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venerdì 19 ottobre 2012

COLDIRETTI: GLI ITALIANI AL TEMPO DELLA CRISI. L’INDAGINE SWG PRESENTATA AL XII FORUM INTERNAZIONALE DELL’AGRICOLTURA E ALIMENTAZIONE DI CERNOBBIO

Fonte: Coldiretti Ferrara  

L’indagine SWG/COLDIRETTI fotografa le difficoltà delle famiglie italiane e la difficile situazione economica, politica e sociale che stiamo vivendo. Rinunce ma anche comportamenti più virtuosi e meno sprechi: tengono gli acquisti dai produttori e ritornano le vecchie ricette per riciclare avanzi a tavola.

Comunicato stampa completo con dati e tabelle a questo indirizzo:
www.agrestetv.it/documenti/COLDIRETTI_TEMPO_DI_CRISI.doc

lunedì 16 luglio 2012

GLI EMILIANO-ROMAGNOLI E IL MONDO RURALE, I RISULTATI DI UN SONDAGGIO SWG COMMISSIONATO DALLA REGIONE. AMBIENTE, TIPICITÀ, TRADIZIONE, TERRITORIO I VALORI PIÙ SENTITI. IL 39% DEGLI INTERVISTATI FA CON REGOLARITÀ LA SPESA DIRETTAMENTE DAL CONTADINO.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione  

Rabboni: "sfatati molti luoghi comuni e riconosciuto alla campagna un importante ruolo sociale. Investire su filiera corta e qualità". I dati per provincia.

Bologna - Un luogo dal forte valore simbolico, importante per la trasmissione di valori positivi all’intera società, primo fra tutti l’attenzione all’ambiente, ma, anche, un luogo con una valenza pratica, in cui sempre più persone si recano per acquistare direttamente dal produttore cibo genuino, di qualità e rispettoso della tradizione. E’ quanto emerge da un sondaggio sul rapporto tra gli emiliano-romagnoli e il mondo rurale voluto dall’Assessorato regionale all’agricoltura nell’ambito dell’iniziativa Fattore Aperte e realizzato dalla società SWG su un campione di 700 cittadini. “Questo sondaggio – ha commentato oggi a Bologna illustrando la ricerca l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – sfata una serie di luoghi comuni che dipingono la campagna come un luogo marginale e arretrato, assegnandole invece una nuova funzione sociale: quella della tutela dell’ambiente, della tradizione e del territorio. Questo sondaggio ci dice inoltre che sono tanti gli emiliano-romagnoli che vanno in campagna per acquistare direttamente dal produttore, reagendo in questo modo ai rischi di una globalizzazione che sempre più ci propone prodotti indistinti e senza garanzie. Su questo elemento dobbiamo lavorare, dando sempre più valore alla filiera corta, ai prodotti tipici e di qualità. Investire sulla qualità e sulla tipicità è peraltro strategico non solo per il mercato interno, ma anche per i mercati esteri, dove i prodotti italiani sono riconosciuti e apprezzati soprattutto per le loro caratteristiche di forte identità e legame con il territorio”.  

I risultati dell’indagine: rispetto dell’ambiente, sicurezza alimentare e acquisti diretti dal produttore

Dall’indagine emerge che gli emiliano-romagnoli hanno un rapporto molto forte con la campagna sia su un piano simbolico e immateriale, sia su un piano più funzionale. Interrogati su quali valori può offrire il mondo agricolo alla società, ben il 66% degli intervistati risponde “il rispetto dell’ambiente” e una percentuale altrettanto rilevante del 52% il “rispetto dei tempi della natura”. Allo stesso tempo ben il 60% dichiara di acquistare direttamente dal produttore quando si reca in campagna, con un segmento del 39% che ha fatto di questa modalità di acquisto un’abitudine significativa (una volta al mese) o addirittura regolare (tutte le settimane). L’acquisto diretto dal produttore è più frequente nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni e tra chi risiede nelle province di Ferrara e in quelle romagnole. Strettamente collegata a questa, è la risposta che riguarda “il ruolo primario dell’agricoltore nella società” che per il 41% è quello di “garantire la sicurezza alimentare ai consumatori” e per il 40% di “custodire la tradizione alimentare emiliano-romagnola”. Una percentuale del 31% assegna all’agricoltore anche il ruolo di tutelare l’ambiente da inquinamento e dissesto idrogeologico. Significativo anche il dato del 51% relativo a chi dichiara di “acquistare spesso prodotti tipici”, percentuale che sale al 69% nella fascia d’età tra i 45 e i 54 anni. Il 60% di acquista prodotti tipici lo fa “rivolgendosi alla grande distribuzione”, ma ben il 42% – ancora una volta – compra “direttamente dal produttore”. Il 37% degli intervistati è disposto a pagare anche un 5% in più per aver garantita tipicità e tradizione, una percentuale ancora abbastanza elevata – nonostante la crisi economica – anche rispetto al dato del 7% registrato nel 2007. Città e campagna appaiono in Emilia-Romagna due realtà spesso comunicanti. Il 41% degli intervistati (in particolare chi vive nei piccoli centri con meno di 10 mila abitanti) dichiara di “vivere in campagna”, e il 64% di chi vive in città afferma di “recarsi in campagna" spesso (almeno una volta al mese) o sempre ( almeno una volta la settimana). Analizzando i motivi che spingono a questa scelta, troviamo per il 56% quello di “stare a contatto con la natura”, per il 53% l’”esigenza di rilassarsi” e per il 36% l’esigenza di “gustare prodotti genuini”. Tra le attività che vengono svolte in campagna, l’ "acquisto diretto dal produttore” (60%) stacca decisamente tutte le altre, seguito da il “soggiorno in un agriturismo” per il 37% e per un terzo degli intervistati (30%) dalla “coltivazione di un pezzo di terra”. La vacanza in agriturismo intercetta soprattutto l’interesse di chi ha tra i 25 e i 44 anni, un livello alto di istruzione, figli piccoli e risiede in città. L’acquisto in azienda, la vacanza in agriturismo e la coltivazione di un proprio orto si confermano ai primi posti anche tra i “desideri” degli emiliano-romagnoli, con in più un 35% degli intervistati che alla domanda “cosa le piacerebbe fare in campagna” risponde addirittura “viverci”.

In allegato: i dati per provincia relativi alle attività svolte in campagna e all'acquisto in azienda

www.agrestetv.it/documenti/Attivitaincampagna.pdf
www.agrestetv.it/documenti/Acquistoinazienda.pdf

giovedì 17 maggio 2012

COLDIRETTI: QUANTE DIFFICOLTA’ PER LE IMPRESE GIOVANI, MA QUANTO RENDONO IN PIU’: CRESCONO IL TRIPLO CON META’ CREDITO

Fonte: Coldiretti Ferrara

Un sondaggio SWG e Giovani Impresa Coldiretti evidenzia la difficoltà di accesso al credito per le imprese giovani, ma una “resa” quasi tripla rispetto alle imprese senior.

 Le giovani imprese hanno la metà delle possibilità di accedere al credito rispetto a quelle adulte, ma crescono il triplo. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Swg presentata a Roma in occasione dell’Assemblea di Coldiretti Giovani Impresa, in rappresentanza delle 61mila imprese agricole condotte da giovani in Italia. L’esperienza del settore agricolo - sottolinea la Coldiretti - conferma che quando in azienda è presente un giovane la crisi si fa meno sentire, con risultati migliori in termini di reddito ed occupati. Il 33 per cento dei giovani agricoltori si trova in fase di espansione aziendale, al Nord come al Sud, contro il 10 per cento della media nazionale, e ciò nonostante le opportunità di ottenere finanziamenti dalle banche - sottolinea Coldiretti - si riducono della metà: il 17 per cento degli under 30 segnala, infatti, difficoltà rispetto all’8 per cento degli adulti. Gli under 30 sono particolarmente attivi nell’export, con il 13 per cento dei giovani che vende oltre confine, contro una media nazionale dell’8 per cento. Il 40 per cento dichiara inoltre di aver aumentato il proprio fatturato nell’ultimo anno. Ancora, il 37 per cento - continua Coldiretti - vuole espandersi nei prossimi tre anni, attraverso l’affitto (22 per cento) o l’acquisto di terreni (15 per cento). Un’azienda su due vanta anche una certificazione di qualità mentre il 63 per cento è multifunzionale contro il 37 per cento del campione nazionale. Non a caso, il principale settore di investimento per i giovani imprenditori (42 per cento) è la vendita diretta dei propri prodotti, seguita da agroenergie (24 per cento) e agriturismo (18 per cento). Ma la filiera corta con la vendita diretta in azienda o nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica è anche il canale commerciale preferito (64 per cento contro il 36 per cento del campione nazionale). Sul fronte occupazionale, nelle giovani imprese agricole lavorano stabilmente in media tre persone all’anno. Forte la presenza di lavoratori immigrati, in media del 18 per cento contro il 10-11 per cento generale. Non mancano però gli ostacoli: per il 36 per cento dei giovani la principale difficoltà per lo sviluppo di impresa è la burocrazia. “Per consolidare questi risultati serve una politica di creazione di imprese giovani all’interno di un’idea precisa di crescita economica del Paese - sottolinea il delegato nazionale di Coldiretti Giovani Impresa, Vittorio Sangiorgio - che si basi su intelligenti attività di promozione e di accompagnamento alla fase di progettazione; su meccanismi di assistenza allo start-up; su innovative ipotesi per la messa a disposizione delle giovani imprese dei terreni, su un coordinamento tra le diverse competenze; su una regolamentazione e semplificazione dell’accesso al credito per evitare che in un momento di crisi economica e di scarsità di risorse si rischi di lasciare inutilizzate risorse disponibili e a cui i nostri giovani non riescono ad accedere”. L’agricoltura è l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori agricoli under 30 negli ultimi quindici anni”, ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “nell’attività manifatturiera tale percentuale si è piu’ che dimezzata. La presenza di giovani agricoltori - ha concluso Marini - è rimasta percentualmente stabile a conferma che il ricambio generazionale in agricoltura è più alto che in altri settori.

 L’IDENTIKIT DEI GIOVANI IMPRENDITORI AGRICOLI ITALIANI
• 61mila
• il 40 per cento ha aumentato il proprio fatturato nell’ultimo anno
 • il 33 per cento è in fase di espansione aziendale
• Il 50 per cento ha una certificazione di qualità

Fonte: Elaborazioni Swg/Coldiretti Giovani impresa