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giovedì 6 novembre 2014

MIPAAF, PUBBLICATA DA INPS CIROLARE ATTUATIVA MISURE CAMPOLIBERO PER ASSUNZIONI UNDER 35

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è stata pubblicata dall’Inps la circolare attuativa delle misure relative agli incentivi per l’assunzione di giovani under 35, secondo quanto stabilito dalla sezione “Campolibero” della legge Competitività. La circolare riguarda, in particolare, lo sgravio di 1/3 della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo complessivo di 18 mesi, per le aziende che assumono ragazzi tra i 18 e i 35 anni. L’incentivo è rivolto alle assunzioni a tempo indeterminato e quelle a tempo determinato con i seguenti requisiti: - Contratti di durata triennale; - Garanzia per il lavoratore di un periodo di occupazione minima di 102 giornate annue; Ai fini della fruizione dell’incentivo, altro requisito richiesto è quello, di carattere oggettivo, relativo alle assunzioni, affinché comportino un incremento occupazionale netto del numero dei dipendenti del datore di lavoro interessato rispetto alla media dei dodici mesi precedenti. “È una misura fondamentale – ha commentato il Ministro Martina – che abbiamo inserito in Campolibero e che fa parte del nostro ‘Piano giovani’. Con questo intervento promuoviamo la stabilizzazione dei contratti per gli under 35 nel settore agricolo e la creazione di nuova occupazione. La lotta alla disoccupazione giovanile è una priorità assoluta del Governo e vogliamo mettere in condizione il settore agricolo di giocare un ruolo da protagonista in questa partita”.

venerdì 25 luglio 2014

RINNOVABILI, IN EMILIA ROMAGNA RISCHIO CHIUSURA PER 300 AZIENDE AGRICOLE SOLO TRA LE ASSOCIATE A CONFAGRICOLTURA

Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna  

GARAGNANI “È IRRESPONSABILE E PRIVA DI OGNI LOGICA, LA POLITICA DELL’ATTUALE GOVERNO CHE INTENDE COLPIRE ANCORA UNA VOLTA LE RINNOVABILI. NO ALLA RIMODULAZIONE DEGLI INCENTIVI PER IL FOTOVOLTAICO”

“È irresponsabile e priva di ogni logica, la politica dell’attuale Governo che intende colpire ancora una volta le rinnovabili, estremamente rilevanti anche per l’agricoltura. Dopo l'abbattimento dei prezzi minimi garantiti attraverso la loro equiparazione ai prezzi zonali medi – contro cui hanno fatto ricorso circa 150 aziende associate a Confagricoltura Emilia Romagna - e la tassazione della produzione di energia riconducibile alle imprese agricole, ora tocca alla rimodulazione degli incentivi che coinvolge obbligatoriamente gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kW e che a breve potrebbe interessare le altre fonti rinnovabili”. È questa la ferma presa di posizione del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Guglielmo Garagnani, in merito al dibattito creatosi intorno al decreto “spalma-incentivi”. “Solo in Emilia Romagna – tiene a precisare Garagnani – sono a rischio 300 aziende agricole tra le nostre associate”. Confagricoltura chiede pertanto alle Commissioni riunite Industria ed Ambiente del Senato di intervenire in sede di conversione in legge del decreto legge 91/14 (Competitività), sopprimendo l’art.26 che prevede la rimodulazione obbligatoria degli incentivi per il fotovoltaico, che provocherebbe effetti devastanti sull’intero settore ed in particolare sulle imprese agricole. Anche perché le proposte di emendamento di modifica dell’art.26, in discussione al Senato, non solo non migliorerebbero l’attuale impostazione, ma in alcuni casi la peggiorerebbero. In sintesi: l’art.26 introduce una serie di disposizioni fortemente penalizzanti per i produttori di energia fotovoltaica ed in generale per il settore delle energie rinnovabili a fronte di una ipotesi, ancora incerta, di risparmio della spesa energetica per le PMI (si stima che meno del 15% delle imprese italiane potrebbe beneficiare della misura), così come espresso nell’Audizione del 2 Luglio 2014 delle Commissioni 10° e 13° del Senato della Repubblica. Queste disposizioni palesemente retroattive inciderebbero tra l’altro su contratti di diritto privato già stipulati - così come sostenuto anche dal Presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida - costringendo le imprese a rinegoziare con gli Istituti di credito condizioni di finanziamento di certo più onerose rispetto alle originali. A pagare il prezzo più alto sono dunque gli imprenditori agricoli: fino allo scorso aprile, tali impianti erano riconducibili al reddito agrario; motivo per cui gli imprenditori agricoli, spinti sia dall’esigenza di diversificare i propri redditi che dalle normative esistenti atte a garantire il raggiungimento degli impegni sottoscritti a livello internazionale dallo Stato, hanno investito in innovazione ed energia verde, utilizzando legittimamente uno strumento di incentivazione dello Stato che oggi, nonostante i contratti siglati con il Gestore dei Servizi Energetici, rischiano di veder fallire non solo l’attività energetica, ma più in generale l’azienda. “Per questo – conclude in una nota l’organizzazione agricola - è indispensabile escludere quantomeno dalla misura gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW, con particolare riferimento a quelli realizzati dalle imprese agricole, tenendo fuori in ogni caso dalla rimodulazione gli impianti realizzati sugli edifici, incluse le serre, a prescindere dalla potenza, ed auspicando inoltre da parte dell’esecutivo una vera riforma sull’attuale infrastruttura elettrica atta a ridurre gli sprechi di gestione e a rispondere alle esigenze dell’intero paese ”.

giovedì 24 luglio 2014

CONFAGRICOLTURA CHIEDE LA SOPPRESSIONE DELLA RIMODULAZIONE OBBLIGATORIA DEGLI INCENTIVI AL FOTOVOLTAICO. DANNI INCALCOLABILI PER LE IMPRESE AGRICOLE.

Fonte: Confagricoltura

Confagricoltura chiede alle Commissioni riunite Industria ed Ambiente del Senato di intervenire in sede di conversione in legge del decreto legge 91/14 (Competitività), sopprimendo l’art. 26 che prevede la rimodulazione obbligatoria degli incentivi per il fotovoltaico, che provocherebbe effetti devastanti sull’intero settore ed in particolare sulle imprese agricole. Anche perché le proposte di emendamento di modifica dell’art.26, in discussione al Senato, non solo non migliorerebbero l’attuale impostazione, ma in alcuni casi la peggiorerebbero. Confagricoltura sottolinea come i diversi interventi normativi degli ultimi mesi introdotti dal Governo e dal Parlamento stiano destabilizzando il settore delle rinnovabili senza alcun tipo di strategia e quindi di prospettive future. Dopo gli interventi che hanno riguardato l'abbattimento dei prezzi minimi garantiti attraverso la loro equiparazione ai prezzi zonali medi e la tassazione della produzione di energia riconducibile alle imprese agricole, ora tocca alla rimodulazione degli incentivi, che coinvolge obbligatoriamente gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kW e che a breve potrebbe interessare le altre fonti rinnovabili volontariamente. Tutte disposizioni palesemente retroattive, che incidono su contratti di diritto privato già stipulati, e che costringono le imprese a rinegoziare con gli Istituti di credito le condizioni di finanziamento. L’organizzazione degli imprenditori agricoli rimarca che si tratta di un problema che riguarda un numero significativo di imprese agricole. Almeno uno dei circa 18 GW di potenza attualmente installata è relativo ad aziende agricole con impianti di potenza compresa tra i 200 kW ed 1 MW, anche perché, ai sensi della normativa vigente, fino allo scorso aprile, tali impianti erano riconducibili al reddito agrario; motivo per cui gli imprenditori agricoli, spinti dall’esigenza di diversificare i propri redditi, hanno investito in innovazione ed energia verde, utilizzando legittimamente uno strumento di incentivazione dello Stato che oggi, nonostante i contratti siglati con il Gestore dei Servizi Energetici, rischiano di veder fallire non solo l’attività energetica, ma più in generale l’ azienda. “Per questo – conclude l’Organizzazione agricola - è indispensabile escludere quantomeno dalla misura gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW, con particolare riferimento a quelli realizzati dalle imprese agricole, tenendo fuori in ogni caso dalla rimodulazione gli impianti realizzati sugli edifici, incluse le serre, a prescindere dalla potenza”.

sabato 29 marzo 2014

UN SALTO DI QUALITÀ DELLA POLITICA NAZIONALE PER INCENTIVARE IL SETTORE

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Lorenzo Boldrini di Cia Ferrara, nel corso del Convegno “Terra è Futuro”, ha chiesto al neo Ministro delle Politiche Agricole Martina di favorire al massimo gli investimenti in agricoltura a medio e lungo termine

«Il settore agricolo è quello che ha tenuto di più in questi anni di crisi. Si tratta però di una “macchina” che gira in maniera costante ma lenta e faticherà, forse più di altri comparti, a ripartire con slancio. Quali sono le azioni che il Governo e il Ministero delle Politiche Agricole attuerà per incentivare il settore e dargli forza propulsiva?». Una domanda che Lorenzo Boldrini, presidente Provinciale di Cia Ferrara, ha sottoposto al neo ministro Maurizio Martina, in città per intervenire al convegno “Terra è Futuro - Una nuova Agricoltura, volano per lo sviluppo in Emilia Romagna”. Un quesito che ha voluto sottolineare l’emergenza che stanno vivendo gli agricoltori: avere soldi da investire per rinnovare le aziende, facendo miglioramenti strutturali e produttivi. Fattori non da poco che, soprattutto nei prossimi anni, potrebbero fare la differenza tra l’avere un reddito agricolo soddisfacente e non essere più in grado di fare agricoltura in maniera remunerativa. «Ho voluto attirare l’attenzione – spiega Boldrini – sul bisogno di fare investimenti delle aziende e sugli incentivi rivolti al settore agricolo per favorirli, che attualmente provengono dall’Europa, con la Pac, e dalla Regione attraverso i Piani di Sviluppo Rurale. Fin qui parliamo di “storia” nota dell’incentivazione all’agricoltura. Sappiamo che i Piani di Sviluppo Rurale sono in via di definizione e saranno certamente una fonte preziosa a sostegno agli investimenti aziendali, anche per favorire l’ammodernamento delle imprese e l’insediamento di giovani e donne. Sappiamo che la nuova Politica Agricola Comune sarà meno remunerativa e i contributi pagati per ettaro saranno gradualmente diminuiti, rispetto a prima. Quello che vorremmo capire – continua Boldrini – è quale impegno il Governo si assumerà e quanto sarà forte e coerente nell’applicare le regole per una giusta distribuzione della Pac. Non sappiamo, inoltre, se saranno previste ulteriori forme di incentivazione e semplificazione burocratica. I rappresentanti politici nazionali - continua Boldrini – dovrebbero prendere due decisioni importanti per favorire gli investimenti: istituire un fondo bancario a garanzia del credito alle imprese e abbattere i tassi di interesse per la concessione di mutui. Il tutto finalizzato, appunto, al miglioramento dell’azienda in maniera globale, dal punto di vista fondiario, meccanico, tecnico e produttivo. Con le banche che già da diversi anni non concedono mutui e i tassi di interesse così alti, sta diventando impossibile per un’azienda fare investimenti a medio e lungo termine. E quelle che ci riescono lo fanno con fatica, rinunciando a buona parte del reddito per molti anni. Mi auguro – conclude Boldrini – che questo ministro giovane e pieno di voglia di fare, abbia più tempo davanti a sé, rispetto ai precedenti, per attuare la sua politica. Perché l’agricoltura ha davvero molto bisogno di una politica attenta, veloce nell’agire e molto concreta.»

venerdì 21 febbraio 2014

“DESTINAZIONE ITALIA”: SODDISFAZIONE DI CONFAGRICOLTURA PER L’ESTENSIONE ALLE IMPRESE AGRICOLE ED ITTICHE DEGLI INCENTIVI PER I CONSORZI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE. “UNA NORMA CHE ABBIAMO FORTEMENTE VOLUTO”, COMMENTA PALAZZO DELLA VALLE “MA CHE VA QUANTO PRIMA MIGLIORATA.”

Fonte: Confagricoltura

Con la conversione in legge del decreto “Destinazione Italia” viene definitivamente estesa anche alle imprese agricole ed ittiche la disciplina degli incentivi per i consorzi di internazionalizzazione. Confagricoltura esprime viva soddisfazione per un provvedimento fortemente voluto da Palazzo della Valle che aveva sollecitato da tempo la questione al ministero delle Politiche agricole ed al ministero dello Sviluppo economico. “Era del tutto ingiusto – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - escludere le imprese agricole dagli incentivi per i consorzi; peraltro in un momento nel quale la propensione all’export dei nostri operatori è fattore essenziale di crescita e sviluppo per il Paese, come dimostrano anche i dati Istat della bilancia commerciale diffusi ieri.” Purtroppo la norma approvata contiene un aspetto critico che va assolutamente superato. Gli incentivi alle imprese agricole sono concessi solo nei limiti del regime de minimis (quindi limitati a 15 mila euro per tre esercizi come prevede il nuovo regolamento in vigore dal primo gennaio); ed in più nella norma di conversione – per un’evidente ‘svista’ – il riferimento è al regolamento valido sino al 31 dicembre 2013 che prevedeva un importo massimo di soli 7.500 euro. “Ringraziamo molto i due ministeri che ci hanno supportato, consentendo finalmente di chiarire che il regime di incentivi per i consorzi è esteso anche al settore agricolo – ha concluso Guidi -. Ora però bisogna intervenire per migliorare questo provvedimento. Da un lato va quanto prima precisato che l’importo massimo concedibile è quello più elevato valido dal primo gennaio scorso, come pure prevedeva un apposito emendamento promosso da Confagricoltura. Poi più in generale, in sede comunitaria, va innalzata almeno a 50 mila euro la soglia del de minimis come il coordinamento Agrinsieme aveva provveduto a chiedere al Governo in più occasioni. Un aumento che peraltro risulterebbe utile per aumentare l’efficacia di altri provvedimenti che fanno riferimento al regime de minimis.”

lunedì 9 dicembre 2013

BIOMETANO, DE GIROLAMO: CON INCENTIVI MENO DIPENDENZA DA ESTERO E PIÙ PIL AGRICOLO

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“Grazie al decreto sull’incentivazione del biometano che abbiamo firmato si risparmierà per l’importazione di gas e allo stesso tempo aumenterà il Pil agricolo, portando risorse importanti per il settore primario. Con questo intervento normativo, infatti, puntiamo a valorizzare le biomasse agricole, facendole diventare uno strumento di integrazione al reddito per gli agricoltori. Da oggi il metano ottenuto dalle biomasse potrà essere immesso nella rete del gas naturale, con un forte potenziamento dell’utilizzo non solo per la produzione dell’energia elettrica”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha commentato la firma, insieme al Ministro dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, del decreto per l’“Incentivazione del biometano immesso nella rete del gas naturale”, cioè del biogas, ottenuto da biomasse agricole, che è una delle fonti di energia rinnovabile più promettente per il nostro Paese. Il metano ottenuto da biomasse, potrà essere così miscelato e sostituire in tutti gli usi il gas naturale, che nel nostro Paese ha già una rete capillare di distribuzione. Con questa norma sarà quindi possibile utilizzare il metano prodotto da oltre 1.000 impianti connessi alle aziende agricole italiane non solo per la per la produzione di energia elettrica, ma anche per l’immissione diretta del biogas nella rete del metano e come combustibile per i trasporti stradali (autoveicoli a metano). Nel decreto è prevista la possibilità per le aziende agricole – tramite un bonus incentivante specifico - di ottenere l’autorizzazione per creare presso le strutture aziendali gli impianti di distribuzione di metano per autotrazione.

giovedì 12 luglio 2012

RINNOVABILI, CONFAGRICOLTURA: “COSI' LA GREEN ECONOMY NON CRESCE. I NUOVI DECRETI PENALIZZANO GLI INVESTIMENTI DELLE IMPRESE AGRICOLE

Fonte: Confagricoltura

“Vogliamo comprendere se il Paese crede davvero nella green economy e nel ruolo indispensabile che hanno le imprese agricole per lo sviluppo dell’energia alternativa”. Lo afferma Confagricoltura in relazione ai decreti sui nuovi regimi di incentivazione per le fonti rinnovabili elettriche e per il fotovoltaico, pubblicati in Gazzetta Ufficiale. “Nonostante il lavoro svolto in Conferenza unificata per migliorare i provvedimenti proposti dai ministeri competenti, i risultati non sono positivi – rileva Confagricoltura -. La nuova regolamentazione, che oltretutto giunge con un inaccettabile ritardo di dieci mesi rispetto a quanto indicato dal decreto legislativo 28/2011, ha apportato solo limitati e marginali miglioramenti. Il ministero per le Politiche agricole non avrebbe dovuto avallarla”. Ad avviso di Confagricoltura nei decreti emanati si discriminano le imprese agricole. L’Organizzazione fa alcuni esempi: nel V conto energia i fabbricati rurali, ai fini dell’accesso alle tariffe, non sono equiparati agli altri edifici; le serre fotovoltaiche subiscono un’ulteriore restrizione sulla superficie ricopribile da pannelli, che scende dal 50% al 30%; le tariffe onnicomprensive e quelle premio per l’energia consumata in sito non sono convenienti neppure per i piccoli impianti, ovvero quelli che interessano maggiormente il settore primario; e per i piccoli impianti agricoli non c’è più la priorità di accesso al registro. Per quanto riguarda il decreto sulle altre fonti rinnovabili, per Confagricoltura permangono una serie di problemi legati: alle tariffe base, comunque insufficienti per realizzare gli investimenti; ai premi, che richiedono tecnologie non facilmente applicabili agli impianti di potenza inferiore ad 1 MW; alle procedure di accesso, sia in relazione al registro, sia alla tipologia di alimentazione dell’impianto (nella categoria sottoprodotti rimane il vincolo di poter utilizzare solo il 30% di coltivazioni dedicate). E ancora una volta vengono penalizzati proprio i piccoli impianti, come quelli a biogas, fondamentali per il settore agricolo. “Quando si parla di green economy il pensiero va al ‘futuro’, senza tener conto del ‘presente’ e dell’attività più ‘green’ che già c’è, cioè quella agricola – conclude Confagricoltura -. Al di là delle singole misure dei due decreti, è inaccettabile la disattenzione complessiva verso le imprese agricole, non favorendo il loro ruolo e trascurando i benefici che ne deriverebbero per l’ambiente e per la collettività. Occorre cambiare atteggiamento, e lo deve fare prima di tutti il ministero per le Politiche agricole, e riconsiderare il ruolo che ha, e sempre più deve avere, il settore primario per la costruzione di una green economy degna di questo nome”.

mercoledì 14 dicembre 2011

AGROENERGIE, CONFAGRICOLTURA: UN NUOVO SISTEMA DI INCENTIVI CHE PREMI AGRICOLTURA VIRTUOSA E SVILUPPI ECONOMIA SOSTENIBILE. IL PROGETTO CO.AGR.ENERGY

Fonte: Confagricoltura

PRESENTAZIONE DEL XII RAPPORTO NOMISMA AGRICOLTURA “LA SFIDA DELLE BIOENERGIE”

Per dare un futuro alle agroenergie nel nostro Paese occorre arrivare in tempi brevi ad un nuovo sistema di incentivi che garantisca il raggiungimento degli obiettivi fissati per il biogas e le biomasse. Per il biogas, probabilmente, gli obiettivi fissati al 2020 a 1200 MW devono essere ritoccati con la revisione del Piano di azione sulle energie rinnovabili. Per il biogas agricolo occorre assicurare almeno 1000 MW. In tale contesto è sempre più indispensabile disporre di un piano energetico nazionale, la cui emanazione è prevista da più di 4 anni.

E’ quanto è emerso dall’incontro organizzato da Confagricoltura per la presentazione dell’attività di “Co.Agr.Energy”, il consorzio nato nel 2007 per iniziativa della Confederazione agricola, per promuovere specifiche azioni in campo energetico.

In particolare, il Consorzio ha presentato ed attuato un progetto di filiera nazionale promosso dal ministero delle Politiche agricole, la cui conclusione è fissata nell’ottobre del 2012, che, ad oggi, ha permesso la realizzazione di otto impianti a biogas in altrettante aziende agricole di cinque regioni diverse (Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria e Puglia) per un totale di 25 milioni di euro di investimenti, sui 36 stanziati. A breve è prevista l’apertura del cantiere dell’ultimo degli impianti in programma, in Veneto.

Ma l’attività del Consorzio non si limita a questo. Tra i suoi scopi, la formazione e l’assistenza tecnica alle aziende che vogliono investire o che abbiano già investito nelle agroenergie; la ricerca e la divulgazione dei risultati.

In questo ambito rientrano i due studi presentati oggi nell’incontro a Palazzo Della Valle, sede dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli: il rapporto Nomisma sull’agricoltura italiana “La sfida delle bioenergie - tendenze e scenari per le energie rinnovabili in agricoltura” e il progetto di ricerca “Analisi delle filiere bioenergetiche, individuazione dei criteri di sostenibilità ambientale e sistema di traccibuilità delle biomasse” realizzato da Agriconsulting.

“Grazie alle importanti politiche di incentivazione della produzione elettrica portate avanti dal nostro Paese negli ultimi anni - ha detto il presidente del Consorzio e vicepresidente di Confagricoltura Ezio Veggia - numerosi sono ormai i casi di aziende agricole divenute anche aziende agroenergetiche. Alla naturale vocazione agroalimentare si è affiancata questa nuova attività in cui i sottoprodotti diventano fonte per alimentare impianti per la produzione di elettricità e calore”.

“Le agroenergie - ha continuato Veggia - sono diventate un’attività economica in grado di produrre reddito ed occupazione, ma hanno svolto anche un’importante funzione in termini ambientali e nel mantenimento del tessuto agricolo sul territorio. Inoltre, nella misura in cui queste filiere sono alimentate da materie prime agricole nazionali, possono aumentare il grado di auto approvvigionamento energetico del Paese”.

Partendo dai dati sulla diffusione delle bioenergie in Italia ed in Europa e analizzando in particolare i diversi regimi di sostegno che hanno portato agli attuali risultati ed alle eccellenze di Paesi come la Germania per il biogas o come la Svezia per il biometano, il Rapporto Nomisma conduce un’analisi costi-benefici delle filiere bioenergetiche elettriche che dimostra che il livello di incentivazione attualmente offerto dalla Tariffa Onnicomprensiva è congruo alla rischiosità dell’investimento. Il Rapporto evidenzia, inoltre, gli impatti macroeconomici e le potenzialità agricole nel settore delle bioenergie in Italia. In particolare, in uno scenario ottimistico di forte adesione del mondo agricolo alle bioenergie, con cui si possa riuscire a produrre almeno il 50% del potenziale, l’agricoltura potrebbe raggiungere una sorta di “autosufficienza energetica”, arrivando a produrre più di quanto consuma e contando nei consumi finali nazionali per il 3%. Tale contributo rappresenterebbe quasi il 20% (3 punti percentuali su 17) dell’obiettivo assegnatoci dall’Ue.

L’analisi effettuata da Agriconsulting è finalizzata ad analizzare le filiere del biogas e della combustione della biomassa solida, riferite ad applicazioni di microgenerazione per individuarne i criteri di sostenibilità ambientale, cercando di dare un contributo conoscitivo agli investimenti già realizzati ed alimentare il dibattito in corso sui prossimi meccanismi di incentivazione, qualora si volessero prevedere dei premi aggiuntivi legati proprio al rispetto di questi principi.

Il lavoro ha confermato che il vantaggio ambientale delle agroenergie è sensibilmente favorevole rispetto alla produzione di energia elettrica con fonti e tecnologie convenzionali. Nel caso studio riferito ad un impianto di biogas (85% colture dedicate, 15% reflui zootecnici) la percentuale di risparmio di emissioni equivalenti di anidride carbonica è stata stimata al 77,5% rispetto ad un analogo impianto a combustibili fossili. Tale percentuale supera addirittura il 90% nel caso riferito ad un impianto a biomassa solida alimentato con colture dedicate e pollina.

“Ora che finalmente anche in Italia si è riusciti ad avviare una filiera delle biomasse e del biogas - ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - occorre scongiurare il pericolo di veder vanificare da una parte gli investimenti industriali, dall’altra la possibilità per le aziende agricole di sviluppare nuove fonti di reddito”.

“Servono - ha aggiunto Guidi - al contrario, segnali chiari per il futuro del settore. Un sistema di incentivazione diretto a premiare soprattutto gli impianti più piccoli collegati alle aziende agricole che utilizzano sottoprodotti, biomasse di integrazione e, in misura minore, coltivazioni dedicate di primo raccolto”.

“In questo momento di crisi economica - ha concluso il presidente di Confagricoltura - non è possibile bloccare lo sviluppo di un settore che sta avendo forti risultati positivi per l’agricoltura e l’industria. Ancora una volta rischiamo di cadere nell’errore di dedicare risorse per avvio di settori produttivi, peraltro strategici per il futuro del Paese e per il raggiungimento degli obiettivi ambientali indicati dall’Europa, per poi cancellarli con un colpo di spugna, producendo enormi danni alle imprese agricole, a quelle industriali e all’occupazione”.

mercoledì 3 agosto 2011

Dalla Regione 10,2 milioni di euro per gli invasi destinati ai campi o agli allevamenti. Domande entro il 18 novembre

FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA

Incentivi per la realizzazione e il potenziamento di invasi per la raccolta dell’acqua da destinare all’irrigazione e agli allevamenti. La Giunta regionale ha messo a disposizione 10,2 milioni di euro di contributi pubblici.
Con la delibera n.1133 del 27 luglio scorso è stato infatti approvato il Programma operativo della Misura 125 "Infrastrutture connesse allo sviluppo ed all’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura”. La Misura è rivolta ad aggregazioni di produttori agricoli e prevede l’erogazione di incentivi a fronte di investimenti per la realizzazione e il potenziamento di invasi di accumulo idrico ad indirizzo plurimo (irrigazione e/o allevamento) e delle reti di distribuzione.
“In questo modo intendiamo dare una risposta a quel ventaglio di nuove sfide, tra cui quella del risparmio idrico, poste dall’Unione europea all’attenzione degli Stati membri con la riforma health check”, spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni. “Con questa misura si intende favorire l’acculo di risorse irrigue nelle stagioni a maggiore piovosità da utilizzare per migliorare la gestione di quei terreni che ad esempio sarebbero costretti a prelevare l’acqua dalla falda”.
Le domande
Le domande possono essere presentate, entro il prossimo 18 novembre, da Consorzi di scopo costituiti da almeno 20 imprese agricole. Gli invasi di raccolta delle acque devono avere carattere interaziendale, al servizio delle imprese agricole aderenti al consorzio, e una dimensione compresa tra 50 mila e 250 mila metri cubi.
Gli investimenti ammessi potranno avere una dimensione finanziaria tra 100 mila e 1 milione di euro. L’aiuto sarà concesso sottoforma di contributo in conto capitale e potrà coprire fino al 70% del totale della spesa.
Sarà riconosciuta la precedenza assoluta ai progetti al servizio di territori collinari e montani; avranno priorità i progetti che coinvolgono un più ampio numero di imprese oltre il livello minimo, la maggior estensione delle superfici asservite o la realizzazione ex novo di invasi con relative reti di adduzione.

lunedì 22 novembre 2010

ENERGIA PULITA, VECCHIONI (CONFAGRICOLTURA): “UN QUADRO CERTO SUGLI INCENTIVI PER FAR DECOLLARE IL POTENZIALE PRODUTTIVO DELLE IMPRESE AGRICOLE”

Fonte: Confagricoltura

L’agricoltura in Italia può ambire ad un ruolo di primo piano nello sviluppo delle energie rinnovabili, infatti può fornire, grazie alle biomasse, almeno 3 dei 17 punti percentuali richiesti all’Italia dalla Direttiva 20-20-20 (un contributo prossimo al 20%). Già oggi, nel solo settore del biogas di origine agricola sono operativi circa 300 impianti con più di 150 Mw installati, Cifra che potrebbe raddoppiare a partire da quest’anno e raggiungere al 2020 i 650-800 MW. A questi occorre aggiungere più di 400 impianti (di cui poco più della metà in fase progettuale) che riguardano le biomasse solide e gli oli vegetali che utilizzano biomasse provenienti dall’agricoltura e dalla forestazione. Per questi motivi in proiezione futura bisogna tenere in maggiore considerazione le bioenergie agricole (colture dedicate, residui zootecnici e residui colturali), viste le notevoli possibilità di sviluppo: circa 8,3 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).

Dopo aver tracciato questo quadro della situazione, nel suo intervento al convegno “Una nuova agricoltura”, organizzato dalla Fondazione Cisifin-Alberto Predieri e dall’Accademia dei Georgofili, il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha proseguito: “Incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili da parte delle imprese agricole è essenziale perché garantisce il mantenimento di un tessuto produttivo sul territorio con un’agricoltura pluriattiva, che diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma anche perché, nella misura in cui queste filiere agricole sono alimentate da materie prime nazionali, possono aumentare il grado di autosufficienza energetica del Paese. Senza contare la forte valenza ambientale”.

In merito al rapporto “food - no food” il presidente di Confagricoltura ha sottolineato che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino una competizione. Difatti, vi sono circa un milione di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbe essere vantaggiosamente destinata a scopi energetici.

“In questo contesto - ha sottolineato Vecchioni - va individuato un quadro stabile del sistema di incentivazione indispensabile per consentire agli operatori la programmazione delle iniziative e l’accesso al credito. Poi, considerato il fatto che per le biomasse ed il biogas la tariffa omnicomprensiva ed il sistema del coefficiente moltiplicatore dei certificati verdi sono scattati con notevole ritardo sul previsto causando un brusco rallentamento degli investimenti, è essenziale che gli attuali livelli di incentivo siano mantenuti per almeno tre anni e che il valore dell’incentivo riconosciuto all’impianto rimanga fisso per tutto il periodo previsto. Infine è opportuno che la revisione periodica del sistema di incentivazione abbia una cadenza triennale ed entri in vigore non prima di 12 mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”

“Sul sistema dei Certificati Verdi, invece, occorre procedere ad una riflessione più profonda - ha concluso Federico Vecchioni -, visto che non sembra essere più in grado di garantire lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto a causa dell’eccessiva volatilità dei prezzi che rischia di rallentare fortemente gli investimenti e contemporaneamente di creare pesanti oneri di sistema”.

giovedì 4 novembre 2010

CONFAGRICOLTURA A RIMINI AL SALONE “KEYENERGY”. ”LA CRESCITA DELLE AGROENERGIE VA EQUILIBRATA CON UN QUADRO NORMATIVO STABILE ED INCENTIVI”

Fonte: Confagricoltura

«La produzione di beni alimentari è la mission degli agricoltori. Ma impegnarsi in tal senso non è più sufficiente. Puntiamo ad un’agricoltura pluriattiva, che integra e diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente. Senza contare che le filiere agroenergetiche alimentate da materie prime nazionali, aumentano il grado di autosufficienza energetica del Paese». Lo ha sottolineato il direttore generale di Confagricoltura Vito Bianco, chiudendo i lavori del convegno sulle tematiche delle fonti rinnovabili promosso, dalla stessa Confagricoltura e da Agroenergia, alla Fiera di Rimini nell’ambito del salone “KeyEnergy”.

Vito Bianco ha tratteggiato lo scenario attuale: crisi, diversificazione, territorio. Da qui prendono avvio le imprese agricole di nuova generazione, che coniugano mercato e green economy, cercando nuovi ed innovativi spazi produttivi. «Quando si parla di green economy - ha detto - la produzione di energia da biomasse coinvolge tutta la filiera (agricoltura, artigianato, industria, commercio), è un settore produttivo che interessa in modo profondo l’economia di un territorio».

Una produzione di energia che fa bene all’ambiente: «L’aspetto che maggiormente qualifica l’uso energetico delle biomasse - ha ricordato il direttore generale di Confagricoltura - è la forte valenza ambientale collegata al riutilizzo dei sottoprodotti e dei residui dell’attività agroforestale e delle industrie connesse nonché in alcune filiere come quella del biogas, alla conseguente riduzione delle emissioni degli effluenti zootecnici che possono contribuire ad alterare il clima».

Bianco si è soffermato anche sul rapporto “food - no food” ribadendo che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino la competizione. «Vi sono - ha detto - centinaia di migliaia di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbero essere vantaggiosamente destinati agli scopi energetici. In particolare 494 mila ettari di terreni a riposo, inclusi nella Sau, e 592 mila ettari di superficie non utilizzata, al di fuori della Sau, che si potrebbe valutare se e a quali costi destinare alla produzione di energie rinnovabili. In totale oltre un milione di ettari su cui concentrarsi per un vero e proprio piano di sviluppo dell’energia da biomasse».

Ha concluso il direttore generale: «Confagricoltura chiede un quadro normativo stabile e certezze almeno quinquennali, prevedendo incentivi, a favore degli imprenditori agricoli che si mettono in gioco. Solo così si può consentire la programmazione, gli investimenti e l’accesso al credito».