Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
A Bologna, lo scorso 15 dicembre, il primo degli importanti incontri organizzati dalla Cia per discutere con il mondo produttivo, accademico e istituzionale sul futuro dell’agricoltura
Si chiama “Il Territorio come destino”, un titolo forte ed evocativo scelto dalla Confederazione Italiana Agricoltori per la sua nuova ed importante iniziativa, un ciclo di tre incontri che coinvolgeranno il mondo produttivo, istituzionale ed accademico per confrontarsi su temi fondamentali per il settore agricolo: reddito, multifunzionalità, valorizzazione del territorio ed equilibrio sostenibile tra campagna e città.
Il primo degli incontri si è svolto lo scorso 15 dicembre a Bologna, una tavola rotonda molto partecipata dagli agricoltori, - provenienti da Ferrara, Emilia-Romagna e tutto il nord Italia - con gli interventi del presidente nazionale Cia Dino Scanavino e del vice presidente nazionale Antonio Dosi. Tra gli altri, prestigiosi, relatori anche Virgilio Merola, sindaco di Bologna che ha annunciato un bando per assegnare 2.000 ettari di terreno in affitto a giovani agricoltori; Andrea Segrè, Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari che ha parlato della prossima apertura di Fico (Fabbrica Italiana Contadina) nell’ex area del mercato Ortofrutticolo di Bologna e Gianpiero Calzolari, presidente Granarolo, che ha fatto il punto sulla filiera del latte e la zootecnia. Al centro del dibattito la forte necessità di rilancio del settore, attraverso un modello di agricoltura strategica moderna e innovativa, che può essere il vero motore della ripresa economica italiana. Grande attenzione anche per la salvaguardia del rapporto tra campagna e città e per la sottrazione del suolo destinato all’attività agricola. Dino Scanavino, presidente nazionale Cia ha voluto ribadire la necessità di un’accelerazione nel processo di rinnovamento e il bisogno di confrontarsi con istituzioni e mondo produttivo. «Siamo qui – ha detto Scanavino – per rappresentare un mondo economico pronto a investire sul futuro. Ma è un mondo che non può più sopportare disinteresse e uno stato che opprime e non collabora, ignorando il fatto che noi agricoltori possiamo dare un reale contributo alla ripresa economica. Queste iniziative devono servire per affrontare e risolvere insieme questioni contingenti come la fiscalità, i problemi climatici, la difficoltà di fare reddito ma anche per discutere, insieme ai rappresentanti dei diversi settori della società, del “destino” e dell’identità di un settore che non è solo degli agricoltori, ma di tutti. Perché, come dice Carlo Petrini, “Chi non mangia, muore. E chi ha un’alternativa si faccia avanti”.»
Prossimi appuntamenti con Il territorio come destino saranno nei prossimi mesi a Firenze e Napoli dove si continuerà a parlare di sostegno e valorizzazione delle aree interne e delle eccellenze produttive; di tutela del paesaggio e della biodiversità e di contenimento del suolo agricolo. Obiettivo finale del ciclo di conferenze, quello di elaborare un Manifesto da presentare ad Expo 2015, un importante contributo degli agricoltori italiani Cia alla Dichiarazione finale dell’Esposizione Universale.
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lunedì 29 dicembre 2014
mercoledì 4 giugno 2014
MIPAAF, CONTROLLI E SEQUESTRI DELLA CAPITANERIA DI PORTO PER CONTRASTARE IL COMMERCIO ABUSIVO DI PRODOTTI ITTICI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la Capitaneria di Porto ha portato a termine delicate operazioni di controllo e contrasto al commercio abusivo di prodotti ittici. Presso un deposito di un’azienda locale, attiva nell’ambito del mercato ittico di Volla (Na), sono stati sequestrati numerosi esemplari di pesce spada sotto misura, del peso complessivo di circa 140 kg, in procinto di essere immessi illegalmente in commercio. L’attività effettuata si inserisce in una più ampia operazione di monitoraggio della filiera di commercializzazione dei prodotti ittici, avviata nelle ultime settimane dalla Capitaneria di Porto di Napoli presso mercati ittici, esercizi commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso, che ha portato complessivamente al sequestro di circa una tonnellata e mezza sia di specie ittiche assoggettate a particolare tutela del legislatore (tonno rosso, pesce spada e ricci di mare) che di altre specie ittiche sotto misura o risultate in pessime condizioni igienico/sanitarie e prive di tracciabilità. Altra complessa operazione denominata ‘Pesca di Primavera’ è stata portata a termine dalla Capitaneria di Porto di Ravenna. Le verifiche eseguite sono state 150, 25 i soggetti verbalizzati, circa 40mila euro di sanzioni pecuniarie inflitte, 3 i soggetti denunciati all’Autorità Giudiziaria per frode in commercio, circa 200 attrezzi da posta sequestrati. L'attività di controllo ha portato, inoltre, al sequestro complessivo di circa 1 tonnellata di prodotto, pronta ad essere immessa sul mercato in assenza della prevista documentazione a tutela del consumatore e in procinto di essere commercializzata senza essere sottoposta a tutti i dovuti controlli sanitari.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la Capitaneria di Porto ha portato a termine delicate operazioni di controllo e contrasto al commercio abusivo di prodotti ittici. Presso un deposito di un’azienda locale, attiva nell’ambito del mercato ittico di Volla (Na), sono stati sequestrati numerosi esemplari di pesce spada sotto misura, del peso complessivo di circa 140 kg, in procinto di essere immessi illegalmente in commercio. L’attività effettuata si inserisce in una più ampia operazione di monitoraggio della filiera di commercializzazione dei prodotti ittici, avviata nelle ultime settimane dalla Capitaneria di Porto di Napoli presso mercati ittici, esercizi commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso, che ha portato complessivamente al sequestro di circa una tonnellata e mezza sia di specie ittiche assoggettate a particolare tutela del legislatore (tonno rosso, pesce spada e ricci di mare) che di altre specie ittiche sotto misura o risultate in pessime condizioni igienico/sanitarie e prive di tracciabilità. Altra complessa operazione denominata ‘Pesca di Primavera’ è stata portata a termine dalla Capitaneria di Porto di Ravenna. Le verifiche eseguite sono state 150, 25 i soggetti verbalizzati, circa 40mila euro di sanzioni pecuniarie inflitte, 3 i soggetti denunciati all’Autorità Giudiziaria per frode in commercio, circa 200 attrezzi da posta sequestrati. L'attività di controllo ha portato, inoltre, al sequestro complessivo di circa 1 tonnellata di prodotto, pronta ad essere immessa sul mercato in assenza della prevista documentazione a tutela del consumatore e in procinto di essere commercializzata senza essere sottoposta a tutti i dovuti controlli sanitari.
sabato 2 febbraio 2013
FORUM ANGA, LE CONCLUSIONI DEL PRESIDENTE DI CONFAGRICOLTURA MARIO GUIDI: “LA RICETTA DEL FUTURO E' FATTA DI GIOVANI FORZE POSITIVE, AGGREGAZIONI E RETI D'IMPRESA”
Fonte: Confagricoltura
“I giovani sono la forza del Paese, il vero motore della ripresa. Un 'patrimonio' che non si può vanificare come sta accadendo attualmente. Investire su di loro dovrebbe essere la regola, così come sarebbe logico creare condizioni adatte allo sviluppo delle imprese, ma così non è”. Lo ha detto oggi a Napoli il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, concludendo i lavori del XV Convegno Quadri e del II Forum dell'Anga, l'Organizzazione dei giovani agricoltori. “La politica, il Parlamento ed il Governo che si insedieranno, hanno il dovere di dare risposte alle priorità - ha proseguito il presidente di Confagricoltura - Il mondo recentemente ha subito diversi choc, in primis, quello finanziario. Vanno ora ridisegnate completamente le regole del gioco, riscrivendo l'intero sistema e ponendo al centro la ‘terra’, in termini di sostenibilità ambientale ed economica. Il settore ha grandi potenzialità di cui, però, si è ancora poco consapevoli. Occorre analizzare i fattori di vantaggio dei nostri territori, riuscendo ad utilizzarli al meglio”. Per il presidente di Confagricoltura “i giovani hanno confermato, in qualche modo, la necessità che la piramide venga rovesciata perché chi ha idee non ha risorse e chi ha mezzi non si vuole più mettere in gioco”. “In un mondo dove tutto è connesso, chi è fuori non conta - ha aggiunto Guidi -. Per crescere l'agricoltura ha bisogno, ad esempio, della banda larga, occorre anche uscire dalla dimensione esclusivamente di settore, superandola per ricostituire un sistema delle conoscenze”. Il presidente di Confagricoltura si è soffermato infine sulle opportunità delle reti d'impresa ed ha evidenziato l'importanza di aver costituito ‘Agrinsieme’ (il coordinamento di larga parte del mondo agricolo organizzato). "Per noi imprenditori agricoli che gestiamo la terra è una grande occasione - ha concluso - Ci siamo resi conto che per avere un ambiente favorevole dobbiamo essere capaci di costruircelo direttamente; non vogliamo aspettare che altri facciano ciò che ci serve, ma ci siamo rimboccati le maniche".
“I giovani sono la forza del Paese, il vero motore della ripresa. Un 'patrimonio' che non si può vanificare come sta accadendo attualmente. Investire su di loro dovrebbe essere la regola, così come sarebbe logico creare condizioni adatte allo sviluppo delle imprese, ma così non è”. Lo ha detto oggi a Napoli il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, concludendo i lavori del XV Convegno Quadri e del II Forum dell'Anga, l'Organizzazione dei giovani agricoltori. “La politica, il Parlamento ed il Governo che si insedieranno, hanno il dovere di dare risposte alle priorità - ha proseguito il presidente di Confagricoltura - Il mondo recentemente ha subito diversi choc, in primis, quello finanziario. Vanno ora ridisegnate completamente le regole del gioco, riscrivendo l'intero sistema e ponendo al centro la ‘terra’, in termini di sostenibilità ambientale ed economica. Il settore ha grandi potenzialità di cui, però, si è ancora poco consapevoli. Occorre analizzare i fattori di vantaggio dei nostri territori, riuscendo ad utilizzarli al meglio”. Per il presidente di Confagricoltura “i giovani hanno confermato, in qualche modo, la necessità che la piramide venga rovesciata perché chi ha idee non ha risorse e chi ha mezzi non si vuole più mettere in gioco”. “In un mondo dove tutto è connesso, chi è fuori non conta - ha aggiunto Guidi -. Per crescere l'agricoltura ha bisogno, ad esempio, della banda larga, occorre anche uscire dalla dimensione esclusivamente di settore, superandola per ricostituire un sistema delle conoscenze”. Il presidente di Confagricoltura si è soffermato infine sulle opportunità delle reti d'impresa ed ha evidenziato l'importanza di aver costituito ‘Agrinsieme’ (il coordinamento di larga parte del mondo agricolo organizzato). "Per noi imprenditori agricoli che gestiamo la terra è una grande occasione - ha concluso - Ci siamo resi conto che per avere un ambiente favorevole dobbiamo essere capaci di costruircelo direttamente; non vogliamo aspettare che altri facciano ciò che ci serve, ma ci siamo rimboccati le maniche".
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CHI E’ IL GIOVANE IMPRENDITORE DI CONFAGRICOLTURA E COSA CHIEDE AL PROSSIMO GOVERNO
Fonte: Confagricoltura
UNA RICERCA DEL CENTRO STUDI DELLA CONFEDERAZIONE
Chi sono gli imprenditori “tipo” dell’Anga e quali sono i loro desiderata rispetto alla classe politica di domani? La risposta arriva dal Centro Studi di Confagricoltura che, in occasione del XV Convegno Quadri Dirigenti dei Giovani di Confagricoltura in corso a Napoli, ha realizzato un’indagine su un campione ragionato di aziende associate, cercando di focalizzare il profilo dell’impresa e temi che spaziano dal commercio alla politica. Lo studio ha rilevato un incidenza maggiore degli uomini (66%) rispetto alle donne (34%), ma entrambi mediamente hanno la stessa età (32 anni). E’ titolare d’azienda a tutti gli effetti il 71% degli intervistati, il 93% gestisce un’azienda di famiglia, con una dimensione media di 113 ettari. Questo a dimostrazione di come ci sia, comunque, uno stretto legame tra attività di impresa e “familiarità” con il settore. Purtroppo, l’elevato costo dei terreni e la scarsa rimuneratività del beneficio fondiario impediscono ai giovani di insediarsi nel settore primario come capi azienda. Ed è pure molto probabile che le varie misure volte ad introdurre nuovi soggetti nel mondo agricolo siano troppo macchinose e scoraggino in partenza anche i più interessati. I giovani di Confagricoltura certificano le proprie produzioni (ma comunque entro il 50%) prestando attenzione alle problematiche ambientali, coltivando bio (50%) od utilizzando le denominazioni di origine (50%). Utilizzano quasi sempre mezzi informatici per la gestione dell’azienda (89%), però non aderiscono ancora a strumenti innovativi come le reti di impresa (solo il 12% lo fa). La percentuale di partecipazione a reti strutturate di impresa è comunque inferiore rispetto alla percentuale delle aziende di Confagricoltura (18,2% - indagine Censis Confagricoltura marzo 2012). Come dire che in agricoltura c’è ancora un gap generazionale significativo nella collaborazione partecipativa del “fare impresa”. Dei giovani imprenditori Anga solo il 35% è aggregato in OP, ma di converso ben il 40% degli intervistati utilizza la cooperativa come canale commerciale, il 23% l’industria e il 26% la vendita diretta. Tutto sommato limitato (4%) il ricorso alla vendita on-line. Il 51% ritiene comunque insoddisfacente il collocamento del prodotto. Il 60% degli intervistati ha beneficiato dei fondi strutturali PSR, soprattutto (quasi il 90%) tramite le misure per il primo insediamento, agro ambientali e per l’ammodernamento dell’azienda agricola; misure servite in sei casi su dieci ad introdurre innovazione di prodotto o di processo. Ben il 90% dei giovani imprenditori di Confagricoltura ha introdotto innovazione all’interno della propria azienda. Peccato che di questi solo la metà abbia potuto beneficiare di incentivi di politiche nazionali e comunitarie. Infine, l’indagine del Centro Studi si è incentrata sul futuro prossimo gettando uno sguardo sul periodo “post elettorale”. In particolare è stato chiesto quali provvedimenti di politica generale i giovani imprenditori dell’Anga vorrebbero che le nuove istituzioni approvassero nei primi cento giorni di governo. Gli intervistati hanno indicato come priorità la riforma fiscale e contributiva e il riassetto delle istituzioni nazionali (rispettivamente il 26% ed il 23%). Seguono misure per favorire l’occupazione (14%), la promozione di formazione e ricerca (11%) e la riforma del sistema elettorale (10%). Per quanto riguarda, invece, i provvedimenti di politica agricola richiesti, su tutti spicca l’esigenza di maggior facilità di accesso al credito (25%). Sono evidenti le difficoltà nel reperire capitali di esercizio e di investimento per la propria attività dopo il credit crunch. Subito dopo sono stati indicati il finanziamento per acquisire mezzi di produzione innovativi (22%) e per acquistare terreni agricoli (20%). Quest’ultima esigenza al pari della richiesta di un nuovo regime fiscale per creare nuove reti di impresa (20%). E’ chiara, quindi, l’esigenza per una politica dei fattori efficace, soprattutto per quanto riguarda l’innovazione (che i giovani imprenditori di Anga chiedono di incentivare) e per il fattore di produzione principale - e di più difficile acquisizione – per le aziende agricole: la terra. Meno sentita la necessità di fondi per finanziare business plan ed analisi di mercato; forse servizi già disponibili ed acquisiti.
SCHEDA: Le imprese AGRICOLE UNDER 35
Sono 57.673 le imprese agricole under 35 in Italia, secondo i dati Unioncamere, il 7% del totale delle imprese agricole iscritte al registro delle imprese delle CCIAA (823.542) e il 9% circa delle imprese giovani complessive. Un numero comunque rilevante visto che solo le categorie delle imprese giovani di “costruzioni” e del “commercio all’ingrosso e al dettaglio” possono vantare un numero superiore di operatori (rispettivamente 123 mila e 183 mila circa). Nel corso degli ultimi anni, secondo i dati Eurostat, le imprese agricole giovani in Italia sono diminuite in valore assoluto: da 145 mila nel 1990 a 115 mila nel 2000 sino ai poco meno di 52 mila nel 2007 (dato comunque non paragonabile a quello di Unioncamere). Un calo complessivo del 64% per cento; comunque superiore alla flessione del numero complessivo di aziende agricole (meno 37%) nello stesso periodo. Come sopra accennato, le imprese agricole rappresentano il 9% (esattamente l’8,8%) di tutte le imprese condotte da giovani (658.033) nei vari settori. Un dato comunque peggiore rispetto all’incidenza (13,5%) delle imprese agricole rispetto al totale delle imprese di tutti i settori (6,1 milioni). In Italia i giovani che si dedicano all’agricoltura sono soprattutto nel meridione e nelle isole, in particolare in Calabria, Sicilia e Sardegna, dove si trovano il 56% delle aziende agricole giovani nazionali, pari a quasi il 9% delle imprese complessive (la media nazionale è del 7%).
UNA RICERCA DEL CENTRO STUDI DELLA CONFEDERAZIONE
Chi sono gli imprenditori “tipo” dell’Anga e quali sono i loro desiderata rispetto alla classe politica di domani? La risposta arriva dal Centro Studi di Confagricoltura che, in occasione del XV Convegno Quadri Dirigenti dei Giovani di Confagricoltura in corso a Napoli, ha realizzato un’indagine su un campione ragionato di aziende associate, cercando di focalizzare il profilo dell’impresa e temi che spaziano dal commercio alla politica. Lo studio ha rilevato un incidenza maggiore degli uomini (66%) rispetto alle donne (34%), ma entrambi mediamente hanno la stessa età (32 anni). E’ titolare d’azienda a tutti gli effetti il 71% degli intervistati, il 93% gestisce un’azienda di famiglia, con una dimensione media di 113 ettari. Questo a dimostrazione di come ci sia, comunque, uno stretto legame tra attività di impresa e “familiarità” con il settore. Purtroppo, l’elevato costo dei terreni e la scarsa rimuneratività del beneficio fondiario impediscono ai giovani di insediarsi nel settore primario come capi azienda. Ed è pure molto probabile che le varie misure volte ad introdurre nuovi soggetti nel mondo agricolo siano troppo macchinose e scoraggino in partenza anche i più interessati. I giovani di Confagricoltura certificano le proprie produzioni (ma comunque entro il 50%) prestando attenzione alle problematiche ambientali, coltivando bio (50%) od utilizzando le denominazioni di origine (50%). Utilizzano quasi sempre mezzi informatici per la gestione dell’azienda (89%), però non aderiscono ancora a strumenti innovativi come le reti di impresa (solo il 12% lo fa). La percentuale di partecipazione a reti strutturate di impresa è comunque inferiore rispetto alla percentuale delle aziende di Confagricoltura (18,2% - indagine Censis Confagricoltura marzo 2012). Come dire che in agricoltura c’è ancora un gap generazionale significativo nella collaborazione partecipativa del “fare impresa”. Dei giovani imprenditori Anga solo il 35% è aggregato in OP, ma di converso ben il 40% degli intervistati utilizza la cooperativa come canale commerciale, il 23% l’industria e il 26% la vendita diretta. Tutto sommato limitato (4%) il ricorso alla vendita on-line. Il 51% ritiene comunque insoddisfacente il collocamento del prodotto. Il 60% degli intervistati ha beneficiato dei fondi strutturali PSR, soprattutto (quasi il 90%) tramite le misure per il primo insediamento, agro ambientali e per l’ammodernamento dell’azienda agricola; misure servite in sei casi su dieci ad introdurre innovazione di prodotto o di processo. Ben il 90% dei giovani imprenditori di Confagricoltura ha introdotto innovazione all’interno della propria azienda. Peccato che di questi solo la metà abbia potuto beneficiare di incentivi di politiche nazionali e comunitarie. Infine, l’indagine del Centro Studi si è incentrata sul futuro prossimo gettando uno sguardo sul periodo “post elettorale”. In particolare è stato chiesto quali provvedimenti di politica generale i giovani imprenditori dell’Anga vorrebbero che le nuove istituzioni approvassero nei primi cento giorni di governo. Gli intervistati hanno indicato come priorità la riforma fiscale e contributiva e il riassetto delle istituzioni nazionali (rispettivamente il 26% ed il 23%). Seguono misure per favorire l’occupazione (14%), la promozione di formazione e ricerca (11%) e la riforma del sistema elettorale (10%). Per quanto riguarda, invece, i provvedimenti di politica agricola richiesti, su tutti spicca l’esigenza di maggior facilità di accesso al credito (25%). Sono evidenti le difficoltà nel reperire capitali di esercizio e di investimento per la propria attività dopo il credit crunch. Subito dopo sono stati indicati il finanziamento per acquisire mezzi di produzione innovativi (22%) e per acquistare terreni agricoli (20%). Quest’ultima esigenza al pari della richiesta di un nuovo regime fiscale per creare nuove reti di impresa (20%). E’ chiara, quindi, l’esigenza per una politica dei fattori efficace, soprattutto per quanto riguarda l’innovazione (che i giovani imprenditori di Anga chiedono di incentivare) e per il fattore di produzione principale - e di più difficile acquisizione – per le aziende agricole: la terra. Meno sentita la necessità di fondi per finanziare business plan ed analisi di mercato; forse servizi già disponibili ed acquisiti.
SCHEDA: Le imprese AGRICOLE UNDER 35
Sono 57.673 le imprese agricole under 35 in Italia, secondo i dati Unioncamere, il 7% del totale delle imprese agricole iscritte al registro delle imprese delle CCIAA (823.542) e il 9% circa delle imprese giovani complessive. Un numero comunque rilevante visto che solo le categorie delle imprese giovani di “costruzioni” e del “commercio all’ingrosso e al dettaglio” possono vantare un numero superiore di operatori (rispettivamente 123 mila e 183 mila circa). Nel corso degli ultimi anni, secondo i dati Eurostat, le imprese agricole giovani in Italia sono diminuite in valore assoluto: da 145 mila nel 1990 a 115 mila nel 2000 sino ai poco meno di 52 mila nel 2007 (dato comunque non paragonabile a quello di Unioncamere). Un calo complessivo del 64% per cento; comunque superiore alla flessione del numero complessivo di aziende agricole (meno 37%) nello stesso periodo. Come sopra accennato, le imprese agricole rappresentano il 9% (esattamente l’8,8%) di tutte le imprese condotte da giovani (658.033) nei vari settori. Un dato comunque peggiore rispetto all’incidenza (13,5%) delle imprese agricole rispetto al totale delle imprese di tutti i settori (6,1 milioni). In Italia i giovani che si dedicano all’agricoltura sono soprattutto nel meridione e nelle isole, in particolare in Calabria, Sicilia e Sardegna, dove si trovano il 56% delle aziende agricole giovani nazionali, pari a quasi il 9% delle imprese complessive (la media nazionale è del 7%).
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venerdì 1 febbraio 2013
ANGA-GIOVANI DI CONFAGRICOLTURA: FIRMATI A NAPOLI GLI ACCORDI CON AGRIVENTURE, LIBERA TERRA E RETE DELLE FATTORIE SOCIALI
Fonte: Confagricoltura
Tre accordi siglati per rispondere alle esigenze più sentite dai giovani imprenditori agricoli. Da quelle immediatamente pratiche, a quelle di più alto valore etico e sociale. E’ con quest’ottica che a Napoli, dove sono in corso i lavoro del XXV Convegno Quadri dell’Anga, i giovani di Confagricoltura hanno firmato gli accordi con Agriventure, Libera Terra e Rete delle Fattorie Sociali. “Il credito è l’ostacolo più alto che incontrano le nuove generazioni quando vogliono fare impresa in agricoltura”, ha detto il presidente dell’Anga Nicola Motolese, sottolineando l’importanza dell’accordo sottoscritto con Agriventure, la società del gruppo Intesa Sanpaolo dedicata al settore agroalimentare, agroindustriale ed agro energetico. L’agricoltura ha un ruolo centrale nel progetto di rilancio del sistema Paese, ma è minacciata da fenomeni di illegalità. Per questo i giovani di Confagricoltura si impegnano a collaborare con Libera Terra, il marchio creato da Don Luigi Ciotti, che contraddistingue le produzioni biologiche realizzate nelle terre confiscate alla criminalità organizzata. Sul fronte dell’impegno sociale si inserisce l’accordo con la Rete delle fattorie Sociali, che riunisce agricoltori, operatori e ricercatori, con lo scopo di diffondere un’agricoltura responsabile, in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini, in particolare delle categorie più deboli. “Come giovani – ha concluso Nicola Motolese - non possiamo non credere in un futuro in cui l’impresa e la sua produttività siano avulse dal contesto ambientale e sociale in cui operano. I concetti di sostenibilità e di solidarietà sono nel nostro DNA.”
Tre accordi siglati per rispondere alle esigenze più sentite dai giovani imprenditori agricoli. Da quelle immediatamente pratiche, a quelle di più alto valore etico e sociale. E’ con quest’ottica che a Napoli, dove sono in corso i lavoro del XXV Convegno Quadri dell’Anga, i giovani di Confagricoltura hanno firmato gli accordi con Agriventure, Libera Terra e Rete delle Fattorie Sociali. “Il credito è l’ostacolo più alto che incontrano le nuove generazioni quando vogliono fare impresa in agricoltura”, ha detto il presidente dell’Anga Nicola Motolese, sottolineando l’importanza dell’accordo sottoscritto con Agriventure, la società del gruppo Intesa Sanpaolo dedicata al settore agroalimentare, agroindustriale ed agro energetico. L’agricoltura ha un ruolo centrale nel progetto di rilancio del sistema Paese, ma è minacciata da fenomeni di illegalità. Per questo i giovani di Confagricoltura si impegnano a collaborare con Libera Terra, il marchio creato da Don Luigi Ciotti, che contraddistingue le produzioni biologiche realizzate nelle terre confiscate alla criminalità organizzata. Sul fronte dell’impegno sociale si inserisce l’accordo con la Rete delle fattorie Sociali, che riunisce agricoltori, operatori e ricercatori, con lo scopo di diffondere un’agricoltura responsabile, in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini, in particolare delle categorie più deboli. “Come giovani – ha concluso Nicola Motolese - non possiamo non credere in un futuro in cui l’impresa e la sua produttività siano avulse dal contesto ambientale e sociale in cui operano. I concetti di sostenibilità e di solidarietà sono nel nostro DNA.”
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giovedì 31 gennaio 2013
CONVEGNO QUADRI GIOVANI DI CONFAGRICOLTURA: AGRICOLTURA TRA LE PRIORITA’ DEL PROSSIMO GOVERNO. LO CONFERMA UN SONDAGGIO DEL FAI
Fonte: Confagricoltura
“Ripartire dalla terra. Puntare sull’agricoltura, riconoscendone la centralità, significa voler costruire quelle condizioni economiche, sociali, culturali per poter guardare al futuro con ottimismo, entusiasmo e positività. E’ quel che serve ai giovani e all’Italia”. Lo ha detto il presidente dei giovani di Confagricoltura, Nicola Motolese aprendo oggi, a Napoli, i lavori del XV Convegno quadri dell’Anga. “La promozione dell’agricoltura è tra le prime cinque priorità che i cittadini indicano al prossimo Governo. Il ruolo centrale del nostro settore – sottolinea Motolese - viene ulteriormente confermato anche dai risultati delle ‘Primarie della cultura’, il sondaggio on line promosso dai giovani del Fai (Fondo Ambiente Italiano)”. L’agricoltura italiana, con l’agroalimentare rappresenta il 16% del Prodotto Interno Lordo, gestisce più del 70% dell’intero territorio nazionale, dà occupazione a un milione di persone e conta circa 800.000 aziende agricole. Sono più di 500 le produzioni certificate legate al territorio tra Dop, Igp e l’Italia è leader nelle produzioni biologiche. Occorre, a parere dell’Anga, dare fiducia alle imprese agricole, creare un ambiente favorevole alla loro nascita e al loro sviluppo, che non disincentivi la permanenza degli imprenditori e dei giovani nel settore. E serve anche impegnarsi a livello nazionale ed europeo perché si investa di più in agricoltura. “La metà del territorio nazionale e della Ue è gestito dagli agricoltori – conclude Motolese -, malgrado ciò siamo costretti ad essere i primi importatori al mondo di prodotti agricoli ed alimentari, con un deficit commerciale che si colloca intorno ai 30 mld di dollari all’anno”.
“Ripartire dalla terra. Puntare sull’agricoltura, riconoscendone la centralità, significa voler costruire quelle condizioni economiche, sociali, culturali per poter guardare al futuro con ottimismo, entusiasmo e positività. E’ quel che serve ai giovani e all’Italia”. Lo ha detto il presidente dei giovani di Confagricoltura, Nicola Motolese aprendo oggi, a Napoli, i lavori del XV Convegno quadri dell’Anga. “La promozione dell’agricoltura è tra le prime cinque priorità che i cittadini indicano al prossimo Governo. Il ruolo centrale del nostro settore – sottolinea Motolese - viene ulteriormente confermato anche dai risultati delle ‘Primarie della cultura’, il sondaggio on line promosso dai giovani del Fai (Fondo Ambiente Italiano)”. L’agricoltura italiana, con l’agroalimentare rappresenta il 16% del Prodotto Interno Lordo, gestisce più del 70% dell’intero territorio nazionale, dà occupazione a un milione di persone e conta circa 800.000 aziende agricole. Sono più di 500 le produzioni certificate legate al territorio tra Dop, Igp e l’Italia è leader nelle produzioni biologiche. Occorre, a parere dell’Anga, dare fiducia alle imprese agricole, creare un ambiente favorevole alla loro nascita e al loro sviluppo, che non disincentivi la permanenza degli imprenditori e dei giovani nel settore. E serve anche impegnarsi a livello nazionale ed europeo perché si investa di più in agricoltura. “La metà del territorio nazionale e della Ue è gestito dagli agricoltori – conclude Motolese -, malgrado ciò siamo costretti ad essere i primi importatori al mondo di prodotti agricoli ed alimentari, con un deficit commerciale che si colloca intorno ai 30 mld di dollari all’anno”.
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mercoledì 30 gennaio 2013
NAPOLI, SI APRE DOMANI “RIPARTIAMO DALLA TERRA”. TRE GIORNI DI CONFRONTO ORGANIZZATI DALL’ANGA-GIOVANI DI CONFAGRICOLTURA
Fonte: Confagricoltura
Inizia domani a Napoli, fino al 2 febbraio, il XV Convegno dei quadri dirigenti dell’Anga (l’Associazione che riunisce i giovani di Confagricoltura). Giovedì e venerdì saranno dedicati ai lavori interni, con un approfondimento e una riflessione su quattro temi: agricoltura innovazione di gestione, ricambio generazionale, reti d’impresa e istruzione/formazione. L’evento si concluderà sabato mattina, con la sezione pubblica della seconda edizione del Forum nazionale. “Intendiamo lanciare una richiesta molto chiara e concreta – spiega il presidente dell’Anga Nicola Motolese - perché siamo convinti che lo sviluppo dell’intero sistema Paese parta proprio dall’agricoltura. Noi giovani abbiamo ancora trenta, quaranta anni di lavoro davanti a noi e riteniamo importante che venga adeguatamente valorizzata la risorsa giovani”. La giornata di domani ha come obiettivo quello di analizzare e approfondire, attraverso i gruppi di lavoro, i quattro temi su cui prenderà le mosse il progetto dell’Anga “Ripartire dalla terra”. Il convegno proseguirà venerdì. Nel pomeriggio si terrà anche il Consiglio Nazionale, al quale interverranno il direttore generale di Confagricoltura, Luigi Mastrobuono e il presidente dell’Associazione Libera, Don Luigi Ciotti. Ripartire dalla terra significa, a parere dei giovani dell’Anga, puntare sul concreto e sul valore economico del settore. Nella mattina di sabato verrà presentata un’indagine del centro studi di Confagricoltura sulla realtà delle giovani imprese associate. Nella Tavola rotonda: “Agricoltura 3.0 in rete tra digitale e ricambio” si punterà a dimostrare come le giovani imprese possano costituire la risposta più efficace alle complesse sfide che occorre fronteggiare per innescare la ripresa economica. Le conclusioni saranno del presidente di Confagricoltura, Mario Guidi.
Inizia domani a Napoli, fino al 2 febbraio, il XV Convegno dei quadri dirigenti dell’Anga (l’Associazione che riunisce i giovani di Confagricoltura). Giovedì e venerdì saranno dedicati ai lavori interni, con un approfondimento e una riflessione su quattro temi: agricoltura innovazione di gestione, ricambio generazionale, reti d’impresa e istruzione/formazione. L’evento si concluderà sabato mattina, con la sezione pubblica della seconda edizione del Forum nazionale. “Intendiamo lanciare una richiesta molto chiara e concreta – spiega il presidente dell’Anga Nicola Motolese - perché siamo convinti che lo sviluppo dell’intero sistema Paese parta proprio dall’agricoltura. Noi giovani abbiamo ancora trenta, quaranta anni di lavoro davanti a noi e riteniamo importante che venga adeguatamente valorizzata la risorsa giovani”. La giornata di domani ha come obiettivo quello di analizzare e approfondire, attraverso i gruppi di lavoro, i quattro temi su cui prenderà le mosse il progetto dell’Anga “Ripartire dalla terra”. Il convegno proseguirà venerdì. Nel pomeriggio si terrà anche il Consiglio Nazionale, al quale interverranno il direttore generale di Confagricoltura, Luigi Mastrobuono e il presidente dell’Associazione Libera, Don Luigi Ciotti. Ripartire dalla terra significa, a parere dei giovani dell’Anga, puntare sul concreto e sul valore economico del settore. Nella mattina di sabato verrà presentata un’indagine del centro studi di Confagricoltura sulla realtà delle giovani imprese associate. Nella Tavola rotonda: “Agricoltura 3.0 in rete tra digitale e ricambio” si punterà a dimostrare come le giovani imprese possano costituire la risposta più efficace alle complesse sfide che occorre fronteggiare per innescare la ripresa economica. Le conclusioni saranno del presidente di Confagricoltura, Mario Guidi.
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Napoli,
Nicola Motolese,
presidente nazionale
giovedì 12 gennaio 2012
PROVINCIA DI FERRARA: NEL 2012 REVISIONE DEL PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI, COMPRESI QUELLI AGRICOLI
Fonte: Redazione di Agreste e Ufficio Stampa Provincia di Ferrara
In occasione della conferenza stampa indetta dall’amministrazione provinciale per questa mattina in Castello Estense ed avente come tema centrale la questione rifiuti speciali provenienti da Napoli nelle discariche ferraresi, la presidente Marcella Zappaterra, l’assessore all’Ambiente Giorgio Bellini e la responsabile del Settore Ambiente e Agricoltura Paola Magri hanno ricordato che entro il 2012 andrà rivisto il piano provinciale per la gestione dei rifiuti e quindi anche il protocollo per lo smaltimento di quelli agricoli, si spera quindi di riuscire al più presto a dare risposte agli agricoltori anche in merito all’annosa questione del sistema Sistri.
Di seguito pubblichiamo il comunicato ricevuto dall’Ufficio Stampa della Provincia relativo ai rifiuti speciali provenienti da Napoli:
“C’è bisogno di un momentaneo stop al conferimento dei rifiuti nelle discariche aperte sul territorio, il tempo necessario per condividere fra livelli istituzionali e gestori una comune pratica di azione e strategia di comportamento”.
Lo ha detto l’assessore provinciale all’Ambiente, Giorgio Bellini, facendo il punto della situazione che riguarda l’arrivo dei rifiuti speciali da Napoli.
“Intanto una precisazione sul termine speciali – ha tenuto a dire la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra – che non significa che lo siano in termini di pericolosità per la salute e l’ambiente”.
In effetti si tratta dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti comunemente dai cittadini, questi rifiuti subiscono il cosiddetto trattamento Stir, cioè la separazione della frazione secca da quella umida. Questa seconda assume la denominazione, appunto, di rifiuto speciale ed è a libero mercato, il che vuol dire che la si può vendere e comprare sul territorio nazionale. Una denominazione che però ha dovuto subire ben due istanze giudiziarie amministrative. Una sentenza del Tar del Lazio, infatti, ha in un primo tempo inibito questa accezione, parlando di rifiuti urbani, una successiva sentenza di secondo grado del Consiglio di Stato li ha ritrasformati in rifiuti speciali.
La storia dei rifiuti speciali provenienti da Napoli risale al decreto legislativo 94 del 2011, come ha ricordato Marcella Zappaterra. Con quel provvedimento si intese rispondere all’emergenza del capoluogo campano e la Regione Emilia-Romagna, su richiesta della stessa regione Campania, concluse un accordo operativo per lo smaltimento di 5mila tonnellate nell’impianto Hera di Ostellato, dietro accordo con il gestore partenopeo Sapna.
Ora si tratta di una seconda partita di rifiuti speciali napoletani che arrivano nel Ferrarese.
Per la precisione, ha ricordato l’assessore Bellini, al 31 dicembre 2011 si tratta di 16.100 tonnellate alla discarica Crispa targata Area, altre 11.300 stoccate all’impianto di compostaggio Hera di Ostellato e ulteriori 611 all’impianto Sicura di Comacchio.
In atto c’è poi un ulteriore contratto per 5mila tonnellate attese entro il 30 gennaio sempre alla Crispa, “Dopodiché – ha confermato Bellini – chiediamo una pausa di riflessione”.
Lo stesso assessore provinciale ha anche ricordato che fin qui la situazione è sotto il costante controllo della Provincia: a fine anno i soggetti gestori locali mandano obbligatoriamente in Castello Estense un report, contenente provenienza e caratteristiche dei rifiuti smaltiti in provincia.
Trattandosi di rifiuti provenienti da fuori territorio (in questi anni prevalentemente dal Nord Italia, ad eccezione di un conferimento minimo dal Lazio), essi subiscono una prima analisi alla partenza e una all’arrivo. In più Arpa svolge obbligatoriamente controlli durante l’anno, cinque alla sola discarica della Crispa, oltre ad altri controlli straordinari.
Su altre discariche provinciali non sono in arrivo rifiuti speciali napoletani: non ad Argenta (gestore Soelia), né a quella di Cmv perché già esaurita.
Sulla questione dello stop momentaneo in attesa della condivisione con i vari gestori di un unico metodo, la presidente ha anche precisato che ciò avviene in una sfera di compiti e poteri che non sono giuridicamente disciplinati dalla legge per la Provincia. In altri termini, il Castello Estense non può imporre limiti giuridici ad alcuno ed impedire di conseguenza alle aziende di ricevere rifiuti purché rispondenti alla categoria di speciali.
“Ciononostante – ha poi precisato la presidente – vogliamo svolgere un ruolo istituzionale, perché ad ogni livello ci sia il massimo di garanzia e perché la vicenda di Napoli non diventi l’ordinario”.
Un ordinario che è contenuto nel piano provinciale rifiuti in vigore fino al 2016 e che prevede la sostanziale autarchia in tema di urbani, la sostituzione delle discariche con l’incenerimento ed il progressivo incremento della raccolta differenziata, con l’obiettivo del 65%.
Un piano che prevede un momento di verifica nel 2012, nel corso del quale già si pensa ad alcuni ragionamenti, come ad esempio la questione di quale discarica conservare dopo il 2016, quella del completamento delle esistenti e di usare i margini ancora presenti per potenziare, e sostenere economicamente, il porta a porta per centrare gli obiettivi della differenziata e di favorire impianti per il recupero materiali. Obiettivo, quest’ultimo, che consentirebbe la realizzazione a Ferrara della filiera corta in termini di raccolta, trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti provinciali.
In occasione della conferenza stampa indetta dall’amministrazione provinciale per questa mattina in Castello Estense ed avente come tema centrale la questione rifiuti speciali provenienti da Napoli nelle discariche ferraresi, la presidente Marcella Zappaterra, l’assessore all’Ambiente Giorgio Bellini e la responsabile del Settore Ambiente e Agricoltura Paola Magri hanno ricordato che entro il 2012 andrà rivisto il piano provinciale per la gestione dei rifiuti e quindi anche il protocollo per lo smaltimento di quelli agricoli, si spera quindi di riuscire al più presto a dare risposte agli agricoltori anche in merito all’annosa questione del sistema Sistri.
Di seguito pubblichiamo il comunicato ricevuto dall’Ufficio Stampa della Provincia relativo ai rifiuti speciali provenienti da Napoli:
“C’è bisogno di un momentaneo stop al conferimento dei rifiuti nelle discariche aperte sul territorio, il tempo necessario per condividere fra livelli istituzionali e gestori una comune pratica di azione e strategia di comportamento”.
Lo ha detto l’assessore provinciale all’Ambiente, Giorgio Bellini, facendo il punto della situazione che riguarda l’arrivo dei rifiuti speciali da Napoli.
“Intanto una precisazione sul termine speciali – ha tenuto a dire la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra – che non significa che lo siano in termini di pericolosità per la salute e l’ambiente”.
In effetti si tratta dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti comunemente dai cittadini, questi rifiuti subiscono il cosiddetto trattamento Stir, cioè la separazione della frazione secca da quella umida. Questa seconda assume la denominazione, appunto, di rifiuto speciale ed è a libero mercato, il che vuol dire che la si può vendere e comprare sul territorio nazionale. Una denominazione che però ha dovuto subire ben due istanze giudiziarie amministrative. Una sentenza del Tar del Lazio, infatti, ha in un primo tempo inibito questa accezione, parlando di rifiuti urbani, una successiva sentenza di secondo grado del Consiglio di Stato li ha ritrasformati in rifiuti speciali.
La storia dei rifiuti speciali provenienti da Napoli risale al decreto legislativo 94 del 2011, come ha ricordato Marcella Zappaterra. Con quel provvedimento si intese rispondere all’emergenza del capoluogo campano e la Regione Emilia-Romagna, su richiesta della stessa regione Campania, concluse un accordo operativo per lo smaltimento di 5mila tonnellate nell’impianto Hera di Ostellato, dietro accordo con il gestore partenopeo Sapna.
Ora si tratta di una seconda partita di rifiuti speciali napoletani che arrivano nel Ferrarese.
Per la precisione, ha ricordato l’assessore Bellini, al 31 dicembre 2011 si tratta di 16.100 tonnellate alla discarica Crispa targata Area, altre 11.300 stoccate all’impianto di compostaggio Hera di Ostellato e ulteriori 611 all’impianto Sicura di Comacchio.
In atto c’è poi un ulteriore contratto per 5mila tonnellate attese entro il 30 gennaio sempre alla Crispa, “Dopodiché – ha confermato Bellini – chiediamo una pausa di riflessione”.
Lo stesso assessore provinciale ha anche ricordato che fin qui la situazione è sotto il costante controllo della Provincia: a fine anno i soggetti gestori locali mandano obbligatoriamente in Castello Estense un report, contenente provenienza e caratteristiche dei rifiuti smaltiti in provincia.
Trattandosi di rifiuti provenienti da fuori territorio (in questi anni prevalentemente dal Nord Italia, ad eccezione di un conferimento minimo dal Lazio), essi subiscono una prima analisi alla partenza e una all’arrivo. In più Arpa svolge obbligatoriamente controlli durante l’anno, cinque alla sola discarica della Crispa, oltre ad altri controlli straordinari.
Su altre discariche provinciali non sono in arrivo rifiuti speciali napoletani: non ad Argenta (gestore Soelia), né a quella di Cmv perché già esaurita.
Sulla questione dello stop momentaneo in attesa della condivisione con i vari gestori di un unico metodo, la presidente ha anche precisato che ciò avviene in una sfera di compiti e poteri che non sono giuridicamente disciplinati dalla legge per la Provincia. In altri termini, il Castello Estense non può imporre limiti giuridici ad alcuno ed impedire di conseguenza alle aziende di ricevere rifiuti purché rispondenti alla categoria di speciali.
“Ciononostante – ha poi precisato la presidente – vogliamo svolgere un ruolo istituzionale, perché ad ogni livello ci sia il massimo di garanzia e perché la vicenda di Napoli non diventi l’ordinario”.
Un ordinario che è contenuto nel piano provinciale rifiuti in vigore fino al 2016 e che prevede la sostanziale autarchia in tema di urbani, la sostituzione delle discariche con l’incenerimento ed il progressivo incremento della raccolta differenziata, con l’obiettivo del 65%.
Un piano che prevede un momento di verifica nel 2012, nel corso del quale già si pensa ad alcuni ragionamenti, come ad esempio la questione di quale discarica conservare dopo il 2016, quella del completamento delle esistenti e di usare i margini ancora presenti per potenziare, e sostenere economicamente, il porta a porta per centrare gli obiettivi della differenziata e di favorire impianti per il recupero materiali. Obiettivo, quest’ultimo, che consentirebbe la realizzazione a Ferrara della filiera corta in termini di raccolta, trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti provinciali.
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