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martedì 30 novembre 2010

CONFAGRICOLTURA: RINNOVABILI: DETERMINANTE IL RUOLO DEGLI IMPIANTI PER LA MICROGENERAZIONE DISTRIBUITA.

Fonte: Confagricoltura

“Lo schema di decreto legislativo sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, approvato questa mattina dal Consiglio dei ministri, dovrà prevedere una semplificazione per la microgenerazione distribuita da biomasse e biogas di per sé già ambientalmente ‘sostenibile’”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, intervenendo alla presentazione del Rapporto Enea “Energia- Ambiente”.
Ha detto Vecchioni: “Confagricoltura chiede che i criteri di sostenibilità fissati dall’Unione europea per la produzione di energia da fonti rinnovabili si applichino limitatamente agli impianti con potenza superiore a 1 MW, come d’altronde raccomandato dalla stessa Commissione Ue. La microgenerazione va favorita e sostenuta perché è una grande opportunità di diversificazione del reddito per le aziende agricole. Applicare criteri troppo restrittivi ai piccoli impianti significherebbe creare ulteriori oneri amministrativi”.
E il presidente di Confagricoltura ha posto in evidenza come l’agricoltura e la forestazione stiano svolgendo e svolgeranno sempre più un ruolo importante nella riduzione delle emissioni, nell’assorbimento di CO2 e nello sviluppo delle energie rinnovabili, con particolare riferimento alle biomasse – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura -. La micro generazione distribuita può dare un rinnovato impulso al settore dell’energia rinnovabile in agricoltura”.
In tale contesto il Piano di azione nazionale attribuisce grande importanza alle biomasse la cui produzione di energia dovrà aumentare da 2,2 a 9,8 mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) entro il 2020; 7,6 mtep, che rappresentano praticamente la metà delle energie da fonti rinnovabili che l’Italia dovrà produrre in più da qui a dieci anni.

martedì 23 novembre 2010

VECCHIONI: “ALLEGGERIRE LA PRESSIONE CONTRIBUTIVA. PRESTITI AGEVOLATI PER LE AZIENDE ALLUVIONATE”

Fonte: Confagricoltura

«Le aziende alluvionate del Veneto sono in grossa difficoltà; hanno rate di mutui in scadenza che non riescono ad onorare per la distruzione di raccolti e allevamenti. Abbiamo chiesto alla Regione di destinare gli stanziamenti per i prestiti agevolati, deliberati in questi giorni, prioritariamente alle aziende delle zone alluvionate». Lo ha sottolineato il presidente nazionale di Confagricoltura Federico Vecchioni che - con il vicepresidente Antonio Borsetto ed il direttore generale Vito Bianco - è intervenuto a Venezia alla riunione congiunta dei Consigli direttivi della Confagricoltura del Veneto e del Friuli V. G., dedicata al progetto confederale “Futuro Fertile”.

Nella riunione dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli si è partiti dalla situazione di emergenza provocata dai fenomeni alluvionali che ha messo in ginocchio l’agricoltura di aree vocate del Veneto, con danni per milioni di euro.

Il presidente di Confagricoltura ha quindi approfondito il progetto “Futuro Fertile”; ambizioso e corposo, è diretto a rimodernare e rilanciare in chiave competitiva le imprese agricole italiane, puntando ad un aggiornamento della normativa vigente per il settore agricolo che favorisca lo “svecchiamento”, lo sfoltimento delle leggi, la sburocratizzazione, la riorganizzazione produttiva. Da ciò le 61 proposte dell’Organizzazione presentate ai parlamentari ed al ministro Galan.

Ha detto Vecchioni: «La stabilizzazione delle agevolazioni contributive per le aree montane e svantaggiate, prevista dal disegno di legge “Stabilità 2011” all’esame della Commissione Bilancio del Senato (dopo l’approvazione della Camera) è certamente un fatto positivo, di cui potranno beneficiare anche le aree svantaggiate del Nord. Con il nostro progetto “Futuro Fertile” abbiamo sollecitato anche di abbattere la contribuzione a carico delle aziende agricole che operano in zone di pianura del Centro Nord che attualmente subiscono una pressione contributiva particolarmente elevata e non comparabile con i livelli previdenziali degli altri Stati dell’Unione Europea. Accogliamo la stabilizzazione delle agevolazioni, sollecitiamo però un loro ampliamento nell’immediato futuro».

lunedì 22 novembre 2010

ENERGIA PULITA, VECCHIONI (CONFAGRICOLTURA): “UN QUADRO CERTO SUGLI INCENTIVI PER FAR DECOLLARE IL POTENZIALE PRODUTTIVO DELLE IMPRESE AGRICOLE”

Fonte: Confagricoltura

L’agricoltura in Italia può ambire ad un ruolo di primo piano nello sviluppo delle energie rinnovabili, infatti può fornire, grazie alle biomasse, almeno 3 dei 17 punti percentuali richiesti all’Italia dalla Direttiva 20-20-20 (un contributo prossimo al 20%). Già oggi, nel solo settore del biogas di origine agricola sono operativi circa 300 impianti con più di 150 Mw installati, Cifra che potrebbe raddoppiare a partire da quest’anno e raggiungere al 2020 i 650-800 MW. A questi occorre aggiungere più di 400 impianti (di cui poco più della metà in fase progettuale) che riguardano le biomasse solide e gli oli vegetali che utilizzano biomasse provenienti dall’agricoltura e dalla forestazione. Per questi motivi in proiezione futura bisogna tenere in maggiore considerazione le bioenergie agricole (colture dedicate, residui zootecnici e residui colturali), viste le notevoli possibilità di sviluppo: circa 8,3 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).

Dopo aver tracciato questo quadro della situazione, nel suo intervento al convegno “Una nuova agricoltura”, organizzato dalla Fondazione Cisifin-Alberto Predieri e dall’Accademia dei Georgofili, il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha proseguito: “Incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili da parte delle imprese agricole è essenziale perché garantisce il mantenimento di un tessuto produttivo sul territorio con un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma anche perché, nella misura in cui queste filiere agricole sono alimentate da materie prime nazionali, possono aumentare il grado di autosufficienza energetica del Paese. Senza contare la forte valenza ambientale”.

In merito al rapporto “food - no food” il presidente di Confagricoltura ha sottolineato che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino una competizione. Difatti, vi sono circa un milione di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbe essere vantaggiosamente destinata a scopi energetici.

“In questo contesto - ha sottolineato Vecchioni - va individuato un quadro stabile del sistema di incentivazione indispensabile per consentire agli operatori la programmazione delle iniziative e l’accesso al credito. Poi, considerato il fatto che per le biomasse ed il biogas la tariffa omnicomprensiva ed il sistema del coefficiente moltiplicatore dei certificati verdi sono scattati con notevole ritardo sul previsto causando un brusco rallentamento degli investimenti, è essenziale che gli attuali livelli di incentivo siano mantenuti per almeno tre anni e che il valore dell’incentivo riconosciuto all’impianto rimanga fisso per tutto il periodo previsto. Infine è opportuno che la revisione periodica del sistema di incentivazione abbia una cadenza triennale ed entri in vigore non prima di 12 mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”

“Sul sistema dei Certificati Verdi, invece, occorre procedere ad una riflessione più profonda - ha concluso Federico Vecchioni -, visto che non sembra essere più in grado di garantire lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto a causa dell’eccessiva volatilità dei prezzi che rischia di rallentare fortemente gli investimenti e contemporaneamente di creare pesanti oneri di sistema”.

venerdì 12 novembre 2010

AGRICOLTURA SOSTENIBILE, VECCHIONI (CONFAGRICOLTURA): “REGOLE GLOBALI PER NON CREARE DISTORSIONI DI MERCATO CHE PUNISCONO I PAESI VIRTUOSI”

Fonte: Confagricoltura

Da qui al 2050 sarà necessario produrre ogni anno oltre un milione di tonnellate di cereali e 233 milioni di tonnellate di carni in più rispetto ad oggi (con un tasso medio di crescita annuo dell’1,3% per i cereali e del 2,1% per le carni). Un incremento possibile solo con l’aumento delle rese e l’utilizzo più intensivo del suolo, anche se, a livello globale, si prevede verranno messi a coltura 70 milioni di ettari di nuove superfici arabili (+5% rispetto a quelle oggi coltivate: 1,4 miliardi di ettari).



Il problema è che questo incremento di superfici potrebbe realizzarsi solo nei Paesi in Via di Sviluppo, mentre nelle economie avanzate, come America del Nord ed Europa potrebbe proseguire la tendenza che negli ultimi cinquant’anni ha visto invece ridursi gli spazi coltivabili (6 milioni di ettari in meno in America del Nord, 96 milioni in Europa, di cui 14 milioni nell’UE a 27, e 5 milioni di ettari in meno per l’Italia). Questo il quadro, non esente da ombre, illustrato dal presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, al convegno sul tema agricoltura e sostenibilità, organizzato a Roma da Nomisma in collaborazione con Basf.



“Occorre quindi coniugare - ha detto Vecchioni nel suo intervento - le esigenze di sostenibilità con la necessità di un’agricoltura competitiva. Senza dimenticare che l’agricoltura europea ha contenuto negli ultimi 20 anni le emissioni più di quanto abbiano fatto gli altri settori economici. E in Italia, mentre il totale delle emissioni saliva (del 7,1% dal 1990), quelle di origine agricola scendevano dell’8,3%”.



Questo anche perché da cinque anni i pagamenti diretti europei agli agricoltori sono assoggettati a requisiti ambientali e di sicurezza alimentare rigorosi. E’ la cosiddetta condizionalità, di cui uno studio del 2006 aveva valutato il costo economico per le imprese agricole italiane in quasi 900 milioni di euro, praticamente il 2% del valore della produzione agricola nazionale. Un recentissimo (settembre 2010) rapporto del ministero delle Politiche agricole calcola che rispettare il divieto di riduzione della superficie aziendale a pascolo permanente e il rispetto del carico di bestiame ha un costo tra i 50 e gli 80 euro per ettaro l’anno, mantenere olivi e vigneti in buono stato vegetativo costa dai 200 ai 500 euro, mantenere gli elementi caratteristici del paesaggio ha costi indiretti dai 300 agli oltre 1000 euro. E riguardo all’Europa “a 15” è stato stimato che l’applicazione della condizionalità ha limitato l’export del 2%, con un incremento dell’importazione di prodotti agroalimentari anche superiore.



“Noi concordiamo con principi richiamati dalla politica europea per il 2020 e dalle linee della futura riforma della Pac - ha chiarito il presidente di Confagricoltura - ma non ci vorremmo ritrovare con un potenziale produttivo compromesso e aziende agricole in crisi, quando invece avremmo bisogno di un tessuto imprenditoriale forte e capace di garantire lo sviluppo sostenibile”.



“L’azione che Confagricoltura ritiene necessaria - ha proseguito Vecchioni - prevede una revisione della Pac che migliori le regole e garantisca una maggiore tenuta delle imprese, anche con una semplificazione delle norme di condizionalità. La sfida della sostenibilità agricola è anche tecnologica, con l’innovazione come chiave di sviluppo delle potenzialità del settore agricolo, come ad esempio l’introduzione di varietà più produttive, di maggior qualità o più resistenti al cambiamento climatico. Ma, soprattutto - ha concluso il presidente dell’organizzazione imprenditoriale agricola -, questo processo deve costituire una priorità davvero globale con una strategia comune applicata a livello multilaterale. In caso contrario, eventuali misure in favore della sostenibilità potrebbero tradursi in distorsioni negli scambi commerciali favorendo l’export di Paesi meno aperti alle politiche di sostenibilità agricola. Un aspetto questo, già evocato con il concetto di “reciprocità” nel documento franco-tedesco di posizione sulla riforma della Pac e che deve presto entrare nell’Agenda dell’Europa e del Wto”.

giovedì 11 novembre 2010

CONFAGRICOLTURA: IL PRESIDENTE VECCHIONI IN VENETO: “BENE I 300 MILIONI DAL GOVERNO, MA UNA PARTE DEVE ANDARE ALL’AGRICOLTURA

Fonte: Confagricoltura

Il presidente nazionale di Confagricoltura Federico Vecchioni è oggi in Veneto per incontrare gli imprenditori colpiti dai tragici eventi meteorologici ed alluvionali della scorsa settimana.
“Apprezziamo la rapidità con cui il Governo ha stanziato 300 milioni di euro per le zone alluvionate del Veneto - ha detto il presidente durante una conferenza stampa nel municipio di Saletto, in provincia di Padova -. Si tratta di una risposta concreta al dramma che ha interessato la regione e chiediamo che una parte adeguata di tali risorse venga destinata alle imprese agricole devastate”.
Confagricoltura evidenzia che nelle province di Padova, Vicenza e Verona molte zone sono state totalmente allagate con danni irreparabili a colture, allevamenti, serre, impianti per la lavorazione dei prodotti. Nella sola provincia di Padova sono stati sommersi oltre 7 mila ettari, invasi dall’acqua oltre 40 allevamenti e sono annegati circa 140 mila capi. Inoltre, sono stati allagati capannoni agricoli con prodotti raccolti, scorte e macchinari.
Confagricoltura stima, ad oggi, che l’agricoltura veneta abbia subito danni non inferiori a 50 milioni di euro su cui l’assessore regionale Franco Manzato conta di intervenire utilizzando 10 milioni del Piano di sviluppo rurale.
“Gli interventi contemplati nel Piano di sviluppo della Regione però non bastano - ha avvertito il presidente Vecchioni -. E’ necessario che una parte dei fondi debba arrivare dagli stanziamenti aggiuntivi del Governo e venga messa a disposizione degli agricoltori in tempi rapidissimi”.
Sono necessari inoltre tempestivi interventi sulle banche: molte imprese agricole hanno rate di mutui in scadenza che non riescono ad onorare per la distruzione di raccolti e allevamenti; c’è inoltre una generale necessità di disponibilità finanziarie affinché le imprese riescano a riprendersi. Confagricoltura ha chiesto quindi alla Regione di destinare gli stanziamenti per i prestiti agevolati, deliberati in questi giorni, prioritariamente alle aziende delle zone alluvionate.
Infine, vanno subito assegnati i fondi per il ripristino degli argini dei fiumi e dei canali lesionati. In questo momento l’intero sistema idrico del Veneto è in condizioni di estrema precarietà. “Siamo solo all’inizio dell’inverno - ha sottolineato Vecchioni - e ci troviamo in condizioni assolutamente inadeguate ad affrontare la stagione. Nuove, abbondanti precipitazioni causerebbero devastazioni anche peggiori di quelle che l’agricoltura veneta deve sopportare in questo momento”.

Rilevanza dell’agricoltura veneta e delle aree colpite


Il sistema agricolo veneto è tra i più importanti del settore in Italia.
Il Veneto è la terza regione per valore della produzione agricola e forestale con quasi 5 miliardi di euro di valore annuo. Quasi l’80 per cento della produzione vendibile regionale (poco meno di 4 miliardi l’anno) è concentrata nelle quattro province colpite dall’alluvione: Padova, Treviso, Verona e Vicenza.
In queste aree operano circa 120 mila aziende agricole che gestiscono i tre quarti della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) regionale, 600 mila ettari, pari ad un terzo dell’intero territorio veneto.