Fonte: FruitImprese Emilia - Romagna
"A Berlino si è sentita la mancanza del ministero nel dibattito su armonizzazione e reciprocità nei controlli sugli agrofarmaci ”
“Si è appena conclusa a Berlino Fruit Logistica, la fiera leader mondiale dell’ortofrutta. Già dalla prima giornata c'é stata una buona affluenza di operatori superiore agli anni precedenti”, commenta Giancarlo Minguzzi, presidente di FruitImprese Emilia Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA).
“Da tutto il mondo sono giunti operatori interessati a concretizzare futuri accordi. Gli stand italiani sono stati molto frequentati: segnale di apprezzamento per le nostre produzioni di qualità e per l’efficienza dei nostri servizi. Un risultato frutto anche della preparazione dei nostri operatori nelle settimane precedenti la fiera”.
Tutto ciò prelude ad una buona annata? Così risponde Minguzzi: “A Berlino non vi sono stati solamente incontri commerciali, ma sono stati organizzati convegni e in uno di questi si é evidenziato il problema dell'armonizzazione dei residui fitosanitari fra i paesi europei. In sostanza tutti gli Stati membri devono attenersi alle stesse regole. Inoltre si é evidenziato il problema della reciprocità, il che significa che anche paesi non comunitari come la Turchia e gli Stati Uniti, che hanno regole fitosanitarie meno restrittive, all'entrata dei loro prodotti nella Comunità europea dovrebbero attenersi alle nostre regole. Tutto ciò va ad aggiungersi al noto problema dell'embargo russo che senza colpe ha messo in ulteriore difficoltà il settore”.
“Di queste problematiche – conclude Minguzzi - non si possono fare carico solo gli operatori agricoli e commerciali, che a loro volta devono già fare i conti con le diverse variabili naturali da un lato e commerciali dall'altro, bensì se ne dovrebbero occupare le istituzioni. Ma sia il ministro che i dirigenti del ministero dell'Agricoltura incaricati delle problematiche fitosanitarie non si sono visti a Berlino, perdendo così una preziosa occasione di confronto con le imprese del sistema ortofrutta Italia “.
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lunedì 9 febbraio 2015
lunedì 20 ottobre 2014
MINGUZZI : COME DIFENDERE LA NOSTRA PESCHICOLTURA
Fonte: Fruitimprese Emilia-Romagna
"Togliere dal mercato le varietà inaffidabili. La Gdo ci chiede di fornire una qualità di pesche e nettarine buona e costante”
In vista del 27° Convegno peschicolo nazionale (Ravenna, Pala De Andrè, 23-24 ottobre), Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il perdurare di prezzi insufficienti a coprire i costi di produzione di pesche e nettarine va affrontato programmando la produzione. Occorre una sterzata decisa che deve partire dalla produzione avendo come obbiettivo la soddisfazione del consumatore. Gli agricoltori, le strutture di lavorazione e commercializzazione hanno capito che occorre togliere urgentemente dal mercato, quindi dalla produzione, oltre il 30% di prodotto che sia dal punto di vista varietale, ma anche come calibro, colore, sapore e conservazione sono inaffidabili. Occorre urgentemente non produrre qualità inaffidabili, poiché queste bloccano la strada anche a quelle di qualità; già da qualche anno, ma troppo lentamente, gli agricoltori stanno riconvertendo gli impianti. Un altro punto critico della filiera é la commercializzazione che é troppo frammentata e troppo spesso indiretta. Le pesche e nettarine prodotte in Romagna, se aggiornate nelle varietà, non devono temere concorrenza, ma c'é troppa frammentazione commerciale, che vede solamente una parte di aziende cercare di coordinarsi il venerdì, ma poi spesso il martedì vedono spegnere ogni obbiettivo, soprattutto quello di permettere agli agricoltori di sopravvivere. Anche la Gdo ci chiede di fornirle una qualità di pesche e nettarine buona e costante, affinché il consumatore ritorni ad acquistare per la qualità costante (vedi Melinda); a queste condizioni la Gdo deve considerare pesche e nettarine di Romagna un punto di forza del reparto frutta. Fruitimprese auspica un coinvolgimento più ampio della filiera, compresi gli intermediari che spesso hanno il rapporto commerciale con il cliente. Non dimentichiamo infine che la peschicoltura nel nostro territorio crea un indotto importante, per cui chi è protagonista nella filiera ha grandi responsabilità."
Fruitimprese Emilia Romagna è l’associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta della regione per un fatturato di 900 milioni di euro/anno e il 60% di export
"Togliere dal mercato le varietà inaffidabili. La Gdo ci chiede di fornire una qualità di pesche e nettarine buona e costante”
In vista del 27° Convegno peschicolo nazionale (Ravenna, Pala De Andrè, 23-24 ottobre), Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il perdurare di prezzi insufficienti a coprire i costi di produzione di pesche e nettarine va affrontato programmando la produzione. Occorre una sterzata decisa che deve partire dalla produzione avendo come obbiettivo la soddisfazione del consumatore. Gli agricoltori, le strutture di lavorazione e commercializzazione hanno capito che occorre togliere urgentemente dal mercato, quindi dalla produzione, oltre il 30% di prodotto che sia dal punto di vista varietale, ma anche come calibro, colore, sapore e conservazione sono inaffidabili. Occorre urgentemente non produrre qualità inaffidabili, poiché queste bloccano la strada anche a quelle di qualità; già da qualche anno, ma troppo lentamente, gli agricoltori stanno riconvertendo gli impianti. Un altro punto critico della filiera é la commercializzazione che é troppo frammentata e troppo spesso indiretta. Le pesche e nettarine prodotte in Romagna, se aggiornate nelle varietà, non devono temere concorrenza, ma c'é troppa frammentazione commerciale, che vede solamente una parte di aziende cercare di coordinarsi il venerdì, ma poi spesso il martedì vedono spegnere ogni obbiettivo, soprattutto quello di permettere agli agricoltori di sopravvivere. Anche la Gdo ci chiede di fornirle una qualità di pesche e nettarine buona e costante, affinché il consumatore ritorni ad acquistare per la qualità costante (vedi Melinda); a queste condizioni la Gdo deve considerare pesche e nettarine di Romagna un punto di forza del reparto frutta. Fruitimprese auspica un coinvolgimento più ampio della filiera, compresi gli intermediari che spesso hanno il rapporto commerciale con il cliente. Non dimentichiamo infine che la peschicoltura nel nostro territorio crea un indotto importante, per cui chi è protagonista nella filiera ha grandi responsabilità."
Fruitimprese Emilia Romagna è l’associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta della regione per un fatturato di 900 milioni di euro/anno e il 60% di export
venerdì 1 agosto 2014
MINGUZZI : PER LE IMPRESE CHE PRODUCONO PESCHE E NETTARINE UNA PERDITA REALE DI 4000 EURO/ETTARO. “SERVE UN SALTO DI QUALITA’”
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
La crisi della frutta estiva, in particolare di pesche e nettarine, produzioni in cui l’Emilia-Romagna è leader, sta portando alla disperazione centinaia di aziende agricole della nostra regione. Lo dichiara Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA). I prezzi di vendita alla produzione continuano a restare sotto i 20 centesimi/kg, causando una perdita reale per i produttori di 4000 euro/ettaro. “Le cause della crisi sono note: i bassi consumi legati ad una estate ‘pazza’ per il clima, la concomitanza produttiva del Sud con il Nord Italia, ma anche una maggiore offerta spagnola che invia sui mercati nord europei, e Germania in particolare, tonnellate di pesche con prezzo ‘aperto’, da determinare. Diventa così impossibile concordare con le catene distributive qualsiasi prezzo, così si può solo subire”. “A tutto ciò si aggiunge – continua Minguzzi - una forte concorrenza anche da parte di altre regioni italiane, con danno per la peschicoltura romagnola. Per difendere i nostri prodotti estivi che, oltre a pesche e nettarine sono anche susine albicocche meloni e cocomeri, occorre differenziare oltre a calibro e colore anche con il grado brix (lo zucchero contenuti nei frutti). Questo perché le annate di crisi stanno diventando sempre più frequenti, quindi occorre alzare il tiro della qualità su produzioni che evidentemente non incontrano sempre il gusto e l’apprezzamento dei consumatori”. “Le insegne della distribuzione inglese, ad esempio, da sempre chiedono più qualità e anche quest’anno la pagano almeno sufficientemente, ma pretendono 9 o 10 gradi brix a seconda delle catene”. Minguzzi conclude: “Questo salto di qualità si può, si deve fare, superando qualsiasi appartenenza di bandiera; ne va del futuro dell’economia agricola di gran parte della Romagna”.
La crisi della frutta estiva, in particolare di pesche e nettarine, produzioni in cui l’Emilia-Romagna è leader, sta portando alla disperazione centinaia di aziende agricole della nostra regione. Lo dichiara Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA). I prezzi di vendita alla produzione continuano a restare sotto i 20 centesimi/kg, causando una perdita reale per i produttori di 4000 euro/ettaro. “Le cause della crisi sono note: i bassi consumi legati ad una estate ‘pazza’ per il clima, la concomitanza produttiva del Sud con il Nord Italia, ma anche una maggiore offerta spagnola che invia sui mercati nord europei, e Germania in particolare, tonnellate di pesche con prezzo ‘aperto’, da determinare. Diventa così impossibile concordare con le catene distributive qualsiasi prezzo, così si può solo subire”. “A tutto ciò si aggiunge – continua Minguzzi - una forte concorrenza anche da parte di altre regioni italiane, con danno per la peschicoltura romagnola. Per difendere i nostri prodotti estivi che, oltre a pesche e nettarine sono anche susine albicocche meloni e cocomeri, occorre differenziare oltre a calibro e colore anche con il grado brix (lo zucchero contenuti nei frutti). Questo perché le annate di crisi stanno diventando sempre più frequenti, quindi occorre alzare il tiro della qualità su produzioni che evidentemente non incontrano sempre il gusto e l’apprezzamento dei consumatori”. “Le insegne della distribuzione inglese, ad esempio, da sempre chiedono più qualità e anche quest’anno la pagano almeno sufficientemente, ma pretendono 9 o 10 gradi brix a seconda delle catene”. Minguzzi conclude: “Questo salto di qualità si può, si deve fare, superando qualsiasi appartenenza di bandiera; ne va del futuro dell’economia agricola di gran parte della Romagna”.
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giovedì 3 luglio 2014
FRUITIMPRESE EMILIA ROMAGNA: PESCHE E NETTARINE SOTTO PRESSIONE, BENE LE ALBICOCCHE. PREVISIONI: FORTE PRODUZIONE DI PERE ABATE, IN CRESCITA ANCHE KIWI E PATATE. IL FERRARESE LUIGI MAZZONI ELETTO VICEPRESIDENTE
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
Sotto la presidenza di Giancarlo Minguzzi, si è riunito il primo consiglio di amministrazione di Fruitimprese Emilia Romagna (mandato 2014/2017). All’unanimità il consiglio ha eletto il ferrarese Luigi Mazzoni alla vicepresidenza. Successivamente sono state affrontate alcune tendenze di mercato. Per quanto riguarda pesche e nettarine viene confermato un trend negativo per i prezzi, specialmente per i calibri medio piccoli. Le cause sono molteplici: la concentrazione di offerta proveniente dalla Spagna che in questo momento ha il 20% in più di prodotto rispetto agli ultimi due anni; il Sud Italia in piena produzione soprattutto di pesche; Emilia Romagna e Veneto in anticipo di 12 giorni e le produzioni del Piemonte in imminente arrivo con una produzione del 20% superiore allo scorso anno. Tutti questi fattori stanno facendo scendere i prezzi anche del 40% rispetto al 2013. La produzione di pesche e nettarine , specialmente in Emilia Romagna, con le nuove varietà a colore, si propone di ottima qualità in raccolta e si spera in una preferenza da parte delle catene distributive italiane ed europee. Diverso il mercato delle albicocche che registrano buoni prezzi, soprattutto per le nuove varietà con sovracolore. Per le susine si stanno difendendo le varietà con un buon tenore zuccherino. Per quanto riguarda la campagna autunnale, si delinea a livello europeo una forte produzione di mele. Anche per le pere Abate si delinea un'annata di forte produzione, ma di ottima qualità, mentre rientrano nella norma normali le produzione delle pere Carmen, William e Conference; scarse saranno invece le produzioni di Santa Maria e Kaiser. Le produzioni di kiwi si presentano nella norma, quindi superiori allo scorso anno. Sul fronte patate si prevede una produzione italiana superiore allo scorso anno del 6% e di ottima qualità specialmente in Emilia Romagna.
Sotto la presidenza di Giancarlo Minguzzi, si è riunito il primo consiglio di amministrazione di Fruitimprese Emilia Romagna (mandato 2014/2017). All’unanimità il consiglio ha eletto il ferrarese Luigi Mazzoni alla vicepresidenza. Successivamente sono state affrontate alcune tendenze di mercato. Per quanto riguarda pesche e nettarine viene confermato un trend negativo per i prezzi, specialmente per i calibri medio piccoli. Le cause sono molteplici: la concentrazione di offerta proveniente dalla Spagna che in questo momento ha il 20% in più di prodotto rispetto agli ultimi due anni; il Sud Italia in piena produzione soprattutto di pesche; Emilia Romagna e Veneto in anticipo di 12 giorni e le produzioni del Piemonte in imminente arrivo con una produzione del 20% superiore allo scorso anno. Tutti questi fattori stanno facendo scendere i prezzi anche del 40% rispetto al 2013. La produzione di pesche e nettarine , specialmente in Emilia Romagna, con le nuove varietà a colore, si propone di ottima qualità in raccolta e si spera in una preferenza da parte delle catene distributive italiane ed europee. Diverso il mercato delle albicocche che registrano buoni prezzi, soprattutto per le nuove varietà con sovracolore. Per le susine si stanno difendendo le varietà con un buon tenore zuccherino. Per quanto riguarda la campagna autunnale, si delinea a livello europeo una forte produzione di mele. Anche per le pere Abate si delinea un'annata di forte produzione, ma di ottima qualità, mentre rientrano nella norma normali le produzione delle pere Carmen, William e Conference; scarse saranno invece le produzioni di Santa Maria e Kaiser. Le produzioni di kiwi si presentano nella norma, quindi superiori allo scorso anno. Sul fronte patate si prevede una produzione italiana superiore allo scorso anno del 6% e di ottima qualità specialmente in Emilia Romagna.
lunedì 16 giugno 2014
MINGUZZI (FRUITIMPRESE ER): PARTENZA DEBOLE PER PESCHE E NETTARINE DELL’EMILIA ROMAGNA
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
E’ partita la campagna di raccolta di pesche e nettarine in Emilia Romagna. Questo il primo commento di Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA). “La partenza della campagna ha un po’ tradito le attese. Si è registrata infatti una grande concentrazione sul mercato di prodotto nazionale a causa del forte anticipo di raccolta delle prime varietà in Emilia Romagna quasi in coincidenza con le operazioni di raccolta nel Sud Italia. Un eccesso di offerta che ha indebolito il mercato per cui i buoni prezzi registrati negli ultimi due anni nel mese di giugno non si stanno confermando nel 2014, con una differenza a oggi di - 40 centesimi/kg. A questo quadro si aggiunge – negativamente – la produzione spagnola con l’entrata in produzione, anche qui in anticipo, della principale area peschicola iberica, quella di Lerida. Ci attendiamo quindi un mese di sofferenze per pesche e nettarine sul fronte dei prezzi mentre la qualità del prodotto si annuncia ottima, specialmente in Romagna. Diversa la situazione di un’altra produzione tipicamente estiva come quella delle albicocche. Grazie ad un aumento di produzione delle nuove varietà "carmingo" , più colorate e di migliore consistenza, il mercato é decisamente più brillante degli anni scorsi”.
E’ partita la campagna di raccolta di pesche e nettarine in Emilia Romagna. Questo il primo commento di Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA). “La partenza della campagna ha un po’ tradito le attese. Si è registrata infatti una grande concentrazione sul mercato di prodotto nazionale a causa del forte anticipo di raccolta delle prime varietà in Emilia Romagna quasi in coincidenza con le operazioni di raccolta nel Sud Italia. Un eccesso di offerta che ha indebolito il mercato per cui i buoni prezzi registrati negli ultimi due anni nel mese di giugno non si stanno confermando nel 2014, con una differenza a oggi di - 40 centesimi/kg. A questo quadro si aggiunge – negativamente – la produzione spagnola con l’entrata in produzione, anche qui in anticipo, della principale area peschicola iberica, quella di Lerida. Ci attendiamo quindi un mese di sofferenze per pesche e nettarine sul fronte dei prezzi mentre la qualità del prodotto si annuncia ottima, specialmente in Romagna. Diversa la situazione di un’altra produzione tipicamente estiva come quella delle albicocche. Grazie ad un aumento di produzione delle nuove varietà "carmingo" , più colorate e di migliore consistenza, il mercato é decisamente più brillante degli anni scorsi”.
giovedì 29 maggio 2014
MINGUZZI (FRUITIMPRESE ER): IMPRESE AGRICOLE E COMMERCIALI SEMPRE PIU’ DEBOLI NEI CONFRONTI DELLA GDO. “IL COMMERCIO DELL’ORTOFRUTTA A UNA SVOLTA EPOCALE”
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
Imprese agricole e commerciali dell’ortofrutta sempre più deboli nei confronti della Gdo. Lo dice Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA), nella relazione all’assemblea annuale dei soci. “Negli anni Ottanta e Novanta abbiamo assistito all’affermarsi della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) e negli ultimi anni all’evoluzione del suo sistema di distribuzione con un marcato aumento del potere contrattuale e dei margini di profitto. Sono aumentati i livelli di aggregazione tra gli operatori commerciali e si sono sviluppate le centrali d’acquisto con l’obiettivo di rafforzare la posizione contrattuale del settore al fine di ridurre i costi di approvvigionamento. Se questo da un lato ha consentito l’ammodernamento della catena distributiva, dall’altro ha fortemente indebolito il potere e i margini di profitto delle imprese agricole e di quelle di condizionamento e commercializzazione. L’evoluzione del sistema non sembra essersi conclusa. Il nostro orizzonte commerciale sembra stia ancora per cambiare”. Coen Bos, direttore operativo della multinazionale Fyffes, e Sven Heinsohn, amministratore della tedesca Global Fruit Point, in recenti interviste hanno, infatti, evidenziato che il commercio tradizionale sta per essere soppiantato da contratti di appalto di forniture strutturati. “La negoziazione settimanale di prezzi e importi sta lasciando il campo a contratti fissi di fornitura, che garantiscono prezzi e volumi per l'intero anno. Questo sviluppo è iniziato in Inghilterra e si sta diffondendo in tutta Europa. Le ragioni di questo processo sono da ricercarsi nell’attenzione crescente verso le caratteristiche sanitarie dei prodotti (standard di qualità e sicurezza), nell’attenzione alla tradizione-territorio (Dop, Igp, prodotti della tradizione), in valutazioni etiche (ad esempio i prodotti fair trade del commercio equo) e di sostenibilità ambientale (biologico). Dobbiamo prendere atto di questa nuova realtà e cominciare ad organizzarci per tempo”. Commentando la campagna commerciale 2013, Minguzzi si è soffermato in particolare sul mercato delle pere, “caratterizzato da un eccesso di produzione che deve far riflettere gli operatori sulla precaria situazione della nostra pericoltura. Il comparto dovrà rivedere con attenzione le proprie strategie commerciali, sino ad ora rivolte al mercato interno grazie al successo della varietà Abate. Non si registra, però, la stessa affermazione sui mercati esteri”.
Imprese agricole e commerciali dell’ortofrutta sempre più deboli nei confronti della Gdo. Lo dice Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA), nella relazione all’assemblea annuale dei soci. “Negli anni Ottanta e Novanta abbiamo assistito all’affermarsi della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) e negli ultimi anni all’evoluzione del suo sistema di distribuzione con un marcato aumento del potere contrattuale e dei margini di profitto. Sono aumentati i livelli di aggregazione tra gli operatori commerciali e si sono sviluppate le centrali d’acquisto con l’obiettivo di rafforzare la posizione contrattuale del settore al fine di ridurre i costi di approvvigionamento. Se questo da un lato ha consentito l’ammodernamento della catena distributiva, dall’altro ha fortemente indebolito il potere e i margini di profitto delle imprese agricole e di quelle di condizionamento e commercializzazione. L’evoluzione del sistema non sembra essersi conclusa. Il nostro orizzonte commerciale sembra stia ancora per cambiare”. Coen Bos, direttore operativo della multinazionale Fyffes, e Sven Heinsohn, amministratore della tedesca Global Fruit Point, in recenti interviste hanno, infatti, evidenziato che il commercio tradizionale sta per essere soppiantato da contratti di appalto di forniture strutturati. “La negoziazione settimanale di prezzi e importi sta lasciando il campo a contratti fissi di fornitura, che garantiscono prezzi e volumi per l'intero anno. Questo sviluppo è iniziato in Inghilterra e si sta diffondendo in tutta Europa. Le ragioni di questo processo sono da ricercarsi nell’attenzione crescente verso le caratteristiche sanitarie dei prodotti (standard di qualità e sicurezza), nell’attenzione alla tradizione-territorio (Dop, Igp, prodotti della tradizione), in valutazioni etiche (ad esempio i prodotti fair trade del commercio equo) e di sostenibilità ambientale (biologico). Dobbiamo prendere atto di questa nuova realtà e cominciare ad organizzarci per tempo”. Commentando la campagna commerciale 2013, Minguzzi si è soffermato in particolare sul mercato delle pere, “caratterizzato da un eccesso di produzione che deve far riflettere gli operatori sulla precaria situazione della nostra pericoltura. Il comparto dovrà rivedere con attenzione le proprie strategie commerciali, sino ad ora rivolte al mercato interno grazie al successo della varietà Abate. Non si registra, però, la stessa affermazione sui mercati esteri”.
lunedì 19 maggio 2014
GIANCARLO MINGUZZI RIELETTO PRESIDENTE DI FRUITIMPRESE EMILIA-ROMAGNA
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
Giancarlo Minguzzi, presidente della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA), è stato rieletto per acclamazione presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna, l’associazione che riunisce le imprese private regionali dell’ortofrutta, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 900 milioni di fatturato e il 60% di export. Nel corso dell’assemblea dei soci , svoltasi a Cesena, è stato rinnovato anche il consiglio direttivo dell’associazione in cui entrano: Luigi Mazzoni, Gabriele Gobbi, Achille Ceccarelli, Maurizio Filippi, Patrizio Neri, Adriano Petteni, Walter Piraccini, Graziano Pransani, Giulio Romagnoli e Marco Salvi. Minguzzi ha ringraziato in primo luogo gli associati per la dimostrazione di fiducia nei suoi confronti. Poi “per il lavoro svolto ringrazio il presidente di Fruitservizi Com Srl Vittorio Alvisi, i dipendenti ed i collaboratori dell'Associazione, professionisti di riconosciuto spessore, così come ringrazio sentitamente il vicepresidente Luigi Mazzoni, i consiglieri e gli associati tutti per i preziosi suggerimenti, il sostegno e la simpatia che mi hanno sempre accordato. Un ringraziamento particolare lo debbo anche al presidente nazionale Marco Salvi, la cui attività dà lustro all’intera categoria”.
Giancarlo Minguzzi, presidente della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA), è stato rieletto per acclamazione presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna, l’associazione che riunisce le imprese private regionali dell’ortofrutta, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 900 milioni di fatturato e il 60% di export. Nel corso dell’assemblea dei soci , svoltasi a Cesena, è stato rinnovato anche il consiglio direttivo dell’associazione in cui entrano: Luigi Mazzoni, Gabriele Gobbi, Achille Ceccarelli, Maurizio Filippi, Patrizio Neri, Adriano Petteni, Walter Piraccini, Graziano Pransani, Giulio Romagnoli e Marco Salvi. Minguzzi ha ringraziato in primo luogo gli associati per la dimostrazione di fiducia nei suoi confronti. Poi “per il lavoro svolto ringrazio il presidente di Fruitservizi Com Srl Vittorio Alvisi, i dipendenti ed i collaboratori dell'Associazione, professionisti di riconosciuto spessore, così come ringrazio sentitamente il vicepresidente Luigi Mazzoni, i consiglieri e gli associati tutti per i preziosi suggerimenti, il sostegno e la simpatia che mi hanno sempre accordato. Un ringraziamento particolare lo debbo anche al presidente nazionale Marco Salvi, la cui attività dà lustro all’intera categoria”.
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martedì 17 dicembre 2013
FRUTTA: IL BILANCIO DI MINGUZZI. PERE IN SOFFERENZA, MELE E KIWI BEN INTONATI . “MA PER PESCHE E NETTARINE SERVE UN RINNOVO VARIETALE PER RITROVARE COMPETITIVITA’ E PREZZI PIU’ STABILI”
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
L’anno dell’ortofrutta si chiude con una inaspettata sofferenza per uno dei prodotti ‘forti’ e più tipici dell’Italia: le pere. “La campagna estivo/autunnale di pere e mele – commenta Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) - era partita discretamente poi specialmente le pere Abate in particolare hanno iniziato già dai primi di novembre ad avere dei cedimenti di prezzo causati in particolare modo da offerte all'estero di pere alternative come la Rocha portoghese e la Conference belgo/olandese a prezzi più bassi. Poi il perdurante calo dei consumi e anche una certa sopravalutazione dei prezzi in campagna hanno spiazzato i nostri commerciali che puntando a certi prezzi poi non trovavano le vendite sperate”. Anche per le mele la campagna era partita ben intonata poi le vendite delle ultime settimane sono state inferiori alle aspettative. “Quindi in gennaio ci troveremo con giacenze superiori a quelle programmate - è l’analisi di Minguzzi - ma i mesi della mela sono soprattutto febbraio e marzo, per cui si può ragionevolmente sperare”. Mercato già da adesso dinamico per il kiwi italiano. “Le quantità raccolte sono state in generale inferiori alle aspettative (-20/25% solo in Emilia-Romagna)ma la qualità è buona e il calibro superiore alla media. Le esportazioni verso l'oltremare fanno ben sperare, anche in considerazione del fatto che nei mesi finali di aprile e maggio non dovrebbe esserci molta concorrenza da parte del Cile, che come noto manca di metà circa di prodotto a causa delle gelate”. L’andamento a consuntivo delle produzioni estive – conclude Minguzzi – ci lascia qualche indicazione per il futuro. Innanzitutto per pesche e nettarine – che hanno registrato una campagna commerciale a due facce: mercato buono da metà maggio a tutto luglio, disastroso in agosto e settembre - s’impone un rapido rinnovo varietale, poiché specialmente all'estero il nostro prodotto in agosto-settembre é riconosciuto come scadente e occorre ritornare ad essere qualitativamente competitivi. Solamente quando potremo offrire più del 50% di prodotto qualitativamente valido ricominceremo ad essere preferiti. I primi mesi estivi invece hanno probabilmente goduto, grazie alla buona qualità, di una Spagna in quei momenti scarsa di qualità e quantità (un po' come il 2012)”. Andamento discreto invece per le susine che hanno visto buone quantità prodotte e di buona qualità anche se il prezzo é stato inferiore alle aspettative. “Ci si aspettava una Spagna quantitativamente più scarsa, ma evidentemente così scarsa poi non era. Mi aspetto in futuro che vi possano essere i mezzi per informazioni più precise sulle produzioni dei paesi europei”.
L’anno dell’ortofrutta si chiude con una inaspettata sofferenza per uno dei prodotti ‘forti’ e più tipici dell’Italia: le pere. “La campagna estivo/autunnale di pere e mele – commenta Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) - era partita discretamente poi specialmente le pere Abate in particolare hanno iniziato già dai primi di novembre ad avere dei cedimenti di prezzo causati in particolare modo da offerte all'estero di pere alternative come la Rocha portoghese e la Conference belgo/olandese a prezzi più bassi. Poi il perdurante calo dei consumi e anche una certa sopravalutazione dei prezzi in campagna hanno spiazzato i nostri commerciali che puntando a certi prezzi poi non trovavano le vendite sperate”. Anche per le mele la campagna era partita ben intonata poi le vendite delle ultime settimane sono state inferiori alle aspettative. “Quindi in gennaio ci troveremo con giacenze superiori a quelle programmate - è l’analisi di Minguzzi - ma i mesi della mela sono soprattutto febbraio e marzo, per cui si può ragionevolmente sperare”. Mercato già da adesso dinamico per il kiwi italiano. “Le quantità raccolte sono state in generale inferiori alle aspettative (-20/25% solo in Emilia-Romagna)ma la qualità è buona e il calibro superiore alla media. Le esportazioni verso l'oltremare fanno ben sperare, anche in considerazione del fatto che nei mesi finali di aprile e maggio non dovrebbe esserci molta concorrenza da parte del Cile, che come noto manca di metà circa di prodotto a causa delle gelate”. L’andamento a consuntivo delle produzioni estive – conclude Minguzzi – ci lascia qualche indicazione per il futuro. Innanzitutto per pesche e nettarine – che hanno registrato una campagna commerciale a due facce: mercato buono da metà maggio a tutto luglio, disastroso in agosto e settembre - s’impone un rapido rinnovo varietale, poiché specialmente all'estero il nostro prodotto in agosto-settembre é riconosciuto come scadente e occorre ritornare ad essere qualitativamente competitivi. Solamente quando potremo offrire più del 50% di prodotto qualitativamente valido ricominceremo ad essere preferiti. I primi mesi estivi invece hanno probabilmente goduto, grazie alla buona qualità, di una Spagna in quei momenti scarsa di qualità e quantità (un po' come il 2012)”. Andamento discreto invece per le susine che hanno visto buone quantità prodotte e di buona qualità anche se il prezzo é stato inferiore alle aspettative. “Ci si aspettava una Spagna quantitativamente più scarsa, ma evidentemente così scarsa poi non era. Mi aspetto in futuro che vi possano essere i mezzi per informazioni più precise sulle produzioni dei paesi europei”.
mercoledì 17 luglio 2013
PESCHE/NETTARINE, POCO PRODOTTO. MINGUZZI : “FINORA PREZZI BUONI PERO’ ATTENZIONE A NON FARE AUTOGOL”
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
E' entrata nel vivo la campagna di pesche e nettarine con le produzioni del Nord, in particolare della Romagna. Sul mercato si stanno facendo apprezzare le varietà di pesche Royal Glory e le nettarine Big Top che presentano buona pezzatura, ottima qualità e prezzi ancora buoni per i produttori. Le condizioni climatiche legate ad una primavera lunga, fredda e piovosa hanno condizionato tutta la campagna della frutta estiva 2013 provocando consistenti cali di produzione prima di ciliegie e albicocche , poi di pesche e nettarine. Per queste ultime – dice Giancarlo Minguzzi, presidente della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna (l’associazione che riunisce le imprese private regionali dell’ortofrutta, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export)- “la campagna è iniziata già dalla metà di giugno con le precoci e anche se i calibri non erano sostenuti (il freddo primaverile ha fatto sì che non c'é stato abbastanza tempo fra la fioritura e la raccolta ), ciò non ha influito troppo sui prezzi che sono stati ottimi, a scapito però di una minore quantità raccolta, almeno il 20% in meno del 2012 ”. I prezzi alla produzione alla metà di luglio continuano ad essere sostenuti anche se dai primi del mese si è registrato un calo sensibile di 15-20 centesimi al chilo. “Non vanno sottovalutati elementi di rischio come il massiccio arrivo sul mercato delle produzioni di altre regioni del Nord che potrebbero indurre i grandi buyer della Gdo italiana ed europea a giocare sui prezzi per abbassarli ulteriormente. Come FruitImprese facciamo appello a tutti gli addetti ai lavori, in particolare ai responsabili commerciali delle imprese, perché si collabori al fine di garantire una tenuta dei prezzi, poiché – ripeto – ci sono tutte le condizioni favorevoli per una buona campagna perché le quantità raccolte sono nettamente inferiori alle previsioni, per cui non si giustificherebbero ulteriori cali”. Le buone notizie che arrivano dal fronte export “sono confortanti, però solo se farà caldo in tutta Europa potremo, a bilancio, chiudere i conti di una campagna finalmente positiva”.
E' entrata nel vivo la campagna di pesche e nettarine con le produzioni del Nord, in particolare della Romagna. Sul mercato si stanno facendo apprezzare le varietà di pesche Royal Glory e le nettarine Big Top che presentano buona pezzatura, ottima qualità e prezzi ancora buoni per i produttori. Le condizioni climatiche legate ad una primavera lunga, fredda e piovosa hanno condizionato tutta la campagna della frutta estiva 2013 provocando consistenti cali di produzione prima di ciliegie e albicocche , poi di pesche e nettarine. Per queste ultime – dice Giancarlo Minguzzi, presidente della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna (l’associazione che riunisce le imprese private regionali dell’ortofrutta, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export)- “la campagna è iniziata già dalla metà di giugno con le precoci e anche se i calibri non erano sostenuti (il freddo primaverile ha fatto sì che non c'é stato abbastanza tempo fra la fioritura e la raccolta ), ciò non ha influito troppo sui prezzi che sono stati ottimi, a scapito però di una minore quantità raccolta, almeno il 20% in meno del 2012 ”. I prezzi alla produzione alla metà di luglio continuano ad essere sostenuti anche se dai primi del mese si è registrato un calo sensibile di 15-20 centesimi al chilo. “Non vanno sottovalutati elementi di rischio come il massiccio arrivo sul mercato delle produzioni di altre regioni del Nord che potrebbero indurre i grandi buyer della Gdo italiana ed europea a giocare sui prezzi per abbassarli ulteriormente. Come FruitImprese facciamo appello a tutti gli addetti ai lavori, in particolare ai responsabili commerciali delle imprese, perché si collabori al fine di garantire una tenuta dei prezzi, poiché – ripeto – ci sono tutte le condizioni favorevoli per una buona campagna perché le quantità raccolte sono nettamente inferiori alle previsioni, per cui non si giustificherebbero ulteriori cali”. Le buone notizie che arrivano dal fronte export “sono confortanti, però solo se farà caldo in tutta Europa potremo, a bilancio, chiudere i conti di una campagna finalmente positiva”.
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mercoledì 29 maggio 2013
FRUTTA ESTIVA: MINGUZZI : “MENO ALBICOCCHE E SUSINE. PESCHE E NETTARINE, SPERIAMO IN UNA ESTATE CALDA”
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
Campagna fragole così così. Albicocche e susine in calo. Previsioni cautamente positive per pesche e nettarine. Giancarlo Minguzzi, presidente della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna (l’associazione che riunisce le imprese private regionali dell’ortofrutta, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export), commenta l’avvio della campagna della frutta estiva 2013 condizionata da uno sfavorevole andamento climatico al Nord con precipitazioni eccezionali nella seconda metà di maggio (il 25% in più) e temperature più basse di oltre 3 gradi rispetto alla media degli ultimi anni. La campagna fragole ormai al suo epilogo ha registrato più momenti negativi che positivi a causa della sovrapproduzione della Spagna. “I pochi momenti positivi li abbiamo registrati con la produzione di alta qualità, altrimenti non si sono coperti i costi”. Le produzioni di albicocche, le cui raccolte sono già iniziate al Sud, saranno di scarsa quantità, stessa cosa in Spagna, quindi i prezzi dovrebbero essere buoni e remunerativi, almeno per quei produttori che avranno almeno un 50% di produzione. Anche le produzioni di susine dovrebbero essere inferiori alle richieste anche in considerazione del fatto che la Spagna sarà parecchio deficitaria, causa maltempo, quindi ci attendiamo buoni prezzi, commenta Minguzzi. “La campagna di pesche e nettarine - le cui raccolte sono iniziate al Sud – al momento fa registrare raccolte di quantità poco inferiori alle previsioni di qualche settimana fa e se non ci saranno troppe sovrapposizioni con i prodotti spagnoli ipotizziamo una campagna migliore di quella passata, in particolar modo per quelle di qualità superiore. Fra l'altro il calibro sarà superiore allo scorso anno grazie alle piogge primaverili. Certo molto dipenderà dal ritorno del bel tempo. Se ci sarà caldo in tutta Europa si può sperare in un mercato positivo”. In sintesi Minguzzi conferma un deciso calo produttivo per albicocche e susine causato da un generalizzato andamento climatico sfavorevole. A livello di trend generali le superfici della frutta estiva calano al Nord per via dei continui espianti di varietà obsolete non accompagnati da nuovi investimenti. Al contrario al Sud gli investimenti sono in leggera ripresa, in particolare per fragole e albicocche.
Campagna fragole così così. Albicocche e susine in calo. Previsioni cautamente positive per pesche e nettarine. Giancarlo Minguzzi, presidente della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna (l’associazione che riunisce le imprese private regionali dell’ortofrutta, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export), commenta l’avvio della campagna della frutta estiva 2013 condizionata da uno sfavorevole andamento climatico al Nord con precipitazioni eccezionali nella seconda metà di maggio (il 25% in più) e temperature più basse di oltre 3 gradi rispetto alla media degli ultimi anni. La campagna fragole ormai al suo epilogo ha registrato più momenti negativi che positivi a causa della sovrapproduzione della Spagna. “I pochi momenti positivi li abbiamo registrati con la produzione di alta qualità, altrimenti non si sono coperti i costi”. Le produzioni di albicocche, le cui raccolte sono già iniziate al Sud, saranno di scarsa quantità, stessa cosa in Spagna, quindi i prezzi dovrebbero essere buoni e remunerativi, almeno per quei produttori che avranno almeno un 50% di produzione. Anche le produzioni di susine dovrebbero essere inferiori alle richieste anche in considerazione del fatto che la Spagna sarà parecchio deficitaria, causa maltempo, quindi ci attendiamo buoni prezzi, commenta Minguzzi. “La campagna di pesche e nettarine - le cui raccolte sono iniziate al Sud – al momento fa registrare raccolte di quantità poco inferiori alle previsioni di qualche settimana fa e se non ci saranno troppe sovrapposizioni con i prodotti spagnoli ipotizziamo una campagna migliore di quella passata, in particolar modo per quelle di qualità superiore. Fra l'altro il calibro sarà superiore allo scorso anno grazie alle piogge primaverili. Certo molto dipenderà dal ritorno del bel tempo. Se ci sarà caldo in tutta Europa si può sperare in un mercato positivo”. In sintesi Minguzzi conferma un deciso calo produttivo per albicocche e susine causato da un generalizzato andamento climatico sfavorevole. A livello di trend generali le superfici della frutta estiva calano al Nord per via dei continui espianti di varietà obsolete non accompagnati da nuovi investimenti. Al contrario al Sud gli investimenti sono in leggera ripresa, in particolare per fragole e albicocche.
giovedì 9 maggio 2013
FRUITIMPRESE EMILIA ROMAGNA: ART.62 DA SEMPLIFICARE MINGUZZI: “CREDITO E IMU OSTACOLI ALLA CRESCITA”
Fonte: Fruitimprese
Nonostante la crisi, il calo dei consumi, le difficoltà del credito e l’aggravio burocratico le imprese commerciali private dell’ortofrutta rappresentano un pilastro dell’agricoltura emiliano romagnola: “Le nostre aziende, negli anni, hanno instaurato solidi rapporti di fiducia con le imprese agricole conferenti e costituiscono il loro anello di congiunzione con i consumatori. Le nostre imprese consigliano, orientano, supportano con tecnici qualificati le produzioni e spesso aiutano le aziende agricole ad ottenere reddito anticipando, a volte, quelle risorse finanziarie che le banche non possono o non vogliono concedere”. Giancarlo Minguzzi, presidente dell’omonima società consortile di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia Romagna (l’associazione che riunisce le imprese private dell’ortofrutta dell’Emilia-Romagna, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export) alla recente assemblea dell’associazione è intervenuto sui principali temi di attualità legati all’ortofrutta. “Si delinea una tendenza a forme di aggregazione per migliorare l’aspetto strutturale del sistema. Un esempio è dato dall’Organizzazione Interprofessionale della Pera, alla quale anche noi partecipiamo. Questo Organismo interprofessionale è il secondo che ha visto la luce in Emilia-Romagna dopo quello del pomodoro da industria. L’Organismo consentirà di condividere le regole di funzionamento dell’intera filiera e dare una risposta efficace alle difficoltà comuni a tutto il comparto ortofrutticolo dovute, come è noto, all’eccessivo squilibrio tra l’offerta e la domanda organizzata in pochi grandi gruppi d’acquisto”. Minguzzi è intervenuto anche sull’art.62 del decreto “Cresci Italia”. “Una grande novità per il settore. Nato per stroncare le pratiche commerciali sleali ha, però, di fatto creato un appesantimento degli aspetti gestionali dell’attività lavorativa. Molte associazioni, tra cui Fruitimprese, stanno pressando Parlamento e Ministeri perché al più presto si ponga rimedio al formalismo e alle complicazioni che stanno penalizzando l’intera filiera agroalimentare. C’è attesa per il secondo decreto attuativo da parte del Ministero contenente alcune semplificazioni che riguardano non tanto le scadenze di pagamento (30 giorni per i deperibili e 60 per i non), quanto piuttosto le fatture differite e quelle promiscue, nonché il chiarimento che la normativa si applica solo alle gestioni in Italia”. Ad ogni modo – commenta Minguzzi - si deve valutare molto positivamente l’introduzione di regole e paletti che limitino gli abusi della GDO.”Secondo la stima di alcuni operatori, l'accorciamento dei tempi di pagamento ha generato alla GDO un esborso di 3 miliardi di euro a favore dei fornitori. Le conseguenze sono state rilevanti, tali da sconvolgere i piani finanziari di alcune catene della distribuzione. Vi è però stata una contro-reazione della GDO nei confronti dei fornitori, generalmente di due tipi: - richiesta di migliori condizioni economiche di fornitura (sconti); - congelamento del debito verso i fornitori al 24 ottobre 2012”. Ritengo – conclude Minguzzi – “che tali correttivi siano apertamente in contrasto con lo spirito della normativa e che sia opportuno intervenire, tramite Fruitimprese e gli Organismi interprofessionali per limitare l’incidenza negativa di queste contromisure”. I nuovi termini di pagamento hanno avuto anche effetti negativi per le imprese agricole per quanto riguarda i tempi di pagamento degli acquisti di prodotti come piante, sementi, etc. “Ad esempio, molti agricoltori erano abituati a pagare le piante a 90-120 giorni o anche più a lungo termine: in questo caso l'obbligo del rispetto dei tempi di pagamento a 60 giorni ha peggiorato le condizioni finanziarie dell'agricoltore. In ragione di ciò, molti produttori si sono trovati nella condizione di dover chiedere alle nostre Aziende di anticipare loro anche le somme necessarie per questi nuovi impegni”. E ciò in un contesto in cui le difficoltà di accesso al credito penalizzano anche le nostre Imprese. “L'Italia è, infatti, il Paese europeo in cui le condizioni del credito alle PMI sono più difficili, come ha rilevato l’ultimo bollettino della Bce. In questo quadro allarmante si è aggiunto un iniquo aggravio fiscale (Imu) sugli immobili strumentali posseduti dalle imprese. Un pesante aumento per il sistema delle imprese già gravato da una pressione fiscale più elevata rispetto alla media europea, che a livello di singola impresa si è concretizzato in un aumento di diverse migliaia di euro annui”. L’agroalimentare è un pilastro del made in Italy: lo confermano i 32 miliardi di export raggiunti nel 2012. L’agricoltura può essere un motore di ritorno alla crescita: “Un obiettivo – conclude Minguzzi – che deve far leva su tutti i soggetti della filiera, ma in modo particolare sulla creatività delle libere iniziative imprenditoriali, di cui le nostre Imprese sono la più alta espressione. Sono convinto che il nostro Paese potrà ritrovare una via sostenibile di sviluppo e competitività sui mercati locali e globali solo se saprà valorizzare e tutelare la creatività di queste imprese che oggi sono soffocate da sterili adempimenti burocratici, da un’imposizione fiscale iniqua, da difficoltà di accesso al credito e da disparità di trattamento rispetto ad altri omologhi soggetti della Filiera”.
Nonostante la crisi, il calo dei consumi, le difficoltà del credito e l’aggravio burocratico le imprese commerciali private dell’ortofrutta rappresentano un pilastro dell’agricoltura emiliano romagnola: “Le nostre aziende, negli anni, hanno instaurato solidi rapporti di fiducia con le imprese agricole conferenti e costituiscono il loro anello di congiunzione con i consumatori. Le nostre imprese consigliano, orientano, supportano con tecnici qualificati le produzioni e spesso aiutano le aziende agricole ad ottenere reddito anticipando, a volte, quelle risorse finanziarie che le banche non possono o non vogliono concedere”. Giancarlo Minguzzi, presidente dell’omonima società consortile di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia Romagna (l’associazione che riunisce le imprese private dell’ortofrutta dell’Emilia-Romagna, che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export) alla recente assemblea dell’associazione è intervenuto sui principali temi di attualità legati all’ortofrutta. “Si delinea una tendenza a forme di aggregazione per migliorare l’aspetto strutturale del sistema. Un esempio è dato dall’Organizzazione Interprofessionale della Pera, alla quale anche noi partecipiamo. Questo Organismo interprofessionale è il secondo che ha visto la luce in Emilia-Romagna dopo quello del pomodoro da industria. L’Organismo consentirà di condividere le regole di funzionamento dell’intera filiera e dare una risposta efficace alle difficoltà comuni a tutto il comparto ortofrutticolo dovute, come è noto, all’eccessivo squilibrio tra l’offerta e la domanda organizzata in pochi grandi gruppi d’acquisto”. Minguzzi è intervenuto anche sull’art.62 del decreto “Cresci Italia”. “Una grande novità per il settore. Nato per stroncare le pratiche commerciali sleali ha, però, di fatto creato un appesantimento degli aspetti gestionali dell’attività lavorativa. Molte associazioni, tra cui Fruitimprese, stanno pressando Parlamento e Ministeri perché al più presto si ponga rimedio al formalismo e alle complicazioni che stanno penalizzando l’intera filiera agroalimentare. C’è attesa per il secondo decreto attuativo da parte del Ministero contenente alcune semplificazioni che riguardano non tanto le scadenze di pagamento (30 giorni per i deperibili e 60 per i non), quanto piuttosto le fatture differite e quelle promiscue, nonché il chiarimento che la normativa si applica solo alle gestioni in Italia”. Ad ogni modo – commenta Minguzzi - si deve valutare molto positivamente l’introduzione di regole e paletti che limitino gli abusi della GDO.”Secondo la stima di alcuni operatori, l'accorciamento dei tempi di pagamento ha generato alla GDO un esborso di 3 miliardi di euro a favore dei fornitori. Le conseguenze sono state rilevanti, tali da sconvolgere i piani finanziari di alcune catene della distribuzione. Vi è però stata una contro-reazione della GDO nei confronti dei fornitori, generalmente di due tipi: - richiesta di migliori condizioni economiche di fornitura (sconti); - congelamento del debito verso i fornitori al 24 ottobre 2012”. Ritengo – conclude Minguzzi – “che tali correttivi siano apertamente in contrasto con lo spirito della normativa e che sia opportuno intervenire, tramite Fruitimprese e gli Organismi interprofessionali per limitare l’incidenza negativa di queste contromisure”. I nuovi termini di pagamento hanno avuto anche effetti negativi per le imprese agricole per quanto riguarda i tempi di pagamento degli acquisti di prodotti come piante, sementi, etc. “Ad esempio, molti agricoltori erano abituati a pagare le piante a 90-120 giorni o anche più a lungo termine: in questo caso l'obbligo del rispetto dei tempi di pagamento a 60 giorni ha peggiorato le condizioni finanziarie dell'agricoltore. In ragione di ciò, molti produttori si sono trovati nella condizione di dover chiedere alle nostre Aziende di anticipare loro anche le somme necessarie per questi nuovi impegni”. E ciò in un contesto in cui le difficoltà di accesso al credito penalizzano anche le nostre Imprese. “L'Italia è, infatti, il Paese europeo in cui le condizioni del credito alle PMI sono più difficili, come ha rilevato l’ultimo bollettino della Bce. In questo quadro allarmante si è aggiunto un iniquo aggravio fiscale (Imu) sugli immobili strumentali posseduti dalle imprese. Un pesante aumento per il sistema delle imprese già gravato da una pressione fiscale più elevata rispetto alla media europea, che a livello di singola impresa si è concretizzato in un aumento di diverse migliaia di euro annui”. L’agroalimentare è un pilastro del made in Italy: lo confermano i 32 miliardi di export raggiunti nel 2012. L’agricoltura può essere un motore di ritorno alla crescita: “Un obiettivo – conclude Minguzzi – che deve far leva su tutti i soggetti della filiera, ma in modo particolare sulla creatività delle libere iniziative imprenditoriali, di cui le nostre Imprese sono la più alta espressione. Sono convinto che il nostro Paese potrà ritrovare una via sostenibile di sviluppo e competitività sui mercati locali e globali solo se saprà valorizzare e tutelare la creatività di queste imprese che oggi sono soffocate da sterili adempimenti burocratici, da un’imposizione fiscale iniqua, da difficoltà di accesso al credito e da disparità di trattamento rispetto ad altri omologhi soggetti della Filiera”.
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giovedì 14 febbraio 2013
MINGUZZI: A BERLINO EMILIA ROMAGNA CUORE DELLA FRUTTICOLTURA “PIU’ SFORZI VERSO LA QUALITA’ E SUL FRONTE DELL’EXPORT” MERCATO PERE E MELE: PREZZI BUONI ALL’ORIGINE MA POCO PRODOTTO
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
Giancarlo Minguzzi, presidente dell’omonima società consortile di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta per un fatturato di 700 milioni di euro/anno e il 60% di export, commenta il recente salone berlinese Fruit Logistica e parla dell’andamento del mercato. “La buona affluenza in particolare negli stand degli operatori emiliano-romagnoli conferma che la regione resta sempre nell’élite dell'ortofrutta. Mi ha colpito che molti buyer stranieri, anche rappresentanti di catene di discount, cercano di inserire nelle loro referenze sempre di più prodotti "premium" a scapito delle "commodities", poiché a prezzi bassi non coprono più certi costi fissi. Questo ci deve incentivare a produrre sempre più qualità (in particolare si parla di albicocche, susine, pesche, nettarine, pere e kiwi ), prodotti che trovano sicuramente nel territorio dell’Emilia Romagna un clima ideale e una vocazione produttiva storica e consolidata. Mettendo a confronto gli stand spagnoli coi nostri - osserva Minguzzi – mi è parso che la differenza di affluenza rispetto agli altri anni é diminuita, a conferma di una ripresa di interesse verso i nostri prodotti. Questi segnali positivi ci devono indurre a moltiplicare gli sforzi sul fronte dell’export: la grande novità dei 23 container di kiwi spediti in Corea deve servire per aprire le frontiere dei nuovi mercati anche ad altri nostri prodotti, favorendo così nuovi importanti sbocchi di export per l’ortofrutta italiana”. Circa l’andamento della campagna autunno-inverno Minguzzi commenta che “la scarsa raccolta di pere autunno-invernali si sta facendo sentire: oggi le Abate quotano in natura decisamente sopra l'euro. Anche le mele di qualità hanno buoni prezzi, ma é anche vero che di buona qualità si é raccolto pochissimo (vedi Fuji). Diversamente si sta comportando il mercato del kiwi che nonostante una produzione inferiore del 15-20%, non riesce a spuntare i prezzi che giravano al momento della raccolta”.
Giancarlo Minguzzi, presidente dell’omonima società consortile di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta per un fatturato di 700 milioni di euro/anno e il 60% di export, commenta il recente salone berlinese Fruit Logistica e parla dell’andamento del mercato. “La buona affluenza in particolare negli stand degli operatori emiliano-romagnoli conferma che la regione resta sempre nell’élite dell'ortofrutta. Mi ha colpito che molti buyer stranieri, anche rappresentanti di catene di discount, cercano di inserire nelle loro referenze sempre di più prodotti "premium" a scapito delle "commodities", poiché a prezzi bassi non coprono più certi costi fissi. Questo ci deve incentivare a produrre sempre più qualità (in particolare si parla di albicocche, susine, pesche, nettarine, pere e kiwi ), prodotti che trovano sicuramente nel territorio dell’Emilia Romagna un clima ideale e una vocazione produttiva storica e consolidata. Mettendo a confronto gli stand spagnoli coi nostri - osserva Minguzzi – mi è parso che la differenza di affluenza rispetto agli altri anni é diminuita, a conferma di una ripresa di interesse verso i nostri prodotti. Questi segnali positivi ci devono indurre a moltiplicare gli sforzi sul fronte dell’export: la grande novità dei 23 container di kiwi spediti in Corea deve servire per aprire le frontiere dei nuovi mercati anche ad altri nostri prodotti, favorendo così nuovi importanti sbocchi di export per l’ortofrutta italiana”. Circa l’andamento della campagna autunno-inverno Minguzzi commenta che “la scarsa raccolta di pere autunno-invernali si sta facendo sentire: oggi le Abate quotano in natura decisamente sopra l'euro. Anche le mele di qualità hanno buoni prezzi, ma é anche vero che di buona qualità si é raccolto pochissimo (vedi Fuji). Diversamente si sta comportando il mercato del kiwi che nonostante una produzione inferiore del 15-20%, non riesce a spuntare i prezzi che giravano al momento della raccolta”.
lunedì 1 ottobre 2012
MINGUZZI: ROMAGNA CUORE DELLA FRUTTICOLTURA. MERCATO BUONO (PER ORA) DELLE PERE AUTUNNO-INVERNALI
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
Giancarlo Minguzzi, presidente dell’omonima società consortile di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta per un fatturato di 700 milioni di euro/anno e il 60% di export, commenta il recente Macfrut e parla dell’andamento del mercato. “L'impressione che ho avuto del Macfrut 2012 é stato positivo sia in termini di affluenza che di incontri commerciali soprattutto da parte dei buyer italiani, meno di quelli stranieri. La presenza poi del ministro Catania per ben 2 giorni consecutivi ha confermato che vi é molto interesse da parte delle istituzioni e che la Romagna é il fulcro della frutticoltura italiana. In generale si può dire che si é invertito il trend negativo degli ultimi anni facendo nuovamente decollare questa fiera”. Quanto all’attuale tendenza del mercato Minguzzi giudica “positiva un po' per tutti i prodotti la campagna estiva appena conclusa; a livello di liquidazioni di pesche e nettarine vedremo differenze marcate per i calibri più grossi e per le varietà più colorite. Quanto alle produzioni autunnali la raccolta di pere, mele e kiwi si presenta inferiore nelle quantità rispetto all’anno scorso, di conseguenza i prezzi, in particolare per le pere autunno-invernali, sono buoni. Occorrerà però fare i conti con la crisi e il calo dei consumi che attanagliano l'Europa e l'Italia in particolare, per capire se i prezzi terranno”.
Giancarlo Minguzzi, presidente dell’omonima società consortile di Alfonsine (RA) e presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta per un fatturato di 700 milioni di euro/anno e il 60% di export, commenta il recente Macfrut e parla dell’andamento del mercato. “L'impressione che ho avuto del Macfrut 2012 é stato positivo sia in termini di affluenza che di incontri commerciali soprattutto da parte dei buyer italiani, meno di quelli stranieri. La presenza poi del ministro Catania per ben 2 giorni consecutivi ha confermato che vi é molto interesse da parte delle istituzioni e che la Romagna é il fulcro della frutticoltura italiana. In generale si può dire che si é invertito il trend negativo degli ultimi anni facendo nuovamente decollare questa fiera”. Quanto all’attuale tendenza del mercato Minguzzi giudica “positiva un po' per tutti i prodotti la campagna estiva appena conclusa; a livello di liquidazioni di pesche e nettarine vedremo differenze marcate per i calibri più grossi e per le varietà più colorite. Quanto alle produzioni autunnali la raccolta di pere, mele e kiwi si presenta inferiore nelle quantità rispetto all’anno scorso, di conseguenza i prezzi, in particolare per le pere autunno-invernali, sono buoni. Occorrerà però fare i conti con la crisi e il calo dei consumi che attanagliano l'Europa e l'Italia in particolare, per capire se i prezzi terranno”.
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martedì 17 aprile 2012
FRUITIMPRESE EMILIA ROMAGNA: “SULLE AGGREGAZIONI IL MINISTRO CATANIA APRE A NUOVE FORMULE”
Fonte: Fruitimprese
All’indomani dell’incontro in Regione col ministro Catania sui nuovi strumenti che il Settore Ortofrutta deve cercare per dare stabilità ai redditi delle imprese, il Presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, Giancarlo Minguzzi, ha scritto alle imprese associate esprimendo apprezzamento per l’iniziativa dell’assessore Tiberio Rabboni che ha presentato il progetto dell’Organizzazione interprofessionale della pera condiviso da tutti gli operatori privati e cooperativi della filiera. E inoltre una piattaforma in 5 punti che fa perno non solo sugli Organismi interprofessionali ma anche sulle assicurazioni sul reddito e sui fondi mutualistici da attivare nel caso di annate negative; sulla più efficiente modalità di gestione delle crisi a livello europeo, sulla creazione di fondi autofinanziati per destinare una quota della produzione ordinaria all’avviamento di nuovi mercati. E sulla ‘buona applicazione’ dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni, per maggiore trasparenza e correttezza nei rapporti con la Gdo.
“Mi preme anche sottolineare – aggiunge Minguzzi - l’intervento del Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania che, con rara chiarezza espositiva ed incisività, ha evidenziato le priorità da affrontare. In primo luogo, ha rilevato che l’agricoltura è penalizzata, tra le altre cose, da un preoccupante calo di consumi, alla cui determinazione potrebbe non essere estranea la scarsa efficienza con cui la Gdo gestisce i prodotti ortofrutticoli. Va vista positivamente pertanto l’annunciata apertura di un tavolo di confronto con la Gdo per effettuare le opportune verifiche ed eventualmente trovare correttivi, così come si è già fatto con l’art. 62 del decreto liberalizzazioni che ha introdotto termini di pagamento precisi nei contratti relativi ai prodotti alimentari e ha vietato pratiche commerciali inique. La seconda priorità è quella dell’aggregazione dell’offerta. Una partita, questa, secondo le parole del Ministro, che deve essere affrontata “senza steccati ideologici e senza formule precostituite con le quali in passato spesso ci si è incartati. I processi per l’aggregazione possono essere molteplici. Non è detto che debbano passare solo attraverso le O.P. o la cooperazione. Vi possono essere forme associative nuove”.
“In queste parole intelligenti, di un tecnico che conosce profondamente il settore ortofrutticolo – conclude Minguzzi - vedo per la prima volta, in modo esplicito, il riconoscimento del rilevante ruolo che gli Operatori privati hanno nel comparto ortofrutticolo ed anche il risultato del lavoro brillante svolto dal Presidente Peviani alla guida di Fruitimprese”.
All’indomani dell’incontro in Regione col ministro Catania sui nuovi strumenti che il Settore Ortofrutta deve cercare per dare stabilità ai redditi delle imprese, il Presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, Giancarlo Minguzzi, ha scritto alle imprese associate esprimendo apprezzamento per l’iniziativa dell’assessore Tiberio Rabboni che ha presentato il progetto dell’Organizzazione interprofessionale della pera condiviso da tutti gli operatori privati e cooperativi della filiera. E inoltre una piattaforma in 5 punti che fa perno non solo sugli Organismi interprofessionali ma anche sulle assicurazioni sul reddito e sui fondi mutualistici da attivare nel caso di annate negative; sulla più efficiente modalità di gestione delle crisi a livello europeo, sulla creazione di fondi autofinanziati per destinare una quota della produzione ordinaria all’avviamento di nuovi mercati. E sulla ‘buona applicazione’ dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni, per maggiore trasparenza e correttezza nei rapporti con la Gdo.
“Mi preme anche sottolineare – aggiunge Minguzzi - l’intervento del Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania che, con rara chiarezza espositiva ed incisività, ha evidenziato le priorità da affrontare. In primo luogo, ha rilevato che l’agricoltura è penalizzata, tra le altre cose, da un preoccupante calo di consumi, alla cui determinazione potrebbe non essere estranea la scarsa efficienza con cui la Gdo gestisce i prodotti ortofrutticoli. Va vista positivamente pertanto l’annunciata apertura di un tavolo di confronto con la Gdo per effettuare le opportune verifiche ed eventualmente trovare correttivi, così come si è già fatto con l’art. 62 del decreto liberalizzazioni che ha introdotto termini di pagamento precisi nei contratti relativi ai prodotti alimentari e ha vietato pratiche commerciali inique. La seconda priorità è quella dell’aggregazione dell’offerta. Una partita, questa, secondo le parole del Ministro, che deve essere affrontata “senza steccati ideologici e senza formule precostituite con le quali in passato spesso ci si è incartati. I processi per l’aggregazione possono essere molteplici. Non è detto che debbano passare solo attraverso le O.P. o la cooperazione. Vi possono essere forme associative nuove”.
“In queste parole intelligenti, di un tecnico che conosce profondamente il settore ortofrutticolo – conclude Minguzzi - vedo per la prima volta, in modo esplicito, il riconoscimento del rilevante ruolo che gli Operatori privati hanno nel comparto ortofrutticolo ed anche il risultato del lavoro brillante svolto dal Presidente Peviani alla guida di Fruitimprese”.
martedì 15 novembre 2011
CARLO ALBERTO RONCARATI, PRESIDENTE CCIAA DI FERRARA, RISPONDE A MINGUZZI DI FRUITIMPRESE EMILIA ROMAGNA SUI PREZZI DELLA FRUTTA
Fonte: Camera di Commercio di Ferrara
Debbo confessare la mia sorpresa per l'approssimazione con la quale il presidente Giancarlo Minguzzi di Fruitimprese Emilia Romagna tratta la questione delle quotazioni della frutta alla produzione rilevate dalle Camere di Commercio (di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna), muovendo accuse , per quel che mi riguarda, ingiustificate in quanto agli atti della Camera che presiedo non figurano richieste di sorta; tanto meno risultano lamentele espresse dagli operatori locali. Per tacere poi dell'illazione che si proceda ad indicazioni di prezzo ricavate dalla compravendita di una sola (una sola?!?) partita di frutta o dell'asserita capacità delle commissioni di imporre la compravendita di determinate pezzature.
Un atteggiamento di censura aprioristica che, più che lesivo della credibilità delle Camere di Commercio, non fa onore a chi lo assume con troppa disinvoltura.
Provo allora a spiegare come funzionano le cose a Ferrara dove, diversamente che altrove (presso le altre Camere risulta che siano in funzione specifiche commissioni che si riuniscono e discutono, arrivando comunque ad un accordo) la rilevazione viene effettuata a cura dell'ufficio Statistica e Studi che acquisisce, in forma anonima, le quotazioni da quindici operatori (quattro “titolari” ed una riserva per ciascuna categoria di produttori, mediatori e commercianti), che si rendono disponibili su base volontaria e sulla scorta di un preciso regolamento, a fungere da informatori. Essi ogni settimana riferiscono ai nostri uffici notizie, acquisite direttamente o assunte da terzi, purché ritenute affidabili, circa i prezzi minimi e massimi maggiormente praticati in provincia relativamente a partite di pere e mele dalle caratteristiche ben precise, per pezzatura e qualità.
Tali dati - e quelli soli - opportunamente elaborati, costituiscono il riferimento per il listino camerale pubblicato a beneficio degli operatori ogni sabato, con riferimento alle transazioni svoltesi nel corso della settimana che si va chiudendo.
Questo perché la Camera, in quanto ente pubblico di riferimento per TUTTE le imprese, dunque anche per quelle commerciali, non si arroga il diritto di emettere quotazioni di previsione che, eventualmente, possono essere a buon diritto espresse delle rispettive associazioni di categoria in una logica di informazione di tipo sindacale.
In ogni caso, dando notizia esclusivamente di transazioni avvenute, il listino camerale non ha lo scopo di orientare il mercato, bensì di raccoglierne le espressioni.
E relativamente alle pezzature, le commissioni NON IMPONGONO, né lo potrebbero, le pezzature di raccolta che sono invece frutto di libere intese fra le parti. Pertanto, se in questa annata di notevole produzione sono state compravendute pere Abate Fetel dalla pezzatura 60 +, non sono certo i produttori (che, stante l'eccesso di offerta, avevano un debolissimo potere contrattuale) che bisogna incolpare, bensì chi quella frutta ha accettato di acquistare. Ed è semmai nei confronti di costoro, che appartengono alla schiera dei commercianti, che dovrebbero dirigersi gli strali del presidente Minguzzi.
E, a questo proposito, mi corre l'obbligo di denunciare che questa Camera di Commercio si è fatta promotrice – purtroppo inascoltata - di intese ed accordi fra gli operatori, in particolare quelli commerciali, tesi a definire congiuntamente una politica di vendita della pera Abate che consenta di valorizzare al meglio questo prodotto straordinario.
Così come ritengo che non si possano attribuire responsabilità al mondo produttivo circa i successivi andamenti di mercato. Il mercato è mercato e premia o punisce – questo si chiama rischio d'impresa - chi commercia e non chi produce e vende in campagna. A meno di specifici accordi di “conferimento” sempre possibili, che però precludono al produttore la possibilità di rivendicare prezzi in linea con quelli praticati in campagna se l'andamento commerciale non lo consente.
La Camera di Commercio di Ferrara è comunque garante del rigore metodologico adottato ed e' disponibile, ove necessario, a documentare la rispondenza delle proprie rilevazioni alle indicazioni ricevute. Ed è pronta, altresì, ad accogliere eventuali proposte che possano portare al miglioramento del servizio di informazione economica.
Debbo confessare la mia sorpresa per l'approssimazione con la quale il presidente Giancarlo Minguzzi di Fruitimprese Emilia Romagna tratta la questione delle quotazioni della frutta alla produzione rilevate dalle Camere di Commercio (di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna), muovendo accuse , per quel che mi riguarda, ingiustificate in quanto agli atti della Camera che presiedo non figurano richieste di sorta; tanto meno risultano lamentele espresse dagli operatori locali. Per tacere poi dell'illazione che si proceda ad indicazioni di prezzo ricavate dalla compravendita di una sola (una sola?!?) partita di frutta o dell'asserita capacità delle commissioni di imporre la compravendita di determinate pezzature.
Un atteggiamento di censura aprioristica che, più che lesivo della credibilità delle Camere di Commercio, non fa onore a chi lo assume con troppa disinvoltura.
Provo allora a spiegare come funzionano le cose a Ferrara dove, diversamente che altrove (presso le altre Camere risulta che siano in funzione specifiche commissioni che si riuniscono e discutono, arrivando comunque ad un accordo) la rilevazione viene effettuata a cura dell'ufficio Statistica e Studi che acquisisce, in forma anonima, le quotazioni da quindici operatori (quattro “titolari” ed una riserva per ciascuna categoria di produttori, mediatori e commercianti), che si rendono disponibili su base volontaria e sulla scorta di un preciso regolamento, a fungere da informatori. Essi ogni settimana riferiscono ai nostri uffici notizie, acquisite direttamente o assunte da terzi, purché ritenute affidabili, circa i prezzi minimi e massimi maggiormente praticati in provincia relativamente a partite di pere e mele dalle caratteristiche ben precise, per pezzatura e qualità.
Tali dati - e quelli soli - opportunamente elaborati, costituiscono il riferimento per il listino camerale pubblicato a beneficio degli operatori ogni sabato, con riferimento alle transazioni svoltesi nel corso della settimana che si va chiudendo.
Questo perché la Camera, in quanto ente pubblico di riferimento per TUTTE le imprese, dunque anche per quelle commerciali, non si arroga il diritto di emettere quotazioni di previsione che, eventualmente, possono essere a buon diritto espresse delle rispettive associazioni di categoria in una logica di informazione di tipo sindacale.
In ogni caso, dando notizia esclusivamente di transazioni avvenute, il listino camerale non ha lo scopo di orientare il mercato, bensì di raccoglierne le espressioni.
E relativamente alle pezzature, le commissioni NON IMPONGONO, né lo potrebbero, le pezzature di raccolta che sono invece frutto di libere intese fra le parti. Pertanto, se in questa annata di notevole produzione sono state compravendute pere Abate Fetel dalla pezzatura 60 +, non sono certo i produttori (che, stante l'eccesso di offerta, avevano un debolissimo potere contrattuale) che bisogna incolpare, bensì chi quella frutta ha accettato di acquistare. Ed è semmai nei confronti di costoro, che appartengono alla schiera dei commercianti, che dovrebbero dirigersi gli strali del presidente Minguzzi.
E, a questo proposito, mi corre l'obbligo di denunciare che questa Camera di Commercio si è fatta promotrice – purtroppo inascoltata - di intese ed accordi fra gli operatori, in particolare quelli commerciali, tesi a definire congiuntamente una politica di vendita della pera Abate che consenta di valorizzare al meglio questo prodotto straordinario.
Così come ritengo che non si possano attribuire responsabilità al mondo produttivo circa i successivi andamenti di mercato. Il mercato è mercato e premia o punisce – questo si chiama rischio d'impresa - chi commercia e non chi produce e vende in campagna. A meno di specifici accordi di “conferimento” sempre possibili, che però precludono al produttore la possibilità di rivendicare prezzi in linea con quelli praticati in campagna se l'andamento commerciale non lo consente.
La Camera di Commercio di Ferrara è comunque garante del rigore metodologico adottato ed e' disponibile, ove necessario, a documentare la rispondenza delle proprie rilevazioni alle indicazioni ricevute. Ed è pronta, altresì, ad accogliere eventuali proposte che possano portare al miglioramento del servizio di informazione economica.
mercoledì 19 ottobre 2011
FRUITIMPRESE EMILIA ROMAGNA: I LISTINI PREZZI DELLE CAMERE DI COMMERCIO VANNO ADEGUATI ALLA REALTA’ DEL MERCATO
Fonte: Fruitimprese Emilia Romagna
I listini dei prezzi dell’ortofrutta elaborati dalle Camere di commercio devono essere più aderenti alla realtà del mercato. Lo chiedono con forza alle Camere di commercio dell’Emilia Romagna, in particolare a quelle di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì, gli imprenditori di Fruitimprese Emilia Romagna, l’associazione che riunisce le imprese private dell’ortofrutta che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export.
Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, spiega: “Da tempo chiediamo che i listini elaborati dalle Commissioni prezzi delle Camere di commercio tengano conto delle valutazioni di chi come noi tutti i giorni opera sul mercato e sta a contatto con i produttori”. Fruitimprese giudica in molti casi discutibili i criteri attraverso i quali si giunge alla formulazione di questi listini. “Molto spesso le commissioni non sono composte in modo tale da instaurare un corretto contraddittorio tra gli opposti interessi delle categorie di riferimento. Ad esempio, capita spesso che la rilevazione dei prezzi sia effettuata sulla base di una unica partita di merce che non rappresenta certo la generalità delle transazioni in campagna”. Ma non c’è solo il problema dei prezzi. Si parla anche di standard minimi del prodotto da raccogliere. “Quest’anno ad esempio la pera Abate si presenta con un raccolto record ma di calibro medio/ basso. Gli operatori aderenti a Fruitimprese hanno suggerito di raccogliere solo il prodotto superiore ai 65 millimetri di calibro, mentre alcuni esponenti delle Commissioni prezzi insistevano per raccogliere a partire da 60 millimetri, contribuendo così a danneggiare a livello internazionale l'immagine di uno dei nostri prodotti più pregiati”.
Proprio perché Fruitimprese giudica questi listini strumenti preziosi ai fini di una corretta e trasparente indicazione dei prezzi all’origine della nostra ortofrutta, si avverte l’esigenza che divengano strumenti sempre più attendibili e in linea col mercato. Vengono infatti utilizzati come base per l'assicurazione grandine, in giudizio in caso di contenzioso, come riferimento quando i commercianti a fine raccolto devono definire il prezzo con i produttori. Pertanto Fruitimprese Emilia Romagna chiede che i componenti delle Commissioni prezzi delle varie Camere siano rigorosamente selezionati tra persone effettivamente in contatto con gli operatori che effettuano le transazioni commerciali e che conoscono le varie realtà delle zone produttive; e si rende disponibile per una partecipazione più costruttiva ai fini di un più corretto posizionamento dei prezzi.
I listini dei prezzi dell’ortofrutta elaborati dalle Camere di commercio devono essere più aderenti alla realtà del mercato. Lo chiedono con forza alle Camere di commercio dell’Emilia Romagna, in particolare a quelle di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì, gli imprenditori di Fruitimprese Emilia Romagna, l’associazione che riunisce le imprese private dell’ortofrutta che lavorano 1 milione di tonnellate di prodotto all’anno, per 700 milioni di fatturato e il 60% di export.
Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, spiega: “Da tempo chiediamo che i listini elaborati dalle Commissioni prezzi delle Camere di commercio tengano conto delle valutazioni di chi come noi tutti i giorni opera sul mercato e sta a contatto con i produttori”. Fruitimprese giudica in molti casi discutibili i criteri attraverso i quali si giunge alla formulazione di questi listini. “Molto spesso le commissioni non sono composte in modo tale da instaurare un corretto contraddittorio tra gli opposti interessi delle categorie di riferimento. Ad esempio, capita spesso che la rilevazione dei prezzi sia effettuata sulla base di una unica partita di merce che non rappresenta certo la generalità delle transazioni in campagna”. Ma non c’è solo il problema dei prezzi. Si parla anche di standard minimi del prodotto da raccogliere. “Quest’anno ad esempio la pera Abate si presenta con un raccolto record ma di calibro medio/ basso. Gli operatori aderenti a Fruitimprese hanno suggerito di raccogliere solo il prodotto superiore ai 65 millimetri di calibro, mentre alcuni esponenti delle Commissioni prezzi insistevano per raccogliere a partire da 60 millimetri, contribuendo così a danneggiare a livello internazionale l'immagine di uno dei nostri prodotti più pregiati”.
Proprio perché Fruitimprese giudica questi listini strumenti preziosi ai fini di una corretta e trasparente indicazione dei prezzi all’origine della nostra ortofrutta, si avverte l’esigenza che divengano strumenti sempre più attendibili e in linea col mercato. Vengono infatti utilizzati come base per l'assicurazione grandine, in giudizio in caso di contenzioso, come riferimento quando i commercianti a fine raccolto devono definire il prezzo con i produttori. Pertanto Fruitimprese Emilia Romagna chiede che i componenti delle Commissioni prezzi delle varie Camere siano rigorosamente selezionati tra persone effettivamente in contatto con gli operatori che effettuano le transazioni commerciali e che conoscono le varie realtà delle zone produttive; e si rende disponibile per una partecipazione più costruttiva ai fini di un più corretto posizionamento dei prezzi.
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