Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
Mancano dieci giorni al Natale, ma il trend sembra essere proprio questo: “Il regalo in Emilia Romagna adesso si compra sempre di più dall’agricoltore, anche on line”. Lo comunica Confagricoltura Emilia Romagna che in base a una ricerca svolta su un campione di produttori emiliano romagnoli, fornisce le percentuali indicative d’incremento registrate nella vendita diretta di prodotti agricoli e trasformati rispetto a un anno fa: “Conserve, polpe di frutta, gelatine e marmellate (+15%); salumi e insaccati artigianali anche precotti (+10%); parmigiano reggiano (+ 5%); salse, paté, condimenti tipici e cibi sott’olio (+ 5-8%); bio food (+20%); funghi freschi ed essiccati (+10); miele, pappa reale e propoli (+12-15%); vini e spumanti (+8-10%)”.
“Significa che la capacità di offerta e di marketing delle aziende agricole emiliano romagnole – osserva Confagricoltura regionale – ha saputo scorgere nell’innovazione, nel dinamismo e nella dimensione aziendale, quelle risorse necessarie per crescere. Infatti sono tante le realtà ben strutturate, con laboratori e attrezzature atte alla preparazione e trasformazione dei prodotti agricoli. Significa soprattutto che l’impegno dedicato alla multifunzionalità, alla creazione di varie tipologie di prodotti trasformati e alle attività connesse all’esercizio dell’agricoltura, sta dando buoni risultati. Come anche l’avvio di nuove forme di aggregazione d’impresa, quali i contratti di rete che consentono di rafforzare la capacità produttiva e commerciale dei singoli al fine di migliorarne la competitività e la visibilità aziendale”.
Va anche sottolineata “la tendenza del consumatore di oggi ad orientarsi verso un acquisto più consapevole e informato che lo porta, quando possibile, direttamente al produttore”.
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mercoledì 16 dicembre 2015
mercoledì 24 giugno 2015
RIMBORSO ASSICURAZIONI PER CALAMITÀ 2014, CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA: “QUASI 6 MILIONI DI DANNI DA AVVERSITÀ NATURALI AL SETTORE AGRICOLO EMILIANO ROMAGNOLO NEL 2014: CHIEDIAMO AL GOVERNO DI RIMBORSARE PER INTERO GLI AGRICOLTORI ASSICURATI”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
“Ammontano ad oltre 5,7 milioni di euro i danni causati al settore agricolo dell’Emilia Romagna dalle avversità atmosferiche nel 2014; sono più di 40 i comuni coinvolti del territorio regionale. Eppure gli agricoltori danneggiati che hanno sottoscritto la relativa polizza assicurativa saranno rimborsati solo del 27 per cento invece che del 65 previsto. Chiediamo pertanto al Governo che così facendo ha disatteso gli impegni precedentemente assunti – dichiara Confagricoltura Emilia Romagna – di intervenire subito e rimborsare gli agricoltori per l’intero ammontare”.
“Sono state dodici le avversità naturali che hanno colpito l’Emilia Romagna nel 2014 – prosegue l’organizzazione agricola regionale – e che hanno peraltro fortemente indebolito un settore già stremato dalle conseguenze della crisi economica, dalla riduzione dei consumi e dagli squilibri nelle relazioni di filiera fino alle conseguenze di situazioni geopolitiche internazionali come l’embargo russo”.
“Con questi tagli – prosegue Confagricoltura Emilia Romagna – si lede un segmento produttivo strategico del made in Italy italiano. Non è tollerabile che i redditi agricoli debbano essere ulteriormente penalizzati anche per la sottrazione di finanziamenti pubblici consolidati e sempre fortemente pubblicizzati”.
“Agli agricoltori è già stato chiesto un grande sforzo volto a supportare la politica economica del Governo e non vorremmo - è la conclusione di Confagricoltura Emilia Romagna – che promesse siffatte, “presto annunciate e presto dimenticate”, minassero anche la credibilità e l’attuazione del nuovo modello di sostegno alle assicurazioni agevolate”.
“Ammontano ad oltre 5,7 milioni di euro i danni causati al settore agricolo dell’Emilia Romagna dalle avversità atmosferiche nel 2014; sono più di 40 i comuni coinvolti del territorio regionale. Eppure gli agricoltori danneggiati che hanno sottoscritto la relativa polizza assicurativa saranno rimborsati solo del 27 per cento invece che del 65 previsto. Chiediamo pertanto al Governo che così facendo ha disatteso gli impegni precedentemente assunti – dichiara Confagricoltura Emilia Romagna – di intervenire subito e rimborsare gli agricoltori per l’intero ammontare”.
“Sono state dodici le avversità naturali che hanno colpito l’Emilia Romagna nel 2014 – prosegue l’organizzazione agricola regionale – e che hanno peraltro fortemente indebolito un settore già stremato dalle conseguenze della crisi economica, dalla riduzione dei consumi e dagli squilibri nelle relazioni di filiera fino alle conseguenze di situazioni geopolitiche internazionali come l’embargo russo”.
“Con questi tagli – prosegue Confagricoltura Emilia Romagna – si lede un segmento produttivo strategico del made in Italy italiano. Non è tollerabile che i redditi agricoli debbano essere ulteriormente penalizzati anche per la sottrazione di finanziamenti pubblici consolidati e sempre fortemente pubblicizzati”.
“Agli agricoltori è già stato chiesto un grande sforzo volto a supportare la politica economica del Governo e non vorremmo - è la conclusione di Confagricoltura Emilia Romagna – che promesse siffatte, “presto annunciate e presto dimenticate”, minassero anche la credibilità e l’attuazione del nuovo modello di sostegno alle assicurazioni agevolate”.
giovedì 19 febbraio 2015
INCONTRO MARTINA-GDO, CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA: “BENE, ORA CI ATTENDIAMO PER IL SETTORE SUINICOLO LA STESSA ATTENZIONE DEDICATA AL LATTIERO CASEARIO”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
Fare per i nostri suini quanto è stato proposto per il latte italiano. “Bene, quindi, il ministro Martina che ha incontrato al Mipaaf i rappresentanti di tutte le principali sigle della grande distribuzione organizzata che operano in Italia. Ora ci attendiamo per il settore suinicolo la stessa attenzione dedicata al lattiero caseario” – commenta Confagricoltura Emilia Romagna. “In particolare – prosegue l’organizzazione agricola emiliano romagnola - è imprescindibile procedere in tempi stretti all’approvazione del disciplinare per l’ottenimento del marchio Sistema di Qualità Nazionale per la carne fresca del suino pesante, un provvedimento fortemente voluto e sollecitato dagli allevatori ma fermo da mesi sui tavoli ministeriali”. “Si ritiene altresì indispensabile per la sopravvivenza della suinicoltura italiana – conclude Confagricoltura Emilia Romagna –dare un'informazione chiara e trasparente al consumatore in merito alla zona di provenienza della carne suina e dei suoi trasformati, evidenziando l'origine del prodotto in etichetta e dando così uno strumento di maggiore competitività alle aziende, sull’esempio di quanto convenuto ieri per il latte".
Fare per i nostri suini quanto è stato proposto per il latte italiano. “Bene, quindi, il ministro Martina che ha incontrato al Mipaaf i rappresentanti di tutte le principali sigle della grande distribuzione organizzata che operano in Italia. Ora ci attendiamo per il settore suinicolo la stessa attenzione dedicata al lattiero caseario” – commenta Confagricoltura Emilia Romagna. “In particolare – prosegue l’organizzazione agricola emiliano romagnola - è imprescindibile procedere in tempi stretti all’approvazione del disciplinare per l’ottenimento del marchio Sistema di Qualità Nazionale per la carne fresca del suino pesante, un provvedimento fortemente voluto e sollecitato dagli allevatori ma fermo da mesi sui tavoli ministeriali”. “Si ritiene altresì indispensabile per la sopravvivenza della suinicoltura italiana – conclude Confagricoltura Emilia Romagna –dare un'informazione chiara e trasparente al consumatore in merito alla zona di provenienza della carne suina e dei suoi trasformati, evidenziando l'origine del prodotto in etichetta e dando così uno strumento di maggiore competitività alle aziende, sull’esempio di quanto convenuto ieri per il latte".
venerdì 13 febbraio 2015
ACCORDO QUADRO POMODORO DA INDUSTRIA 2015, CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA: “MOLTE LE PERPLESSITÀ, NON È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
Il tavolo per la contrattazione del pomodoro da Industria del Nord, tra Industrie di trasformazione e Organizzazioni di produttori, ha trovato un accordo mercoledì sera. E i commenti a caldo di Confagricoltura Emilia Romagna non sono del tutto positivi. “Non sono state recepite le richieste di modifica dei parametri qualitativi – sottolinea il presidente della sezione di prodotto Pomodoro da Industria di Confagricoltura Emilia-Romagna, Giovanni Lambertini – occorreva riscrivere e fissare una volta per tutte le modalità di valutazione qualitativa del prodotto, annosa questione che anche questa volta rischia di poter condizionare pesantemente il prezzo in corso di campagna. E’ pur vero che qualche miglioria è stata introdotta, ma non di carattere sostanziale”. Il prezzo di riferimento dell’accordo è 92 euro a tonnellata. “Se consideriamo che l’indice medio di pagamento – sottolinea Giovanni Lambertini - negli ultimi tre anni, è stato del 90%, ecco che il prezzo a consuntivo atteso potrebbe essere di 82.80 euro/tonnellata che con le modifiche delle scalette qualitative potrà raggiungere gli 83 euro. Una quotazione insoddisfacente e che ci pone da subito in affanno rispetto ai produttori degli altri paesi competitor come la Spagna che dedicano a questa coltura contributi aggiuntivi considerevoli”. “Inoltre – prosegue Lambertini – l’accordo prevede queste quotazioni di riferimento sino al raggiungimento di 2.650.000 tonnellate: un obiettivo quantitativo che, salvo una campagna disastrosa, sarà facilmente raggiunto e superato il quale, sono previsti tagli di prezzo progressivi. Solo se si produrranno meno di 2.450.000 tonnellate è previsto un meccanismo compensatorio”. “Ora spetta alle Organizzazioni di Prodotto - conclude Lambertini - programmare la campagna con l’obiettivo di assicurare la massima redditività agli associati”.
Il tavolo per la contrattazione del pomodoro da Industria del Nord, tra Industrie di trasformazione e Organizzazioni di produttori, ha trovato un accordo mercoledì sera. E i commenti a caldo di Confagricoltura Emilia Romagna non sono del tutto positivi. “Non sono state recepite le richieste di modifica dei parametri qualitativi – sottolinea il presidente della sezione di prodotto Pomodoro da Industria di Confagricoltura Emilia-Romagna, Giovanni Lambertini – occorreva riscrivere e fissare una volta per tutte le modalità di valutazione qualitativa del prodotto, annosa questione che anche questa volta rischia di poter condizionare pesantemente il prezzo in corso di campagna. E’ pur vero che qualche miglioria è stata introdotta, ma non di carattere sostanziale”. Il prezzo di riferimento dell’accordo è 92 euro a tonnellata. “Se consideriamo che l’indice medio di pagamento – sottolinea Giovanni Lambertini - negli ultimi tre anni, è stato del 90%, ecco che il prezzo a consuntivo atteso potrebbe essere di 82.80 euro/tonnellata che con le modifiche delle scalette qualitative potrà raggiungere gli 83 euro. Una quotazione insoddisfacente e che ci pone da subito in affanno rispetto ai produttori degli altri paesi competitor come la Spagna che dedicano a questa coltura contributi aggiuntivi considerevoli”. “Inoltre – prosegue Lambertini – l’accordo prevede queste quotazioni di riferimento sino al raggiungimento di 2.650.000 tonnellate: un obiettivo quantitativo che, salvo una campagna disastrosa, sarà facilmente raggiunto e superato il quale, sono previsti tagli di prezzo progressivi. Solo se si produrranno meno di 2.450.000 tonnellate è previsto un meccanismo compensatorio”. “Ora spetta alle Organizzazioni di Prodotto - conclude Lambertini - programmare la campagna con l’obiettivo di assicurare la massima redditività agli associati”.
venerdì 14 novembre 2014
CONFAGRICOLTURA E CIA DELL’EMILIA ROMAGNA: “INACCETTABILE PER GLI ALLEVATORI IL DECRETO MINISTERIALE RECANTE MODALITÀ PER LA REGOLAZIONE DELL’OFFERTA DEI PROSCIUTTI DOP O IGP, APPENA SIGLATO. LE SCELTE DEVONO ESSERE PRIMA CONDIVISE E DECISE CON IL MONDO AGRICOLO”
Fonte: COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO DI CONFAGRICOLTURA E CIA DELL’EMILIA ROMAGNA
“Inaccettabile per gli allevatori il Decreto ministeriale recante modalità per la regolazione dell’offerta dei prosciutti Dop o Igp, appena siglato. Le scelte devono essere prima condivise e decise con la parte agricola” – è questo il duro commento di Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna in merito al decreto ministeriale recante modalità per la regolazione dell’offerta dei prosciutti Dop o Igp firmato dal ministro Martina l’11 novembre scorso - ma reso pubblico ieri – e predisposto senza previa consultazione e condivisione con il mondo agricolo. “E’ ridicolo – rimarcano le due organizzazioni agricole regionali - voler operare nell’ambito della filiera e poi costruire un percorso di programmazione dei prosciutti, passaggio decisivo per l’economia e il sostentamento della filiera stessa, che non preveda il coinvolgimento attivo degli allevatori ma solo una semplice consultazione”. “Auspichiamo che il Ministero riveda subito i contenuti del decreto e convochi in tempi rapidi un tavolo che includa anche la partecipazione delle Regioni - soggetti spesso richiamati a compiti di controllo senza essere stati precedentemente coinvolti nella fase decisionale – per lavorare sulla definizione di un reale procedimento di programmazione dell’offerta dei prosciutti assieme alle parti interessate”. “L’assenza di un riscontro del Governo alle istanze provenienti dagli allevatori – concludono Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna - non farebbe altro che accentuare quel distacco, in termini di mancanza di tutele e rappresentanza, che sempre più si avverte tra il Ministero dell’Agricoltura e le aziende zootecniche”.
“Inaccettabile per gli allevatori il Decreto ministeriale recante modalità per la regolazione dell’offerta dei prosciutti Dop o Igp, appena siglato. Le scelte devono essere prima condivise e decise con la parte agricola” – è questo il duro commento di Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna in merito al decreto ministeriale recante modalità per la regolazione dell’offerta dei prosciutti Dop o Igp firmato dal ministro Martina l’11 novembre scorso - ma reso pubblico ieri – e predisposto senza previa consultazione e condivisione con il mondo agricolo. “E’ ridicolo – rimarcano le due organizzazioni agricole regionali - voler operare nell’ambito della filiera e poi costruire un percorso di programmazione dei prosciutti, passaggio decisivo per l’economia e il sostentamento della filiera stessa, che non preveda il coinvolgimento attivo degli allevatori ma solo una semplice consultazione”. “Auspichiamo che il Ministero riveda subito i contenuti del decreto e convochi in tempi rapidi un tavolo che includa anche la partecipazione delle Regioni - soggetti spesso richiamati a compiti di controllo senza essere stati precedentemente coinvolti nella fase decisionale – per lavorare sulla definizione di un reale procedimento di programmazione dell’offerta dei prosciutti assieme alle parti interessate”. “L’assenza di un riscontro del Governo alle istanze provenienti dagli allevatori – concludono Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna - non farebbe altro che accentuare quel distacco, in termini di mancanza di tutele e rappresentanza, che sempre più si avverte tra il Ministero dell’Agricoltura e le aziende zootecniche”.
giovedì 30 ottobre 2014
CARNI SOSTENIBILI, CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA LANCIA L’ALLARME: “MAI COSÌ MALE PER GLI ALLEVATORI DI BOVINI DA CARNE: UNA PERDITA SECCA DI CIRCA 170 EURO PER OGNI VITELLONE MASCHIO CAUSA PREZZO TROPPO PENALIZZANTE PER IL PRODUTTORE”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
A pagare il conto più alto è ancora una volta il produttore, in questo caso di carni bovine. A rischio è, invece, tutta la filiera senza contare l’indotto (mangimistica, veterinaria, meccanica, etc.). Stiamo parlando degli allevamenti di bovini da carne della “linea francese”, ossia i capi acquistati in Francia e dall’11° mese allevati e ingrassati in Italia, per poi essere macellati e infine venduti nella grande distribuzione. “La perdita secca per ogni capo di vitellone maschio si aggira intorno ai 170 euro” – lancia l’allarme Confagricoltura Emilia Romagna. “Tra le cause, il prezzo troppo basso all’allevatore che da un anno circa è costretto a competere con carni estere, provenienti principalmente dalla Polonia, di bassa qualità e svendute anche a 3 euro/kg quando il prezzo convenuto tra GDO e macello, già penalizzante per il produttore, si attesta sui 3.95/4 euro/kg. Difficile, dunque, con questi dati – osserva l’organizzazione agricola regionale – pensare al futuro”. A rendere ancora più drammatica la crisi del comparto, è la diminuzione dei contributi finanziari alla zootecnia da carne. Nell’ambito della nuova Pac è stata registrata, infatti, una decurtazione pari al 5-9%. Tali allevamenti, ubicati prevalentemente nel Nord Italia, costituiscono all’incirca il 90 per cento dell’intero settore nazionale dei bovini da carne, con un giro d’affari di circa 3 miliardi di euro e oltre 8 milioni di capi allevati, e assicurano una produzione di indubbia qualità garantita anche da rigidi controlli e disciplinari. Un business agroalimentare che ruota attorno all’Emilia Romagna, la regione che vanta tre dei cinque, principali, impianti italiani per la macellazione di questi capi. “Manca la cultura della carne e del prodotto buono, nutriente e salubre”. Lo urlano a gran voce gli allevatori. “Non possiamo assistere – chiosa Confagricoltura Emilia Romagna - al tracollo di un altro tassello preziosissimo del food made in Italy e alla sconfitta della materia prima di qualità, che non viene più riconosciuta dal mercato a tutto svantaggio della sicurezza alimentare e soprattutto del consumatore finale”.
A pagare il conto più alto è ancora una volta il produttore, in questo caso di carni bovine. A rischio è, invece, tutta la filiera senza contare l’indotto (mangimistica, veterinaria, meccanica, etc.). Stiamo parlando degli allevamenti di bovini da carne della “linea francese”, ossia i capi acquistati in Francia e dall’11° mese allevati e ingrassati in Italia, per poi essere macellati e infine venduti nella grande distribuzione. “La perdita secca per ogni capo di vitellone maschio si aggira intorno ai 170 euro” – lancia l’allarme Confagricoltura Emilia Romagna. “Tra le cause, il prezzo troppo basso all’allevatore che da un anno circa è costretto a competere con carni estere, provenienti principalmente dalla Polonia, di bassa qualità e svendute anche a 3 euro/kg quando il prezzo convenuto tra GDO e macello, già penalizzante per il produttore, si attesta sui 3.95/4 euro/kg. Difficile, dunque, con questi dati – osserva l’organizzazione agricola regionale – pensare al futuro”. A rendere ancora più drammatica la crisi del comparto, è la diminuzione dei contributi finanziari alla zootecnia da carne. Nell’ambito della nuova Pac è stata registrata, infatti, una decurtazione pari al 5-9%. Tali allevamenti, ubicati prevalentemente nel Nord Italia, costituiscono all’incirca il 90 per cento dell’intero settore nazionale dei bovini da carne, con un giro d’affari di circa 3 miliardi di euro e oltre 8 milioni di capi allevati, e assicurano una produzione di indubbia qualità garantita anche da rigidi controlli e disciplinari. Un business agroalimentare che ruota attorno all’Emilia Romagna, la regione che vanta tre dei cinque, principali, impianti italiani per la macellazione di questi capi. “Manca la cultura della carne e del prodotto buono, nutriente e salubre”. Lo urlano a gran voce gli allevatori. “Non possiamo assistere – chiosa Confagricoltura Emilia Romagna - al tracollo di un altro tassello preziosissimo del food made in Italy e alla sconfitta della materia prima di qualità, che non viene più riconosciuta dal mercato a tutto svantaggio della sicurezza alimentare e soprattutto del consumatore finale”.
lunedì 27 ottobre 2014
CONTENIMENTO NUTRIE, CONFAGRICOLTURA, CIA E COPAGRI: “CHIEDIAMO AI COMUNI DI ATTIVARSI SUBITO PER RENDERE ATTUATIVI I PIANI DI CONTROLLO: GLI AGRICOLTORI NON POSSONO PIU’ ATTENDERE, SONO A RISCHIO GLI ARGINI DEI FIUMI E INTERE COLTURE”
Fonte: COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CONFAGRICOLTURA, CIA E COPAGRI DELL’EMILIA ROMAGNA
“Fare presto e firmare subito le ordinanze per rendere attuativi i piani di controllo delle nutrie. Gli agricoltori non possono più attendere, sono a rischio gli argini dei fiumi e intere colture”. Lo chiedono con forza Confagricoltura, Cia e Copagri chiamando all’appello i Comuni, gli unici enti autorizzati a “predisporre un’azione di contrasto mirata attraverso una specifica ordinanza” come cita la nuova legge nazionale 116/2014, entrata in vigore lo scorso 21 agosto. La normativa vigente ha infatti escluso le nutrie dalla fauna selvatica. Di conseguenza sono decadute le competenze delle Province, sul contenimento della proliferazione della nutria, e della Regione, in tema di risarcimento dei danni alle aziende agricole. “E’ davvero paradossale. Alla meritoria iniziativa politica messa in piedi per risolvere questo devastante problema – precisano Confagricoltura, Cia e Copagri - non ha fatto seguito l’adeguato provvedimento legislativo. Risultato: l’attuazione dei piani di controllo ora passa ai singoli comuni, con tutte le criticità normative, organizzative e finanziarie che ne conseguono, e l’agricoltore non viene neanche più rimborsato per i danni alle colture”. “La situazione deve essere affrontata con tempestività – aggiungono le tre organizzazioni agricole regionali - anche attraverso la stipula di convenzioni tra Comuni e Province, come suggerito nella lettera inviata ai Sindaci dall’Anci Emilia Romagna, per arrivare presto all’attuazione di piani di contenimento razionali ed efficaci”. “Ci saremmo aspettati – lamentano infine Confagricoltura, Cia e Copagri - un maggior coinvolgimento da parte della Regione nella predisposizione dello schema di ordinanza sul controllo delle nutrie. Gli agricoltori, non lo dimentichiamo, sono la parte lesa”.
“Fare presto e firmare subito le ordinanze per rendere attuativi i piani di controllo delle nutrie. Gli agricoltori non possono più attendere, sono a rischio gli argini dei fiumi e intere colture”. Lo chiedono con forza Confagricoltura, Cia e Copagri chiamando all’appello i Comuni, gli unici enti autorizzati a “predisporre un’azione di contrasto mirata attraverso una specifica ordinanza” come cita la nuova legge nazionale 116/2014, entrata in vigore lo scorso 21 agosto. La normativa vigente ha infatti escluso le nutrie dalla fauna selvatica. Di conseguenza sono decadute le competenze delle Province, sul contenimento della proliferazione della nutria, e della Regione, in tema di risarcimento dei danni alle aziende agricole. “E’ davvero paradossale. Alla meritoria iniziativa politica messa in piedi per risolvere questo devastante problema – precisano Confagricoltura, Cia e Copagri - non ha fatto seguito l’adeguato provvedimento legislativo. Risultato: l’attuazione dei piani di controllo ora passa ai singoli comuni, con tutte le criticità normative, organizzative e finanziarie che ne conseguono, e l’agricoltore non viene neanche più rimborsato per i danni alle colture”. “La situazione deve essere affrontata con tempestività – aggiungono le tre organizzazioni agricole regionali - anche attraverso la stipula di convenzioni tra Comuni e Province, come suggerito nella lettera inviata ai Sindaci dall’Anci Emilia Romagna, per arrivare presto all’attuazione di piani di contenimento razionali ed efficaci”. “Ci saremmo aspettati – lamentano infine Confagricoltura, Cia e Copagri - un maggior coinvolgimento da parte della Regione nella predisposizione dello schema di ordinanza sul controllo delle nutrie. Gli agricoltori, non lo dimentichiamo, sono la parte lesa”.
mercoledì 10 settembre 2014
SANA 2014, CONFAGRICOLTURA E CIA DELL’EMILIA ROMAGNA: “PARTIRE DAL BIOLOGICO PER INCREMENTARE REDDITO E OCCUPAZIONE. CON IL PROGETTO FILIERE BIO 2020 INSIEME A PROBER, PUNTIAMO SU ORGANIZZAZIONE DELLE FILIERE, AGGREGAZIONE, MARKETING E SU UN NUOVO CANALE DI E-COMMERCE DEDICATO”
Fonte: Cia e Confagricoltura Emilia - Romagna
“Bisogna partire dal biologico per incrementare reddito e occupazione. Con il progetto Filiere Bio 2020 lanciato nei mesi scorsi insieme a Prober, puntiamo su aggregazione, marketing per le imprese e su un nuovo canale di e-commerce dedicato” – è il commento di Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna alla chiusura del Sana 2014 che ha sancito il brillante andamento del settore biologico con un boom di vendite e di export (+17,3%) e un aumento di operatori e trasformatori (+5,4%). “L’obiettivo – rimarcano Confagricoltura e Cia regionali - è proprio quello di sostenere l’organizzazione delle filiere con metodo biologico stimolando la conversione al bio; favorire l’aggregazione attraverso gli strumenti offerti dalla UE; sviluppare accordi interprofessionali tra produttori e imprese agroalimentari; supportare tecnicamente le aziende agricole per favorirle nell’acquisizione di nuovi mercati, aprendo anche un nuovo canale di e-commerce dedicato”. “In Emilia Romagna ci sono ancora grandi potenzialità di crescita e il progetto Filiere Bio 2020 – concludono Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna – intende cogliere appieno tutte le opportunità di finanziamento offerte dal nuovo Programma regionale di Sviluppo Rurale, che sono il 30% delle risorse disponibili, per consentire ai giovani ed alle molte aziende in conversione, di trovare nel biologico una strada solida che possa garantire in futuro sviluppo e reddito”.
“Bisogna partire dal biologico per incrementare reddito e occupazione. Con il progetto Filiere Bio 2020 lanciato nei mesi scorsi insieme a Prober, puntiamo su aggregazione, marketing per le imprese e su un nuovo canale di e-commerce dedicato” – è il commento di Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna alla chiusura del Sana 2014 che ha sancito il brillante andamento del settore biologico con un boom di vendite e di export (+17,3%) e un aumento di operatori e trasformatori (+5,4%). “L’obiettivo – rimarcano Confagricoltura e Cia regionali - è proprio quello di sostenere l’organizzazione delle filiere con metodo biologico stimolando la conversione al bio; favorire l’aggregazione attraverso gli strumenti offerti dalla UE; sviluppare accordi interprofessionali tra produttori e imprese agroalimentari; supportare tecnicamente le aziende agricole per favorirle nell’acquisizione di nuovi mercati, aprendo anche un nuovo canale di e-commerce dedicato”. “In Emilia Romagna ci sono ancora grandi potenzialità di crescita e il progetto Filiere Bio 2020 – concludono Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna – intende cogliere appieno tutte le opportunità di finanziamento offerte dal nuovo Programma regionale di Sviluppo Rurale, che sono il 30% delle risorse disponibili, per consentire ai giovani ed alle molte aziende in conversione, di trovare nel biologico una strada solida che possa garantire in futuro sviluppo e reddito”.
lunedì 8 settembre 2014
CACCIA, MODIFICA DELLA LEGGE NAZIONALE 157/92: PER CONFAGRICOLTURA E CIA DELL’EMILIA ROMAGNA SI TRATTA DI “UNA DISPOSIZIONE IMPORTANTE PIÙ VOLTE SOLLECITATA E RAGGIUNTA GRAZIE ALL’OPERATO DELLE ISTITUZIONI LOCALI E NAZIONALI. ORA È NECESSARIA LA TEMPESTIVA MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE PER CONSENTIRE, ANCHE IN EMILIA ROMAGNA, IL PRELIEVO DI SELEZIONE AGLI UNGULATI SU TERRENI INNEVATI”
Fonte: Cia e Confagricoltura Emilia - Romagna
Portano a casa un primo importante risultato le due associazioni agricole regionali, Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna. Dal 20 agosto sono divenute vigenti le modifiche apportate dal decreto legge 24 giugno 2014-n. 91 alla legge nazionale 157/92. In sintesi: sarà possibile cacciare su terreni innevati, in tutto o in parte, non più solo nella zona faunistica delle Alpi ma finalmente anche per l’attuazione della caccia di selezione agli ungulati secondo le disposizioni emanate dalle regioni interessate. “Una disposizione da noi lungamente invocata e raggiunta grazie all’operato delle istituzioni locali e nazionali – fanno sapere le due organizzazioni agricole. “E’ tuttavia necessaria la tempestiva modifica della legge regionale per consentire, anche in Emilia Romagna, la caccia di selezione agli ungulati su terreni innevati”. Le due associazioni hanno inviato in questi giorni una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, in cui sottolineano che “sia ora imprescindibile una tempestiva modifica dell’art. 60 lettera c) della legge regionale 15 febbraio 1994, n. 8 ‘Disposizioni per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio dell’attività venatoria’ così da consentire l’esercizio della caccia nelle zone coperte nella maggior parte di neve e rendere immediatamente operativo sul territorio regionale il provvedimento di carattere nazionale”. “Pur consapevoli delle difficoltà derivanti dall’approssimarsi della fine della legislatura – concludono nella missiva le due organizzazioni agricole regionali – confidiamo in un intervento puntuale da parte della Regione affinché sia prontamente avviato l’iter che consente la modifica della normativa succitata”.
Portano a casa un primo importante risultato le due associazioni agricole regionali, Confagricoltura e Cia dell’Emilia Romagna. Dal 20 agosto sono divenute vigenti le modifiche apportate dal decreto legge 24 giugno 2014-n. 91 alla legge nazionale 157/92. In sintesi: sarà possibile cacciare su terreni innevati, in tutto o in parte, non più solo nella zona faunistica delle Alpi ma finalmente anche per l’attuazione della caccia di selezione agli ungulati secondo le disposizioni emanate dalle regioni interessate. “Una disposizione da noi lungamente invocata e raggiunta grazie all’operato delle istituzioni locali e nazionali – fanno sapere le due organizzazioni agricole. “E’ tuttavia necessaria la tempestiva modifica della legge regionale per consentire, anche in Emilia Romagna, la caccia di selezione agli ungulati su terreni innevati”. Le due associazioni hanno inviato in questi giorni una lettera all’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, in cui sottolineano che “sia ora imprescindibile una tempestiva modifica dell’art. 60 lettera c) della legge regionale 15 febbraio 1994, n. 8 ‘Disposizioni per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio dell’attività venatoria’ così da consentire l’esercizio della caccia nelle zone coperte nella maggior parte di neve e rendere immediatamente operativo sul territorio regionale il provvedimento di carattere nazionale”. “Pur consapevoli delle difficoltà derivanti dall’approssimarsi della fine della legislatura – concludono nella missiva le due organizzazioni agricole regionali – confidiamo in un intervento puntuale da parte della Regione affinché sia prontamente avviato l’iter che consente la modifica della normativa succitata”.
martedì 5 agosto 2014
MALTEMPO, CONFAGRICOLTURA BOLOGNA: “FORTE PREOCCUPAZIONE PER MOLTE PRODUZIONI AGRICOLE. IL MALTEMPO ALLUNGHERÀ INEVITABILMENTE LE CAMPAGNE DI RACCOLTA, PROVOCANDO COSÌ UN AUMENTO DEI COSTI DI PRODUZIONE PARI AL 15-20%. LE INCESSANTI PIOGGE RICHIEDERANNO INOLTRE MAGGIORI TRATTAMENTI CONTRO GLI ATTACCHI FUNGINI”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
Sale l’attenzione sulla campagna agricola estiva che si preannuncia allarmante per molte produzioni agricole. A un drastico calo dei prezzi nell’ortofrutta e nel vino, determinato dalla netta flessione dei consumi e dalla difficile congiuntura di mercato, si aggiungono le criticità provocate dalle condizioni climatiche avverse. Ad esprimere “forte preoccupazione per le principali produzioni agricole del territorio, dal settore vitivinicolo al bieticolo saccarifero, all’ortofrutticolo” è Confagricoltura Bologna, organizzazione agricola che raggruppa in provincia oltre 2mila imprese. “Il protrarsi del maltempo allungherà inevitabilmente le campagne di raccolta, provocando così un aumento dei costi di produzione pari anche al 15-20 per cento – fa notare Confagricoltura Bologna. “Gli eventi temporaleschi particolarmente violenti e duraturi richiederanno, inoltre, maggiori trattamenti contro gli attacchi fungini per contrastare importanti patologie della vite come la peronospera e la botrite - il cui rischio aumenta in caso di piovosità - oppure come la cercospora nelle bietole”. “La campagna bieticolo-saccarifera, partita già a rilento lo scorso 25 luglio causa intemperie e perturbazioni atmosferiche, rischia di chiudersi – sottolinea l’organizzazione agricola bolognese - oltre il termine previsto, ossia intorno alla metà di ottobre, ripercuotendosi in maniera negativa sulla semina successiva delle colture cerealicole”.
Sale l’attenzione sulla campagna agricola estiva che si preannuncia allarmante per molte produzioni agricole. A un drastico calo dei prezzi nell’ortofrutta e nel vino, determinato dalla netta flessione dei consumi e dalla difficile congiuntura di mercato, si aggiungono le criticità provocate dalle condizioni climatiche avverse. Ad esprimere “forte preoccupazione per le principali produzioni agricole del territorio, dal settore vitivinicolo al bieticolo saccarifero, all’ortofrutticolo” è Confagricoltura Bologna, organizzazione agricola che raggruppa in provincia oltre 2mila imprese. “Il protrarsi del maltempo allungherà inevitabilmente le campagne di raccolta, provocando così un aumento dei costi di produzione pari anche al 15-20 per cento – fa notare Confagricoltura Bologna. “Gli eventi temporaleschi particolarmente violenti e duraturi richiederanno, inoltre, maggiori trattamenti contro gli attacchi fungini per contrastare importanti patologie della vite come la peronospera e la botrite - il cui rischio aumenta in caso di piovosità - oppure come la cercospora nelle bietole”. “La campagna bieticolo-saccarifera, partita già a rilento lo scorso 25 luglio causa intemperie e perturbazioni atmosferiche, rischia di chiudersi – sottolinea l’organizzazione agricola bolognese - oltre il termine previsto, ossia intorno alla metà di ottobre, ripercuotendosi in maniera negativa sulla semina successiva delle colture cerealicole”.
giovedì 31 luglio 2014
OGGI AL VIA IL PROTOCOLLO D’INTESA DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA PER LA PREVENZIONE DA MICOTOSSINE NEL MAIS – CAMPAGNA 2014
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
GARAGNANI: “LAVORARE INSIEME PER UNA MAGGIORE TRASPARENZA NELLA FILIERA MAIDICOLA E FRENARE LE MASSICCE IMPORTAZIONI DI DERRATE DALL’ESTERO, DI DUBBIA QUALITÀ. IL PROTOCOLLO PER LA PREVENZIONE DA MICOTOSSINE NEL MAIS DIVENTA, OGNI ANNO DI PIÙ, UN PASSO OBBLIGATORIO PER OGNI OPERATORE”
Non usa mezze parole il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, per spronare gli attori della filiera ad adottare le linee guida del Protocollo d’intesa della Regione Emilia Romagna – Campagna 2014 sulla prevenzione da micotossine nel mais ad uso zootecnico. “Bisogna lavorare insieme – ha detto commentando la firma del protocollo che prende il via oggi - per una maggiore trasparenza nella filiera maidicola e frenare le massicce importazioni di derrate provenienti dall’estero, spesso di dubbia qualità”. Il riferimento è chiaro, basta tornare allo scorso 12 giugno quando un carico di mais ucraino è stato messo sotto sequestro al porto di Ravenna perché contaminato da diossine. E nel momento in cui è scattata l’allerta, una partita era già stata commercializzata. La zootecnia emiliano romagnola che dà valore alle tante eccellenze dell’agroalimentare regionale, basa la propria sostenibilità su materie prime di qualità e prive di ogni contaminante: una sicurezza sia per l’animale allevato che per il consumatore finale. “Pertanto – osserva Garagnani - questo protocollo d’intesa diventa, ogni anno di più, un passo obbligatorio per tutti. E a tutela del produttore, si rammenta che nel testo è menzionata la possibilità di richiedere sempre il campionamento delle partite in entrata, in modo da procedere immediatamente con le analisi di laboratorio e consentire la eventuale segregazione delle partite non conformi”. Il piano di autocontrollo aziendale, siglato da Confagricoltura Emilia Romagna – e che, lo ricordiamo, viene sottoscritto ogni anno - individua procedure e strumenti per prevenire la formazione e la diffusione delle micotossine in campo e nella fase di accettazione e stoccaggio. Nelle annate climaticamente normali, il protocollo ha sempre assicurato un monitoraggio continuo ed un’allerta preventiva, impedendo con efficacia il passaggio delle micotossine alla filiera alimentare. È evidente però che quando l’incertezza climatica è molto alta, come in questo periodo, le criticità aumentano esponenzialmente. “Dobbiamo assolutamente garantire – è la chiosa del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - che il poco mais prodotto in Italia e quello importato, abbiano queste caratteristiche!”.
GARAGNANI: “LAVORARE INSIEME PER UNA MAGGIORE TRASPARENZA NELLA FILIERA MAIDICOLA E FRENARE LE MASSICCE IMPORTAZIONI DI DERRATE DALL’ESTERO, DI DUBBIA QUALITÀ. IL PROTOCOLLO PER LA PREVENZIONE DA MICOTOSSINE NEL MAIS DIVENTA, OGNI ANNO DI PIÙ, UN PASSO OBBLIGATORIO PER OGNI OPERATORE”
Non usa mezze parole il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, per spronare gli attori della filiera ad adottare le linee guida del Protocollo d’intesa della Regione Emilia Romagna – Campagna 2014 sulla prevenzione da micotossine nel mais ad uso zootecnico. “Bisogna lavorare insieme – ha detto commentando la firma del protocollo che prende il via oggi - per una maggiore trasparenza nella filiera maidicola e frenare le massicce importazioni di derrate provenienti dall’estero, spesso di dubbia qualità”. Il riferimento è chiaro, basta tornare allo scorso 12 giugno quando un carico di mais ucraino è stato messo sotto sequestro al porto di Ravenna perché contaminato da diossine. E nel momento in cui è scattata l’allerta, una partita era già stata commercializzata. La zootecnia emiliano romagnola che dà valore alle tante eccellenze dell’agroalimentare regionale, basa la propria sostenibilità su materie prime di qualità e prive di ogni contaminante: una sicurezza sia per l’animale allevato che per il consumatore finale. “Pertanto – osserva Garagnani - questo protocollo d’intesa diventa, ogni anno di più, un passo obbligatorio per tutti. E a tutela del produttore, si rammenta che nel testo è menzionata la possibilità di richiedere sempre il campionamento delle partite in entrata, in modo da procedere immediatamente con le analisi di laboratorio e consentire la eventuale segregazione delle partite non conformi”. Il piano di autocontrollo aziendale, siglato da Confagricoltura Emilia Romagna – e che, lo ricordiamo, viene sottoscritto ogni anno - individua procedure e strumenti per prevenire la formazione e la diffusione delle micotossine in campo e nella fase di accettazione e stoccaggio. Nelle annate climaticamente normali, il protocollo ha sempre assicurato un monitoraggio continuo ed un’allerta preventiva, impedendo con efficacia il passaggio delle micotossine alla filiera alimentare. È evidente però che quando l’incertezza climatica è molto alta, come in questo periodo, le criticità aumentano esponenzialmente. “Dobbiamo assolutamente garantire – è la chiosa del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - che il poco mais prodotto in Italia e quello importato, abbiano queste caratteristiche!”.
martedì 29 luglio 2014
NASCE IN EMILIA ROMAGNA L’ORGANIZZAZIONE INTERPROFESSIONALE INTERREGIONALE FILIERA UOVA
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
CANALI (CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA): “ESPRIMIAMO GRANDE SODDISFAZIONE PER LA NASCITA DELL’O.I. INTERREGIONALE FILIERA UOVA. IL SUO QUID: RAPPRESENTA QUASI TUTTI I PRODUTTORI ITALIANI, OSSIA OLTRE 35 MILIONI DI GALLINE ALLEVATE SUL TOTALE NAZIONALE CHE SUPERA DI POCO I 40”
Dopo pomodoro da industria, pere e carni suine, la regione Emilia Romagna dà i natali ad una nuova Organizzazione Interprofessionale, pronta a qualificare un comparto importante del Belpaese per la rilevanza economica e occupazionale che riveste, quello delle uova e degli ovoprodotti. “Esprimiamo grande soddisfazione - ha detto Claudio Canali, vice-presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - per la nascita dell’Organizzazione Interprofessionale Interregionale filiera uova. Il suo quid: rappresenta quasi tutti i produttori italiani, ossia oltre 35 milioni di galline allevate sul totale nazionale che supera di poco i 40” La neo nata O.I. riunisce l’intera filiera dell’uovo in Italia dalla produzione alla vendita: circa 300 aziende sparse un po’ ovunque (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria) e iscritte a Assoavi, la più grande realtà associativa del settore avicunicolo nazionale. “Ci rallegriamo – ha aggiunto infine Canali – della scelta strategica adottata dal settore delle uova e degli ovoprodotti che segna la svolta e investe nella valorizzazione della produzione italiana attraverso il sistema di filiera. Solo così sarà possibile favorire un miglior equilibrio tra domanda e offerta; condividere politiche comuni e realizzare quella sinergia necessaria per affrontare la competitività sui mercati stranieri”.
CANALI (CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA): “ESPRIMIAMO GRANDE SODDISFAZIONE PER LA NASCITA DELL’O.I. INTERREGIONALE FILIERA UOVA. IL SUO QUID: RAPPRESENTA QUASI TUTTI I PRODUTTORI ITALIANI, OSSIA OLTRE 35 MILIONI DI GALLINE ALLEVATE SUL TOTALE NAZIONALE CHE SUPERA DI POCO I 40”
Dopo pomodoro da industria, pere e carni suine, la regione Emilia Romagna dà i natali ad una nuova Organizzazione Interprofessionale, pronta a qualificare un comparto importante del Belpaese per la rilevanza economica e occupazionale che riveste, quello delle uova e degli ovoprodotti. “Esprimiamo grande soddisfazione - ha detto Claudio Canali, vice-presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - per la nascita dell’Organizzazione Interprofessionale Interregionale filiera uova. Il suo quid: rappresenta quasi tutti i produttori italiani, ossia oltre 35 milioni di galline allevate sul totale nazionale che supera di poco i 40” La neo nata O.I. riunisce l’intera filiera dell’uovo in Italia dalla produzione alla vendita: circa 300 aziende sparse un po’ ovunque (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria) e iscritte a Assoavi, la più grande realtà associativa del settore avicunicolo nazionale. “Ci rallegriamo – ha aggiunto infine Canali – della scelta strategica adottata dal settore delle uova e degli ovoprodotti che segna la svolta e investe nella valorizzazione della produzione italiana attraverso il sistema di filiera. Solo così sarà possibile favorire un miglior equilibrio tra domanda e offerta; condividere politiche comuni e realizzare quella sinergia necessaria per affrontare la competitività sui mercati stranieri”.
venerdì 25 luglio 2014
RINNOVABILI, IN EMILIA ROMAGNA RISCHIO CHIUSURA PER 300 AZIENDE AGRICOLE SOLO TRA LE ASSOCIATE A CONFAGRICOLTURA
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
GARAGNANI “È IRRESPONSABILE E PRIVA DI OGNI LOGICA, LA POLITICA DELL’ATTUALE GOVERNO CHE INTENDE COLPIRE ANCORA UNA VOLTA LE RINNOVABILI. NO ALLA RIMODULAZIONE DEGLI INCENTIVI PER IL FOTOVOLTAICO”
“È irresponsabile e priva di ogni logica, la politica dell’attuale Governo che intende colpire ancora una volta le rinnovabili, estremamente rilevanti anche per l’agricoltura. Dopo l'abbattimento dei prezzi minimi garantiti attraverso la loro equiparazione ai prezzi zonali medi – contro cui hanno fatto ricorso circa 150 aziende associate a Confagricoltura Emilia Romagna - e la tassazione della produzione di energia riconducibile alle imprese agricole, ora tocca alla rimodulazione degli incentivi che coinvolge obbligatoriamente gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kW e che a breve potrebbe interessare le altre fonti rinnovabili”. È questa la ferma presa di posizione del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, in merito al dibattito creatosi intorno al decreto “spalma-incentivi”. “Solo in Emilia Romagna – tiene a precisare Garagnani – sono a rischio 300 aziende agricole tra le nostre associate”. Confagricoltura chiede pertanto alle Commissioni riunite Industria ed Ambiente del Senato di intervenire in sede di conversione in legge del decreto legge 91/14 (Competitività), sopprimendo l’art.26 che prevede la rimodulazione obbligatoria degli incentivi per il fotovoltaico, che provocherebbe effetti devastanti sull’intero settore ed in particolare sulle imprese agricole. Anche perché le proposte di emendamento di modifica dell’art.26, in discussione al Senato, non solo non migliorerebbero l’attuale impostazione, ma in alcuni casi la peggiorerebbero. In sintesi: l’art.26 introduce una serie di disposizioni fortemente penalizzanti per i produttori di energia fotovoltaica ed in generale per il settore delle energie rinnovabili a fronte di una ipotesi, ancora incerta, di risparmio della spesa energetica per le PMI (si stima che meno del 15% delle imprese italiane potrebbe beneficiare della misura), così come espresso nell’Audizione del 2 Luglio 2014 delle Commissioni 10° e 13° del Senato della Repubblica. Queste disposizioni palesemente retroattive inciderebbero tra l’altro su contratti di diritto privato già stipulati - così come sostenuto anche dal Presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida - costringendo le imprese a rinegoziare con gli Istituti di credito condizioni di finanziamento di certo più onerose rispetto alle originali. A pagare il prezzo più alto sono dunque gli imprenditori agricoli: fino allo scorso aprile, tali impianti erano riconducibili al reddito agrario; motivo per cui gli imprenditori agricoli, spinti sia dall’esigenza di diversificare i propri redditi che dalle normative esistenti atte a garantire il raggiungimento degli impegni sottoscritti a livello internazionale dallo Stato, hanno investito in innovazione ed energia verde, utilizzando legittimamente uno strumento di incentivazione dello Stato che oggi, nonostante i contratti siglati con il Gestore dei Servizi Energetici, rischiano di veder fallire non solo l’attività energetica, ma più in generale l’azienda. “Per questo – conclude in una nota l’organizzazione agricola - è indispensabile escludere quantomeno dalla misura gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW, con particolare riferimento a quelli realizzati dalle imprese agricole, tenendo fuori in ogni caso dalla rimodulazione gli impianti realizzati sugli edifici, incluse le serre, a prescindere dalla potenza, ed auspicando inoltre da parte dell’esecutivo una vera riforma sull’attuale infrastruttura elettrica atta a ridurre gli sprechi di gestione e a rispondere alle esigenze dell’intero paese ”.
GARAGNANI “È IRRESPONSABILE E PRIVA DI OGNI LOGICA, LA POLITICA DELL’ATTUALE GOVERNO CHE INTENDE COLPIRE ANCORA UNA VOLTA LE RINNOVABILI. NO ALLA RIMODULAZIONE DEGLI INCENTIVI PER IL FOTOVOLTAICO”
“È irresponsabile e priva di ogni logica, la politica dell’attuale Governo che intende colpire ancora una volta le rinnovabili, estremamente rilevanti anche per l’agricoltura. Dopo l'abbattimento dei prezzi minimi garantiti attraverso la loro equiparazione ai prezzi zonali medi – contro cui hanno fatto ricorso circa 150 aziende associate a Confagricoltura Emilia Romagna - e la tassazione della produzione di energia riconducibile alle imprese agricole, ora tocca alla rimodulazione degli incentivi che coinvolge obbligatoriamente gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kW e che a breve potrebbe interessare le altre fonti rinnovabili”. È questa la ferma presa di posizione del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, in merito al dibattito creatosi intorno al decreto “spalma-incentivi”. “Solo in Emilia Romagna – tiene a precisare Garagnani – sono a rischio 300 aziende agricole tra le nostre associate”. Confagricoltura chiede pertanto alle Commissioni riunite Industria ed Ambiente del Senato di intervenire in sede di conversione in legge del decreto legge 91/14 (Competitività), sopprimendo l’art.26 che prevede la rimodulazione obbligatoria degli incentivi per il fotovoltaico, che provocherebbe effetti devastanti sull’intero settore ed in particolare sulle imprese agricole. Anche perché le proposte di emendamento di modifica dell’art.26, in discussione al Senato, non solo non migliorerebbero l’attuale impostazione, ma in alcuni casi la peggiorerebbero. In sintesi: l’art.26 introduce una serie di disposizioni fortemente penalizzanti per i produttori di energia fotovoltaica ed in generale per il settore delle energie rinnovabili a fronte di una ipotesi, ancora incerta, di risparmio della spesa energetica per le PMI (si stima che meno del 15% delle imprese italiane potrebbe beneficiare della misura), così come espresso nell’Audizione del 2 Luglio 2014 delle Commissioni 10° e 13° del Senato della Repubblica. Queste disposizioni palesemente retroattive inciderebbero tra l’altro su contratti di diritto privato già stipulati - così come sostenuto anche dal Presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida - costringendo le imprese a rinegoziare con gli Istituti di credito condizioni di finanziamento di certo più onerose rispetto alle originali. A pagare il prezzo più alto sono dunque gli imprenditori agricoli: fino allo scorso aprile, tali impianti erano riconducibili al reddito agrario; motivo per cui gli imprenditori agricoli, spinti sia dall’esigenza di diversificare i propri redditi che dalle normative esistenti atte a garantire il raggiungimento degli impegni sottoscritti a livello internazionale dallo Stato, hanno investito in innovazione ed energia verde, utilizzando legittimamente uno strumento di incentivazione dello Stato che oggi, nonostante i contratti siglati con il Gestore dei Servizi Energetici, rischiano di veder fallire non solo l’attività energetica, ma più in generale l’azienda. “Per questo – conclude in una nota l’organizzazione agricola - è indispensabile escludere quantomeno dalla misura gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW, con particolare riferimento a quelli realizzati dalle imprese agricole, tenendo fuori in ogni caso dalla rimodulazione gli impianti realizzati sugli edifici, incluse le serre, a prescindere dalla potenza, ed auspicando inoltre da parte dell’esecutivo una vera riforma sull’attuale infrastruttura elettrica atta a ridurre gli sprechi di gestione e a rispondere alle esigenze dell’intero paese ”.
mercoledì 16 luglio 2014
PROBER SI RINNOVA E LANCIA IN EMILIA ROMAGNA IL PROGETTO “FILIERE BIO 2020” PROMOSSO DA CONFAGRICOLTURA E CIA, UNA NUOVA PIATTAFORMA DI SERVIZI RIVOLTI A PRODUTTORI E TRASFORMATORI BIOLOGICI. OBIETTIVO: CRESCERE
Fonte: Confagricoltura e Cia Emilia - Romagna
Domanda in aumento ma produzione ferma al palo. E’ questa, purtroppo, la fotografia del biologico in Italia. “Per immettere nuova linfa in un settore che chiede con forza di crescere, la società cooperativa Prober lancia il progetto “Filiere Bio 2020”: una nuova piattaforma di servizi rivolti ai produttori e trasformatori biologici dell’Emilia Romagna”. A dare la notizia Confagricoltura e Cia regionali, che oggi hanno formalizzato l’entrata nella nuova compagine societaria Prober s.c.a.r.l. Il mercato dei prodotti biologici in Italia è in continua crescita. Nei primi mesi del 2014 è stato registrato un +17% nella Grande distribuzione organizzata quasi il 10% nel canale specializzato (dati Ismea). La Penisola si conferma inoltre prima in assoluto per esportazione di prodotti biologici, con 1,2 miliardi di euro l'anno. “L’obiettivo è far crescere il numero di operatori biologici in regione – sottolineano le due organizzazioni agricole - stimolando anche l’entrata di nuovi agricoltori. Vorremmo promuovere il bio anche nelle zone di pianura più vocate e produttive ove peraltro prevale ancora l’agricoltura convenzionale e ricreare convenienza economica a farlo nelle zone svantaggiate”. L’Emilia Romagna conta poco meno di 4000 operatori biologici e detiene la leadership nazionale per numero di imprese di trasformazione e per i risultati raggiunti nella filiera corta, annoverando ben 417 aziende che fanno anche vendita diretta (bioreport nazionale 2013). “Il progetto “Filiere Bio 2020” nasce per offrire all’operatore biologico piena assistenza nell’attuazione delle normative e nell’espletamento delle pratiche burocratiche necessarie (in primis supporto a certificazione e tracciabilità); per fornirgli indirizzi colturali che siano finalizzati al territorio e alla collocazione sul mercato; per sostenerlo nell’accesso ai finanziamenti pubblici. In testa, il Programma regionale di Sviluppo Rurale che – rimarcano i vertici regionali di Confagricoltura e Cia - oltre alle domande sulle specifiche misure dedicate al biologico, sarà fonte di risorse anche per la consulenza, la formazione, la ricerca e soprattutto i progetti di filiera, di sistema e di cooperazione”. Al fine di garantire e accrescere il reddito delle aziende attraverso la piena valorizzazione del prodotto, “Prober promuoverà infatti accordi di filiera e contratti di coltivazione pluriennali, partendo dalla filiera delle proteiche per supportare la zootecnia bio (con il socio Progeo e non solo) seguendo poi - nell’ottica della rotazione pluriennale obbligatoria per le aziende biologiche - con altre colture e filiere come quella dei cereali alimentari, delle sementi, dell’ortofrutta, etc”. “Questo progetto – concludono Confagricoltura e Cia - mira ad aprire nuovi canali di accesso al mercato, dando maggior impulso alla vendita diretta, anche implementando una piattaforma di e-commerce e sviluppando, in collaborazione con Bovinitaly, la rete già avviata di “mangiocarnebio” in “mangiotuttobio” attraverso la partecipazione ai bandi per la ristorazione privata e collettiva; alla messa in rete delle strutture aziendali e degli agriturismi”.
Domanda in aumento ma produzione ferma al palo. E’ questa, purtroppo, la fotografia del biologico in Italia. “Per immettere nuova linfa in un settore che chiede con forza di crescere, la società cooperativa Prober lancia il progetto “Filiere Bio 2020”: una nuova piattaforma di servizi rivolti ai produttori e trasformatori biologici dell’Emilia Romagna”. A dare la notizia Confagricoltura e Cia regionali, che oggi hanno formalizzato l’entrata nella nuova compagine societaria Prober s.c.a.r.l. Il mercato dei prodotti biologici in Italia è in continua crescita. Nei primi mesi del 2014 è stato registrato un +17% nella Grande distribuzione organizzata quasi il 10% nel canale specializzato (dati Ismea). La Penisola si conferma inoltre prima in assoluto per esportazione di prodotti biologici, con 1,2 miliardi di euro l'anno. “L’obiettivo è far crescere il numero di operatori biologici in regione – sottolineano le due organizzazioni agricole - stimolando anche l’entrata di nuovi agricoltori. Vorremmo promuovere il bio anche nelle zone di pianura più vocate e produttive ove peraltro prevale ancora l’agricoltura convenzionale e ricreare convenienza economica a farlo nelle zone svantaggiate”. L’Emilia Romagna conta poco meno di 4000 operatori biologici e detiene la leadership nazionale per numero di imprese di trasformazione e per i risultati raggiunti nella filiera corta, annoverando ben 417 aziende che fanno anche vendita diretta (bioreport nazionale 2013). “Il progetto “Filiere Bio 2020” nasce per offrire all’operatore biologico piena assistenza nell’attuazione delle normative e nell’espletamento delle pratiche burocratiche necessarie (in primis supporto a certificazione e tracciabilità); per fornirgli indirizzi colturali che siano finalizzati al territorio e alla collocazione sul mercato; per sostenerlo nell’accesso ai finanziamenti pubblici. In testa, il Programma regionale di Sviluppo Rurale che – rimarcano i vertici regionali di Confagricoltura e Cia - oltre alle domande sulle specifiche misure dedicate al biologico, sarà fonte di risorse anche per la consulenza, la formazione, la ricerca e soprattutto i progetti di filiera, di sistema e di cooperazione”. Al fine di garantire e accrescere il reddito delle aziende attraverso la piena valorizzazione del prodotto, “Prober promuoverà infatti accordi di filiera e contratti di coltivazione pluriennali, partendo dalla filiera delle proteiche per supportare la zootecnia bio (con il socio Progeo e non solo) seguendo poi - nell’ottica della rotazione pluriennale obbligatoria per le aziende biologiche - con altre colture e filiere come quella dei cereali alimentari, delle sementi, dell’ortofrutta, etc”. “Questo progetto – concludono Confagricoltura e Cia - mira ad aprire nuovi canali di accesso al mercato, dando maggior impulso alla vendita diretta, anche implementando una piattaforma di e-commerce e sviluppando, in collaborazione con Bovinitaly, la rete già avviata di “mangiocarnebio” in “mangiotuttobio” attraverso la partecipazione ai bandi per la ristorazione privata e collettiva; alla messa in rete delle strutture aziendali e degli agriturismi”.
venerdì 4 luglio 2014
BANDO CONTRO LE PREDAZIONI DA LUPO SUL BESTIAME, CONFAGRICOLTURA BOLOGNA: “SI APPREZZA LO SFORZO DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA MA PER RISOLVERE IL PROBLEMA E’ NECESSARIO L’INTERVENTO DELLE AUTORITA’ COMPETENTI NAZIONALI ED EUROPEE AL FINE DI PROCEDERE IN TEMPI RAPIDI AL CENSIMENTO E ALL’ERADICAZIONE DEGLI IBRIDI E DEI CANI RANDAGI”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
“Si apprezza lo sforzo della Regione Emilia Romagna ma per risolvere il problema è necessario l’intervento delle Autorità competenti nazionali ed europee al fine di procedere in tempi rapidi al censimento e all’eradicazione degli ibridi e dei cani randagi”. E’ questa la posizione espressa da Confagricoltura Bologna in merito al bando pubblicato ieri sul Bollettino Ufficiale della Regione che stanzia 225 mila euro per l’acquisto di recinzioni, dissuasori luminosi e acustici, cani pastore. “I nostri allevatori – rimarca l’organizzazione agricola bolognese – sono esasperati dai frequenti attacchi degli ibridi e dei cani randagi, di gran lunga i predatori più numerosi nelle zone vulnerabili del territorio provinciale e che, a differenza dei lupi, non sono protetti da alcuna legge nazionale o europea”. “Quanto al Piano di prevenzione regionale contro gli attacchi del lupo al bestiame, essi lamentano invece – fa notare Confagricoltura Bologna – la scarsa efficacia e la difficoltà di realizzazione e manutenzione delle misure proposte che risulterebbero peraltro insufficienti ad arginare le predazioni”. “E’ inoltre auspicabile un monitoraggio più preciso e dettagliato del numero effettivo di lupi presenti sul territorio e dei loro spostamenti, per conoscere il predatore che causa i principali danni agli allevamenti” – conclude l’associazione degli imprenditori agricoli.
“Si apprezza lo sforzo della Regione Emilia Romagna ma per risolvere il problema è necessario l’intervento delle Autorità competenti nazionali ed europee al fine di procedere in tempi rapidi al censimento e all’eradicazione degli ibridi e dei cani randagi”. E’ questa la posizione espressa da Confagricoltura Bologna in merito al bando pubblicato ieri sul Bollettino Ufficiale della Regione che stanzia 225 mila euro per l’acquisto di recinzioni, dissuasori luminosi e acustici, cani pastore. “I nostri allevatori – rimarca l’organizzazione agricola bolognese – sono esasperati dai frequenti attacchi degli ibridi e dei cani randagi, di gran lunga i predatori più numerosi nelle zone vulnerabili del territorio provinciale e che, a differenza dei lupi, non sono protetti da alcuna legge nazionale o europea”. “Quanto al Piano di prevenzione regionale contro gli attacchi del lupo al bestiame, essi lamentano invece – fa notare Confagricoltura Bologna – la scarsa efficacia e la difficoltà di realizzazione e manutenzione delle misure proposte che risulterebbero peraltro insufficienti ad arginare le predazioni”. “E’ inoltre auspicabile un monitoraggio più preciso e dettagliato del numero effettivo di lupi presenti sul territorio e dei loro spostamenti, per conoscere il predatore che causa i principali danni agli allevamenti” – conclude l’associazione degli imprenditori agricoli.
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venerdì 13 giugno 2014
NUOVA PAC E PSR DAL CONVEGNO DI CONFAGRICOLTURA BOLOGNA: ECCO COSA CAMBIA PER L’AGRICOLTURA IN EMILIA ROMAGNA
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
RABBONI: “PAC: è stato un accordo di compromesso, ci impegneremo a rivederlo nel 2016 col documento di revisione di medio termine. PSR: sarà pronto entro metà luglio. Tra le priorità, accordi di filiera e aggregazione di imprese”.
GARAGNANI: “PAC: l’Italia non ha voluto puntare sui settori agricoli vitali, scontentando un po’ tutti. Risultato: il gap competitivo con alcuni paesi UE in futuro sarà incolmabile. PSR: in primis sburocratizzazione e internazionalizzazione”.
Bologna, 13 giugno 2014 – “Nel documento approvato abbiamo fatto inserire l'impegno a rivedere nel 2016, anche alla luce degli andamenti reali di mercato, gli attuali accoppiamenti. Sarà l'occasione per riproporre l'innalzamento del contributo per barbabietola da zucchero e pomodoro da industria e l'inserimento della frutta trasformata, oggi, purtroppo, esclusa dagli aiuti accoppiati”. E’ ciò che ha detto l’Assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, intervenuto al convegno promosso da Confagricoltura Bologna sulla Riforma della Politica Agricola Comune dopo l’approvazione a Roma ieri del documento di attuazione della Nuova Pac. Applaudono in sala gli imprenditori agricoli e i vertici provinciali e regionali dell’organizzazione agricola che proprio nei giorni scorsi avevano chiesto di “poter affinare strumenti e strategie nel Mid-Term Review”. “È mancato l’aiuto auspicato alle imprese che fanno vera agricoltura, che creano reddito e posti di lavoro – è la sintesi del presidente di Confagricoltura Bologna, Gianni Tosi, che nell’introdurre l’incontro aggiunge: “L’Italia non è riuscita, ancora una volta, a concentrare le risorse disperdendo così “a pioggia” gli aiuti comunitari, a fronte di una situazione già fortemente penalizzata dalla sostanziale riduzione dei contributi rispetto alla Pac precedente. Bene invece la misura a sostegno dei giovani che possa incentivarli nell’avvio dell’attività contribuendo al ricambio generazionale”. “Purtroppo l’agroalimentare italiano – è l’opinione del presidente regionale di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani - ha perso una grande occasione con questa Riforma della Pac e le scelte nazionali si sono rivelate deboli e per nulla coraggiose. Così, per accontentare le varie regioni d’Italia - e a tal proposito mi preme sottolineare quanto grave sia stato l’errore fatto a monte dall’ex ministro De Girolamo che ha voluto concordare proprio con le Regioni le decisioni del paese – il Governo non ha puntato sui settori davvero strategici del nostro sistema agricolo produttivo, arrivando a spalmare gli aiuti accoppiati su più comparti col risultato di scontentare tutti e dimenticare peraltro qualche ramo vitale”. Un esempio: quando nel 2017 cesserà il regime delle quote latte e l’Europa diventerà un mercato cosiddetto libero, le aziende italiane - che a differenza di quelle francesi non sono state nel frattempo adeguatamente sostenute – soffriranno allora di uno svantaggio competitivo incolmabile. “Inoltre, poco coraggio è stato dimostrato nella definizione di agricoltore attivo – rimarca Garagnani - riconoscendo in realtà a troppi tale qualifica. Al contempo nessun passo avanti è stato fatto neppure in materia di pagamenti diretti: la soglia dei 250 euro è irrisoria, se si pensa che la macchina burocratica oggi assorbe in media 320 euro ogni singolo beneficiario”. Nel corso del convegno si è parlato anche del Programma regionale di Sviluppo Rurale 2014-2020 che verrà licenziato entrò metà luglio dall’Assemblea legislativa della Regione. “Chiediamo di mantenere alta l’attenzione – dice il presidente Garagnani - sulla sburocratizzazione e sull’internazionalizzazione delle imprese: le nostre aziende devono essere competitive sul mercato globale e quindi bisogna sostenerle nei piani di investimento e nel potenziamento della redditività. Auspichiamo inoltre un’improrogabile maggiore aggregazione all’interno della filiera alimentare e che accanto alla già rodata formula cooperativa, vengano favorite anche le altre forme di aggregazione imprenditoriale più leggere, come i contratti di rete, le associazioni temporanee di impresa ed altro”. “Sarà sempre più strategico lavorare per reti di impresa ed accordi interprofessionali - è la pronta replica dell’Assessore Rabboni che sottolinea le priorità del nuovo PSR: “la quota maggiore di risorse per gli investimenti e la competitività sarà riservata alle imprese che si mettono in rete nelle diverse forme attualmente possibili. E' una scelta dettata dall’internazionalizzazione e dalla necessita di far accedere le nostre medie imprese a tutte le opportunità che essa offre, sia sul piano delle tecnologie che degli sbocchi di mercato”. “Quindi - sottolinea l’Assessore regionale - aiuti alle reti di impresa per il trasferimento tecnologico, per gli investimenti di comparto e di filiera, per la logistica e per l'autocontrollo della produzione; ma anche aiuti alle imprese che operano in montagna per diversificarne le attività; per valorizzarne le produzioni e per sostenerle nella prevenzione e nel ripristino del dissesto idrogeologico aziendale. Quanto alla burocrazia: la Regione ha trasferito su supporto informatico i fascicoli aziendali, ciò consentirà di ridurla notevolmente. Inoltre, a fine mese, sarà pienamente operativo il Registro Unico regionale dei controlli nelle aziende agricole. Stiamo anche lavorando su alcuni progetti di credito agevolato per i beneficiari del nuovo PSR e su un Fondo di rotazione che riguarda investimenti di piccole entità”. In chiusura, una puntualizzazione sulle tematiche ambientali: “Basta col pensarle come una forma di punizione nei confronti dell’impresa – sostiene il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - stimoliamo l’innovazione e la ricerca: dalle nuove tecniche di stoccaggio e trattamento dei reflui zootecnici all’agricoltura blu, sono tanti i settori veramente ambientalisti su cui puntare. E avanti con la battaglia sulla direttiva nitrati, strenuamente sostenuta da Confagricoltura”. “Apriremo presto – rassicura Rabboni - una riflessione in sede europea sulla direttiva nitrati, alla luce anche dei risultati della recente ricerca dell’Ispra sull’origine degli inquinanti nelle acque della pianura padana, dalla quale si evince il minimo apporto della zootecnia, pari solo al 10-15%”.
RABBONI: “PAC: è stato un accordo di compromesso, ci impegneremo a rivederlo nel 2016 col documento di revisione di medio termine. PSR: sarà pronto entro metà luglio. Tra le priorità, accordi di filiera e aggregazione di imprese”.
GARAGNANI: “PAC: l’Italia non ha voluto puntare sui settori agricoli vitali, scontentando un po’ tutti. Risultato: il gap competitivo con alcuni paesi UE in futuro sarà incolmabile. PSR: in primis sburocratizzazione e internazionalizzazione”.
Bologna, 13 giugno 2014 – “Nel documento approvato abbiamo fatto inserire l'impegno a rivedere nel 2016, anche alla luce degli andamenti reali di mercato, gli attuali accoppiamenti. Sarà l'occasione per riproporre l'innalzamento del contributo per barbabietola da zucchero e pomodoro da industria e l'inserimento della frutta trasformata, oggi, purtroppo, esclusa dagli aiuti accoppiati”. E’ ciò che ha detto l’Assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, intervenuto al convegno promosso da Confagricoltura Bologna sulla Riforma della Politica Agricola Comune dopo l’approvazione a Roma ieri del documento di attuazione della Nuova Pac. Applaudono in sala gli imprenditori agricoli e i vertici provinciali e regionali dell’organizzazione agricola che proprio nei giorni scorsi avevano chiesto di “poter affinare strumenti e strategie nel Mid-Term Review”. “È mancato l’aiuto auspicato alle imprese che fanno vera agricoltura, che creano reddito e posti di lavoro – è la sintesi del presidente di Confagricoltura Bologna, Gianni Tosi, che nell’introdurre l’incontro aggiunge: “L’Italia non è riuscita, ancora una volta, a concentrare le risorse disperdendo così “a pioggia” gli aiuti comunitari, a fronte di una situazione già fortemente penalizzata dalla sostanziale riduzione dei contributi rispetto alla Pac precedente. Bene invece la misura a sostegno dei giovani che possa incentivarli nell’avvio dell’attività contribuendo al ricambio generazionale”. “Purtroppo l’agroalimentare italiano – è l’opinione del presidente regionale di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani - ha perso una grande occasione con questa Riforma della Pac e le scelte nazionali si sono rivelate deboli e per nulla coraggiose. Così, per accontentare le varie regioni d’Italia - e a tal proposito mi preme sottolineare quanto grave sia stato l’errore fatto a monte dall’ex ministro De Girolamo che ha voluto concordare proprio con le Regioni le decisioni del paese – il Governo non ha puntato sui settori davvero strategici del nostro sistema agricolo produttivo, arrivando a spalmare gli aiuti accoppiati su più comparti col risultato di scontentare tutti e dimenticare peraltro qualche ramo vitale”. Un esempio: quando nel 2017 cesserà il regime delle quote latte e l’Europa diventerà un mercato cosiddetto libero, le aziende italiane - che a differenza di quelle francesi non sono state nel frattempo adeguatamente sostenute – soffriranno allora di uno svantaggio competitivo incolmabile. “Inoltre, poco coraggio è stato dimostrato nella definizione di agricoltore attivo – rimarca Garagnani - riconoscendo in realtà a troppi tale qualifica. Al contempo nessun passo avanti è stato fatto neppure in materia di pagamenti diretti: la soglia dei 250 euro è irrisoria, se si pensa che la macchina burocratica oggi assorbe in media 320 euro ogni singolo beneficiario”. Nel corso del convegno si è parlato anche del Programma regionale di Sviluppo Rurale 2014-2020 che verrà licenziato entrò metà luglio dall’Assemblea legislativa della Regione. “Chiediamo di mantenere alta l’attenzione – dice il presidente Garagnani - sulla sburocratizzazione e sull’internazionalizzazione delle imprese: le nostre aziende devono essere competitive sul mercato globale e quindi bisogna sostenerle nei piani di investimento e nel potenziamento della redditività. Auspichiamo inoltre un’improrogabile maggiore aggregazione all’interno della filiera alimentare e che accanto alla già rodata formula cooperativa, vengano favorite anche le altre forme di aggregazione imprenditoriale più leggere, come i contratti di rete, le associazioni temporanee di impresa ed altro”. “Sarà sempre più strategico lavorare per reti di impresa ed accordi interprofessionali - è la pronta replica dell’Assessore Rabboni che sottolinea le priorità del nuovo PSR: “la quota maggiore di risorse per gli investimenti e la competitività sarà riservata alle imprese che si mettono in rete nelle diverse forme attualmente possibili. E' una scelta dettata dall’internazionalizzazione e dalla necessita di far accedere le nostre medie imprese a tutte le opportunità che essa offre, sia sul piano delle tecnologie che degli sbocchi di mercato”. “Quindi - sottolinea l’Assessore regionale - aiuti alle reti di impresa per il trasferimento tecnologico, per gli investimenti di comparto e di filiera, per la logistica e per l'autocontrollo della produzione; ma anche aiuti alle imprese che operano in montagna per diversificarne le attività; per valorizzarne le produzioni e per sostenerle nella prevenzione e nel ripristino del dissesto idrogeologico aziendale. Quanto alla burocrazia: la Regione ha trasferito su supporto informatico i fascicoli aziendali, ciò consentirà di ridurla notevolmente. Inoltre, a fine mese, sarà pienamente operativo il Registro Unico regionale dei controlli nelle aziende agricole. Stiamo anche lavorando su alcuni progetti di credito agevolato per i beneficiari del nuovo PSR e su un Fondo di rotazione che riguarda investimenti di piccole entità”. In chiusura, una puntualizzazione sulle tematiche ambientali: “Basta col pensarle come una forma di punizione nei confronti dell’impresa – sostiene il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - stimoliamo l’innovazione e la ricerca: dalle nuove tecniche di stoccaggio e trattamento dei reflui zootecnici all’agricoltura blu, sono tanti i settori veramente ambientalisti su cui puntare. E avanti con la battaglia sulla direttiva nitrati, strenuamente sostenuta da Confagricoltura”. “Apriremo presto – rassicura Rabboni - una riflessione in sede europea sulla direttiva nitrati, alla luce anche dei risultati della recente ricerca dell’Ispra sull’origine degli inquinanti nelle acque della pianura padana, dalla quale si evince il minimo apporto della zootecnia, pari solo al 10-15%”.
martedì 20 maggio 2014
TRATTAMENTI DEGLI ALLEVAMENTI SUINI, CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA: “IL CONFRONTO COSTRUTTIVO FRA I RAPPRESENTANTI DEI SUINICOLTORI DI CONFAGRICOLTURA EMILIA-ROMAGNA E L’AZIENDA SANITARIA DELL’EMILIA ROMAGNA HA PORTATO ALL’AGGIORNAMENTO DELLA DISCIPLINA DEI TRATTAMENTI DEGLI ALLEVAMENTI SUINI AD ALTO TURN OVER”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
Confagricoltura Emilia Romagna esprime apprezzamento per l’operato svolto dall’Azienda Sanitaria dell’Emilia Romagna che ha recentemente adottato le nuove linee guida per l’applicazione dei Piani nazionali di sorveglianza della Mvs (Malattia vescicolare del suino), della Psc (Peste suina classica) e di controllo della malattia di Aujeszky in Emilia-Romagna, aggiornando di fatto la disciplina dei trattamenti degli allevamenti ad alto turn over (HTO). “Un sentito apprezzamento – ha dichiarato Giovanna Parmigiani, presidente della Federazione Nazionale Suinicola di Confagricoltura – va all’Azienda Sanitaria dell’Emilia Romagna che ha saputo ascoltare le richieste dei suinicoltori dell’Emilia Romagna e, in raccordo con Confagricoltura, ha lavorato in maniera fattiva oltre un anno per il raggiungimento di questo risultato ed arrivare così ad un indispensabile aggiornamento dei trattamenti degli allevamenti HTO che in regione sono circa una cinquantina”. “La nuova disciplina che di fatto semplifica il regime dei controlli sanitari – precisa Parmigiani - sarà applicata soltanto negli allevamenti accreditati per la malattia dell'Aujeszky e che hanno già dimostrato di avere adottato, al proprio interno, sia le procedure di controllo della ‘bio sicurezza’ sia i manuali di buone pratiche di allevamento”. “In questo modo – rimarca Parmigiani - verranno riconosciuti e premiati i comportamenti esemplari degli allevatori senza nel contempo abbassare la soglia di attenzione sui controlli sanitari”. “Il risultato del confronto - evidenzia il Presidente della FNP suini - è la dimostrazione che quando ci si siede intorno a un tavolo per affrontare e risolvere le tematiche con spirito costruttivo e collaborativo, si possono raggiungere importanti obiettivi”. “Auspico – ha concluso Giovanna Parmigiani - che quanto fatto sinora sia solo l’inizio di una proficua e lunga collaborazione con l’Azienda Sanitaria dell’Emilia Romagna per arrivare nel prossimo futuro all’adozione di un piano di controllo straordinario e condiviso della malattia di Aujeszky”.
Confagricoltura Emilia Romagna esprime apprezzamento per l’operato svolto dall’Azienda Sanitaria dell’Emilia Romagna che ha recentemente adottato le nuove linee guida per l’applicazione dei Piani nazionali di sorveglianza della Mvs (Malattia vescicolare del suino), della Psc (Peste suina classica) e di controllo della malattia di Aujeszky in Emilia-Romagna, aggiornando di fatto la disciplina dei trattamenti degli allevamenti ad alto turn over (HTO). “Un sentito apprezzamento – ha dichiarato Giovanna Parmigiani, presidente della Federazione Nazionale Suinicola di Confagricoltura – va all’Azienda Sanitaria dell’Emilia Romagna che ha saputo ascoltare le richieste dei suinicoltori dell’Emilia Romagna e, in raccordo con Confagricoltura, ha lavorato in maniera fattiva oltre un anno per il raggiungimento di questo risultato ed arrivare così ad un indispensabile aggiornamento dei trattamenti degli allevamenti HTO che in regione sono circa una cinquantina”. “La nuova disciplina che di fatto semplifica il regime dei controlli sanitari – precisa Parmigiani - sarà applicata soltanto negli allevamenti accreditati per la malattia dell'Aujeszky e che hanno già dimostrato di avere adottato, al proprio interno, sia le procedure di controllo della ‘bio sicurezza’ sia i manuali di buone pratiche di allevamento”. “In questo modo – rimarca Parmigiani - verranno riconosciuti e premiati i comportamenti esemplari degli allevatori senza nel contempo abbassare la soglia di attenzione sui controlli sanitari”. “Il risultato del confronto - evidenzia il Presidente della FNP suini - è la dimostrazione che quando ci si siede intorno a un tavolo per affrontare e risolvere le tematiche con spirito costruttivo e collaborativo, si possono raggiungere importanti obiettivi”. “Auspico – ha concluso Giovanna Parmigiani - che quanto fatto sinora sia solo l’inizio di una proficua e lunga collaborazione con l’Azienda Sanitaria dell’Emilia Romagna per arrivare nel prossimo futuro all’adozione di un piano di controllo straordinario e condiviso della malattia di Aujeszky”.
venerdì 2 maggio 2014
INDAGINE SU PATATE DOP, CONFAGRICOLTURA BOLOGNA: “AL FIANCO DEI PRODUTTORI, CHE TRA L’ALTRO NON SONO DIRETTAMENTE COINVOLTI, PER ARRIVARE A UNA RAPIDA RISOLUZIONE DELLA VICENDA: LASCIAMO LE INDAGINI ALLA PROCURA, GETTARE FANGO ORA NON SERVE A NULLA; SI RISCHIA SOLO DI DANNEGGIARE CHI LAVORA SERIAMENTE DA ANNI PER PRODURRE L’UNICA PATATA ITALIANA CON CERTIFICAZIONE DOP”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
Confagricoltura Bologna invita a non alzare i toni sull’indagine in corso. “Siamo al fianco dei produttori che tra l’altro non sono direttamente coinvolti – precisa l’organizzazione agricola bolognese - per arrivare a una rapida risoluzione della vicenda: lasciamo le indagini alla Procura, gettare fango ora non serve a nulla; si rischia solo di danneggiare chi opera seriamente da anni per produrre l’unica patata italiana con certificazione Dop”. “Lavoriamo ogni giorno per tutelare le produzioni di qualità e le certificazioni di origine e non possiamo assolutamente permettere che siffatti accertamenti – rimarca Confagricoltura Bologna – risultino fuorvianti per il consumatore: se chi acquista, associa la Patata di Bologna Dop all’inchiesta, danneggia soprattutto se stesso perché finirà col comprare un prodotto certamente di indubbia qualità e provenienza”. “E’ giusto che la Procura – conclude Confagricoltura Bologna - svolga con discrezione e serietà le opportune indagini che, teniamo a sottolineare, sono incentrate solo su grossisti e commercianti del settore pataticolo e non sui produttori che, di questa vicenda, sono solo la parte lesa”.
Confagricoltura Bologna invita a non alzare i toni sull’indagine in corso. “Siamo al fianco dei produttori che tra l’altro non sono direttamente coinvolti – precisa l’organizzazione agricola bolognese - per arrivare a una rapida risoluzione della vicenda: lasciamo le indagini alla Procura, gettare fango ora non serve a nulla; si rischia solo di danneggiare chi opera seriamente da anni per produrre l’unica patata italiana con certificazione Dop”. “Lavoriamo ogni giorno per tutelare le produzioni di qualità e le certificazioni di origine e non possiamo assolutamente permettere che siffatti accertamenti – rimarca Confagricoltura Bologna – risultino fuorvianti per il consumatore: se chi acquista, associa la Patata di Bologna Dop all’inchiesta, danneggia soprattutto se stesso perché finirà col comprare un prodotto certamente di indubbia qualità e provenienza”. “E’ giusto che la Procura – conclude Confagricoltura Bologna - svolga con discrezione e serietà le opportune indagini che, teniamo a sottolineare, sono incentrate solo su grossisti e commercianti del settore pataticolo e non sui produttori che, di questa vicenda, sono solo la parte lesa”.
venerdì 7 marzo 2014
DONNE E AGRICOLTURA, DI MUZIO (PRESIDENTE CONFAGRICOLTURA DONNA NAZIONALE E REGIONALE): “PIU’ SOSTEGNO ALLE IMPRENDITRICI AGRICOLE EMILIANO ROMAGNOLE NEL NUOVO PROGRAMMA REGIONALE DI SVILUPPO RURALE PER FAVORIRE DAVVERO IL RICAMBIO GENERAZIONALE E LA CRESCITA DELLA MULTIFUNZIONALITA’: E’ IL NOSTRO APPELLO E AUSPICIO IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA DONNA”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
“Come donna e come imprenditrice agricola – ha detto Marina Di Muzio presidente nazionale e regionale di Confagricoltura Donna a margine del convegno “Donna è” organizzato a Roma dalla Rai in prossimità della Festa della Donna – voglio ricordare le parole del neo Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: “L’Italia cambierà solo con l’aiuto dei giovani e delle donne”. “Ma è il sistema paese che deve prima di tutto cambiare – ha rimarcato Di Muzio – dando un aiuto concreto alle donne impegnate nelle attività agricole e nello sviluppo di nuovi servizi multifunzionali, per favorire così il ricambio imprenditoriale. Spesso grazie a loro, i figli si appassionano alla terra e al lavoro nei campi. E proprio grazie a loro, le nuove generazioni manterranno ben saldi i valori e i principi del mondo rurale”. “Auspichiamo pertanto più sostegno alle imprenditrici agricole emiliano romagnole nel Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 e un nuovo approccio che tenga davvero conto del loro insostituibile ruolo nel favorire il ricambio generazionale e la crescita della multifunzionalità. Del loro specifico contributo rivolto alla diversificazione delle attività in sinergia con i temi legati alla tutela paesaggio, alla protezione del territorio, all’ambiente, al turismo ma anche alla sicurezza alimentare e alla qualità delle produzioni agricole. E’ questo il nostro appello e auspicio in occasione della Festa della Donna” – ha concluso Marina Di Muzio, presidente nazionale e regionale di Confagricoltura Donna.
“Come donna e come imprenditrice agricola – ha detto Marina Di Muzio presidente nazionale e regionale di Confagricoltura Donna a margine del convegno “Donna è” organizzato a Roma dalla Rai in prossimità della Festa della Donna – voglio ricordare le parole del neo Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: “L’Italia cambierà solo con l’aiuto dei giovani e delle donne”. “Ma è il sistema paese che deve prima di tutto cambiare – ha rimarcato Di Muzio – dando un aiuto concreto alle donne impegnate nelle attività agricole e nello sviluppo di nuovi servizi multifunzionali, per favorire così il ricambio imprenditoriale. Spesso grazie a loro, i figli si appassionano alla terra e al lavoro nei campi. E proprio grazie a loro, le nuove generazioni manterranno ben saldi i valori e i principi del mondo rurale”. “Auspichiamo pertanto più sostegno alle imprenditrici agricole emiliano romagnole nel Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 e un nuovo approccio che tenga davvero conto del loro insostituibile ruolo nel favorire il ricambio generazionale e la crescita della multifunzionalità. Del loro specifico contributo rivolto alla diversificazione delle attività in sinergia con i temi legati alla tutela paesaggio, alla protezione del territorio, all’ambiente, al turismo ma anche alla sicurezza alimentare e alla qualità delle produzioni agricole. E’ questo il nostro appello e auspicio in occasione della Festa della Donna” – ha concluso Marina Di Muzio, presidente nazionale e regionale di Confagricoltura Donna.
venerdì 21 febbraio 2014
PRESIDIO OGGI AL PORTO DI RAVENNA A TUTELA DEL MADE IN ITALY E DELLA SICUREZZA ALIMENTARE, GARAGNANI: “CONFAGRICOLTURA EMILIA ROMAGNA SOSTIENE CON FORZA L'AZIONE DEL GRUPPO TRASVERSALE AGRICOLTORI IN CORSO AL PORTO DI RAVENNA: BASTA DEMAGOGIA E DISINFORMAZIONE, E' ORA CHE I CITTADINI SAPPIANO COSA IN REALTA' MANGIANO”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
“Confagricoltura Emilia Romagna sostiene con forza l'azione del Gruppo Trasversale Agricoltori in corso oggi al Porto di Ravenna, a tutela dei prodotti “made in Italy” e della sicurezza alimentare: basta demagogia e disinformazione, è ora che i cittadini sappiano cosa in realtà mangiano”. Sono le parole del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, intervenuto a margine della manifestazione che si sta svolgendo in queste ore a Ravenna, proprio nel più importante porto commerciale d'Italia per transito di cereali. ”Dalle regole sull'uso dei fitofarmaci (taluni sono vietati in Italia ma liberamente impiegati in altri paesi europei) a certi, ingiustificati, vincoli ambientali che di fatto limitano l'agricoltore nell'assolvere il proprio compito fino all'incredibile scelta di vietare la coltivazione di OGM in Italia ma consentirne liberamente l'importazione, la commercializzazione e il consumo su territorio nazionale – lamenta Garagnani - sono solo alcune delle tante politiche, condotte spesso sotto l'egida di associazioni ambientaliste o pseudo agricole, volte a danneggiare in primis l'agricoltore, spiazzato dai competitors stranieri e inevitabilmente costretto a perdere così la “battaglia dei prezzi” sui mercati europei” ma certamente, e di conseguenza, anche il consumatore italiano, ignaro acquirente di un qualcosa che neanche conosce, convinto che a fare da garante del suo cibo sia un agricoltore italiano che invece non ce la fa più. “Alla vigilia di un nuovo governo – conclude il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - auspichiamo più coraggio da parte della classe politica; più chiarezza nella tracciabilità e nell'etichettatura dei prodotti agroalimentari; meno burocrazia inutile e meno controlli inefficaci che finiscono col gravare solo sulle aziende agricole produttrici, indebolendole sul piano della competitività. Fermiamo l'approvvigionamento incondizionato di materie prime non italiane, però libere di entrare legalmente attraverso tutti i porti della penisola. Adottiamo la migliore delle politiche che vada in questa direzione e forniamo ai nostri agricoltori tutti quegli strumenti normativi che li possano rendere più forti e più competitivi sui mercati internazionali. Solo così potremo davvero difendere il made in Italy agroalimentare, sano e di qualità”.
“Confagricoltura Emilia Romagna sostiene con forza l'azione del Gruppo Trasversale Agricoltori in corso oggi al Porto di Ravenna, a tutela dei prodotti “made in Italy” e della sicurezza alimentare: basta demagogia e disinformazione, è ora che i cittadini sappiano cosa in realtà mangiano”. Sono le parole del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, intervenuto a margine della manifestazione che si sta svolgendo in queste ore a Ravenna, proprio nel più importante porto commerciale d'Italia per transito di cereali. ”Dalle regole sull'uso dei fitofarmaci (taluni sono vietati in Italia ma liberamente impiegati in altri paesi europei) a certi, ingiustificati, vincoli ambientali che di fatto limitano l'agricoltore nell'assolvere il proprio compito fino all'incredibile scelta di vietare la coltivazione di OGM in Italia ma consentirne liberamente l'importazione, la commercializzazione e il consumo su territorio nazionale – lamenta Garagnani - sono solo alcune delle tante politiche, condotte spesso sotto l'egida di associazioni ambientaliste o pseudo agricole, volte a danneggiare in primis l'agricoltore, spiazzato dai competitors stranieri e inevitabilmente costretto a perdere così la “battaglia dei prezzi” sui mercati europei” ma certamente, e di conseguenza, anche il consumatore italiano, ignaro acquirente di un qualcosa che neanche conosce, convinto che a fare da garante del suo cibo sia un agricoltore italiano che invece non ce la fa più. “Alla vigilia di un nuovo governo – conclude il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - auspichiamo più coraggio da parte della classe politica; più chiarezza nella tracciabilità e nell'etichettatura dei prodotti agroalimentari; meno burocrazia inutile e meno controlli inefficaci che finiscono col gravare solo sulle aziende agricole produttrici, indebolendole sul piano della competitività. Fermiamo l'approvvigionamento incondizionato di materie prime non italiane, però libere di entrare legalmente attraverso tutti i porti della penisola. Adottiamo la migliore delle politiche che vada in questa direzione e forniamo ai nostri agricoltori tutti quegli strumenti normativi che li possano rendere più forti e più competitivi sui mercati internazionali. Solo così potremo davvero difendere il made in Italy agroalimentare, sano e di qualità”.
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