Fonte: Confagricoltura nazionale
PROGETTO CISCO/BARILLA: FAVOREVOLI AD UNA TRACCIABILITA’ DIGITALE. LAVORIAMO PER UN’AGRICOLTURA 3.0 CHE CONIUGHI TECNOLOGIA AVANZATA E SOSTENIBILITA’
“Il nuovo sistema di tracciabilità fruibile su tablet e smartphone, semplicemente fotografando il QR Code, presentato da Barilla in occasione di Expo, su un’edizione limitata di Pasta e Sugo al basilico - va incontro alla sentita esigenza dei consumatori, ma anche della filiera agroalimentare, di informazioni esaustive sui prodotti in vendita. Abbiamo sempre sostenuto che le informazioni sulla provenienza dei prodotti e dei loro ingredienti vanno comunicate al consumatore finale”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, commentando il progetto “Safety for food”, intrapreso da Barilla, in collaborazione con Cisco, CTO Penelope e NNT Data.
“La sicurezza alimentare (ovvero la tracciabilità e rintracciabilità in caso di necessità per bloccare i problemi sul nascere) deve coniugarsi all’informazione – ha proseguito il presidente Guidi - rispondendo alle richieste dei consumatori di sapere da dove vengono le materie prime del prodotto, quali sono le sue caratteristiche e la sua conformità ai criteri di sostenibilità ambientale. C’è tutta una mole di notizie utili che solo parzialmente possono essere divulgate in etichetta; da ciò la necessità di utilizzare le tecnologie e la rete web per un approccio innovativo e multimediale al ‘safety for food’”.
“Va bene informare, ma bisogna stare attenti a come lo si fa - ha messo in guardia il presidente di Confagricoltura -. Si pensi all’opinabile iniziativa delle ‘etichette a semaforo’ inglesi. In nome della lotta all’obesità si sono demonizzati prodotti naturali e salubri come il latte e suoi derivati, la frutta ricca di zuccheri e i suoi succhi. Non è così che si fa informazione ed educazione alimentare corretta”.
Guidi ha quindi evidenziato come l’iniziativa di Barilla si inserisca in un quadro più composito in cui l’innovazione gioca un ruolo decisivo, dal campo alla tavola. “Stiamo lavorando – ha detto - per la diffusione delle innovazioni in campagna, per concretizzare un’agricoltura 3.0. Già esiste un’agricoltura 2.0; basti pensare alle moderne stalle di produzione di latte, dove ogni fase del processo, dalla gestione igienico sanitaria dell’animale a quella di mungitura, sono controllate da potenti computer, gestite da personale qualificato con grado di scolarizzazione digitale avanzato; per non dimenticare come la conduzione di un trattore sia svolta da computer, da satelliti che integrano informazioni provenienti direttamente dal campo, fornite da nuovi strumenti di analisi. L’irrigazione stessa ormai è diventata selettiva, permettendo di lavorare lo stesso appezzamento con maggiori o minori dosi d’acqua e in maniera modulare”.
“La nuova rivoluzione a cui siamo chiamati in campagna è – ha concluso il presidente di Confagricoltura - quella di unire tecnologie innovative all’utilizzo razionale delle risorse; ad esempio, con l’uso avanzato e sinergico dei satelliti, dei droni e delle sonde di misurazione dell’umidità e dello stadio vegetativo si potranno sconfiggere le fitopatologie al loro sorgere, seminare in modo corretto, evitando di passare più volte sullo stesso solco, irrorare la giusta quantità di fertilizzante a seconda dello stadio di crescita della pianta, nonché di recuperare il biocida nello stesso momento che lo si sta diffondendo. Con un’attenzione costante e continuativa alla sostenibilità, riducendo drasticamente l’impatto ambientale”.
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venerdì 22 maggio 2015
giovedì 15 gennaio 2015
I PRODOTTI TIPICI TRA SOSTENIBILITA’, SICUREZZA ALIMENTARE E LEGALITA’ - IN ALTA MURGIA UNA TAVOLA ROTONDA CON LA PARTECIPAZIONE DEL MINISTRO MIUR STEFANIA GIANNINI E DEI GIOVANI IMPRENDITORI DELLA FILIERA AGROALIMENTARE
Fonte: Confagricoltura
L’evento che si è tenuto oggi in Puglia, ad Altamura, in un’antica masseria sequestrata alla mafia, è il terzo in una serie di sette, in avvicinamento ad #Expo2015. Gli eventi sono inseriti nel programma di #filiereintelligenti avviato da Anga (Giovani di Confagricoltura) con i Giovani di Federalimentare e Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), in partnership con il ministero dell’Istruzione, Unione Università del Mediterraneo e Italiacamp. Il progetto #filiereintelligenti mette in contatto fra loro il mondo dell’istruzione, dell’università, della ricerca e quello imprenditoriale sui temi della qualità dei prodotti agro-alimentari e della sostenibilità produttiva. La tavola rotonda ha affrontato temi scottanti come l’Italian sounding (la produzione di alimenti il cui nome ricorda quelli Made in Italy), la lotta alle frodi alimentari, gli strumenti della certificazione di qualità e i progetti di riutilizzo dei beni sottratti alle agromafie. Molti gli interventi interessanti. Il presidente dei giovani di Confagricoltura, Raffaele Maiorano, ha messo in evidenza che “Il Made in Italy agroalimentare è fondamentale per la nostra economia e ha un effetto trainante per altri settori. Le frodi rappresentano perciò un danno enorme. Discorso diverso è l’Italian Sounding – ha precisato - che in qualche modo contribuisce al successo internazionale dei nostri prodotti. Ma il fenomeno andrebbe limitato. E’ una battaglia complessa, dai controlli sulle importazioni, agli aspetti normativi, alla garanzia di una sempre maggiore informazione dei consumatori”. Da parte sua, Francesco Divella, presidente dei Giovani Imprenditori di Federalimentare, ha affermato nel corso dei lavori: "A livello mondiale, il mercato della contraffazione alimentare italiana, insieme a quello dell’Italian Sounding, continua purtroppo a nutrire un giro di affari che si aggira intorno ai 60 miliardi di euro: quasi la metà dell’intero fatturato dell’Industria Alimentare italiana (132 miliardi di Euro) e più di due volte il suo export (26 miliardi di Euro). Di questi 60 miliardi - ha aggiunto - circa 6 riguardano la contraffazione vera e propria e i restanti 54 miliardi l’imitazione dei nostri prodotti. Di fronte a queste cifre è chiaro che la lotta all'illegalità diviene sempre più una priorità per il nostro settore". Antonio Logrieco, direttore dell'Ispa/Cnr, ha affermato in linea generale che “il supporto della ricerca è imprescindibile per una maggiore competitività del Made in Italy agroalimentare”. E ha precisato in merito che “il CNR gioca un ruolo fondamentale con il suo dipartimento bioagroalimentare che dedica ben 800 ricercatori alla ricerca nelle diverse filiere”. Infine, Patrizia Marini, Presidente della Rete Nazionale degli Istituti agrari (RENISA), ha dichiarato: "È una giornata particolare, in cui la legalità viene ristabilita in un luogo molto caro alla Puglia, creando una speranza per i giovani che lavoreranno in questa masseria. La sinergia tra i due progetti 'Più scuole meno mafia' e '#filiere intelligenti' rappresenta un'opportunità davvero unica nel suo genere”.
L’evento che si è tenuto oggi in Puglia, ad Altamura, in un’antica masseria sequestrata alla mafia, è il terzo in una serie di sette, in avvicinamento ad #Expo2015. Gli eventi sono inseriti nel programma di #filiereintelligenti avviato da Anga (Giovani di Confagricoltura) con i Giovani di Federalimentare e Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), in partnership con il ministero dell’Istruzione, Unione Università del Mediterraneo e Italiacamp. Il progetto #filiereintelligenti mette in contatto fra loro il mondo dell’istruzione, dell’università, della ricerca e quello imprenditoriale sui temi della qualità dei prodotti agro-alimentari e della sostenibilità produttiva. La tavola rotonda ha affrontato temi scottanti come l’Italian sounding (la produzione di alimenti il cui nome ricorda quelli Made in Italy), la lotta alle frodi alimentari, gli strumenti della certificazione di qualità e i progetti di riutilizzo dei beni sottratti alle agromafie. Molti gli interventi interessanti. Il presidente dei giovani di Confagricoltura, Raffaele Maiorano, ha messo in evidenza che “Il Made in Italy agroalimentare è fondamentale per la nostra economia e ha un effetto trainante per altri settori. Le frodi rappresentano perciò un danno enorme. Discorso diverso è l’Italian Sounding – ha precisato - che in qualche modo contribuisce al successo internazionale dei nostri prodotti. Ma il fenomeno andrebbe limitato. E’ una battaglia complessa, dai controlli sulle importazioni, agli aspetti normativi, alla garanzia di una sempre maggiore informazione dei consumatori”. Da parte sua, Francesco Divella, presidente dei Giovani Imprenditori di Federalimentare, ha affermato nel corso dei lavori: "A livello mondiale, il mercato della contraffazione alimentare italiana, insieme a quello dell’Italian Sounding, continua purtroppo a nutrire un giro di affari che si aggira intorno ai 60 miliardi di euro: quasi la metà dell’intero fatturato dell’Industria Alimentare italiana (132 miliardi di Euro) e più di due volte il suo export (26 miliardi di Euro). Di questi 60 miliardi - ha aggiunto - circa 6 riguardano la contraffazione vera e propria e i restanti 54 miliardi l’imitazione dei nostri prodotti. Di fronte a queste cifre è chiaro che la lotta all'illegalità diviene sempre più una priorità per il nostro settore". Antonio Logrieco, direttore dell'Ispa/Cnr, ha affermato in linea generale che “il supporto della ricerca è imprescindibile per una maggiore competitività del Made in Italy agroalimentare”. E ha precisato in merito che “il CNR gioca un ruolo fondamentale con il suo dipartimento bioagroalimentare che dedica ben 800 ricercatori alla ricerca nelle diverse filiere”. Infine, Patrizia Marini, Presidente della Rete Nazionale degli Istituti agrari (RENISA), ha dichiarato: "È una giornata particolare, in cui la legalità viene ristabilita in un luogo molto caro alla Puglia, creando una speranza per i giovani che lavoreranno in questa masseria. La sinergia tra i due progetti 'Più scuole meno mafia' e '#filiere intelligenti' rappresenta un'opportunità davvero unica nel suo genere”.
venerdì 28 novembre 2014
GUIDI (CONFAGRICOLTURA) AL CONVEGNO COMPAG: “ARMONIZZARE A LIVELLO EUROPEO L’USO DEGLI AGROFARMACI. I NOSTRI PRODOTTI ORTOFRUTTICOLI TRA I PIU’ SICURI IN EUROPA”
Fonte: Confagricoltura
Nella Conferenza di Agrinsieme abbiamo voluto sconfiggere alcuni falsi miti. Uno di essi è sicuramente quello dei ‘veleni nel piatto’. I nostri prodotti ortofrutticoli sono tra i più sicuri in Europa”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi a margine al suo intervento a Bologna, al convegno nazionale di Compag (Federazione nazionale commercianti prodotti per l’agricoltura). Guidi, nel suo intervento, ha ricordato come, a fare chiarezza sul tema della cosiddetta food safety, sia l’Efsa, l'Autorità europea sulla sicurezza alimentare, che, nel suo report annuale sugli agrofarmaci, mostra come su circa 79mila campioni, in più del 97% dei casi, siano stati rispettati i limiti sui residui fissati dalla normativa europea. Ciò a dimostrazione delle rigorose e continuative verifiche cui l'ortofrutta italiana è sottoposta, che permettono di garantire elevati standard di sicurezza per i consumatori". “I nostri prodotti sono sicuri ma serve un’armonizzazione delle regole a livello europeo sui controlli della sicurezza alimentare – ha proseguito il presidente di Confagricoltura -. A causa di una differente gestione nei vari Paesi europei delle pratiche agronomiche ammesse e dell’utilizzo di alcune sostanze fitosanitarie, si creano disparità di trattamento tra i produttori europei e si alimenta un fenomeno di concorrenza commerciale sleale da parte di alcuni Paesi Europei nei confronti dell’Italia che incide soprattutto a livello di export. Noi vogliamo continuare ad essere rigorosi però devono fare altrettanto i nostri competitor”. “Gli agrofarmaci – ha concluso il presidente di Confagricoltura - non vanno demonizzati, la ricerca ha fatto passi da gigante e c’è la piena consapevolezza da parte dei produttori agricoli che vanno usati con molta oculatezza”.
Nella Conferenza di Agrinsieme abbiamo voluto sconfiggere alcuni falsi miti. Uno di essi è sicuramente quello dei ‘veleni nel piatto’. I nostri prodotti ortofrutticoli sono tra i più sicuri in Europa”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi a margine al suo intervento a Bologna, al convegno nazionale di Compag (Federazione nazionale commercianti prodotti per l’agricoltura). Guidi, nel suo intervento, ha ricordato come, a fare chiarezza sul tema della cosiddetta food safety, sia l’Efsa, l'Autorità europea sulla sicurezza alimentare, che, nel suo report annuale sugli agrofarmaci, mostra come su circa 79mila campioni, in più del 97% dei casi, siano stati rispettati i limiti sui residui fissati dalla normativa europea. Ciò a dimostrazione delle rigorose e continuative verifiche cui l'ortofrutta italiana è sottoposta, che permettono di garantire elevati standard di sicurezza per i consumatori". “I nostri prodotti sono sicuri ma serve un’armonizzazione delle regole a livello europeo sui controlli della sicurezza alimentare – ha proseguito il presidente di Confagricoltura -. A causa di una differente gestione nei vari Paesi europei delle pratiche agronomiche ammesse e dell’utilizzo di alcune sostanze fitosanitarie, si creano disparità di trattamento tra i produttori europei e si alimenta un fenomeno di concorrenza commerciale sleale da parte di alcuni Paesi Europei nei confronti dell’Italia che incide soprattutto a livello di export. Noi vogliamo continuare ad essere rigorosi però devono fare altrettanto i nostri competitor”. “Gli agrofarmaci – ha concluso il presidente di Confagricoltura - non vanno demonizzati, la ricerca ha fatto passi da gigante e c’è la piena consapevolezza da parte dei produttori agricoli che vanno usati con molta oculatezza”.
mercoledì 12 novembre 2014
COLDIRETTI: SONO REGOLARI IL 99,6% DEI CAMPIONI, LA SICUREZZA ALIMENTARE ITALIANA E’ DA RECORD
Fonte: Coldiretti Ferrara
I dati ufficiali dei controlli sui residui di fitofarmaci negli alimenti confermano l’elevato grado di attenzione degli agricoltori italiani, con una costante riduzione delle irregolarità anche a fronte dell’aumento del numero di controlli annuali. Nessun altro paese è così attento al rispetto dei limiti di legge.
Gli agricoltori italiano sono sempre più attenti all’uso dei fitofarmaci nell’interesse dei consumatori. E’ quanto emerge da rapporto del Ministero della Salute che ha pubblicato in questi giorni, i dati sul controllo dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti relativi all’anno 2012. Confrontando i risultati dei programmi nazionali di controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari nei prodotti ortofrutticoli a partire dal 1995, risulta evidente come il numero di campioni analizzati sia considerevolmente aumentato fino al 2001, passando da un numero di 7.611 campioni analizzati nel 1995 a 8.857 nel 2001, per poi subire un assestamento ad un livello standard nel periodo 2003-2012. Nel corso dell’anno 2012 sono stati analizzati complessivamente 8294 di campioni di frutta, ortaggi, cereali, olio, vino, baby food e altri prodotti per verificare la presenza di residui di prodotti fitosanitari. Di questi soltanto 33 sono risultati superiori ai limiti massimi consentiti dalla normativa vigente, con una percentuale di irregolarità molto contenuta, pari allo 0,4 per cento, contro un 99,6 per cento di campioni regolari. Relativamente ai campioni risultati non regolamentari, i dati mostrano come la percentuale di superamenti dei limiti massimi di residui abbia subito un decremento nel corso degli anni, passando dal 5,6 per cento nel 1993 fino ad un livello molto contenuto nel 2012, pari allo 0,5 per cento. Questo risultato fa sì che l’Italia sia il paese più sicuro in Europa e nel mondo in termini di impiego di prodotti fitosanitari. I risultati nazionali emersi dal rapporto ministeriale sono, infatti, 9 volte inferiori a quelli della media comunitaria, che secondo l’ultimo report dell’Efsa è peggiorata, passando dall’1,6 per cento di irregolarità dello scorso anno all’1,9 per cento, e addirittura oltre di 32 volte inferiori a quelli extracomunitari (6,5 per cento di irregolarità). Il monitoraggio compiuto dal Ministero della Salute riguarda l’ortofrutta, i cereali, alcuni prodotti trasformati, quali olio e vino, costituenti importanti della dieta italiana e mediterranea, le elaborazioni riguardanti i baby food, quelle relative ad altri prodotti (trasformati di frutta, ortaggi, cereali, le spezie, i semi, etc), i risultati del piano coordinato comunitario e i prodotti di origine biologica e alcuni alimenti di origine animale. I baby food o i prodotti trasformati, le spezie, le farine, ed altri, sono stati campionati anche se non previsti tra gli alimenti del piano nazionale proprio al fine di garantire una maggiore tutela non solo dei consumatori ma anche delle fasce più vulnerabili quali i bambini e i vegetariani. Il Ministero evidenzia, inoltre, che rispetto al 2011 le irregolarità si sono mantenute in percentuale costanti ma comunque in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Coldiretti accoglie con estrema soddisfazione i risultati di tale monitoraggio che smentisce categoricamente i dati spesso rilevati e diffusi da soggetti non istituzionali, fatti eseguire da laboratori non autorizzati dalla rete ufficiale di controllo, da cui emergono risultati inattendibili che screditano l’agricoltura italiana quando, invece, le imprese agricole, nel nostro Paese, hanno acquisito un know how di grande professionalità nel garantire la sicurezza e la salute dei consumatori anche quando si effettuano i trattamenti fitosanitari resisi necessari per evitare la perdita di colture attaccate da parassiti e malattie.
I dati ufficiali dei controlli sui residui di fitofarmaci negli alimenti confermano l’elevato grado di attenzione degli agricoltori italiani, con una costante riduzione delle irregolarità anche a fronte dell’aumento del numero di controlli annuali. Nessun altro paese è così attento al rispetto dei limiti di legge.
Gli agricoltori italiano sono sempre più attenti all’uso dei fitofarmaci nell’interesse dei consumatori. E’ quanto emerge da rapporto del Ministero della Salute che ha pubblicato in questi giorni, i dati sul controllo dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti relativi all’anno 2012. Confrontando i risultati dei programmi nazionali di controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari nei prodotti ortofrutticoli a partire dal 1995, risulta evidente come il numero di campioni analizzati sia considerevolmente aumentato fino al 2001, passando da un numero di 7.611 campioni analizzati nel 1995 a 8.857 nel 2001, per poi subire un assestamento ad un livello standard nel periodo 2003-2012. Nel corso dell’anno 2012 sono stati analizzati complessivamente 8294 di campioni di frutta, ortaggi, cereali, olio, vino, baby food e altri prodotti per verificare la presenza di residui di prodotti fitosanitari. Di questi soltanto 33 sono risultati superiori ai limiti massimi consentiti dalla normativa vigente, con una percentuale di irregolarità molto contenuta, pari allo 0,4 per cento, contro un 99,6 per cento di campioni regolari. Relativamente ai campioni risultati non regolamentari, i dati mostrano come la percentuale di superamenti dei limiti massimi di residui abbia subito un decremento nel corso degli anni, passando dal 5,6 per cento nel 1993 fino ad un livello molto contenuto nel 2012, pari allo 0,5 per cento. Questo risultato fa sì che l’Italia sia il paese più sicuro in Europa e nel mondo in termini di impiego di prodotti fitosanitari. I risultati nazionali emersi dal rapporto ministeriale sono, infatti, 9 volte inferiori a quelli della media comunitaria, che secondo l’ultimo report dell’Efsa è peggiorata, passando dall’1,6 per cento di irregolarità dello scorso anno all’1,9 per cento, e addirittura oltre di 32 volte inferiori a quelli extracomunitari (6,5 per cento di irregolarità). Il monitoraggio compiuto dal Ministero della Salute riguarda l’ortofrutta, i cereali, alcuni prodotti trasformati, quali olio e vino, costituenti importanti della dieta italiana e mediterranea, le elaborazioni riguardanti i baby food, quelle relative ad altri prodotti (trasformati di frutta, ortaggi, cereali, le spezie, i semi, etc), i risultati del piano coordinato comunitario e i prodotti di origine biologica e alcuni alimenti di origine animale. I baby food o i prodotti trasformati, le spezie, le farine, ed altri, sono stati campionati anche se non previsti tra gli alimenti del piano nazionale proprio al fine di garantire una maggiore tutela non solo dei consumatori ma anche delle fasce più vulnerabili quali i bambini e i vegetariani. Il Ministero evidenzia, inoltre, che rispetto al 2011 le irregolarità si sono mantenute in percentuale costanti ma comunque in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Coldiretti accoglie con estrema soddisfazione i risultati di tale monitoraggio che smentisce categoricamente i dati spesso rilevati e diffusi da soggetti non istituzionali, fatti eseguire da laboratori non autorizzati dalla rete ufficiale di controllo, da cui emergono risultati inattendibili che screditano l’agricoltura italiana quando, invece, le imprese agricole, nel nostro Paese, hanno acquisito un know how di grande professionalità nel garantire la sicurezza e la salute dei consumatori anche quando si effettuano i trattamenti fitosanitari resisi necessari per evitare la perdita di colture attaccate da parassiti e malattie.
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giovedì 16 ottobre 2014
GIORNATA MONDIALE ALIMENTAZIONE, MARTINA: SICUREZZA ALIMENTARE SFIDA DECISIVA PER FUTURO DEL PIANETA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Sono le famiglie a sfamare il mondo e per questo dobbiamo pensare delle politiche che sappiano innovare questo modello tradizionale, renderlo in grado di sostenere la sfida alimentare del futuro. Anche in Italia 9 aziende agricole su 10 poggiano sulla conduzione familiare, contribuendo ogni giorno ad uno storia di successo come quella del Made in Italy. Quasi il 70% delle imprese agricole europee è a conduzione familiare e addirittura l’83% in Nord America. Bisogna mettere in condizioni queste aziende di poter portare avanti tradizioni e valori rurali, coniugandoli con un approccio innovativo, sostenibile e integrato”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati FAO sull’agricoltura familiare resi noti in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. “Soprattutto oggi – ha dichiarato il Ministro – penso sia necessario anche insistere sull’importanza della sicurezza alimentare come sfida decisiva per il futuro del pianeta. La Fao ci ricorda che oggi 850 milioni di persone soffrono di povertà alimentare, 50 milioni solo nell’Unione europea. Servono quindi azioni e scelte politiche concrete per impostare una strategia globale con l’obiettivo di garantire cibo sano, sufficiente e sicuro per una popolazione mondiale che nel 2050 arriverà a 9 miliardi di persone. Fin da oggi dobbiamo pensare a dei modelli di sviluppo che siano sostenibili sotto il profilo economico, sociale ed ambientale per dare le risposte dovute. Risorse come l’acqua e la terra devono essere maggiormente tutelate proprio per la loro importanza, anche a lungo termine”. “Proprio per l’urgenza di un confronto internazionale su questo tema – prosegue Martina -, abbiamo fortemente voluto che Expo Milano 2015 fosse dedicato a “Nutrire il Pianeta”. Nei sei mesi dell’Esposizione universale discuteremo con oltre 140 Paesi delle migliori pratiche agricole, delle soluzioni tecnologiche e innovative, dei metodi da portare avanti per vincere questa sfida. L’Italia e l’Europa dovranno essere capofila di una grande iniziativa mondiale e dare un contributo concreto allo sviluppo di politiche sostenibili, anche in vista dell’aggiornamento degli Obiettivi del Millennio del Nazioni Unite che ci sarà a fine 2015”. “Accanto alla sicurezza alimentare – conclude il Ministro – si pongono poi altri due temi fondamentali: la lotta agli sprechi di cibo e il contrasto alla contraffazione. Sono due aspetti che l’Europa ha individuato come priorità nell’ultima riunione informale del Consiglio dei ministri dell’agricoltura che abbiamo organizzato a Milano a settembre. Sul primo fronte dobbiamo intervenire per arginare un fenomeno intollerabile e dai numeri impressionanti: 189 kg di cibo sprecato da ogni europeo per un totale di 90 milioni di tonnellate l’anno. L’altra grande partita riguarda la contraffazione degli alimenti, la lotta al “falso” cibo, una piaga che danneggia i consumatori e i produttori onesti. Anche su questo l’Italia si candida ad essere promotrice di un salto di qualità nell’approccio e perciò abbiamo deciso di organizzare un Forum europeo sulla lotta alla contraffazione, riunendo a Lodi nel marzo del 2015 le autorità di controllo europee e le principali internazionali per migliorare gli strumenti di contrasto”.
“Sono le famiglie a sfamare il mondo e per questo dobbiamo pensare delle politiche che sappiano innovare questo modello tradizionale, renderlo in grado di sostenere la sfida alimentare del futuro. Anche in Italia 9 aziende agricole su 10 poggiano sulla conduzione familiare, contribuendo ogni giorno ad uno storia di successo come quella del Made in Italy. Quasi il 70% delle imprese agricole europee è a conduzione familiare e addirittura l’83% in Nord America. Bisogna mettere in condizioni queste aziende di poter portare avanti tradizioni e valori rurali, coniugandoli con un approccio innovativo, sostenibile e integrato”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta i dati FAO sull’agricoltura familiare resi noti in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. “Soprattutto oggi – ha dichiarato il Ministro – penso sia necessario anche insistere sull’importanza della sicurezza alimentare come sfida decisiva per il futuro del pianeta. La Fao ci ricorda che oggi 850 milioni di persone soffrono di povertà alimentare, 50 milioni solo nell’Unione europea. Servono quindi azioni e scelte politiche concrete per impostare una strategia globale con l’obiettivo di garantire cibo sano, sufficiente e sicuro per una popolazione mondiale che nel 2050 arriverà a 9 miliardi di persone. Fin da oggi dobbiamo pensare a dei modelli di sviluppo che siano sostenibili sotto il profilo economico, sociale ed ambientale per dare le risposte dovute. Risorse come l’acqua e la terra devono essere maggiormente tutelate proprio per la loro importanza, anche a lungo termine”. “Proprio per l’urgenza di un confronto internazionale su questo tema – prosegue Martina -, abbiamo fortemente voluto che Expo Milano 2015 fosse dedicato a “Nutrire il Pianeta”. Nei sei mesi dell’Esposizione universale discuteremo con oltre 140 Paesi delle migliori pratiche agricole, delle soluzioni tecnologiche e innovative, dei metodi da portare avanti per vincere questa sfida. L’Italia e l’Europa dovranno essere capofila di una grande iniziativa mondiale e dare un contributo concreto allo sviluppo di politiche sostenibili, anche in vista dell’aggiornamento degli Obiettivi del Millennio del Nazioni Unite che ci sarà a fine 2015”. “Accanto alla sicurezza alimentare – conclude il Ministro – si pongono poi altri due temi fondamentali: la lotta agli sprechi di cibo e il contrasto alla contraffazione. Sono due aspetti che l’Europa ha individuato come priorità nell’ultima riunione informale del Consiglio dei ministri dell’agricoltura che abbiamo organizzato a Milano a settembre. Sul primo fronte dobbiamo intervenire per arginare un fenomeno intollerabile e dai numeri impressionanti: 189 kg di cibo sprecato da ogni europeo per un totale di 90 milioni di tonnellate l’anno. L’altra grande partita riguarda la contraffazione degli alimenti, la lotta al “falso” cibo, una piaga che danneggia i consumatori e i produttori onesti. Anche su questo l’Italia si candida ad essere promotrice di un salto di qualità nell’approccio e perciò abbiamo deciso di organizzare un Forum europeo sulla lotta alla contraffazione, riunendo a Lodi nel marzo del 2015 le autorità di controllo europee e le principali internazionali per migliorare gli strumenti di contrasto”.
mercoledì 15 ottobre 2014
GIORNATA MONDIALE ALIMENTAZIONE, MARTINA: SICUREZZA ALIMENTARE SFIDA DECISIVA PER FUTURO DEL PIANETA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – penso sia necessario insistere sull’importanza della sicurezza alimentare come sfida decisiva per il futuro del pianeta. La Fao ci ricorda che oggi 850 milioni di persone soffrono di povertà alimentare, 50 milioni solo nell’Unione europea. Servono quindi azioni e scelte politiche concrete per impostare una strategia globale con l’obiettivo di garantire cibo sano, sufficiente e sicuro per una popolazione mondiale che nel 2050 arriverà a 9 miliardi di persone. Fin da oggi dobbiamo pensare a dei modelli di sviluppo che siano sostenibili sotto il profilo economico, sociale ed ambientale per dare le risposte dovute. Risorse come l’acqua e la terra devono essere maggiormente tutelate proprio per la loro importanza, anche a lungo termine”. “Proprio per l’urgenza di un confronto internazionale su questo tema – prosegue Martina -, abbiamo fortemente voluto che Expo Milano 2015 fosse dedicato a “Nutrire il Pianeta”. Nei sei mesi dell’Esposizione universale discuteremo con oltre 140 Paesi delle migliori pratiche agricole, delle soluzioni tecnologiche e innovative, dei metodi da portare avanti per vincere questa sfida. L’Italia e l’Europa dovranno essere capofila di una grande iniziativa mondiale e dare un contributo concreto allo sviluppo di politiche sostenibili, anche in vista dell’aggiornamento degli Obiettivi del Millennio del Nazioni Unite che ci sarà a fine 2015”. “Accanto alla sicurezza alimentare – conclude il Ministro – si pongono poi altri due temi fondamentali: la lotta agli sprechi di cibo e il contrasto alla contraffazione. Sono due aspetti che l’Europa ha individuato come priorità nell’ultima riunione informale del Consiglio dei ministri dell’agricoltura che abbiamo organizzato a Milano a settembre. Sul primo fronte dobbiamo intervenire per arginare un fenomeno intollerabile e dai numeri impressionanti: 189 kg di cibo sprecato da ogni europeo per un totale di 90 milioni di tonnellate l’anno. L’altra grande partita riguarda la contraffazione degli alimenti, la lotta al “falso” cibo, una piaga che danneggia i consumatori e i produttori onesti. Anche su questo l’Italia si candida ad essere promotrice di un salto di qualità nell’approccio e perciò abbiamo deciso di organizzare un Forum europeo sulla lotta alla contraffazione, riunendo a Lodi nel marzo del 2015 le autorità di controllo europee e le principali internazionali per migliorare gli strumenti di contrasto”.
“In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – penso sia necessario insistere sull’importanza della sicurezza alimentare come sfida decisiva per il futuro del pianeta. La Fao ci ricorda che oggi 850 milioni di persone soffrono di povertà alimentare, 50 milioni solo nell’Unione europea. Servono quindi azioni e scelte politiche concrete per impostare una strategia globale con l’obiettivo di garantire cibo sano, sufficiente e sicuro per una popolazione mondiale che nel 2050 arriverà a 9 miliardi di persone. Fin da oggi dobbiamo pensare a dei modelli di sviluppo che siano sostenibili sotto il profilo economico, sociale ed ambientale per dare le risposte dovute. Risorse come l’acqua e la terra devono essere maggiormente tutelate proprio per la loro importanza, anche a lungo termine”. “Proprio per l’urgenza di un confronto internazionale su questo tema – prosegue Martina -, abbiamo fortemente voluto che Expo Milano 2015 fosse dedicato a “Nutrire il Pianeta”. Nei sei mesi dell’Esposizione universale discuteremo con oltre 140 Paesi delle migliori pratiche agricole, delle soluzioni tecnologiche e innovative, dei metodi da portare avanti per vincere questa sfida. L’Italia e l’Europa dovranno essere capofila di una grande iniziativa mondiale e dare un contributo concreto allo sviluppo di politiche sostenibili, anche in vista dell’aggiornamento degli Obiettivi del Millennio del Nazioni Unite che ci sarà a fine 2015”. “Accanto alla sicurezza alimentare – conclude il Ministro – si pongono poi altri due temi fondamentali: la lotta agli sprechi di cibo e il contrasto alla contraffazione. Sono due aspetti che l’Europa ha individuato come priorità nell’ultima riunione informale del Consiglio dei ministri dell’agricoltura che abbiamo organizzato a Milano a settembre. Sul primo fronte dobbiamo intervenire per arginare un fenomeno intollerabile e dai numeri impressionanti: 189 kg di cibo sprecato da ogni europeo per un totale di 90 milioni di tonnellate l’anno. L’altra grande partita riguarda la contraffazione degli alimenti, la lotta al “falso” cibo, una piaga che danneggia i consumatori e i produttori onesti. Anche su questo l’Italia si candida ad essere promotrice di un salto di qualità nell’approccio e perciò abbiamo deciso di organizzare un Forum europeo sulla lotta alla contraffazione, riunendo a Lodi nel marzo del 2015 le autorità di controllo europee e le principali internazionali per migliorare gli strumenti di contrasto”.
mercoledì 1 ottobre 2014
MIPAAF, CONSIGLIO INFORMALE MINISTRI DELL’AGRICOLTURA UE MARTINA: SALTO DI QUALITÀ EUROPEO SULLA SICUREZZA ALIMENTARE IN VISTA DI EXPO 2015
Fonte: Ministero Politiche Agricole
“Con il confronto di oggi abbiamo fatto un salto di qualità su un tema centrale come quello della sicurezza alimentare. L'Europa avrà un ruolo di protagonista assoluto a livello internazionale in questo senso ed Expo 2015 sarà la piattaforma naturale per una discussione globale ed efficace per arrivare pronti a cogliere le nuove sfide che ci attendono”.
“Con il confronto di oggi abbiamo fatto un salto di qualità su un tema centrale come quello della sicurezza alimentare. L'Europa avrà un ruolo di protagonista assoluto a livello internazionale in questo senso ed Expo 2015 sarà la piattaforma naturale per una discussione globale ed efficace per arrivare pronti a cogliere le nuove sfide che ci attendono”.
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martedì 16 settembre 2014
FAO, MARTINA: SICUREZZA ALIMENTARE SFIDA DECISIVA DA UE SERVE PIU’ CORAGGIO
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“È necessario dare risposte alle sollecitazioni della Fao per arrivare a dimezzare la povertà alimentare entro il 2015. Non è un semplice obiettivo, ma un dovere politico. Quello dell’insicurezza alimentare è un problema che riguarda tutti, solo in Italia ci sono 4 milioni di persone che hanno difficoltà di accesso al cibo. Nel mondo sono ancora 805 milioni. Dobbiamo impegnarci concretamente e trovare soluzioni efficaci. Per questo l’Italia ha deciso di dedicare Expo al tema della sicurezza alimentare. L’appuntamento di Milano sarà una grande piattaforma di dialogo e di dibattito sulle politiche mondiali, sui modelli agricoli, sulle migliori pratiche per garantire l’accessibilità a cibo e acqua nei prossimi decenni. Il futuro del pianeta passa attraverso la consapevolezza che la sfida alimentare è il grande tema geopolitico che dovrà incrociare questioni come la sostenibilità dei modelli economici e alimentari, la gestione più attenta di risorse pubbliche, la produttività stessa della terra. Avremo sei mesi per confrontarci con oltre 140 Paesi e la grande eredità di Expo dovrà essere il contributo in termini di decisioni politiche al rafforzamento della lotta alla fame e alla malnutrizione. L’obiettivo è quello di garantire cibo sano, sicuro e sufficiente ad una popolazione mondiale che è stimata in crescita e che arriverà a 9 miliardi di persone da qui al 2050. In questo contesto l'Europa, anche alla luce delle scelte della nuova politica agricola comune, dovrà fare la sua parte con più coraggio verso questa sfida. Abbiamo deciso perciò di incentrare la riunione del Consiglio informale dei Ministri dell’Agricoltura dell’Ue, che ci vedrà impegnati a Milano dal 28 al 30 settembre, sulla questione della sicurezza alimentare e di organizzare un Forum agricolo globale durante il semestre Expo dove coinvolgeremo i ministri dei 148 paesi partecipanti”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, sul Rapporto sullo Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo (Sofi) 2014, presentato dalla Fao, con Ifad e il Programma Alimentare Mondiale (Pam).
“È necessario dare risposte alle sollecitazioni della Fao per arrivare a dimezzare la povertà alimentare entro il 2015. Non è un semplice obiettivo, ma un dovere politico. Quello dell’insicurezza alimentare è un problema che riguarda tutti, solo in Italia ci sono 4 milioni di persone che hanno difficoltà di accesso al cibo. Nel mondo sono ancora 805 milioni. Dobbiamo impegnarci concretamente e trovare soluzioni efficaci. Per questo l’Italia ha deciso di dedicare Expo al tema della sicurezza alimentare. L’appuntamento di Milano sarà una grande piattaforma di dialogo e di dibattito sulle politiche mondiali, sui modelli agricoli, sulle migliori pratiche per garantire l’accessibilità a cibo e acqua nei prossimi decenni. Il futuro del pianeta passa attraverso la consapevolezza che la sfida alimentare è il grande tema geopolitico che dovrà incrociare questioni come la sostenibilità dei modelli economici e alimentari, la gestione più attenta di risorse pubbliche, la produttività stessa della terra. Avremo sei mesi per confrontarci con oltre 140 Paesi e la grande eredità di Expo dovrà essere il contributo in termini di decisioni politiche al rafforzamento della lotta alla fame e alla malnutrizione. L’obiettivo è quello di garantire cibo sano, sicuro e sufficiente ad una popolazione mondiale che è stimata in crescita e che arriverà a 9 miliardi di persone da qui al 2050. In questo contesto l'Europa, anche alla luce delle scelte della nuova politica agricola comune, dovrà fare la sua parte con più coraggio verso questa sfida. Abbiamo deciso perciò di incentrare la riunione del Consiglio informale dei Ministri dell’Agricoltura dell’Ue, che ci vedrà impegnati a Milano dal 28 al 30 settembre, sulla questione della sicurezza alimentare e di organizzare un Forum agricolo globale durante il semestre Expo dove coinvolgeremo i ministri dei 148 paesi partecipanti”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, sul Rapporto sullo Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo (Sofi) 2014, presentato dalla Fao, con Ifad e il Programma Alimentare Mondiale (Pam).
venerdì 12 settembre 2014
API (CONFAGRICOLTURA) PRESENTA IL NUOVO SITO PER LA TRACCIABILITA' IN ACQUACOLTURA
Fonte: Confagricoltura
L’associazione piscicoltori di Confagricoltura (API), con l’obiettivo di dare al consumatore tutta la trasparenza possibile al momento dell’acquisto, ha realizzato un sito dedicato alla formazione continua degli operatori in materia di tracciabilità e rintracciabilità, il primo del suo genere in Italia: www.tracciabilitaacquacoltura.it. “Il pesce, si sa, fa bene alla salute e piace sempre più agli italiani. La rintracciabilità – spiega l’API - è importantissima per la sicurezza, perché permette di arrivare dal prodotto alla ‘fonte’, mentre attraverso la tracciabilità si fa conoscere al consumatore l’origine della materia prima impiegata. Sono diventati due termini fondamentali in campo agroalimentare e la nostra associazione ha voluto facilitare gli operatori offrendo uno strumento pratico, alla portata di tutti e di semplice consultazione”. Il portale ha una struttura intuitiva, suddivisa in poche aree di facile consultazione, per consentire un uso ottimale, molto agevole ed è stato realizzato nell’ambito del Progetto “Formazione degli operatori della filiera agroalimentare ittica in merito agli adempimenti connessi agli obblighi di tracciabilità nella commercializzazione dei prodotti della pesca”, finanziato dal Mipaaf. Per poter approfondire gli aspetti della tracciabilità in acquacoltura, aggiornati alle più recenti normative comunitarie basta cliccare su www.tracciabilitaacquacoltura.it . Nella sezione “formazione” vi sono una serie di filmati, in pratica un corso online sulla tracciabilità. Nell’obiettivo di semplificazione, le lezioni chiamate “pillole” e numerate da 0 a 6 non durano molto e possono essere seguite da un computer, tablet o smartphone. Con ciascuna, sono disponibili le dispense da sfogliare ed un test di autovalutazione. Tutta la normativa citata in queste pillole è disponibile per la consultazione nella sezione dedicata, che è suddivisa in due parti: normativa europea e nazionale di riferimento. La sezione “approfondimenti” ospita tutto il materiale di interesse che verrà prodotto nel corso del Progetto, ma fin d’ora si può inserire il proprio indirizzo mail per essere informati in tempo reale su tutte le novità. La sezione “FAQ”, infine, fornisce le risposte a tutte le domande più frequenti, permettendo anche a tutti i visitatori di poter chiedere ulteriori chiarimenti sull’argomento.
L’associazione piscicoltori di Confagricoltura (API), con l’obiettivo di dare al consumatore tutta la trasparenza possibile al momento dell’acquisto, ha realizzato un sito dedicato alla formazione continua degli operatori in materia di tracciabilità e rintracciabilità, il primo del suo genere in Italia: www.tracciabilitaacquacoltura.it. “Il pesce, si sa, fa bene alla salute e piace sempre più agli italiani. La rintracciabilità – spiega l’API - è importantissima per la sicurezza, perché permette di arrivare dal prodotto alla ‘fonte’, mentre attraverso la tracciabilità si fa conoscere al consumatore l’origine della materia prima impiegata. Sono diventati due termini fondamentali in campo agroalimentare e la nostra associazione ha voluto facilitare gli operatori offrendo uno strumento pratico, alla portata di tutti e di semplice consultazione”. Il portale ha una struttura intuitiva, suddivisa in poche aree di facile consultazione, per consentire un uso ottimale, molto agevole ed è stato realizzato nell’ambito del Progetto “Formazione degli operatori della filiera agroalimentare ittica in merito agli adempimenti connessi agli obblighi di tracciabilità nella commercializzazione dei prodotti della pesca”, finanziato dal Mipaaf. Per poter approfondire gli aspetti della tracciabilità in acquacoltura, aggiornati alle più recenti normative comunitarie basta cliccare su www.tracciabilitaacquacoltura.it . Nella sezione “formazione” vi sono una serie di filmati, in pratica un corso online sulla tracciabilità. Nell’obiettivo di semplificazione, le lezioni chiamate “pillole” e numerate da 0 a 6 non durano molto e possono essere seguite da un computer, tablet o smartphone. Con ciascuna, sono disponibili le dispense da sfogliare ed un test di autovalutazione. Tutta la normativa citata in queste pillole è disponibile per la consultazione nella sezione dedicata, che è suddivisa in due parti: normativa europea e nazionale di riferimento. La sezione “approfondimenti” ospita tutto il materiale di interesse che verrà prodotto nel corso del Progetto, ma fin d’ora si può inserire il proprio indirizzo mail per essere informati in tempo reale su tutte le novità. La sezione “FAQ”, infine, fornisce le risposte a tutte le domande più frequenti, permettendo anche a tutti i visitatori di poter chiedere ulteriori chiarimenti sull’argomento.
venerdì 4 aprile 2014
SICUREZZA ALIMENTARE, AGRINSIEME SCRIVE AI PARLAMENTARI EUROPEI SUL NUOVO REGOLAMENTO SUI CONTROLLI UFFICIALI: “NO AD ULTERIORI COSTI PER IMPRESE E COOPERATIVE AGRICOLE”
Fonte: Agrinsieme
Dopo aver scritto ai ministri della Salute Lorenzin e delle Politiche agricole Martina, Agrinsieme (il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle Cooperative) rivolge una sollecitazione direttamente ai parlamentari europei italiani. Il tema è il nuovo regolamento europeo sui controlli ufficiali che rischia di far aumentare i costi per gli imprenditori e le cooperative agricole dopo la sua approvazione. Molto dibattito c’è stato in questi mesi tra le diverse Commissioni parlamentari e il Consiglio, per evitare questo pericolo, ma il risultato è stato che il testo che approderà in aula il 15 aprile non esclude le piccole imprese agroalimentari e cooperative dall’esenzione del pagamento delle tasse sui controlli, così come era stato proposto inizialmente dalla Commissione, ma osteggiato da alcuni Stati Membri (tra cui l’Italia). A favore dell’esenzione delle piccole imprese agroalimentari si sono espressi – ricorda Agrinsieme – Copa e Cogeca (i Comitati delle Organizzazioni europee di imprese e cooperative) e c’è una presa di posizione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Come evidenziato dal rapporto 2013 sui controlli ufficiali del ministero della Salute - sottolinea Agrinsieme – l’agricoltura è la categoria imprenditoriale che ha i maggiori controlli sulla sicurezza alimentare. Ad essi si devono sommare anche quelli effettuati per i pagamenti ambientali, per il benessere animale, per la tutela del territorio e paesaggio. Allo stesso tempo i dati confermano, da anni, che l’agricoltura è l’anello della filiera agroalimentare italiana con il minore numero di infrazioni”. “Non esiste - rimarca il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle Cooperative - un settore come quello agricolo, così tanto controllato e così sicuro. Controlli che le nostre imprese e cooperative già pagano attraverso le risorse europee destinate al loro sviluppo”. “È evidente che l’esenzione dal pagamento delle tasse sui controlli ufficiali sia una misura necessaria, così come è stato riconosciuto finora in Italia – conclude Agrinsieme -. Nel nostro Paese, ma in generale in tutta Europa, le imprese agricole sono per la stragrande maggioranza piccole e micro imprese, per lo più a carattere familiare, che compongono anche molte cooperative. Un’ulteriore tassazione costringerebbe molte realtà ad uscire dal già stretto circolo delle aziende competitive, portando anche all’abbandono del territorio”.
Dopo aver scritto ai ministri della Salute Lorenzin e delle Politiche agricole Martina, Agrinsieme (il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle Cooperative) rivolge una sollecitazione direttamente ai parlamentari europei italiani. Il tema è il nuovo regolamento europeo sui controlli ufficiali che rischia di far aumentare i costi per gli imprenditori e le cooperative agricole dopo la sua approvazione. Molto dibattito c’è stato in questi mesi tra le diverse Commissioni parlamentari e il Consiglio, per evitare questo pericolo, ma il risultato è stato che il testo che approderà in aula il 15 aprile non esclude le piccole imprese agroalimentari e cooperative dall’esenzione del pagamento delle tasse sui controlli, così come era stato proposto inizialmente dalla Commissione, ma osteggiato da alcuni Stati Membri (tra cui l’Italia). A favore dell’esenzione delle piccole imprese agroalimentari si sono espressi – ricorda Agrinsieme – Copa e Cogeca (i Comitati delle Organizzazioni europee di imprese e cooperative) e c’è una presa di posizione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Come evidenziato dal rapporto 2013 sui controlli ufficiali del ministero della Salute - sottolinea Agrinsieme – l’agricoltura è la categoria imprenditoriale che ha i maggiori controlli sulla sicurezza alimentare. Ad essi si devono sommare anche quelli effettuati per i pagamenti ambientali, per il benessere animale, per la tutela del territorio e paesaggio. Allo stesso tempo i dati confermano, da anni, che l’agricoltura è l’anello della filiera agroalimentare italiana con il minore numero di infrazioni”. “Non esiste - rimarca il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza nazionale delle Cooperative - un settore come quello agricolo, così tanto controllato e così sicuro. Controlli che le nostre imprese e cooperative già pagano attraverso le risorse europee destinate al loro sviluppo”. “È evidente che l’esenzione dal pagamento delle tasse sui controlli ufficiali sia una misura necessaria, così come è stato riconosciuto finora in Italia – conclude Agrinsieme -. Nel nostro Paese, ma in generale in tutta Europa, le imprese agricole sono per la stragrande maggioranza piccole e micro imprese, per lo più a carattere familiare, che compongono anche molte cooperative. Un’ulteriore tassazione costringerebbe molte realtà ad uscire dal già stretto circolo delle aziende competitive, portando anche all’abbandono del territorio”.
martedì 18 marzo 2014
CONFAGRICOLTURA: ECCELLENZA NELLE PRODUZIONI E NEL CIBO, SICUREZZA ALIMENTARE E RICAMBIO GENERAZIONALE: QUANDO LE DONNE FANNO AGRICOLTURA.
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
SE NE PARLERA’ VENERDI’ 28 MARZO A BOLOGNA. L’EVENTO E’ ORGANIZZATO DA CONFAGRICOLTURA DONNA EMILIA ROMAGNA CON IL PATROCINIO DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI AGRICOLTURA E DELL’ACCADEMIA ITALIANA DELLA CUCINA.
Donna è meglio? Per certi aspetti pare proprio di sì, anche nell’agroalimentare. A partire da questo interrogativo esperti del settore, accademici ed imprenditori si confronteranno con il mondo della scuola e della formazione e con i cittadini per offrire uno spaccato dell’agricoltura emiliano romagnola al femminile: quali i punti di forza, quali le opportunità per il futuro. L’appuntamento è fissato per il prossimo 28 marzo all’Archiginnasio di Bologna (Cubiculum Artistarum, p.zza Galvani 1, ore 9.30). Si parlerà di eccellenza nelle produzioni e nel cibo, sicurezza alimentare e ricambio generazionale. Il seminario dal titolo “La qualità nel piatto: quando le donne fanno agricoltura” è organizzato da Confagricoltura Donna Emilia Romagna con il patrocinio dell’Accademia Nazionale di Agricoltura e dell’Accademia Italiana della Cucina. Tra i relatori, Giorgio Cantelli Forti, presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura e Giovanni Ballarini, presidente dell’Accademia Italiana della Cucina. Per la Regione Emilia Romagna prenderanno la parola Maria Luisa Bargossi, responsabile del Servizio territorio rurale ed attività faunistico - venatorie e Rossana Mari del Servizio ricerca innovazione e promozione del sistema agroalimentare. A fornire un quadro dettagliato della formazione professionale studiata per le imprenditrici nell’ambito della multifunzionalità, sarà invece la consulente Antonietta Stinga che si occupa principalmente della creazione di nuovi servizi rivolti all’accoglienza e alla divulgazione di una corretta alimentazione presso le aziende agricole e gli agriturismi. Modererà l’incontro Rosanna Scipioni, docente universitaria e imprenditrice agricola. Con le conclusioni di Marina Di Muzio, presidente nazionale e regionale di Confagricoltura Donna.
SE NE PARLERA’ VENERDI’ 28 MARZO A BOLOGNA. L’EVENTO E’ ORGANIZZATO DA CONFAGRICOLTURA DONNA EMILIA ROMAGNA CON IL PATROCINIO DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI AGRICOLTURA E DELL’ACCADEMIA ITALIANA DELLA CUCINA.
Donna è meglio? Per certi aspetti pare proprio di sì, anche nell’agroalimentare. A partire da questo interrogativo esperti del settore, accademici ed imprenditori si confronteranno con il mondo della scuola e della formazione e con i cittadini per offrire uno spaccato dell’agricoltura emiliano romagnola al femminile: quali i punti di forza, quali le opportunità per il futuro. L’appuntamento è fissato per il prossimo 28 marzo all’Archiginnasio di Bologna (Cubiculum Artistarum, p.zza Galvani 1, ore 9.30). Si parlerà di eccellenza nelle produzioni e nel cibo, sicurezza alimentare e ricambio generazionale. Il seminario dal titolo “La qualità nel piatto: quando le donne fanno agricoltura” è organizzato da Confagricoltura Donna Emilia Romagna con il patrocinio dell’Accademia Nazionale di Agricoltura e dell’Accademia Italiana della Cucina. Tra i relatori, Giorgio Cantelli Forti, presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura e Giovanni Ballarini, presidente dell’Accademia Italiana della Cucina. Per la Regione Emilia Romagna prenderanno la parola Maria Luisa Bargossi, responsabile del Servizio territorio rurale ed attività faunistico - venatorie e Rossana Mari del Servizio ricerca innovazione e promozione del sistema agroalimentare. A fornire un quadro dettagliato della formazione professionale studiata per le imprenditrici nell’ambito della multifunzionalità, sarà invece la consulente Antonietta Stinga che si occupa principalmente della creazione di nuovi servizi rivolti all’accoglienza e alla divulgazione di una corretta alimentazione presso le aziende agricole e gli agriturismi. Modererà l’incontro Rosanna Scipioni, docente universitaria e imprenditrice agricola. Con le conclusioni di Marina Di Muzio, presidente nazionale e regionale di Confagricoltura Donna.
giovedì 19 dicembre 2013
CONTROLLI, DE GIROLAMO: CON NAC E ICQRF ‘NATALE SICURO’ PER I NOSTRI CONSUMATORI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti che i consumatori portano sulle proprie tavole, è fondamentale e lo è soprattutto in questi giorni antecedenti le festività natalizie in cui tradizionalmente si registra una maggiore propensione all’acquisto dei prodotti agroalimentari da parte delle famiglie italiane. Ed è per questo motivo che esprimo la mia soddisfazione per i risultati raggiunti dai Nac, Nuclei Antifrodi dei Carabinieri delle politiche agricole alimentari e forestali, e l’Icqrf, Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi, attraverso una serie di controlli speciali condotti sulla tracciabilità dei prodotti agroalimentari. La tutela dei consumatori, la collaborazione inter-istituzionale e l’attenzione sulla tracciabilità devono diventare sempre di più le nostre priorità d’azione”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha commentato l’esito dell’operazione “Natale Sicuro” condotta dai Nac in collaborazione con l’Icqrf, Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi e gli Agenti Vigilatori dei Consorzi di Tutela. Gli interventi più significativi nell’azione di controllo sono stati concentrati con mirate attività di verifica sulle materie prime, sulle linee produttive e della distribuzione organizzata dei generi alimentari di maggior consumo nel periodo natalizio (vini spumanti, dolciumi, carni, formaggi, pesce, paste alimentari lavorate ecc. ). Sulle linee di produzione dei vini in particolare sono stati sottoposti a sequestro oltre 7 mila tonnellate di prodotto destinato a vini spumanti, risultati privi della documentazione di tracciabilità e non conformi ai disciplinari. Inoltre, in collaborazione con il Comité Interprofessionel du vin de Champagne è stato individuato un circuito di produzione illegale di falso “champagne” risultato non conforme ai disciplinari di produzione e destinato ad ingannare i consumatori. L’attività di controllo nel settore dei vini è stata orientata anche sulla tutela del made in italy, individuando sul web la commercializzazione all’estero di 24 vini dop/igp risultati contraffatti, per i quali è stata attivata anche la rete Interpol. Sulle linee produttive e di commercializzazione del settore lattiero-caseario sono state sequestrate 3 tonnellate di latte, destinate anche alla produzione di formaggi dop, perché risultate non conformi ai parametri qualitativi richiesti dalla normativa comunitaria. I controlli hanno riguardato anche i mercati generali ove è stato operato il sequestro di oltre 5 tonnellate di prodotti ortofrutticoli risultati privi di documentazione sulla tracciabilità. Accertato anche un circuito di commercializzazione di prodotti ortofrutticoli falsamente commercializzati come “biologici”. Nel corso dei controlli a tutela della qualità dell’olio extravergine d’oliva è stato individuato un circuito di commercializzazione di prodotto contraffatto e privo di etichettatura che ha portato al sequestro di oltre 14 tonnellate di olio irregolare già destinato alle vendite natalizie. L’attività di controllo dei Nac è stata dedicata anche alle verifiche sugli aiuti agli indigenti che le Onlus e le strutture caritative autorizzate destinano in particolare nel periodo di Natale ai soggetti ed ai nuclei familiari più bisognosi. Nel corso delle verifiche sono stati individuati alcuni circuiti di vendita illegale di prodotti destinati agli indigenti e recuperati 500 kg di alimenti. Altri sequestri hanno riguardato: - 1.050 ettolitri di falso “Aceto biologico” - oltre 5.000 confezioni di varie tipologie di prodotti (paste lavorate, prodotti da forno, formaggi, etc) e 200 mila etichette/packaging con indebite evocazioni di prodotti DOP/IGP/STG.
“Garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti che i consumatori portano sulle proprie tavole, è fondamentale e lo è soprattutto in questi giorni antecedenti le festività natalizie in cui tradizionalmente si registra una maggiore propensione all’acquisto dei prodotti agroalimentari da parte delle famiglie italiane. Ed è per questo motivo che esprimo la mia soddisfazione per i risultati raggiunti dai Nac, Nuclei Antifrodi dei Carabinieri delle politiche agricole alimentari e forestali, e l’Icqrf, Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi, attraverso una serie di controlli speciali condotti sulla tracciabilità dei prodotti agroalimentari. La tutela dei consumatori, la collaborazione inter-istituzionale e l’attenzione sulla tracciabilità devono diventare sempre di più le nostre priorità d’azione”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha commentato l’esito dell’operazione “Natale Sicuro” condotta dai Nac in collaborazione con l’Icqrf, Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi e gli Agenti Vigilatori dei Consorzi di Tutela. Gli interventi più significativi nell’azione di controllo sono stati concentrati con mirate attività di verifica sulle materie prime, sulle linee produttive e della distribuzione organizzata dei generi alimentari di maggior consumo nel periodo natalizio (vini spumanti, dolciumi, carni, formaggi, pesce, paste alimentari lavorate ecc. ). Sulle linee di produzione dei vini in particolare sono stati sottoposti a sequestro oltre 7 mila tonnellate di prodotto destinato a vini spumanti, risultati privi della documentazione di tracciabilità e non conformi ai disciplinari. Inoltre, in collaborazione con il Comité Interprofessionel du vin de Champagne è stato individuato un circuito di produzione illegale di falso “champagne” risultato non conforme ai disciplinari di produzione e destinato ad ingannare i consumatori. L’attività di controllo nel settore dei vini è stata orientata anche sulla tutela del made in italy, individuando sul web la commercializzazione all’estero di 24 vini dop/igp risultati contraffatti, per i quali è stata attivata anche la rete Interpol. Sulle linee produttive e di commercializzazione del settore lattiero-caseario sono state sequestrate 3 tonnellate di latte, destinate anche alla produzione di formaggi dop, perché risultate non conformi ai parametri qualitativi richiesti dalla normativa comunitaria. I controlli hanno riguardato anche i mercati generali ove è stato operato il sequestro di oltre 5 tonnellate di prodotti ortofrutticoli risultati privi di documentazione sulla tracciabilità. Accertato anche un circuito di commercializzazione di prodotti ortofrutticoli falsamente commercializzati come “biologici”. Nel corso dei controlli a tutela della qualità dell’olio extravergine d’oliva è stato individuato un circuito di commercializzazione di prodotto contraffatto e privo di etichettatura che ha portato al sequestro di oltre 14 tonnellate di olio irregolare già destinato alle vendite natalizie. L’attività di controllo dei Nac è stata dedicata anche alle verifiche sugli aiuti agli indigenti che le Onlus e le strutture caritative autorizzate destinano in particolare nel periodo di Natale ai soggetti ed ai nuclei familiari più bisognosi. Nel corso delle verifiche sono stati individuati alcuni circuiti di vendita illegale di prodotti destinati agli indigenti e recuperati 500 kg di alimenti. Altri sequestri hanno riguardato: - 1.050 ettolitri di falso “Aceto biologico” - oltre 5.000 confezioni di varie tipologie di prodotti (paste lavorate, prodotti da forno, formaggi, etc) e 200 mila etichette/packaging con indebite evocazioni di prodotti DOP/IGP/STG.
mercoledì 4 dicembre 2013
COLDIRETTI: IN UN PIATTO SU TRE SOLO INGREDIENTI STRANIERI, SERVE PIU’ TRASPARENZA E TUTELA DEL MADE IN ITALY
Fonte: Coldiretti Ferrara
Dal latte alla carne, dall’olio al pomodoro è invasione dall’estero. Coldiretti in piazza e al valico del Brennero per denunciare la continuazione di questi comportamenti mentre le nostre imprese devono chiudere per i prezzi al di sotto dei costi di produzione.
Contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. “Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”. La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. L’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi Coldiretti sulla base dei dati Efsa. Peraltro l’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea e a salire sul podio sono stati nell’ordine la Cina, l’India e la Turchia ma a seguire anche Usa. Spagna ,Thailandia, Polonia e Brasile. Si tratta di Paesi che alimentano un forte flusso di importazioni verso l’Italia. In Italia arriva dall’estero un quantitativo di agrumi freschi pari al 14 per cento della produzione nazionale a cui si aggiungono oltre 300mila quintali di succhi concentrati che finiscono nelle bevande all’insaputa dei consumatori perché in etichetta - sottolinea la Coldiretti - viene indicato solo il luogo di confezionamento. La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa, poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta. Nel pomodoro da industria l’Italia importa semilavorati industriali prevalentemente da Cina e Stati Uniti pari a circa il 20 per cento della propria produzione. Ad arrivare in Italia è soprattutto concentrato in fusti da oltre 200 chili che vengono svuotati per confezionare il pomodoro in barattoli e vasetti da distribuire al consumo nel nostro Paese e all’estero senza alcuna indicazione sulla reale provenienza in etichetta. Il risultato sono i bassi prezzi pagati agli agricoltori e il crollo del raccolto che nel 2013 è risultato essere il piu’ scarso degli ultimi dieci anni, secondo le analisi della Coldiretti. In Italia, inoltre, sono stati consumati 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione ma di questi solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è stato semplicemente confezionato in Itala o addirittura e arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del paese. Ma ad essere importati – riferisce la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre all’insaputa del consumatore formaggi di fatto senza latte. Il falso Made in Italy colpisce anche i formaggi piu’ tipici con la crescita esponenziale delle importazioni di similgrana dall’estero (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia) per un quantitativo stimato in 83 milioni di chili che fanno concorrenza sleale a Grana Padano e Parmigiano Reggiano o Trentingrana ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. L’Italia è anche il piu’ grande importatore mondiale di olio di oliva nonostante una produzione nazionale di alta qualità che raggiunge quota 480mila tonnellate, secondo la Coldiretti. Le importazioni di olio dell’Italia superano la produzione nazionale e sono rappresentate per il 30 per cento da prodotti ottenuti da procedimenti di estrazione non naturali (olio di sansa, olio lampante e olio raffinato) destinati alla lavorazione industriale in Italia. In pratica la qualità del nostro olio - sostiene la Coldiretti - viene “contaminata” dalle importazioni e in media la metà dell’olio di oliva consumato in Italia proviene da olive straniere, ma l’etichetta di provenienza che per questo prodotto è obbligatoria risulta di fatto non leggibile perché scritta in caratteri minuscoli posizionati nel retro della bottiglia mentre si fa largo uso di immagini e nomi che richiamano all’italianità. Solo nell’ultimo anno sono scomparsi in Italia 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità, con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma. La chiusura forzata degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza. In Italia nel 2012 sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni. Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto accusa anche gli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore. Attualmente in Italia l'obbligo di indicare la provenienza è in vigore per carne bovina (dopo l’emergenza mucca pazza), pollo (dopo l’emergenza aviaria), ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, passata di pomodoro, extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta è anonima per circa la metà della spesa dalla pasta ai succhi di frutta, dal latte a lunga conservazione ai formaggi, dalla carne di maiale ai salumi fino al concentrato di pomodoro e ai sughi pronti. “In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. Ma è necessario che sia anche resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, venga bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal campo alla tavola e diventi operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori e agli agricoltori meno di quanto essi spendono per produrre”.
Altri dati: www.agrestetv.it/documenti/TRASPARENZA.doc
Dal latte alla carne, dall’olio al pomodoro è invasione dall’estero. Coldiretti in piazza e al valico del Brennero per denunciare la continuazione di questi comportamenti mentre le nostre imprese devono chiudere per i prezzi al di sotto dei costi di produzione.
Contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. “Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”. La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. L’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi Coldiretti sulla base dei dati Efsa. Peraltro l’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea e a salire sul podio sono stati nell’ordine la Cina, l’India e la Turchia ma a seguire anche Usa. Spagna ,Thailandia, Polonia e Brasile. Si tratta di Paesi che alimentano un forte flusso di importazioni verso l’Italia. In Italia arriva dall’estero un quantitativo di agrumi freschi pari al 14 per cento della produzione nazionale a cui si aggiungono oltre 300mila quintali di succhi concentrati che finiscono nelle bevande all’insaputa dei consumatori perché in etichetta - sottolinea la Coldiretti - viene indicato solo il luogo di confezionamento. La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa, poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta. Nel pomodoro da industria l’Italia importa semilavorati industriali prevalentemente da Cina e Stati Uniti pari a circa il 20 per cento della propria produzione. Ad arrivare in Italia è soprattutto concentrato in fusti da oltre 200 chili che vengono svuotati per confezionare il pomodoro in barattoli e vasetti da distribuire al consumo nel nostro Paese e all’estero senza alcuna indicazione sulla reale provenienza in etichetta. Il risultato sono i bassi prezzi pagati agli agricoltori e il crollo del raccolto che nel 2013 è risultato essere il piu’ scarso degli ultimi dieci anni, secondo le analisi della Coldiretti. In Italia, inoltre, sono stati consumati 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione ma di questi solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è stato semplicemente confezionato in Itala o addirittura e arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del paese. Ma ad essere importati – riferisce la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre all’insaputa del consumatore formaggi di fatto senza latte. Il falso Made in Italy colpisce anche i formaggi piu’ tipici con la crescita esponenziale delle importazioni di similgrana dall’estero (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia) per un quantitativo stimato in 83 milioni di chili che fanno concorrenza sleale a Grana Padano e Parmigiano Reggiano o Trentingrana ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. L’Italia è anche il piu’ grande importatore mondiale di olio di oliva nonostante una produzione nazionale di alta qualità che raggiunge quota 480mila tonnellate, secondo la Coldiretti. Le importazioni di olio dell’Italia superano la produzione nazionale e sono rappresentate per il 30 per cento da prodotti ottenuti da procedimenti di estrazione non naturali (olio di sansa, olio lampante e olio raffinato) destinati alla lavorazione industriale in Italia. In pratica la qualità del nostro olio - sostiene la Coldiretti - viene “contaminata” dalle importazioni e in media la metà dell’olio di oliva consumato in Italia proviene da olive straniere, ma l’etichetta di provenienza che per questo prodotto è obbligatoria risulta di fatto non leggibile perché scritta in caratteri minuscoli posizionati nel retro della bottiglia mentre si fa largo uso di immagini e nomi che richiamano all’italianità. Solo nell’ultimo anno sono scomparsi in Italia 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità, con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma. La chiusura forzata degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza. In Italia nel 2012 sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni. Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto accusa anche gli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore. Attualmente in Italia l'obbligo di indicare la provenienza è in vigore per carne bovina (dopo l’emergenza mucca pazza), pollo (dopo l’emergenza aviaria), ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, passata di pomodoro, extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta è anonima per circa la metà della spesa dalla pasta ai succhi di frutta, dal latte a lunga conservazione ai formaggi, dalla carne di maiale ai salumi fino al concentrato di pomodoro e ai sughi pronti. “In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. Ma è necessario che sia anche resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, venga bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal campo alla tavola e diventi operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori e agli agricoltori meno di quanto essi spendono per produrre”.
Altri dati: www.agrestetv.it/documenti/TRASPARENZA.doc
mercoledì 20 novembre 2013
DE GIROLAMO INCONTRA RAPPRESENTANTI DELLA GDO: RASSICURARE CONSUMATORI SU TRACCIABILITA’ E CONTROLLI SUI PRODOTTI CAMPANI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha incontrato oggi (19/11/2013) le principali catene della Grande distribuzione organizzata italiana per affrontare la questione delle presunte disdette di contratti di forniture dalle imprese agroalimentari campane a seguito della vicenda della Terra dei Fuochi. Alla riunione erano presenti rappresentanti di Auchan, Federdistribuzione, Ancd-Conad, Conad, Coop Italia, Gs Spa Carrefour, Esselunga Spa. Durante l’incontro i rappresentanti della Gdo hanno confermato che non ci sono state disdette di forniture per tutti quei produttori che hanno dato ampie e approfondite garanzie di certificazione, tracciabilità e qualità. Inoltre, i rappresentanti hanno sottolineato che i prodotti campani in vendita sui loro scaffali sono sottoposti a controlli che vanno ben oltre la norma. Il Ministro ha ribadito il grande impegno del Ministero e degli organismi di controllo ad esso collegati per la tracciabilità e la verifica dei prodotti campani. È inoltre emersa da entrambe le parti la necessità di giungere al più presto a una perimetrazione dei terreni della Terra dei Fuochi interessati, operazione indispensabile per tutelare i produttori e i consumatori.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha incontrato oggi (19/11/2013) le principali catene della Grande distribuzione organizzata italiana per affrontare la questione delle presunte disdette di contratti di forniture dalle imprese agroalimentari campane a seguito della vicenda della Terra dei Fuochi. Alla riunione erano presenti rappresentanti di Auchan, Federdistribuzione, Ancd-Conad, Conad, Coop Italia, Gs Spa Carrefour, Esselunga Spa. Durante l’incontro i rappresentanti della Gdo hanno confermato che non ci sono state disdette di forniture per tutti quei produttori che hanno dato ampie e approfondite garanzie di certificazione, tracciabilità e qualità. Inoltre, i rappresentanti hanno sottolineato che i prodotti campani in vendita sui loro scaffali sono sottoposti a controlli che vanno ben oltre la norma. Il Ministro ha ribadito il grande impegno del Ministero e degli organismi di controllo ad esso collegati per la tracciabilità e la verifica dei prodotti campani. È inoltre emersa da entrambe le parti la necessità di giungere al più presto a una perimetrazione dei terreni della Terra dei Fuochi interessati, operazione indispensabile per tutelare i produttori e i consumatori.
mercoledì 16 ottobre 2013
FAO, DE GIROLAMO: GARANTIRE A TUTTI IL DIRITTO ALL’ALIMENTAZIONE. PER FONDO INDIGENTI PREVISTI 5 MILIONI DI EURO NELLA LEGGE DI STABILITÀ
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Ogni qual volta si parla di sicurezza alimentare e nutrizione si ricordano le cifre impressionanti che ci dicono che sono quasi 842 milioni le persone al mondo sottoalimentate. Il cibo è un diritto, ed è un diritto di cui ogni essere umano non può e non deve essere privato. Purtroppo occorre ancora lottare, e molto, affinché questo diritto trovi concreta attuazione per tutti”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha dichiarato nel suo intervento al convegno di apertura della Giornata mondiale della Alimentazione, che si è svolto questa mattina presso la sede della FAO a Roma. “Il rapporto sullo stato dell’insicurezza alimentare mondiale 2013 pone in evidenza come, nonostante alcuni progressi rispetto allo scorso anno, permangano criticità – ha affermato il Ministro - in diverse regioni del mondo che sono ancora lontane dall’ottenere risultati positivi”. “Per combattere questo fenomeno, a cui concorrono molti fattori, occorrono politiche concrete volte a favorire l’inclusione sociale, l’aumento della produttività agricola, l’accessibilità ai prodotti e il contrasto degli sprechi. Una lotta in cui dobbiamo essere uniti e quale forum migliore di questo per ribadire il nostro comune impegno a sostenere – ha proseguito De Girolamo - il Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale, i cui lavori si sono conclusi venerdì scorso. Si tratta infatti della piattaforma più inclusiva esistente per definire le politiche per la sicurezza alimentare, e in quanto tale ci auguriamo abbia un ruolo di rilievo nella definizione dell’agenda per lo sviluppo post-2015”. “La vera sfida resta chiaramente quella di trovare modelli di sviluppo idonei, anche in considerazione dell’aumento del fabbisogno di cibo che dovremo affrontare in futuro. Come Italia concordiamo con gli impegni presi a livello internazionale per contenere la volatilità dei prezzi, aumentare la produttività agricola, sostenere colture alternative e con un minore impatto ambientale (come quelle proteiche), garantire le condizioni dei territori e delle risorse disponibili, anche e soprattutto di quelle idriche. Dobbiamo intervenire anche per proteggere i terreni agricoli dall’avanzata della cementificazione, contenendo quel fenomeno di impermeabilizzazione che aggrava ulteriormente la situazione dell’autosufficienza alimentare di molti Paesi”. “Ma vorrei parlarvi anche di un altro tema a me molto caro, e cioè dell’importanza della componente educativa, un aspetto che è centrale anche per il tema di oggi. Dobbiamo infatti educare i nostri cittadini, penso soprattutto alle nuove generazioni, al fatto che il cibo è un fenomeno culturale che va preservato, in cui affondano le nostre radici e da cui dipende il nostro futuro, e lo dico come rappresentante di un Paese che è in prima linea nel promuovere questo concetto”. “È quindi basilare sostenere politiche di sicurezza e salubrità alimentare anche attraverso interventi educativi mirati. Personalmente mi sono impegnata in una campagna nelle scuole, visitando anche alcuni istituti per promuovere il programma europeo “frutta nelle scuole” affinché i nostri bambini non abbiano a crescere con modelli di riferimento nutrizionali sbagliati, che aumentano l’obesità e anche i costi sociali che una sovralimentazione comporta”. “Sono molto soddisfatta di poter dire oggi anche che il Governo ha destinato, all’interno della Legge di stabilità cinque milioni di euro al fondo per gli indigenti, un’iniziativa preziosa soprattutto in questo momento di crisi”. “Tornando al principio che ho citato all’inizio, vorrei aggiungere che quello che deve essere garantito a tutti non è solo il diritto al cibo ma anche il diritto a un cibo sano e nutriente. È pertanto necessario intervenire nel momento in cui si formano le abitudini alimentari. Per questa ragione uno dei miei primi interventi come Ministro è stato quello di firmare una Carta d’Intenti con il Ministro dell’Istruzione al fine di educare i ragazzi ad una sana alimentazione, al rispetto della natura, e alla lotta contro gli sprechi alimentari”. “E voglio soffermarmi su questo argomento, perché se è vero che vi è necessità di azioni condivise a livello internazionale, non bisogna trascurare l’importanza di piccole realtà, come quella familiare per dare concreta attuazione a tali principi”. “Serve un cambiamento culturale radicale che favorisca l’affermarsi di una maggiore responsabilità in materia alimentare da parte di tutti. Ridurre lo spreco alimentare non è, infatti, solo la strategia più condivisa in tempo di crisi ma un obbligo a cui siamo tenuti se vogliamo garantire un futuro di sostenibilità al nostro pianeta: ed è qui che condividere, anche in famiglia, la riduzione degli sprechi, l’acquisto di prodotti del territorio e di qualità, l’utilizzo delle giuste porzioni con i giusti apporti calorici come la dieta mediterranea ci insegna, risulta essere non solo una forma di corretta economia domestica ma il volano di un modello di società che punta su scelte più consapevoli e senz’altro più moderne”. “Mi preme infine concludere ricordando, come donna e come madre, il ruolo che le donne hanno come artefici di qualsiasi positivo cambiamento. Confido, infatti, nella funzione e nel sapere delle donne che quasi sempre, nel nostro difficile mondo urbano, sono guida e stimolo alle famiglie e che nelle culture più tradizionali si adoperano tra grandi sacrifici – ha concluso il Ministro - a garantire il sostentamento familiare non solo nella preparazione dei pasti ma anche nell’approvvigionamento delle materie prime spesso con un duro lavoro nei campi. Sono le donne ad essere depositarie del know-how alimentare, sono loro che ancor oggi impostano il regime nutrizionale familiare. E visto che la famiglia è alla base di ogni società, ben riposti saranno i nostri sforzi indirizzati a sostenere le donne nell’ importante compito di crescere la loro famiglia ed avviare le nuove generazioni a un sano modello di cultura alimentare”.
“Ogni qual volta si parla di sicurezza alimentare e nutrizione si ricordano le cifre impressionanti che ci dicono che sono quasi 842 milioni le persone al mondo sottoalimentate. Il cibo è un diritto, ed è un diritto di cui ogni essere umano non può e non deve essere privato. Purtroppo occorre ancora lottare, e molto, affinché questo diritto trovi concreta attuazione per tutti”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha dichiarato nel suo intervento al convegno di apertura della Giornata mondiale della Alimentazione, che si è svolto questa mattina presso la sede della FAO a Roma. “Il rapporto sullo stato dell’insicurezza alimentare mondiale 2013 pone in evidenza come, nonostante alcuni progressi rispetto allo scorso anno, permangano criticità – ha affermato il Ministro - in diverse regioni del mondo che sono ancora lontane dall’ottenere risultati positivi”. “Per combattere questo fenomeno, a cui concorrono molti fattori, occorrono politiche concrete volte a favorire l’inclusione sociale, l’aumento della produttività agricola, l’accessibilità ai prodotti e il contrasto degli sprechi. Una lotta in cui dobbiamo essere uniti e quale forum migliore di questo per ribadire il nostro comune impegno a sostenere – ha proseguito De Girolamo - il Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale, i cui lavori si sono conclusi venerdì scorso. Si tratta infatti della piattaforma più inclusiva esistente per definire le politiche per la sicurezza alimentare, e in quanto tale ci auguriamo abbia un ruolo di rilievo nella definizione dell’agenda per lo sviluppo post-2015”. “La vera sfida resta chiaramente quella di trovare modelli di sviluppo idonei, anche in considerazione dell’aumento del fabbisogno di cibo che dovremo affrontare in futuro. Come Italia concordiamo con gli impegni presi a livello internazionale per contenere la volatilità dei prezzi, aumentare la produttività agricola, sostenere colture alternative e con un minore impatto ambientale (come quelle proteiche), garantire le condizioni dei territori e delle risorse disponibili, anche e soprattutto di quelle idriche. Dobbiamo intervenire anche per proteggere i terreni agricoli dall’avanzata della cementificazione, contenendo quel fenomeno di impermeabilizzazione che aggrava ulteriormente la situazione dell’autosufficienza alimentare di molti Paesi”. “Ma vorrei parlarvi anche di un altro tema a me molto caro, e cioè dell’importanza della componente educativa, un aspetto che è centrale anche per il tema di oggi. Dobbiamo infatti educare i nostri cittadini, penso soprattutto alle nuove generazioni, al fatto che il cibo è un fenomeno culturale che va preservato, in cui affondano le nostre radici e da cui dipende il nostro futuro, e lo dico come rappresentante di un Paese che è in prima linea nel promuovere questo concetto”. “È quindi basilare sostenere politiche di sicurezza e salubrità alimentare anche attraverso interventi educativi mirati. Personalmente mi sono impegnata in una campagna nelle scuole, visitando anche alcuni istituti per promuovere il programma europeo “frutta nelle scuole” affinché i nostri bambini non abbiano a crescere con modelli di riferimento nutrizionali sbagliati, che aumentano l’obesità e anche i costi sociali che una sovralimentazione comporta”. “Sono molto soddisfatta di poter dire oggi anche che il Governo ha destinato, all’interno della Legge di stabilità cinque milioni di euro al fondo per gli indigenti, un’iniziativa preziosa soprattutto in questo momento di crisi”. “Tornando al principio che ho citato all’inizio, vorrei aggiungere che quello che deve essere garantito a tutti non è solo il diritto al cibo ma anche il diritto a un cibo sano e nutriente. È pertanto necessario intervenire nel momento in cui si formano le abitudini alimentari. Per questa ragione uno dei miei primi interventi come Ministro è stato quello di firmare una Carta d’Intenti con il Ministro dell’Istruzione al fine di educare i ragazzi ad una sana alimentazione, al rispetto della natura, e alla lotta contro gli sprechi alimentari”. “E voglio soffermarmi su questo argomento, perché se è vero che vi è necessità di azioni condivise a livello internazionale, non bisogna trascurare l’importanza di piccole realtà, come quella familiare per dare concreta attuazione a tali principi”. “Serve un cambiamento culturale radicale che favorisca l’affermarsi di una maggiore responsabilità in materia alimentare da parte di tutti. Ridurre lo spreco alimentare non è, infatti, solo la strategia più condivisa in tempo di crisi ma un obbligo a cui siamo tenuti se vogliamo garantire un futuro di sostenibilità al nostro pianeta: ed è qui che condividere, anche in famiglia, la riduzione degli sprechi, l’acquisto di prodotti del territorio e di qualità, l’utilizzo delle giuste porzioni con i giusti apporti calorici come la dieta mediterranea ci insegna, risulta essere non solo una forma di corretta economia domestica ma il volano di un modello di società che punta su scelte più consapevoli e senz’altro più moderne”. “Mi preme infine concludere ricordando, come donna e come madre, il ruolo che le donne hanno come artefici di qualsiasi positivo cambiamento. Confido, infatti, nella funzione e nel sapere delle donne che quasi sempre, nel nostro difficile mondo urbano, sono guida e stimolo alle famiglie e che nelle culture più tradizionali si adoperano tra grandi sacrifici – ha concluso il Ministro - a garantire il sostentamento familiare non solo nella preparazione dei pasti ma anche nell’approvvigionamento delle materie prime spesso con un duro lavoro nei campi. Sono le donne ad essere depositarie del know-how alimentare, sono loro che ancor oggi impostano il regime nutrizionale familiare. E visto che la famiglia è alla base di ogni società, ben riposti saranno i nostri sforzi indirizzati a sostenere le donne nell’ importante compito di crescere la loro famiglia ed avviare le nuove generazioni a un sano modello di cultura alimentare”.
venerdì 19 luglio 2013
CONTROLLI ALIMENTARI, CONFAGRICOLTURA: I PRODOTTI AGRICOLI ITALIANI ALTAMENTE SICURI
Fonte: Confagricoltura
“L’agricoltura italiana fornisce prodotti di alta qualità e di elevata sicurezza alimentare”. Lo sostiene Confagricoltura commentando i dati della Relazione annuale al Piano Nazionale Integrato (PNI) per il 2012, che fornisce un panorama completo delle attività svolte da tutte le componenti del sistema dei controlli ufficiali, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi generali della legislazione alimentare. Solo il 3,7% delle irregolarità su scala nazionale – osserva Confagricoltura – è riferibile alla produzione primaria e, di esse, solo lo 0,24% è causato da problemi di sicurezza alimentare dei prodotti. La maggior parte delle irregolarità sono dovute a carenze di natura amministrativa. Anche i dati riferiti alla presenza dei residui di agro farmaci nei prodotti ortofrutticoli devono rassicurare i consumatori. Infatti, ben il 99,5% dei campioni di ortofrutticoli sono risultati in regola, così come i prodotti di origine animale che sono risultati regolari per oltre il 99%. “Se si confrontano i dati relativi al 2011 con quelli degli anni precedenti, risulta evidente - sottolinea Confagricoltura - come la percentuale di irregolarità negli ortofrutticoli abbia subito un progressivo decremento, più incisivo negli ultimi dieci anni, passando da 5,6% del 1993 a 0,5% del 2011. Risultati superiori alla media di campioni irregolari europea che è del 2,6% (contro lo 0,5% italiano). Tale risultato positivo è attribuibile alle attività di controllo dello Stato e ad una sempre maggiore consapevolezza degli operatori agricoli nell’impiego dei prodotti fitosanitari e medicinali animali”. Una parte dei prodotti esaminati sono di origine biologica. Su un totale di 397 campioni di frutta, ortaggi, cereali, olio, vino , baby food, e altri prodotti, solo 1 ha presentato residui al di sopra dei limiti stabiliti dal Regolamento CE 396/2005.
“L’agricoltura italiana fornisce prodotti di alta qualità e di elevata sicurezza alimentare”. Lo sostiene Confagricoltura commentando i dati della Relazione annuale al Piano Nazionale Integrato (PNI) per il 2012, che fornisce un panorama completo delle attività svolte da tutte le componenti del sistema dei controlli ufficiali, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi generali della legislazione alimentare. Solo il 3,7% delle irregolarità su scala nazionale – osserva Confagricoltura – è riferibile alla produzione primaria e, di esse, solo lo 0,24% è causato da problemi di sicurezza alimentare dei prodotti. La maggior parte delle irregolarità sono dovute a carenze di natura amministrativa. Anche i dati riferiti alla presenza dei residui di agro farmaci nei prodotti ortofrutticoli devono rassicurare i consumatori. Infatti, ben il 99,5% dei campioni di ortofrutticoli sono risultati in regola, così come i prodotti di origine animale che sono risultati regolari per oltre il 99%. “Se si confrontano i dati relativi al 2011 con quelli degli anni precedenti, risulta evidente - sottolinea Confagricoltura - come la percentuale di irregolarità negli ortofrutticoli abbia subito un progressivo decremento, più incisivo negli ultimi dieci anni, passando da 5,6% del 1993 a 0,5% del 2011. Risultati superiori alla media di campioni irregolari europea che è del 2,6% (contro lo 0,5% italiano). Tale risultato positivo è attribuibile alle attività di controllo dello Stato e ad una sempre maggiore consapevolezza degli operatori agricoli nell’impiego dei prodotti fitosanitari e medicinali animali”. Una parte dei prodotti esaminati sono di origine biologica. Su un totale di 397 campioni di frutta, ortaggi, cereali, olio, vino , baby food, e altri prodotti, solo 1 ha presentato residui al di sopra dei limiti stabiliti dal Regolamento CE 396/2005.
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martedì 9 luglio 2013
COLDIRETTI: E’ ITALIANO IL CIBO MENO CONTAMINATO DEL MONDO. EXPO OCCASIONE UNICA DI PROMOZIONE.
Fonte: Coldiretti Ferrara
L’Italia del primato europeo di sicurezza alimentare per minor numero di residui e del maggior numero di prodotti di qualità, deve sfruttare al meglio la straordinaria occasione offerta dall’Expo 2015.
L’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Efsa diffusa in occasione del lancio della campagna per l’Expo 2015. “C’è una straordinaria Italia che viviamo tutti i giorni e che il mondo ci invidia: è l’Italia del buon cibo, della variegata agricoltura che modella paesaggio e società, che si nutre di tradizione e innovazione e che ci permette di detenere i primati della qualità e della sicurezza, della biodiversità e della sostenibilità ambientale” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “questa è l’Italia che con l’Expo 2015 dobbiamo raccontare al mondo”. È l’Italia dell’agroalimentare dove - ha continuato Marini - convivono export di grande valore e vendita diretta degli agricoltori. Dove, con l’impresa familiare, si insegna ai Paesi meno fortunati la strada da seguire per l’autosufficienza alimentare. Il biglietto da visita dell’Italia è il cibo, il Made in Italy e - ha precisato Marini - questo Paese ha molto da raccontare sulle cose fatte, sulla biodiversità, sui modelli produttivi, sulla vicinanza tra produttori e consumatori. Il modello agricolo italiano - ha sottolineato la Coldiretti - sulla leadership in Europa con 249 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48269 operatori)e la maggiore biodiversità con 57468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese ed una volta e mezzo quello tedesco. L’Italia - ha continuato la Coldiretti - è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere ma anche il principale produttori di pasta e ortofrutta. Senza contare – conclude la Coldiretti- il record di longevità grazie alla dieta mediterranea, il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio.
L’Italia del primato europeo di sicurezza alimentare per minor numero di residui e del maggior numero di prodotti di qualità, deve sfruttare al meglio la straordinaria occasione offerta dall’Expo 2015.
L’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Efsa diffusa in occasione del lancio della campagna per l’Expo 2015. “C’è una straordinaria Italia che viviamo tutti i giorni e che il mondo ci invidia: è l’Italia del buon cibo, della variegata agricoltura che modella paesaggio e società, che si nutre di tradizione e innovazione e che ci permette di detenere i primati della qualità e della sicurezza, della biodiversità e della sostenibilità ambientale” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “questa è l’Italia che con l’Expo 2015 dobbiamo raccontare al mondo”. È l’Italia dell’agroalimentare dove - ha continuato Marini - convivono export di grande valore e vendita diretta degli agricoltori. Dove, con l’impresa familiare, si insegna ai Paesi meno fortunati la strada da seguire per l’autosufficienza alimentare. Il biglietto da visita dell’Italia è il cibo, il Made in Italy e - ha precisato Marini - questo Paese ha molto da raccontare sulle cose fatte, sulla biodiversità, sui modelli produttivi, sulla vicinanza tra produttori e consumatori. Il modello agricolo italiano - ha sottolineato la Coldiretti - sulla leadership in Europa con 249 prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti (Dop/Igp), il maggior numero di aziende agricole biologiche (48269 operatori)e la maggiore biodiversità con 57468 specie animali e 12mila specie di flora, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Francia e Spagna, il triplo di quella inglese ed una volta e mezzo quello tedesco. L’Italia - ha continuato la Coldiretti - è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere ma anche il principale produttori di pasta e ortofrutta. Senza contare – conclude la Coldiretti- il record di longevità grazie alla dieta mediterranea, il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio.
mercoledì 19 settembre 2012
FOOD, CONFAGRICOLTURA: “MANGIARE ITALIANO E’ TOTALMENTE SICURO. DAI CONTROLLI EMERGONO PERCENTUALI DI REGOLARITA’ ALTISSIME”
Fonte: Confagricoltura
La frutta, la verdura, il miele, le carni, il latte, i formaggi italiani sono totalmente sicuri. Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati del ministero della Salute della “Relazione annuale al Piano Nazionale Integrati 2011”, sui controlli sulla sicurezza alimentare. La Relazione – spiega l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - raccoglie i risultati dei controlli svolti dalle varie Amministrazioni coinvolte nelle attività del ‘Piano nazionale’, in particolare quelli relativi ad alimentazione umana, mangimi, sanità e benessere animale, sanità delle piante, sottoprodotti, zoonosi nell'uomo e nell’ambiente. Ben il 99,7% dei campioni di ortofrutticoli, ed il 99,8% dei prodotti di origine animale sottoposti a controllo sono risultati in regola. Le stesse percentuali di regolarità si sono riscontrate in settori particolari quali i cereali, gli oli, il vino, gli alimenti per l’infanzia. “I dati – osserva Confagricoltura - sono significativi perché i controlli sono numerosi, superiori a quelli di altri settori, e riguardano un’azienda agricola su tre”. “La percentuale di irregolarità negli ortofrutticoli ha subito una progressiva diminuzione passando dal 5,6% del 1993 al 0,3% del 2011, a dimostrazione – conclude Confagricoltura – dell’impegno costante degli agricoltori nel garantire la sicurezza alimentare, innovando ed aggiornando le tecniche produttive e utilizzando con estrema accortezza agrofarmaci e medicinali animali”.
La frutta, la verdura, il miele, le carni, il latte, i formaggi italiani sono totalmente sicuri. Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati del ministero della Salute della “Relazione annuale al Piano Nazionale Integrati 2011”, sui controlli sulla sicurezza alimentare. La Relazione – spiega l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - raccoglie i risultati dei controlli svolti dalle varie Amministrazioni coinvolte nelle attività del ‘Piano nazionale’, in particolare quelli relativi ad alimentazione umana, mangimi, sanità e benessere animale, sanità delle piante, sottoprodotti, zoonosi nell'uomo e nell’ambiente. Ben il 99,7% dei campioni di ortofrutticoli, ed il 99,8% dei prodotti di origine animale sottoposti a controllo sono risultati in regola. Le stesse percentuali di regolarità si sono riscontrate in settori particolari quali i cereali, gli oli, il vino, gli alimenti per l’infanzia. “I dati – osserva Confagricoltura - sono significativi perché i controlli sono numerosi, superiori a quelli di altri settori, e riguardano un’azienda agricola su tre”. “La percentuale di irregolarità negli ortofrutticoli ha subito una progressiva diminuzione passando dal 5,6% del 1993 al 0,3% del 2011, a dimostrazione – conclude Confagricoltura – dell’impegno costante degli agricoltori nel garantire la sicurezza alimentare, innovando ed aggiornando le tecniche produttive e utilizzando con estrema accortezza agrofarmaci e medicinali animali”.
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martedì 10 gennaio 2012
COLDIRETTI: LE MANI DELLA MAFIA SUI TRASPORTI FANNO TRIPLICARE I PREZZI DELLA FRUTTA.
Fonte: Coldiretti Ferrara
Secondo Eurispes/Coldiretti nel solo settore agroalimentare la mafia fattura 12,5 miliardi mettendo anche a rischio la sicurezza alimentare
I prezzi della frutta e verdura triplicano (+200 per cento) dal campo alla tavola anche per effetto delle infiltrazioni della malavita nelle attività di autotrasporto, messe in luce da recenti operazioni delle forze dell’ordine. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la lievitazione dei prezzi è uno degli effetti della presenza della criminalità organizzata nel settore alimentare in un Paese come l'Italia dove oltre l'86 per centro dei trasporti commerciali avviene su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura. Il volume d’affari delle agromafie, ovvero delle attività della criminalità organizzata nel solo settore agroalimentare, ammonta oggi – sottolinea la Coldiretti - a 12,5 miliardi di euro (il 5,6 per cento dell’intero business criminale). Le imprese agricole e i consumatori – precisa la Coldiretti - subiscono l'impatto devastante delle strozzature di filiera su cui si insinua un sistema di distribuzione e trasporto gonfiato e alterato troppo spesso da insopportabili fenomeni di criminalità che danneggiano tutti gli operatori. L'effetto è un crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli, che in molti casi non arrivano a coprire i costi di produzione, e un ricarico anomalo dei prezzi al consumo che raggiungono livelli tali da determinare una contenimento degli acquisti in un Paese come l'Italia che ha la leadership europea in quantità e qualità nell'offerta di ortofrutta. Le agromafie – sottolinea la Coldiretti - investono i loro ricchi proventi in larga parte in attività agricole, nel settore della trasformazione alimentare, commerciale e nella grande distribuzione con il reinvestimento dei proventi illeciti che ha come corollario il condizionamento della libera iniziativa economica e la concorrenza sleale. Inoltre, come denunciato dalla Coldiretti, le associazioni criminali, attraverso le suddette pratiche estorsive, finiscono per determinare l’aumento dei prezzi dei beni al consumo. A rischio – conclude la Coldiretti - è anche la qualità e sicurezza alimentare dei prodotti alimentari con la vendita di prodotti alimentari “spacciati” come Made in Italy ma ottenuti in realtà con materie prime importate, speso di bassa qualità .
Secondo Eurispes/Coldiretti nel solo settore agroalimentare la mafia fattura 12,5 miliardi mettendo anche a rischio la sicurezza alimentare
I prezzi della frutta e verdura triplicano (+200 per cento) dal campo alla tavola anche per effetto delle infiltrazioni della malavita nelle attività di autotrasporto, messe in luce da recenti operazioni delle forze dell’ordine. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la lievitazione dei prezzi è uno degli effetti della presenza della criminalità organizzata nel settore alimentare in un Paese come l'Italia dove oltre l'86 per centro dei trasporti commerciali avviene su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura. Il volume d’affari delle agromafie, ovvero delle attività della criminalità organizzata nel solo settore agroalimentare, ammonta oggi – sottolinea la Coldiretti - a 12,5 miliardi di euro (il 5,6 per cento dell’intero business criminale). Le imprese agricole e i consumatori – precisa la Coldiretti - subiscono l'impatto devastante delle strozzature di filiera su cui si insinua un sistema di distribuzione e trasporto gonfiato e alterato troppo spesso da insopportabili fenomeni di criminalità che danneggiano tutti gli operatori. L'effetto è un crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli, che in molti casi non arrivano a coprire i costi di produzione, e un ricarico anomalo dei prezzi al consumo che raggiungono livelli tali da determinare una contenimento degli acquisti in un Paese come l'Italia che ha la leadership europea in quantità e qualità nell'offerta di ortofrutta. Le agromafie – sottolinea la Coldiretti - investono i loro ricchi proventi in larga parte in attività agricole, nel settore della trasformazione alimentare, commerciale e nella grande distribuzione con il reinvestimento dei proventi illeciti che ha come corollario il condizionamento della libera iniziativa economica e la concorrenza sleale. Inoltre, come denunciato dalla Coldiretti, le associazioni criminali, attraverso le suddette pratiche estorsive, finiscono per determinare l’aumento dei prezzi dei beni al consumo. A rischio – conclude la Coldiretti - è anche la qualità e sicurezza alimentare dei prodotti alimentari con la vendita di prodotti alimentari “spacciati” come Made in Italy ma ottenuti in realtà con materie prime importate, speso di bassa qualità .
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venerdì 18 giugno 2010
SALUTE: 99 % FRUTTA PROMOSSA, E’ RECORD
Fonte: Coldiretti Ferrara
Regolare il 98,9% dei campioni di frutta italiana, residui chimici al di sotto dei limiti di legge.
Il Ministero della Salute promuove l’ortofrutta italiana in vista dell’estate con addirittura il record del 98,8 per cento dei controlli regolari, con una presenza di residui chimici al di sotto dei limiti di legge. E’ quanto afferma la Coldiretti nel riferire le anticipazioni dei risultati dell’ultimo rapporto ufficiale annuale del Ministero della Salute sul “Controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale” in via di definizione per essere trasmesso all’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Un rapporto che - sottolinea la Coldiretti - certifica il primato italiano nella qualità e sicurezza alimentare con una percentuale di regolarità del 98,85 per cento per la frutta, dello 98,76 per cento per le verdure, e 99,4 per cento per cereali, vino e olio, che è sostanzialmente confermato dalla rituale analisi di Legambiente “pesticidi nel piatto”.
Si tratta - continua la Coldiretti - di un risultato importante con la presenza di frutta e verdura irregolare sul mercato nazionale che si è ridotta di quasi cinque volte in poco piu’ di quindici anni passando dal 5,56 per cento del 1993 all’1,2 per cento dell'ultima rilevazione ufficiale. Un obiettivo raggiunto grazie all’intensificarsi dell’attività di controllo ma anche per l'impegno degli imprenditori agricoli - precisa la Coldiretti - per un uso responsabile dei fitofarmaci con la crescita esponenziale di sistemi di coltivazione ecocompatibili che hanno fatto conquistare all’Italia la leadership in Europa nel numero di imprese impegnate nel biologico.
Complessivamente secondo una stima della Coldiretti sono oltre un milione le verifiche e le ispezioni effettuate sul Made in Italy alimentare nel corso di un anno tra Agenzie delle Dogane, Nas dei Carabinieri, Istituto Controllo Qualità, Capitanerie di Porto, Corpo Forestale e Carabinieri delle Politiche Agricole, Asl, ai quali si aggiunge l’attività degli organismi privati. Un primato che – afferma la Coldiretti - ha consentito di far conquistare nel 2009 al Made in Italy alimentare la leadership nei prodotti tipici in Europa con 202 prodotti a denominazione di origine protetta (Dop) o indicazione geografica protetta (Igp) e 4.471 specialità tradizionali censite dalle regioni, il maggior numero di imprese biologiche (quasi un 1/3 di quelle europee).
Certo, molto resta da fare per garantire e difendere la qualità e salubrità degli alimenti, ma i primati quantitativi e qualitativi della produzione Made in Italy confermano - sostiene la Coldiretti - la grande opportunità offerta agli italiani di consumare frutta, verdura e gli altri prodotti della dieta mediterranea considerati indiscutibilmente come essenziali per garantire una buona salute soprattutto per la crescita nelle giovani generazioni,
L’ importante notizia peraltro giunge in una stagione che offre la piu' ampia varietà e disponibilità di frutta e verdura Made in Italy che sono un ottimo alleato per ritrofare la forma perduta in vista della prova costume. Peraltro secondo recenti studi l’ortofrutta - riferisce la Coldiretti - arriva a ridurre del 13 per cento l'incidenza del Parkinson e dell'Alzheimer, del 9 per cento quella per problemi cardiovascolari e del 6 per cento quella del cancro. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani - sottolinea la Coldiretti - di conquistare fino ad ora il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Ma il crollo del 20 per cento nei consumi familiari di frutta e verdura avvenuto negli ultimi cinque anni, con una tendenza all'abbandono dei principi della dieta mediterranea soprattutto nei giovani (un bambino su quattro non consuma ortofrutta a tavola almeno una volta al giorno) stanno mettendo a rischio - conclude la Coldiretti - questo primato
Regolare il 98,9% dei campioni di frutta italiana, residui chimici al di sotto dei limiti di legge.
Il Ministero della Salute promuove l’ortofrutta italiana in vista dell’estate con addirittura il record del 98,8 per cento dei controlli regolari, con una presenza di residui chimici al di sotto dei limiti di legge. E’ quanto afferma la Coldiretti nel riferire le anticipazioni dei risultati dell’ultimo rapporto ufficiale annuale del Ministero della Salute sul “Controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale” in via di definizione per essere trasmesso all’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Un rapporto che - sottolinea la Coldiretti - certifica il primato italiano nella qualità e sicurezza alimentare con una percentuale di regolarità del 98,85 per cento per la frutta, dello 98,76 per cento per le verdure, e 99,4 per cento per cereali, vino e olio, che è sostanzialmente confermato dalla rituale analisi di Legambiente “pesticidi nel piatto”.
Si tratta - continua la Coldiretti - di un risultato importante con la presenza di frutta e verdura irregolare sul mercato nazionale che si è ridotta di quasi cinque volte in poco piu’ di quindici anni passando dal 5,56 per cento del 1993 all’1,2 per cento dell'ultima rilevazione ufficiale. Un obiettivo raggiunto grazie all’intensificarsi dell’attività di controllo ma anche per l'impegno degli imprenditori agricoli - precisa la Coldiretti - per un uso responsabile dei fitofarmaci con la crescita esponenziale di sistemi di coltivazione ecocompatibili che hanno fatto conquistare all’Italia la leadership in Europa nel numero di imprese impegnate nel biologico.
Complessivamente secondo una stima della Coldiretti sono oltre un milione le verifiche e le ispezioni effettuate sul Made in Italy alimentare nel corso di un anno tra Agenzie delle Dogane, Nas dei Carabinieri, Istituto Controllo Qualità, Capitanerie di Porto, Corpo Forestale e Carabinieri delle Politiche Agricole, Asl, ai quali si aggiunge l’attività degli organismi privati. Un primato che – afferma la Coldiretti - ha consentito di far conquistare nel 2009 al Made in Italy alimentare la leadership nei prodotti tipici in Europa con 202 prodotti a denominazione di origine protetta (Dop) o indicazione geografica protetta (Igp) e 4.471 specialità tradizionali censite dalle regioni, il maggior numero di imprese biologiche (quasi un 1/3 di quelle europee).
Certo, molto resta da fare per garantire e difendere la qualità e salubrità degli alimenti, ma i primati quantitativi e qualitativi della produzione Made in Italy confermano - sostiene la Coldiretti - la grande opportunità offerta agli italiani di consumare frutta, verdura e gli altri prodotti della dieta mediterranea considerati indiscutibilmente come essenziali per garantire una buona salute soprattutto per la crescita nelle giovani generazioni,
L’ importante notizia peraltro giunge in una stagione che offre la piu' ampia varietà e disponibilità di frutta e verdura Made in Italy che sono un ottimo alleato per ritrofare la forma perduta in vista della prova costume. Peraltro secondo recenti studi l’ortofrutta - riferisce la Coldiretti - arriva a ridurre del 13 per cento l'incidenza del Parkinson e dell'Alzheimer, del 9 per cento quella per problemi cardiovascolari e del 6 per cento quella del cancro. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani - sottolinea la Coldiretti - di conquistare fino ad ora il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Ma il crollo del 20 per cento nei consumi familiari di frutta e verdura avvenuto negli ultimi cinque anni, con una tendenza all'abbandono dei principi della dieta mediterranea soprattutto nei giovani (un bambino su quattro non consuma ortofrutta a tavola almeno una volta al giorno) stanno mettendo a rischio - conclude la Coldiretti - questo primato
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