Fonte: Coldiretti Ferrara
Il testo approvato ieri conferma a fine anno l’emanazione dei decreti interministeriali per la revisione dei trattori agricoli e proroga dal 12 marzo al 31 dicembre il termine per i corsi di abilitazione all’utilizzo delle macchine operatrici, anche in agricoltura.
Positivo il giudizio di Coldiretti su alcuni dei provvedimenti contenuti nel decreto “milleproroghe” che riguardano anche il settore agricolo e sui quali l’organizzazione si era da tempo impegnata per un impatto sostenibile per le imprese.
Il riferimento è in particolare alla revisione obbligatoria delle macchine agricole, che troverà compimento con decreti attuativi solo a fine anno 2015 e che avrà una gradualità di applicazione in ordine all’età delle macchine e di sostanziale semplificazione degli aspetti della revisione.
Altro aspetto i cui termini vengono posticipati a fine anno 2015, riguarda il cosiddetto “patentino” per l’utilizzo delle macchine operatrici (nel settore agricolo piattaforme di lavoro mobili elevabili comprese quelle semoventi raccolta frutta, carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo o muletti, a braccio telescopico, industriali semoventi, carrelli, sollevatori, elevatori semoventi telescopici rotativi, trattori agricoli e trattori forestali), che prevede la conclusione dell’obbligo formativo anziché entro il 12 marzo 2015, al 31 dicembre 2015, (per chi alla data del 12 marzo 2013 era già addetto all’utilizzo di tali macchine) dando quindi più tempo alle aziende ed ai lavoratori di valutare le offerte formative senza l’affanno di termini stringenti e difficili da gestire.
Per quest’ultimo adempimento – conclude Coldiretti – resta valida l’esenzione dall’obbligo per coloro che autocertifichino di avere esperienza nell’utilizzo di macchine agricole per almeno due anni nell’ultimo decennio, secondo un procedimento messo a punto proprio dalla nostra Federazione ed avvallato dalla AUSL, evitando costi e problematiche di gestione aziendale a molti associati, che dovranno seguire un successivo corso di aggiornamento di 4 ore entro il 12 marzo 2017.
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venerdì 20 febbraio 2015
lunedì 16 febbraio 2015
CIA FERRARA - IMU: SERVE UNA REVISIONE TOTALE O SARÀ MOBILITAZIONE
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
Cia Ferrara, in accordo con Cia Nazionale, sconcertata per i criteri iniqui di applicazione dell’imposta che peserà, a livello nazionale, 300 milioni di euro sulle aziende agricole. Ed anche l’Istat se ne lava le mani.
Mentre si contano i danni provocati dagli allagamenti nelle campagne a causa delle piogge cadute nei giorni scorsi e la preoccupazione delle aziende agricole è ai massimi livelli, non si placano le polemiche per l’applicazione dell’IMU. In un momento così difficile per l’agricoltura, il problema della tassazione sugli immobili sembra lontano dall’essere risolto, soprattutto per le zone di pianura, ed aggrava ulteriormente la situazione. Cia Ferrara, in accordo con Cia Nazionale, sta pensando in questi giorni a una mobilitazione per chiedere al Governo di rivedere completamente la tassazione e i criteri di esenzione al pagamento. Secondo l’associazione, infatti, non basta la parziale modifica - approvata con un Decreto Legge il 24 gennaio – ma è necessario cancellare o modificare totalmente la norma che esclude dall’esenzione al pagamento dell’Imu i territori di pianura. Sul piatto c’è il destino di molte aziende medio-piccole e familiari ed anche il ricambio generazionale. La tassazione eccessiva, i bassi prezzi pagati ai produttori e la conseguente fatica a generare un reddito dignitoso allontanano i giovani dalle campagne, anche se possiedono già terreni di famiglia. Davvero amareggiato Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara che, in pieno accordo con Secondo Scanavino presidente nazionale, sta valutando una mobilitazione anche sui territorio di Ferrara. «L’Imu vale per lo stato 300 milioni di euro, una cifra letteralmente “sottratta” alle aziende agricole, attraverso un mero calcolo finanziario, che non tiene conto delle difficoltà del settore e della forte necessità di puntare proprio sul primario per uscire dalla crisi. Non discuto che le zone di montagna siano considerate “svantaggiate” e quindi esenti dal pagamento, ma quale vantaggio c’è a condurre, di questi tempi, un’azienda nella pianura ferrarese? Servirebbe una revisione profonda, a livello strutturale, del tributo – continua Calderoni – per uscire da questo “Caos Imu” che pesa sulle tasche degli agricoltori. Fatto ancor più grave è la posizione dell’Istat che sta negando ogni responsabilità sui dati utilizzati dal Governo per l’applicazione della tassa. Siamo dunque nella situazione in cui l’Istituto Nazionale di Statistica nega la validità dei dati da lui stesso forniti. Un paradosso che rende ovvia la necessità di rivedere totalmente e in maniera tempestiva, l’intera tassazione. Per sollecitare tale azione anche Cia Ferrara – conclude Calderoni – aderirà al percorso di mobilitazione indetto a livello nazionale per chiedere che sull’Imu si ricominci, davvero, dall’inizio. E l’inizio, per noi, sono le esigenze del settore e delle imprese agricole dalle quali bisogna partire e delle quali bisogna tenere fortemente conto per evitare iniquità e favorire il rilancio, temi su cui abbiamo apprezzato la sensibilità dei nostri rappresentanti istituzionali territoriali e che auspichiamo si adoperino, ad ogni livello, per favorire un processo di profonda revisione dell’imposta.»
Cia Ferrara, in accordo con Cia Nazionale, sconcertata per i criteri iniqui di applicazione dell’imposta che peserà, a livello nazionale, 300 milioni di euro sulle aziende agricole. Ed anche l’Istat se ne lava le mani.
Mentre si contano i danni provocati dagli allagamenti nelle campagne a causa delle piogge cadute nei giorni scorsi e la preoccupazione delle aziende agricole è ai massimi livelli, non si placano le polemiche per l’applicazione dell’IMU. In un momento così difficile per l’agricoltura, il problema della tassazione sugli immobili sembra lontano dall’essere risolto, soprattutto per le zone di pianura, ed aggrava ulteriormente la situazione. Cia Ferrara, in accordo con Cia Nazionale, sta pensando in questi giorni a una mobilitazione per chiedere al Governo di rivedere completamente la tassazione e i criteri di esenzione al pagamento. Secondo l’associazione, infatti, non basta la parziale modifica - approvata con un Decreto Legge il 24 gennaio – ma è necessario cancellare o modificare totalmente la norma che esclude dall’esenzione al pagamento dell’Imu i territori di pianura. Sul piatto c’è il destino di molte aziende medio-piccole e familiari ed anche il ricambio generazionale. La tassazione eccessiva, i bassi prezzi pagati ai produttori e la conseguente fatica a generare un reddito dignitoso allontanano i giovani dalle campagne, anche se possiedono già terreni di famiglia. Davvero amareggiato Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara che, in pieno accordo con Secondo Scanavino presidente nazionale, sta valutando una mobilitazione anche sui territorio di Ferrara. «L’Imu vale per lo stato 300 milioni di euro, una cifra letteralmente “sottratta” alle aziende agricole, attraverso un mero calcolo finanziario, che non tiene conto delle difficoltà del settore e della forte necessità di puntare proprio sul primario per uscire dalla crisi. Non discuto che le zone di montagna siano considerate “svantaggiate” e quindi esenti dal pagamento, ma quale vantaggio c’è a condurre, di questi tempi, un’azienda nella pianura ferrarese? Servirebbe una revisione profonda, a livello strutturale, del tributo – continua Calderoni – per uscire da questo “Caos Imu” che pesa sulle tasche degli agricoltori. Fatto ancor più grave è la posizione dell’Istat che sta negando ogni responsabilità sui dati utilizzati dal Governo per l’applicazione della tassa. Siamo dunque nella situazione in cui l’Istituto Nazionale di Statistica nega la validità dei dati da lui stesso forniti. Un paradosso che rende ovvia la necessità di rivedere totalmente e in maniera tempestiva, l’intera tassazione. Per sollecitare tale azione anche Cia Ferrara – conclude Calderoni – aderirà al percorso di mobilitazione indetto a livello nazionale per chiedere che sull’Imu si ricominci, davvero, dall’inizio. E l’inizio, per noi, sono le esigenze del settore e delle imprese agricole dalle quali bisogna partire e delle quali bisogna tenere fortemente conto per evitare iniquità e favorire il rilancio, temi su cui abbiamo apprezzato la sensibilità dei nostri rappresentanti istituzionali territoriali e che auspichiamo si adoperino, ad ogni livello, per favorire un processo di profonda revisione dell’imposta.»
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mercoledì 11 febbraio 2015
NITRATI: COLDIRETTI E-R, BENE ROAD MAP PER REVISIONE ZONE VULNERABILI
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
TONELLO: CONFERMATA NOSTRA POSIZIONE, SALVO 50% PLV AGRICOLA REGIONALE
Dopo le tante battaglie condotte da Coldiretti Emilia Romagna per dimostrare che la zootecnia non è la fonte di inquinamento dei nitrati nelle falde acquifere, accogliamo positivamente la Road Map per arrivare in tempi brevi alla revisione delle zone vulnerabili ai nitrati. E’ quanto afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna nel commentare positivamente la proposta congiunta dei ministri dell’Agricoltura, Maurizio Martina e dell’Ambiente, Gianluca Galletti di accelerare i tempi e prevedere la presentazione il 17 marzo prossimo da parte delle Regioni interessate delle proposte per la revisione delle zone vulnerabili, a seguito del confronto tecnico anche con gli assessori all’ambiente delle Regioni. “La metà dei 4.000 milioni di Euro della Plv agricola dell’Emilia Romagna – commenta Tonello – è costituito dagli allevamenti il cui futuro dipende in larga parte dalla Road Map, in particolare per quanto riguarda i prodotti di eccellenza, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma al culatello di Zibello. Già tre anni fa uno studio dell’Università di Ferrara, svolto nell’ambito del progetto europeo Eu.Water, dimostrava che lo spandimento dei concimi organici non aumenta l’inquinamento da nitrati, ma anzi lo diminuisce, confermando le posizioni di Coldiretti. Ben venga, quindi, lo studio super-partes dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) che scagiona definitivamente l’allevamento e accerta finalmente la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee di settori diversi dalla zootecnia”. Coldiretti Emilia Romagna – ha proseguito Tonello – prende atto della volontà di rispettare l’accordo “salva stalle” promosso da Coldiretti con i due Ministri interessati e di chiudere entro due mesi l’istruttoria regionale per portare a termine l’operazione verità nella perimetrazione delle aree vulnerabili. “Ci auguriamo – ha concluso Tonello - è che entro il 17 marzo tutte le regioni interessate, Emilia Romagna in testa, possano portare al tavolo di lavoro convocato in sede congiunta dai ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente una propria proposta supportata da idonei dati tecnici così da consentire immediatamente la discussione a livello europeo della nuova delimitazione”.
TONELLO: CONFERMATA NOSTRA POSIZIONE, SALVO 50% PLV AGRICOLA REGIONALE
Dopo le tante battaglie condotte da Coldiretti Emilia Romagna per dimostrare che la zootecnia non è la fonte di inquinamento dei nitrati nelle falde acquifere, accogliamo positivamente la Road Map per arrivare in tempi brevi alla revisione delle zone vulnerabili ai nitrati. E’ quanto afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna nel commentare positivamente la proposta congiunta dei ministri dell’Agricoltura, Maurizio Martina e dell’Ambiente, Gianluca Galletti di accelerare i tempi e prevedere la presentazione il 17 marzo prossimo da parte delle Regioni interessate delle proposte per la revisione delle zone vulnerabili, a seguito del confronto tecnico anche con gli assessori all’ambiente delle Regioni. “La metà dei 4.000 milioni di Euro della Plv agricola dell’Emilia Romagna – commenta Tonello – è costituito dagli allevamenti il cui futuro dipende in larga parte dalla Road Map, in particolare per quanto riguarda i prodotti di eccellenza, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma al culatello di Zibello. Già tre anni fa uno studio dell’Università di Ferrara, svolto nell’ambito del progetto europeo Eu.Water, dimostrava che lo spandimento dei concimi organici non aumenta l’inquinamento da nitrati, ma anzi lo diminuisce, confermando le posizioni di Coldiretti. Ben venga, quindi, lo studio super-partes dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) che scagiona definitivamente l’allevamento e accerta finalmente la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee di settori diversi dalla zootecnia”. Coldiretti Emilia Romagna – ha proseguito Tonello – prende atto della volontà di rispettare l’accordo “salva stalle” promosso da Coldiretti con i due Ministri interessati e di chiudere entro due mesi l’istruttoria regionale per portare a termine l’operazione verità nella perimetrazione delle aree vulnerabili. “Ci auguriamo – ha concluso Tonello - è che entro il 17 marzo tutte le regioni interessate, Emilia Romagna in testa, possano portare al tavolo di lavoro convocato in sede congiunta dai ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente una propria proposta supportata da idonei dati tecnici così da consentire immediatamente la discussione a livello europeo della nuova delimitazione”.
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martedì 10 febbraio 2015
NITRATI, MIPAAF: IL 17 MARZO LE REGIONI PRESENTERANNO PROPOSTE PER REVISIONE AREE VULNERABILI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che si è tenuta presso la sede del Dicastero una riunione del tavolo di lavoro sui nitrati a cui hanno partecipato il Ministro Maurizio Martina, il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, gli assessori all’agricoltura delle Regioni e rappresentanti delle organizzazioni agricole. Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto sull’avanzamento dei lavori per decidere i prossimi step operativi, anche alla luce dei risultati dello studio Ispra che è stato presentato lo scorso 28 gennaio. Su proposta del Ministro Martina e del Ministro Galletti si è stabilito che il 17 marzo le Regioni interessate presenteranno proposte per la revisione delle zone vulnerabili, a seguito del confronto tecnico anche con gli assessori all’ambiente delle Regioni. A tale proposito è stato dato mandato al coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura, Fabrizio Nardoni, di informare il coordinatore degli assessori regionali all’Ambiente per procedere in modo rapido nel lavoro.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che si è tenuta presso la sede del Dicastero una riunione del tavolo di lavoro sui nitrati a cui hanno partecipato il Ministro Maurizio Martina, il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, gli assessori all’agricoltura delle Regioni e rappresentanti delle organizzazioni agricole. Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto sull’avanzamento dei lavori per decidere i prossimi step operativi, anche alla luce dei risultati dello studio Ispra che è stato presentato lo scorso 28 gennaio. Su proposta del Ministro Martina e del Ministro Galletti si è stabilito che il 17 marzo le Regioni interessate presenteranno proposte per la revisione delle zone vulnerabili, a seguito del confronto tecnico anche con gli assessori all’ambiente delle Regioni. A tale proposito è stato dato mandato al coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura, Fabrizio Nardoni, di informare il coordinatore degli assessori regionali all’Ambiente per procedere in modo rapido nel lavoro.
sabato 24 gennaio 2015
PESCA: EMILIA ROMAGNA, VONGOLARE AFFONDANO SENZA DEROGA SU TAGLIA
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
Per salvare la pesca delle vongole in Emilia Romagna, come nel resto d’Italia servono provvedimenti immediati per inserire nella normativa comunitaria una nuova taglia minima del pescato e una tolleranza che garantisca le specificità del mestiere, oltre all’abrogazione del divieto di pesca-raccolta dei molluschi ad una distanza inferiore di 0,3 miglia marine dalla costa. Ad affermarlo è Coldiretti Impresapesca dell’Emilia Romagna per difendere un settore, quello della pesca dei molluschi bivalvi, che le norme comunitarie rischiano di portare alla chiusura, nonostante si tratti di uno dei comparti maggiormente ecocompatibili e in linea con le esigenze di tutela delle risorse ittiche. Nei 120 chilometri di costa dell’Emilia Romagna lavorano 54 draghe (18 nel compartimento di Ravenna e 36 in quello di Rimini) che pescano mediamente 2.700 tonnellate di vongole l’anno (1.316 a Ravenna, 1.445 a Rimini) e danno lavoro 150 marinai, ed ad altrettante persone occupate nell’indotto. Non è possibile – denuncia Coldiretti Impresapesca Emilia Romagna – che le nostre imprese si trovino oggi costrette a far fronte a multe salate e ingiustificate. Secondo Coldiretti Impresapesca bisogna intervenire a livello di piano di gestione nazionale per abrogare il divieto di pesca-raccolta molluschi ad una distanza inferiore di 0,3 miglia marine dalla battigia, areali dove si concentra il 70 per cento delle vongole ed il 100 per cento delle telline e dei cannolicchi, in particolare in quei compartimenti ove sono presenti i consorzi di autogestione che danno garanzie su una pesca sostenibile e durevole. Necessaria poi – continua Coldiretti Impresapesca Emilia Romagna – la riduzione della misura della taglia minima da 25 mm. a 23 mm., oppure in alternativa il recupero della tolleranza del 10 per cento di esemplari sottomisura sulle confezioni. Problemi da tempo denunciati da Coldiretti Impresapesca ma che non sono stati di fatto mai affrontati in quanti mai inseriti nel piano di gestione nazionale presentato a Bruxelles nell’ottobre scorso. Ma per tutelare il settore serve anche il contenimento del numero delle vongolare con sistema a draga idraulica, che oggi superano di poco le settecento unità in tutta Italia, e il riconoscimento del ruolo dei consorzi di gestione.
Per salvare la pesca delle vongole in Emilia Romagna, come nel resto d’Italia servono provvedimenti immediati per inserire nella normativa comunitaria una nuova taglia minima del pescato e una tolleranza che garantisca le specificità del mestiere, oltre all’abrogazione del divieto di pesca-raccolta dei molluschi ad una distanza inferiore di 0,3 miglia marine dalla costa. Ad affermarlo è Coldiretti Impresapesca dell’Emilia Romagna per difendere un settore, quello della pesca dei molluschi bivalvi, che le norme comunitarie rischiano di portare alla chiusura, nonostante si tratti di uno dei comparti maggiormente ecocompatibili e in linea con le esigenze di tutela delle risorse ittiche. Nei 120 chilometri di costa dell’Emilia Romagna lavorano 54 draghe (18 nel compartimento di Ravenna e 36 in quello di Rimini) che pescano mediamente 2.700 tonnellate di vongole l’anno (1.316 a Ravenna, 1.445 a Rimini) e danno lavoro 150 marinai, ed ad altrettante persone occupate nell’indotto. Non è possibile – denuncia Coldiretti Impresapesca Emilia Romagna – che le nostre imprese si trovino oggi costrette a far fronte a multe salate e ingiustificate. Secondo Coldiretti Impresapesca bisogna intervenire a livello di piano di gestione nazionale per abrogare il divieto di pesca-raccolta molluschi ad una distanza inferiore di 0,3 miglia marine dalla battigia, areali dove si concentra il 70 per cento delle vongole ed il 100 per cento delle telline e dei cannolicchi, in particolare in quei compartimenti ove sono presenti i consorzi di autogestione che danno garanzie su una pesca sostenibile e durevole. Necessaria poi – continua Coldiretti Impresapesca Emilia Romagna – la riduzione della misura della taglia minima da 25 mm. a 23 mm., oppure in alternativa il recupero della tolleranza del 10 per cento di esemplari sottomisura sulle confezioni. Problemi da tempo denunciati da Coldiretti Impresapesca ma che non sono stati di fatto mai affrontati in quanti mai inseriti nel piano di gestione nazionale presentato a Bruxelles nell’ottobre scorso. Ma per tutelare il settore serve anche il contenimento del numero delle vongolare con sistema a draga idraulica, che oggi superano di poco le settecento unità in tutta Italia, e il riconoscimento del ruolo dei consorzi di gestione.
lunedì 12 gennaio 2015
COLDIRETTI: PROROGATO L’OBBLIGO DI REVISIONE PER LE MACCHINE AGRICOLE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Con decreto milleproroghe differito a giugno 2015 il termine per l’emanazione del decreto interministeriale che detterà le norme per la revisione delle macchine agricole che dovrebbe partire dal 2016.
Coldiretti Ferrara comunica che con il decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 (contenente “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”) è stato differito al 30 giugno 2015 il termine per l’emanazione del Decreto Ministeriale con il quale dovranno essere regolamentate le modalità di effettuazione della revisione delle macchine agricole, prorogando altresì al 31 dicembre 2015 l’entrata in vigore dell’obbligo di sottoporre a revisione periodica tutte le macchine agricole già immatricolate. Viene quindi ulteriormente prorogata l’entrata in vigore dell’obbligo della revisione delle macchine agricole in considerazione della complessità delle procedure di accertamento dell’idoneità alla circolazione stradale del parco macchine esistente (quasi un milione e mezzo di macchine agricole ed operatrici), tenuto conto altresì della necessità per molti di essi di adeguamenti alle vigenti disposizioni del Codice della strada. Con questa proroga, che dovrà disciplinare le modalità di applicazione dell’obbligo di revisione delle macchine agricole, i Ministeri competenti (MIPAAF e Trasporti) potranno valutare in modo più attento, come sollecitato più volte da Coldiretti, la definizione dei criteri di controllo dell’idoneità alla circolazione su strada di detti veicoli. In particolare, per Coldiretti la revisione deve riguardare il controllo delle caratteristiche essenziali delle macchine agricole al pari delle altre tipologie di veicoli attualmente assoggettati a tale adempimento, senza estendere il controllo anche ad aspetti concernenti la sicurezza nei luoghi di lavoro, già disciplinati e resi operativi da altre normative ed altri Enti, evitando duplicazioni di competenze e di controlli.
Con decreto milleproroghe differito a giugno 2015 il termine per l’emanazione del decreto interministeriale che detterà le norme per la revisione delle macchine agricole che dovrebbe partire dal 2016.
Coldiretti Ferrara comunica che con il decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 (contenente “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”) è stato differito al 30 giugno 2015 il termine per l’emanazione del Decreto Ministeriale con il quale dovranno essere regolamentate le modalità di effettuazione della revisione delle macchine agricole, prorogando altresì al 31 dicembre 2015 l’entrata in vigore dell’obbligo di sottoporre a revisione periodica tutte le macchine agricole già immatricolate. Viene quindi ulteriormente prorogata l’entrata in vigore dell’obbligo della revisione delle macchine agricole in considerazione della complessità delle procedure di accertamento dell’idoneità alla circolazione stradale del parco macchine esistente (quasi un milione e mezzo di macchine agricole ed operatrici), tenuto conto altresì della necessità per molti di essi di adeguamenti alle vigenti disposizioni del Codice della strada. Con questa proroga, che dovrà disciplinare le modalità di applicazione dell’obbligo di revisione delle macchine agricole, i Ministeri competenti (MIPAAF e Trasporti) potranno valutare in modo più attento, come sollecitato più volte da Coldiretti, la definizione dei criteri di controllo dell’idoneità alla circolazione su strada di detti veicoli. In particolare, per Coldiretti la revisione deve riguardare il controllo delle caratteristiche essenziali delle macchine agricole al pari delle altre tipologie di veicoli attualmente assoggettati a tale adempimento, senza estendere il controllo anche ad aspetti concernenti la sicurezza nei luoghi di lavoro, già disciplinati e resi operativi da altre normative ed altri Enti, evitando duplicazioni di competenze e di controlli.
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venerdì 28 novembre 2014
DIGESTATO, MIPAAF-MATTM: APPROVATO DECRETO IN CONFERENZA STATO REGIONI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle Politiche agricole e il Ministero dell’Ambiente comunicano che oggi, in sede di Conferenza Stato Regioni, è stato approvato lo schema di decreto sulla revisione delle norme relative alla gestione degli effluenti di allevamento e sull’utilizzazione agronomica del digestato, prodotto dagli impianti di digestione anaerobica. Il provvedimento in questione è frutto di un’approfondita istruttoria, a cui hanno preso parte le Regioni, i Ministeri dell’Ambiente e della Salute e le Associazioni di categoria.
Nel merito il provvedimento prevede:
a) bipartizione del digestato in agrozootecnico ed agroindustriale;
b) condizioni di parificazione ai concimi di origine chimica, attraverso un’esecuzione di analisi chimiche al digestato in uscita dagli impianti ed il calcolo dell’azoto tramite l’effettivo fabbisogno delle colture, così da garantire il rispetto dell’ambiente;
c) divieto di utilizzazione agronomica del digestato in caso di immissione negli impianti di colture che provengano dai siti di bonifica;
d) flessibilità della collocazione temporale del periodo obbligatorio di 60 giorni di divieto di spandimento degli effluenti;
e) introduzione di una graduale limitazione all’uso di colture no food alternative all’utilizzazione agricola dei terreni coltivati.
“Con il decreto – ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – si individua la soluzione giusta per rafforzare la sostenibilità ambientale delle produzioni agricole, consentendo allo stesso tempo una diversificazione delle attività che rappresenta una novità positiva di crescita per le imprese. Le aziende potranno infatti valorizzare gli scarti di produzione e produrre energia da fonti alternative, operando in linea con gli obiettivi energetici italiani ed europei”. “Abbiamo risolto definitivamente una questione aperta da troppo tempo come quella sul digestato. Ora siamo pronti – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – per un intervento sulle zone vulnerabili e ci impegniamo entro poche settimane a presentare richiesta alla Commissione europea. Insieme al Ministero dell’Ambiente proseguiremo il lavoro di concerto per una revisione della Direttiva Nitrati, per adeguarla ai più recenti studi scientifici, che hanno dimostrato il limitato contributo del settore agricolo a questo tipo di inquinamento delle acque”.
Il Ministero delle Politiche agricole e il Ministero dell’Ambiente comunicano che oggi, in sede di Conferenza Stato Regioni, è stato approvato lo schema di decreto sulla revisione delle norme relative alla gestione degli effluenti di allevamento e sull’utilizzazione agronomica del digestato, prodotto dagli impianti di digestione anaerobica. Il provvedimento in questione è frutto di un’approfondita istruttoria, a cui hanno preso parte le Regioni, i Ministeri dell’Ambiente e della Salute e le Associazioni di categoria.
Nel merito il provvedimento prevede:
a) bipartizione del digestato in agrozootecnico ed agroindustriale;
b) condizioni di parificazione ai concimi di origine chimica, attraverso un’esecuzione di analisi chimiche al digestato in uscita dagli impianti ed il calcolo dell’azoto tramite l’effettivo fabbisogno delle colture, così da garantire il rispetto dell’ambiente;
c) divieto di utilizzazione agronomica del digestato in caso di immissione negli impianti di colture che provengano dai siti di bonifica;
d) flessibilità della collocazione temporale del periodo obbligatorio di 60 giorni di divieto di spandimento degli effluenti;
e) introduzione di una graduale limitazione all’uso di colture no food alternative all’utilizzazione agricola dei terreni coltivati.
“Con il decreto – ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – si individua la soluzione giusta per rafforzare la sostenibilità ambientale delle produzioni agricole, consentendo allo stesso tempo una diversificazione delle attività che rappresenta una novità positiva di crescita per le imprese. Le aziende potranno infatti valorizzare gli scarti di produzione e produrre energia da fonti alternative, operando in linea con gli obiettivi energetici italiani ed europei”. “Abbiamo risolto definitivamente una questione aperta da troppo tempo come quella sul digestato. Ora siamo pronti – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – per un intervento sulle zone vulnerabili e ci impegniamo entro poche settimane a presentare richiesta alla Commissione europea. Insieme al Ministero dell’Ambiente proseguiremo il lavoro di concerto per una revisione della Direttiva Nitrati, per adeguarla ai più recenti studi scientifici, che hanno dimostrato il limitato contributo del settore agricolo a questo tipo di inquinamento delle acque”.
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