Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Presentati dall'assessore Rabboni i risultati della programmazione 2007-2013: più 28% le aziende beneficiarie, più 76% in montagna, più 15% il valore aggiunto, più 11% gli occupati. Dai giovani il 26% del totale delle domande.
Bologna - E’ un’agricoltura più innovativa, amica dell’ambiente e fonte di buona occupazione, ma anche un’agricoltura più forte grazie all’esperienza dei progetti di filiera, quella che si delinea da un primo bilancio del Programma di sviluppo rurale dell’Emilia-Romagna 2007-2013 presentato oggi a Bologna nel corso del convegno “Risultati e nuova programmazione. Lo sviluppo rurale in Emilia-Romagna”, che a pochi giorni dall’accordo sulla nuova Politica agricola comune è servito per delineare gli obiettivi della nuova programmazione 2014-2020.
“Questo Psr - ha sottolineato concludendo i lavori il presidente della Regione Vasco Errani – ci consegna risultati significativi e importanti che ci forniscono anche la strategia da seguire per il futuro. In particolare con i progetti integrati di filiera, abbiamo anticipato una scelta strategica della nuova Pac. Dobbiamo continuare in questa direzione facendo un ulteriore salto di qualità in un quadro di forte programmazione nazionale”.
“Il numero delle aziende agricole beneficiarie è aumentato del 28%, con un picco del 76% in montagna – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – gli investimenti aziendali hanno generato un valore aggiunto del 15% e un aumento dell’11% degli occupati, i giovani hanno rappresentato il 26% delle domande presentate e, tra le ditte individuali, il 50% dei contributi concessi per le competitività “. Con il prossimo PSR andranno riconfermati questi esiti cercando però di coinvolgere in processi innovativi l’insieme degli agricoltori regionali, in particolare quelli più in difficoltà di mercato e di reddito, delle aree rurali e montante più problematiche. “Questo potrà accadere solo se decideremo, tutti insieme - ha aggiunto Rabboni - di destinare la gran parte delle risorse della futura programmazione alle diverse forme possibili di reti di impresa.“
I dati del PSR 2007-2013. Il ruolo dei progetti di filiera
Nel periodo 2007-2013 le aziende agricole che hanno ricevuto finanziamenti del Psr sono cresciute del 28%, con un picco del 76% in montagna (quelle in cui l’agricoltura è lo strumento principale di presidio del territorio e di contrasto allo spopolamento). I giovani agricoltori hanno rappresentato il 26% del totale delle domande ammesse e il 50% dei contributi concessi per la competitività sulle ditte individuali. Il sostegno alle produzioni biologiche ha assorbito il 34% delle risorse, mentre i prodotti Dop e Igp hanno potuto contare su oltre la metà dei finanziamenti impegnati. Non solo: il PSR 2007-2013 ha coinvolto oltre 208 mila ettari (il 20% del totale) in interventi di carattere ambientale e ha permesso di ridurre del 42% le concimazioni azotate, del 51% l’uso di fitofarmaci, di 200 mila tonnellate all’anno le emissioni di Co2.
Di particolare rilievo poi il ruolo che hanno avuto i progetti di filiera, vero e proprio tratto distintivo della programmazione 2007-2013, voluto dalla Regione Emilia-Romagna per promuovere la collaborazione tra aziende di produzione, trasformazione e commercializzazione, rafforzando in particolare il ruolo della parte agricola, tradizionale anello debole della catena. Quasi l’80% dei progetti ha introdotto vincoli di conferimento della materia prima grazie ai quali si sono consolidati gli sbocchi di mercato per gli agricoltori. I progetti di filiera hanno generato nuovi posti di lavoro nel 44,9% dei casi e nel 71% rafforzato la sicurezza sul lavoro. Un monitoraggio effettuato sugli investimenti aziendali, a due anni dalla loro conclusione, ha infine mostrato un incremento del 18% della produzione lorda vendibile, del 15% del valore aggiunto nelle aziende beneficiarie e dell’11% delle unità di lavoro.
Gli obiettivi per il Psr 2014-2020: reti di impresa, innovazione, accesso al credito più facile, meno burocrazia
Estendere l’esperienza degli accordi di filiera e delle reti di impresa che dovranno diventare una vera priorità, sostenere le partnership tra le imprese agroalimentari e il mondo della ricerca per promuovere l’innovazione e il trasferimento tecnologico, rendere più facile l’accesso al credito per i beneficiari del Psr , ridurre la complessità burocratica per gli adempimenti europei. Sono questi alcuni degli obiettivi che la Regione ha lanciato per allargare la platea delle imprese beneficiarie, in particolare le più marginali, del prossimo Psr e sui quali ha avviato oggi il confronto con il mondo agricolo regionale.
Si tratta di cogliere appieno alcune delle opportunità offerte anche dal nuovo regolamento che prevede significativi incentivi economici proprio per i progetti collettivi e integrati, ma anche per il “partenariato d’innovazione” veri e propri accordi operativi tra mondo agricolo e della ricerca. Per quanto riguarda l’accesso al credito, tra le proposte della Regione il rafforzamento dell’esperienza di “Investi agricoltura”, in collaborazione con Istituti di credito e Consorzi Fidi, che ha permesso in questa programmazione l’immediato anticipo fino al 100% dell’investimento e un pre-ammortamento di 18 mesi con il solo pagamento degli interessi
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lunedì 8 luglio 2013
venerdì 1 febbraio 2013
LOTTA ALLO SPRECO ALIMENTARE, ERRANI E RABBONI INCONTRANO GAROT, MINISTRO FRANCESE CON DELEGA ALL'AGROALIMENTARE.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
In regione nel 2012 oltre 100 mila quintali di ortofrutta sottratti alla distruzione e distribuiti a persone indigenti
Oltre 100 mila quintali di frutta e verdura sottratti in regione alla distruzione nel corso del 2012 e distribuiti a enti e strutture che si occupano di persone in difficoltà. Grazie ai fondi europei e all’iniziativa della Regione Emilia-Romagna. Di questi circa 21 mila sono transitati nella piattaforma bolognese di Villa Pallavicini, gestita dalla Fondazione Gesù Divino Operaio, e successivamente distribuiti a enti e strutture diocesane, al carcere della Dozza, all’Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp) “Poveri vergognosi” e alle popolazioni colpite dal sisma dello scorso maggio. I prodotti recuperati hanno un valore commerciale di oltre 4 milioni di euro. Di contrasto allo spreco alimentare, di proposte per nuove regole comunitarie e di iniziative per recuperare le eccedenze agricole si è discusso durante l’incontro avvenuto questo pomeriggio tra il presidente della Regione Vasco Errani e Guillaume Garot, ministro francese con delega all’Agroalimentare. Garot era accompagnato dall’ambasciatore di Francia in Italia; presenti all’incontro anche Tiberio Rabboni, assessore regionale all’Agricoltura, e Salvatore Caronna, eurodeputato alla Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. La Regione Emilia-Romagna, prima in Italia, ha realizzato un portale web che rende completamente trasparenti le relazioni tra le Organizzazioni dei produttori ortofrutticoli che rendono disponibile il prodotto e gli enti di solidarietà sociale che provvedono a distribuirlo alle persone indigenti. “Questa opportunità in Italia è purtroppo poco conosciuta ed utilizzata. Da sola l’Emilia-Romagna ritira e distribuisce circa l’80% della produzione ortofrutticola italiana destinata agli indigenti - ha sottolineato Rabboni - e questo per tre ragioni: qui ci sono un mondo agricolo organizzato, numerose reti organizzate di aiuto agli indigenti come Caritas e Banco Alimentare, una Regione che svolge un importante ruolo di interfaccia tra chi ritira e chi può distribuire”. L’incontro con Garot è stata l’occasione per fare il punto sul futuro delle politiche agricole europee. “Siamo pienamente pronti a collaborare ad esperienze e scambi con le altre Regioni - ha sottolineato Errani - che servano anche a contribuire a costruire una legislazione comune sul tema della lotta allo spreco alimentare”. Dopo l’incontro in Regione, Garot ha visitato il Centro Caritas di raccolta e distribuzione delle eccedenze agroalimentari di Villa Pallavicini.
In regione nel 2012 oltre 100 mila quintali di ortofrutta sottratti alla distruzione e distribuiti a persone indigenti
Oltre 100 mila quintali di frutta e verdura sottratti in regione alla distruzione nel corso del 2012 e distribuiti a enti e strutture che si occupano di persone in difficoltà. Grazie ai fondi europei e all’iniziativa della Regione Emilia-Romagna. Di questi circa 21 mila sono transitati nella piattaforma bolognese di Villa Pallavicini, gestita dalla Fondazione Gesù Divino Operaio, e successivamente distribuiti a enti e strutture diocesane, al carcere della Dozza, all’Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp) “Poveri vergognosi” e alle popolazioni colpite dal sisma dello scorso maggio. I prodotti recuperati hanno un valore commerciale di oltre 4 milioni di euro. Di contrasto allo spreco alimentare, di proposte per nuove regole comunitarie e di iniziative per recuperare le eccedenze agricole si è discusso durante l’incontro avvenuto questo pomeriggio tra il presidente della Regione Vasco Errani e Guillaume Garot, ministro francese con delega all’Agroalimentare. Garot era accompagnato dall’ambasciatore di Francia in Italia; presenti all’incontro anche Tiberio Rabboni, assessore regionale all’Agricoltura, e Salvatore Caronna, eurodeputato alla Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. La Regione Emilia-Romagna, prima in Italia, ha realizzato un portale web che rende completamente trasparenti le relazioni tra le Organizzazioni dei produttori ortofrutticoli che rendono disponibile il prodotto e gli enti di solidarietà sociale che provvedono a distribuirlo alle persone indigenti. “Questa opportunità in Italia è purtroppo poco conosciuta ed utilizzata. Da sola l’Emilia-Romagna ritira e distribuisce circa l’80% della produzione ortofrutticola italiana destinata agli indigenti - ha sottolineato Rabboni - e questo per tre ragioni: qui ci sono un mondo agricolo organizzato, numerose reti organizzate di aiuto agli indigenti come Caritas e Banco Alimentare, una Regione che svolge un importante ruolo di interfaccia tra chi ritira e chi può distribuire”. L’incontro con Garot è stata l’occasione per fare il punto sul futuro delle politiche agricole europee. “Siamo pienamente pronti a collaborare ad esperienze e scambi con le altre Regioni - ha sottolineato Errani - che servano anche a contribuire a costruire una legislazione comune sul tema della lotta allo spreco alimentare”. Dopo l’incontro in Regione, Garot ha visitato il Centro Caritas di raccolta e distribuzione delle eccedenze agroalimentari di Villa Pallavicini.
lunedì 18 luglio 2011
COLDIRETTI INCONTRA ERRANI PER L’ORTOFRUTTA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Inaccettabile che per un caffè occorra l’equivalente in euro di 5 kg di pesche. I produttori sollecitano l’intervento del ministero dell’agricoltura e chiedono di frenare la politica commerciale aggressiva della GDO, che favorisce il prodotto di importazione di bassa qualità a scapito del prodotto nazionale, meglio se del territorio. I prezzi in campo più bassi di quelli di 10 anni, ma i costi sono aumentati e le aziende iniziano ad espiantare i frutteti
Nel 2011 pesche e nettarine vengono pagate meno di 10 anni fa. Nella campagna del lontano 2001, primo anno di applicazione dell’Euro, l’Osservatorio Agroalimentare di Regione e Unioncamere dell’Emilia Romagna avevano rilevato un prezzo medio di 40 centesimi al chilo, il doppio dei 20 centesimi che i produttori ottengono oggi. Si tratta di un prezzo – rileva Coldiretti Emilia Romagna – che non ripaga i costi di produzione e che risulta scandaloso se paragonato ai prezzi di alcuni prodotti di uso corrente: ci vogliono 5,5 Kg di pesche per una tazzina di caffè, 20 Kg per un bitter, 49 Kg per una crema abbronzante.Una concatenazione di cause, derivata dall’emergenza dell’”Escherichia Coli”, dall’andamento meteorologico, che ha provocato il sovrapporsi di produzioni diverse, e dai bassi consumi, hanno determinato la necessità di salvaguardare i prodotti di qualità italiani, tra i quali, oltre ad ortaggi e a pesche e nettarine, anche altri prodotti come cocomeri, meloni, patate e cipolle.
Per questo i produttori di Coldiretti hanno realizzato un presidio a Bologna, all’ingresso del palazzo della Regione, durante il quale è stata distribuita frutta ai dipendenti di via Aldo Moro. Davanti alla sede della Giunta regionale è stato allestito un anfiteatro con 300 cassette di frutta con lo slogan “Arrivano i Nostri”. Nell’anfiteatro, dove è stata presentata la prima mostra comparata dei prezzi di prodotti di uso comune con il corrispettivo in pesche, una rappresentanza dei produttori ortofrutticoli di tutta l’Emilia Romagna ha incontrato il presidente della Regione Vasco Errani e l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni, ai quali è stata presentato un documento di interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza.
“Da un lato c’è l’inadeguatezza delle normative comunitarie per la prevenzione e la gestione delle crisi di mercato – ha detto il presidente di Coldiretti regionale, Mauro Tonello – dall’altro c’è un diffuso comportamento della Grande distribuzione organizzata (Gdo) ad utilizzare il prodotto ortofrutticolo per aggressive campagne di promozione sottocosto. Il tutto innesca una miscela esplosiva che fa da acceleratore dell’emergenza”.
Proprio sulla grande distribuzione si appuntano le critiche più forti dei produttori. “Come prima azione per rilanciare i nostri prodotti – ha detto Tonello – abbiamo cercato un accordo al tavolo interprofessionale nazionale che limitasse l’immissione sul mercato di prodotto di minore qualità e di minor calibro, ottenendo però solo un netto rifiuto da parte della Gdo di impegnarsi a non commercializzare prodotto di importazione con caratteristiche qualitative inferiori a quelle per cui si impegnavano i produttori italiani”.
Nel documento presentato ad Errani i produttori, tra le varie proposte, chiedono un autorevole intervento sul Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali per poter ovviare a situazione ed intervenire presso la Gdo per:
• sottoscrivere l’accordo interprofessionale, già firmato dal resto della filiera;
• regolamentare l’uso del sottocosto dei prodotti ortofrutticoli;
• regolamentare l’uso della scontistica;
• ridurre i tempi di pagamento sui prodotti deperibili,
• fissare l’obbligo di una corretta informazione al consumatore sulla stagionalità.
Inoltre è stato chiesto rafforzare gli interventi di credito agevolato e di attivare procedure per sospendere rate e pagamenti dovuti dalle imprese agricole nel 2011, consentendone la rateizzazione nel medio periodo.
“Sarà fondamentale – ha concluso Tonello – avviare un piano di ristrutturazione del settore, con interventi per il ripristino della trasparenza nelle transazioni commerciali e il riposizionamento delle Organizzazione di prodotto. Non dobbiamo dimenticare che dal 2005 ad oggi solo in Emilia Romagna sono arrivati circa 500 milioni di euro dall’ente pubblico, che hanno attivato interventi per 1 miliardo di euro, che comunque non hanno scongiurato 4 anni di crisi su 7 campagne”.
Prezzi comparati di alcuni prodotti di uso comune e il corrispettivo in pesche:
prodotti prezzi corrispettivo pesche
caffè € 1,10 5,5 Kg
sigarette € 4,60 23 Kg
acqua ½ l € 0,80 4 Kg
chewing gum € 1,70 8,5 Kg
biro € 1,80 9 Kh
bitter € 2,00 10 Kg
crema abbronzante € 9,80 49 Kg
Integratore alimentare € 15,50 77,5 Kg
Inaccettabile che per un caffè occorra l’equivalente in euro di 5 kg di pesche. I produttori sollecitano l’intervento del ministero dell’agricoltura e chiedono di frenare la politica commerciale aggressiva della GDO, che favorisce il prodotto di importazione di bassa qualità a scapito del prodotto nazionale, meglio se del territorio. I prezzi in campo più bassi di quelli di 10 anni, ma i costi sono aumentati e le aziende iniziano ad espiantare i frutteti
Nel 2011 pesche e nettarine vengono pagate meno di 10 anni fa. Nella campagna del lontano 2001, primo anno di applicazione dell’Euro, l’Osservatorio Agroalimentare di Regione e Unioncamere dell’Emilia Romagna avevano rilevato un prezzo medio di 40 centesimi al chilo, il doppio dei 20 centesimi che i produttori ottengono oggi. Si tratta di un prezzo – rileva Coldiretti Emilia Romagna – che non ripaga i costi di produzione e che risulta scandaloso se paragonato ai prezzi di alcuni prodotti di uso corrente: ci vogliono 5,5 Kg di pesche per una tazzina di caffè, 20 Kg per un bitter, 49 Kg per una crema abbronzante.Una concatenazione di cause, derivata dall’emergenza dell’”Escherichia Coli”, dall’andamento meteorologico, che ha provocato il sovrapporsi di produzioni diverse, e dai bassi consumi, hanno determinato la necessità di salvaguardare i prodotti di qualità italiani, tra i quali, oltre ad ortaggi e a pesche e nettarine, anche altri prodotti come cocomeri, meloni, patate e cipolle.
Per questo i produttori di Coldiretti hanno realizzato un presidio a Bologna, all’ingresso del palazzo della Regione, durante il quale è stata distribuita frutta ai dipendenti di via Aldo Moro. Davanti alla sede della Giunta regionale è stato allestito un anfiteatro con 300 cassette di frutta con lo slogan “Arrivano i Nostri”. Nell’anfiteatro, dove è stata presentata la prima mostra comparata dei prezzi di prodotti di uso comune con il corrispettivo in pesche, una rappresentanza dei produttori ortofrutticoli di tutta l’Emilia Romagna ha incontrato il presidente della Regione Vasco Errani e l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni, ai quali è stata presentato un documento di interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza.
“Da un lato c’è l’inadeguatezza delle normative comunitarie per la prevenzione e la gestione delle crisi di mercato – ha detto il presidente di Coldiretti regionale, Mauro Tonello – dall’altro c’è un diffuso comportamento della Grande distribuzione organizzata (Gdo) ad utilizzare il prodotto ortofrutticolo per aggressive campagne di promozione sottocosto. Il tutto innesca una miscela esplosiva che fa da acceleratore dell’emergenza”.
Proprio sulla grande distribuzione si appuntano le critiche più forti dei produttori. “Come prima azione per rilanciare i nostri prodotti – ha detto Tonello – abbiamo cercato un accordo al tavolo interprofessionale nazionale che limitasse l’immissione sul mercato di prodotto di minore qualità e di minor calibro, ottenendo però solo un netto rifiuto da parte della Gdo di impegnarsi a non commercializzare prodotto di importazione con caratteristiche qualitative inferiori a quelle per cui si impegnavano i produttori italiani”.
Nel documento presentato ad Errani i produttori, tra le varie proposte, chiedono un autorevole intervento sul Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali per poter ovviare a situazione ed intervenire presso la Gdo per:
• sottoscrivere l’accordo interprofessionale, già firmato dal resto della filiera;
• regolamentare l’uso del sottocosto dei prodotti ortofrutticoli;
• regolamentare l’uso della scontistica;
• ridurre i tempi di pagamento sui prodotti deperibili,
• fissare l’obbligo di una corretta informazione al consumatore sulla stagionalità.
Inoltre è stato chiesto rafforzare gli interventi di credito agevolato e di attivare procedure per sospendere rate e pagamenti dovuti dalle imprese agricole nel 2011, consentendone la rateizzazione nel medio periodo.
“Sarà fondamentale – ha concluso Tonello – avviare un piano di ristrutturazione del settore, con interventi per il ripristino della trasparenza nelle transazioni commerciali e il riposizionamento delle Organizzazione di prodotto. Non dobbiamo dimenticare che dal 2005 ad oggi solo in Emilia Romagna sono arrivati circa 500 milioni di euro dall’ente pubblico, che hanno attivato interventi per 1 miliardo di euro, che comunque non hanno scongiurato 4 anni di crisi su 7 campagne”.
Prezzi comparati di alcuni prodotti di uso comune e il corrispettivo in pesche:
prodotti prezzi corrispettivo pesche
caffè € 1,10 5,5 Kg
sigarette € 4,60 23 Kg
acqua ½ l € 0,80 4 Kg
chewing gum € 1,70 8,5 Kg
biro € 1,80 9 Kh
bitter € 2,00 10 Kg
crema abbronzante € 9,80 49 Kg
Integratore alimentare € 15,50 77,5 Kg
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CRISI PESCHE E NETTARINE - ERRANI: IL GOVERNO CONVOCHI UN TAVOLO NAZIONALE PER LA FIRMA DI UN ACCORDO CON LA GRANDE DISTRIBUZIONE

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Bologna - “E’ fondamentale che il Governo convochi un tavolo nazionale per arrivare alla firma di un accordo con la grande distribuzione, che permetta di non immettere nel mercato prodotto di scarsa qualità e sottocosto. Lo abbiamo già chiesto come Conferenza delle Regioni, tornerò ad impegnarmi in questa direzione nelle prossime ore. La Regione Emilia-Romagna c’è.”
Lo ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani che è intervenuto questa mattina alla manifestazione organizzata a Bologna dalla Coldiretti regionale per fare il punto sulle gravi difficoltà che sta attraversando il comparto dell’ortofrutta estiva e in particolare delle pesche e nettarine.
“Quattro crisi in sette anni – ha aggiunto Errani – ci dicono che il problema della frutta estiva è ormai un problema strutturale e che dobbiamo lavorare per riorganizzare l’intera filiera, garantendo innanzi tutto un’ equa remunerazione ai produttori. E’ questo il punto strategico su cui è necessario unire il nostro impegno e lavorare insieme.”
Oltre che da parte del Presidente Errani la manifestazione della Coldiretti ha ottenuto il sostegno anche dell’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni che ha ricordato le misure da adottare nell’immediato. Due in particolare: il ritiro dal mercato di una quota di invenduto da destinare agli indigenti e agli impianti a biogas, così come previsto dall’Ocm frutta, per favorire un sia pur minimo rialzo dei prezzi e, da parte dell’Europa, un provvedimento di sostegno economico analogo a quello varato, per sole cinque varietà vegetali, dopo la crisi dell’Escherichia Coli. “L’Europa – ha aggiunto Rabboni - deve inoltre capire che la frutta estiva è un prodotto altamente deperibile e che richiede particolari reti protettive da adottare su scala transnazionale, per un corretto governo del’offerta. Di tutto questo ho parlato nei giorni scorsi a Bruxelles con lo staff del commissario all’ agricoltura Ciolos, con i parlamentari italiani e il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, De Castro. Nei prossimi giorni anche la Commissione agricoltura del Senato italiano presenterà una risoluzione in questa direzione.”
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martedì 5 aprile 2011
FINANZIAMENTI ALLE ASSOCIAZIONI ALLEVATORI. RABBONI: SITUAZIONE DRAMMATICA. ATTENDIAMO ANCORA L'INCONTRO CHIESTO DAL PRESIDENTE DELLE REGIONI ERRANI.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Dal Ministero nessuna iniziativa.
Bologna -“La situazione è drammatica e si aggrava ogni giorno di più. Manca qualsiasi prospettiva e il Ministero fa come lo struzzo e mette la testa sotto la sabbia. Mi auguro che il nuovo Ministro delle politiche agricole voglia affrontare il problema. Al momento le uniche Istituzioni che si sono mosse sono state le Regioni, a partire dall’Emilia-Romagna”. E’ il commento del’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni al mancato finanziamento da parte del Governo delle attività di miglioramento genetico gestite dalle Apa, le associazioni provinciali degli agricoltori, con pesanti conseguenze su tutto il comparto zootecnico.
“Abbiamo promosso numerosi e infruttuosi incontri presso il Ministero – ricorda Rabboni – arrivando a impegnare in prima persona lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani in un’iniziativa che ha visto la partecipazione dei presidenti delle Associazioni agricole, dei Sindacati, dell’Associazione nazionale allevatori e di quelle regionali. In questo incontro Errani ha chiarito che non c’è nessun rimpallo tra il Ministero e le Regioni perché il Governo ha vistosamente tagliato i trasferimenti statali comprendendo in questo taglio anche le risorse destinate alle Apa: dai 5,2 miliardi di euro del 2010 si è passati ai 0,9 miliardi del 2011. Sono numeri scritti nel bilancio dello Stato e delle Regioni e chiunque può verificarli”.
“Proprio in quella occasione – spiega ancora Rabboni - il presidente Errani ha proposto di convocare una riunione congiunta con i Ministri delle finanze, dell’agricoltura e dei rapporti con le Regioni sia per definire la situazione dei trasferimenti sia per mettere a punto un piano di emergenza in grado da garantire l’operatività delle Apa nel 2011 e negli anni successivi, chiedendo al Governo uno stanziamento adeguato e assicurando la disponibilità delle Regioni a eventuali integrazioni.”
“Tuttavia – sottolinea Rabboni – sono trascorse diverse settimane e non c’è stato ancora modo di avere l’incontro, annunciato dal ministro Fitto e poi sconvocato. E’ bene dunque che la pressione delle Associazioni allevatori oltre che alle Regioni si indirizzi anche al Ministero perché faccia seguito ai suoi impegni”.
Dal Ministero nessuna iniziativa.
Bologna -“La situazione è drammatica e si aggrava ogni giorno di più. Manca qualsiasi prospettiva e il Ministero fa come lo struzzo e mette la testa sotto la sabbia. Mi auguro che il nuovo Ministro delle politiche agricole voglia affrontare il problema. Al momento le uniche Istituzioni che si sono mosse sono state le Regioni, a partire dall’Emilia-Romagna”. E’ il commento del’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni al mancato finanziamento da parte del Governo delle attività di miglioramento genetico gestite dalle Apa, le associazioni provinciali degli agricoltori, con pesanti conseguenze su tutto il comparto zootecnico.
“Abbiamo promosso numerosi e infruttuosi incontri presso il Ministero – ricorda Rabboni – arrivando a impegnare in prima persona lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani in un’iniziativa che ha visto la partecipazione dei presidenti delle Associazioni agricole, dei Sindacati, dell’Associazione nazionale allevatori e di quelle regionali. In questo incontro Errani ha chiarito che non c’è nessun rimpallo tra il Ministero e le Regioni perché il Governo ha vistosamente tagliato i trasferimenti statali comprendendo in questo taglio anche le risorse destinate alle Apa: dai 5,2 miliardi di euro del 2010 si è passati ai 0,9 miliardi del 2011. Sono numeri scritti nel bilancio dello Stato e delle Regioni e chiunque può verificarli”.
“Proprio in quella occasione – spiega ancora Rabboni - il presidente Errani ha proposto di convocare una riunione congiunta con i Ministri delle finanze, dell’agricoltura e dei rapporti con le Regioni sia per definire la situazione dei trasferimenti sia per mettere a punto un piano di emergenza in grado da garantire l’operatività delle Apa nel 2011 e negli anni successivi, chiedendo al Governo uno stanziamento adeguato e assicurando la disponibilità delle Regioni a eventuali integrazioni.”
“Tuttavia – sottolinea Rabboni – sono trascorse diverse settimane e non c’è stato ancora modo di avere l’incontro, annunciato dal ministro Fitto e poi sconvocato. E’ bene dunque che la pressione delle Associazioni allevatori oltre che alle Regioni si indirizzi anche al Ministero perché faccia seguito ai suoi impegni”.
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