lunedì 18 maggio 2015
LA CIA FERRARA PUNTA SULLA BIODIVERSITA' E L'ETICA DELL'AGRICOLTURA
Stefano Calderoni commenta la partnership tra Cia Nazionale e il Biodiversity Park di Expo 2015 e ribadisce l’importanza delle scelte a livello territoriale per sostenere biodiversità e promuovere il “Km Etico”
FERRARA – «Biodiversità, salvaguardia del paesaggio agricolo e una filiera di aziende aggregate che garantiscano qualità e prezzo equo: in sostanza un’agricoltura virtuosa ed economicamente vantaggiosa sia per le aziende che per i consumatori». Secondo Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, la strada maestra per uscire dalla crisi e innovare il settore agricolo è proprio questa. Una strada che sta percorrendo anche la Cia Nazionale ad Expo 2015 dove è partner del Biodiversity Park, uno spazio di 8.500 mq dedicato alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane, nell’ottica della salvaguardia della biodiversità in agricoltura. «Ogni territorio – spiega Calderoni – ha un “codice genetico”, tracciato dalle diverse specie animali e vegetali che lo rendono unico. Nel settore agroalimentare questa biodiversità è un patrimonio inestimabile di produzioni che, insieme al paesaggio rurale, vanno salvaguardate e valorizzate ad ogni costo. Da diversi mesi stiamo puntando proprio su queste tematiche, in linea con la decisione di Cia Nazionale di aderire al Biodiversity Park di Expo - nato dalla partnership tra BolognaFiere e Expo 2015 S.p.A – una vasta area che per sei mesi racconterà, attraverso incontri, convegni, eventi e spettacoli cosa significa la agro-biodiversità e cosa rappresenta quel patrimonio per il fabbisogno di cibo. Sul territorio ferrarese – continua Calderoni – abbiamo parte di quella agro-biodiversità e vogliamo che ritorni ad essere, dopo la crisi di questi anni, un valore ambientale ed economico forte. L’agricoltura è il punto di forza dell’economia ma servono politiche di aggregazione e filiere più efficaci e la nostra idea di agricoltura a “Km etico” va esattamente in questa direzione. Parliamo di un’operazione complessa, “infrastrutturale” che porterà le aziende ferraresi molto oltre la filiera a “Km 0”. Per noi, infatti, la pratica di vendere direttamente prodotti di un’area territoriale ristretta, anche se ne riconosciamo il valore, è ormai superata, soprattutto perché riguarda solo la vendita diretta, una parte importante ma limitata della produzione agricola. Noi vogliamo sostenere tutte le aziende, anche quelle che non vendono direttamente, che sono circa il 97% del totale. Per loro vogliamo rendere operativa una filiera certamente corta ma non legata a un unico territorio – ribadisce il presidente Cia – perché i produttori potranno vendere anche prodotti che provengono da altre zone, anche lontane, nell’ottica di un vero e proprio scambio di agro-biodiversità. Questo, però, solo ed unicamente attraverso un patto etico: entreranno nella filiera unicamente le aziende aggregate che si impegnano a produrre in termini di sostenibilità, tracciabilità, rispetto dei lavoratori e che proporranno prodotti di qualità a un prezzo equo. Auspichiamo che – conclude Calderoni – i consumatori possano trovare presto sugli scaffali dei supermercati prodotti “Km Etico”, un brand che premi le aziende di cui venga certificato il processo di produzione e si valorizzi letteralmente chi si “comporta bene” perché rispetta il lavoro, il consumatore e la agro-biodiversità.»
martedì 5 novembre 2013
AGRICOLTURA E AMBIENTE: DALLA REGIONE 10 MILIONI 800 MILA EURO PER BIOLOGICO, BIODIVERSITÀ, TUTELA DEL PAESAGGIO AGRARIO. LE DOMANDE FINO AL 16 DICEMBRE. RABBONI: DAL 2007 AL 2013 OLTRE 300 MILIONI DI EURO PER LE PRODUZIONI BIO
Oltre 10 milioni 800 mila euro per l’agricoltura che fa bene all’ambiente, tutela la biodiversità, salvaguardia il paesaggio. Biologico e produzioni a lotta integrata in testa. A tanto ammontano le risorse messe a disposizione dalla Regione, attraverso due bandi per i quali è possibile fare domanda fino al 16 dicembre prossimo. Si tratta delle misure sui Pagamenti agroambientali e sul Ripristino di spazi naturali e seminaturali (rispettivamente le 214 e 216, azione 3 dell'Asse 2) del Programma regionale di sviluppo rurale, che prevedono il riconoscimento di un contributo a superficie a favore degli agricoltori che praticano forme di agricoltura che svolgono anche una funzione di presidio dell’ambiente e del territorio. “Il Programma regionale di sviluppo rurale 2007-2013 si sta avviando a conclusione e con questi bandi, che rappresentano la transizione verso il nuovo settennato – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – viene confermato un impegno forte a favore di un’agricoltura amica dell’ambiente. In questi sette anni sono stati coinvolti in interventi di carattere ambientale oltre 208 mila ettari (il 20% del totale), riducendo del 42% le concimazioni azotate, del 51% l’uso di fitofarmaci, di 200 mila tonnellate all’anno le emissioni di Co2. Il sostegno alle produzioni biologiche ha assorbito fino ad oggi il 34% delle risorse disponibili. Le risorse programmante per il 2013 porteranno il totale a oltre 300 milioni, con un aumento del 15% rispetto alla programmazione passata.”. Tra gli interventi finanziabili, avranno la priorità le richieste di rinnovo per un’ ulteriore annualità degli impegni agroambientali in corso, una possibilità questa che era già stata data nel 2012. Molteplici gli interventi che potranno ottenere un contributo: oltre alle colture biologica e a lotta integrata, la tutela del patrimonio di razze autoctone del territorio emiliano-romagnolo, la conservazione e il ripristino di spazi naturali e seminaturali, così come la salvaguardia del paesaggio agrario./PF Info: http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ , alla sezione bandi e scadenze
mercoledì 21 novembre 2012
BIODIVERSITÀ, SETTE PROGETTI PER SALVAGUARDARE LE VARIETÀ E LE RAZZE AUTOCTONE A RISCHIO DI ESTINZIONE. RABBONI: UN DOVERE MORALE E UN INVESTIMENTO SUL FUTURO. A BOLOGNA UN CONVEGNO PER PRESENTARE LE LINEE GUIDA DEL PIANO NAZIONALE
Sette progetti finanziati dalla Regione per la tutela della bioversità e per promuovere la valorizzazione delle varietà e delle razze autoctone a rischio di estinzione. Dal frutteto presso il Museo della Civiltà Contadina di San Marino di Bentivoglio (Bologna) dedicato esclusivamente alla produzione di 156 antiche varietà frutticole; alla salvaguardia dei vitigni "Lambruscone" e "Festasio" in provincia di Modena, al censimento e successiva coltivazione di antiche varietà locali come la "zucca berrettina" in provincia di Piacenza; alla riorganizzazione del "campo collezione" di antichi vitigni presso l'Istituto tecnico agrario Zanelli di Reggio Emilia. I progetti sono promossi dalle Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena e sostenuti da risorse del Piano regionale di sviluppo rurale per una cifra complessiva di circa 800 mila euro. Dall’inizio del XX° secolo a oggi si calcola che in tutto il mondo sia scomparso oltre il 70% della diversità genetica delle principali colture agrarie, non più rispondenti alle esigenze della moderna agricoltura intensiva. E lo stesso è accaduto per molte razze animali. Il fenomeno investe naturalmente anche il nostro Paese e per questo la Regione ha varato già nel 2008 una legge che punta proprio a tutelare dall'estinzione il patrimonio di razze e varietà locali del territorio emiliano-romagnolo, riconoscendo ad esso una straordinaria importanza ambientale, ma anche storica, culturale ed economica. Il tema è stato al centro del convegno per la presentazione delle “Linee-guida e del Piano nazionale sulla biodiversità” promosso oggi a Bologna dal Ministero delle politiche agricole, dalla Conferenza delle Regioni e dalla Regione Emilia-Romagna. Attualmente nel “Repertorio” introdotto dalla legge regionale sono registrate 107 varietà e razze autoctone dell’Emilia-Romagna, a rischio di estinzione, segnalate da istituti di ricerca e scientifici, ma anche da singoli agricoltori. Ad esse la Regione riconosce tra l’altro particolari finanziamenti del PSR non solo per tutelarle, ma soprattutto per favorirne il ritorno in produzione. E’ il caso delle razze bovine “Romagnola”, “Reggiana” e “Modenese della Val padana” e del cavallo Bardigiano: al 31 ottobre erano 576 domande le domande presentate da altrettanti allevatori emiliano-romagnoli per un contributo complessivo di 1 milione e 600 mila euro. Lo stesso accade per quanto riguarda le varietà vegetali più in pericolo: qui le domande di contributo sono al momento 85, riguardano soprattutto antichi cultivar di vite da vino e di piante da frutto e hanno usufruito di finanziamenti per circa 53 mila euro. “Sono dati - commenta l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – che dimostrano l’interesse crescente del mondo agricolo alla conservazione attiva delle vecchie varietà e razze. La nostra ambizione è proprio questa: affiancare alle attività di conservazione e di tutela iniziative permanenti di messa in produzione e di valorizzazione commerciale. Solo così sarà possibile dare prospettive stabili nel tempo al patrimonio che oggi vogliamo tutelare. Il futuro miglioramento genetico ha bisogno di attingere da queste biodiversità, ma anche la distintività commerciale delle produzioni agroalimentari regionali ha bisogno di presentare piccole produzioni preservate dall'omologazione delle produzioni intensive e super specializzate. E’ un’impostazione che mi auguro venga praticata anche a livello nazionale. Le premesse ci sono, come dimostra l’iniziativa odierna, e questo non può non rallegrarci”. Oltre al Repertorio delle varietà a rischio e alla figura degli agricoltori custodi, che svolgono un ruolo di pubblica utilità proprio perché si impegnano a coltivare e allevare piante e animali autoctoni, la legge regionale sulla biodiversità introduce anche un altro strumento molto importante, quale la Banca del germoplasma, per la conservazione del patrimonio genetico.
I sette progetti per la tutela della biodiversità in agricoltura:
www.agrestetv.it/documenti/biodiversita.doc
mercoledì 3 agosto 2011
BIODIVERSITA’ FOTOGRAFATA DALLO SPAZIO, PREMIATO SCIENZIATO IASMA
FONTE: Istituto Agrario di San Michele all’Adige
Per la prima volta ricercatore italiano premiato dalla Earth and Space Foundation
Duccio Rocchini è il primo ricercatore italiano premiato dalla Earth and Space Foundation, un ente senza scopo di lucro internazionale con sede in California che si propone dal 1994 di riconoscere il lavoro effettuato da scienziati che applicano le immagini satellitari allo studio dell’ambiente terrestre.
Rocchini fa parte del gruppo di ricerca GIS e telerilevamento, coordinata da Markus Neteler, del Centro Ricerca e Innovazione dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e si è distinto come miglior ricercatore nel campo della stima della biodiversità da immagini satellitari.
Rocchini è attualmente coordinatore di un network di ricercatori internazionali che include i più importanti istituti europei e statunitensi e che ha come oggetto la ricerca nel settore telerilevamento applicato all’ecologia spaziale.
I metodi sviluppati da Rocchini permettono la stima della biodiversità da dati acquisiti da piattaforme spaziali ed hanno ricadute dirette sulla gestione delle aree protette. Oltre alla profonda esperienza maturata nel proprio specifico ambito di studio, le numerose collaborazioni strette dal ricercatore con vari istituti europei e statunitensi segnano un ulteriore arricchimento nella rete di contatti internazionali del Centro Ricerca e Innovazione.
Maggiori informazioni su
http://gis.cri.fmach.it
giovedì 14 aprile 2011
FEDERBIO E WWF ITALIA: PROTOCOLLO D’INTESA PER PROMUOVERE L’AGRICOLTURA BIOLOGICA A FAVORE DELLA BIODIVERSITA'
Roma, 13 aprile 2011 – E’ stato firmato oggi il Protocollo d’Intesa tra FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e il WWF Italia per la promozione e la realizzazione di azioni e progetti per l’analisi, la definizione e la divulgazione di modelli praticabili di gestione multifunzionale delle aziende agricole biologiche e biodinamiche, che siano sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, e funzionali al raggiungimento degli obiettivi specifici dell’area di lavoro agricoltura della Strategia Nazionale Biodiversità, all’attuazione della Conservazione Ecoregionale nelle Alpi e nel Mediterraneo centrale, all’attuazione delle altre Strategie e Programmi a livello europeo, nazionale e regionale definiti per affrontare le sfide ambientali indicate dalla Politica Agricola Comune dell’Unione Europea.
Il WWF Italia ha infatti riconosciuto il ruolo dell’agricoltura biologica e la gestione multifunzionale dell’Azienda agricola come elementi di forza per promuovere una gestione sostenibile del territorio rurale. La multifunzionalità tipica dell’agricoltura biologica, che si basa sulla diversificazione delle funzioni svolte dall’imprenditore agricolo, da quella produttiva, a quella ambientale, a quella paesaggistica, ricreativa, educativa, culturale, permette di realizzare pratiche di lavoro basate sulla tutela e sulla valorizzazione dell’ambiente, delle tipicità territoriali, anche nel mercato del turismo di qualità e dei servizi pubblici per una vera riqualificazione ecologica dei luoghi e degli ecosistemi, per la tutela della biodiversità, della tipicità del territorio e del paesaggio agricolo intorno ai quali ricostruire/potenziare l’offerta di servizi e le possibilità di occupazione.
Il Protocollo d’Intesa vuole ulteriormente promuovere tutte quelle attività che permettano il raggiungimento degli obiettivi specifici individuati nell’area di lavoro agricoltura della Strategia Nazionale Biodiversità, che prevedono in particolare la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità agricola e la tutela e la diffusione di sistemi agricoli e forestali ad alto valore naturale.
“L’agricoltura biologica è sinonimo di garanzia per la tutela della biodiversità – commenta Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – L’imprenditore agricolo che coltiva e alleva con metodo biologico sostiene culturalmente, socialmente e territorialmente il paesaggio e promuove lo sviluppo sostenibile e la conservazione della biodiversità del territorio rurale. Proprio nella conservazione della biodiversità l’agricoltore bio assume un ruolo fondamentale di attore sul territorio: la premessa fondamentale è che la concretizzazione di questo ruolo può avvenire solamente tramite un adeguato riconoscimento economico per l’attività imprenditoriale agricola finalizzata alla tutela della biodiversità e del paesaggio”
Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – “Il WWF Italia guarda sempre con attenzione al mondo delle imprese, soprattutto quelle proiettate verso la sostenibilità. Per quanto riguarda l’agricoltura sostenibile l’impegno parte da lontano, precisamente dal 1988 con la “Campagna per la Campagna” quando indicavamo l’agricoltura biologica come alternativa lungimirante a quella intensiva che ha inquinato per anni le falde idriche con l’atrazina, che contamina il nostro cibo con i pesticidi o che distrugge il paesaggio. In oltre venti anni l’agricoltura europea ed italiana ha visto crescere il settore del biologico nelle superfici coltivate, nelle aziende certificate e tra i consumatori: con questa importante alleanza WWF e FederBio si uniscono per le nuove sfide ambientali della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea post 2013”.
In particolare la collaborazione tra WWF Italia e FederBio prevede azioni volte alla promozione dell’agricoltura biologica e biodinamica nell’ambito della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea e dei suoi strumenti di attuazione a livello nazionale e regionale, anche attraverso comuni azioni politico – istituzionali; la divulgazione dei positivi effetti dell’agricoltura biologica e biodinamica sugli ecosistemi e sui processi ecologici, attraverso comuni progetti ed attività di ricerca, informazione, comunicazione, educazione ambientale ed alimentare; la promozione e la realizzazione di progetti e attività per la valutazione economica dei servizi forniti dalle aziende agricole biologiche e biodinamiche per la tutela dei beni comuni (biodiversità, paesaggio e risorse idriche); la promozione e la realizzazione di progetti ed attività per l’identificazione e la divulgazione delle buone pratiche per la conservazione della biodiversità, il contrasto e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile delle risorse idriche nelle aziende agricole biologiche e biodinamiche in Italia; la realizzazione di seminari tematici da realizzare in diverse sedi sul territorio nazionale in grado di presentare le tecniche e metodologie d’intervento dell’agricoltura biologica e biodinamica più utili e funzionali alla conservazione di habitat e specie legate ai sistemi agricoli e forestali, al contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici, alla gestione sostenibile delle risorse idriche in relazione al loro utilizzo in agricoltura, presentando per i diversi aspetti della multifunzionalità delle aziende agricole biologiche alcune significative esperienze già realizzate a livello regionale;la promozione del gruppo di lavoro interdisciplinare nazionale dedicato alla sostenibilità e alla multifunzionalità in agricoltura per la conservazione della biodiversità e del paesaggio, già attivato e coordinato dal WWF Italia.
venerdì 8 aprile 2011
FEDERBIO – LIPU – WWF AL NEO MINISTRO DELL’AGRICOLTURA ROMANO: SERVE UN IMPEGNO FORTE DELL’ITALIA PER UN’AGRICOLTURA EUROPEA AMICA DELL'AMBIENTE
FEDERBIO, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia chiedono al neo Ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, un suo impegno prioritario a favore della riforma della PAC per un’agricoltura capace di gestire le maggiori sfide ambientali globali, dalla conservazione della biodiversità, all’adattamento ai cambiamenti climatici, alla gestione sostenibile delle risorse idriche.
FederBio, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia auspicano un forte impegno personale del nuovo Ministro dell’Agricoltura per rafforzare la posizione del Governo italiano nell’ambito del negoziato europeo in corso.
Per le tre Associazioni il Governo italiano non ha fino ad oggi pienamente interpretato e sostenuto le enormi potenzialità ed opportunità che le sfide ambientali possono offrire per un positivo protagonismo delle aziende agricole italiane, che presentano per dimensione e modalità di gestione una particolare vocazione alla multifunzionalità ed alle produzioni di qualità legate alla tutela e valorizzazione della biodiversità e dei nostri paesaggi.
FederBio, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia confidano per questo in un personale impegno del neo Ministro dell’Agricoltura a favore di una riforma ecologica della PAC, e in un sostegno convinto per l’adozione di tutti i provvedimenti necessari (che riassumiamo nella Scheda allegata sui “punti di dettaglio”) per rendere protagonista l’agricoltura europea nelle complesse sfide ambientali che dovremo necessariamente affrontare nell’immediato futuro.
giovedì 28 ottobre 2010
2010 – ANNO INTERNAZIONALE DELLE BIODIVERSITA’: A.I.A. E ITALIALLEVA A FIERACAVALLI
L’Italia e' il paese Europeo più ricco di biodiversità, ma molta di questa ricchezza si sta perdendo. Tra le minacce principali c’è la modifica degli habitat e il consumo del suolo, ma anche il bracconaggio ai danni di specie sempre più rare. Per sensibilizzare l’opinione pubblica ma soprattutto le autorità, il 2010 è stato proclamato dall’O.N.U. Anno Internazionale della Biodiversità.
Fieracavalli, da sempre in prima linea nella tutela, promozione e valorizzazione delle biodiversità equine esistenti sul territorio del nostro paese con un intero padiglione dedicato all’A.I.A. (Associazione Italiana Allevatori) e al marchio ITALIALLEVA, quest’anno più che mai darà particolare risalto a queste tematiche così attuali.
Così l’A.I.A. parla della loro partecipazione alla manifestazione: “L’obiettivo principale è quello di esportare al di fuori del ristretto ambito degli addetti ai lavori la ‘cultura’ del cavallo, in tutte le sue accezioni e in tutti i suoi molteplici aspetti, raccogliendo consensi sempre maggiori nell’opinione pubblica. La presentazione dei migliori prodotti dell’allevamento italiano è motivo principe di attrazione, ma è solo la punta di un iceberg dove innumerevoli attività sono convenute per creare quello che possiamo definire con orgoglio ‘l’universo cavallo’.
Nel padiglione 9 di Fieracavalli si possono conoscere le diverse caratteristiche morfologiche e attitudinali, attraverso rappresentazioni e spettacoli che mettono in scena la storia e la cultura delle molteplici razze equestri. Ogni associazione presenta la razza tipica del proprio territorio, attraverso cavalli e cavalieri in costume regionale accompagnati dalle musiche del luogo. I soggetti sono iscritti ai Libri Genealogici, tenuti dalle rispettive Associazioni nazionali allevatori di razza afferenti all’AIA e al Registro Anagrafico, istituiti dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
L’appuntamento è a Fieracavalli, dal 4 al 7 novembre.
Tutte le informazioni su www.fieracavalli.it
lunedì 10 maggio 2010
COLDIRETTI: PER MARINI CORRETTA LA POSIZIONE DEL MINISTRO FAZIO SU OGM, UCCIDONO IL MADE IN ITALY
FONTE: COLDIRETTI
Il modello di sviluppo basato sul made in Italy, sulla diversificazione e
sulla biodiversità è incompatibile con l'introduzione di organismi
geneticamente modificati. La scelta di non utilizzare OGM non è ideologica
ma frutto di una precisa posizione economica che si rapporta anche con i
cittadini consumatori.
Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) spingono verso un modello di
sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione ed in grande nemico
della tipicità, della distintività e del Made in Italy. E' quanto ha
affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini nell¹esprimere
apprezzamento per le parole del Ministro della Salute Ferruccio Fazio al
Cibus di Parma dove ha affermato che "Sugli Ogm non vogliamo farci
massificare da una logica globalizzata che va contro la tipicita' del
prodotto italiano". Una agricoltura moderna che vuole rispondere alle
domande dei consumatori deve fare - ha sottolineato Marini - scelte coerenti
con i bisogni di sicurezza alimentare e ambientale nel rispetto del
principio della precauzione, per non iniziare a percorrere strade senza
ritorno. La scelta di non utilizzare Ogm non è quindi il frutto di un
approccio ideologico, ma - ha concluso Marini - riguarda una precisa
posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere
saldo il rapporto con i consumatori.
venerdì 30 aprile 2010
Ogm in Friuli, qualcuno li ferma?
FONTE: http://it.greenplanet.net
di Antonio Felice
Un fiume di parole - per il 90 per cento contrarie - è seguito alla sentenza del 29 gennaio del Consiglio di Stato che consente per la prima volta in Italia la semina di una varietà di mais OGM, la "Mon 810" della Monsanto, una delle circa 90 varietà registrate in Europa e già usate in Spagna. Ma ciò che conta sono i fatti. Il primo: la sentenza del Consiglio di Stato obbliga il Ministero delle Politiche agricole a rilasciare entro 90 giorni l'autorizzazione alla semina. Il secondo: su un appezzamento di meno di tre ettari nel Comune di Vivaro (Pordenone), tutto è pronto e a partire da aprile, sarà realtà la prima coltivazione italiana di mais Ogm.
"Finalmente sono libero di farlo", ha detto infatti ai giornalisti Silvano Dalla Libera, produttore di mais e vicepresidente di Futuragra, l'associazione di imprenditori agricoli che si batte per l'introduzione delle biotecnologie in agricoltura.
Sentiamolo:"Il campo di Vivaro verrà seminato a un duplice scopo. Innanzitutto si tratta di far vedere ai cittadini, alle scolaresche, ai consumatori e agli agricoltori - ha spiegato Dalla Libera - cosa sono le piante Ogm. Diversamente da quanto è stato fatto credere fino adesso, sono piante normali, soltanto che sono sane
e producono un prodotto sano, perchè non hanno bisogno di essere trattate con insetticidi, dannosi per l'uomo e per l'ambiente, come il mais tradizionale. Il campo sarà inoltre seguito da scienziati che fanno parte del nostro comitato scientifico - ha aggiunto l'imprenditore - in maniera tale che alla fine si possano fare tutte le analisi possibili e immaginabili e dare dei risultati certi alla pubblica opinione e ai consumatori".
Cinquecento aderenti all'Associazione agricoltori federati di Pordenone - a quanto si è saputo dal presidente, Giorgio Fidenato - si sono detti già pronti a seminare, a loro volta, mais Ogm. Dietro, come si sa, c'è anche tutta la Confagricoltura. La piccola breccia friulana può essere il varco di un'onda travolgente.
Sul mais Mon 810, l'unico prodotto transgenico autorizzato per la coltivazione in Europa, i Vas (Verdi ambiente e società) affermano: "La sua pericolosità per l'ambiente e per l'uomo non è più un mistero per nessuno e ben sei Paesi dell'UE, Francia, Austria, Ungheria, Germania, Grecia e Lussemburgo lo hanno bandito dal proprio territorio invocando la clausola di salvaguardia".
Qualcuno chiuderà la breccia friulana prima che si apra?
L'ex ministro dell'agricoltura Gianni Alemanno e l'attuale ministro Luca Zaia, assicurano che il caso non è affatto chiuso e i pro-ogm non l'avranno vinta così facilmente. Ci credete?
Questo è il momento, per chi può, di rimboccarsi le maniche e prendere iniziative serie con decisione. Questo è il momento, per chi ha speso fiumi di parole contro gli OGM, i "killer della biodiversità", di dimostrare con i fatti la propria coerenza. Tutti si debbono chiedere, seriamente, che Italia agricola vogliono, adesso e per il futuro perché, è chiaro, che con gli ogm nulla più sarà come prima, né per il convenzionale né - tantomeno - per il biologico.
venerdì 5 marzo 2010
AL VIA RURAL4KIDS, IL MONDO RURALE SI APRE AI BAMBINI
“Partirà fra pochi giorni a Roma la fase pilota del progetto Rural4kids, una delle attività della Rete Rurale Nazionale che mira a far scoprire ai bambini della scuola primaria il mondo rurale, le sue prospettive di sviluppo e le sfide che esso deve affrontare utilizzando il web 2.0: un percorso guidato nella rete per discutere con i più giovani di acqua, clima, biodiversità ed energia”.
Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia annuncia l’avvio, il prossimo nove marzo, del progetto Rural4kids, legato alla Rete Rurale Nazionale e che offre agli studenti spazi di apprendimento e confronto sugli aspetti più importanti del mondo agricolo e rurale, con un ampio ventaglio di iniziative formative.
La fase pilota del progetto coinvolgerà tre scuole campione, scelte nell’ambito dell’area urbana di Roma (G. Mazzini – 37° circolo; G. Ronconi – 3° Circolo Didattico; Istituto comprensivo Borsi Saffi). Il prossimo anno, Rural4kids sarà poi esteso alle scuole di tutto il territorio nazionale.
Ulteriori informazioni si trovano sui siti http://www.reterurale.it/ e http://www.rural4kids.it/, che con una grafica in stile cartoon e in modo semplice, consente di approfondire le tematiche ambientali e del mondo rurale.
mercoledì 3 marzo 2010
OGM, ZAIA: CHIEDEREMO CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA IN DIFESA DI AGRICOLTURA IDENTITARIA, CULLA DELLA BIODIVERSITÀ
“Ribadiamo la nostra ferma contrarietà agli organismi geneticamente modificati. E ci muoveremo in tutte le direzioni a nostra disposizione per far sì che gli Ogm non attentino alla nostra agricoltura identitaria, culla della biodiversità che intendiamo preservare. Per questo avvieremo la procedura per richiedere la clausola di salvaguardia con cui bloccare la commercializzazione e la coltivazione di questi prodotti nei nostri territori. E valuteremo anche l’ipotesi di un referendum per consultare i cittadini: il volere del popolo è sovrano, e a noi risulta che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria agli Ogm. Collaboreremo con chiunque vorrà essere al nostro fianco in questa battaglia.”
Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia durante la conferenza stampa di oggi presso il Ministero, all’indomani della decisione della Commissione europea di dare il via libera alla coltivazione della patata Ogm Amflora.
“Non è vero, come vorrebbero farci credere, che questa coltivazione sarà destinata solo ad usi industriali, visto che verrà utilizzata anche per i mangimi animali. Questo significherebbe introdurre nella nostra catena alimentare gli organismi geneticamente modificati. Per dodici anni la Commissione ha continuato a dire no a queste coltivazioni in modo prudenziale; ora, invece, si decide di aprire la strada agli Ogm. È singolare che finora si sia tenuta una determinata linea, per poi abbandonarla improvvisamente.”
“La nostra non è una presa di posizione ideologica – ha detto il Ministro – bensì il frutto di un’analisi approfondita dei diversi aspetti della questione. Sul fronte economico, l’argomentazione secondo la quale migliorerebbe il reddito degli agricoltori è assolutamente infondata: gli agricoltori sono alle prese con le medesime difficoltà legate alla difficile congiuntura del settore con o senza Ogm, e anzi nelle Borse, come quella di Milano, Ogm-free prodotti come il mais e il grano registrano prezzi più elevati rispetto a Borse, come quella di Chicago, che trattano commodities Ogm. Il problema, semmai, è quello di un mercato asfittico che bisogna rivitalizzare. Verrebbe la tentazione di chiedere una fideiussione sui loro capitali a coloro che raccontano favole agli agricoltori sugli Ogm panacea di tutti i mali. Inoltre, i cibi Ogm diventerebbero i cibi dei poveri, mentre quelli biologici alimenti per i ricchi.”
“Ancora più odiosa è la teoria secondo la quale gli Ogm aiuterebbero a eliminare la fame nel mondo: il problema non è l’aumento della produzione, che può aversi tranquillamente senza Ogm, ma quali politiche mettere in atto per far sì che il cibo arrivi alle popolazioni più sfortunate del pianeta. Tra l’altro, la produzione degli Ogm è destinata perlopiù all’Occidente obeso, non certo a quella parte del mondo che muore di fame”.
“E anche dal punto di vista della salute, la comunità scientifica è divisa, ma diversi studi dimostrerebbero ripercussioni sul sistema immunitario e alcune malattie, anche gravi. Per quanto riguarda l’aspetto ambientale, è opinione diffusa che non vi sia alcuna garanzia assoluta che le coltivazioni Ogm non vadano a intaccare il terreno circostante. Non vogliamo che i nostri territori, che si fondano sulla biodiversità e il rispetto dell’ambiente, siano contaminati da organismi che rischiano di avere impatti devastanti sull’intero ecosistema e di inquinare una agricoltura ricca e diversificata come la nostra”.
“Per questo vogliamo rafforzare il sistema di certificazioni e di etichettatura, per dare il maggior numero di informazioni ai consumatori sulla presenza di tracce di Ogm negli alimenti. E devo dire che anche la soglia dello 0,9, al di sotto della quale non è necessario indicare la presenza di Ogm nelle sementi, non ci convince. A questo punto, apriamo un ragionamento approfondito anche sulla cosiddetta soglia di tolleranza”.
giovedì 28 gennaio 2010
FederBio: l’agricoltura biologica a tutela delle biodiversità
In occasione dell’inaugurazione dell’Anno Internazionale per la Biodiversità la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica evidenzia il ruolo dell’agricoltura biologica nella tutela e valorizzazione delle biodiversità in campo agricolo e alimentare
Il 2010 è l'Anno Internazionale per la Biodiversità: così le Nazioni Unite intendono riaffermare i valori della Convenzione internazionale della diversità biologica e del Countdown 2010 (l'impegno preso nel 2002 da alcune nazioni, tra cui l'Italia, di ridurre significativamente la perdita di biodiversità entro il 2010), ed aumentare la consapevolezza dei governi e del grande pubblico sull'importanza della diversità biologica per la vita sulla Terra.
Nel nostro Paese, come nel resto del mondo, saranno organizzati durante tutto il 2010 eventi, convegni internazionali e seminari, per definire strategie ed azioni a tutela della biodiversità.
FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, si sofferma sulla tutela e sulla valorizzazione delle biodiversità in campo agricolo e alimentare, sulla base di quanto ricordato dal Direttore Generale di Biodiversity International, Emile Frison, in occasione dell’inaugurazione a Berlino dello scorso 11 gennaio: nell'organizzazione degli eventi del 2010 non deve essere trascurata l'importanza della biodiversità agraria e della salvaguardia della diversità genetica delle colture, proprio per garantire la salute e la sicurezza alimentare delle popolazioni e per far fronte ai cambiamenti climatici.
“L’agricoltura biologica non solo salvaguarda la diversità genetica delle piante coltivate e degli animali allevati – commenta Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – ma tutela ed incrementa la diversità di piante ed animali presenti nell’ecosistema agricolo, attraverso tecniche di produzione e di gestione aziendale che utilizzano la biodiversità come vero e proprio “fattore di produzione”. Proprio per questi motivi mi piacerebbe che il 2010 venisse definito anche come Anno dell’Agricoltura Biologica a tutela della Biodiversità.
Nell'ultimo quarto di secolo in Europa, in seguito all'espandersi delle pratiche agricole di tipo intensivo, c’è stato un forte impoverimento in termini di varietà e di quantità di specie presenti nelle campagne. La crescita dell’agricoltura biologica e una corretta informazione ed educazione ai consumatori è quindi fondamentale: il consumatore che acquista prodotti Bio contrbuisce a contrastare la perdita di biodiversità nelle campagne, a beneficio dell'ambiente e del paesaggio naturale”.
I metodi di coltivazione impiegati in agricoltura biologica, infatti, influiscono positivamente sulla biodiversità in tutte le tappe della catena alimentare: l’impiego di concimi organici e il divieto di impiegare pesticidi e fertilizzanti sintetici incrementa la biodiversità del suolo ed aumenta la concentrazione dei microrganismi, quali lombrichi, coleotteri e ragni, nel terreno; l’adozione della rotazione delle colture, con un'appropriata scelta delle varietà, aumenta la biodiversità a livello genetico e specifico; infine, la scelta di coltivare varietà locali di piante e razze autoctone di animali porta a mantenere e a tutelare la biodiversità e le peculiarità delle differenti aree territoriali.
Ecco gli esempi concreti, sulla base dei dati della Royal Society – la più prestigiosa organizzazione scientifica della Gran Bretagna - emersi da un lungo ed impegnativo lavoro svolto da scienziati che hanno messo a confronto la fauna selvatica nelle aziende biologiche e in quelle convenzionali. Le differenze trovate, sono enormi: nei terreni biologici si registra fino al doppio delle piante trovate in quelli convenzionali, fino al 50 per cento in più di ragni, il 60 per cento in più di uccelli e il 75 per cento in più di pipistrelli.
In modo inequivocabile “…..l'agricoltura biologica è associata con livelli elevati di biodiversità", afferma il rapporto.