Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che partirà già nel corso del 2105 la produzione di biometano in ambito agricolo. Lo ha annunciato il Sottosegretario alla Politiche Agricole, Giuseppe Castiglione, in occasione del workshop intitolato “Biometano un’opportunità per la valorizzazione delle biomasse”, organizzato dall’Ente Nazionale Meccanizzazione Agricola (Enama) nel quadro delle iniziative di EIMA International, dove il sottosegretario ha fatto il punto insieme ai tecnici, ai rappresentanti della filiera e delle istituzioni coinvolte sulle opportunità offerte dal nuovo sistema di incentivazione.
“La produzione di biometano in ambito agricolo – ha commentato il Sottosegretario - rappresenta una nuova importante possibilità per incrementare la competitività delle aziende agricole, valorizzando residui e sottoprodotti, e con un’importante ricaduta per il reddito delle imprese agricole”.
“Siamo impegnati – ha aggiunto Castiglione - per concludere il percorso di completamento delle norme di attuazione necessarie agli operatori della filiera per avere a disposizione tutti gli strumenti necessari ad avviare la produzione di biometano in ambito agricolo già nel corso del 2015”.
Durante la visita agli stand di EIMA International, la rassegna mondiale delle tecnologie per l’agricoltura in corso a Bologna, il Sottosegretario ha espresso il proprio plauso per la decisione, recentemente presa in ambito UN-ESCAP (United Nations-Economic and Social Commission for Asia and the Pacific), di affidare all'Enama funzioni di supporto tecnico in riferimento allo sviluppo di nuovi sistemi di verifica sulle macchine agricole nell’ambito dei Paesi aderenti all'ANTAM (Asian Network of Testing of Agricultural Machines).
“Il fatto che tale incarico sia stato conferito ad un’organizzazione italiana quale l’Enama – ha concluso Castiglione - , in virtù del positivo supporto tecnico prestato agli uffici delle Nazioni Unite, rappresenta non solo un significativo riconoscimento dell’alto livello di competenze tecniche dell’Ente anche in ambito internazionale, ma un’opportunità per le filiere produttive nazionali coinvolte di interfacciarsi maggiormente con i mercati asiatici”.
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venerdì 14 novembre 2014
venerdì 25 luglio 2014
RINNOVABILI, IN EMILIA ROMAGNA RISCHIO CHIUSURA PER 300 AZIENDE AGRICOLE SOLO TRA LE ASSOCIATE A CONFAGRICOLTURA
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
GARAGNANI “È IRRESPONSABILE E PRIVA DI OGNI LOGICA, LA POLITICA DELL’ATTUALE GOVERNO CHE INTENDE COLPIRE ANCORA UNA VOLTA LE RINNOVABILI. NO ALLA RIMODULAZIONE DEGLI INCENTIVI PER IL FOTOVOLTAICO”
“È irresponsabile e priva di ogni logica, la politica dell’attuale Governo che intende colpire ancora una volta le rinnovabili, estremamente rilevanti anche per l’agricoltura. Dopo l'abbattimento dei prezzi minimi garantiti attraverso la loro equiparazione ai prezzi zonali medi – contro cui hanno fatto ricorso circa 150 aziende associate a Confagricoltura Emilia Romagna - e la tassazione della produzione di energia riconducibile alle imprese agricole, ora tocca alla rimodulazione degli incentivi che coinvolge obbligatoriamente gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kW e che a breve potrebbe interessare le altre fonti rinnovabili”. È questa la ferma presa di posizione del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, in merito al dibattito creatosi intorno al decreto “spalma-incentivi”. “Solo in Emilia Romagna – tiene a precisare Garagnani – sono a rischio 300 aziende agricole tra le nostre associate”. Confagricoltura chiede pertanto alle Commissioni riunite Industria ed Ambiente del Senato di intervenire in sede di conversione in legge del decreto legge 91/14 (Competitività), sopprimendo l’art.26 che prevede la rimodulazione obbligatoria degli incentivi per il fotovoltaico, che provocherebbe effetti devastanti sull’intero settore ed in particolare sulle imprese agricole. Anche perché le proposte di emendamento di modifica dell’art.26, in discussione al Senato, non solo non migliorerebbero l’attuale impostazione, ma in alcuni casi la peggiorerebbero. In sintesi: l’art.26 introduce una serie di disposizioni fortemente penalizzanti per i produttori di energia fotovoltaica ed in generale per il settore delle energie rinnovabili a fronte di una ipotesi, ancora incerta, di risparmio della spesa energetica per le PMI (si stima che meno del 15% delle imprese italiane potrebbe beneficiare della misura), così come espresso nell’Audizione del 2 Luglio 2014 delle Commissioni 10° e 13° del Senato della Repubblica. Queste disposizioni palesemente retroattive inciderebbero tra l’altro su contratti di diritto privato già stipulati - così come sostenuto anche dal Presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida - costringendo le imprese a rinegoziare con gli Istituti di credito condizioni di finanziamento di certo più onerose rispetto alle originali. A pagare il prezzo più alto sono dunque gli imprenditori agricoli: fino allo scorso aprile, tali impianti erano riconducibili al reddito agrario; motivo per cui gli imprenditori agricoli, spinti sia dall’esigenza di diversificare i propri redditi che dalle normative esistenti atte a garantire il raggiungimento degli impegni sottoscritti a livello internazionale dallo Stato, hanno investito in innovazione ed energia verde, utilizzando legittimamente uno strumento di incentivazione dello Stato che oggi, nonostante i contratti siglati con il Gestore dei Servizi Energetici, rischiano di veder fallire non solo l’attività energetica, ma più in generale l’azienda. “Per questo – conclude in una nota l’organizzazione agricola - è indispensabile escludere quantomeno dalla misura gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW, con particolare riferimento a quelli realizzati dalle imprese agricole, tenendo fuori in ogni caso dalla rimodulazione gli impianti realizzati sugli edifici, incluse le serre, a prescindere dalla potenza, ed auspicando inoltre da parte dell’esecutivo una vera riforma sull’attuale infrastruttura elettrica atta a ridurre gli sprechi di gestione e a rispondere alle esigenze dell’intero paese ”.
GARAGNANI “È IRRESPONSABILE E PRIVA DI OGNI LOGICA, LA POLITICA DELL’ATTUALE GOVERNO CHE INTENDE COLPIRE ANCORA UNA VOLTA LE RINNOVABILI. NO ALLA RIMODULAZIONE DEGLI INCENTIVI PER IL FOTOVOLTAICO”
“È irresponsabile e priva di ogni logica, la politica dell’attuale Governo che intende colpire ancora una volta le rinnovabili, estremamente rilevanti anche per l’agricoltura. Dopo l'abbattimento dei prezzi minimi garantiti attraverso la loro equiparazione ai prezzi zonali medi – contro cui hanno fatto ricorso circa 150 aziende associate a Confagricoltura Emilia Romagna - e la tassazione della produzione di energia riconducibile alle imprese agricole, ora tocca alla rimodulazione degli incentivi che coinvolge obbligatoriamente gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kW e che a breve potrebbe interessare le altre fonti rinnovabili”. È questa la ferma presa di posizione del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, in merito al dibattito creatosi intorno al decreto “spalma-incentivi”. “Solo in Emilia Romagna – tiene a precisare Garagnani – sono a rischio 300 aziende agricole tra le nostre associate”. Confagricoltura chiede pertanto alle Commissioni riunite Industria ed Ambiente del Senato di intervenire in sede di conversione in legge del decreto legge 91/14 (Competitività), sopprimendo l’art.26 che prevede la rimodulazione obbligatoria degli incentivi per il fotovoltaico, che provocherebbe effetti devastanti sull’intero settore ed in particolare sulle imprese agricole. Anche perché le proposte di emendamento di modifica dell’art.26, in discussione al Senato, non solo non migliorerebbero l’attuale impostazione, ma in alcuni casi la peggiorerebbero. In sintesi: l’art.26 introduce una serie di disposizioni fortemente penalizzanti per i produttori di energia fotovoltaica ed in generale per il settore delle energie rinnovabili a fronte di una ipotesi, ancora incerta, di risparmio della spesa energetica per le PMI (si stima che meno del 15% delle imprese italiane potrebbe beneficiare della misura), così come espresso nell’Audizione del 2 Luglio 2014 delle Commissioni 10° e 13° del Senato della Repubblica. Queste disposizioni palesemente retroattive inciderebbero tra l’altro su contratti di diritto privato già stipulati - così come sostenuto anche dal Presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida - costringendo le imprese a rinegoziare con gli Istituti di credito condizioni di finanziamento di certo più onerose rispetto alle originali. A pagare il prezzo più alto sono dunque gli imprenditori agricoli: fino allo scorso aprile, tali impianti erano riconducibili al reddito agrario; motivo per cui gli imprenditori agricoli, spinti sia dall’esigenza di diversificare i propri redditi che dalle normative esistenti atte a garantire il raggiungimento degli impegni sottoscritti a livello internazionale dallo Stato, hanno investito in innovazione ed energia verde, utilizzando legittimamente uno strumento di incentivazione dello Stato che oggi, nonostante i contratti siglati con il Gestore dei Servizi Energetici, rischiano di veder fallire non solo l’attività energetica, ma più in generale l’azienda. “Per questo – conclude in una nota l’organizzazione agricola - è indispensabile escludere quantomeno dalla misura gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW, con particolare riferimento a quelli realizzati dalle imprese agricole, tenendo fuori in ogni caso dalla rimodulazione gli impianti realizzati sugli edifici, incluse le serre, a prescindere dalla potenza, ed auspicando inoltre da parte dell’esecutivo una vera riforma sull’attuale infrastruttura elettrica atta a ridurre gli sprechi di gestione e a rispondere alle esigenze dell’intero paese ”.
mercoledì 4 giugno 2014
AGROENERGIE, CONFAGRICOLTURA: “L’EMENDAMENTO APPROVATO AL SENATO EVITA DI COMPROMETTERE DEFINITIVAMENTE IL SETTORE DELLE RINNOVABILI, MA NON BASTA LIMITARE L’INTERVENTO SOLO AL 2014”
Fonte: Confagricoltura
“Con l’emendamento presentato dal Governo e approvato oggi nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato, si è evitato di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili. Resta il problema che l’emendamento produce effetti solo per l’anno in corso, da ciò la nostra richiesta di stabilizzare la norma anche per gli anni futuri”. Lo sottolinea Confagricoltura riguardo ai lavori parlamentari relativi al decreto legge Irpef che ha introdotto una diversa tassazione sulla produzione di agroenergie. Su questo aspetto Confagricoltura si è attivata prontamente e in modo fermo e determinato chiedendo al governo, al ministro dell’Agricoltura ed al Parlamento un profondo ripensamento della misura che penalizza irrimediabilmente gran parte della green economy agricola, pregiudicando la sopravvivenza delle iniziative in essere su fotovoltaico, biomasse e biogas. A fronte dell’obiettivo prioritario di evitare l’introduzione dell’ennesima norma con effetti retroattivi si è riusciti, per ora, a limitare l’impatto della norma sul settore. Con la nuova formulazione del comma 1 dell’art. 22 del provvedimento di conversione in legge del DL 66/14 la tassazione – osserva Confagricoltura - viene limitata ai corrispettivi relativi alla valorizzazione dell’energia ceduta; ed è confermato il reddito agrario per la produzione di energia corrispondente ad una potenza di 200 kW per il fotovoltaico e di 300 kW per il biogas e le biomasse. “La modifica introdotta va prevista anche per gli anni successivi – conclude Confagricoltura -. Le imprese agroenergetiche hanno necessità di stabilità e di certezze, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e, più in generale, alla tutela dell’ambiente.
“Con l’emendamento presentato dal Governo e approvato oggi nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato, si è evitato di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili. Resta il problema che l’emendamento produce effetti solo per l’anno in corso, da ciò la nostra richiesta di stabilizzare la norma anche per gli anni futuri”. Lo sottolinea Confagricoltura riguardo ai lavori parlamentari relativi al decreto legge Irpef che ha introdotto una diversa tassazione sulla produzione di agroenergie. Su questo aspetto Confagricoltura si è attivata prontamente e in modo fermo e determinato chiedendo al governo, al ministro dell’Agricoltura ed al Parlamento un profondo ripensamento della misura che penalizza irrimediabilmente gran parte della green economy agricola, pregiudicando la sopravvivenza delle iniziative in essere su fotovoltaico, biomasse e biogas. A fronte dell’obiettivo prioritario di evitare l’introduzione dell’ennesima norma con effetti retroattivi si è riusciti, per ora, a limitare l’impatto della norma sul settore. Con la nuova formulazione del comma 1 dell’art. 22 del provvedimento di conversione in legge del DL 66/14 la tassazione – osserva Confagricoltura - viene limitata ai corrispettivi relativi alla valorizzazione dell’energia ceduta; ed è confermato il reddito agrario per la produzione di energia corrispondente ad una potenza di 200 kW per il fotovoltaico e di 300 kW per il biogas e le biomasse. “La modifica introdotta va prevista anche per gli anni successivi – conclude Confagricoltura -. Le imprese agroenergetiche hanno necessità di stabilità e di certezze, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e, più in generale, alla tutela dell’ambiente.
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giovedì 24 aprile 2014
RINNOVABILI, AGRINSIEME: “CON LE NUOVE MISURE FISCALI APPROVATE DAL GOVERNO IL SETTORE AGROENERGETICO RISCHIA IL DEFAULT”
Fonte: Agrinsieme
“Dopo gli interventi normativi introdotti con il decreto “Destinazione italia”, che ha ridotto pesantemente i prezzi minimi di vendita dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, l’aggravio fiscale previsto con il provvedimento approvato dal Governo venerdì scorso rischia di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili”. Così Agrinsieme, il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, commenta le nuove misure fiscali introdotte dal governo sul settore delle agro energie. La determinazione del reddito con l’aliquota del 25% sull’ammontare dei corrispettivi, con il cambio delle regole d’imposizione “in corso d’opera”, produce, infatti, effetti dirompenti sui piani d’investimento e sulle fonti di finanziamento bancario . “Peraltro – sottolinea Agrinsieme - la pesante tassazione genera un gettito di gran lunga superiore a quanto stimato dal Governo, che impone un profondo ripensamento della misura , in particolare per i settori del biogas e delle biomasse, che utilizzano materia prima agroforestale, effluenti zootecnici, sottoprodotti, con positive ricadute economiche sul territorio”. Occorre, a parere del coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, assolutamente rivedere l’impianto delle nuove norme, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e più in generale alla tutela dell’ambiente. “In questo ambito è indispensabile rilanciare una strategia di settore che eviti provvedimenti estemporanei, con effetti retroattivi”.
“Dopo gli interventi normativi introdotti con il decreto “Destinazione italia”, che ha ridotto pesantemente i prezzi minimi di vendita dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, l’aggravio fiscale previsto con il provvedimento approvato dal Governo venerdì scorso rischia di compromettere definitivamente l’equilibrio economico-finanziario delle imprese agricole che hanno investito nel settore delle rinnovabili”. Così Agrinsieme, il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, commenta le nuove misure fiscali introdotte dal governo sul settore delle agro energie. La determinazione del reddito con l’aliquota del 25% sull’ammontare dei corrispettivi, con il cambio delle regole d’imposizione “in corso d’opera”, produce, infatti, effetti dirompenti sui piani d’investimento e sulle fonti di finanziamento bancario . “Peraltro – sottolinea Agrinsieme - la pesante tassazione genera un gettito di gran lunga superiore a quanto stimato dal Governo, che impone un profondo ripensamento della misura , in particolare per i settori del biogas e delle biomasse, che utilizzano materia prima agroforestale, effluenti zootecnici, sottoprodotti, con positive ricadute economiche sul territorio”. Occorre, a parere del coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, assolutamente rivedere l’impianto delle nuove norme, al fine di assicurare un futuro alle rinnovabili agricole che stanno dando un grande contributo alla diminuzione delle emissioni e più in generale alla tutela dell’ambiente. “In questo ambito è indispensabile rilanciare una strategia di settore che eviti provvedimenti estemporanei, con effetti retroattivi”.
venerdì 18 aprile 2014
MIPAAF: RIDUZIONE IRAP 10% PER IL SETTORE AGRICOLO, NIENTE IMU SUI FABBRICATI RURALI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il decreto legge “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale – Per un’Italia coraggiosa e semplice”, approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, non contiene la reintroduzione dell’Imu sui fabbricati rurali ad uso strumentale. Sono state inoltre salvaguardate le agevolazioni per il gasolio agricolo, l'esenzione IRES per le cooperative agricole e di piccola pesca e il regime speciale dell'IVA per le imprese agricole. Il decreto contiene una rimodulazione della base imponibile per i terreni montani e collinari e una correzione fiscale sulla produzione di energie rinnovabili da imprese agricole. Infine un importante taglio del cuneo fiscale per il settore agricolo deriva dalla riduzione dell'aliquota IRAP del 10%.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il decreto legge “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale – Per un’Italia coraggiosa e semplice”, approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, non contiene la reintroduzione dell’Imu sui fabbricati rurali ad uso strumentale. Sono state inoltre salvaguardate le agevolazioni per il gasolio agricolo, l'esenzione IRES per le cooperative agricole e di piccola pesca e il regime speciale dell'IVA per le imprese agricole. Il decreto contiene una rimodulazione della base imponibile per i terreni montani e collinari e una correzione fiscale sulla produzione di energie rinnovabili da imprese agricole. Infine un importante taglio del cuneo fiscale per il settore agricolo deriva dalla riduzione dell'aliquota IRAP del 10%.
mercoledì 19 febbraio 2014
AGROENERGIE, CASTIGLIONE: CON GLI INCENTIVI PER LA PRODUZIONE DI BIOMETANO IMPORTANTI NOVITÀ PER LE IMPRESE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“L’impresa agricola è al centro di questo decreto, che riesce a garantire un aumento del reddito e una diminuzione dell’impatto sull’ambiente, con effetti positivi su tutto il settore e sui nostri imprenditori. Le novità introdotte permettono infatti uno sviluppo equilibrato nell’ottica della sostenibilità, come viene richiesto anche dalla nuova programmazione della Politica Agricola Comune. Non ci sarà una competizione con le attività agricole tradizionali, ma anzi una complementarità che garantisce la creazione di un percorso virtuoso per le aziende, comprese le piccole imprese, e nuove opportunità anche dal punto di vista economico”. Così il Sottosegretario di Stato alle politiche agricole alimentari e forestali, Giuseppe Castiglione, durante la conferenza stampa che si è tenuta questa mattina al Mipaaf, dedicata alla presentazione del secondo volume della collana ‘Quaderni delle agroenergie – ENAMA’, realizzato con il contributo del Ministero delle politiche agricole, con l’obiettivo di completare il quadro delle novità introdotte nell’ordinamento per la produzione di energia rinnovabile da fonti agricole. All’incontro hanno preso parte anche il Prof. Gianluca Maria Esposito, Capo Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca, il Direttore dell’ENAMA, Sandro Liberatori e gli autori del volume Roberto Murano, Natascia Maisano e Giuseppe D’Amore. “La pubblicazione che presentiamo oggi – ha proseguito Castiglione – ha un importante ruolo divulgativo, necessario a mettere in luce le novità introdotte dal decreto e agli incentivi per la produzione di biometano. Abbiamo di fronte una nuova opportunità per la valorizzazione delle biomasse agricole. Promuovendo l’uso di residui e sottoprodotti, si contribuisce anche alla riduzione delle importazioni di combustibili fossili e alla diffusione del metano nel settore dei trasporti. Inoltre, per il settore agricolo, possono essere di particolare interesse le specifiche agevolazioni per la realizzazione di nuovi distributori stradali di biometano”. “Abbiamo dato il via – ha concluso il Sottosegretario - a un vero cambio di paradigma e il mio auspicio è che si prosegua sulla strada che abbiamo intrapreso anche attraverso una maggiore armonizzazione normativa tra le Regioni che non deve ostacolare lo sviluppo delle agroenergie in Italia”.
Informazioni sul volume
La guida si sviluppa in due parti: una introduttiva in cui si analizzano i dati sulla diffusione del biometano e una seconda parte che illustra ed esamina attentamente le norme applicative contenute nel nuovo provvedimento attuativo. Il volume vuole evidenziare le potenzialità per lo sviluppo del biometano che possono trovare applicazione in ambito agricolo e fornire un ulteriore strumento di integrazione del reddito per le imprese agricole. Il volume è disponibile anche in formato elettronico sul sito internet dell’ENAMA (www.enama.it).
Sinossi
Il 17 dicembre 2013 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'atteso Decreto Interministeriale 5 dicembre 2013, con cui sono state definite le norme di attuazione del sistema di incentivi per la produzione di biometano ed il suo utilizzo nei trasporti, in impianti di cogenerazione e per l'immissione nella rete del gas naturale. Gli incentivi previsti dal decreto sono finalizzati a promuovere in particolare l'utilizzo di residui e sottoprodotti e possono costituire una ulteriore possibilità di valorizzazione delle biomasse di origine agricola, contribuendo inoltre alla riduzione delle importazioni di combustibili fossili e alla diffusione del metano nel settore dei trasporti. Di particolare interesse si possono rivelare anche per il settore agricolo le specifiche agevolazioni per la realizzazione di nuove distributori stradali di biometano. Il quaderno Enama, realizzato con il contributo del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, vuole fornire indicazioni utili per gli operatori del settore in merito alle modalità di accesso agli incentivi nonché sulle modalità di riconversione di impianti già esistenti e alimentati a biogas, andando a completare il quadro delle novità introdotte nell'ordinamento per la produzione di energia rinnovabile da fonti agricole già trattate nel primo volume della collana.
“L’impresa agricola è al centro di questo decreto, che riesce a garantire un aumento del reddito e una diminuzione dell’impatto sull’ambiente, con effetti positivi su tutto il settore e sui nostri imprenditori. Le novità introdotte permettono infatti uno sviluppo equilibrato nell’ottica della sostenibilità, come viene richiesto anche dalla nuova programmazione della Politica Agricola Comune. Non ci sarà una competizione con le attività agricole tradizionali, ma anzi una complementarità che garantisce la creazione di un percorso virtuoso per le aziende, comprese le piccole imprese, e nuove opportunità anche dal punto di vista economico”. Così il Sottosegretario di Stato alle politiche agricole alimentari e forestali, Giuseppe Castiglione, durante la conferenza stampa che si è tenuta questa mattina al Mipaaf, dedicata alla presentazione del secondo volume della collana ‘Quaderni delle agroenergie – ENAMA’, realizzato con il contributo del Ministero delle politiche agricole, con l’obiettivo di completare il quadro delle novità introdotte nell’ordinamento per la produzione di energia rinnovabile da fonti agricole. All’incontro hanno preso parte anche il Prof. Gianluca Maria Esposito, Capo Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca, il Direttore dell’ENAMA, Sandro Liberatori e gli autori del volume Roberto Murano, Natascia Maisano e Giuseppe D’Amore. “La pubblicazione che presentiamo oggi – ha proseguito Castiglione – ha un importante ruolo divulgativo, necessario a mettere in luce le novità introdotte dal decreto e agli incentivi per la produzione di biometano. Abbiamo di fronte una nuova opportunità per la valorizzazione delle biomasse agricole. Promuovendo l’uso di residui e sottoprodotti, si contribuisce anche alla riduzione delle importazioni di combustibili fossili e alla diffusione del metano nel settore dei trasporti. Inoltre, per il settore agricolo, possono essere di particolare interesse le specifiche agevolazioni per la realizzazione di nuovi distributori stradali di biometano”. “Abbiamo dato il via – ha concluso il Sottosegretario - a un vero cambio di paradigma e il mio auspicio è che si prosegua sulla strada che abbiamo intrapreso anche attraverso una maggiore armonizzazione normativa tra le Regioni che non deve ostacolare lo sviluppo delle agroenergie in Italia”.
Informazioni sul volume
La guida si sviluppa in due parti: una introduttiva in cui si analizzano i dati sulla diffusione del biometano e una seconda parte che illustra ed esamina attentamente le norme applicative contenute nel nuovo provvedimento attuativo. Il volume vuole evidenziare le potenzialità per lo sviluppo del biometano che possono trovare applicazione in ambito agricolo e fornire un ulteriore strumento di integrazione del reddito per le imprese agricole. Il volume è disponibile anche in formato elettronico sul sito internet dell’ENAMA (www.enama.it).
Sinossi
Il 17 dicembre 2013 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'atteso Decreto Interministeriale 5 dicembre 2013, con cui sono state definite le norme di attuazione del sistema di incentivi per la produzione di biometano ed il suo utilizzo nei trasporti, in impianti di cogenerazione e per l'immissione nella rete del gas naturale. Gli incentivi previsti dal decreto sono finalizzati a promuovere in particolare l'utilizzo di residui e sottoprodotti e possono costituire una ulteriore possibilità di valorizzazione delle biomasse di origine agricola, contribuendo inoltre alla riduzione delle importazioni di combustibili fossili e alla diffusione del metano nel settore dei trasporti. Di particolare interesse si possono rivelare anche per il settore agricolo le specifiche agevolazioni per la realizzazione di nuove distributori stradali di biometano. Il quaderno Enama, realizzato con il contributo del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, vuole fornire indicazioni utili per gli operatori del settore in merito alle modalità di accesso agli incentivi nonché sulle modalità di riconversione di impianti già esistenti e alimentati a biogas, andando a completare il quadro delle novità introdotte nell'ordinamento per la produzione di energia rinnovabile da fonti agricole già trattate nel primo volume della collana.
martedì 11 febbraio 2014
D.L. DESTINAZIONE ITALIA, CONFAGRICOLTURA: “NON SPEGNERE LE ENERGIE RINNOVABILI, FUTURO DELL’AGRICOLTURA E DEL PAESE”
Fonte: Confagricoltura
“E’ indispensabile evitare, anche alla luce dei nuovi obiettivi al 2030 in materia di clima ed energia in corso di definizione da parte dell’Unione Europea, di destabilizzare un settore come quello dell’energia rinnovabile che, negli ultimi anni, ha contribuito a produrre reddito e a dare occupazione in una congiuntura economica difficile per il Paese”. E’ il commento di Confagricoltura all’approvazione della Camera del disegno di legge di conversione del DL 145/2013 (Destinazione Italia) che passa ora all’esame del Senato. Confagricoltura, in particolare, stigmatizza la decisione di eliminare nel testo normativo uno strumento di salvaguardia come il sistema dei prezzi minimi garantiti nell’ambito del ritiro dedicato per i produttori di energia elettrica. Ciò inciderà pesantemente sui conti economici delle imprese agroenergetiche; senza contare che è prevista anche una rimodulazione al ribasso degli incentivi per tutto il comparto delle rinnovabili. “Così si provocano danni – commenta Confagricoltura - non solo agli sviluppi futuri delle rinnovabili, ma anche agli impianti già in produzione nel settore agroenergetico in contrasto con la finalità di una maggiore sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle imprese agricole, ma anche del Paese”. L’Organizzazione degli imprenditori agricoli auspica che il Senato intervenga prontamente, eliminando le modifiche introdotte.
“E’ indispensabile evitare, anche alla luce dei nuovi obiettivi al 2030 in materia di clima ed energia in corso di definizione da parte dell’Unione Europea, di destabilizzare un settore come quello dell’energia rinnovabile che, negli ultimi anni, ha contribuito a produrre reddito e a dare occupazione in una congiuntura economica difficile per il Paese”. E’ il commento di Confagricoltura all’approvazione della Camera del disegno di legge di conversione del DL 145/2013 (Destinazione Italia) che passa ora all’esame del Senato. Confagricoltura, in particolare, stigmatizza la decisione di eliminare nel testo normativo uno strumento di salvaguardia come il sistema dei prezzi minimi garantiti nell’ambito del ritiro dedicato per i produttori di energia elettrica. Ciò inciderà pesantemente sui conti economici delle imprese agroenergetiche; senza contare che è prevista anche una rimodulazione al ribasso degli incentivi per tutto il comparto delle rinnovabili. “Così si provocano danni – commenta Confagricoltura - non solo agli sviluppi futuri delle rinnovabili, ma anche agli impianti già in produzione nel settore agroenergetico in contrasto con la finalità di una maggiore sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle imprese agricole, ma anche del Paese”. L’Organizzazione degli imprenditori agricoli auspica che il Senato intervenga prontamente, eliminando le modifiche introdotte.
venerdì 1 marzo 2013
LAVORO, CONFAGRICOLTURA: “OPPORTUNITÀ IN CRESCITA NEL SETTORE DELL’ENERGIA ALTERNATIVA”
Fonte: Confagricoltura
“In controtendenza rispetto alla situazione congiunturale in cui l’occupazione continua a diminuire, crescono le assunzioni nel settore delle energie rinnovabili”. Lo pone in evidenza Confagricoltura, commentando i dati sull’occupazione a gennaio di Istat e quelli forniti in occasione di “Bionergy”, il salone specializzato che si è inaugurato oggi a Cremona. Per il settore delle energie rinnovabili si parla di oltre 250mila nuovi posti di lavoro attesi da qui al 2020, distribuiti tra varie figure professionali a diverso titolo impegnate nel comparto. “Si tratta – osserva Confagricoltura – di opportunità lavorative molto interessanti soprattutto per i giovani, oltre tutto in un settore in forte espansione, nonostante la crisi e le difficoltà delle aziende”.
“In controtendenza rispetto alla situazione congiunturale in cui l’occupazione continua a diminuire, crescono le assunzioni nel settore delle energie rinnovabili”. Lo pone in evidenza Confagricoltura, commentando i dati sull’occupazione a gennaio di Istat e quelli forniti in occasione di “Bionergy”, il salone specializzato che si è inaugurato oggi a Cremona. Per il settore delle energie rinnovabili si parla di oltre 250mila nuovi posti di lavoro attesi da qui al 2020, distribuiti tra varie figure professionali a diverso titolo impegnate nel comparto. “Si tratta – osserva Confagricoltura – di opportunità lavorative molto interessanti soprattutto per i giovani, oltre tutto in un settore in forte espansione, nonostante la crisi e le difficoltà delle aziende”.
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giovedì 12 luglio 2012
RINNOVABILI, CONFAGRICOLTURA: “COSI' LA GREEN ECONOMY NON CRESCE. I NUOVI DECRETI PENALIZZANO GLI INVESTIMENTI DELLE IMPRESE AGRICOLE
Fonte: Confagricoltura
“Vogliamo comprendere se il Paese crede davvero nella green economy e nel ruolo indispensabile che hanno le imprese agricole per lo sviluppo dell’energia alternativa”. Lo afferma Confagricoltura in relazione ai decreti sui nuovi regimi di incentivazione per le fonti rinnovabili elettriche e per il fotovoltaico, pubblicati in Gazzetta Ufficiale. “Nonostante il lavoro svolto in Conferenza unificata per migliorare i provvedimenti proposti dai ministeri competenti, i risultati non sono positivi – rileva Confagricoltura -. La nuova regolamentazione, che oltretutto giunge con un inaccettabile ritardo di dieci mesi rispetto a quanto indicato dal decreto legislativo 28/2011, ha apportato solo limitati e marginali miglioramenti. Il ministero per le Politiche agricole non avrebbe dovuto avallarla”. Ad avviso di Confagricoltura nei decreti emanati si discriminano le imprese agricole. L’Organizzazione fa alcuni esempi: nel V conto energia i fabbricati rurali, ai fini dell’accesso alle tariffe, non sono equiparati agli altri edifici; le serre fotovoltaiche subiscono un’ulteriore restrizione sulla superficie ricopribile da pannelli, che scende dal 50% al 30%; le tariffe onnicomprensive e quelle premio per l’energia consumata in sito non sono convenienti neppure per i piccoli impianti, ovvero quelli che interessano maggiormente il settore primario; e per i piccoli impianti agricoli non c’è più la priorità di accesso al registro. Per quanto riguarda il decreto sulle altre fonti rinnovabili, per Confagricoltura permangono una serie di problemi legati: alle tariffe base, comunque insufficienti per realizzare gli investimenti; ai premi, che richiedono tecnologie non facilmente applicabili agli impianti di potenza inferiore ad 1 MW; alle procedure di accesso, sia in relazione al registro, sia alla tipologia di alimentazione dell’impianto (nella categoria sottoprodotti rimane il vincolo di poter utilizzare solo il 30% di coltivazioni dedicate). E ancora una volta vengono penalizzati proprio i piccoli impianti, come quelli a biogas, fondamentali per il settore agricolo. “Quando si parla di green economy il pensiero va al ‘futuro’, senza tener conto del ‘presente’ e dell’attività più ‘green’ che già c’è, cioè quella agricola – conclude Confagricoltura -. Al di là delle singole misure dei due decreti, è inaccettabile la disattenzione complessiva verso le imprese agricole, non favorendo il loro ruolo e trascurando i benefici che ne deriverebbero per l’ambiente e per la collettività. Occorre cambiare atteggiamento, e lo deve fare prima di tutti il ministero per le Politiche agricole, e riconsiderare il ruolo che ha, e sempre più deve avere, il settore primario per la costruzione di una green economy degna di questo nome”.
“Vogliamo comprendere se il Paese crede davvero nella green economy e nel ruolo indispensabile che hanno le imprese agricole per lo sviluppo dell’energia alternativa”. Lo afferma Confagricoltura in relazione ai decreti sui nuovi regimi di incentivazione per le fonti rinnovabili elettriche e per il fotovoltaico, pubblicati in Gazzetta Ufficiale. “Nonostante il lavoro svolto in Conferenza unificata per migliorare i provvedimenti proposti dai ministeri competenti, i risultati non sono positivi – rileva Confagricoltura -. La nuova regolamentazione, che oltretutto giunge con un inaccettabile ritardo di dieci mesi rispetto a quanto indicato dal decreto legislativo 28/2011, ha apportato solo limitati e marginali miglioramenti. Il ministero per le Politiche agricole non avrebbe dovuto avallarla”. Ad avviso di Confagricoltura nei decreti emanati si discriminano le imprese agricole. L’Organizzazione fa alcuni esempi: nel V conto energia i fabbricati rurali, ai fini dell’accesso alle tariffe, non sono equiparati agli altri edifici; le serre fotovoltaiche subiscono un’ulteriore restrizione sulla superficie ricopribile da pannelli, che scende dal 50% al 30%; le tariffe onnicomprensive e quelle premio per l’energia consumata in sito non sono convenienti neppure per i piccoli impianti, ovvero quelli che interessano maggiormente il settore primario; e per i piccoli impianti agricoli non c’è più la priorità di accesso al registro. Per quanto riguarda il decreto sulle altre fonti rinnovabili, per Confagricoltura permangono una serie di problemi legati: alle tariffe base, comunque insufficienti per realizzare gli investimenti; ai premi, che richiedono tecnologie non facilmente applicabili agli impianti di potenza inferiore ad 1 MW; alle procedure di accesso, sia in relazione al registro, sia alla tipologia di alimentazione dell’impianto (nella categoria sottoprodotti rimane il vincolo di poter utilizzare solo il 30% di coltivazioni dedicate). E ancora una volta vengono penalizzati proprio i piccoli impianti, come quelli a biogas, fondamentali per il settore agricolo. “Quando si parla di green economy il pensiero va al ‘futuro’, senza tener conto del ‘presente’ e dell’attività più ‘green’ che già c’è, cioè quella agricola – conclude Confagricoltura -. Al di là delle singole misure dei due decreti, è inaccettabile la disattenzione complessiva verso le imprese agricole, non favorendo il loro ruolo e trascurando i benefici che ne deriverebbero per l’ambiente e per la collettività. Occorre cambiare atteggiamento, e lo deve fare prima di tutti il ministero per le Politiche agricole, e riconsiderare il ruolo che ha, e sempre più deve avere, il settore primario per la costruzione di una green economy degna di questo nome”.
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giovedì 7 giugno 2012
RINNOVABILI, CATANIA: SODDISFAZIONE PER PARERE POSITIVO CONFERENZA UNIFICATA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Esprimo la mia soddisfazione per il parere positivo che la Conferenza Unificata ha rilasciato sul Decreto interministeriale relativo all’incentivazione delle fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha commentato la decisione presa ieri dalla Conferenza Unificata. “Il Governo – continua Catania -, dopo aver raccolto le sollecitazioni giunte da istituzioni ed enti locali, ha proposto alcune modifiche da introdurre nel testo del decreto, a cui è subordinato il parere positivo. In particolare, per quanto concerne il settore agricolo rimangono confermati gli indirizzi verso la promozione dei sottoprodotti delle filiere agricole, agroalimentari, forestali e di comportamenti virtuosi, mediante specifici criteri di accesso ai ‘bonus’, con ricadute di interesse agricolo”, conclude il Ministro. Tali modifiche, che tengono anche conto dei suggerimenti della Commissione UE, lasceranno sostanzialmente inalterata l’impalcatura del provvedimento dal punto di vista degli obiettivi in volumi e delle risorse messe a disposizione.
“Esprimo la mia soddisfazione per il parere positivo che la Conferenza Unificata ha rilasciato sul Decreto interministeriale relativo all’incentivazione delle fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha commentato la decisione presa ieri dalla Conferenza Unificata. “Il Governo – continua Catania -, dopo aver raccolto le sollecitazioni giunte da istituzioni ed enti locali, ha proposto alcune modifiche da introdurre nel testo del decreto, a cui è subordinato il parere positivo. In particolare, per quanto concerne il settore agricolo rimangono confermati gli indirizzi verso la promozione dei sottoprodotti delle filiere agricole, agroalimentari, forestali e di comportamenti virtuosi, mediante specifici criteri di accesso ai ‘bonus’, con ricadute di interesse agricolo”, conclude il Ministro. Tali modifiche, che tengono anche conto dei suggerimenti della Commissione UE, lasceranno sostanzialmente inalterata l’impalcatura del provvedimento dal punto di vista degli obiettivi in volumi e delle risorse messe a disposizione.
mercoledì 9 maggio 2012
ENERGIE RINNOVABILI. PANNOCCHIESCHI D’ELCI (CONFAGRICOLTURA): “SERVONO CERTEZZE PER UN DURATURO E RAZIONALE SVILUPPO DEL SETTORE”
Fonte: Confagricoltura
“A pochi mesi dall’entrata in vigore del nuovo regime di incentivazione delle energie rinnovabili occorre dare certezze agli imprenditori ponendo le basi per un loro sviluppo duraturo e razionale”. Lo ha detto il presidente di “Agroenergia”, Andrea Pannocchieschi d’Elci intervenendo a Verona agli Stati generali delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. “Agroenergia” è l’associazione di Confagricoltura che rappresenta i produttori di energia in ambito agricolo. Pannocchieschi d’Elci ha ricordato il ruolo fondamentale delle Regioni che, a breve, saranno chiamate a formulare il proprio parere in merito ai decreti per l’incentivazione delle fonti rinnovabili, incluso il fotovoltaico ed alle quali si chiede di intervenire sui due testi del governo. “Lo sviluppo delle fonti rinnovabili in agricoltura, è una scelta fondamentale per contribuire al mantenimento di un tessuto produttivo agricolo sul territorio – ha proseguito il presidente dell’associazione dei produttori di energia di Confagricoltura -. Un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito, svolge un ruolo importante di tutela del paesaggio e dell’ambiente e, grazie alle agroenergie, potenzia e rilancia la stessa attività agricola, zootecnica e forestale”. “Le agroenergie – ha aggiunto Pannochieschi d’Elci - sono un’opportunità che oggi sempre più si sta trasformando in un’esigenza anche in relazione ai crescenti costi di produzione legati agli aumenti del prezzo del gasolio degli ultimi mesi. Per tali motivi, l’emanazione dei decreti sulla produzione elettrica, sulla produzione termica, sul biometano e sull’efficienza energetica è molto attesa, però i due schemi di decreto sull’incentivazione della produzione elettrica da fonti rinnovabili presentati dal Governo non realizzano l’obiettivo, al contrario rischiano di soffocare lo sviluppo del settore, soprattutto per i vincoli e gli appesantimenti burocratici previsti in entrambi i provvedimenti”. “A pagare il prezzo più alto saranno poi gli investimenti di micro generazione distribuita legati al fotovoltaico ed al biogas, che sono le energie rinnovabili di maggiore interesse per le imprese agricole”. Il presidente di Agroenergie ha ricordato che “il registro informatico di accesso alle tariffe e l’individuazione di contingenti annui estremamente limitati, sono già due elementi che limiteranno l’accesso agli incentivi, soprattutto alle piccole imprese come quelle agricole. A ciò occorre aggiungere che sono state introdotte ulteriori penalizzazioni che colpiscono soprattutto il settore agricolo quali l’eliminazione del premio amianto e la declassazione degli impianti su fabbricati rurali ai fini dell’accesso alle tariffe nel caso del fotovoltaico, nonostante siano accatastati e soggetti ad IMU, e tariffe base eccessivamente ridotte con premi non facilmente accessibili, come nel caso di piccoli impianti a biogas e biomasse”.
“A pochi mesi dall’entrata in vigore del nuovo regime di incentivazione delle energie rinnovabili occorre dare certezze agli imprenditori ponendo le basi per un loro sviluppo duraturo e razionale”. Lo ha detto il presidente di “Agroenergia”, Andrea Pannocchieschi d’Elci intervenendo a Verona agli Stati generali delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. “Agroenergia” è l’associazione di Confagricoltura che rappresenta i produttori di energia in ambito agricolo. Pannocchieschi d’Elci ha ricordato il ruolo fondamentale delle Regioni che, a breve, saranno chiamate a formulare il proprio parere in merito ai decreti per l’incentivazione delle fonti rinnovabili, incluso il fotovoltaico ed alle quali si chiede di intervenire sui due testi del governo. “Lo sviluppo delle fonti rinnovabili in agricoltura, è una scelta fondamentale per contribuire al mantenimento di un tessuto produttivo agricolo sul territorio – ha proseguito il presidente dell’associazione dei produttori di energia di Confagricoltura -. Un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito, svolge un ruolo importante di tutela del paesaggio e dell’ambiente e, grazie alle agroenergie, potenzia e rilancia la stessa attività agricola, zootecnica e forestale”. “Le agroenergie – ha aggiunto Pannochieschi d’Elci - sono un’opportunità che oggi sempre più si sta trasformando in un’esigenza anche in relazione ai crescenti costi di produzione legati agli aumenti del prezzo del gasolio degli ultimi mesi. Per tali motivi, l’emanazione dei decreti sulla produzione elettrica, sulla produzione termica, sul biometano e sull’efficienza energetica è molto attesa, però i due schemi di decreto sull’incentivazione della produzione elettrica da fonti rinnovabili presentati dal Governo non realizzano l’obiettivo, al contrario rischiano di soffocare lo sviluppo del settore, soprattutto per i vincoli e gli appesantimenti burocratici previsti in entrambi i provvedimenti”. “A pagare il prezzo più alto saranno poi gli investimenti di micro generazione distribuita legati al fotovoltaico ed al biogas, che sono le energie rinnovabili di maggiore interesse per le imprese agricole”. Il presidente di Agroenergie ha ricordato che “il registro informatico di accesso alle tariffe e l’individuazione di contingenti annui estremamente limitati, sono già due elementi che limiteranno l’accesso agli incentivi, soprattutto alle piccole imprese come quelle agricole. A ciò occorre aggiungere che sono state introdotte ulteriori penalizzazioni che colpiscono soprattutto il settore agricolo quali l’eliminazione del premio amianto e la declassazione degli impianti su fabbricati rurali ai fini dell’accesso alle tariffe nel caso del fotovoltaico, nonostante siano accatastati e soggetti ad IMU, e tariffe base eccessivamente ridotte con premi non facilmente accessibili, come nel caso di piccoli impianti a biogas e biomasse”.
giovedì 12 aprile 2012
RINNOVABILI, CONFAGRICOLTURA: “I DECRETI FRENANO LO SVILUPPO DELLE AGROENERGIE”
Fonte: Confagricoltura
“I due schemi di decreto sull’incentivazione della produzione elettrica da fonti rinnovabili presentati ieri dal Governo rischiano di soffocare lo sviluppo delle agroenergie.” E’ questo il commento di Confagricoltura ai nuovi regimi di incentivazione che, a parere dell’Organizzazione “introducono in alcuni casi misure così restrittive che la cura potrebbe rivelarsi peggiore della malattia.”
Confagricoltura ha sempre valutato con attenzione la necessità di prevedere misure per contenere l’onere in capo al consumatore elettrico, ritenendo peraltro indispensabili interventi volti a legare l’ulteriore sviluppo delle rinnovabili all’efficienza degli impianti, ad una maggiore competitività del settore industriale, al fine di diminuire i costi di investimento ed accelerare la creazione di filiere industriali nazionali.
“I decreti – commenta l’Organizzazione agricola - nel raggiungere questi obiettivi, oltre a dimenticarsi di tutti i benefici ambientali, economici e sociali prodotti dalle rinnovabili, sembrano avere come unico obiettivo la drastica riduzione degli incentivi e l’introduzione di una serie di ostacoli burocratici”.
Il registro informatico di accesso alle tariffe e l’individuazione di contingenti annui estremamente limitati, come nel caso del biomasse e del biogas, sono, a parere di Confagricoltura, due elementi che limiteranno l’accesso agli incentivi, soprattutto per le piccole imprese, come quelle agricole.
Nel caso del fotovoltaico, poi, va considerato che non sono state salvaguardate sufficientemente alcune tipologie di investimenti di rilevante interesse per il settore agricolo, come quelli volti all’autoconsumo, alla rimozione dell’amianto (è stato eliminato il premio), alla realizzazione delle serre fotovoltaiche (non si è proceduto alla loro equiparazione agli edifici ai fini dell’accesso agli incentivi).
Anche per le biomasse ed il biogas i problemi non mancano. Confagricoltura evidenzia come non si sia data concreta rilevanza allo sviluppo degli impianti di minore potenza (le tariffe base previste non consentono di realizzare gli investimenti); i premi diretti in modo positivo ad aumentare l’efficienza degli impianti e la sostenibilità ambientale sono stati concepiti solo per i grandi impianti o richiedono tecnologie non applicabili agli impianti di potenza inferiore ad 1 MW.
“Se a ciò si aggiunge – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - una eccessiva penalizzazione dell’uso delle colture dedicate, che rischia di riflettersi soprattutto nelle aree del centro-sud, non si può ipotizzare un futuro per le bioenergie”.
“I due schemi di decreto sull’incentivazione della produzione elettrica da fonti rinnovabili presentati ieri dal Governo rischiano di soffocare lo sviluppo delle agroenergie.” E’ questo il commento di Confagricoltura ai nuovi regimi di incentivazione che, a parere dell’Organizzazione “introducono in alcuni casi misure così restrittive che la cura potrebbe rivelarsi peggiore della malattia.”
Confagricoltura ha sempre valutato con attenzione la necessità di prevedere misure per contenere l’onere in capo al consumatore elettrico, ritenendo peraltro indispensabili interventi volti a legare l’ulteriore sviluppo delle rinnovabili all’efficienza degli impianti, ad una maggiore competitività del settore industriale, al fine di diminuire i costi di investimento ed accelerare la creazione di filiere industriali nazionali.
“I decreti – commenta l’Organizzazione agricola - nel raggiungere questi obiettivi, oltre a dimenticarsi di tutti i benefici ambientali, economici e sociali prodotti dalle rinnovabili, sembrano avere come unico obiettivo la drastica riduzione degli incentivi e l’introduzione di una serie di ostacoli burocratici”.
Il registro informatico di accesso alle tariffe e l’individuazione di contingenti annui estremamente limitati, come nel caso del biomasse e del biogas, sono, a parere di Confagricoltura, due elementi che limiteranno l’accesso agli incentivi, soprattutto per le piccole imprese, come quelle agricole.
Nel caso del fotovoltaico, poi, va considerato che non sono state salvaguardate sufficientemente alcune tipologie di investimenti di rilevante interesse per il settore agricolo, come quelli volti all’autoconsumo, alla rimozione dell’amianto (è stato eliminato il premio), alla realizzazione delle serre fotovoltaiche (non si è proceduto alla loro equiparazione agli edifici ai fini dell’accesso agli incentivi).
Anche per le biomasse ed il biogas i problemi non mancano. Confagricoltura evidenzia come non si sia data concreta rilevanza allo sviluppo degli impianti di minore potenza (le tariffe base previste non consentono di realizzare gli investimenti); i premi diretti in modo positivo ad aumentare l’efficienza degli impianti e la sostenibilità ambientale sono stati concepiti solo per i grandi impianti o richiedono tecnologie non applicabili agli impianti di potenza inferiore ad 1 MW.
“Se a ciò si aggiunge – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - una eccessiva penalizzazione dell’uso delle colture dedicate, che rischia di riflettersi soprattutto nelle aree del centro-sud, non si può ipotizzare un futuro per le bioenergie”.
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venerdì 15 luglio 2011
ANBI: 180.000 CHILOMETRI DI CANALI E 900 INVASI A SERVIZIO DELLE ENERGIE RINNOVABILI
Fonte: Anbi - Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni
MASSIMO GARGANO(Presidente Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni): “MINI IDROELETTRICO E IRRIFRAME RAPPRESENTANO UN MODELLO DI SVILUPPO IN SINTONIA CON LE ISTANZE DELLA SOCIETA’. I CONSORZI DI BONIFICA NE SONO PROTAGONISTI”
“Dopo i referendum, come ci si pone di fronte a temi, quali l’acqua e l’energia? I Consorzi di bonifica mettono a disposizione 180.000 chilometri di canali per la sfida del “mini idroelettrico”, così come i bacini di raccolta idrica per gli impianti fotovoltaici.” E’ questo l’obbiettivo indicato da Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I., al termine dei due giorni del Congresso Internazionale “Acqua: irrigazione, energie rinnovabili, ambiente. La sfida dei Consorzi di bonifica” tenutosi a Roma.
Prosegue Gargano: “Rappresentiamo un modello di sviluppo in sintonia con questa società, cui diamo risposte concrete come l’avvio operativo del sistema Irriframe sta a dimostrare. I Consorzi di bonifica guardano al futuro di un mondo agricolo, che abbisogna di maggiore apporto idrico e che esprime comunque forte soddisfazione verso il servizio offerto, come testimoniato dalla ricerca SWG. E’ una strada non scevra da difficoltà, come dimostra, da subito, il necessario impegno per un’interpretazione della Direttiva Europea sulle Acque, che non penalizzi ingiustamente il nostro settore primario; nel nostro cammino, però, non siamo soli ed i due giorni del Congresso Internazionale lo hanno dimostrato con i contributi di illustri docenti ed esperti.”
Ai lavori sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari Forestali, Roberto Rosso; il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Paolo Russo; Gianni Alemanno, Sindaco di Roma e Presidente del Consiglio Nazionale A.N.C.I.; Sergio Marini, Presidente Coldiretti; Mario Guidi, Presidente Confagricoltura; Giuseppe Politi, Presidente Confederazione Italiana Agricoltori.
MASSIMO GARGANO(Presidente Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni): “MINI IDROELETTRICO E IRRIFRAME RAPPRESENTANO UN MODELLO DI SVILUPPO IN SINTONIA CON LE ISTANZE DELLA SOCIETA’. I CONSORZI DI BONIFICA NE SONO PROTAGONISTI”
“Dopo i referendum, come ci si pone di fronte a temi, quali l’acqua e l’energia? I Consorzi di bonifica mettono a disposizione 180.000 chilometri di canali per la sfida del “mini idroelettrico”, così come i bacini di raccolta idrica per gli impianti fotovoltaici.” E’ questo l’obbiettivo indicato da Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I., al termine dei due giorni del Congresso Internazionale “Acqua: irrigazione, energie rinnovabili, ambiente. La sfida dei Consorzi di bonifica” tenutosi a Roma.
Prosegue Gargano: “Rappresentiamo un modello di sviluppo in sintonia con questa società, cui diamo risposte concrete come l’avvio operativo del sistema Irriframe sta a dimostrare. I Consorzi di bonifica guardano al futuro di un mondo agricolo, che abbisogna di maggiore apporto idrico e che esprime comunque forte soddisfazione verso il servizio offerto, come testimoniato dalla ricerca SWG. E’ una strada non scevra da difficoltà, come dimostra, da subito, il necessario impegno per un’interpretazione della Direttiva Europea sulle Acque, che non penalizzi ingiustamente il nostro settore primario; nel nostro cammino, però, non siamo soli ed i due giorni del Congresso Internazionale lo hanno dimostrato con i contributi di illustri docenti ed esperti.”
Ai lavori sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari Forestali, Roberto Rosso; il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Paolo Russo; Gianni Alemanno, Sindaco di Roma e Presidente del Consiglio Nazionale A.N.C.I.; Sergio Marini, Presidente Coldiretti; Mario Guidi, Presidente Confagricoltura; Giuseppe Politi, Presidente Confederazione Italiana Agricoltori.
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giovedì 14 luglio 2011
CONGRESSO INTERNAZIONALE A.N.B.I. “ACQUA: IRRIGAZIONE, ENERGIE RINNOVABILI, AMBIENTE. LA SFIDA DEI CONSORZI DI BONIFICA”
Fonte: Anbi - Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni
E' in corso di svolgimento a Roma il CONGRESSO INTERNAZIONALE "ACQUA: IRRIGAZIONE, ENERGIE RINNOVABILI, AMBIENTE. LA SFIDA DEI CONSORZI DI BONIFICA" nel Centro Congressi dell'HOTEL PARCO DEI PRINCIPI, A ROMA in via Frescobaldi, 5)
Questi gli interventi della prima giornata:
CAMBIAMENTI CLIMATICI E RISORSE IDRICHE: SIAMO AL DUNQUE!
SERVONO INTERVENTI SULLA RETE IDRAULICA ED INNOVAZIONE: LA BONIFICA PROPONE IRRIFRAME
“E’ dagli anni ’90 che lanciamo segnali preoccupati sul futuro dei cambiamenti climatici ed i rischi per il territorio italiano. Ormai siamo al dunque: è necessario un piano di adeguamento ed innovazione nelle infrastrutture idrauliche e l’ANBI potrebbe essere la cabina di regia di un sistema di monitoraggio sullo stato delle acque.” A dirlo è Giampiero Maracchi, noto climatologo e docente all’Università di Firenze, intervenuto al Congresso Internazionale “Acqua: irrigazione, energie rinnovabili, ambiente. La sfida dei Consorzi di bonifica” in corso a Roma per iniziativa dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni.
Sulla stessa lunghezza d’onda, l’intervento di Lucio Ubertini, Vicepresidente I.C.I.D., che ha evidenziato la necessità di dotare l’Italia di una rete infrastrutturale, capace di trattenere l’acqua, quando piove per rilasciarla nei momenti di necessità.
A sostenere tale richiesta è stato anche l’intervento dello spagnolo Andres del Campo, Presidente dei consorzi di bonifica iberici, che ha ribadito come solo le opere di regimentazione e di adeguamento della rete di bonifica siano la risposta, in Spagna come in Italia, alle problematiche poste dai cambiamenti climatici, garantendo al contempo maggiore disponibilità idrica.
E’ toccato, quindi, al Direttore Generale del Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Giuseppe Blasi, fare il punto sul Piano Irriguo Nazionale, di cui, proprio nei giorni scorsi, si è aperta una nuova fase con il via agli iter procedurali per 598 milioni di euro. E’ stato per altro ricordato come i consorzi di bonifica abbiano già pronti progetti, immediatamente cantierabili, per 4 miliardi di euro, nonostante alcuni ostacoli procedurali rallentino l’operatività degli enti consortili con il rischio di perdere risorse soprattutto al Sud.
All’Europa ha guardato l’intervento di Fabrizio De Filippis, Direttore del Dipartimento Economia dell’Università Roma Tre, che ha accreditato i consorzi di bonifica come moderni enti di autogoverno del territorio, capaci di cogliere le nuove sfide economico-ambientali della Politica Agricola Comune.
Di ruolo ambientale della Bonifica, ha quindi parlato Bruno Bolognino, Direttore del Consorzio di bonifica Est Sesia, evidenziando come, dalla coltivazione del riso, la coltura più bisognosa d’acqua in assoluto, dipenda l’equilibrio delle falde acquifere di una vasta area al confine tra le province di Vercelli, Novara e Pavia: mantenere alto il loro livello preserva dall’inquinamento gli acquiferi, da cui attingono gli acquedotti civili.
Infine, è stato Paolo Mannini, Direttore dell’Ufficio Tecnico del Consorzio Emiliano Romagnolo, a fare il punto e tracciare le prospettive di Irriframe, l’innovativo sistema, primo in Europa, capace di abbattere, del 20%, il fabbisogno idrico nella campagne; questo grazie alla elaborazione di più parametri (colturali, idrici, pedologici, meteo), che permetterà di fornire all’agricoltore consigli sull’ottimizzazione d’uso della risorsa idrica. In fase di sperimentazione in 17 consorzi di 7 regioni italiane, è previsto vada a regime entro il 2015.
E' in corso di svolgimento a Roma il CONGRESSO INTERNAZIONALE "ACQUA: IRRIGAZIONE, ENERGIE RINNOVABILI, AMBIENTE. LA SFIDA DEI CONSORZI DI BONIFICA" nel Centro Congressi dell'HOTEL PARCO DEI PRINCIPI, A ROMA in via Frescobaldi, 5)
Questi gli interventi della prima giornata:
CAMBIAMENTI CLIMATICI E RISORSE IDRICHE: SIAMO AL DUNQUE!
SERVONO INTERVENTI SULLA RETE IDRAULICA ED INNOVAZIONE: LA BONIFICA PROPONE IRRIFRAME
“E’ dagli anni ’90 che lanciamo segnali preoccupati sul futuro dei cambiamenti climatici ed i rischi per il territorio italiano. Ormai siamo al dunque: è necessario un piano di adeguamento ed innovazione nelle infrastrutture idrauliche e l’ANBI potrebbe essere la cabina di regia di un sistema di monitoraggio sullo stato delle acque.” A dirlo è Giampiero Maracchi, noto climatologo e docente all’Università di Firenze, intervenuto al Congresso Internazionale “Acqua: irrigazione, energie rinnovabili, ambiente. La sfida dei Consorzi di bonifica” in corso a Roma per iniziativa dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni.
Sulla stessa lunghezza d’onda, l’intervento di Lucio Ubertini, Vicepresidente I.C.I.D., che ha evidenziato la necessità di dotare l’Italia di una rete infrastrutturale, capace di trattenere l’acqua, quando piove per rilasciarla nei momenti di necessità.
A sostenere tale richiesta è stato anche l’intervento dello spagnolo Andres del Campo, Presidente dei consorzi di bonifica iberici, che ha ribadito come solo le opere di regimentazione e di adeguamento della rete di bonifica siano la risposta, in Spagna come in Italia, alle problematiche poste dai cambiamenti climatici, garantendo al contempo maggiore disponibilità idrica.
E’ toccato, quindi, al Direttore Generale del Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Giuseppe Blasi, fare il punto sul Piano Irriguo Nazionale, di cui, proprio nei giorni scorsi, si è aperta una nuova fase con il via agli iter procedurali per 598 milioni di euro. E’ stato per altro ricordato come i consorzi di bonifica abbiano già pronti progetti, immediatamente cantierabili, per 4 miliardi di euro, nonostante alcuni ostacoli procedurali rallentino l’operatività degli enti consortili con il rischio di perdere risorse soprattutto al Sud.
All’Europa ha guardato l’intervento di Fabrizio De Filippis, Direttore del Dipartimento Economia dell’Università Roma Tre, che ha accreditato i consorzi di bonifica come moderni enti di autogoverno del territorio, capaci di cogliere le nuove sfide economico-ambientali della Politica Agricola Comune.
Di ruolo ambientale della Bonifica, ha quindi parlato Bruno Bolognino, Direttore del Consorzio di bonifica Est Sesia, evidenziando come, dalla coltivazione del riso, la coltura più bisognosa d’acqua in assoluto, dipenda l’equilibrio delle falde acquifere di una vasta area al confine tra le province di Vercelli, Novara e Pavia: mantenere alto il loro livello preserva dall’inquinamento gli acquiferi, da cui attingono gli acquedotti civili.
Infine, è stato Paolo Mannini, Direttore dell’Ufficio Tecnico del Consorzio Emiliano Romagnolo, a fare il punto e tracciare le prospettive di Irriframe, l’innovativo sistema, primo in Europa, capace di abbattere, del 20%, il fabbisogno idrico nella campagne; questo grazie alla elaborazione di più parametri (colturali, idrici, pedologici, meteo), che permetterà di fornire all’agricoltore consigli sull’ottimizzazione d’uso della risorsa idrica. In fase di sperimentazione in 17 consorzi di 7 regioni italiane, è previsto vada a regime entro il 2015.
lunedì 4 aprile 2011
SEA-R: ENERGIE SOSTENIBILI NELLE REGIONI ADRIATICHE. CONOSCERE PER INVESTIRE
Fonte: Ufficio Stampa Provincia di Ferrara
Sea-R è un progetto nell’ambito del programma comunitario Ipa Cbc Adriatico, che coinvolge cinque paesi: Italia, Slovenia, Albania, Bosnia-Herzegovina e Croazia.
Nelle giornate di giovedì 31 marzo e venerdì 1 aprile si è svolto a Cesena il meeting iniziale del progetto alla presenza di tutti i partner europei. Per l’Italia, oltre al Comune di Pesaro e alla società Centuria Rit di Cesena, era presente anche la Provincia di Ferrara rappresentata da funzionari degli uffici Acque costiere ed Economia ittica e Cooperazione territoriale e Sviluppo locale.
L’obiettivo generale del programma è lo sviluppo della conoscenza orientata all’investimento in modelli energetici sostenibili e competitivi nelle regioni dell’Adriatico, nonché la definizione di una serie di azioni pilota diversificate e integrate tra loro, per lo sviluppo e la promozione delle energie rinnovabili.
Sea-R è composto da tre azioni differenti: Sun Energy (studia la diffusione dell’energia solare termica e fotovoltaica), Knowledge Energy (come diffondere maggiormente la conoscenza ed ha un ruolo strategico nel promuovere le energie rinnovabili) e Sea Energy. Proprio quest’ultimo pone il mare come risorsa economica per la regione adriatica e in varie zone (come per esempio sulla costa e in Albania), la proliferazione delle alghe crea problemi di varia natura. L’idea del progetto è avviare una sperimentazione per ricavare biogas dalle alghe, altrimenti destinate allo scarto. Un’azione pilota sarà promossa in un impianto sperimentale nell’area della Sacca di Goro, dove ogni anno la Provincia raccoglie diverse migliaia di tonnellate di macroalghe. L’iniziativa si pone l’obiettivo di eseguire uno studio di fattibilità e di acquisire maggiore conoscenza riguardo al potenziale energetico delle alghe per la produzione di biogas.
Il coordinatore di questa azione è Silvano Bencivelli, responsabile del servizio Acque costiere ed Economia ittica della Provincia di Ferrara.
Sea-R è un progetto nell’ambito del programma comunitario Ipa Cbc Adriatico, che coinvolge cinque paesi: Italia, Slovenia, Albania, Bosnia-Herzegovina e Croazia.
Nelle giornate di giovedì 31 marzo e venerdì 1 aprile si è svolto a Cesena il meeting iniziale del progetto alla presenza di tutti i partner europei. Per l’Italia, oltre al Comune di Pesaro e alla società Centuria Rit di Cesena, era presente anche la Provincia di Ferrara rappresentata da funzionari degli uffici Acque costiere ed Economia ittica e Cooperazione territoriale e Sviluppo locale.
L’obiettivo generale del programma è lo sviluppo della conoscenza orientata all’investimento in modelli energetici sostenibili e competitivi nelle regioni dell’Adriatico, nonché la definizione di una serie di azioni pilota diversificate e integrate tra loro, per lo sviluppo e la promozione delle energie rinnovabili.
Sea-R è composto da tre azioni differenti: Sun Energy (studia la diffusione dell’energia solare termica e fotovoltaica), Knowledge Energy (come diffondere maggiormente la conoscenza ed ha un ruolo strategico nel promuovere le energie rinnovabili) e Sea Energy. Proprio quest’ultimo pone il mare come risorsa economica per la regione adriatica e in varie zone (come per esempio sulla costa e in Albania), la proliferazione delle alghe crea problemi di varia natura. L’idea del progetto è avviare una sperimentazione per ricavare biogas dalle alghe, altrimenti destinate allo scarto. Un’azione pilota sarà promossa in un impianto sperimentale nell’area della Sacca di Goro, dove ogni anno la Provincia raccoglie diverse migliaia di tonnellate di macroalghe. L’iniziativa si pone l’obiettivo di eseguire uno studio di fattibilità e di acquisire maggiore conoscenza riguardo al potenziale energetico delle alghe per la produzione di biogas.
Il coordinatore di questa azione è Silvano Bencivelli, responsabile del servizio Acque costiere ed Economia ittica della Provincia di Ferrara.
giovedì 10 marzo 2011
Energie rinnovabili, oggi 10 marzo un incontro in Regione
FONTE: SPORTELLO ENERGIA REGIONE EMILIA - ROMAGNA
Energie rinnovabili, oggi giovedì 10 marzo incontro in Regione con le associazioni economiche e sindacali dell'Emilia-Romagna. L'assessore Muzzarelli: "Le istituzioni, a partire dal Governo, debbono credere nell'energia pulita, e sostenere interventi di qualificazione energetica in campo civile, industriale e della mobilità".
Bologna - Un incontro in Regione per valutare l’impatto in Emilia-Romagna del decreto legislativo del Governo sul fotovoltaico. Il punto sarà fatto in Regione alle ore 16, nella Sala Conferenze di viale della Fiera 8 con le associazioni economiche e sindacali dell’Emilia-Romagna per valutare, con urgenza, il possibile impatto del provvedimento.
«Lo sviluppo delle rinnovabili – ha evidenziato l’assessore regionale alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli - è uno dei pilastri delle politiche energetiche europee: tutta Europa procede in questa direzione, non capiamo perché questo Governo voglia camminare in senso contrario alla direzione di marcia. Come successo con il ‘Milleproroghe’, vengono cambiate le carte in tavola, e mette in difficoltà il Paese. Servono risposte, perché tanti posti di lavoro, tante imprese, sono in pericolo».
La Regione Emilia-Romagna nel nuovo piano triennale ha l’obiettivo di raggiungere e superare l’obiettivo del 17% di energia prodotta da fonti rinnovabili, pari a circa 5000 MW nel 2020. «Per queste ragioni – ha aggiunto Muzzarelli - considerando anche la crescente sensibilità di cittadini ed imprese, è opportuno che le istituzioni, a partire dal Governo, mostrino di credere nell’energia pulita, sostenendo - tramite defiscalizzazioni e altri incentivi – gli interventi di qualificazione energetica in campo civile, industriale e della mobilità».
Energie rinnovabili, oggi giovedì 10 marzo incontro in Regione con le associazioni economiche e sindacali dell'Emilia-Romagna. L'assessore Muzzarelli: "Le istituzioni, a partire dal Governo, debbono credere nell'energia pulita, e sostenere interventi di qualificazione energetica in campo civile, industriale e della mobilità".
Bologna - Un incontro in Regione per valutare l’impatto in Emilia-Romagna del decreto legislativo del Governo sul fotovoltaico. Il punto sarà fatto in Regione alle ore 16, nella Sala Conferenze di viale della Fiera 8 con le associazioni economiche e sindacali dell’Emilia-Romagna per valutare, con urgenza, il possibile impatto del provvedimento.
«Lo sviluppo delle rinnovabili – ha evidenziato l’assessore regionale alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli - è uno dei pilastri delle politiche energetiche europee: tutta Europa procede in questa direzione, non capiamo perché questo Governo voglia camminare in senso contrario alla direzione di marcia. Come successo con il ‘Milleproroghe’, vengono cambiate le carte in tavola, e mette in difficoltà il Paese. Servono risposte, perché tanti posti di lavoro, tante imprese, sono in pericolo».
La Regione Emilia-Romagna nel nuovo piano triennale ha l’obiettivo di raggiungere e superare l’obiettivo del 17% di energia prodotta da fonti rinnovabili, pari a circa 5000 MW nel 2020. «Per queste ragioni – ha aggiunto Muzzarelli - considerando anche la crescente sensibilità di cittadini ed imprese, è opportuno che le istituzioni, a partire dal Governo, mostrino di credere nell’energia pulita, sostenendo - tramite defiscalizzazioni e altri incentivi – gli interventi di qualificazione energetica in campo civile, industriale e della mobilità».
martedì 30 novembre 2010
CONFAGRICOLTURA: RINNOVABILI: DETERMINANTE IL RUOLO DEGLI IMPIANTI PER LA MICROGENERAZIONE DISTRIBUITA.
Fonte: Confagricoltura
“Lo schema di decreto legislativo sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, approvato questa mattina dal Consiglio dei ministri, dovrà prevedere una semplificazione per la microgenerazione distribuita da biomasse e biogas di per sé già ambientalmente ‘sostenibile’”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, intervenendo alla presentazione del Rapporto Enea “Energia- Ambiente”.
Ha detto Vecchioni: “Confagricoltura chiede che i criteri di sostenibilità fissati dall’Unione europea per la produzione di energia da fonti rinnovabili si applichino limitatamente agli impianti con potenza superiore a 1 MW, come d’altronde raccomandato dalla stessa Commissione Ue. La microgenerazione va favorita e sostenuta perché è una grande opportunità di diversificazione del reddito per le aziende agricole. Applicare criteri troppo restrittivi ai piccoli impianti significherebbe creare ulteriori oneri amministrativi”.
E il presidente di Confagricoltura ha posto in evidenza come l’agricoltura e la forestazione stiano svolgendo e svolgeranno sempre più un ruolo importante nella riduzione delle emissioni, nell’assorbimento di CO2 e nello sviluppo delle energie rinnovabili, con particolare riferimento alle biomasse – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura -. La micro generazione distribuita può dare un rinnovato impulso al settore dell’energia rinnovabile in agricoltura”.
In tale contesto il Piano di azione nazionale attribuisce grande importanza alle biomasse la cui produzione di energia dovrà aumentare da 2,2 a 9,8 mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) entro il 2020; 7,6 mtep, che rappresentano praticamente la metà delle energie da fonti rinnovabili che l’Italia dovrà produrre in più da qui a dieci anni.
“Lo schema di decreto legislativo sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, approvato questa mattina dal Consiglio dei ministri, dovrà prevedere una semplificazione per la microgenerazione distribuita da biomasse e biogas di per sé già ambientalmente ‘sostenibile’”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, intervenendo alla presentazione del Rapporto Enea “Energia- Ambiente”.
Ha detto Vecchioni: “Confagricoltura chiede che i criteri di sostenibilità fissati dall’Unione europea per la produzione di energia da fonti rinnovabili si applichino limitatamente agli impianti con potenza superiore a 1 MW, come d’altronde raccomandato dalla stessa Commissione Ue. La microgenerazione va favorita e sostenuta perché è una grande opportunità di diversificazione del reddito per le aziende agricole. Applicare criteri troppo restrittivi ai piccoli impianti significherebbe creare ulteriori oneri amministrativi”.
E il presidente di Confagricoltura ha posto in evidenza come l’agricoltura e la forestazione stiano svolgendo e svolgeranno sempre più un ruolo importante nella riduzione delle emissioni, nell’assorbimento di CO2 e nello sviluppo delle energie rinnovabili, con particolare riferimento alle biomasse – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura -. La micro generazione distribuita può dare un rinnovato impulso al settore dell’energia rinnovabile in agricoltura”.
In tale contesto il Piano di azione nazionale attribuisce grande importanza alle biomasse la cui produzione di energia dovrà aumentare da 2,2 a 9,8 mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) entro il 2020; 7,6 mtep, che rappresentano praticamente la metà delle energie da fonti rinnovabili che l’Italia dovrà produrre in più da qui a dieci anni.
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lunedì 22 novembre 2010
ENERGIA PULITA, VECCHIONI (CONFAGRICOLTURA): “UN QUADRO CERTO SUGLI INCENTIVI PER FAR DECOLLARE IL POTENZIALE PRODUTTIVO DELLE IMPRESE AGRICOLE”
Fonte: Confagricoltura
L’agricoltura in Italia può ambire ad un ruolo di primo piano nello sviluppo delle energie rinnovabili, infatti può fornire, grazie alle biomasse, almeno 3 dei 17 punti percentuali richiesti all’Italia dalla Direttiva 20-20-20 (un contributo prossimo al 20%). Già oggi, nel solo settore del biogas di origine agricola sono operativi circa 300 impianti con più di 150 Mw installati, Cifra che potrebbe raddoppiare a partire da quest’anno e raggiungere al 2020 i 650-800 MW. A questi occorre aggiungere più di 400 impianti (di cui poco più della metà in fase progettuale) che riguardano le biomasse solide e gli oli vegetali che utilizzano biomasse provenienti dall’agricoltura e dalla forestazione. Per questi motivi in proiezione futura bisogna tenere in maggiore considerazione le bioenergie agricole (colture dedicate, residui zootecnici e residui colturali), viste le notevoli possibilità di sviluppo: circa 8,3 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).
Dopo aver tracciato questo quadro della situazione, nel suo intervento al convegno “Una nuova agricoltura”, organizzato dalla Fondazione Cisifin-Alberto Predieri e dall’Accademia dei Georgofili, il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha proseguito: “Incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili da parte delle imprese agricole è essenziale perché garantisce il mantenimento di un tessuto produttivo sul territorio con un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma anche perché, nella misura in cui queste filiere agricole sono alimentate da materie prime nazionali, possono aumentare il grado di autosufficienza energetica del Paese. Senza contare la forte valenza ambientale”.
In merito al rapporto “food - no food” il presidente di Confagricoltura ha sottolineato che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino una competizione. Difatti, vi sono circa un milione di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbe essere vantaggiosamente destinata a scopi energetici.
“In questo contesto - ha sottolineato Vecchioni - va individuato un quadro stabile del sistema di incentivazione indispensabile per consentire agli operatori la programmazione delle iniziative e l’accesso al credito. Poi, considerato il fatto che per le biomasse ed il biogas la tariffa omnicomprensiva ed il sistema del coefficiente moltiplicatore dei certificati verdi sono scattati con notevole ritardo sul previsto causando un brusco rallentamento degli investimenti, è essenziale che gli attuali livelli di incentivo siano mantenuti per almeno tre anni e che il valore dell’incentivo riconosciuto all’impianto rimanga fisso per tutto il periodo previsto. Infine è opportuno che la revisione periodica del sistema di incentivazione abbia una cadenza triennale ed entri in vigore non prima di 12 mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”
“Sul sistema dei Certificati Verdi, invece, occorre procedere ad una riflessione più profonda - ha concluso Federico Vecchioni -, visto che non sembra essere più in grado di garantire lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto a causa dell’eccessiva volatilità dei prezzi che rischia di rallentare fortemente gli investimenti e contemporaneamente di creare pesanti oneri di sistema”.
L’agricoltura in Italia può ambire ad un ruolo di primo piano nello sviluppo delle energie rinnovabili, infatti può fornire, grazie alle biomasse, almeno 3 dei 17 punti percentuali richiesti all’Italia dalla Direttiva 20-20-20 (un contributo prossimo al 20%). Già oggi, nel solo settore del biogas di origine agricola sono operativi circa 300 impianti con più di 150 Mw installati, Cifra che potrebbe raddoppiare a partire da quest’anno e raggiungere al 2020 i 650-800 MW. A questi occorre aggiungere più di 400 impianti (di cui poco più della metà in fase progettuale) che riguardano le biomasse solide e gli oli vegetali che utilizzano biomasse provenienti dall’agricoltura e dalla forestazione. Per questi motivi in proiezione futura bisogna tenere in maggiore considerazione le bioenergie agricole (colture dedicate, residui zootecnici e residui colturali), viste le notevoli possibilità di sviluppo: circa 8,3 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).
Dopo aver tracciato questo quadro della situazione, nel suo intervento al convegno “Una nuova agricoltura”, organizzato dalla Fondazione Cisifin-Alberto Predieri e dall’Accademia dei Georgofili, il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha proseguito: “Incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili da parte delle imprese agricole è essenziale perché garantisce il mantenimento di un tessuto produttivo sul territorio con un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma anche perché, nella misura in cui queste filiere agricole sono alimentate da materie prime nazionali, possono aumentare il grado di autosufficienza energetica del Paese. Senza contare la forte valenza ambientale”.
In merito al rapporto “food - no food” il presidente di Confagricoltura ha sottolineato che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino una competizione. Difatti, vi sono circa un milione di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbe essere vantaggiosamente destinata a scopi energetici.
“In questo contesto - ha sottolineato Vecchioni - va individuato un quadro stabile del sistema di incentivazione indispensabile per consentire agli operatori la programmazione delle iniziative e l’accesso al credito. Poi, considerato il fatto che per le biomasse ed il biogas la tariffa omnicomprensiva ed il sistema del coefficiente moltiplicatore dei certificati verdi sono scattati con notevole ritardo sul previsto causando un brusco rallentamento degli investimenti, è essenziale che gli attuali livelli di incentivo siano mantenuti per almeno tre anni e che il valore dell’incentivo riconosciuto all’impianto rimanga fisso per tutto il periodo previsto. Infine è opportuno che la revisione periodica del sistema di incentivazione abbia una cadenza triennale ed entri in vigore non prima di 12 mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”
“Sul sistema dei Certificati Verdi, invece, occorre procedere ad una riflessione più profonda - ha concluso Federico Vecchioni -, visto che non sembra essere più in grado di garantire lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto a causa dell’eccessiva volatilità dei prezzi che rischia di rallentare fortemente gli investimenti e contemporaneamente di creare pesanti oneri di sistema”.
mercoledì 20 ottobre 2010
CONSERVE ITALIA: INAUGURAZIONE NUOVO IMPIANTO DA ENERGIE RINNOVABILI
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venerdì 4 giugno 2010
MANOVRA ECONOMICA: DAL GOVERNO UN FRENO ALLO SVILUPPO DELLE ENERGIE RINNOVABILI
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Il Gestore dei Servizi energetici non sarà più obbligato a riacquistare i “certificati verdi” in eccesso. Lo stabilisce il decreto legge 78/10 contenente misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica che, con l’articolo 45, elimina i meccanismi di regolazione del mercato di questi titoli, introdotti recentemente, che ne hanno consentito la stabilizzazione del prezzo, evitando dannose speculazioni.
Confagricoltura Ferrara, non nasconde la propria preoccupazione per una misura che provocherà certamente il blocco di nuovi investimenti e ingenti problemi economici agli impianti in produzione, con particolare riferimento a quelli a biomasse e biogas già in esercizio alla data del 31 dicembre 2007.
“Si tratta di una modifica del sistema legislativo - commenta il Presidente Nicola Gherardi - decisamente in controtendenza rispetto all’obiettivo per l’Italia di utilizzare, al 2020, almeno il 17% di energia da fonti rinnovabili”.
Una decisione, che viene peraltro, presa nel momento in cui l’Italia si accinge a presentare a Bruxelles il piano di azione nazionale sulle rinnovabili, in cui saranno indicati gli strumenti e le misure per raggiungere questo obiettivo.
“Ancora una volta - continua il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - nel settore delle rinnovabili si agisce in modo incoerente: da una parte il Parlamento approva la legge comunitaria 2009, delegando il Governo a recepire entro fine anno la Direttiva Comunitaria 2009/28/CE sulle rinnovabili prevedendo l’adeguamento, il riordino ed il potenziamento del sistema di incentivazione, soprattutto in riferimento alle biomasse ed al biogas; dall’altra viene smontato uno strumento indispensabile per lo sviluppo delle agroenergie, per la tutela dell’ambiente e per la crescita dell’occupazione.”
“Questo cambio di prospettive deciso dal Governo potrebbe mettere in discussione l’impegno che gli imprenditori agricoli ferraresi stanno manifestando sul versante delle agroenergie. Il già difficile iter autorizzativo che le aziende ferraresi stanno riscontrando nella presentazione dei progetti di biogas da biomasse per impianti fino ad 1 Megawatt per la produzione e vendita di energia – conclude Nicola Gherardi – potrebbe complicarsi ulteriormente. Attualmente sono otto gli impianti in fase di studio o realizzazione che interessano la provincia di Ferrara, ubicati nei Comuni di Copparo, Ferrara, Massafiscaglia, Migliarino, Migliaro ed Ostellato, per complessivi 3.500 ettari circa, con investimenti a colture dedicate quali mais e sorgo”.
Il Gestore dei Servizi energetici non sarà più obbligato a riacquistare i “certificati verdi” in eccesso. Lo stabilisce il decreto legge 78/10 contenente misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica che, con l’articolo 45, elimina i meccanismi di regolazione del mercato di questi titoli, introdotti recentemente, che ne hanno consentito la stabilizzazione del prezzo, evitando dannose speculazioni.
Confagricoltura Ferrara, non nasconde la propria preoccupazione per una misura che provocherà certamente il blocco di nuovi investimenti e ingenti problemi economici agli impianti in produzione, con particolare riferimento a quelli a biomasse e biogas già in esercizio alla data del 31 dicembre 2007.
“Si tratta di una modifica del sistema legislativo - commenta il Presidente Nicola Gherardi - decisamente in controtendenza rispetto all’obiettivo per l’Italia di utilizzare, al 2020, almeno il 17% di energia da fonti rinnovabili”.
Una decisione, che viene peraltro, presa nel momento in cui l’Italia si accinge a presentare a Bruxelles il piano di azione nazionale sulle rinnovabili, in cui saranno indicati gli strumenti e le misure per raggiungere questo obiettivo.
“Ancora una volta - continua il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi - nel settore delle rinnovabili si agisce in modo incoerente: da una parte il Parlamento approva la legge comunitaria 2009, delegando il Governo a recepire entro fine anno la Direttiva Comunitaria 2009/28/CE sulle rinnovabili prevedendo l’adeguamento, il riordino ed il potenziamento del sistema di incentivazione, soprattutto in riferimento alle biomasse ed al biogas; dall’altra viene smontato uno strumento indispensabile per lo sviluppo delle agroenergie, per la tutela dell’ambiente e per la crescita dell’occupazione.”
“Questo cambio di prospettive deciso dal Governo potrebbe mettere in discussione l’impegno che gli imprenditori agricoli ferraresi stanno manifestando sul versante delle agroenergie. Il già difficile iter autorizzativo che le aziende ferraresi stanno riscontrando nella presentazione dei progetti di biogas da biomasse per impianti fino ad 1 Megawatt per la produzione e vendita di energia – conclude Nicola Gherardi – potrebbe complicarsi ulteriormente. Attualmente sono otto gli impianti in fase di studio o realizzazione che interessano la provincia di Ferrara, ubicati nei Comuni di Copparo, Ferrara, Massafiscaglia, Migliarino, Migliaro ed Ostellato, per complessivi 3.500 ettari circa, con investimenti a colture dedicate quali mais e sorgo”.
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