Fonte: Coldiretti Ferrara
All’auditorium della musica di Roma, all’Assemblea nazionale di Giovani Impresa Coldiretti, il Presidente Marini lancia l’allarme.
Occorre scongiurare l’aumento dell’aliquota Iva previsto per il primo di luglio 2013 per evitare ulteriori effetti depressivi sulle vendite che al dettaglio sono già crollate del 3,8 per cento nel primo bimestre dell’anno, con un calo del 2,9 per cento per gli alimentari e del 4,3 per cento per i non alimentari. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, all’Assemblea di Giovani Impresa Coldiretti, in riferimento alle dichiarazioni del sottosegretario all'Economia, Pierpaolo Baretta, secondo il quale il Governo avrà “un mese complicato per trovare le risorse che consentano di evitare l'aumento dell'Imposta di valore aggiunto. L'aumento dell’Iva ordinaria dal 21% al 22% scatterà dal primo luglio per alcuni prodotti di base come il vino che - conclude la Coldiretti - deve già fronteggiare un drammatico calo degli acquisti familiari che sono scesi del 7 per cento nel primo trimestre del 2013 dove aver raggiunto nel 2012 il livello di consumi interni piu’ bassodall’Unità d’Italia a 22,6 milioni gli ettolitri nel 2012.
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martedì 21 maggio 2013
COLDIRETTI: CON AUMENTO IVA CONSUMI K0. VENDITE GIA’ CROLLATE DEL 3,8%. SCONGIURARE NUOVO AUMENTO DELL’ALIQUOTA DA LUGLIO
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mercoledì 14 novembre 2012
COLDIRETTI: IL MALTEMPO TAGLIA LE SCORTE DI CIBO “MADE IN ITALY”. SUFFICIENTI SOLO PER NOVE MESI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Il crollo delle produzioni 2012 dei prodotti agricoli “made in Itlay”, rischia di aprire le porte all’arrivo di cibo di origine diversa, spacciato per italiano senza possibilità per tutti i consumatori di poter contare su una chiara e completa etichetta d’origine.
Crolla nel 2012 il raccolto Made in Italy che è in grado di garantire scorte alimentari nazionali per soli 9 mesi, a causa di una annata segnata dal maltempo con gelo invernale,siccità estiva e ripetuti e devastanti nubifragi autunnali. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’11 novembre, giorno di San Martino, che sancisce tradizionalmente nelle campagne la fine dell’annata agraria, festeggiata dal 1951 con la Giornata del Ringraziamento in tutta Italia e nel centro di Ferrara per quanto riguarda la nostra provincia. L’andamento climatico avverso, caratterizzato da eventi estremi durante l’anno, ha tagliato drasticamente le coltivazioni agricole nazionali ma un calo si registra anche nelle attività di allevamento per la produzione di carne e salumi, anche se la qualità e giudicata buona. Nel complesso - stima la Coldiretti – la produzione nazionale è in grado di garantire quest’anno attorno al 75 per cento del fabbisogno alimentare degli italiani. Il rischio - denuncia la Coldiretti - è ora quello di un aumento delle importazioni di ingredienti di diversa qualità da spacciare come Made in Italy come il concentrato di pomodoro cinese, l'extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate provenienti dall'estero. “Un pericolo che evidenzia la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe della legislazione a partire dall'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata, voluto con una legge nazionale all'inizio dell'anno approvata all'unanimità dal Parlamento italiano, ma non ancora applicato”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Per garantirsi una adeguata disponibilità di cibo nel tempo l’Italia - sostiene Marini - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola. Se la vendemmia si è attestata sui valori minimi da quasi 40 anni con un calo del 6 per cento del vino per un totale di appena 40 milioni di ettolitri, la produzione di pomodoro da conserva è scesa del 12 per cento attorno le 4,4 milioni di tonnellate mentre per il mais necessario all’alimentazione del bestiame il calo - precisa la Coldiretti - è stato del 13 per cento con la produzione scesa a 8,5 milioni di tonnellate. Non fanno eccezione gli agrumi, con il raccolto in flessione, né le mele (calo del 22 per cento) e le pere (-13 per cento). Numeri che fannopendere verso il segno negativo la bilancia della produzione frutticola italiana, dove almeno le pesche sono rimaste sui livelli dello scorso anno.Malissimo, invece, le castagne, con il raccolto dimezzato da siccità e dagli attacchi del cinipide, il parassita di origine cinese che distrugge gli alberi. Male anche la produzione di miele, a causa dell’andamento climatico poco favorevole, con un meno 25 per cento. Malissimo, invece, le castagne, con il raccolto dimezzato da siccità e dagli attacchi del cinipide, il parassita di origine cinese che distrugge gli alberi. Le primestime della Coldiretti indicano un’annata non particolarmente abbondante anche per l’olio, intorno alle 500mila tonnellate, pur se la qualità è buona. Sul fronte dei semi oleosi, le rilevazioni indicano - sostiene la Coldiretti - una diminuzione del girasole, e anche per colza e soia si prospetta un calo rispettivamente del 24 per cento e del 14 per cento. Si registra invece un aumento della produzione di grano duro per la pasta del 12 per cento per un totale di 4,2 milioni tonnellate, mentre quello tenero per il pane fa registrare addirittura un incremento del 21 per cento, con un raccolto di 3,4 milioni di tonnellate. Per l’orzo invece la situazione è, invece, rimasta sostanzialmente stabile, con una diminuzione della produzione del 2,4 per cento dovuta alla contrazione delle rese. Leggero aumento per la segale (+3 per cento). Produzione in leggero aumento per il latte. Sebbene i dati degli ultimi due mesi non siano ancoraufficiali, la campagna – afferma la Coldiretti - supera i 109 milioni di quintali consegnati a latterie o caseifici italiani, in aumento rispetto all’annata precedente di circa il 2 per cento tanto che gli allevatori italiani dovranno fare attenzione a non sforare la propria quota. Il quantitativo nazionale garantito, comprensivo delle vendite dirette, è di 111 milioni diquintali. Il comparto carni nazionale ha subito nel corso dell' annata agraria appena conclusa una consistente diminuzione dei quantitativi di animali destinati alla macellazione Per quanto riguarda i suini si registra un calodella produzione di suini italiani destinati ai circuiti delle grandi DOP italiane dei salumi e dei prosciutti stimabile nel 3 per cento rispetto l' annata scorsa mentre anche i bovini : vitelli ,vitelloni e vacche da carne hanno subito una battuta di arresto stimabile attorno al 4 per cento.
I RACCOLTI MADE IN ITALY NEL 2012
Castagne -50%; Colza -24%; Miele -25 %; Mele -22%; Pere -13%; Soia -14%; Mais -13%; Pomodoro da conserva -12%; Vino -6 %; Carne bovina - 4 %; Carne suina per salumi Dop - 3%; Orzo -2,4%; Latte +2%; Segale +3%; Grano duro (pasta) +12%; Grano tenero (pane) +21%;
Fonte: Elaborazione Coldiretti
Il crollo delle produzioni 2012 dei prodotti agricoli “made in Itlay”, rischia di aprire le porte all’arrivo di cibo di origine diversa, spacciato per italiano senza possibilità per tutti i consumatori di poter contare su una chiara e completa etichetta d’origine.
Crolla nel 2012 il raccolto Made in Italy che è in grado di garantire scorte alimentari nazionali per soli 9 mesi, a causa di una annata segnata dal maltempo con gelo invernale,siccità estiva e ripetuti e devastanti nubifragi autunnali. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’11 novembre, giorno di San Martino, che sancisce tradizionalmente nelle campagne la fine dell’annata agraria, festeggiata dal 1951 con la Giornata del Ringraziamento in tutta Italia e nel centro di Ferrara per quanto riguarda la nostra provincia. L’andamento climatico avverso, caratterizzato da eventi estremi durante l’anno, ha tagliato drasticamente le coltivazioni agricole nazionali ma un calo si registra anche nelle attività di allevamento per la produzione di carne e salumi, anche se la qualità e giudicata buona. Nel complesso - stima la Coldiretti – la produzione nazionale è in grado di garantire quest’anno attorno al 75 per cento del fabbisogno alimentare degli italiani. Il rischio - denuncia la Coldiretti - è ora quello di un aumento delle importazioni di ingredienti di diversa qualità da spacciare come Made in Italy come il concentrato di pomodoro cinese, l'extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate provenienti dall'estero. “Un pericolo che evidenzia la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe della legislazione a partire dall'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata, voluto con una legge nazionale all'inizio dell'anno approvata all'unanimità dal Parlamento italiano, ma non ancora applicato”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Per garantirsi una adeguata disponibilità di cibo nel tempo l’Italia - sostiene Marini - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola. Se la vendemmia si è attestata sui valori minimi da quasi 40 anni con un calo del 6 per cento del vino per un totale di appena 40 milioni di ettolitri, la produzione di pomodoro da conserva è scesa del 12 per cento attorno le 4,4 milioni di tonnellate mentre per il mais necessario all’alimentazione del bestiame il calo - precisa la Coldiretti - è stato del 13 per cento con la produzione scesa a 8,5 milioni di tonnellate. Non fanno eccezione gli agrumi, con il raccolto in flessione, né le mele (calo del 22 per cento) e le pere (-13 per cento). Numeri che fannopendere verso il segno negativo la bilancia della produzione frutticola italiana, dove almeno le pesche sono rimaste sui livelli dello scorso anno.Malissimo, invece, le castagne, con il raccolto dimezzato da siccità e dagli attacchi del cinipide, il parassita di origine cinese che distrugge gli alberi. Male anche la produzione di miele, a causa dell’andamento climatico poco favorevole, con un meno 25 per cento. Malissimo, invece, le castagne, con il raccolto dimezzato da siccità e dagli attacchi del cinipide, il parassita di origine cinese che distrugge gli alberi. Le primestime della Coldiretti indicano un’annata non particolarmente abbondante anche per l’olio, intorno alle 500mila tonnellate, pur se la qualità è buona. Sul fronte dei semi oleosi, le rilevazioni indicano - sostiene la Coldiretti - una diminuzione del girasole, e anche per colza e soia si prospetta un calo rispettivamente del 24 per cento e del 14 per cento. Si registra invece un aumento della produzione di grano duro per la pasta del 12 per cento per un totale di 4,2 milioni tonnellate, mentre quello tenero per il pane fa registrare addirittura un incremento del 21 per cento, con un raccolto di 3,4 milioni di tonnellate. Per l’orzo invece la situazione è, invece, rimasta sostanzialmente stabile, con una diminuzione della produzione del 2,4 per cento dovuta alla contrazione delle rese. Leggero aumento per la segale (+3 per cento). Produzione in leggero aumento per il latte. Sebbene i dati degli ultimi due mesi non siano ancoraufficiali, la campagna – afferma la Coldiretti - supera i 109 milioni di quintali consegnati a latterie o caseifici italiani, in aumento rispetto all’annata precedente di circa il 2 per cento tanto che gli allevatori italiani dovranno fare attenzione a non sforare la propria quota. Il quantitativo nazionale garantito, comprensivo delle vendite dirette, è di 111 milioni diquintali. Il comparto carni nazionale ha subito nel corso dell' annata agraria appena conclusa una consistente diminuzione dei quantitativi di animali destinati alla macellazione Per quanto riguarda i suini si registra un calodella produzione di suini italiani destinati ai circuiti delle grandi DOP italiane dei salumi e dei prosciutti stimabile nel 3 per cento rispetto l' annata scorsa mentre anche i bovini : vitelli ,vitelloni e vacche da carne hanno subito una battuta di arresto stimabile attorno al 4 per cento.
I RACCOLTI MADE IN ITALY NEL 2012
Castagne -50%; Colza -24%; Miele -25 %; Mele -22%; Pere -13%; Soia -14%; Mais -13%; Pomodoro da conserva -12%; Vino -6 %; Carne bovina - 4 %; Carne suina per salumi Dop - 3%; Orzo -2,4%; Latte +2%; Segale +3%; Grano duro (pasta) +12%; Grano tenero (pane) +21%;
Fonte: Elaborazione Coldiretti
giovedì 20 settembre 2012
COLDIRETTI: LA CRISI SVUOTA IL CARRELLO DELLA SPESA. DA -7% LATTE A -5% OLIO
Fonte: Coldiretti Ferrara
“Fuga da Alca Tass”, i costi aggravano la crisi e crollano i consumi anche di alimentari.
La crisi svuota il carrello della spesa con il crollo degli acquisti di latte del 7 per cento e di olio del 5 per cento, ma anche di pesce (-4 per cento), carne di maiale e vino (-2 per cento), frutta, pasta e carne di manzo (-1 per cento). E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Ismea relativi al primo semestre 2012, in occasione della manifestazione ''2012: Fuga da AlcaTass'' con Coldiretti e consumatori (Codacons, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori, Assoutenti, Confconsumatori, Codici, Associazione Consumatori Utenti, Altroconsumo, Comitas, Consumer Law), assieme davanti a Montecitorio, a Roma, per manifestare contro l’aumento dei costi burocratici e fiscali che aggravano la crisi e tagliano i consumi, dalla benzina ai generi alimentari. Costi – sottolinea Coldiretti - che hanno ridotto la capacità di acquisto dei cittadini con la spesa mensile per carburanti delle famiglie italiane che è stata pari a 120 euro e ha superato quella per l’acquisto di carne (110 euro), frutta e ortaggi (83 euro) o pane e cereali (79 euro). L’aumento vertiginoso dei costi – sottolinea la Coldiretti - ha scombussolato i budget delle famiglie, facendo crollare i consumi nonostante i prezzi degli alimentari abbiano fatto registrare una riduzione ad agosto dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente, in controtendenza rispetto all’andamento generale dell’inflazione. D’altra parte con il nuovo record un litro di benzina viene a costare - continua la Coldiretti - come un chilo di pesche, ma il prezzo ha superato del 40 per cento il chilo di pasta e del 50 per cento il un litro di latte. Un rapporto di cambio che - conclude la Coldiretti - non è eticamente ed economicamente sostenibile e che mette a rischio la ripresa del paese.
LA CRISI SVUOTA IL CARRELLO DELLA SPESA:
www.agrestetv.it/documenti/COLDIRETTI_CARRELLOSPESA.doc
“Fuga da Alca Tass”, i costi aggravano la crisi e crollano i consumi anche di alimentari.
La crisi svuota il carrello della spesa con il crollo degli acquisti di latte del 7 per cento e di olio del 5 per cento, ma anche di pesce (-4 per cento), carne di maiale e vino (-2 per cento), frutta, pasta e carne di manzo (-1 per cento). E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Ismea relativi al primo semestre 2012, in occasione della manifestazione ''2012: Fuga da AlcaTass'' con Coldiretti e consumatori (Codacons, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori, Assoutenti, Confconsumatori, Codici, Associazione Consumatori Utenti, Altroconsumo, Comitas, Consumer Law), assieme davanti a Montecitorio, a Roma, per manifestare contro l’aumento dei costi burocratici e fiscali che aggravano la crisi e tagliano i consumi, dalla benzina ai generi alimentari. Costi – sottolinea Coldiretti - che hanno ridotto la capacità di acquisto dei cittadini con la spesa mensile per carburanti delle famiglie italiane che è stata pari a 120 euro e ha superato quella per l’acquisto di carne (110 euro), frutta e ortaggi (83 euro) o pane e cereali (79 euro). L’aumento vertiginoso dei costi – sottolinea la Coldiretti - ha scombussolato i budget delle famiglie, facendo crollare i consumi nonostante i prezzi degli alimentari abbiano fatto registrare una riduzione ad agosto dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente, in controtendenza rispetto all’andamento generale dell’inflazione. D’altra parte con il nuovo record un litro di benzina viene a costare - continua la Coldiretti - come un chilo di pesche, ma il prezzo ha superato del 40 per cento il chilo di pasta e del 50 per cento il un litro di latte. Un rapporto di cambio che - conclude la Coldiretti - non è eticamente ed economicamente sostenibile e che mette a rischio la ripresa del paese.
LA CRISI SVUOTA IL CARRELLO DELLA SPESA:
www.agrestetv.it/documenti/COLDIRETTI_CARRELLOSPESA.doc
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martedì 18 settembre 2012
COLDIRETTI: MAI COSI’ CALDO D’ESTATE SULLA TERRA.
Fonte: Coldiretti Ferrara
Ghiacciai ai minimi storici con aumento di 1,03 gradi della temperatura media globale e crollo drastico delle produzioni agricole, dal vino al mais.
La temperatura media globale sulla terra durante l’estate 2012 è stata la piu' elevata mai registrata prima con un valore di ben 1,03 gradi celsius superiore alla media. Lo ha reso noto la Coldiretti in occasione dell’Assemblea programmatica degli Stati Generali della Green Economy organizzata in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, sulla base dell’analisi dei dati del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Uno studio che - sottolinea la Coldiretti - evidenzia una accelerazione nei cambiamenti climatici in atto sulla terra con l’estate 2012 che sorpassa il precedente primato del 2010 mentre il 2011 scivola al quarto posto, dal lontano 1880 quando sono iniziate le rilevazioni. Il record assoluto di quest’anno è la combinazione - spiega la Coldiretti - della seconda estate piu’ calda (giugno-agosto) sulla terra nell’emisfero nord e della nona nell’emisfero sud con valori di temperatura eccezionali che si sono registrati negli Stati Uniti ed in Canada, nei paesi del sud e dell’est Europa, in Kazakhistan e in Siberia dell’est. L’anomalia - sottolinea la Coldiretti - è solo leggermente meno evidente se si considera la media combinata delle temperature della terraferma con quella degli oceani che si classifica “solo” al terzo posto tra le piu’ alte di sempre. La tendenza al surriscaldamento - continua la Coldiretti - è evidente anche in Italia dove l’estate si è classificata al secondo posto tra le piu’ calde da 210 anni facendo registrare un'anomalia di 2,32 gradi in piu' rispetto alla media, secondo Isac Cnr. Sul piano ambientale secondo il NOAA gli effetti del clima si sono fatti sentire con lo scioglimento record dei ghiacciai con l’estensione del ghiaccio negli oceani dell’emisfero nord che ha raggiunto il valore minimo da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1972 con una superficie ad agosto 2012 di 4,72 milioni di chilometri quadrati, ben il 38,46 per cento in meno della media. A preoccupare sul piano produttivo è stato invece il crollo record dei raccolti agricoli. La vendemmia non è mai stata così avara e la produzione mondiale di vino è scesa ai minimi da quando sono iniziate le rilevazioni con appena 256,1 milioni di ettolitri, il 6 per cento in meno rispetto allo scorso anno. Il record negativo è il risultato dei crolli nei raccolti fatti registrare in Francia dove - sottolinea la Coldiretti - si stimano 44,1 milioni di ettolitri di vino con un calo medio del 14 per cento rispetto allo scorso anno, anche per effetto del crollo del 26 per cento per lo champagne mentre in Italia, a causa del caldo torrido e della siccità, il risultato della vendemmia è stimato pari a 40,5 milioni di ettolitri, in calo del 5 per cento. A rendere ancora piu’ negativo il quadro è la situazione in Spagna dove la produzione è stimata in 35 milioni di ettolitri (- 8,6 per cento) e contribuisce a peggiorare il bilancio nell’Unione Europea dove si prevedono appena 147,9 milioni di ettolitri (-10 per cento), un quantitativo mai registrato prima. Non va meglio - continua la Coldiretti - per i raccolti di cereali la cui produzione mondiale, secondo le ultime previsioni della Fao, nel 2012 sarà intorno ai 2295 milioni di tonnellate, 52 milioni di tonnellate in meno, un calo del 2,2, rispetto al 2011. Questo ribasso riflette soprattutto la minore produzione di mais che si stima nel 2012 sarà di 864 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011 a causa della siccita’ nelle campagne che hanno colpito gli Stati Uniti, i Balcani e il Mar Nero, ma anche l'Europa dove la produzione stimata è di 58,1 milioni di tonnellate di mais per effetto del crollo in Italia (-30 per cento), Ungheria e Romania. Il risultato è stato una forte instabilità dei prezzi della principali materie prime agricole che stanno provocando - sostiene la Coldiretti - effetti sui mercati internazionali dove con i rincari si prospetta una ripresa dell’inflazione, ma è allarme anche per il commercio internazionale con il rischio di mancata consegna delle forniture con effetti drammatici - afferma la Coldiretti - sul piano della disponibilità di cibo nei paesi poveri e della sicurezza sociale in paesi come la Libia o l’Egitto dove si teme il ritorno della guerra del pane. “Una situazione che conferma l’importanza che l’Italia difenda e valorizzi il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile in una situazione in cui già adesso circa la metà dei prodotti alimentari sono importati”, sostiene il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Il 46 per cento degli italiani è infatti preoccupato che la produzione di cibo non sia sufficiente a soddisfare il fabbisogno della popolazione anche per effetto del calo delle terre coltivata, secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro. La preoccupazione degli italiani - conclude la Coldiretti - è superiore a quella della media dei cittadini europei che si ferma al 43 per cento anche se i piu’ allarmati sono i greci con il 94 per cento, i più colpiti dalla crisi tra gli europei.
Ghiacciai ai minimi storici con aumento di 1,03 gradi della temperatura media globale e crollo drastico delle produzioni agricole, dal vino al mais.
La temperatura media globale sulla terra durante l’estate 2012 è stata la piu' elevata mai registrata prima con un valore di ben 1,03 gradi celsius superiore alla media. Lo ha reso noto la Coldiretti in occasione dell’Assemblea programmatica degli Stati Generali della Green Economy organizzata in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, sulla base dell’analisi dei dati del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Uno studio che - sottolinea la Coldiretti - evidenzia una accelerazione nei cambiamenti climatici in atto sulla terra con l’estate 2012 che sorpassa il precedente primato del 2010 mentre il 2011 scivola al quarto posto, dal lontano 1880 quando sono iniziate le rilevazioni. Il record assoluto di quest’anno è la combinazione - spiega la Coldiretti - della seconda estate piu’ calda (giugno-agosto) sulla terra nell’emisfero nord e della nona nell’emisfero sud con valori di temperatura eccezionali che si sono registrati negli Stati Uniti ed in Canada, nei paesi del sud e dell’est Europa, in Kazakhistan e in Siberia dell’est. L’anomalia - sottolinea la Coldiretti - è solo leggermente meno evidente se si considera la media combinata delle temperature della terraferma con quella degli oceani che si classifica “solo” al terzo posto tra le piu’ alte di sempre. La tendenza al surriscaldamento - continua la Coldiretti - è evidente anche in Italia dove l’estate si è classificata al secondo posto tra le piu’ calde da 210 anni facendo registrare un'anomalia di 2,32 gradi in piu' rispetto alla media, secondo Isac Cnr. Sul piano ambientale secondo il NOAA gli effetti del clima si sono fatti sentire con lo scioglimento record dei ghiacciai con l’estensione del ghiaccio negli oceani dell’emisfero nord che ha raggiunto il valore minimo da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1972 con una superficie ad agosto 2012 di 4,72 milioni di chilometri quadrati, ben il 38,46 per cento in meno della media. A preoccupare sul piano produttivo è stato invece il crollo record dei raccolti agricoli. La vendemmia non è mai stata così avara e la produzione mondiale di vino è scesa ai minimi da quando sono iniziate le rilevazioni con appena 256,1 milioni di ettolitri, il 6 per cento in meno rispetto allo scorso anno. Il record negativo è il risultato dei crolli nei raccolti fatti registrare in Francia dove - sottolinea la Coldiretti - si stimano 44,1 milioni di ettolitri di vino con un calo medio del 14 per cento rispetto allo scorso anno, anche per effetto del crollo del 26 per cento per lo champagne mentre in Italia, a causa del caldo torrido e della siccità, il risultato della vendemmia è stimato pari a 40,5 milioni di ettolitri, in calo del 5 per cento. A rendere ancora piu’ negativo il quadro è la situazione in Spagna dove la produzione è stimata in 35 milioni di ettolitri (- 8,6 per cento) e contribuisce a peggiorare il bilancio nell’Unione Europea dove si prevedono appena 147,9 milioni di ettolitri (-10 per cento), un quantitativo mai registrato prima. Non va meglio - continua la Coldiretti - per i raccolti di cereali la cui produzione mondiale, secondo le ultime previsioni della Fao, nel 2012 sarà intorno ai 2295 milioni di tonnellate, 52 milioni di tonnellate in meno, un calo del 2,2, rispetto al 2011. Questo ribasso riflette soprattutto la minore produzione di mais che si stima nel 2012 sarà di 864 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011 a causa della siccita’ nelle campagne che hanno colpito gli Stati Uniti, i Balcani e il Mar Nero, ma anche l'Europa dove la produzione stimata è di 58,1 milioni di tonnellate di mais per effetto del crollo in Italia (-30 per cento), Ungheria e Romania. Il risultato è stato una forte instabilità dei prezzi della principali materie prime agricole che stanno provocando - sostiene la Coldiretti - effetti sui mercati internazionali dove con i rincari si prospetta una ripresa dell’inflazione, ma è allarme anche per il commercio internazionale con il rischio di mancata consegna delle forniture con effetti drammatici - afferma la Coldiretti - sul piano della disponibilità di cibo nei paesi poveri e della sicurezza sociale in paesi come la Libia o l’Egitto dove si teme il ritorno della guerra del pane. “Una situazione che conferma l’importanza che l’Italia difenda e valorizzi il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile in una situazione in cui già adesso circa la metà dei prodotti alimentari sono importati”, sostiene il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Il 46 per cento degli italiani è infatti preoccupato che la produzione di cibo non sia sufficiente a soddisfare il fabbisogno della popolazione anche per effetto del calo delle terre coltivata, secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro. La preoccupazione degli italiani - conclude la Coldiretti - è superiore a quella della media dei cittadini europei che si ferma al 43 per cento anche se i piu’ allarmati sono i greci con il 94 per cento, i più colpiti dalla crisi tra gli europei.
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martedì 29 maggio 2012
TERREMOTO, CONFAGRICOLTURA: “DANNI DISASTROSI MA IL CONTEGGIO ORA E’ IMPOSSIBILE. ESSENZIALE INTERVENIRE SUBITO SEMPLIFICANDO AL MASSIMO LE PROCEDURE”
Fonte: Confagricoltura
“In una situazione in cui la protezione civile sta cercando di stabilire quante persone possono essere ancora sotto le macerie azzardare cifre sui danni è un’operazione perlomeno azzardata. Con strade bloccate, telefoni in tilt e interi paesi sgomberati non si può avere una attendibile contabilità dei danni alla produzione agricola e ogni calcolo fatto sulle ipotesi rischierebbe di rivelarsi sbagliato per difetto o per eccesso”. Lo sottolinea Confagricoltura in una nota che fa il punto sulla drammatica giornata vissuta oggi. La zona devastata dal sisma si è ampliata ed ha investito altri comuni che erano stati toccati solo parzialmente dal primo evento sismico. Tragica la situazione a Mirandola, Cavezzo, Medolla, pure nelle campagne. Nelle aree già toccate i danni si sono sommati a quelli precedenti. Si registrano crolli strutturali di fabbricati ed abitazioni rurali. Altri caseifici sono stati colpiti ed hanno subito perdite ingenti con le scalere di parmigiano cadute ed il prodotto rovinato a terra. La stessa Confagricoltura di Modena su otto sedi comunali ne ha quattro inagibili; comunque una dozzina di tecnici dell’Organizzazione sono all’opera e si spostano da azienda ad azienda, per valutare la situazione e verificare emergenze e necessità. Le testimonianze raccolte da Confagricoltura rivelano la gravità della situazione ma anche la voglia di rialzarsi degli agricoltori. Luigi Testi di Cavezzo (Modena) ha la stalla distrutta e il bestiame all’aperto che deve comunque accudire. Nonostante i danni la sollecitazione che l’imprenditore, in piena emergenza, fa alla Pubblica Amministrazione è sulla celerità nelle autorizzazioni, per ripristinare le strutture di un’attività produttiva, come quella zootecnica, che non si può fermare. Gianni Paradisi a Finale Emilia ha visto crollare il capannone nuovo. All’azienda Fratelli Rossi di San Felice è andata giù la stalla con i maiali all’interno e non si sa quanti capi si potranno salvare. Giorgio Busini di San Prospero, con un’azienda modello frutticola a pere, di 100 ettari, ha l’abitazione ed altri fabbricati aziendali totalmente a terra. Sono solo alcuni delle centinaia di produttori agricoli che per il sisma del 29 maggio sono in grave difficoltà. Ai danni si aggiungono le emergenze. Confagricoltura chiede per gli agricoltori, che non possono allontanarsi dalle loro aziende, roulotte e camper. In ampie zone manca la corrente elettrica impedendo la mungitura del bestiame. Molti allevatori stanno provvedendo con gruppi elettrogeni.
“In una situazione in cui la protezione civile sta cercando di stabilire quante persone possono essere ancora sotto le macerie azzardare cifre sui danni è un’operazione perlomeno azzardata. Con strade bloccate, telefoni in tilt e interi paesi sgomberati non si può avere una attendibile contabilità dei danni alla produzione agricola e ogni calcolo fatto sulle ipotesi rischierebbe di rivelarsi sbagliato per difetto o per eccesso”. Lo sottolinea Confagricoltura in una nota che fa il punto sulla drammatica giornata vissuta oggi. La zona devastata dal sisma si è ampliata ed ha investito altri comuni che erano stati toccati solo parzialmente dal primo evento sismico. Tragica la situazione a Mirandola, Cavezzo, Medolla, pure nelle campagne. Nelle aree già toccate i danni si sono sommati a quelli precedenti. Si registrano crolli strutturali di fabbricati ed abitazioni rurali. Altri caseifici sono stati colpiti ed hanno subito perdite ingenti con le scalere di parmigiano cadute ed il prodotto rovinato a terra. La stessa Confagricoltura di Modena su otto sedi comunali ne ha quattro inagibili; comunque una dozzina di tecnici dell’Organizzazione sono all’opera e si spostano da azienda ad azienda, per valutare la situazione e verificare emergenze e necessità. Le testimonianze raccolte da Confagricoltura rivelano la gravità della situazione ma anche la voglia di rialzarsi degli agricoltori. Luigi Testi di Cavezzo (Modena) ha la stalla distrutta e il bestiame all’aperto che deve comunque accudire. Nonostante i danni la sollecitazione che l’imprenditore, in piena emergenza, fa alla Pubblica Amministrazione è sulla celerità nelle autorizzazioni, per ripristinare le strutture di un’attività produttiva, come quella zootecnica, che non si può fermare. Gianni Paradisi a Finale Emilia ha visto crollare il capannone nuovo. All’azienda Fratelli Rossi di San Felice è andata giù la stalla con i maiali all’interno e non si sa quanti capi si potranno salvare. Giorgio Busini di San Prospero, con un’azienda modello frutticola a pere, di 100 ettari, ha l’abitazione ed altri fabbricati aziendali totalmente a terra. Sono solo alcuni delle centinaia di produttori agricoli che per il sisma del 29 maggio sono in grave difficoltà. Ai danni si aggiungono le emergenze. Confagricoltura chiede per gli agricoltori, che non possono allontanarsi dalle loro aziende, roulotte e camper. In ampie zone manca la corrente elettrica impedendo la mungitura del bestiame. Molti allevatori stanno provvedendo con gruppi elettrogeni.
martedì 19 luglio 2011
MERCATi - CONFAGRICOLTURA: “CRISI ORTOFRUTTA SEMPRE PIU’ DRAMMATICA. SOLO IL 20% DI UNA PESCA VIENE PAGATO AI PRODUTTORI"
Fonte: Confagricoltura
SOLO IL 20% DI UNA PESCA VIENE PAGATO AI PRODUTTORI, TUTTO IL RESTO SI PERDE NELLA FILIERA
La crisi di mercato per l’ortofrutta sta facendo sentire pesantemente i suoi effetti. E Confagricoltura ricorda con preoccupazione come, per pesche e nettarine, il prezzo all’origine sia crollato al 20% di quello di vendita al consumo, con quotazioni molto lontane dai costi di produzione e di raccolta.
“Quella in atto è una crisi annunciata, l’ennesima per questo comparto – avverte Confagricoltura – che dimostra che a livello europeo bisogna intervenire con meccanismi di ritiro efficaci. Le imprese ortofrutticole sono a rischio chiusura”.
Martedì 19 luglio, a Bruxelles il Copa-Cogeca (il raggruppamento delle Organizzazioni agricole e cooperative europee) terrà una conferenza stampa sulla crisi dell’ortofrutta dove si metteranno in risalto i benefici nutrizionali di frutta e verdura e si chiederà l'introduzione urgente di ulteriori misure per sostenere i produttori e le cooperative del settore colpiti dalla crisi dell'E. Coli. A questo riguardo Confagricoltura è convinta della necessità di rilanciare i consumi attraverso adeguate campagne di informazione a livello nazionale ed europeo che sarebbero molto più efficaci delle “promozioni selvagge” che si vedono sugli scaffali della grande distribuzione.
“Forse, e ce ne dispiace moltissimo, per far comprendere a Istituzioni e società civile la gravità della situazione, l’unica strada è il gesto eclatante che dia ‘fastidio’ ai cittadini – osserva Confagricoltura -. Noi siamo convinti, invece, che sarebbe meglio ritornare velocemente al confronto all’interno della filiera per equilibrare la ripartizione della catena del valore. Dal canto loro le Istituzioni nazionali e comunitarie dovranno recuperare con celerità una sensibilità che sembrano aver completamente smarrito. Caso mai qualcuno lo avesse dimenticato le produzioni ortofrutticole fresche deperiscono in fretta”.
SOLO IL 20% DI UNA PESCA VIENE PAGATO AI PRODUTTORI, TUTTO IL RESTO SI PERDE NELLA FILIERA
La crisi di mercato per l’ortofrutta sta facendo sentire pesantemente i suoi effetti. E Confagricoltura ricorda con preoccupazione come, per pesche e nettarine, il prezzo all’origine sia crollato al 20% di quello di vendita al consumo, con quotazioni molto lontane dai costi di produzione e di raccolta.
“Quella in atto è una crisi annunciata, l’ennesima per questo comparto – avverte Confagricoltura – che dimostra che a livello europeo bisogna intervenire con meccanismi di ritiro efficaci. Le imprese ortofrutticole sono a rischio chiusura”.
Martedì 19 luglio, a Bruxelles il Copa-Cogeca (il raggruppamento delle Organizzazioni agricole e cooperative europee) terrà una conferenza stampa sulla crisi dell’ortofrutta dove si metteranno in risalto i benefici nutrizionali di frutta e verdura e si chiederà l'introduzione urgente di ulteriori misure per sostenere i produttori e le cooperative del settore colpiti dalla crisi dell'E. Coli. A questo riguardo Confagricoltura è convinta della necessità di rilanciare i consumi attraverso adeguate campagne di informazione a livello nazionale ed europeo che sarebbero molto più efficaci delle “promozioni selvagge” che si vedono sugli scaffali della grande distribuzione.
“Forse, e ce ne dispiace moltissimo, per far comprendere a Istituzioni e società civile la gravità della situazione, l’unica strada è il gesto eclatante che dia ‘fastidio’ ai cittadini – osserva Confagricoltura -. Noi siamo convinti, invece, che sarebbe meglio ritornare velocemente al confronto all’interno della filiera per equilibrare la ripartizione della catena del valore. Dal canto loro le Istituzioni nazionali e comunitarie dovranno recuperare con celerità una sensibilità che sembrano aver completamente smarrito. Caso mai qualcuno lo avesse dimenticato le produzioni ortofrutticole fresche deperiscono in fretta”.
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lunedì 18 luglio 2011
COLDIRETTI INCONTRA ERRANI PER L’ORTOFRUTTA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Inaccettabile che per un caffè occorra l’equivalente in euro di 5 kg di pesche. I produttori sollecitano l’intervento del ministero dell’agricoltura e chiedono di frenare la politica commerciale aggressiva della GDO, che favorisce il prodotto di importazione di bassa qualità a scapito del prodotto nazionale, meglio se del territorio. I prezzi in campo più bassi di quelli di 10 anni, ma i costi sono aumentati e le aziende iniziano ad espiantare i frutteti
Nel 2011 pesche e nettarine vengono pagate meno di 10 anni fa. Nella campagna del lontano 2001, primo anno di applicazione dell’Euro, l’Osservatorio Agroalimentare di Regione e Unioncamere dell’Emilia Romagna avevano rilevato un prezzo medio di 40 centesimi al chilo, il doppio dei 20 centesimi che i produttori ottengono oggi. Si tratta di un prezzo – rileva Coldiretti Emilia Romagna – che non ripaga i costi di produzione e che risulta scandaloso se paragonato ai prezzi di alcuni prodotti di uso corrente: ci vogliono 5,5 Kg di pesche per una tazzina di caffè, 20 Kg per un bitter, 49 Kg per una crema abbronzante.Una concatenazione di cause, derivata dall’emergenza dell’”Escherichia Coli”, dall’andamento meteorologico, che ha provocato il sovrapporsi di produzioni diverse, e dai bassi consumi, hanno determinato la necessità di salvaguardare i prodotti di qualità italiani, tra i quali, oltre ad ortaggi e a pesche e nettarine, anche altri prodotti come cocomeri, meloni, patate e cipolle.
Per questo i produttori di Coldiretti hanno realizzato un presidio a Bologna, all’ingresso del palazzo della Regione, durante il quale è stata distribuita frutta ai dipendenti di via Aldo Moro. Davanti alla sede della Giunta regionale è stato allestito un anfiteatro con 300 cassette di frutta con lo slogan “Arrivano i Nostri”. Nell’anfiteatro, dove è stata presentata la prima mostra comparata dei prezzi di prodotti di uso comune con il corrispettivo in pesche, una rappresentanza dei produttori ortofrutticoli di tutta l’Emilia Romagna ha incontrato il presidente della Regione Vasco Errani e l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni, ai quali è stata presentato un documento di interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza.
“Da un lato c’è l’inadeguatezza delle normative comunitarie per la prevenzione e la gestione delle crisi di mercato – ha detto il presidente di Coldiretti regionale, Mauro Tonello – dall’altro c’è un diffuso comportamento della Grande distribuzione organizzata (Gdo) ad utilizzare il prodotto ortofrutticolo per aggressive campagne di promozione sottocosto. Il tutto innesca una miscela esplosiva che fa da acceleratore dell’emergenza”.
Proprio sulla grande distribuzione si appuntano le critiche più forti dei produttori. “Come prima azione per rilanciare i nostri prodotti – ha detto Tonello – abbiamo cercato un accordo al tavolo interprofessionale nazionale che limitasse l’immissione sul mercato di prodotto di minore qualità e di minor calibro, ottenendo però solo un netto rifiuto da parte della Gdo di impegnarsi a non commercializzare prodotto di importazione con caratteristiche qualitative inferiori a quelle per cui si impegnavano i produttori italiani”.
Nel documento presentato ad Errani i produttori, tra le varie proposte, chiedono un autorevole intervento sul Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali per poter ovviare a situazione ed intervenire presso la Gdo per:
• sottoscrivere l’accordo interprofessionale, già firmato dal resto della filiera;
• regolamentare l’uso del sottocosto dei prodotti ortofrutticoli;
• regolamentare l’uso della scontistica;
• ridurre i tempi di pagamento sui prodotti deperibili,
• fissare l’obbligo di una corretta informazione al consumatore sulla stagionalità.
Inoltre è stato chiesto rafforzare gli interventi di credito agevolato e di attivare procedure per sospendere rate e pagamenti dovuti dalle imprese agricole nel 2011, consentendone la rateizzazione nel medio periodo.
“Sarà fondamentale – ha concluso Tonello – avviare un piano di ristrutturazione del settore, con interventi per il ripristino della trasparenza nelle transazioni commerciali e il riposizionamento delle Organizzazione di prodotto. Non dobbiamo dimenticare che dal 2005 ad oggi solo in Emilia Romagna sono arrivati circa 500 milioni di euro dall’ente pubblico, che hanno attivato interventi per 1 miliardo di euro, che comunque non hanno scongiurato 4 anni di crisi su 7 campagne”.
Prezzi comparati di alcuni prodotti di uso comune e il corrispettivo in pesche:
prodotti prezzi corrispettivo pesche
caffè € 1,10 5,5 Kg
sigarette € 4,60 23 Kg
acqua ½ l € 0,80 4 Kg
chewing gum € 1,70 8,5 Kg
biro € 1,80 9 Kh
bitter € 2,00 10 Kg
crema abbronzante € 9,80 49 Kg
Integratore alimentare € 15,50 77,5 Kg
Inaccettabile che per un caffè occorra l’equivalente in euro di 5 kg di pesche. I produttori sollecitano l’intervento del ministero dell’agricoltura e chiedono di frenare la politica commerciale aggressiva della GDO, che favorisce il prodotto di importazione di bassa qualità a scapito del prodotto nazionale, meglio se del territorio. I prezzi in campo più bassi di quelli di 10 anni, ma i costi sono aumentati e le aziende iniziano ad espiantare i frutteti
Nel 2011 pesche e nettarine vengono pagate meno di 10 anni fa. Nella campagna del lontano 2001, primo anno di applicazione dell’Euro, l’Osservatorio Agroalimentare di Regione e Unioncamere dell’Emilia Romagna avevano rilevato un prezzo medio di 40 centesimi al chilo, il doppio dei 20 centesimi che i produttori ottengono oggi. Si tratta di un prezzo – rileva Coldiretti Emilia Romagna – che non ripaga i costi di produzione e che risulta scandaloso se paragonato ai prezzi di alcuni prodotti di uso corrente: ci vogliono 5,5 Kg di pesche per una tazzina di caffè, 20 Kg per un bitter, 49 Kg per una crema abbronzante.Una concatenazione di cause, derivata dall’emergenza dell’”Escherichia Coli”, dall’andamento meteorologico, che ha provocato il sovrapporsi di produzioni diverse, e dai bassi consumi, hanno determinato la necessità di salvaguardare i prodotti di qualità italiani, tra i quali, oltre ad ortaggi e a pesche e nettarine, anche altri prodotti come cocomeri, meloni, patate e cipolle.
Per questo i produttori di Coldiretti hanno realizzato un presidio a Bologna, all’ingresso del palazzo della Regione, durante il quale è stata distribuita frutta ai dipendenti di via Aldo Moro. Davanti alla sede della Giunta regionale è stato allestito un anfiteatro con 300 cassette di frutta con lo slogan “Arrivano i Nostri”. Nell’anfiteatro, dove è stata presentata la prima mostra comparata dei prezzi di prodotti di uso comune con il corrispettivo in pesche, una rappresentanza dei produttori ortofrutticoli di tutta l’Emilia Romagna ha incontrato il presidente della Regione Vasco Errani e l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni, ai quali è stata presentato un documento di interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza.
“Da un lato c’è l’inadeguatezza delle normative comunitarie per la prevenzione e la gestione delle crisi di mercato – ha detto il presidente di Coldiretti regionale, Mauro Tonello – dall’altro c’è un diffuso comportamento della Grande distribuzione organizzata (Gdo) ad utilizzare il prodotto ortofrutticolo per aggressive campagne di promozione sottocosto. Il tutto innesca una miscela esplosiva che fa da acceleratore dell’emergenza”.
Proprio sulla grande distribuzione si appuntano le critiche più forti dei produttori. “Come prima azione per rilanciare i nostri prodotti – ha detto Tonello – abbiamo cercato un accordo al tavolo interprofessionale nazionale che limitasse l’immissione sul mercato di prodotto di minore qualità e di minor calibro, ottenendo però solo un netto rifiuto da parte della Gdo di impegnarsi a non commercializzare prodotto di importazione con caratteristiche qualitative inferiori a quelle per cui si impegnavano i produttori italiani”.
Nel documento presentato ad Errani i produttori, tra le varie proposte, chiedono un autorevole intervento sul Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali per poter ovviare a situazione ed intervenire presso la Gdo per:
• sottoscrivere l’accordo interprofessionale, già firmato dal resto della filiera;
• regolamentare l’uso del sottocosto dei prodotti ortofrutticoli;
• regolamentare l’uso della scontistica;
• ridurre i tempi di pagamento sui prodotti deperibili,
• fissare l’obbligo di una corretta informazione al consumatore sulla stagionalità.
Inoltre è stato chiesto rafforzare gli interventi di credito agevolato e di attivare procedure per sospendere rate e pagamenti dovuti dalle imprese agricole nel 2011, consentendone la rateizzazione nel medio periodo.
“Sarà fondamentale – ha concluso Tonello – avviare un piano di ristrutturazione del settore, con interventi per il ripristino della trasparenza nelle transazioni commerciali e il riposizionamento delle Organizzazione di prodotto. Non dobbiamo dimenticare che dal 2005 ad oggi solo in Emilia Romagna sono arrivati circa 500 milioni di euro dall’ente pubblico, che hanno attivato interventi per 1 miliardo di euro, che comunque non hanno scongiurato 4 anni di crisi su 7 campagne”.
Prezzi comparati di alcuni prodotti di uso comune e il corrispettivo in pesche:
prodotti prezzi corrispettivo pesche
caffè € 1,10 5,5 Kg
sigarette € 4,60 23 Kg
acqua ½ l € 0,80 4 Kg
chewing gum € 1,70 8,5 Kg
biro € 1,80 9 Kh
bitter € 2,00 10 Kg
crema abbronzante € 9,80 49 Kg
Integratore alimentare € 15,50 77,5 Kg
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CRISI DELL’ORTOFRUTTA, APOFRUIT IN PRIMA LINEA NELLA RICERCA DI SOLUZIONI
Fonte: Apofruit
L’emergenza si fa sentire ma la cooperativa, grazie alla propria organizzazione commerciale registra volumi di vendite regolari. Il problema è rappresentato dai prezzi troppo bassi del mercato che non consentono ai produttori un reddito adeguato. Apofruit ha organizzato alcuni incontri informativi per i propri soci
«Siamo preoccupati della difficile situazione e stiamo cercando di mettere in atto tutte le soluzioni possibili, compreso la messa a punto d’interventi innovativi indispensabili visto le ricorrenti crisi dell’ortofrutta. Grazie, tuttavia, all’organizzazione della nostra struttura il prodotto dei nostri soci sta trovando collocazione sul mercato e registriamo stock regolari». E’ questa la sintesi, nelle parole del direttore Mario Tamanti, della situazione all’interno della cooperativa Apofruit Italia coinvolta come tutte le altre organizzazioni dei produttori nell’emergenza che grava in questi giorni sull’intero comparto ortofrutticolo italiano. «Teniamo a sottolineare, comunque - evidenzia Tamanti - che le quantità di prodotto destinato ai ritiri dal mercato (biodigestione per fini energetici e beneficenza) rappresentano una quota marginale dei volumi conferiti dai soci: la nostra struttura commerciale è in grado, nonostante le difficoltà di mercato attuali, di fronteggiare l’emergenza. Il problema è rappresentato dai prezzi di vendita in tutti i mercati europei, troppo bassi per garantire ai produttori un reddito adeguato».
Quali le cause di questa crisi e il progressivo acuirsi di questi giorni? Si tratta di un insieme di fattori concomitanti: l’anticipo della maturazione e l’accavallamento di diverse aree di produzione (nord e sud Italia, Spagna, Francia e Grecia arrivati contemporaneamente), il calo dei consumi, dovuto anche agli effetti della psicosi dell’Escherichia coli, unito alla completa mancanza di strumenti di tutela dei produttori, ha portato il mercato a livelli talmente bassi da non coprire neanche la metà dei costi della produzione agricola.
Ai valori attuali di mercato il prezzo alla produzione di un kg di pesche e nettarine oscilla tra i 20 e i 30 centesimi.
«La nostra prima preoccupazione sono i nostri soci produttori - afferma il presidente di Apofruit Mirco Zanotti - Questa crisi come le altre che l’hanno preceduta, evidenzia una volta in più come il produttore rappresenti il soggetto più penalizzato della filiera che va dal campo al consumatore. La situazione di crisi attuale la può risolvere solo un miglioramento del mercato, ma è necessario che le Istituzioni capiscano che serve una maggiore tutela della produzione. Filiere così deperibili come quelle estive non possono essere lasciate in balia del solo mercato senza alcuna protezione».
«Il nostro impegno in queste ore –spiega Tamanti- è quello di mettere a punto una serie di nuove proposte per garantire la sopravvivenza di un settore strategico per l’economia nazionale e del territorio. Nell’immediato dobbiamo con forza sensibilizzare il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali affinché convinca l’Unione Europea ad allargare all’ortofrutta estiva i provvedimenti straordinari adottati per arginare gli effetti dell’Escherichia Coli che ha innegabilmente trascinato verso il basso i consumi ortofrutticoli. Occorre, inoltre, lavorare in modo unitario da subito per rivedere la normativa OCM che non tutela i produttori nelle situazioni di crisi come evidenzia la situazione in corso, quindi bisogna incrementare le quantità di prodotto ritirabili dal mercato, destinandole a fini energetici o in beneficenza, e soprattutto innalzarne i valori/indennizzi. Troppe lettere, troppi comunicati presentati in modo frammentario non hanno prodotto nulla in questi ultimi otto anni. Occorrono nuove idee e nuove procedure d’intervento per fare cose concrete»
Per illustrare la grave situazione e presentare e valutare insieme possibili iniziative innovative, Apofruit ha convocato i propri soci per lunedì 18 Luglio a Cesena e martedì 19 luglio a S. Pietro in Vincoli (Ra).
L’emergenza si fa sentire ma la cooperativa, grazie alla propria organizzazione commerciale registra volumi di vendite regolari. Il problema è rappresentato dai prezzi troppo bassi del mercato che non consentono ai produttori un reddito adeguato. Apofruit ha organizzato alcuni incontri informativi per i propri soci
«Siamo preoccupati della difficile situazione e stiamo cercando di mettere in atto tutte le soluzioni possibili, compreso la messa a punto d’interventi innovativi indispensabili visto le ricorrenti crisi dell’ortofrutta. Grazie, tuttavia, all’organizzazione della nostra struttura il prodotto dei nostri soci sta trovando collocazione sul mercato e registriamo stock regolari». E’ questa la sintesi, nelle parole del direttore Mario Tamanti, della situazione all’interno della cooperativa Apofruit Italia coinvolta come tutte le altre organizzazioni dei produttori nell’emergenza che grava in questi giorni sull’intero comparto ortofrutticolo italiano. «Teniamo a sottolineare, comunque - evidenzia Tamanti - che le quantità di prodotto destinato ai ritiri dal mercato (biodigestione per fini energetici e beneficenza) rappresentano una quota marginale dei volumi conferiti dai soci: la nostra struttura commerciale è in grado, nonostante le difficoltà di mercato attuali, di fronteggiare l’emergenza. Il problema è rappresentato dai prezzi di vendita in tutti i mercati europei, troppo bassi per garantire ai produttori un reddito adeguato».
Quali le cause di questa crisi e il progressivo acuirsi di questi giorni? Si tratta di un insieme di fattori concomitanti: l’anticipo della maturazione e l’accavallamento di diverse aree di produzione (nord e sud Italia, Spagna, Francia e Grecia arrivati contemporaneamente), il calo dei consumi, dovuto anche agli effetti della psicosi dell’Escherichia coli, unito alla completa mancanza di strumenti di tutela dei produttori, ha portato il mercato a livelli talmente bassi da non coprire neanche la metà dei costi della produzione agricola.
Ai valori attuali di mercato il prezzo alla produzione di un kg di pesche e nettarine oscilla tra i 20 e i 30 centesimi.
«La nostra prima preoccupazione sono i nostri soci produttori - afferma il presidente di Apofruit Mirco Zanotti - Questa crisi come le altre che l’hanno preceduta, evidenzia una volta in più come il produttore rappresenti il soggetto più penalizzato della filiera che va dal campo al consumatore. La situazione di crisi attuale la può risolvere solo un miglioramento del mercato, ma è necessario che le Istituzioni capiscano che serve una maggiore tutela della produzione. Filiere così deperibili come quelle estive non possono essere lasciate in balia del solo mercato senza alcuna protezione».
«Il nostro impegno in queste ore –spiega Tamanti- è quello di mettere a punto una serie di nuove proposte per garantire la sopravvivenza di un settore strategico per l’economia nazionale e del territorio. Nell’immediato dobbiamo con forza sensibilizzare il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali affinché convinca l’Unione Europea ad allargare all’ortofrutta estiva i provvedimenti straordinari adottati per arginare gli effetti dell’Escherichia Coli che ha innegabilmente trascinato verso il basso i consumi ortofrutticoli. Occorre, inoltre, lavorare in modo unitario da subito per rivedere la normativa OCM che non tutela i produttori nelle situazioni di crisi come evidenzia la situazione in corso, quindi bisogna incrementare le quantità di prodotto ritirabili dal mercato, destinandole a fini energetici o in beneficenza, e soprattutto innalzarne i valori/indennizzi. Troppe lettere, troppi comunicati presentati in modo frammentario non hanno prodotto nulla in questi ultimi otto anni. Occorrono nuove idee e nuove procedure d’intervento per fare cose concrete»
Per illustrare la grave situazione e presentare e valutare insieme possibili iniziative innovative, Apofruit ha convocato i propri soci per lunedì 18 Luglio a Cesena e martedì 19 luglio a S. Pietro in Vincoli (Ra).
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venerdì 15 luglio 2011
IN CADUTA LIBERA I PREZZI DI PESCHE E NETTARINE - VA AVVIATA UNA PROFONDA RIFLESSIONE DEL SISTEMA
Fonte: Confagricoltura Ferrara
"I generi alimentari freschi, il cui prezzo è sceso a giugno dello 0,3% hanno fatto da parziale ammortizzatore ad un'inflazione calcolata dall'Istat al 2,7% su base annua, il livello più alto registrato dal novembre 2008. Ma questo ruolo di salvagente contro il carovita i produttori agricoli lo hanno assunto a proprie spese". Lo sottolinea il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi, in relazione alla rilevazione sui prezzi definitivi al consumo di giugno diffusa dall'Istat - che ricorda come l'allarme E.Coli scatenato in Germania abbia scoraggiato i consumi di tutti gli ortaggi e della frutta e bloccato le esportazioni. Il risultato è stata una diminuzione dei prezzi al consumo dei vegetali freschi pari al 5,6% su base mensile ed al 2,5% rispetto all'anno scorso, come rileva l'Istat.
"A giugno, come attestano i dati Ismea, i prezzi all'origine della frutta fresca sono diminuiti di quasi il 20% e degli ortaggi del 22% rispetto a un anno fa. E le cose - prosegue il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - non stanno andando meglio a luglio: le quotazioni della frutta fresca sono in caduta libera, i mercati sono ingolfati da pesche e nettarine provenienti dall'estero, il caldo eccezionale ha fatto maturare in anticipo i raccolti facendo saltare i calendari"
"Non è perciò più accettabile sentire riproposto il grido dei produttori di pesche della nostra provincia per l'insostenibilità del prezzo riconosciuto al prodotto a fronte di costi di produzione sempre più alti. E' necessario avviare da subito una profonda riflessione del sistema che ruota intorno alla coltivazione della pesca per non arrivare alla resa finale dei produttori con abbattimento dei frutteti e conseguente perdita di occupazione e delle peculiarità e qualità delle nostre produzioni".
Bisogna partire immediatamente con una richiesta di modifica delle disposizioni e dei vincoli dettati dall'UE per il governo della produzione richiedendo come paese Italia ed in maniera unitaria: l'aumento ad almeno il 10% delle quantità di prodotto ritirabile in caso di crisi (attualmente nell'OCM Organizzazioni Comuni di Mercato del settore è previsto il 5%), la facoltà delle Organizzazioni di Produttori di poter accumulare le risorse non spese nell'annata per fronteggiare successivi periodi di crisi e l'aggiornamento dei prezzi del ritiro per determinare una soglia minima accettabile al di sotto della quale non scendere.
"Contestualmente diventa inderogabile - aggiunge il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese - porre i produttori italiani nelle stesse condizioni dei loro competitor europei. Non si può più accettare che dietro la politica della qualità, i nostri frutticoltori siano obbligati a farsi carico di costi maggiori per vedersi poi soffiare il mercato dai concorrenti spagnoli o nord africani che producendo con minori vincoli riescono a proporsi sul mercato con prezzi più bassi; prezzi sui quali poi la grande distribuzione trova il pieno risultato speculativo. In questo ambito va stigmatizzata la posizione assunta dalla grande distribuzione di non condividere, con il sistema ortofrutticolo italiano, le scelte di qualità merceologica da farsi con la medesima intensità sia su quelle nazionali che su quelle internazionali, contribuendo in maniera determinante alla crisi dei frutticoltori italiani".
"Va assolutamente affrontato e risolto - conclude Nicola Gherardi - il tema del sistema della rappresentanza del prodotto "pesca" sul mercato. Risulta infatti evidente che qualcosa in questa OCM non funziona. Non è pensabile gestire il mercato della frutta estiva con modelli di governo che coinvolgono solo il 30% del prodotto di quello stesso comparto. E' ora di affrontare l'argomento una volta per tutte perché se su dieci anni di funzionamento dell'OCM, cinque sono stati di crisi per i produttori, non si può dare la colpa a congiunture ogni volta più sfortunate; è ora di darsi da fare e rendersi conto che così com'è il sistema non funziona. Bisogna iniziare a pensare al raccolto del 2012 e a quelli futuri per costruire una rete ed un sistema nuovo capace di valorizzare la produzione , ridurre i costi e responsabilizzare, in maniera forte, i soggetti chiamati a rappresentare ai vari livelli i produttori".
"I generi alimentari freschi, il cui prezzo è sceso a giugno dello 0,3% hanno fatto da parziale ammortizzatore ad un'inflazione calcolata dall'Istat al 2,7% su base annua, il livello più alto registrato dal novembre 2008. Ma questo ruolo di salvagente contro il carovita i produttori agricoli lo hanno assunto a proprie spese". Lo sottolinea il Presidente di Confagricoltura Ferrara, Nicola Gherardi, in relazione alla rilevazione sui prezzi definitivi al consumo di giugno diffusa dall'Istat - che ricorda come l'allarme E.Coli scatenato in Germania abbia scoraggiato i consumi di tutti gli ortaggi e della frutta e bloccato le esportazioni. Il risultato è stata una diminuzione dei prezzi al consumo dei vegetali freschi pari al 5,6% su base mensile ed al 2,5% rispetto all'anno scorso, come rileva l'Istat.
"A giugno, come attestano i dati Ismea, i prezzi all'origine della frutta fresca sono diminuiti di quasi il 20% e degli ortaggi del 22% rispetto a un anno fa. E le cose - prosegue il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - non stanno andando meglio a luglio: le quotazioni della frutta fresca sono in caduta libera, i mercati sono ingolfati da pesche e nettarine provenienti dall'estero, il caldo eccezionale ha fatto maturare in anticipo i raccolti facendo saltare i calendari"
"Non è perciò più accettabile sentire riproposto il grido dei produttori di pesche della nostra provincia per l'insostenibilità del prezzo riconosciuto al prodotto a fronte di costi di produzione sempre più alti. E' necessario avviare da subito una profonda riflessione del sistema che ruota intorno alla coltivazione della pesca per non arrivare alla resa finale dei produttori con abbattimento dei frutteti e conseguente perdita di occupazione e delle peculiarità e qualità delle nostre produzioni".
Bisogna partire immediatamente con una richiesta di modifica delle disposizioni e dei vincoli dettati dall'UE per il governo della produzione richiedendo come paese Italia ed in maniera unitaria: l'aumento ad almeno il 10% delle quantità di prodotto ritirabile in caso di crisi (attualmente nell'OCM Organizzazioni Comuni di Mercato del settore è previsto il 5%), la facoltà delle Organizzazioni di Produttori di poter accumulare le risorse non spese nell'annata per fronteggiare successivi periodi di crisi e l'aggiornamento dei prezzi del ritiro per determinare una soglia minima accettabile al di sotto della quale non scendere.
"Contestualmente diventa inderogabile - aggiunge il Presidente dell'Organizzazione agricola ferrarese - porre i produttori italiani nelle stesse condizioni dei loro competitor europei. Non si può più accettare che dietro la politica della qualità, i nostri frutticoltori siano obbligati a farsi carico di costi maggiori per vedersi poi soffiare il mercato dai concorrenti spagnoli o nord africani che producendo con minori vincoli riescono a proporsi sul mercato con prezzi più bassi; prezzi sui quali poi la grande distribuzione trova il pieno risultato speculativo. In questo ambito va stigmatizzata la posizione assunta dalla grande distribuzione di non condividere, con il sistema ortofrutticolo italiano, le scelte di qualità merceologica da farsi con la medesima intensità sia su quelle nazionali che su quelle internazionali, contribuendo in maniera determinante alla crisi dei frutticoltori italiani".
"Va assolutamente affrontato e risolto - conclude Nicola Gherardi - il tema del sistema della rappresentanza del prodotto "pesca" sul mercato. Risulta infatti evidente che qualcosa in questa OCM non funziona. Non è pensabile gestire il mercato della frutta estiva con modelli di governo che coinvolgono solo il 30% del prodotto di quello stesso comparto. E' ora di affrontare l'argomento una volta per tutte perché se su dieci anni di funzionamento dell'OCM, cinque sono stati di crisi per i produttori, non si può dare la colpa a congiunture ogni volta più sfortunate; è ora di darsi da fare e rendersi conto che così com'è il sistema non funziona. Bisogna iniziare a pensare al raccolto del 2012 e a quelli futuri per costruire una rete ed un sistema nuovo capace di valorizzare la produzione , ridurre i costi e responsabilizzare, in maniera forte, i soggetti chiamati a rappresentare ai vari livelli i produttori".
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COLDIRETTI, INFLAZIONE: VOLA PREZZO FRUTTA (+14%) AL CONSUMO MA CROLLA IN CAMPAGNA (-20%)
Fonte: Coldiretti Ferrara
La moltiplicazione dei prezzi della frutta dal campo alla tavola spinge gli alimentari al top degli aumenti. Ma in campo si rischia di non raccogliere per prezzi al di sotto dei costi di produzione.
Volano i prezzi della frutta fresca sugli scaffali con un aumento del 14 per cento rispetto allo scorso anno, superiore a quello della benzina, ma nei campi è crisi profonda con una diminuzione dei compensi riconosciuti agli agricoltori del 20 per cento con conseguenze drammatiche sui redditi delle imprese agricole. E’ quanto denuncia Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dati Istat relativi al mese di giugno che evidenziano un aumento dell’inflazione con gli alimentari al top da 2 anni (+3,0 per cento) che è dovuto anche alle distorsioni e alle speculazioni che si verificano nel passaggio della frutta dal campo alla tavola. A causa delle distorsioni, delle inefficienze e delle eccessive intermediazioni nel passaggio della frutta dall’azienda agricola al carrello della spesa - sottolinea la Coldiretti - i prezzi triplicano, ma possono aumentare anche di 5 o 6 volte. Quest’estate si è allargata senza giustificazioni - sottolinea la Coldiretti - la forbice dei prezzi della frutta fresca tra produzione e consumo. Una situazione che danneggia gli agricoltori costretti a lavorare in perdita ma - precisa la Coldiretti - anche i consumatori che potrebbero acquistare maggiori quantità e a condizioni più vantaggiose. Una situazione aggravata dalla mancata firma da parte della Grande Distribuzione Organizzata dell’accordo interprofessionale per la campagna di raccolta 2011 alla quale la Coldiretti chiede un forte atto di responsabilità. Gli esempi non mancano: secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole. Le pesche gialle - conclude la Coldiretti - subiscono un ricarico del 442 per cento (più di cinque volte), le albicocche del 224 per cento (più di tre volte) mentre i cocomeri fanno registrare un aumento del 268 per cento (oltre tre volte e mezzo) ed i meloni del 288 per cento (quasi il triplo).
La moltiplicazione dei prezzi della frutta dal campo alla tavola spinge gli alimentari al top degli aumenti. Ma in campo si rischia di non raccogliere per prezzi al di sotto dei costi di produzione.
Volano i prezzi della frutta fresca sugli scaffali con un aumento del 14 per cento rispetto allo scorso anno, superiore a quello della benzina, ma nei campi è crisi profonda con una diminuzione dei compensi riconosciuti agli agricoltori del 20 per cento con conseguenze drammatiche sui redditi delle imprese agricole. E’ quanto denuncia Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dati Istat relativi al mese di giugno che evidenziano un aumento dell’inflazione con gli alimentari al top da 2 anni (+3,0 per cento) che è dovuto anche alle distorsioni e alle speculazioni che si verificano nel passaggio della frutta dal campo alla tavola. A causa delle distorsioni, delle inefficienze e delle eccessive intermediazioni nel passaggio della frutta dall’azienda agricola al carrello della spesa - sottolinea la Coldiretti - i prezzi triplicano, ma possono aumentare anche di 5 o 6 volte. Quest’estate si è allargata senza giustificazioni - sottolinea la Coldiretti - la forbice dei prezzi della frutta fresca tra produzione e consumo. Una situazione che danneggia gli agricoltori costretti a lavorare in perdita ma - precisa la Coldiretti - anche i consumatori che potrebbero acquistare maggiori quantità e a condizioni più vantaggiose. Una situazione aggravata dalla mancata firma da parte della Grande Distribuzione Organizzata dell’accordo interprofessionale per la campagna di raccolta 2011 alla quale la Coldiretti chiede un forte atto di responsabilità. Gli esempi non mancano: secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole. Le pesche gialle - conclude la Coldiretti - subiscono un ricarico del 442 per cento (più di cinque volte), le albicocche del 224 per cento (più di tre volte) mentre i cocomeri fanno registrare un aumento del 268 per cento (oltre tre volte e mezzo) ed i meloni del 288 per cento (quasi il triplo).
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giovedì 14 luglio 2011
FRUTTA, CONFAGRICOLTURA: «L’ONDATA DI CALDO ANTICIPA LA MATURAZIONE, FACENDO CROLLARE I PREZZI»
Fonte: Confagricoltura
«I prezzi all’origine della frutta sono in caduta libera. Il caldo eccezionale ha anticipato la maturazione della frutta estiva ingolfando i mercati con prodotto nazionale ed estero. Sono crollate le quotazioni all’origine, con effetti disastrosi sui redditi delle aziende agricole». Lo afferma Confagricoltura in occasione dell’audizione in Commissione agricoltura della Camera dei Deputati, sottolineando il forte ribasso dei listini. Solo nell’ultima settimana il prezzo delle pesche è calato del 14%, delle nettarine del 25%, dei meloni del 15% e dei cocomeri addirittura del 30%.
La situazione è diventata insostenibile per i produttori: «La qualità è ottima, ma i prezzi non sono remunerativi – sottolinea preoccupata Confagricoltura -. Il settore ortofrutticolo, inoltre, è particolarmente vulnerabile perché richiede investimenti immediati, l’indispensabile ricorso alla manodopera e si opera in un mercato di esasperata competitività e non mediato da alcuna ‘rete di protezione’».
«Per evitare il collasso del comparto è fondamentale agire velocemente su più fronti – rileva Confagricoltura -. Servono interventi immediati per tamponare l’emergenza come, ad esempio, una misura straordinaria che ampli la gamma di prodotti interessati ai ritiri che vanno prolungati almeno fino alla fine di luglio. Ma è soprattutto necessario lavorare in prospettiva, su nuove forme assicurative, sulla programmazione della produzione e sullo sviluppo dei consumi».
«I prezzi all’origine della frutta sono in caduta libera. Il caldo eccezionale ha anticipato la maturazione della frutta estiva ingolfando i mercati con prodotto nazionale ed estero. Sono crollate le quotazioni all’origine, con effetti disastrosi sui redditi delle aziende agricole». Lo afferma Confagricoltura in occasione dell’audizione in Commissione agricoltura della Camera dei Deputati, sottolineando il forte ribasso dei listini. Solo nell’ultima settimana il prezzo delle pesche è calato del 14%, delle nettarine del 25%, dei meloni del 15% e dei cocomeri addirittura del 30%.
La situazione è diventata insostenibile per i produttori: «La qualità è ottima, ma i prezzi non sono remunerativi – sottolinea preoccupata Confagricoltura -. Il settore ortofrutticolo, inoltre, è particolarmente vulnerabile perché richiede investimenti immediati, l’indispensabile ricorso alla manodopera e si opera in un mercato di esasperata competitività e non mediato da alcuna ‘rete di protezione’».
«Per evitare il collasso del comparto è fondamentale agire velocemente su più fronti – rileva Confagricoltura -. Servono interventi immediati per tamponare l’emergenza come, ad esempio, una misura straordinaria che ampli la gamma di prodotti interessati ai ritiri che vanno prolungati almeno fino alla fine di luglio. Ma è soprattutto necessario lavorare in prospettiva, su nuove forme assicurative, sulla programmazione della produzione e sullo sviluppo dei consumi».
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lunedì 11 luglio 2011
BATTERIO KILLER: IL PRESIDENTE DI CONFAGRICOLTURA MARIO GUIDI SCRIVE AL MINISTRO ROMANO
Fonte: Confagricoltura
CROLLANO I PREZZI DI FRUTTA E ORTAGGI. NECESSARIO PROROGARE E ALLARGARE LE MISURE DI SOSTEGNO ISTITUITE DALLA UE
Il presidente della Confagricoltura Mario Guidi ha scritto al ministro per le Politiche agricole Saverio Romano per sottoporgli la gravità della situazione in cui si trova il comparto ortofrutticolo in seguito all’emergenza escheria coli, chiedendogli di intervenire presso la Commissione europea per prorogare le misure di sostegno istituite e di allargare la gamma dei prodotti che ne possono beneficiare.
La psicosi della presenza del batterio dell’escheria coli ha, infatti, ridotto drasticamente il consumo di frutta e verdura in tutta Europa, provocando un crollo vertiginoso dei prezzi. Come dimostrano i dati Ismea diffusi oggi che rilevano, a giugno, una diminuzione dei prezzi all’origine degli ortaggi del 21,9% e della frutta del 19,7% rispetto allo stesso mese del 2010.
Il Commissario Ciolos ha, opportunamente, istituito misure di sostegno eccezionali a carattere temporaneo permettendo ad alcuni prodotti, quali lattughe, indivie, cappucce, pomodori, cetrioli, peperoni e zucchine, di essere ritirati a prezzi di mercato. La crisi ha però coinvolto tutti i prodotti ortofrutticoli attualmente in produzione.
Per questo, a parere di Confagricoltura è necessario che la Commissione Europea proroghi la durata regolamento (UE) 585/2011, scaduto il 30 giugno, estendendone i benefici a tutta la frutta e a tutti gli ortaggi estivi.
CROLLANO I PREZZI DI FRUTTA E ORTAGGI. NECESSARIO PROROGARE E ALLARGARE LE MISURE DI SOSTEGNO ISTITUITE DALLA UE
Il presidente della Confagricoltura Mario Guidi ha scritto al ministro per le Politiche agricole Saverio Romano per sottoporgli la gravità della situazione in cui si trova il comparto ortofrutticolo in seguito all’emergenza escheria coli, chiedendogli di intervenire presso la Commissione europea per prorogare le misure di sostegno istituite e di allargare la gamma dei prodotti che ne possono beneficiare.
La psicosi della presenza del batterio dell’escheria coli ha, infatti, ridotto drasticamente il consumo di frutta e verdura in tutta Europa, provocando un crollo vertiginoso dei prezzi. Come dimostrano i dati Ismea diffusi oggi che rilevano, a giugno, una diminuzione dei prezzi all’origine degli ortaggi del 21,9% e della frutta del 19,7% rispetto allo stesso mese del 2010.
Il Commissario Ciolos ha, opportunamente, istituito misure di sostegno eccezionali a carattere temporaneo permettendo ad alcuni prodotti, quali lattughe, indivie, cappucce, pomodori, cetrioli, peperoni e zucchine, di essere ritirati a prezzi di mercato. La crisi ha però coinvolto tutti i prodotti ortofrutticoli attualmente in produzione.
Per questo, a parere di Confagricoltura è necessario che la Commissione Europea proroghi la durata regolamento (UE) 585/2011, scaduto il 30 giugno, estendendone i benefici a tutta la frutta e a tutti gli ortaggi estivi.
venerdì 1 luglio 2011
“BATTERIO KILLER”: IN EMILIA-ROMAGNA DANNI PER 25 MILIONI DI EURO
Fonte: Coldiretti Ferrara
Coldiretti scrive all’Assessore Rabboni per finanziamenti ad ortaggi danneggiati. Richiesta per inserire il radicchio tra quelli danneggiati. Problemi per i produttori ferraresi: “se non cambia qualcosa danni per migliaia di euro anche per noi”.
Il calo dei consumi di ortaggi e frutta freschi causato dalla psicosi creata dall’allarme del batterio Escherichia Coli, si sta ripercuotendo pesantemente sull’agricoltura italiana ed emiliano romagnola in particolare.
E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna che ha scritto una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, chiedendo di estendere i finanziamenti straordinari dell’Unione Europea anche al radicchio, lasciato fuori dall’elenco dei prodotti ammessi a finanziamento probabilmente per un errore formale, visto che si tratta di un prodotto a foglia come tutte le insalate e le bietole. Il prezzo del radicchio – informa Coldiretti – a causa dell’ingiustificato allarme è crollato rispetto allo scorso anno del 42%, esattamente come quello dei cetrioli, inizialmente sospettati di essere i portatori dell’Escherichia.
Coldiretti Emilia Romagna inoltre ha chiesto di inserire tra i prodotti che possono attingere ai contributi, anche meloni, cocomeri, fagiolini freschi e sedani, prodotti che hanno subìto il forte traino negativo dell’allarme, con un calo dei consumi attorno al 20% e conseguente crollo dei prezzi. Secondo dati Ismea – rileva Coldiretti – il prezzo dei fagiolini rispetto allo scorso anno è diminuito del 20%, quello del sedano del 25% e quello dei meloni del 30%.
“Apprezziamo la richiesta fatta da Rabboni di inserire pesche e nettarine tra le specie che possono usufruire dei finanziamenti dell’Unione europea e per questo gli chiediamo di insistere nel suo intervento per estendere il finanziamento alle altre specie in difficoltà, in particolare il radicchio di cui l’Italia è il maggior produttore mondiale. Purtroppo i produttori ortofrutticoli stanno vedendo svanire il risultato di una intera stagione con danni che per la sola Emilia Romagna si aggira attorno ai 25 milioni di euro. E’ fondamentale cercare di arrestare questa situazione generata da un allarme che vede i produttori italiani completamente estranei”.
Non mancano i problemi anche nel ferrarese, sia per le aziende di vendita diretta che hanno subito una contrazione delle vendite nei giorni “caldi” dell’allarme ma soprattutto tra le aziende specializzate nella produzione e commercio degli ortaggi a foglia, che vedono la nostra provincia ai primi posti in ambito nazionale. Non sono poche le imprese che lamentano mancate vendite anche per decine di migliaia di euro.
Le somme stanziate dalla Unione Europea ed i meccanismi di applicazione per poter fare richiesta di risarcimento non appaiono adeguate al reale danno subito dalle aziende agricole, da qui la necessità – sottolinea Coldiretti Ferrara – di sollecitare nuove più incisive misure di intervento.
Coldiretti scrive all’Assessore Rabboni per finanziamenti ad ortaggi danneggiati. Richiesta per inserire il radicchio tra quelli danneggiati. Problemi per i produttori ferraresi: “se non cambia qualcosa danni per migliaia di euro anche per noi”.
Il calo dei consumi di ortaggi e frutta freschi causato dalla psicosi creata dall’allarme del batterio Escherichia Coli, si sta ripercuotendo pesantemente sull’agricoltura italiana ed emiliano romagnola in particolare.
E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna che ha scritto una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, chiedendo di estendere i finanziamenti straordinari dell’Unione Europea anche al radicchio, lasciato fuori dall’elenco dei prodotti ammessi a finanziamento probabilmente per un errore formale, visto che si tratta di un prodotto a foglia come tutte le insalate e le bietole. Il prezzo del radicchio – informa Coldiretti – a causa dell’ingiustificato allarme è crollato rispetto allo scorso anno del 42%, esattamente come quello dei cetrioli, inizialmente sospettati di essere i portatori dell’Escherichia.
Coldiretti Emilia Romagna inoltre ha chiesto di inserire tra i prodotti che possono attingere ai contributi, anche meloni, cocomeri, fagiolini freschi e sedani, prodotti che hanno subìto il forte traino negativo dell’allarme, con un calo dei consumi attorno al 20% e conseguente crollo dei prezzi. Secondo dati Ismea – rileva Coldiretti – il prezzo dei fagiolini rispetto allo scorso anno è diminuito del 20%, quello del sedano del 25% e quello dei meloni del 30%.
“Apprezziamo la richiesta fatta da Rabboni di inserire pesche e nettarine tra le specie che possono usufruire dei finanziamenti dell’Unione europea e per questo gli chiediamo di insistere nel suo intervento per estendere il finanziamento alle altre specie in difficoltà, in particolare il radicchio di cui l’Italia è il maggior produttore mondiale. Purtroppo i produttori ortofrutticoli stanno vedendo svanire il risultato di una intera stagione con danni che per la sola Emilia Romagna si aggira attorno ai 25 milioni di euro. E’ fondamentale cercare di arrestare questa situazione generata da un allarme che vede i produttori italiani completamente estranei”.
Non mancano i problemi anche nel ferrarese, sia per le aziende di vendita diretta che hanno subito una contrazione delle vendite nei giorni “caldi” dell’allarme ma soprattutto tra le aziende specializzate nella produzione e commercio degli ortaggi a foglia, che vedono la nostra provincia ai primi posti in ambito nazionale. Non sono poche le imprese che lamentano mancate vendite anche per decine di migliaia di euro.
Le somme stanziate dalla Unione Europea ed i meccanismi di applicazione per poter fare richiesta di risarcimento non appaiono adeguate al reale danno subito dalle aziende agricole, da qui la necessità – sottolinea Coldiretti Ferrara – di sollecitare nuove più incisive misure di intervento.
mercoledì 1 giugno 2011
BATTERIO KILLER IN GERMANIA. CONFAGRICOLTURA: IN DIFFICOLTA’ L’EXPORT DI ORTOFRUTTA ITALIANA. GIA’ SI CONTANO I DANNI
Fonte: Confagricoltura
Confagricoltura teme le ripercussioni dovute al batterio E.Coli riscontrato in Germania di cui non si è certi che la fonte di infezione siano i cetrioli. “Giugno - osserva l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - è il mese di piena campagna di raccolta e per la nostra frutta ed i nostri ortaggi si profila un disastro; i produttori, nonostante il nostro Paese sia completamente estraneo alla vicenda, rischiano di pagare un conto salato”.
Confagricoltura auspica che l’indagine delle autorità sanitarie tedesche sia veloce e faccia piena chiarezza sulla causa della diffusione di E.Coli. “In Germania, ma anche in altri Paesi europei, dopo le notizie della diffusione dell'infezione, la psicosi è stata immediata - mette in evidenza Confagricoltura - con il conseguente crollo della domanda complessiva di ortaggi e di insalate destinate al consumo fresco. L’eventuale battuta d’arresto dell’export in Europa, in mesi clou come giugno e luglio, di prodotti ad alta deperibilità come frutta e ortaggi, potrebbe causare alle aziende ortofrutticole italiane un danno enorme. La nostra quota di esportazione in questi mesi assomma a circa 600 milioni di euro, e quindi anche una minima percentuale determinerebbe effetti altrettanto importanti”.
I mercati italiani ed europei hanno già risentito del clima di preoccupazione che si è instaurato: prezzi e ordini sono in calo con percentuali a due cifre. Dice Confagricoltura: “Attendiamo provvedimenti efficaci ed indennizzi anche dalla Commissione europea”.
Infine l’Organizzazione degli imprenditori agricoli ricorda ai consumatori che frutta e verdura italiana, da tempo, sono sottoposte a scrupolosi controlli in ogni passaggio della catena alimentare. “Comunque è sempre valida la solita buona regola: attenersi alle norme dell’igiene e della pulizia nella preparazione dei cibi”.
Confagricoltura teme le ripercussioni dovute al batterio E.Coli riscontrato in Germania di cui non si è certi che la fonte di infezione siano i cetrioli. “Giugno - osserva l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - è il mese di piena campagna di raccolta e per la nostra frutta ed i nostri ortaggi si profila un disastro; i produttori, nonostante il nostro Paese sia completamente estraneo alla vicenda, rischiano di pagare un conto salato”.
Confagricoltura auspica che l’indagine delle autorità sanitarie tedesche sia veloce e faccia piena chiarezza sulla causa della diffusione di E.Coli. “In Germania, ma anche in altri Paesi europei, dopo le notizie della diffusione dell'infezione, la psicosi è stata immediata - mette in evidenza Confagricoltura - con il conseguente crollo della domanda complessiva di ortaggi e di insalate destinate al consumo fresco. L’eventuale battuta d’arresto dell’export in Europa, in mesi clou come giugno e luglio, di prodotti ad alta deperibilità come frutta e ortaggi, potrebbe causare alle aziende ortofrutticole italiane un danno enorme. La nostra quota di esportazione in questi mesi assomma a circa 600 milioni di euro, e quindi anche una minima percentuale determinerebbe effetti altrettanto importanti”.
I mercati italiani ed europei hanno già risentito del clima di preoccupazione che si è instaurato: prezzi e ordini sono in calo con percentuali a due cifre. Dice Confagricoltura: “Attendiamo provvedimenti efficaci ed indennizzi anche dalla Commissione europea”.
Infine l’Organizzazione degli imprenditori agricoli ricorda ai consumatori che frutta e verdura italiana, da tempo, sono sottoposte a scrupolosi controlli in ogni passaggio della catena alimentare. “Comunque è sempre valida la solita buona regola: attenersi alle norme dell’igiene e della pulizia nella preparazione dei cibi”.
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