricoltura - viene limitata ai corrispettivi relativi alla valorizzazione dell’energia ceduta; ed è confermato il reddito agrario per la produzione di energia corrispondente ad una potenza di 200 kW per il fotovoltaico e di 300 kW per il biogas e le biomasse. “La modifica introdotta va prevista anche per gli anni successivi – conclude Confagricoltura -. Le imprese agroenergetiche hanno necessità di stabilità e di certezze, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e, più in generale, alla tutela dell’ambiente.
“Con l’emendamento presentato dal Governo e approvato oggi nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato, si è evitato di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili. Resta il problema che l’emendamento produce effetti solo per l’anno in corso, da ciò la nostra richiesta di stabilizzare la norma anche per gli anni futuri”. Lo sottolinea Confagricoltura riguardo ai lavori parlamentari relativi al decreto legge Irpef che ha introdotto una diversa tassazione sulla produzione di agroenergie. Su questo aspetto Confagricoltura si è attivata prontamente e in modo fermo e determinato chiedendo al governo, al ministro dell’Agricoltura ed al Parlamento un profondo ripensamento della misura che penalizza irrimediabilmente gran parte della green economy agricola, pregiudicando la sopravvivenza delle iniziative in essere su fotovoltaico, biomasse e biogas. A fronte dell’obiettivo prioritario di evitare l’introduzione dell’ennesima norma con effetti retroattivi si è riusciti, per ora, a limitare l’impatto della norma sul settore. Con la nuova formulazione del comma 1 dell’art. 22 del provvedimento di conversione in legge del DL 66/14 la tassazione – osserva Confagricoltura - viene limitata ai corrispettivi relativi alla valorizzazione dell’energia ceduta; ed è confermato il reddito agrario per la produzione di energia corrispondente ad una potenza di 200 kW per il fotovoltaico e di 300 kW per il biogas e le biomasse. “La modifica introdotta va prevista anche per gli anni successivi – conclude Confagricoltura -. Le imprese agroenergetiche hanno necessità di stabilità e di certezze, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e, più in generale, alla tutela dell’ambiente.
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mercoledì 28 maggio 2014
MIPAAF, AGROENERGIE: NORMA IN DL IRPEF VERRÀ AGGIORNATA SU INCENTIVI E TASSAZIONE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la norma sulle agroenergie, contenuta nel DL Irpef, verrà aggiornata attraverso modifiche parlamentari. Le modifiche in questione prevedranno l’esclusione del valore dell’incentivo dalla base imponibile per calcolare il coefficiente di redditività e l’esclusione dall’ambito di applicazione del nuovo regime di tassazione degli impianti inferiori a 200 KW per il fotovoltaico e di 300 KW per gli impianti di biomasse e biogas.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la norma sulle agroenergie, contenuta nel DL Irpef, verrà aggiornata attraverso modifiche parlamentari. Le modifiche in questione prevedranno l’esclusione del valore dell’incentivo dalla base imponibile per calcolare il coefficiente di redditività e l’esclusione dall’ambito di applicazione del nuovo regime di tassazione degli impianti inferiori a 200 KW per il fotovoltaico e di 300 KW per gli impianti di biomasse e biogas.
venerdì 2 maggio 2014
AGROENERGIE, AGRINSIEME: “VANNO RADICALMENTE RIVISTE LE NORME DEL DECRETO COMPETITIVITÀ CHE METTONO IN GINOCCHIO AZIENDE AGRICOLE E ZOOTECNICHE E L’INDOTTO”
Fonte: Agrinsieme
“Le misure restrittive sul settore delle agroenergie del ‘decreto competitività’ (n.66/2014) vanno soppresse o comunque radicalmente riviste, perché compromettono l’attività di produzione energetica e coinvolgono pesantemente anche quelle agricola e zootecnica a cui sono connesse”. Lo sottolinea Agrinsieme (il Coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle cooperative) che sollecita un immediato cambiamento di rotta. “La tassazione su base imponibile del 25% già a partire dal periodo d'imposta 2014 penalizza irrimediabilmente – sottolinea Agrinsieme - gran parte della green economy agricola pregiudicando la sopravvivenza delle iniziative in essere sul fotovoltaico, le biomasse ed il biogas; vanifica pure le prospettive future di sviluppo di energia termica da biomasse e del biometano da parte delle imprese agricole. Non si tiene conto che si tratta di attività profondamente collegate a quelle agricole, che permettono di utilizzare sottoprodotti, residui e rifiuti, con benefici anche per l’ambiente”. “Se non si interviene rapidamente le imprese agricole con impianti già in esercizio, colpite dalle nuove disposizioni, chiuderanno le loro attività con riflessi su occupazione, economia ed ambiente”, prosegue il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle cooperative. Oltre tutto si tratta di un provvedimento di poco successivo a quello denominato ‘Destinazione Italia’, che ha eliminato i prezzi minimi garantiti sulla vendita dell’energia ed ha introdotto la rimodulazione al ribasso degli incentivi. “Tutto ciò – osserva Agrinsieme - sta avvenendo mentre l’Unione Europea ha fissato, per le rinnovabili, precisi obiettivi da raggiungere entro il 2020 e sta già programmando i nuovi al 2030, convinta che questa sia l’unica strada percorribile per contrastare i cambiamenti climatici”. “Le imprese agricole italiane – rimarca il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza nazionale delle cooperative - si sono fidate di un contratto siglato con lo Stato ed hanno investito in modo convinto sulla green economy. Più di 1.200 MW di biogas e biomasse installati nel solo settore agricolo, almeno 2.700 MW di impianti fotovoltaici installati in agricoltura. Un investimento di circa 6,8 mln ogni MW installato per gli impianti a biogas e biomasse (quasi 8 miliardi complessivi); circa 13 miliardi nel settore del fotovoltaico agricolo. Nel solo settore del biogas gli addetti impiegati stabilmente sono più di 10 mila, senza contare l’indotto generato nel settore industriale e della meccanica agraria”. "Chiediamo al governo – conclude Agrinsieme – di ripensare questa misura troppo penalizzante e siamo certi che il ministro Martina saprà comprendere le ragioni di questa richiesta. Senza stabilità e certezze per le aziende, nel nostro Paese sarà sempre più difficile programmare investimenti nella green economy
“Le misure restrittive sul settore delle agroenergie del ‘decreto competitività’ (n.66/2014) vanno soppresse o comunque radicalmente riviste, perché compromettono l’attività di produzione energetica e coinvolgono pesantemente anche quelle agricola e zootecnica a cui sono connesse”. Lo sottolinea Agrinsieme (il Coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle cooperative) che sollecita un immediato cambiamento di rotta. “La tassazione su base imponibile del 25% già a partire dal periodo d'imposta 2014 penalizza irrimediabilmente – sottolinea Agrinsieme - gran parte della green economy agricola pregiudicando la sopravvivenza delle iniziative in essere sul fotovoltaico, le biomasse ed il biogas; vanifica pure le prospettive future di sviluppo di energia termica da biomasse e del biometano da parte delle imprese agricole. Non si tiene conto che si tratta di attività profondamente collegate a quelle agricole, che permettono di utilizzare sottoprodotti, residui e rifiuti, con benefici anche per l’ambiente”. “Se non si interviene rapidamente le imprese agricole con impianti già in esercizio, colpite dalle nuove disposizioni, chiuderanno le loro attività con riflessi su occupazione, economia ed ambiente”, prosegue il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle cooperative. Oltre tutto si tratta di un provvedimento di poco successivo a quello denominato ‘Destinazione Italia’, che ha eliminato i prezzi minimi garantiti sulla vendita dell’energia ed ha introdotto la rimodulazione al ribasso degli incentivi. “Tutto ciò – osserva Agrinsieme - sta avvenendo mentre l’Unione Europea ha fissato, per le rinnovabili, precisi obiettivi da raggiungere entro il 2020 e sta già programmando i nuovi al 2030, convinta che questa sia l’unica strada percorribile per contrastare i cambiamenti climatici”. “Le imprese agricole italiane – rimarca il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza nazionale delle cooperative - si sono fidate di un contratto siglato con lo Stato ed hanno investito in modo convinto sulla green economy. Più di 1.200 MW di biogas e biomasse installati nel solo settore agricolo, almeno 2.700 MW di impianti fotovoltaici installati in agricoltura. Un investimento di circa 6,8 mln ogni MW installato per gli impianti a biogas e biomasse (quasi 8 miliardi complessivi); circa 13 miliardi nel settore del fotovoltaico agricolo. Nel solo settore del biogas gli addetti impiegati stabilmente sono più di 10 mila, senza contare l’indotto generato nel settore industriale e della meccanica agraria”. "Chiediamo al governo – conclude Agrinsieme – di ripensare questa misura troppo penalizzante e siamo certi che il ministro Martina saprà comprendere le ragioni di questa richiesta. Senza stabilità e certezze per le aziende, nel nostro Paese sarà sempre più difficile programmare investimenti nella green economy
giovedì 24 aprile 2014
RINNOVABILI, AGRINSIEME: “CON LE NUOVE MISURE FISCALI APPROVATE DAL GOVERNO IL SETTORE AGROENERGETICO RISCHIA IL DEFAULT”
Fonte: Agrinsieme
“Dopo gli interventi normativi introdotti con il decreto “Destinazione italia”, che ha ridotto pesantemente i prezzi minimi di vendita dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, l’aggravio fiscale previsto con il provvedimento approvato dal Governo venerdì scorso rischia di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili”. Così Agrinsieme, il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, commenta le nuove misure fiscali introdotte dal governo sul settore delle agro energie. La determinazione del reddito con l’aliquota del 25% sull’ammontare dei corrispettivi, con il cambio delle regole d’imposizione “in corso d’opera”, produce, infatti, effetti dirompenti sui piani d’investimento e sulle fonti di finanziamento bancario . “Peraltro – sottolinea Agrinsieme - la pesante tassazione genera un gettito di gran lunga superiore a quanto stimato dal Governo, che impone un profondo ripensamento della misura , in particolare per i settori del biogas e delle biomasse, che utilizzano materia prima agroforestale, effluenti zootecnici, sottoprodotti, con positive ricadute economiche sul territorio”. Occorre, a parere del coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, assolutamente rivedere l’impianto delle nuove norme, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e più in generale alla tutela dell’ambiente. “In questo ambito è indispensabile rilanciare una strategia di settore che eviti provvedimenti estemporanei, con effetti retroattivi”.
“Dopo gli interventi normativi introdotti con il decreto “Destinazione italia”, che ha ridotto pesantemente i prezzi minimi di vendita dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, l’aggravio fiscale previsto con il provvedimento approvato dal Governo venerdì scorso rischia di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili”. Così Agrinsieme, il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, commenta le nuove misure fiscali introdotte dal governo sul settore delle agro energie. La determinazione del reddito con l’aliquota del 25% sull’ammontare dei corrispettivi, con il cambio delle regole d’imposizione “in corso d’opera”, produce, infatti, effetti dirompenti sui piani d’investimento e sulle fonti di finanziamento bancario . “Peraltro – sottolinea Agrinsieme - la pesante tassazione genera un gettito di gran lunga superiore a quanto stimato dal Governo, che impone un profondo ripensamento della misura , in particolare per i settori del biogas e delle biomasse, che utilizzano materia prima agroforestale, effluenti zootecnici, sottoprodotti, con positive ricadute economiche sul territorio”. Occorre, a parere del coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, assolutamente rivedere l’impianto delle nuove norme, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e più in generale alla tutela dell’ambiente. “In questo ambito è indispensabile rilanciare una strategia di settore che eviti provvedimenti estemporanei, con effetti retroattivi”.
lunedì 15 luglio 2013
AGROENERGIE, CONFAGRICOLTURA: “CONCENTRARE L'ATTENZIONE SUI BIOCARBURANTI DI SECONDA E TERZA GENERAZIONE, CHE UTILIZZANO SOTTOPRODOTTI E RIFIUTI, SENZA DIMENTICARE QUANTO SI È GIÀ FATTO”
Fonte: Confagricoltura
La Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato una serie di misure per la produzione sostenibile dei biocarburanti. Per Confagricoltura sono di notevole interesse nell’ottica di limitare il cambiamento di destinazione dei terreni nei Paesi del Terzo mondo e diminuire le emissioni di gas ad effetto serra. Secondo Confagricoltura occorre concentrare l’attenzione sullo sviluppo di nuove, tecnologie, come la seconda e terza generazione di biocarburanti, che utilizzano anche, e soprattutto, sottoprodotti e rifiuti. Ad avviso di Confagricoltura però “i problemi non si risolvono fissando solo restrizioni agli obiettivi sui biocarburanti di prima generazione ma incentivando la ricerca e l’innovazione e tenendo conto delle diverse realtà agricole ed industriali dei Paesi membri. D’altronde, nel breve periodo, i biocarburanti di seconda generazione potranno contribuire in modo limitato al raggiungimento degli obiettivi europei, dal momento che i sottoprodotti ed i rifiuti sono già inseriti in altre filiere industriali”. Peraltro va ricordato che i biocarburanti in Europa oggi sono prodotti nel rispetto di rigidi criteri finalizzati al rispetto della sostenibilità ambientale. L’Organizzazione degli imprenditori agricoli fa presente poi che i cambiamenti repentini della normativa potrebbero produrre ingenti danni all’industria del settore; senza tener conto che oggi alcuni sottoprodotti dell’industria dei biocarburanti di prima generazione, come i panelli di soia e di girasole, svolgono un ruolo importante sul mercato delle proteine vegetali, di cui l’Unione europea è ampiamente deficitaria. Alla luce delle proposte approvate dalla Commissione Ambiente del Parlamento europeo e della attuale situazione italiana dei biocarburanti Confagricoltura auspica che venga finalmente sostenuto e promosso il biometano che utilizza per la sua produzione limitate superfici agricole, facendo largo utilizzo di biomasse che oggi non costituiscono reddito per gli agricoltori (colture di secondo raccolto, oppure prodotte su terreni marginali, effluenti zootecnici, sottoprodotti agricoli e industriali). Inoltre merita attenzione la proposta di incentivare ulteriormente lo sviluppo della mobilità elettrica.
La Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato una serie di misure per la produzione sostenibile dei biocarburanti. Per Confagricoltura sono di notevole interesse nell’ottica di limitare il cambiamento di destinazione dei terreni nei Paesi del Terzo mondo e diminuire le emissioni di gas ad effetto serra. Secondo Confagricoltura occorre concentrare l’attenzione sullo sviluppo di nuove, tecnologie, come la seconda e terza generazione di biocarburanti, che utilizzano anche, e soprattutto, sottoprodotti e rifiuti. Ad avviso di Confagricoltura però “i problemi non si risolvono fissando solo restrizioni agli obiettivi sui biocarburanti di prima generazione ma incentivando la ricerca e l’innovazione e tenendo conto delle diverse realtà agricole ed industriali dei Paesi membri. D’altronde, nel breve periodo, i biocarburanti di seconda generazione potranno contribuire in modo limitato al raggiungimento degli obiettivi europei, dal momento che i sottoprodotti ed i rifiuti sono già inseriti in altre filiere industriali”. Peraltro va ricordato che i biocarburanti in Europa oggi sono prodotti nel rispetto di rigidi criteri finalizzati al rispetto della sostenibilità ambientale. L’Organizzazione degli imprenditori agricoli fa presente poi che i cambiamenti repentini della normativa potrebbero produrre ingenti danni all’industria del settore; senza tener conto che oggi alcuni sottoprodotti dell’industria dei biocarburanti di prima generazione, come i panelli di soia e di girasole, svolgono un ruolo importante sul mercato delle proteine vegetali, di cui l’Unione europea è ampiamente deficitaria. Alla luce delle proposte approvate dalla Commissione Ambiente del Parlamento europeo e della attuale situazione italiana dei biocarburanti Confagricoltura auspica che venga finalmente sostenuto e promosso il biometano che utilizza per la sua produzione limitate superfici agricole, facendo largo utilizzo di biomasse che oggi non costituiscono reddito per gli agricoltori (colture di secondo raccolto, oppure prodotte su terreni marginali, effluenti zootecnici, sottoprodotti agricoli e industriali). Inoltre merita attenzione la proposta di incentivare ulteriormente lo sviluppo della mobilità elettrica.
mercoledì 9 maggio 2012
ENERGIE RINNOVABILI. PANNOCCHIESCHI D’ELCI (CONFAGRICOLTURA): “SERVONO CERTEZZE PER UN DURATURO E RAZIONALE SVILUPPO DEL SETTORE”
Fonte: Confagricoltura
“A pochi mesi dall’entrata in vigore del nuovo regime di incentivazione delle energie rinnovabili occorre dare certezze agli imprenditori ponendo le basi per un loro sviluppo duraturo e razionale”. Lo ha detto il presidente di “Agroenergia”, Andrea Pannocchieschi d’Elci intervenendo a Verona agli Stati generali delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. “Agroenergia” è l’associazione di Confagricoltura che rappresenta i produttori di energia in ambito agricolo. Pannocchieschi d’Elci ha ricordato il ruolo fondamentale delle Regioni che, a breve, saranno chiamate a formulare il proprio parere in merito ai decreti per l’incentivazione delle fonti rinnovabili, incluso il fotovoltaico ed alle quali si chiede di intervenire sui due testi del governo. “Lo sviluppo delle fonti rinnovabili in agricoltura, è una scelta fondamentale per contribuire al mantenimento di un tessuto produttivo agricolo sul territorio – ha proseguito il presidente dell’associazione dei produttori di energia di Confagricoltura -. Un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito, svolge un ruolo importante di tutela del paesaggio e dell’ambiente e, grazie alle agroenergie, potenzia e rilancia la stessa attività agricola, zootecnica e forestale”. “Le agroenergie – ha aggiunto Pannochieschi d’Elci - sono un’opportunità che oggi sempre più si sta trasformando in un’esigenza anche in relazione ai crescenti costi di produzione legati agli aumenti del prezzo del gasolio degli ultimi mesi. Per tali motivi, l’emanazione dei decreti sulla produzione elettrica, sulla produzione termica, sul biometano e sull’efficienza energetica è molto attesa, però i due schemi di decreto sull’incentivazione della produzione elettrica da fonti rinnovabili presentati dal Governo non realizzano l’obiettivo, al contrario rischiano di soffocare lo sviluppo del settore, soprattutto per i vincoli e gli appesantimenti burocratici previsti in entrambi i provvedimenti”. “A pagare il prezzo più alto saranno poi gli investimenti di micro generazione distribuita legati al fotovoltaico ed al biogas, che sono le energie rinnovabili di maggiore interesse per le imprese agricole”. Il presidente di Agroenergie ha ricordato che “il registro informatico di accesso alle tariffe e l’individuazione di contingenti annui estremamente limitati, sono già due elementi che limiteranno l’accesso agli incentivi, soprattutto alle piccole imprese come quelle agricole. A ciò occorre aggiungere che sono state introdotte ulteriori penalizzazioni che colpiscono soprattutto il settore agricolo quali l’eliminazione del premio amianto e la declassazione degli impianti su fabbricati rurali ai fini dell’accesso alle tariffe nel caso del fotovoltaico, nonostante siano accatastati e soggetti ad IMU, e tariffe base eccessivamente ridotte con premi non facilmente accessibili, come nel caso di piccoli impianti a biogas e biomasse”.
“A pochi mesi dall’entrata in vigore del nuovo regime di incentivazione delle energie rinnovabili occorre dare certezze agli imprenditori ponendo le basi per un loro sviluppo duraturo e razionale”. Lo ha detto il presidente di “Agroenergia”, Andrea Pannocchieschi d’Elci intervenendo a Verona agli Stati generali delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. “Agroenergia” è l’associazione di Confagricoltura che rappresenta i produttori di energia in ambito agricolo. Pannocchieschi d’Elci ha ricordato il ruolo fondamentale delle Regioni che, a breve, saranno chiamate a formulare il proprio parere in merito ai decreti per l’incentivazione delle fonti rinnovabili, incluso il fotovoltaico ed alle quali si chiede di intervenire sui due testi del governo. “Lo sviluppo delle fonti rinnovabili in agricoltura, è una scelta fondamentale per contribuire al mantenimento di un tessuto produttivo agricolo sul territorio – ha proseguito il presidente dell’associazione dei produttori di energia di Confagricoltura -. Un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito, svolge un ruolo importante di tutela del paesaggio e dell’ambiente e, grazie alle agroenergie, potenzia e rilancia la stessa attività agricola, zootecnica e forestale”. “Le agroenergie – ha aggiunto Pannochieschi d’Elci - sono un’opportunità che oggi sempre più si sta trasformando in un’esigenza anche in relazione ai crescenti costi di produzione legati agli aumenti del prezzo del gasolio degli ultimi mesi. Per tali motivi, l’emanazione dei decreti sulla produzione elettrica, sulla produzione termica, sul biometano e sull’efficienza energetica è molto attesa, però i due schemi di decreto sull’incentivazione della produzione elettrica da fonti rinnovabili presentati dal Governo non realizzano l’obiettivo, al contrario rischiano di soffocare lo sviluppo del settore, soprattutto per i vincoli e gli appesantimenti burocratici previsti in entrambi i provvedimenti”. “A pagare il prezzo più alto saranno poi gli investimenti di micro generazione distribuita legati al fotovoltaico ed al biogas, che sono le energie rinnovabili di maggiore interesse per le imprese agricole”. Il presidente di Agroenergie ha ricordato che “il registro informatico di accesso alle tariffe e l’individuazione di contingenti annui estremamente limitati, sono già due elementi che limiteranno l’accesso agli incentivi, soprattutto alle piccole imprese come quelle agricole. A ciò occorre aggiungere che sono state introdotte ulteriori penalizzazioni che colpiscono soprattutto il settore agricolo quali l’eliminazione del premio amianto e la declassazione degli impianti su fabbricati rurali ai fini dell’accesso alle tariffe nel caso del fotovoltaico, nonostante siano accatastati e soggetti ad IMU, e tariffe base eccessivamente ridotte con premi non facilmente accessibili, come nel caso di piccoli impianti a biogas e biomasse”.
venerdì 13 gennaio 2012
GREEN ECONOMY, CONFAGRICOLTURA: LA PRODUZIONE DI BIOGAS E BIOMETANO VA RILANCIATA ALTRIMENTI GLI INVESTIMENTI NEL SETTORE ANDRANNO PERSI
Fonte: Confagricoltura
“Non si deve bloccare lo sviluppo delle agroenergie. Ancora una volta rischiamo di cadere nell’errore di dedicare risorse per l’avvio di settori produttivi, peraltro strategici per il futuro del Paese, per la green economy e per il raggiungimento degli obiettivi ambientali indicati dall’Europa, per poi cancellarli con un colpo di spugna, producendo enormi danni alle imprese agricole, a quelle industriali e all’occupazione”. Lo afferma il presidente della Confagricoltura Mario Guidi che ha inviato, ai ministri per lo Sviluppo economico Passera, per le Politiche agricole Catania e per l’Ambiente Clini, una lettera sulle agroenergie in vista della definizione del ‘decreto incentivi’.
Confagricoltura è vivamente preoccupata perché - nell’attuazione del d.lgs. 28/11 sui regimi di sostegno per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili - si sta concretizzando una generale drastica riduzione degli incentivi per le biomasse e per il biogas, nonché un forte ridimensionamento del ruolo dell’agricoltura nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020.
“In un silenzio assordante – dice Mario Guidi – abbiamo perso 200 mila ettari coltivati a bietole e 500 mila al Sud a grano duro. La diversificazione produttiva è indispensabile, dobbiamo dare valide alternative a chi produce. Sono convinto che le agroenergie abbiano margini di sviluppo pure nel Meridione”.
“I nuovi regimi di incentivazione – scrive il presidente di Confagricoltura - dovranno tener conto di una serie di elementi indispensabili per lo sviluppo della filiera italiana del biogas e l’avvio della filiera biometano, creando le condizioni affinché gli investimenti possano essere finanziati dal sistema bancario, e non penalizzando le colture dedicate per la produzione di energia”.
“La riforma in corso deve essere l’occasione da cogliere – conclude il presidente di Confagricoltura - per apportare gli opportuni miglioramenti all’attuale sistema di incentivazione, favorendo l’efficienza dei processi produttivi e l’uso dei sottoprodotti, premiando maggiormente gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW”.
“Non si deve bloccare lo sviluppo delle agroenergie. Ancora una volta rischiamo di cadere nell’errore di dedicare risorse per l’avvio di settori produttivi, peraltro strategici per il futuro del Paese, per la green economy e per il raggiungimento degli obiettivi ambientali indicati dall’Europa, per poi cancellarli con un colpo di spugna, producendo enormi danni alle imprese agricole, a quelle industriali e all’occupazione”. Lo afferma il presidente della Confagricoltura Mario Guidi che ha inviato, ai ministri per lo Sviluppo economico Passera, per le Politiche agricole Catania e per l’Ambiente Clini, una lettera sulle agroenergie in vista della definizione del ‘decreto incentivi’.
Confagricoltura è vivamente preoccupata perché - nell’attuazione del d.lgs. 28/11 sui regimi di sostegno per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili - si sta concretizzando una generale drastica riduzione degli incentivi per le biomasse e per il biogas, nonché un forte ridimensionamento del ruolo dell’agricoltura nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020.
“In un silenzio assordante – dice Mario Guidi – abbiamo perso 200 mila ettari coltivati a bietole e 500 mila al Sud a grano duro. La diversificazione produttiva è indispensabile, dobbiamo dare valide alternative a chi produce. Sono convinto che le agroenergie abbiano margini di sviluppo pure nel Meridione”.
“I nuovi regimi di incentivazione – scrive il presidente di Confagricoltura - dovranno tener conto di una serie di elementi indispensabili per lo sviluppo della filiera italiana del biogas e l’avvio della filiera biometano, creando le condizioni affinché gli investimenti possano essere finanziati dal sistema bancario, e non penalizzando le colture dedicate per la produzione di energia”.
“La riforma in corso deve essere l’occasione da cogliere – conclude il presidente di Confagricoltura - per apportare gli opportuni miglioramenti all’attuale sistema di incentivazione, favorendo l’efficienza dei processi produttivi e l’uso dei sottoprodotti, premiando maggiormente gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW”.
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mercoledì 14 dicembre 2011
AGROENERGIE, CONFAGRICOLTURA: UN NUOVO SISTEMA DI INCENTIVI CHE PREMI AGRICOLTURA VIRTUOSA E SVILUPPI ECONOMIA SOSTENIBILE. IL PROGETTO CO.AGR.ENERGY
Fonte: Confagricoltura
PRESENTAZIONE DEL XII RAPPORTO NOMISMA AGRICOLTURA “LA SFIDA DELLE BIOENERGIE”
Per dare un futuro alle agroenergie nel nostro Paese occorre arrivare in tempi brevi ad un nuovo sistema di incentivi che garantisca il raggiungimento degli obiettivi fissati per il biogas e le biomasse. Per il biogas, probabilmente, gli obiettivi fissati al 2020 a 1200 MW devono essere ritoccati con la revisione del Piano di azione sulle energie rinnovabili. Per il biogas agricolo occorre assicurare almeno 1000 MW. In tale contesto è sempre più indispensabile disporre di un piano energetico nazionale, la cui emanazione è prevista da più di 4 anni.
E’ quanto è emerso dall’incontro organizzato da Confagricoltura per la presentazione dell’attività di “Co.Agr.Energy”, il consorzio nato nel 2007 per iniziativa della Confederazione agricola, per promuovere specifiche azioni in campo energetico.
In particolare, il Consorzio ha presentato ed attuato un progetto di filiera nazionale promosso dal ministero delle Politiche agricole, la cui conclusione è fissata nell’ottobre del 2012, che, ad oggi, ha permesso la realizzazione di otto impianti a biogas in altrettante aziende agricole di cinque regioni diverse (Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria e Puglia) per un totale di 25 milioni di euro di investimenti, sui 36 stanziati. A breve è prevista l’apertura del cantiere dell’ultimo degli impianti in programma, in Veneto.
Ma l’attività del Consorzio non si limita a questo. Tra i suoi scopi, la formazione e l’assistenza tecnica alle aziende che vogliono investire o che abbiano già investito nelle agroenergie; la ricerca e la divulgazione dei risultati.
In questo ambito rientrano i due studi presentati oggi nell’incontro a Palazzo Della Valle, sede dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli: il rapporto Nomisma sull’agricoltura italiana “La sfida delle bioenergie - tendenze e scenari per le energie rinnovabili in agricoltura” e il progetto di ricerca “Analisi delle filiere bioenergetiche, individuazione dei criteri di sostenibilità ambientale e sistema di traccibuilità delle biomasse” realizzato da Agriconsulting.
“Grazie alle importanti politiche di incentivazione della produzione elettrica portate avanti dal nostro Paese negli ultimi anni - ha detto il presidente del Consorzio e vicepresidente di Confagricoltura Ezio Veggia - numerosi sono ormai i casi di aziende agricole divenute anche aziende agroenergetiche. Alla naturale vocazione agroalimentare si è affiancata questa nuova attività in cui i sottoprodotti diventano fonte per alimentare impianti per la produzione di elettricità e calore”.
“Le agroenergie - ha continuato Veggia - sono diventate un’attività economica in grado di produrre reddito ed occupazione, ma hanno svolto anche un’importante funzione in termini ambientali e nel mantenimento del tessuto agricolo sul territorio. Inoltre, nella misura in cui queste filiere sono alimentate da materie prime agricole nazionali, possono aumentare il grado di auto approvvigionamento energetico del Paese”.
Partendo dai dati sulla diffusione delle bioenergie in Italia ed in Europa e analizzando in particolare i diversi regimi di sostegno che hanno portato agli attuali risultati ed alle eccellenze di Paesi come la Germania per il biogas o come la Svezia per il biometano, il Rapporto Nomisma conduce un’analisi costi-benefici delle filiere bioenergetiche elettriche che dimostra che il livello di incentivazione attualmente offerto dalla Tariffa Onnicomprensiva è congruo alla rischiosità dell’investimento. Il Rapporto evidenzia, inoltre, gli impatti macroeconomici e le potenzialità agricole nel settore delle bioenergie in Italia. In particolare, in uno scenario ottimistico di forte adesione del mondo agricolo alle bioenergie, con cui si possa riuscire a produrre almeno il 50% del potenziale, l’agricoltura potrebbe raggiungere una sorta di “autosufficienza energetica”, arrivando a produrre più di quanto consuma e contando nei consumi finali nazionali per il 3%. Tale contributo rappresenterebbe quasi il 20% (3 punti percentuali su 17) dell’obiettivo assegnatoci dall’Ue.
L’analisi effettuata da Agriconsulting è finalizzata ad analizzare le filiere del biogas e della combustione della biomassa solida, riferite ad applicazioni di microgenerazione per individuarne i criteri di sostenibilità ambientale, cercando di dare un contributo conoscitivo agli investimenti già realizzati ed alimentare il dibattito in corso sui prossimi meccanismi di incentivazione, qualora si volessero prevedere dei premi aggiuntivi legati proprio al rispetto di questi principi.
Il lavoro ha confermato che il vantaggio ambientale delle agroenergie è sensibilmente favorevole rispetto alla produzione di energia elettrica con fonti e tecnologie convenzionali. Nel caso studio riferito ad un impianto di biogas (85% colture dedicate, 15% reflui zootecnici) la percentuale di risparmio di emissioni equivalenti di anidride carbonica è stata stimata al 77,5% rispetto ad un analogo impianto a combustibili fossili. Tale percentuale supera addirittura il 90% nel caso riferito ad un impianto a biomassa solida alimentato con colture dedicate e pollina.
“Ora che finalmente anche in Italia si è riusciti ad avviare una filiera delle biomasse e del biogas - ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - occorre scongiurare il pericolo di veder vanificare da una parte gli investimenti industriali, dall’altra la possibilità per le aziende agricole di sviluppare nuove fonti di reddito”.
“Servono - ha aggiunto Guidi - al contrario, segnali chiari per il futuro del settore. Un sistema di incentivazione diretto a premiare soprattutto gli impianti più piccoli collegati alle aziende agricole che utilizzano sottoprodotti, biomasse di integrazione e, in misura minore, coltivazioni dedicate di primo raccolto”.
“In questo momento di crisi economica - ha concluso il presidente di Confagricoltura - non è possibile bloccare lo sviluppo di un settore che sta avendo forti risultati positivi per l’agricoltura e l’industria. Ancora una volta rischiamo di cadere nell’errore di dedicare risorse per avvio di settori produttivi, peraltro strategici per il futuro del Paese e per il raggiungimento degli obiettivi ambientali indicati dall’Europa, per poi cancellarli con un colpo di spugna, producendo enormi danni alle imprese agricole, a quelle industriali e all’occupazione”.
PRESENTAZIONE DEL XII RAPPORTO NOMISMA AGRICOLTURA “LA SFIDA DELLE BIOENERGIE”
Per dare un futuro alle agroenergie nel nostro Paese occorre arrivare in tempi brevi ad un nuovo sistema di incentivi che garantisca il raggiungimento degli obiettivi fissati per il biogas e le biomasse. Per il biogas, probabilmente, gli obiettivi fissati al 2020 a 1200 MW devono essere ritoccati con la revisione del Piano di azione sulle energie rinnovabili. Per il biogas agricolo occorre assicurare almeno 1000 MW. In tale contesto è sempre più indispensabile disporre di un piano energetico nazionale, la cui emanazione è prevista da più di 4 anni.
E’ quanto è emerso dall’incontro organizzato da Confagricoltura per la presentazione dell’attività di “Co.Agr.Energy”, il consorzio nato nel 2007 per iniziativa della Confederazione agricola, per promuovere specifiche azioni in campo energetico.
In particolare, il Consorzio ha presentato ed attuato un progetto di filiera nazionale promosso dal ministero delle Politiche agricole, la cui conclusione è fissata nell’ottobre del 2012, che, ad oggi, ha permesso la realizzazione di otto impianti a biogas in altrettante aziende agricole di cinque regioni diverse (Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria e Puglia) per un totale di 25 milioni di euro di investimenti, sui 36 stanziati. A breve è prevista l’apertura del cantiere dell’ultimo degli impianti in programma, in Veneto.
Ma l’attività del Consorzio non si limita a questo. Tra i suoi scopi, la formazione e l’assistenza tecnica alle aziende che vogliono investire o che abbiano già investito nelle agroenergie; la ricerca e la divulgazione dei risultati.
In questo ambito rientrano i due studi presentati oggi nell’incontro a Palazzo Della Valle, sede dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli: il rapporto Nomisma sull’agricoltura italiana “La sfida delle bioenergie - tendenze e scenari per le energie rinnovabili in agricoltura” e il progetto di ricerca “Analisi delle filiere bioenergetiche, individuazione dei criteri di sostenibilità ambientale e sistema di traccibuilità delle biomasse” realizzato da Agriconsulting.
“Grazie alle importanti politiche di incentivazione della produzione elettrica portate avanti dal nostro Paese negli ultimi anni - ha detto il presidente del Consorzio e vicepresidente di Confagricoltura Ezio Veggia - numerosi sono ormai i casi di aziende agricole divenute anche aziende agroenergetiche. Alla naturale vocazione agroalimentare si è affiancata questa nuova attività in cui i sottoprodotti diventano fonte per alimentare impianti per la produzione di elettricità e calore”.
“Le agroenergie - ha continuato Veggia - sono diventate un’attività economica in grado di produrre reddito ed occupazione, ma hanno svolto anche un’importante funzione in termini ambientali e nel mantenimento del tessuto agricolo sul territorio. Inoltre, nella misura in cui queste filiere sono alimentate da materie prime agricole nazionali, possono aumentare il grado di auto approvvigionamento energetico del Paese”.
Partendo dai dati sulla diffusione delle bioenergie in Italia ed in Europa e analizzando in particolare i diversi regimi di sostegno che hanno portato agli attuali risultati ed alle eccellenze di Paesi come la Germania per il biogas o come la Svezia per il biometano, il Rapporto Nomisma conduce un’analisi costi-benefici delle filiere bioenergetiche elettriche che dimostra che il livello di incentivazione attualmente offerto dalla Tariffa Onnicomprensiva è congruo alla rischiosità dell’investimento. Il Rapporto evidenzia, inoltre, gli impatti macroeconomici e le potenzialità agricole nel settore delle bioenergie in Italia. In particolare, in uno scenario ottimistico di forte adesione del mondo agricolo alle bioenergie, con cui si possa riuscire a produrre almeno il 50% del potenziale, l’agricoltura potrebbe raggiungere una sorta di “autosufficienza energetica”, arrivando a produrre più di quanto consuma e contando nei consumi finali nazionali per il 3%. Tale contributo rappresenterebbe quasi il 20% (3 punti percentuali su 17) dell’obiettivo assegnatoci dall’Ue.
L’analisi effettuata da Agriconsulting è finalizzata ad analizzare le filiere del biogas e della combustione della biomassa solida, riferite ad applicazioni di microgenerazione per individuarne i criteri di sostenibilità ambientale, cercando di dare un contributo conoscitivo agli investimenti già realizzati ed alimentare il dibattito in corso sui prossimi meccanismi di incentivazione, qualora si volessero prevedere dei premi aggiuntivi legati proprio al rispetto di questi principi.
Il lavoro ha confermato che il vantaggio ambientale delle agroenergie è sensibilmente favorevole rispetto alla produzione di energia elettrica con fonti e tecnologie convenzionali. Nel caso studio riferito ad un impianto di biogas (85% colture dedicate, 15% reflui zootecnici) la percentuale di risparmio di emissioni equivalenti di anidride carbonica è stata stimata al 77,5% rispetto ad un analogo impianto a combustibili fossili. Tale percentuale supera addirittura il 90% nel caso riferito ad un impianto a biomassa solida alimentato con colture dedicate e pollina.
“Ora che finalmente anche in Italia si è riusciti ad avviare una filiera delle biomasse e del biogas - ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - occorre scongiurare il pericolo di veder vanificare da una parte gli investimenti industriali, dall’altra la possibilità per le aziende agricole di sviluppare nuove fonti di reddito”.
“Servono - ha aggiunto Guidi - al contrario, segnali chiari per il futuro del settore. Un sistema di incentivazione diretto a premiare soprattutto gli impianti più piccoli collegati alle aziende agricole che utilizzano sottoprodotti, biomasse di integrazione e, in misura minore, coltivazioni dedicate di primo raccolto”.
“In questo momento di crisi economica - ha concluso il presidente di Confagricoltura - non è possibile bloccare lo sviluppo di un settore che sta avendo forti risultati positivi per l’agricoltura e l’industria. Ancora una volta rischiamo di cadere nell’errore di dedicare risorse per avvio di settori produttivi, peraltro strategici per il futuro del Paese e per il raggiungimento degli obiettivi ambientali indicati dall’Europa, per poi cancellarli con un colpo di spugna, producendo enormi danni alle imprese agricole, a quelle industriali e all’occupazione”.
venerdì 17 giugno 2011
LA GIUNTA DI CONFAGRICOLTURA FERRARA SUL RISULTATO REFERENDARIO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
"La politica energetica del Paese venga orientata, con decisione allo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili. Lo chiedono i cittadini" - afferma Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, riassumendo il dibattito scaturito in Giunta Esecutiva riunita anche per esaminare il risultato sui referendum.
Relativamente a quello sul nucleare, "nel Forum Futuro Fertile a Taormina del 2010 Confagricoltura presentò il Rapporto sulle bioenergie in Italia realizzato con Nomisma nel quale si evidenziava il contributo che gli imprenditori agricoli avrebbero potuto apportare alla rivoluzione verde delle nostre fonti energetiche. Il rapporto attestava che le potenzialità del settore agricolo sono enormi - prosegue il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese. Con il solo ausilio di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà possibile arrivare a fornire sino al 20% dell'energia rinnovabile prevista nel 2020, ovvero 4,2 milioni di tonnellate di petrolio (mtep) ed il 128,8% di energia verde sul totale del consumo agricolo. Un dato che restituisce alla campagna un rapporto privilegiato con l'ambiente, a cui si potranno aggiungere altre forme di energia ad altissimo impatto, come fotovoltaico, idroelettrico ed eolico".
Sono due gli scenari possibili affrontati nella ricerca Nomisma. Lo scenario definito 'ottimistico' prevede lo sfruttamento della metà delle potenzialità rinnovabili in agricoltura. Una quota che garantirebbe al settore non solo l'autosufficienza energetica, ma addirittura la possibilità di creare valore.
Il quadro 'pessimistico' prevede, invece, lo sfruttamento di solo un quinto del potenziale teorico, ma produrrebbe comunque una performance energetica dieci volte superiore a quella attuale. In questo quadro il risultato sarebbe equivalente a 1,7mtep, un dato che arriverebbe a coprire circa la metà dei propri consumi e l'1,2% dei consumi finali nazionali.
"Da imprenditori abbiamo comunque coscienza - aggiunge Nicola Gherardi - che l'agricoltura da sola non potrà colmare il buco che si è aperto con il risultato del referendum. Nuovo impulso dovrà essere dato, quindi, allo sfruttamento del metano utilizzando una nuova tecnologia che consente di sfruttare il metano imprigionato nelle rocce argillose, senza trascurare il carbone ripulito che il nostro Paese, al contrario di altri, sfrutta pochissimo e che contribuirebbe a diversificare le importazioni di energia in Italia. Ma sul gas sarebbe un grosso errore agire da soli. La Giunta Esecutiva conviene sulla necessità di una politica coordinata a livello europeo, per ridurre i rischi derivanti dalle dipendenze da gas di alcuni Stati dove sono in atto forti turbolenze politico-sociali delle quali ora tutti ignoriamo l'ultimo approdo".
"Per quanto riguarda il nostro settore - continua il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - occorre aumentare l'efficienza dei processi produttivi, valorizzando pure i terreni marginali, promuovendo l'uso dei sottoprodotti agricoli, evitando interpretazioni restrittive della normativa ambientale vigente, favorendo così l'equilibrio tra produzioni food e non food. In questa direzione, a nostro avviso, va da un lato attuato rapidamente quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 28 del 2011 in materia di incentivi per le biomasse ed il biogas, in modo da dare stabilità e certezza al quadro normativo e, dall'altro, predisposto il piano energetico dell'Emilia Romagna coerente ed in linea con le scelte dei cittadini".
"Riguardo al risultato dei referendum sull'acqua - conclude Nicola Gherardi - la Giunta Esecutiva ritiene che occorre fare una riflessione sulle strategie di gestione e di risparmio idrico. Serve un'adeguata politica per la risorsa acqua, con particolare attenzione sia al ruolo dei soggetti che la gestiscono, come le regioni, le autorità di bacino, i consorzi di bonifica sia ai gestori della rete idrica e degli acquedotti affinché si ponga fine ai tanti sprechi, non ultimo quello delle reti inefficienti. Come settore siamo pronti a dare il nostro contributo operativo e propositivo".
"La politica energetica del Paese venga orientata, con decisione allo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili. Lo chiedono i cittadini" - afferma Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, riassumendo il dibattito scaturito in Giunta Esecutiva riunita anche per esaminare il risultato sui referendum.
Relativamente a quello sul nucleare, "nel Forum Futuro Fertile a Taormina del 2010 Confagricoltura presentò il Rapporto sulle bioenergie in Italia realizzato con Nomisma nel quale si evidenziava il contributo che gli imprenditori agricoli avrebbero potuto apportare alla rivoluzione verde delle nostre fonti energetiche. Il rapporto attestava che le potenzialità del settore agricolo sono enormi - prosegue il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese. Con il solo ausilio di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà possibile arrivare a fornire sino al 20% dell'energia rinnovabile prevista nel 2020, ovvero 4,2 milioni di tonnellate di petrolio (mtep) ed il 128,8% di energia verde sul totale del consumo agricolo. Un dato che restituisce alla campagna un rapporto privilegiato con l'ambiente, a cui si potranno aggiungere altre forme di energia ad altissimo impatto, come fotovoltaico, idroelettrico ed eolico".
Sono due gli scenari possibili affrontati nella ricerca Nomisma. Lo scenario definito 'ottimistico' prevede lo sfruttamento della metà delle potenzialità rinnovabili in agricoltura. Una quota che garantirebbe al settore non solo l'autosufficienza energetica, ma addirittura la possibilità di creare valore.
Il quadro 'pessimistico' prevede, invece, lo sfruttamento di solo un quinto del potenziale teorico, ma produrrebbe comunque una performance energetica dieci volte superiore a quella attuale. In questo quadro il risultato sarebbe equivalente a 1,7mtep, un dato che arriverebbe a coprire circa la metà dei propri consumi e l'1,2% dei consumi finali nazionali.
"Da imprenditori abbiamo comunque coscienza - aggiunge Nicola Gherardi - che l'agricoltura da sola non potrà colmare il buco che si è aperto con il risultato del referendum. Nuovo impulso dovrà essere dato, quindi, allo sfruttamento del metano utilizzando una nuova tecnologia che consente di sfruttare il metano imprigionato nelle rocce argillose, senza trascurare il carbone ripulito che il nostro Paese, al contrario di altri, sfrutta pochissimo e che contribuirebbe a diversificare le importazioni di energia in Italia. Ma sul gas sarebbe un grosso errore agire da soli. La Giunta Esecutiva conviene sulla necessità di una politica coordinata a livello europeo, per ridurre i rischi derivanti dalle dipendenze da gas di alcuni Stati dove sono in atto forti turbolenze politico-sociali delle quali ora tutti ignoriamo l'ultimo approdo".
"Per quanto riguarda il nostro settore - continua il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - occorre aumentare l'efficienza dei processi produttivi, valorizzando pure i terreni marginali, promuovendo l'uso dei sottoprodotti agricoli, evitando interpretazioni restrittive della normativa ambientale vigente, favorendo così l'equilibrio tra produzioni food e non food. In questa direzione, a nostro avviso, va da un lato attuato rapidamente quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 28 del 2011 in materia di incentivi per le biomasse ed il biogas, in modo da dare stabilità e certezza al quadro normativo e, dall'altro, predisposto il piano energetico dell'Emilia Romagna coerente ed in linea con le scelte dei cittadini".
"Riguardo al risultato dei referendum sull'acqua - conclude Nicola Gherardi - la Giunta Esecutiva ritiene che occorre fare una riflessione sulle strategie di gestione e di risparmio idrico. Serve un'adeguata politica per la risorsa acqua, con particolare attenzione sia al ruolo dei soggetti che la gestiscono, come le regioni, le autorità di bacino, i consorzi di bonifica sia ai gestori della rete idrica e degli acquedotti affinché si ponga fine ai tanti sprechi, non ultimo quello delle reti inefficienti. Come settore siamo pronti a dare il nostro contributo operativo e propositivo".
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mercoledì 17 novembre 2010
PRESENTATA “VERDE ENERGIA “, LA PRIMA ORGANIZZAZIONE DI PRODUTTORI DEL SETTORE AGRO-ENERGETICO.
Nata su iniziativa dell’ Associazione Nazionale Bieticoltori, la nuova Op raggruppa circa 116 soci, di cui 91 in Emilia Romagna. Guarda i dettagli nella NEWS
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giovedì 4 novembre 2010
CONFAGRICOLTURA A RIMINI AL SALONE “KEYENERGY”. ”LA CRESCITA DELLE AGROENERGIE VA EQUILIBRATA CON UN QUADRO NORMATIVO STABILE ED INCENTIVI”
Fonte: Confagricoltura
«La produzione di beni alimentari è la mission degli agricoltori. Ma impegnarsi in tal senso non è più sufficiente. Puntiamo ad un’agricoltura pluriattiva, che integra e diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente. Senza contare che le filiere agroenergetiche alimentate da materie prime nazionali, aumentano il grado di autosufficienza energetica del Paese». Lo ha sottolineato il direttore generale di Confagricoltura Vito Bianco, chiudendo i lavori del convegno sulle tematiche delle fonti rinnovabili promosso, dalla stessa Confagricoltura e da Agroenergia, alla Fiera di Rimini nell’ambito del salone “KeyEnergy”.
Vito Bianco ha tratteggiato lo scenario attuale: crisi, diversificazione, territorio. Da qui prendono avvio le imprese agricole di nuova generazione, che coniugano mercato e green economy, cercando nuovi ed innovativi spazi produttivi. «Quando si parla di green economy - ha detto - la produzione di energia da biomasse coinvolge tutta la filiera (agricoltura, artigianato, industria, commercio), è un settore produttivo che interessa in modo profondo l’economia di un territorio».
Una produzione di energia che fa bene all’ambiente: «L’aspetto che maggiormente qualifica l’uso energetico delle biomasse - ha ricordato il direttore generale di Confagricoltura - è la forte valenza ambientale collegata al riutilizzo dei sottoprodotti e dei residui dell’attività agroforestale e delle industrie connesse nonché in alcune filiere come quella del biogas, alla conseguente riduzione delle emissioni degli effluenti zootecnici che possono contribuire ad alterare il clima».
Bianco si è soffermato anche sul rapporto “food - no food” ribadendo che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino la competizione. «Vi sono - ha detto - centinaia di migliaia di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbero essere vantaggiosamente destinati agli scopi energetici. In particolare 494 mila ettari di terreni a riposo, inclusi nella Sau, e 592 mila ettari di superficie non utilizzata, al di fuori della Sau, che si potrebbe valutare se e a quali costi destinare alla produzione di energie rinnovabili. In totale oltre un milione di ettari su cui concentrarsi per un vero e proprio piano di sviluppo dell’energia da biomasse».
Ha concluso il direttore generale: «Confagricoltura chiede un quadro normativo stabile e certezze almeno quinquennali, prevedendo incentivi, a favore degli imprenditori agricoli che si mettono in gioco. Solo così si può consentire la programmazione, gli investimenti e l’accesso al credito».
«La produzione di beni alimentari è la mission degli agricoltori. Ma impegnarsi in tal senso non è più sufficiente. Puntiamo ad un’agricoltura pluriattiva, che integra e diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente. Senza contare che le filiere agroenergetiche alimentate da materie prime nazionali, aumentano il grado di autosufficienza energetica del Paese». Lo ha sottolineato il direttore generale di Confagricoltura Vito Bianco, chiudendo i lavori del convegno sulle tematiche delle fonti rinnovabili promosso, dalla stessa Confagricoltura e da Agroenergia, alla Fiera di Rimini nell’ambito del salone “KeyEnergy”.
Vito Bianco ha tratteggiato lo scenario attuale: crisi, diversificazione, territorio. Da qui prendono avvio le imprese agricole di nuova generazione, che coniugano mercato e green economy, cercando nuovi ed innovativi spazi produttivi. «Quando si parla di green economy - ha detto - la produzione di energia da biomasse coinvolge tutta la filiera (agricoltura, artigianato, industria, commercio), è un settore produttivo che interessa in modo profondo l’economia di un territorio».
Una produzione di energia che fa bene all’ambiente: «L’aspetto che maggiormente qualifica l’uso energetico delle biomasse - ha ricordato il direttore generale di Confagricoltura - è la forte valenza ambientale collegata al riutilizzo dei sottoprodotti e dei residui dell’attività agroforestale e delle industrie connesse nonché in alcune filiere come quella del biogas, alla conseguente riduzione delle emissioni degli effluenti zootecnici che possono contribuire ad alterare il clima».
Bianco si è soffermato anche sul rapporto “food - no food” ribadendo che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino la competizione. «Vi sono - ha detto - centinaia di migliaia di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbero essere vantaggiosamente destinati agli scopi energetici. In particolare 494 mila ettari di terreni a riposo, inclusi nella Sau, e 592 mila ettari di superficie non utilizzata, al di fuori della Sau, che si potrebbe valutare se e a quali costi destinare alla produzione di energie rinnovabili. In totale oltre un milione di ettari su cui concentrarsi per un vero e proprio piano di sviluppo dell’energia da biomasse».
Ha concluso il direttore generale: «Confagricoltura chiede un quadro normativo stabile e certezze almeno quinquennali, prevedendo incentivi, a favore degli imprenditori agricoli che si mettono in gioco. Solo così si può consentire la programmazione, gli investimenti e l’accesso al credito».
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