Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna e redazione di Agreste
Violente precipitazioni accompagnate da grandinate intense si sono abbattute a macchia di leopardo sabato 20 giugno nelle campagne delle province di Bologna e Ravenna e Ferrara, danneggiando pesantemente le coltivazioni. È quanto emerge da un primo monitoraggio di Coldiretti Emilia Romagna sugli effetti dei forti temporali che si sono abbattuti in varie zone agricole.
Mentre sono in corso rilevamenti più dettagliati, da una prima stima di Coldiretti regionale, risultano colpiti decine e decine di ettari nei comuni di Castel San Pietro, Medicina e Budrio. Nella zona Poggio di Castel San Pietro è caduta tanta grandine da imbiancare il terreno al pari di una nevicata. Nei tre comuni sono state danneggiate pesantemente le colture di patate, cipolle, seminativi e orticole. Si tratta di un pesante colpo per produzioni caratteristiche di queste zone, (patate e cipolle), per alcune orticole (insalata, zucchine) e per il grano che era prossimo alla mietitura.
Danni principalmente a frutteti, vigneti e mais nel ravennate e nel ferrarese, soprattutto nei comuni di Lugo, Conselice e la vallata del Senio sopra Casola Valsenio dove grandine e pioggia intensa hanno devastato campi di mais, danneggiato vigneti dove si stavano formando i grappoli per la prossima vendemmia e colpito i frutteti, in particolare a Conselice e Lugo le pere i cui frutti ormai formati sono stati “massacrati” dalla grandine, mentre nella vallata del Senio da Casola in su, è stata quasi annullata la produzione di kiwi.
Coldiretti Emilia Romagna, che sta verificando se nelle zone colpite ci sono le condizioni per chiedere lo stato di calamità, ricorda che la grandine è l’avversità climatica più temuta dagli agricoltori in questa stagione perché provoca danni irreparabili alle coltivazioni vanificando il lavoro di un intero anno, con pesanti ripercussioni sul reddito delle aziende, sull’economia e l’occupazione di interi territori.
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lunedì 22 giugno 2015
MALTEMPO: GRANDINE DEVASTA FRUTTETI, VIGNETI E SEMINATIVI A BOLOGNA, RAVENNA E FERRARA
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lunedì 9 febbraio 2015
MALTEMPO: PRIMO BILANCIO DEI DANNI IN EMILIA - ROMAGNA
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
Neve in Emilia e acqua in Romagna. Coldiretti regionale lancia l’allarme nelle campagne dove il maltempo ha colpito duro. Alle nevicate si è aggiunta l’acqua che ha tracimato dai fiumi della Romagna a causa di una marea che è stata due metri sopra il piano campagna, aggravata da un vento contrario che ha impedito ai corsi d’acqua di sfociare in mare. Forti criticità nel cesenate, con frane e smottamenti lungo la vallata del Savio, a Montiano, Longiano e colline di Cesena, dove alcune aziende agricole sono rimaste isolate a causa di una frana lungo la provinciale per Saiano. Allagamenti in pianura dove hanno tracimato i corsi d’acqua Pisciatello e Rigossa, nelle zone di Gambettola e Sala di Cesenatico. Sott'acqua sono finite colture specializzate, in particolare molti frutteti. Situazione analoga nel ravennate con campi allagati nella bassa pianura a Lugo e Conselice. La neve che nella notte tra giovedì e venerdì si è accumulata per 50 centimetri sulle colline faentine, si è sciolta velocemente andando a riempire i fiumi provocando smottamenti e allagamenti. A Castel Bolognese, in zona adiacente alla via Emilia è crollata una serra di 2.000 metri quadrati. Più a nord, nell’imolese, molte abitazioni della vallata del Santerno sono rimaste senza luce e acqua. Difficoltà anche nel ferrarese dove i canali rischiano di tracimare perché il mare non riceve. Coldiretti sta rilevando le situazioni di criticità per segnalare i danni alle autorità competenti ai fini della dichiarazione dello stato di emergenza.
Aggiornamento di sabato 7 febbraio:
E’ a Ferrara la situazione più critica nei campi a causa delle abbondanti piogge e nevicate che hanno alzato il livello di fiumi che però hanno fatto fatica a scaricare in mare a causa del vento e della marea. Difficoltà permangono anche in Romagna, dove il livello delle campagne è più alto rispetto al ferrarese. E’ quanto dichiara Coldiretti Emilia Romagna dopo i primi sopralluoghi nelle aree colpite. Nel ferrarese sono sott’acqua migliaia di ettari nelle zone con i terreni il cui livello è maggiormente sotto li livello del mare, Codigoro, Mezzogoro, Mezzano, dove l’acqua ristagna ormai da 24 ore. I problemi principali in queste zone riguardano il frumento le cui piantine, soprattutto in caso di gelate, rischiano di andare perse, mettendo in pericolo la produzione di grano. Se non si riesce a smaltire l’acqua in tempi rapidi – afferma Coldiretti – potrebbe diventare impossibile anche effettuare le prossime semine di orticole di pregio come pomodoro, cocomeri, meloni. Anche nelle zone pianeggianti di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini l’ondata di maltempo ha mandato sott’acqua numerose colture di qualità, in particolare i frutteti. Molti imprenditori agricoli sono già in campo con le pompe dei trattori per allontanare l’acqua dai campi. Mentre si contano danni anche alle strutture, con serre crollate nella zona di Castelbolognese, permangono situazioni critiche nelle aree di collina e montagna dove frane e smottamenti hanno interrotto la viabilità su molte strade. Nel riminese, a Montescudo, si sono verificati dissesti in zone che in passato non erano soggette a frane. Situazioni critiche a Riccione per la tracimazione del fiume Marano, a Santarcangelo e Poggio Berni per l’esondazione dell’Uso e altri casi per la mancanza di una razionale rete di fossi e scoli, come a Corpolò di Rimini.
Aggiornamento di domenica 8 febbraio
Fonte: Coldiretti Ferrara
E’ la pioggia ad aver creato le maggiori preoccupazioni agli agricoltori ferraresi. In due giorni le precipitazioni hanno sono state in alcuni punti della provincia di oltre 60 mm ed il forte vento non ha consentito la piena efficienza del sistema di scolo della Bonifica, rallentato dal mare che “non tirava” e che anzi ha provocato sensibili danni all’arenile ed alle strutture balneari dei Lidi Comacchiesi, con inevitabile incremento del livello dell’acqua nei canali. La prima sommaria mappatura di Coldiretti indica nel territorio del comune di Ferrara uno dei punti più a rischio, con campi allagati causa la tracimazione dei canali di scolo; altri punti critici i territori di Poggio Renatico, Voghiera, Portomaggiore, Copparo, Berra, Formignana, oltre ai centri abitati di Comacchio, in particolare Portogaribaldi dove il portocanale ha superato gli argini. Tracimazioni nei campi già coltivati ad orticole si segnalano a Mesola e zone limitrofe. Livello alto nei canali del codigorese e di Lagosanto, così come per il Po di Volano. “Oltre al ristagnare dell’acqua piovana nei campi, fenomeno normale nei mesi invernali, preoccupa l’eventuale perdurare di queste circostanze, ovvero piogge intense e vento forte – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli – che sta mettendo sotto pressione il sistema della nostra bonifica con il rischio di esondazioni e quindi danni, sia alle imprese agricole che alla cittadinanza. Rileviamo tra l’altro che già diverse aziende hanno avuto danni diretti dal vento impetuoso di questi giorni, a tunnel, alberature, tetti di magazzini e case”. Il monitoraggio delle diverse situazioni, che per quanto riguarda gli allagamenti in diverse zone della provincia ricalcano quelle manifestatesi a maggio 2014, ovviamente continua e solo nelle prossime ore sarà possibile rilevare eventuali situazioni problematiche anche in altri comuni, come ad esempio interruzioni della distribuzione di acqua potabile ed energia elettrica come nel Mesolano ed in altri centri del basso ferrarese.
Fonte: Cia Ferrara
Vento forte e piogge intense che, in poche ore, hanno allagato le campagne del territorio, con campi, frutteti e intere aziende agricole finite letteralmente sott’acqua, in particolare nel Basso Ferrarese. Cia Ferrara ha monitorato costantemente la situazione delle aziende agricole che si sono trovate ad affrontare l’ennesima emergenza idraulica, del tutto simile a quelle che hanno colpito, negli ultimi anni, il territorio di Ferrara. «Non è davvero possibile – afferma Stefano Calderoni, presidente provinciale Cia – che un’ondata di pioggia, anche se particolarmente intensa, provochi immediatamente uno stato di emergenza. I cambiamenti climatici e i problemi ad essi correlati sono ormai sotto gli occhi di tutti e non possono più essere ignorati. A rischio sono le aziende agricole che subiscono dai danni ai terreni ed alle abitazioni rurali, ma anche la sicurezza stessa delle persone e del territorio. Ecco perché non può essere ulteriormente demandata la messa in sicurezza delle campagne e delle zone maggiormente a rischio di dissesto idrogeologico». Secondo l’associazione ferrarese non sono dunque sufficienti i soldi stanziati per gli interventi degli ultimi anni volti a risolvere la situazione e nemmeno i fondi messi a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna per continuare con la realizzazione delle opere di sicurezza idraulica. «Il Consorzio di Bonifica della Pianura di Ferrara – continua Calderoni – ha quantificato in 40 milioni di euro l’ammontare degli investimenti necessari per mettere in sicurezza il territorio ferrarese ed evitare le situazioni di emergenza provocate da bombe d’acqua o precipitazioni intense. La situazione, sempre secondo i dati forniti dal Consorzio di Bonifica, è preoccupante per l’intera Regione dove il valore del dissesto idrogeologico supera la soglia di un miliardo di euro ed è evidente che per risolvere la situazione, occorre pianificare investimenti ingenti e tempestivi». L’associazione continuerà a monitorare, in questi giorni, la situazione delle aziende agricole ed a sollecitare le istituzioni a tutti i livelli, in accordo con l’associazione nazionale, per sollecitare attenzione ed interventi verso una condizione che non può essere più considerata straordinaria.
Neve in Emilia e acqua in Romagna. Coldiretti regionale lancia l’allarme nelle campagne dove il maltempo ha colpito duro. Alle nevicate si è aggiunta l’acqua che ha tracimato dai fiumi della Romagna a causa di una marea che è stata due metri sopra il piano campagna, aggravata da un vento contrario che ha impedito ai corsi d’acqua di sfociare in mare. Forti criticità nel cesenate, con frane e smottamenti lungo la vallata del Savio, a Montiano, Longiano e colline di Cesena, dove alcune aziende agricole sono rimaste isolate a causa di una frana lungo la provinciale per Saiano. Allagamenti in pianura dove hanno tracimato i corsi d’acqua Pisciatello e Rigossa, nelle zone di Gambettola e Sala di Cesenatico. Sott'acqua sono finite colture specializzate, in particolare molti frutteti. Situazione analoga nel ravennate con campi allagati nella bassa pianura a Lugo e Conselice. La neve che nella notte tra giovedì e venerdì si è accumulata per 50 centimetri sulle colline faentine, si è sciolta velocemente andando a riempire i fiumi provocando smottamenti e allagamenti. A Castel Bolognese, in zona adiacente alla via Emilia è crollata una serra di 2.000 metri quadrati. Più a nord, nell’imolese, molte abitazioni della vallata del Santerno sono rimaste senza luce e acqua. Difficoltà anche nel ferrarese dove i canali rischiano di tracimare perché il mare non riceve. Coldiretti sta rilevando le situazioni di criticità per segnalare i danni alle autorità competenti ai fini della dichiarazione dello stato di emergenza.
Aggiornamento di sabato 7 febbraio:
E’ a Ferrara la situazione più critica nei campi a causa delle abbondanti piogge e nevicate che hanno alzato il livello di fiumi che però hanno fatto fatica a scaricare in mare a causa del vento e della marea. Difficoltà permangono anche in Romagna, dove il livello delle campagne è più alto rispetto al ferrarese. E’ quanto dichiara Coldiretti Emilia Romagna dopo i primi sopralluoghi nelle aree colpite. Nel ferrarese sono sott’acqua migliaia di ettari nelle zone con i terreni il cui livello è maggiormente sotto li livello del mare, Codigoro, Mezzogoro, Mezzano, dove l’acqua ristagna ormai da 24 ore. I problemi principali in queste zone riguardano il frumento le cui piantine, soprattutto in caso di gelate, rischiano di andare perse, mettendo in pericolo la produzione di grano. Se non si riesce a smaltire l’acqua in tempi rapidi – afferma Coldiretti – potrebbe diventare impossibile anche effettuare le prossime semine di orticole di pregio come pomodoro, cocomeri, meloni. Anche nelle zone pianeggianti di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini l’ondata di maltempo ha mandato sott’acqua numerose colture di qualità, in particolare i frutteti. Molti imprenditori agricoli sono già in campo con le pompe dei trattori per allontanare l’acqua dai campi. Mentre si contano danni anche alle strutture, con serre crollate nella zona di Castelbolognese, permangono situazioni critiche nelle aree di collina e montagna dove frane e smottamenti hanno interrotto la viabilità su molte strade. Nel riminese, a Montescudo, si sono verificati dissesti in zone che in passato non erano soggette a frane. Situazioni critiche a Riccione per la tracimazione del fiume Marano, a Santarcangelo e Poggio Berni per l’esondazione dell’Uso e altri casi per la mancanza di una razionale rete di fossi e scoli, come a Corpolò di Rimini.
Aggiornamento di domenica 8 febbraio
Dopo
il terremoto, anche la neve. In provincia di Modena, nella zona di Mirandola e
San Felice sul Panaro, già pesantemente colpite dal Terremoto, la neve ha fatto
crollare diversi hangar che erano stati montati come ricovero attrezzi dopo che
il sisma del 2012 aveva fatto crollare i capannoni.
Ne
dà notizia Coldiretti Emilia Romagna, sottolineando che i circa trenta
centimetri di neve caduti nella zona si sono molto appesantiti con le successive
piogge ed hanno provocato il crollo degli hangar. Stessa sorte è toccata alla
tensostruttura che nella parrocchia di Rivara in comune di San Felice sul
Panaro, aveva sostituito la chiesa. Crollati anche numerose serre già
predisposte per il trapianto delle piantine di fragole. Sempre nella bassa
modenese situazione di emergenza per numerosi terreni
allagati.
Difficoltà
anche sulla montagna bolognese, in particolare tra Sasso Marconi e Marzabotto –
precisa Coldiretti – dove numerose stalle sono rimaste isolate e in difficoltà a
causa della mancanza di elettricità per quasi tre giorni. L’assenza di energia
elettrica ha bloccato anche le pompe per abbeverare gli animali. La viabilità in
numerose aziende è stata ripristinata grazie all’intervento di trattori di
Coldiretti.
Tra
Romagna, bassa modenese e l’intero Appennino emiliano romagnolo– afferma
Coldiretti regionale – ci sono condizioni per chiedere lo stato di emergenza per
le aziende agricole.
Fonte: Coldiretti Ferrara
E’ la pioggia ad aver creato le maggiori preoccupazioni agli agricoltori ferraresi. In due giorni le precipitazioni hanno sono state in alcuni punti della provincia di oltre 60 mm ed il forte vento non ha consentito la piena efficienza del sistema di scolo della Bonifica, rallentato dal mare che “non tirava” e che anzi ha provocato sensibili danni all’arenile ed alle strutture balneari dei Lidi Comacchiesi, con inevitabile incremento del livello dell’acqua nei canali. La prima sommaria mappatura di Coldiretti indica nel territorio del comune di Ferrara uno dei punti più a rischio, con campi allagati causa la tracimazione dei canali di scolo; altri punti critici i territori di Poggio Renatico, Voghiera, Portomaggiore, Copparo, Berra, Formignana, oltre ai centri abitati di Comacchio, in particolare Portogaribaldi dove il portocanale ha superato gli argini. Tracimazioni nei campi già coltivati ad orticole si segnalano a Mesola e zone limitrofe. Livello alto nei canali del codigorese e di Lagosanto, così come per il Po di Volano. “Oltre al ristagnare dell’acqua piovana nei campi, fenomeno normale nei mesi invernali, preoccupa l’eventuale perdurare di queste circostanze, ovvero piogge intense e vento forte – commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli – che sta mettendo sotto pressione il sistema della nostra bonifica con il rischio di esondazioni e quindi danni, sia alle imprese agricole che alla cittadinanza. Rileviamo tra l’altro che già diverse aziende hanno avuto danni diretti dal vento impetuoso di questi giorni, a tunnel, alberature, tetti di magazzini e case”. Il monitoraggio delle diverse situazioni, che per quanto riguarda gli allagamenti in diverse zone della provincia ricalcano quelle manifestatesi a maggio 2014, ovviamente continua e solo nelle prossime ore sarà possibile rilevare eventuali situazioni problematiche anche in altri comuni, come ad esempio interruzioni della distribuzione di acqua potabile ed energia elettrica come nel Mesolano ed in altri centri del basso ferrarese.
Fonte: Cia Ferrara
Vento forte e piogge intense che, in poche ore, hanno allagato le campagne del territorio, con campi, frutteti e intere aziende agricole finite letteralmente sott’acqua, in particolare nel Basso Ferrarese. Cia Ferrara ha monitorato costantemente la situazione delle aziende agricole che si sono trovate ad affrontare l’ennesima emergenza idraulica, del tutto simile a quelle che hanno colpito, negli ultimi anni, il territorio di Ferrara. «Non è davvero possibile – afferma Stefano Calderoni, presidente provinciale Cia – che un’ondata di pioggia, anche se particolarmente intensa, provochi immediatamente uno stato di emergenza. I cambiamenti climatici e i problemi ad essi correlati sono ormai sotto gli occhi di tutti e non possono più essere ignorati. A rischio sono le aziende agricole che subiscono dai danni ai terreni ed alle abitazioni rurali, ma anche la sicurezza stessa delle persone e del territorio. Ecco perché non può essere ulteriormente demandata la messa in sicurezza delle campagne e delle zone maggiormente a rischio di dissesto idrogeologico». Secondo l’associazione ferrarese non sono dunque sufficienti i soldi stanziati per gli interventi degli ultimi anni volti a risolvere la situazione e nemmeno i fondi messi a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna per continuare con la realizzazione delle opere di sicurezza idraulica. «Il Consorzio di Bonifica della Pianura di Ferrara – continua Calderoni – ha quantificato in 40 milioni di euro l’ammontare degli investimenti necessari per mettere in sicurezza il territorio ferrarese ed evitare le situazioni di emergenza provocate da bombe d’acqua o precipitazioni intense. La situazione, sempre secondo i dati forniti dal Consorzio di Bonifica, è preoccupante per l’intera Regione dove il valore del dissesto idrogeologico supera la soglia di un miliardo di euro ed è evidente che per risolvere la situazione, occorre pianificare investimenti ingenti e tempestivi». L’associazione continuerà a monitorare, in questi giorni, la situazione delle aziende agricole ed a sollecitare le istituzioni a tutti i livelli, in accordo con l’associazione nazionale, per sollecitare attenzione ed interventi verso una condizione che non può essere più considerata straordinaria.
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venerdì 6 febbraio 2015
IMPATTO DEL MALTEMPO SULL’AGRICOLTURA, CONFAGRICOLTURA BOLOGNA ALLA CONTA DEI DANNI: “FLAGELLATI CAMPI APPENA SEMINATI, GRAVI RITARDI SULLE OPERAZIONI COLTURALI PRIMAVERILI E DANNI INCALCOLABILI PER LE AZIENDE AGRICOLE”
Fonte: Confagricoltura Bologna
Traffico in tilt, autostrade e aeroporti chiusi ma non solo. Il maltempo si abbatte anche sull’agricoltura. “Fino a 20-30 cm d’acqua sui terreni più bassi dell’hinterland bolognese che accumulano il flusso inarrestabile proveniente da monte. Flagellati i campi appena seminati di cipolla e quelli di grano appena concimati. Danni ai terreni pronti per le semine primaverili, come la barbabietola da zucchero, che subiranno anche un mese di ritardo ed effetti devastanti sulla rete scolante delle aziende agricole”. E’ questo il primo bollettino diramato da Confagricoltura Bologna che fotografa la drammatica situazione nelle campagne dopo le incessanti piogge e nevicate delle ultime ore. “Una nota di merito – continua Confagricoltura Bologna - va invece alla rete di solidarietà messa in piedi dai nostri agricoltori della Valsamoggia, grazie alla quale è stata possibile la mungitura in tutte le stalle fin dalle 5 di stamani con l’ausilio di generatori passati di mano in mano, nonostante la mancanza di corrente elettrica. Nella stessa zona si è prestato soccorso coi trattori a diversi camion di latte del Parmigiano Reggiano finiti nel fosso”. “Lo stato di allerta per l’evento calamitoso – rimarca Confagricoltura Bologna – richiama anche l’esigenza di mettere subito in sicurezza il territorio contro il rischio di erosione spondale dei fiumi e dei corsi d’acqua”.
Traffico in tilt, autostrade e aeroporti chiusi ma non solo. Il maltempo si abbatte anche sull’agricoltura. “Fino a 20-30 cm d’acqua sui terreni più bassi dell’hinterland bolognese che accumulano il flusso inarrestabile proveniente da monte. Flagellati i campi appena seminati di cipolla e quelli di grano appena concimati. Danni ai terreni pronti per le semine primaverili, come la barbabietola da zucchero, che subiranno anche un mese di ritardo ed effetti devastanti sulla rete scolante delle aziende agricole”. E’ questo il primo bollettino diramato da Confagricoltura Bologna che fotografa la drammatica situazione nelle campagne dopo le incessanti piogge e nevicate delle ultime ore. “Una nota di merito – continua Confagricoltura Bologna - va invece alla rete di solidarietà messa in piedi dai nostri agricoltori della Valsamoggia, grazie alla quale è stata possibile la mungitura in tutte le stalle fin dalle 5 di stamani con l’ausilio di generatori passati di mano in mano, nonostante la mancanza di corrente elettrica. Nella stessa zona si è prestato soccorso coi trattori a diversi camion di latte del Parmigiano Reggiano finiti nel fosso”. “Lo stato di allerta per l’evento calamitoso – rimarca Confagricoltura Bologna – richiama anche l’esigenza di mettere subito in sicurezza il territorio contro il rischio di erosione spondale dei fiumi e dei corsi d’acqua”.
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lunedì 5 maggio 2014
CIA FERRARA: PIOGGE INTENSE E BOMBE D’ACQUA. E LE AZIENDE ASSICURATE SONO POCHE
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
Cia Ferrara fa il punto dopo le piogge intense, la grandine e la bomba d’acqua che ha colpito il medio e basso ferrarese da Ostellato a Fiscaglia
FERRARA – La Primavera mostra il suo lato peggiore e, ancora una volta, le piogge intense e la grandine hanno colpito provocando danni ingenti alle abitazione e alle colture nei comuni del medio e basso ferrarese. Tra le zone più colpite ci sono sicuramente le zone di Migliaro e Valcesura, dove i millimetri caduti in poco più di 20 minuti sono stati 120 ma anche Copparo, Ostellato, Iolanda di Savoia e l’argentano, dove la grandine non ha lasciato scampo alle frutticole. La Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara sta valutando la situazione ed è in contatto con le aziende agricole per capire l’ammontare dei danni e con l’assessore Stefano Calderoni - che in questi giorni ha monitorato costantemente la situazione e gestito l’emergenza – per avere un quadro completo dei danni. Oltre agli allagamenti che impediranno agli agricoltori di accedere ai terreni per diversi giorni, la grandine ha danneggiato fortemente le orticole ed anche gli impianti anti-grandine a protezione dei frutteti hanno subito danni, sovraccaricati dall’ingente flusso d’acqua caduta in pochi minuti. Una vera e propria emergenza, dunque, non prevedibile ma in qualche modo da mettere in conto, visto l’andamento climatico degli ultimi anni che ha registrato un’anomala alternanza di periodi di siccità calamitosi e, appunto, fortunali, bombe d’acqua ed eccessi di pioggia. Di fronte a questi eventi emerge fortemente il problema delle assicurazioni agricole, già sottolineato nei mesi scorsi da Lorenzo Boldrini, presidente provinciale di Cia Ferrara. La percentuale di aziende che stipulano un’assicurazione multirischio – quella a copertura completa che copre il mancato reddito aziendale – è ancora molto basso. Ad aggravare la situazione c’è l’azzeramento dei risarcimenti diretti per calamità, quasi 120 milioni di euro garantiti, negli anni scorsi, dal Fondo di solidarietà nazionale. Quei fondi dovrebbero ora finanziare la stipula di assicurazioni agevolate per le imprese agricole ma l’unica realtà, al momento, è che i fondi per le calamità non ci sono e la tendenza ad assicurare è ancora davvero bassa. Il risultato è che in queste ore aziende, soprattutto quelle medio - piccole, si trovano ad avere raccolti rovinati, mancato reddito e nessuna copertura. Nei prossimi giorni l’associazione, insieme alla Provincia di Ferrara, valuterà le azioni da compiere per cercare di rimediare all’emergenza di questi giorni che rischia di compromettere la produzione agricola di una vasta zona del territorio.
Cia Ferrara fa il punto dopo le piogge intense, la grandine e la bomba d’acqua che ha colpito il medio e basso ferrarese da Ostellato a Fiscaglia
FERRARA – La Primavera mostra il suo lato peggiore e, ancora una volta, le piogge intense e la grandine hanno colpito provocando danni ingenti alle abitazione e alle colture nei comuni del medio e basso ferrarese. Tra le zone più colpite ci sono sicuramente le zone di Migliaro e Valcesura, dove i millimetri caduti in poco più di 20 minuti sono stati 120 ma anche Copparo, Ostellato, Iolanda di Savoia e l’argentano, dove la grandine non ha lasciato scampo alle frutticole. La Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara sta valutando la situazione ed è in contatto con le aziende agricole per capire l’ammontare dei danni e con l’assessore Stefano Calderoni - che in questi giorni ha monitorato costantemente la situazione e gestito l’emergenza – per avere un quadro completo dei danni. Oltre agli allagamenti che impediranno agli agricoltori di accedere ai terreni per diversi giorni, la grandine ha danneggiato fortemente le orticole ed anche gli impianti anti-grandine a protezione dei frutteti hanno subito danni, sovraccaricati dall’ingente flusso d’acqua caduta in pochi minuti. Una vera e propria emergenza, dunque, non prevedibile ma in qualche modo da mettere in conto, visto l’andamento climatico degli ultimi anni che ha registrato un’anomala alternanza di periodi di siccità calamitosi e, appunto, fortunali, bombe d’acqua ed eccessi di pioggia. Di fronte a questi eventi emerge fortemente il problema delle assicurazioni agricole, già sottolineato nei mesi scorsi da Lorenzo Boldrini, presidente provinciale di Cia Ferrara. La percentuale di aziende che stipulano un’assicurazione multirischio – quella a copertura completa che copre il mancato reddito aziendale – è ancora molto basso. Ad aggravare la situazione c’è l’azzeramento dei risarcimenti diretti per calamità, quasi 120 milioni di euro garantiti, negli anni scorsi, dal Fondo di solidarietà nazionale. Quei fondi dovrebbero ora finanziare la stipula di assicurazioni agevolate per le imprese agricole ma l’unica realtà, al momento, è che i fondi per le calamità non ci sono e la tendenza ad assicurare è ancora davvero bassa. Il risultato è che in queste ore aziende, soprattutto quelle medio - piccole, si trovano ad avere raccolti rovinati, mancato reddito e nessuna copertura. Nei prossimi giorni l’associazione, insieme alla Provincia di Ferrara, valuterà le azioni da compiere per cercare di rimediare all’emergenza di questi giorni che rischia di compromettere la produzione agricola di una vasta zona del territorio.
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venerdì 2 maggio 2014
COLDIRETTI, PRIMAVERA PAZZA PORTA MALTEMPO E DANNI ANCHE NEL FERRARESE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Interessate da violenti nubifragi diverse area del ferrarese, in alcuni casi con forti grandinate. Danni a colture e difficoltà per i lavori in campo ed anche alla viabilità stradale. Canali sotto osservazione nel copparese.
Maltempo e danni non stanno risparmiando neppure la nostra provincia e le prime segnalazioni raccolte delineano un quadro già preoccupante dato che anche per domani si prevede di nuovo pioggia e possibili temporali. Temporali che hanno scaricato vere e proprie “bombe d’acqua” sui campi coltivati, con piogge intensissime che hanno impattato sulle colture ed in breve alzato il livello dei canali di scolo, in queste ore osservati speciali, che hanno il difficile compito di liberare i campi dall’acqua. Campi che, nel copparese e nella zona di Tresigallo e Migliarino sono sommersi da diversi centimetri d’acqua, mentre nell’argentano sono segnalate forti piogge (70 mm in pochi minuti) accompagnate da violente grandinate che hanno imbiancato campi e strade, con danni ingenti alle colture erbacee e orticole, alcune già con frutti prossimi alla raccolta grazie alle temperature più elevate della norma delle scorse settimane. Anche le reti antigrandine negli impianti frutticoli si sono riempite ed in qualche caso rotte sotto il peso dei chicchi di ghiaccio, mentre gli impianti arborei non protetti hanno subito danno ai frutticini in formazione o in maturazione (come nel caso di albicocche e ciliegie). La grandine non ha risparmiato l’area compresa tra Tresigallo, parte di Formignana, Jolanda, Migliarino per poi spostarsi a Filo d’Argenta. Dal copparese (Coccanile, Gradizza) giungono anche notizie relative a chiusura di strade rese impraticabili per l’eccesso di piogge non assorbite dai terreni, già umidi per le piogge dei giorni scorsi, e neppure dai fossi e dai canali, ben presto insufficienti a contenere precipitazioni tanto intense e violente. Coldiretti invita gli agricoltori interessati a contattare al più presto la propria compagnia assicuratrice o il Consorzio di Difesa per segnalare il danno presunto, ricordando che da quest’anno non è più operativa la norma di legge che prevedeva interventi compensativi al reddito tramite il fondo di solidarietà nazionale, rimanendo solo l’assicurazione lo strumento per ristorare gli eventuali danni calamitosi.
Interessate da violenti nubifragi diverse area del ferrarese, in alcuni casi con forti grandinate. Danni a colture e difficoltà per i lavori in campo ed anche alla viabilità stradale. Canali sotto osservazione nel copparese.
Maltempo e danni non stanno risparmiando neppure la nostra provincia e le prime segnalazioni raccolte delineano un quadro già preoccupante dato che anche per domani si prevede di nuovo pioggia e possibili temporali. Temporali che hanno scaricato vere e proprie “bombe d’acqua” sui campi coltivati, con piogge intensissime che hanno impattato sulle colture ed in breve alzato il livello dei canali di scolo, in queste ore osservati speciali, che hanno il difficile compito di liberare i campi dall’acqua. Campi che, nel copparese e nella zona di Tresigallo e Migliarino sono sommersi da diversi centimetri d’acqua, mentre nell’argentano sono segnalate forti piogge (70 mm in pochi minuti) accompagnate da violente grandinate che hanno imbiancato campi e strade, con danni ingenti alle colture erbacee e orticole, alcune già con frutti prossimi alla raccolta grazie alle temperature più elevate della norma delle scorse settimane. Anche le reti antigrandine negli impianti frutticoli si sono riempite ed in qualche caso rotte sotto il peso dei chicchi di ghiaccio, mentre gli impianti arborei non protetti hanno subito danno ai frutticini in formazione o in maturazione (come nel caso di albicocche e ciliegie). La grandine non ha risparmiato l’area compresa tra Tresigallo, parte di Formignana, Jolanda, Migliarino per poi spostarsi a Filo d’Argenta. Dal copparese (Coccanile, Gradizza) giungono anche notizie relative a chiusura di strade rese impraticabili per l’eccesso di piogge non assorbite dai terreni, già umidi per le piogge dei giorni scorsi, e neppure dai fossi e dai canali, ben presto insufficienti a contenere precipitazioni tanto intense e violente. Coldiretti invita gli agricoltori interessati a contattare al più presto la propria compagnia assicuratrice o il Consorzio di Difesa per segnalare il danno presunto, ricordando che da quest’anno non è più operativa la norma di legge che prevedeva interventi compensativi al reddito tramite il fondo di solidarietà nazionale, rimanendo solo l’assicurazione lo strumento per ristorare gli eventuali danni calamitosi.
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giovedì 13 febbraio 2014
COLDIRETTI: PIOVE IL DOPPIO DEL NORMALE (+107%), L’ITALIA FRANA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Rispetto alla media del periodo al nord anche il 200% in più di precipitazioni e temperature fuori stagione, che impattano su un territorio debole che ha necessità di maggiori tutele e strutture di salvaguardia.
In Italia è caduta piu’ del doppio della pioggia (+107%) rispetto alla media del periodo a gennaio con le precipitazioni violente ed intese della prima decade del mese di febbraio che hanno peggiorato la situazione. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, sulla base dei dati Ucea, che lancia l’allarme per i terreni saturi di acqua con il rischio frane in un Paese dove l’82% dei comuni ha parte del territorio a rischio idrogeologico. Nel mese di gennaio – sottolinea la Coldiretti - è caduta il triplo di pioggia in piu’ rispetto alla media al nord (+200%), piu’ del doppio al Centro (+119 per cento) con picchi del 168% in Toscana e il 12 % in piu’ anche nel Mezzogiorno. Siamo di fronte – sostiene la Coldiretti - ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si sono manifestati con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Servono le opere infrastrutturali per la raccolta e la regimazione delle acque, ma a questa situazione - conclude la Coldiretti - non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato abbia tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento.
Rispetto alla media del periodo al nord anche il 200% in più di precipitazioni e temperature fuori stagione, che impattano su un territorio debole che ha necessità di maggiori tutele e strutture di salvaguardia.
In Italia è caduta piu’ del doppio della pioggia (+107%) rispetto alla media del periodo a gennaio con le precipitazioni violente ed intese della prima decade del mese di febbraio che hanno peggiorato la situazione. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, sulla base dei dati Ucea, che lancia l’allarme per i terreni saturi di acqua con il rischio frane in un Paese dove l’82% dei comuni ha parte del territorio a rischio idrogeologico. Nel mese di gennaio – sottolinea la Coldiretti - è caduta il triplo di pioggia in piu’ rispetto alla media al nord (+200%), piu’ del doppio al Centro (+119 per cento) con picchi del 168% in Toscana e il 12 % in piu’ anche nel Mezzogiorno. Siamo di fronte – sostiene la Coldiretti - ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si sono manifestati con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Servono le opere infrastrutturali per la raccolta e la regimazione delle acque, ma a questa situazione - conclude la Coldiretti - non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato abbia tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento.
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martedì 4 febbraio 2014
COLDIRETTI: I DANNI DA MALTEMPO COSTANO DUE VOLTE E MEZZO I COSTI DELLA PREVENZIONE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Per ogni miliardo speso in prevenzione ne sono stati spesi 2,5 per riparare i danni di varie calamità. Senza contare le vittime di frane ed alluvioni in tutta la penisola. “Anche il nostro territorio è fragile – dice Sergio Gulinelli – e bisogna cambiare l’approccio al problema se non vogliamo farne le spese di fronte ai mutamenti climatici in atto”.
Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, con il Ministero dell’Ambiente che ha quantificato infatti in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali dati a politiche di prevenzione, mentre nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane ed alluvioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che con riferimento all’ultima ondata di maltempo evidenzia che il bilancio è ancora più grave se si considerano le vittime etragedie familiari che frane e alluvioni hanno provocato. Investire nella prevenzione è dunque sempre più urgente di fronte a precipitazioni sempre più violente e frequenti per i cambiamenti climatici in un Paese dove - sottolinea la Coldiretti - sono più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. L’aver inserito il Piano irriguo nazionale in una delle quattro linee di intervento delle risorse del Fondo europeo di Sviluppo Rurale riconosce la necessità di intervenire prioritariamente nella stabilità idrogeologica del territorio nazionale, anche perché gli studi evidenziano che le bombe d’acqua causano i danni più gravi nei pressi degli argini, dove purtroppo si continuano ad autorizzare costruzioni. A questa situazione di fragilità territoriale non è estraneo il fatto che l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato, che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari), anche nelle zone esposte al pericolo di frane e alluvioni, che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia - conclude la Coldiretti - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola “Anche a Ferrara siamo preoccupati – aggiunge il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - da quanto andamento stagionale così intensamente piovoso e caldo (oltre 3 i gradi in più rispetto alla media nel mese di gennaio e febbraio si preannuncia parimenti anomalo), con il rischio di squilibri per le piante e difficoltà nella lavorazione dei terreni, compresa la manutenzione della rete idrica nelle nostre aziende, indispensabile punti di incontro con le opere di bonifica e con i corsi d’acqua naturale nell’allontanare le acque, soprattutto in un territorio come il nostro abbondantemente al di sotto dellivello del mare. Spiace dover rimarcare che sino ad ora i segnali d’allarme lanciate nel corsi degli anni dagli agricoltori e dai consorzi di bonifica sono stati assai poco ascoltati e nel frattempo sono diminuite le risorse per la manutenzione del territorio a fronte di danni da animali selvatici, da attività estrattive, da cementificazione, da lavori a canali e bacini di bonifica fatti con pregiudizio dell’equilibrio complessivo e dunque pericolosi per tutti quanti, dalle imprese agricole, alle attività economiche, ai cittadini. Ci auguriamo che le piene di fiumi e canali che attraversano la nostra provincia non abbiano esito drammatico e ci mettiamo sin d’ora a disposizione per intervenire laddove necessario in caso di emergenza con i nostri mezzi, ma soprattutto per incontrare che ha la responsabilità della gestione del territorio (svariate decine di enti, ne siamo consapevoli) per invertire la rotta e ridare serenità alle popolazioni ed alle imprese.
Per ogni miliardo speso in prevenzione ne sono stati spesi 2,5 per riparare i danni di varie calamità. Senza contare le vittime di frane ed alluvioni in tutta la penisola. “Anche il nostro territorio è fragile – dice Sergio Gulinelli – e bisogna cambiare l’approccio al problema se non vogliamo farne le spese di fronte ai mutamenti climatici in atto”.
Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, con il Ministero dell’Ambiente che ha quantificato infatti in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali dati a politiche di prevenzione, mentre nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane ed alluvioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che con riferimento all’ultima ondata di maltempo evidenzia che il bilancio è ancora più grave se si considerano le vittime etragedie familiari che frane e alluvioni hanno provocato. Investire nella prevenzione è dunque sempre più urgente di fronte a precipitazioni sempre più violente e frequenti per i cambiamenti climatici in un Paese dove - sottolinea la Coldiretti - sono più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. L’aver inserito il Piano irriguo nazionale in una delle quattro linee di intervento delle risorse del Fondo europeo di Sviluppo Rurale riconosce la necessità di intervenire prioritariamente nella stabilità idrogeologica del territorio nazionale, anche perché gli studi evidenziano che le bombe d’acqua causano i danni più gravi nei pressi degli argini, dove purtroppo si continuano ad autorizzare costruzioni. A questa situazione di fragilità territoriale non è estraneo il fatto che l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato, che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari), anche nelle zone esposte al pericolo di frane e alluvioni, che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia - conclude la Coldiretti - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola “Anche a Ferrara siamo preoccupati – aggiunge il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - da quanto andamento stagionale così intensamente piovoso e caldo (oltre 3 i gradi in più rispetto alla media nel mese di gennaio e febbraio si preannuncia parimenti anomalo), con il rischio di squilibri per le piante e difficoltà nella lavorazione dei terreni, compresa la manutenzione della rete idrica nelle nostre aziende, indispensabile punti di incontro con le opere di bonifica e con i corsi d’acqua naturale nell’allontanare le acque, soprattutto in un territorio come il nostro abbondantemente al di sotto dellivello del mare. Spiace dover rimarcare che sino ad ora i segnali d’allarme lanciate nel corsi degli anni dagli agricoltori e dai consorzi di bonifica sono stati assai poco ascoltati e nel frattempo sono diminuite le risorse per la manutenzione del territorio a fronte di danni da animali selvatici, da attività estrattive, da cementificazione, da lavori a canali e bacini di bonifica fatti con pregiudizio dell’equilibrio complessivo e dunque pericolosi per tutti quanti, dalle imprese agricole, alle attività economiche, ai cittadini. Ci auguriamo che le piene di fiumi e canali che attraversano la nostra provincia non abbiano esito drammatico e ci mettiamo sin d’ora a disposizione per intervenire laddove necessario in caso di emergenza con i nostri mezzi, ma soprattutto per incontrare che ha la responsabilità della gestione del territorio (svariate decine di enti, ne siamo consapevoli) per invertire la rotta e ridare serenità alle popolazioni ed alle imprese.
venerdì 16 agosto 2013
COLDIRETTI, CONTA DEI DANNI NELLE CAMPAGNE DI FERRARA E COPPARO DOPO LE GRANDINATE DELLA VIGILIA DI FERRAGOSTO
Fonte: Coldiretti Ferrara
Ancora danni per molte aziende dal fortunale che nella mattinata del 14 agosto ad un mese esatto di tempo ha ripresentato il suo conto in termini di grandine, forte vento e moltissima pioggia in pochi minuti. Danni consistenti alle colture seminative in particolare nella zona tra Ferrara e Copparo. Ennesimo problema per la nostra provincia.
Ancora un violento passaggio di correnti calde e fredde sulle nostre pianure che hanno provocato un brusco cambiamento atmosferico che con forte vento e grandinate ha colpito Ferrara e dintorni, in particolare la zona tra le frazioni della zona est della città ed il copparese e roese. Ad un primo contatto – evidenzia Coldiretti Ferrara – le aree interessate dalla violenza del temporale sono in particolare Ruina e le altre frazioni di Ro, poi Tamara, Saletta, Copparo, e per il comune di Ferrara le frazioni di Francolino, Corlo, Fossadalbero, Sabbioni e Pescara. I danni sono stati causati dalla grandine (in alcuni casi della grandezza di uova), ma anche dal forte vento, che ha provocato anche danni a fabbricati (tetti, infissi, tunnel) ed ad alberature. Le colture più colpite sono il mais e la soia, oltre naturalmente a tutte quelle altre coltivazioni ancora in atto nei nostri campi ed in attesa di maturazione, dopo una già travagliata primavera che ha aveva in parte compromesso il normale ciclo produttivo, dai pomodori, alle zucche, alle altre orticole da pieno campo. Danni anche ai frutteti non coperti dalle reti antigrandine, in particolare a susine e pesche medio tardive. Rispetto ad un mese fa – conclude la nota dell’organizzazione agricola ferrarese – i danni sembrano essere in un ambito più definito e non a macchia di leopardo come allora, anche se per alcune aziende si tratta di una ripetizione della grandinata di metà luglio e dunque di danni su danni, con perdita pressochè totale della produzione in corso se non protetta da reti, che ovviamente vengono utilizzate solo per le colture di maggiore redditività visti i costi degli impianti e la difficoltà anche tecnica della realizzazione che necessita di palificazioni numerose come quelle già presenti nei frutteti. Impensabile fare lo stesso per le colture seminative, per le quali l’unica cosa da fare è una buona copertura assicurativa. Ed è propria alla propria compagnia assicurativa ed al consorzio fitosanitario di difesa che gli agricoltori prioritariamente devono rivolgersi per denunciare l’evento e mettere in moto le perizie per i risarcimenti. Qualora i danni si dovessero rivelare consistenti ed interessare una vasta area, sarà compito della Provincia attivare gli ulteriori interventi previsti dalla legge se ne ricorrono le condizioni, dato che in presenza di interventi per assicurare le colture, vengono meno le possibilità di attivare gli interventi ex post, ovvero contributi e prestiti agevolati. Nei prossimi giorni attraverso la raccolta delle segnalazioni anche presso i nostri uffici potremo indirizzare agli enti preposti le diverse situazioni ed avere un quadro preciso della gravità dell’evento.
Ancora danni per molte aziende dal fortunale che nella mattinata del 14 agosto ad un mese esatto di tempo ha ripresentato il suo conto in termini di grandine, forte vento e moltissima pioggia in pochi minuti. Danni consistenti alle colture seminative in particolare nella zona tra Ferrara e Copparo. Ennesimo problema per la nostra provincia.
Ancora un violento passaggio di correnti calde e fredde sulle nostre pianure che hanno provocato un brusco cambiamento atmosferico che con forte vento e grandinate ha colpito Ferrara e dintorni, in particolare la zona tra le frazioni della zona est della città ed il copparese e roese. Ad un primo contatto – evidenzia Coldiretti Ferrara – le aree interessate dalla violenza del temporale sono in particolare Ruina e le altre frazioni di Ro, poi Tamara, Saletta, Copparo, e per il comune di Ferrara le frazioni di Francolino, Corlo, Fossadalbero, Sabbioni e Pescara. I danni sono stati causati dalla grandine (in alcuni casi della grandezza di uova), ma anche dal forte vento, che ha provocato anche danni a fabbricati (tetti, infissi, tunnel) ed ad alberature. Le colture più colpite sono il mais e la soia, oltre naturalmente a tutte quelle altre coltivazioni ancora in atto nei nostri campi ed in attesa di maturazione, dopo una già travagliata primavera che ha aveva in parte compromesso il normale ciclo produttivo, dai pomodori, alle zucche, alle altre orticole da pieno campo. Danni anche ai frutteti non coperti dalle reti antigrandine, in particolare a susine e pesche medio tardive. Rispetto ad un mese fa – conclude la nota dell’organizzazione agricola ferrarese – i danni sembrano essere in un ambito più definito e non a macchia di leopardo come allora, anche se per alcune aziende si tratta di una ripetizione della grandinata di metà luglio e dunque di danni su danni, con perdita pressochè totale della produzione in corso se non protetta da reti, che ovviamente vengono utilizzate solo per le colture di maggiore redditività visti i costi degli impianti e la difficoltà anche tecnica della realizzazione che necessita di palificazioni numerose come quelle già presenti nei frutteti. Impensabile fare lo stesso per le colture seminative, per le quali l’unica cosa da fare è una buona copertura assicurativa. Ed è propria alla propria compagnia assicurativa ed al consorzio fitosanitario di difesa che gli agricoltori prioritariamente devono rivolgersi per denunciare l’evento e mettere in moto le perizie per i risarcimenti. Qualora i danni si dovessero rivelare consistenti ed interessare una vasta area, sarà compito della Provincia attivare gli ulteriori interventi previsti dalla legge se ne ricorrono le condizioni, dato che in presenza di interventi per assicurare le colture, vengono meno le possibilità di attivare gli interventi ex post, ovvero contributi e prestiti agevolati. Nei prossimi giorni attraverso la raccolta delle segnalazioni anche presso i nostri uffici potremo indirizzare agli enti preposti le diverse situazioni ed avere un quadro preciso della gravità dell’evento.
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lunedì 15 luglio 2013
COLDIRETTI, COLPO DA KO DEL MALTEMPO ANCHE NELLE CAMPAGNE FERRARESI CON VENTO E GRANDINE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Le tempeste estive che hanno interessato tutta la penisola negli ultimi giorni, con danni ingenti per le colture agricole, non hanno risparmiato il ferrarese, ferendo in modo drammatico colture estensive ed orticole. Ora i conti dei danni.
Le tempeste estive, che con nubifragi e grandine hanno colpito a macchia di leopardo la penisola, hanno fatto salire ad oltre un miliardo il conto dei danni provocati all’agricoltura dall’andamento climatico anomalo del 2013, tra perdite e maggiori costi. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che state avviate le procedure per la richiesta della stato di calamità nei territori colpiti dall’ondata di maltempo che con manifestazioni improvvise e violente si è abbattuta dalla Lombardia all’Emilia Romagna, dopo aver colpito nei giorni scorsi numerose regioni, dal Veneto all’Umbria, fino alla Campania. In questa pazza estate interi raccolti sono stati spazzati via dalla furia del vento, dalla pioggia e dalla grandine ed il lavoro un intero anno degli agricoltori e delle loro famiglie - precisa la Coldiretti - è stato distrutto in pochi minuti per colpa di violente bufere accompagnate da grandine con chicchi di grandi dimensioni che hanno allagato campi, divelto tetti, serre e raso al suolo interi raccolti di mais, soia, cereali, foraggi, frutta e ortaggi come insalata, fagioli, peperoni e melanzane quasi pronti alla raccolta. La grandine - spiega la Coldiretti - e' la piu' temuta dagli agricoltori in questa stagione perche' provoca danni insanabili alle coltivazioni, con effetti economici ed occupazionali sulle raccolte estive della frutta e della vendemmia ma anche sull’andamento dei prezzi e sull’inflazione. Secondo le stime della Coldiretti l’’ultima ondata di maltempo, che ha colpito regioni leader nella produzione di frutta e verdura da destinare ai mercati nazionali ed esteri, segna un 2013 caratterizzato nelle campagne dal ripetersi di eventi estremi con sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi e intense ed una primavera estremamente piovosa soprattutto nelle regioni del nord. Si tratta degli effetti dei cambiamenti climatici con i quali è costretta a convivere l’agricoltura che a differenza delle attività industriali – conclude la Coldiretti - si svolge all’aria aperta ed è quindi soggetta alle bizzarrie del tempo, oltre alle difficoltà di mercato dovute alla crisi. E non mancano i problemi anche nel ferrarese, colpito a più riprese, tra giovedì scorso e sabato notte, con nubifragi che hanno rovesciato piogge come tifoni tropicali, accompagnate da forti venti che hanno divelto alberature, spezzato rami, danneggiato tetti e serre, e da grandine anche di grosse dimensioni, che ha letteralmente defogliato e distrutto intere coltivazioni: da campi di mais dei quali non è rimasto che il fusto, alle bietole del tutto senza foglie, a campi di pomodori rasati drammaticamente, a cocomeri e meloni in piena raccolta, traforati dai chicchi ghiacciati, come la soia, zucche, zucchini, le orticole in generale, e anche i frutteti non protetti dalle reti, nei quali la raccolta era ormai imminente o già iniziata , come per pesche e susine. Nei prossimi giorni, attraverso le denunce alle compagnie assicurative e tramite il consorzio fitosanitario di difesa, oltre che presso i nostri uffici, sarà possibile delineare l’entità dei danni, che si sono manifestati a macchia di leopardo un po’ in tutta la provincia, ma a quanto pare in particolare nelle vicinanze della città, tra Boara, Baura, Malborghetto, e poi verso il portuense, mentre nell’argentano i danni si era verificati già con il fortunale di giovedì notte.
Le tempeste estive che hanno interessato tutta la penisola negli ultimi giorni, con danni ingenti per le colture agricole, non hanno risparmiato il ferrarese, ferendo in modo drammatico colture estensive ed orticole. Ora i conti dei danni.
Le tempeste estive, che con nubifragi e grandine hanno colpito a macchia di leopardo la penisola, hanno fatto salire ad oltre un miliardo il conto dei danni provocati all’agricoltura dall’andamento climatico anomalo del 2013, tra perdite e maggiori costi. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che state avviate le procedure per la richiesta della stato di calamità nei territori colpiti dall’ondata di maltempo che con manifestazioni improvvise e violente si è abbattuta dalla Lombardia all’Emilia Romagna, dopo aver colpito nei giorni scorsi numerose regioni, dal Veneto all’Umbria, fino alla Campania. In questa pazza estate interi raccolti sono stati spazzati via dalla furia del vento, dalla pioggia e dalla grandine ed il lavoro un intero anno degli agricoltori e delle loro famiglie - precisa la Coldiretti - è stato distrutto in pochi minuti per colpa di violente bufere accompagnate da grandine con chicchi di grandi dimensioni che hanno allagato campi, divelto tetti, serre e raso al suolo interi raccolti di mais, soia, cereali, foraggi, frutta e ortaggi come insalata, fagioli, peperoni e melanzane quasi pronti alla raccolta. La grandine - spiega la Coldiretti - e' la piu' temuta dagli agricoltori in questa stagione perche' provoca danni insanabili alle coltivazioni, con effetti economici ed occupazionali sulle raccolte estive della frutta e della vendemmia ma anche sull’andamento dei prezzi e sull’inflazione. Secondo le stime della Coldiretti l’’ultima ondata di maltempo, che ha colpito regioni leader nella produzione di frutta e verdura da destinare ai mercati nazionali ed esteri, segna un 2013 caratterizzato nelle campagne dal ripetersi di eventi estremi con sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi e intense ed una primavera estremamente piovosa soprattutto nelle regioni del nord. Si tratta degli effetti dei cambiamenti climatici con i quali è costretta a convivere l’agricoltura che a differenza delle attività industriali – conclude la Coldiretti - si svolge all’aria aperta ed è quindi soggetta alle bizzarrie del tempo, oltre alle difficoltà di mercato dovute alla crisi. E non mancano i problemi anche nel ferrarese, colpito a più riprese, tra giovedì scorso e sabato notte, con nubifragi che hanno rovesciato piogge come tifoni tropicali, accompagnate da forti venti che hanno divelto alberature, spezzato rami, danneggiato tetti e serre, e da grandine anche di grosse dimensioni, che ha letteralmente defogliato e distrutto intere coltivazioni: da campi di mais dei quali non è rimasto che il fusto, alle bietole del tutto senza foglie, a campi di pomodori rasati drammaticamente, a cocomeri e meloni in piena raccolta, traforati dai chicchi ghiacciati, come la soia, zucche, zucchini, le orticole in generale, e anche i frutteti non protetti dalle reti, nei quali la raccolta era ormai imminente o già iniziata , come per pesche e susine. Nei prossimi giorni, attraverso le denunce alle compagnie assicurative e tramite il consorzio fitosanitario di difesa, oltre che presso i nostri uffici, sarà possibile delineare l’entità dei danni, che si sono manifestati a macchia di leopardo un po’ in tutta la provincia, ma a quanto pare in particolare nelle vicinanze della città, tra Boara, Baura, Malborghetto, e poi verso il portuense, mentre nell’argentano i danni si era verificati già con il fortunale di giovedì notte.
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lunedì 27 maggio 2013
COLDIRETTI: MALTEMPO, CRESCONO I PROBLEMI NEI CAMPI E NELLE STALLE: PIOGGE RECORD E FREDDO
Fonte: Coldiretti Ferrara
Oltre ai problemi per i lavori nei terreni e per le semine, sono in difficoltà anche i frutteti e gli allevamenti. Anche per le api problemi e difficile situazione per gli allevamenti che devono scaldare le stalle. Tagliati del 30% i raccolti, con oltre un miliardo di euro di danni alle imprese italiane.
Per salvare piante e animali di fronte al brusco calo delle temperature fuori stagione è stato necessario alzare il riscaldamento di stalle e vivai con una impennata dei costi energetici per le imprese che allevano polli, maiali e conigli. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che nella seconda decade di maggio al nord è caduta il 24 per cento di pioggia in piu’ e le temperature sono state piu’ basse di 3,2 gradi secondo le elaborazioni su dati Ucea. Il rischio riguarda soprattutto la fase di svezzamento degli animali e quindi la necessità di garantire la sopravvivenza di pulcini e maialini che - sottolinea la Coldiretti - non possono stare al freddo e necessitano di calore adeguato che si puo' raggiungere anche avvalendosi del supporto di lampade a raggi infrarossi. Lo stesso problema - prosegue la Coldiretti - interessa anche iflorovivaisti e le colture orticole in serra che devono garantire temperature vitali a piante e fiori. Non stanno meglio gli animali che vivono all’aperto come le api che restano senza nettare per effetto della pioggia incessante durante la fioritura primaverile. Il freddo e le precipitazioni – spiega la Coldiretti - stanno ostacolando il lavoro delle api che non riescono a raggiungere il polline dei fiori indispensabile per la produzione di miele e la riproduzione delle piante. Il risultato è che con l’ultima ondata di maltempo che ha colpito dopo il nord anche il centro Italia potrebbe superare il miliardo di euro il conto complessivo dei danni, dei maggiori costi e delle perdite produttive provocate all’agricoltura italiana da una primavera impazzita che ha già tagliato di oltre il 30 per cento i raccolti delle principali produzioni del nord Italia. La Coldiretti che chiede di avviare le procedure per la dichiarazione dellostato di calamità naturale per territori piu’ colpiti nelle diverse regioni. In decine di migliaia di aziende agricole è andato perduto il lavoro di un intero anno e - conclude la Coldiretti - non c’è raccolto al nord che non sia compromesso, dal pomodoro al riso, dalle patate alla frutta, dalla soia al mais fino al fieno con gravi problemi per l’alimentazione degli animali. La più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, neve fuori stagione e un maggiore rischio per gelate tardive sono alcuni degli effetti dei cambiamenti climatici che l’agricoltura – afferma la Coldiretti - deve affrontare. Con un contesto del genere, i terreni coltivati, grazie alla loro capacità di assorbimento, rappresentano un vero e proprio airbag naturale contro l’impatto dell’acqua. Purtroppo - conclude la Coldiretti - l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata pereffetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. In Emilia Romagna problemi gravi per soia, mais e fieno che faranno lievitare i costi per l'alimentazione negli allevamenti dove si produce il latte per il prestigioso parmigiano reggiano o la carne per i prosciutti di Parma. Nelle province occidentali, soprattutto Piacenza, non è stato trapiantato il 70 per cento del pomodoro, mentre - continua la Coldiretti - è ferma la semina delle patate sia nel bolognese (patata Dop di Bologna), sia nel piacentino (patata tradizionale di Mareto). Nel ferrarese stop anche alla semina del riso, che non è andata oltre il 7% delle semine degli ultimi anni. Preoccupa infine lo stato delle colture arboree, ovvero dei frutteti che manifestano rilevanti fenomeni di cascola dei frutticini, che sta spogliando le piante dalla produzione attesa. Anche lo stato fitosanitario desta preoccupazione, sia sui frutteti, sia sul grano, mentre il permanere di terreni imbibiti di pioggia, ha reso impossibile la germinazione e la crescita di mais e soia in diversi areali della nostra provincia. Anche le orticole con questo anomalo decorso stagionale stanno soffrendo e gli effetti sulle piante e sulla produzione si potranno valutare solo nelle prossime settimane (per pomodoro, meloni, cocomeri e altre coltivazioni), mentre già certi i problemi per le colture orticole vivastiche e le produzioni floricole, alle prese, anche sotto coltura protetta, con rimanenze di prodotto, accavallamento dei cicli, difficoltà nella crescita delle piantine.
Oltre ai problemi per i lavori nei terreni e per le semine, sono in difficoltà anche i frutteti e gli allevamenti. Anche per le api problemi e difficile situazione per gli allevamenti che devono scaldare le stalle. Tagliati del 30% i raccolti, con oltre un miliardo di euro di danni alle imprese italiane.
Per salvare piante e animali di fronte al brusco calo delle temperature fuori stagione è stato necessario alzare il riscaldamento di stalle e vivai con una impennata dei costi energetici per le imprese che allevano polli, maiali e conigli. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che nella seconda decade di maggio al nord è caduta il 24 per cento di pioggia in piu’ e le temperature sono state piu’ basse di 3,2 gradi secondo le elaborazioni su dati Ucea. Il rischio riguarda soprattutto la fase di svezzamento degli animali e quindi la necessità di garantire la sopravvivenza di pulcini e maialini che - sottolinea la Coldiretti - non possono stare al freddo e necessitano di calore adeguato che si puo' raggiungere anche avvalendosi del supporto di lampade a raggi infrarossi. Lo stesso problema - prosegue la Coldiretti - interessa anche iflorovivaisti e le colture orticole in serra che devono garantire temperature vitali a piante e fiori. Non stanno meglio gli animali che vivono all’aperto come le api che restano senza nettare per effetto della pioggia incessante durante la fioritura primaverile. Il freddo e le precipitazioni – spiega la Coldiretti - stanno ostacolando il lavoro delle api che non riescono a raggiungere il polline dei fiori indispensabile per la produzione di miele e la riproduzione delle piante. Il risultato è che con l’ultima ondata di maltempo che ha colpito dopo il nord anche il centro Italia potrebbe superare il miliardo di euro il conto complessivo dei danni, dei maggiori costi e delle perdite produttive provocate all’agricoltura italiana da una primavera impazzita che ha già tagliato di oltre il 30 per cento i raccolti delle principali produzioni del nord Italia. La Coldiretti che chiede di avviare le procedure per la dichiarazione dellostato di calamità naturale per territori piu’ colpiti nelle diverse regioni. In decine di migliaia di aziende agricole è andato perduto il lavoro di un intero anno e - conclude la Coldiretti - non c’è raccolto al nord che non sia compromesso, dal pomodoro al riso, dalle patate alla frutta, dalla soia al mais fino al fieno con gravi problemi per l’alimentazione degli animali. La più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, neve fuori stagione e un maggiore rischio per gelate tardive sono alcuni degli effetti dei cambiamenti climatici che l’agricoltura – afferma la Coldiretti - deve affrontare. Con un contesto del genere, i terreni coltivati, grazie alla loro capacità di assorbimento, rappresentano un vero e proprio airbag naturale contro l’impatto dell’acqua. Purtroppo - conclude la Coldiretti - l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata pereffetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. In Emilia Romagna problemi gravi per soia, mais e fieno che faranno lievitare i costi per l'alimentazione negli allevamenti dove si produce il latte per il prestigioso parmigiano reggiano o la carne per i prosciutti di Parma. Nelle province occidentali, soprattutto Piacenza, non è stato trapiantato il 70 per cento del pomodoro, mentre - continua la Coldiretti - è ferma la semina delle patate sia nel bolognese (patata Dop di Bologna), sia nel piacentino (patata tradizionale di Mareto). Nel ferrarese stop anche alla semina del riso, che non è andata oltre il 7% delle semine degli ultimi anni. Preoccupa infine lo stato delle colture arboree, ovvero dei frutteti che manifestano rilevanti fenomeni di cascola dei frutticini, che sta spogliando le piante dalla produzione attesa. Anche lo stato fitosanitario desta preoccupazione, sia sui frutteti, sia sul grano, mentre il permanere di terreni imbibiti di pioggia, ha reso impossibile la germinazione e la crescita di mais e soia in diversi areali della nostra provincia. Anche le orticole con questo anomalo decorso stagionale stanno soffrendo e gli effetti sulle piante e sulla produzione si potranno valutare solo nelle prossime settimane (per pomodoro, meloni, cocomeri e altre coltivazioni), mentre già certi i problemi per le colture orticole vivastiche e le produzioni floricole, alle prese, anche sotto coltura protetta, con rimanenze di prodotto, accavallamento dei cicli, difficoltà nella crescita delle piantine.
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venerdì 5 aprile 2013
COLDIRETTI: SONO GIORNI DI PIOGGIA ECCEZIONALE. LO CERTIFICANO GLI ENTI DI RICERCA, CON INCREMENTI RISPETTO ALLA MEDIA ANCHE DEL 300%
Fonte: Coldiretti Ferrara
Gulinelli: “Terreni ormai al collasso, cresce la preoccupazione per le difficoltà di accesso alle aziende per le semine ed i lavori nei campi ed alle coltivazioni in atto”. A Ferrara in tre mesi il triplo di pioggia della media.
Anche il mese di Aprile è iniziato con gli ombrelli aperti dopo che nel mese di marzo è caduto il 60 per cento di pioggia in piu’ rispetto alla media, con punte che vanno dal 150 per cento in piu’ nel Nord Italia, sino al 300 per cento in più in alcune zone del Nordest. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle rilevazioni Isac Cnr rispetto alla media di riferimento 1971-2000. Una situazione che - sottolinea la Coldiretti - oltre a rovinare i weekend degli italiani sta creando gravissimi problemi all’agricoltura con i trattori che rimangono impantanati dal fango nei terreni senza riuscire a svolgere le normali operazioni colturali in molte aree del Paese. Niente semine primaverili nei campi allagati dalle straordinarie precipitazioni che – precisa la Coldiretti - hanno impedito anche altre attività come il diserbo e la concimazione del frumento o la preparazione del letto di semina per colture importanti come le bietole da seme. L’anomalia del mese di marzo è evidente anche per - conclude la Coldiretti - una temperatura che è stata in linea con la media (+0,07 gradi) ma con profonde differenze tra Nord e Sud della Penisola: la colonnina di mercurio a marzo è risultata infatti di circa un grado inferiore alla media nelle regioni del settentrione mentre nel meridione è stata di quasi due gradi superiore. “Anche in provincia di Ferrara – sottolinea il presidente Sergio Gulinelli – la situazione è in gran parte del territorio piuttosto critica. La quantità di pioggia che da molte settimane cade a più riprese è decisamente oltre la media e purtroppo i terreni sono talmente saturi che non riescono più ad assorbire altra acqua, che dunque ristagna e non trova via di sfogo attraverso le reti di affossature e di canalizzazioni. Tra l’altro ricordiamoci che molta parte del territorio ferrarese è al di sotto del livello del mare, in sostanza un grande bacino dal quale l’acqua deve essere allontanata forzatamente, e che grazie al grande lavoro degli impianti di Bonifica, sino ad ora riesce a raggiungere, sia pure con difficoltà il mare.” “La vasta rete dei canali di bonifica e gli impianti idrovori che lavorano a regime praticamente pieno da settimane, stanno evitando allagamenti di dimensioni enormi, ma i problemi ci sono e sono in aumento, via via che la stagione avanza e non riusciamo a svolgere le normali operazioni colturali. I dati della piovosità a Ferrara registrano per i mesi da gennaio a febbraio una quantità d’acqua di quasi tre volte la media storica di questi mesi (ben 170 mm rispetto ad una media di 66). Non capiamo quindi il senso della lettera pubblicata nei giorni scorsi su un quotidiano locale, nella quale pare che gli agricoltori siano degli incoscienti che chiudono apposta i loro fossi e canali per avere poi motivo di lamentarsi e chiedere chissà quali provvedimenti o addirittura aumento dei prezzi. Del tutto fuori luogo poi invocare più vanghe e meno computer o antichi sistemi di sistemazione dei terreni in voga molti decenni fa, a misura di quell’agricoltura fatta a sola forza di braccia e con sistemi di lavoro improponibili oggi. La progressiva tropicalizzazione del clima sta mettendo in crisi i sistemi idraulici, specie in un sistema assolutamente peculiare e delicato come quello ferrarese. Nel quale, stia pur certo il critico lettore, che lamenta la mancanza e l’incuria di manutenzione ai fossi, gli agricoltori ci tengono per primi a stare all’asciutto e poter accedere ai propri terreni senza problemi e dunque a regimare sia il piano di coltivazione, che scoli ed affossature in modo tale da consentire l’operatività con le macchine ed attrezzature che si usano oggi (anche computerizzate a volte), sia il corretto allontanamento dell’acqua in situazioni ordinarie, cosa che oggi non è, dovendo affrontare una somma cumulata di precipitazioni ben al di sopra della norma. Non conosciamo la professione di quel lettore e quindi la sua competenza a sindacare dalle sole fotografie pubblicate sul giornale, dello stato dei fossi e dei canali, che peraltro oggi hanno dimensioni e portate ben diverse dal passato, e che purtroppo devono fare i conti anche con le frane favorite in molte zone del ferrarese dalle tane delle nutrie e dei gamberi “killer” che indeboliscono la staticità delle sponde, ma crediamo che generalizzare in una situazione, si ripete, non ordinaria, denunciando la quale nulla viene in tasca agli agricoltori, ma che è bene sia conosciuta non solo dagli addetti ai lavori, visto che ci reputiamo e siamo parte integrante del tessuto economico e sociale, sia quantomeno ingeneroso e scorretto. Se non piovesse da mesi, anche i fossi visti in fotografia probabilmente sarebbero stati più puliti!”.
Gulinelli: “Terreni ormai al collasso, cresce la preoccupazione per le difficoltà di accesso alle aziende per le semine ed i lavori nei campi ed alle coltivazioni in atto”. A Ferrara in tre mesi il triplo di pioggia della media.
Anche il mese di Aprile è iniziato con gli ombrelli aperti dopo che nel mese di marzo è caduto il 60 per cento di pioggia in piu’ rispetto alla media, con punte che vanno dal 150 per cento in piu’ nel Nord Italia, sino al 300 per cento in più in alcune zone del Nordest. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle rilevazioni Isac Cnr rispetto alla media di riferimento 1971-2000. Una situazione che - sottolinea la Coldiretti - oltre a rovinare i weekend degli italiani sta creando gravissimi problemi all’agricoltura con i trattori che rimangono impantanati dal fango nei terreni senza riuscire a svolgere le normali operazioni colturali in molte aree del Paese. Niente semine primaverili nei campi allagati dalle straordinarie precipitazioni che – precisa la Coldiretti - hanno impedito anche altre attività come il diserbo e la concimazione del frumento o la preparazione del letto di semina per colture importanti come le bietole da seme. L’anomalia del mese di marzo è evidente anche per - conclude la Coldiretti - una temperatura che è stata in linea con la media (+0,07 gradi) ma con profonde differenze tra Nord e Sud della Penisola: la colonnina di mercurio a marzo è risultata infatti di circa un grado inferiore alla media nelle regioni del settentrione mentre nel meridione è stata di quasi due gradi superiore. “Anche in provincia di Ferrara – sottolinea il presidente Sergio Gulinelli – la situazione è in gran parte del territorio piuttosto critica. La quantità di pioggia che da molte settimane cade a più riprese è decisamente oltre la media e purtroppo i terreni sono talmente saturi che non riescono più ad assorbire altra acqua, che dunque ristagna e non trova via di sfogo attraverso le reti di affossature e di canalizzazioni. Tra l’altro ricordiamoci che molta parte del territorio ferrarese è al di sotto del livello del mare, in sostanza un grande bacino dal quale l’acqua deve essere allontanata forzatamente, e che grazie al grande lavoro degli impianti di Bonifica, sino ad ora riesce a raggiungere, sia pure con difficoltà il mare.” “La vasta rete dei canali di bonifica e gli impianti idrovori che lavorano a regime praticamente pieno da settimane, stanno evitando allagamenti di dimensioni enormi, ma i problemi ci sono e sono in aumento, via via che la stagione avanza e non riusciamo a svolgere le normali operazioni colturali. I dati della piovosità a Ferrara registrano per i mesi da gennaio a febbraio una quantità d’acqua di quasi tre volte la media storica di questi mesi (ben 170 mm rispetto ad una media di 66). Non capiamo quindi il senso della lettera pubblicata nei giorni scorsi su un quotidiano locale, nella quale pare che gli agricoltori siano degli incoscienti che chiudono apposta i loro fossi e canali per avere poi motivo di lamentarsi e chiedere chissà quali provvedimenti o addirittura aumento dei prezzi. Del tutto fuori luogo poi invocare più vanghe e meno computer o antichi sistemi di sistemazione dei terreni in voga molti decenni fa, a misura di quell’agricoltura fatta a sola forza di braccia e con sistemi di lavoro improponibili oggi. La progressiva tropicalizzazione del clima sta mettendo in crisi i sistemi idraulici, specie in un sistema assolutamente peculiare e delicato come quello ferrarese. Nel quale, stia pur certo il critico lettore, che lamenta la mancanza e l’incuria di manutenzione ai fossi, gli agricoltori ci tengono per primi a stare all’asciutto e poter accedere ai propri terreni senza problemi e dunque a regimare sia il piano di coltivazione, che scoli ed affossature in modo tale da consentire l’operatività con le macchine ed attrezzature che si usano oggi (anche computerizzate a volte), sia il corretto allontanamento dell’acqua in situazioni ordinarie, cosa che oggi non è, dovendo affrontare una somma cumulata di precipitazioni ben al di sopra della norma. Non conosciamo la professione di quel lettore e quindi la sua competenza a sindacare dalle sole fotografie pubblicate sul giornale, dello stato dei fossi e dei canali, che peraltro oggi hanno dimensioni e portate ben diverse dal passato, e che purtroppo devono fare i conti anche con le frane favorite in molte zone del ferrarese dalle tane delle nutrie e dei gamberi “killer” che indeboliscono la staticità delle sponde, ma crediamo che generalizzare in una situazione, si ripete, non ordinaria, denunciando la quale nulla viene in tasca agli agricoltori, ma che è bene sia conosciuta non solo dagli addetti ai lavori, visto che ci reputiamo e siamo parte integrante del tessuto economico e sociale, sia quantomeno ingeneroso e scorretto. Se non piovesse da mesi, anche i fossi visti in fotografia probabilmente sarebbero stati più puliti!”.
venerdì 29 marzo 2013
COLDIRETTI: MALTEMPO DI MARZO FRENA LE VACANZE DEGLI ITALIANI ED I LAVORI DI PRIMAVERA NEI CAMPI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli lancia l’allarme “con il maltempo di marzo, il più freddo degli ultimi 50 anni e le continue piogge, a rischio le semine e la ripresa vegetativa delle coltivazioni”.
Niente semine primaverili nei campi allagati dalle straordinarie precipitazioni di marzo che ha registrato in Italia una temperatura massima di 2,1 gradi inferiore alla media di riferimento nella seconda decade e che rischia di essere ricordato come il piu’ freddo degli ultimi 50 anni in Europa. E’ l'allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati fatti registrare dall’Ucea nel sottolineare che il maltempo frena le vacanze degli italiani ed i lavori primaverili nelle campagne. “I trattori rimangono impantanati dal fango nei terreni senza riuscire a svolgere le normali operazioni colturali - sottolinea Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara – e anche altre attività, come il diserbo e la concimazione del frumento o la preparazione del letto di semina e la semina stessa di colture importanti come le bietole. Con le basse temperature sono a rischio anche gli alberi da frutto, in fase di gemmazione e le “primizie” primaverili di questa stagione. Stiamo già registrando un importante riduzione delle semine di bietole nella nostra provincia, uno dei pochi areali dove ancora la coltura è praticata, proprio per le difficoltà climatiche e di accesso ai terreni. In diversi campi le piogge non defluiscono più, e cominciano a manifestarsi ristagni d’acqua che mettono a rischio il grano e gli altri cereali autunnali. Le colture orticole che di solito vengono seminate o trapiantate in questo periodo sono un altro grosso punto interrogativo, nel senso che avremo sicuramente dei ritardi se non delle cancellazioni dai piani colturali.” Le violente manifestazioni temporalesche sono uno degli effetti dei cambiamenti climatici che in Italia si manifestano proprio - conclude la Coldiretti - con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense, un maggiore rischio per gelate tardive, in un quadro che complica ancor più l’attività agricola e la redditività delle coltivazioni, rendendo difficili le operazioni colturali consuete, comprese le concimazioni, i diserbi ed i trattamenti contro le patologie da funghi e contro gli insetti fitofagi.
Il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli lancia l’allarme “con il maltempo di marzo, il più freddo degli ultimi 50 anni e le continue piogge, a rischio le semine e la ripresa vegetativa delle coltivazioni”.
Niente semine primaverili nei campi allagati dalle straordinarie precipitazioni di marzo che ha registrato in Italia una temperatura massima di 2,1 gradi inferiore alla media di riferimento nella seconda decade e che rischia di essere ricordato come il piu’ freddo degli ultimi 50 anni in Europa. E’ l'allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati fatti registrare dall’Ucea nel sottolineare che il maltempo frena le vacanze degli italiani ed i lavori primaverili nelle campagne. “I trattori rimangono impantanati dal fango nei terreni senza riuscire a svolgere le normali operazioni colturali - sottolinea Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara – e anche altre attività, come il diserbo e la concimazione del frumento o la preparazione del letto di semina e la semina stessa di colture importanti come le bietole. Con le basse temperature sono a rischio anche gli alberi da frutto, in fase di gemmazione e le “primizie” primaverili di questa stagione. Stiamo già registrando un importante riduzione delle semine di bietole nella nostra provincia, uno dei pochi areali dove ancora la coltura è praticata, proprio per le difficoltà climatiche e di accesso ai terreni. In diversi campi le piogge non defluiscono più, e cominciano a manifestarsi ristagni d’acqua che mettono a rischio il grano e gli altri cereali autunnali. Le colture orticole che di solito vengono seminate o trapiantate in questo periodo sono un altro grosso punto interrogativo, nel senso che avremo sicuramente dei ritardi se non delle cancellazioni dai piani colturali.” Le violente manifestazioni temporalesche sono uno degli effetti dei cambiamenti climatici che in Italia si manifestano proprio - conclude la Coldiretti - con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense, un maggiore rischio per gelate tardive, in un quadro che complica ancor più l’attività agricola e la redditività delle coltivazioni, rendendo difficili le operazioni colturali consuete, comprese le concimazioni, i diserbi ed i trattamenti contro le patologie da funghi e contro gli insetti fitofagi.
venerdì 15 marzo 2013
La Cia di Ravenna lancia l’allarme maltempo
FONTE: Cia Ravenna
A causa delle abbondanti piogge di
questo ultimo periodo cresce la preoccupazione per l’asfissia dei terreni e per
le semine primaverili
«Se la stagione non evolverà in meglio in brevissimo
tempo, per bietole da seme, cipolle e patate, colture già in parte compromesse,
sarà un’annata disastrosa»
La Cia di
Ravenna è preoccupata per gli effetti delle piogge intense e persistenti che si
sono verificate in questo ultimo periodo. Piogge che possono provocare fenomeni
di asfissia dei terreni ma anche ritardo o impossibilità a effettuare le semine
e i trapianti primaverili - in
particolare di bietole da seme, cipolle, patate - a causa dell’impraticabilità
del terreno. Uno stato generale, quindi, che andrebbe ancora una volta ad
aggravare la situazione economica delle imprese agricole, già in difficoltà a
causa della crisi strutturale nel quale si trova oramai da diversi anni il
settore.
«Le bietole
da seme sono già da tempo sotto i capannoni in attesa di essere piantate e,
causa le piogge di questi giorni, non sarà possibile attuare le semine se non
con forti ritardi – fanno sapere dalla
Confederazione italiana agricoltori di Ravenna - Così anche
per le cipolle, la cui semina è stata effettuata solo in minima parte e ora il
ritardo di un mese rischia di comprometterne il risultato produttivo. Per le
patate si registrano già problemi importanti sia per la preparazione del letto
di semina sia per le semine già effettuate e danneggiate da eccessi idrici. Se
la stagione non evolverà in meglio in brevissimo tempo, per bietole da seme,
cipolle e patate, colture già in parte compromesse, sarà un’annata
disastrosa».
L'inverno
2012/2013 è risultato alquanto piovoso, con un’anomalia pluviometrica stagionale
di segno positivo (+63% su base regionale rispetto al trentennio 1971-2000) e
con precipitazioni cumulate stagionali di frequente superiori ai 200/250 mm di
pioggia anche nelle aree pianeggianti.
venerdì 7 settembre 2012
VENDEMMIA: LA PIOGGIA SALVA LA RACCOLTA. PRODUZIONE DI POCO INFERIORE A QUELLA DELLO SCORSO ANNO. I VITIGNI DI CASA TENGONO PIU’ DI QUELLI INTERNAZIONALI. I RISULTATI DELL’OSSERVATORIO VITIVINICOLO DI CONFAGRICOLTURA
Fonte: Confagricoltura
“La scarsità che si temeva fino a qualche settimana sembra scongiurata. Sarà una vendemmia con una produzione di poco inferiore a quella dello scorso anno. E per quanto riguarda la qualità i segnali colti in vigna ci consentono di essere ottimisti: pochissime fitopatie e un andamento soddisfacente del ciclo vegetativo lasciano confidare in un’annata molto buona”. Sono questi i risultati dell’Osservatorio per l’andamento delle colture viticole e del mercato vinicolo di Confagricoltura, che vanta un campione di circa 700 aziende fra le più prestigiose della base associativa e che, ogni anno, in periodo prevendemmiale con uno specifico questionario raccoglie le valutazioni sull’andamento quantitativo e qualitativo delle colture viticole. La produzione vitivinicola italiana del 2012 è stata fortemente condizionata dall’andamento climatico degli ultimi mesi. L’incidenza delle grandinate in alcune aree nei periodi primaverili, la forte carenza idrica di luglio e agosto e le piogge intense della prima settimana di settembre ne hanno determinato l’andamento quantitativo, pur se con differenze fra Nord e Sud e fra uve bianche e rosse. Laddove c’è stata una buona capacità di gestione idrica la vendemmia ha avuto un andamento nella norma, laddove invece la scarsità idrica è stata più forte, al centro in particolare, la vendemmia è stata più problematica. Le maggiori lamentele – da quanto emerge dai risultati dell’Osservatorio - sono arrivate dalla Toscana, Umbria, Lombardia e Emilia Romagna. La carenza d’acqua ha condizionato i volumi delle uve bianche e le alte temperature hanno anticipato la raccolta di almeno 15 giorni. Per i rossi e per le varietà tardive in generale, le precipitazioni di questi ultimi giorni hanno rinfrancato i produttori che, una volta consolidate le condizioni climatiche, hanno valutato in campo l’effetto su volume e qualità. Le regioni del Sud, in generale, hanno beneficiato meno delle piogge degli ultimi giorni. Le previsioni di Confagricoltura sono di un complessivo decremento, ad eccezione della Sicilia, dove si registrano volumi in recupero rispetto allo scorso anno. Ad ogni modo i viticoltori hanno mostrato molta soddisfazione per l’andamento qualitativo e la bassissima incidenza di fitopatie. L’osservatorio evidenzia la diversa risposta dei vitigni autoctoni rispetto a quelli internazionali: i produttori hanno rilevato una minore resistenza dei vitigni internazionali (ad esempio Merlot e Cabernet) rispetto ai vitigni autoctoni (ottimi segnali dal Sangiovese e Primitivo) che sono più forti ed hanno risposto bene alle carenze idriche estive. Per quanto concerne i prezzi delle uve, l’Osservatorio registra un incremento, anche sotto la spinta emotiva delle previsioni iniziali di rese scarse. Tuttavia, l’aumento dei costi di produzione (carburante in primis) preoccupa tutto il settore.“ “La speranza – commenta Confagricoltura - è che il mercato, soprattutto quello internazionale a cui sempre più rivolgiamo l’attenzione, sia in grado di assimilare l’invitabile aumento dei prezzi e continui ad sostenere le nostre esportazioni”.
Dati Provvisori riferiti al mese di agosto 2012:
www.agrestetv.it/documenti/Vendemmia.doc
“La scarsità che si temeva fino a qualche settimana sembra scongiurata. Sarà una vendemmia con una produzione di poco inferiore a quella dello scorso anno. E per quanto riguarda la qualità i segnali colti in vigna ci consentono di essere ottimisti: pochissime fitopatie e un andamento soddisfacente del ciclo vegetativo lasciano confidare in un’annata molto buona”. Sono questi i risultati dell’Osservatorio per l’andamento delle colture viticole e del mercato vinicolo di Confagricoltura, che vanta un campione di circa 700 aziende fra le più prestigiose della base associativa e che, ogni anno, in periodo prevendemmiale con uno specifico questionario raccoglie le valutazioni sull’andamento quantitativo e qualitativo delle colture viticole. La produzione vitivinicola italiana del 2012 è stata fortemente condizionata dall’andamento climatico degli ultimi mesi. L’incidenza delle grandinate in alcune aree nei periodi primaverili, la forte carenza idrica di luglio e agosto e le piogge intense della prima settimana di settembre ne hanno determinato l’andamento quantitativo, pur se con differenze fra Nord e Sud e fra uve bianche e rosse. Laddove c’è stata una buona capacità di gestione idrica la vendemmia ha avuto un andamento nella norma, laddove invece la scarsità idrica è stata più forte, al centro in particolare, la vendemmia è stata più problematica. Le maggiori lamentele – da quanto emerge dai risultati dell’Osservatorio - sono arrivate dalla Toscana, Umbria, Lombardia e Emilia Romagna. La carenza d’acqua ha condizionato i volumi delle uve bianche e le alte temperature hanno anticipato la raccolta di almeno 15 giorni. Per i rossi e per le varietà tardive in generale, le precipitazioni di questi ultimi giorni hanno rinfrancato i produttori che, una volta consolidate le condizioni climatiche, hanno valutato in campo l’effetto su volume e qualità. Le regioni del Sud, in generale, hanno beneficiato meno delle piogge degli ultimi giorni. Le previsioni di Confagricoltura sono di un complessivo decremento, ad eccezione della Sicilia, dove si registrano volumi in recupero rispetto allo scorso anno. Ad ogni modo i viticoltori hanno mostrato molta soddisfazione per l’andamento qualitativo e la bassissima incidenza di fitopatie. L’osservatorio evidenzia la diversa risposta dei vitigni autoctoni rispetto a quelli internazionali: i produttori hanno rilevato una minore resistenza dei vitigni internazionali (ad esempio Merlot e Cabernet) rispetto ai vitigni autoctoni (ottimi segnali dal Sangiovese e Primitivo) che sono più forti ed hanno risposto bene alle carenze idriche estive. Per quanto concerne i prezzi delle uve, l’Osservatorio registra un incremento, anche sotto la spinta emotiva delle previsioni iniziali di rese scarse. Tuttavia, l’aumento dei costi di produzione (carburante in primis) preoccupa tutto il settore.“ “La speranza – commenta Confagricoltura - è che il mercato, soprattutto quello internazionale a cui sempre più rivolgiamo l’attenzione, sia in grado di assimilare l’invitabile aumento dei prezzi e continui ad sostenere le nostre esportazioni”.
Dati Provvisori riferiti al mese di agosto 2012:
www.agrestetv.it/documenti/Vendemmia.doc
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martedì 17 gennaio 2012
COLDIRETTI: RISCHIO SICCITA’ IN CAMPAGNA, QUASI A SECCO IL PO, ALLARME PER LE COLTURE E L’AMBIENTE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Le piogge 2011 ai minimi storici secondo i dati ISAC-CNR, il Po in magra e falde dei terreni troppo basse. Rischiano i cereali e le colture arboree.
L’Emilia Romagna rischia di rimanere a secco per l’allarme siccità che è scattato dopo un 2011 con piogge ai minimi storici. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti sulla base dei dati Isac - Cnr che ha classificato il 2011 al terzo posto tra gli anni piu’ caldi degli ultimi 2 secoli. Il risultato più evidente - sottolinea la Coldiretti - è una magra straordinaria nel fiume Po, che se è già evidente nelle provincie emiliane tra non molto si manifesterà anche nella nostra provincia. Dopo la mancanza di precipitazioni che ha caratterizzato l’autunno scorso, anche il 2012 – continua Coldiretti - è stato fino ad ora segnato dall’assenza di pioggia o neve che sta provocando un allarme generalizzato sulla situazione dei principali bacini idrici e dei terreni.
A Piacenza, secondo i dati dl consorzio di Bonifica, la situazione delle risorse irrigue della provincia risulta essere nettamente al di sotto delle medie stagionali; infatti i livelli delle dighe di Mignano e di Molato, vere riserve idriche del territorio provinciale, sono rispettivamente a un quarto e a un decimo della media stagionale.
Nella zona di Parma il Po è ad un livello paragonabile a quello del periodo estivo, mentre nella diga di Ridracoli che garantisce la disponibilità idrica in tutta la Romagna ci sono solo 9,3 milioni di metri cubi di acqua, appena un terzo di quella presente normalmente in questo periodo.
La scarsità di precipitazioni ha fatto sì che anche nel ferrarese i terreni non abbiano una sufficiente riserva idrica nella falda, pericolosamente abbassatasi nel corso dei mesi passati. Se non arrivano presto precipitazioni, il risultato sarà che – sottolinea la Coldiretti – la situazione si aggraverà notevolmente con l’arrivo della primavera. Nelle campagne - conclude la Coldiretti - i terreni induriti dalla siccità rendono difficili e molto costose le tradizionali lavorazioni per la preparazione delle semine, con conseguenti aggravi di spesa per i carburanti necessari, ma a preoccupare è anche la disponibilità idrica per il fabbisogno dei cereali autunnali non appena inizierà la fase di radicazione più profonda, che non trovando disponibilità di acqua rischiano di morire, nonché l’irrigazione delle piante durante la fase di crescita primaverile estiva, sia per i frutteti che per le coltivazioni primaverili, dalle bietole al mais.
Le piogge 2011 ai minimi storici secondo i dati ISAC-CNR, il Po in magra e falde dei terreni troppo basse. Rischiano i cereali e le colture arboree.
L’Emilia Romagna rischia di rimanere a secco per l’allarme siccità che è scattato dopo un 2011 con piogge ai minimi storici. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti sulla base dei dati Isac - Cnr che ha classificato il 2011 al terzo posto tra gli anni piu’ caldi degli ultimi 2 secoli. Il risultato più evidente - sottolinea la Coldiretti - è una magra straordinaria nel fiume Po, che se è già evidente nelle provincie emiliane tra non molto si manifesterà anche nella nostra provincia. Dopo la mancanza di precipitazioni che ha caratterizzato l’autunno scorso, anche il 2012 – continua Coldiretti - è stato fino ad ora segnato dall’assenza di pioggia o neve che sta provocando un allarme generalizzato sulla situazione dei principali bacini idrici e dei terreni.
A Piacenza, secondo i dati dl consorzio di Bonifica, la situazione delle risorse irrigue della provincia risulta essere nettamente al di sotto delle medie stagionali; infatti i livelli delle dighe di Mignano e di Molato, vere riserve idriche del territorio provinciale, sono rispettivamente a un quarto e a un decimo della media stagionale.
Nella zona di Parma il Po è ad un livello paragonabile a quello del periodo estivo, mentre nella diga di Ridracoli che garantisce la disponibilità idrica in tutta la Romagna ci sono solo 9,3 milioni di metri cubi di acqua, appena un terzo di quella presente normalmente in questo periodo.
La scarsità di precipitazioni ha fatto sì che anche nel ferrarese i terreni non abbiano una sufficiente riserva idrica nella falda, pericolosamente abbassatasi nel corso dei mesi passati. Se non arrivano presto precipitazioni, il risultato sarà che – sottolinea la Coldiretti – la situazione si aggraverà notevolmente con l’arrivo della primavera. Nelle campagne - conclude la Coldiretti - i terreni induriti dalla siccità rendono difficili e molto costose le tradizionali lavorazioni per la preparazione delle semine, con conseguenti aggravi di spesa per i carburanti necessari, ma a preoccupare è anche la disponibilità idrica per il fabbisogno dei cereali autunnali non appena inizierà la fase di radicazione più profonda, che non trovando disponibilità di acqua rischiano di morire, nonché l’irrigazione delle piante durante la fase di crescita primaverile estiva, sia per i frutteti che per le coltivazioni primaverili, dalle bietole al mais.
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martedì 26 aprile 2011
ECCESSO DI PIOGGIA 2010
Fonte: Provincia di Ferrara - Settore Agricoltura e Sviluppo Economico
Il Settore Agricoltura e Sviluppo Economico informa che sulla Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2011 è stato pubblicato il Decreto del Ministro per le Politiche Agricole di dichiarazione di modifica del Piano Assicurativo agricolo 2010 e l’esistenza del carattere di eccezionalità dell’eccesso di pioggia verificatosi in tre periodi dal 1/05/10 al 31/05/10, dal 13/06/10 al 21/06/10 e dal 5/08/10 al 28/08/10 nell’intero territorio provinciale.
Per l’eccesso di pioggia del 2010 possono presentare domanda, in applicazione al Decreto Legislativo 102/04 e successive modificazioni, le Aziende agricole che hanno subito danni alle produzioni in misura superiore al 30% rispetto alla produzione media annua del triennio precedente, oppure in alternativa, rispetto alla produzione media annua del quinquennio precedente, escludendo l’anno con la produzione più bassa e l’anno con la produzione più elevata.
Le istanze per richiedere contributi in conto capitale e prestiti agevolati ad ammortamento quinquennale per le esigenze di esercizio dell’anno in cui si è verificato l’evento dannoso e per l’anno successivo, potranno essere presentate, sul sistema informatizzato, dalle Ditte iscritte all’Anagrafe delle Aziende Agricole della Regione Emilia-Romagna ed aventi il fascicolo aziendale validato, entro le ore 12,00 del 4 giugno 2011.
Per ulteriori informazioni, gli interessati potranno rivolgersi presso le Organizzazioni Professionali e presso la P.O. Impresa e Interventi Strutturali nelle Aziende Agricole della Provincia (tel. 0532-299742).
Il Settore Agricoltura e Sviluppo Economico informa che sulla Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2011 è stato pubblicato il Decreto del Ministro per le Politiche Agricole di dichiarazione di modifica del Piano Assicurativo agricolo 2010 e l’esistenza del carattere di eccezionalità dell’eccesso di pioggia verificatosi in tre periodi dal 1/05/10 al 31/05/10, dal 13/06/10 al 21/06/10 e dal 5/08/10 al 28/08/10 nell’intero territorio provinciale.
Per l’eccesso di pioggia del 2010 possono presentare domanda, in applicazione al Decreto Legislativo 102/04 e successive modificazioni, le Aziende agricole che hanno subito danni alle produzioni in misura superiore al 30% rispetto alla produzione media annua del triennio precedente, oppure in alternativa, rispetto alla produzione media annua del quinquennio precedente, escludendo l’anno con la produzione più bassa e l’anno con la produzione più elevata.
Le istanze per richiedere contributi in conto capitale e prestiti agevolati ad ammortamento quinquennale per le esigenze di esercizio dell’anno in cui si è verificato l’evento dannoso e per l’anno successivo, potranno essere presentate, sul sistema informatizzato, dalle Ditte iscritte all’Anagrafe delle Aziende Agricole della Regione Emilia-Romagna ed aventi il fascicolo aziendale validato, entro le ore 12,00 del 4 giugno 2011.
Per ulteriori informazioni, gli interessati potranno rivolgersi presso le Organizzazioni Professionali e presso la P.O. Impresa e Interventi Strutturali nelle Aziende Agricole della Provincia (tel. 0532-299742).
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giovedì 11 novembre 2010
CONFAGRICOLTURA: MALTEMPO IN CAMPANIA: UN DISASTRO PER L’AGRICOLTURA, A RISCHIO ALMENO 8.000 POSTI DI LAVORO
Fonte: Confagricoltura
Finita la pioggia, in Campania si cominciano a contare i danni. La più colpita è la provincia di Salerno: 3.500 ettari, quasi 500 milioni di euro tra produzione e danni strutturali, almeno 8.000 posti di lavoro a rischio. Queste, nel provvisorio bilancio di Confagricoltura, le cifre del disastro causato dalla forte ondata di maltempo che ha flagellato, in questi giorni, una delle aree meridionali a più alto valore agricolo. Sono in pericolo le coltivazioni e le produzioni di pregio nella Piana del Sele e nel Vallo di Diano, tra le terre più fertili della zona. Le eccezionali precipitazioni hanno fatto esondare i fiumi Sele e Tanagro, provocando ingenti problemi soprattutto ai frutteti, agli agrumeti, alle serre, al vivaismo e alle colture invernali di ortaggi. Particolarmente critica situazione ad Eboli e Capaccio, zona di produzione del carciofo bianco e di quello di Paestum IGP.
L’emergenza dell’agricoltura nel salernitano si configura come un problema nazionale e servono stanziamenti immediati ed adeguati per rimediare ai danni e far ripartire il settore. Confagricoltura sottolinea la gravità dell’allarme chiedendo al ministro Galan di intervenire sul Governo e al presidente della Regione Campania, Caldoro, di dichiarare lo stato di calamità per le zone flagellate dal maltempo.
“Il problema è non solo ambientale, ma anche sociale - rileva Confagricoltura - perché il comparto agricolo è ad elevatissima occupazione, in virtù delle colture specializzate caratteristiche del territorio. E nei prossimi mesi si stima che possano saltare 8.000 posti di lavoro”.
Finita la pioggia, in Campania si cominciano a contare i danni. La più colpita è la provincia di Salerno: 3.500 ettari, quasi 500 milioni di euro tra produzione e danni strutturali, almeno 8.000 posti di lavoro a rischio. Queste, nel provvisorio bilancio di Confagricoltura, le cifre del disastro causato dalla forte ondata di maltempo che ha flagellato, in questi giorni, una delle aree meridionali a più alto valore agricolo. Sono in pericolo le coltivazioni e le produzioni di pregio nella Piana del Sele e nel Vallo di Diano, tra le terre più fertili della zona. Le eccezionali precipitazioni hanno fatto esondare i fiumi Sele e Tanagro, provocando ingenti problemi soprattutto ai frutteti, agli agrumeti, alle serre, al vivaismo e alle colture invernali di ortaggi. Particolarmente critica situazione ad Eboli e Capaccio, zona di produzione del carciofo bianco e di quello di Paestum IGP.
L’emergenza dell’agricoltura nel salernitano si configura come un problema nazionale e servono stanziamenti immediati ed adeguati per rimediare ai danni e far ripartire il settore. Confagricoltura sottolinea la gravità dell’allarme chiedendo al ministro Galan di intervenire sul Governo e al presidente della Regione Campania, Caldoro, di dichiarare lo stato di calamità per le zone flagellate dal maltempo.
“Il problema è non solo ambientale, ma anche sociale - rileva Confagricoltura - perché il comparto agricolo è ad elevatissima occupazione, in virtù delle colture specializzate caratteristiche del territorio. E nei prossimi mesi si stima che possano saltare 8.000 posti di lavoro”.
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giovedì 8 luglio 2010
MALTEMPO, DOPO LA TROMBA D’ARIA SI CONTANO I DANNI NELLE CAMPAGNE. IL MALTEMPO METTE IN GINOCCHIO COLTIVAZIONI E STRUTTURE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Milioni di euro di danni nell’area della nostra provincia interessata da una tempesta di vento, pioggia e grandine.
E’ allarme per fenomeni sempre più violenti e distruttivi.
Pochi minuti per fare piazza pulita di coltivazioni, tetti, impianti irrigui, serre, reti antigrandine, frutteti, alberi.
E’ ormai un bollettino di guerra dove si contano le perdite di fronte ad eventi metereologici sempre più violenti, improvvisi e distruttivi che stanno colpendo in modo impressionante e grave la nostra provincia, già segnata peraltro nelle settimane scorse da altri eventi, sia violente grandinate, sia piogge intense, sia forti raffiche di vento, dopo una primavera fredda e piovosa, che ha avuto come conseguenza sbalzi termici che hanno interessato le piante, sia erbacee, sia arboree con la prospettiva di una riduzione di produzione imputabile proprio a questo andamento climatico avverso.
Con l’evento atmosferico di martedì scorso si aggiungono dunque ulteriori motivi di apprensione per un’annata evidentemente nata sotto una cattiva stella, con l’aggravante anche di danni alle strutture, dalle case ai magazzini ai capannoni agli impianti di reti antigrandine ed irrigui, sconvolti dalla furia del vento in modo particolare nelle aree dell’argentano, del portuense, di Voghiera e di alcune frazioni del comune di Ferrara.
In particolare, dalle aziende nostre associate abbiamo ricevuto segnalazioni riguardo a Gualdo, con forte vento, assenza di grandine, ma cascola della frutta.
Voghiera, grandine e forte vento con danni a strutture.
Masi Torello, grandine e forte vento.
Masi S. Giacomo, grandine e forte vento.
Maiero, grandine, forte vento con danni ingentissimi a strutture (abitazioni e magazzini) epicentro del fortunale insieme a Sandolo.
Anche a Portoverrara, grandine e vento con danni a magazzini.
Situazione simile nell’argentano, a Consandolo, a Campotto ed altre frazioni del comune.
Problemi ci vengono segnalati anche dai produttori di Aglio di Voghiera, messo in crisi proprio nel momento dell’estirpazione e dell’essiccazione in campo.
Altra zona colpita dal fortunale e dal forte vento con grandine è la zona del comune di Ferrara tra Viconovo, Albarea, Quartesana, con grandine e vento fortissimo.
Nel copparese ancora una volta è stata la pioggia violenta a creare disagio, ma a quanto pare più nel centro abitato che nelle campagne.
Come sempre fare stime nell’imminenza dell’evento è quasi impossibile, i danni veri si potranno quantificare solo nel corso dei mesi prossimi, tra mancate produzioni e ripristino di frutteti divelti e strutture produttive, tetti e magazzini danneggiati, ma è chiaro che saranno cifre nell’ordine dei milioni di euro ed il dramma sarà dover affrontare un’annata così difficile con l’incertezza di cosa ed in che misura potrà essere in qualche modo risarcito.
Milioni di euro di danni nell’area della nostra provincia interessata da una tempesta di vento, pioggia e grandine.
E’ allarme per fenomeni sempre più violenti e distruttivi.
Pochi minuti per fare piazza pulita di coltivazioni, tetti, impianti irrigui, serre, reti antigrandine, frutteti, alberi.
E’ ormai un bollettino di guerra dove si contano le perdite di fronte ad eventi metereologici sempre più violenti, improvvisi e distruttivi che stanno colpendo in modo impressionante e grave la nostra provincia, già segnata peraltro nelle settimane scorse da altri eventi, sia violente grandinate, sia piogge intense, sia forti raffiche di vento, dopo una primavera fredda e piovosa, che ha avuto come conseguenza sbalzi termici che hanno interessato le piante, sia erbacee, sia arboree con la prospettiva di una riduzione di produzione imputabile proprio a questo andamento climatico avverso.
Con l’evento atmosferico di martedì scorso si aggiungono dunque ulteriori motivi di apprensione per un’annata evidentemente nata sotto una cattiva stella, con l’aggravante anche di danni alle strutture, dalle case ai magazzini ai capannoni agli impianti di reti antigrandine ed irrigui, sconvolti dalla furia del vento in modo particolare nelle aree dell’argentano, del portuense, di Voghiera e di alcune frazioni del comune di Ferrara.
In particolare, dalle aziende nostre associate abbiamo ricevuto segnalazioni riguardo a Gualdo, con forte vento, assenza di grandine, ma cascola della frutta.
Voghiera, grandine e forte vento con danni a strutture.
Masi Torello, grandine e forte vento.
Masi S. Giacomo, grandine e forte vento.
Maiero, grandine, forte vento con danni ingentissimi a strutture (abitazioni e magazzini) epicentro del fortunale insieme a Sandolo.
Anche a Portoverrara, grandine e vento con danni a magazzini.
Situazione simile nell’argentano, a Consandolo, a Campotto ed altre frazioni del comune.
Problemi ci vengono segnalati anche dai produttori di Aglio di Voghiera, messo in crisi proprio nel momento dell’estirpazione e dell’essiccazione in campo.
Altra zona colpita dal fortunale e dal forte vento con grandine è la zona del comune di Ferrara tra Viconovo, Albarea, Quartesana, con grandine e vento fortissimo.
Nel copparese ancora una volta è stata la pioggia violenta a creare disagio, ma a quanto pare più nel centro abitato che nelle campagne.
Come sempre fare stime nell’imminenza dell’evento è quasi impossibile, i danni veri si potranno quantificare solo nel corso dei mesi prossimi, tra mancate produzioni e ripristino di frutteti divelti e strutture produttive, tetti e magazzini danneggiati, ma è chiaro che saranno cifre nell’ordine dei milioni di euro ed il dramma sarà dover affrontare un’annata così difficile con l’incertezza di cosa ed in che misura potrà essere in qualche modo risarcito.
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