Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
Il tavolo per la contrattazione del pomodoro da Industria del Nord, tra Industrie di trasformazione e Organizzazioni di produttori, ha trovato un accordo mercoledì sera. E i commenti a caldo di Confagricoltura Emilia Romagna non sono del tutto positivi. “Non sono state recepite le richieste di modifica dei parametri qualitativi – sottolinea il presidente della sezione di prodotto Pomodoro da Industria di Confagricoltura Emilia-Romagna, Giovanni Lambertini – occorreva riscrivere e fissare una volta per tutte le modalità di valutazione qualitativa del prodotto, annosa questione che anche questa volta rischia di poter condizionare pesantemente il prezzo in corso di campagna. E’ pur vero che qualche miglioria è stata introdotta, ma non di carattere sostanziale”.
Il prezzo di riferimento dell’accordo è 92 euro a tonnellata. “Se consideriamo che l’indice medio di pagamento – sottolinea Giovanni Lambertini - negli ultimi tre anni, è stato del 90%, ecco che il prezzo a consuntivo atteso potrebbe essere di 82.80 euro/tonnellata che con le modifiche delle scalette qualitative potrà raggiungere gli 83 euro. Una quotazione insoddisfacente e che ci pone da subito in affanno rispetto ai produttori degli altri paesi competitor come la Spagna che dedicano a questa coltura contributi aggiuntivi considerevoli”.
“Inoltre – prosegue Lambertini – l’accordo prevede queste quotazioni di riferimento sino al raggiungimento di 2.650.000 tonnellate: un obiettivo quantitativo che, salvo una campagna disastrosa, sarà facilmente raggiunto e superato il quale, sono previsti tagli di prezzo progressivi. Solo se si produrranno meno di 2.450.000 tonnellate è previsto un meccanismo compensatorio”. “Ora spetta alle Organizzazioni di Prodotto - conclude Lambertini - programmare la campagna con l’obiettivo di assicurare la massima redditività agli associati”.
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venerdì 13 febbraio 2015
POMODORO DA INDUSTRIA 2015, FIRMATO IL CONTRATTO QUADRO PER LA CAMPAGNA 2015. LA SODDISFAZIONE DELL'ASSESSORE REGIONALE CASELLI
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
“L’accordo raggiunto mercoledì 11 Febbraio a Parma consente una corretta programmazione delle superfici coltivate a pomodoro, vera e propria eccellenza emiliana e permette a tutta la filiera di guardare con ottimismo al futuro. Mi congratulo con le parti.” Questo il commento dell’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli alla firma del Contratto Quadro del pomodoro da industria per la campagna 2015, tra le Organizzazioni dei Produttori del nord Italia e le rappresentanze delle imprese di trasformazione. “Accordi come questo – ha sottolineato Caselli - servono a dare certezze sia agli agricoltori che all’industria di trasformazione e a creare le condizioni per poter competere su mercati caratterizzati da concorrenti come la Spagna, il Portogallo e la California, che hanno costi di produzione e trasformazione molto inferiori. Competitività per noi significa dunque qualità del prodotto sia iniziale, grazie ai disciplinari di produzione integrata, che finale, grazie all’eccellenza della nostra industria di trasformazione. E’ la strada da seguire anche per altri comparti”
Cosa prevede l’Accordo
La produzione concordata è compresa tra le 2.450.000 e 2.650.000 tonnellate, mentre per quanto riguarda il livello di remunerazione del pomodoro, questo è confermato rispetto all’anno scorso, in funzione della qualità stabilita nel capitolato del contratto.Tra i punti qualificanti del contratto quadro anche l’obbligo di rispettare i disciplinari di produzione integrata a garanzia della qualità del prodotto finale. Importanti innovazioni riguardano l’introduzione di una penalità per la parte produttiva in caso di superamento dell’obiettivo stabilito e una premialità compensativa corrispondente, in caso di non raggiungimento della soglia minima prevista. Va sottolineata l’introduzione di questo principio di penalizzazione/premialità utile per evitare gli eccessi produttivi o la mancanza di produzione, con lo scopo di mantenere in equilibrio la filiera produttiva. L’intesa esprime stabilità anche relativamente al capitolato qualitativo, confermandolo in toto a parte l’abbassamento dal 40% al 30% della riduzione di prezzo per i difetti minori. Per poter programmare la produzione al meglio si è infine stabilito che i singoli contratti dovranno essere depositati all’Oi – l’Organizzazione interprofessionale del pomodoro da industria del Nord Italia che svolge un’attività importante di garante e di sostegno nella filiera - entro tre settimane, con una media produttiva contrattata per singola OP compresa fra 69 e 71 tonnellate per ettaro.
“L’accordo raggiunto mercoledì 11 Febbraio a Parma consente una corretta programmazione delle superfici coltivate a pomodoro, vera e propria eccellenza emiliana e permette a tutta la filiera di guardare con ottimismo al futuro. Mi congratulo con le parti.” Questo il commento dell’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli alla firma del Contratto Quadro del pomodoro da industria per la campagna 2015, tra le Organizzazioni dei Produttori del nord Italia e le rappresentanze delle imprese di trasformazione. “Accordi come questo – ha sottolineato Caselli - servono a dare certezze sia agli agricoltori che all’industria di trasformazione e a creare le condizioni per poter competere su mercati caratterizzati da concorrenti come la Spagna, il Portogallo e la California, che hanno costi di produzione e trasformazione molto inferiori. Competitività per noi significa dunque qualità del prodotto sia iniziale, grazie ai disciplinari di produzione integrata, che finale, grazie all’eccellenza della nostra industria di trasformazione. E’ la strada da seguire anche per altri comparti”
Cosa prevede l’Accordo
La produzione concordata è compresa tra le 2.450.000 e 2.650.000 tonnellate, mentre per quanto riguarda il livello di remunerazione del pomodoro, questo è confermato rispetto all’anno scorso, in funzione della qualità stabilita nel capitolato del contratto.Tra i punti qualificanti del contratto quadro anche l’obbligo di rispettare i disciplinari di produzione integrata a garanzia della qualità del prodotto finale. Importanti innovazioni riguardano l’introduzione di una penalità per la parte produttiva in caso di superamento dell’obiettivo stabilito e una premialità compensativa corrispondente, in caso di non raggiungimento della soglia minima prevista. Va sottolineata l’introduzione di questo principio di penalizzazione/premialità utile per evitare gli eccessi produttivi o la mancanza di produzione, con lo scopo di mantenere in equilibrio la filiera produttiva. L’intesa esprime stabilità anche relativamente al capitolato qualitativo, confermandolo in toto a parte l’abbassamento dal 40% al 30% della riduzione di prezzo per i difetti minori. Per poter programmare la produzione al meglio si è infine stabilito che i singoli contratti dovranno essere depositati all’Oi – l’Organizzazione interprofessionale del pomodoro da industria del Nord Italia che svolge un’attività importante di garante e di sostegno nella filiera - entro tre settimane, con una media produttiva contrattata per singola OP compresa fra 69 e 71 tonnellate per ettaro.
venerdì 3 settembre 2010
PATATE: AL VIA IL NUOVO CONTRATTO QUADRO 2010 - 2012

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Rabboni: uno strumento per rafforzare l'Emilia-Romagna come polo produttivo d'eccellenza e per dare ai consumatori un prodotto di qualità e di sicura provenienza regionale.
Bologna - Promuovere il consumo di patate dell’Emilia-Romagna, garantendo ai consumatori un prodotto di sicura provenienza, certificato e di elevata qualità e ai produttori un adeguato ritorno economico.
E’ questo l’obiettivo del nuovo “Contratto quadro di filiera per la patata da consumo fresco 2010-2012” che è stato firmato oggi a Bologna presso la sede della Regione tra le organizzazioni dei produttori Appe, Assopa, le principali cooperative del settore e, per i commercianti, Fruitimprese e Ascom. “Si tratta di un’iniziativa importante non solo sul piano regionale, ma anche nazionale – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – perché propone un modello di relazione tra i protagonisti della filiera che dovrà essere la bussola dei prossimi anni. La nostra agricoltura ha bisogno di accordi preventivi, per contrastare la volatilità dei prezzi, per valorizzare il prodotto nazionale, per ottimizzare l’offerta sul mercati, per garantire qualità ai consumatori, rendendo disponibili sul mercato locale patate con caratteristiche di alto livello, completamente tracciate e certificate, prodotte con metodi di coltivazione integrata.”
L’Emilia-Romagna con circa 6 mila 500 ettari coltivati e una produzione 2009 di circa 225 mila tonnellate, concentrata per oltre la metà in provincia di Bologna, è uno dei principali produttori di patate a livello nazionale. Un polo di eccellenza dunque non solo sul piano quantitativo, ma anche qualitativo, come confermano anche la presenza sempre a Bologna della Borsa Patate, del Consorzio delle Buone Idee detentore del marchio “Selenella” e del Consorzio per la patata di Bologna DOP. Per questo il contratto firmato oggi è destinato ad estendere i suoi effetti su tutta la produzione di patate del centro-nord.
Cosa prevede il contratto
L’accordo per la patata 2010-2012 , che fa seguito a quello relativo al triennio 2007-2009 ed è promosso dalla Regione, prevede la sottoscrizione di un vero e proprio contratto tra produttori e commercianti acquirenti per la cessione di circa 100 mila tonnellate di prodotto, pari a circa il 45% della produzione regionale, ad un prezzo fissato dalla Borsa Patate di Bologna.
L’accordo fissa le caratteristiche qualitative del prodotto che dovranno essere conformi a quanto previsto dal disciplinare regionale di produzione integrata “Qualità controllata”, le modalità di definizione del prezzo, di cessione del prodotto, sia in natura sia confezionato, e di pagamento, oltre alla costituzione di un fondo di esercizio privato interprofessionale che dovrà promuovere azioni di promozione e diffusione anche sui mercati esteri della patata emiliano-romagnola. Attraverso la programmazione degli stoccaggi, della conservazione, della lavorazione, del confezionamento e delle successive vendite, il contratto permette anche di limitare al massimo eventuali squilibri di prezzo.
Il consumo di patate in Italia
Il consumo di patate in Italia si attesta sui 39 Kg/pro capite all’anno con un andamento abbastanza costante, che si traduce nella commercializzazione (per un 70% circa verso la distribuzione organizzata e per un 30% circa verso i canali di vendita tradizionali) di circa 2,2 milioni di tonnellate. La produzione nazionale si aggira su 1,7 – 1,8 milioni di tonnellate e dunque parte del prodotto viene acquistato da paesi comunitari o del bacino del Mediterraneo. Anche se la quota di autosufficienza è abbastanza elevata (circa 80%) si sono verificate tensioni di mercato e fenomeni di “imitazione” rispetto alle patate prodotte nel nostro territorio.
Nella foto: da sinistra Urbano Fuitem ditta Fuiten & Orsini, Giulio Romagnoli ditta Romagnoli f.lli spa, Lorenzo Grazia presidente A.P.P.E. Coop, Alberto Zambon presidente Assopa)
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