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giovedì 22 novembre 2012

AGRICOLTURA, RICERCA E INNOVAZIONE PER AUMENTARE PRODUTTIVITÀ E ORA C’È ANCHE UN ‘DECALOGO’ PER IL RILANCIO

Fonte: Comunicato stampa congiunto Conaf, Confagricoltura, Fidaf e Unasa  

Nel 2011 l’Italia ha investito in ricerca per l’ agricoltura 300 milioni di euro, lo 0,8% del valore della produzione agricola

Produzione agricola sostenibile e di qualità; salvaguardia delle risorse naturali e prodotti agroalimentari che siano economicamente sostenibili. Sono solo alcuni dei punti del ‘Decalogo’ per il rilancio della ricerca e l’innovazione in agricoltura, fondamentale per dare impulso a tutte le filiere, in primis quella agroalimentare. Un documento in dieci punti per la ricerca in agricoltura, presentato oggi a Roma – in occasione del convegno “Agricoltura domani”, riflessioni sulla ricerca e l’innovazione - organizzato dal CONAF (Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali), da Confagricoltura, da Fidaf (Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali), e Unasa (Unione Nazionale delle Accademie italiane per le scienze applicate allo sviluppo dell'agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla tutela ambientale), che potrà essere sottoscritto e condiviso.Durante il convegno si è svolta anche una tavola rotonda con la partecipazione del mondo della ricerca, dell’università e del coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura Dario Stefàno. Negli ultimi decenni la ricerca è stata la protagonista assoluta in agricoltura. Grazie alla ricerca è cresciuta la produttività al passo con l’aumento della popolazione mondiale: dagli anni ’60 gli abitanti del pianeta sono passati da poco più di 3 miliardi a 7 miliardi; in parallelo la produzione cerealicola è cresciuta da circa 900 a quasi 2.400 milioni di tonnellate. Praticamente nello stesso periodo la produzione di cereali è aumentata il 50 per cento più velocemente della popolazione mondiale. Il tutto con aumenti trascurabili delle terre coltivate ma soprattutto con incrementi delle rese unitarie. Nei prossimi anni – sostengono gli organizzatori del convegno - dovremmo continuare a puntare sulla ricerca, perché avremo bisogno di maggiore produzione agricola e dovremo gestire in maniera sostenibile le risorse naturali dell’ecosistema. Inoltre, poiché la percentuale media di aumento delle rese si sta riducendo, si evidenzia un calo della efficacia delle azioni di ricerca e sviluppo, che andrebbero, invece, potenziate. CONAF, Confagricoltura, Fidaf e Unasa vogliono porre l’attenzione su alcuni aspetti critici che stanno limitando le potenzialità della ricerca e la diffusione di innovazioni nel settore delle produzioni vegetali ed animali. Tra gli altri la frammentazione e lo scarso coordinamento dei soggetti coinvolti nella ricerca agricola; la scarsa propensione a orientare l’attività di ricerca sugli aspetti legati alla produzione ed alla produttività; il limitato collegamento tra attività di ricerca e mondo delle imprese; la minor disponibilità di risorse pubbliche e la mancanza di una valida razionalizzazione tra fonti comunitarie, nazionali e regionali. Problematiche che devono essere affrontate prima che sia troppo tardi ed il declino del settore, che già è evidente dalle performance produttive ed economiche, diventi irreversibile. «E’ il momento di pensare ad un nuovo concetto, ovvero promuovere il ruolo dell’agricoltura nell’innovazione – sottolinea Andrea Sisti, presidente CONAF – e non più soltanto all’innovazione in agricoltura. Negli ultimi anni l’attività agricola ha prodotto essa stessa molte innovazioni che non sono però state valorizzate a sufficienza. Come nel caso delle innovazioni di processo che hanno trasformato l’attività agricola arricchendola di attività congiunte (diversificazione, agriturismo, produzione energie rinnovabili), ma anche per le innovazioni di prodotto. Purtroppo il rapporto tra ricercatori ed impresa è stato lasciato alla buona volontà dei singoli ed è stato del tutto episodico». « La ricerca in agricoltura - afferma Mario Guidi, presidente di Confagricoltura – deve essere orientata a migliorare i prodotti e i processi, ad aprire nuovi mercati e ad aumentare la competitività delle imprese, oltre che a modelli produttivi più sostenibili. L’agricoltura è già protagonista della green economy, proprio tramite le innovazioni di processo e di prodotto (si pensi all’enorme sviluppo delle rinnovabili),mentre ha bisogno di ulteriori scoperte nel campo dei mezzi tecnici e del miglioramento genetico per prodotti sempre più vicini alle esigenze dei consumatori.» «Negli ultimi decenni – dice Luigi Rossi, presidente Fidaf - si è verificata in Italia e in Europa la più straordinaria rivoluzione della storia dell'umanità: si è riusciti a produrre cibo abbondante e di buona qualità. Nonostante questo risultato sia dovuto alla consistenza economica e sociale dell’agricoltura e sia frutto della ricerca scientifica, permane, ingiustamente, una “estraniazione culturale” nei confronti del sistema produttivo agricolo e del progresso scientifico». «In agricoltura è necessario promuovere la ricerca di base ed applicata – sottolinea Michele Stanca, presidente Unasa – e non dimenticare il motto “scienza-pratica agricola”, per garantire sempre ulteriori sviluppi e crescita della qualità della vita e della disponibilità di cibo per tutti, tenendo in mente l’impegno a lasciare alle future generazioni un ambiente migliorato. Ciò sarà possibile se verranno adottate tutte le tecnologie innovative».

INVESTIMENTI IN RICERCA - Diminuire la spesa nella ricerca significa mettere a rischio produzione e produttività: con varietà resistenti alla siccità, ad esempio, non si avrebbero avute perdite come in quest’annata e la conseguente instabilità sui prezzi. Obiettivo di Europa 2020 è di aumentare sino al 3% la quota del Pil destinata a finanziare ricerca e innovazione (in tutti i settori), mentre oggi la media europea a 27 è del 2%, con Francia (2,26%) e Germania (2,82%) che superano la soglia; altri già al 3% (Svezia, Danimarca e Finlandia) e Italia, agli ultimi posti con l’1,26% e con un obiettivo fissato assai poco ambizioso (1,58%). Anche le somme (vedi tab.)impegnate sono in calo per l’Italia per la spesa pubblica per la ricerca in agricoltura: 440,7 milioni di euro nel 2008 contro 311,1 mln/€ nel 2011; per una media dello 0,8% (2008-2010) rispetto valore della produzione agricola (per un totale di 1 miliardo e 108 milioni nello stesso triennio).

«Riteniamo urgente e non più procrastinabile – affermano CONAF, Confagricoltura, Fidaf e Unasa - l’avvio di una politica volta a realizzare una profonda riforma strutturale. La ricerca agraria, in linea con le scelte dell’Unione Europea e finalizzata allo sviluppo e all’innovazione, avvalendosi delle nuove tecnologie abilitanti, deve considerare la produzione primaria e la filiera alimentare in stretta connessione con il territorio, la salute e l’energia».

Spesa pubblica per la ricerca in agricoltura nei principali Paesi UE:
www.agrestetv.it/documenti/spesa_ricerca.doc

Per consultare il decalogo:
www.agrestetv.it/documenti/DECALOGO_RICERCA.doc

mercoledì 7 novembre 2012

LAVORO, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “L’AGRICOLTURA E’ STRUMENTO DI CRESCITA PER IL PAESE”

Fonte: Confagricoltura

“Il nostro impegno è diretto a far comprendere cos’è l’agricoltura veramente e come vada considerata strumento di crescita per il Paese. Bisogna affermare il modello di un settore che crea valore”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura nel suo intervento finale al convegno su “Lavoro, occupazione, produttività”. “Molti – ha aggiunto Mario Guidi - mi chiedono come mai l’agricoltura sia anticiclica. Perché, nonostante la crisi e le difficoltà delle nostre aziende (che soffrono anch’esse per gli aumenti dei costi produttivi ed i consumi fermi, la pressione fiscale, la burocrazia), è un settore che mostra segnali di vitalità, ha la capacità di investire, di allargare l’operatività aziendale, di internazionalizzare e di innovare, che riesce a cogliere i segnali positivi in termini di produttività; è un settore stabile ma anche dinamico. I risultati raggiunti sono anche il frutto del buon lavoro fatto dalle parti sociali, di un modello di relazioni contrattuali che funziona”. “Siamo impegnati – ha proseguito il presidente di Confagricoltura - a rafforzare l’occupazione nella produttività, la stabilità è strettamente connessa all’incremento produttivo e quindi anche alla meritocrazia”. Nel corso del convegno il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera si è dichiarato favorevole alla determinazione del reddito delle imprese agricole su base catastale che verrebbe, invece, abolita dalla legge di stabilità. “Auspico che in sede di conversione in legge del decreto - ha dichiarato il ministro - accogliendo le richieste della Confagricoltura, si aggiusti il tema dell'opzione tra fiscalità legata a bilanci e redditi catastali”. Il ministro per la P.A. e la Semplificazione Filippo Patroni Griffi ha ricordato che nel Ddl “Semplifica Italia” è prevista pure la norma delle assunzioni collettive di gruppi di imprese, come ha proposto Confagricoltura. “Una modalità – ha detto - che si spiega nell’ottica di un sistema a rete del settore agricolo; auspico un iter veloce di approvazione del provvedimento”. Da parte del ministro del Lavoro Elsa Fornero è venuta la proposta di avviare da gennaio un tavolo di concertazione sul lavoro agricolo in agricoltura. Favorevole il presidente di Confagricoltura Mario Guidi: “La concertazione ha un valore se serve a crescere”.

LAVORO, CONFAGRICOLTURA: CONTRO LA CRISI ASSUNZIONI “DI GRUPPO”

Fonte: Confagricoltura

C’è molto ancora da fare per snellire la burocrazia delle assunzioni, soprattutto per i rapporti di lavoro agricolo stagionale che sono assoggettati alle stesse identiche procedure previste per la generalità dei rapporti di lavoro dipendente. Lo ha sottolineato oggi Confagricoltura nel corso del convegno “Lavoro, occupazione, produttività. Il ruolo strategico dell’agricoltura per il Paese” ricordando che, per questo tipo di rapporti invece, proprio in ragione delle loro caratteristiche – durata contenuta, reiterazione nel corso dell’anno, particolarità della prestazione lavorativa – è necessario prevedere importanti semplificazioni amministrative trattandosi di rapporti piuttosto diffusi e instaurati per far fronte ad esigenze temporanee. In tal senso Confagricoltura ha recentemente proposto l’introduzione delle “assunzioni di gruppo”, ovvero l’assunzione congiunta da parte di imprese che fanno capo allo stesso gruppo, o legate da un contratto di rete, o riconducibili ad uno stesso proprietario oppure ad uno stesso nucleo familiare (ferma restando la responsabilità di tutte le imprese che hanno proceduto all’assunzione nei confronti del lavoratore e delle amministrazioni previdenziali e fiscali). La proposta risponde all’esigenza di semplificare i rapporti di lavoro instaurati tra singoli lavoratori ed una pluralità di datori di lavoro che, pur distinti dal punto di vista giuridico, operano di fatto in modo molto simile ad un'unica azienda. Attualmente queste imprese – piuttosto diffuse nel nostro tessuto produttivo – debbono assumere ciascuna i propri dipendenti, non essendo possibile procedere ad una assunzione di gruppo. Questa procedura crea notevoli difficoltà operative in quanto non è sempre agevole individuare preventivamente i periodi in cui il lavoratore sarà chiamato a prestare la propria opera nelle varie aziende del gruppo, che sono gestite economicamente come un unicum. La proposta – ha rimarcato Confagricoltura - è a “costo zero” per la finanza pubblica, avrebbe inoltre il merito di favorire processi aggregativi tra le imprese e di stabilizzare l’occupazione in agricoltura con conseguenti risparmi per le casse dell’Inps in termini di prestazioni temporanee (disoccupazione, etc.), garantendo oltretutto una maggiore stabilità del rapporto”.

CONFAGRICOLTURA FERRARA A ROMA AL CONVEGNO SU LAVORO, OCCUPAZIONE E PRODUTTIVITA’

Fonte: Confagricoltura Ferrara

Confagricoltura Ferrara ha partecipato stamane a Roma al convegno promosso dall’Organizzazione nazionale sul ruolo strategico dell’agricoltura per il Paese, con particolare riguardo al lavoro, all’occupazione ed alla produttività. “ L’occupazione dipendente del settore agricolo, sia su scala nazionale sia in modo particolare nella nostra realtà provinciale – osserva il Presidente ferrarese Nicola Gherardi – rappresenta una quota importante del mercato del lavoro, sia in termini quantitativi che qualitativi. Inoltre, secondo i più recenti indicatori statistici relativi al primo semestre 2012 l’agricoltura, nonostante la crisi, non solo tiene in termini di contributo occupazionale ma continua a registrare un sensibile aumento, in assoluta controtendenza rispetto agli altri settori produttivi. Dato che purtroppo non troverà conferma nel secondo semestre per effetto del sisma e della grave siccità che hanno interessato il nostro territorio”. “Confagricoltura vuol dare voce alle decine di migliaia di imprese agricole che operano nel rispetto delle regole ed occupano un rilevante numero di lavoratori dipendenti – ha affermato nel corso del suo intervento il Presidente di Confagricoltura, Mario Guidi – per mettere in evidenza i problemi e le criticità che quotidianamente incontrano, confrontandosi con la scarsa flessibilità delle norme, l’eccesso di adempimenti, l’elevata pressione fiscale e contributiva sul lavoro. Le misure sulla crescita e quelle sulla produttività devono riguardare pienamente anche il settore agricolo, rafforzandone il ruolo ‘centrale’ per l’economia, l’occupazione ed il progresso sociale”. Il Presidente di Confagricoltura ha poi evidenziato che “la riduzione del costo del lavoro e la semplificazione sono le chiavi perché l’agricoltura possa esplicare tutte le sue potenzialità”, sottolineando che le 500 maggiori aziende italiane, tra le quali alcune ubicate nel ferrarese, occupano il 24% del totale della manodopera agricola e che l’agricoltura, rispetto a tutti gli altri settori produttivi, è quella che ha le aliquote Inail più onerose. Al dibattito sono intervenuti, tra gli altri, i Ministri dello Sviluppo Economico Corrado Passera e per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Filippo Patroni Griffi, e il Presidente Inps Antonio Mastrapasqua. Le conclusioni sono state tratte dal Ministro del Lavoro Elsa Fornero. Al Presidente Guidi che nel suo intervento, a proposito della riforma Fornero, aveva rimarcato l’assenza di Confagricoltura al tavolo ufficiale di confronto tra Governo e parti sociali sostenendo che “non vi può essere scarsa attenzione sulle questioni dell’occupazione agricola, nella errata convinzione che le esigenze delle imprese agricole non siano omogenee a quelle di qualsiasi altro settore e che Confagricoltura era disponibile a dialogare su come si costruisce un modello di lavoro e crescita in agricoltura”, il Ministro ha accolto tale disponibilità ipotizzando l’apertura di un tavolo di confronto a gennaio sul lavoro agricolo.

venerdì 30 marzo 2012

INDAGINE CENSIS: “CONTRO LA CRISI LE AZIENDE LEADER DI CONFAGRICOLTURA LAVORANO IN RETE SU PRODUTTIVITA’, CONTRATTI, RAPPRESENTANZA”

Fonte: Confagricoltura

C’è un nucleo vitale di imprenditori che sta proiettando avanti l’agricoltura italiana e che costituisce una “minoranza trainante” portatrice di una moderna cultura del fare azienda. Era emerso nel 2007 in una ricerca del Censis commissionata da Confagricoltura.

Cinque anni dopo l’Organizzazione degli imprenditori agricoli ha chiesto al Censis di aggiornare la mappa e di comprendere come stanno lavorando le aziende-modello e, soprattutto, come stanno affrontando la crisi in atto. I risultati dell’indagine sono stati presentati al Forum a Taormina di Confagricoltura Academy.

E’ emerso che le imprese che, pur in un contesto di mercato molto difficile, continuano a crescere o che reggono meglio alla fase congiunturale di crisi, sono quelle che hanno attivato una strategia proattiva ed una capacità di innovazione che non si ferma ad un solo aspetto aziendale (quello della produzione), ma che si allarga ad aspetti differenti.

L’agricoltura di punta, insomma, è meno individualista e scopre i vantaggi di lavorare in network. In generale il 76,3% delle imprese analizzate ha operato in reti di collaborazioni con clienti e fornitori per il miglioramento del prodotto e del processo produttivo; il 52,3% ha operato in collegamento con altre aziende per promuovere e tutelare specifici prodotti agricoli; il 48% entra in una rete di cooperazione con Università e centri di ricerca e sperimentazioni.

“Le reti d’impresa, e ancor più i contratti di rete previsti dalla normativa recente, non possono essere certamente considerati come la soluzione totale ai molti problemi di competitività del sistema produttivo e, ancor meno, del sistema agricolo. Sono però una delle più valide opzioni oggi praticabili su cui varrebbe investire in termini di policy” , avvertono il Censis e Confagricoltura .

I mali del sistema agricolo attuale sono noti: è parcellizzato, ha un limitato potere contrattuale e di mercato, una limitata proiezione sui mercati esteri, avverte la necessità di rafforzare e di controllare maggiormente le fasi a monte (potere contrattuale verso i fornitori) e a valle (maggiore potere verso i canali distributivi e le industrie di trasformazione) del processo produttivo. Proprio per questo deve necessariamente tentare, più che nel passato, la carta delle reti di collaborazione.

E’ interessante rilevare come le reti rappresentino, per un numero ampio di imprenditori agricoli un valore e non un semplice costo. Ai network molti imprenditori agricoli attribuiscono una funzione pratica, poiché si possono configurare come uno strumento per affrontare alcune criticità, spesso gravi, che caratterizzano il settore agricolo. Non è un caso, infatti, che il 53% degli imprenditori intervistati ritenga che le reti di collaborazione possono servire per accrescere il potere contrattuale delle stesse aziende partecipanti; il 52% che potrebbero consentire un migliore accesso al credito; il 42% che esse possano essere uno strumento per il migliore accesso a forme di incentivo pubblico.

E’ emerso poi che un numero molto ampio tra le aziende analizzate nell’indagine di Censis-Confagricoltura abbia partecipato negli ultimi anni a qualche forma di collaborazione. Le aziende del vino e dell’olio partecipano a consorzi per lo smaltimento dei rifiuti, l’utilizzo delle acque di depurazione ed altri servizi in comune (47%); un campione ancor più ampio è attivo in reti per la promozione (67%). Le aziende a seminativi partecipano a reti di scambio di informazioni con fornitori e clienti (79%) ed aderiscono a gruppi di acquisto forniture (44%); le aziende zootecniche soprattutto collaborano con Università e centri di ricerca (56%) e gruppi di acquisto di forniture (45%); le aziende ortofrutticole e florovivaistiche vedono utili le reti di collaborazione con il mondo scientifico e della ricerca (52%) e per lo sviluppo di marchi comuni per identificare e valorizzare la produzione (34%).

Si chiede, infine, di fare rete con le Organizzazioni di rappresentanza. Infatti, tra le prime leve per il rilancio del sistema agricolo, gran parte degli imprenditori intervistati ha segnalato il rafforzamento della capacità di rappresentanza delle associazioni di categoria. “Ciò – commenta il Censis - non va inteso certamente come la denuncia di un deficit di rappresentanza, ma piuttosto come il riaffermare che la rappresentanza ha ancora un ruolo strategico determinante per le imprese, un ruolo che va ridefinito a partire dai nuovi processi di crescita che innervano il sistema agricolo nazionale”.

mercoledì 26 gennaio 2011

COPA-COGECA: UN ULTERIORE INVERDIMENTO DELLA PAC NON DEVE MINARE LA POSIZIONE COMPETITIVA DEGLI AGRICOLTORI

Fonte: Copa­-Cogeca

Durante una riunione di alto livello con la Presidenza ungherese, il Copa-Cogeca ha attirato l'attenzione sul fatto che un ulteriore inverdimento della politica agricola comune (PAC) non deve minare la posizione competitiva del settore agroalimentare europeo o mettere a repentaglio la capacità produttiva degli agricoltori europei.

Nell'incontro a Bruxelles con il Ministro ungherese dell'agricoltura, il sig. Fazekas, il Presidente della Cogeca, Paolo Bruni, ha insistito sul fatto che: "L'UE si è già spinta davanti ad altri paesi nel rendere più ecologica la propria agricoltura. Ciò ha aumentato enormemente i suoi costi ed eroso la sua competitività. Ora la Commissione sta suggerendo ulteriori misure che aumenteranno ancora di più i costi sostenuti dagli agricoltori. Questa situazione è inaccettabile specialmente dal momento che gli agricoltori devono aumentare il loro potenziale produttivo per poter rispondere alla domanda mondiale che, secondo le previsioni, dovrebbe raddoppiare entro il 2050. Di conseguenza, un ulteriore inverdimento della PAC sarà preso in considerazione a una condizione: che le misure non indeboliscano ulteriormente la nostra posizione competitiva né riducano la nostra capacità produttiva. Per questa ragione desideriamo analizzare come la PAC può promuovere la crescita verde attraverso l'innovazione." Il presente comunicato si iscrive nel quadro del dibattito sulle proposte della Commissione condotto oggi dai ministri europei dell'agricoltura a Bruxelles.

Il sig. Bruni ha anche avvisato che i piani della Commissione sono sprovvisti di misure concrete indispensabili per consolidare la posizione degli agricoltori europei nella catena alimentare. "Attualmente, gli agricoltori ricevono soltanto una frazione del prezzo di vendita al dettaglio. Una maniera di garantire che ricevano una parte più equa del prezzo consiste nel concentrare l'offerta tramite le organizzazioni di produttori, come le cooperative. Le regole europee della concorrenza devono pertanto essere adattate onde consentire loro di crescere di dimensioni e di scala, aumentando in tal modo la loro competitività, migliorando il funzionamento della filiera alimentare e garantendo un settore agroalimentare dinamico in grado di offrire servizi e prodotti alimentari ai 500 milioni di consumatori. Sono altresì indispensabili dei rapporti contrattuali più giusti", ha dichiarato.

Inoltre, il Segretario generale del Copa-Cogeca, Pekka Pesonen, ha sollecitato il sig. Fazekas ad agire immediatamente per contribuire a risolvere la situazione drammatica in cui versa il settore europeo della carne suina. Egli ha ricordato che il settore è in crisi ormai da tre anni e le previsioni indicano che questa situazione continuerà. "Di conseguenza, la Commissione deve intervenire immediatamente attivando l'aiuto all'ammasso privato per le carni suine onde contribuire a risollevare la difficile situazione di mercato".