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venerdì 23 maggio 2014

DOCUMENTO DI POSIZIONE CONGIUNTO SU DECISIONI NAZIONALI PER L'APPLICAZIONE IN OLIVICOLTURA DELLA RIFORMA PAC 2014-2020

Fonte: Documento congiunto Aipo Cno Unapol Unaprol Unasco  

Scelte lungimiranti contro il declino del sistema dell'olio di oliva in Italia

Il processo decisionale nazionale su come applicare nel nostro paese il pacchetto di riforma della Pac 2014-2020 si è manifestato più complicato e tortuoso rispetto a come ci si sarebbe aspettato. Le istituzioni preposte faticano a prendere una strada univoca e la scadenza prevista, del 15 maggio 2014, si allontana. Le unioni nazionali delle organizzazioni e delle associazioni dei produttori olivicole, preoccupate per la piega che ha preso la discussione nelle ultime settimane, hanno deciso di rivolgere un appello unitario alle istituzioni e, in particolare, al Ministro dell'agricoltura Maurizio Martina ed agli assessori regionali, i quali hanno la responsabilità diretta di eseguire le scelte nazionali sulla futura Pac. La nostra riflessione parte dalle seguenti considerazioni di fondo:
1. L'olivicoltura è un settore economico assai diffuso in Italia, con 1.123.000 ettari di superficie coltivata e 902.000 aziende agricole impegnate nell'attività (dati EUROSTAT);
2. Il settore è afflitto da alcuni anni da una situazione di evidente difficoltà economica che si sta manifestando essenzialmente con un processo di abbandono produttivo, particolarmente appariscente in alcuni territori;
3. Di contro l'olivicoltura italiana manifesta al proprio interno anche segni di evidente dinamismo che però andrebbero incoraggiati e sostenuti, in modo da vincere la competizione sul mercato globale che diventa sempre più aspra, con diversi Paesi emergenti ogni giorno più arrembanti;
4. Fino ad oggi la dotazione finanziaria che il settore ha utilizzato, sotto forma di sostegno specifico (articolo 68), programmi di attività delle associazioni (OCM unica) ed aiuti disaccoppiati (dotazione storica) non si è rivelata affatto adeguata al conseguimento degli obiettivi individuati;
5. Per inquadrare in maniera corretta la situazione specifica del settore dell'olivicoltura rispetto alla Pac, si deve considerare che in Italia vige una legislazione nazionale che prevede il divieto di espianto degli olivi e, inoltre, c'è una specifica norma di condizionalità che prevede obblighi stringenti in termini di condizioni di mantenimento degli oliveti.
Una delle novità più importanti nel pacchetto di riforma della Pac 2014-2020 è la convergenza interna dei pagamenti diretti che in Italia pare sarà attuata con gradualità e in modo parziale (metodo irlandese). In base ai conteggi eseguiti, il settore olivicolo perderà in tal modo oltre il 40% della dotazione storica intercettata fino a questo momento, acuendo in tal modo il rischio evocato in precedenza di abbandono della produzione, in quanto la riforma va ad innestarsi in un contesto di fragilità a tutti evidente. Un ulteriore aggravio per il settore olivicolo deriverebbe ,poi, proprio dal meccanismo di applicazione dell’art.52, che prevede il prelievo a scapito del premio di base del produttore il quale non avrebbe nessun beneficio se la restituzione percentuale dell’aiuto accoppiato fosse minore del prelievo. C'è la possibilità di scongiurare tale pericolo, utilizzando in modo mirato gli strumenti che il pacchetto di riforma 2014-2020 mette a disposizione dei Paesi membri quanto nel primo che nel secondo pilastro della Pac. Da qui nasce l'appello delle Unioni nazionali delle OP e delle Associazioni olivicole le quali intendono sensibilizzare le Istituzioni e la politica agricola nazionale e regionale su quanto segue:
- La necessità di prevedere interventi specifici per un settore che riveste una particolare importanza dal punto di vista economico, sociale ed ambientale e che si trova in una oggettiva situazione di difficoltà (si veda l'articolo 52 del regolamento 1307/2013);
- Prendere atto dell'elevato livello di rischio nel quale si trova in questa fase l'olivicoltura nazionale e del possibile impatto che potrebbe determinarsi allorquando il fenomeno della sempre più aspra competizione internazionale si coniugasse con la riduzione del 50% della dotazione finanziaria della Pac annualmente intercettata dal settore;
- L'importanza economica, sociale ed ambientale che il settore olivicolo riveste in alcune aree del Paese, a forte specializzazione produttiva, nelle quali un ulteriore tracollo produttivo comporterebbe un impatto devastante sulla occupazione e sulla manutenzione del territorio.

Tutto ciò considerato si propone:
a) Destinare all'olivicoltura una dotazione congrua delle risorse per il sostegno specifico di cui all'articolo 52 (aiuto accoppiati).
b) Prevedere nei Psr delle regioni con più alta specializzazione olivicola degli interventi specifici per il sistema olivicolo, utilizzando, se del caso, i sotto programmi tematici, i progetti collettivi o territoriali, sia per le misure ad investimento che per quelle a superficie (interventi agro-climatico-ambientale);
c) Sempre nelle regioni maggiormente specializzate, attuare le misure del Psr come quelle per la qualità, la promozione, l'assistenza tecnica, la cooperazione con programmi ad hoc per il settore olivicolo;
d) In considerazione dell’elevata frammentazione aziendale che caratterizza il sistema olivicolo italiano, fissare in € 200,00 la soglia minima ai fini dell’erogazione del premio legato alla Domanda Unica .

venerdì 4 ottobre 2013

Riforma della Pac, Agrinsieme alla Camera: “Attenzione alle scelte nazionali per le imprese e le cooperative.



Fonte: Confagricoltura nazionale - Agrinsieme 

“Avremmo voluto una Pac più coraggiosa per promuovere il riequilibrio e lo sviluppo di un’agricoltura in grado di coniugare produttività e sostenibilità, concretizzando progetti reali con al centro le imprese e le cooperative. Si è avuta una contrazione del budget complessivo ed i pagamenti diretti agli agricoltori italiani hanno subito una significativa riduzione. Preoccupano i nuovi orientamenti a favore del greening, che rischiano di tradursi in nuovi vincoli. Il testo finale, dopo i negoziati triloghi, è stato fortemente migliorato rispetto alle prime proposte, proprio grazie all’azione del Parlamento europeo e delle Organizzazioni agricole”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, che è intervenuto, a nome di Agrinsieme (il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative italiane), all’audizione alla Camera sulla riforma della politica agricola comune verso il 2020 e sull’accordo definitivo raggiunto a Bruxelles.
“Occorre - ha proseguito il rappresentante di Agrinsieme - tantissima attenzione, magari anche delle ‘simulazioni’, prima di decidere le opzioni nazionali di recepimento della riforma della Pac, di programmare gli interventi e di allocare le risorse del ‘primo pilastro’, che rappresenta i due terzi circa della spesa agricola. Abbiamo tante scelte strategiche da effettuare entro pochi mesi e le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori dovranno essere incluse a pieno titolo nel processo decisionale, che va avviato quanto prima”.
“Le scelte nazionali – ha precisato - dovranno essere sempre ispirate a promuovere un'agricoltura competitiva ed al passo con i tempi, evitando la logica dei ‘campanili’, ragionando finalmente in un’ottica di sistema Italia, che rilanci la politica agricola nazionale. Sono da evitare decisioni penalizzanti per i comparti strategici del nostro agri-business e per le imprese attive e protagoniste dei mercati”.
“Sarà fondamentale una nuova governance dei piani di sviluppo rurale (Psr) - ha aggiunto Guidi – Agrinsieme chiede di far coesistere programmi nazionali e regionali. È fondamentale definire un piano nazionale per gli strumenti di gestione del rischio e stabilizzazione dei redditi. Va limitata l’eccessiva eterogeneità dei programmi regionali, definendo orientamenti, linee di indirizzo e regole condivise. Va sostenuta, inoltre, la possibilità di gestire progetti interregionali, con azioni convergenti da parte delle Regioni”.
“Sollecitiamo - ha concluso il delegato di Agrinsieme - una coesione vera tra tutti i fondi comunitari per far crescere il settore primario. L’agricoltura non può essere confinata solo nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale, ma trova pertinenza in tutti i fondi strutturali, in particolare nelle opzioni strategiche del Mezzogiorno e delle Aree interne. Occorrono poi sottoprogrammi tematici, con misure specifiche, per lo start up delle imprese condotte da giovani e donne. Il rafforzamento dell’integrazione delle politiche di coesione e dei diversi fondi strutturali è una grande opportunità per l’Italia”.



sabato 28 settembre 2013

COLDIRETTI: POSITIVO L’ACCORDO PER L’APPLICAZIONE DELLA NUOVA PAC

Fonte: Coldiretti

Un risultato che migliora nettamente la proposta iniziale con una riforma che va verso la sussidiarietà ovvero la possibilità degli Stati membri di applicare misure secondo i propri modelli di sviluppo agricolo. Finalmente una opportunità straordinaria per premiare chi vive di agricoltura, il lavoro, la qualità, i giovani e il vero Made in Italy. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell’esprimere soddisfazione per l’accordo politico raggiunto dal team dei negoziatori di Parlamento, Consiglio e Commissione sulla proposta di regolamento di riforma della Politica Agricola Comune. Oltre ai sensibili miglioramenti che sono stati ottenuti nel precedente accordo del 26 giugno, quali il sostegno per la promozione e lo sviluppo di filiere corte, l’inverdimento a tutela dei vigneti, frutteti ed uliveti italiani, sulla convergenza e per i giovani agricoltori, un ulteriore risultato positivo – ha sottolineato Marini - è stato raggiunto anche per la decisione di applicare per la prima volta su base obbligatoria un tetto agli aiuti (Capping) per combattere le rendite fondiarie. L’accordo sulla riforma della Politica Agricola (PAC) - ha continuato Marini - premierà chi vive e lavora di agricoltura escludendo per la prima volta in una black list i soggetti che non hanno nulla a che fare con l’agricoltura e soprattutto prevedendo la possibilità per l’Italia di destinare risorse ai soli agricoltori attivi. Nei vari passaggi dal nostro Summit a Roma con il Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos e il Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, agli incontri con i colleghi di tutte le principali Organizzazioni agricole europee fino al meeting dello scorso maggio a Bruxelles con il Presidente del Consiglio agricoltura e pesca del Consiglio dell’Unione europea Simon Coveney, la proposta anche per un piu’ deciso impegno del Governo e del Ministro dell’agricoltura - ha sostenuto Marini - è andata migliorando. Certamente rimane un taglio importante ai finanziamenti destinati all’agricoltura, ma l’applicazione nazionale demandata al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo potrà compensare il disagio nell’orientare le risorse - ha continuato Marini - verso i veri agricoltori. L’accordo valorizza infatti il ruolo dei veri imprenditori agricoli stabilendo che possano beneficiare del sostegni solo gli agricoltori attivi e, come richiesto da Coldiretti, saranno gli Stati membri a definire gli aventi diritto. Viene anche stabilita una lista negativa obbligatoria di coloro che non possono beneficiare dei pagamenti diretti che comprende aeroporti, servizi ferroviari, acquedotti, servizi immobiliari, sportivi e ricreativi, campeggi, con discrezione per gli Stati membri di ampliare tale lista. La cosiddetta convergenza interna, ovvero il passaggio dal sistema storico del valore dei titoli ad un nuovo regime che li riassegna su basi più equilibrate, viene attuata - spiega la Coldiretti - con un’adeguata flessibilità nell’arco dell’intero periodo di applicazione della riforma. Per la prima volta viene deciso di applicare, su base obbligatoria il capping (tetto agli aiuti), almeno al 5% per gli importi superiori a 150.000 euro, con la possibilità di applicare una % di riduzione maggiore su base volontaria. Gli Stati membri possono graduare l’importo su cui applicare la percentuale di riduzione in base all’impiego del fattore lavoro comprese le imposte e i contributi sociali. Gli Stati membri possono, inoltre, decidere di applicare un pagamento ridistributivo a integrazione del pagamento di base per i primi ettari di ogni azienda. L’accordo raggiunto - continua la Coldiretti - rivede, sensibilmente, le misure per l’inverdimento sia riguardo alle modalità finanziarie che a quelle applicative. In particolare è stato ampliato il menù di misure escludendo le colture permanenti e quelle sommerse, come il riso, dalle aree di interesse ecologico che riguarderanno le aziende con più di 15 ettari a seminativi. Sono quindi salvi, come richiesto da Coldiretti, oltre al riso, tutti i frutteti, i vigneti, gli uliveti, ecc. Per quanto riguarda i giovani agricoltori - riferisce la Coldiretti - viene prevista l’obbligatorietà per gli Stati membri di concedere un pagamento annuo alle persone fisiche che non hanno più di 40 anni di età nell’anno della presentazione della domanda del pagamento di base. L’intesa dà anche risposte positive alle richieste di Coldiretti sulla necessità di un sostegno, nell’ambito dello sviluppo rurale, per le filiere corte e i mercati locali, nonché alla promozione per il loro sviluppo. Inoltre, è stato confermata la misura sul finanziamento alle assicurazioni contro le avversità atmosferiche, nonché la possibilità di costituire fondi mutualistici in caso di crisi di mercato nelle sue molteplici forme e per le citate avversità atmosferiche. Sempre nell’ambito dello sviluppo rurale è prevista - conclude la Coldiretti - la possibilità di avere al contempo piani di sviluppo rurale regionali e un piano nazionale per talune misure o interventi.

giovedì 27 giugno 2013

RIFORMA DELLA PAC, MAIORANO (ANGA-CONFAGRICOLTURA): IMPORTANTI MISURE PER I GIOVANI AGRICOLTORI

Fonte: Confagricoltura

L'accordo politico raggiunto ieri su tutti e quattro i dossier della nuova politica agricola comune 2014-2020 comprende misure energiche per i giovani agricoltori in entrambi i pilastri. L’attenzione agli 'under 40' è uno degli elementi chiave della riforma: un potenziale di risorse che potrebbe ammontare sino a circa 800 milioni (di cui il 10% in Italia) a disposizione proprio delle nuove generazioni agricole in tutta l'UE. “E’ la prima volta – sottolinea con soddisfazione Raffaele Maria Maiorano, presidente dell’Anga, a Bruxelles per l'assemblea del Ceja – che nella storia della Pac un intero capitolo del ‘primo pilastro’ è dedicato ai giovani agricoltori”. In particolare si stabilisce che gli Stati membri prevedano obbligatoriamente un pagamento supplementare (top-up) per i giovani agricoltori rispetto a quello di base, utilizzando sino al 2% del massimale finanziario per i pagamenti diretti a disposizione dello Stato membro. Una misura che accompagnerà quella per il primo insediamento nel quadro dello sviluppo rurale, che viene comunque ritoccata. “C'è ancora molto lavoro da fare dal punto di vista tecnico – conclude Maiorano - per far partire concrete ed adeguate misure per i giovani agricoltori italiani. La cornice europea è stata fatta, ora tocca dipingere il quadro nazionale che permetta, effettivamente, ai giovani imprenditori non solo di insediarsi ma anche di poter pianificare il proprio impegno imprenditoriale in agricoltura con maggiore tranquillità”.

RIFORMA PAC “VERSO IL 2020”: PER AGRINSIEME UNA POLITICA AGRICOLA COMUNE DECISAMENTE MIGLIORE RISPETTO ALLA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE. RIMANE L’INCOGNITA DEL BUDGET E DI ALCUNI TEMI CHIAVE NON ANCORA CHIARITI. AGRINSIEME È PRONTA A DISCUTERE L’ATTUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE

Fonte: Confagricoltura

 Roma, 26 giugno 2013 – L’accordo politico sulla riforma della Pac raggiunto oggi a Bruxelles dopo quasi due anni di lungo e complesso negoziato, rappresenta un notevole passo in avanti rispetto alla proposta iniziale della Commissione del novembre 2011. “Sono stati migliorati tantissimi aspetti – ha dichiarato il coordinatore di Agrinsieme Giuseppe Politi – di una riforma nata male e che nel disegno dell’Esecutivo comunitario risultava fortemente penalizzante per le nostre imprese. Dobbiamo questi miglioramenti all’intensa attività negoziale del Parlamento europeo, per la prima volta coinvolto a pieno titolo ad approvare una riforma così complessa, della Presidenza di turno irlandese e dello staff degli uffici del Mipaaf che ha seguito il dossier.” “Rileviamo inoltre con soddisfazione – ha proseguito Politi – che buona parte delle istanze proposte da Agrinsieme sono state considerate nell’accordo politico raggiunto in questi giorni anche se la complessità della materia impone un approfondimento su alcuni temi chiave, in particolare per quanto riguarda i diritti di impianto vitivinicoli, le misure di mercato e lo sviluppo rurale. Mentre su tutto pesa l’incertezza del budget per l’agricoltura europea non ancora definito vista l’impasse del negoziato sulle prospettive finanziarie pluriennali 2014-2020;tema affrontato da domani al Vertice dei Capi di Stato e di Governo.” “Ora – ha concluso il coordinatore di Agrinsieme – occorre concentrarsi senza indugio sui diversi ambiti applicativi della riforma, delegati all’Italia ed agli altri Stati membri. Evitiamo come nel passato di ridurci all’ultimo momento con scelte affrettate e non concertate. Su questo punto ci attendiamo dal Ministro De Girolamo un forte coinvolgimento del mondo delle organizzazioni delle imprese e delle cooperative agricole. Agrinsieme è, come sempre, pronto a dare il suo contributo a tutela delle imprese associate.  

Agrinsieme è il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare.

venerdì 26 ottobre 2012

RIFORMA PAC, GUIDI AI GIOVANI DI CONFAGRICOLTURA: "TOCCA ALLE NUOVE GENERAZIONI SFAMARE IL MONDO, BRUXELLES DEVE CAPIRE CHE LE IMPRESE HANNO IL DOVERE DI PRODURRE DI PIÙ"

Fonte: Confagricoltura

 “In Italia su 700mila imprese guidate da under 35, poco più di 60.000 sono quelle agricole. Se pur lieve, quest’anno registriamo un recupero delle nuove leve iscritte alle Camere di commercio, è un segnale della volontà di ritornare alla terra che va assolutamente colto perché l’agricoltura è la base su cui poggia la speranza di sfamare il mondo, adesso e nel futuro”. Lo ha detto Giorgio Guarneri, presidente dell’Anga Cremona, al convegno: ”Riforma Pac: le proposte della Commissione, le attese dei produttori e la politica dell’Unione Europea”, organizzato dai giovani di Confagricoltura in occasione della sessantasettesima edizione della fiera internazionale del bovino da latte. Le aziende agricole condotte dagli under 35 si distinguono, nel panorama italiano prevalentemente caratterizzato da microimprese, come realtà consistenti per fatturato, dimensione e innovazioni di prodotto e processo. “L’invecchiamento del settore agricolo è la migliore dimostrazione delle opportunità potenziali per chi vorrebbe diventare imprenditore agricolo, a patto si agisca presto e concretamente per favorire l’ingresso e la permanenza di giovani – ha rimarcato Guarneri -. Bene aver inserito il pacchetto giovani nel primo Pilastro, ma non basta. Non servono ‘contentini’, ma interventi efficaci e realizzabili che possano dare sicurezza ai giovani in una logica di sviluppo e crescita per una reale sostenibilità economica dell’impresa, dell’Italia e dell’Europa”. “I giovani sono il motore della crescita, da loro ci si attende impulsi propulsivi al rinnovamento. Ma devono essere messi nelle condizioni di operare – ha detto il presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi -. Occorrono misure che riequilibrino la distribuzione del valore nella filiera, liberino le potenzialità e le capacità imprenditoriali, diano spazio ad una grande agricoltura di produzione e qualità, l’unica in grado di creare lavoro e contribuire alla crescita economica. Servono scelte precise a livello comunitario, ma anche nazionale, per orientare sempre di più i produttori al mercato. Va finalmente compreso – ha concluso - che produrre non è un tabù, come ci vuol far credere Bruxelles, ma una necessità per il futuro dell’Europa“.

lunedì 18 giugno 2012

MINISTRO CATANIA INCONTRA MINISTRO FRANCESE LE FOLL, AL CENTRO DEL COLLOQUIO I NEGOZIATI SULLA PAC

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

A margine dei lavori del Consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura e della Pesca, in Lussemburgo, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha incontrato il Ministro per l’Agricoltura della Francia, Stéphane Le Foll. Al centro del colloquio i temi relativi allo stato dei negoziati sulla riforma della Politica agricole comune (PAC) e le principali problematiche del settore agricolo dei due Paesi. In particolare si è discusso dei criteri di ripartizione degli aiuti diretti tra gli Stati membri. Inoltre, il Ministro Catania ha posto il problema della prosecuzione delle misure sugli aiuti agli indigenti e ha richiamato l'attenzione del collega francese sulla questione dei diritti di impianto. Si è trattato del primo incontro del Ministro Catania con il nuovo Ministro francese.

martedì 17 aprile 2012

RIFORMA PAC, CONFAGRICOLTURA: “PIU’CONTROLLO DELLA SPESA CHE OBIETTIVI DA RAGGIUNGERE, LA CORTE DEI CONTI EUROPEA AVVALORA OBIEZIONI AGRICOLTORI"

Fonte: Confagricoltura

“Il parere della Corte dei conti europea avvalora le obiezioni e i timori costantemente espressi da Confagricoltura sull’impostazione della riforma Pac, così come è stata proposta dalla Commissione Ue ad ottobre scorso, che dovrebbe essere attuata dal 2014”. Così l’organizzazione degli imprenditori agricoli commenta le osservazioni della magistratura contabile europea sulla nuova politica agricola comunitaria e prosegue: “In particolare il parere della Corte pone contemporaneamente l’accento sulla complessità del quadro normativo della riforma e sul fatto che sia fondamentalmente concentrata sulla spesa e sul suo controllo. Tant’è che stima che le spese degli Stati membri per gestire i soli regimi di pagamenti diretti potrebbero aumentare del 15%”.

“Concordiamo con molti dei punti specifici sollevati dalla Corte dei conti europea – dice il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi – ad esempio quando giudica complessa e difficile da amministrare la “condizionalità” dei pagamenti, ossia il rispetto di norme comunitarie e nazionali che vincolano le erogazioni ai beneficiari. Ma anche quando afferma che occorre una definizione generale e al contempo semplice degli agricoltori in attività cui sono destinati i pagamenti diretti; e quando avverte del rischio che i nuovi regolamenti possano creare ulteriori barriere al ricambio generazionale ed all’ingresso di nuovi agricoltori.”

Mancano poi, sottolinea Confagricoltura, gli obiettivi specifici dei pagamenti diretti agli agricoltori con relativi risultati che da essi si attendono e gli indicatori per misurarli. Così come non sono indicati adeguatamente obiettivi e risultati del “greening”.

“In buona sostanza – conclude il Presidente Guidi –nel progetto di riforma della Commissione ci sono dei maggiori oneri e mancano gli elementi per conseguire quegli ‘obiettivi di alto livello stabiliti dal Trattato’ che la stessa Corte dei Conti cita testualmente: l’aumento della produttività agricola e l’incremento del reddito individuale di coloro che lavorano in agricoltura. Obiettivi che anche Confagricoltura ritiene essenziale cogliere modificando adeguatamente le proposte di regolamento della Commissione.”

venerdì 23 marzo 2012

GUIDI (CONFAGRICOLTURA): "L’AGRICOLTURA NON CREA RICCHEZZA SOLO PER SE STESSA MA LO FA PER TUTTO IL PAESE”

Fonte: Confagricoltura

"Una politica è tanto più efficace quanto è coerente con i tempi che intende governare ma questo concetto non pare in linea con la proposta di riforma della Pac, che sembra orientata a voler costruire il futuro guardando al passato. La politica agricola comunitaria va riposizionata secondo quelli che sono i driver mondiali: volatilità dei prezzi, necessità di cibo, sostenibilità. In assoluto bisogna riportare la produzione al centro della Pac, su questo obiettivo vanno indirizzate le risorse disponibili, perché un imprenditore per fare investimenti deve avere una prospettiva finanziaria il più possibile stabile". Lo ha detto il presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi, chiudendo i lavori del convegno della propria Organizzazione di Alessandria sulla riforma della politica agricola comune.

"Bruxelles – ha proseguito - in passato ha fatto errori che dovrebbe riconoscere, come la revisione dell'Ocm Zucchero che ha portato alla falcidia degli zuccherifici italiani. E' quindi nella speranza di evitarne altri che ritengo che la Pac vada rimodulata, anche sfruttando il meccanismo di codecisione che rende strategica la funzione del Parlamento europeo, la cui Commissione Agricoltura è presieduta da Paolo De Castro".

Guidi si è poi soffermato su quello che ha definito il ‘Tornado Imu’ che si sta abbattendo sulle campagne, con una tassazione che rischia di pesare sul settore, secondo le stime di Confagricoltura, per 1,3/1,5 miliardi di euro. “Siamo disposti a fare la nostra parte e sacrifici, ma non possiamo chiudere le aziende per una manovra che va oltre il sopportabile e l’accettabile”.

"Dobbiamo poter recuperare – ha messo in evidenza Mario Guidi - l'entusiasmo di produrre che in parte abbiamo perso anche per una situazione oggettivamente difficile delle aziende che non hanno, a livello europeo e nazionale, strumenti e volani per crescere e diventare competitivi. Questo settore ha bisogno di meno romanticismo e più economia".

“L’agricoltura – ha concluso il presidente di Confagricoltura – è tutto intorno a noi ed i suoi problemi sono problemi di tutti. Troppo spesso si dimentica che non genera ricchezza solo per se stessa ma per tutto il Paese”.

martedì 13 marzo 2012

LE ORGANIZZAZIONI LANCIANO UN GRIDO DI ALLARME E CHIEDONO ATTENZIONE DAL GOVERNO E DAL PARLAMENTO: L’IMU AVRÀ EFFETTI DEVASTANTI SULLE IMPRESE

Fonte: Confagricoltura, Cia, Copagri

Non si può accettare un aumento di cinque volte delle tasse. L’agricoltura ha un valore strategico per la ripresa del Paese.

Manifestazione di Cia, Confagricoltura e Copagri a Roma in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati. I presidenti Giuseppe Politi, Mario Guidi e Franco Verrascina lanciano l’allarme: così si mette a rischio il futuro di migliaia di aziende. Un “salasso” di 1,5 miliardi di euro dall’imposta sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli. Sugli imprenditori pesano troppi costi, dal caro-gasolio agli oneri contributivi. A questi si aggiungono i pesanti danni (oltre 500 milioni di euro) causati dal maltempo. Il settore è in crisi e serve una nuova politica agricola nazionale, soprattutto in vista della riforma Pac post 2013.


Quintuplicare la tassazione in agricoltura significa mettere fuori mercato più di 200 mila imprese. Per tale motivo chiediamo di rivedere l’impatto dell’Imu, dal momento che l’imposizione fiscale anche sui fabbricati rurali, strumentali all’attività di coltivazione o di allevamento, è una profonda iniquità, che non trova giustificazione alcuna. Per questo diciamo un fermo “no” all’Imu così com’è posta. Un’imposta assurda e penalizzante che determinerà un vero e proprio “salasso” da 1,5 miliardi di euro, rispetto agli attuali 300 milioni circa di gettito, ai quali potrebbero aggiungersi altri 2-3 miliardi di euro per l’accatastamento. Sarà un impatto devastante che metterà in crisi tutto il settore, che già vive un momento di estrema difficoltà, con costi produttivi (in particolare il “caro-gasolio”), contributivi e burocratici giunti ormai a livelli insostenibili. Questo il grido d’allarme lanciato oggi a Roma, durante una manifestazione in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati, dai presidenti di Cia-Confagricoltori Giuseppe Politi, di Confagricoltura Mario Guidi e di Copagri Franco Verrascina.
L’agricoltura è una risorsa vitale per il nostro Paese e non si può -hanno rimarcato i tre presidenti- frenarne la competitività e affossarla con insostenibili tasse. Questo non significa che il mondo agricolo voglia, vista la fase critica che attraversa il Paese, sottrarsi alle proprie responsabilità. Non è stato valutato l’effetto devastante che l’Imu potrà avere sulle imprese agricole. Siamo pronti ai sacrifici, ma non possiamo accettare misure distruttive dell’imprenditoria agricola. Il governo Monti ha fondato il suo programma sull’equità, ma questo provvedimento non è per nulla equo.
Non possiamo assistere passivamente alla fine delle imprese agricole italiane che oggi scontano redditi inferiori a quelli del 2005; al contrario, ci batteremo con determinazione per difenderle e garantire loro un futuro di reali certezze.
Se l’obiettivo del governo è quello di rilanciare l’economia, non si può dimenticare che l’agricoltura ha un ruolo centrale per la crescita del Paese. Ecco perché chiediamo -hanno rimarcato i presidenti di Cia, Confagricoltura e Copagri- una maggiore attenzione da parte del governo, delle istituzioni, delle forze politiche.
Le tre Confederazioni agricole sollecitano che sull’Imu ci sia un adeguato ripensamento. Occorre che la situazione sia analizzata in maniera oculata e vanno verificati quali impatti avrà l’applicazione dell’imposta.
Al Governo in queste ultime settimane abbiamo sollecitato -hanno detto Politi, Guidi e Verrascina- che oggi all’agricoltura, soprattutto in vista della riforma della Pac post 2013 e delle difficili sfide che porrà, serve una politica incisiva che affronti i problemi strutturali, recuperi competività al settore, valorizzando le sue forti risorse intrinseche. Una strategia di ampio respiro che apra nuove prospettive al settore primario che va considerato come un grande protagonista della ripresa e del rilancio del nostro Paese.
Allo stesso modo chiediamo che il Governo intervenga -hanno sottolineato i tre presidenti- anche sul problema del “caro gasolio”, che sta avendo effetti traumatici per le imprese. In pochi mesi, il prezzo del carburante agricolo è cresciuto del 25%, aggravando i costi, già pesanti, che l’agricoltore è costretto a sostenere.
Analogo discorso per i sacrifici richiesti al settore agricolo anche in termini di lavoro e previdenza che tuttora sono insostenibili. Su questo versante ribadiamo l’esigenza di mitigare l’aumento degli oneri contributivi dei lavoratori autonomi agricoli previsto dal governo Monti. E proprio gli autonomi dell’agricoltura -hanno sostenuto Politi, Guidi e Verrascina- sono tra le figure più penalizzate, dal momento che sono stati esclusi dai provvedimenti per la crescita previsti per altri settori.
Una situazione, dunque, estremamente complessa quella della nostra agricoltura che fa, peraltro, i conti con i gravissimi danni subiti, prima per il blocco dei Tir e poi per la disastrosa ondata di maltempo: oltre 500 milioni di euro. Per le aziende colpite è opportuno che vengano bloccati i pagamenti fiscali e contributivi e i mutui e attivati pronti interventi secondo le procedure di legge.
Tartassare ancora il settore significa decretarne la fine e questo -hanno rilevato i presidenti di Cia, Confagricoltura e Copagri- non è assolutamente accettabile. Siamo scesi in piazza perché rivendichiamo il ruolo, l’importanza, ma anche la specificità del settore agricolo.
Siamo disposti a credere in questo Paese -hanno concluso i tre presidenti- nella misura in cui questo Paese è disposto a credere nell’agricoltura.

lunedì 19 dicembre 2011

ASSEMBLEA CONFAGRICOLTURA FERRARA: MANOVRA, ALL’UNISONO MARIO GUIDI E NICOLA GHERARDI: “SI RISCHIA UNA VERA EMERGENZA ECONOMICA E SOCIALE”


Fonte: Confagricoltura Ferrara

“In agricoltura imprese e lavoro sono tutt’uno, questo non va mai dimenticato”, Mario Guidi, Presidente di Confagricoltura ha lanciato questo monito stamane da Ferrara, dove si è svolta l’Assemblea Generale dei Soci dell’organizzazione degli imprenditori agricoli.
“Dobbiamo guardare ad un futuro completamente diverso da quello a cui abbiamo pensato sino ad oggi, abbiamo individuato temi di interesse comune con i sindacati e le altre rappresentanze. Dobbiamo dare al lavoro una dimensione ed un’immagine trasparenti e tutelate. Bisogna trovare nuove regole che non inquinino il sistema, ma che non fermino lo sviluppo”, ha aggiunto Guidi durante una tavola rotonda a cui hanno partecipato il Segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il Direttore di Federalimentare, Daniele Rossi, il Responsabile della segreteria tecnica del ministro delle politiche agricole, Riccardo Deserti, il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi. I lavori sono stati coordinati dal giornalista del TG1, Marco Frittella.
Un richiamo forte sulla manovra, che in pratica attua una duplicazione d’imposta sui fabbricati rurali, il cui reddito era già ricompreso in quello dei terreni e che per gli agricoltori equivalgono a mezzi di produzione, mette a rischio la sopravvivenza stessa di mezzo milione di aziende agricole sotto i 20 ettari , che verranno escluse dalla capacità di dar reddito alle famiglie di chi le conduce.
L’Assemblea si è aperta con i saluti del Prefetto, Provvidenza Raimondo, del Presidente della Provincia, Marcella Zappaterra e del Presidente della Camera di Commercio di Ferrara e Presidente Unioncamere Emilia Romagna, Carlo Alberto Roncarati, cui ha fatto seguito la relazione di Nicola Gherardi, evidenziando la forte rappresentatività di Confagricoltura Ferrara in ambito provinciale.
Accennando alla riforma della Pac, il presidente degli imprenditori agricoli ferraresi ha avuto toni duri verso la proposta della Commissione perché in essa “mancano gli strumenti per accrescere la competitività delle imprese, per migliorare il funzionamento della filiera e per affrontare la volatilità dei mercati in un contesto di economia globalizzata”.
Gherardi ha poi richiamato un appuntamento molto importante per le aziende ferraresi, la scadenza cioè al 31 dicembre del contratto provinciale di lavoro per gli operai agricoli. “Sia per i datori di lavoro che per le maestranze agricole non poteva esserci momento peggiore per discutere di un rinnovo contrattuale. Occorrerà che le parti si siedano attorno al tavolo facendo ricorso alla ragionevolezza ed alla sobrietà e con senso di responsabilità ed equilibrio vengano affrontate tematiche fondamentali per quello che sarà l’avvenire delle imprese e dei lavoratori ivi occupati. Si deve lavorare ad un progetto comune di consolidamento e di rilancio delle imprese agricole e del lavoro e questo lo vogliamo concretizzare anche con i sindacati dei lavoratori”.
Introducendo la tavola rotonda, Nicola Gherardi ha evidenziato l’incidenza del comparto agroalimentare sul prodotto interno lordo, attorno al 15%, che lo colloca al primo posto dell’economia nazionale.
Non potevano mancare però da parte degli altri intervenuti accenni alla situazione politica attuale. Così Susanna Camusso, dopo aver ricordato che in agricoltura si sta lavorando per un avviso comune,ha affermato che “Se la manovra non cambia avremo un livello di tensione sociale che nessuno riuscirà a governare. Si è andati oltre ciò che il Paese è in grado di reggere”, mentre Daniele Rossi ha evidenziato la vicinanza di posizioni che Confindustria e Confagricoltura stanno negli ultimi mesi tenendo nei confronti e delle richieste comuni avanzate al governo
Mario Guidi ha avvertito che “Sono a rischio circa cinquecentomila imprese agricole piccole e medie ma anche le imprese più grandi, più strutturate, più robuste. Perché gli ulteriori sacrifici si sommano ad un quadro critico che ci portiamo dietro da anni, ad una globalizzazione non governata, ad una instabilità politica e decisionale per il settore che ha visto alternarsi al dicastero di via XX Settembre tre ministri nel giro di 12 mesi. Per questo abbiamo chiesto che fosse varata una manovra che non puntasse solo a far cassa nelle campagne, ma desse prospettive di sviluppo, favorisse l’esportazione, rilanciasse i consumi, desse prospettive occupazionali. Invece tutto ciò non è avvenuto”.
“La politica – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura – usa l’agricoltura, con la sua produzione al cento per cento di alta qualità e il made in Italy alimentare, come immagine del Paese, poi la perseguita con un regime fiscale oppressivo, che il settore non è assolutamente in grado di reggere. Forse dobbiamo ricordare meglio al Governo che l’agroalimentare, nel suo insieme di agricoltura e industria di trasformazione, è il primo settore produttivo d’Italia ed è questa constatazione a rendere davvero impressionante il deficit di attenzione nei suoi riguardi”.
“Oggi – ha concluso Guidi - questa manovra, così com’è, brucia il 10% del valore aggiunto prodotto in agricoltura, innescando una vera emergenza sociale, oltre che economica.”

giovedì 15 dicembre 2011

COLDIRETTI: I GIOVANI IMPRENDITORI E LA NUOVA PAC

Fonte: Coldiretti Ferrara

Lunedì 19 dicembre i giovani imprenditori di Coldiretti Ferrara analizzano le proposte della nuova PAC insieme al presidente provinciale Mauro Tonello.

Riforma della politica agricola comune (PAC) sotto i riflettori il prossimo lunedì 14 dicembre alle ore 17,00 presso la Sala Conferenze della sede provinciale di Coldiretti Ferrara a Chiesuol del Fosso.
Ne parleranno i Giovani di Coldiretti Ferrara, coadiuvati dal presidente dell’organizzazione agricola, Mauro Tonello e dal direttore Luigi Zepponi.
La PAC è in sostanza la direttrice delle politiche di intervento e sostegno alle imprese agricole in ambito europeo, una delle poche se non l’unica “politica comune” che dalla formazione della CEE prima e della UE oggi, detta le regole che spettano alle imprese agricole di tutti i Paesi membri.
Con tutti i limiti e problemi del caso, visto che molto spesso le regole sono state scritte e modellate sulle esigenze delle agricolture continentali, quali Francia e Germania, piuttosto che Olanda, Belgio e Danimarca, Gran Bretagna, con problemi di adattamento non indifferenti per le imprese dei Paesi mediterranei. Nella periodica rivisitazione e riscrittura delle norme che si applcheranno dal 2013 in poi sono emerse criticità ed impostazioni che occorre affrontare prima che sia troppo tardi ed i danni per le nostre imprese agricole concreti.
Dopo gli incontri delle settimane scorse a livello nazionale con il Commissario all’agricoltura Ciolos, ferve il lavoro di analisi e proposte per modificare sin dove sarà possibile l’attuale proposta e su questo anche nella nostra provincia, anche con il contributo dei Giovani, si cercherà di intervenire.
L’incontro è aperto a tutti coloro i quali desiderano conoscere meglio l’argomento e dare il proprio parere.

venerdì 25 novembre 2011

COLDIRETTI: VENERDI’ 25 NOVEMBRE ASSEMBLEA DELLA SEZIONE FERRARA 1 A QUARTESANA

Fonte: Coldiretti Ferrara

I soci della Sezione di Ferrara 1 in assemblea con il presidente provinciale Tonello ed il direttore Zepponi. All’ordine del giorno le proposte di Coldiretti sulla politica agricola nazionale e locale.

Venerdì 25 novembre alle 20,30 presso il teatro di Quartesana si terrà l’assemblea della Sezione Ferrara 1 di Coldiretti. I soci sono invitati per la trattazione di un ricco programma su temi di attualità sindacale per il settore agricolo, sia di portata nazionale, ma soprattutto locale, con riflessioni sulle ricadute nel nostro territorio di alcuni importanti provvedimenti normativi da un lato e delle scelte strategiche di Coldiretti dall’altro.
L’ordine del giorno prevede infatti una riflessione sui dati del settore ortofrutticolo presentati in occasione del Macfrut di inizio ottobre scorso, una puntualizzazione su quanto emerso al Forum dell’agricoltura e alimentazione di Cernobbio di alcune settimane fa e le prime ipotesi di impatto della futura PAC per la nostra provincia così come si sta discutendo a più riprese sia su tavoli tecnici che politici.
Non da ultimo un aggiornamento sulle normative e procedure per lo smaltimento di rifiuti pericolosi e non derivanti dall’attività agricola e la mobilitazione che l’organizzazione sta mettendo in campo sul caso SIMEST, denunciando l’utilizzo di risorse pubbliche per favorire imprese che di fatto delocalizzano le produzioni e fanno concorrenza sleale ai veri prodotti agroalimentsri made in Italy. All’incontro, oltre al presidente di Zona di Ferrara, Michele Rubini ed al segretario di Zona, Thomas Serafini saranno presenti il presidente provinciale, Mauro Tonello ed il direttore della federazione, Luigi Zepponi.

PAC, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “RIPORTARE IL FOCUS SULL’IMPRESA, PIENA SINTONIA CON CATANIA E DE CASTRO”

Fonte: Confagricoltura

Confagricoltura apprezza la condivisione di analisi e lo spirito di intesa tra Roma e Bruxelles emersi in occasione dell’incontro tra il ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania, ed il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro.

“A partire dall’approccio in favore della necessità di riportare il focus della Pac sull’impresa agricola condivido in pieno il concetto espresso oggi dal ministro Catania secondo cui il miglior regalo all’ambiente, più che un “greening” oneroso, complesso, inefficace e scarsamente remunerato, sia la permanenza di imprese agricole economicamente attive sul territorio”, ha commentato il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi.

“Quello sulla Pac – ha proseguito Guidi – è un negoziato molto complesso, anche per le insidie di quanto si decide in parallelo sul fronte del bilancio comunitario, e che parte tutto in salita per il nostro Paese. Sono però convinto che l’asse tra governo italiano ed i nostri rappresentanti al Parlamento europeo potrà conseguire quei necessari miglioramenti che tutto il sistema agricolo attende dalla futura politica comunitaria per il settore”.

BRUNI (COGECA) A PARLAMENTO E CONSIGLIO UE: "ASSICURARE RISORSE SUPPLEMENTARI AD OP ORTOFRUTTICOLE PER PREVENZIONE E GESTIONE CRISI DI MERCATO

Fonte: Segreteria Paolo Bruni

Intervenendo mercoledì 23 novembre presso il Parlamento Europeo all'iniziativa sulla riforma della PAC promossa congiuntamente dal Presidente della commissione agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro, dal presidente di turno della presidenza del consiglio UE il ministro polacco Marek Sawicki e dal Commissario europeo per l'agricoltura Dacian Ciolos, il presidente di Cogeca Paolo Bruni ha insistito sulla "necessita' di rafforzare le misure per la competitivita' della filiera agroalimentare".

"Apprezzo particolarmente, ha affermato Bruni, l'esplicito riferimento fatto dal Commissario Ciolos al modello ortofrutticolo come esempio da estendere ad altri settori nei prossimi anni, ma desidero ribadire la necessita' di fornire una rapida risposta ai problemi attuali dell'ortofrutta, garantendo nel bilancio 2012 dell'Unione Europea risorse supplementari destinate alle misure di prevenzione e gestione delle crisi promosse dalle OP".

martedì 22 novembre 2011

BRUNI (COGECA): LA PAC DEVE CONCILIARE ASPETTI ECONOMICI E AMBIENTALI CON L’OBIETTIVO DI UNA MAGGIORE COMPETITIVITA’

Fonte: Segreteria Paolo Bruni

(22 novembre 2011) Si e' svolta questo pomeriggio a Bruxelles la tavola rotonda sul greening della politica agricola promossa dall'On. Luis Capoulas Santos, relatore delle principali proposte di regolamento contenute nel pacchetto legislativo della Pac post 2013.
All'iniziativa sono intervenuti il commissario europeo all'agricoltura Dacian Ciolos, il presidente della Cogeca Paolo Bruni, il vice-presidente degli agricoltori portoghesi Luis Martins, il capo affari pubblici Eame Syngenta Alan Quintart e il direttote dell'istituto europeo per le politiche ambientali IEEP David Baldock.
Alla presentazione del Commissario Ciolos che ha ricordato il contenuto delle proposte legislative formulate a ottobre sull'inverdimento della Pac, il presidente di Cogeca ha replicato: " condivido la necessita' espressa da Ciolos di non tenere separati gli aspetti economici da quelli ambientali, ma ribadiamo la nostra preoccupazione in particolare sull'aumento dei costi che tali norme implicheranno e sulla conseguente ricaduta negativa sulla competitivita' dell'agricoltura europea rispetto ai partner internazionali". Sottolineando come gli agricoltori europei rispettino gia' oggi oltre 50 normative in materia di protezione ambientale, Bruni ha concluso “Copa e Cogeca stanno elaborando alcune proposte alternative volte a conciliare l'esigenza di rafforzare la legittimita' dei pagamenti diretti con quella di una crescita verde che migliori l'efficacia dell'utilizzo delle risorse e l'adattamento ai cambiamenti climatici".

BRUNI (COGECA): LA PAC DEVE CONCILIARE ASPETTI ECONOMICI E AMBIENTALI CON L’OBIETTIVO DI UNA MAGGIORE COMPETITIVITA’

Fonte: Segreteria Paolo Bruni

(22 novembre 2011) Si e' svolta questo pomeriggio a Bruxelles la tavola rotonda sul greening della politica agricola promossa dall'On. Luis Capoulas Santos, relatore delle principali proposte di regolamento contenute nel pacchetto legislativo della Pac post 2013.
All'iniziativa sono intervenuti il commissario europeo all'agricoltura Dacian Ciolos, il presidente della Cogeca Paolo Bruni, il vice-presidente degli agricoltori portoghesi Luis Martins, il capo affari pubblici Eame Syngenta Alan Quintart e il direttote dell'istituto europeo per le politiche ambientali IEEP David Baldock.
Alla presentazione del Commissario Ciolos che ha ricordato il contenuto delle proposte legislative formulate a ottobre sull'inverdimento della Pac, il presidente di Cogeca ha replicato: " condivido la necessita' espressa da Ciolos di non tenere separati gli aspetti economici da quelli ambientali, ma ribadiamo la nostra preoccupazione in particolare sull'aumento dei costi che tali norme implicheranno e sulla conseguente ricaduta negativa sulla competitivita' dell'agricoltura europea rispetto ai partner internazionali". Sottolineando come gli agricoltori europei rispettino gia' oggi oltre 50 normative in materia di protezione ambientale, Bruni ha concluso “Copa e Cogeca stanno elaborando alcune proposte alternative volte a conciliare l'esigenza di rafforzare la legittimita' dei pagamenti diretti con quella di una crescita verde che migliori l'efficacia dell'utilizzo delle risorse e l'adattamento ai cambiamenti climatici".

lunedì 21 novembre 2011

AGRICOLTURA. L'EMILIA-ROMAGNA E OTTO GRANDI REGIONI AGRICOLE EUROPEE CHIEDONO A CIOLOS UNA PAC PER LE PRODUZIONI AGROALIMENTARI DI QUALITÀ.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa

RABBONI: "UN'INIZIATIVA UNITARIA IMPORTANTE, DA IMITARE ANCHE DA PARTE DEGLI STATI"

Bruxelles - Sul tema relativo alla PAC 2014-20, e su iniziativa di 9 grandi Regioni agricole europee (Bretagna, Pays de la Loire, Poitou Charentes, Andalusia, Baviera, Alta Austria, Matopolska, Toscana ed Emilia-Romagna), si e' tenuto oggi a Bruxelles un'incontro con il Commissario all'agricoltura Dacian Ciolos, con il relatore della riforma al Parlamento europeo Luis Copoulas Santos e con il rappresentante del Consiglio europeo, il polacco Andrej Babuchowski.
Le Regioni hanno illustrato ai vertici europei le loro richieste di modifica della proposta di riforma agricola presentata il 12 ottobre scorso dal Commissario Ciolos ed attualmente all'esame del Parlamento e del Consiglio europeo per la codecisione finale.
L'Assessore dell'Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni, ha illustrato le proposte relative alle politiche per le produzioni di qualità rilevando che "la riforma Ciolos le ha purtroppo del tutto trascurate". "Eppure le 1000 Dop, IGP, Stg europee espressione di tradizione, biodiversita' e vocazioni territoriali con le loro unicità tutelate rappresentano il biglietto da visita dell'agroalimentare europeo e contribuiscono alla creazione di una quota rilevante di valore economico e alla tenuta sociale delle aree rurali più periferiche".
"Ai vertici agricoli europei – ha detto Rabboni – abbiamo chiesto quattro modifiche alla riforma Pac: un riparto dei fondi tra i paesi membri che tenga conto non solo delle superfici ma anche dell'occupazione e del valore della produzione; una percentuale dei pagamenti diretti riservata alle produzioni Dop, IGP, Sgt che attraverso i loro disciplinari garantiscono tradizione, biodiversita', paesaggio e vocazioni locali, veri e propri "beni comuni"; una priorita' nelle misure di investimento dello sviluppo rurale e, infine, una priorità nelle iniziative europee di promozione agroalimentare."
"La proposta unitaria di queste nove regioni europee – ha concluso l’Assessore regionale dell’Emilia-Romagna – così distanti tra loro e diverse per caratteristiche produttive ed ambientali, offre anche agli Stati membri e in particolare all'Italia, un modello di buone prassi da seguire ed imitare. La riforma va cambiata. Lo si puo' fare lavorando con gli altri. Lo spazio c'e. Bisogna solo cercarlo e praticarlo."
Ciolos ha replicato alle osservazioni dichiarandosi impegnato a sostenere le produzioni di qualita' di cui riconosce l'elevato valore distintivo e i caratteri di bene comune europeo. Ha sostenuto di voler favorire il riconoscimento del loro valore da parte del consumatore, l'ammodernamento delle strutture produttive e il miglioramento della gestione del prodotto sul mercato attraverso il sostegno alle organizzazioni tra produttori.

lunedì 14 novembre 2011

CONFAGRICOLTURA, COLDIRETTI, CIA E COPAGRI A MONTI: “MINISTERO AGRICOLTURA ESSENZIALE. IN BALLO LA RIFORMA DELLA PAC CHE VALE 5,5 MILIONI DI EURO"

Fonte: Confagricoltura, Coldiretti, Cia e Copagri

“In merito alle preoccupazioni espresse dai Presidenti delle Commissioni agricoltura della Camera e del Senato, Paolo Russo e Paolo Scarpa Bonazza Buora, sulla necessità che l’Italia sia rappresentata da un Ministro delle politiche agricole a pieno titolo sottolineiamo al prof. Monti ed a tutte le forze politiche, che il dicastero di via XX settembre dovrà essere una componente forte ed essenziale del nuovo governo”. Lo ribadiscono Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri in una nota congiunta.

“Il mondo agricolo - dichiarano le Organizzazioni professionali - non può fare a meno del suo ministro, ancor più in questo momento in cui è indispensabile una voce forte e autorevole a Bruxelles, dove è in atto una riforma epocale della politica agricola comune”.

“La Pac - fanno presente, Cia, Confagricoltura, Coldiretti e Copagri - vale per l’Italia 5,5 miliardi di euro; il Made in Italy agroalimentare, tanto apprezzato all’estero e ambasciatore del nostro Paese nel mondo, ha le sue fondamenta in un’agricoltura forte e competitiva. Indebolire il settore primario in questo momento sarebbe davvero dannoso”.

lunedì 17 ottobre 2011

CONFAGRICOLTURA FERRARA: RIFORMA PAC: LA COMMISSIONE UE NON SOSTIENE LA COMPETITIVITA' DELLE IMPRESE

Fonte: Confagricoltura Ferrara

E' negativo il primo commento di Confagricoltura Ferrara sulle proposte per la nuova PAC 2014-2020, approvate nei giorni scorsi a Bruxelles dalla Commissione europea. L'Organizzazione agricola ferrarese, comunque, ricorda che prende il via oggi un lungo percorso negoziale che impegnerà i governi nazionali e il Parlamento europeo per tutto il 2012.
Le proposte, in particolare, sono articolate in quattro progetti di regolamento sulle principali questioni, cioè pagamenti diretti, organizzazione comune di mercato unica, sviluppo rurale, regolamento orizzontale sul finanziamento, gestione e monitoraggio della Pac.
Per l'Organizzazione degli imprenditori agricoli ferraresi le proposte delineano una PAC che non sostiene l'impresa agricola, sacrificandone l'efficienza economica, aggravandone gli oneri amministrativi e riducendone la possibilità di contribuire nei prossimi anni all'auspicata e necessaria crescita del PIL nazionale.
In questa direzione andrebbero in particolare le indicazioni della Commissione che subordinano il pagamento di un terzo degli aiuti a maggiori impegni e costi sul versante ambientale. Il prezzo che si vorrebbe far pagare all'agricoltura con queste nuove regole appare sproporzionato rispetto all'impatto dell'attività agricola sull'ambiente e all'uso che l'agricoltura fa delle risorse naturali.
"La proposta nel suo complesso non accoglie la richiesta del Governo e del mondo agricolo - afferma il Presidente Nicola Gherardi - nella conferma del budget finanziario comunitario e nazionale. Così invece non è! Al riguardo, è bene ricordare che l'Italia è un contribuente netto al bilancio comunitario, dando all'incirca il doppio di quello che riceve. Aggiungere questa altra 'barriera di penalità', come l'ha definita giustamente il Ministro Romano, significa penalizzare fortemente i nostri imprenditori".
Confagricoltura Ferrara ritiene che la proposta di riforma sia in totale contraddizione con le esigenze di crescita produttiva e di mantenimento di scorte strategiche, indicate sia dalla FAO che dal G20 come strumenti indispensabili per gestire l'aumento tendenziale della domanda di cibo e la volatilità dei prezzi.
"Se l'obiettivo della Commissione era quello, ampiamente pubblicizzato, di orientare la Politica Agricola Comune a sostegno di un'agricoltura produttrice di beni e servizi tangibili per la collettività - conclude Nicola Gherardi - bisogna dire che le proposte sembrano andare in ben altra direzione ed è importante che tutta la collettività se ne renda conto vista la rilevanza del settore primario anche sul piano sociale ed ambientale. Un patrimonio immateriale che non possiamo mettere a repentaglio"