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giovedì 17 luglio 2014

IMPORT DI RISO DALLA CAMBOGIA: SODDISFAZIONE DI CONFAGRICOLTURA PER IL RICORSO ALLA COMMISSIONE EUROPEA DA PARTE DEL GOVERNO.

Fonte: Confagricoltura

Confagricoltura esprime grande soddisfazione per la decisione del Governo italiano di inviare alla Commissione Europea la richiesta di applicare all’importazione di riso dalla Cambogia la clausola di salvaguardia prevista dal regolamento (CE) n. 978/2012, che disciplina il trattamento preferenziale accordato dall’UE alle importazioni dai Paesi terzi Meno Avanzati (EBA-Everything But Arms che liberalizza l’import di tutti i prodotti, tranne armi e munizioni appunto, dai PMA). Con questa iniziativa l’Italia punta ad ottenere il ripristino immediato del dazio ordinario di 175 euro su ogni tonnellata di riso lavorato importato dalla Cambogia, per un periodo di 12 mesi, in attesa che la DG Commercio della Commissione Europea si pronunci definitivamente sulla richiesta italiana. Confagricoltura segnala che a Bruxelles è stato trasmesso dal Ministero per lo Sviluppo Economico un corposo dossier – predisposto dall’Ente Nazionale Risi insieme all’associazione dell’industria risiera e alle organizzazioni degli agricoltori - che documenta il calo continuo delle vendite di riso lungo “indica” italiano nel mercato comunitario, a causa della crescita esponenziale dell’importazione di riso cambogiano (+ 49% su base annua nei primi cinque mesi di quest’anno e addirittura +80% nell’ultima campagna – v. tabella). Crescita che è collegata evidentemente all’agevolazione doganale. “Ora – commenta Mario Guidi, presidente di Confagricoltura – ci aspettiamo che altri Paesi dell’UE come la Spagna e la Grecia, dove il riso è economicamente importante, seguano l’esempio dell’Italia. Non c’è, infatti, una regione risicola europea che possa pensare di poter reggere la concorrenza sul prezzo del prodotto cambogiano importato a dazio zero”. “Per questo – conclude Guidi - sento di dover ringraziare il Ministro delle Politiche Agricole Martina e il Vice Ministro dello Sviluppo Economico Calenda per l’attenzione dimostrata al problema. Si registra una crescente tensione tra i risicoltori italiani; alla vigilia della nuova campagna commerciale che partirà purtroppo “col fiato corto” a causa della grande quantità di riso lungo “indica” invenduto nei magazzini”.

Qui ulteriori dati: www.agrestetv.it/documenti/riso_cambogiano.doc

martedì 15 luglio 2014

COLDIRETTI, PATTO DEL RISO CON MARTINA, ORA BATTAGLIA IN UE

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Moncalvo: bene documento su impatto import del Governo entro la settimana

“La giusta battaglia per sostenere la produzione italiana di riso si sposta ora nell’Unione Europea dopo che il Ministro Maurizio Martina ha dimostrato di condividere pienamente le richieste che abbiamo presentato”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al termine dell’incontro con il titolare del dicastero delle Politiche Agricole dove si è svolta una la manifestazione di produttori di riso e mondine della Coldiretti provenienti da Lombardia, Veneto, Emilia, Sardegna e Piemonte. “Con un click sono stati cancellati dall’Unione Europea i dazi per le importazioni di riso mentre L’Unione Europea impiega mesi per prendere coscienza delle disastrose conseguenze che questa scelta ha causato per il lavoro e il reddito degli agricoltori e per i rischi per la salite dei cittadini” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’apprezzare l’impegno per dare “una accelerazione delle procedure per la clausola di salvaguardia nell’ambito della presidenza del semestre italiano annunciato dal Ministro Martina” che in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico, predisporrà un documento tecnico sull’impatto delle importazioni a dazio zero entro la fine della prossima settimana che poi sarà presentato alla Commissione europea.”Da parte nostra - ha sottolineato Moncalvo - siamo pronti a sostenere alleanze con le associazione degli agricoli dei Paesi Europei produttori di riso come Grecia, Francia, Bulgaria e Spagna per supportare le iniziative delle istituzioni. Dobbiamo lavorare a livello comunitario per l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate ma - ha aggiunto Moncalvo - a livello nazionale occorre introdurre l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, dare pubblicità ai nomi delle industrie che utilizzano riso straniero ma anche l’istituzione di una unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività dell’Ente Nazionale Risi. Dall’inizio della crisi ha chiuso quasi una azienda di riso su cinque e la situazione sta precipitando nel 2014 con la perdita di posti di lavoro e pericoli per la sicurezza alimentare dei consumatori a causa dell’invasione di riso proveniente dall’Asia, secondo le analisi della Coldiretti. Le importazioni agevolate a dazio zero dalla Cambogia e dalla Birmania hanno fatto segnare un aumento del 754 per cento nei primi tre mesi del 2014 rispetto allo scorso anno e a rischio c’è anche la salute dei consumatori con il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) che ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati e assenza di certificazioni sanitarie, nel primo semestre dell’anno. L'accordo Everything But Arms (Tutto tranne le armi) che ha portato all’azzeramento dei dazi ha favorito – denuncia la Coldiretti - l’insediamento di multinazionali in Paesi meno avanzati dove hanno fatto incetta di terreni e si coltiva riso senza adeguate tutele del lavoro e con l’utilizzo di prodotti chimici vietati da decenni nelle campagne italiane ed europee. Dallo sfruttamento in Asia alle speculazioni in Europa dove il riso indica lavorato cambogiano arriva in Italia ad un prezzo riferito al grezzo inferiore ai 200 euro a tonnellata, pari a circa la metà di quanto costa produrlo in Italia nel rispetto delle norme sulla salute, sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori, secondo il Dossier della Coldiretti. Con rischi anche per i consumatori perché la produzione straniera puo’ essere spacciata come nazionale non essendo obbligatorio indicare in etichetta l’origine nelle confezioni in vendita. L’Italia è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 216mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità di lavoro nell’intera filiera per oltre diecimila famiglie tra dipendenti ed imprenditori, secondo il Dossier della Coldiretti.

A ROMA NUTRITA DELEGAZIONE FERRARESE PER LA BATTAGLIA DEL RISO DI COLDIRETTI

Fonte: Coldiretti Ferrara

Nel 2014 si è verificata in un solo anno una riduzione del 22 per cento per una riduzione di oltre 15mila ettari delle risaie destinate alla coltivazione di riso varietà Indica che viene importata dalla Cambogia, a danno dei coltivatori italiani e a rischio della salute dei consumatori con un allarme sanitario alla settimana provocati dal prodotto asiatico. E’ quanto denuncia la Coldiretti nell’ambito della “battaglia del riso” che si è spostata a Roma dove una delegazione di risicoltori dell’Emilia Romagna guidata dal presidente regionale Mauro Tonello, dal direttore regionale,Marco Allaria Olivieri, e dal presidente Coldiretti di Ferrara (maggiore provincia produttrice di riso in Emilia Romagna, Sergio Gulinelli, insieme con agricoltori e mondine dalle campagne delle principali regioni di produzione sono arrivati per manifestare davanti al Ministero delle Politiche agricole con la distribuzione del vero riso italiano. L'accordo Everything But Arms (Tutto tranne le armi) che ha portato all’azzeramento dei dazi ha favorito - denuncia la Coldiretti - l’insediamento di multinazionali in Paesi meno avanzati dove hanno fatto incetta di terreni e si coltiva riso senza adeguate tutele del lavoro e con l’utilizzo di prodotti chimici vietati da decenni nelle campagne italiane ed europee. Per questo dopo la mobilitazione sul territorio una rappresentativa di tutte le regioni, guidata dal presidente nazionale Coldiretti, Roberto Moncalvo ha portato al Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, un campione di riso importato dalla Cambogia per chiedere che vengano fatti controlli qualitativi dopo che nel primo semestre 2014 il sistema di allerta rapido Europeo (RASFF) ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati o che superano i limiti ammessi di residuo e assenza di certificazioni sanitarie. Della delegazione ricevuta dal ministro Martina, insieme al presidente nazionale Coldiretti Roberto Moncalvo hanno fatto parte anche il presidente regionale Tonello e il presidente di Ferrara, Sergio Gulinelli. Gli agricoltori hanno lasciato le risaie dall’Emilia Romagna alla Lombardia, dal Piemonte al Veneto fino in Sardegna per dire basta alla concorrenza sleale provocata dalle speculazioni sulle importazioni del riso cambogiano che in Italia sono aumentate del 360 per cento nel primo trimestre, secondo il Dossier della Coldiretti. Dallo sfruttamento in Asia alle speculazioni in Europa dove il riso Indica lavorato cambogiano arriva in Italia ad un prezzo del grezzo inferiore ai 200 euro a tonnellata, pari a circa la metà di quanto costa produrlo in Italia nel rispetto delle norme sulla salute, sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori, secondo il Dossier della Coldiretti. Le varietà importate dalla Cambogia - spiega la Coldiretti - appartengono al gruppo degli Indica (lunghi B) con chicchi snelli e di forma allungata, e sono indicati per risi bolliti, insalate, contorni che in Italia vengono utilizzati molto come riso parboiled nei risotti o insalate di riso particolarmente consumati durante l’estate. Con rischi anche per i consumatori perché la produzione straniera può essere spacciata come nazionale non essendo obbligatorio indicare in etichetta l’origine nelle confezioni in vendita. L’Italia - continua la Coldiretti - è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 216mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali ma situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti ed imprenditori di lavoro nell’intera filiera. “Il riso Made in Italy è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa, secondo la Coldiretti, con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, la pubblicità dei nomi delle industrie che utilizzano riso straniero, l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate, ma anche l’istituzione di una unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività di promozione dell’Ente Nazionale Risi”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

CONFAGRICOLTURA: SE IL RISO ASIATICO NON PAGA DAZIO, IN EUROPA SPARIRANNO 400.000 ETTARI DI RISAIE

Fonte: Confagricoltura  

Proseguono le manifestazioni dei risicoltori in tutto il Nord d’Italia. Cresce la tensione dopo le dichiarazioni “bellicose” del presidente degli esportatori di riso cambogiani

Se si permette alla Cambogia di esportare nella UE il proprio riso a dazio zero, sarà la fine non solo della risicoltura italiana - la più importante in Europa – ma di tutto il riso comunitario. Non c’è, infatti, un Paese europeo - tra quelli che producono riso – in grado di competere con il prezzo di arrivo del riso lungo “indica” cambogiano. Lo sottolinea Confagricoltura ricordando che il riso lungo B “tipo indica” prodotto in Italia (che costa mediamente 55 euro/quintale) dovrebbe costare non più di 43 euro/qle per poter reggere la concorrenza del corrispondente riso cambogiano. “Per ottenere questo risultato – commenta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – dovremmo vendere il nostro risone all’industria a 19 euro/qle, il che, per un risicoltore che spende 32 euro per produrre quel quintale di risone, equivarrebbe alla bancarotta”. La situazione, già molto tesa, rischia di diventarlo ancor di più a causa delle dichiarazioni “provocatorie” diffuse dall’associazione degli esportatori di riso cambogiani lo scorso 7 luglio. In sostanza dalla Cambogia si nega che esista un problema di concorrenza sleale, dipingendo il regime preferenziale di cui gode il paese quasi come un aiuto “umanitario” e invitando l’Italia e l’UE a cercare al proprio interno le cause della crisi. La realtà dei fatti, commenta Confagricoltura, è che il riso lungo “indica” Cambogiano sul mercato mondiale non è competitivo rispetto al thailandese e al vietnamita, che offrono prezzi più bassi a pari qualità. E’ per questo che la Cambogia sta spingendo l’export verso l’UE: il mercato europeo è l’unico dove l’esenzione dal dazio rende il riso cambogiano imbattibile in termini di prezzo. La concessione di un aiuto accoppiato specifico per il riso, previsto dalla nuova PAC “verso il 2020”, poteva controbilanciare, almeno in parte, il vantaggio competitivo del dazio “zero”. “Purtroppo – commenta Guidi – contro la richiesta fatta come Agrinsieme di utilizzare per l’accoppiato tutte le risorse consentite dalla PAC si sono pronunciate organizzazioni agricole e di amministrazioni regionali che adesso si dichiarano pronte a dare battaglia sul riso”. Dai dati più recenti della Commissione UE emerge che dal 1° settembre 2013 al 30 giugno 2014, le importazioni di riso a dazio "zero" dalla Cambogia sono aumentate del 60% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, e si avviano a superare le 250 mila tonnellate per fine agosto. Negli ultimi 5 anni (2009-2014) l’import di riso cambogiano si è quasi decuplicato. “La filiera del riso – rimarca ancora Guidi - deve compattarsi a difesa di un prodotto che è tra le eccellenze dell’agroalimentare italiano. Per questo contiamo molto sull’assistenza che può offrire l’Ente Nazionale Risi, da sempre punto di riferimento per il ministero dell’Agricoltura e per le organizzazioni di categoria nella gestione delle più complesse problematiche del settore”. Confagricoltura ricorda che i propri soci risicoltori, insieme ai colleghi della CIA, alle riserie artigiane e alle riserie industriali, proseguono la protesta bloccando per una settimana l'attività di contrattazione delle principali borse merci del nord: ieri a Novara, oggi a Vercelli e a Milano, domani a Pavia e il 18 a Mortara, per ottenere dalle istituzioni nazionali ed europee il ritorno al normale dazio doganale sulle importazioni di riso cambogiano.

MIPAAF, IL MINISTRO MARTINA RICEVE COLDIRETTI SU DIFESA RISICOLTURA ITALIANA

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che oggi il Ministro Maurizio Martina ha ricevuto una delegazione della Coldiretti guidata dal Presidente, Roberto Moncalvo. Al centro del colloquio, che si è svolto presso il Salone dell’Agricoltura del Mipaaf, è stata posta la questione relativa alle importazioni di riso da Paesi extra Ue, come la Cambogia o il Myanmar. Il Ministro Martina ha assicurato il proprio impegno nella difesa e nella tutela della produzione risicola italiana e ha ricordato come il nostro Paese sia stato promotore nei mesi scorsi, a livello comunitario, di un documento con cui veniva sollevata tale problematica, che coinvolge anche altri Stati membri. Attualmente, ha aggiunto il Ministro, l’Italia è impegnata in un’iniziativa a Bruxelles, con altri paesi europei, per l’attivazione della clausola di salvaguardia contro le importazioni a dazio zero. Gli uffici del Mipaaf, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico, a tal proposito stanno lavorando per predisporre un documento tecnico sull’impatto di tali importazioni che sarà pronto entro la fine della prossima settimana e che poi sarà presentato alla Commissione europea. Martina ha, infine, ribadito la piena disponibilità a lavorare con l’intera filiera per nuove norme sul mercato interno, per la tracciabilità e l'etichettatura.

venerdì 11 luglio 2014

MIPAAF: RISO, MARTINA: IL GOVERNO È IN PRIMA LINEA NEL CONTRASTO ALLE NEGATIVE CONSEGUENZE DI MERCATO DOVUTE ALL’IMPORTAZIONE A DAZIO ZERO DAL SUD-EST ASIATICO

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“Quella dei risicoltori italiani è una battaglia giusta che noi stiamo conducendo da mesi. Da quando, primi in Europa, abbiamo posto anche formalmente la questione alla Commissione europea. Per ben due volte negli ultimi mesi siamo stati artefici di un confronto che ha portato anche alla presentazione di un testo condiviso con altri Paesi membri ed in particolare con Spagna e Grecia per coordinare un’azione congiunta di sensibilizzazione a livello europeo per l’adozione di opportune misure di contrasto”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha commentato le azioni di protesta nelle aree risicole del nord Italia contro l’importazione di riso a dazio zero da Cambogia e Myanmar. “Stiamo lavorando con il Ministero dello sviluppo economico e con l’Ente Nazionale Risi – continua Martina - ad un documento che valuti le effettive conseguenze negative sul settore, in termini di margini economici per le imprese e di tenuta dell’intero comparto risicolo italiano ed europeo. Abbiamo intenzione di sensibilizzare al massimo la Commissione su questa vicenda che richiede in tempi brevi un riscontro rapido ed efficace per salvaguardare il settore”.

giovedì 10 luglio 2014

COLDIRETTI: E’ BOOM PER IMPORT A DAZIO ZERO DI RISO ASIATICO, ALLARME TRA I PRODUTTORI

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Coldiretti mobilitata di fronte all’allarme per la concorrenza sleale di riso dai paesi asiatici, con rischi sia sul fronte produttivo e commerciale ed anche della sicurezza alimentare. Consegnato dal presidente regionale MauroTonello al Prefetto di Ferrara un documento sul problema. Domani incontri nelle principali città delle regioni risicole.

Cresce l’allarme tra i risicoltori italiani per la concorrenza sleale del riso di importazione provenienti daipaesi asiatici. Nell’ambito dell’attuale regime speciale a favore dei Paesi meno avanzati (Pma), i dazi della tariffa doganale comune sono totalmente aboliti per tutti i prodotti provenienti da tali nazioni, tranne per le armi e le munizioni; questo regime è conosciuto anche con l’acronimo inglese Eba (“Everything But Arms” corrispondente a “Tutto tranne le armi”). Questa liberalizzazione ha favorito, nel tempo, le importazioni di riso provenienti dai Paesi Meno Avanzati verso l’Unione Europea, determinando a partire dal 2008 un incremento crescente delle importazioni. I Pma, in particolare Cambogia e Myanmar, hanno effettuato numerosi investimenti in infrastrutture e reti commerciali, con l’obiettivo dichiarato di superare i 5,5 milioni di tonnellate di esportazione, pari a oltre il doppio dell’intero fabbisogno dell’Ue. Il confronto tra il dato di importazione nella campagna 2012/2013 (190.035 tonnellate) e il dato di importazione nella campagna 2008/2009 con un incremento di 179.941 tonnellate (+1783%) delle importazioni dai Paesi menoavanzati, evidenzia che si sta andando in questa direzione. In Italia, tale trend ha comportato nel tempo la riduzione della coltivazione di riso varietà indica, che nel 2014, come riportano i dati divulgati dall’Ente Nazionale Risi, evidenziano una riduzione di 15.446 ettari (-21,6%), e la conseguenza di un minor quantitativo a disposizione dell’industria di trasformazione nazionale. Il primo elemento di preoccupazione è che il prodotto importato è introdotto a prezzi vantaggiosi rispetto a quelli delle nostre produzioni, determinando una concorrenza sleale con le produzioni italiane e, in particolare, una probabile riduzione della coltivazione di riso varietà Indica che potrà essere solo parzialmente riconvertita nella coltivazione della varietà japonica, causando una conseguente eccedenza inquesto comparto e quindi quotazioni mercantili al ribasso.
Ma l’elemento che maggiormente preoccupa è che i prodotti provenienti da tali Paesi, non offrono sufficienti garanzie in termini di sicurezza alimentare per il consumatore in quanto, le tecniche colturali, il sistema produttivo complessivo ed i controlli non sono adeguati e rispondenti alle norme utilizzate in ambito Ue, esponendo il consumatore europeo ai rischi legati alla mancanza di un corretto controllo sanitario, evidenziato in più occasioni dall’EFSA, che ha rilevato residui di prodotti chimici non ammessi per la coltura. Si è già riscontrato nel 2013 un abbassamento dei ricavi complessivi delle aziende risicole italiane produttrici di indica, infatti considerati i prezzi medi di campagna, le aziende risicole, ricaveranno circa 126 milioni di euro con una perdita di 30 milioni di € (i costi di produzione sono stimati a circa 156 milioni di euro). Al fine di tutelare una della produzioni più tipiche e tradizionali delle pianure italiane, messa sotto pressione dal dumping commerciale attuato dai Paesi terzi ove le tutele sociali ed ambientali non corrispondono agli standard obbligatori europei, si rendenecessario porre maggiore attenzione su tutta la materia concernente la sanità delle produzioni provenienti da quei Paesi, in relazione alle tecniche di produzione e conservazione delle merci, che dovrebbero rispondere agli stessi requisiti richiesti ai produttori europei. Contemporaneamente è necessario applicare la clausola di salvaguardia, come Coldiretti ha sostenuto presso i Ministeri competenti, per sospendere da subito le importazioni e ripristinare i normali dazi doganali. Altre azioni importanti per la tenuta complessiva del comparto risicolo italiano, la cui qualità è riconosciuta a livello mondiale, sono da attivare nei confronti di Enti Risi, la cui attività statutaria di promozione è oggi bloccata, e del sistema di commercializzazione delle varietà di riso, introducendo la possibilità di mettere in confezione e di vendere ai consumatori, risi di esclusiva varietà tipica, e di poterlo chiaramente pubblicizzare, e non come accade ora anche varietà similari ma meno pregiate, vigilando pure sulla percentuale di spezzato che troppo spesso eccede i limiti di legge. Inoltre ad una chiara etichettatura d’origine sulle zone di coltivazione del riso, dovrebbe accompagnarsi anche una norma che imponga alla ristorazione di evidenziare l’utilizzo di riso precotto (parboiled), oppure di riso cotto al momento, un po’ come succede con l’indicazione del pesce surgelato oppure fresco. Sua eccellenza il Prefetto di Ferrara, dott. Michele Tortora, al termine del colloquio con i vertici di Coldiretti Ferrara e dell’Emilia-Romagna, rappresentate dai presidenti Sergio Gulinelli e Mauro Tonello e dai direttori Luigi Zepponi e Marco Allaria Olivieri, ha espresso il suo interessamento nel rappresentare al Governo ed ai competenti ministeri la questione, rilevando e condividendo l’importanza del settore per l’agricoltura italiana e per quella ferrarese, compresi gli importanti risvolti sociali ed ambientali, oltre che economica del reddito dei produttori.

martedì 17 dicembre 2013

RISO, DE GIROLAMO: IMPORTAZIONI METTONO IN CRISI SETTORE, COMMISSIONE APPROFONDISCA LA QUESTIONE

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“Le importazioni di riso a dazio zero stanno creando sensibili squilibri di mercato nel nostro settore produttivo. Attraverso questo regime agevolato stiamo assistendo ad un incremento davvero consistente di importazioni da alcuni Paesi di quantitativi di riso lavorato della varietà ‘indica’, a prezzi estremamente competitivi, con i quali le nostre filiere non hanno alcuna possibilità di competere. Si sta quindi determinando una situazione di estrema difficoltà per le imprese italiane e ciò sta creando grandi disagi nelle nostre zone agricole sia in termini di reddito che di occupazione. È necessario dunque che la Commissione approfondisca la questione delle importazioni di riso e valuti la possibilità di attivare opportune misure nell’ambito di quello che è già previsto nella vigente regolamentazione. Volevo, inoltre, ricordare come esista la possibilità in questo caso di attivare la clausola di salvaguardia”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, da Bruxelles dove ha partecipato a una riunione del Consiglio europeo dei Ministri dell’Agricoltura e della Pesca nell'ambito del quale è stato presentato un apposito documento che evidenzia queste criticità e al quale hanno aderito Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Bulgaria, alle quali si sono aggiunte Ungheria e Romania durante il dibattito. “La coltivazione del riso – ha aggiunto il Ministro – è concentrata in alcune regioni europee che sono altamente specializzate. Ci sarebbero quindi conseguenze davvero rilevanti, con serie ripercussioni nel tessuto economico e sociale, nelle zone agricole dove la coltura del riso assume una particolare rilevanza in termini di reddito e di occupazione”.