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venerdì 4 ottobre 2013

DE CASTRO INCONTRA IL DISTRETTO DEL POMODORO DA INDUSTRIA DEL NORD ITALIA: “LA NUOVA PAC PUNTA SULLE OI”




Fonte: Distretto del Pomodoro da Industria

La nuova Pac punta sulle Organizzazioni di produttori e sulle Organizzazioni interprofessionali, come il Distretto del Pomodoro da Industria del Nord Italia, per organizzare al meglio le filiere in chiave futura e il Distretto chiede che vi sia un riconoscimento applicativo degli intenti emersi dai contenuti della nuova Pac. Questo i temi trattati nell’incontro tra l’onorevole Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, e il Distretto del Pomodoro da Industria del Nord Italia avvenuto oggi in Provincia a Parma.
“L’Europa – le parole pronunciate da De Castro dopo aver introdotto le principali novità della Pac - ha scelto Op e Oi come soggetti per organizzare le filiere in modo da ridurre la frammentazione e dare maggiore forza al comparto. E’ stata una presa di posizione importante che auspichiamo aiuti a risolvere le problematiche. Tra le novità più importanti – ha aggiunto - il fatto che i Psr possano finanziare direttamente proprio le Op e le Oi”.
Considerato il ruolo che le Oi come il Distretto potranno svolgere in sede di applicazione dei nuovi Psr l’Europa ha dunque ritenuto di importanza decisiva che Op e Oi siano esplicitamente previste come soggetti beneficiari e attuatori dei Psr dato il loro ruolo potenzialmente cruciale per lo sviluppo delle filiere sia sotto il profilo della competitività sia per le tematiche connesse alla sostenibilità ambientale e all’innovazione così come per un’equa distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera.
Ora fondamentale è la massima attenzione nella fase di predisposizione, sia a livello europeo sia a livello nazionale, delle misure applicative degli atti delegati derivanti dalle linee della nuova Pac.
“Bisognerà fare grande attenzione – ha ribadito De Castro – da qui a Natale, periodo della scrittura dei testi definitivi, e andare a scovare eventuali incongruenze tra gli accordi politici e i dettagli normativi. Dobbiamo essere tempestivi e non arrivare in ritardo come spesso accaduto in passato”. Soddisfatto dell’incontro il presidente del Distretto Pier Luigi Ferrari: “siamo reduci da una campagna non facile, ma intendiamo ribadire la volontà di creare condizioni affinché la realtà del Distretto ottenga risultati. Ringraziamo De Castro per la determinazione, la tenacia e l’equilibrio che ha dimostrato nel ricoprire il suo incarico.

Riforma della Pac, Agrinsieme alla Camera: “Attenzione alle scelte nazionali per le imprese e le cooperative.



Fonte: Confagricoltura nazionale - Agrinsieme 

“Avremmo voluto una Pac più coraggiosa per promuovere il riequilibrio e lo sviluppo di un’agricoltura in grado di coniugare produttività e sostenibilità, concretizzando progetti reali con al centro le imprese e le cooperative. Si è avuta una contrazione del budget complessivo ed i pagamenti diretti agli agricoltori italiani hanno subito una significativa riduzione. Preoccupano i nuovi orientamenti a favore del greening, che rischiano di tradursi in nuovi vincoli. Il testo finale, dopo i negoziati triloghi, è stato fortemente migliorato rispetto alle prime proposte, proprio grazie all’azione del Parlamento europeo e delle Organizzazioni agricole”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, che è intervenuto, a nome di Agrinsieme (il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative italiane), all’audizione alla Camera sulla riforma della politica agricola comune verso il 2020 e sull’accordo definitivo raggiunto a Bruxelles.
“Occorre - ha proseguito il rappresentante di Agrinsieme - tantissima attenzione, magari anche delle ‘simulazioni’, prima di decidere le opzioni nazionali di recepimento della riforma della Pac, di programmare gli interventi e di allocare le risorse del ‘primo pilastro’, che rappresenta i due terzi circa della spesa agricola. Abbiamo tante scelte strategiche da effettuare entro pochi mesi e le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori dovranno essere incluse a pieno titolo nel processo decisionale, che va avviato quanto prima”.
“Le scelte nazionali – ha precisato - dovranno essere sempre ispirate a promuovere un'agricoltura competitiva ed al passo con i tempi, evitando la logica dei ‘campanili’, ragionando finalmente in un’ottica di sistema Italia, che rilanci la politica agricola nazionale. Sono da evitare decisioni penalizzanti per i comparti strategici del nostro agri-business e per le imprese attive e protagoniste dei mercati”.
“Sarà fondamentale una nuova governance dei piani di sviluppo rurale (Psr) - ha aggiunto Guidi – Agrinsieme chiede di far coesistere programmi nazionali e regionali. È fondamentale definire un piano nazionale per gli strumenti di gestione del rischio e stabilizzazione dei redditi. Va limitata l’eccessiva eterogeneità dei programmi regionali, definendo orientamenti, linee di indirizzo e regole condivise. Va sostenuta, inoltre, la possibilità di gestire progetti interregionali, con azioni convergenti da parte delle Regioni”.
“Sollecitiamo - ha concluso il delegato di Agrinsieme - una coesione vera tra tutti i fondi comunitari per far crescere il settore primario. L’agricoltura non può essere confinata solo nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale, ma trova pertinenza in tutti i fondi strutturali, in particolare nelle opzioni strategiche del Mezzogiorno e delle Aree interne. Occorrono poi sottoprogrammi tematici, con misure specifiche, per lo start up delle imprese condotte da giovani e donne. Il rafforzamento dell’integrazione delle politiche di coesione e dei diversi fondi strutturali è una grande opportunità per l’Italia”.



mercoledì 2 ottobre 2013

Nuova Pac: l’Italia non è pronta



Fonte: Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara
 
La Cia di Ferrara teme che la precarietà politica e governativa metta a rischio e ritardi l’applicazione della nuova Pac che sarà approvata a breve in via definitiva dal Parlamento Europeo.

«Mentre la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo dà il via libera ai regolamenti della Politica Agricola Comune e tutti esprimono soddisfazione per un accordo che ha richiesto una lunga fase di trattativa e mediazione, in Italia regna il completo caos politico e governativo.» A lanciare l’allarme è la Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara, fortemente preoccupata per le ricadute che la precarietà del nostro paese avrà sull’applicazione della nuova Politica Agricola Comune. Una Pac che, secondo il presidente della Commissione Agricoltura De Castro, dopo il varo in Commissione il 30 settembre sarà approvata entro il mese di novembre dal Parlamento Europeo, per passare poi ai singoli stati che dovranno accoglierla e definire le regole interne, tenendo conto delle linee guida comunitarie. «La Commissione di Strasburgo – ha commentato Lorenzo Boldrini, presidente provinciale di Cia Ferrara – ha fatto un buon lavoro che rischia di essere vanificato dalla debolezza o addirittura dall’assenza di un governo stabile. I quattro importanti regolamenti della Pac - relativi ai Pagamenti diretti, all’OCM unica, ai Piani di Sviluppo Rurale e alla semplificazione stessa della Politica Agricola Comune - sono direttive chiare e precise che lasceranno però ai singoli stati una buona autonomia e libertà di manovra nella loro applicazione. Il 2014 sarà, infatti, un anno cruciale per definire le regole della Pac nel nostro paese, direttive che poi condizioneranno il modo di fare agricoltura e il futuro stesso dell’imprenditoria rurale per i prossimi sette anni. Cosa accadrebbe – si chiede Lorenzo Boldrini – se, in un anno così cruciale, l’Italia dovesse trovarsi senza un Governo autorevole e credibile o nel bel mezzo di una campagna elettorale? La Politica Agricola Comune ha bisogno di un punto di riferimento forte, di una situazione stabile, di un Ministero che abbia una voce decisionale precisa, tutte cose che al momento sembrano solo un miraggio. Perché non si tratta di applicare semplicemente il regime degli aiuti all’agricoltura disposti a Strasburgo. Questa Politica Agricola Comune ha obiettivi più ampi e assolutamente condivisibili, come dare opportunità nuove al mondo agricolo, renderlo più competitivo, valorizzare le produzioni qualità, incentivare l’entrata nel settore di giovani agricoltori, anche attraverso un potenziamento dell’azione dei Piani di Sviluppo Rurale a livello regionale. Azioni fondamentali sulle quali bisognerebbe iniziare a lavorare sin da ora, quando le linee guide sono state sostanzialmente definite.» Per questo la Confederazione Italiana Agricoltori auspica una risoluzione veloce della crisi e l’apertura di una nuova fase politica, con un Ministro in carica che svolga un’azione autorevole. «Il ruolo dell’economia agricola – conclude Boldrini - deve diventare prioritario perché l’Europa, soprattutto gli stati più forti come la Germania, sono pronti ad utilizzare la nuova Pac come strumento migliorativo ed evolutivo per il settore, mentre noi rischiamo di rimanere al palo o di partire con mesi di ritardo.»

martedì 1 ottobre 2013

LE CONSEGUENZE DI UNA CRISI DI GOVERNO PER IL SETTORE AGRICOLO


Fonte: Confagricoltura Ferrara

“Se questa crisi di Governo che si è aperta con le dimissioni dei Ministri del PDL dovesse portare alla paralisi se non addirittura alla caduta del Governo, le conseguenze che ne deriverebbero per il settore agricolo potrebbero essere davvero gravissime”. Ad affermarlo è il Presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli, che aggiunge: “il 15 ottobre è il termine fissato per l’emanazione della legge di stabilità, che dovrebbe rappresentare lo strumento per effettuare il tanto sospirato taglio al cuneo fiscale, che potrebbe liberare risorse per le imprese da destinare agli investimenti, oltre che sgravare le buste paga dei lavoratori di una parte di trattenute destinate allo Stato. Ma a questo punto è molto difficile che si arrivi ad un accordo nella maggioranza. Oltre all’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, che inciderà pesantemente sulle imprese agricole per quanto concerne in particolare l’acquisto di macchinari ed attrezzature, si profila a questo punto anche il pagamento, a metà dicembre, della seconda rata dell’IMU sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali, oltre che sulla prima casa. Le risorse per evitarne il pagamento, pari a 2,4 miliardi, dovrebbero essere trovate entro il 15 ottobre ma l’eventuale situazione di stallo ne renderebbe di fatto impossibile il reperimento. Ma in pericolo potrebbe essere addirittura anche la prima rata dell’IMU – aggiunge il Presidente di Confagricoltura Ferrara- perché il decreto legge che il 31 agosto scorso ne ha previsto la soppressione deve essere convertito in legge entro la fine di ottobre, ed ipoteticamente potrebbe finire ostaggio della crisi politica. Inoltre le dimissioni del Ministro delle Politiche Agricole appaiono particolarmente preoccupanti, considerando che si è avviata la fase di recepimento delle nuove diposizioni comunitarie sulla rifora della PAC, una fase estremamente delicata perchè lascia alla discrezionalità degli Stati membri ambiti di applicazione della riforma che per il nostro Paese possono rivelarsi determinanti. E’ ineludibile – ha concluso Scaramagli - che una crisi politica porterebbe, in questo particolare momento, un impatto fortemente negativo sull’aggancio della ripresa e della crescita ed il settore agricolo potrebbe essere uno di quelli chiamato a pagarne maggiormente le conseguenze”.

sabato 28 settembre 2013

COLDIRETTI: POSITIVO L’ACCORDO PER L’APPLICAZIONE DELLA NUOVA PAC

Fonte: Coldiretti

Un risultato che migliora nettamente la proposta iniziale con una riforma che va verso la sussidiarietà ovvero la possibilità degli Stati membri di applicare misure secondo i propri modelli di sviluppo agricolo. Finalmente una opportunità straordinaria per premiare chi vive di agricoltura, il lavoro, la qualità, i giovani e il vero Made in Italy. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell’esprimere soddisfazione per l’accordo politico raggiunto dal team dei negoziatori di Parlamento, Consiglio e Commissione sulla proposta di regolamento di riforma della Politica Agricola Comune. Oltre ai sensibili miglioramenti che sono stati ottenuti nel precedente accordo del 26 giugno, quali il sostegno per la promozione e lo sviluppo di filiere corte, l’inverdimento a tutela dei vigneti, frutteti ed uliveti italiani, sulla convergenza e per i giovani agricoltori, un ulteriore risultato positivo – ha sottolineato Marini - è stato raggiunto anche per la decisione di applicare per la prima volta su base obbligatoria un tetto agli aiuti (Capping) per combattere le rendite fondiarie. L’accordo sulla riforma della Politica Agricola (PAC) - ha continuato Marini - premierà chi vive e lavora di agricoltura escludendo per la prima volta in una black list i soggetti che non hanno nulla a che fare con l’agricoltura e soprattutto prevedendo la possibilità per l’Italia di destinare risorse ai soli agricoltori attivi. Nei vari passaggi dal nostro Summit a Roma con il Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos e il Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, agli incontri con i colleghi di tutte le principali Organizzazioni agricole europee fino al meeting dello scorso maggio a Bruxelles con il Presidente del Consiglio agricoltura e pesca del Consiglio dell’Unione europea Simon Coveney, la proposta anche per un piu’ deciso impegno del Governo e del Ministro dell’agricoltura - ha sostenuto Marini - è andata migliorando. Certamente rimane un taglio importante ai finanziamenti destinati all’agricoltura, ma l’applicazione nazionale demandata al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo potrà compensare il disagio nell’orientare le risorse - ha continuato Marini - verso i veri agricoltori. L’accordo valorizza infatti il ruolo dei veri imprenditori agricoli stabilendo che possano beneficiare del sostegni solo gli agricoltori attivi e, come richiesto da Coldiretti, saranno gli Stati membri a definire gli aventi diritto. Viene anche stabilita una lista negativa obbligatoria di coloro che non possono beneficiare dei pagamenti diretti che comprende aeroporti, servizi ferroviari, acquedotti, servizi immobiliari, sportivi e ricreativi, campeggi, con discrezione per gli Stati membri di ampliare tale lista. La cosiddetta convergenza interna, ovvero il passaggio dal sistema storico del valore dei titoli ad un nuovo regime che li riassegna su basi più equilibrate, viene attuata - spiega la Coldiretti - con un’adeguata flessibilità nell’arco dell’intero periodo di applicazione della riforma. Per la prima volta viene deciso di applicare, su base obbligatoria il capping (tetto agli aiuti), almeno al 5% per gli importi superiori a 150.000 euro, con la possibilità di applicare una % di riduzione maggiore su base volontaria. Gli Stati membri possono graduare l’importo su cui applicare la percentuale di riduzione in base all’impiego del fattore lavoro comprese le imposte e i contributi sociali. Gli Stati membri possono, inoltre, decidere di applicare un pagamento ridistributivo a integrazione del pagamento di base per i primi ettari di ogni azienda. L’accordo raggiunto - continua la Coldiretti - rivede, sensibilmente, le misure per l’inverdimento sia riguardo alle modalità finanziarie che a quelle applicative. In particolare è stato ampliato il menù di misure escludendo le colture permanenti e quelle sommerse, come il riso, dalle aree di interesse ecologico che riguarderanno le aziende con più di 15 ettari a seminativi. Sono quindi salvi, come richiesto da Coldiretti, oltre al riso, tutti i frutteti, i vigneti, gli uliveti, ecc. Per quanto riguarda i giovani agricoltori - riferisce la Coldiretti - viene prevista l’obbligatorietà per gli Stati membri di concedere un pagamento annuo alle persone fisiche che non hanno più di 40 anni di età nell’anno della presentazione della domanda del pagamento di base. L’intesa dà anche risposte positive alle richieste di Coldiretti sulla necessità di un sostegno, nell’ambito dello sviluppo rurale, per le filiere corte e i mercati locali, nonché alla promozione per il loro sviluppo. Inoltre, è stato confermata la misura sul finanziamento alle assicurazioni contro le avversità atmosferiche, nonché la possibilità di costituire fondi mutualistici in caso di crisi di mercato nelle sue molteplici forme e per le citate avversità atmosferiche. Sempre nell’ambito dello sviluppo rurale è prevista - conclude la Coldiretti - la possibilità di avere al contempo piani di sviluppo rurale regionali e un piano nazionale per talune misure o interventi.