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venerdì 27 febbraio 2015

VINITALY, MARTINA: SOSTEGNO AL SETTORE. L’OBIETTIVO DI QUEST’ANNO Ė IL TESTO UNICO PER IL VINO

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“Quando diciamo Vinitaly, non diciamo solo Verona, ma rappresentiamo al massimo l’esperienza vitivinicola nazionale, legata a doppio filo alla grande occasione di Expo. Un percorso tracciato già un anno fa, quando abbiamo iniziato a immaginare la collaborazione in vista dell’Esposizione universale di Milano, in particolare per il Padiglione del vino italiano. Ecco perché Vinitaly sarà sicuramente l’occasione per fare il punto rispetto ai 12 mesi di lavoro che abbiamo alle spalle: dal decreto sui diritti d’impianto a ‘Campolibero’, con alcune scelte di semplificazione, come la diffida prima della sanzione e la dematerializzazione dei registri vitivinicoli che, nelle prossime giornate, taglierà burocrazia per oltre 25mila operatori. Il settore del vino, con 14 miliardi di euro di fatturato e oltre 5 miliardi di export, rappresenta al meglio la capacità italiana di uscire dalla crisi e rilanciare. Abbiamo iniziato ad avere un’agenda di impegni concreti che si traducono in realtà, rispondendo alle esigenze del settore e lavorando sulla promozione. Per sostenere ancora meglio le esportazioni, il Governo ha varato un piano sull’internazionalizzazione che, per la prima volta, pone l’agroalimentare al centro di un sistema integrato. Ė chiaro che, in questo contesto, il settore vitivinicolo ha un ruolo fondamentale. Vinitaly, allora, sarà anche un momento di incontro e di confronto per lanciare nuove sfide. Penso ad Expo, ma anche alle azioni di rilancio dell’export. Voglio sottolineare che, per quanto ci riguarda, l’obiettivo di quest’anno resta il testo unico per il vino. Sono convinto che un lavoro serio tra Governo e Parlamento possa portare davvero alla definizione di uno strumento in grado di aiutare tutto il sistema”. Così il Ministro delle politiche agricole con delega ad Expo, Maurizio Martina, alla presentazione della 49^ edizione di Vinitaly.

giovedì 8 maggio 2014

NASCE IL “COLOSSO” ITALIANO DELL’ORTOFRUTTA NATURALE AGRINTESA E BRIO, PROTAGONISTI NEL BIO

Fonte: Agrintesa  

Con Alegra ed Apo Conerpo la cooperativa faentina entra nella compagine societaria della azienda veronese leader nel settore biologico

Un nuovo ruolo nel biologico, che rafforzi una presenza già significativa e apra nuove prospettive per conquistare la leadership nella produzione e nel mercato dell’ortofrutta coltivata con tecniche naturali e certificate, rispettose della salute e dell’ambiente: con questo obiettivo la cooperativa faentina Agrintesa, insieme con la società commerciale Alegra e l’organizzazione di produttori Apo Conerpo, entra nella compagine societaria della veronese BRIO, protagonista di primo piano, in Italia e all’estero, nella vendita dei prodotti alimentari bio. “Con questa operazione – dichiara il presidente di Agrintesa, Raffaele Drei – la nostra cooperativa entra nel capitale di Brio con una quota del 39%, l’associazione Apo Conerpo con il 5% e la società Alegra con il 7%, mentre il rimanente 49% resta in mano alla cooperativa La Primavera - una delle realtà pioniere del biologico italiano e fondatrice, nel 1993, della stessa BRIO - e ad altri soci minori”. “Dopo il riassetto delle quote – prosegue Drei – è stato inoltre previsto un aumento di capitale di 2,5 milioni di euro al fine di rafforzare ulteriormente la società”. “In vent’anni – dichiara Andrea Bertoldi, amministratore delegato di BRIO – la nostra società ha registrato una crescita costante e oggi commercializza quasi 20.000 tonnellate di prodotti ortofrutticoli a cui si aggiungono 1.650 tonnellate di altre derrate alimentari, tutte rigorosamente biologiche. Il fatturato 2013 ha sfiorato i 37 milioni di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, ed è stato realizzato per il 40% all’estero”. Se si considerano anche le altre società del Gruppo (Brio France, Biologica 2006, Terre del Sud, Brio Deutschland e BDL Trasporti), il volume d’affari sale a 50 milioni di euro (+6% sul 2012) e le quantità sfiorano le 25.000 tonnellate. “Dati che ben testimoniano il ruolo di primo piano che BRIO ha sempre ricoperto in questo settore – prosegue Bertoldi – senza dimenticare che l’invidiabile patrimonio di esperienza e conoscenza accumulato nel corso degli anni è ora a disposizione del nuovo progetto di crescita che vede Agrintesa, Alegra ed Apo Conerpo ‘portare in dote’ la loro straordinaria capacità produttiva, organizzativa e commerciale”. “La ‘nuova’ BRIO prende il via il prossimo 1° giugno – conclude Bertoldi – con l’obiettivo di raddoppiare il proprio fatturato globale (100 milioni di euro) entro i prossimi 5 anni”. “In quest’ottica di collaborazione a 360° – sottolinea Davide Vernocchi, presidente di APO Conerpo – la nuova partnership potrà garantire orizzonti produttivi e commerciali sul biologico più ampi e nuove opportunità di crescita per tutte le cooperative aderenti; siamo di fronte ad un progetto di aggregazione decisamente moderno ed ambizioso in grado di assicurare nuovo slancio all’intero sistema ortofrutticolo nazionale”. “Tra i diversi vantaggi di questa operazione – prosegue il presidente Drei – è importante sottolineare la possibilità offerta oggi alla nostra base produttiva di indirizzarsi ancor più verso l’agricoltura biologica, un sistema certificato e naturale, rispettoso dell’ambiente, ma anche portatore di interessanti prospettive economiche”. “Agrintesa vanta una lunga tradizione nel biologico – rileva il direttore generale Cristian Moretti – ma oltre ai numeri, peraltro significativi, va evidenziato il contributo che la nostra cooperativa può assicurare in termini di pianificazione industriale, vale a dire di qualificazione e programmazione delle produzioni, specializzazione e concentrazione delle lavorazioni, modernizzazione delle politiche di vendita, razionalizzazione e contenimento dei costi, flessibilità e innovazione della logistica, ricerca di nuove economie di scala; a tal fine specializzeremo ulteriormente gli stabilimenti di Gambettola (FC) e Zevio (VR)”. “Con questa importante sinergia – afferma Gianni Amidei, consigliere delegato di Alegra – il mondo ortofrutticolo che fa capo al sistema Alegra/Agrintesa può consolidare significativamente la propria posizione, partendo dalle attuali 8.000 tonnellate (12 milioni di euro di fatturato) per salire all’attenzione del mercato nazionale ed internazionale quale prima realtà italiana dell’ortofrutta biologica con un’offerta complessiva di oltre 33.000 tonnellate”. “La nostra è una risposta moderna e articolata alla continua crescita del mercato dei prodotti biologici – prosegue Gianni Amidei – che ha fatto segnare in Italia nel primo semestre 2013 un incremento della domanda dell’8,8% (dati Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica)”. “A questa rilevante performance – conclude Amidei – si affiancano i numeri in crescita relativi all’export italiano con un fatturato che, secondo le ultime rilevazioni, si assesta sopra il miliardo di euro. In risposta a queste tendenze indubbiamente positive, c’è un dato che rimane contradditorio: l’Italia, primo paese europeo per le esportazioni di prodotti biologici, continua a rimanere il fanalino di coda dei consumi bio con un 1,5% contro il 7,6% della Danimarca, il 6,5% di Austria e Svizzera ed il 6% del Regno Unito. E’ quindi nostra intenzione cogliere questa grande opportunità di crescita”. “Con 25 anni d’attività alle spalle – dichiara Gaetano Zenti, presidente de La Primavera – la nostra cooperativa si conferma la prima azienda italiana interamente specializzata nelle coltivazioni biologiche ed ora si appresta a diventare una realtà ancora più moderna, dinamica e organizzata, in grado di raggiungere rapidamente i propri obiettivi di sviluppo. La Primavera, diventando socia di Agrintesa e Apo Conerpo, può apportare un valore aggiunto alla compagine sociale, condividendo con le altre aziende agricole i valori e le conoscenze acquisite negli anni”. “La nascita di questo nuovo soggetto agroalimentare tra due importanti attori del comparto ortofrutticolo italiano – concludono Bertoldi e Drei – consentirà un generale ‘salto di qualità’ con una gamma d’offerta che si allarga e si completa per raggiungere nuovi mercati, grazie alla qualità certificata dei prodotti e alla moderna organizzazione dell’intera filiera”.

sabato 12 aprile 2014

COLDIRETTI, I FURBETTI DEL “WINE KIT” BEFFANO INTERPOL CON NOMI DI FANTASIA

Fonte: Coldiretti Ferrara     

Dopo la denuncia di Coldiretti dello scorso anno sui wine kit per produrre falso vino, e l’intervento per bloccarne la vendita, i furbetti del vino in polvere hanno messo nomi fantasiosi ai loro prodotti e continuano a venderli, con danno per i veri vini italiani di qualità.

A distanza di appena un anno dalla denuncia della vendita di wine kit per produrre falso vino a danno dei vini italiani piu’ prestigiosi che ha provocato l’intervento dell’Interpol per fermare il commercio in Europa, i furbetti del “vino in polvere” si sono attrezzati per sfuggire alle leggi cambiando semplicemente e fantasiosamente i nomi e così il Barolo è diventato Barollo, il Brunello di Montalcino ora si chiama Montecino, il Valpolicella divenuto Vinoncella, mentre il nuovo nome del Chianti è Cantia che suona molto simile con la pronuncia inglese. Lo ha denunciato la Coldiretti al Vinitaly di Verona dove nel proprio stand nel Centro Servizi Arena - nel corridoio tra i padiglioni 6 e 7 sono stati esposti gli esempi piu’ eclatanti degli espedienti messi in atto per dribblare le normative vigenti a danno delle produzioni italiane che sono tuttora in vendita in Gran Bretagna. L’annunciato blocco delle vendite in Gran Bretagna annunciato il 17 luglio dall’allora Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo, a seguito della positiva azione dell’Interpol, sollecitata dalle Autorità nazionali, non ha avuto purtroppo il risultato sperato, secondo l’antico adagio popolare “fatta le legge trovato l’inganno”. In questo caso – sottolinea la Coldiretti - l’inganno è globale con le ditte produttrici che si trovano negli Usa ed in Canada, ma anche in Svezia dove i wine kit che dichiarano di ottenere in soli 5 giorni, in casa, Lambrusco, Gewurztraminer, Frascati, Sangiovese o Primitivo, sono stati venduti addirittura con i marchi Cantina e Doc’s. La situazione non è migliorata neanche fuori dall’Unione Europea dove uno dei piu' grandi produttori di wine kit si trova in Canada http://www.vinecowine.com/ e, con i marchi California Connoisseur, KenRidge, Cellar Craft, European Select, vende kit di Verdicchio, Chianti, Barolo, Amarone, Valpolicella ai quali - denuncia la Coldiretti - si è limitato ad aggiungere semplicemente l’aggettivo “style”. La società che produce wine kit fa capo al secondo produttore canadese di vino Andrew Peller Limited http://www.andrewpeller.com che in passato ha anche esposto i propri vini al Vinitaly. E preoccupante notare – continua la Coldiretti – che la falsificazione continui a prosperare in un Paese come il Canada con cui la Commissione europea ha recentemente raggiunto un accordo politico sugli elementi chiave dell’Accordo economico commerciale globale (noto anche con l’acronimo in inglese CETA) per dirimere le controversie in corso sulla tutela delle denominazioni, dai salumi ai formaggi. “L’Italia non puo’ tollerare che nell’Unione Europea del rigore nei conti si permetta che almeno venti milioni di bottiglie di pseudo vino siano ottenuti da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette piu’ prestigiose”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “è necessario stringere le maglie larghe di una legislazione per fermare uno scempio intollerabile che mette a rischio con l’inganno l’immagine e la credibilità dei nostri vini piu’ prestigiosi conquistata nel tempo grazie agli sforzi fatti per la valorizzazione di un prodotto che esprime qualità, tradizione, cultura e territorio”. Il problema - continua la Coldiretti - non è legato solo all’utilizzo delle pregiate denominazioni del Belpaese poiché in base alla normativa europea del vino, non è possibile aggiungere acqua nel vino o nei mosti. La definizione europea del vino non contempla l’aggiunta di acqua come peraltro consentito in altri stati del nuovo mondo (Sud Africa) che continuano a richiedere alla Ue di autorizzare tale pratica per favorire le loro esportazioni. Anche per questo il commercio dei wine kit su tutto il territorio europeo - conclude la Coldiretti - andrebbe vietato.

COLDIRETTI, ALLARME BUROCRAZIA NEL VINO: 70 PRATICHE DA VIGNA A BOTTIGLIA

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Lanciata al Vinitaly proposta Coldiretti per dimezzare i costi ed i tempi per le imprese senza rinunciare ai controlli ed alla trasparenza.

Dal vigneto alla bottiglia è necessario adempiere a più di 70 pratiche che coinvolgono 20 diversi soggetti che richiedono almeno 100 giornate di lavoro per ogni impresa vitivinicola per soddisfare le 4000 pagine di normativa che regolamentano il settore. E’ questo l’allarme lanciato dalla Coldiretti al Vinitaly dove è stata presentata dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo la proposta di semplificazione per tagliare la burocrazia nel settore vitivinicolo e per dimezzare tempi e costi per le imprese nell’ambito dell’incontro “Il Marketing del vino, dalla etichetta al web” organizzato dalla Coldiretti e dell’Associazione nazionale Città del Vino con il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina, il Presidente dell’associazione Nazionale Città del vino Pietro Iadanza ma anche importanti esperti di marketing e analisti del web come Diego Ciulli di Google. Secondo la Coldiretti e’ importante procedere verso un registro unico dei controlli come annunciato dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina al Vinitaly, ma è necessario modificare radicalmente l'approccio al sistema dei controlli nelsettore vitivinicolo mettendo al centro e valorizzando l'autocontrollo aziendale che già oggi viene normalmente e scrupolosamente effettuato dalleaziende mentre è necessario effettuare i controlli partendo sempre da una analisi dei rischi. Di fronte ad un carico amministrativo che causa oneri insostenibili per le imprese e ha provocato un calo della superficie vitata destinata a Doc e Docg, con una pericolosa spinta alla delocalizzazione, la Coldiretti propone un sistema dei controlli virtuoso a vantaggio dei consumatori e nel rispetto del lavoro dei produttori: - Sportello unico degli adempimenti attraverso il fascicolo aziendale, valorizzando l’autocontrollo dell’impresa; - Controlli a campione basati sull’analisi dei rischi ed estesi sul mercato al consumo; - Coordinamento del sistema sanzionatorio (Dlgs. 61; L.82; Dlgs. 260) e distinzione netta tra le irregolarità formali e sanabili (a cui estendere l’istituto della diffida) e i casi reali di frodi e sofisticazioni (con inasprimento delle sanzioni). ll fascicolo aziendale – sostiene la Coldiretti - deve diventare lo “strumento unico” dell’impresa vitivinicola che raccoglie tutte le informazioni previste dalle norme (comunicazioni, dichiarazioni, altre) e i dati aggiornati e certificati chesono messi a disposizione di chi ha titolo. Viene aggiornato mediante autocertificazione o richiesta di verifica preventiva dei dati immessi ed èquindi l’interfaccia unica tra il produttore, la Pubblica Amministrazione e gli altri soggetti coinvolti. Per sostenere le esportazioni che rappresentano la maggioranza del vino commercializzato occorre - suggerisce la Coldiretti - creare uno sportello unico per l’export dei vini che fornisca le informazioni relative a tutti gli adempimenti e superare i vincoli che impediscono la vendita diretta di vino in ambito intracomunitario. A tutela delle Denominazioni di origine e delle Indicazioni geografiche la Coldiretti chiede: - Semplificazione degli adempimenti, garantendo la qualità e distintività del sistema produttivo nazionale e valorizzando la centralità del vigneto e del produttore nella filiera. - Unicità degli adempimenti per i produttori mediante il coordinamento fra le amministrazioni e i diversi soggetti coinvolti. - Mantenimento dell’attuale piramide qualitativa garantendo un’adeguata differenziazione tra Docg, Doc, Igt (rispetto ai requisiti e al sistema di certificazione e controllo). - Garanzia della tracciabilità e rintracciabilità delle partite di vino. - Introduzione del principio dell’autocontrollo aziendale. - Autocontrollo aziendale delle analisi chimico-fisiche e analisi organolettiche su base volontaria. - Sistema di controlli a campione basati su analisi dei rischi e loro intensificazione in caso di “non conformità”. - Individuazione ad opera del soggetto di vigilanza pubblica (Icqrf) di un campione unico nazionale deglioperatori controllati. - Struttura di controllo unica (per tutte le produzioni dell’impresa) e non per denominazione. - Libera scelta da parte dell’azienda della struttura di controllo. - Nuova classificazione delle “non conformità” distinte in: lievi, gravi ma soggette a diffida, gravi soggette a sanzioni. - Adozione di un sistema di controlli sul prodotto in commercio bene registro unico dei controlli ma non basta.

COLDIRETTI, SPESA IN CANTINA PER SETTE ITALIANI SU DIECI, VALE 1,5 MLD DI EURO.

Fonte: Coldiretti Ferrara  

In controtendenza al crollo dei consumi (-7%) l’acquisto diretto dai produttori vinicoli. Secondo i dati del Vinitaly si beve meno ma meglio.

Sette italiani su dieci (71 per cento) hanno acquistato almeno una volta il vino direttamente dal produttore per una spesa complessiva stimata in circa 1,5 miliardi di euro nel 2013, in netta controtendenza rispetto ai consumi nazionali che nello stesso anno sono calati del 7 per cento ed hanno raggiunto il minimo storico dall’Unità d’Italia a circa 22 milioni di ettolitri, dietro Stati Uniti e Francia. E’ quanto emerge da un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it reso noto al Vinitaly nei giorni scorsi da Coldiretti. Insieme all’aumento record delle esportazioni di vino Made in Italy del 7 per cento, la vendita diretta ha contribuito a salvare il bilancio di molte aziende vitivinicole e a far salire il fatturato del settore vino al valore record di 9,3 miliardi nel 2013. Sono oltre 26mila le aziende agricole italiane che vendono direttamente il proprio vino in cantina, ma negli ultimi anni in Italia si sono moltiplicate le possibilità di acquisto senza intermediazione con l’apertura di mercati e botteghe degli agricoltori di Campagna Amica che ha creato la piu’ vasta rete europea di acquisti diretti dal produttore (www.campagnamica.it). Secondo il sondaggio il 60 per cento degli italiani ha acquistato il vino nelle aziende agricole o in cantina, il 6 per cento nei mercati degli agricoltori, il 4 per cento in un punto vendita gestito direttamente dal produttore (negozio, bottega, sagra, ecc.) e l’uno per cento in un sito internet gestito direttamente dal produttore. Per effetto della crisi e del cambiamento degli stili di vita, gli italiani hanno detto addio a quasi un bicchiere di vino su quattro negli ultimi dieci anni e se la media di consumo è di 37 litri a persona, solo il 21 per cento degli italiani beve vino tutti i giorni e addirittura quasi la metà non lo beve mai. Si beve meno, ma si beve meglio con il formato piu' venduto che è stato quello delle bottiglie da 75 cl a denominazione d'origine che puo’ contare su una offerta di 73 etichette Docg, 332 Doc e 118 Igt. I vini piu'richiesti sono Chianti, Lambrusco, Vermentino, Barbera, Bonarda, Montepulciano d'Abruzzo, Nero d'Avola, Morellino e Dolcetto, ma crescono anche il Pecorino, l’Aglianico e il Pignoletto a conferma del successo dei vini autoctoni che ha fatto volare gli acquisti a chilometro zero dal produttore. L’acquisto del vino in cantina infatti è un fenomeno in rapidaespansione che rappresenta una opportunità per i consumatori che possono così risparmiare e garantirsi acquisti di qualità, ma anche un’occasione per le imprese agricole che possono vendere senza intermediazioni e far conoscere direttamente le caratteristiche e il lavoro necessario per realizzare una specialità territoriale unica e inimitabile. La vendita diretta del vino con la possibilità di conoscere vigneti e cantine sono molto diffuse tra i nuovi Paesi produttori come Sudafrica, Australia e Stati Uniti dove la visita alle wineries alimenta anche un importante flusso turistico. Attualmente, grazie al progetto della Coldiretti per una filiera agricola tutta italiana, la rete di vendita diretta degli agricoltori di Campagna Amica in Italia conta quasi 10mila punti tra mercati, fattorie, agriturismi, botteghe e ristoranti accreditati.

giovedì 10 aprile 2014

APPUNTAMENTO A COMACCHIO DAL 26 SETTEMBRE AL 12 OTTOBRE 2014 UN CONVIVIO PER I ‘VINI SULLE SABBIE’ D’ITALIA

Fonte: Strada dei Vini e dei Sapori della Provincia di Ferrara  

Grande successo per il menu che a Vinitaly è stato proposto da Augusto Andreolli e Fabio Bergamini, del ristorante I Sapori, e servito dai ragazzi dell’istituto superiore ‘Remo Brindisi’ di Lido Estensi

C’è un motivo in più per visitare Comacchio ed il Delta del Po fra la fine di settembre e la prima metà di ottobre: perché in occasione e nell’ambito della Sagra dell’Anguilla 2014 – la rinomata e tradizionale kermesse dedicata alla ‘regina gastronomica delle valli’ che terrà la sua sedicesima edizione fra venerdì 26 settembre e domenica 12 ottobre – proprio nella città dei Trepponti debutterà il “Convivio dei Vini sulle Sabbie d’Italia”, rassegna nazionale dedicata ai vini ottenuti su terreni a forte caratterizzazione sabbiosa. E proprio per lanciare quest’appuntamento, la partecipazione del Consorzio Tutela Vini Doc del Bosco Eliceo al 48° Vinitaly di Verona è stata arricchita con il ‘matrimonio’ fra Fortana, Anguilla e CousCous. Perché il Convivio: nella provincia ferrarese – una lingua di terra all’estremità orientale della Pianura Padana, stretta fra le foci dei fiumi Po e Reno e le spiagge dell’Alto Adriatico – la vite viene coltivata su terreni sabbiosi. Una particolarità in comune con poche altre piccolissime aree vinicole italiane, proprio per questo meritevole di maggiore attenzione e valorizzazione, in quanto assolutamente “distintiva” e quindi in grado di contribuire – se adeguatamente promossa e comunicata – a sostenere la “riconoscibilità” sul mercato di questi prodotti. Di qui l’idea di programmare un insieme di appuntamenti dedicati – cene a tema e degustazioni guidate, banchi d’assaggio ed aperitivi musicali, tour in vigneti e visite in cantina – che coinvolgano, insieme ai produttori della ‘doc Bosco Eliceo’, anche le altre realtà del nostro Paese – dalla Valle d’Aosta fino a Sardegna e Sicilia passando per Veneto, Toscana e Campania – dove si fa “viticoltura su sabbia”. Perchè Comacchio: nel cuore del Delta Padano e della “denominazione di origine controllata” del Bosco Eliceo, la città dei Trepponti è conosciuta in Italia – e non solo – per l’anguilla. Ma è anche il ‘cuore’ della vitivinicoltura ferrarese: nel 1991 proprio il Comune di Comacchio, insieme a Provincia, Camera di Commercio e ad un piccolo gruppo di operatori, è stato fra i fondatori del Consorzio per la Tutela di Fortana, Bianco, Merlot e Sauvignon, i quattro ‘doc delle sabbie’. E, ancora nella prima metà del ‘900 – quando, scarseggiando l’acqua potabile, il vino era la bevanda più diffusa, ed igienica, per dissetare le popolazioni di un territorio allora caratterizzato da estesissime paludi da bonificare – Comacchio era fra le Municipalità italiane con la maggiore estensione vitata: ben 5000 gli ettari investiti in provincia ancora negli anni ’70. Perché l’Anguilla: un legame plurisecolare ed identitario – culturale prima che colturale – che ne ha forgiato e permea i luoghi e le genti. Tutto a Comacchio – dalla storia all’architettura, dalle tradizioni alla cucina – ruota intorno a questo pesce, affascinante e misterioso, ed al suo habitat – le valli – che, pur se oggi in buona parte prosciugate e non più produttive come un tempo, quando l’intera economia locale poggiava sul suo allevamento, cattura e trasformazione, ne sono l’emblema e l’essenza. Che, durante la Sagra dell’Anguilla, vengono declinate in tantissime iniziative ed appuntamenti, fra sapori e folklore, natura e cultura, che animano il centro storico della città ed il territorio circostante. Perché il Fortana: perché proprio nel Comacchiese ne esistono più cloni plurisecolari, che hanno superato il flagello della filossera e conservato l’ineguagliabilità del franco di piede. Perché si abbina un po’ a tutti i più tipici e tradizionali piatti della gastronomia territoriale: l’anguilla ed i pesci di valle, la selvaggina e la salama da sugo. Perché, proprio grazie a questo rosso autoctono, la viticoltura ferrarese vanterebbe nobili origini in quanto legata alla Cote d’Or da dove sarebbero giunte alcune viti portate in dote per le nozze fra il duca Ercole II d’Este e Renata di Francia. Di certo, fra i quattro ‘doc delle sabbie’, il Fortana, altrimenti conosciuto come “Uva d’Oro” – così amano definirlo i produttori locali – è in assoluto il portabandiera tra i vini ferraresi. Perché il CousCous: forse non tutti sanno che nel Ferrarese ha sede la più importante filiera nazionale per la produzione di questo alimento, originario del Maghreb ma sempre più diffuso anche sulle tavole degli italiani. Ottenuto dalla lavorazione di cereali coltivati nelle nostre campagne e trasformati in un grande impianto dove - anche con certificazione biologica – si ottengono granellini di semola o integrali, al farro o ai quattro cereali (grano duro, kamut, farro e mais), anche il CousCous e le farine ‘made in Fe’ saranno protagonisti della Sagra di Comacchio 2014. Perché, pure sulle sponde nordafricane dell’Oceano Atlantico, l’anguilla viene pescata e abbinata in cucina al ‘piatto nazionale’ dei Berberi. In conclusione dell’evento Gloria Minarelli ha presentato la pubblicazione “Vini e Paesaggi Viaggio nel territorio ferrarese del Delta del Po, curato dal Parco del Delta del Po Emilia Romagna. All’incontro erano presenti: il presidente di Consorzio Bosco Eliceo e Strada dei Vini dei Sapori della provincia di Ferrara, Sante Baldini, il presidente dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, Gian Alfonso Roda, il sindaco di Comacchio, Marco Fabbri insieme agli assessori Alice Carli e Stefano Parmiani; Francesco Mazzoni ed Annalisa Barison, per la delegazione provinciale Ais; il presidente di Bia Italia Food, Giacomo Ricci; Geremia Mezzogori, per l’associazione L’Alba di Porto Garibaldi ed Elisa Benetti per Veba.

mercoledì 9 aprile 2014

MIPAAF: PRESENTATO #CAMPOLIBERO, PIANO DI AZIONI PER L'AGROALIMENTARE

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che questa mattina il Ministro Maurizio Martina, insieme al presidente del Consiglio Matteo Renzi, hanno annunciato a Vinitaly un piano d'azioni per l'agroalimentare italiano. Diciotto sono le azioni presentate dal Ministero che potranno essere implementate da chi vorrà contribuire scrivendo all'indirizzo campolibero@mpaaf.gov.it. Saranno valutate le proposte arrivate fino al 30 aprile. “L’agricoltura e l’agroalimentare – ha aggiunto il Ministro – hanno una centralità nelle politiche di sviluppo e di rilancio che questo Governo vuole mettere in campo nel suo percorso. Campolibero è un piano di interventi che affronterà alcuni nodi cruciali per il sistema. Dalla sicurezza, con il rafforzamento di azioni per interventi nella Terra dei fuochi, al taglio dei costi agli Enti e alle Società vigilate dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Svilupperemo questo piano di azione, il lavoro sarà implementato grazie a una call aperta da oggi fino al 30 aprile. Immaginiamo di tirare le fila a maggio, mese cruciale anche per l’applicazione definitiva della Pac. Questi due binari, se viaggiano insieme danno l’idea del grande disegno complessivo che questo governo, con il Parlamento – ha concluso il Ministro - può costruire per l’agricoltura e l’agroalimentare italiano”.
Tutte le informazioni le potete trovare a questo link:
http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7505
Qui le slide delle prime 18 azioni: www.agrestetv.it/documenti/CAMPOLIBERO slide.pdf

venerdì 4 aprile 2014

I VINI DOC DEL BOSCO ELICEO DA DOMENICA 6 A MERCOLEDI’ 9 APRILE AL VINITALY 2014. IL FORTANA SPOSA L’ANGUILLA E IL COUSCOUS

Fonte: Ufficio Stampa dell'evento

Nuove etichette tra i soci del Consorzio di Tutela dei Vini Doc del Bosco Eliceo, ma anche un “matrimonio” fra due delle più tipiche specialità della nostra enogastronomia. Quest’anno a Vinitaly – la cui quarantottesima edizione è in programma a Veronafiere da domenica 6 a mercoledì 9 aprile – l’enologia ferrarese approda non soltanto per presentare e promuovere prodotti e produttori locali ma anche per lanciare il connubio fra Fortana e la ‘regina delle valli’, che sarà protagonista a Comacchio della XVI Sagra dell’Anguilla. Durante la quattro giorni scaligera, nello stand allestito all’interno del padiglione Emilia Romagna grazie al contributo della Camera di Commercio e della Provincia di Ferrara, saranno infatti in passerella le etichette DOC (Fortana, Merlot, Sauvignon e Bianco del Bosco) e le IGT del ‘made in Fe’ del vino. All’interno dello stand del Consorzio ferrarese ci saranno le aziende Tenuta Garusola, Mattarelli Vini, Corte Madoninna, Corte Beneficio e il Pettirosso. Nonostante l’importante impegno economico assunto dalle aziende che vi partecipano, la vetrina del Vinitaly è sicuramente un appuntamento importante a cui partecipare. L’enologia ferrarese è fiera di portare all’attenzione del vasto pubblico della rassegna scaligera il suo vitigno autoctono, il Fortana, che in questi anni, nonostante una contrazione dei consumi del vino nel mercato interno, registra un aumento delle vendite sul mercato regionale e nazionale. Vinitaly inoltre è un’occasione non solo per promuovere i Vini delle Sabbie a livello nazionale ma anche al mercato estero che, anche se da poco, ha cominciato a conoscere ed apprezzare il Fortana. Non solo: martedì 8 aprile la sala eventi del padiglione regionale ospiterà infatti la presentazione ufficiale del “Convito dei Vini delle Sabbie d’Italia”, rassegna nazionale dedicata ai vini ottenuti – nel Ferrarese ed in altre regioni del nostro Paese – su terreni a forte caratterizzazione sabbiosa, che verrà promosso in collaborazione fra Consorzio Tutela Vini Doc del Bosco Eliceo, Strada dei Vini e dei Sapori della provincia di Ferrara, Delegazione Provinciale Ais-Associazione Italiana Sommelier e Volania Calcio, in qualità di soggetto incaricato dall’Amministrazione Comunale di Comacchio della gestione della grande kermesse lagunare. E per lanciare quest’appuntamento, calendarizzato in occasione e nell’ambito della Sagra 2014, dalla città dei Trepponti arriveranno a Verona piatti e professionalità per il lunch-degustazione il cui menu, curato da Augusto Andreolli e Mirko Bergamini, del Ristorante I Sapori di Comacchio e servito dagli allievi dell’Istituto Superiore d’Istruzione ‘Remo Brindisi’ di Lido degli Estensi, prevede seppie e canocchie alla Magnavaccante; ravioli di farro al branzino con vellutata di carote al profumo dell’Adriatico; CousCous ‘a becco d’asino’; “Buratál” dolce comacchiese e pralina al liquore di Fortana, che saranno accompagnati dai ‘doc delle sabbie’ del Consorzio di Tutela dei Vini del Bosco Eliceo. A sostenere l’evento sono presenti la Bia e SimaBio che fornisce le farine ‘made in Fe’ con cui verranno preparati i ravioli di farro biologico e il Couscous.

giovedì 6 febbraio 2014

COLDIRETTI: PER UNO STUDENTE SU QUATTRO IL FUTURO E’ NELL’AGRICOLTURA E NEL CIBO ITALIANO. PURCHE’ SOSTENIBILI

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Uno studente italiano su quattro vede una prospettiva di lavoro legato allo sviluppo delle filiere dell’agricoltura e del cibo italiano, purchè si comprenda il valore della sostenibilità e dell’originalità dell’autentica italianità.

In Italia vedono una prospettiva di lavoro futuro nell’agricoltura e nel cibo quasi uno studente su quattro con ben il 23 per cento degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie superiori tecniche e professionali che ha scelto per il 2013/2014 un indirizzo legato all’agricoltura e all’enogastronomia. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione della giornata inaugurale di Fieragricola di Verona che ospita nello stand della Coldiretti, nel padiglione 2, uno spazio dedicato alle idee geniali proposte dalle nuove generazioni in agricoltura, dal vino di giuggiole dell’Odissea agli agrocosmetici alle stelle alpine, dai mobili rivestiti da fibra di fico d’India alle mozzarelle con latte di capra, dal ragu’ di trota al latte a lunga conservazione 100 per 100 italiano. Nell’anno scolastico 2013/2014 si sono iscritti al primo anno degli istituti tecnici e professionali della scuola secondaria di secondo grado, statali e paritarie 262.716 giovani e tra questi ben il 23 per cento ha optato per l’agricoltura, l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, che complessivamente hanno registrato 60.017 nuovi iscritti. Una tendenza che si sta accentuando negli ultimi anni nelle scuole superiori che è confermata anche dai livelli superiori di istruzione, secondo un’analisi della Coldiretti sulla base di una ricerca Datagiovani relativa agli effetti della recessione sugli Atenei italiani nel periodo dal 2008 ad oggi. Le iscrizioni alle Facoltà di scienze agrarie, forestali ed alimentari hanno fatto registrare la crescita piu’ alta nel periodo considerato con un aumento del 45 per cento. Numeri che testimoniano una vera rivoluzione culturale, confermata anche dai risultati di un sondaggio Coldiretti/Ixe’ secondo il quale il 54 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (21 per cento) o fare l’impiegato in banca (13 per cento). Ed anche che il 50 per cento degli italiani ritiene che cuoco e agricoltore siano le professioni con la maggiore possibilità di lavoro mentre solo l’11 per cento ritiene che l’operaio possa avere sbocchi occupazionali. D’altra parte, secondo l’indagine, il 79 per cento degli Italiani sostiene che in futuro in Italia ci sarà un numero minore di fabbriche. Per questo - continua la Coldiretti - l’88 per cento degli italiani afferma che il sistema di formazione nazionale andrebbe riqualificato anche con un corso specializzato all’Università sulla valorizzazione del Made in Italy. “I giovani hanno visto prima e meglio di altri dove ci sono reali prospettive e di fiducia per far tornare a crescere l’Italia”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “è in atto una rivoluzione generazionale che punta su quegli asset di distintività nazionale che garantiscono un valore aggiunto nella competizione globale come il territorio, il turismo, la cultura, l’arte, il cibo e la cucina”. “Occorre comunque – commenta ancora il presidente nazionale di Coldiretti – che si costruisca un modello di sviluppo sostenibile con il territorio, con l’ambiente, con le nostre peculiarità, secondo gli stimoli e le idee dal basso, rafforzando a tutti i livelli le filiere autenticamente italiane, in uno sforzo che non èsolo per l’agricoltura ma per l’intero Paese. In giro c’è cattiva industria, cattiva cooperazione, che non fanno il bene dei soci e dei territori, una rincorsa a chimere come l’OGM, che i consumatori non vogliono e e molta incoerenza che non aiuta lo sviluppo. Noi vogliamo rafforzare il nostro progetto, dargli ancora più corpo, collaborando con tutti quelli che credono nell’autentico made in Italy e che hanno compreso che la nostra mobilitazione, ad esempio al Brennero non vuole essere la causa dell’affossamento dell’industria alimentare italiana, ma proprio l’esatto contrario, introducendo quegli elementi di conoscenza e trasparenza che fanno bene alla comunicazioni sui mercati, che valorizzano i nostri prodotti, che fanno vendere di più se davvero c’è dentro la nostra italianità. Non svendiamo il nostro patrimonio di conoscenze, di capacità produttive, di marchi, ma neppure di prodotti che nascono nelle nostre aziende e che devono essere utilizzati per primi negli alimenti italiani”.

COLDIRETTI: 10 MILIONI DI ANIMALI IN MENO NEL 2013, ZOOTECNIA SEMPRE MENO MADE IN ITALY. VECCHIA FATTORIA ADDIO

Fonte: Coldiretti Ferrara

A rischio estinzione 130 razze italiane di mucche, asini, maiali, pecore e galline, ma a rischio è tutto il settore dell’allevamento italiano, che vale circa 17,3 miliardi di euro, il 35% dell’agricoltura nazionale e circa 800.000 persone impiegate, con l’aumento incontrollato della concorrenza sleale a basso costo e zero trasparenza.

 La crisi mette a rischio la vecchia fattoria in Italia dove in un solo anno sono scomparsi oltre 10 milioni di mucche, maiali, pecore, capre, galline, oche e conigli. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme con il primo dossier sulla scomparsa degli animali dalle stalle italiane, in occasione dell’apertura della Fieragricola di Verona dove è tornata l’“Arca di Noe” con le piu’ rare e curiose razze in pericolo di estinzione. L’iniziativa promossa dalla Coldiretti in collaborazione con Italialleva dell’Associazione italiana allevatori (AIA) nel Padiglione 9 è forse l’ultima occasione per conoscere alcuni animali dal vivo nell’ambito della piu’ grande “stalla” mai aperta al pubblico in città in Italia. Stalle, pollai e ovili si sono svuotati nel corso del 2013 con la Fattoria Italia che ha perso in un anno - sottolinea la Coldiretti - circa 7 milioni di polli e galline, 750mila tacchini. 700mila conigli e circa mezzo milione tra faraone, oche ed anatre. All’appello - continua la Coldiretti - sono venuti a mancare anche gli animali piu’ grandi: circa un milione di pecore, agnelli e capre, 650mila maiali, 45mila manze e 25mila bufali. Un crollo che - continua la Coldiretti - rischia di compromettere anche la straordinaria biodiversità degli allevamenti italiani dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale dell’ultima programmazione. Se dell’asino romagnolo noto per il suo temperamento vivace - sottolinea la Coldiretti - sono rimasti solo 570 esemplari impegnati nella produzione di latte uso pediatrico e per l’onoterapia, della capra Girgentana dalle lunghe corna a forma di cavaturacciolo si contano circa 400 capi per la produzione di latte destinato alla Tuma ammucchiata (formaggio nascosto) stagionata in fessure di muro ingesso e/o pietra, che in passato venivano murate per nasconderle ai briganti. Ma ci sono anche – continua la Coldiretti - la gallina di Polverara, ritratta con il caratteristico ciuffo fin dal 1400 in quadri e opere conservati anche nei Musei vaticani, la Mora romagnola una curiosa razza di maiale dal mantello nerastro, con tinte dell’addome più chiare, i bovini di razza Garfagnina con mantello brinato e pelle di colore ardesia che annovera una popolazione di appena 145 capi o quelli di razza Pontremolese che sono rimasti appena in 46. Piu’ numerose le pecore della razza Brogna con un gregge di qualche migliaio di animali che si caratterizzano dalle macchie rossastre più o meno estese che punteggiano la testa, le orecchie e gli arti mentre la pecora dirazza Alpagota, originaria dallo storico altopiano di Alpago da cui prende il nome, puo’ contare oggi su 3363 capi. A rischio non c’è pero’ solo la biodiversità, ma anche un importante comparto economico con l’allevamento italiano che vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35% dell’intera agricoltura nazionale con un impatto rilevante anche dal punto di vista occupazionale con circa 800mila persone al lavoro. La scomparsa dellaFattoria Italia fa aumentare la dipendenza dall’estero che ha già raggiunto livelli preoccupanti: l’Italia importa il 42 per cento del latte che consuma, il 40 per cento della carne di maiale, il 30 per cento di quella ovicaprina e il 10 per cento della carne coniglio. Sotto accusa per la Coldiretti è la mancanza di trasparenza nell’informazione ai consumatori che favorisce la concorrenza sleale di latte e carne a basso prezzo importati dall’estero. “Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”, ha denunciato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel chiedere “la piena attuazione della legge sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti come richiesto peraltro dalla recente mozione approvata all'unanimità dall'Aula della Camera sull'etichettatura dei prodotti alimentari all’inizio dell’anno”. Attualmente, infatti, in Italia non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza del latte a lunga conservazione in vendita e neanche l’origine del latte di mucca, pecora o capra impiegato nei formaggi. La mancanza di trasparenza in etichetta sullareale origine colpisce anche la carne di coniglio, pecora, capra o maiale in vendita come fresca o anche trasformata. Le importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità fanno concorrenza sleale ai prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma, con 615mila maiali “sfrattati” dall’Italia solo nell’ultimo anno. In Italia sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni nel 2012, mentre a fronte di un consumo di 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è stato semplicemente confezionato in Italia o addirittura è arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del Pese. Ma ad essere importati – conclude la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre, all’insaputa del consumatore, formaggi di fatto senza latte.

venerdì 21 giugno 2013

ACQUACOLTURA. GUIDI (CONFAGRICOLTURA) ALL’ASSEMBLEA DELLA ASSOCIAZIONE PISCICOLTORI: RUOLO PREZIOSO DELL’ALLEVAMENTO ITTICO PER LA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE, ECONOMICA E SOCIALE

Fonte: Confagricoltura

“Stiamo lavorando per l’attuazione del piano strategico nazionale del settore dell’itticoltura, perché sia data al comparto tutta l’attenzione necessaria per invertire la congiuntura economica negativa, continuare a mantenere occupazione e creare nuovi posti di lavoro”. Lo ha sottolineato oggi il presidente dell’API, Pier Antonio Salvador, aprendo a Verona i lavori dell’assemblea annuale dell’associazione che riunisce i piscicoltori aderenti a Confagricoltura. “I nostri allevamenti garantiscono freschezza, qualità, sostenibilità e sicurezza alimentare, contribuendo ad una sana, corretta ed equilibrata alimentazione a prezzi più contenuti. E’ per questo – ricorda Salvador - che, nonostante la crisi, è tra le attività più vitali del settore primario, un comparto strategico per l’economia che ha un grosso potenziale di crescita, a patto che vengano prontamente attivati gli strumenti europei per il comparto”. “Va finalmente riconosciuta all’acquacoltura italiana la sua importanza all’interno del settore agroalimentare. L’allevamento ittico ha un ruolo prezioso in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale soprattutto nelle aree marginali” – ha detto il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, concludendo l’assemblea. “L’import ha ormai raggiunto il 50% della produzione interna; siamo fortemente deficitari e dobbiamo incentivare le produzioni nazionali – ha osservato Guidi -. Il prodotto italiano, rispetto agli altri Paesi europei, è nettamente superiore a livello qualitativo e Confagricoltura punta molto sulla crescita dell’itticoltura nazionale”.

mercoledì 31 ottobre 2012

A FIERACAVALLI 2012 IL FASCINO SENZA TEMPO DELLA CARROZZA


FONTE: FIERACAVALLI
Alla 114^ edizione di Fieracavalli sempre più spazio al mondo degli attacchi. Nella quattro-giorni alla Fiera di Verona, molti gli eventi le novità dedicate a carrozze e cocchieri. Debutto per la Gara di Attacchi-Concorso Derby,  organizzata dal Gruppo Italiano Attacchi, in attesa, nel 2013, dell’arrivo della prima tappa italiana FEI World Cup di Attacchi. Tra le iniziative, un “simulatore di guida” al Villaggio del Bambino, le esibizioni di pariglie al ritmo di valzer nel Gala d’Oro Symphonia e la sfilata di oltre trenta carrozze nelle vie del centro storico di Verona.
Verona, 31 ottobre 2012. Sfilano, gareggiano su percorsi con gimkane, danzano sulle note dei valzer e c’è perfino un simulatore per imparare a guidarle: sono le carrozze, ancora una volta protagoniste alla 114^ edizione di Fieracavalli (www.fiercavalli.it).  Il fascino senza  tempo legato agli attacchi torna, infatti, nel corso della più importante manifestazione internazionale dedicata al mondo equestre, in programma  alla Fiera di Verona dall’8 all’11 novembre 2012.

Dal 1898, la carrozza fa parte della storia di Fieracavalli, come testimonia la collezione di Veronafiere con 49 esemplari rari dell’Ottocento. Un rapporto che ogni anno si arricchisce di eventi e spettacoli. Novità di questa edizione è la Gara di Attacchi-Concorso Derby (domenica 11 novembre, ore 17, padiglione 7B), organizzata grazie alla collaborazione del Gruppo Italiano Attacchi: sfida a cronometro dove l’affiatamento tra  equipaggio e cavallo è fondamentale per  guidare il mezzo a quattro ruote in un percorso ad ostacoli che richiede grande abilità. Una vera e propria competizione sportiva che rappresenta  il miglior viatico per il debutto, nel 2013, della prima tappa italiana della prestigiosa FEI World Cup di Attacchi, con l’arrivo a Verona  dei top driver mondiali.

A Fieracavalli l’abilità dei cocchieri riesce anche a far danzare - letteralmente -  i “legni”, come gli appassionati chiamano le carrozze. Si può averne prova al Gala d’Oro Symphonia, lo show serale (8-9-10 novembre, ore 21, padiglione 7B) nel quale coppie di attacchi singoli, pariglie e tiri a quattro si esibiscono a tempo di valzer, a conferma della grande versatilità di uno dei mezzi di trasporto più antichi utilizzati dall’uomo.

Nel corso della Fiera, la carrozza si scopre poi a misura dei più piccoli. Sedere in cassetta  non è un gioco da ragazzi, ma quasi. Almeno con il “simulatore di guida” allestito nel Villaggio del Bambino (padiglione 5) dal Gruppo Italiano Attacchi, presente anche con una serie di iniziative didattiche alla scoperta di finimenti, bardature, abbigliamento e ruolo di groom e cocchieri. Inoltre, nelle aree di promozione turistica del territorio (padiglione 1/A), tanti giochi in carrozza e i “quadri storici” che riproducono l’uso che se ne faceva in America, Inghilterra e Francia.

Infine, sabato 10 novembre, torna uno degli appuntamenti più attesi e suggestivi  con la tradizionale sfilata di  carrozze nelle vie del centro storico di Verona: oltre trenta tra  carri agricoli, dog cart, landau, caleche e  park drag, accompagnati  da Carabinieri a cavallo, Polizia di Stato, Corpo Forestale e associazioni, in un carosello ormai classico che rinnova il legame tra Fieracavalli  e la  sua città. Partenza alle ore 10 dal quartiere fieristico e gran finale alle 11.30 in piazza Bra, con la premiazione degli attacchi più eleganti nell’ambito del concorso “Verona in carrozza”. 



domenica 5 febbraio 2012

FIERA AGRICOLA, CONFAGRICOLTURA: DAL FOTOVOLTAICO UN’ ACCELERATA ALL’ELIMINAZIONE DELL’AMIANTO.

Fonte: Confagricoltura

Dal 1992 in Italia l’impiego dell’amianto è fuori legge. Nonostante questo sono ancora molti i tetti e le coperture di edifici che, poiché non è obbligatorio farlo, non sono stati sostituiti, anche a causa dei costi di smaltimento a carico dei privati. Anche in campagna il problema esiste. Capannoni, magazzini, ricoveri per mezzi agricoli.

Secondo l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispels) sono circa 26 mila i siti da bonificare e migliaia i capannoni ad uso agricolo e industriale con coperture in Eternit, per un totale di 100 milioni di metri quadrati, a cui vanno aggiunti 600 mila metri cubi di amianto friabile. Ma le dimensioni del problema potrebbero essere maggiori, perché, benché la legge del 1992 prevedesse che entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore le Regioni si dotassero di un piano di censimento di questo materiale, a distanza di 18 anni nessuna amministrazione regionale ha completato le mappature e sono ancora poche le discariche in grado di assorbire l’amianto.

Una soluzione di assoluto interesse arriva dal fotovoltaico. Se ne è parlato a Fieragricola in un seminario organizzato da Confagricoltura nel padiglione Bioenergy.

La sostituzione delle coperture in Eternit o contenenti amianto, con pannelli fotovoltaici permette di ammortizzare i costi molto elevati (dai 15 ai 40 euro al metro quadro) tramite gli incentivi di cui beneficiano questi impianti.

Va aggiunto che il GSE (Gestore Servizi Energetici) riconosce un incremento di 5 centesimi al kWh sulla tariffa incentivante del IV Conto Energia ai titolari d’impianti che sostituiscono l’amianto con moduli fotovoltaici. Uno stimolo in più per l’azienda - sottolinea Confagricoltura - che potrà così ammortizzare in un tempo minore i costi per la realizzazione dell’impianto e lo smaltimento del vecchio e nocivo amianto.

Ad esempio, su un tetto di 1.000 metri quadri si può installare un impianto fotovoltaico di 100 kW di potenza massima, che fornisce circa 100.000 kWh di elettricità l’anno e che come semplice guadagno extra, grazie all’incentivo statale aggiuntivo, porta 5.000 euro l’anno.

Un’operazione che offre solo vantaggi: per l’imprenditore, per lo Stato che può ridurre la quantità di amianto presente sul territorio e per tutti i cittadini che potranno beneficiare di un ambiente più salubre.

sabato 4 febbraio 2012

FIERAGRICOLA: CONFAGRICOLTURA PUNTA SULLE SERRE FOTOVOLTAICHE, UN BINOMIO PERFETTO DI PRODUZIONE AGRICOLA ED ENERGETICA

Fonte: Confagricoltura

Serre corredate di generatore fotovoltaico, ed in taluni casi anche termico, adattabili ad ogni coltura, in grado di realizzare produzioni significative e perfettamente in linea con gli standard e al tempo stesso di produrre energia. E’ una delle ultime frontiere delle rinnovabili in agricoltura, a cui Confagricoltura guarda con sempre maggiore interesse.

Strutture in grado di generare ricchezza, favorire la specializzazione delle colture, creare occupazione e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio.

Nell’ultimo decennio l’industria italiana, tra cui Gruppo FOR, con cui Confagricoltura sta collaborando, ha investito molto in questo settore e oggi sono disponibili serre fotovoltaiche come BioDefender, dove l’abbinamento agro-energia è in grado di migliorare sia la produzione energetica, sia quella agricola, con accurate tecniche di distribuzione di luce e ombra e gestione del microclima.

Se ne è parlato oggi nel corso del seminario organizzato da Confagricoltura con il Gruppo FOR, a Fieragricola, nello stand dell’Organizzazione, nel padiglione Bioenergy.

Ad oggi la potenza installata sulle serre non supera il 5-8% del totale, ma ci sono grosse potenzialità. Secondo il Solar Energy Report redatto dal Politecnico di Milano, questa applicazione potrebbe crescere nel medio termine, con una stima al 2020 di 5,8 Gw di potenza installata, contro i 459 Mw censiti a fine 2008. Una quota che significa arrivare per quella data a coprire con pannelli fotovoltaici circa un quinto della superficie delle serre oggi esistenti.

Per questo è stata accolta con favore la decisione contenuta del decreto legge sulle liberalizzazioni di estendere la tariffa destinata agli impianti fotovoltaici su edifici a quelli realizzati su serra. E’ una richiesta che Confagricoltura aveva sollecitato a più riprese a partire dal terzo conto energia, viste le caratteristiche costruttive delle serre che sono assimilabili a tutti gli effetti agli edifici. Diverse Regioni, poi, prevedono procedimenti autorizzativi complessi alla stessa stregua degli edifici. La nostra idea di serra fotovoltaica è di un struttura produttiva in cui si coniugano perfettamente le esigenze agronomiche delle colture con le potenzialità del fotovoltaico.

Tale equiparazione permette alle serre fotovoltaiche di accedere direttamente alle tariffe in conto energia per gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW senza l’obbligo di iscrizione al registro grandi impianti, con una forte semplificazione e maggiori possibilità di accedere agli incentivi. Inoltre, poiché si tratta di impianti su edifici, gli imprenditori potranno accedere, se ne ricorreranno le condizioni, sia al conto energia per impianti fotovoltaici integrati con innovazione tecnologica, o al premio aggiuntivo abbinato al risparmio energetico.

venerdì 3 febbraio 2012

“DARE SUBITO IL VIA AL BIOMETANO”. IL VICEPRESIDENTE DELLA CONFAGRICOLTURA EZIO VEGGIA INTERVIENE ALLA “PRIMA GIORNATA DEL BIOMETANO A FIERAGRICOLA”

Fonte: Confagricoltura

“Bisogna incentivare una crescita virtuosa delle agro energie e in particolare della filiera del biogas e del biometano, che ha grandi potenzialità”. Lo ha detto il vicepresidente di Confagricoltura Ezio Veggia alla “Prima giornata nazionale del biometano”, che si è svolta oggi alla Fieragricola di Verona.

Il biometano e' un'opportunità di sviluppo per l’agricoltura italiana. Per tale motivo occorre dare attuazione rapidamente a quanto previsto dal decreto legislativo 28/11 sulle energie rinnovabili. Solo la definizione di specifiche regole per il settore permetterà l’avvio della filiera e quindi di raggiungere e sfruttare la potenzialità del settore, stimata in 7-8 miliardi di metri cubi di metano, dal solo settore agricolo, garantendo migliaia di nuovi di lavoro stabili nell'agro-industria italiana.

Veggia, che nell’ambito della giunta confederale ha la responsabilità del settore energie, ha respinto le critiche da parte di coloro che ritengono che il biogas e il biometano siano una minaccia per le tradizionali produzioni agro-zootecniche.

"Le criticità per il mercato fondiario che si sono registrate in alcune aree a vocazione zootecnica, soprattutto in quella del cremonese, sono da collegarsi al fatto che la fase dello start up non è stata del tutto governata”, ha aggiunto il vicepresidente, che ha parlato del progetto 'Il biogas fatto bene' che Confagricoltura e altre associazioni hanno messo a punto come base per un futuro che veda il biogas come integrazione del reddito aziendale. Le previsioni per i 2020, secondo il piano d'azione nazionale per le energie rinnovabili, indicano una richiesta di 200 mila ettari di terreno dedicato alla coltivazione di mais per biogas.

FIERAGRICOLA 2012: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

Fonte: Redazione di Agreste

Vi ricordiamo che tutti gli aggiornamenti su convegni, incontri e comunicati stampa di Fieragricola 2012, in corso in questi giorni a Verona, li potete trovare sul sito www.fieragricola.it

BANCHE, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “TEMPI PIU’ RAPIDI PER IL CREDITO ALLE IMPRESE AGRICOLE”. A FIERAGRICOLA UN SEMINARIO CON ISMEA

Fonte: Confagricoltura

Le aziende agricole hanno bisogno di ricorrere a sistemi creditizi su misura, con tempi e modalità adatti ai cicli produttivi. Per accedere ai finanziamenti occorrono tuttavia garanzie che difficilmente il singolo imprenditore riesce a fornire. Confagricoltura ha approfondito queste complesse tematiche a Fieragricola, in corso a Verona, insieme a Ismea, l’Istituto che tra i suoi compiti ha quello di supportare le aziende agricole nei rapporti con le banche, rilasciando diverse forme di garanzia. In quest’ambito Ismea ha sviluppato il primo modello di rating specifico in Italia per la valutazione del rischio di credito delle imprese agricole, comprese quelle prive di bilancio.


“Il sistema bancario ha iniziato ad avere cauta fiducia nelle imprese, ma non ancora con la tempistica ideale – afferma il presidente di Confagricoltura Mario Guidi -. Le aziende agricole hanno la necessità di prestiti di conduzione a breve termine, per fronteggiare il tempo tra la semina e il raccolto”.


“Il nostro rating è utilizzato nella fase istruttoria e in quella di valutazione tecnica nell’ambito dell’attività di riordino fondiario – spiega Giorgio Venceslai, di Ismea -. Ad oggi il valore delle esposizioni complessivamente coperte dalla garanzia sussidiaria dell’Istituto è di oltre 10 miliardi di euro: di questi, il 40% è la quota dei giovani per la garanzia a prima richiesta, e il 31% è la quota delle start up”.

GIOVANI IN AGRICOLTURA, ITALIA FANALINO DI CODA EUROPEO.

Fonte: Confagricoltura

ANGA: “SERVE PIÙ INFORMAZIONE SU MUTUI AGEVOLATI, LEASING E ASSISTENZA AL BUSINESS A DISPOSIZIONE DELLE NUOVE IMPRESE:”. A FIERAGRICOLA UN CICLO DI SEMINARI ORGANIZZATI DA CONFAGRICOLTURA IN COLLABORAZIONE CON ISMEA.

In Italia il ricambio generazionale in agricoltura è ancora lento, a differenza di quanto accade in altri Paesi europei, come Francia e Germania, in cui i giovani si insediano con maggiore facilità alla guida delle aziende. I dati dell'ultimo censimento nazionale dimostrano che gli imprenditori agricoli under 35 italiani sono poco più del 3% (la media europea è del 6%), mentre una recente relazione del Parlamento Europeo evidenzia che nei prossimi dieci anni andranno in pensione 4,5 milioni di agricoltori. Uno degli obiettivi della prossima PAC è proprio favorire il ricambio generazionale in agricoltura. L'Italia in questo campo è il fanalino di coda europeo. Nonostante gli strumenti messi in campo dai PSR (Piani di Sviluppo Rurale) per favorire l’ingresso dei giovani, permangono ancora grosse difficoltà riconducibili in particolare alla mancanza di agevolazioni efficaci e alla scarsa informazione sugli strumenti esistenti.


Confagricoltura ha intercettato queste esigenze: a Fieragricola, in corso a Verona, approfondisce questi temi in un ciclo di seminari insieme a Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo-Alimentare che ha studiato percorsi di sostegno specifici per i nuovi imprenditori agricoli under 40. "Si tratta di strumenti che hanno riscontro, - spiega Fabio Federico, di Ismea - grazie alle garanzie dell’istituto relative alla disponibilità finanziaria e al tutoraggio che viene fornito ai giovani in tutte le fasi dell'istruttoria. Le agevolazioni spaziano dai mutui agevolati ai contributi a fondo perduto, fino ai leasing immobiliari".


“La difficoltà di accesso al credito rimane l'ostacolo principale per i giovani italiani che vogliono mettersi alla guida di un'azienda agricola – afferma Riccardo Artegiani, presidente dell’Anga di Verona -. Gli investimenti sono onerosi, sproporzionati alla redditività delle imprese; spesso i giovani vengono scoraggiati dai costi e dalla mancanza di strumenti di affiancamento per l'avvio e la tenuta dell'impresa. Con l'incontro di oggi a Fieragricola si è favorito lo scambio di informazioni sulle agevolazioni esistenti".

giovedì 2 febbraio 2012

«UNA PAC DA RIVEDERE E CORREGGERE PROFONDAMENTE» ALLARME DI PAOLO BRUNI SUL CAPPING: COOP PENALIZZATE

Fonte: Ufficio Stampa Fieragricola 2012

A margine del convegno inaugurale di Fieragricola dedicato alla Politica agricola comune post 2013, Bruni parla della «necessità di una profonda correzione dell’impianto». Nel mirino, in particolare, l’aggravio della burocrazia conseguente al greening, il 7 per cento destinato alle “aree ecologiche” e il tetto agli aiuti fissato a 300mila euro, che penalizza fortemente alcune formule di cooperazione e frena la competitività. Sul versante italiano, Bruni promuove il pacchetto liberalizzazioni licenziato nei giorni scorsi: «E’ un buon inizio, ora però bisogna continuare».


Verona, 2 febbraio 2012. Un lifting per la Pac. Se sarà soltanto da ritoccare, o piuttosto da rivedere in profondità, questa è una valutazione che cambia – presumibilmente – da Paese a Paese. Quello che è certo è che per il cav. Paolo Bruni, presidente del Cogeca, l’organizzazione europea che riunisce oltre 40mila cooperative dell’agroalimentare, «ci troviamo di fronte ad una proposta di Pac da rivedere e correggere profondamente».
È questo il giudizio che lancia a margine del convegno inaugurale (dedicato proprio alla Pac e che ha visto la presenza del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, del direttore generale della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale dell’Ue, José Manuel Silva Rodrìguez, e del presidente della Commissione Agricoltura del parlamento europeo, Paolo De Castro) della 110ª Fieragricola, rassegna internazionale dedicata all’agricoltura, in programma da oggi a domenica prossima.
Troppa burocrazia e poca attenzione alla produzione. «Così com’è impostata – incalza Bruni – la proposta di riforma va rivista in maniera decisa. Partiamo dal greening, che destina il 30 per cento delle risorse dei pagamenti diretti e porta ulteriore burocrazia. Come se il mondo agricolo non sia già abbondantemente gravato da carte e pratiche». Altro aspetto che mostra una contraddizione evidente, secondo il numero uno del Cogeca, «riguarda l’obbligo di mettere a riposo il 7 per cento della superficie agricola utilizzabile. Eppure, le previsioni della Fao indicano che nel 2045 il mondo avrà bisogno di cibo nella misura del 70 per cento in più rispetto a quanto se ne produce oggi».
Una Pac che guarda, in aggiunta, eccessivamente alla superficie agricole, a discapito delle produzioni di qualità. «In questo modo come si tutela l’alto valore aggiunto dell’agricoltura italiana?», si chiede Bruni. «Dobbiamo evitare – prosegue - che la demagogia prenda il sopravvento sul realismo».
Dal capping uno schiaffo alla cooperazione. Un altro aspetto che preoccupa molto seriamente Bruni è il capping, il taglio cioè degli aiuti comunitari sopra il tetto dei 300mila euro, cifra che potrebbe essere rivista al rialzo (si parla di un negoziato in corso per portare la soglia a 500mila euro). «Dobbiamo differenziare la posizione delle imprese agricole da quelle cooperative – ammonisce Bruni -. Il capping rischia infatti di penalizzare in maniera severa le sinergia stipulate fra più agricoltori, per essere competitivi sui mercati. Per questo proponiamo come Cogeca che come detrazioni sul capping si considerino non soltanto le unità lavorative, ma anche il numero di soci».
Italia, promosso il pacchetto liberalizzazioni. Sul fronte nazionale, Bruni promuove il pacchetto liberalizzazioni licenziato nei giorni scorsi. «Era atteso da anni e annunciato da governi di centrodestra e di centrosinistra, senza però che nessuno prendesse l’iniziativa – dice -. Ora è arrivato. È un buon inizio, bisognerà continuare su questa linea per rilanciare l’economia».

COLDIRETTI: IL PRESIDENTE MARINI ANNUNCIA UNA ROAD MAP CONTRO IL TAGLIO DELLE RISORSE DELLA PAC PER L’ITALIA.


Fonte: Coldiretti Ferrara

Da Verona il presidente nazionale di Coldiretti comunica la fitta serie di incontri per evitare il pesante taglio di risorse per il nostro Paese nella futura PAC e le proposte che rischiano di penalizzare il nostro modello di agricoltura.

Per scongiurare il taglio di 1,4 miliardi di euro all’agricoltura italiana e superare le troppe contraddizioni nella proposta di riforma della politica agricola (Pac) presentata dalla Commissione Europea, la Coldiretti è impegnata in una “road map” di incontri con i principali protagonisti del negoziato che ha già portato nella nostra sede in Italia il presidente della Commissione Europea Dacian Ciolos, il Presidente della principale Organizzazione agricola francese (FNSEA) Xavier Beulin mentre la prossima settimana incontreremo Peter Kendal presidente dell’NFU inglese.
E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini in occasione del convegno di apertura della Fieragricola di Verona sulla riforma della Politica Agricola. Dopo aver raggiunto l’obiettivo di una posizione comune a livello nazionale siamo impegnati – ha precisato Marini - nella ricerca di alleanze in Europa nella convinzione che la riforma della Politica agricola comune (Pac) deve rappresentare l’occasione per una forte legittimazione della spesa verso l’agricoltura risolvendo i problemi strutturali di volatilità dei prezzi e del ridotto potere negoziale lungo la filiera.
Occorre evitare - ha sottolineato Marini - che all’accoppiamento dei prezzi alla produzione che aveva causato una rendita di posizione a valle della filiera si sostituisca una nuova forma di accoppiamento alla superficie che rappresenterebbe una nuova ed incomprensibile rendita fondiaria. Questo è il principio che deve guidare le modifiche alla proposta della Commissione Europea. Il Paese che si è impegnato di piu’ verso un modello agricolo capace di rispondere alle aspettative dei cittadini in termini di sicurezza, qualità, biodiversità, occupati e ricchezza prodotta per ettaro si ritrova paradossalmente - ha sostenuto Marini - ad essere quello piu’ penalizzato. Bisogna superare nel negoziato - ha precisato Marini - le criticità che riguardano, in particolare, l’insostenibile taglio delle risorse disponibili, l’applicazione del “greening” e la definizione di agricoltore attivo, ma anche le misure per controllare la volatilità dei prezzi agricoli nonché la necessità di rafforzare le organizzazioni dei produttori.
La proposta della Commissione - ha denunciato Marini - individua la figura dell’agricoltore attivo al quale destinare le risorse della Politica agricola comune (Pac), in base ai finanziamenti che già prende e non per quello che fa e per come lo fa e cio’ oltre ad essere iniquo è inaccettabile per i cittadini. Per Coldiretti e per l’intera filiera agricola italiana l’agricoltore attivo non può, invece, che essere quello professionale, cioè quello che lavora e vive di agricoltura e che sarebbe spinto all’abbandono dalla riduzione del sostegno. Per questo occorre lasciare gli stati membri liberi di adottare una definizione adeguata. Anche la proposta di destinare il 30 per cento delle risorse al greening (“rinverdimento”) per favorire una maggiore cura dell’ambiente è in realtà da rivedere perché esclude - ha concluso Marini - la maggior parte delle colture virtuose in termini sostenibilità del territorio e di cattura di CO2, ampiamente diffuse nell’agricoltura italiana come olivo, vite e alberi da frutta, che sono la base della dieta mediterranea. In pratica un olivicoltore italiano non prenderebbe i pagamenti “verdi”, mentre i prati della regina d’Inghilterra sì.