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mercoledì 1 luglio 2015

LATTE: UE MANDA IN POLVERE ANNI LAVORO PER FORMAGGI QUALITÀ

Fonte: Coldiretti Emilia Romagna  

DAL 2009 CHIUSI 100 ALLEVAMENTI ALL’ANNO DEL PARMIGIANO REGGIANO

È un’altra presa di posizione che allontana sempre più l’Unione europea dai cittadini. Così Coldiretti Emilia Romagna commenta la diffida che la Commissione Ue ha inviato all’Italia per chiedere la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per fare formaggi e altri prodotti derivati dl latte, previsto storicamente dalla legge nazionale. Secondo Coldiretti Emilia Romagna, voler imporre all'Italia di produrre “formaggi senza latte” ottenuti con la polvere è l’ultimo diktat di una Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori. Soprattutto una simile imposizione – Commenta ancora Coldiretti regionale – significa dar un altro duro colpo agli allevamenti che producono latte per formaggi di alta qualità, come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, con molta fatica per contenere la concorrenza dei tanti prodotti di imitazione ottenuti con minori garanzie sanitarie e sociali. Già in un settore importante per la nostra regione, come il Parmigiano Reggiano, stiamo assistendo negli ultimi anni alla difficoltà degli allevamenti penalizzati da prezzi che non coprono i costi di produzione. Solo negli ultimi cinque anni – rileva Coldiretti – dal sistema Parmigiano Reggiano sono usciti quasi cento allevamenti l’anno: nel 2009 gli allevamenti che producevano latte per Parmigiano Reggiano erano 5.544, oggi sono rimasti in 3.093. È inutile – commenta Coldiretti Emilia Romagna – che la Commissione Ue faccia proclami sulla qualità quando poi in nome di una “libera circolazione delle merci” è pronta a dare il via libera a qualsiasi produzione che con il prodotto originale (il formaggio) non ha niente da spartire.

sabato 21 marzo 2015

CRISI: PARMIGIANO, AUMENTA GRATTUGIATO MA ANCHE IMPORT SIMILGRANA

Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna

 Mentre i falsi sorpassano il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano nei mercati mondiali, aumenta anche sul mercato italiano la presenza dei similgrana, le cui importazioni sono quasi raddoppiate nel giro di sei anni, passando dalle 14.429 tonnellate del 2009 alle 26.635 del 2014. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dati del Sistema informativo filiera Parmigiano Reggiano, che ha rilevato nel 2010 e 2011 i due anni di svolta della crescita dell’import. Nel 2010 – informa Coldiretti Emilia Romagna – le importazioni di formaggi duri tipo grana, hanno fatto un balzo in avanti del 38,7 per cento, raggiungendo le 20.008 tonnellate. Altro forte balzo anche nel 2011 quando le importazioni hanno raggiunto le 26.855 tonnellate (+34,2 per cento). Negli anni successivi l’import di questi formaggi concorrenti dei nostri Parmigiano Reggiano e Grana Padano si è stabilizzato costantemente sopra le 26 mila tonnellate, nonostante una leggera flessione negli ultimi anni (–0,1% nel 2014). Il boom delle importazioni – ricorda Coldiretti – è avvenuto nel pieno della discussione a Bruxelles del nuovo disciplinare del Parmigiano Reggiano, approvato dal Comitato Dop e Igp dell’Unione Europea nel dicembre 2010 ed entrato in vigore all’inizio del 2011. Il disciplinare impone che il confezionamento del Parmigiano Reggiano avvenga solo all’interno della zona d’origine, in modo da garantire maggiori controlli e tutele a favore del consumatore. Il rischio che si è voluto evitare è stato, ad esempio, che nel formaggio grattugiato all’estero potessero finire formaggi a pasta dura che con il Parmigiano non hanno niente a che vedere. Fatta la legge trovato l’inganno? Il forte aumento delle importazioni di similgrana proprio negli anni dell’entrata in vigore della normativa può indurre a pensare male. Oltre ad aumentare i quantitativi importati – rileva Coldiretti – sono aumentati anche i Paesi d’origine dei similgrana. Nel 2005 i formaggi duri venivano importati prevalentemente da Francia, Germania e Repubblica Ceca, nel 2010 cominciano a prendere piede Polonia e Paesi Bassi e poi dal 2011 arriva l’Ungheria, che sottrae ampie fette di mercato alla Germania. Da rilevare che negli ultimi anni in Italia è aumentato il consumo di formaggio grattugiato. Lo sottolinea – ricorda Coldiretti – lo stesso Consorzio del Parmigiano Reggiano secondo il quale nel 2014 le vendite di Parmigiano Reggiano grattugiato sono aumentate del 9,2 per cento, raggiungendo le 13.713 tonnellate. Il Consorzio parla di un vero e proprio boom. Peccato che proprio nel 2014 i prezzi del Parmigiano Reggiano pagato ai produttori è crollato del 20%, scendendo sotto i costi di produzione, mettendo a rischio la sopravvivenza di stalle e caseifici.

giovedì 5 marzo 2015

CRISI: PARMIGIANO, CALO DEI CONSUMI MENTRE AUMENTANO I SIMILGRANA

Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna  

Animazione in piazza XX Settembre con la stalla e la sensibilizzazione dei consumatori da una parte ed incontri con i responsabili politici regionali dall’altra per far uscire dalla crisi i nostri prodotti di qualità.  

COLDIRETTI A BONACCINI: GUERRA AI FALSI PER RECUPERARE OCCUPAZIONE

Nel 2014 in Italia sono diminuiti gli acquisti di Parmigiano Reggiano e Grana padano, mentre sono aumentati i formaggi anonimi. Lo ha detto Coldiretti Emilia Romagna che ha incontrato il presidente della Regione Stefano Bonaccini che non è potuto intervenire alla manifestazione sul Parmigiano Reggiano e Grana Padano in piazza a Bologna perché convocato a Roma per un incontro con il presidente della Repubblica. Secondo i dati Coldiretti gli acquisti nella grande distribuzione e nel dettaglio tradizionale, sono diminuiti del 2,2 per cento del Parmigiano Reggiano, del 12,6 per cento del Grana Padano, mentre sono aumentati dell’1,5 per cento altri grana non a denominazione d’origine. “Si tratta di una concorrenza sleale – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – nei confronti degli autentici Parmigiano Reggiano e Grana Padano, che devono essere ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. Il danno che queste imitazioni comportano per il nostro Paese, non riguarda solo l’agricoltura ma tutta la società, soprattutto in termini di occupazione per migliaia di nostri giovani”. La crisi – secondo quanto Coldiretti ha detto a Bonaccini – si è aggravata con la situazione di mercato nell’ultimo anno quando il prezzo pagato ai produttori di Parmigiano Reggiano per il prodotto stagionato 12 mesi è diminuito del 20 per cento, passando dai 9,12 euro del gennaio 2014 ai 7,31 euro di fine dicembre 2014. Situazione identica per il Grana Padano (nove mesi di stagionatura) passato da 7,45 a 6,43 euro (–7,5 per cento). I prezzi – rileva Coldiretti Emilia Romagna – sono precipitati al di sotto dei costi di produzione, erodendo i redditi delle 3.348 aziende rimaste sul campo. In tutta questa situazione tuttavia, i consumatori non hanno potuto beneficiare del calo all’origine perché al consumo i prezzi hanno avuto solo lievissime variazioni, con un calo del 4,2 per cento (da 16,45 euro a 15,76) del Parmigiano e rimanendo invariato per il Grana Padano (12,10 euro al chilogrammo) Sui 60 miliardi di euro di valore dell’italian sounding nel mondo – rileva Coldiretti regionale – ben 8 miliardi riguardano l’Emilia Romagna. Se ci fosse la possibilità di recuperare il mercato di questi falsi alle vere produzioni dell’Emilia Romagna, tra cui il Parmigiano Reggiano e Grana Padano, secondo stime di Coldiretti si potrebbero recuperare solo nella nostra regione 30 mila posti di lavoro. Purtroppo nel caso dei grandi formaggi nazionali il furto di identità oltre che all’estero viene condotto nel nostro territorio. Sugli scaffali dei supermercati e dei negozi tradizionali si trovano formaggi grattugiati di dubbia provenienza che, complice la crisi, vengono scelti in base al prezzo più conveniente, acquistando magari prodotto di scarsa qualità per pochi centesimi di differenza.

 “Il calo dei consumi e il crollo dei prezzi stanno falcidiando i redditi degli allevatori da oltre un anno – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – ma in tutta questa situazione il consorzio del Parmigiano Reggiano sembra ostaggio di una gestione personalistica, concentrata a difendere poltrone e interessi di piccolo cabotaggio, con i massimi dirigenti che restano barricati nella loro torre d’avorio mentre fuori la situazione delle aziende si aggrava. Mentre ha chiuso una stalla su quattro dall’inizio della crisi – ha proseguito Tonello – il Consorzio non può continuare a giocare al ‘mercante in fiera’, dedicandosi ad estemporanee e rischiose attività commerciali, che vanno a pesare sempre nelle tasche dei produttori, e abbandonando ad altri il ruolo di tutela e valorizzazione del prodotto. E’ il momento di interrogarsi sulle sortite in campo commerciale del Consorzio tramite la società “I4s” che ha drenato ingenti risorse provocando una voragine di oltre 7 milioni di euro che potevano essere invece impiegate nella tutela e valorizzazione, con una campagna pubblicitaria efficace rispetto a una situazione che vede oggi prevalere nel consumatore la conoscenza più di marche private che del Parmigiano Reggiano. Questo snaturamento del Consorzio, da sempre evidenziato da Coldiretti, oggi viene, anche se tardivamente, riconosciuto da molti. Per salvare il settore non basta un’operazione di facciata, come il ritocco del programma di mandato – ha concluso Tonello – ma è giunto il momento, non più rinviabile, di ridare la parola ai soci per una nuova governance del Consorzio”.




















Da Coldiretti Ferrara

Nel 2014 la produzione delle imitazioni del Parmigiano e del Grana ha superato i 300 milioni di chili, realizzati per poco meno della metà negli Stati Uniti, dal falso parmigianovegano a quello prodotto dalla Comunità Amish, dal parmesan vincitore addirittura del titolo di miglior formaggio negli Usa al kit che promette di ottenerlo in casa in appena 2 mesi, ma anche quello in cirillico che si è iniziato a produrre in Russia dopo l’embargo, il parmesao brasiliano, il reggianito argentino e il parmesan perfect italiano ma prodotto in Australia. E sono solo alcuni degli esempi di falsificazioni portate in piazza che - denuncia la Coldiretti - tolgono spazio di mercato al prodotto originale. Se gli Stati Uniti sono i “leader” della falsificazione con le produzioni in Wisconsin, California e New York, le imitazioni sono molte diffuse dall’Australia al Sud America ma anche nei Paesi emergenti, mentre sul mercato europeo ed in Italia sono arrivati i cosiddetti similgrana di bassa qualità spesso venduti con nomi di fantasia che ingannano i consumatori sulla reale origine che è prevalentemente di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia e Lettonia. Una concorrenza sleale nei confronti degli autentici Parmigiano reggiano e Grana Padano che devono essere ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione.

“E’ a rischio – evidenzia il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, presente in piazza a Bologna insieme con il direttore Zepponi, i segretari di zona, diversi componenti la Giunta provinciale della Federazione ed una delegazioni di allevatori e soci - un sistema produttivo che vale complessivamente quasi 4miliardi di fatturato con il Grana Padano che si colloca al vertice delle produzioni italiane tutelate dall’Unione Europea con un volume di affari che vale 1,5 miliardi al consumo nazionale e 530 milioni mentre il Parmigiano Reggiano si colloca al secondo posto con 1,5 miliardi al consumonazionale e 460 milioni all’export. I compensi riconosciuti ai caseifici e agli allevatori per il Parmigiano Reggiano sono precipitati al di sotto dei costi di produzione ed ora il mondo produttivo si trova a fronteggiare una situazione di crisi più grave del terremoto che tre anni fa aveva fatto crollare a terra migliaia di forme e distrutto stalle e magazzini”. “Una crisi dei prezzi alla produzione che coinvolge anche gli allevatori delle altre province, compresa la nostra – sottolinea ancora Gulinelli – visto che il prezzo del latte alimentare, non destinato alla trasformazione, risente fortemente di quello per il Parmigiano e sta segnando valori di poco sopra al puro costo di produzione, comprimendo pericolosamente il reddito degli allevatori, senza effettivo beneficio per i produttori. Ecco perché abbiamobisogno di far emergere chiaramente la situazione e di farla conoscere sia ai consumatori, sia ai vari livelli politici per trovare assieme le possibili soluzioni, tanto più urgenti con l’approssimarsi della fine del regime delle quote latte nell’Unione Europea”.
Tra i componenti della delegazione ferrarese anche alcuni rappresentanti di amministrazioni comunali della nostra provincia che hanno voluto essere a fianco degli allevatori diColdiretti in questa giornata e che oltre a cimentarsi con la prova di mungitura di una paziente vacca frisona, hanno potuto assaggiare i prodotti di alta qualità portati in piazza come il Parmigiano Reggiano di latte di Vacche Rosse ed il burro di Parma appena fatto, ma anche entrare in possesso del materiale informativo sullo stato del settore e delle proposte di delibere che i Comuni potranno fare a sostegno della filiera Made in Italy del settore lattiero caseario italiano: Simone Saletti del Comune di Bondeno, Barbara Paron del Comune di Vigarano Mainarda, Paola Zanella del Comune di Poggio Renatico, Giovanni Tavassi del Comune di Portomaggiore, Massimiliano Cenacchi del Comune di Masi Torello. Hanno inoltre dato il loro sostegno il sindaco di Sant’Agostino, Fabrizio Toselli ed i consiglieri regionali Alan Fabbri e Marcella Zappaterra.

lunedì 2 marzo 2015

COLDIRETTI: GIOVEDI’ 5 MARZO A BOLOGNA, ALLE 9,30 IN PIAZZA XX SETTEMBRE CONTRO I FALSI CHE STANNO AFFOSSANDO IL PARMIGIANO

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Il popolo del Parmigiano Reggiano scende in piazza a Bologna per denunciare una crisi che sta facendo più danni del terremoto di tre anni fa. Tra la “galleria dei nemici del Parmigiano” e la preparazione in piazza di una forma dal latte di vacche rosse, al via il villaggio del latte Coldiretti.

 E’ crisi senza precedenti per i formaggi simbolo della nostra regione e del made in Italy: Parmigiano Reggiano e Grana Padano stanno soffrendo e patendo più danni del terremoto che tre anni fa ha fatto cadere a terra centinaia di migliaia di forme e distrutto stalle, caseifici e magazzini. “Il popolo del Parmigiano e del Grana”, con migliaia di produttori, casari, stagionatori, gastronomi e consumatori, si ritroverà con Coldiretti Emilia-Romagna il prossimo 5 marzo 2015 dalle ore 9,30 a Bologna in piazza XX Settembre dove sarà realizzata la “prima galleria dei nemici del Parmigiano” per smascherare i falsi scovati nei diversi continenti che fanno delle due eccellenze italiane, i prodotti agroalimentari made in Italy più imitati al mondo. Ma non solo mostra: in piazza (dove sarà realizzata una autentica stalla) sarà possibile assistere in diretta alla preparazione di forme, da parte di casari che con antichi rituali, comprese le caldaie di rame ed il fuoco di legna, lavoreranno con sapienza e maestria il latte delle vacche rosse (la storica razza da cui è nato il Parmigiano Reggiano), evidenziando ancor più le differenze tra il prodotto originale e le “imitazioni”. Anche da Ferrara partirà una delegazione di allevatori e produttori, con alla testa il presidente provinciale Sergio Gulinelli ed il direttore Luigi Zepponi. Nell’occasione sarà presentato uno studio sul mercato del Parmigiano Reggiano che evidenzia una storica e drammatica inversione di tendenza dei crescenti costi di produzione e dei sempre più risicati redditi degli allevatori.


giovedì 8 gennaio 2015

MIPAAF: SBLOCCATA COMMERCIALIZZAZIONE PARMIGIANO REGGIANO E GRANA PADANO IN COREA DEL SUD

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali  

Martina: ottimo risultato del lavoro del Governo per supporto all’export e tutela dei prodotti di qualità italiani

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il Ministry of food and drug security della Corea del Sud ha riconosciuto l’idoneità all’importazione nel Paese asiatico delle DOP Parmigiano Reggiano e Grana Padano. L’autorità coreana ha verificato che la sicurezza microbiologica di questi prodotti risulta essere equiparabile a quella del formaggio prodotto con il latte pastorizzato. È stata quindi risolta una controversia che aveva arrecato diversi danni alle esportazioni (-21% nei primi undici mesi dell'anno per il codice doganale che comprende anche Parmigiano e Grana) e che bloccava la commercializzazione dei due prodotti dai primi mesi del 2014. “Parmigiano Reggiano e Grana Padano potranno finalmente tornare a essere venduti in Corea del Sud. Sono molto soddisfatto – ha spiegato il Ministro Maurizio Martina – per la soluzione positiva di una controversia commerciale che danneggiava l’export di due delle nostre eccellenze più apprezzate nel mondo. Il lavoro condotto in coordinamento con i Ministeri dello Sviluppo economico, della Salute e degli Esteri ha portato a un giusto riconoscimento del lavoro delle nostre aziende e dei loro elevati standard produttivi e di controllo. Il mercato della Corea del Sud per l’agroalimentare italiano ha superato i 124 milioni di euro di valore, con una crescita di quasi il 30% dal 2012, e rappresenta un importante sbocco commerciale per il nostro Paese nel contesto asiatico”. Il successo delle trattative con la Corea del Sud si inserisce in un più ampio contesto di operazioni di supporto all’export e di tutela delle indicazioni geografiche sui mercati dei Paesi Terzi. Su questo fronte, infatti, il Governo sta lavorando intensamente perché le nostre eccellenze siano il più possibile e concretamente salvaguardate anche sui mercati internazionali. “Nel 2014 – ha proseguito Martina – abbiamo applicato in oltre 140 casi la norma ex officio che ci consente di far rimuovere dal mercato europeo prodotti che violano le norme sulle indicazioni geografiche. Negli anni precedenti interventi di questo tipo erano meno di 10 all’anno. E’ così ad esempio che i nostri ispettori della repressione frodi, con la collaborazione delle autorità inglesi, hanno tolto dagli scaffali di Harrod’s un finto olio Igp toscano. Abbiamo, poi, insistito fortemente affinché nel mandato negoziale del Trattato di libero scambio con gli Stati Uniti l’Unione europea inserisse tra le priorità la tutela delle indicazioni geografiche alimentari. Continueremo a spingere perché è evidente la necessità di recuperare spazi di mercato ora occupati da falso made in Italy sugli scaffali statunitensi e internazionali. Proprio per questo abbiamo appoggiato negli anni il lavoro diplomatico di Bruxelles per concludere trattati bilaterali che prevedessero il riconoscimento e la tutela delle nostre denominazioni nei Paesi terzi. Recentemente siamo riusciti ad ottenere importanti risultati con l’accordo Ue-Canada, aprendo nuove possibilità per l’export agroalimentare italiano che già oggi vale 34 miliardi di euro”. “Per quanto riguarda l’Asia, è bene ricordare che con la Cina è in vigore dal 2012 il cosiddetto progetto pilota “10+10” che prevede il reciproco riconoscimento di 10 indicazioni geografiche alimentari europee in Cina e di 10 cinesi nell’Ue. Nell’elenco di 10 figurano due prodotti italiani come il Grana Padano Dop e il Prosciutto di Parma Dop. Questo progetto si inserisce in un più ampio schema di collaborazione su questo fronte tra Ue e Cina, con un trattato bilaterale che è alle battute conclusive e che prevede un accordo di protezione per un numero complessivo di 100 denominazioni, tra le quali il Pamigiano Reggiano, l’Asiago, il Gorgonzola, la Mozzarella di bufala e il Pecorino romano. Si tratta di un lavoro diplomatico necessario che va in direzione diametralmente opposta a quello fatto dagli Stati uniti sullo stesso mercato. Insisteremo con la Commissione e con il Parlamento europeo, oltre che in sede di Consiglio, affinché siano adeguatamente tutelati i nostri prodotti su tutti i mercati”. “Con lo stesso obiettivo – ha concluso il Ministro – abbiamo intenzione di aprire un grande dibattito sul tema delle indicazioni geografiche in occasione di Expo Milano 2015. Siamo già al lavoro poi per l’organizzazione del Forum sulla lotta alla contraffazione, che si svolgerà a Lodi nel marzo del 2015, e che vedrà riunite le autorità di controllo europee e internazionali per un confronto sugli strumenti di contrasto alle frodi”.

venerdì 5 aprile 2013

COLDIRETTI: FALSO MADE IN ITALY, E’ ALLARME SIMILGRANA, IMPORT RADDOPPIATO IN DIECI ANNI

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Boom di importazioni di formaggi simili al grana, da Ungheria, Germania e Repubblica Ceca. Attenzione ai marchi ed all’origine, non basta l’etichetta con il tricolore.

Negli ultimi dieci anni sono raddoppiate le importazioni in Italia di formaggi similgrana che fannoconcorrenza alla produzione nazionale di Parmigiano Reggiano e Grana Padano a denominazione di Origine Protetta (Dop). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati forniti dal sito www.clal.it dal quale si evidenzia le importazioni italiane di formaggi duri di latte bovino non DOP ha raggiunto i 27,3 milioni di chili nel 2012, con un aumento dell’88 per cento in dieci anni. I similgrana - rileva la Coldiretti - sono arrivati in Italia soprattutto dall’Europa a partire dalla Germania (8,3 milioni di chili) e dalla Repubblica Ceca (8,1 milioni di chili) anche se in forte crescita risulta essere l’Ungheria dalla quale sono giunti ben 2,7 milioni di chili pari al 10 per cento del totale delle importazioni. Volumi addirittura superiori di questiformaggi che spesso hanno anche una assonanza fonetica con quelli nazionali e sono purtroppo destinati a Paesi diversi dall’Italia, in Europa e fuori, togliendo spazio di mercato al Parmigiano e al Grana. E’ imbarazzante notare - sostiene la Coldiretti - che nella realizzazione di questi prodotti di imitazione siano implicate spesso imprese italiane ed anche chi per ruolo avrebbe il compito di tutelare le denominazioni originali, dal quale dipende il futuro di interi territori e migliaia di allevamenti e caseifici. La somiglianza di tali codici doganali con quelli del Parmigiano-Reggiano e del Grana Padano (04069061), unitamente alla identica descrizione tecnica dei prodotti, crea una similarità fra prodotti caratterizzati, invece - sottolinea la Coldiretti - da diversa origine e qualità perché i similgrana non devono rispettare i rigidi disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea. Questi formaggi - precisa la Coldiretti - sono codificati dall'Istat con il codice doganale 04069069 hanno tenore, in peso, di materie grasse uguale od inferiore al 40%, e tenore, in peso, di acqua della sostanza (non grassa) inferiore uguale al 47%. Il rischio è che - denuncia la Coldiretti - i similgrana vengano scambiati dai consumatori come prodotti Made in Italy perché vengono spesso utilizzati nomi, immagini e forme che richiamano all’italianità, ma anche perché appare il bollo Ce con la “I” di Italia se il formaggio viene semplicemente confezionato in Italia. Un inganno nei confronti del quale - conclude la Coldiretti - occorre immediatamente intervenire per salvaguardare il lavoro di migliaia di allevatori italiani impegnati in una produzione unica che rappresenta l’immagine del made in Italy nel mondo.