Fonte: Cia Ferrara
Le precipitazioni di luglio ormai sono da considerare una calamità per le aziende agricole.
A causa di piogge e temporali, che sono arrivati continuamente per tutto il mese di luglio, gli agricoltori segnalano pesanti danni alle colture in atto, ai prodotti agricoli in via di maturazione e quelli in corso di raccolta.
Si registrano danni agli ortaggi di stagione, pomodori, melanzane, meloni, patate, aglio ed altre verdure ancora in campo, ma anche uva e frutta risentono pesantemente gli effetti delle precipitazioni.
“La Cia di Ferrara – ha dichiarato il presidente Lorenzo Boldrini – a fronte di precipitazioni del tutto eccezionali (+75% media luglio), ritiene che ci siano tutte le condizioni per avviare le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità per gran parte del territorio”
“Tante le imprese danneggiate. I produttori di grano avevano già segnalato una situazione insostenibile. Le precipitazioni record che si sono susseguite hanno sconvolto i normali cicli stagionali delle campagne, oltre a provocare danni diretti alle colture. Dopo che nei mesi scorsi si era parlato di un anno senza inverno, ora ci troviamo dinanzi ad un anno senza estate. Il ciclo biologico delle piante risente di queste anomalie.”
“L’esempio del pomodoro è molto esplicativo di questa pesante situazione climatica - precisa il presidente Cia -. Le varietà in maturazione, come il “datterino” da tavola, oppure la varietà più precoci in raccolta, presentano gravi problemi perché non possono sopportare nessun tipo di lavorazione. Con tutta la pioggia assorbita, il pomodoro scoppia e le fabbriche fanno scarti altissimi o rifiutano il ritiro del prodotto. Se la stagione non si assesta, si rischia tutta la produzione da industria. Come se non bastasse con queste temperature stagionali e le piogge persistenti, ci sono le condizioni ideali per il proliferare di malattie come peronospora e batteriosi, questo comporta per le aziende, ulteriori costi di difesa fitosanitaria ed il rischio di perdita del prodotto.”
La Cia di Ferrara valuta che in questo periodo per le colture estive è possibile fare solo una stima dei danni, i dati del mese di luglio sono già esplicativi, ma molto dipenderà dall’andamento climatico dei prossimi giorni, ad esempio le colture di aglio, uva e patata sono a forte rischio. L’aglio, prodotto ferrarese DOP, ha già perso il 25% della produzione, ma se resta l’umidità di questo periodo che non permette l’essicazione, diventerà impossibile la commercializzazione, invece la raccolta delle patate attualmente è ferma, a causa del ristagno d’acqua nei campi, quando si riuscirà ad iniziare potranno esserci sorprese poco gradite, mentre infine per la vite sono, per ora, plausibili mancanza di qualità e di prodotto, che potranno essere verificate solo alla vendemmia.
“Le ripercussioni del clima si sono abbattute anche sulla commercializzazione dei classici prodotti estivi che hanno visto il crollo dei prezzi in campagna di meloni, cocomeri, pere e pesche – conclude Lorenzo Boldrini – Questi, anche se non sono danni tecnico produttivi, stanno facendo diventare il 2014, come nel 2012, “Annus Horribilis” per l’agricoltura ferrarese. Scarse produzioni che si associano a prezzi minimi, stanno mettendo in ginocchio varie aziende anche importanti. Non possiamo accettare questa situazione, chiediamo che la prossima programmazione per l’agricoltura, contenga nuovi strumenti di gestione del rischio di natura economico-finanziaria, oltre a quelli strutturali, strumenti per ripristinare il potenziale produttivo agricolo danneggiato e vogliamo inoltre che vengano introdotte adeguate misure di prevenzione e salvaguardia dei rischi.”
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venerdì 8 agosto 2014
CIA FERRARA: IL 2014 RISCHIA DI ESSERE UNA CATASTROFE PER L’AGRICOLTURA FERRARESE.
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martedì 4 febbraio 2014
COLDIRETTI: I DANNI DA MALTEMPO COSTANO DUE VOLTE E MEZZO I COSTI DELLA PREVENZIONE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Per ogni miliardo speso in prevenzione ne sono stati spesi 2,5 per riparare i danni di varie calamità. Senza contare le vittime di frane ed alluvioni in tutta la penisola. “Anche il nostro territorio è fragile – dice Sergio Gulinelli – e bisogna cambiare l’approccio al problema se non vogliamo farne le spese di fronte ai mutamenti climatici in atto”.
Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, con il Ministero dell’Ambiente che ha quantificato infatti in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali dati a politiche di prevenzione, mentre nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane ed alluvioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che con riferimento all’ultima ondata di maltempo evidenzia che il bilancio è ancora più grave se si considerano le vittime etragedie familiari che frane e alluvioni hanno provocato. Investire nella prevenzione è dunque sempre più urgente di fronte a precipitazioni sempre più violente e frequenti per i cambiamenti climatici in un Paese dove - sottolinea la Coldiretti - sono più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. L’aver inserito il Piano irriguo nazionale in una delle quattro linee di intervento delle risorse del Fondo europeo di Sviluppo Rurale riconosce la necessità di intervenire prioritariamente nella stabilità idrogeologica del territorio nazionale, anche perché gli studi evidenziano che le bombe d’acqua causano i danni più gravi nei pressi degli argini, dove purtroppo si continuano ad autorizzare costruzioni. A questa situazione di fragilità territoriale non è estraneo il fatto che l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato, che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari), anche nelle zone esposte al pericolo di frane e alluvioni, che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia - conclude la Coldiretti - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola “Anche a Ferrara siamo preoccupati – aggiunge il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - da quanto andamento stagionale così intensamente piovoso e caldo (oltre 3 i gradi in più rispetto alla media nel mese di gennaio e febbraio si preannuncia parimenti anomalo), con il rischio di squilibri per le piante e difficoltà nella lavorazione dei terreni, compresa la manutenzione della rete idrica nelle nostre aziende, indispensabile punti di incontro con le opere di bonifica e con i corsi d’acqua naturale nell’allontanare le acque, soprattutto in un territorio come il nostro abbondantemente al di sotto dellivello del mare. Spiace dover rimarcare che sino ad ora i segnali d’allarme lanciate nel corsi degli anni dagli agricoltori e dai consorzi di bonifica sono stati assai poco ascoltati e nel frattempo sono diminuite le risorse per la manutenzione del territorio a fronte di danni da animali selvatici, da attività estrattive, da cementificazione, da lavori a canali e bacini di bonifica fatti con pregiudizio dell’equilibrio complessivo e dunque pericolosi per tutti quanti, dalle imprese agricole, alle attività economiche, ai cittadini. Ci auguriamo che le piene di fiumi e canali che attraversano la nostra provincia non abbiano esito drammatico e ci mettiamo sin d’ora a disposizione per intervenire laddove necessario in caso di emergenza con i nostri mezzi, ma soprattutto per incontrare che ha la responsabilità della gestione del territorio (svariate decine di enti, ne siamo consapevoli) per invertire la rotta e ridare serenità alle popolazioni ed alle imprese.
Per ogni miliardo speso in prevenzione ne sono stati spesi 2,5 per riparare i danni di varie calamità. Senza contare le vittime di frane ed alluvioni in tutta la penisola. “Anche il nostro territorio è fragile – dice Sergio Gulinelli – e bisogna cambiare l’approccio al problema se non vogliamo farne le spese di fronte ai mutamenti climatici in atto”.
Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, con il Ministero dell’Ambiente che ha quantificato infatti in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali dati a politiche di prevenzione, mentre nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane ed alluvioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che con riferimento all’ultima ondata di maltempo evidenzia che il bilancio è ancora più grave se si considerano le vittime etragedie familiari che frane e alluvioni hanno provocato. Investire nella prevenzione è dunque sempre più urgente di fronte a precipitazioni sempre più violente e frequenti per i cambiamenti climatici in un Paese dove - sottolinea la Coldiretti - sono più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. L’aver inserito il Piano irriguo nazionale in una delle quattro linee di intervento delle risorse del Fondo europeo di Sviluppo Rurale riconosce la necessità di intervenire prioritariamente nella stabilità idrogeologica del territorio nazionale, anche perché gli studi evidenziano che le bombe d’acqua causano i danni più gravi nei pressi degli argini, dove purtroppo si continuano ad autorizzare costruzioni. A questa situazione di fragilità territoriale non è estraneo il fatto che l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato, che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari), anche nelle zone esposte al pericolo di frane e alluvioni, che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia - conclude la Coldiretti - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola “Anche a Ferrara siamo preoccupati – aggiunge il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - da quanto andamento stagionale così intensamente piovoso e caldo (oltre 3 i gradi in più rispetto alla media nel mese di gennaio e febbraio si preannuncia parimenti anomalo), con il rischio di squilibri per le piante e difficoltà nella lavorazione dei terreni, compresa la manutenzione della rete idrica nelle nostre aziende, indispensabile punti di incontro con le opere di bonifica e con i corsi d’acqua naturale nell’allontanare le acque, soprattutto in un territorio come il nostro abbondantemente al di sotto dellivello del mare. Spiace dover rimarcare che sino ad ora i segnali d’allarme lanciate nel corsi degli anni dagli agricoltori e dai consorzi di bonifica sono stati assai poco ascoltati e nel frattempo sono diminuite le risorse per la manutenzione del territorio a fronte di danni da animali selvatici, da attività estrattive, da cementificazione, da lavori a canali e bacini di bonifica fatti con pregiudizio dell’equilibrio complessivo e dunque pericolosi per tutti quanti, dalle imprese agricole, alle attività economiche, ai cittadini. Ci auguriamo che le piene di fiumi e canali che attraversano la nostra provincia non abbiano esito drammatico e ci mettiamo sin d’ora a disposizione per intervenire laddove necessario in caso di emergenza con i nostri mezzi, ma soprattutto per incontrare che ha la responsabilità della gestione del territorio (svariate decine di enti, ne siamo consapevoli) per invertire la rotta e ridare serenità alle popolazioni ed alle imprese.
venerdì 7 dicembre 2012
AMBIENTE, GUIDI (CONFAGRICOLTURA): “BENE CLINI A PREVEDERE STRATEGIE DI DIFESA DEL TERRITORIO E RIFORESTAZIONE. OGNI NUOVO ALBERO ABBATTE 700 KG DI CO2”
Fonte: Confagricoltura
“Confagricoltura già due anni fa, proprio in Sicilia in un Forum a Taormina, aveva lanciato il progetto di rimboschimento con specie autoctone delle aree marginali. Mi fa piacere che oggi il ministro per l’Ambiente Clini, nella bozza di delibera Cipe che ha presentato, ponga tra le priorità della Strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici proprio quello della forestazione dei terreni degradati e dismessi”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo oggi a Siracusa ad un seminario dell’organizzazione territoriale sul ruolo dell’agricoltura nel sequestro della CO2 atmosferica. Soffermandosi sempre sulla bozza di delibera Cipe, il presidente di Confagricoltura ha apprezzato che la strategia sia quello di muoversi in una logica di prevenzione e manutenzione del territorio, prevedendo ad esempio interventi inerenti i corsi d’acqua, la regimazione idraulica, la ricalibratura e la pulizia degli alvei. Il programma di difesa del territorio sarà finanziato usando il 40% dei proventi delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica. “Sarà importante che tali fondi – ha detto Guidi - vadano anche a compensare gli agricoltori per la gestione dei boschi. Più di 10 milioni di tonnellate di CO2 sono utilizzate per abbattere le emissioni calcolate per l’Italia, ma chi gestisce i boschi non prende un euro come credito acquisito”. Infine, il presidente di Confagricoltura si è soffermato sulla proposta del ministro Clini di un’assicurazione contro le calamità naturali: “E’ una misura positiva ed in sintonia con la riforma della PAC, però occorre evitare, in relazione all'obbligatorietà - ha concluso - che i costi aumentino fortemente e siano insostenibili, come potrebbe avvenire per le aziende ubicate in zone dichiarate a rischio. Assicurarsi non deve essere l’alibi per lo Stato per non ‘investire’ in prevenzione. Solo se Governo, Regioni metteranno in piedi tutte le azioni necessarie per prevenire e limitare i danni in caso di calamità, le assicurazioni potranno abbattere i premi assicurativi”.
“Confagricoltura già due anni fa, proprio in Sicilia in un Forum a Taormina, aveva lanciato il progetto di rimboschimento con specie autoctone delle aree marginali. Mi fa piacere che oggi il ministro per l’Ambiente Clini, nella bozza di delibera Cipe che ha presentato, ponga tra le priorità della Strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici proprio quello della forestazione dei terreni degradati e dismessi”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, intervenendo oggi a Siracusa ad un seminario dell’organizzazione territoriale sul ruolo dell’agricoltura nel sequestro della CO2 atmosferica. Soffermandosi sempre sulla bozza di delibera Cipe, il presidente di Confagricoltura ha apprezzato che la strategia sia quello di muoversi in una logica di prevenzione e manutenzione del territorio, prevedendo ad esempio interventi inerenti i corsi d’acqua, la regimazione idraulica, la ricalibratura e la pulizia degli alvei. Il programma di difesa del territorio sarà finanziato usando il 40% dei proventi delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica. “Sarà importante che tali fondi – ha detto Guidi - vadano anche a compensare gli agricoltori per la gestione dei boschi. Più di 10 milioni di tonnellate di CO2 sono utilizzate per abbattere le emissioni calcolate per l’Italia, ma chi gestisce i boschi non prende un euro come credito acquisito”. Infine, il presidente di Confagricoltura si è soffermato sulla proposta del ministro Clini di un’assicurazione contro le calamità naturali: “E’ una misura positiva ed in sintonia con la riforma della PAC, però occorre evitare, in relazione all'obbligatorietà - ha concluso - che i costi aumentino fortemente e siano insostenibili, come potrebbe avvenire per le aziende ubicate in zone dichiarate a rischio. Assicurarsi non deve essere l’alibi per lo Stato per non ‘investire’ in prevenzione. Solo se Governo, Regioni metteranno in piedi tutte le azioni necessarie per prevenire e limitare i danni in caso di calamità, le assicurazioni potranno abbattere i premi assicurativi”.
venerdì 8 ottobre 2010
“IL 9 OTTOBRE RICORRE L’ANNIVERSARIO DEL VAJONT. NON BASTA PERO’ LA MEMORIA. OCCORRONO GESTI CONCRETI A DIFESA DI UN TERRITORIO SEMPRE PIU’ FRAGILE"
Fonte: Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni
Il 9 ottobre 1963, furono 2.100 le vittime della tragedia del Vajont. Pochi giorni fa, la Camera dei Deputati, in sede legislativa, ha approvato l’istituzione di tale data come “Giornata nazionale in memoria delle vittime di tragedie causate dall’incuria dell’uomo e dalle calamità naturali.” Mediamente, in 50 anni, i fenomeni naturali hanno provocato, in Italia, 7 morti al mese.
Il piano proposto dall’ANBI interessa:
- lavori di adeguamento e ristrutturazione dei torrenti e delle rogge (anche con interventi di ingegneria naturalistica) ed interventi per il ripristino delle frane sulle sponde dei canali
- lavori di manutenzione straordinaria e di adeguamento del reticolo idraulico di bonifica, delle centrali idrovore e degli argini
- interventi di manutenzione del reticolo idraulico a difesa dei centri abitati
- realizzazione di opere per il contenimento delle piene (casse di espansione, canali scolmatori) al fine di smaltire gli elevatissimi volumi idrici derivanti dai bacini montani e che giungono a valle sempre più rapidamente
- adeguamento delle infrastrutture idrauliche al territorio urbanizzato
- lavori di stabilizzazione delle pendici, collinari e montane
Si tratta di azioni rientranti nell’ambito delle competenze consortili, ma che hanno bisogno, per un più efficiente risultato, degli interventi e delle azioni delle altre istituzioni locali, realizzandosi il tanto auspicato federalismo cooperativo;
conseguentemente è necessaria concertazione e collaborazione sul territorio attraverso la stipula di protocolli d’intesa ed accordi interistituzionali.
Il piano proposto, frutto di un monitoraggio svolto sul territorio, richiede un importo complessivo di 4.183 milioni di euro da reperire anche attraverso una proiezione quindicennale dell’impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui.
Il 9 ottobre 1963, furono 2.100 le vittime della tragedia del Vajont. Pochi giorni fa, la Camera dei Deputati, in sede legislativa, ha approvato l’istituzione di tale data come “Giornata nazionale in memoria delle vittime di tragedie causate dall’incuria dell’uomo e dalle calamità naturali.” Mediamente, in 50 anni, i fenomeni naturali hanno provocato, in Italia, 7 morti al mese.
Il piano proposto dall’ANBI interessa:
- lavori di adeguamento e ristrutturazione dei torrenti e delle rogge (anche con interventi di ingegneria naturalistica) ed interventi per il ripristino delle frane sulle sponde dei canali
- lavori di manutenzione straordinaria e di adeguamento del reticolo idraulico di bonifica, delle centrali idrovore e degli argini
- interventi di manutenzione del reticolo idraulico a difesa dei centri abitati
- realizzazione di opere per il contenimento delle piene (casse di espansione, canali scolmatori) al fine di smaltire gli elevatissimi volumi idrici derivanti dai bacini montani e che giungono a valle sempre più rapidamente
- adeguamento delle infrastrutture idrauliche al territorio urbanizzato
- lavori di stabilizzazione delle pendici, collinari e montane
Si tratta di azioni rientranti nell’ambito delle competenze consortili, ma che hanno bisogno, per un più efficiente risultato, degli interventi e delle azioni delle altre istituzioni locali, realizzandosi il tanto auspicato federalismo cooperativo;
conseguentemente è necessaria concertazione e collaborazione sul territorio attraverso la stipula di protocolli d’intesa ed accordi interistituzionali.
Il piano proposto, frutto di un monitoraggio svolto sul territorio, richiede un importo complessivo di 4.183 milioni di euro da reperire anche attraverso una proiezione quindicennale dell’impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui.
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lunedì 29 marzo 2010
AIUTO AGLI IMPRENDITORI CHE LO SCORSO ANNO SONO STATI PENALIZZATI DAGLI SBALZI DI TEMPERATURA
FONTE: PROVINCIA DI FERRARA - Settore Agricoltura e Sviluppo economico - Servizio Protezione Flora e Fauna e Produzioni agricole - U.O.P.C. interventi Strutturali nelle Aziende Agricole
Ultimi giorni per presentare le domande, scadenza 15 aprile 2010
Il Servizio Protezione Flora e Fauna e Produzioni agricole della Provincia di Ferrara comunica che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto con il quale è possibile ottenere contributi in conto capitale a tutti gli imprenditori agricoli che hanno subito danni superiori al 30%, rispetto all'ordinarietà, a causa degli sbalzi di temperatura minima e massima. Nel dettaglio potranno fruire dei contributi quelle imprese agricole che hanno avuto danni alle coltivazioni arboree, orticole e ai seminativi. Per questi sbalzi sono state registrate minori produzioni specialmente nel comparto delle pere varietà abate fino ad una diminuzione che in alcuni casi ha raggiunto anche l’80% del prodotto. I danni hanno colpito tutte le coltivazioni in atto dal 5 aprile al 7 settembre dello scorso anno in parte dei territori dei comuni di Argenta, Berra, Bondeno, Cento, Codigoro, Comacchio, Copparo, Ferrara, Formignana, Jolanda di Savoia, Lagosanto, Masi Torello, Massa Fiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro, Mirabello, Ostellato, Poggio Renatico, Portomaggiore, Ro, Sant’Agostino, Tresigallo, Vigarano Mainarda, Voghiera.
Le istanze per richiedere contributi in conto capitale e prestiti agevolati ad ammortamento quinquennale per le esigenze di esercizio dell’anno in cui si è verificato l’evento dannoso e per l’anno successivo, potranno essere presentate, sul sistema informatizzato, dalle Ditte iscritte all’Anagrafe delle Aziende Agricole della Regione Emilia-Romagna ed aventi il fascicolo aziendale validato, entro le ore 12,00 di giovedì 15 aprile 2010 presso la Provincia di Ferrara – Settore Agricoltura e Sviluppo economico – Via Bologna 534 – 44100 Ferrara.
Le Aziende agricole aventi danno complessivo superiore al 30% possono presentare anche richiesta di esonero parziale dei contributi previdenziali direttamente all' I.N.P.S. sede di Ferrara.
Per ulteriori informazioni, gli interessati potranno rivolgersi presso le Organizzazioni Professionali e presso l’U.O.P.C. Interventi Strutturali nelle Aziende Agricole del Settore Agricoltura e Sviluppo economico della Provincia (tel. 0532-299742).
Ultimi giorni per presentare le domande, scadenza 15 aprile 2010
Il Servizio Protezione Flora e Fauna e Produzioni agricole della Provincia di Ferrara comunica che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto con il quale è possibile ottenere contributi in conto capitale a tutti gli imprenditori agricoli che hanno subito danni superiori al 30%, rispetto all'ordinarietà, a causa degli sbalzi di temperatura minima e massima. Nel dettaglio potranno fruire dei contributi quelle imprese agricole che hanno avuto danni alle coltivazioni arboree, orticole e ai seminativi. Per questi sbalzi sono state registrate minori produzioni specialmente nel comparto delle pere varietà abate fino ad una diminuzione che in alcuni casi ha raggiunto anche l’80% del prodotto. I danni hanno colpito tutte le coltivazioni in atto dal 5 aprile al 7 settembre dello scorso anno in parte dei territori dei comuni di Argenta, Berra, Bondeno, Cento, Codigoro, Comacchio, Copparo, Ferrara, Formignana, Jolanda di Savoia, Lagosanto, Masi Torello, Massa Fiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro, Mirabello, Ostellato, Poggio Renatico, Portomaggiore, Ro, Sant’Agostino, Tresigallo, Vigarano Mainarda, Voghiera.
Le istanze per richiedere contributi in conto capitale e prestiti agevolati ad ammortamento quinquennale per le esigenze di esercizio dell’anno in cui si è verificato l’evento dannoso e per l’anno successivo, potranno essere presentate, sul sistema informatizzato, dalle Ditte iscritte all’Anagrafe delle Aziende Agricole della Regione Emilia-Romagna ed aventi il fascicolo aziendale validato, entro le ore 12,00 di giovedì 15 aprile 2010 presso la Provincia di Ferrara – Settore Agricoltura e Sviluppo economico – Via Bologna 534 – 44100 Ferrara.
Le Aziende agricole aventi danno complessivo superiore al 30% possono presentare anche richiesta di esonero parziale dei contributi previdenziali direttamente all' I.N.P.S. sede di Ferrara.
Per ulteriori informazioni, gli interessati potranno rivolgersi presso le Organizzazioni Professionali e presso l’U.O.P.C. Interventi Strutturali nelle Aziende Agricole del Settore Agricoltura e Sviluppo economico della Provincia (tel. 0532-299742).
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venerdì 5 marzo 2010
MALTEMPO, ZAIA: TRASFERITI AL FSN 36 MILIONI DI EURO
FONTE: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha annunciato d’aver ricevuto comunicazione, dal Dipartimento della Protezione Civile, che sono state avviate le procedure di trasferimento al Fondo di solidarietà nazionale di 36,465 milioni di euro per gli interventi compensativi dei danni climatici a carico delle produzioni agricole, non assicurabili con polizze agevolate. Gli stanziamenti serviranno a coprire i fabbisogni di spesa dell’anno in corso, in conformità a quanto previsto dall’art. 1, comma 84 della legge n. 311/2004 (legge finanziaria 2005).
Sulla base delle avversità atmosferiche e delle calamità naturali dichiarate eccezionali fino ad oggi, con 29 decreti del Ministro Zaia emessi a partire dal secondo semestre del 2009, e sulla base dei danni accertati dalle Regioni territorialmente competenti, è stata immediatamente avviata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali la procedura di riparto dello stanziamento, che sarà poi trasferito alle Regioni. Di queste ultime è infatti la competenza di erogare gli aiuti a favore dei produttori agricoli danneggiati.
Le Regioni interessate sono: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Il riparto, ed il successivo trasferimento alle Regioni delle rispettive quote, sarà disposto d’intesa con la conferenza Stato-Regioni.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha annunciato d’aver ricevuto comunicazione, dal Dipartimento della Protezione Civile, che sono state avviate le procedure di trasferimento al Fondo di solidarietà nazionale di 36,465 milioni di euro per gli interventi compensativi dei danni climatici a carico delle produzioni agricole, non assicurabili con polizze agevolate. Gli stanziamenti serviranno a coprire i fabbisogni di spesa dell’anno in corso, in conformità a quanto previsto dall’art. 1, comma 84 della legge n. 311/2004 (legge finanziaria 2005).
Sulla base delle avversità atmosferiche e delle calamità naturali dichiarate eccezionali fino ad oggi, con 29 decreti del Ministro Zaia emessi a partire dal secondo semestre del 2009, e sulla base dei danni accertati dalle Regioni territorialmente competenti, è stata immediatamente avviata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali la procedura di riparto dello stanziamento, che sarà poi trasferito alle Regioni. Di queste ultime è infatti la competenza di erogare gli aiuti a favore dei produttori agricoli danneggiati.
Le Regioni interessate sono: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Il riparto, ed il successivo trasferimento alle Regioni delle rispettive quote, sarà disposto d’intesa con la conferenza Stato-Regioni.
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