Fonte: Coldiretti Ferrara
Leggera ripresa nel 2014 solo per i consumi alimentari, ma cambia la composizione del carrello ed il modo di fare spesa.
Nel 2014 si attende una leggera ripresa solo per i consumi alimentari che a differenza degli altri beni invertono la tendenza negativa registrata nel 2013. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, in merito alle previsioni diffuse da Confcommercio, dalla quale si evidenzia una ripresa degli acquisti di prodotti alimentari e bevande dello 0,4 per cento nel 2014 dopo il calo del 3,9 per cento fatto segnare nel 2013, secondo elaborazioni su dati Prometeia, Coop, Nielsen ed Ismea. La previsione per l’anno in corso – sottolinea la Coldiretti - non è tuttavia omogenea per tutti i prodotti alimentari e si stima un aumento degli acquisti per frutta (+0,9 per cento) e pane e cereali (+0,6 per cento) mentre calano quelli di carne (-0,4 per cento) e di bevande alcoliche (-1,3 per cento). La crisi ha dunque modificato il carrello ma ha anche cambiato il modo di fare la spesa. Con la crisi si dice infatti addio al negozio di fiducia e quasi la metà degli italiani (47%) si reca in diversi esercizi commerciali per acquistare il prodotto che cerca dove costa meno, magari aiutati da internet e volantini sui quali è guerra nel pubblicizzare offerte speciali e sconti, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè. Con il 71 per cento dei consumatori che dichiara di confrontare con piu’ attenzione rispetto al passato i prezzi, gli italiani - sottolinea la Coldiretti - sono costretti a trasformarsi in veri detective della spesa: il 62 per cento va a caccia delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti e il 42 per cento cerca sempre e comunque i prodotti che costano meno. Mai come nel passato - sottolinea la Coldiretti - fare la spesa è diventata una sfida alla ricerca della maggiore convenienza che richiede fatica e tempo, portando gli italiani a fare la spola tra diversi negozi per risparmiare. Da segnalare - conclude la Coldiretti - la tenuta degli acquisti diretti dal produttore al quale si rivolge regolarmente ben il 14 per cento degli italiani, il 45 per cento qualche volta, il 29 per cento raramente e solo il 12 per cento mai.
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mercoledì 22 gennaio 2014
giovedì 31 ottobre 2013
INFLAZIONE, CONFAGRICOLTURA: DIMINUISCE IL PREZZO DI FRUTTA E VERDURA NEL CARRELLO DELLA SPESA. LA SITUAZIONE DELLE IMPRESE DEL PRIMARIO PERÒ È MOLTO CRITICA
Fonte: Confagricoltura
“Il sensibile calo dei prezzi al consumo della frutta (-3,5%; +0,9% su base annua) e della verdura (-1,5%, -6,8% in termini tendenziali) contribuisce a raffreddare il costo della vita. I prezzi al consumo, nel loro complesso, registrano una diminuzione congiunturale dello 0,3% e un aumento dello 0,7% su base annua, in rallentamento rispetto alla dinamica rilevata a settembre (+0,9%)”. Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati provvisori dell’inflazione ad ottobre dell’Istat. “A monte c’è la marcata flessione delle quotazioni all’origine che stanno sopportando i prodotti delle campagne – osserva Confagricoltura – Ad agosto, rispetto a luglio, secondo i dati Ismea, si è avuta la diminuzione di oltre il 19% dei prezzi di frutta e verdura”. “Le imprese continuano a dover fronteggiare – conclude Confagricoltura - una situazione estremamente difficile, con cali di redditività critici per la tenuta del sistema e con ripercussioni anche sull’occupazione”.
“Il sensibile calo dei prezzi al consumo della frutta (-3,5%; +0,9% su base annua) e della verdura (-1,5%, -6,8% in termini tendenziali) contribuisce a raffreddare il costo della vita. I prezzi al consumo, nel loro complesso, registrano una diminuzione congiunturale dello 0,3% e un aumento dello 0,7% su base annua, in rallentamento rispetto alla dinamica rilevata a settembre (+0,9%)”. Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati provvisori dell’inflazione ad ottobre dell’Istat. “A monte c’è la marcata flessione delle quotazioni all’origine che stanno sopportando i prodotti delle campagne – osserva Confagricoltura – Ad agosto, rispetto a luglio, secondo i dati Ismea, si è avuta la diminuzione di oltre il 19% dei prezzi di frutta e verdura”. “Le imprese continuano a dover fronteggiare – conclude Confagricoltura - una situazione estremamente difficile, con cali di redditività critici per la tenuta del sistema e con ripercussioni anche sull’occupazione”.
mercoledì 16 gennaio 2013
COLDIRETTI: CON RITORNO ECONOMIA DOMESTICA, CALA DEL 30% LA SPESA DELLE FAMIGLIE
FONTE: COLDIRETTI
In
tempi di crisi possibile risparmiare fino al 30% del bilancio familiare
recuperando principi e tecniche dell’economia domestica, con meno sprechi, uso
di prodotti naturali ed alternativi e tecniche “fai da te”.
E’ possibile risparmiare
fino al 30 per cento nei bilanci familiari con l’applicazione di semplici
principi e tecniche dell’economia domestica che si estendono dal bucato alla
cosmetica, dalla pulizia della casa alla tavola fino alle cure per il benessere
fai da te. E’ questo l’obiettivo delle imprenditrici della Coldiretti che, per
aiutare a far quadrare i conti nelle case degli italiani, hanno avviato un
apposito progetto nell’ambito di ”Educazione alla campagna amica” negli
agriturismi e nelle fattorie didattiche. Dalla preparazione casalinga del
detersivo senza agenti chimici alle maschere di bellezza tutte naturali,
dall’uso del latte guasto per pulire l’argento al bagno antistress al rosmarino
fino al trucco per far sparire le macchie di inchiostro sui vestiti dei bambini
al ritorno da scuola con una semplice miscela di aceto e latte in parti uguali,
sono – sottolinea la Coldiretti - solo alcuni dei segreti svelati dal progetto
che è stato avviato con esposizioni e dimostrazioni nella prima lezione pratica
nel salone dell'economia domestica a margine dell’Assemblea elettiva di Donne
Impresa Coldiretti. Basta qualche ingrediente facilmente reperibile, un po' di
pratica e qualche minuto per risolvere - precisa la Coldiretti - tanti problemi
quotidiani con prodotti naturali, economici e rispettosi
dell'ambiente.
Si tratta - continua la
Coldiretti - di una iniziativa che permette di fare economie e di ridurre gli
sprechi, ma anche di combattere l’inquinamento con prodotti naturali. Brillanti
idee per fare il bucato e pulire la casa senza usare prodotti chimici, originali
ricette per maschere di bellezza ma anche infusi e pediluvi rilassanti con mille
varianti, ma che – precisa la Coldiretti - sono economici e semplicemente alla
portata di tutti. Le notevoli virtù cosmetiche e salutari dei prodotti della
terra sono ben note all'”industria del benessere”, considerato che la gamma dei
prodotti che riempiono gli scaffali di profumerie, beauty-center e farmacie sono
in continuo aumento. E' sufficiente allora - sottolinea la Coldiretti - imparare
a conoscere le proprietà dei molti prodotti che la campagna offre e utilizzare
le diverse combinazioni, sapientemente tramandate dalla tradizione, per avere
ottimi risultati a bassissimo costo con un semplice fai da te.
In dettaglio i detersivi
ecologici fai da te svelati dalle imprenditrici della Coldiretti sono
interamente ricavati da piante aromatiche e officinali. Per esempio per
realizzare un portentoso multiuso basta mettere in infusione dei rametti ditimo,
alloro, rosmarino sambuco e fitolacca (che serve come tensiottivo naturale) in
una base di aceto o alcol per un periodo di tempo che va da uno a tre mesi. Una
volta filtrato il tutto si ottiene un prodotto dal color rosato e dal profumo
intenso e gradevole adattissimo alla detersione di tutte le superfici dure come
vetri marmo e legno. Per realizzare un efficace sgrassatore - continua la
Coldiretti - invece basta mettere in infusione le bucce di limone in alcool
puro per almeno tre mesi come si fa per ottenere lo squisito limoncello. Una
volta filtrato basta diluirlo con acqua e procedere alla pulizia delle superfici
più ostili come il piano cottura della cucina. Quest’ottimo prodotto può essere
aggiunto al multiuso per donare al prodotto un’ulteriore forza
sgrassante.
Ma non mancano anche
preziosi consigli per una bellezza al naturale come - suggerisce la Coldiretti -
la maschera contro i punti neri a base di zucca gialla e panna, impacchi per
pelli grasse a base di succo di arancia e limone, “terapia d'urto” dopo notti
brave realizzata con una miscela di miele, latte fresco e farina bianca e ancora
maschera decongestionante ottenuta dalla lessatura di un bel cespo di
lattuga.
Dall’economia domestica
vengono anche - precisa la Coldiretti - eccellenti dritte per la pulizia della
casa come l’uso dell’aceto per eliminare il calcare sui sanitari e attorno ai
rubinetti che è spesso responsabile dei conti pesanti dell’idraulico. L’aceto è
utile anche per pulire la piastra del ferro da stiro e risparmiare energia
mentre un panno imbevuto di acqua calda e limone è ottimo per lavare i vetri. Ma
iconsigli antispreco si estendono alla possibilità di usare del latte ormai
guasto (cagliato) per pulire l'argento o lo yogurt scaduto da spalmare su un
oggetto di ottone per farlo risplendere come nuovo.
La voce piu’ rilevante
della spesa casalinga è però quella alimentare alla quale si destinano in media
477 euro al mese per famiglia (ben il 19 per cento). Secondo la Coldiretti è
possibile risparmiare con la riscoperta dei menu degli avanzi che molte
imprenditrici insegnano con delle vere e proprie lezioni di cucina nelle
fattorie didattiche e negli agriturismi di Terranostra. Polpette, frittate,pizze
farcite, ratatouille e macedonia non sono solo una ottima soluzione per non
gettare nella spazzatura gli avanzi, ma aiutano anche a non far sparire
tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato
origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio
come - continua la Coldiretti - la ribollita toscana, i canederli trentini, la
pinza veneta o al sud la frittata di pasta. I piatti antispreco sono tanti,basta
solo un po’ di estro e si possono preparare delle ottime polpette recuperando
della carne macinata avanzata semplicemente aggiungendo uova, pane duro e
formaggio oppure dando vita a una frittata di pasta per riutilizzare gli
spaghetti del giorno prima e ancora ideando una pizza rustica per consumare le
verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia. Se avanza del
pane,invece, si può optare per la più classica panzanella, aggiungendo semplici
ingredienti sempre presenti in ogni casa come pomodoro olio e sale, per arrivare
alla più tradizionale ribollita che utilizza cibi poveri come fagioli, cavoli,
carote, zucchine, pomodori e bietole già cotte da unire al pane raffermo. Ma
anche la frutta può essere facilmente recuperata se caramellata, cotta per
diventare marmellata o semplicemente in macedonia. Questi consigli di economia
domestica forniti dalle imprenditrici agricole sono di grande attualità in una
situazione in cui due italiani su tre (65 per cento) hannoridotto o annullato lo
spreco di cibo per effetto della crisi, secondo l’indagine Coldiretti-Swg Tra
coloro che hanno ridimensionato gli sprechi il 67 per cento lo ha fatto -
conclude la Coldiretti - facendo la spesa in modo più oculato, il 59 per cento
utilizzando quello che avanza per il pasto successivo, il 40 per cento riducendo
le dosi acquistate e il 38 per cento guardando con più attenzione alla data di
scadenza. Si tratta forse dell’unico elemento positivo della crisi in un Paese
come l’Italia dove, a causa degli sprechi dal campo alla tavola, viene perso
cibo per oltre dieci milioni di tonnellate”, ha affermato il presidente della
Coldiretti Sergio Marini nel ricordare che “in Italia gli sprechi alimentari
equivalgono a un valore annuale di ben 11 miliardi di euro”.
I TRUCCHI TAGLIA SPESA
DELL’ ECONOMIA DOMESTICA
Il
multiuso: Mettere in infusione dei
rametti di timo, alloro, rosmarino sambuco e fitolacca ( che serve come
tensiottivo naturale) in una base di aceto o alcol per un periodo di tempo che
va da uno a tre mesi. Una volta filtrato il tutto si ottiene un prodotto dal
color rosato e dal profumo intenso e gradevole adattissimo alla detersione di
tutte le superfici dure come vetri marmo e legno.
Lo sgrassatore:
Mettere in
infusione le bucce di limone in alcool puro per almeno tre mesi come si fa per
ottenere lo squisito limoncello. Una volta filtrato basta diluirlo con acqua e
procedere allo sgrassamento delle superfici più ostili come il piano cottura
della cucina. Quest’ottimo sgrassatore può essere aggiunto al multiuso per
donare al prodotto un’ulteriore forza sgrassante
2) PER LA CURA DEL
CORPO
Maschera d’emergenza -
Miscelare
un cucchiaio di miele, un cucchiaio di latte fresco, un cucchiaino di farina
bianca. Lasciare in posa sul viso per 15 minuti. Risciacquare con acqua
tiepida.
Maschera
purificante - Mescolate la polpa
frullata di un cetriolo, 1 cucchiaio di miele e 2 cucchiai di ricotta. Applicate
il composto sul viso e lasciatelo agire per 15/20’ – togliete con acqua tiepida
alternata a quella fredda
Maschera contro i punti
neri - Unire un pezzetto di zucca
gialla lessata, un cucchiaio di panna fresca. Lasciare in posa sul viso per
mezzora. Risciacquare con acqua tiepida.
Maschera per la pelle
grassa - Miscelare un
cucchiaio di miele e un cucchiaio di pomodoro fresco. Lasciare in posa sul viso
per 20 minuti. Risciacquare con acqua tiepida.
Maschera per pelle molto
secca - Stendere del buon burro di
capra e lasciare in posa sul viso per 20 minuti.
Maschera per ridurre le
occhiaie - Miscelar un tuorlo, un
cucchiaio di miele millefiori, un cucchiaio d'olio di oliva, un cucchiaio di
latte fresco. Lasciare in posa per 10 minuti. Risciacquare con acqua tiepida
alternata a fresca.
Balsamo
per capelli - Dopo averli lavati passare
sui capelli del latte fresco o della panna. Lasciare agire per 15 minuti.
Nell'ultimo risciacquo aggiungere un cucchiaio di aceto.
3) PER IL BENESSERE DELLE
PERSONE
Bagno contro la stanchezza
- Far
bollire 100 grammi di rosmarino in 2 litri d'acqua per 10 minuti. Coprire
elasciare riposare. Filtrare e versare il decotto nell'acqua del bagno.
Immergersi per 15 minuti.
Pediluvio anti fatica -
Versare
una manciata di foglie di alloro nell’acqua calda. Immergere le estremità fino a
quando l’acqua si sarà raffreddata
4) PER LA PULIZIA DELLA
CASA
Per pulire l'argento
-
Immergere l'oggetto nell'acqua di cottura delle patate, lasciarlo in ammollo
fino a quando l'acqua si raffredda, asciugare accuratamente con un panno morbido
o pulirlo con latte cagliato (andato a male)
Per pulire i vetri
- Usare un
panno imbevuto di acqua calda e limone.
Contro il calcare
- Versare
sui sanitari aceto bianco. Far agire per 2 ore e sciacquare.
Per pulire l’ottone -
Spalmare
sull'oggetto yogurt scaduto, sciacquare con acqua tiepida e
asciugare.
5) PER SMACCHIARE I
VESTITI
Fondo tinta
- Se il
capo è bianco lavarlo con un po' di latte.
Inchiostro
- Versare
sulla macchia una miscela di aceto e latte in parti uguali.
Vino - Versate sulla macchia del
latte caldo.
Fango - Togliere il fango asciutto
dal tessuto e poi strofinare con una fetta di patata cruda
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lunedì 3 dicembre 2012
COLDIRETTI: L’INFLAZIONE IN FRENATA PER CROLLO DEI CONSUMI
FONTE: COLDIRETTI
Non decollano gli acquisti neppure per il Natale, in calo le previsioni
di spesa (- 3,7%), frena l’inflazione media ma è caccia ai prodotti low cost ed
alle offerte speciali.
L'inflazione frena perchè
il carrello della spesa si svuota per il calo degli acquisti che contagia anche
il Natale con previsioni di spesa per regali, cibo e divertimento che è stimato
in calo del 3,7 per cento, con effetti negativi sulle opportunità di ripresa
dell'economia. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati relativi
all’inflazione nel mese di novembre divulgati dall’Istat, sulla base
dell'indagine “Xmas Survey 2012” di Deloitte. C’è clima di sfiducia che –
sottolinea la Coldiretti – porta a una riduzione della spesa complessiva
per le feste che penalizza soprattutto i regali che subiscono un taglio record
dell’8,6 per cento ed i divertimenti (-0,3 per cento) mentre tiene l’acquisto
di cibo (+2,1 per cento). L’andamento dell’inflazione riflette infatti –
continua la Coldiretti - una situazione di crisi in cui per risparmiare il 56
per cento degli italiani fa lo slalom tra le corsie alla ricerca delle offerte
speciali 3 per 2 e degli sconti, il 62 per cento che confronta con piu
attenzione del passato i prezzi e oltre la meta (51 per cento) che va a caccia
dei prodotti che costano meno, secondo l'indagine Coldiretti-Swg. Secondo le
elaborazioni Coldiretti su dati Istat su base annua a novembre i prezzi dei
beni alimentari sono aumentati del 2,4 per cento in media, al di sotto del
tasso di inflazione, ma in particolare sono aumentati i prezzi delle uova (+6,4
per cento), del cioccolato (+3,9 per cento), dei succhi di frutta (+2,9 per
cento), delle carni (+2,2 per cento), delle farine e degli altri cereali (+1,7
per cento) e dei vegetali freschi (+1,6 per cento) mentre calano i prezzi del
pesce fresco di mare di pescata (-0,2 per cento) e di allevamento (-0,1 per
cento).
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mercoledì 10 ottobre 2012
COLDIRETTI: CON AUMENTO IVA PESO DI 500 MLN SU SPESA ITALIANI DA LEGGE DI STABILITA’.
Fonte: Coldiretti Ferrara
L’aumento dell’Iva porterà un rincaro di 500 milioni di euro nella spesa delle famiglie. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare la decisione del Consiglio dei Ministri di elevare l’Imposta di valore aggiunto dal 10 per cento all'11 per cento e dal 21 per cento al 22 per cento. Un aumento che –sottolinea Coldiretti – interesserà nel primo caso prodotti come carne, pesce, yogurt, uova ma anche riso, farine, miele e zucchero, mentre nel secondo adessere colpiti saranno vino, birra e tartufo. Il provvedimento – evidenzia Coldiretti – rischia di provocare effetti depressivi sui consumi alimentari a danno delle imprese e dei consumatori, già provati dalla crisi e dal crollo del potere di acquisto, che hanno svuotato il carrello della spesa con un crollo dei consumi di latte del 7 per cento e di olio del 5 per cento, ma anche di pesce (-4 per cento), carne di maiale e vino (-2 per cento), frutta, pasta e carne di manzo (-1 per cento).
L’aumento dell’Iva porterà un rincaro di 500 milioni di euro nella spesa delle famiglie. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare la decisione del Consiglio dei Ministri di elevare l’Imposta di valore aggiunto dal 10 per cento all'11 per cento e dal 21 per cento al 22 per cento. Un aumento che –sottolinea Coldiretti – interesserà nel primo caso prodotti come carne, pesce, yogurt, uova ma anche riso, farine, miele e zucchero, mentre nel secondo adessere colpiti saranno vino, birra e tartufo. Il provvedimento – evidenzia Coldiretti – rischia di provocare effetti depressivi sui consumi alimentari a danno delle imprese e dei consumatori, già provati dalla crisi e dal crollo del potere di acquisto, che hanno svuotato il carrello della spesa con un crollo dei consumi di latte del 7 per cento e di olio del 5 per cento, ma anche di pesce (-4 per cento), carne di maiale e vino (-2 per cento), frutta, pasta e carne di manzo (-1 per cento).
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giovedì 4 ottobre 2012
COLDIRETTI: CALO POTERE DI ACQUISTO, TAGLI ALLA SPESA PER 61% ITALIANI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Secondo l’analisi di Coldiretti e SWG sei italiani su dieci non hanno un reddito adeguato e si fatica ad arrivare a fine mese. Taglio della spesa con caccia agli sconti ed offerte speciali, più attenzione alle etichette e balzo record per gli acquisti diretti al produttore.
Per effetto del calo del potere d’acquisto sei italiani su dieci (61 per cento) non dispongono di un reddito adeguato ma c’è addirittura un 6 per cento che non riesce mai ad arrivare a fine mese. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Swg divulgata in occasione della diffusione dei dati sui conti nazionali dell’Istat. Il risultato è - sottolinea la Coldiretti - un drastico calo nei consumi nel 2012 che riguarda anche l’alimentazione con una riduzione stimata pari al due per cento negli acquisti in quantità nei primi otto mesi dell’anno. Per tagliare sulla spesa - precisa la Coldiretti - sono costretti a fare lo slalom tra gli sconti ben il 62 per cento degli italiani che vanno a caccia di offerte speciali tra le corsie dei supermercati piu’ che in passato mentre circa la metà dei consumatori (49 per cento) fa addirittura la spola tra diversi negozi per confrontare i prezzi piu’ convenienti. Tra le tendenze emergenti si evidenzia l’aumento di quanti acquistano prodotti locali (40 per cento) e scelgono solo frutta e verdura di stagione (50 per cento) magari senza intermediazione con un balzo record del 23 per cento in un anno degli acquisti fatti direttamente dal produttore, resi possibili dalla rete degli agricoltori di Campagna Amica. Il risultato è che nonostante gli impegni della vita moderna per la prima volta rispetto al passato - conclude la Coldiretti - si inverte la tendenza con il 57 per cento degli italiani che dedica piu’ tempo a fare la spesa secondo l’analisi Coldiretti/Swg.
Secondo l’analisi di Coldiretti e SWG sei italiani su dieci non hanno un reddito adeguato e si fatica ad arrivare a fine mese. Taglio della spesa con caccia agli sconti ed offerte speciali, più attenzione alle etichette e balzo record per gli acquisti diretti al produttore.
Per effetto del calo del potere d’acquisto sei italiani su dieci (61 per cento) non dispongono di un reddito adeguato ma c’è addirittura un 6 per cento che non riesce mai ad arrivare a fine mese. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Swg divulgata in occasione della diffusione dei dati sui conti nazionali dell’Istat. Il risultato è - sottolinea la Coldiretti - un drastico calo nei consumi nel 2012 che riguarda anche l’alimentazione con una riduzione stimata pari al due per cento negli acquisti in quantità nei primi otto mesi dell’anno. Per tagliare sulla spesa - precisa la Coldiretti - sono costretti a fare lo slalom tra gli sconti ben il 62 per cento degli italiani che vanno a caccia di offerte speciali tra le corsie dei supermercati piu’ che in passato mentre circa la metà dei consumatori (49 per cento) fa addirittura la spola tra diversi negozi per confrontare i prezzi piu’ convenienti. Tra le tendenze emergenti si evidenzia l’aumento di quanti acquistano prodotti locali (40 per cento) e scelgono solo frutta e verdura di stagione (50 per cento) magari senza intermediazione con un balzo record del 23 per cento in un anno degli acquisti fatti direttamente dal produttore, resi possibili dalla rete degli agricoltori di Campagna Amica. Il risultato è che nonostante gli impegni della vita moderna per la prima volta rispetto al passato - conclude la Coldiretti - si inverte la tendenza con il 57 per cento degli italiani che dedica piu’ tempo a fare la spesa secondo l’analisi Coldiretti/Swg.
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giovedì 27 settembre 2012
CRISI: UNA FAMIGLIA SU TRE “TAGLIA” LA SPESA ED ELIMINA FRUTTA E VERDURA DAL MENÙ. SULLA TAVOLA 9 CHILI IN MENO IN UN ANNO
Fonte: Confagricoltura
Cesena, 27 settembre 2012 - Fa bene alla salute, è varia, colorata, di qualità. Eppure con la crisi gli italiani hanno deciso di “tagliare” proprio l’ortofrutta. Nell’ultimo anno una famiglia su tre ha alleggerito il carrello alimentare e, di questi, il 41,4 per cento ha ammesso di aver ridotto gli acquisti di frutta e verdura. Colpa dei prezzi al consumo troppo variabili, dell’educazione a una sana alimentazione non ancora radicata, della minore capacità di spesa che induce a considerare la frutta un “lusso” e a comprare cibi dal basso costo ma dall’elevato contenuto calorico. E’ quanto emerge da un’analisi di Confagricoltura, Cia-Confederazione italiana agricoltori, Fedagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital, presentata in occasione di Macfrut 2012 a Cesena Fiere. Così, nel 2011, ogni famiglia ha acquistato 5 chili in meno di frutta, 3 chili in meno di verdura e 1 chilo in meno di ortaggi surgelati, portando a un calo complessivo dei quantitativi del 2,6 per cento tendenziale, per un totale di 8,3 milioni di tonnellate - spiegano le organizzazioni. In realtà, però, la crisi dei consumi di ortofrutta parte da più lontano: in undici anni, infatti, gli acquisti sono diminuiti del 23 per cento, passando dai 450 chili a famiglia del 2000 ai 347 chili del 2011. Vuol dire che in poco più di un decennio si sono persi per strada oltre 100 chili per nucleo familiare, con conseguenze dirette sulla dieta degli italiani e soprattutto sui redditi dei produttori. Oggi infatti la spesa annua per l’ortofrutta si attesta mediamente sopra i 13 miliardi e i prezzi al consumo, anche con i consumi in discesa, aumentano invece di diminuire (rispettivamente +5,8% la frutta e +4,8% i vegetali freschi in termini tendenziali ad agosto, ultimo dato disponibile), con il risultato che gli agricoltori non ne traggono alcun vantaggio. È evidente che oggi il settore ha bisogno di un vero piano di ristrutturazione che si fondi su una visione strategica. L’ortofrutticoltura - ricordano le cinque organizzazioni - rappresenta circa un terzo dell’intera Plv agricola del Paese e, con una produzione di circa 35 milioni di tonnellate l’anno, l’Italia si contende con la Spagna l’appellativo di “orto d’Europa”. Eppure, nonostante il rilievo quali-quantitativo a livello internazionale, il comparto mostra i segni di una strutturale perdita di competitività, che si evidenzia nell’incapacità di intercettare la domanda proveniente dai nuovi bacini di consumo. Oggi l’export di frutta e verdura, compresa l’ortofrutta trasformata, vale 6,7 miliardi di euro l’anno, ma considerato che entro i confini nazionali si consuma meno del 25 per cento di quel che si produce, è evidente che bisogna orientarsi verso un forte incremento della capacità di esportazione. Tanto più che la domanda mondiale, sostenuta proprio dai paesi Bric, è passata da 70 a 170 miliardi di dollari in pochi anni. Per farlo, però, occorre agire sulla frammentazione di tutte le componenti della filiera, sulla forte polverizzazione dei soggetti e sulla mancanza di innovazione. Insomma, per aggredire i nuovi mercati ed evitare la chiusura delle aziende non basta più essere primi nelle produzioni, occorre essere competitivi – sottolineano Confagricoltura, Cia, Fedagri, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital -. Ecco perché adesso è diventato improrogabile fare sistema: puntare a una maggiore aggregazione dell’offerta ortofrutticola; intervenire sulle dimensioni d’impresa per un processo di riorganizzazione a tutti i livelli; promuovere coerenti e rinnovate politiche nazionali ed europee, ad esempio adeguando gli strumenti assicurativi per rispondere a eventuali problematiche climatiche e fitopatologiche o a forti ribassi dei prezzi; guidare i processi di internazionalizzazione che aiutino le imprese a varcare i confini e valorizzino la qualità e la salubrità del “made in Italy” ortofrutticolo. Non va dimenticato, infatti, che non soltanto frutta e verdura italiane sono sinonimo d’eccellenza (basti pensare che, secondo i dati Istat sui prodotti a denominazione, proprio il settore ‘ortofrutta e cereali’ conta il maggior numero di certificazioni, con 32 Dop e 62 Igp), ma sono totalmente sicure. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, infatti, ben il 99,7 per cento dei campioni ortofrutticoli sottoposti ai controlli sulla sicurezza alimentare sono risultati assolutamente in regola. E poi bisogna lavorare sulla domanda interna, cercando di recuperare quel calo dei consumi di ortofrutta ampliato dalla crisi economica. D’altra parte, non è solo questione di prezzi al consumo, ma ha molto a che vedere anche con le cattive abitudini alimentari dei più giovani. La riduzione dei consumi, infatti, riguarda soprattutto le nuove generazioni, con il 22 per cento dei genitori che dichiara che i propri figli non mangiano frutta e verdura quotidianamente. E’ necessario frenare il progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di “junk food” da parte dei più piccoli e investire di più su una cultura alimentare che privilegi l’ortofrutta in un’ottica di prevenzione e tutela della salute. D’altronde, già oggi i costi sociali di obesità e sedentarietà toccano, in Italia, i 65 miliardi di euro all’anno: lo 0,38 per cento del Pil. Non solo. Ormai nel Paese circa il 12 per cento dei bambini è obeso e nella fascia d’età tra i 6 e gli 11 anni ben uno su tre è in sovrappeso. Per tutti questi motivi - concludono le cinque organizzazioni - diventa chiaro che oggi occorre incoraggiare, sostenere e promuovere un’alimentazione sana e corretta, con campagne ad hoc di informazione ed educazione, come “frutta nelle scuole”, estendendo il modello anche alle famiglie e puntando sull’appeal di quegli ortofrutticoli che già oggi regnano incontrastati sulle tavole degli italiani. Ovvero la mela (825.000 tonnellate vendute) e l’arancia (605.000), la patata (722.000 tonnellate) e il pomodoro (575.000).
Cesena, 27 settembre 2012 - Fa bene alla salute, è varia, colorata, di qualità. Eppure con la crisi gli italiani hanno deciso di “tagliare” proprio l’ortofrutta. Nell’ultimo anno una famiglia su tre ha alleggerito il carrello alimentare e, di questi, il 41,4 per cento ha ammesso di aver ridotto gli acquisti di frutta e verdura. Colpa dei prezzi al consumo troppo variabili, dell’educazione a una sana alimentazione non ancora radicata, della minore capacità di spesa che induce a considerare la frutta un “lusso” e a comprare cibi dal basso costo ma dall’elevato contenuto calorico. E’ quanto emerge da un’analisi di Confagricoltura, Cia-Confederazione italiana agricoltori, Fedagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital, presentata in occasione di Macfrut 2012 a Cesena Fiere. Così, nel 2011, ogni famiglia ha acquistato 5 chili in meno di frutta, 3 chili in meno di verdura e 1 chilo in meno di ortaggi surgelati, portando a un calo complessivo dei quantitativi del 2,6 per cento tendenziale, per un totale di 8,3 milioni di tonnellate - spiegano le organizzazioni. In realtà, però, la crisi dei consumi di ortofrutta parte da più lontano: in undici anni, infatti, gli acquisti sono diminuiti del 23 per cento, passando dai 450 chili a famiglia del 2000 ai 347 chili del 2011. Vuol dire che in poco più di un decennio si sono persi per strada oltre 100 chili per nucleo familiare, con conseguenze dirette sulla dieta degli italiani e soprattutto sui redditi dei produttori. Oggi infatti la spesa annua per l’ortofrutta si attesta mediamente sopra i 13 miliardi e i prezzi al consumo, anche con i consumi in discesa, aumentano invece di diminuire (rispettivamente +5,8% la frutta e +4,8% i vegetali freschi in termini tendenziali ad agosto, ultimo dato disponibile), con il risultato che gli agricoltori non ne traggono alcun vantaggio. È evidente che oggi il settore ha bisogno di un vero piano di ristrutturazione che si fondi su una visione strategica. L’ortofrutticoltura - ricordano le cinque organizzazioni - rappresenta circa un terzo dell’intera Plv agricola del Paese e, con una produzione di circa 35 milioni di tonnellate l’anno, l’Italia si contende con la Spagna l’appellativo di “orto d’Europa”. Eppure, nonostante il rilievo quali-quantitativo a livello internazionale, il comparto mostra i segni di una strutturale perdita di competitività, che si evidenzia nell’incapacità di intercettare la domanda proveniente dai nuovi bacini di consumo. Oggi l’export di frutta e verdura, compresa l’ortofrutta trasformata, vale 6,7 miliardi di euro l’anno, ma considerato che entro i confini nazionali si consuma meno del 25 per cento di quel che si produce, è evidente che bisogna orientarsi verso un forte incremento della capacità di esportazione. Tanto più che la domanda mondiale, sostenuta proprio dai paesi Bric, è passata da 70 a 170 miliardi di dollari in pochi anni. Per farlo, però, occorre agire sulla frammentazione di tutte le componenti della filiera, sulla forte polverizzazione dei soggetti e sulla mancanza di innovazione. Insomma, per aggredire i nuovi mercati ed evitare la chiusura delle aziende non basta più essere primi nelle produzioni, occorre essere competitivi – sottolineano Confagricoltura, Cia, Fedagri, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital -. Ecco perché adesso è diventato improrogabile fare sistema: puntare a una maggiore aggregazione dell’offerta ortofrutticola; intervenire sulle dimensioni d’impresa per un processo di riorganizzazione a tutti i livelli; promuovere coerenti e rinnovate politiche nazionali ed europee, ad esempio adeguando gli strumenti assicurativi per rispondere a eventuali problematiche climatiche e fitopatologiche o a forti ribassi dei prezzi; guidare i processi di internazionalizzazione che aiutino le imprese a varcare i confini e valorizzino la qualità e la salubrità del “made in Italy” ortofrutticolo. Non va dimenticato, infatti, che non soltanto frutta e verdura italiane sono sinonimo d’eccellenza (basti pensare che, secondo i dati Istat sui prodotti a denominazione, proprio il settore ‘ortofrutta e cereali’ conta il maggior numero di certificazioni, con 32 Dop e 62 Igp), ma sono totalmente sicure. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, infatti, ben il 99,7 per cento dei campioni ortofrutticoli sottoposti ai controlli sulla sicurezza alimentare sono risultati assolutamente in regola. E poi bisogna lavorare sulla domanda interna, cercando di recuperare quel calo dei consumi di ortofrutta ampliato dalla crisi economica. D’altra parte, non è solo questione di prezzi al consumo, ma ha molto a che vedere anche con le cattive abitudini alimentari dei più giovani. La riduzione dei consumi, infatti, riguarda soprattutto le nuove generazioni, con il 22 per cento dei genitori che dichiara che i propri figli non mangiano frutta e verdura quotidianamente. E’ necessario frenare il progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di “junk food” da parte dei più piccoli e investire di più su una cultura alimentare che privilegi l’ortofrutta in un’ottica di prevenzione e tutela della salute. D’altronde, già oggi i costi sociali di obesità e sedentarietà toccano, in Italia, i 65 miliardi di euro all’anno: lo 0,38 per cento del Pil. Non solo. Ormai nel Paese circa il 12 per cento dei bambini è obeso e nella fascia d’età tra i 6 e gli 11 anni ben uno su tre è in sovrappeso. Per tutti questi motivi - concludono le cinque organizzazioni - diventa chiaro che oggi occorre incoraggiare, sostenere e promuovere un’alimentazione sana e corretta, con campagne ad hoc di informazione ed educazione, come “frutta nelle scuole”, estendendo il modello anche alle famiglie e puntando sull’appeal di quegli ortofrutticoli che già oggi regnano incontrastati sulle tavole degli italiani. Ovvero la mela (825.000 tonnellate vendute) e l’arancia (605.000), la patata (722.000 tonnellate) e il pomodoro (575.000).
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giovedì 8 marzo 2012
CONSUMI IN CRISI, CONFAGRICOLTURA: “NELLA SPESA DELLE FAMIGLIE MENO LATTE E PIU’ LOTTO”
Fonte: Confagricoltura
Gennaio parte in recessione, con un calo generalizzato dei consumi delle famiglie. neanche quelli dei beni alimentari resistono; si spende di più solo in lotterie e scommesse. Meno latte, più Lotto. è la conseguenza della crisi, che si tenda di esorcizzare, sognando vincite milionarie. Lo pone in evidenza Confagricoltura analizzando i dati dell’ ICC - Indicatore Consumi Confcommercio che, per gli alimentari, le bevande ed i tabacchi registra, a gennaio 2012 su gennaio 2011, una diminuzione dei consumi del 4,4%.
“Il consumatore – osserva Confagricoltura - tende a risparmiare rinunciando agli acquisti o riducendoli drasticamente. Già l’Istat aveva segnalato i risultati del commercio al dettaglio dell’ultimo mese dell’anno scorso come i peggiori dal 2004”.
“In questo quadro ancor più – conclude Confagricoltura - si avverte l’esigenza di rapporti chiari e predefiniti, tra le varie componenti della filiera. La situazione contingente tende a renderli squilibrati. Per questo è importante la norma della legge di conversione del decreto liberalizzazioni”.
Gennaio parte in recessione, con un calo generalizzato dei consumi delle famiglie. neanche quelli dei beni alimentari resistono; si spende di più solo in lotterie e scommesse. Meno latte, più Lotto. è la conseguenza della crisi, che si tenda di esorcizzare, sognando vincite milionarie. Lo pone in evidenza Confagricoltura analizzando i dati dell’ ICC - Indicatore Consumi Confcommercio che, per gli alimentari, le bevande ed i tabacchi registra, a gennaio 2012 su gennaio 2011, una diminuzione dei consumi del 4,4%.
“Il consumatore – osserva Confagricoltura - tende a risparmiare rinunciando agli acquisti o riducendoli drasticamente. Già l’Istat aveva segnalato i risultati del commercio al dettaglio dell’ultimo mese dell’anno scorso come i peggiori dal 2004”.
“In questo quadro ancor più – conclude Confagricoltura - si avverte l’esigenza di rapporti chiari e predefiniti, tra le varie componenti della filiera. La situazione contingente tende a renderli squilibrati. Per questo è importante la norma della legge di conversione del decreto liberalizzazioni”.
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venerdì 3 febbraio 2012
PREZZI AL CONSUMO DI GENNAIO, CONFAGRICOLTURA: “NEL CARRELLO DELLA SPESA I PRODOTTI FRESCHI FRENANO L’INFLAZIONE”
Fonte: Confagricoltura
“A gennaio le famiglie italiane, rispetto allo stesso mese del 2011, hanno speso il 3,2% in più. Per gli alimentari l’incremento si è fermato al 2,3% e quello dei prodotti freschi non è andato oltre lo 0,5%”. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati provvisori Istat sui prezzi al consumo del mese scorso.
“Se si considera quanto hanno speso i consumatori un anno fa e quanto spendono oggi, sono proprio frutta e verdura a incidere di meno sui bilanci familiari – osserva Confagricoltura –. Tutto questo nonostante le aziende agricole stiano vivendo una situazione estremamente difficile, con forti aumenti dei costi di produzione e magri ricavi”.
“Gennaio – conclude Confagricoltura - è stato un mese particolarmente difficile per le imprese agricole penalizzate prima dalla stangata del caro-gasolio (con aumenti per 250 milioni di euro) e poi dal blocco dei Tir , con una pesante battuta d’arresto che è costata almeno 500 milioni di euro. Poi è giunto febbraio con il grande freddo ed altre difficoltà nei trasporti dei prodotti freschi che non riescono a giungere a destinazione, mentre il rischio che qualcuno speculi su queste situazioni d’emergenza è più che un’ipotesi”.
“A gennaio le famiglie italiane, rispetto allo stesso mese del 2011, hanno speso il 3,2% in più. Per gli alimentari l’incremento si è fermato al 2,3% e quello dei prodotti freschi non è andato oltre lo 0,5%”. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati provvisori Istat sui prezzi al consumo del mese scorso.
“Se si considera quanto hanno speso i consumatori un anno fa e quanto spendono oggi, sono proprio frutta e verdura a incidere di meno sui bilanci familiari – osserva Confagricoltura –. Tutto questo nonostante le aziende agricole stiano vivendo una situazione estremamente difficile, con forti aumenti dei costi di produzione e magri ricavi”.
“Gennaio – conclude Confagricoltura - è stato un mese particolarmente difficile per le imprese agricole penalizzate prima dalla stangata del caro-gasolio (con aumenti per 250 milioni di euro) e poi dal blocco dei Tir , con una pesante battuta d’arresto che è costata almeno 500 milioni di euro. Poi è giunto febbraio con il grande freddo ed altre difficoltà nei trasporti dei prodotti freschi che non riescono a giungere a destinazione, mentre il rischio che qualcuno speculi su queste situazioni d’emergenza è più che un’ipotesi”.
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martedì 16 marzo 2010
COLDIRETTI: LE NOSTRE PERE AD OCCHIO ALLA SPESA
FONTE: Coldiretti Ferrara (0532 979723)
Mercoledì 17 marzo le qualità delle nostre pere ed i piccoli segreti per consumarle al meglio a RAI UNO con la partecipazione di Raffaele Chiossi, frutticoltore nostro socio e presidente della O.P. CHIARA di Ferrara.
Tornano le pere sotto i riflettori di uno dei programmi di maggior successo di Rai uno, che domani, mercoledì 17 marzo, dalle 10,55, all’interno di “Occhio alla spesa” dedicherà la puntata ad uno dei frutti più amati e simbolo della nostra provincia.
Con l’aiuto di Raffaele Chiossi, frutticoltore ferrarese DOC e presidente di O.P. CHIARA, il conduttore Alessandro Di Pietro proporrà al pubblico le caratteristiche qualitative delle pere IGP dell’Emilia-Romagna e di Mantova, illustrandone le diverse qualità organolettiche e gustative, come riconoscerle, il mercato di riferimento, i prezzi medi, i consigli per la scelta migliore ed i piccoli segreti per conservare al meglio i frutti e poterli consumare al meglio.
La produzione di pere nella nostra provincia, in particolare per la varietà Abate Fetel è la prima in regione e tra le principali in Europa ed anche la redditività della coltura ha subito meno contraccolpi dalla crisi rispetto ad altre colture.
Mercoledì 17 marzo le qualità delle nostre pere ed i piccoli segreti per consumarle al meglio a RAI UNO con la partecipazione di Raffaele Chiossi, frutticoltore nostro socio e presidente della O.P. CHIARA di Ferrara.
Tornano le pere sotto i riflettori di uno dei programmi di maggior successo di Rai uno, che domani, mercoledì 17 marzo, dalle 10,55, all’interno di “Occhio alla spesa” dedicherà la puntata ad uno dei frutti più amati e simbolo della nostra provincia.
Con l’aiuto di Raffaele Chiossi, frutticoltore ferrarese DOC e presidente di O.P. CHIARA, il conduttore Alessandro Di Pietro proporrà al pubblico le caratteristiche qualitative delle pere IGP dell’Emilia-Romagna e di Mantova, illustrandone le diverse qualità organolettiche e gustative, come riconoscerle, il mercato di riferimento, i prezzi medi, i consigli per la scelta migliore ed i piccoli segreti per conservare al meglio i frutti e poterli consumare al meglio.
La produzione di pere nella nostra provincia, in particolare per la varietà Abate Fetel è la prima in regione e tra le principali in Europa ed anche la redditività della coltura ha subito meno contraccolpi dalla crisi rispetto ad altre colture.
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