Fonte: Coldiretti Ferrara
Il presidente Moncalvo sottolinea il risultato importante della manovra per chi vive di agricoltura, che torna centrale nella politica del Governo e che consentirà il recupero di risorse per il ruolo di chi ogni giorno produce il vero Made in Italy.
“Una manovra che garantisce quasi un miliardo di risorse aggiuntive all’agricoltura con il rispetto degli impegni assunti per il taglio delle tasse a chi vive di agricoltura che viene esentato dal pagamento dell’Imu e dell’Irap, come avevano annunciato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina all’incontro con i trentamila della Coldiretti il 15 settembre nella giornata dell'agricoltura italiana all’Expo”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in riferimento agli effetti dell’approvazione della legge di stabilità 2016 nel sottolineare che “con il provvedimento l’agricoltura torna ad essere centrale nella manovra del Governo”. Dall’azzeramento dell’Irap alla cancellazione dell’Imu per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli professionali sia nei terreni in pianura che nelle aree montane, dove è stata tolta a tutti, ma anche l’aumento della compensazione Iva sulle carni bovine e suine (passando rispettivamente a 7,7 per cento e all'8 per cento) che vale 20 milioni di euro e l’incremento delle percentuali di compensazione Iva per i prodotti lattiero caseari all’8,80 al 10 per cento nonché i fondi stanziati per il piano olivicolo e quelli per il finanziamento delle assicurazioni contro le calamitá con un budget di 140 milioni in due anni. La riduzione degli oneri fiscali consente alle imprese agricole professionali - ha continuato Moncalvo - di recuperare risorse per gli investimenti finalizzati all’innovazione e alla crescita dell’occupazione in un settore particolarmente dinamico come l'agroalimentare Made in Italy. Per la prima volta dopo anni di sacrifici per l’agricoltura (dalle modifiche alle disposizioni Imu alla forte diminuzione delle assegnazioni di gasolio agevolato) vengono assegnate risorse finanziarie e soprattutto ridotto il carico impositivo sul settore con un riconoscimento concreto - conclude Moncalvo - del ruolo dell’agricoltura e del cibo made in Italy per il futuro del Paese.
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martedì 22 dicembre 2015
COLDIRETTI: CON LEGGE STABILITA’ : 1 MILIARDO A SOSTEGNO AGRICOLTURA ITALIANA
mercoledì 3 dicembre 2014
COLDIRETTI: ACCORDO CON GOVERNO PER LA RIDEFINIZIONE DELLE ZONE VULNERABILI AI NITRATI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Un piano congiunto tra Coldiretti ed i Ministeri dell’agricoltura e dell’ambiente per scongiurare la chiusura di allevamenti e le penalizzazioni per le aree definite vulnerabili senza una effettiva analisi puntuale della loro natura e caratteristiche. “Bene la riconsiderazione anche delle altre fonti di inquinamento non agricole – sottolinea il presidente di Coldiretti Ferrara, Gulinelli – che risultano ben più incidenti rispetto ad allevamenti e coltivazioni”.
È stato sottoscritto a Milano, nei giorni scorsi, nell’ambito del forum “Made in Italy dopo Expo 2015” , il protocollo che rivede la definizione delle zone vulnerabili ai nitrati dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e dai ministri all’Agricoltura, Maurizio Martina, e all’Ambiente, Gian Luca Galletti. Il piano, che scongiura la chiusura di migliaia di allevamenti, prevede che entro 45 giorni il Governo emetta un decreto per la ridefinizione delle zone vulnerabili, dopo il quale le Regioni avranno 30 giorni per disegnare la nuova mappa di gestione degli effluenti da allevamento. Nella nuova classificazione si terrà conto dei carichi derivanti da eventuali fonti di pressione di origine non agricola che possono concorrere a determinare o ad attenuare lo stato di contaminazione. “Un passo determinante per salvare gli allevamenti italiani e continuare ad assicurare la produzione di salumi e formaggi Made in Italy - ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo -, giustificato dagli studi recenti dell’Ispra che hanno chiarito come il coinvolgimento della fonte zootecnica nelle problematiche ambientali sia del tutto trascurabile o minimo mentre assume un forte rilevanza il contributo di altre sorgenti in particolari minerali”. “Secondo questi dati – evidenzia Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara - l’agricoltura ha un impatto di appena il 10 per cento sulle falde, tutto il resto deriva da scarichi industriali e residenziali che si sono moltiplicati per l’espansione urbanistica. Si tratta di una conferma a livello di bacino ancora più ampio, di quanto rilevato anche dagli studi di pochi anni fa della nostra Università nei riguardi dei terreni ferraresi, indistintamente classificati come vulnerabali anche se di diversa tipologia fisico chimica e quindi non omogenei sua così vasta scala. Anzi in quello studio si rilevava un miglioramento della qualità delle acqua in uscita dagli scoli aziendali rispetto ai parametri di immissione, conclamando un effetto filtro dei terreni a beneficio dell’ambiente” In fase di ridefinizione delle zone vulnerabili si esamineranno anche il livello di inquinamento esistente, la tipologia e la consistenza delle attività svolte nelle aree che risultano compromesse, le possibili fonti di inquinamento, comprese quelle naturali, il rapporto di causa ed effetto tra i diversi fattori, vale a dire, l’individuazione di quanto ciascuno degli elementi (naturali o antropici) incide sull’inquinamento esistente o rischia di aggravarlo e, quindi, la tipologia ed il livello di inquinamento che ogni fonte di pressione è in grado di causare. Le zone vulnerabili da nitrati – inizialmente designate dalle Regioni per fronteggiare la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea per l’incompleto recepimento della direttiva comunitaria – risultano pari a circa 4 milioni di ettari che si concentrano nelle aree di pianura e rappresentano quasi il 31,8 per cento della superficie agricola utilizzabile secondo una mappa vecchia di oltre 20 anni che rischiava di mettere in ginocchio gli allevamenti del nord Italia (Veneto, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna) con migliaia di aziende destinate a chiudere e la conseguente perdita di posti di lavoro, oltre che penalizzare le aziende agricole costrette a ridurre gli apporti di nutrienti alle colture in modo indiscriminato, ovvero scollegato dalla effettiva condizione aziendale dei terreni e delle coltivazioni.
Un piano congiunto tra Coldiretti ed i Ministeri dell’agricoltura e dell’ambiente per scongiurare la chiusura di allevamenti e le penalizzazioni per le aree definite vulnerabili senza una effettiva analisi puntuale della loro natura e caratteristiche. “Bene la riconsiderazione anche delle altre fonti di inquinamento non agricole – sottolinea il presidente di Coldiretti Ferrara, Gulinelli – che risultano ben più incidenti rispetto ad allevamenti e coltivazioni”.
È stato sottoscritto a Milano, nei giorni scorsi, nell’ambito del forum “Made in Italy dopo Expo 2015” , il protocollo che rivede la definizione delle zone vulnerabili ai nitrati dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e dai ministri all’Agricoltura, Maurizio Martina, e all’Ambiente, Gian Luca Galletti. Il piano, che scongiura la chiusura di migliaia di allevamenti, prevede che entro 45 giorni il Governo emetta un decreto per la ridefinizione delle zone vulnerabili, dopo il quale le Regioni avranno 30 giorni per disegnare la nuova mappa di gestione degli effluenti da allevamento. Nella nuova classificazione si terrà conto dei carichi derivanti da eventuali fonti di pressione di origine non agricola che possono concorrere a determinare o ad attenuare lo stato di contaminazione. “Un passo determinante per salvare gli allevamenti italiani e continuare ad assicurare la produzione di salumi e formaggi Made in Italy - ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo -, giustificato dagli studi recenti dell’Ispra che hanno chiarito come il coinvolgimento della fonte zootecnica nelle problematiche ambientali sia del tutto trascurabile o minimo mentre assume un forte rilevanza il contributo di altre sorgenti in particolari minerali”. “Secondo questi dati – evidenzia Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara - l’agricoltura ha un impatto di appena il 10 per cento sulle falde, tutto il resto deriva da scarichi industriali e residenziali che si sono moltiplicati per l’espansione urbanistica. Si tratta di una conferma a livello di bacino ancora più ampio, di quanto rilevato anche dagli studi di pochi anni fa della nostra Università nei riguardi dei terreni ferraresi, indistintamente classificati come vulnerabali anche se di diversa tipologia fisico chimica e quindi non omogenei sua così vasta scala. Anzi in quello studio si rilevava un miglioramento della qualità delle acqua in uscita dagli scoli aziendali rispetto ai parametri di immissione, conclamando un effetto filtro dei terreni a beneficio dell’ambiente” In fase di ridefinizione delle zone vulnerabili si esamineranno anche il livello di inquinamento esistente, la tipologia e la consistenza delle attività svolte nelle aree che risultano compromesse, le possibili fonti di inquinamento, comprese quelle naturali, il rapporto di causa ed effetto tra i diversi fattori, vale a dire, l’individuazione di quanto ciascuno degli elementi (naturali o antropici) incide sull’inquinamento esistente o rischia di aggravarlo e, quindi, la tipologia ed il livello di inquinamento che ogni fonte di pressione è in grado di causare. Le zone vulnerabili da nitrati – inizialmente designate dalle Regioni per fronteggiare la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea per l’incompleto recepimento della direttiva comunitaria – risultano pari a circa 4 milioni di ettari che si concentrano nelle aree di pianura e rappresentano quasi il 31,8 per cento della superficie agricola utilizzabile secondo una mappa vecchia di oltre 20 anni che rischiava di mettere in ginocchio gli allevamenti del nord Italia (Veneto, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna) con migliaia di aziende destinate a chiudere e la conseguente perdita di posti di lavoro, oltre che penalizzare le aziende agricole costrette a ridurre gli apporti di nutrienti alle colture in modo indiscriminato, ovvero scollegato dalla effettiva condizione aziendale dei terreni e delle coltivazioni.
giovedì 16 ottobre 2014
COMMISSIONE UE TAGLIA 448,5 MLN A BILANCIO PAC 2015
Fonte: Ansa e redazione di Agreste
Martina: Decisione grave, settore va aiutato non indebolito
BRUXELLES, 15 OTT - La Commissione europea propone di sottrarre 448,5 milioni di euro dal bilancio della Pac 2015, per portare nuovo ossigeno a settori europei in affanno finanziario. La parte più congrua dei finanziamenti - 145 milioni di euro - verrebbero destinati a sostenere il programma energetico europeo che sta procedendo più velocemente del previsto, e a causa del ritardo sui pagamenti l'Ue rischia di dover pagare entro l'anno interessi passivi per 1,2 milioni di euro. Un'altra parte importante dei fondi agricoli - 87 milioni di euro - la Commissione Ue intende destinarli a interventi di cooperazione con i Paesi terzi. Infatti, in seguito ai flussi migratori dal Nord Africa e dal Corno d'Africa, cresce la pressione sull'Unione per onorare contratti firmati per la protezione di quelle regioni. E ancora altri 75 milioni di euro andrebbero al programma di ricerca Orizzonte 2020 per la mobilità, la formazione e la carriera dei ricercatori europei, ma anche per pagare le fatture Ue che a causa dei ritardi rischiano di incorrere in interessi di mora. Tra gli altri beneficiari, ci sono Pmi (5,5 mln); fiscalità (9); lotta alle frodi (1,5); funzione pubblica (4); Life+ ambiente (35); pesca (16); media (5,5); strumenti di vicinato, rifugiati (50); Ong (5); stabilità e pace in Ucraina e Repubblica Centroafricana (10). Insomma, i fondi della Pac verrebbero ridistribuiti - secondo quanto ha proposto ieri l'Esecutivo Ue - a obiettivi importanti per l'Europa. Ora però gli agricoltori si ritrovano a pagare di tasca loro i 344 milioni di euro di misure d'urgenza in seguito all'embargo russo, prelevandoli dalla riserva di crisi autofinanziata dagli stessi produttori. Così l'intero settore diventa il capo espiatorio della decisione dai capi di Stato e di Governo di ridurre il bilancio europeo 2014-2020.
All'annuncio della decisione, immediata é stata la reazione del ministro per le politiche agricole e alimentari, Maurizio Martina, secondo cui "il settore primario va aiutato, non indebolito, soprattutto in questa situazione di sofferenza determinata dall'embargo russo. Bisogna - ha aggiunto - che la Commissione Ue sappia che non è immaginabile scaricare solo sull'agricoltura gli effetti dell'embargo". Da parte nostra - ha precisato - non possiamo far altro che sollecitare, come abbiamo fatto, sia in sede del Consiglio dei ministri dell'agricoltura Ue, sia attraverso i governi nazionali, la Commissione a fare scelte sensate, dopodiché contano le scelte fatte dal collegio dei commissari".
Dal Parlamento europeo, Paolo De Castro, coordinatore per il Gruppo dei Socialisti e Democratici della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale, ha definito "inaccettabile il taglio delle risorse agli agricoltori. E' una beffa insostenibile - ha detto - per un settore che sta pagando duramente una crisi che non ha originato".
Anche il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo é intervenuto definendo "gravissima la decisione della Commissione Ue di tagliare fondi per quasi mezzo miliardo di euro dalla Politica agricola comune (Pac) per destinarli ad altri settori, poiché rappresenta uno schiaffo non solo alle imprese agricole ma anche a quel 92 per cento degli italiani che, secondo Eurobarometro, considera la Pac un elemento ‘importante per il futuro’, capace di offrire benefici non solo agli agricoltori ma all’intera società”. “Ancora più paradossale – denuncia Moncalvo – è poi il fatto che le misure d'urgenza per far fronte ai danni causati ai produttori dall'embargo russo dovranno essere pagate dagli stessi agricoltori, scaricando su di loro tutto il peso delle conseguenze economiche legate alla crisi ucraina".
Martina: Decisione grave, settore va aiutato non indebolito
BRUXELLES, 15 OTT - La Commissione europea propone di sottrarre 448,5 milioni di euro dal bilancio della Pac 2015, per portare nuovo ossigeno a settori europei in affanno finanziario. La parte più congrua dei finanziamenti - 145 milioni di euro - verrebbero destinati a sostenere il programma energetico europeo che sta procedendo più velocemente del previsto, e a causa del ritardo sui pagamenti l'Ue rischia di dover pagare entro l'anno interessi passivi per 1,2 milioni di euro. Un'altra parte importante dei fondi agricoli - 87 milioni di euro - la Commissione Ue intende destinarli a interventi di cooperazione con i Paesi terzi. Infatti, in seguito ai flussi migratori dal Nord Africa e dal Corno d'Africa, cresce la pressione sull'Unione per onorare contratti firmati per la protezione di quelle regioni. E ancora altri 75 milioni di euro andrebbero al programma di ricerca Orizzonte 2020 per la mobilità, la formazione e la carriera dei ricercatori europei, ma anche per pagare le fatture Ue che a causa dei ritardi rischiano di incorrere in interessi di mora. Tra gli altri beneficiari, ci sono Pmi (5,5 mln); fiscalità (9); lotta alle frodi (1,5); funzione pubblica (4); Life+ ambiente (35); pesca (16); media (5,5); strumenti di vicinato, rifugiati (50); Ong (5); stabilità e pace in Ucraina e Repubblica Centroafricana (10). Insomma, i fondi della Pac verrebbero ridistribuiti - secondo quanto ha proposto ieri l'Esecutivo Ue - a obiettivi importanti per l'Europa. Ora però gli agricoltori si ritrovano a pagare di tasca loro i 344 milioni di euro di misure d'urgenza in seguito all'embargo russo, prelevandoli dalla riserva di crisi autofinanziata dagli stessi produttori. Così l'intero settore diventa il capo espiatorio della decisione dai capi di Stato e di Governo di ridurre il bilancio europeo 2014-2020.
All'annuncio della decisione, immediata é stata la reazione del ministro per le politiche agricole e alimentari, Maurizio Martina, secondo cui "il settore primario va aiutato, non indebolito, soprattutto in questa situazione di sofferenza determinata dall'embargo russo. Bisogna - ha aggiunto - che la Commissione Ue sappia che non è immaginabile scaricare solo sull'agricoltura gli effetti dell'embargo". Da parte nostra - ha precisato - non possiamo far altro che sollecitare, come abbiamo fatto, sia in sede del Consiglio dei ministri dell'agricoltura Ue, sia attraverso i governi nazionali, la Commissione a fare scelte sensate, dopodiché contano le scelte fatte dal collegio dei commissari".
Dal Parlamento europeo, Paolo De Castro, coordinatore per il Gruppo dei Socialisti e Democratici della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale, ha definito "inaccettabile il taglio delle risorse agli agricoltori. E' una beffa insostenibile - ha detto - per un settore che sta pagando duramente una crisi che non ha originato".
Anche il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo é intervenuto definendo "gravissima la decisione della Commissione Ue di tagliare fondi per quasi mezzo miliardo di euro dalla Politica agricola comune (Pac) per destinarli ad altri settori, poiché rappresenta uno schiaffo non solo alle imprese agricole ma anche a quel 92 per cento degli italiani che, secondo Eurobarometro, considera la Pac un elemento ‘importante per il futuro’, capace di offrire benefici non solo agli agricoltori ma all’intera società”. “Ancora più paradossale – denuncia Moncalvo – è poi il fatto che le misure d'urgenza per far fronte ai danni causati ai produttori dall'embargo russo dovranno essere pagate dagli stessi agricoltori, scaricando su di loro tutto il peso delle conseguenze economiche legate alla crisi ucraina".
giovedì 18 settembre 2014
COLDIRETTI: E’ IRLANDESE IL NUOVO COMMISSARIO UE ALL’AGRICOLTURA
Fonte: Coldiretti Ferrara
L'irlandese Phil Hogan sarà il prossimo commissario all'agricoltura. Lo ha deciso il futuro presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. Cinquantaquattro anni, membro del governo conservatore nel suo paese, il neo-commissario dovrà ricevere l’ok del Parlamento. Attualmente ricopre la carica di Ministro dell’Ambiente in Irlanda. “Siamo abituati a misurare le persone con i fatti – ha commentato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -, la Commissione Europea ha un ruolo fondamentale, quindi sarà importante che agisca guardando agli interessi veri di agricoltori da un lato e dei consumatori europei dall'altro”. Moncalvo auspica anche che la nuova Commissione possa lavorare con una maggiore relazione con le decisioni degli eurodeputati, “perché più volte abbiamo visto proprio il Parlamento essere piu' vicino agli agricoltori nelle proprie scelte con la Commissione invece più frenata”. Secondo il presidente della Coldiretti, infine, un elemento su tutti sul quale la nuova Commissione Agricoltura dovrà lavorare è la velocità molto maggiore nel prendere le decisioni.
L'irlandese Phil Hogan sarà il prossimo commissario all'agricoltura. Lo ha deciso il futuro presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. Cinquantaquattro anni, membro del governo conservatore nel suo paese, il neo-commissario dovrà ricevere l’ok del Parlamento. Attualmente ricopre la carica di Ministro dell’Ambiente in Irlanda. “Siamo abituati a misurare le persone con i fatti – ha commentato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -, la Commissione Europea ha un ruolo fondamentale, quindi sarà importante che agisca guardando agli interessi veri di agricoltori da un lato e dei consumatori europei dall'altro”. Moncalvo auspica anche che la nuova Commissione possa lavorare con una maggiore relazione con le decisioni degli eurodeputati, “perché più volte abbiamo visto proprio il Parlamento essere piu' vicino agli agricoltori nelle proprie scelte con la Commissione invece più frenata”. Secondo il presidente della Coldiretti, infine, un elemento su tutti sul quale la nuova Commissione Agricoltura dovrà lavorare è la velocità molto maggiore nel prendere le decisioni.
martedì 15 luglio 2014
A ROMA NUTRITA DELEGAZIONE FERRARESE PER LA BATTAGLIA DEL RISO DI COLDIRETTI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Nel 2014 si è verificata in un solo anno una riduzione del 22 per cento per una riduzione di oltre 15mila ettari delle risaie destinate alla coltivazione di riso varietà Indica che viene importata dalla Cambogia, a danno dei coltivatori italiani e a rischio della salute dei consumatori con un allarme sanitario alla settimana provocati dal prodotto asiatico. E’ quanto denuncia la Coldiretti nell’ambito della “battaglia del riso” che si è spostata a Roma dove una delegazione di risicoltori dell’Emilia Romagna guidata dal presidente regionale Mauro Tonello, dal direttore regionale,Marco Allaria Olivieri, e dal presidente Coldiretti di Ferrara (maggiore provincia produttrice di riso in Emilia Romagna, Sergio Gulinelli, insieme con agricoltori e mondine dalle campagne delle principali regioni di produzione sono arrivati per manifestare davanti al Ministero delle Politiche agricole con la distribuzione del vero riso italiano. L'accordo Everything But Arms (Tutto tranne le armi) che ha portato all’azzeramento dei dazi ha favorito - denuncia la Coldiretti - l’insediamento di multinazionali in Paesi meno avanzati dove hanno fatto incetta di terreni e si coltiva riso senza adeguate tutele del lavoro e con l’utilizzo di prodotti chimici vietati da decenni nelle campagne italiane ed europee. Per questo dopo la mobilitazione sul territorio una rappresentativa di tutte le regioni, guidata dal presidente nazionale Coldiretti, Roberto Moncalvo ha portato al Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, un campione di riso importato dalla Cambogia per chiedere che vengano fatti controlli qualitativi dopo che nel primo semestre 2014 il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati o che superano i limiti ammessi di residuo e assenza di certificazioni sanitarie. Della delegazione ricevuta dal ministro Martina, insieme al presidente nazionale Coldiretti Roberto Moncalvo hanno fatto parte anche il presidente regionale Tonello e il presidente di Ferrara, Sergio Gulinelli. Gli agricoltori hanno lasciato le risaie dall’Emilia Romagna alla Lombardia, dal Piemonte al Veneto fino in Sardegna per dire basta alla concorrenza sleale provocata dalle speculazioni sulle importazioni del riso cambogiano che in Italia sono aumentate del 360 per cento nel primo trimestre, secondo il Dossier della Coldiretti. Dallo sfruttamento in Asia alle speculazioni in Europa dove il riso Indica lavorato cambogiano arriva in Italia ad un prezzo del grezzo inferiore ai 200 euro a tonnellata, pari a circa la metà di quanto costa produrlo in Italia nel rispetto delle norme sulla salute, sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori, secondo il Dossier della Coldiretti. Le varietà importate dalla Cambogia - spiega la Coldiretti - appartengono al gruppo degli Indica (lunghi B) con chicchi snelli e di forma allungata, e sono indicati per risi bolliti, insalate, contorni che in Italia vengono utilizzati molto come riso parboiled nei risotti o insalate di riso particolarmente consumati durante l’estate. Con rischi anche per i consumatori perché la produzione straniera può essere spacciata come nazionale non essendo obbligatorio indicare in etichetta l’origine nelle confezioni in vendita. L’Italia - continua la Coldiretti - è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 216mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali ma situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti ed imprenditori di lavoro nell’intera filiera. “Il riso Made in Italy è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa, secondo la Coldiretti, con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, la pubblicità dei nomi delle industrie che utilizzano riso straniero, l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate, ma anche l’istituzione di una unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività di promozione dell’Ente Nazionale Risi”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.
Nel 2014 si è verificata in un solo anno una riduzione del 22 per cento per una riduzione di oltre 15mila ettari delle risaie destinate alla coltivazione di riso varietà Indica che viene importata dalla Cambogia, a danno dei coltivatori italiani e a rischio della salute dei consumatori con un allarme sanitario alla settimana provocati dal prodotto asiatico. E’ quanto denuncia la Coldiretti nell’ambito della “battaglia del riso” che si è spostata a Roma dove una delegazione di risicoltori dell’Emilia Romagna guidata dal presidente regionale Mauro Tonello, dal direttore regionale,Marco Allaria Olivieri, e dal presidente Coldiretti di Ferrara (maggiore provincia produttrice di riso in Emilia Romagna, Sergio Gulinelli, insieme con agricoltori e mondine dalle campagne delle principali regioni di produzione sono arrivati per manifestare davanti al Ministero delle Politiche agricole con la distribuzione del vero riso italiano. L'accordo Everything But Arms (Tutto tranne le armi) che ha portato all’azzeramento dei dazi ha favorito - denuncia la Coldiretti - l’insediamento di multinazionali in Paesi meno avanzati dove hanno fatto incetta di terreni e si coltiva riso senza adeguate tutele del lavoro e con l’utilizzo di prodotti chimici vietati da decenni nelle campagne italiane ed europee. Per questo dopo la mobilitazione sul territorio una rappresentativa di tutte le regioni, guidata dal presidente nazionale Coldiretti, Roberto Moncalvo ha portato al Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, un campione di riso importato dalla Cambogia per chiedere che vengano fatti controlli qualitativi dopo che nel primo semestre 2014 il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati o che superano i limiti ammessi di residuo e assenza di certificazioni sanitarie. Della delegazione ricevuta dal ministro Martina, insieme al presidente nazionale Coldiretti Roberto Moncalvo hanno fatto parte anche il presidente regionale Tonello e il presidente di Ferrara, Sergio Gulinelli. Gli agricoltori hanno lasciato le risaie dall’Emilia Romagna alla Lombardia, dal Piemonte al Veneto fino in Sardegna per dire basta alla concorrenza sleale provocata dalle speculazioni sulle importazioni del riso cambogiano che in Italia sono aumentate del 360 per cento nel primo trimestre, secondo il Dossier della Coldiretti. Dallo sfruttamento in Asia alle speculazioni in Europa dove il riso Indica lavorato cambogiano arriva in Italia ad un prezzo del grezzo inferiore ai 200 euro a tonnellata, pari a circa la metà di quanto costa produrlo in Italia nel rispetto delle norme sulla salute, sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori, secondo il Dossier della Coldiretti. Le varietà importate dalla Cambogia - spiega la Coldiretti - appartengono al gruppo degli Indica (lunghi B) con chicchi snelli e di forma allungata, e sono indicati per risi bolliti, insalate, contorni che in Italia vengono utilizzati molto come riso parboiled nei risotti o insalate di riso particolarmente consumati durante l’estate. Con rischi anche per i consumatori perché la produzione straniera può essere spacciata come nazionale non essendo obbligatorio indicare in etichetta l’origine nelle confezioni in vendita. L’Italia - continua la Coldiretti - è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 216mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali ma situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti ed imprenditori di lavoro nell’intera filiera. “Il riso Made in Italy è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa, secondo la Coldiretti, con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, la pubblicità dei nomi delle industrie che utilizzano riso straniero, l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate, ma anche l’istituzione di una unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività di promozione dell’Ente Nazionale Risi”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.
MIPAAF, IL MINISTRO MARTINA RICEVE COLDIRETTI SU DIFESA RISICOLTURA ITALIANA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che oggi il Ministro Maurizio Martina ha ricevuto una delegazione della Coldiretti guidata dal Presidente, Roberto Moncalvo. Al centro del colloquio, che si è svolto presso il Salone dell’Agricoltura del Mipaaf, è stata posta la questione relativa alle importazioni di riso da Paesi extra Ue, come la Cambogia o il Myanmar. Il Ministro Martina ha assicurato il proprio impegno nella difesa e nella tutela della produzione risicola italiana e ha ricordato come il nostro Paese sia stato promotore nei mesi scorsi, a livello comunitario, di un documento con cui veniva sollevata tale problematica, che coinvolge anche altri Stati membri. Attualmente, ha aggiunto il Ministro, l’Italia è impegnata in un’iniziativa a Bruxelles, con altri paesi europei, per l’attivazione della clausola di salvaguardia contro le importazioni a dazio zero. Gli uffici del Mipaaf, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico, a tal proposito stanno lavorando per predisporre un documento tecnico sull’impatto di tali importazioni che sarà pronto entro la fine della prossima settimana e che poi sarà presentato alla Commissione europea. Martina ha, infine, ribadito la piena disponibilità a lavorare con l’intera filiera per nuove norme sul mercato interno, per la tracciabilità e l'etichettatura.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che oggi il Ministro Maurizio Martina ha ricevuto una delegazione della Coldiretti guidata dal Presidente, Roberto Moncalvo. Al centro del colloquio, che si è svolto presso il Salone dell’Agricoltura del Mipaaf, è stata posta la questione relativa alle importazioni di riso da Paesi extra Ue, come la Cambogia o il Myanmar. Il Ministro Martina ha assicurato il proprio impegno nella difesa e nella tutela della produzione risicola italiana e ha ricordato come il nostro Paese sia stato promotore nei mesi scorsi, a livello comunitario, di un documento con cui veniva sollevata tale problematica, che coinvolge anche altri Stati membri. Attualmente, ha aggiunto il Ministro, l’Italia è impegnata in un’iniziativa a Bruxelles, con altri paesi europei, per l’attivazione della clausola di salvaguardia contro le importazioni a dazio zero. Gli uffici del Mipaaf, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico, a tal proposito stanno lavorando per predisporre un documento tecnico sull’impatto di tali importazioni che sarà pronto entro la fine della prossima settimana e che poi sarà presentato alla Commissione europea. Martina ha, infine, ribadito la piena disponibilità a lavorare con l’intera filiera per nuove norme sul mercato interno, per la tracciabilità e l'etichettatura.
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lunedì 14 luglio 2014
COLDIRETTI: ANCHE DA FERRARA AGRICOLTORI A ROMA PER DIFENDERE IL RISO ITALIANO
Fonte: Coldiretti Ferrara
Domani, 15 luglio, al Ministero delle Politiche Agricole la battaglia del riso si sposta a Roma per chiedere intervento immediato in difesa del riso “made in Italy”. Per il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, necessario fare ogni atto utile per scongiurare un’ulteriore danno ai produttori italiani.
La battaglia del riso si sposta a Roma dove agricoltori e mondine arriveranno dalle campagne delle principali regioni di produzione per manifestare davanti al Ministero delle Politiche Agricole portando con se il vero riso italiano che verrà distribuito gratuitamente per farne conoscere la bontà e la genuinità L’appuntamento per salvare il riso italiano è per le ore 10,00 di martedì 15 luglio davanti al Ministero delle Politiche Agricole a Roma in via XX Settembre, 20 dove durante la manifestazione una delegazione di produttori rappresentativa di tutte le regioni guidata dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo incontrerà il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, al ritorno dal Consiglio dei Ministri a Bruxelles, al quale verrà consegnato un campione di riso importato dalla Cambogia per chiedere che vengano fatti controlli qualitativi dopo che nel primo semestre 2014 si sono moltiplicati i pericoli per la salute con il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) che ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati e assenza di certificazioni sanitarie. Nel corso dell’iniziativa i produttori, tra i quali anche una delegazione ferrarese, che è la principale area di produzione della nostra regione, cappeggiata dal presidente provinciale Sergio Gulinelli, spiegheranno l’importanza della coltivazione di riso per l’Italia ma anche i rischi anche per i consumatori con l’acquisto di prodotto straniero insieme ai consigli per scegliere al meglio e non cadere nell’inganno del falso Made in Italy. Nel documento che sarà consegnato al Ministro la Coldiretti chiede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del riso in vendita, che vengano resi pubblici i nomi delle industrie che utilizzano riso straniero, l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate, ma anche l’istituzione di una unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività di promozione dell’Ente Nazionale Risi.
Domani, 15 luglio, al Ministero delle Politiche Agricole la battaglia del riso si sposta a Roma per chiedere intervento immediato in difesa del riso “made in Italy”. Per il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, necessario fare ogni atto utile per scongiurare un’ulteriore danno ai produttori italiani.
La battaglia del riso si sposta a Roma dove agricoltori e mondine arriveranno dalle campagne delle principali regioni di produzione per manifestare davanti al Ministero delle Politiche Agricole portando con se il vero riso italiano che verrà distribuito gratuitamente per farne conoscere la bontà e la genuinità L’appuntamento per salvare il riso italiano è per le ore 10,00 di martedì 15 luglio davanti al Ministero delle Politiche Agricole a Roma in via XX Settembre, 20 dove durante la manifestazione una delegazione di produttori rappresentativa di tutte le regioni guidata dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo incontrerà il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, al ritorno dal Consiglio dei Ministri a Bruxelles, al quale verrà consegnato un campione di riso importato dalla Cambogia per chiedere che vengano fatti controlli qualitativi dopo che nel primo semestre 2014 si sono moltiplicati i pericoli per la salute con il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) che ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati e assenza di certificazioni sanitarie. Nel corso dell’iniziativa i produttori, tra i quali anche una delegazione ferrarese, che è la principale area di produzione della nostra regione, cappeggiata dal presidente provinciale Sergio Gulinelli, spiegheranno l’importanza della coltivazione di riso per l’Italia ma anche i rischi anche per i consumatori con l’acquisto di prodotto straniero insieme ai consigli per scegliere al meglio e non cadere nell’inganno del falso Made in Italy. Nel documento che sarà consegnato al Ministro la Coldiretti chiede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del riso in vendita, che vengano resi pubblici i nomi delle industrie che utilizzano riso straniero, l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate, ma anche l’istituzione di una unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività di promozione dell’Ente Nazionale Risi.
lunedì 30 giugno 2014
COLDIRETTI: BENE L’AVVIO DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE ANTICONTRAFFAZIONE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Per il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, è positivo per l’Italia e per il Made in Italy, che si pongano in atto iniziative anche parlamentari per la lotta all’abusivismo ed alla contraffazione che sottraggono miliardi di euro di fatturato alle imprese italiane.
E' una buona notizia per l’Italia dove la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari fa perdere al vero Made in Italy miliardi di euro di fatturato che potrebbero generare reddito e lavoro in un difficile momento di crisi. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare positivamente l’avvio dell’operatività della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo che ha proceduto alla propria costituzione, eleggendo Presidente Mario Catania, vicepresidenti Colomba Mongiello e Francesco Cariello; eletti segretari Angelo Senaldi e Vincenzo Garofalo. La lotta alla contraffazione e alla pirateria rappresentano per le Istituzioni - sottolinea Moncalvo - un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese e per tornare a crescere. Il Made in Italy è un settore di punta della nostra economia ed attrae significativi investimenti, ma costituisce anche - denuncia Moncalvo - un ambito privilegiato per i profitti che possono essere ricavati da iniziative di usurpazione dei valori e dell’identità delle nostre produzioni territoriali. L’aver messo nuovamente in campo la Commissione di inchiesta significa introdurre delle priorità di intervento colmando lacune normative e, soprattutto, apprestando adeguata attenzione a misure con significativa efficacia deterrente. La scelta di autorevoli rappresentanti, di chiara competenza nel settore agroalimentare, a dirigere un organismo parlamentare deputato ad affrontare le problematiche del crimine rispetto atutti gli ambiti produttivi costituisce, inoltre - conclude Moncalvo - un significativo riscontro della priorità con cui da tempo il settore affronta la questione della trasparenza.
Per il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, è positivo per l’Italia e per il Made in Italy, che si pongano in atto iniziative anche parlamentari per la lotta all’abusivismo ed alla contraffazione che sottraggono miliardi di euro di fatturato alle imprese italiane.
E' una buona notizia per l’Italia dove la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari fa perdere al vero Made in Italy miliardi di euro di fatturato che potrebbero generare reddito e lavoro in un difficile momento di crisi. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare positivamente l’avvio dell’operatività della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo che ha proceduto alla propria costituzione, eleggendo Presidente Mario Catania, vicepresidenti Colomba Mongiello e Francesco Cariello; eletti segretari Angelo Senaldi e Vincenzo Garofalo. La lotta alla contraffazione e alla pirateria rappresentano per le Istituzioni - sottolinea Moncalvo - un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese e per tornare a crescere. Il Made in Italy è un settore di punta della nostra economia ed attrae significativi investimenti, ma costituisce anche - denuncia Moncalvo - un ambito privilegiato per i profitti che possono essere ricavati da iniziative di usurpazione dei valori e dell’identità delle nostre produzioni territoriali. L’aver messo nuovamente in campo la Commissione di inchiesta significa introdurre delle priorità di intervento colmando lacune normative e, soprattutto, apprestando adeguata attenzione a misure con significativa efficacia deterrente. La scelta di autorevoli rappresentanti, di chiara competenza nel settore agroalimentare, a dirigere un organismo parlamentare deputato ad affrontare le problematiche del crimine rispetto atutti gli ambiti produttivi costituisce, inoltre - conclude Moncalvo - un significativo riscontro della priorità con cui da tempo il settore affronta la questione della trasparenza.
venerdì 9 maggio 2014
COLDIRETTI, RECORD DI IMPORTAZIONI AGROALIMENTARI DA ESTERO A 40 MLD
Fonte: Coldiretti Ferrara
Le frodi con il segreto sugli ingredienti stranieri sono aumentate del 248% secondo i dati dei NAS, che svolgono una fondamentale attività di controllo a garanzia dei consumatori ed a difesa dei produttori onesti.
Dall’inizio della crisi sono piu’ che triplicate in Italia le frodi a tavola con un incremento record del 248 per cento del valore di cibi e bevande sequestrati perché adulterate, contraffate o falsificate sulla base della preziosa attività svolta dai carabinieri dei Nas dal 2007 al 2013. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti per sottolineare l’importanza della decisione annunciata dal Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin che ha accolto la richiesta presentata dal presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo di togliere il segreto e di rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero, anche per combattere inganni esofisticazioni. Gli ottimi risultati dell'attività dei Nas confermano l'efficacia del sistema di controlli in Italia contro un crimine particolarmente odioso perché - sottolinea la Coldiretti - si fonda sull'inganno e colpisce soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa a causa della crisi e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo dietro i quali spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi sui quali è importante garantire maggiore trasparenza. Lo dimostra il fatto che le importazioni agroalimentari in Italia hanno ragiunto la cifra record di 40 miliardi di euro nel 2013 con un aumento del 20 per cento rispetto all’inizio della crisi nel 2007, secondo l’analisi della Coldiretti.. sul mercato mondiale sotto la pressione della crisi è sostenuto – precisa la Coldiretti - il commercio di surrogati, sottoprodotti e aromi artificiali utilizzati per nascondere la bassa qualità degli alimenti. Si tratta di preoccupazioni che - continua la Coldiretti - riguardano anche l'Italia che è un forte importatore di prodotti alimentari, con il rischio concreto che nei cibi invendita vengano utilizzati ingredienti di diversa qualità come il concentrato di pomodoro cinese, l'extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate proveniente dall'estero. Il risultato è che nel 2013 sono aumentati del 14 per cento gli allarmi alimentari in Italia con ben 534 notifiche sulla sicurezza di cibi e bevande potenzialmente dannosi per la salute, sulla base del sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF), rispetto al 2007 in cui è iniziata la crisi. Si tratta - continua la Coldiretti - di un balzo record nel numero di notifiche nazionali al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell’inizio della crisi. Peraltro l’82 per cento degli allarmi alimentari che si sono verificati in Italia sono stati provocati da prodotti a basso costo provenienti dall’estero. “Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e lo stop al segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. In Italia arriva dall’estero un quantitativo di agrumi freschi pari al 14 per cento della produzione nazionale a cui si aggiungono oltre 300mila quintali di succhi concentrati che finiscono nelle bevande all’insaputa dei consumatori perché in etichetta - sottolinea la Coldiretti - viene indicato solo il luogo di confezionamento. La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa, poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quantoavviene per la spremuta. Nel pomodoro da industria l’Italia importa semilavorati industriali prevalentemente da Cina e Stati Uniti pari a circa il 20 per cento della propria produzione. Ad arrivare in Italia è soprattutto concentrato in fusti da oltre 200 chili che vengono svuotati per confezionare il pomodoro in barattoli e vasetti da distribuire al consumo nel nostro Paese e all’estero senza alcuna indicazione sulla reale provenienza in etichetta. Il risultato sono i bassi prezzi pagati agli agricoltori e il crollo del raccolto che nel 2013 è risultato essere il piu’ scarso degli ultimi dieci anni, secondo le analisi della Coldiretti. In Italia, inoltre, sono stati consumati 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione ma di questi solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è statosemplicemente confezionato in Itala o addirittura e arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del paese. Ma ad essere importati – riferisce la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre all’insaputa del consumatore formaggi di fatto senza latte. Il falso Made in Italy colpisce anche i formaggi piu’ tipici con la crescita esponenziale delle importazioni di similgrana dall’estero (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia) per un quantitativo stimato in 83 milioni di chili che fanno concorrenza sleale a Grana Padano e Parmigiano Reggiano o Trentingrana ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. L’Italia è anche il piu’ grande importatore mondiale di olio di oliva nonostante una produzione nazionale di alta qualità che raggiunge quota 480mila tonnellate, secondo la Coldiretti. Le importazioni di olio dell’Italia superano la produzione nazionale e sono rappresentate per il 30 per cento da prodotti ottenuti da procedimenti di estrazione non naturali (olio di sansa, olio lampante e olio raffinato) destinati alla lavorazione industriale in Italia. In pratica la qualità del nostro olio - sostiene la Coldiretti - viene “contaminata” dalle importazioni e in media la metà dell’olio di oliva consumato in Italia proviene da olive straniere, ma l’etichetta di provenienza che per questo prodotto è obbligatoria risulta di fatto non leggibile perché scritta in caratteri minuscoli posizionati nel retro della bottiglia mentre si fa largo uso di immagini e nomi che richiamano all’italianità. Solo nell’ultimo anno sono scomparsi in Italia 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità, con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma. La chiusura forzata degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza. In Italia - conclude la Coldiretti - sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni.
Le frodi con il segreto sugli ingredienti stranieri sono aumentate del 248% secondo i dati dei NAS, che svolgono una fondamentale attività di controllo a garanzia dei consumatori ed a difesa dei produttori onesti.
Dall’inizio della crisi sono piu’ che triplicate in Italia le frodi a tavola con un incremento record del 248 per cento del valore di cibi e bevande sequestrati perché adulterate, contraffate o falsificate sulla base della preziosa attività svolta dai carabinieri dei Nas dal 2007 al 2013. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti per sottolineare l’importanza della decisione annunciata dal Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin che ha accolto la richiesta presentata dal presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo di togliere il segreto e di rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero, anche per combattere inganni esofisticazioni. Gli ottimi risultati dell'attività dei Nas confermano l'efficacia del sistema di controlli in Italia contro un crimine particolarmente odioso perché - sottolinea la Coldiretti - si fonda sull'inganno e colpisce soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa a causa della crisi e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo dietro i quali spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi sui quali è importante garantire maggiore trasparenza. Lo dimostra il fatto che le importazioni agroalimentari in Italia hanno ragiunto la cifra record di 40 miliardi di euro nel 2013 con un aumento del 20 per cento rispetto all’inizio della crisi nel 2007, secondo l’analisi della Coldiretti.. sul mercato mondiale sotto la pressione della crisi è sostenuto – precisa la Coldiretti - il commercio di surrogati, sottoprodotti e aromi artificiali utilizzati per nascondere la bassa qualità degli alimenti. Si tratta di preoccupazioni che - continua la Coldiretti - riguardano anche l'Italia che è un forte importatore di prodotti alimentari, con il rischio concreto che nei cibi invendita vengano utilizzati ingredienti di diversa qualità come il concentrato di pomodoro cinese, l'extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate proveniente dall'estero. Il risultato è che nel 2013 sono aumentati del 14 per cento gli allarmi alimentari in Italia con ben 534 notifiche sulla sicurezza di cibi e bevande potenzialmente dannosi per la salute, sulla base del sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF), rispetto al 2007 in cui è iniziata la crisi. Si tratta - continua la Coldiretti - di un balzo record nel numero di notifiche nazionali al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell’inizio della crisi. Peraltro l’82 per cento degli allarmi alimentari che si sono verificati in Italia sono stati provocati da prodotti a basso costo provenienti dall’estero. “Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e lo stop al segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. In Italia arriva dall’estero un quantitativo di agrumi freschi pari al 14 per cento della produzione nazionale a cui si aggiungono oltre 300mila quintali di succhi concentrati che finiscono nelle bevande all’insaputa dei consumatori perché in etichetta - sottolinea la Coldiretti - viene indicato solo il luogo di confezionamento. La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa, poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quantoavviene per la spremuta. Nel pomodoro da industria l’Italia importa semilavorati industriali prevalentemente da Cina e Stati Uniti pari a circa il 20 per cento della propria produzione. Ad arrivare in Italia è soprattutto concentrato in fusti da oltre 200 chili che vengono svuotati per confezionare il pomodoro in barattoli e vasetti da distribuire al consumo nel nostro Paese e all’estero senza alcuna indicazione sulla reale provenienza in etichetta. Il risultato sono i bassi prezzi pagati agli agricoltori e il crollo del raccolto che nel 2013 è risultato essere il piu’ scarso degli ultimi dieci anni, secondo le analisi della Coldiretti. In Italia, inoltre, sono stati consumati 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione ma di questi solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è statosemplicemente confezionato in Itala o addirittura e arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del paese. Ma ad essere importati – riferisce la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre all’insaputa del consumatore formaggi di fatto senza latte. Il falso Made in Italy colpisce anche i formaggi piu’ tipici con la crescita esponenziale delle importazioni di similgrana dall’estero (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia) per un quantitativo stimato in 83 milioni di chili che fanno concorrenza sleale a Grana Padano e Parmigiano Reggiano o Trentingrana ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. L’Italia è anche il piu’ grande importatore mondiale di olio di oliva nonostante una produzione nazionale di alta qualità che raggiunge quota 480mila tonnellate, secondo la Coldiretti. Le importazioni di olio dell’Italia superano la produzione nazionale e sono rappresentate per il 30 per cento da prodotti ottenuti da procedimenti di estrazione non naturali (olio di sansa, olio lampante e olio raffinato) destinati alla lavorazione industriale in Italia. In pratica la qualità del nostro olio - sostiene la Coldiretti - viene “contaminata” dalle importazioni e in media la metà dell’olio di oliva consumato in Italia proviene da olive straniere, ma l’etichetta di provenienza che per questo prodotto è obbligatoria risulta di fatto non leggibile perché scritta in caratteri minuscoli posizionati nel retro della bottiglia mentre si fa largo uso di immagini e nomi che richiamano all’italianità. Solo nell’ultimo anno sono scomparsi in Italia 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità, con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma. La chiusura forzata degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza. In Italia - conclude la Coldiretti - sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni.
sabato 12 aprile 2014
COLDIRETTI, #CAMPOLIBERODARENDITE: AGRICOLTURA LIBERA DA RENDITE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Stop alle rendite di cui godono grandi gruppi bancari, assicurative ed altri enti che non vivono di agricoltura ma che incassano ogni anno 500 milioni di euro e non contribuiscono al settore.
“#Campoliberodarendite di cui godono grandi gruppi industriali, assicurativi e bancari ma anche enti di diversa natura che non vivono certo di agricoltura ma che fanno parte di una elite intoccabile dei primi tremila beneficiari di contributi comunitari che ricevono un importo di oltre mezzo miliardo di euro mentre si chiedono sacrifici a tutti gli italiani a partire dagli agricoltori”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per il progetto “#Campolibero” che raccoglie una parte delle nostre proposte e “puo’ rappresentare l’occasione per “cambiare verso all’agricoltura” dove fino ad ora una casta di intoccabili che rappresenta appena lo 0,2 per cento degli interessati dagli interventi di politica agricola che riceve pero’ ben il 15 per cento delle risorse destinate all’agricoltura”. La gran parte di questi soggetti non contribuiscono alla previdenza agricola mentre altri nelle pieghe dell’attuale legislazione hanno creato società Spa ed Srl ad hoc per godere furbescamente di agevolazioni sull’Imu, sulla concessione edilizia, sull’acquisto dei terreni agricoli e anche sulle bioenergie facendo così - continua la Coldiretti - concorrenza sleale al reddito e all’attività dei veri agricoltori. “La semplificazione amministrativa, il sostegno all’ingresso dei tanti giovani che oggi vogliono investire in agricoltura e l’attuazione della legge sull’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta rappresentano obiettivi del piano che apprezziamo” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “vanno accompagnati dalla lotta a tutte le rendite con un impegno per concentrare le poche risorse disponibili ai chi vive e lavora in agricoltura per il ruolo ambientale, economico e sociale che svolge per il Paese”.
Stop alle rendite di cui godono grandi gruppi bancari, assicurative ed altri enti che non vivono di agricoltura ma che incassano ogni anno 500 milioni di euro e non contribuiscono al settore.
“#Campoliberodarendite di cui godono grandi gruppi industriali, assicurativi e bancari ma anche enti di diversa natura che non vivono certo di agricoltura ma che fanno parte di una elite intoccabile dei primi tremila beneficiari di contributi comunitari che ricevono un importo di oltre mezzo miliardo di euro mentre si chiedono sacrifici a tutti gli italiani a partire dagli agricoltori”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per il progetto “#Campolibero” che raccoglie una parte delle nostre proposte e “puo’ rappresentare l’occasione per “cambiare verso all’agricoltura” dove fino ad ora una casta di intoccabili che rappresenta appena lo 0,2 per cento degli interessati dagli interventi di politica agricola che riceve pero’ ben il 15 per cento delle risorse destinate all’agricoltura”. La gran parte di questi soggetti non contribuiscono alla previdenza agricola mentre altri nelle pieghe dell’attuale legislazione hanno creato società Spa ed Srl ad hoc per godere furbescamente di agevolazioni sull’Imu, sulla concessione edilizia, sull’acquisto dei terreni agricoli e anche sulle bioenergie facendo così - continua la Coldiretti - concorrenza sleale al reddito e all’attività dei veri agricoltori. “La semplificazione amministrativa, il sostegno all’ingresso dei tanti giovani che oggi vogliono investire in agricoltura e l’attuazione della legge sull’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta rappresentano obiettivi del piano che apprezziamo” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “vanno accompagnati dalla lotta a tutte le rendite con un impegno per concentrare le poche risorse disponibili ai chi vive e lavora in agricoltura per il ruolo ambientale, economico e sociale che svolge per il Paese”.
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venerdì 4 aprile 2014
COLDIRETTI, A TREMILA FURBETTI MEZZO MILIARDO DI EURO “TAX FREE”
Fonte: Coldiretti Ferrara
Alla vigilia di importanti scelte per il futuro di chi lavora nel settore agricolo, Coldiretti denuncia la “casta dei campi”, che riceve importanti sovvenzioni senza contribuire alla previdenza agricola ed innescando concorrenze sleali con i veri imprenditori agricoli.
Grandi gruppi industriali, assicurativi e bancari, ma anche enti di diversa natura che non vivono certo di agricoltura sono l’élite intoccabile dei primi tremila beneficiari di contributi che ricevono un importo di oltre mezzo miliardo di euro mentre si chiedono sacrifici a tutti gli italiani a partire dagli agricoltori. La denuncia arriva dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo con riferimento alle scelte che stanno per essere fatte a livello nazionale nell’attuazione della riforma della politica agricola comune per il periodo 2014-2020. Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di una casta di intoccabili che rappresenta appena lo 0,2 per cento degli interessati dagli interventi di politica agricola che riceve però ben il 15 per cento delle risorse destinate all’agricoltura. Una rendita fondiaria e finanziaria che - precisa Coldiretti - senza un deciso cambiamento nella programmazione nazionale rischia di essere mantenuta per i prossimi sette anni. Molti di questi soggetti non contribuiscono alla previdenza agricola mentre altri nelle pieghe dell’attuale legislazione hanno creato società Spa ed Srl ad hoc per avere agevolazioni sull’Imu, sulla concessione edilizia, sull’acquisto dei terreni agricoli e anche sulle bioenergie facendo così - continua la Coldiretti - concorrenza sleale al reddito e all’attività dei veri agricoltori. “Ci auguriamo che in questo momento difficile per il Paese nessuno abbia la follia di mantenere questi insostenibili privilegi e ci si impegni invece per concentrare le poche risorse disponibili ai chi vive e lavora in agricoltura per il ruolo ambientale, economico e sociale che svolge per il Paese” ha concluso il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. “La lotta a tutte le rendite sembra finalmente rientrata nell’agenda della buona politica e di questo la Coldiretti se ne compiace perché - ha concluso Moncalvo - sono necessarie grandi discontinuità sui temi della giustizia e dell’equità sociale per troppo tempo negati dalla malapolitica.
Alla vigilia di importanti scelte per il futuro di chi lavora nel settore agricolo, Coldiretti denuncia la “casta dei campi”, che riceve importanti sovvenzioni senza contribuire alla previdenza agricola ed innescando concorrenze sleali con i veri imprenditori agricoli.
Grandi gruppi industriali, assicurativi e bancari, ma anche enti di diversa natura che non vivono certo di agricoltura sono l’élite intoccabile dei primi tremila beneficiari di contributi che ricevono un importo di oltre mezzo miliardo di euro mentre si chiedono sacrifici a tutti gli italiani a partire dagli agricoltori. La denuncia arriva dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo con riferimento alle scelte che stanno per essere fatte a livello nazionale nell’attuazione della riforma della politica agricola comune per il periodo 2014-2020. Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di una casta di intoccabili che rappresenta appena lo 0,2 per cento degli interessati dagli interventi di politica agricola che riceve però ben il 15 per cento delle risorse destinate all’agricoltura. Una rendita fondiaria e finanziaria che - precisa Coldiretti - senza un deciso cambiamento nella programmazione nazionale rischia di essere mantenuta per i prossimi sette anni. Molti di questi soggetti non contribuiscono alla previdenza agricola mentre altri nelle pieghe dell’attuale legislazione hanno creato società Spa ed Srl ad hoc per avere agevolazioni sull’Imu, sulla concessione edilizia, sull’acquisto dei terreni agricoli e anche sulle bioenergie facendo così - continua la Coldiretti - concorrenza sleale al reddito e all’attività dei veri agricoltori. “Ci auguriamo che in questo momento difficile per il Paese nessuno abbia la follia di mantenere questi insostenibili privilegi e ci si impegni invece per concentrare le poche risorse disponibili ai chi vive e lavora in agricoltura per il ruolo ambientale, economico e sociale che svolge per il Paese” ha concluso il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. “La lotta a tutte le rendite sembra finalmente rientrata nell’agenda della buona politica e di questo la Coldiretti se ne compiace perché - ha concluso Moncalvo - sono necessarie grandi discontinuità sui temi della giustizia e dell’equità sociale per troppo tempo negati dalla malapolitica.
giovedì 13 febbraio 2014
COLDIRETTI: IL 76% DEGLI ITALIANI CONTRARI AGLI OGM, BENE LO STOP DAI DODICI MINISTRI EUROPEI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Positiva per Coldiretti la decisione dei ministri europei per il ritiro della proposta di autorizzazione per il mais transegnico. Gulinelli “aprire agli OGM sarebbe un gravissimo errore strategico, i nostri prodotti non devono essere omologati a nessun’altro se vogliamo garantire il Made in Italy”
Con quasi otto italiani su dieci (76 per cento) che sono contrari all’utilizzo di organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura, è positiva la decisione dell’Italia di partecipare al gruppo di dodici Paesi che chiedono formalmente alla Commissione Ue di ritirare la proposta che autorizza la coltivazione del nuovo mais transgenico 1507. E’ quanto afferma il presidente nazionale della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel commentare positivamente la lettera inviata al commissario alla Salute Tonio Borg da Ministri di 12 Paesi Europei. Un atteggiamento che si deve tradurre in comportamenti coerenti anche a livello nazionale dove in Friuli - sottolinea Moncalvo - non si è adeguatamente intervenuti sulla semina clandestina di mais ogm con problemi di inquinamento ambientale. Commenta la decisione anche il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, che evidenzia “L’Italia è leader europeo nella qualità e distintività dei prodotti agroalimentari ed ha tutto l’interesse a porsi come capofila per la difesa del territorio dalle contaminazioni. Senza dimenticare che gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy”. D’altra parte scendono ad appena 27 i Paesi che nel mondo hanno coltivato biotech nel 2013 per un totale di 175 milioni di ettari concentrati però soprattutto negli Stati Uniti (70.1 milioni di ettari), in Brasile (37 milioni in Brasile), 24,4 milioni (Argentina) e Canada (11 milioni), ma anche in Cina e nei Paesi di via di Sviluppo sotto il pressingdelle multinazionali. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications (ISAAA) dal quale si evidenzia il calo rispetto al 2012 in cuierano 28 i Paesi a coltivare biotech. In coda alla classifica l’Unione Europea dove - sottolinea la Coldiretti - nonostante l’azione delle lobbies che producono ogm, nel 2013 sono rimasti solo cinque, sui ventotto, i paesi a coltivare Ogm (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania), con appena 148mila ettari di mais transgenico MON810 piantati nel 2013, la quasi totalità in Spagna (136.962 ettari). Il livello di scetticismo dei cittadini rimane elevato nonostante – sostiene la Coldiretti - il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni genetiche effettuate su animali e vegetali in laboratorio (dalla mela che non annerisce al pomodoro viola contro le infiammazioni, dal supersalmone ad accrescimento rapido al riso ipervitaminico, dalle patate fritte superesistenti ai parassiti, fino al latte materno da mucche transgeniche). La realtà che emerge da rapporto - conclude la Coldiretti - è infatti che sostanzialmente gli OGM in commercio riguardano pochissimi prodotti (mais, soia e cotone) e sono diffusi nell’interesse di poche multinazionali senza benefici riscontrabili dai cittadini
Positiva per Coldiretti la decisione dei ministri europei per il ritiro della proposta di autorizzazione per il mais transegnico. Gulinelli “aprire agli OGM sarebbe un gravissimo errore strategico, i nostri prodotti non devono essere omologati a nessun’altro se vogliamo garantire il Made in Italy”
Con quasi otto italiani su dieci (76 per cento) che sono contrari all’utilizzo di organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura, è positiva la decisione dell’Italia di partecipare al gruppo di dodici Paesi che chiedono formalmente alla Commissione Ue di ritirare la proposta che autorizza la coltivazione del nuovo mais transgenico 1507. E’ quanto afferma il presidente nazionale della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel commentare positivamente la lettera inviata al commissario alla Salute Tonio Borg da Ministri di 12 Paesi Europei. Un atteggiamento che si deve tradurre in comportamenti coerenti anche a livello nazionale dove in Friuli - sottolinea Moncalvo - non si è adeguatamente intervenuti sulla semina clandestina di mais ogm con problemi di inquinamento ambientale. Commenta la decisione anche il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, che evidenzia “L’Italia è leader europeo nella qualità e distintività dei prodotti agroalimentari ed ha tutto l’interesse a porsi come capofila per la difesa del territorio dalle contaminazioni. Senza dimenticare che gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy”. D’altra parte scendono ad appena 27 i Paesi che nel mondo hanno coltivato biotech nel 2013 per un totale di 175 milioni di ettari concentrati però soprattutto negli Stati Uniti (70.1 milioni di ettari), in Brasile (37 milioni in Brasile), 24,4 milioni (Argentina) e Canada (11 milioni), ma anche in Cina e nei Paesi di via di Sviluppo sotto il pressingdelle multinazionali. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications (ISAAA) dal quale si evidenzia il calo rispetto al 2012 in cuierano 28 i Paesi a coltivare biotech. In coda alla classifica l’Unione Europea dove - sottolinea la Coldiretti - nonostante l’azione delle lobbies che producono ogm, nel 2013 sono rimasti solo cinque, sui ventotto, i paesi a coltivare Ogm (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania), con appena 148mila ettari di mais transgenico MON810 piantati nel 2013, la quasi totalità in Spagna (136.962 ettari). Il livello di scetticismo dei cittadini rimane elevato nonostante – sostiene la Coldiretti - il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni genetiche effettuate su animali e vegetali in laboratorio (dalla mela che non annerisce al pomodoro viola contro le infiammazioni, dal supersalmone ad accrescimento rapido al riso ipervitaminico, dalle patate fritte superesistenti ai parassiti, fino al latte materno da mucche transgeniche). La realtà che emerge da rapporto - conclude la Coldiretti - è infatti che sostanzialmente gli OGM in commercio riguardano pochissimi prodotti (mais, soia e cotone) e sono diffusi nell’interesse di poche multinazionali senza benefici riscontrabili dai cittadini
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lunedì 27 gennaio 2014
COLDIRETTI: ALL’AGRICOLTURA CINQUE MINISTRI IN CINQUE ANNI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Dopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo occorre immediatamente dare al settore un riferimento istituzionale credibile, in un anno determinante per l’agricoltura italiana.
Ringraziamo Nunzia De Girolamo per il lavoro svolto con passione ed impegno alla guida del Ministero dell’Agricoltura dove occorre superare al piu’ presto questa fase di incertezza dopo che sono già cambiati alla guida del Dicastero ben 5 Ministri negli ultimi cinque anni. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare l’annuncio di dimissioni da parte del Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo. E’ iniziato un anno determinante per l’attuazione della riforma della politica agricola europea (Pac) e per l’appuntamento dell’Expo e l’agricoltura italiana - conclude Moncalvo - ha bisogno subito di un riferimento istituzionale stabile e credibile.
martedì 14 gennaio 2014
COLDIRETTI: DOPO OK DEL PARLAMENTO A MOZIONE “SALVA MADE IN ITALY”, AVANTI CON ETICHETTATURA D’ORIGINE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Apprezzamento di Coldiretti per la mozione unitaria della Camera sull’etichettatura dei prodotti alimentari. “Ora il ministro De Girolamo ha l’occasione di dare una svolta alle norme in materia di protezione del vero made in Italy” evidenzia il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli.
Il Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo ha l’occasione di dare una svolta epocale alla legislatura con l’emanazione dei decreti sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti sostenuta dalla mozione unitaria approvata all'unanimita' dall'Aula della Camera sull'etichettatura dei prodotti alimentari. E’ quanto afferma il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per il via libera della Camera alla mozione ”salva Made in Italy a tavola” proposta dagli onorevoli Mongiello, Sani, Rondini, Gallinella, Franco Bordo, Zaccagnini, Faenzi, Bosco, Catania e Schullian, dopo la manifestazione di diecimila agricoltori ed allevatori della Coldiretti al Brennero. Solo nell’ultimo anno - sottolinea la Coldiretti - sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. Contiene infatti materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. Gli inganni del finto Made in Italy sugliscaffali riguardano – precisa la Coldiretti - due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. “Pensando al futuro dei nostri soci, delle imprese agricole in cui lavorano le nostrefamiglie, ed alle tante difficoltà che storicamente l’agricoltura attraversa – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli – abbiamo il dovere di operare nella trasparenza e pretendere che tutti soggetti dell’agroalimentare lo siano e lavorino per dare valore e reddito al Paese. Dobbiamo portare in questi momenti sul mercato questo valore aggiunto e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti, come leva di opportunità e di distintività verso i consumatori, affrancandoci dalla concorrenza basata unicamente sul fattore prezzo. Che molto spesso, quando è troppo basso nasconde anche sfruttamento e rischi per la salute e l’ambiente”. Un indirizzo che si sta affermando anche in Europa dove l’Europarlamento in sessione plenaria a Strasburgo, ha adottato la Risoluzione non legislativa sulla crisi alimentare, le frodi nella catena alimentare e il loro controllo, che sostiene, tra l’altro, l’indicazione del paese di origine sull’etichetta per contribuire a garantire una migliore tracciabilità lungo la catena alimentare e combattere le frodi. “Non c’è più – conclude Gulinelli – l’alibi della contrarietà della Unione Europea su questi temi. L’Italia non abbia quindi timore nel completare il suo cammino sostenendo il percorso della più completa trasparenza e delle maggiori informazioni in etichetta, che non fanno altro che rendere più attrattive le nostre produzioni di qualità, le uniche in grado di costituire una opportunità di reddito per le imprese agricole di qualunque dimensione, supportate da un diverso disegno delle filiere e da una maggiore efficienza delle strutture di servizio”
Apprezzamento di Coldiretti per la mozione unitaria della Camera sull’etichettatura dei prodotti alimentari. “Ora il ministro De Girolamo ha l’occasione di dare una svolta alle norme in materia di protezione del vero made in Italy” evidenzia il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli.
Il Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo ha l’occasione di dare una svolta epocale alla legislatura con l’emanazione dei decreti sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti sostenuta dalla mozione unitaria approvata all'unanimita' dall'Aula della Camera sull'etichettatura dei prodotti alimentari. E’ quanto afferma il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per il via libera della Camera alla mozione ”salva Made in Italy a tavola” proposta dagli onorevoli Mongiello, Sani, Rondini, Gallinella, Franco Bordo, Zaccagnini, Faenzi, Bosco, Catania e Schullian, dopo la manifestazione di diecimila agricoltori ed allevatori della Coldiretti al Brennero. Solo nell’ultimo anno - sottolinea la Coldiretti - sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. Contiene infatti materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. Gli inganni del finto Made in Italy sugliscaffali riguardano – precisa la Coldiretti - due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. “Pensando al futuro dei nostri soci, delle imprese agricole in cui lavorano le nostrefamiglie, ed alle tante difficoltà che storicamente l’agricoltura attraversa – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli – abbiamo il dovere di operare nella trasparenza e pretendere che tutti soggetti dell’agroalimentare lo siano e lavorino per dare valore e reddito al Paese. Dobbiamo portare in questi momenti sul mercato questo valore aggiunto e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti, come leva di opportunità e di distintività verso i consumatori, affrancandoci dalla concorrenza basata unicamente sul fattore prezzo. Che molto spesso, quando è troppo basso nasconde anche sfruttamento e rischi per la salute e l’ambiente”. Un indirizzo che si sta affermando anche in Europa dove l’Europarlamento in sessione plenaria a Strasburgo, ha adottato la Risoluzione non legislativa sulla crisi alimentare, le frodi nella catena alimentare e il loro controllo, che sostiene, tra l’altro, l’indicazione del paese di origine sull’etichetta per contribuire a garantire una migliore tracciabilità lungo la catena alimentare e combattere le frodi. “Non c’è più – conclude Gulinelli – l’alibi della contrarietà della Unione Europea su questi temi. L’Italia non abbia quindi timore nel completare il suo cammino sostenendo il percorso della più completa trasparenza e delle maggiori informazioni in etichetta, che non fanno altro che rendere più attrattive le nostre produzioni di qualità, le uniche in grado di costituire una opportunità di reddito per le imprese agricole di qualunque dimensione, supportate da un diverso disegno delle filiere e da una maggiore efficienza delle strutture di servizio”
COLDIRETTI: CON LA NUOVA PAC LE LE RISORSE VADANO AI VERI AGRICOLTORI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Con meno risorse disponibili riorientare il sostegno premiando chi vive dell’attività agricola, evitando insostenibili rendite fondiarie.
“E’ necessario garantire la giusta sussidiarietà nella definizione della figura dell’agricoltore attivo nella riforma della politica agricola comune per sostenere il modello di sviluppo agricolo di ogni singolo Paese”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che invita la Commissione europea, in questa fase di definizione degli atti delegati relativi alla riforma della Pac, a mantenersi fedele allo spirito dell'accordo raggiunto in occasione del “trilogo” che ha concluso il negoziato sulla nuova Pac tra Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo. “In un contesto di risorse limitate - sottolinea Moncalvo - è fondamentale che le minori risorse vadano riorientate premiando chi vive e lavora di agricoltura e all’attività rivolta alla produzione di cibo e alla sostenibilità ambientale. Per questo è necessaria una corretta definizione della figura di agricoltore attivo per evitare il permanere di insostenibili rendite fondiarie”.
Con meno risorse disponibili riorientare il sostegno premiando chi vive dell’attività agricola, evitando insostenibili rendite fondiarie.
“E’ necessario garantire la giusta sussidiarietà nella definizione della figura dell’agricoltore attivo nella riforma della politica agricola comune per sostenere il modello di sviluppo agricolo di ogni singolo Paese”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che invita la Commissione europea, in questa fase di definizione degli atti delegati relativi alla riforma della Pac, a mantenersi fedele allo spirito dell'accordo raggiunto in occasione del “trilogo” che ha concluso il negoziato sulla nuova Pac tra Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo. “In un contesto di risorse limitate - sottolinea Moncalvo - è fondamentale che le minori risorse vadano riorientate premiando chi vive e lavora di agricoltura e all’attività rivolta alla produzione di cibo e alla sostenibilità ambientale. Per questo è necessaria una corretta definizione della figura di agricoltore attivo per evitare il permanere di insostenibili rendite fondiarie”.
lunedì 23 dicembre 2013
COLDIRETTI: BENE PROVVEDIMENTI PER AGRICOLTURA IN LEGGE STABILITA’. OK PER IMU MA GUARDARE AVANTI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Per il presidente di Coldiretti dalla legge di stabilità risultati positivi per il settore agricolo ma bisogna guardare avanti e pensare ad unvero sostegno per il made in Italy e per lo sviluppo delle imprese.
“Dalla legge di stabilità non ci aspettiamo rivoluzioni, ma dobbiamo prendere atto che i provvedimenti che riguardano l'agricoltura vanno nella direzione giusta, a partire dalla stabilizzazionedell'Imu''. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in merito al provvedimento che ha avuto il libera dell'Aula della Camera grazie al voto di fiducia posto dal Governo. "E’ sicuramente un risultato positivo – precisa Moncalvo – l’aver eliminato la doppia e assurda imposizione che subivano i fabbricati rurali, così come è rilevante l'attenzione riservata all'accesso alla terra, che si è tradotta da un lato nella reintroduzione delle agevolazioni alla compravendita dei terreni per le imprese agricole professionali e dall'altro anche con una presa di posizione forte del Governo in termini di rassegnazione dei terreni demaniali, con una precedenza ai giovani non solo in termini di vendita, ma anche in termini di affitto a prezzi equi". “Ciò di cui abbiamo bisogno adesso – prosegue il presidente di Coldiretti - è di un sistema di regole che ci consenta di sostenere il Made in Italy vero, con misure come ad esempio la definizione dei decreti applicativi della legge sull’etichettatura d’origine degli alimenti, la pubblicizzazione dell’identità delle aziende che importano di prodotti alimentari, l’operatività della legge che vieta le pratiche di commercio sleali e la destinazione degli incentivi governativi esclusivamente alle imprese e alle cooperative che trattano alimenti made in Italy dal campo alla tavola. Misure – conclude Moncalvo - che rappresentano elementi fondamentali per recuperare tutte quelle occasioni di sviluppo che oggi stiamo perdendo, nelresto del mondo, ma anche all'interno del nostro Paese, a causa del fenomeno dell'italian sounding e della contraffazione”.
Per il presidente di Coldiretti dalla legge di stabilità risultati positivi per il settore agricolo ma bisogna guardare avanti e pensare ad unvero sostegno per il made in Italy e per lo sviluppo delle imprese.
“Dalla legge di stabilità non ci aspettiamo rivoluzioni, ma dobbiamo prendere atto che i provvedimenti che riguardano l'agricoltura vanno nella direzione giusta, a partire dalla stabilizzazionedell'Imu''. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in merito al provvedimento che ha avuto il libera dell'Aula della Camera grazie al voto di fiducia posto dal Governo. "E’ sicuramente un risultato positivo – precisa Moncalvo – l’aver eliminato la doppia e assurda imposizione che subivano i fabbricati rurali, così come è rilevante l'attenzione riservata all'accesso alla terra, che si è tradotta da un lato nella reintroduzione delle agevolazioni alla compravendita dei terreni per le imprese agricole professionali e dall'altro anche con una presa di posizione forte del Governo in termini di rassegnazione dei terreni demaniali, con una precedenza ai giovani non solo in termini di vendita, ma anche in termini di affitto a prezzi equi". “Ciò di cui abbiamo bisogno adesso – prosegue il presidente di Coldiretti - è di un sistema di regole che ci consenta di sostenere il Made in Italy vero, con misure come ad esempio la definizione dei decreti applicativi della legge sull’etichettatura d’origine degli alimenti, la pubblicizzazione dell’identità delle aziende che importano di prodotti alimentari, l’operatività della legge che vieta le pratiche di commercio sleali e la destinazione degli incentivi governativi esclusivamente alle imprese e alle cooperative che trattano alimenti made in Italy dal campo alla tavola. Misure – conclude Moncalvo - che rappresentano elementi fondamentali per recuperare tutte quelle occasioni di sviluppo che oggi stiamo perdendo, nelresto del mondo, ma anche all'interno del nostro Paese, a causa del fenomeno dell'italian sounding e della contraffazione”.
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mercoledì 11 dicembre 2013
COLDIRETTI: NATE TRECENTOMILA IMPRESE NEL 2013, UNA SU TRE E’ UNDER 35
Fonte: Coldiretti Ferrara
Delle circa trecentomila nuove imprese nate in Italia nei primi mesi del 2013, una su tre è costituita da giovani con meno di 35 anni, soprattutto nel settore del commercio e della ristorazione, ma anche in agricoltura.
Nei primi nove mesi del 2013 sono nate 296008 imprese e di queste oltre una su tre sono state create da giovani con meno di 35 anni che hanno avviato ben 100321 nuove attività nelcommercio, nell’industria, nei servizi e nell’agricoltura. E’ quanto emerge dal primo Dossier sulla “Svolta generazionale dell’economia italiana” che è stato presentato dai Giovani della Coldiretti in occasione della consegna dei premi “Oscar Green” sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio Ministero Politiche Agricole e di Expo 2015, con Nunzia De Girolamo (Ministro Politiche Agricole) Guido Barilla (Presidente Barilla), Luca Palamara (Sostituto Procuratore di Roma), Vittorio Sangiorgio (delegato Coldiretti Giovani Impresa) e Roberto Moncalvo (Presidente Coldiretti) che hanno discusso su “Quale Italia domani?”. Nella classifica dei settori preferiti dalle giovani generazioni al top - sottolinea la Coldiretti – c’è nettamente il commercio e la ristorazione con 26206 nuove attività aperte, seguito dai lavori specializzati di costruzione con 9432 nuove imprese, ma sul podio sale anche l’agricoltura con 4200 nuove aziende agricole aperte nei primi nove mesi del 2013. Incoraggiante anche il fatto che - precisa la Coldiretti - ben il 38,5 per cento delle nuove imprese giovanili ha aperto nel sud Italia, secondo i dati di Unioncamere. Il ricambio generazionale - precisa la Coldiretti - sta avendo una accelerazione negli ultimi anni ma ad oggi in Italia ci sono 637359 imprese condotte da giovani under 35, che rappresentano appena l’11 per cento del totale delle 6 milioni di imprese presenti in Italia. Lo dimostra anche l’andamento nel settore primario dove a testimonianza del processo dirinnovamento in atto quasi un’impresa agricola italiana su 3 è nata negli ultimi 10 anni. Nell’agricoltura italiana il 7,2 per cento dei titolari di impresa ha meno di 35 anni ed è alla guida di 58663 aziende. Di queste circa il 70 per cento - continua la Coldiretti - opera in attività multifunzionali: dall’agriturismo alle fattorie didattiche, dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’uva in vino, delle olive in olio, ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici. “I giovani incarnano le potenzialità e la forza del nostro territorio – ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -: un tessuto produttivo ricco, capillare, checoinvolge milioni di uomini e che per le sue caratteristiche rende l’Italia competitiva anche all’interno dei processi di mondializzazione dell’economia e delle idee”. “Il futuro si prepara oggi soprattutto dando più peso e più spazio qualitativo alla nuova generazione - ha affermato il Delegato nazionale dei giovani Coldiretti Vittorio Sangiorgio -, investendo sull’esuberanza dei giovani e sulla loro “naturale” apertura verso il nuovo e l’innovazione”.
I GIOVANI NELL’ECONOMIA ITALIANA
· 100321 nuove attività nate da giovani under 35 nei primi 9 mesi
· Aperta da un giovane sotto i 35 anni una nuova impresa su tre nei primi 9 mesi
· 637359 imprese condotte da giovani under 35, che rappresentano l’11 per cento del totale delle 6 milioni di imprese presenti in Italia.
Fonte: Elaborazioni Coldiretti
Delle circa trecentomila nuove imprese nate in Italia nei primi mesi del 2013, una su tre è costituita da giovani con meno di 35 anni, soprattutto nel settore del commercio e della ristorazione, ma anche in agricoltura.
Nei primi nove mesi del 2013 sono nate 296008 imprese e di queste oltre una su tre sono state create da giovani con meno di 35 anni che hanno avviato ben 100321 nuove attività nelcommercio, nell’industria, nei servizi e nell’agricoltura. E’ quanto emerge dal primo Dossier sulla “Svolta generazionale dell’economia italiana” che è stato presentato dai Giovani della Coldiretti in occasione della consegna dei premi “Oscar Green” sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio Ministero Politiche Agricole e di Expo 2015, con Nunzia De Girolamo (Ministro Politiche Agricole) Guido Barilla (Presidente Barilla), Luca Palamara (Sostituto Procuratore di Roma), Vittorio Sangiorgio (delegato Coldiretti Giovani Impresa) e Roberto Moncalvo (Presidente Coldiretti) che hanno discusso su “Quale Italia domani?”. Nella classifica dei settori preferiti dalle giovani generazioni al top - sottolinea la Coldiretti – c’è nettamente il commercio e la ristorazione con 26206 nuove attività aperte, seguito dai lavori specializzati di costruzione con 9432 nuove imprese, ma sul podio sale anche l’agricoltura con 4200 nuove aziende agricole aperte nei primi nove mesi del 2013. Incoraggiante anche il fatto che - precisa la Coldiretti - ben il 38,5 per cento delle nuove imprese giovanili ha aperto nel sud Italia, secondo i dati di Unioncamere. Il ricambio generazionale - precisa la Coldiretti - sta avendo una accelerazione negli ultimi anni ma ad oggi in Italia ci sono 637359 imprese condotte da giovani under 35, che rappresentano appena l’11 per cento del totale delle 6 milioni di imprese presenti in Italia. Lo dimostra anche l’andamento nel settore primario dove a testimonianza del processo dirinnovamento in atto quasi un’impresa agricola italiana su 3 è nata negli ultimi 10 anni. Nell’agricoltura italiana il 7,2 per cento dei titolari di impresa ha meno di 35 anni ed è alla guida di 58663 aziende. Di queste circa il 70 per cento - continua la Coldiretti - opera in attività multifunzionali: dall’agriturismo alle fattorie didattiche, dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’uva in vino, delle olive in olio, ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici. “I giovani incarnano le potenzialità e la forza del nostro territorio – ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -: un tessuto produttivo ricco, capillare, checoinvolge milioni di uomini e che per le sue caratteristiche rende l’Italia competitiva anche all’interno dei processi di mondializzazione dell’economia e delle idee”. “Il futuro si prepara oggi soprattutto dando più peso e più spazio qualitativo alla nuova generazione - ha affermato il Delegato nazionale dei giovani Coldiretti Vittorio Sangiorgio -, investendo sull’esuberanza dei giovani e sulla loro “naturale” apertura verso il nuovo e l’innovazione”.
I GIOVANI NELL’ECONOMIA ITALIANA
· 100321 nuove attività nate da giovani under 35 nei primi 9 mesi
· Aperta da un giovane sotto i 35 anni una nuova impresa su tre nei primi 9 mesi
· 637359 imprese condotte da giovani under 35, che rappresentano l’11 per cento del totale delle 6 milioni di imprese presenti in Italia.
Fonte: Elaborazioni Coldiretti
mercoledì 4 dicembre 2013
COLDIRETTI: IN UN PIATTO SU TRE SOLO INGREDIENTI STRANIERI, SERVE PIU’ TRASPARENZA E TUTELA DEL MADE IN ITALY
Fonte: Coldiretti Ferrara
Dal latte alla carne, dall’olio al pomodoro è invasione dall’estero. Coldiretti in piazza e al valico del Brennero per denunciare la continuazione di questi comportamenti mentre le nostre imprese devono chiudere per i prezzi al di sotto dei costi di produzione.
Contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. “Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”. La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. L’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi Coldiretti sulla base dei dati Efsa. Peraltro l’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea e a salire sul podio sono stati nell’ordine la Cina, l’India e la Turchia ma a seguire anche Usa. Spagna ,Thailandia, Polonia e Brasile. Si tratta di Paesi che alimentano un forte flusso di importazioni verso l’Italia. In Italia arriva dall’estero un quantitativo di agrumi freschi pari al 14 per cento della produzione nazionale a cui si aggiungono oltre 300mila quintali di succhi concentrati che finiscono nelle bevande all’insaputa dei consumatori perché in etichetta - sottolinea la Coldiretti - viene indicato solo il luogo di confezionamento. La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa, poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta. Nel pomodoro da industria l’Italia importa semilavorati industriali prevalentemente da Cina e Stati Uniti pari a circa il 20 per cento della propria produzione. Ad arrivare in Italia è soprattutto concentrato in fusti da oltre 200 chili che vengono svuotati per confezionare il pomodoro in barattoli e vasetti da distribuire al consumo nel nostro Paese e all’estero senza alcuna indicazione sulla reale provenienza in etichetta. Il risultato sono i bassi prezzi pagati agli agricoltori e il crollo del raccolto che nel 2013 è risultato essere il piu’ scarso degli ultimi dieci anni, secondo le analisi della Coldiretti. In Italia, inoltre, sono stati consumati 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione ma di questi solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è stato semplicemente confezionato in Itala o addirittura e arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del paese. Ma ad essere importati – riferisce la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre all’insaputa del consumatore formaggi di fatto senza latte. Il falso Made in Italy colpisce anche i formaggi piu’ tipici con la crescita esponenziale delle importazioni di similgrana dall’estero (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia) per un quantitativo stimato in 83 milioni di chili che fanno concorrenza sleale a Grana Padano e Parmigiano Reggiano o Trentingrana ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. L’Italia è anche il piu’ grande importatore mondiale di olio di oliva nonostante una produzione nazionale di alta qualità che raggiunge quota 480mila tonnellate, secondo la Coldiretti. Le importazioni di olio dell’Italia superano la produzione nazionale e sono rappresentate per il 30 per cento da prodotti ottenuti da procedimenti di estrazione non naturali (olio di sansa, olio lampante e olio raffinato) destinati alla lavorazione industriale in Italia. In pratica la qualità del nostro olio - sostiene la Coldiretti - viene “contaminata” dalle importazioni e in media la metà dell’olio di oliva consumato in Italia proviene da olive straniere, ma l’etichetta di provenienza che per questo prodotto è obbligatoria risulta di fatto non leggibile perché scritta in caratteri minuscoli posizionati nel retro della bottiglia mentre si fa largo uso di immagini e nomi che richiamano all’italianità. Solo nell’ultimo anno sono scomparsi in Italia 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità, con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma. La chiusura forzata degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza. In Italia nel 2012 sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni. Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto accusa anche gli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore. Attualmente in Italia l'obbligo di indicare la provenienza è in vigore per carne bovina (dopo l’emergenza mucca pazza), pollo (dopo l’emergenza aviaria), ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, passata di pomodoro, extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta è anonima per circa la metà della spesa dalla pasta ai succhi di frutta, dal latte a lunga conservazione ai formaggi, dalla carne di maiale ai salumi fino al concentrato di pomodoro e ai sughi pronti. “In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. Ma è necessario che sia anche resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, venga bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal campo alla tavola e diventi operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori e agli agricoltori meno di quanto essi spendono per produrre”.
Altri dati: www.agrestetv.it/documenti/TRASPARENZA.doc
Dal latte alla carne, dall’olio al pomodoro è invasione dall’estero. Coldiretti in piazza e al valico del Brennero per denunciare la continuazione di questi comportamenti mentre le nostre imprese devono chiudere per i prezzi al di sotto dei costi di produzione.
Contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. “Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”. La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. L’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi Coldiretti sulla base dei dati Efsa. Peraltro l’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea e a salire sul podio sono stati nell’ordine la Cina, l’India e la Turchia ma a seguire anche Usa. Spagna ,Thailandia, Polonia e Brasile. Si tratta di Paesi che alimentano un forte flusso di importazioni verso l’Italia. In Italia arriva dall’estero un quantitativo di agrumi freschi pari al 14 per cento della produzione nazionale a cui si aggiungono oltre 300mila quintali di succhi concentrati che finiscono nelle bevande all’insaputa dei consumatori perché in etichetta - sottolinea la Coldiretti - viene indicato solo il luogo di confezionamento. La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa, poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta. Nel pomodoro da industria l’Italia importa semilavorati industriali prevalentemente da Cina e Stati Uniti pari a circa il 20 per cento della propria produzione. Ad arrivare in Italia è soprattutto concentrato in fusti da oltre 200 chili che vengono svuotati per confezionare il pomodoro in barattoli e vasetti da distribuire al consumo nel nostro Paese e all’estero senza alcuna indicazione sulla reale provenienza in etichetta. Il risultato sono i bassi prezzi pagati agli agricoltori e il crollo del raccolto che nel 2013 è risultato essere il piu’ scarso degli ultimi dieci anni, secondo le analisi della Coldiretti. In Italia, inoltre, sono stati consumati 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione ma di questi solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è stato semplicemente confezionato in Itala o addirittura e arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del paese. Ma ad essere importati – riferisce la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre all’insaputa del consumatore formaggi di fatto senza latte. Il falso Made in Italy colpisce anche i formaggi piu’ tipici con la crescita esponenziale delle importazioni di similgrana dall’estero (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia) per un quantitativo stimato in 83 milioni di chili che fanno concorrenza sleale a Grana Padano e Parmigiano Reggiano o Trentingrana ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. L’Italia è anche il piu’ grande importatore mondiale di olio di oliva nonostante una produzione nazionale di alta qualità che raggiunge quota 480mila tonnellate, secondo la Coldiretti. Le importazioni di olio dell’Italia superano la produzione nazionale e sono rappresentate per il 30 per cento da prodotti ottenuti da procedimenti di estrazione non naturali (olio di sansa, olio lampante e olio raffinato) destinati alla lavorazione industriale in Italia. In pratica la qualità del nostro olio - sostiene la Coldiretti - viene “contaminata” dalle importazioni e in media la metà dell’olio di oliva consumato in Italia proviene da olive straniere, ma l’etichetta di provenienza che per questo prodotto è obbligatoria risulta di fatto non leggibile perché scritta in caratteri minuscoli posizionati nel retro della bottiglia mentre si fa largo uso di immagini e nomi che richiamano all’italianità. Solo nell’ultimo anno sono scomparsi in Italia 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità, con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma. La chiusura forzata degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza. In Italia nel 2012 sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni. Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto accusa anche gli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore. Attualmente in Italia l'obbligo di indicare la provenienza è in vigore per carne bovina (dopo l’emergenza mucca pazza), pollo (dopo l’emergenza aviaria), ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, passata di pomodoro, extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta è anonima per circa la metà della spesa dalla pasta ai succhi di frutta, dal latte a lunga conservazione ai formaggi, dalla carne di maiale ai salumi fino al concentrato di pomodoro e ai sughi pronti. “In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. Ma è necessario che sia anche resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, venga bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal campo alla tavola e diventi operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori e agli agricoltori meno di quanto essi spendono per produrre”.
Altri dati: www.agrestetv.it/documenti/TRASPARENZA.doc
lunedì 2 dicembre 2013
COLDIRETTI: E’ MOBILITAZIONE! MIGLIAIA DI IMPRENDITORI ED ALLEVATORI SCENDONO IN PIAZZA PER IL MADE IN ITALY
Fonte: Coldiretti Ferrara
Mercoledì 4 dicembre dalle 9.00 a Reggio Emilia, migliaia di soci Coldiretti in difesa del vero prosciutto italiano che rischia di sparire e delle eccellenze italiane che ogni giorno vengono imitate ed impoverite. E’ partita la “Battaglia di Natale del vero Made in Italy”.
Mercoledì 4 dicembre alle ore 9,00 migliaia di allevatori e imprenditori agricoli, con un centinaio di trattori, scenderanno in piazza San Prospero a Reggio Emilia, in appoggio ai diecimila coltivatori che presidieranno nella stessa giornata il valico del Brennero nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. A Reggio Emilia, uno dei principali centri italiani di produzione di carni di maiale e di salumi, oltre che dall’Emilia Romagna, arriveranno allevatori da Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, per denunciare il “finto made in Italy”. La denuncia riguarderà in particolare i milioni di cosce di maiale che arrivano da oltre frontiera e che in vista del Natale arrivano sulle nostre tavole all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. Dalle scelte di acquisto in queste festività dipendono il posto di lavoro e la sopravvivenza di moltissime imprese e per questo Coldiretti sarà ancora una volta a presidiare il valico del Brennero, per smascherare il "finto Made in Italy" diretto sulle tavole in vista del Natale, per aiutare i consumatori a fare scelte di acquisto consapevoli per se stessi e per sostenere il lavoro e leimprese italiane, ma anche per sollecitare le Istituzioni verso l'obbligo di prevedere l'etichetta con l'origine degli alimenti. “Se non difendiamo i nostri prodotti e la nostra identità non ci sarà futuro per i giovani in questo Paese” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che guiderà ilpresidio che si svolgerà in stretta collaborazione con le forze dell’ordine presenti in frontiera. Attraverso il valico Brennero giungono in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri, ma anche milioni di cosce di maiale per fare i prosciutti, conserve di pomodoro, succhi di frutta concentrati e altri prodotti che, come dimostra il dossierelaborato dalla Coldiretti per l’occasione, stanno provocando la chiusura delle stalle e delle aziende agricole con la perdita di migliaia di posti di lavoro. In collegamento diretto con il Brennero, a Reggio Emilia gli allevatori delle varie regioni, guidate dal presidente di Coldiretti Emilia Romagna e vice-presidente nazionale, Mauro Tonello, manifesteranno per salvare il vero prosciutto italiano e salvaguardare il futuro di un settore che dà lavoro a 105 mila addetti.
Mercoledì 4 dicembre dalle 9.00 a Reggio Emilia, migliaia di soci Coldiretti in difesa del vero prosciutto italiano che rischia di sparire e delle eccellenze italiane che ogni giorno vengono imitate ed impoverite. E’ partita la “Battaglia di Natale del vero Made in Italy”.
Mercoledì 4 dicembre alle ore 9,00 migliaia di allevatori e imprenditori agricoli, con un centinaio di trattori, scenderanno in piazza San Prospero a Reggio Emilia, in appoggio ai diecimila coltivatori che presidieranno nella stessa giornata il valico del Brennero nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. A Reggio Emilia, uno dei principali centri italiani di produzione di carni di maiale e di salumi, oltre che dall’Emilia Romagna, arriveranno allevatori da Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, per denunciare il “finto made in Italy”. La denuncia riguarderà in particolare i milioni di cosce di maiale che arrivano da oltre frontiera e che in vista del Natale arrivano sulle nostre tavole all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. Dalle scelte di acquisto in queste festività dipendono il posto di lavoro e la sopravvivenza di moltissime imprese e per questo Coldiretti sarà ancora una volta a presidiare il valico del Brennero, per smascherare il "finto Made in Italy" diretto sulle tavole in vista del Natale, per aiutare i consumatori a fare scelte di acquisto consapevoli per se stessi e per sostenere il lavoro e leimprese italiane, ma anche per sollecitare le Istituzioni verso l'obbligo di prevedere l'etichetta con l'origine degli alimenti. “Se non difendiamo i nostri prodotti e la nostra identità non ci sarà futuro per i giovani in questo Paese” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che guiderà ilpresidio che si svolgerà in stretta collaborazione con le forze dell’ordine presenti in frontiera. Attraverso il valico Brennero giungono in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri, ma anche milioni di cosce di maiale per fare i prosciutti, conserve di pomodoro, succhi di frutta concentrati e altri prodotti che, come dimostra il dossierelaborato dalla Coldiretti per l’occasione, stanno provocando la chiusura delle stalle e delle aziende agricole con la perdita di migliaia di posti di lavoro. In collegamento diretto con il Brennero, a Reggio Emilia gli allevatori delle varie regioni, guidate dal presidente di Coldiretti Emilia Romagna e vice-presidente nazionale, Mauro Tonello, manifesteranno per salvare il vero prosciutto italiano e salvaguardare il futuro di un settore che dà lavoro a 105 mila addetti.
giovedì 28 novembre 2013
COLDIRETTI: CON APPROVAZIONE ESENZIONE IMU RICONOSCIUTO RUOLO AGRICOLTURA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Per il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli: “scelta coerente che mantiene gli impegni presi. Chiarezza necessaria che vale come riconoscimento del ruolo non solo produttivo del settore”.
L’annuncio dell’esenzione della seconda rata dell’Imu sui fabbricati rurali e sui terreni gestiti da coltivatori diretti o Imprenditori agricoli professionali (Iap), è un scelta coerente con gli impegni assunti che riconosce giustamente il ruolo ambientale, sociale e culturale della nostra agricoltura. Lo afferma Coldiretti nel commentare il provvedimento approvato nel consiglio dei Ministri che pone fine all’unico caso di doppia imposizione fiscale sui fabbricati rurali. E’ stato mantenuto - ha sottolineato il presidente nazionale Roberto Moncalvo - l’ impegno assunto dal Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo nel patto per l’agricoltura sottoscritto davanti ai 15mila agricoltori presenti all’Assemblea della Coldiretti lo scorso luglio”. “ E’ una decisione che – commenta Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara - ci auguriamo significhi finalmente il riconoscimento da parte delle Istituzioni dell’importanza che ha l’agricoltura per una nuova stagione di crescita sostenibile del Paese con la produzione di quei beni comuni che il mercato non remunera, dalla tutela del paesaggio alla difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, dalla sicurezza alimentare alla promozione dell’immagine del Made in Italy nel mondo. E’ un segnale di attenzione necessario per quella reciproca fiducia che può consentire una stagione di impegni diversi in ambito economico e di attività delle nostre imprese, nelle quali la componente fondiaria, ovvero terreni efabbricati, è ovviamente necessaria ed indispensabile e che rischiava di essere oggetto di una tassazione al di fuori di una relazione con l’effettiva produzione di reddito”.
Per il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli: “scelta coerente che mantiene gli impegni presi. Chiarezza necessaria che vale come riconoscimento del ruolo non solo produttivo del settore”.
L’annuncio dell’esenzione della seconda rata dell’Imu sui fabbricati rurali e sui terreni gestiti da coltivatori diretti o Imprenditori agricoli professionali (Iap), è un scelta coerente con gli impegni assunti che riconosce giustamente il ruolo ambientale, sociale e culturale della nostra agricoltura. Lo afferma Coldiretti nel commentare il provvedimento approvato nel consiglio dei Ministri che pone fine all’unico caso di doppia imposizione fiscale sui fabbricati rurali. E’ stato mantenuto - ha sottolineato il presidente nazionale Roberto Moncalvo - l’ impegno assunto dal Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo nel patto per l’agricoltura sottoscritto davanti ai 15mila agricoltori presenti all’Assemblea della Coldiretti lo scorso luglio”. “ E’ una decisione che – commenta Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara - ci auguriamo significhi finalmente il riconoscimento da parte delle Istituzioni dell’importanza che ha l’agricoltura per una nuova stagione di crescita sostenibile del Paese con la produzione di quei beni comuni che il mercato non remunera, dalla tutela del paesaggio alla difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, dalla sicurezza alimentare alla promozione dell’immagine del Made in Italy nel mondo. E’ un segnale di attenzione necessario per quella reciproca fiducia che può consentire una stagione di impegni diversi in ambito economico e di attività delle nostre imprese, nelle quali la componente fondiaria, ovvero terreni efabbricati, è ovviamente necessaria ed indispensabile e che rischiava di essere oggetto di una tassazione al di fuori di una relazione con l’effettiva produzione di reddito”.
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