Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Nei giorni scorsi sono stati confermati in Emilia Romagna due casi di Febbre catarrale degli ovini (Blue tongue o malattia della lingua blu) sierotipo 1. Si tratta di una bovina sieropositiva di un allevamento di Ravenna e di un episodio di mortalità in una pecora di un allevamento di Montefiore Conca (Rimini).
La Blue tongue è una malattia trasmessa da insetti vettori che colpisce solo i ruminanti, e può manifestarsi con sintomi clinici, fino alla morte, negli ovini e caprini. I bovini infetti, invece, di solito non hanno sintomi, ma sono un importante serbatoio del virus. La malattia non è pericolosa per l’uomo, non ha alcun effetto sui prodotti (latte, formaggi, carne, uova) e costituisce quindi un serio problema solo per la zootecnia.
Il Ministero della salute, ai sensi della normativa comunitaria, ha dichiarato le Province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini zone soggette a restrizione. L’inserimento in zona soggetta a restrizione comporta forti limitazioni alla movimentazione degli animali delle specie sensibili. Ciò significa che gli animali delle zone interessate non potranno essere spostati (tranne i casi di invio alla macellazione), senza essere stati sottoposti preventivamente a vaccinazione. Proprio per questo motivo i Servizi veterinari della Regione e delle Asl, oltre ad aver immediatamente disposto un monitoraggio straordinario con particolare riferimento alle aziende situate nel raggio di 4 km, stanno mettendo a punto un piano di vaccinazione.
Visualizzazione post con etichetta rimini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rimini. Mostra tutti i post
lunedì 1 dicembre 2014
giovedì 6 novembre 2014
ECOMONDO/KEY ENERGY, CONFAGRICOLTURA: “LE RETI FAVORISCONO L’AGGREGAZIONE E LA CRESCITA DELLE PMI AGRICOLE”
Fonte: Confagricoltura
“La legge Competitività n. 116/2014 introduce una disciplina mirata del contratto di rete per le imprese agricole. È un istituto innovativo nel nostro sistema produttivo e realizza un modello di collaborazione tra imprese che consente ad esse, pur mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità, di realizzare progetti ed obiettivi condivisi nell’ottica di incrementare la capacità innovativa e la competitività sul mercato”. Lo ha messo in evidenza Confagricoltura nel seminario “Le Reti di Impresa per Innovare e Competere” che ha organizzato oggi nell’ambito di Ecomondo/Key Energy. “L’istituto risponde sostanzialmente all’esigenza di favorire i processi di aggregazione e cooperazione fra le imprese – ha aggiunto Confagricoltura - . Esigenza che è stata già colta anche dal settore agroenergetico con la sottoscrizione di alcuni contratti di reti e lo sviluppo di diverse progettualità”. La nuova disciplina – ha spiegato Confagricoltura - consentirà alle imprese unite in rete di mettere in comune i fattori produttivi (terreni, macchinari, strutture produttive) per accrescere e migliorare la produzione agricola, divisa in natura, cioè ripartita fra le imprese stesse secondo quote stabilite dal contratto di rete. Pertanto, ai fini del conseguimento nel contratto di rete del risultato prefissato, dovranno essere pianificati: gli obiettivi generali “strategici” di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti; gli obiettivi specifici che costituiscono il presupposto delle attività necessarie per il conseguimento di quelli generali; il programma di rete che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo condiviso; le modalità di ripartizione del prodotto agricolo realizzato in comune. Alla luce di queste importanti innovazioni normative, il contratto di rete può essere considerato per il settore agricolo un nuovo paradigma che – ha concluso Confagricoltura - può aiutare le PMI agricole ad aumentare la produttività, incrementare, conquistare nuovi mercati, senza doversi fondere o unire sotto il controllo di un unico soggetto. La sua specificità è data dall’essere una fattispecie destrutturata e dunque rimessa, nella costruzione del suo schema organizzativo, alla libera autonomia negoziale. Nel corso del seminario sono state illustrate due interessanti case history di reti nell’agroindustria e nell’agroalimentare. Rete di imprese Precision Farming. Il progetto sull’agricoltura di precisione, è portato avanti dalla rete d’impresa umbra “Innovazione” che vede assieme aziende agricole, industrie di meccanizzazione e ricercatori. Queste le imprese in rete coinvolte nel progetto: Luca Blasi, Arnaldo Caprai, Società agricole Mastri birrai umbri, Sodalizio San Martino, Giovagnoli Alviero, Fondazione per l'istruzione agraria e Cratia (l’ente di ricerca di Confagricoltura Umbria). I partner sono 3A-3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell'Umbria, Bibus Italia (che si occupa di equipaggiamenti tecnologici e applicazioni automotive legate ai sistemi di sicurezza), Geotop/Topcon (specializzata in topografia, Gps e fotogrammetria) ed il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Perugia. Il concetto di base è quello di conoscere nel dettaglio le aree coltivate e le loro reali esigenze in modo da essere in grado di distribuire le quantità ottimali dei vari mezzi di produzione (sementi, acqua, fertilizzanti, diserbanti, fitofarmaci, ecc.). Grazie al satellite ed al Gps si può georeferenziare (cioè collegare ad un preciso punto del campo) i dati produttivi acquisiti ottimizzando l’impiego dei mezzi di produzione. Si raggiungono così benefici di ordine economico, ma anche di sostenibilità, ridotto impatto ambientale, minori consumi di carburante, maggiore sicurezza e meno stress per gli operatori. Rete di imprese Bio. Il controllo di tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla commercializzazione, è l’obiettivo che ha portato alla costituzione di “Mondobio”, la rete di imprese agroalimentari che opera nel comparto del biologico. Quattro le aziende, tutte emiliano-romagnole, che ne fanno parte: la “Società Agricola Italiana Sementi”, che svolge attività di produzione, commercializzazione e controllo qualità di sementi; la “Apo Conerpo”, organizzazione di produttori ortofrutticoli; “La Cesenate”, che si occupa della trasformazione dei prodotti ortofrutticoli, sia acquistati, sia di produzione propria; la “Alce Nero & Mielizia”, esperta nella commercializzazione di prodotti alimentari biologici. Innovazione di prodotto, diversificazione, miglioramento della qualità, salubrità, genuinità, sono gli obiettivi che la rete si è data creando quattro linee di nuovi prodotti a marchio “Alce Nero”: omogeneizzati di frutta e di verdura biologici; zuppe pronte di verdure e legumi bio; latte vegetale (di soia, riso, miglio, avena, orzo); ragù di carne e vegetali. La rete ha quindi consentito alle quattro aziende in network, pur mantenendo la propria autonomia di business, di mettere a fattore comune attività di eccellenza, per accrescere la propria competitività e capacità innovativa.
“La legge Competitività n. 116/2014 introduce una disciplina mirata del contratto di rete per le imprese agricole. È un istituto innovativo nel nostro sistema produttivo e realizza un modello di collaborazione tra imprese che consente ad esse, pur mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità, di realizzare progetti ed obiettivi condivisi nell’ottica di incrementare la capacità innovativa e la competitività sul mercato”. Lo ha messo in evidenza Confagricoltura nel seminario “Le Reti di Impresa per Innovare e Competere” che ha organizzato oggi nell’ambito di Ecomondo/Key Energy. “L’istituto risponde sostanzialmente all’esigenza di favorire i processi di aggregazione e cooperazione fra le imprese – ha aggiunto Confagricoltura - . Esigenza che è stata già colta anche dal settore agroenergetico con la sottoscrizione di alcuni contratti di reti e lo sviluppo di diverse progettualità”. La nuova disciplina – ha spiegato Confagricoltura - consentirà alle imprese unite in rete di mettere in comune i fattori produttivi (terreni, macchinari, strutture produttive) per accrescere e migliorare la produzione agricola, divisa in natura, cioè ripartita fra le imprese stesse secondo quote stabilite dal contratto di rete. Pertanto, ai fini del conseguimento nel contratto di rete del risultato prefissato, dovranno essere pianificati: gli obiettivi generali “strategici” di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti; gli obiettivi specifici che costituiscono il presupposto delle attività necessarie per il conseguimento di quelli generali; il programma di rete che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante e le modalità di realizzazione dello scopo condiviso; le modalità di ripartizione del prodotto agricolo realizzato in comune. Alla luce di queste importanti innovazioni normative, il contratto di rete può essere considerato per il settore agricolo un nuovo paradigma che – ha concluso Confagricoltura - può aiutare le PMI agricole ad aumentare la produttività, incrementare, conquistare nuovi mercati, senza doversi fondere o unire sotto il controllo di un unico soggetto. La sua specificità è data dall’essere una fattispecie destrutturata e dunque rimessa, nella costruzione del suo schema organizzativo, alla libera autonomia negoziale. Nel corso del seminario sono state illustrate due interessanti case history di reti nell’agroindustria e nell’agroalimentare. Rete di imprese Precision Farming. Il progetto sull’agricoltura di precisione, è portato avanti dalla rete d’impresa umbra “Innovazione” che vede assieme aziende agricole, industrie di meccanizzazione e ricercatori. Queste le imprese in rete coinvolte nel progetto: Luca Blasi, Arnaldo Caprai, Società agricole Mastri birrai umbri, Sodalizio San Martino, Giovagnoli Alviero, Fondazione per l'istruzione agraria e Cratia (l’ente di ricerca di Confagricoltura Umbria). I partner sono 3A-3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell'Umbria, Bibus Italia (che si occupa di equipaggiamenti tecnologici e applicazioni automotive legate ai sistemi di sicurezza), Geotop/Topcon (specializzata in topografia, Gps e fotogrammetria) ed il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Perugia. Il concetto di base è quello di conoscere nel dettaglio le aree coltivate e le loro reali esigenze in modo da essere in grado di distribuire le quantità ottimali dei vari mezzi di produzione (sementi, acqua, fertilizzanti, diserbanti, fitofarmaci, ecc.). Grazie al satellite ed al Gps si può georeferenziare (cioè collegare ad un preciso punto del campo) i dati produttivi acquisiti ottimizzando l’impiego dei mezzi di produzione. Si raggiungono così benefici di ordine economico, ma anche di sostenibilità, ridotto impatto ambientale, minori consumi di carburante, maggiore sicurezza e meno stress per gli operatori. Rete di imprese Bio. Il controllo di tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla commercializzazione, è l’obiettivo che ha portato alla costituzione di “Mondobio”, la rete di imprese agroalimentari che opera nel comparto del biologico. Quattro le aziende, tutte emiliano-romagnole, che ne fanno parte: la “Società Agricola Italiana Sementi”, che svolge attività di produzione, commercializzazione e controllo qualità di sementi; la “Apo Conerpo”, organizzazione di produttori ortofrutticoli; “La Cesenate”, che si occupa della trasformazione dei prodotti ortofrutticoli, sia acquistati, sia di produzione propria; la “Alce Nero & Mielizia”, esperta nella commercializzazione di prodotti alimentari biologici. Innovazione di prodotto, diversificazione, miglioramento della qualità, salubrità, genuinità, sono gli obiettivi che la rete si è data creando quattro linee di nuovi prodotti a marchio “Alce Nero”: omogeneizzati di frutta e di verdura biologici; zuppe pronte di verdure e legumi bio; latte vegetale (di soia, riso, miglio, avena, orzo); ragù di carne e vegetali. La rete ha quindi consentito alle quattro aziende in network, pur mantenendo la propria autonomia di business, di mettere a fattore comune attività di eccellenza, per accrescere la propria competitività e capacità innovativa.
LA CITY E’ PIU’ SMART SE C’E’ ANCHE L’AGRICOLTURA. IL VICEPRESIDENTE DELLA CONFAGRICOLTURA EZIO VEGGIA INTERVIENE AGLI STATI GENERALI DELLA GREEN ECONOMY, A RIMINI.
Fonte: Confagricoltura
“Le aziende agricole delle aree periurbane possono svolgere un ruolo importante nella realizzazione della Smart City, in nome di un nuovo rapporto città-campagna basato sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, sull’offerta di natura e tempo libero, sull’ incontro tra domanda e offerta e sullo sviluppo di nuovo modello di welfare.” E’ questa la tesi di Confagricoltura illustrata dal vicepresidente Ezio Veggia, nel corso del suo intervento agli Stati generali della Green Economy, nella sessione “L’agroalimentare di qualità ecologica nelle cinture verdi urbane: verso Expo 2015”. Veggia ha ricordato che nelle cinture periurbane esiste una situazione estremamente variegata caratterizzata generalmente dalla presenza di un’agricoltura professionale e specializzata, multifunzionale e di numerosi distretti agroindustriali. Tante però sono le potenzialità ambientali, economiche e sociali che le aziende agricole hanno in queste aree. “L’agricoltura - ha detto il vicepresidente della Confagricoltura - è tra i principali attori della conservazione del paesaggio e del territorio rurale e contribuisce a contrastare il consumo di suolo agricolo, contenendo anche le espansioni urbane a carattere sia residenziale sia artigianale/industriale”. Oltre a quella ambientale, va considerata, anche, la valenza economica delle aziende che svolgono la loro attività nelle aree periurbane, che possono cogliere l’opportunità di un mercato vicino, in cui collocare prodotti agricoli, sfruttando i vantaggi offerti da una filiera corta, che permette una riduzione significativa di passaggi commerciali. “Ciò non significa – ha detto Veggia - che queste aziende debbano guardare solo al vicino mercato della città. Molte esportano sui mercati nazionale ed internazionali, producono reddito e occupazione e portano il proprio territorio in giro per il mondo, valorizzandolo. Sono aziende che hanno scelto di investire in sostenibilità, come strumento competitivo, non solo producendo biologico, ma soprattutto innovando i loro sistemi di produzione agricola, diminuendo l’uso dell’acqua, dei fertilizzanti e dei fitofarmaci”. Un contributo determinante dell’agricoltura alla Smart City viene dalla produzione di energia verde e dalle attività rivolte al sociale e al territorio, creando nuove opportunità non solo in ambito agricolo, ma anche ricreativo, ristorativo e dell’accoglienza. “E’ soprattutto tramite le aziende agricole – ha spiegato il vicepresidente di Confagricoltura – che si è riusciti a raggiungere l’obiettivo della generazione distribuita attraverso la produzione di energia elettrica e termica. E molto importante è anche il biometano, che costituisce un’ulteriore opportunità di sviluppo che potrà favorire il miglioramento della qualità dell’aria delle città anche attraverso il rifornimento delle flotte pubbliche”. Veggia si è quindi soffermato sul ruolo sociale delle aziende agricole periurbane, che ha grandi potenzialità e che è direttamente legato alla fornitura di servizi educativi (fattorie didattiche, agrinidi) o di terapia, riabilitazione e reinserimento lavorativo per le fasce più svantaggiate e vulnerabili della società, che spesso suppliscono alla crisi dei sistemi tradizionali di assistenza sociale, operando in collaborazione con le istituzioni socio sanitarie competenti nel territorio. “Questa è l’agricoltura periurbana – ha concluso il vicepresidente di Confagricoltura - . Circoscriverla alla realizzazione degli orti urbani, utili in progetti di rinverdimento o di riqualificazione di aree degradate dal punto di vista urbanistico e sociale, ma non certo ai fini dell’autosufficienza e l’autoconsumo, è senza dubbio una limitazione”.
“Le aziende agricole delle aree periurbane possono svolgere un ruolo importante nella realizzazione della Smart City, in nome di un nuovo rapporto città-campagna basato sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, sull’offerta di natura e tempo libero, sull’ incontro tra domanda e offerta e sullo sviluppo di nuovo modello di welfare.” E’ questa la tesi di Confagricoltura illustrata dal vicepresidente Ezio Veggia, nel corso del suo intervento agli Stati generali della Green Economy, nella sessione “L’agroalimentare di qualità ecologica nelle cinture verdi urbane: verso Expo 2015”. Veggia ha ricordato che nelle cinture periurbane esiste una situazione estremamente variegata caratterizzata generalmente dalla presenza di un’agricoltura professionale e specializzata, multifunzionale e di numerosi distretti agroindustriali. Tante però sono le potenzialità ambientali, economiche e sociali che le aziende agricole hanno in queste aree. “L’agricoltura - ha detto il vicepresidente della Confagricoltura - è tra i principali attori della conservazione del paesaggio e del territorio rurale e contribuisce a contrastare il consumo di suolo agricolo, contenendo anche le espansioni urbane a carattere sia residenziale sia artigianale/industriale”. Oltre a quella ambientale, va considerata, anche, la valenza economica delle aziende che svolgono la loro attività nelle aree periurbane, che possono cogliere l’opportunità di un mercato vicino, in cui collocare prodotti agricoli, sfruttando i vantaggi offerti da una filiera corta, che permette una riduzione significativa di passaggi commerciali. “Ciò non significa – ha detto Veggia - che queste aziende debbano guardare solo al vicino mercato della città. Molte esportano sui mercati nazionale ed internazionali, producono reddito e occupazione e portano il proprio territorio in giro per il mondo, valorizzandolo. Sono aziende che hanno scelto di investire in sostenibilità, come strumento competitivo, non solo producendo biologico, ma soprattutto innovando i loro sistemi di produzione agricola, diminuendo l’uso dell’acqua, dei fertilizzanti e dei fitofarmaci”. Un contributo determinante dell’agricoltura alla Smart City viene dalla produzione di energia verde e dalle attività rivolte al sociale e al territorio, creando nuove opportunità non solo in ambito agricolo, ma anche ricreativo, ristorativo e dell’accoglienza. “E’ soprattutto tramite le aziende agricole – ha spiegato il vicepresidente di Confagricoltura – che si è riusciti a raggiungere l’obiettivo della generazione distribuita attraverso la produzione di energia elettrica e termica. E molto importante è anche il biometano, che costituisce un’ulteriore opportunità di sviluppo che potrà favorire il miglioramento della qualità dell’aria delle città anche attraverso il rifornimento delle flotte pubbliche”. Veggia si è quindi soffermato sul ruolo sociale delle aziende agricole periurbane, che ha grandi potenzialità e che è direttamente legato alla fornitura di servizi educativi (fattorie didattiche, agrinidi) o di terapia, riabilitazione e reinserimento lavorativo per le fasce più svantaggiate e vulnerabili della società, che spesso suppliscono alla crisi dei sistemi tradizionali di assistenza sociale, operando in collaborazione con le istituzioni socio sanitarie competenti nel territorio. “Questa è l’agricoltura periurbana – ha concluso il vicepresidente di Confagricoltura - . Circoscriverla alla realizzazione degli orti urbani, utili in progetti di rinverdimento o di riqualificazione di aree degradate dal punto di vista urbanistico e sociale, ma non certo ai fini dell’autosufficienza e l’autoconsumo, è senza dubbio una limitazione”.
venerdì 31 ottobre 2014
ECOMONDO/KEY ENERGY, CONFAGRICOLTURA: “PUNTIAMO SU SOSTENIBILITÀ, GREEN E AGROENERGIE PER RENDERE LE CITTÀ VIVIBILI E INTELLIGENTI”
Fonte: Confagricoltura
Tra campagna e città non ci deve essere una contrapposizione, ma una profonda sinergia; si pensa a città più “verdi”, vivibili e “smart” e ad imprese agricole attente all’ambiente, al sociale, alla sostenibilità, alle energie alternative. Questo il leitmotiv della presenza di Confagricoltura ad Ecomondo/Key Energy, a Rimini dal 5 all’8 novembre. Molte le iniziative in programma, promosse da Confagricoltura, a partire dallo stand istituzionale nei padiglioni dedicati all’energia (Pad. B5D5, stand 002) ed alla partecipazione agli “Stati Generali della Green Economy”, il 5 novembre, dove interverrà il vicepresidente nazionale, con delega a energia e sviluppo sostenibile, Ezio Veggia, sul tema delle aziende agricole periurbane. I florovivaisti di Confagricoltura realizzeranno, in fiera, un “Giardino urbano sostenibile” nell’ambito della “Smart City” di Ecomondo (Pad B7, stand CS38) che, alla fine della manifestazione, verrà donato alla città di Rimini. L’obiettivo è di rappresentare il molteplice valore che il verde rappresenta per le città ed il contributo che il florovivaismo italiano può fornire al suo sviluppo attraverso la progettazione di spazi green belli e di facile manutenzione. Presenti anche, a Rimini, alcune imprese aderenti al progetto “EcoCloud, la rete delle buone pratiche sostenibili di Confagricoltura”, che illustreranno le loro esperienze sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale e faranno conoscere i loro prodotti posti in degustazione. Gli incontri – intitolati “Assaggi di sostenibilità” - si terranno presso il giardino di Confagricoltura della “Città sostenibile”. Questi gli appuntamenti: 5 novembre ore 16.30 azienda Fungar (funghi e dintorni); 6 novembre ore 12 e ore 16.30 aziende Borgoluce (vino, salumi e formaggi) e Principi di Porcia (vino), 7 novembre ore 12 aziende Arnaldo Caprai (vino) e ore 12 e ore 15 Principi di Porcia (vino). Il 5 novembre, ore 14.30, in Sala Mimosa 2 Pad. B6 si terrà il primo appuntamento convegnistico di Confagricoltura su “Le Reti di Impresa per Innovare e Competere”. In particolare, sarà illustrata la normativa sui contratti di rete e le ultime novità introdotte dalla Legge di Competitività n.116/2014, che interessano anche il settore agro energetico. L’obiettivo è di far conoscere le opportunità che offre questo nuovo modello di aggregazione interimprenditoriale. Interverranno, tra gli altri, Claudio Canali, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena-Rimini e Stefano Belleggia, coordinatore Green Desk di BNL. Saranno presentate pure due case history: quella sulla rete di imprese “Precision farming” che sarà illustrata da Alessandro Sdoga di Cratia, l’ente di ricerca di Confagricoltura Umbria e quella sul network di imprese bio che sarà descritta da Debora Franceschini di Alce Nero. Le imprese agricole già sono proiettate sulle tematiche di Expo 2015, come porrà in evidenza la tavola rotonda dal titolo “Expo 2015 tra produttività e sostenibilità: la visione italiana per nutrire il pianeta“ che si terrà il 6 novembre alle ore 14,30 in Sala Neri 1, Hall Sud. Interverranno: Barbara Degani, sottosegretario del ministero dell’Ambiente; Roberto Arditti, responsabile relazioni istituzionali di Expo 2015; Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia; Mario Guidi, presidente di Confagricoltura; Gaetano Pascale, presidente di SlowFood Italia; Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. I lavori saranno introdotti da Caterina Batello della Fao ed il dibattito sarà moderato da Giuseppe De Filippi, giornalista del TG5. Il 7 novembre 2014 alle ore 16.45 presso l’Agorà di “Città sostenibile” si terrà l’incontro su “Ridiamo valore alle città. Il ruolo ed il contributo del settore florovivaistico italiano”; si confronteranno interlocutori autorevoli del mondo dell’impresa della ricerca e delle Istituzioni, tra cui: Sara Visintin, assessore all’Ambiente e alla sostenibilità del Comune di Rimini; Francesco Ferrini, docente di Arboricoltura del Dipartimento di Scienze delle produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente, sez. Colture Arboree dell’Università di Firenze; Renato Ferretti, dirigente dell’Area pianificazione strategica territoriale della Provincia di Pistoia. Le conclusioni saranno di Francesco Mati, presidente della Federazione di prodotto Florovivaistica di Confagricoltura.
Tra campagna e città non ci deve essere una contrapposizione, ma una profonda sinergia; si pensa a città più “verdi”, vivibili e “smart” e ad imprese agricole attente all’ambiente, al sociale, alla sostenibilità, alle energie alternative. Questo il leitmotiv della presenza di Confagricoltura ad Ecomondo/Key Energy, a Rimini dal 5 all’8 novembre. Molte le iniziative in programma, promosse da Confagricoltura, a partire dallo stand istituzionale nei padiglioni dedicati all’energia (Pad. B5D5, stand 002) ed alla partecipazione agli “Stati Generali della Green Economy”, il 5 novembre, dove interverrà il vicepresidente nazionale, con delega a energia e sviluppo sostenibile, Ezio Veggia, sul tema delle aziende agricole periurbane. I florovivaisti di Confagricoltura realizzeranno, in fiera, un “Giardino urbano sostenibile” nell’ambito della “Smart City” di Ecomondo (Pad B7, stand CS38) che, alla fine della manifestazione, verrà donato alla città di Rimini. L’obiettivo è di rappresentare il molteplice valore che il verde rappresenta per le città ed il contributo che il florovivaismo italiano può fornire al suo sviluppo attraverso la progettazione di spazi green belli e di facile manutenzione. Presenti anche, a Rimini, alcune imprese aderenti al progetto “EcoCloud, la rete delle buone pratiche sostenibili di Confagricoltura”, che illustreranno le loro esperienze sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale e faranno conoscere i loro prodotti posti in degustazione. Gli incontri – intitolati “Assaggi di sostenibilità” - si terranno presso il giardino di Confagricoltura della “Città sostenibile”. Questi gli appuntamenti: 5 novembre ore 16.30 azienda Fungar (funghi e dintorni); 6 novembre ore 12 e ore 16.30 aziende Borgoluce (vino, salumi e formaggi) e Principi di Porcia (vino), 7 novembre ore 12 aziende Arnaldo Caprai (vino) e ore 12 e ore 15 Principi di Porcia (vino). Il 5 novembre, ore 14.30, in Sala Mimosa 2 Pad. B6 si terrà il primo appuntamento convegnistico di Confagricoltura su “Le Reti di Impresa per Innovare e Competere”. In particolare, sarà illustrata la normativa sui contratti di rete e le ultime novità introdotte dalla Legge di Competitività n.116/2014, che interessano anche il settore agro energetico. L’obiettivo è di far conoscere le opportunità che offre questo nuovo modello di aggregazione interimprenditoriale. Interverranno, tra gli altri, Claudio Canali, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena-Rimini e Stefano Belleggia, coordinatore Green Desk di BNL. Saranno presentate pure due case history: quella sulla rete di imprese “Precision farming” che sarà illustrata da Alessandro Sdoga di Cratia, l’ente di ricerca di Confagricoltura Umbria e quella sul network di imprese bio che sarà descritta da Debora Franceschini di Alce Nero. Le imprese agricole già sono proiettate sulle tematiche di Expo 2015, come porrà in evidenza la tavola rotonda dal titolo “Expo 2015 tra produttività e sostenibilità: la visione italiana per nutrire il pianeta“ che si terrà il 6 novembre alle ore 14,30 in Sala Neri 1, Hall Sud. Interverranno: Barbara Degani, sottosegretario del ministero dell’Ambiente; Roberto Arditti, responsabile relazioni istituzionali di Expo 2015; Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia; Mario Guidi, presidente di Confagricoltura; Gaetano Pascale, presidente di SlowFood Italia; Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. I lavori saranno introdotti da Caterina Batello della Fao ed il dibattito sarà moderato da Giuseppe De Filippi, giornalista del TG5. Il 7 novembre 2014 alle ore 16.45 presso l’Agorà di “Città sostenibile” si terrà l’incontro su “Ridiamo valore alle città. Il ruolo ed il contributo del settore florovivaistico italiano”; si confronteranno interlocutori autorevoli del mondo dell’impresa della ricerca e delle Istituzioni, tra cui: Sara Visintin, assessore all’Ambiente e alla sostenibilità del Comune di Rimini; Francesco Ferrini, docente di Arboricoltura del Dipartimento di Scienze delle produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente, sez. Colture Arboree dell’Università di Firenze; Renato Ferretti, dirigente dell’Area pianificazione strategica territoriale della Provincia di Pistoia. Le conclusioni saranno di Francesco Mati, presidente della Federazione di prodotto Florovivaistica di Confagricoltura.
Etichette:
agroenergie,
confagricoltura,
fiera ecomondo,
rimini
mercoledì 20 novembre 2013
OLIVICOLTURA, GIROLIO ARRIVA IN EMILIA-ROMAGNA. APPUNTAMENTO SABATO 23 A PARMA E DOMENICA 24 NOVEMBRE A BRISIGHELLA (RA)
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Rabboni: la nostra una produzione "piccola" ma di altissima qualità. Una coltura in ripresa che la Regione sostiene perché fa bene al territorio
Un fine settimana dedicato alla degustazione dell’olio nuovo, appena franto e alla scoperta di una coltura antichissima, un tempo molto diffusa anche in Emilia-Romagna, e che ora sta conoscendo una nuova rinascita. Farà tappa a Parma e Brisghella, rispettivamente sabato 23 e domenica 24 novembre, Girolio, il grande tour dell’extravergine promosso dall’Associazione Città dell’olio. Mostre mercato di prodotti tipici, stand gastronomici, laboratori: le due città emiliano-romagnole offriranno un ricco programma interamente dedicato all’olivo e a quello che esso rappresenta: storia, territorio, paesaggio. A Brisighella in particolare, in concomitanza con la 54esima edizione della Sagra dell’Ulivo, il cuore della manifestazione sarà Piazza Marconi dove sarà possibile assistere per tutta la giornata alla molitura in piazza delle olive e tornare a casa con la propria bottiglia dell’olio nuovo. A Parma invece è previsto il convegno “L’oro di Parma, il ritorno dell’extravergine” ( dalle ore 10,15 presso la Casa della Musica, piazzale San Francesco 1). “Piccoli, ma di altissima qualità - ha detto oggi a Bologna presentando l’iniziativa l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – l’Emilia-Romagna è tra le più piccole regioni olivicole in Italia, ma vanta il riconoscimento di ben due Dop e una produzione in forte ripresa non solo in Romagna, ma anche in Emilia: Bologna e Parma in testa. Anche per questo la Regione ha finanziato un progetto che prevede il recupero di antiche varietà di olivo tipiche dei nostri territori. Per noi è una scommessa importante: l’olivicoltura in collina fa bene al territorio perchè contribuisce a contrastare il dissesto idrogeologico e migliora la qualità del paesaggio agrario, oltre a dare una fonte di reddito aggiuntivo agli agricoltori”. “Partito il 20 settembre da Ragusa – ha spiegato Franco Spada responsabile per l’Emilia-Romagna dell’Associazione nazionale Città dell’Olio - Girolio tocca ben quindici regioni, per concludersi il 21 dicembre a Bitonto in Puglia. Tre mesi di eventi dedicati all’olio extravergine e ai prodotti tipici italiani da gustare in tante feste di piazza. L’edizione 2013 è dedicata alla Dieta mediterranea, patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2010."
L’olivo in Emilia-Romagna, in crescita la produzione 2013. In dieci anni quasi triplicate le superfici
E’ una coltura dai piccoli numeri e ancora di nicchia, ma in crescita, sia da un punto di vista quantitativo che, soprattutto, qualitativo. Forte anche del riconoscimento di due Denominazioni d’origine protetta: le Dop “Brisighella” e “Colline di Romagna”. I primi dati sulla raccolta 2013 parlano di un aumento del 15% della produzione rispetto a quella dello scorso anno (duramente penalizzata dalle condizioni climatiche), un dato in controtendenza rispetto a quello nazionale, in flessione dell’8%. Buona anche la qualità delle olive. Nel 2012 gli ettari coltivati a olivo in Emilia-Romagna erano 3.841 (1.907 nella campagna 2000-2001) per una produzione di 46.281 quintali di olive e 6.606 di olio. Attualmente la produzione si concentra in particolare nelle province romagnole (Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna), ma risulta in crescita anche in Emilia. Particolarmente dinamica la provincia di Bologna (imolese e colline del capoluogo) ove nel 2003 si è costituito il Consorzio Olivicoltori Colli Bolognesi. In ripresa la coltivazione dell’olivo anche a Parma, ove la coltura è attestata fin dal tredicesimo secolo, e con essa in tutta l’area occidentale della regione. Nel 2006 a Parma è nata l’Associazione Parmense Olivicoltori e nel 2009 l’”Olio del Ducato”, il brand dell’associazione che raggruppa tutto il prodotto locale. In Romagna l’olivicoltura è una realtà ormai consolidata. Se Rimini è la prima provincia in regione per estensione delle superfici, Ravenna a sicuramente la regina sotto il profilo qualitativo. La Valle del Lamone, con la denominazione “Brisighella”, può vantare la prima Dop nel 1996. Nel 2003 è arrivata anche la seconda Dop regionale – “Colline di Romagna” - che comprende i territori collinari a ridosso dell’area costiera riminese e la media e bassa collina in provincia di Forlì-Cesena. In Emilia-Romagna è presente Unaprol, un’organizzazione di produttori che con circa 3 mila soci, raggruppa tutti i produttori di olive.
Un progetto della Regione per recuperare le antiche varietà dell’area emiliana
Nostrana di Brisighella, Ghiacciolo, Orfana Colombina, Correggiolo, Rossina, Grappuda, Quarantoleto in Romagna e, nell’area emiliana: Bianello, Fiorano, Montelocco e Montericco. La presenza di documenti storici in gran parte medioevali dimostra l’esistenza di un’antica olivicoltura lungo la fascia pedemontana dell’Emilia Romagna. Il particolare microclima di alcuni areali meno esposti ai venti settentrionali, insieme all’innalzamento delle temperature medie stanno riportando in auge questa coltivazione che può affiancare la vite nelle zone agricole più marginali, rappresentare uno valido strumento di conservazione della biodiversità e del paesaggio, oltre che un importante strumento per contrastare il degrado idrogeologico. Proprio per questo la Regione ha finanziato un progetto per lo sviluppo dell’olivicoltura da olio nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, in fase di conclusione. Partendo da antiche ceppaie e piante sopravissute nei secoli, l’iniziativa ha previsto anche attività di moltiplicazione e distribuzione agli agricoltori interessati dei genotipi individuati sul territorio e in grado di fornire olii monovarietali di indubbio pregio sotto il profilo chimico, sensoriale ed aromatico. L’obiettivo è creare le condizioni per una olivicoltura da reddito fortemente legata al territorio anche in Emilia. Attualmente sono 24 le cultivar di olivo tipiche dell’Emilia-Romagna catalogate e certificate nell’ambito del progetto regionale. Oltre a essere coltivate in dieci campi sperimentali, due piante per ogni cultivar sono conservate presso il Centro di conservazione di Ibimet-Cnr a Bologna.
I dati sulla produzione di olio in regione: www.agrestetv.it/documenti/Olivicoltura_ dati_2012.doc
Rabboni: la nostra una produzione "piccola" ma di altissima qualità. Una coltura in ripresa che la Regione sostiene perché fa bene al territorio
Un fine settimana dedicato alla degustazione dell’olio nuovo, appena franto e alla scoperta di una coltura antichissima, un tempo molto diffusa anche in Emilia-Romagna, e che ora sta conoscendo una nuova rinascita. Farà tappa a Parma e Brisghella, rispettivamente sabato 23 e domenica 24 novembre, Girolio, il grande tour dell’extravergine promosso dall’Associazione Città dell’olio. Mostre mercato di prodotti tipici, stand gastronomici, laboratori: le due città emiliano-romagnole offriranno un ricco programma interamente dedicato all’olivo e a quello che esso rappresenta: storia, territorio, paesaggio. A Brisighella in particolare, in concomitanza con la 54esima edizione della Sagra dell’Ulivo, il cuore della manifestazione sarà Piazza Marconi dove sarà possibile assistere per tutta la giornata alla molitura in piazza delle olive e tornare a casa con la propria bottiglia dell’olio nuovo. A Parma invece è previsto il convegno “L’oro di Parma, il ritorno dell’extravergine” ( dalle ore 10,15 presso la Casa della Musica, piazzale San Francesco 1). “Piccoli, ma di altissima qualità - ha detto oggi a Bologna presentando l’iniziativa l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – l’Emilia-Romagna è tra le più piccole regioni olivicole in Italia, ma vanta il riconoscimento di ben due Dop e una produzione in forte ripresa non solo in Romagna, ma anche in Emilia: Bologna e Parma in testa. Anche per questo la Regione ha finanziato un progetto che prevede il recupero di antiche varietà di olivo tipiche dei nostri territori. Per noi è una scommessa importante: l’olivicoltura in collina fa bene al territorio perchè contribuisce a contrastare il dissesto idrogeologico e migliora la qualità del paesaggio agrario, oltre a dare una fonte di reddito aggiuntivo agli agricoltori”. “Partito il 20 settembre da Ragusa – ha spiegato Franco Spada responsabile per l’Emilia-Romagna dell’Associazione nazionale Città dell’Olio - Girolio tocca ben quindici regioni, per concludersi il 21 dicembre a Bitonto in Puglia. Tre mesi di eventi dedicati all’olio extravergine e ai prodotti tipici italiani da gustare in tante feste di piazza. L’edizione 2013 è dedicata alla Dieta mediterranea, patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2010."
L’olivo in Emilia-Romagna, in crescita la produzione 2013. In dieci anni quasi triplicate le superfici
E’ una coltura dai piccoli numeri e ancora di nicchia, ma in crescita, sia da un punto di vista quantitativo che, soprattutto, qualitativo. Forte anche del riconoscimento di due Denominazioni d’origine protetta: le Dop “Brisighella” e “Colline di Romagna”. I primi dati sulla raccolta 2013 parlano di un aumento del 15% della produzione rispetto a quella dello scorso anno (duramente penalizzata dalle condizioni climatiche), un dato in controtendenza rispetto a quello nazionale, in flessione dell’8%. Buona anche la qualità delle olive. Nel 2012 gli ettari coltivati a olivo in Emilia-Romagna erano 3.841 (1.907 nella campagna 2000-2001) per una produzione di 46.281 quintali di olive e 6.606 di olio. Attualmente la produzione si concentra in particolare nelle province romagnole (Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna), ma risulta in crescita anche in Emilia. Particolarmente dinamica la provincia di Bologna (imolese e colline del capoluogo) ove nel 2003 si è costituito il Consorzio Olivicoltori Colli Bolognesi. In ripresa la coltivazione dell’olivo anche a Parma, ove la coltura è attestata fin dal tredicesimo secolo, e con essa in tutta l’area occidentale della regione. Nel 2006 a Parma è nata l’Associazione Parmense Olivicoltori e nel 2009 l’”Olio del Ducato”, il brand dell’associazione che raggruppa tutto il prodotto locale. In Romagna l’olivicoltura è una realtà ormai consolidata. Se Rimini è la prima provincia in regione per estensione delle superfici, Ravenna a sicuramente la regina sotto il profilo qualitativo. La Valle del Lamone, con la denominazione “Brisighella”, può vantare la prima Dop nel 1996. Nel 2003 è arrivata anche la seconda Dop regionale – “Colline di Romagna” - che comprende i territori collinari a ridosso dell’area costiera riminese e la media e bassa collina in provincia di Forlì-Cesena. In Emilia-Romagna è presente Unaprol, un’organizzazione di produttori che con circa 3 mila soci, raggruppa tutti i produttori di olive.
Un progetto della Regione per recuperare le antiche varietà dell’area emiliana
Nostrana di Brisighella, Ghiacciolo, Orfana Colombina, Correggiolo, Rossina, Grappuda, Quarantoleto in Romagna e, nell’area emiliana: Bianello, Fiorano, Montelocco e Montericco. La presenza di documenti storici in gran parte medioevali dimostra l’esistenza di un’antica olivicoltura lungo la fascia pedemontana dell’Emilia Romagna. Il particolare microclima di alcuni areali meno esposti ai venti settentrionali, insieme all’innalzamento delle temperature medie stanno riportando in auge questa coltivazione che può affiancare la vite nelle zone agricole più marginali, rappresentare uno valido strumento di conservazione della biodiversità e del paesaggio, oltre che un importante strumento per contrastare il degrado idrogeologico. Proprio per questo la Regione ha finanziato un progetto per lo sviluppo dell’olivicoltura da olio nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, in fase di conclusione. Partendo da antiche ceppaie e piante sopravissute nei secoli, l’iniziativa ha previsto anche attività di moltiplicazione e distribuzione agli agricoltori interessati dei genotipi individuati sul territorio e in grado di fornire olii monovarietali di indubbio pregio sotto il profilo chimico, sensoriale ed aromatico. L’obiettivo è creare le condizioni per una olivicoltura da reddito fortemente legata al territorio anche in Emilia. Attualmente sono 24 le cultivar di olivo tipiche dell’Emilia-Romagna catalogate e certificate nell’ambito del progetto regionale. Oltre a essere coltivate in dieci campi sperimentali, due piante per ogni cultivar sono conservate presso il Centro di conservazione di Ibimet-Cnr a Bologna.
I dati sulla produzione di olio in regione: www.agrestetv.it/documenti/Olivicoltura_ dati_2012.doc
venerdì 9 novembre 2012
ENERGIA. GUIDI (CONFAGRICOLTURA) A ‘KEY ENERGY – ECOMONDO’: “SI FA EFFICIENZA ANCHE SBUROCRATIZZANDO LE PROCEDURE E LE AUTORIZZAZIONI PER GLI IMPIANTI”
Fonte: Confagricoltura
“Vanno individuate e favorite le forme di investimento aziendale dirette a migliorare l’efficienza energetica ed i costi. Per il settore agricolo è un obiettivo strategico dal momento che, nella maggior parte delle lavorazioni, si utilizza gasolio, come carburante o combustibile”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo a Rimini al convegno, promosso dall’Organizzazione, su “Efficienza energetica e rinnovabili”, nell’ambito della rassegna “Key Energy - Ecomondo”. L’obiettivo indicato dalla Strategia Energetica Nazionale di raggiungere entro il 2020 una percentuale di utilizzo di energia elettrica da rinnovabili, pari almeno al 38%, ad avviso del presidente di Confagricoltura, “è un'importante indicazione del fatto che l’Italia voglia continuare a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo di tali tecnologie”. A tal proposito, si è chiesto Guidi, “i decreti emanati di recente, su fotovoltaico, biomasse, biogas sulle altre fonti rinnovabili, saranno in grado di sostenere il percorso indicato dal piano strategico? Francamente ho qualche perplessità che si riesca a raggiungere l’obiettivo prefissato, dal momento che i nuovi sistemi di incentivazione sono troppo burocratizzati”. “A fronte di incentivi anche più elevati, rispetto alla media degli altri Paesi Europei, gli operatori – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura - hanno costi più cospicui, a causa di una regolamentazione normativa non stabile e frammentata a livello territoriale, dell’ eccessiva burocratizzazione delle procedure, dei ritardi enormi nel rilascio delle autorizzazioni, delle carenze infrastrutturali del sistema elettrico”. “E’ fondamentale – ha proseguito - una revisione del sistema di incentivazione e una semplificazione drastica delle procedure, al fine di ridurre l’onere generale di tali fonti, continuando a consentirne lo sviluppo”. Per Guidi poi si deve ragionare sui meccanismi che potranno essere affiancati agli incentivi alla produzione quali, ad esempio gli strumenti di finanziamento in conto capitale, che potrebbero raggiungere il medesimo risultato con minor onere per il sistema. Infine il presidente, ha chiesto che “la nuova Strategia Energetica Nazionale preferisca le tecnologie con maggiori ricadute sulla filiera economica nazionale. Ad esempio con la filiera biogas/biometano e con le altre a combustione (di pollina, legno e derivati) si alimenta lo sviluppo di attività, come quelle agroforestali, anche in aree oggi abbandonate. E si fa efficienza energetica pure impiegando la sostanza organica derivante dalla produzione energetica, che è un ottimo sottoprodotto e non un rifiuto, in sostituzione dei fertilizzanti chimici”.
“Vanno individuate e favorite le forme di investimento aziendale dirette a migliorare l’efficienza energetica ed i costi. Per il settore agricolo è un obiettivo strategico dal momento che, nella maggior parte delle lavorazioni, si utilizza gasolio, come carburante o combustibile”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo a Rimini al convegno, promosso dall’Organizzazione, su “Efficienza energetica e rinnovabili”, nell’ambito della rassegna “Key Energy - Ecomondo”. L’obiettivo indicato dalla Strategia Energetica Nazionale di raggiungere entro il 2020 una percentuale di utilizzo di energia elettrica da rinnovabili, pari almeno al 38%, ad avviso del presidente di Confagricoltura, “è un'importante indicazione del fatto che l’Italia voglia continuare a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo di tali tecnologie”. A tal proposito, si è chiesto Guidi, “i decreti emanati di recente, su fotovoltaico, biomasse, biogas sulle altre fonti rinnovabili, saranno in grado di sostenere il percorso indicato dal piano strategico? Francamente ho qualche perplessità che si riesca a raggiungere l’obiettivo prefissato, dal momento che i nuovi sistemi di incentivazione sono troppo burocratizzati”. “A fronte di incentivi anche più elevati, rispetto alla media degli altri Paesi Europei, gli operatori – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura - hanno costi più cospicui, a causa di una regolamentazione normativa non stabile e frammentata a livello territoriale, dell’ eccessiva burocratizzazione delle procedure, dei ritardi enormi nel rilascio delle autorizzazioni, delle carenze infrastrutturali del sistema elettrico”. “E’ fondamentale – ha proseguito - una revisione del sistema di incentivazione e una semplificazione drastica delle procedure, al fine di ridurre l’onere generale di tali fonti, continuando a consentirne lo sviluppo”. Per Guidi poi si deve ragionare sui meccanismi che potranno essere affiancati agli incentivi alla produzione quali, ad esempio gli strumenti di finanziamento in conto capitale, che potrebbero raggiungere il medesimo risultato con minor onere per il sistema. Infine il presidente, ha chiesto che “la nuova Strategia Energetica Nazionale preferisca le tecnologie con maggiori ricadute sulla filiera economica nazionale. Ad esempio con la filiera biogas/biometano e con le altre a combustione (di pollina, legno e derivati) si alimenta lo sviluppo di attività, come quelle agroforestali, anche in aree oggi abbandonate. E si fa efficienza energetica pure impiegando la sostanza organica derivante dalla produzione energetica, che è un ottimo sottoprodotto e non un rifiuto, in sostituzione dei fertilizzanti chimici”.
ENEL E CONFAGRICOLTURA INSIEME PER L’INNOVAZIONE E LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELLE AZIENDE AGRICOLE
Fonte: Confagricoltura
Mini-impianti, efficienza energetica, fornitura di energia elettrica e gas e uno sportello di assistenza per le imprese e le famiglie degli associati al centro della collaborazione tra Enel e Confagricoltura
Roma-Rimini 9 novembre 2012 – Enel e Confagricoltura, in occasione della Fiera “Ecomondo” di Rimini, firmano un Protocollo per uno sviluppo sostenibile, a sostegno della filiera agro-energetica. Al centro dell’accordo la creazione di uno Sportello Qualità, con l’obiettivo di garantire agli associati un servizio di assistenza continuo ed efficiente, promuovere le opportunità derivanti dagli accordi tra Enel e Confagricoltura e organizzare incontri su tematiche di interesse comune. Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ha sottoscritto inoltre tutti gli altri Protocolli attuativi dell’Accordo Quadro tra Confagricoltura ed Enel, siglato in occasione dell’Academy di Taormina, la scorsa primavera. Una collaborazione che prevede la creazione di opportunità a sostegno delle aziende agricole degli associati e delle loro famiglie mediante servizi, offerte e assistenza dedicate. In particolare per quanto riguarda i servizi, quali l’efficienza energetica e la micro generazione distribuita, Enel.si, la controllata di Enel Green Power per il retail, metterà a disposizione kit fotovoltaici di piccola taglia, impianti mini-eolici, mini-idroelettrici e a biomassa sempre di piccola taglia. Vi sarà inoltre la possibilità per gli associati di acquistare pannelli fotovoltaici a tecnologia thin-film e di usufruire di sconti sull’offerta. Le aziende associate potranno beneficiare di offerte dedicate per la fornitura di energia elettrica e gas e di un’assistenza personalizzata ed efficiente. Enel Energia e Enel.si provvederanno inoltre ad analisi e audit energetico, interventi di efficientamento del sistema industriale, installazione e manutenzione di sistemi di riscaldamento, coibentazione delle strutture, impianti di illuminazione.
Mini-impianti, efficienza energetica, fornitura di energia elettrica e gas e uno sportello di assistenza per le imprese e le famiglie degli associati al centro della collaborazione tra Enel e Confagricoltura
Roma-Rimini 9 novembre 2012 – Enel e Confagricoltura, in occasione della Fiera “Ecomondo” di Rimini, firmano un Protocollo per uno sviluppo sostenibile, a sostegno della filiera agro-energetica. Al centro dell’accordo la creazione di uno Sportello Qualità, con l’obiettivo di garantire agli associati un servizio di assistenza continuo ed efficiente, promuovere le opportunità derivanti dagli accordi tra Enel e Confagricoltura e organizzare incontri su tematiche di interesse comune. Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ha sottoscritto inoltre tutti gli altri Protocolli attuativi dell’Accordo Quadro tra Confagricoltura ed Enel, siglato in occasione dell’Academy di Taormina, la scorsa primavera. Una collaborazione che prevede la creazione di opportunità a sostegno delle aziende agricole degli associati e delle loro famiglie mediante servizi, offerte e assistenza dedicate. In particolare per quanto riguarda i servizi, quali l’efficienza energetica e la micro generazione distribuita, Enel.si, la controllata di Enel Green Power per il retail, metterà a disposizione kit fotovoltaici di piccola taglia, impianti mini-eolici, mini-idroelettrici e a biomassa sempre di piccola taglia. Vi sarà inoltre la possibilità per gli associati di acquistare pannelli fotovoltaici a tecnologia thin-film e di usufruire di sconti sull’offerta. Le aziende associate potranno beneficiare di offerte dedicate per la fornitura di energia elettrica e gas e di un’assistenza personalizzata ed efficiente. Enel Energia e Enel.si provvederanno inoltre ad analisi e audit energetico, interventi di efficientamento del sistema industriale, installazione e manutenzione di sistemi di riscaldamento, coibentazione delle strutture, impianti di illuminazione.
giovedì 8 novembre 2012
STATI GENERALI DELLA GREEN ECONOMY, CIA-CONFAGRICOLTURA: “L’AGRICOLTURA E’ PROTAGONISTA DELLO SVILUPPO VERDE, PERCHÈ CONIUGA BIOECONOMIA, SOSTENIBILITÀ, CRESCITA ED OCCUPAZIONE”
Fonte: Comunicato congiunto Cia - Confagricoltrua
“Gli Stati Generali sono un appuntamento fondamentale perché, per la prima volta dopo il summit di Rio+20, istituzioni e principali stakeholder del sistema economico, si riuniscono per definire assieme cosa fare per rilanciare davvero la green economy”. Lo ha detto Mario Guidi, presidente di Confagricoltura - nel suo intervento agli ‘Stati Generali della Green Economy’ a Rimini, nell’ambito della fiera “Key Energy - Ecomondo” - a nome della sua Organizzazione e della Cia. Ad avviso di Cia e Confagricoltura, “l’agricoltura è indiscussa protagonista della green economy; parliamo di sostenibilità dei processi produttivi che deve tener conto della salvaguardia delle risorse naturali ma anche dell’economia e del mercato. E’ green la bioeconomia che, oltre alla crescita ed all’occupazione, guarda alla sostenibilità degli ecosistemi”. “E’ green economy – ha proseguito Guidi - produrre cibo per sempre più persone (le proiezioni stimano 9 miliardi di persone entro il 2050) e sempre più sicuro (i principi di food security e food safety) in maniera sostenibile. E la nostra agricoltura lo fa”. A parere di Cia e Confagricoltura la “crescita verde” del settore agricolo si regge su tre strumenti: investimenti in ricerca ed innovazione (è stato calcolato che ogni euro investito in ricerca per la bioeconomia genererà 10 euro di valore aggiunto entro il 2025, con un “ritorno” pari a dieci volte l’investito); sviluppo dei mercati e della competitività (le imprese, protagoniste della crescita verde debbono essere in grado di essere competitive); integrazione delle politiche (la Pac è da tempo centrata sui principi di sostenibilità e di attenzione alle risorse naturali ed alle esigenze del consumatore e dell’opinione pubblica). Per le due Organizzazioni l’importanza per gli ecosistemi delle attività agricole va comunque sposata con scelte che evitino logiche eccessivamente protettive e prescrittive. “Dobbiamo bilanciare – ha commentato Guidi - prescrizioni e divieti, al fine di evitare carichi insostenibili per le imprese”. Va fissata una logica degli incentivi che non si deve sostituire a quella di mercato ma piuttosto orientare al consumo sostenibile. Ed occorre approfondire maggiormente il rapporto tra produzione di energia rinnovabile ed efficienza energetica per favorire una loro strategica integrazione. “Riveste sempre più importanza l'individuazione di forme di investimento dirette a diminuire i costi energetici delle aziende – ha concluso Guidi -. Un obiettivo strategico per il settore agricolo dal momento che, per la maggior parte delle lavorazioni, si utilizza il gasolio, come carburante o combustibile”.
“Gli Stati Generali sono un appuntamento fondamentale perché, per la prima volta dopo il summit di Rio+20, istituzioni e principali stakeholder del sistema economico, si riuniscono per definire assieme cosa fare per rilanciare davvero la green economy”. Lo ha detto Mario Guidi, presidente di Confagricoltura - nel suo intervento agli ‘Stati Generali della Green Economy’ a Rimini, nell’ambito della fiera “Key Energy - Ecomondo” - a nome della sua Organizzazione e della Cia. Ad avviso di Cia e Confagricoltura, “l’agricoltura è indiscussa protagonista della green economy; parliamo di sostenibilità dei processi produttivi che deve tener conto della salvaguardia delle risorse naturali ma anche dell’economia e del mercato. E’ green la bioeconomia che, oltre alla crescita ed all’occupazione, guarda alla sostenibilità degli ecosistemi”. “E’ green economy – ha proseguito Guidi - produrre cibo per sempre più persone (le proiezioni stimano 9 miliardi di persone entro il 2050) e sempre più sicuro (i principi di food security e food safety) in maniera sostenibile. E la nostra agricoltura lo fa”. A parere di Cia e Confagricoltura la “crescita verde” del settore agricolo si regge su tre strumenti: investimenti in ricerca ed innovazione (è stato calcolato che ogni euro investito in ricerca per la bioeconomia genererà 10 euro di valore aggiunto entro il 2025, con un “ritorno” pari a dieci volte l’investito); sviluppo dei mercati e della competitività (le imprese, protagoniste della crescita verde debbono essere in grado di essere competitive); integrazione delle politiche (la Pac è da tempo centrata sui principi di sostenibilità e di attenzione alle risorse naturali ed alle esigenze del consumatore e dell’opinione pubblica). Per le due Organizzazioni l’importanza per gli ecosistemi delle attività agricole va comunque sposata con scelte che evitino logiche eccessivamente protettive e prescrittive. “Dobbiamo bilanciare – ha commentato Guidi - prescrizioni e divieti, al fine di evitare carichi insostenibili per le imprese”. Va fissata una logica degli incentivi che non si deve sostituire a quella di mercato ma piuttosto orientare al consumo sostenibile. Ed occorre approfondire maggiormente il rapporto tra produzione di energia rinnovabile ed efficienza energetica per favorire una loro strategica integrazione. “Riveste sempre più importanza l'individuazione di forme di investimento dirette a diminuire i costi energetici delle aziende – ha concluso Guidi -. Un obiettivo strategico per il settore agricolo dal momento che, per la maggior parte delle lavorazioni, si utilizza il gasolio, come carburante o combustibile”.
Etichette:
cia,
confagricoltura,
rimini,
stati generali della green economy
venerdì 22 luglio 2011
"EMILIA ROMAGNA È UN MARE DI SAPORI" 2011: A LIDO DELLE NAZIONI LO SPETTACOLO "ARTUSI TRICOLORE"
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
SABATO 23 LUGLIO A RIMINI "FUOCO AL MITO" CON LA REALIZZAZIONE DAL VIVO DI UNA FORMA DI PARMIGIANO-REGGIANO; A LIDO DELLE NAZIONI LO SPETTACOLO "ARTUSI TRICOLORE", LEZIONE PER IL PUBBLICO SULLA PREPARAZIONE DELLE TAGLIATELLE BIANCHE, ROSSE E VERDI.
Bologna – Sabato 23 luglio approda a Rimini e a Lido delle Nazioni (FE) la rassegna “Emilia Romagna è Un Mare di Sapori”, promossa dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna per promuovere il meglio della produzione eno-gastronomica regionale attraverso un calendario estivo di eventi in programma lungo la riviera emiliano-romagnola.
Alle 21,30 nel Mercato Centrale Coperto di Rimini, andrà in scena “Fuoco al Mito”, la cottura sul fuoco a legna, nella tradizionale caldaia di rame, del latte destinato a diventare una forma di Parmigiano Reggiano. Un suggestivo modo per far conoscere in presa diretta uno dei prodotti di punta del ‘made in Italy’, in una serata che coinvolgerà il pubblico presente con la degustazione di scaglie di Parmigiano Reggiano stagionato, in abbinamento con il frizzante Lambrusco e la secca Malvasia. L’ingresso è libero.
“Emilia Romagna è Un Mare di Sapori” celebra insieme due importanti anniversari: il centenario della morte di Pellegrino Artusi, “padre della gastronomia italiana” ed il 150° della nascita dello Stato Italiano con lo spettacolo “Artusi tricolore”, l’evento realizzato da Koinè – Teatro sostenibile, che farà il suo esordio sabato 23 luglio a Lido delle Nazioni (Piazza Italia, ore 21,30, ingresso libero). Uno spettacolo sui generis che ha per protagonista una voce fuori campo, la voce “ricettante” di Artusi, che guiderà una sfoglina in una ‘lezione magistrale’. L’azdora indirizzerà il pubblico, dotato di attrezzatura e ingredienti, nella preparazione di una porzione di tagliatelle tricolori: bianche, con solo acqua e farina, come si fa nella tradizione centro-meridionale; verdi, mescolando alle uova, prima di unirle alla farina, degli spinaci lessati e ridotti in purea; rosse, con l’aggiunta di pomodori. Terminato lo spettacolo, ogni partecipante si porterà a casa una porzione di tagliatelle.
Nel corso della stessa serata verrà realizzata una degustazione teatralizzata dei prodotti DOP della provincia di Modena dal titolo “Il canto dei Lambruschi”. Momento nel quale vengono coinvolti i sensi e la mente dei partecipanti per far conoscere loro la filiera del vino e il suo radicamento alla terra e alla cultura umana che lo produce. Dopo Lido delle Nazioni, “Artusi Tricolore” sarà a Cesenatico domenica 31 luglio, sabato 6 agosto a Cattolica, venerdì 12 agosto a Cervia.
La rassegna “Emilia Romagna è Un Mare di Sapori” prevede ben 90 appuntamenti in quattro province (Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini), dai Lidi di Comacchio fino a Cattolica. Diverificate le tipologie di eventi del ricco cartellone: oltre all’omaggio al Parmigiano Reggiano, lo spettacolo dedicato all’Artusi tricolore, il Tramonto di Vino, sulle eccellenze enologiche, il Torneo internazionale di biglie da spiaggia, con protagonisti i prodotti DOP e IGP dell’Emilia-Romagna. “Emilia Romagna è un Mare di Sapori” è una manifestazione realizzata dall’Assessorato all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, con i Consorzi del Parmigiano-Reggiano e del Prosciutto di Parma e di Modena, in collaborazione con i Consorzi dei salumi piacentini, della Pesca Nettarina di Romagna, della Mortadella di Bologna, dell’Aceto balsamico tradizionale di Modena e Reggio Emilia, l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, Casa Artusi, la compagnia teatrale Koinè e Lepida Tv.Tutte le informazioni e il programma di “Emilia Romagna è un mare di Sapori” sono disponibili sul sito: www.unmaredisapori.com, con la possibilità di iscriversi alla newsletter e di giocare on line.
SABATO 23 LUGLIO A RIMINI "FUOCO AL MITO" CON LA REALIZZAZIONE DAL VIVO DI UNA FORMA DI PARMIGIANO-REGGIANO; A LIDO DELLE NAZIONI LO SPETTACOLO "ARTUSI TRICOLORE", LEZIONE PER IL PUBBLICO SULLA PREPARAZIONE DELLE TAGLIATELLE BIANCHE, ROSSE E VERDI.
Bologna – Sabato 23 luglio approda a Rimini e a Lido delle Nazioni (FE) la rassegna “Emilia Romagna è Un Mare di Sapori”, promossa dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna per promuovere il meglio della produzione eno-gastronomica regionale attraverso un calendario estivo di eventi in programma lungo la riviera emiliano-romagnola.
Alle 21,30 nel Mercato Centrale Coperto di Rimini, andrà in scena “Fuoco al Mito”, la cottura sul fuoco a legna, nella tradizionale caldaia di rame, del latte destinato a diventare una forma di Parmigiano Reggiano. Un suggestivo modo per far conoscere in presa diretta uno dei prodotti di punta del ‘made in Italy’, in una serata che coinvolgerà il pubblico presente con la degustazione di scaglie di Parmigiano Reggiano stagionato, in abbinamento con il frizzante Lambrusco e la secca Malvasia. L’ingresso è libero.
“Emilia Romagna è Un Mare di Sapori” celebra insieme due importanti anniversari: il centenario della morte di Pellegrino Artusi, “padre della gastronomia italiana” ed il 150° della nascita dello Stato Italiano con lo spettacolo “Artusi tricolore”, l’evento realizzato da Koinè – Teatro sostenibile, che farà il suo esordio sabato 23 luglio a Lido delle Nazioni (Piazza Italia, ore 21,30, ingresso libero). Uno spettacolo sui generis che ha per protagonista una voce fuori campo, la voce “ricettante” di Artusi, che guiderà una sfoglina in una ‘lezione magistrale’. L’azdora indirizzerà il pubblico, dotato di attrezzatura e ingredienti, nella preparazione di una porzione di tagliatelle tricolori: bianche, con solo acqua e farina, come si fa nella tradizione centro-meridionale; verdi, mescolando alle uova, prima di unirle alla farina, degli spinaci lessati e ridotti in purea; rosse, con l’aggiunta di pomodori. Terminato lo spettacolo, ogni partecipante si porterà a casa una porzione di tagliatelle.
Nel corso della stessa serata verrà realizzata una degustazione teatralizzata dei prodotti DOP della provincia di Modena dal titolo “Il canto dei Lambruschi”. Momento nel quale vengono coinvolti i sensi e la mente dei partecipanti per far conoscere loro la filiera del vino e il suo radicamento alla terra e alla cultura umana che lo produce. Dopo Lido delle Nazioni, “Artusi Tricolore” sarà a Cesenatico domenica 31 luglio, sabato 6 agosto a Cattolica, venerdì 12 agosto a Cervia.
La rassegna “Emilia Romagna è Un Mare di Sapori” prevede ben 90 appuntamenti in quattro province (Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini), dai Lidi di Comacchio fino a Cattolica. Diverificate le tipologie di eventi del ricco cartellone: oltre all’omaggio al Parmigiano Reggiano, lo spettacolo dedicato all’Artusi tricolore, il Tramonto di Vino, sulle eccellenze enologiche, il Torneo internazionale di biglie da spiaggia, con protagonisti i prodotti DOP e IGP dell’Emilia-Romagna. “Emilia Romagna è un Mare di Sapori” è una manifestazione realizzata dall’Assessorato all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, con i Consorzi del Parmigiano-Reggiano e del Prosciutto di Parma e di Modena, in collaborazione con i Consorzi dei salumi piacentini, della Pesca Nettarina di Romagna, della Mortadella di Bologna, dell’Aceto balsamico tradizionale di Modena e Reggio Emilia, l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, Casa Artusi, la compagnia teatrale Koinè e Lepida Tv.Tutte le informazioni e il programma di “Emilia Romagna è un mare di Sapori” sono disponibili sul sito: www.unmaredisapori.com, con la possibilità di iscriversi alla newsletter e di giocare on line.
giovedì 4 novembre 2010
CONFAGRICOLTURA A RIMINI AL SALONE “KEYENERGY”. ”LA CRESCITA DELLE AGROENERGIE VA EQUILIBRATA CON UN QUADRO NORMATIVO STABILE ED INCENTIVI”
Fonte: Confagricoltura
«La produzione di beni alimentari è la mission degli agricoltori. Ma impegnarsi in tal senso non è più sufficiente. Puntiamo ad un’agricoltura pluriattiva, che integra e diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente. Senza contare che le filiere agroenergetiche alimentate da materie prime nazionali, aumentano il grado di autosufficienza energetica del Paese». Lo ha sottolineato il direttore generale di Confagricoltura Vito Bianco, chiudendo i lavori del convegno sulle tematiche delle fonti rinnovabili promosso, dalla stessa Confagricoltura e da Agroenergia, alla Fiera di Rimini nell’ambito del salone “KeyEnergy”.
Vito Bianco ha tratteggiato lo scenario attuale: crisi, diversificazione, territorio. Da qui prendono avvio le imprese agricole di nuova generazione, che coniugano mercato e green economy, cercando nuovi ed innovativi spazi produttivi. «Quando si parla di green economy - ha detto - la produzione di energia da biomasse coinvolge tutta la filiera (agricoltura, artigianato, industria, commercio), è un settore produttivo che interessa in modo profondo l’economia di un territorio».
Una produzione di energia che fa bene all’ambiente: «L’aspetto che maggiormente qualifica l’uso energetico delle biomasse - ha ricordato il direttore generale di Confagricoltura - è la forte valenza ambientale collegata al riutilizzo dei sottoprodotti e dei residui dell’attività agroforestale e delle industrie connesse nonché in alcune filiere come quella del biogas, alla conseguente riduzione delle emissioni degli effluenti zootecnici che possono contribuire ad alterare il clima».
Bianco si è soffermato anche sul rapporto “food - no food” ribadendo che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino la competizione. «Vi sono - ha detto - centinaia di migliaia di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbero essere vantaggiosamente destinati agli scopi energetici. In particolare 494 mila ettari di terreni a riposo, inclusi nella Sau, e 592 mila ettari di superficie non utilizzata, al di fuori della Sau, che si potrebbe valutare se e a quali costi destinare alla produzione di energie rinnovabili. In totale oltre un milione di ettari su cui concentrarsi per un vero e proprio piano di sviluppo dell’energia da biomasse».
Ha concluso il direttore generale: «Confagricoltura chiede un quadro normativo stabile e certezze almeno quinquennali, prevedendo incentivi, a favore degli imprenditori agricoli che si mettono in gioco. Solo così si può consentire la programmazione, gli investimenti e l’accesso al credito».
«La produzione di beni alimentari è la mission degli agricoltori. Ma impegnarsi in tal senso non è più sufficiente. Puntiamo ad un’agricoltura pluriattiva, che integra e diversifica con la produzione di energia il proprio reddito e che può continuare a fornire il potenziale multifunzionale di tutela del paesaggio e dell’ambiente. Senza contare che le filiere agroenergetiche alimentate da materie prime nazionali, aumentano il grado di autosufficienza energetica del Paese». Lo ha sottolineato il direttore generale di Confagricoltura Vito Bianco, chiudendo i lavori del convegno sulle tematiche delle fonti rinnovabili promosso, dalla stessa Confagricoltura e da Agroenergia, alla Fiera di Rimini nell’ambito del salone “KeyEnergy”.
Vito Bianco ha tratteggiato lo scenario attuale: crisi, diversificazione, territorio. Da qui prendono avvio le imprese agricole di nuova generazione, che coniugano mercato e green economy, cercando nuovi ed innovativi spazi produttivi. «Quando si parla di green economy - ha detto - la produzione di energia da biomasse coinvolge tutta la filiera (agricoltura, artigianato, industria, commercio), è un settore produttivo che interessa in modo profondo l’economia di un territorio».
Una produzione di energia che fa bene all’ambiente: «L’aspetto che maggiormente qualifica l’uso energetico delle biomasse - ha ricordato il direttore generale di Confagricoltura - è la forte valenza ambientale collegata al riutilizzo dei sottoprodotti e dei residui dell’attività agroforestale e delle industrie connesse nonché in alcune filiere come quella del biogas, alla conseguente riduzione delle emissioni degli effluenti zootecnici che possono contribuire ad alterare il clima».
Bianco si è soffermato anche sul rapporto “food - no food” ribadendo che attualmente in Italia non esistono elementi che ne evidenzino la competizione. «Vi sono - ha detto - centinaia di migliaia di ettari di superficie agricola non utilizzata che potrebbero essere vantaggiosamente destinati agli scopi energetici. In particolare 494 mila ettari di terreni a riposo, inclusi nella Sau, e 592 mila ettari di superficie non utilizzata, al di fuori della Sau, che si potrebbe valutare se e a quali costi destinare alla produzione di energie rinnovabili. In totale oltre un milione di ettari su cui concentrarsi per un vero e proprio piano di sviluppo dell’energia da biomasse».
Ha concluso il direttore generale: «Confagricoltura chiede un quadro normativo stabile e certezze almeno quinquennali, prevedendo incentivi, a favore degli imprenditori agricoli che si mettono in gioco. Solo così si può consentire la programmazione, gli investimenti e l’accesso al credito».
Etichette:
agroenergie,
confagricoltura,
incentivi,
rimini,
salone keyenergy
Iscriviti a:
Post (Atom)