Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che con le principali misure di interesse agricolo contenute nella Legge di Stabilità 2016 la pressione tributaria sulle aziende agricole viene tagliata di oltre il 25%, passando dai 2.360 milioni di euro di quest'anno ai 1.760 milioni dell'anno prossimo.
"Si tratta di una svolta fiscale senza precedenti per il settore agricolo nell'anno di Expo. - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - Grazie alle scelte fatte con la Legge di Stabilità, raggiungiamo un obiettivo importante di riduzione tributaria per la tutela reale del reddito dei nostri agricoltori, in un passaggio delicato per il settore e a sostegno del rilancio di investimenti e occupazione. Proprio così l'agroalimentare italiano è oggi al centro delle politiche economiche e di sviluppo del Paese come non accadeva da anni."
Nel dettaglio il riepilogo delle principali misure:
VIA IMU E IRAP DAI TERRENI AGRICOLI
600 milioni di euro di risparmio per le aziende agricole con l'eliminazione totale delle due imposte.
AUMENTO COMPENSAZIONI IVA PER PRODUZIONE DI LATTE E CARNI
Oltre 50 milioni di euro per alzare subito la compensazione Iva sulla produzione di latte al 10% e sulle carni bovine e suine (rispettivamente al 7,7% e all'8%).
CREDITO D'IMPOSTA
Esteso il credito d'imposta per gli investimenti produttivi anche all'agricoltura e alla pesca nelle aree del Mezzogiorno.
CONTRIBUTI PER LE ASSUNZIONI IN AGRICOLTURA
Prevista l’estensione degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato anche per il settore agricolo.
CASSA INTEGRAZIONE PESCA
Per la tutela del reddito dei pescatori e degli operatori ittici viene rifinanziata la cassa integrazione della pesca per 18 milioni per il 2016.
ASSICURAZIONI CONTRO LE CALAMITÁ
Confermato il budget di 140 milioni in due anni a sostegno delle assicurazioni contro le calamità.
PROROGA PROGRAMMA NAZIONALE TRIENNALE DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA
Il programma 2013-2015 viene prorogato fino al 31 dicembre 2016 e rifinanziato per 3 milioni per il 2016.
RAZIONALIZZAZIONE ENTI: ACCORPAMENTO ISA E SGFA IN ISMEA
Per aumentare l'efficienza dell'amministrazione e favorire l'accesso al credito delle imprese agricole, l'Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l'Agroalimentare (SGFA) vengono incorporati nell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).
FONDO MACCHINE AGRICOLE
Stanziati 45 milioni per il rinnovo delle macchine agricole. Il fondo, creato presso l'Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l'acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l'obiettivo di favorire l'innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l'abbattimento delle emissioni inquinanti e l'aumento dell'efficienza delle prestazioni.
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martedì 22 dicembre 2015
AGRICOLTURA, MARTINA: TASSE TAGLIATE DEL 25% PER LE AZIENDE AGRICOLE
giovedì 5 marzo 2015
PIL, CONFAGRICOLTURA: “MAI COSÌ MALE PER LE AZIENDE AGRICOLE. CONTI SEMPRE IN ROSSO”
Fonte: Confagricoltura
Dal 2000 al 2014 il settore dell’agricoltura, selvicoltura e pesca – ricorda Confagricoltura - ha perso 1,9 miliardi di euro (-6%). Nel 2000 registrava 30,027 miliardi di euro di valore aggiunto. “Preoccupa soprattutto la situazione registratasi nel quarto trimestre del 2014, in cui si è avuto un calo davvero severo del PIL agricolo, che è del 6,9% su base tendenziale e del 4,4% su base congiunturale (era dal 2010 che non si arrivava così in basso)”, sottolinea Confagricoltura. “Il dato però – aggiunge - non ci sorprende visto che la diminuzione media dei prezzi dei prodotti agricoli all'origine é stato del 5,5% nel 2014 rispetto all'anno precedente, con punte superiori al'8% per le produzioni vegetali. Va poi ricordato come, a gennaio 2015, secondo i dati Ismea, i prezzi alla produzione risultassero aumentati del 16% rispetto al 2010; i costi di produzione invece di oltre il 40%. “Dobbiamo fare i conti con la redditività dei processi produttivi agricoli e rilanciare i consumi e le esportazioni - conclude Confagricoltura -. Servono politiche idonee e un'attenzione diversa al settore primario che, come stanno anche evidenziando le manifestazioni di sensibilizzazione e di protesta in corso in tutta Italia in questo periodo, ha ancora tante criticità da rimuovere".
Dal 2000 al 2014 il settore dell’agricoltura, selvicoltura e pesca – ricorda Confagricoltura - ha perso 1,9 miliardi di euro (-6%). Nel 2000 registrava 30,027 miliardi di euro di valore aggiunto. “Preoccupa soprattutto la situazione registratasi nel quarto trimestre del 2014, in cui si è avuto un calo davvero severo del PIL agricolo, che è del 6,9% su base tendenziale e del 4,4% su base congiunturale (era dal 2010 che non si arrivava così in basso)”, sottolinea Confagricoltura. “Il dato però – aggiunge - non ci sorprende visto che la diminuzione media dei prezzi dei prodotti agricoli all'origine é stato del 5,5% nel 2014 rispetto all'anno precedente, con punte superiori al'8% per le produzioni vegetali. Va poi ricordato come, a gennaio 2015, secondo i dati Ismea, i prezzi alla produzione risultassero aumentati del 16% rispetto al 2010; i costi di produzione invece di oltre il 40%. “Dobbiamo fare i conti con la redditività dei processi produttivi agricoli e rilanciare i consumi e le esportazioni - conclude Confagricoltura -. Servono politiche idonee e un'attenzione diversa al settore primario che, come stanno anche evidenziando le manifestazioni di sensibilizzazione e di protesta in corso in tutta Italia in questo periodo, ha ancora tante criticità da rimuovere".
Indice dei prezzi all'origine e dei
costi delle
Produzioni agricole - gennaio 2015
(2010=100)
(Fonte:
Ismea)
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Indice dei
costi
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Indice dei prezzi agricoli
all'origine
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140,9
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116,4
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lunedì 12 gennaio 2015
IMU: DIMEZZATI IN EMILIA ROMAGNA COMUNI DI MONTAGNA CHE NON PAGANO
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
SE NON CAMBIANO PARAMENTRI ENTRO 26/01, AZIENDE AGRICOLE A RISCHIO
Saranno dimezzati in Emilia Romagna i Comuni esentati dal pagamento dell’Imu per le aziende agricole di montagna. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna ricordando che, se non cambieranno le norme, entro il 26 gennaio l’Imu agricola verrà applicata in ben 86 dei 180 Comuni che fino ad oggi sono stati esentati perché in zone montane. A far scattare il pagamento – informa Coldiretti Emilia Romagna – non è più la posizione dei terreni aziendali in montagna, ma l’altitudine in cui si trova il palazzo comunale: se è al di sotto dei 280 metri sul livello del mare, anche se il terreno è sopra i 500 metri, il titolare è chiamato a pagare. Una norma che Coldiretti ha più volte denunciato in quanto crea una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario, ma ricadenti all’interno di Comuni con i centri amministrativi su altitudini diverse. Per questo Coldiretti giudica positivamente l’ipotesi del Governo di modificare la norma riportando il parametro dei pagamenti alla classificazione dell’Istat dei comuni “montani” o “parzialmente montani”. In questi ultimi Coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali verrebbero esentati dall’Imu come avveniva in precedenza. In questo caso in Emilia Romagna vengono esentati dai pagamenti 59 comuni e l’imposta dell’Imu montana verrebbe applicata solo in 27 nuove amministrazioni comunali. Resta però il problema della scadenza del pagamento il 26 gennaio, una scadenza – sottolinea Coldiretti – troppo ravvicinata visto che mancano solo due settimane, considerando anche che per il 21 gennaio è anche atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento dell’Imu nelle zone montane adottata dallo stesso Tar il 23 dicembre scorso. Anche per questo motivo Coldiretti Emilia Romagna chiede che venga prorogato il termine per il pagamento in modo da mettere i contribuenti in grado di adempiere alle pratiche necessarie. Coldiretti Emilia Romagna auspica che si arrivi ad un provvedimento chiaro, che non penalizzi le aziende delle zone disagiate, per evitare un’altra fuga di imprenditori agricoli dalle nostre montagne, dove negli ultimi vent’anni hanno chiuso i battenti 36 mila aziende (–56%). Un ulteriore spopolamento – afferma Coldiretti – metterebbe a rischio la montagna, dove gli imprenditori agricoli sono le sentinelle del territorio e costituiscono un presidio per prevenire il dissesto idrogeologico. Un ruolo questo che svolgono anche gli imprenditori agricoli in pianura che con la loro attività mantengono il paesaggio e il territorio. Ruolo che è stato riconosciuto proprio con l’applicazione dell’Imu in pianura per cui il Governo ha ridotto il moltiplicatore della rendita da 110 a 75 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, riconoscendo il terreno come strumento di lavoro. Un riconoscimento che Coldiretti auspica possa avvenire anche nella prossima revisione del catasto dei terreni perché la tassazione tenga presente i profondi cambiamenti avvenuti in agricoltura dove la redditività dei terreni e fortemente diminuita.
SE NON CAMBIANO PARAMENTRI ENTRO 26/01, AZIENDE AGRICOLE A RISCHIO
Saranno dimezzati in Emilia Romagna i Comuni esentati dal pagamento dell’Imu per le aziende agricole di montagna. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna ricordando che, se non cambieranno le norme, entro il 26 gennaio l’Imu agricola verrà applicata in ben 86 dei 180 Comuni che fino ad oggi sono stati esentati perché in zone montane. A far scattare il pagamento – informa Coldiretti Emilia Romagna – non è più la posizione dei terreni aziendali in montagna, ma l’altitudine in cui si trova il palazzo comunale: se è al di sotto dei 280 metri sul livello del mare, anche se il terreno è sopra i 500 metri, il titolare è chiamato a pagare. Una norma che Coldiretti ha più volte denunciato in quanto crea una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario, ma ricadenti all’interno di Comuni con i centri amministrativi su altitudini diverse. Per questo Coldiretti giudica positivamente l’ipotesi del Governo di modificare la norma riportando il parametro dei pagamenti alla classificazione dell’Istat dei comuni “montani” o “parzialmente montani”. In questi ultimi Coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali verrebbero esentati dall’Imu come avveniva in precedenza. In questo caso in Emilia Romagna vengono esentati dai pagamenti 59 comuni e l’imposta dell’Imu montana verrebbe applicata solo in 27 nuove amministrazioni comunali. Resta però il problema della scadenza del pagamento il 26 gennaio, una scadenza – sottolinea Coldiretti – troppo ravvicinata visto che mancano solo due settimane, considerando anche che per il 21 gennaio è anche atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento dell’Imu nelle zone montane adottata dallo stesso Tar il 23 dicembre scorso. Anche per questo motivo Coldiretti Emilia Romagna chiede che venga prorogato il termine per il pagamento in modo da mettere i contribuenti in grado di adempiere alle pratiche necessarie. Coldiretti Emilia Romagna auspica che si arrivi ad un provvedimento chiaro, che non penalizzi le aziende delle zone disagiate, per evitare un’altra fuga di imprenditori agricoli dalle nostre montagne, dove negli ultimi vent’anni hanno chiuso i battenti 36 mila aziende (–56%). Un ulteriore spopolamento – afferma Coldiretti – metterebbe a rischio la montagna, dove gli imprenditori agricoli sono le sentinelle del territorio e costituiscono un presidio per prevenire il dissesto idrogeologico. Un ruolo questo che svolgono anche gli imprenditori agricoli in pianura che con la loro attività mantengono il paesaggio e il territorio. Ruolo che è stato riconosciuto proprio con l’applicazione dell’Imu in pianura per cui il Governo ha ridotto il moltiplicatore della rendita da 110 a 75 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, riconoscendo il terreno come strumento di lavoro. Un riconoscimento che Coldiretti auspica possa avvenire anche nella prossima revisione del catasto dei terreni perché la tassazione tenga presente i profondi cambiamenti avvenuti in agricoltura dove la redditività dei terreni e fortemente diminuita.
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lunedì 22 dicembre 2014
LEGGE DI STABILITÀ, MIPAAF: APPROVATI FONDO LATTE DI QUALITÀ, INTERVENTI SU CREDITO E SGRAVI CONTRIBUTIVI PER COMPARTO AGRICOLO, 30 MILIONI PER LA CASSA IN DEROGA NEL SETTORE PESCA. 12 MILIONI DI EURO PER IL FONDO INDIGENTI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che il maxiemendamento alla Legge di Stabilità, presentato dal Governo e approvato dal Senato, contiene misure rilevanti per il comparto agroalimentare e la pesca. In particolare, si introducono sgravi contributivi per le aziende agricole, la possibilità per l’Istituto Ismea di anticipare gli aiuti europei della Pac agli agricoltori, la creazione del Fondo Latte Qualità e lo stanziamento di 30 milioni di euro per il finanziamento della cassa integrazione in deroga nel settore della pesca. Inoltre, viene potenziato il fondo nazionale indigenti gestito da Agea, con la collaborazione degli Enti caritativi, con una dotazione finanziaria di 12 milioni di euro. Ora la manovra torna alla Camera per l'approvazione definitiva da parte del Parlamento. “Diamo un segnale importante al mondo dei produttori di latte, anche in vista della conclusione del regime delle quote – ha dichiarato il Ministro Martina – con l’istituzione del Fondo Latte Qualità. Passiamo dalle parole ai fatti, stanziando 110 milioni di euro per il triennio 2015-2017, che serviranno per interventi mirati al miglioramento qualitativo del prodotto italiano. Abbiamo esteso ulteriormente gli sgravi contributivi per le aziende agricole e consentito che l’Ismea possa anticipare i contributi europei alle imprese, come succede in altri Paesi come la Francia. In questo modo gli agricoltori potranno avere l’anticipo del 100% degli aiuti a giugno come previsto dal nostro piano per la semplificazione ‘Agricoltura 2.0’. Non facciamo mancare il nostro sostegno anche al settore della pesca con la conferma di 30 milioni di euro per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga.” “Con una dotazione finanziaria più ampia del fondo indigenti, poi, avremo la possibilità di mettere in campo più azioni per dare risposte concrete a 6 milioni di cittadini in difficoltà nel nostro Paese, perché l’assistenza alimentare è un dovere del Governo - ha concluso Martina - . Non si tratta solo di vincere la fame e lottare contro l’emergenza, ma costruire un sistema che funzioni e sia davvero al servizio di chi soffre di povertà alimentare”.
LE PRINCIPALI NOVITÀ NEL SETTORE AGRICOLO E NELLA PESCA
Fondo Latte Qualità
Viene prevista l’istituzione di un Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario, attraverso il sostegno alla produzione con una dotazione finanziaria di circa 110 milioni di euro (8 milioni per il 2015, 50 milioni di euro all’anno per il 2016 e 2017). Gli obiettivi: - incremento della longevità; - miglioramento degli aspetti relativi al benessere animale; - studio della resistenza genetica alle malattie; - rafforzamento della sicurezza alimentare; - riduzione dei trattamenti antibiotici. Alle imprese che aderiscono al piano viene concesso un contributo secondo le regole del de minimis, quindi fino ad un massimo di 15.000 euro per le aziende agricole e fino ad un massimo di 200.000 euro per le aziende che, oltre alla produzione primaria, operano anche nella trasformazione e commercializzazione. Nell’attuazione sono previsti criteri favorevoli alle imprese condotte da giovani e a quelle nelle zone montane.
Sgravi contributivi per le aziende agricole
Vengono destinati 45 milioni di euro per il periodo 2015-2019 per sgravi contributivi alle aziende agricole per l’incentivo di nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato. In particolare, vengono estese le misure per gli sgravi contributivi relative alle assunzioni a tempo indeterminato (esonero totale del versamento dei contributi per i nuovi assunti a tempo indeterminato per 36 mesi fino a un massimo di 8.060 euro annui per lavoratore) che nel testo originario prevedevano l'esclusione del settore agricolo. Tale incentivo riguarderà i lavoratori agricoli che nell'anno precedente siano stati assunti con contratto a tempo determinato con un minimo di 250 giornate di lavoro.
Rafforzato ruolo Ismea: potrà anticipare aiuti Pac ad agricoltori che ne faranno richiesta
Tra gli interventi di rafforzamento del ruolo dell’Istituto ISMEA, viene prevista la possibilità che l’Istituto possa erogare in anticipo gli aiuti legati alla Politica agricola comune agli agricoltori che ne faranno richiesta al momento della presentazione della Domanda. La norma, infatti, rimuove il divieto erogazione di anticipazioni finanziarie, a fronte della cessione di contributi europei per il settore agricolo, in favore degli agricoltori beneficiari dei medesimi. Oggetto della cessione potranno essere quindi quei crediti maturati (quelli per cui la domanda di concessione dell’aiuto alla Commissione sia già stata accolta), dovutamente certificati da gli Organismi pagatori.
Pesca
Confermate le risorse pari a 30 milioni di euro per il 2015 per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nel settore della pesca.
Fondo indigenti
12 milioni di euro per la dotazione finanziaria del fondo nazionale indigenti gestito da Agea con la collaborazione degli Enti caritativi.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che il maxiemendamento alla Legge di Stabilità, presentato dal Governo e approvato dal Senato, contiene misure rilevanti per il comparto agroalimentare e la pesca. In particolare, si introducono sgravi contributivi per le aziende agricole, la possibilità per l’Istituto Ismea di anticipare gli aiuti europei della Pac agli agricoltori, la creazione del Fondo Latte Qualità e lo stanziamento di 30 milioni di euro per il finanziamento della cassa integrazione in deroga nel settore della pesca. Inoltre, viene potenziato il fondo nazionale indigenti gestito da Agea, con la collaborazione degli Enti caritativi, con una dotazione finanziaria di 12 milioni di euro. Ora la manovra torna alla Camera per l'approvazione definitiva da parte del Parlamento. “Diamo un segnale importante al mondo dei produttori di latte, anche in vista della conclusione del regime delle quote – ha dichiarato il Ministro Martina – con l’istituzione del Fondo Latte Qualità. Passiamo dalle parole ai fatti, stanziando 110 milioni di euro per il triennio 2015-2017, che serviranno per interventi mirati al miglioramento qualitativo del prodotto italiano. Abbiamo esteso ulteriormente gli sgravi contributivi per le aziende agricole e consentito che l’Ismea possa anticipare i contributi europei alle imprese, come succede in altri Paesi come la Francia. In questo modo gli agricoltori potranno avere l’anticipo del 100% degli aiuti a giugno come previsto dal nostro piano per la semplificazione ‘Agricoltura 2.0’. Non facciamo mancare il nostro sostegno anche al settore della pesca con la conferma di 30 milioni di euro per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga.” “Con una dotazione finanziaria più ampia del fondo indigenti, poi, avremo la possibilità di mettere in campo più azioni per dare risposte concrete a 6 milioni di cittadini in difficoltà nel nostro Paese, perché l’assistenza alimentare è un dovere del Governo - ha concluso Martina - . Non si tratta solo di vincere la fame e lottare contro l’emergenza, ma costruire un sistema che funzioni e sia davvero al servizio di chi soffre di povertà alimentare”.
LE PRINCIPALI NOVITÀ NEL SETTORE AGRICOLO E NELLA PESCA
Fondo Latte Qualità
Viene prevista l’istituzione di un Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario, attraverso il sostegno alla produzione con una dotazione finanziaria di circa 110 milioni di euro (8 milioni per il 2015, 50 milioni di euro all’anno per il 2016 e 2017). Gli obiettivi: - incremento della longevità; - miglioramento degli aspetti relativi al benessere animale; - studio della resistenza genetica alle malattie; - rafforzamento della sicurezza alimentare; - riduzione dei trattamenti antibiotici. Alle imprese che aderiscono al piano viene concesso un contributo secondo le regole del de minimis, quindi fino ad un massimo di 15.000 euro per le aziende agricole e fino ad un massimo di 200.000 euro per le aziende che, oltre alla produzione primaria, operano anche nella trasformazione e commercializzazione. Nell’attuazione sono previsti criteri favorevoli alle imprese condotte da giovani e a quelle nelle zone montane.
Sgravi contributivi per le aziende agricole
Vengono destinati 45 milioni di euro per il periodo 2015-2019 per sgravi contributivi alle aziende agricole per l’incentivo di nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato. In particolare, vengono estese le misure per gli sgravi contributivi relative alle assunzioni a tempo indeterminato (esonero totale del versamento dei contributi per i nuovi assunti a tempo indeterminato per 36 mesi fino a un massimo di 8.060 euro annui per lavoratore) che nel testo originario prevedevano l'esclusione del settore agricolo. Tale incentivo riguarderà i lavoratori agricoli che nell'anno precedente siano stati assunti con contratto a tempo determinato con un minimo di 250 giornate di lavoro.
Rafforzato ruolo Ismea: potrà anticipare aiuti Pac ad agricoltori che ne faranno richiesta
Tra gli interventi di rafforzamento del ruolo dell’Istituto ISMEA, viene prevista la possibilità che l’Istituto possa erogare in anticipo gli aiuti legati alla Politica agricola comune agli agricoltori che ne faranno richiesta al momento della presentazione della Domanda. La norma, infatti, rimuove il divieto erogazione di anticipazioni finanziarie, a fronte della cessione di contributi europei per il settore agricolo, in favore degli agricoltori beneficiari dei medesimi. Oggetto della cessione potranno essere quindi quei crediti maturati (quelli per cui la domanda di concessione dell’aiuto alla Commissione sia già stata accolta), dovutamente certificati da gli Organismi pagatori.
Pesca
Confermate le risorse pari a 30 milioni di euro per il 2015 per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nel settore della pesca.
Fondo indigenti
12 milioni di euro per la dotazione finanziaria del fondo nazionale indigenti gestito da Agea con la collaborazione degli Enti caritativi.
martedì 9 dicembre 2014
SISMA, IMPRESE AGRICOLE: SPOSTATO AL 28 FEBBRAIO TERMINE PER CONTRIBUTI PER LA RICOSTRUZIONE
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
E’ stata spostata al 28 febbraio 2015 la scadenza per la presentazione delle domande per gli aiuti economici per la ricostruzione delle aziende agricole danneggiate dal sisma del 2012. Il termine per la richiesta di contributo, precedentemente fissato al prossimo 31 dicembre, è stato posticipato con l’ordinanza n. 81 firmata dal commissario delegato alla ricostruzione Alfredo Bertelli, al fine di consentire la conclusione dell’istruttoria da parte della Commissione europea sulla richiesta di modifica del regime di aiuto di Stato alle imprese agricole per allinearne le condizioni di accesso per la ricostruzione ed in particolare i termini di pagamento a quelli delle altre imprese non agricole.
E’ stata spostata al 28 febbraio 2015 la scadenza per la presentazione delle domande per gli aiuti economici per la ricostruzione delle aziende agricole danneggiate dal sisma del 2012. Il termine per la richiesta di contributo, precedentemente fissato al prossimo 31 dicembre, è stato posticipato con l’ordinanza n. 81 firmata dal commissario delegato alla ricostruzione Alfredo Bertelli, al fine di consentire la conclusione dell’istruttoria da parte della Commissione europea sulla richiesta di modifica del regime di aiuto di Stato alle imprese agricole per allinearne le condizioni di accesso per la ricostruzione ed in particolare i termini di pagamento a quelli delle altre imprese non agricole.
giovedì 6 novembre 2014
LA CITY E’ PIU’ SMART SE C’E’ ANCHE L’AGRICOLTURA. IL VICEPRESIDENTE DELLA CONFAGRICOLTURA EZIO VEGGIA INTERVIENE AGLI STATI GENERALI DELLA GREEN ECONOMY, A RIMINI.
Fonte: Confagricoltura
“Le aziende agricole delle aree periurbane possono svolgere un ruolo importante nella realizzazione della Smart City, in nome di un nuovo rapporto città-campagna basato sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, sull’offerta di natura e tempo libero, sull’ incontro tra domanda e offerta e sullo sviluppo di nuovo modello di welfare.” E’ questa la tesi di Confagricoltura illustrata dal vicepresidente Ezio Veggia, nel corso del suo intervento agli Stati generali della Green Economy, nella sessione “L’agroalimentare di qualità ecologica nelle cinture verdi urbane: verso Expo 2015”. Veggia ha ricordato che nelle cinture periurbane esiste una situazione estremamente variegata caratterizzata generalmente dalla presenza di un’agricoltura professionale e specializzata, multifunzionale e di numerosi distretti agroindustriali. Tante però sono le potenzialità ambientali, economiche e sociali che le aziende agricole hanno in queste aree. “L’agricoltura - ha detto il vicepresidente della Confagricoltura - è tra i principali attori della conservazione del paesaggio e del territorio rurale e contribuisce a contrastare il consumo di suolo agricolo, contenendo anche le espansioni urbane a carattere sia residenziale sia artigianale/industriale”. Oltre a quella ambientale, va considerata, anche, la valenza economica delle aziende che svolgono la loro attività nelle aree periurbane, che possono cogliere l’opportunità di un mercato vicino, in cui collocare prodotti agricoli, sfruttando i vantaggi offerti da una filiera corta, che permette una riduzione significativa di passaggi commerciali. “Ciò non significa – ha detto Veggia - che queste aziende debbano guardare solo al vicino mercato della città. Molte esportano sui mercati nazionale ed internazionali, producono reddito e occupazione e portano il proprio territorio in giro per il mondo, valorizzandolo. Sono aziende che hanno scelto di investire in sostenibilità, come strumento competitivo, non solo producendo biologico, ma soprattutto innovando i loro sistemi di produzione agricola, diminuendo l’uso dell’acqua, dei fertilizzanti e dei fitofarmaci”. Un contributo determinante dell’agricoltura alla Smart City viene dalla produzione di energia verde e dalle attività rivolte al sociale e al territorio, creando nuove opportunità non solo in ambito agricolo, ma anche ricreativo, ristorativo e dell’accoglienza. “E’ soprattutto tramite le aziende agricole – ha spiegato il vicepresidente di Confagricoltura – che si è riusciti a raggiungere l’obiettivo della generazione distribuita attraverso la produzione di energia elettrica e termica. E molto importante è anche il biometano, che costituisce un’ulteriore opportunità di sviluppo che potrà favorire il miglioramento della qualità dell’aria delle città anche attraverso il rifornimento delle flotte pubbliche”. Veggia si è quindi soffermato sul ruolo sociale delle aziende agricole periurbane, che ha grandi potenzialità e che è direttamente legato alla fornitura di servizi educativi (fattorie didattiche, agrinidi) o di terapia, riabilitazione e reinserimento lavorativo per le fasce più svantaggiate e vulnerabili della società, che spesso suppliscono alla crisi dei sistemi tradizionali di assistenza sociale, operando in collaborazione con le istituzioni socio sanitarie competenti nel territorio. “Questa è l’agricoltura periurbana – ha concluso il vicepresidente di Confagricoltura - . Circoscriverla alla realizzazione degli orti urbani, utili in progetti di rinverdimento o di riqualificazione di aree degradate dal punto di vista urbanistico e sociale, ma non certo ai fini dell’autosufficienza e l’autoconsumo, è senza dubbio una limitazione”.
“Le aziende agricole delle aree periurbane possono svolgere un ruolo importante nella realizzazione della Smart City, in nome di un nuovo rapporto città-campagna basato sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, sull’offerta di natura e tempo libero, sull’ incontro tra domanda e offerta e sullo sviluppo di nuovo modello di welfare.” E’ questa la tesi di Confagricoltura illustrata dal vicepresidente Ezio Veggia, nel corso del suo intervento agli Stati generali della Green Economy, nella sessione “L’agroalimentare di qualità ecologica nelle cinture verdi urbane: verso Expo 2015”. Veggia ha ricordato che nelle cinture periurbane esiste una situazione estremamente variegata caratterizzata generalmente dalla presenza di un’agricoltura professionale e specializzata, multifunzionale e di numerosi distretti agroindustriali. Tante però sono le potenzialità ambientali, economiche e sociali che le aziende agricole hanno in queste aree. “L’agricoltura - ha detto il vicepresidente della Confagricoltura - è tra i principali attori della conservazione del paesaggio e del territorio rurale e contribuisce a contrastare il consumo di suolo agricolo, contenendo anche le espansioni urbane a carattere sia residenziale sia artigianale/industriale”. Oltre a quella ambientale, va considerata, anche, la valenza economica delle aziende che svolgono la loro attività nelle aree periurbane, che possono cogliere l’opportunità di un mercato vicino, in cui collocare prodotti agricoli, sfruttando i vantaggi offerti da una filiera corta, che permette una riduzione significativa di passaggi commerciali. “Ciò non significa – ha detto Veggia - che queste aziende debbano guardare solo al vicino mercato della città. Molte esportano sui mercati nazionale ed internazionali, producono reddito e occupazione e portano il proprio territorio in giro per il mondo, valorizzandolo. Sono aziende che hanno scelto di investire in sostenibilità, come strumento competitivo, non solo producendo biologico, ma soprattutto innovando i loro sistemi di produzione agricola, diminuendo l’uso dell’acqua, dei fertilizzanti e dei fitofarmaci”. Un contributo determinante dell’agricoltura alla Smart City viene dalla produzione di energia verde e dalle attività rivolte al sociale e al territorio, creando nuove opportunità non solo in ambito agricolo, ma anche ricreativo, ristorativo e dell’accoglienza. “E’ soprattutto tramite le aziende agricole – ha spiegato il vicepresidente di Confagricoltura – che si è riusciti a raggiungere l’obiettivo della generazione distribuita attraverso la produzione di energia elettrica e termica. E molto importante è anche il biometano, che costituisce un’ulteriore opportunità di sviluppo che potrà favorire il miglioramento della qualità dell’aria delle città anche attraverso il rifornimento delle flotte pubbliche”. Veggia si è quindi soffermato sul ruolo sociale delle aziende agricole periurbane, che ha grandi potenzialità e che è direttamente legato alla fornitura di servizi educativi (fattorie didattiche, agrinidi) o di terapia, riabilitazione e reinserimento lavorativo per le fasce più svantaggiate e vulnerabili della società, che spesso suppliscono alla crisi dei sistemi tradizionali di assistenza sociale, operando in collaborazione con le istituzioni socio sanitarie competenti nel territorio. “Questa è l’agricoltura periurbana – ha concluso il vicepresidente di Confagricoltura - . Circoscriverla alla realizzazione degli orti urbani, utili in progetti di rinverdimento o di riqualificazione di aree degradate dal punto di vista urbanistico e sociale, ma non certo ai fini dell’autosufficienza e l’autoconsumo, è senza dubbio una limitazione”.
venerdì 8 agosto 2014
CIA FERRARA: IL 2014 RISCHIA DI ESSERE UNA CATASTROFE PER L’AGRICOLTURA FERRARESE.
Fonte: Cia Ferrara
Le precipitazioni di luglio ormai sono da considerare una calamità per le aziende agricole.
A causa di piogge e temporali, che sono arrivati continuamente per tutto il mese di luglio, gli agricoltori segnalano pesanti danni alle colture in atto, ai prodotti agricoli in via di maturazione e quelli in corso di raccolta. Si registrano danni agli ortaggi di stagione, pomodori, melanzane, meloni, patate, aglio ed altre verdure ancora in campo, ma anche uva e frutta risentono pesantemente gli effetti delle precipitazioni. “La Cia di Ferrara – ha dichiarato il presidente Lorenzo Boldrini – a fronte di precipitazioni del tutto eccezionali (+75% media luglio), ritiene che ci siano tutte le condizioni per avviare le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità per gran parte del territorio” “Tante le imprese danneggiate. I produttori di grano avevano già segnalato una situazione insostenibile. Le precipitazioni record che si sono susseguite hanno sconvolto i normali cicli stagionali delle campagne, oltre a provocare danni diretti alle colture. Dopo che nei mesi scorsi si era parlato di un anno senza inverno, ora ci troviamo dinanzi ad un anno senza estate. Il ciclo biologico delle piante risente di queste anomalie.” “L’esempio del pomodoro è molto esplicativo di questa pesante situazione climatica - precisa il presidente Cia -. Le varietà in maturazione, come il “datterino” da tavola, oppure la varietà più precoci in raccolta, presentano gravi problemi perché non possono sopportare nessun tipo di lavorazione. Con tutta la pioggia assorbita, il pomodoro scoppia e le fabbriche fanno scarti altissimi o rifiutano il ritiro del prodotto. Se la stagione non si assesta, si rischia tutta la produzione da industria. Come se non bastasse con queste temperature stagionali e le piogge persistenti, ci sono le condizioni ideali per il proliferare di malattie come peronospora e batteriosi, questo comporta per le aziende, ulteriori costi di difesa fitosanitaria ed il rischio di perdita del prodotto.” La Cia di Ferrara valuta che in questo periodo per le colture estive è possibile fare solo una stima dei danni, i dati del mese di luglio sono già esplicativi, ma molto dipenderà dall’andamento climatico dei prossimi giorni, ad esempio le colture di aglio, uva e patata sono a forte rischio. L’aglio, prodotto ferrarese DOP, ha già perso il 25% della produzione, ma se resta l’umidità di questo periodo che non permette l’essicazione, diventerà impossibile la commercializzazione, invece la raccolta delle patate attualmente è ferma, a causa del ristagno d’acqua nei campi, quando si riuscirà ad iniziare potranno esserci sorprese poco gradite, mentre infine per la vite sono, per ora, plausibili mancanza di qualità e di prodotto, che potranno essere verificate solo alla vendemmia. “Le ripercussioni del clima si sono abbattute anche sulla commercializzazione dei classici prodotti estivi che hanno visto il crollo dei prezzi in campagna di meloni, cocomeri, pere e pesche – conclude Lorenzo Boldrini – Questi, anche se non sono danni tecnico produttivi, stanno facendo diventare il 2014, come nel 2012, “Annus Horribilis” per l’agricoltura ferrarese. Scarse produzioni che si associano a prezzi minimi, stanno mettendo in ginocchio varie aziende anche importanti. Non possiamo accettare questa situazione, chiediamo che la prossima programmazione per l’agricoltura, contenga nuovi strumenti di gestione del rischio di natura economico-finanziaria, oltre a quelli strutturali, strumenti per ripristinare il potenziale produttivo agricolo danneggiato e vogliamo inoltre che vengano introdotte adeguate misure di prevenzione e salvaguardia dei rischi.”
Le precipitazioni di luglio ormai sono da considerare una calamità per le aziende agricole.
A causa di piogge e temporali, che sono arrivati continuamente per tutto il mese di luglio, gli agricoltori segnalano pesanti danni alle colture in atto, ai prodotti agricoli in via di maturazione e quelli in corso di raccolta. Si registrano danni agli ortaggi di stagione, pomodori, melanzane, meloni, patate, aglio ed altre verdure ancora in campo, ma anche uva e frutta risentono pesantemente gli effetti delle precipitazioni. “La Cia di Ferrara – ha dichiarato il presidente Lorenzo Boldrini – a fronte di precipitazioni del tutto eccezionali (+75% media luglio), ritiene che ci siano tutte le condizioni per avviare le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità per gran parte del territorio” “Tante le imprese danneggiate. I produttori di grano avevano già segnalato una situazione insostenibile. Le precipitazioni record che si sono susseguite hanno sconvolto i normali cicli stagionali delle campagne, oltre a provocare danni diretti alle colture. Dopo che nei mesi scorsi si era parlato di un anno senza inverno, ora ci troviamo dinanzi ad un anno senza estate. Il ciclo biologico delle piante risente di queste anomalie.” “L’esempio del pomodoro è molto esplicativo di questa pesante situazione climatica - precisa il presidente Cia -. Le varietà in maturazione, come il “datterino” da tavola, oppure la varietà più precoci in raccolta, presentano gravi problemi perché non possono sopportare nessun tipo di lavorazione. Con tutta la pioggia assorbita, il pomodoro scoppia e le fabbriche fanno scarti altissimi o rifiutano il ritiro del prodotto. Se la stagione non si assesta, si rischia tutta la produzione da industria. Come se non bastasse con queste temperature stagionali e le piogge persistenti, ci sono le condizioni ideali per il proliferare di malattie come peronospora e batteriosi, questo comporta per le aziende, ulteriori costi di difesa fitosanitaria ed il rischio di perdita del prodotto.” La Cia di Ferrara valuta che in questo periodo per le colture estive è possibile fare solo una stima dei danni, i dati del mese di luglio sono già esplicativi, ma molto dipenderà dall’andamento climatico dei prossimi giorni, ad esempio le colture di aglio, uva e patata sono a forte rischio. L’aglio, prodotto ferrarese DOP, ha già perso il 25% della produzione, ma se resta l’umidità di questo periodo che non permette l’essicazione, diventerà impossibile la commercializzazione, invece la raccolta delle patate attualmente è ferma, a causa del ristagno d’acqua nei campi, quando si riuscirà ad iniziare potranno esserci sorprese poco gradite, mentre infine per la vite sono, per ora, plausibili mancanza di qualità e di prodotto, che potranno essere verificate solo alla vendemmia. “Le ripercussioni del clima si sono abbattute anche sulla commercializzazione dei classici prodotti estivi che hanno visto il crollo dei prezzi in campagna di meloni, cocomeri, pere e pesche – conclude Lorenzo Boldrini – Questi, anche se non sono danni tecnico produttivi, stanno facendo diventare il 2014, come nel 2012, “Annus Horribilis” per l’agricoltura ferrarese. Scarse produzioni che si associano a prezzi minimi, stanno mettendo in ginocchio varie aziende anche importanti. Non possiamo accettare questa situazione, chiediamo che la prossima programmazione per l’agricoltura, contenga nuovi strumenti di gestione del rischio di natura economico-finanziaria, oltre a quelli strutturali, strumenti per ripristinare il potenziale produttivo agricolo danneggiato e vogliamo inoltre che vengano introdotte adeguate misure di prevenzione e salvaguardia dei rischi.”
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martedì 29 luglio 2014
CREDITO AGEVOLATO PER LE AZIENDE AGRICOLE - DALLA REGIONE 1 MILIONE 625 MILA EURO CHE PERMETTERANNO DI ATTIVARE FINANZIAMENTI PER CIRCA 108 MILIONI. RABBONI: "PRIORITÀ A GIOVANI E AREE SVANTAGGIATE"
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Credito a tasso agevolato per le aziende agricole dell’Emilia-Romagna grazie alla Regione che ha stanziato 1 milione 625 mila euro per abbattere il costo del denaro. L’iniziativa, votata dalla Giunta regionale nell’ultima seduta su proposta dell’assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni, permetterà di attivare un volume complessivo di finanziamenti per circa 108 milioni di euro. “Con questo stanziamento deciso dalla Giunta dopo la recente variazione del bilancio 2014 continuiamo il nostro impegno a fianco delle imprese agricole per contrastare la stretta creditizia – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – Dal 2008 ad oggi abbiamo destinato oltre 10,2 milioni di euro all'abbattimento del tasso di interesse del credito d'esercizio ed attivato finanziamenti bancari alle imprese agricole per oltre 624 milioni di euro. Anche questa volta abbiamo deciso di riservare una priorità alle aziende agricole condotte da giovani imprenditori, under 40, a quelle che nel corso della precedente campagna agraria hanno già contratto prestito di conduzione in regime de minimis così come a quelle che operano in un’area svantaggiata”. La riduzione del costo del denaro sarà fino a 1,50 punti percentuali rispetto ai tassi applicati normalmente dalle banche. Il programma operativo per l’annata agraria 2014-2015 è rivolto all’insieme delle imprese, senza distinzioni tra settori di produzione, attraverso la concessione di un aiuto de minimis sotto forma di concorso interesse sui prestiti di conduzione richiesti dagli agricoltori alle banche per il tramite degli Agrifidi, gli organismi di garanzia che operano in agricoltura. Le imprese potranno presentare domanda al proprio istituto di credito e all’Organismo di Garanzia di appartenenza fino al 3 ottobre 2014. L’importo massimo del prestito per azienda è di 150 mila euro ed è calcolato attraverso parametri quali le superfici coltivate, i capi allevati o le attività svolte. Si tratta di prestiti a breve termine con durata fino a 12 mesi per le spese che l’imprenditore agricolo deve anticipare per il completamento del ciclo produttivo-colturale, fino alla vendita dei prodotti. Sono ammesse le imprese che presentano richieste non inferiori a 6 mila euro. Oltre all’abbattimento del tasso di interesse di 1,5 punti percentuali, i prestiti potranno contare sulla garanzia offerta, con capitali propri, dagli Agrifidi nonché sulle condizioni di favore ricomprese all’interno delle convenzioni che gli stessi Agrifidi hanno stipulato con gli istituti bancari.
Per informazioni:
http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/aiuti-agevolazioni/doc/normativa/interventi-sul-credito-a-breve-termine-in-regime-de-minimis/interventi-sul-credito-a-breve-termine-in-regime-de-minimis
Credito a tasso agevolato per le aziende agricole dell’Emilia-Romagna grazie alla Regione che ha stanziato 1 milione 625 mila euro per abbattere il costo del denaro. L’iniziativa, votata dalla Giunta regionale nell’ultima seduta su proposta dell’assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni, permetterà di attivare un volume complessivo di finanziamenti per circa 108 milioni di euro. “Con questo stanziamento deciso dalla Giunta dopo la recente variazione del bilancio 2014 continuiamo il nostro impegno a fianco delle imprese agricole per contrastare la stretta creditizia – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – Dal 2008 ad oggi abbiamo destinato oltre 10,2 milioni di euro all'abbattimento del tasso di interesse del credito d'esercizio ed attivato finanziamenti bancari alle imprese agricole per oltre 624 milioni di euro. Anche questa volta abbiamo deciso di riservare una priorità alle aziende agricole condotte da giovani imprenditori, under 40, a quelle che nel corso della precedente campagna agraria hanno già contratto prestito di conduzione in regime de minimis così come a quelle che operano in un’area svantaggiata”. La riduzione del costo del denaro sarà fino a 1,50 punti percentuali rispetto ai tassi applicati normalmente dalle banche. Il programma operativo per l’annata agraria 2014-2015 è rivolto all’insieme delle imprese, senza distinzioni tra settori di produzione, attraverso la concessione di un aiuto de minimis sotto forma di concorso interesse sui prestiti di conduzione richiesti dagli agricoltori alle banche per il tramite degli Agrifidi, gli organismi di garanzia che operano in agricoltura. Le imprese potranno presentare domanda al proprio istituto di credito e all’Organismo di Garanzia di appartenenza fino al 3 ottobre 2014. L’importo massimo del prestito per azienda è di 150 mila euro ed è calcolato attraverso parametri quali le superfici coltivate, i capi allevati o le attività svolte. Si tratta di prestiti a breve termine con durata fino a 12 mesi per le spese che l’imprenditore agricolo deve anticipare per il completamento del ciclo produttivo-colturale, fino alla vendita dei prodotti. Sono ammesse le imprese che presentano richieste non inferiori a 6 mila euro. Oltre all’abbattimento del tasso di interesse di 1,5 punti percentuali, i prestiti potranno contare sulla garanzia offerta, con capitali propri, dagli Agrifidi nonché sulle condizioni di favore ricomprese all’interno delle convenzioni che gli stessi Agrifidi hanno stipulato con gli istituti bancari.
Per informazioni:
http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/aiuti-agevolazioni/doc/normativa/interventi-sul-credito-a-breve-termine-in-regime-de-minimis/interventi-sul-credito-a-breve-termine-in-regime-de-minimis
martedì 25 febbraio 2014
COLDIRETTI: ARRIVA LA BANCA DATI DELLE AZIENDE AGRICOLE CHE ASSUMONO
Fonte: Coldiretti Ferrara
Il progetto presentato alla assemblea nazionale di Giovani Impresa, che ha evidenziato che il 68% dei giovani vorrebbe partecipare alla vendemmia o alla raccolta della frutta.
Arriva la banca dati di aziende agricole che assumono alla quale potrà accedere il 68 per cento dei giovani italiani che, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’, nel 2014 vorrebbe lavorare in agricoltura, dalla vendemmia alla raccolta della frutta, perché ama la campagna o semplicemente per raggranellare un po’ di soldi, magari nella pausa scolastica. La presentazione è avvenuta nel corso dell’Assemblea elettiva di Giovani Impresa Coldiretti durante la quale è stato aperto il portale della Coldiretti “Lavoro in campagna” per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in corso di autorizzazione da parte del Ministero del Lavoro. Allo scopo è stato predisposto un sistema informatico che – sottolinea la Coldiretti - opera attraverso un apposito sito web nazionale nel quale verranno acquisite, archiviate e rese disponibili in forma pubblica tanto le richieste di manodopera delle imprese che i curricula e le disponibilità dei lavoratori. Il servizio peraltro non si limita comunque all’impresa, ma è rivolto anche al sistema della famiglia che potrà essere assistito nella ricerca di colf o badanti, al giovane che ricerchi la possibilità di effettuare uno stage aziendale, allo studente a caccia di un’occupazione durante il periodo delle vacanze estive o invernali attraverso un’offerta di lavoro occasionale accessorio (voucher) e al pensionato che voglia integrare il proprio reddito da pensione sempre tramite i buoni lavoro. Lo strumento informatico sarà accessibile presso ogni sede e sportello territoriale della struttura Coldiretti con personalequalificato che provvede anche a rendere un vero e proprio servizio di accompagnamento ed assistenza a imprese e lavoratori, sia nel compito di caricamento e aggiornamento dei dati, sia soprattutto nella vera e propria fase di incontro tra domanda ed offerta di lavoro. È infatti previsto che tale fase di incontro tra impresa e lavoratori non sia gestita in automatico dal sistema, ma sia accompagnata e guidata dai servizi Coldiretti che provvederanno a segnalare all’impresa l’esistenza nell’archivio del sistema web di candidature compatibili con le necessità espresse provvedendo, se di interesse dell’impresa, ai necessari contatti con i candidati. “Si tratta di una risposta concreta alla domanda di agricoltura di un numero crescente di giovani (e non solo) che desidera fare una esperienza di lavoro in campagna”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “inagricoltura il lavoro c’è sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare una occupazione lontano dalla città”. Con l’arrivo della bella stagione saranno almeno duecentomila i giovani impegnati nelle campagne ad iniziare dalla preparazione dei terreni e delle serre per gli ortaggi per continuare con la raccolta difrutta e verdura fino alla vendemmia, secondo una stima della Coldiretti. L’estate coincide - sottolinea la Coldiretti - con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne per le attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche, fino a quella dell’uva che si concentra nel mese di settembre. Per gli studenti - continua la Coldiretti - lavorare nei campi significa, oltre che prendere contatto con il mondo del lavoro, anche fare una esperienza diretta in simbiosi con la natura, i suoi prodotti e una cultura che ha fatto dell’Italia un Paese da primato a livello internazionale nell’offerta di alimenti e vini di qualità. Un’occasione per conoscere la genuinità e le caratteristiche dei veri prodotti del Made in Italy per imparare a distinguerli da quelli importatati spacciati come nazionali anche - precisa la Coldiretti - sugli scaffali dei mercati al momento di fare la spesa. Dal primo giugno i giovani lavoratori dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi – sottolinea la Coldiretti - possono essere remunerati con i voucher, i buoni lavoro che comprendono già la copertura assicurativa e previdenziale e non sono soggetti a ritenute fiscali. I voucher - conclude la Coldiretti - rappresentano uno strumento che offre interessanti opportunità di reddito e occupazione a categorie particolarmente deboli e risponde coerentemente alle richieste di semplificazione del lavoro nei campi che può così meglio esprimere le proprie potenzialità in un momento di crisi, senza con ciò destrutturare il mercato del lavoro agricolo.
Il progetto presentato alla assemblea nazionale di Giovani Impresa, che ha evidenziato che il 68% dei giovani vorrebbe partecipare alla vendemmia o alla raccolta della frutta.
Arriva la banca dati di aziende agricole che assumono alla quale potrà accedere il 68 per cento dei giovani italiani che, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’, nel 2014 vorrebbe lavorare in agricoltura, dalla vendemmia alla raccolta della frutta, perché ama la campagna o semplicemente per raggranellare un po’ di soldi, magari nella pausa scolastica. La presentazione è avvenuta nel corso dell’Assemblea elettiva di Giovani Impresa Coldiretti durante la quale è stato aperto il portale della Coldiretti “Lavoro in campagna” per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in corso di autorizzazione da parte del Ministero del Lavoro. Allo scopo è stato predisposto un sistema informatico che – sottolinea la Coldiretti - opera attraverso un apposito sito web nazionale nel quale verranno acquisite, archiviate e rese disponibili in forma pubblica tanto le richieste di manodopera delle imprese che i curricula e le disponibilità dei lavoratori. Il servizio peraltro non si limita comunque all’impresa, ma è rivolto anche al sistema della famiglia che potrà essere assistito nella ricerca di colf o badanti, al giovane che ricerchi la possibilità di effettuare uno stage aziendale, allo studente a caccia di un’occupazione durante il periodo delle vacanze estive o invernali attraverso un’offerta di lavoro occasionale accessorio (voucher) e al pensionato che voglia integrare il proprio reddito da pensione sempre tramite i buoni lavoro. Lo strumento informatico sarà accessibile presso ogni sede e sportello territoriale della struttura Coldiretti con personalequalificato che provvede anche a rendere un vero e proprio servizio di accompagnamento ed assistenza a imprese e lavoratori, sia nel compito di caricamento e aggiornamento dei dati, sia soprattutto nella vera e propria fase di incontro tra domanda ed offerta di lavoro. È infatti previsto che tale fase di incontro tra impresa e lavoratori non sia gestita in automatico dal sistema, ma sia accompagnata e guidata dai servizi Coldiretti che provvederanno a segnalare all’impresa l’esistenza nell’archivio del sistema web di candidature compatibili con le necessità espresse provvedendo, se di interesse dell’impresa, ai necessari contatti con i candidati. “Si tratta di una risposta concreta alla domanda di agricoltura di un numero crescente di giovani (e non solo) che desidera fare una esperienza di lavoro in campagna”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “inagricoltura il lavoro c’è sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare una occupazione lontano dalla città”. Con l’arrivo della bella stagione saranno almeno duecentomila i giovani impegnati nelle campagne ad iniziare dalla preparazione dei terreni e delle serre per gli ortaggi per continuare con la raccolta difrutta e verdura fino alla vendemmia, secondo una stima della Coldiretti. L’estate coincide - sottolinea la Coldiretti - con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne per le attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche, fino a quella dell’uva che si concentra nel mese di settembre. Per gli studenti - continua la Coldiretti - lavorare nei campi significa, oltre che prendere contatto con il mondo del lavoro, anche fare una esperienza diretta in simbiosi con la natura, i suoi prodotti e una cultura che ha fatto dell’Italia un Paese da primato a livello internazionale nell’offerta di alimenti e vini di qualità. Un’occasione per conoscere la genuinità e le caratteristiche dei veri prodotti del Made in Italy per imparare a distinguerli da quelli importatati spacciati come nazionali anche - precisa la Coldiretti - sugli scaffali dei mercati al momento di fare la spesa. Dal primo giugno i giovani lavoratori dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi – sottolinea la Coldiretti - possono essere remunerati con i voucher, i buoni lavoro che comprendono già la copertura assicurativa e previdenziale e non sono soggetti a ritenute fiscali. I voucher - conclude la Coldiretti - rappresentano uno strumento che offre interessanti opportunità di reddito e occupazione a categorie particolarmente deboli e risponde coerentemente alle richieste di semplificazione del lavoro nei campi che può così meglio esprimere le proprie potenzialità in un momento di crisi, senza con ciò destrutturare il mercato del lavoro agricolo.
lunedì 24 febbraio 2014
SISMA, ULTERIORI 14 MILIONI DI EURO DALLA REGIONE PER L'AMMODERNAMENTO DELLE IMPRESE AGRICOLE NELLE PROVINCE DEL CRATERE. RABBONI: "VOGLIAMO MIGLIORARE IL POTENZIALE PRODUTTIVO E SOSTENERE LA COMPETITIVITÀ. SALGONO COSÌ A 44 MILIONI LE RISORSE STANZIATE A FAVORE DI 695 IMPRESE "
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Quasi 14 milioni di euro dalla Regione per sostenere la ripresa economica e rilanciare la competitività delle aziende agricole nell’area del sisma. Il finanziamento (per la precisione si tratta di 13 milioni 943 mila euro) è stato approvato oggi dalla Giunta regionale e permetterà di dare una risposta a tutte le 293 domande ancora presenti nella graduatoria del bando per la misura 121 del Programma regionale di sviluppo rurale 2007-2013. In prima battuta la Regione aveva stanziato 30 milioni di euro, risorse che avevano consentito di concedere un contributo alle prime 402 imprese inserite nella graduatoria approvata il 10 febbraio scorso. “Questo nuovo finanziamento porta a quasi 44 milioni il plafond di contributi pubblici complessivo e a 695 le imprese beneficiarie, che investiranno complessivamente quasi 118 milioni di euro. In un periodo di stasi degli investimenti come quello attuale, si tratta di un volano di sviluppo importante per il territorio - sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – In questo modo vogliamo incentivare la realizzazione di investimenti utili a migliorare il potenziale produttivo, per ripartire dopo il terremoto più forti e più attrezzati a competere nei mercati globali.” Le risorse della misura 121 sono destinate a sostenere progetti di innovazione tecnologica e ammodernamento delle imprese agricole. L’entità dell’aiuto è compresa tra il 20 e il 40% della spesa e tra gli interventi finanziabili vi sono l’acquisto e la ristrutturazione di immobili, l’acquisto di impianti e attrezzature, ma anche la creazione di siti Internet. Le province e i comuni interessati sono quelli dell’area del cratere.
Tabella con la ripartizione per province dei finanziamenti:
www.agrestetv.it/documenti/Misura_121_domande.doc
Quasi 14 milioni di euro dalla Regione per sostenere la ripresa economica e rilanciare la competitività delle aziende agricole nell’area del sisma. Il finanziamento (per la precisione si tratta di 13 milioni 943 mila euro) è stato approvato oggi dalla Giunta regionale e permetterà di dare una risposta a tutte le 293 domande ancora presenti nella graduatoria del bando per la misura 121 del Programma regionale di sviluppo rurale 2007-2013. In prima battuta la Regione aveva stanziato 30 milioni di euro, risorse che avevano consentito di concedere un contributo alle prime 402 imprese inserite nella graduatoria approvata il 10 febbraio scorso. “Questo nuovo finanziamento porta a quasi 44 milioni il plafond di contributi pubblici complessivo e a 695 le imprese beneficiarie, che investiranno complessivamente quasi 118 milioni di euro. In un periodo di stasi degli investimenti come quello attuale, si tratta di un volano di sviluppo importante per il territorio - sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – In questo modo vogliamo incentivare la realizzazione di investimenti utili a migliorare il potenziale produttivo, per ripartire dopo il terremoto più forti e più attrezzati a competere nei mercati globali.” Le risorse della misura 121 sono destinate a sostenere progetti di innovazione tecnologica e ammodernamento delle imprese agricole. L’entità dell’aiuto è compresa tra il 20 e il 40% della spesa e tra gli interventi finanziabili vi sono l’acquisto e la ristrutturazione di immobili, l’acquisto di impianti e attrezzature, ma anche la creazione di siti Internet. Le province e i comuni interessati sono quelli dell’area del cratere.
Tabella con la ripartizione per province dei finanziamenti:
www.agrestetv.it/documenti/Misura_121_domande.doc
lunedì 10 febbraio 2014
AGRICOLTURA, 5,2 MILIONI DI EURO PER FINANZIARE L'AMMODERNAMENTO DELLE AZIENDE AGRICOLE. L'ASSESSORE RABBONI: "RISORSE RESE DISPONIBILI GRAZIE AD ECONOMIE DI PRECEDENTI BANDI". ECCO IL RIPARTO PER PROVINCIA
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Nuove risorse dalla Regione per l’ammodernamento delle aziende agricole in tutto il territorio emiliano-romagnolo. Si tratta di oltre 5,2 milioni di euro che permetteranno di finanziare parte delle domande in lista di attesa nelle graduatorie provinciali relative alla misura 121 del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013. Potranno essere finanziati la realizzazione o la ristrutturazione di immobili aziendali così come l’acquisto di macchinari, attrezzature e impianti. “Il nuovo plafond - spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni – è stato reso possibile dalla scelta della Regione di chiedere a Bruxelles una modifica del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 per dirottare sugli investimenti aziendali economie da precedenti bandi, pari a 10 milioni di euro. Con circa 4,8 milioni euro abbiamo finanziato le domande presentate dai giovani agricoltori. Con le risorse rimanenti finanziamo ora le domande in graduatoria presso le singole Province”. Le risorse sono già state attribuite alle singole amministrazioni provinciali che stanno provvedendo alle assegnazioni.
Qui i fondi ripartiti per Provincia: www.agrestetv.it/documenti/Ripartizione_per_Province.doc
Nuove risorse dalla Regione per l’ammodernamento delle aziende agricole in tutto il territorio emiliano-romagnolo. Si tratta di oltre 5,2 milioni di euro che permetteranno di finanziare parte delle domande in lista di attesa nelle graduatorie provinciali relative alla misura 121 del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013. Potranno essere finanziati la realizzazione o la ristrutturazione di immobili aziendali così come l’acquisto di macchinari, attrezzature e impianti. “Il nuovo plafond - spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni – è stato reso possibile dalla scelta della Regione di chiedere a Bruxelles una modifica del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 per dirottare sugli investimenti aziendali economie da precedenti bandi, pari a 10 milioni di euro. Con circa 4,8 milioni euro abbiamo finanziato le domande presentate dai giovani agricoltori. Con le risorse rimanenti finanziamo ora le domande in graduatoria presso le singole Province”. Le risorse sono già state attribuite alle singole amministrazioni provinciali che stanno provvedendo alle assegnazioni.
Qui i fondi ripartiti per Provincia: www.agrestetv.it/documenti/Ripartizione_per_Province.doc
lunedì 1 luglio 2013
COLDIRETTI, SONO 234MILA LE IMPRESE AGRICOLE GUIDATE DA DONNE, 1 SU 3. AGRICOLTURA SEMPRE PIU’ “IN ROSA” CONTRO LA CRISI
Fonte: Coldiretti Ferrara
In Italia quasi un’azienda su tre è guidata da una donna secondo i dati di Unioncamere sul primo trimestre 2013. Le aziende “in rosa” particolarmente attive nella multifunzionalità e nell’innovazione, dagli agriasili al pet therapy, fino alle fattorie didattiche.
Sono 234.228 le imprese agricole guidate da donne in Italia dove ormai nelle campagne quasi una azienda su tre (29,1 per cento) è rosa. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Unioncamere relativi al primo trimestre del 2013. Dopo quello del commercio è infatti proprio il settore agricolo quello in cui la presenza femminile è maggiore. L’ingresso progressivo delle donne nell’agricoltura italiana - sottolinea la Coldiretti - ha certamente dato un forte impulso all’innovazione che ha caratterizzato il settore con l'ampliamento delle attività ad esso connesse come la trasformazione dei prodotti, la nascita del settore dell'agribenessere, il recupero di antichevarietà, le fattorie didattiche, gli agriasilo, la pet-therapy, l’adozione di piante e animali on line e tante altre innovazioni. “Questa multifunzionalità, che è la caratteristica principale delle aziende agricole condotte da donne, genera piu’ occupazione perche sviluppa attivita’ particolari che si affiancano a quella principale per fornire un prodotto o un servizio particolare” afferma Lorella Ansaloni, responsabile nazionale di Donne Impresa Coldiretti. La capacità di coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell'ambiente e la qualità della vita a contatto con la natura sembra essere - precisa la Coldiretti - una delle principali ragioni della presenza femminile nelle campagne. Un impegno che - conclude la Coldiretti - è infatti particolarmente rilevante nelle attività piu' innovative e multifunzionali come dimostra il protagonismo delle donne nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, negli agriturismi o nelle associazioni per la valorizzazione di prodotti tipici nazionali come il vino e olio.
In Italia quasi un’azienda su tre è guidata da una donna secondo i dati di Unioncamere sul primo trimestre 2013. Le aziende “in rosa” particolarmente attive nella multifunzionalità e nell’innovazione, dagli agriasili al pet therapy, fino alle fattorie didattiche.
Sono 234.228 le imprese agricole guidate da donne in Italia dove ormai nelle campagne quasi una azienda su tre (29,1 per cento) è rosa. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Unioncamere relativi al primo trimestre del 2013. Dopo quello del commercio è infatti proprio il settore agricolo quello in cui la presenza femminile è maggiore. L’ingresso progressivo delle donne nell’agricoltura italiana - sottolinea la Coldiretti - ha certamente dato un forte impulso all’innovazione che ha caratterizzato il settore con l'ampliamento delle attività ad esso connesse come la trasformazione dei prodotti, la nascita del settore dell'agribenessere, il recupero di antichevarietà, le fattorie didattiche, gli agriasilo, la pet-therapy, l’adozione di piante e animali on line e tante altre innovazioni. “Questa multifunzionalità, che è la caratteristica principale delle aziende agricole condotte da donne, genera piu’ occupazione perche sviluppa attivita’ particolari che si affiancano a quella principale per fornire un prodotto o un servizio particolare” afferma Lorella Ansaloni, responsabile nazionale di Donne Impresa Coldiretti. La capacità di coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell'ambiente e la qualità della vita a contatto con la natura sembra essere - precisa la Coldiretti - una delle principali ragioni della presenza femminile nelle campagne. Un impegno che - conclude la Coldiretti - è infatti particolarmente rilevante nelle attività piu' innovative e multifunzionali come dimostra il protagonismo delle donne nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, negli agriturismi o nelle associazioni per la valorizzazione di prodotti tipici nazionali come il vino e olio.
giovedì 31 gennaio 2013
FIRMATO IL PROTOCOLLO D’INTESA PER IL FINANZIAMENTO DELLE AZIENDE AGRICOLE
Fonte: Ufficio Stampa Provincia di Ferrara
Ferrara primo esempio in Italia
Provincia, Ismea, Banca Popolare di Ravenna, Caricento, Carife, EmilBanca, UniCredit, Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Confcooperative, Legacoop, Unione nazionale imprese di meccanizzazione e Camera di Commercio di Ferrara. È l’elenco di tutti i firmatari del protocollo d’intesa per il finanziamento delle aziende agricole ed agro meccaniche. Uno strumento innovativo, che fa di Ferrara la prima provincia in Italia a dotarsi di questo nuovo canale di credito per il mondo agricolo, hanno in sostanza detto la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, e l’assessore provinciale con delega al settore primario, Stefano Calderoni. In attesa che alcuni istituti bancari prendano le loro decisioni definitive rispetto all'operazione, già ora la rete del credito arriva ad un plafond di oltre 50 milioni. Qualcosa di più di una boccata d’ossigeno, dunque, per un settore che ha chiuso un 2012 certamente non da incorniciare, che ha sommato negativamente crisi economica, difficoltà di accesso al credito, terremoto e siccità. “Ora ci aspettiamo un 2013 – ha commentato Marcella Zappaterra – certamente difficile, ma non drammatico come l’anno appena concluso”. Il meccanismo di funzionamento del protocollo lo ha spiegato l’assessore Calderoni, che prima di passare in sequenza i punti salienti ha espresso parole di ringraziamento ad ogni sottoscrittore: banche, associazioni di categoria e istituzioni. Il tutto è partito dalla domanda su quale sarebbe stato lo strumento ideale per dare un aiuto concreto al mondo agricolo. La risposta non ha tardato a focalizzarsi su una linea di apertura di credito come quella che attualmente la Regione già apre alle aziende, però non a 12 mesi bensì a 36. Proprio sulla lunghezza d’onda dei tre anni si è da subito lavorato, con l’intento di contenere al massimo i tassi d’interesse sui quali restituire i prestiti. Anche qui obiettivo raggiunto con uno standard del 3%. In più si è aggiunto Ismea – l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, diretta emanazione del ministero dell’agricoltura –, che si è reso disponibile a garanzie fino al 70% per le imprese. Asticella che si può alzare all’80% per le giovani aziende del settore. Un impegno, è stato sottolineato, che avrà ripercussioni positive sul contenimento dei tassi d’interesse. Stessa destinazione avranno anche i 50mila euro messi a disposizione dalla locale Camera di Commercio. Ulteriore punto dell’accordo è l’impegno comune, ciascuno per il proprio ambito di competenza, per tagliare al minimo i tempi della burocrazia. Intento che concretamente si traduce nell’obiettivo di non oltrepassare un mese di tempo per la concessione di finanziamenti alle imprese. Per vedere, poi, se lo strumento funziona l’accordo prevede anche un tavolo di verifica, con il compito di verificare in concreto se lo strumento è effettivamente efficace e per correggere laddove risulti necessario farlo. “Lo spirito dell’operazione – ha ricordato Stefano Calderoni – è di mettere in circolo aiuti alle imprese per resistere, in un primo tempo, per poi rilanciare gli investimenti, in una fase successiva, rispetto a un settore chiave per l’economia locale”. “È un progetto di sistema – ha proseguito il presidente Ismea Arturo Semerari – che ha il pregio di ridurre i rischi e il compito di migliorare l’accesso al credito delle imprese a tassi vantaggiosi”. Proprio sull’aspetto di sistema ha chiuso la presidente della Provincia: “Il protocollo è un ennesimo esempio di come il nostro territorio sia capace di fare squadra – ha detto –, cosa che specialmente in questi tempi difficili per tutti rappresenta una marcia in più per uscire rafforzati dalla crisi e per rilanciare il nostro impegno su un settore da sempre centrale per tutta l’economia provinciale”.
Testo del Protocollo d’intesa per il finanziamento delle aziende agricole e agro meccaniche: www.agrestetv.it/documenti/finanaziamento_aziende_agricole.doc
Ferrara primo esempio in Italia
Provincia, Ismea, Banca Popolare di Ravenna, Caricento, Carife, EmilBanca, UniCredit, Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Confcooperative, Legacoop, Unione nazionale imprese di meccanizzazione e Camera di Commercio di Ferrara. È l’elenco di tutti i firmatari del protocollo d’intesa per il finanziamento delle aziende agricole ed agro meccaniche. Uno strumento innovativo, che fa di Ferrara la prima provincia in Italia a dotarsi di questo nuovo canale di credito per il mondo agricolo, hanno in sostanza detto la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, e l’assessore provinciale con delega al settore primario, Stefano Calderoni. In attesa che alcuni istituti bancari prendano le loro decisioni definitive rispetto all'operazione, già ora la rete del credito arriva ad un plafond di oltre 50 milioni. Qualcosa di più di una boccata d’ossigeno, dunque, per un settore che ha chiuso un 2012 certamente non da incorniciare, che ha sommato negativamente crisi economica, difficoltà di accesso al credito, terremoto e siccità. “Ora ci aspettiamo un 2013 – ha commentato Marcella Zappaterra – certamente difficile, ma non drammatico come l’anno appena concluso”. Il meccanismo di funzionamento del protocollo lo ha spiegato l’assessore Calderoni, che prima di passare in sequenza i punti salienti ha espresso parole di ringraziamento ad ogni sottoscrittore: banche, associazioni di categoria e istituzioni. Il tutto è partito dalla domanda su quale sarebbe stato lo strumento ideale per dare un aiuto concreto al mondo agricolo. La risposta non ha tardato a focalizzarsi su una linea di apertura di credito come quella che attualmente la Regione già apre alle aziende, però non a 12 mesi bensì a 36. Proprio sulla lunghezza d’onda dei tre anni si è da subito lavorato, con l’intento di contenere al massimo i tassi d’interesse sui quali restituire i prestiti. Anche qui obiettivo raggiunto con uno standard del 3%. In più si è aggiunto Ismea – l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, diretta emanazione del ministero dell’agricoltura –, che si è reso disponibile a garanzie fino al 70% per le imprese. Asticella che si può alzare all’80% per le giovani aziende del settore. Un impegno, è stato sottolineato, che avrà ripercussioni positive sul contenimento dei tassi d’interesse. Stessa destinazione avranno anche i 50mila euro messi a disposizione dalla locale Camera di Commercio. Ulteriore punto dell’accordo è l’impegno comune, ciascuno per il proprio ambito di competenza, per tagliare al minimo i tempi della burocrazia. Intento che concretamente si traduce nell’obiettivo di non oltrepassare un mese di tempo per la concessione di finanziamenti alle imprese. Per vedere, poi, se lo strumento funziona l’accordo prevede anche un tavolo di verifica, con il compito di verificare in concreto se lo strumento è effettivamente efficace e per correggere laddove risulti necessario farlo. “Lo spirito dell’operazione – ha ricordato Stefano Calderoni – è di mettere in circolo aiuti alle imprese per resistere, in un primo tempo, per poi rilanciare gli investimenti, in una fase successiva, rispetto a un settore chiave per l’economia locale”. “È un progetto di sistema – ha proseguito il presidente Ismea Arturo Semerari – che ha il pregio di ridurre i rischi e il compito di migliorare l’accesso al credito delle imprese a tassi vantaggiosi”. Proprio sull’aspetto di sistema ha chiuso la presidente della Provincia: “Il protocollo è un ennesimo esempio di come il nostro territorio sia capace di fare squadra – ha detto –, cosa che specialmente in questi tempi difficili per tutti rappresenta una marcia in più per uscire rafforzati dalla crisi e per rilanciare il nostro impegno su un settore da sempre centrale per tutta l’economia provinciale”.
Testo del Protocollo d’intesa per il finanziamento delle aziende agricole e agro meccaniche: www.agrestetv.it/documenti/finanaziamento_aziende_agricole.doc
venerdì 25 gennaio 2013
IMPRESE, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “LA CHIUSURA DELLE AZIENDE AGRICOLE E’ SEGNALE DI SOFFERENZA, MA ANCHE DI RIORGANIZZAZIONE E RAZIONALIZZAZIONE”
Fonte: Confagricoltura
L’agricoltura è il settore produttivo che ha il saldo negativo maggiore (-16.791 unità). Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati del Rapporto Unioncamere relativi alla nati-mortalità delle imprese italiane nel 2012. “Che la crisi faccia sentire i suoi effetti e aggravi la situazione è fuori discussione, il dato Unioncamere sulla nascita e sulla chiusura delle aziende agricole lo conferma: è il segno di una sofferenza in cui si trovano ad operare tante imprese agricole che non trovano margini di redditività”, osserva il presidente di Confagricoltura. “Non vorrei però che emergesse dalle analisi sulla crisi l’immagine di un’agricoltura che si arrende. Ci sono imprese agricole strutturate, moderne e competitive che hanno messo in atto, già da tempo, precise strategie per fronteggiare le criticità. Il dato è da leggere, dunque, come segnale di sofferenza ma al tempo stesso di razionalizzazione e riorganizzazione da parte di imprese del settore. Come rivelato dal recente sondaggio che abbiamo svolto con il Censis, infatti, le imprese più evolute hanno adeguato gli impianti e le strutture produttive (75%), ridefinito le politiche di vendita (59%), riorganizzato le procedure di lavoro (57,3%), individuato nuove produzioni e colture (51,7%), ridefinito le funzioni di vertice (30,3%). Solo il 3,7% del campione intervistato non ha apportato alcun cambiamento” “È chiaro allora che la trasformazione delle imprese ha una forte incidenza sul dato che riguarda la chiusura di molte di loro”, conclude Mario Guidi. “Molti ettari che queste chiusure libereranno resteranno ad attività agricole e c’è da interrogarsi sull’ordine di grandezza di questa trasformazione, potendo essa rivelarsi significativa in ottica di crescita e di rafforzamento per le aziende agricole esistenti”.
L’agricoltura è il settore produttivo che ha il saldo negativo maggiore (-16.791 unità). Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati del Rapporto Unioncamere relativi alla nati-mortalità delle imprese italiane nel 2012. “Che la crisi faccia sentire i suoi effetti e aggravi la situazione è fuori discussione, il dato Unioncamere sulla nascita e sulla chiusura delle aziende agricole lo conferma: è il segno di una sofferenza in cui si trovano ad operare tante imprese agricole che non trovano margini di redditività”, osserva il presidente di Confagricoltura. “Non vorrei però che emergesse dalle analisi sulla crisi l’immagine di un’agricoltura che si arrende. Ci sono imprese agricole strutturate, moderne e competitive che hanno messo in atto, già da tempo, precise strategie per fronteggiare le criticità. Il dato è da leggere, dunque, come segnale di sofferenza ma al tempo stesso di razionalizzazione e riorganizzazione da parte di imprese del settore. Come rivelato dal recente sondaggio che abbiamo svolto con il Censis, infatti, le imprese più evolute hanno adeguato gli impianti e le strutture produttive (75%), ridefinito le politiche di vendita (59%), riorganizzato le procedure di lavoro (57,3%), individuato nuove produzioni e colture (51,7%), ridefinito le funzioni di vertice (30,3%). Solo il 3,7% del campione intervistato non ha apportato alcun cambiamento” “È chiaro allora che la trasformazione delle imprese ha una forte incidenza sul dato che riguarda la chiusura di molte di loro”, conclude Mario Guidi. “Molti ettari che queste chiusure libereranno resteranno ad attività agricole e c’è da interrogarsi sull’ordine di grandezza di questa trasformazione, potendo essa rivelarsi significativa in ottica di crescita e di rafforzamento per le aziende agricole esistenti”.
giovedì 6 settembre 2012
IMPRESE, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “LA RAZIONALIZZAZIONE DEL SETTORE FRENA LE CHIUSURE. L’AGRICOLTURA E’ IN PROFONDA SOFFERENZA MA NON SI ARRENDE”
Fonte: Confagricoltura
Sono più le aziende agricole che chiudono, di quelle che nascono, ma la situazione va migliorando (-416 unità a luglio-agosto ma era -832 un anno fa). Lo sottolinea Confagricoltura valutando i dati di Unioncamere sulla nati-mortalità delle imprese italiane nel primo trimestre dell'anno. "Il dato Unioncamere sul settore primario è in linea con una tendenza alla razionalizzazione che si registra da diversi anni, ma è anche - commenta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - il segno di una sofferenza in cui si trovano a operare tante imprese agricole che non trovano margini di redditività". Guidi ricorda come "tutte le analisi qualitative fino a oggi condotte tendano a individuare un ristretto raggruppamento, di circa il 2% delle imprese esistenti, in grado di generare massa critica. Si tratta di circa 30-32mila imprese da cui deriva gran parte del fatturato, del valore aggiunto e dell'occupazione del sistema agricolo nazionale". “Che la crisi faccia sentire i suoi effetti e aggravi la situazione è fuori discussione e il dato Unioncamere sulla nascita e sulla chiusura delle aziende agricole lo conferma - conclude il presidente di Confagricoltura - non vorrei però che emergesse dalle analisi sulla crisi l'immagine di un'agricoltura che si arrende. Ci sono imprese agricole strutturate, moderne e competitive che hanno messo in atto, già da tempo, precise strategie per fronteggiare le criticità. Per questo sono necessarie apposite misure del Governo per la crescita anche in agricoltura”.
Sono più le aziende agricole che chiudono, di quelle che nascono, ma la situazione va migliorando (-416 unità a luglio-agosto ma era -832 un anno fa). Lo sottolinea Confagricoltura valutando i dati di Unioncamere sulla nati-mortalità delle imprese italiane nel primo trimestre dell'anno. "Il dato Unioncamere sul settore primario è in linea con una tendenza alla razionalizzazione che si registra da diversi anni, ma è anche - commenta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - il segno di una sofferenza in cui si trovano a operare tante imprese agricole che non trovano margini di redditività". Guidi ricorda come "tutte le analisi qualitative fino a oggi condotte tendano a individuare un ristretto raggruppamento, di circa il 2% delle imprese esistenti, in grado di generare massa critica. Si tratta di circa 30-32mila imprese da cui deriva gran parte del fatturato, del valore aggiunto e dell'occupazione del sistema agricolo nazionale". “Che la crisi faccia sentire i suoi effetti e aggravi la situazione è fuori discussione e il dato Unioncamere sulla nascita e sulla chiusura delle aziende agricole lo conferma - conclude il presidente di Confagricoltura - non vorrei però che emergesse dalle analisi sulla crisi l'immagine di un'agricoltura che si arrende. Ci sono imprese agricole strutturate, moderne e competitive che hanno messo in atto, già da tempo, precise strategie per fronteggiare le criticità. Per questo sono necessarie apposite misure del Governo per la crescita anche in agricoltura”.
giovedì 26 luglio 2012
COLDIRETTI: CONSUMI RECORD PER IRRIGARE, ESAURITO IL CARBURANTE PER I LAVORI AUTUNNALI, LA REGIONE ASSEGNA ALTRI QUANTITATIVI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Con delibera dello scorso 23 luglio la Regione Emilia-Romagna ha aperto la possibilità per le aziende agricole che hanno esaurito il carburante causa le eccezionali irrigazioni di soccorso, di poterne avere ulteriori quantitativi per poter eseguire i lavori successivi.
Le aziende agricole che a cause del persistere del periodo siccitoso stanno utilizzando copiosamente il carburante agricolo per continuare ad irrigare, potranno richiedere, quando avranno esaurito l’intera originaria assegnazione ad accisa ridotta, altro quantitativo, non superiore al 100% della prima assegnazione, per le necessità colturali dei lavori autunno invernali. Il provvedimento riguarda sia le aziende agricole, sulla base delle colture e delle richieste di carburante per i lavori dell’anno 2012 presentati entro lo scorso 30 giugno, sia le imprese di allevamento estensivo in acque salmastre, che potranno fare richiesta di assegnazione aggiuntiva entro il prossimo 31 ottobre, recandosi presso tutti i nosti Uffici di Zona. Si tratta dell’ulteriore prova dell’eccezionalità di questa ondata di siccità persistente, che secondo i rilievi regionali richiamati nella delibera è anche peggiore di quella dell’anno 2003, con punte di meno 75 e persino meno 90 per cento di precipitazione nei diversi areali regionali nei mesi di giugno e primi di luglio, con incremento dell’evapotraspirazione di circa il 20% e quindi pesantissimo stress delle colture, che lascia presagire un raccolto stentato, sia per mais e soia che per i fruttiferi se non interverranno significativi mutamenti atmosferici entro pochi giorni.
Con delibera dello scorso 23 luglio la Regione Emilia-Romagna ha aperto la possibilità per le aziende agricole che hanno esaurito il carburante causa le eccezionali irrigazioni di soccorso, di poterne avere ulteriori quantitativi per poter eseguire i lavori successivi.
Le aziende agricole che a cause del persistere del periodo siccitoso stanno utilizzando copiosamente il carburante agricolo per continuare ad irrigare, potranno richiedere, quando avranno esaurito l’intera originaria assegnazione ad accisa ridotta, altro quantitativo, non superiore al 100% della prima assegnazione, per le necessità colturali dei lavori autunno invernali. Il provvedimento riguarda sia le aziende agricole, sulla base delle colture e delle richieste di carburante per i lavori dell’anno 2012 presentati entro lo scorso 30 giugno, sia le imprese di allevamento estensivo in acque salmastre, che potranno fare richiesta di assegnazione aggiuntiva entro il prossimo 31 ottobre, recandosi presso tutti i nosti Uffici di Zona. Si tratta dell’ulteriore prova dell’eccezionalità di questa ondata di siccità persistente, che secondo i rilievi regionali richiamati nella delibera è anche peggiore di quella dell’anno 2003, con punte di meno 75 e persino meno 90 per cento di precipitazione nei diversi areali regionali nei mesi di giugno e primi di luglio, con incremento dell’evapotraspirazione di circa il 20% e quindi pesantissimo stress delle colture, che lascia presagire un raccolto stentato, sia per mais e soia che per i fruttiferi se non interverranno significativi mutamenti atmosferici entro pochi giorni.
martedì 10 luglio 2012
DANNI E RICOSTRUZIONE: IL TERREMOTO NON È FINITO
Fonte: Cia Ferrara
Il presidente e il direttore della Cia di Ferrara hanno visitato alcune importante aziende associate per fare il punto della situazione dopo il sisma
Mentre il Governo approvava a Roma il Decreto ricostruzione accogliendo alcune importanti modifiche proposte dalle associazioni agricole, i rappresentanti della Cia di Ferrara – il presidente Lorenzo Boldrini, il direttore Cristiano Bulgarelli e i tecnici della Confederazione – hanno incontrato gli agricoltori associati nelle loro aziende, là dove il sisma di maggio ha colpito più duramente. Giorni intensi e produttivi per osservare e controllare da vicino quali sono i danni e cosa si sta facendo per continuare l’attività in attesa che arrivino i fondi statali, somme che dovrebbero coprire l’80% della ricostruzione di case, fabbricati rurali e aziende. Perché non tutti gli agricoltori sono stati colpiti allo stesso modo: c’è chi ha visto andare in fumo in pochi secondi due fabbricati e l’investimento a pannelli fotovoltaici per il quale continua a pagare il mutuo e chi non sa ancora dove mettere i suoi animali che, prima del sisma, erano ricoverati in due grandi magazzini, ora inagibili. Poi c’è, sempre in quelle zone così colpite – soprattutto con il terremoto del 20 maggio – chi non ha più la casa e nemmeno i fabbricati dove teneva gli attrezzi e i prodotti indispensabili per la sua attività. Una situazione difficile, simile a quella di altri imprenditori agricoli dell’alto ferrarese che, dopo più di un mese dal disastro, sono ancora pieni di incertezze su ciò che faranno delle loro aziende. L’obiettivo è ritornare alla normalità, ma come? Abbattere i fabbricati molto danneggiati e costruirne di nuovi? Spostare i pannelli fotovoltaici recuperati con fatica su un altro edificio costruito ad hoc? E come sostenere queste spese? La risposta è, al momento, tutta in quel decreto governativo che dirà quanto e quando arriveranno i soldi per ricostruire che dovrebbero entrare nelle casse dello stato grazie all’aumento delle accise dei carburanti, dal Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea e dai fondi risparmiati dai contributi pubblici ai partiti. Nel frattempo la Confederazione Italiana Agricoltori ha offerto a tutti gli agricoltori che hanno subito danni, una consulenza tecnica e finanziaria per accompagnarli verso la ricostruzione ed il ripristino di fabbricati necessari alla produzione agricola. «Il contributo dell’80% a risarcimento delle spese sostenute per la ricostruzione o la ristrutturazione degli immobili destinati ad uso produttivo previsti dal Decreto ricostruzione – dice Cristiano Bulgarelli – è un buon inizio e speriamo che sia equamente diviso tra gli imprenditori colpiti. La nostra associazione rimane a disposizione degli associati per dare un concreto servizio di consulenza e sciogliere i dubbi che ovviamente sono all’ordine del giorno in situazioni delicate come questa. Gli imprenditori possono valutare con i nostri tecnici economici, fiscali e agricoli tutte le opportunità disponibili, valutare preventivi e scegliere l’investimento giusto per sfruttare al massimo le risorse che verranno concesse. E’ passata l’emergenza iniziale – conclude Bulgarelli – ma il terremoto non è finito e non bisogna distogliere l’attenzione nemmeno un minuto su quello che c’è da fare per ritornare alla normale attività produttiva»
Il presidente e il direttore della Cia di Ferrara hanno visitato alcune importante aziende associate per fare il punto della situazione dopo il sisma
Mentre il Governo approvava a Roma il Decreto ricostruzione accogliendo alcune importanti modifiche proposte dalle associazioni agricole, i rappresentanti della Cia di Ferrara – il presidente Lorenzo Boldrini, il direttore Cristiano Bulgarelli e i tecnici della Confederazione – hanno incontrato gli agricoltori associati nelle loro aziende, là dove il sisma di maggio ha colpito più duramente. Giorni intensi e produttivi per osservare e controllare da vicino quali sono i danni e cosa si sta facendo per continuare l’attività in attesa che arrivino i fondi statali, somme che dovrebbero coprire l’80% della ricostruzione di case, fabbricati rurali e aziende. Perché non tutti gli agricoltori sono stati colpiti allo stesso modo: c’è chi ha visto andare in fumo in pochi secondi due fabbricati e l’investimento a pannelli fotovoltaici per il quale continua a pagare il mutuo e chi non sa ancora dove mettere i suoi animali che, prima del sisma, erano ricoverati in due grandi magazzini, ora inagibili. Poi c’è, sempre in quelle zone così colpite – soprattutto con il terremoto del 20 maggio – chi non ha più la casa e nemmeno i fabbricati dove teneva gli attrezzi e i prodotti indispensabili per la sua attività. Una situazione difficile, simile a quella di altri imprenditori agricoli dell’alto ferrarese che, dopo più di un mese dal disastro, sono ancora pieni di incertezze su ciò che faranno delle loro aziende. L’obiettivo è ritornare alla normalità, ma come? Abbattere i fabbricati molto danneggiati e costruirne di nuovi? Spostare i pannelli fotovoltaici recuperati con fatica su un altro edificio costruito ad hoc? E come sostenere queste spese? La risposta è, al momento, tutta in quel decreto governativo che dirà quanto e quando arriveranno i soldi per ricostruire che dovrebbero entrare nelle casse dello stato grazie all’aumento delle accise dei carburanti, dal Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea e dai fondi risparmiati dai contributi pubblici ai partiti. Nel frattempo la Confederazione Italiana Agricoltori ha offerto a tutti gli agricoltori che hanno subito danni, una consulenza tecnica e finanziaria per accompagnarli verso la ricostruzione ed il ripristino di fabbricati necessari alla produzione agricola. «Il contributo dell’80% a risarcimento delle spese sostenute per la ricostruzione o la ristrutturazione degli immobili destinati ad uso produttivo previsti dal Decreto ricostruzione – dice Cristiano Bulgarelli – è un buon inizio e speriamo che sia equamente diviso tra gli imprenditori colpiti. La nostra associazione rimane a disposizione degli associati per dare un concreto servizio di consulenza e sciogliere i dubbi che ovviamente sono all’ordine del giorno in situazioni delicate come questa. Gli imprenditori possono valutare con i nostri tecnici economici, fiscali e agricoli tutte le opportunità disponibili, valutare preventivi e scegliere l’investimento giusto per sfruttare al massimo le risorse che verranno concesse. E’ passata l’emergenza iniziale – conclude Bulgarelli – ma il terremoto non è finito e non bisogna distogliere l’attenzione nemmeno un minuto su quello che c’è da fare per ritornare alla normale attività produttiva»
mercoledì 13 giugno 2012
INFLAZIONE, CONFAGRICOLTURA: “FRUTTA E VERDURA RAFFREDDANO IL CAROVITA MENTRE I COSTI PENALIZZANO LE AZIENDE AGRICOLE”
Fonte: Confagricoltura
Nel "carrello della spesa" (cioè l’insieme dei prodotti acquistati con maggiore frequenza nell'ultimo mese, che registra + 4,2%) restano a buon mercato la frutta (-3,9% in termini tendenziali), la verdura (-1,8%) e gli altri prodotti agricoli. Lo sottolinea Confagricoltura sulla base dei dati Istat definitivi dell’inflazione a maggio. Gli alimentari non lavorati nel loro complesso aumentano – osserva Confagricoltura – dello 0,8% su base annua a fronte di un incremento dell’indice generale del 3,2%. Ci sono degli aumenti congiunturali per la frutta (+5,6% a maggio su aprile) dovuti al cambio dei prodotti stagionali sui banchi di vendita ed alle primizie, ma la tendenza su base annua è di una diminuzione dei prezzi. “In questa situazione, i produttori agricoli – osserva Confagricoltura - non riescono a far quadrare i conti perché i costi aziendali aumentano, in primo luogo quelli dei prodotti energetici (+15,3% su base annua), dei concimi e dei mangimi, allo stesso tempo i prezzi all’origine diminuiscono (-3,1% a maggio 2012 su maggio 2011 in base alle rilevazioni Ismea)”. “L’agricoltura - conclude Confagricoltura - continua a dare un consistente aiuto ai consumatori, in un momento di grandi difficoltà per l’economia e le famiglie, ma deve poter recuperare redditività e riposizionarsi nell’ambito della filiera agroalimentare”.
Nel "carrello della spesa" (cioè l’insieme dei prodotti acquistati con maggiore frequenza nell'ultimo mese, che registra + 4,2%) restano a buon mercato la frutta (-3,9% in termini tendenziali), la verdura (-1,8%) e gli altri prodotti agricoli. Lo sottolinea Confagricoltura sulla base dei dati Istat definitivi dell’inflazione a maggio. Gli alimentari non lavorati nel loro complesso aumentano – osserva Confagricoltura – dello 0,8% su base annua a fronte di un incremento dell’indice generale del 3,2%. Ci sono degli aumenti congiunturali per la frutta (+5,6% a maggio su aprile) dovuti al cambio dei prodotti stagionali sui banchi di vendita ed alle primizie, ma la tendenza su base annua è di una diminuzione dei prezzi. “In questa situazione, i produttori agricoli – osserva Confagricoltura - non riescono a far quadrare i conti perché i costi aziendali aumentano, in primo luogo quelli dei prodotti energetici (+15,3% su base annua), dei concimi e dei mangimi, allo stesso tempo i prezzi all’origine diminuiscono (-3,1% a maggio 2012 su maggio 2011 in base alle rilevazioni Ismea)”. “L’agricoltura - conclude Confagricoltura - continua a dare un consistente aiuto ai consumatori, in un momento di grandi difficoltà per l’economia e le famiglie, ma deve poter recuperare redditività e riposizionarsi nell’ambito della filiera agroalimentare”.
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giovedì 7 giugno 2012
COLDIRETTI: SALGONO A 705 MLN I DANNI ALL’AGRICOLTURA NELLE CIRCA 7MILA AZIENDE COLPITE DAL SISMA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Il presidente nazionale Sergio Marini ha visitato oggi le aree colpite, in particolare nelle province di Bologna, Ferrara e Modena. All’incontro con la stampa a Villafranca di Midolla aggiornate le stime dei danni e sollecitate le misure necessarie per gestire ancora l’emergenza e per poter ripartire il prima possibile.
Settemila aziende agricole colpite delle quali circa duemila gravemente danneggiate, distrutte o da ricostruire per adeguarle alle nuove norme antisimiche E’ il presidente della Coldiretti Sergio Marini ad annunciare che il bilancio provvisorio dei danni provocati dal sisma all’agricoltura è salito a 705 milioni di euro, nell’ambito dell’incontro promosso nell’ azienda agricola Bosco di Poletti in via Bosco 6 a Villafranca di Medolla (Mo) con gli agricoltori colpiti dal sisma provenienti dalle campagne circostanti. Proveniente dalla visita al caseificio Caretti di San Giovanni in Persiceto, ed dalla sosta a San Carlo di S.Agostino, nell’azienda di Mirco Tartari, Marini (accompagnato dal presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello e dai vertici dell’organizzazione delle province interessate) ha messo in evidenza come ai circa 400 milioni di euro di danni provocati alle strutture agricole (fienili, stalle, magazzini) si aggiungono 70 milioni necessari per garantire la sicurezza al territorio riportando alla normalità gli impianti idrovori, irrigui, di scolo e di irrigazione fortemente lesionati. Con una stima di 150 milioni di euro di danni il sistema del Parmigiano Reggiano è in cima alla triste classifica dei prodotti piu’ danneggiati dal sisma seguito da vicino dal Grana Padano che accusa un colpo da 70 milioni di euro e dall’aceto balsamico che conta perdite per 15 milioni di euro, secondo la Coldiretti. I danni ad oggi rilevati nella sola provincia di Ferrara per i solo soci di Coldiretti riguardano circa 450 aziende e ormai sono vicini alla soglia dei 30 milioni di euro. Le imprese che operano in questi settori hanno solo la possibilità di scegliere se chiudere o ripartire - sostiene Marini - poiché le uniche attività che certamente non saranno delocalizzate sono proprio quelle legate all’agricoltura e ai suoi prodotti tipici, dal parmigiano al grana, dall’aceto balsamico tradizionale alle pere tipiche, la cui produzione non puo’ avvenire per legge al di fuori del territorio delimitato dai disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea. Per questo occorre intervenire al piu’ presto per non perdere un tessuto produttivo che è traino ed immagine del Made in Italy nel mondo. L’acquisto dei prodotti tipici delle aree del terremoto - sostiene la Coldiretti - è il mezzo più semplice per assicurare da parte dei cittadini un aiuto immediato alle aziende del sistema agroalimentare del territorio colpito dal sisma, ma occorre che ad intervenire siano anche le Istituzioni. La Coldiretti chiede un intervento immediato per ripristinare canali e idrovore gestiti dai Consorzi di Bonifica al fine di scongiurare il pericolo di alluvioni, poiché risultano a rischio idraulico ben 200mila ettari di terreno densamente urbanizzati. Per ripartire è necessario inoltre che il Governo assicuri alle imprese agricole condizioni analoghe a quelle artigiane per gli interventi creditizi in conto interesse. A livello comunitario occorre velocizzare l’erogazione di contributi “promessi” dall’Unione Europea attraverso il Fondo di solidarietà europeo per destinarli anche ad infrastrutture di bonifica e irrigazione. Per ovviare ai problemi di liquidità delle imprese agricole è necessario anticipare i pagamenti diretti di politica agricola mentre sul piano strutturale serve l’utilizzo immediato, prima della definizione iter procedurale dell’Unione Europea UE, della rimodulazione del 4 per cento della quota comunitaria relativa all’annualità 2013 dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) a favore dell’ Emilia Romagna e della Lombardia. Inoltre occorre e aumentare il “de minimis” agricolo oltre a semplificare le procedure per gli investimenti realizzati con PSR nelle Regioni danneggiate. A sostegno delle campagne la Coldiretti è intervenuta mettendo a disposizione i propri tecnici per monitorare il territorio per le emergenze delle aziende e degli associati e offrire un sostegno nella prosecuzione dell’attività agricola, ma sono stati anche istituiti sportelli di coordinamento sull’emergenza sisma per le richieste di rilevamento sui danni alle strutture agricole e per pianificare emergenze o interventi di aiuto. Sul piano operativo alcuni agriturismi hanno offerto ospitalità e fornitura pasti alle imprese e si è provveduto alla fornitura di moduli abitativi, tende, alcune roulotte e bagni chimici, ma anche alla consegna di 50mila chili di pasta (100% con grano italiano) prodotta dal Consorzi Agrario di Forlì, Cesena e Rimini. Attraverso il Consorzio Fidi CreditagriItalia sono stati messi a punto - conclude la Coldiretti - strumenti creditizi a sostegno delle imprese agricole e delle cooperative agroalimentari.
Il presidente nazionale Sergio Marini ha visitato oggi le aree colpite, in particolare nelle province di Bologna, Ferrara e Modena. All’incontro con la stampa a Villafranca di Midolla aggiornate le stime dei danni e sollecitate le misure necessarie per gestire ancora l’emergenza e per poter ripartire il prima possibile.
Settemila aziende agricole colpite delle quali circa duemila gravemente danneggiate, distrutte o da ricostruire per adeguarle alle nuove norme antisimiche E’ il presidente della Coldiretti Sergio Marini ad annunciare che il bilancio provvisorio dei danni provocati dal sisma all’agricoltura è salito a 705 milioni di euro, nell’ambito dell’incontro promosso nell’ azienda agricola Bosco di Poletti in via Bosco 6 a Villafranca di Medolla (Mo) con gli agricoltori colpiti dal sisma provenienti dalle campagne circostanti. Proveniente dalla visita al caseificio Caretti di San Giovanni in Persiceto, ed dalla sosta a San Carlo di S.Agostino, nell’azienda di Mirco Tartari, Marini (accompagnato dal presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello e dai vertici dell’organizzazione delle province interessate) ha messo in evidenza come ai circa 400 milioni di euro di danni provocati alle strutture agricole (fienili, stalle, magazzini) si aggiungono 70 milioni necessari per garantire la sicurezza al territorio riportando alla normalità gli impianti idrovori, irrigui, di scolo e di irrigazione fortemente lesionati. Con una stima di 150 milioni di euro di danni il sistema del Parmigiano Reggiano è in cima alla triste classifica dei prodotti piu’ danneggiati dal sisma seguito da vicino dal Grana Padano che accusa un colpo da 70 milioni di euro e dall’aceto balsamico che conta perdite per 15 milioni di euro, secondo la Coldiretti. I danni ad oggi rilevati nella sola provincia di Ferrara per i solo soci di Coldiretti riguardano circa 450 aziende e ormai sono vicini alla soglia dei 30 milioni di euro. Le imprese che operano in questi settori hanno solo la possibilità di scegliere se chiudere o ripartire - sostiene Marini - poiché le uniche attività che certamente non saranno delocalizzate sono proprio quelle legate all’agricoltura e ai suoi prodotti tipici, dal parmigiano al grana, dall’aceto balsamico tradizionale alle pere tipiche, la cui produzione non puo’ avvenire per legge al di fuori del territorio delimitato dai disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea. Per questo occorre intervenire al piu’ presto per non perdere un tessuto produttivo che è traino ed immagine del Made in Italy nel mondo. L’acquisto dei prodotti tipici delle aree del terremoto - sostiene la Coldiretti - è il mezzo più semplice per assicurare da parte dei cittadini un aiuto immediato alle aziende del sistema agroalimentare del territorio colpito dal sisma, ma occorre che ad intervenire siano anche le Istituzioni. La Coldiretti chiede un intervento immediato per ripristinare canali e idrovore gestiti dai Consorzi di Bonifica al fine di scongiurare il pericolo di alluvioni, poiché risultano a rischio idraulico ben 200mila ettari di terreno densamente urbanizzati. Per ripartire è necessario inoltre che il Governo assicuri alle imprese agricole condizioni analoghe a quelle artigiane per gli interventi creditizi in conto interesse. A livello comunitario occorre velocizzare l’erogazione di contributi “promessi” dall’Unione Europea attraverso il Fondo di solidarietà europeo per destinarli anche ad infrastrutture di bonifica e irrigazione. Per ovviare ai problemi di liquidità delle imprese agricole è necessario anticipare i pagamenti diretti di politica agricola mentre sul piano strutturale serve l’utilizzo immediato, prima della definizione iter procedurale dell’Unione Europea UE, della rimodulazione del 4 per cento della quota comunitaria relativa all’annualità 2013 dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) a favore dell’ Emilia Romagna e della Lombardia. Inoltre occorre e aumentare il “de minimis” agricolo oltre a semplificare le procedure per gli investimenti realizzati con PSR nelle Regioni danneggiate. A sostegno delle campagne la Coldiretti è intervenuta mettendo a disposizione i propri tecnici per monitorare il territorio per le emergenze delle aziende e degli associati e offrire un sostegno nella prosecuzione dell’attività agricola, ma sono stati anche istituiti sportelli di coordinamento sull’emergenza sisma per le richieste di rilevamento sui danni alle strutture agricole e per pianificare emergenze o interventi di aiuto. Sul piano operativo alcuni agriturismi hanno offerto ospitalità e fornitura pasti alle imprese e si è provveduto alla fornitura di moduli abitativi, tende, alcune roulotte e bagni chimici, ma anche alla consegna di 50mila chili di pasta (100% con grano italiano) prodotta dal Consorzi Agrario di Forlì, Cesena e Rimini. Attraverso il Consorzio Fidi CreditagriItalia sono stati messi a punto - conclude la Coldiretti - strumenti creditizi a sostegno delle imprese agricole e delle cooperative agroalimentari.
lunedì 4 giugno 2012
TERREMOTO, CONFAGRICOLTURA: COME VIVONO L’EMERGENZA LE AZIENDE AGRICOLE DELLE AREE DEVASTATE DAL SISMA. CREPE NEI CAMPI DI 70 METRI, SABBIA LIQUIDA SULLE PIANTE
Fonte: Confagricoltura
Da Finale Emilia (Mo) a Bondeno (Fe), da Medolla (Mo) a Pegognaga (MN), gli agricoltori parlano con una sola voce per esprimere la loro preoccupazione, ma anche la voglia di ripartire e di avviare la ripresa economia dei territori colpiti. Lo sottolinea Confagricoltura che sta monitorando costantemente la situazione nelle zone di emergenza. “Per fortuna la casa, al momento, è salva; i danni veri li hanno avuti tutte le strutture aziendali, a partire dal bellissimo e antico fienile che è diventato quasi un rudere. Come lo rimetteremo in piedi, come ricostruiremo i ricoveri?”. Se lo chiede Carlo Breviglieri, preoccupato anche di dover imparare a convivere con il sisma. “Non avevo mai visto ‘ferite’ del terreno con crepe-voragini lunghe anche 70 metri, che attraversano il mio campo di 8 ettari, piantato a sorgo. Le piantine di 20 cm sono state ricoperte da una sabbia liquida, quasi azzurrina che scaturivano da vulcanelli a forma d’imbuto, una scena surreale, ma dobbiamo andare avanti e, per fortuna, macchine ed attrezzature non hanno sofferto troppo per i crolli, solo un po’ di ammaccature da tegole, ma funzionano ancora: produco anche barbabietole, mais, soia e grano, dove metterò i balloni? “Ci è rimasta solo la terra, è da qui come hanno fatto i miei nonni che dobbiamo ripartire”. Lo dice Giulia Previdi, un’azienda agricola nel modenese con erba medica, vigneto, alberi da frutto di varietà antiche e animali come cavalli e capre. “Eravamo pronti a partire anche con la fattoria didattica, poi il terremoto ha danneggiato sette dei nostri fabbricati rurali, di cui due sono venuti giù completamente, gli altri cinque sono ancora parzialmente in piedi, ma inagibili – spiega l’imprenditrice di Confagricoltura -. Anche la casa che aveva retto bene la prima scossa ha avuto danni seri. Ci resta la nostra buona terra, vorremmo iniziare le lavorazioni colturali ma ci sono sfollati spaventati, che hanno occupato i campi e le strade di campagna, non ce la sentiamo di mandarli via”. Nicola Corradini, 35 anni, un’azienda a seminativo a Vigarano Mainarda (che è stato epicentro del primo sisma del 20 maggio). “Non so se riuscirò a recuperare la casa e i magazzini, faccio di tutto per tenermi occupato, non posso fermarmi, bisogna fare presto a ripartire, speriamo sia possibile”. ”Le mie strutture aziendali hanno retto. Non così quelle del caseificio di Caramasche. Abbiamo 21.000 forme di parmigiano reggiano Dop tra le rovine. E’ il nostro lavoro di due anni, tutta la produzione dello scorso anno e metà di quest’anno. Sono forme a diverso invecchiamento da 0 a 17 mesi – ricorda il mantovano Matteo Lasagna, socio conferitore al caseificio Caramasche, nato nel 1874, di una delle strutture più antiche del territorio per la trasformazione del latte -. Il prodotto danneggiato potrà essere solo grattugiato o fuso”. ”Sono stato fortunato, la mia azienda ha diversi danni alle strutture, ma non ho perso tutto – dice Paolo Caselli, 43 anni di Finale Emilia - . Mi devo mantenere attivo, perché ho voglia di andare avanti. Passo ore sul trattore a lavorare, poi corro da una parte all’altra per rinforzare i pali e fare riparazioni: ora il mio ufficio l’ho spostato in macchina e parcheggio le trattrici e le attrezzature all’aperto”.
Da Finale Emilia (Mo) a Bondeno (Fe), da Medolla (Mo) a Pegognaga (MN), gli agricoltori parlano con una sola voce per esprimere la loro preoccupazione, ma anche la voglia di ripartire e di avviare la ripresa economia dei territori colpiti. Lo sottolinea Confagricoltura che sta monitorando costantemente la situazione nelle zone di emergenza. “Per fortuna la casa, al momento, è salva; i danni veri li hanno avuti tutte le strutture aziendali, a partire dal bellissimo e antico fienile che è diventato quasi un rudere. Come lo rimetteremo in piedi, come ricostruiremo i ricoveri?”. Se lo chiede Carlo Breviglieri, preoccupato anche di dover imparare a convivere con il sisma. “Non avevo mai visto ‘ferite’ del terreno con crepe-voragini lunghe anche 70 metri, che attraversano il mio campo di 8 ettari, piantato a sorgo. Le piantine di 20 cm sono state ricoperte da una sabbia liquida, quasi azzurrina che scaturivano da vulcanelli a forma d’imbuto, una scena surreale, ma dobbiamo andare avanti e, per fortuna, macchine ed attrezzature non hanno sofferto troppo per i crolli, solo un po’ di ammaccature da tegole, ma funzionano ancora: produco anche barbabietole, mais, soia e grano, dove metterò i balloni? “Ci è rimasta solo la terra, è da qui come hanno fatto i miei nonni che dobbiamo ripartire”. Lo dice Giulia Previdi, un’azienda agricola nel modenese con erba medica, vigneto, alberi da frutto di varietà antiche e animali come cavalli e capre. “Eravamo pronti a partire anche con la fattoria didattica, poi il terremoto ha danneggiato sette dei nostri fabbricati rurali, di cui due sono venuti giù completamente, gli altri cinque sono ancora parzialmente in piedi, ma inagibili – spiega l’imprenditrice di Confagricoltura -. Anche la casa che aveva retto bene la prima scossa ha avuto danni seri. Ci resta la nostra buona terra, vorremmo iniziare le lavorazioni colturali ma ci sono sfollati spaventati, che hanno occupato i campi e le strade di campagna, non ce la sentiamo di mandarli via”. Nicola Corradini, 35 anni, un’azienda a seminativo a Vigarano Mainarda (che è stato epicentro del primo sisma del 20 maggio). “Non so se riuscirò a recuperare la casa e i magazzini, faccio di tutto per tenermi occupato, non posso fermarmi, bisogna fare presto a ripartire, speriamo sia possibile”. ”Le mie strutture aziendali hanno retto. Non così quelle del caseificio di Caramasche. Abbiamo 21.000 forme di parmigiano reggiano Dop tra le rovine. E’ il nostro lavoro di due anni, tutta la produzione dello scorso anno e metà di quest’anno. Sono forme a diverso invecchiamento da 0 a 17 mesi – ricorda il mantovano Matteo Lasagna, socio conferitore al caseificio Caramasche, nato nel 1874, di una delle strutture più antiche del territorio per la trasformazione del latte -. Il prodotto danneggiato potrà essere solo grattugiato o fuso”. ”Sono stato fortunato, la mia azienda ha diversi danni alle strutture, ma non ho perso tutto – dice Paolo Caselli, 43 anni di Finale Emilia - . Mi devo mantenere attivo, perché ho voglia di andare avanti. Passo ore sul trattore a lavorare, poi corro da una parte all’altra per rinforzare i pali e fare riparazioni: ora il mio ufficio l’ho spostato in macchina e parcheggio le trattrici e le attrezzature all’aperto”.
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