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mercoledì 11 febbraio 2015

NITRATI: COLDIRETTI E-R, BENE ROAD MAP PER REVISIONE ZONE VULNERABILI

Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna  

TONELLO: CONFERMATA NOSTRA POSIZIONE, SALVO 50% PLV AGRICOLA REGIONALE

Dopo le tante battaglie condotte da Coldiretti Emilia Romagna per dimostrare che la zootecnia non è la fonte di inquinamento dei nitrati nelle falde acquifere, accogliamo positivamente la Road Map per arrivare in tempi brevi alla revisione delle zone vulnerabili ai nitrati. E’ quanto afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna nel commentare positivamente la proposta congiunta dei ministri dell’Agricoltura, Maurizio Martina e dell’Ambiente, Gianluca Galletti di accelerare i tempi e prevedere la presentazione il 17 marzo prossimo da parte delle Regioni interessate delle proposte per la revisione delle zone vulnerabili, a seguito del confronto tecnico anche con gli assessori all’ambiente delle Regioni. “La metà dei 4.000 milioni di Euro della Plv agricola dell’Emilia Romagna – commenta Tonello – è costituito dagli allevamenti il cui futuro dipende in larga parte dalla Road Map, in particolare per quanto riguarda i prodotti di eccellenza, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma al culatello di Zibello. Già tre anni fa uno studio dell’Università di Ferrara, svolto nell’ambito del progetto europeo Eu.Water, dimostrava che lo spandimento dei concimi organici non aumenta l’inquinamento da nitrati, ma anzi lo diminuisce, confermando le posizioni di Coldiretti. Ben venga, quindi, lo studio super-partes dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) che scagiona definitivamente l’allevamento e accerta finalmente la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee di settori diversi dalla zootecnia”. Coldiretti Emilia Romagna – ha proseguito Tonello – prende atto della volontà di rispettare l’accordo “salva stalle” promosso da Coldiretti con i due Ministri interessati e di chiudere entro due mesi l’istruttoria regionale per portare a termine l’operazione verità nella perimetrazione delle aree vulnerabili. “Ci auguriamo – ha concluso Tonello - è che entro il 17 marzo tutte le regioni interessate, Emilia Romagna in testa, possano portare al tavolo di lavoro convocato in sede congiunta dai ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente una propria proposta supportata da idonei dati tecnici così da consentire immediatamente la discussione a livello europeo della nuova delimitazione”.

lunedì 19 gennaio 2015

ZOOTECNIA, MARTINA: OLTRE 200 MILIONI DI EURO ALL’ANNO PER RECUPERARE EFFICIENZA E RIDURRE LA DIPENDENZA DALL’ESTERO

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“Come Governo siamo in campo a sostegno della filiera zootecnica per trovare un nuovo modello sostenibile di produzione, recuperando così margini di efficienza e riducendo la dipendenza dall’estero. Per questo abbiamo deciso, in sinergia con le Regioni, di stanziare per il comparto oltre 200 milioni di euro all'anno di fondi europei nella nuova programmazione 2014/2020. Si tratta di un aiuto concreto per i nostri allevatori, con particolare attenzione a quelli di montagna per il loro ruolo anche sociale. Voglio ricordare, inoltre, che ad aprile entrerà in vigore il regolamento sull'origine delle carni diverse da quelle bovine che potrà dare una mano al settore puntando sul Made in Italy. Discorso a parte, invece, per il latte, con la fine del regime quote il 31 marzo. Abbiamo istituito un Fondo Latte di qualità con una dotazione finanziaria di circa 110 milioni di euro nel triennio 2015-2017 e abbiamo chiesto a Bruxelles nuove norme sull’etichettatura per garantire la provenienza del latte. La sicurezza alimentare per noi è fondamentale. Lo dimostrano gli oltre 100mila controlli effettuati lo scorso anno, il monitoraggio costante e capillare anche sul web e la scelta di organizzare al Parco tecnologico padano di Lodi, a marzo, in vista di Expo Milano 2015, un Forum europeo sulla lotta alla contraffazione agroalimentare.” È quanto dichiara il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina.

lunedì 29 dicembre 2014

VERSO IL 2015, AGRINSIEME EMILIA ROMAGNA ALLA NUOVA GIUNTA REGIONALE: “CHIUSE 1.900 AZIENDE AGRICOLE NELL’ULTIMO ANNO. DALLA ZOOTECNIA ALLA FRUTTICOLTURA ALLA BARBABIETOLA, BISOGNA CONVERGERE SU STRATEGIE DI VALORIZZAZIONE DEGLI AREALI PRODUTTIVI; GOVERNARE L’OFFERTA; OPERARE SU MODALITÀ DI DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO E ANDARE VERSO UNA MAGGIORE AGGREGAZIONE DEL SISTEMA”

Fonte: Agrinsieme Emilia - Romagna

Salutato Babbo Natale, gli agricoltori si apprestano ad archiviare l’orribile 2014 e a disegnare le linee guida del nuovo anno. Con un’incognita di nome Russia destinata ad influire in maniera sempre più decisiva sull’agricoltura dell’Emilia Romagna. “Chiuse 1.900 aziende agricole nell’ultimo anno. Dalla zootecnia alla frutticoltura finanche alla barbabietola, bisogna convergere su strategie di valorizzazione degli areali produttivi; governare l’offerta giocando un ruolo importante nella programmazione, organizzazione e commercializzazione; operare su modalità di differenziazione e innovazione del prodotto e andare verso una maggiore aggregazione del sistema”. E’ questa, in sintesi, la road map per il 2015 indirizzata alla nuova giunta regionale da Agrinsieme Emilia Romagna. Il raggruppamento che riunisce Confagricoltura, Cia, Fedagri-Confcooperative, Agci-Agrital e Legacoop Agroalimentare e conta in regione oltre 40mila imprese associate, fa il punto e chiude l’annata agraria soffermandosi su alcuni settori strategici dell’agroalimentare emiliano romagnolo:  
Pomodoro da industria: Netto incremento della produzione regionale del pomodoro da industria (+26 per cento rispetto all’anno precedente) su una superficie coltivata di 24.533 ettari complessivi, tuttavia la campagna 2014 si è chiusa con un andamento stagionale altalenante che ha portato una parte del distretto ad avere basse produzioni e prezzi ancora troppo volatili. “Un’annata condizionata da maltempo e problematiche fitosanitarie e flagellata dal calo delle rese e dall’applicazione dei parametri qualitativi” – commenta Guglielmo Garagnani, presidente regionale di Confagricoltura e coordinatore di Agrinsieme Emilia Romagna. Risultato: resa media per ettaro inferiore alla media triennale 2011-2013 (65,07 t/ha rispetto a 69,19 t/ha) e drastica riduzione degli introiti delle imprese agricole pari al 20%. “La trattativa con l’industria per il 2015 – incalza Garagnani - dovrà pertanto mettere al centro la scaletta dei parametri qualitativi per permettere all'agricoltore di avere un prezzo del prodotto più stabile”.  
Barbabietola da zucchero: La fase estiva della campagna bieticolo-saccarifera è stata caratterizzata da incessanti precipitazioni e da temperature al di sotto della media stagionale. Tali condizioni hanno indotto livelli polarimetrici medio bassi, accompagnati da buone performance in relazione alla resa in radici. Complessivamente, sono stati registrati in Emilia Romagna ottimi livelli produttivi: oltre 10 t/ha su una superficie coltivata di 27mila ettari. “Le frequenti piogge durante le fasi di raccolta e di conferimento del prodotto hanno purtroppo indotto rallentamenti nei programmi di consegna ed una conseguente maggiorazione dei costi per le aziende agricole. Nonostante queste criticità e avversità, il risultato è eccezionale: la barbabietola si dimostra una coltura insostituibile in Emilia Romagna e lo è ancora di più alla luce delle norme sul greening previste dalla nuova Politica Agricola Comunitaria che richiedono l’avvicendamento colturale” – precisa il coordinatore di Agrinsieme Emilia Romagna, Garagnani.
Frutticoltura e Vino: Raccolta frutticola in crescita (pesche, +3,6%; nettarine, + 21,7%; albicocche, +54,7%) rispetto ad un’annata 2013 assai scarsa ma prezzi pagati agli agricoltori di gran lunga inferiori ai costi di produzione (le pesche hanno toccato 16 centesimi al chilo; le pere, 20 centesimi). Produzione in caduta libera, invece, per i vini bianchi e rossi con indici negativi soprattutto in Romagna: il 2014 ha segnato una flessione complessiva del 6 per cento rispetto all’anno precedente. Sul fronte dei prezzi, si è evidenziato un drastico calo delle quotazioni, ben oltre il 10 per cento, con i vini di fascia medio bassa che hanno mostrato maggiori segni di sofferenza. Ad incidere sul trend negativo dell’annata vitivinicola anche l’aumento dei costi di produzione dovuto al protrarsi dell’estate “pazza” che ha richiesto interventi sanitari e agronomici extra. “Nel 2015 la produzione frutticola e vitivinicola dovrà concentrarsi – afferma Carlo Piccinini, presidente di Fedagri-Confcooperative Emilia Romagna - sulla valorizzazione dei prodotti e su una commercializzazione più strutturata capace di competere con gli altri paesi del bacino del Mediterraneo. Tra i nodi chiave, la distribuzione, i rapporti con la GDO e la promozione dell’export: nel settore ortofrutticolo in particolare, la fase di lavorazione e trasformazione è troppo onerosa se paragonata a quella della Spagna, causa l’alto costo del lavoro e dell’energia; servono inoltre misure concrete e coordinate come l’assicurazione del credito all’esportazione. Con una variabile da non sottovalutare: il crollo dell’export verso la Russia ha innescato effetti immediati e drammatici sull’agricoltura regionale e la crisi del rublo che si sta profilando – conclude Piccinini - renderà sempre più difficile il commercio con quell’area”.  
Zootecnia: L'intero aggregato zootecnico in Emilia Romagna ha ceduto in un anno il 7,4%: un risultato che ha comportato una flessione del 5,7% dei prezzi del bestiame vivo e le riduzioni del 9,2% dei prodotti lattiero caseari, oltre che dell'8% delle uova. I costi di allevamento hanno consentito di ridurre in parte le perdite soprattutto grazie alla flessione dei prezzi dei mangimi. Per quanto riguarda il comparto del latte ed i suoi derivati, prosegue la crisi di mercato con un calo delle quotazioni all’origine: -3,7% su base congiunturale e -0,7% su base tendenziale, principalmente a causa della debolezza persistente delle quotazioni del Parmigiano Reggiano pari ad un 15,8% in meno rispetto all’anno precedente. “Nel 2014 c’è stato solo un lieve incremento della produzione di forme (+0,7%), ma occorre – dichiara Antonio Dosi, presidente Cia Emilia Romagna - riequilibrare l’offerta di formaggio sul mercato attuando con velocità e rigore il trasferimento di latte ad altre destinazioni e puntando a recuperare l’insufficiente valorizzazione del prodotto oggetto di importanti flussi di esportazione”. Il settore suinicolo si sta disallineando dalle dinamiche dell’industria di trasformazione. Ciò penalizza la produzione agricola a livello dei prezzi dei suini da macellazione rispetto al 2013 (- 11,8%) ed in termini di produzione nazionale. “Occorre ricreare – continua Dosi - l’interesse della filiera ad uno sviluppo omogeneo della stessa, mantenendo le relazioni con gli altri mercati di importazione di prodotti integrativi e ricercando mercati esteri per la valorizzazione delle carni e dei trasformati realizzati secondo i percorsi di qualità tipici della tradizione suinicola regionale”. Il settore avicunicolo, quello con il maggior grado di integrazione produttiva e con il più alto tasso di autoapprovvigionamento, risente delle dinamiche dei consumi e del peso della distribuzione organizzata con cali significativi delle quotazioni di mercato (polli -10,1%; tacchini – 2,8%; uova -6,6%; conigli -20,3% rispetto all’anno precedente). Si reputa pertanto indispensabile mettere a valore l’attuale dimensione di filiera per costruire condizioni di maggiore stabilità dei redditi integrando gli attuali sbocchi interni con azioni mirate sui mercati esteri, al fine di mantenere vivaci le quotazioni nazionali trasferendo offerte eccedenti di prodotto. Persiste, infine, l’esigenza di ridare redditività all’allevamento bovino a fronte della perdita di valore del mercato per i capi nati all’estero ed allevati in Italia, caratterizzato da un calo delle macellazioni (-5,6% nei primi nove mesi del 2014), un calo medio delle quotazioni all'origine del 3% su base annua con punte molto negative per le vacche (-10%) e i vitelli (-7%). Tra gli obiettivi: rafforzare le due maggiori industrie di macellazione di carne bovina su territorio regionale e le loro filiere di trasformazione e commercializzazione, al fine di ricreare condizioni di convenienza per l’allevamento bovino da carne. Sul trend dei consumi, “la vendita delle carni bovine in Emilia Romagna - osserva Giovanni Luppi, presidente del Distretto Nord Italia Legacoop Agroalimentare - ha subito nel 2014 una flessione del 2-3% dovuta soprattutto al consolidarsi di una dieta alimentare alternativa. Si confermano invece segnali di stabilità nei consumi di salumi e insaccati, dove soccombe però il comparto più tradizionale a vantaggio di prodotti innovativi poveri di grassi”.

martedì 22 luglio 2014

ZOOTECNIA, CONFAGRICOLTURA: INACCETTABILE ED ANACRONISTICA LA PROPOSTA DELL’AIA DELL’OBBLIGO DELL’ISCRIZIONE AL LIBRO GENEALOGICO DI RAZZA

Fonte: Confagricoltura

Desta sconcerto in Confagricoltura la proposta avanzata dal presidente dell’AIA Salcuni, nel corso della recente Assemblea, di imporre a tutti gli allevamenti che operano in una delle filiere produttive dei prodotti a denominazione d’origine protetta (D.O.P.) l’iscrizione dei propri capi al libro genealogico di razza (LL.GG). Una proposta, evidenzia l’Organizzazione degli imprenditori agricoli, ancor più preoccupante in quanto abbinata ad un’inaccettabile ipotesi di modifica della Legge 30 del 1991 inerente la riproduzione animale e la tenuta dei Libri genealogici. Mentre da tempo l’Europa e le Autorità garanti della Concorrenza e del Mercato difatti ci chiedono, come per altro auspicato dalla parte più avanzata del mondo produttivo, di rendere possibile agli operatori di scegliere - in una situazione di effettiva concorrenza – tra diverse strutture operanti nella selezione c’e’ chi, per fini evidentemente diversi dalla ricerca dell’efficienza economica e produttiva, muovendosi in direzione diametralmente opposta, punta verso rinnovate, anacronistiche ed improponibili situazioni di monopolio. Confagricoltura ricorda che l’attuale formulazione della legge 30/91 è ritenuta, in più segnalazioni inoltrate dall’Antitrust nazionale alle presidenze di Camera e Senato, non conforme alla normativa sulla concorrenza in quanto attribuisce ”ingiustificati vantaggi agli iscritti al sistema AIA anche nell’individuazione di canali distributivi e commerciali privilegiati”. Sottolinea, quindi, come siano da contrastare tutte le norme – come quella di pervenire ad unico ente di gestione - che possano rendere obbligatoria per l’esercizio di una qualsiasi attività produttiva l’iscrizione ad un sistema chiuso.

martedì 27 maggio 2014

AIUTI ACCOPPIATI, RABBONI: "UNA PROPOSTA CHE NON CI SODDISFA PIENAMENTE." NON È STATO INCREMENTATO IL BUDGET PER IL POMODORO DA INDUSTRIA, MA SONO ANNUNCIATE RISORSE AGGIUNTIVE DALLA NUOVA OCM ORTOFRUTTA

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione

“Una proposta che non ci soddisfa pienamente, ma che abbiamo accettato per senso di responsabilità nazionale. Il tempo era scaduto e occorreva decidere”. Così l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni sull’accordo, raggiunto oggi a Roma tra Ministero delle politiche agricole e Regioni, per gli aiuti accoppiati della nuova Pac 2014-2020 e la definizione di agricoltore attivo. Il compromesso prevede che il prelievo sui pagamenti diretti per finanziare gli aiuti accoppiati passi dal 10 all’11%, per complessivi 39 milioni di euro all’anno. Queste risorse verranno utilizzate per incrementare gli aiuti accoppiati già decisi per olio d’oliva, zootecnia (in particolare di montagna) e ovi-caprini e per stanziare 10 milioni di euro (inizialmente non previsti) a sostegno della coltura della soia. “Purtroppo - sottolinea Rabboni – non si è trovato l’accordo per incrementare anche il budget degli aiuti accoppiati per il pomodoro da industria e la barbabietola, mentre nessun aiuto è previsto per la frutta trasformata”. “A parziale compensazione – conclude Rabboni – il Ministro ha annunciato che nella nuova Ocm ortofrutta verrà attivato per il comparto del pomodoro da industria, un settore strategico per l’agroalimentare nazionale, un contributo per l’acquisto di piantine particolarmente resistenti che potrà andare da 100 a 300 euro a ettaro”.

giovedì 6 febbraio 2014

COLDIRETTI: 10 MILIONI DI ANIMALI IN MENO NEL 2013, ZOOTECNIA SEMPRE MENO MADE IN ITALY. VECCHIA FATTORIA ADDIO

Fonte: Coldiretti Ferrara

A rischio estinzione 130 razze italiane di mucche, asini, maiali, pecore e galline, ma a rischio è tutto il settore dell’allevamento italiano, che vale circa 17,3 miliardi di euro, il 35% dell’agricoltura nazionale e circa 800.000 persone impiegate, con l’aumento incontrollato della concorrenza sleale a basso costo e zero trasparenza.

 La crisi mette a rischio la vecchia fattoria in Italia dove in un solo anno sono scomparsi oltre 10 milioni di mucche, maiali, pecore, capre, galline, oche e conigli. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme con il primo dossier sulla scomparsa degli animali dalle stalle italiane, in occasione dell’apertura della Fieragricola di Verona dove è tornata l’“Arca di Noe” con le piu’ rare e curiose razze in pericolo di estinzione. L’iniziativa promossa dalla Coldiretti in collaborazione con Italialleva dell’Associazione italiana allevatori (AIA) nel Padiglione 9 è forse l’ultima occasione per conoscere alcuni animali dal vivo nell’ambito della piu’ grande “stalla” mai aperta al pubblico in città in Italia. Stalle, pollai e ovili si sono svuotati nel corso del 2013 con la Fattoria Italia che ha perso in un anno - sottolinea la Coldiretti - circa 7 milioni di polli e galline, 750mila tacchini. 700mila conigli e circa mezzo milione tra faraone, oche ed anatre. All’appello - continua la Coldiretti - sono venuti a mancare anche gli animali piu’ grandi: circa un milione di pecore, agnelli e capre, 650mila maiali, 45mila manze e 25mila bufali. Un crollo che - continua la Coldiretti - rischia di compromettere anche la straordinaria biodiversità degli allevamenti italiani dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale dell’ultima programmazione. Se dell’asino romagnolo noto per il suo temperamento vivace - sottolinea la Coldiretti - sono rimasti solo 570 esemplari impegnati nella produzione di latte uso pediatrico e per l’onoterapia, della capra Girgentana dalle lunghe corna a forma di cavaturacciolo si contano circa 400 capi per la produzione di latte destinato alla Tuma ammucchiata (formaggio nascosto) stagionata in fessure di muro ingesso e/o pietra, che in passato venivano murate per nasconderle ai briganti. Ma ci sono anche – continua la Coldiretti - la gallina di Polverara, ritratta con il caratteristico ciuffo fin dal 1400 in quadri e opere conservati anche nei Musei vaticani, la Mora romagnola una curiosa razza di maiale dal mantello nerastro, con tinte dell’addome più chiare, i bovini di razza Garfagnina con mantello brinato e pelle di colore ardesia che annovera una popolazione di appena 145 capi o quelli di razza Pontremolese che sono rimasti appena in 46. Piu’ numerose le pecore della razza Brogna con un gregge di qualche migliaio di animali che si caratterizzano dalle macchie rossastre più o meno estese che punteggiano la testa, le orecchie e gli arti mentre la pecora dirazza Alpagota, originaria dallo storico altopiano di Alpago da cui prende il nome, puo’ contare oggi su 3363 capi. A rischio non c’è pero’ solo la biodiversità, ma anche un importante comparto economico con l’allevamento italiano che vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35% dell’intera agricoltura nazionale con un impatto rilevante anche dal punto di vista occupazionale con circa 800mila persone al lavoro. La scomparsa dellaFattoria Italia fa aumentare la dipendenza dall’estero che ha già raggiunto livelli preoccupanti: l’Italia importa il 42 per cento del latte che consuma, il 40 per cento della carne di maiale, il 30 per cento di quella ovicaprina e il 10 per cento della carne coniglio. Sotto accusa per la Coldiretti è la mancanza di trasparenza nell’informazione ai consumatori che favorisce la concorrenza sleale di latte e carne a basso prezzo importati dall’estero. “Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”, ha denunciato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel chiedere “la piena attuazione della legge sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti come richiesto peraltro dalla recente mozione approvata all'unanimità dall'Aula della Camera sull'etichettatura dei prodotti alimentari all’inizio dell’anno”. Attualmente, infatti, in Italia non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza del latte a lunga conservazione in vendita e neanche l’origine del latte di mucca, pecora o capra impiegato nei formaggi. La mancanza di trasparenza in etichetta sullareale origine colpisce anche la carne di coniglio, pecora, capra o maiale in vendita come fresca o anche trasformata. Le importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità fanno concorrenza sleale ai prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma, con 615mila maiali “sfrattati” dall’Italia solo nell’ultimo anno. In Italia sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni nel 2012, mentre a fronte di un consumo di 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è stato semplicemente confezionato in Italia o addirittura è arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del Pese. Ma ad essere importati – conclude la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre, all’insaputa del consumatore, formaggi di fatto senza latte.

giovedì 23 agosto 2012

SICCITA’, GUIDI (CONFAGRICOLTURA) SCRIVE AL MINISTRO CATANIA: “ZOOTECNIA IN GINOCCHIO PER GLI ALTI COSTI DI ENERGIA E ALIMENTAZIONE. LA DRASTICA RIDUZIONE DEI RACCOLTI MONDIALI E DEGLI STOCK HA PORTATO AD AUMENTI RECORD PER MAIS E SOIA”

Fonte: Confagricoltura

 “Tra i molti i danni, diretti ed indiretti, provocati o aggravati dalla siccità non vanno dimenticati quelli che sta sopportando la zootecnia”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi che ha scritto una lettera al ministro per le Politiche agricole Mario Catania sollecitando la riapertura di uno o più “tavoli di confronto” tra i componenti delle varie filiere zootecniche “per affrontare la difficile situazione di mercato e definire un’intesa che salvaguardi le produzioni nazionali”. Ad avviso di Guidi si è delineato un quadro economico insopportabile per le aziende zootecniche che si aggrava giorno dopo giorno, nel silenzio e nel disinteresse complessivo verso la loro situazione. “Strette nella morsa dell’aumento dei prezzi delle principali materie prime, del costo del petrolio e dei suoi derivati e della riduzione dei prezzi dei prodotti, le imprese zootecniche italiane sono ormai allo stremo. Rischiamo di perdere un tessuto produttivo vitale e fondamentale per il made in Italy agroalimentare”. A causa della siccità, la peggiore degli ultimi 55 anni che sta danneggiando le colture cerealicole del Midwest degli Stati Uniti ma anche altri grandi paesi produttori come la Russia oltre che flagellando le campagne italiane, si prevede – ha ricordato il presidente di Confagricoltura - una drastica riduzione delle produzioni cerealicole che determinerà una flessione degli stock mondiali in particolare di mais (-8%, scendendo a quota 123 milioni di tonnellate) e soia (-4%, attestandosi a poco più di 53 milioni di tonn) ed avrà ripercussioni negative durature su mercati e approvvigionamenti. “I prezzi dei cereali sono alle stelle con aumenti record insostenibili”. Ha concluso il presidente di Confagricoltura Guidi: “Salvaguardare la vitalità delle imprese zootecniche, messa in discussione da eventi eccezionali e straordinari, deve rappresentare, soprattutto in questa fase difficile dell’economia, una priorità sia per il nostro Governo che per l’Unione Europea”.

martedì 10 gennaio 2012

PREZZI CARNE, CONFAGRICOLTURA: “RABOBANK PREVEDE UN 2012 POSITIVO PER GLI ALLEVAMENTI EUROPEI, MA IN ITALIA LA SFIDA E’ NON CHIUDERE”

Fonte: Confagricoltura

“Rabobank prevede per il 2012 prospettive positive per gli allevatori europei del settore delle carni bovine, ma la situazione della zootecnia italiana appare decisamente diversa da quella del resto d’Europa. Il settore nazionale vive, infatti, una condizione di estrema difficoltà commerciale ed economica: a preoccupare sono, in particolare, le decisioni di carattere fiscale, l’incerto andamento della domanda, penalizzata dalla crisi economica, e l’aumento dei costi di produzione”. Così Confagricoltura commenta il rapporto del colosso finanziario olandese che ha nell’originaria specializzazione in agricoltura il suo punto di forza.

Secondo Rabobank, gli allevamenti di bovini da carne, quest’anno, dovrebbero beneficiare, a livello europeo, della situazione derivante da un calo produttivo stimato intorno all’ 1,1% rispetto al 2011 e di un miglior andamento dell’export che potrebbe attestarsi sui livelli del 2009.

Nel settore suinicolo, Rabobank stima che la minor produzione ipotizzata (-3,6%) potrebbe innescare un andamento positivo dei prezzi all’origine e per gli avicoltori europei i ricavi dovrebbero migliorare leggermente. Questo mentre, per le ditte di macellazione e di trasformazione, nello scenario descritto dall’Istituto olandese, la sicurezza di approvvigionamento diventerà più importante del prezzo.

“Per gli allevatori italiani, invece, sarà già un successo riuscire a sopravvivere alle difficoltà”, conclude Confagricoltura e avverte: “E’ assolutamente necessario dare ad un settore tanto rilevante nel panorama dell’agroalimentare made in Italy la possibilità di un’energica inversione di rotta”.

giovedì 31 marzo 2011

COLDIRETTI, CON INFLAZIONE AUMENTANO LE SPESE PER GLI ANIMALI (+19 %) IN CASE E STALLE

Fonte: Coldiretti Ferrara

Per riempire la mangiatoia rincari quasi 10 volte superiori a quelli per apparecchiare la tavola

Aumento record del 19 per cento per i prezzi dei mangimi che fanno segnare rincari quasi dieci volte superiori a quelli degli alimentari necessari per apparecchiare la tavola degli uomini che crescono solo del 2,3 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della divulgazione dei dati Istat sull’inflazione a marzo. Il forte aumento riguarda praticamente tutti gli animali sia nelle case per i pesci negli acquari e per gli uccellini nelle gabbie, che gli zoo ed i circhi ma soprattutto gli allevamenti dove è sempre piu’ costoso riempiere la mangiatoia di mucche e maiali.
L’Ismea ha infatti rilevato a febbraio 2011 un rincaro medio dei mangimi del 19,3 per cento con aumenti record per quelli a base di orzo e cruscami che crescono del 66,4 per cento. Considerato che si stima siano circa 59 milioni gli animali tenuti nelle case degli italiani tra cani, gatti, pesci, roditori e uccellini, si tratta di un andamento che incide notevolmente sui bilanci delle famiglie. Ancora maggiore è l’incidenza nelle aziende agricole italiane dove si allevano quasi 600 milioni di animali con la spesa per l’alimentazione che è proprio una delle principali voci di costo. In grave difficoltà sono tra gli altri gli allevamenti di pecore e maiali per i quali all’aumento dei costi non ha fatto seguito un aumento dei prezzi di vendita alla stalla anche a causa dell’importazioni di prodotti che vengono spacciati come Made in Italy per la mancanza di norme chiare sull’etichettatura.
Il sistema zootecnico ferrarese, già particolarmente ridotto nei numeri rispetto ad altre provincie vicine, potrebbe subire quindi un ulteriore spinta al ribasso, con pesanti ripercussioni sulla produzione lorda vendibile provinciale ed un impoverimento di un comporto che dovrebbe, per professionalità e capacità degli allevatori, avere ben altro andamento e maggiori soddisfazioni.

lunedì 14 marzo 2011

Zootecnia, Errani sollecita incontro con il Governo sulle conseguenze dei tagli al settore

FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA

Roma - Il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha scritto una lettera al Ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaelle Fitto sul problema dei mancati finanziamenti alle Associazioni degli allevatori e in particolare sulle difficoltà derivanti dai tagli per il settore zootecnico, conseguenza della manovra estiva.
“Reitero e sollecito al Governo – scrive Errani – la convocazione entro una settimana di un incontro che possa fare chiarezza sull’intera vicenda e conduca in tempi rapidi ad individuare soluzioni atte a scongiurare il rischio di uno smantellamento dell’intero sistema”.
Nella lettera inviata il 10 marzo il Presidente della Conferenza delle Regioni ricorda che “la situazione sui territori sta diventando sempre più insostenibile e che le associazioni per sopravvivere hanno dovuto far ricorso alle anticipazioni bancarie”.
“Se nei prossimi giorni non perverranno dal Governo segnali positivi per l’apertura di un confronto fattivo – conclude Errani – sarà messo in crisi il già difficile sistema delle relazioni Stato-Regioni in materia di agricoltura”.
Una precedente richiesta in tal senso, a nome di tutte le Regioni e Province autonome, delle organizzazioni professionali e delle rappresentanze del mondo agricolo e sociale, era stata fatta da Errani il 24 febbraio scorso./