Fonte: Agrinsieme
LATTE, AGRINSIEME: “ANTITRUST FACCIA PRONTAMENTE CHIAREZZA SUI RAPPORTI DI FILIERA. C’È ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE”
Roma, 7 maggio 2015 - Bene indagare sul possibile squilibrio contrattuale tra allevatori ed industria del latte; è essenziale verificare come avviene la formazione dei prezzi e quali siano i ‘pesi’ nei rapporti all’interno della filiera. Diamo immediata disponibilità a collaborare a far chiarezza e confidiamo che l’indagine parta quanto prima e consenta di tarare ancora meglio le prime misure di urgenza che già sono state previste dal Governo la scorsa settimana”. È questo il commento di Agrinsieme in relazione alla decisione dell’Autorità Garante del Commercio e del Mercato di avviare un’indagine generale sui meccanismi di formazione del prezzo e sulle relazioni tra gli operatori della filiera lattiero casearia nazionale.
“L’indagine dell’Antitrust – prosegue Agrinsieme - sarà utile per i provvedimenti in materia di relazioni commerciali (il cosiddetto “articolo 62” del DL n. 1/2012), nonché per il meccanismo di indicizzazione dei prezzi, che auspichiamo sia quanto prima concretizzato con modalità chiare ed efficaci, in maniera da potere davvero consentire una correlazione tra i prezzi riconosciuti agli allevamenti e quelli della vendita finale in un’ottica di mutuo vantaggio per la filiera e per i consumatori”.
Agrinsieme cita quindi un passaggio del provvedimento dell’Antitrust in cui si sottolinea che “sembra assumere rilievo anche il basso livello di concentrazione strutturale dell’offerta di materia prima, che potrebbe generare uno squilibrio del potere di negoziazione nell’ambito delle relazioni commerciali tra agricoltori e latterie”. Sollecita una verifica da parte dell’Autorità Garante proprio su tale squilibrio. “A nostro avviso - osserva il Coordinamento di Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative Agroalimentari - è così evidente da configurare un vero e proprio abuso di posizione dominante da parte degli acquirenti del latte prodotto in Italia. Lo testimoniamo le lettere ricevute dai nostri allevatori, subito dopo la soppressione delle quote, con le quali si pretende un allineamento al ribasso del prezzo di acquisto in base alle condizioni del mercato europeo che ha ben altri parametri di riferimento in termini di costi e di competitività”.
Agrinsieme pone in evidenza come il prezzo del latte alla stalla in Lombardia (la regione che rappresenta il 40% della produzione nazionale di latte), in base ai dati del Comune di Milano, fosse di 42 euro/100 litri a gennaio 2014, per poi stabilizzarsi a 44,5 a giugno 2014. Approssimandosi la data della cessazione del regime delle quote latte gli acquirenti hanno avviato una politica di riduzione del prezzo per il latte conferito che lo ha portato a 38 euro/100 litri a dicembre scorso. La progressiva caduta delle quotazioni si è registrata anche nel primo trimestre 2015 (37 euro/100 litri a gennaio, 36,5 a febbraio-marzo). Mentre il prezzo al consumo - che era 137 euro euro/100 litri a gennaio 2014 - a gennaio 2015 si è attestato a 149 euro/100 litri.
“In questa fase cruciale – conclude Agrinsieme - tra soppressione del regime delle quote latte (che al di là delle anomalie di applicazione tutte italiane, garantiva equilibrio e stabilità di mercato a beneficio dei redditi degli allevatori) e maggiore concorrenza globale, non è assolutamente accettabile un allentamento delle garanzie di prezzo e di mercato a svantaggio dei produttori”.
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giovedì 7 maggio 2015
LATTE: AGRINSIEME CHIEDE CHIAREZZA SUI RAPPORTI DI FILIERA
venerdì 13 marzo 2015
QUOTE LATTE: IN EMILIA ROMAGNA, CARTELLE FISCO A MINORANZA ALLEVATORI
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
Le cartelle esattoriali riguardano una esigua minoranza dei 4.200 allevatori dell’Emilia Romagna che nel tempo si sono messi in regola ed hanno rispettato le norme acquistando o affittato quote. E’ quanto afferma la Coldiretti Emilia Romagna nel commentare l’annuncio del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina sul fatto che Agea ed Equitalia hanno già predisposto a livello nazionale 1405 cartelle esattoriali con interessi aggiornati al 31 dicembre 2014 che sono attualmente in fase di notifica agli interessati. Nella nostra regione – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – il numero degli allevatori non in regola con le quote è sempre stato marginale, attestandosi attorno al 2 per cento, pari a circa 80 allevamenti non in regola. Quella del ministro – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – è un atto dovuto dopo la decisione della Commissione europea di deferire l'Italia alla Corte di Giustizia Ue per il mancato recupero dei prelievi dovuti dagli allevatori che hanno superato le quote latte individuali. La questione quote latte – ricorda Coldiretti – è iniziata 30 anni or sono nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori ma all’Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Una disattenzione nei confronti delle politiche comunitarie sulla quale si sono accumulati errori, ritardi e compiacenze che – continua Coldiretti – hanno danneggiato la stragrande maggioranza degli agricoltori italiani. Nell’ultimo anno di attuazione del regime delle quote latte che terminerà il 31 marzo 2015 c’è il rischio concreto – precisa Coldiretti – dell’arrivo di nuove multe per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Unione Europea, dopo quattro anni in cui nessuna multa è stata dovuta dagli allevatori italiani. Dopo la mobilitazione degli allevatori – conclude la Coldiretti - è stato annunciato dal Commissario Europeo all’agricoltura Phil Hogan un provvedimento per permettere di rateizzare le multe di quest'anno a carico dei loro allevatori - per un massimo di tre anni e senza interessi.
Le cartelle esattoriali riguardano una esigua minoranza dei 4.200 allevatori dell’Emilia Romagna che nel tempo si sono messi in regola ed hanno rispettato le norme acquistando o affittato quote. E’ quanto afferma la Coldiretti Emilia Romagna nel commentare l’annuncio del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina sul fatto che Agea ed Equitalia hanno già predisposto a livello nazionale 1405 cartelle esattoriali con interessi aggiornati al 31 dicembre 2014 che sono attualmente in fase di notifica agli interessati. Nella nostra regione – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – il numero degli allevatori non in regola con le quote è sempre stato marginale, attestandosi attorno al 2 per cento, pari a circa 80 allevamenti non in regola. Quella del ministro – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – è un atto dovuto dopo la decisione della Commissione europea di deferire l'Italia alla Corte di Giustizia Ue per il mancato recupero dei prelievi dovuti dagli allevatori che hanno superato le quote latte individuali. La questione quote latte – ricorda Coldiretti – è iniziata 30 anni or sono nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori ma all’Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Una disattenzione nei confronti delle politiche comunitarie sulla quale si sono accumulati errori, ritardi e compiacenze che – continua Coldiretti – hanno danneggiato la stragrande maggioranza degli agricoltori italiani. Nell’ultimo anno di attuazione del regime delle quote latte che terminerà il 31 marzo 2015 c’è il rischio concreto – precisa Coldiretti – dell’arrivo di nuove multe per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Unione Europea, dopo quattro anni in cui nessuna multa è stata dovuta dagli allevatori italiani. Dopo la mobilitazione degli allevatori – conclude la Coldiretti - è stato annunciato dal Commissario Europeo all’agricoltura Phil Hogan un provvedimento per permettere di rateizzare le multe di quest'anno a carico dei loro allevatori - per un massimo di tre anni e senza interessi.
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mercoledì 4 febbraio 2015
LATTE - LA PROPOSTA DELL'ASSESSORE CASELLI A SOSTEGNO DEGLI ALLEVATORI ITALIANI: MODIFICARE PER CHI È IN REGOLA GLI ATTUALI CRITERI DI COMPENSAZIONE DEL REGIME DELLE QUOTE LATTE
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
“Utilizzare al meglio la quota latte nazionale assegnata all’Italia, prevedendo, per i produttori in regola, una modifica degli attuali criteri di compensazione”. E’ quanto chiede l’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Simona Caselli nell’anno conclusivo dell’applicazione del regime delle quote latte, che termineranno il 31 marzo. “I dati attualmente disponibili - spiega Caselli - ci dicono che molto probabilmente ci sarà un surplus produttivo rispetto alla quota nazionale assegnata al nostro Paese. In questo caso scatterà per i produttori il versamento del prelievo supplementare all’Unione europea.” La proposta avanzata da Caselli, anche in risposta alle richieste arrivate dal mondo produttivo, prevede di estendere la possibilità di compensazione nazionale anche alle aziende che hanno prodotto oltre il 6% della quota loro assegnata e a quelle che hanno superato il livello produttivo 2007 – 2008. Due categorie fin’ora non contemplate nei criteri di priorità nazionali. “Questi correttivi permetterebbero – spiega Caselli - di limitare l’impatto sui produttori e di utilizzare al meglio la quota nazionale, senza modificare quanto già previsto per i produttori delle aree di montagna e svantaggiate”. La proposta è stata illustrata nei giorni scorsi a Soragna (Pr) in occasione dell’ottantesimo anniversario del Consorzio del Parmigiano Reggiano. “Auspico che su questo tema si possa lavorare - conclude Caselli - l’interesse manifestato dal ministro Martina è la migliore premessa per arrivare ad un risultato positivo nell’interesse dei nostri produttori”.
“Utilizzare al meglio la quota latte nazionale assegnata all’Italia, prevedendo, per i produttori in regola, una modifica degli attuali criteri di compensazione”. E’ quanto chiede l’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Simona Caselli nell’anno conclusivo dell’applicazione del regime delle quote latte, che termineranno il 31 marzo. “I dati attualmente disponibili - spiega Caselli - ci dicono che molto probabilmente ci sarà un surplus produttivo rispetto alla quota nazionale assegnata al nostro Paese. In questo caso scatterà per i produttori il versamento del prelievo supplementare all’Unione europea.” La proposta avanzata da Caselli, anche in risposta alle richieste arrivate dal mondo produttivo, prevede di estendere la possibilità di compensazione nazionale anche alle aziende che hanno prodotto oltre il 6% della quota loro assegnata e a quelle che hanno superato il livello produttivo 2007 – 2008. Due categorie fin’ora non contemplate nei criteri di priorità nazionali. “Questi correttivi permetterebbero – spiega Caselli - di limitare l’impatto sui produttori e di utilizzare al meglio la quota nazionale, senza modificare quanto già previsto per i produttori delle aree di montagna e svantaggiate”. La proposta è stata illustrata nei giorni scorsi a Soragna (Pr) in occasione dell’ottantesimo anniversario del Consorzio del Parmigiano Reggiano. “Auspico che su questo tema si possa lavorare - conclude Caselli - l’interesse manifestato dal ministro Martina è la migliore premessa per arrivare ad un risultato positivo nell’interesse dei nostri produttori”.
martedì 3 febbraio 2015
COLDIRETTI EMILIA - ROMAGNA: “UN GIORNO DA ALLEVATORE” IN PIAZZA XX SETTEMBRE A BOLOGNA
Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna
La più grande operazione di mungitura pubblica per salvare il latte Made in Italy
La più grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo con Ministri, Governatori delle Regioni, Sindaci, politici, esponenti della cultura, dello spettacolo e del mondo economico e sociale che trascorreranno insieme un giorno da allevatore nelle piazze italiane in cui sarà allestita una vera e propria stalla per mungere, dare da mangiare e custodire gli animali. Un segno concreto di solidarietà, vicinanza e sostegno al lavoro che tutti i giorni svolgono gli allevatori italiani, per garantire latte fresco e grandi formaggi Made in Italy ma anche la biodiversità e il presidio del territorio anche nelle aree più difficili. A Bologna, una delle piazze principali della maxi-mungitura, l’appuntamento per salvare le stalle italiane è fissato per venerdì 6 febbraio alle ore 9,30 in piazza XX settembre, dove sarà allestita una stalla con mucche da latte e una mostra dei principali formaggi Dop della Regione, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, fino allo Squacquerone. Insieme con gli allevatori e il presidente e direttore di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello e Marco Allaria Olivieri, saranno presenti tra gli altri il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, il consigliere regionale capogruppo della Lega, Alan Fabbri, la consigliera regionale capogruppo del movimento 5 stelle, Monica Gibertoni, i consiglieri regionali Barbara Lori e Alessandro Cardinale, l’olimpionico e presidente della Virtus Pallacanestro Bologna, Renato Villalta, i giocatori della Fortitudo baseball Alessandro Vaglio, Paolino Ambrosino, Marco Sabbatani, la presidente della Confconsumatori bolognese, Roberta Li calzi, il comico Vito, lo show man Andrea Barbi. L’obiettivo è quello di far conoscere da vicino il difficile lavoro degli allevatori e gli effetti positivi per l’intera collettività ma anche i pericoli dell’abbandono come dimostra il Dossier “L’attacco alle stalle italiane” che sarà presentato nell’occasione.
La più grande operazione di mungitura pubblica per salvare il latte Made in Italy
La più grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo con Ministri, Governatori delle Regioni, Sindaci, politici, esponenti della cultura, dello spettacolo e del mondo economico e sociale che trascorreranno insieme un giorno da allevatore nelle piazze italiane in cui sarà allestita una vera e propria stalla per mungere, dare da mangiare e custodire gli animali. Un segno concreto di solidarietà, vicinanza e sostegno al lavoro che tutti i giorni svolgono gli allevatori italiani, per garantire latte fresco e grandi formaggi Made in Italy ma anche la biodiversità e il presidio del territorio anche nelle aree più difficili. A Bologna, una delle piazze principali della maxi-mungitura, l’appuntamento per salvare le stalle italiane è fissato per venerdì 6 febbraio alle ore 9,30 in piazza XX settembre, dove sarà allestita una stalla con mucche da latte e una mostra dei principali formaggi Dop della Regione, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, fino allo Squacquerone. Insieme con gli allevatori e il presidente e direttore di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello e Marco Allaria Olivieri, saranno presenti tra gli altri il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, il consigliere regionale capogruppo della Lega, Alan Fabbri, la consigliera regionale capogruppo del movimento 5 stelle, Monica Gibertoni, i consiglieri regionali Barbara Lori e Alessandro Cardinale, l’olimpionico e presidente della Virtus Pallacanestro Bologna, Renato Villalta, i giocatori della Fortitudo baseball Alessandro Vaglio, Paolino Ambrosino, Marco Sabbatani, la presidente della Confconsumatori bolognese, Roberta Li calzi, il comico Vito, lo show man Andrea Barbi. L’obiettivo è quello di far conoscere da vicino il difficile lavoro degli allevatori e gli effetti positivi per l’intera collettività ma anche i pericoli dell’abbandono come dimostra il Dossier “L’attacco alle stalle italiane” che sarà presentato nell’occasione.
giovedì 11 dicembre 2014
PROSCIUTTI DOP E IGP: NEL DECRETO PER LA REGOLAMENTAZIONE PRODUTTIVA CI SARÀ UN MAGGIOR COINVOLGIMENTO DEGLI ALLEVATORI E DELLE REGIONI. LO ANNUNCIA L'ASSESSORE RABBONI CHE HA INCONTRATO A ROMA IL MINISTRO MARTINA
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Il decreto per la regolamentazione della produzione di prosciutti Dop e Igp, varato nei giorni scorsi dal ministero delle Politiche agricole, verrà integrato per introdurre un maggior coinvolgimento degli allevatori e delle Regioni. Lo riferisce l’ assessore all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni che ieria Roma ha incontrato sul tema il ministro Maurizio Martina. Due in particolare le modifiche annunciate: i Piani produttivi dovranno prevedere l’accordo preventivo tra i trasformatori e gli allevatori, nonchè il parere delle Regioni. Proprio sullo scarso coinvolgimento degli allevatori si erano concentrate da subito le critiche del mondo agricolo al decreto ministeriale.
Il decreto per la regolamentazione della produzione di prosciutti Dop e Igp, varato nei giorni scorsi dal ministero delle Politiche agricole, verrà integrato per introdurre un maggior coinvolgimento degli allevatori e delle Regioni. Lo riferisce l’ assessore all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni che ieria Roma ha incontrato sul tema il ministro Maurizio Martina. Due in particolare le modifiche annunciate: i Piani produttivi dovranno prevedere l’accordo preventivo tra i trasformatori e gli allevatori, nonchè il parere delle Regioni. Proprio sullo scarso coinvolgimento degli allevatori si erano concentrate da subito le critiche del mondo agricolo al decreto ministeriale.
mercoledì 4 dicembre 2013
COLDIRETTI: DICIAMO STOP AL FALSO MADE IN ITALY. ADDIO AL VERO PROSCIUTTO ITALIANO CON CROLLO ALLEVAMENTI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Allevatori e produttori agricoli in piazza a Reggio Emilia chiedono etichetta d’origine per tutti gli alimenti e l’applicazione immediata delle norme a tutela dei produttori e dei consumatori italiani. Folta partecipazione di Coldiretti Ferrara nella “food valley”.
In Emilia Romagna negli ultimi dieci anni hanno chiuso tre stalle su quattro. Gli allevatori di maiali dell’Emilia Romagna sono tra i più danneggiati dalle importazioni di carni suinicole e insieme con i colleghi di tutta Italia hanno lanciato “La Battaglia di Natale: scegli l’Italia” per tutelare coloro che acquistano prosciutti, salumi, costolette, credendo di mettere prodotto nazionale nel piatto, mentre così non è. Per difendere gli allevatori italiani dal finto made in Italy, in diecimila sono scesi in piazza a Reggio Emilia, che per un giorno è diventata la capitale del made in Italy. Agli allevatori emiliano romagnoli, guidati dal presidente regionale e vice-presidente nazionale Mauro Tonello, sono venuti a dar man forte i colleghi di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana, mentre altri diecimila imprenditori agricoli da tutta Italia hanno iniziato un presidio al valico del Brennero per verificare camion frigo, autobotti, container e smascherare il made in Italy “tarocco” diretto sulle tavole italiane in vista del Natale all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. “In Emilia Romagna – ha denunciato Tonello – tra il 2000 e il 2010 gli allevamenti di maiali sono passati da 4.438 a 1.179 con un calo del 73%, mentre i capi allevati sono passati da 1.555.000 a 1.247.000 con un calo del 20%. Solo tra il 2011 e il 2012 nella nostra regione abbiamo prodotto 12 mila tonnellate di carni di maiale in meno, mettendo a rischio la produzione di salumi Dop e Igp come il prosciutto di Parma, il culatello di Zibello, i salumi piacentini, i cotechini e gli zamponi. La causa – ha spiegato Tonello – va cercata in parte in un aumento vertiginoso dei costi di produzione mentre non sono aumentati i prezzi pagati ai produttori, al punto che su un costo medio di produzione di 1,56 euro, il prezzo mediamente pagato all’allevatore è stato 1,40. Il tutto aggravato – ha detto Tonello – dagli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore”. Le difficoltà dell’Emilia Romagna, dove vengono allevati il 13,3 per cento degli oltre 9,3 milioni di maiali degli allevamenti italiani, si ritrovano anche a livello nazionale, dove nell’ultimo anno – evidenzia Coldiretti – sono “scomparsi” 615 mila maiali e 200 mila scrofe. Dall’inizio della crisi la filiera italiana ha perso oltre 8 mila posti di lavoro in un settore che occupa complessivamente 105 mila addetti, di cui 50 mila negli allevamenti (3.000 in Emilia Romagna) e 55 mila (7.000 in Emilia Romagna) nell’industria di trasformazione e nei servizi. Tutto questo accade mentre per coprire il consumo di 2,15 milioni di tonnellate di carni di maiale importiamo 850 mila tonnellate, pari al 40% del consumo. “A mettere in crisi i nostri allevamenti e più in generale le nostre produzioni, come frutta, cereali, olio, ecc. – è il commento del presidente provinciale di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - è la concorrenza a basso costo e la scarsa qualità di carne e prodotti stranieri. La mancanza di trasparenza, che rende indistinguibile il prodotto italiano e confonde il consumatore, continua a favorire l’espansione delle importazioni che sottraggono spazi alle nostre produzioni più tipiche, costringendo i nostri allevamenti e le nostre aziende a chiudere, mettendo in pericolo l’immagine e la genuinità dei prodotti nazionali”. “La dimensione del fenomeno – riprende Tonello – minaccia prima gli allevatori e poi i consumatori. E’ a rischio anche la sicurezza alimentare perché i nostri allevamenti sono i più sicuri e controllati d’Europa con una media di un controllo a settimana. Ci auguriamo che questo primato venga riconosciuto pubblicamente, con una chiara indicazione che consenta una scelta consapevole dei cittadini. Non dimentichiamo che secondo il tedesco Der Spiegel, gli allevamenti di maiali intensivi tedeschi fanno un utilizzo massiccio di antibiotici con il rischio di renderli inefficaci nella lotta contro le malattie infettive dell’uomo. In più, l’Unione europea chiede all’Italia di applicare rigorosamente la direttiva nitrati per lo spandimento liquami, rigore che non viene applicato alla Germania nonostante la stessa Commissione europea riconosca che le nostre acque non abbiano problemi al contrario di quelle tedesche. E tutto questo mentre dalla Germania arriva il 52 per cento delle nostre importazioni di carne di maiale”. I diecimila soci presenti a Reggio Emilia, alcune centinaia quelli ferraresi, provenienti da tutta la provincia, e con la presenza di rappresentanze di diversi comuni (Bondeno, Ferrara, Ro, Voghiera, Mesola, Codigoro, Copparo, Massa Fiscaglia), insieme con i diecimila imprenditori del Brennero hanno quindi chiesto l’etichettatura obbligatoria dell’origine degli alimenti, con una presa di posizione chiara del Governo italiano per l’attuazione della legge nazionale per l’etichettatura obbligatoria degli alimenti, e della Commissione europea che entro il 13 dicembre deve decidere sulla “opportunità” in Europa dell’applicazione del regolamento sull’indicazione di origine (Reg 1169/2011/CE) che è fermo dal 2011”. LE RICHIESTE DI COLDIRETTI • Il ministero della Salute renda pubbliche le aziende importatrici • Nei centri di stagionatura dei prosciutti le cosce importate vengano lavorate in stabilimenti separati perché all’uscita non diventino tutti salumi italiani • Attuare la legge nazionale e comunitaria che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei maiali • Rendere operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori meno di quanto essi spendono per produrre. • Bloccare ogni finanziamento pubblico ad imprese dell’industria alimentare che danneggiano la competitività nazionale.
Allevatori e produttori agricoli in piazza a Reggio Emilia chiedono etichetta d’origine per tutti gli alimenti e l’applicazione immediata delle norme a tutela dei produttori e dei consumatori italiani. Folta partecipazione di Coldiretti Ferrara nella “food valley”.
In Emilia Romagna negli ultimi dieci anni hanno chiuso tre stalle su quattro. Gli allevatori di maiali dell’Emilia Romagna sono tra i più danneggiati dalle importazioni di carni suinicole e insieme con i colleghi di tutta Italia hanno lanciato “La Battaglia di Natale: scegli l’Italia” per tutelare coloro che acquistano prosciutti, salumi, costolette, credendo di mettere prodotto nazionale nel piatto, mentre così non è. Per difendere gli allevatori italiani dal finto made in Italy, in diecimila sono scesi in piazza a Reggio Emilia, che per un giorno è diventata la capitale del made in Italy. Agli allevatori emiliano romagnoli, guidati dal presidente regionale e vice-presidente nazionale Mauro Tonello, sono venuti a dar man forte i colleghi di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana, mentre altri diecimila imprenditori agricoli da tutta Italia hanno iniziato un presidio al valico del Brennero per verificare camion frigo, autobotti, container e smascherare il made in Italy “tarocco” diretto sulle tavole italiane in vista del Natale all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. “In Emilia Romagna – ha denunciato Tonello – tra il 2000 e il 2010 gli allevamenti di maiali sono passati da 4.438 a 1.179 con un calo del 73%, mentre i capi allevati sono passati da 1.555.000 a 1.247.000 con un calo del 20%. Solo tra il 2011 e il 2012 nella nostra regione abbiamo prodotto 12 mila tonnellate di carni di maiale in meno, mettendo a rischio la produzione di salumi Dop e Igp come il prosciutto di Parma, il culatello di Zibello, i salumi piacentini, i cotechini e gli zamponi. La causa – ha spiegato Tonello – va cercata in parte in un aumento vertiginoso dei costi di produzione mentre non sono aumentati i prezzi pagati ai produttori, al punto che su un costo medio di produzione di 1,56 euro, il prezzo mediamente pagato all’allevatore è stato 1,40. Il tutto aggravato – ha detto Tonello – dagli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore”. Le difficoltà dell’Emilia Romagna, dove vengono allevati il 13,3 per cento degli oltre 9,3 milioni di maiali degli allevamenti italiani, si ritrovano anche a livello nazionale, dove nell’ultimo anno – evidenzia Coldiretti – sono “scomparsi” 615 mila maiali e 200 mila scrofe. Dall’inizio della crisi la filiera italiana ha perso oltre 8 mila posti di lavoro in un settore che occupa complessivamente 105 mila addetti, di cui 50 mila negli allevamenti (3.000 in Emilia Romagna) e 55 mila (7.000 in Emilia Romagna) nell’industria di trasformazione e nei servizi. Tutto questo accade mentre per coprire il consumo di 2,15 milioni di tonnellate di carni di maiale importiamo 850 mila tonnellate, pari al 40% del consumo. “A mettere in crisi i nostri allevamenti e più in generale le nostre produzioni, come frutta, cereali, olio, ecc. – è il commento del presidente provinciale di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - è la concorrenza a basso costo e la scarsa qualità di carne e prodotti stranieri. La mancanza di trasparenza, che rende indistinguibile il prodotto italiano e confonde il consumatore, continua a favorire l’espansione delle importazioni che sottraggono spazi alle nostre produzioni più tipiche, costringendo i nostri allevamenti e le nostre aziende a chiudere, mettendo in pericolo l’immagine e la genuinità dei prodotti nazionali”. “La dimensione del fenomeno – riprende Tonello – minaccia prima gli allevatori e poi i consumatori. E’ a rischio anche la sicurezza alimentare perché i nostri allevamenti sono i più sicuri e controllati d’Europa con una media di un controllo a settimana. Ci auguriamo che questo primato venga riconosciuto pubblicamente, con una chiara indicazione che consenta una scelta consapevole dei cittadini. Non dimentichiamo che secondo il tedesco Der Spiegel, gli allevamenti di maiali intensivi tedeschi fanno un utilizzo massiccio di antibiotici con il rischio di renderli inefficaci nella lotta contro le malattie infettive dell’uomo. In più, l’Unione europea chiede all’Italia di applicare rigorosamente la direttiva nitrati per lo spandimento liquami, rigore che non viene applicato alla Germania nonostante la stessa Commissione europea riconosca che le nostre acque non abbiano problemi al contrario di quelle tedesche. E tutto questo mentre dalla Germania arriva il 52 per cento delle nostre importazioni di carne di maiale”. I diecimila soci presenti a Reggio Emilia, alcune centinaia quelli ferraresi, provenienti da tutta la provincia, e con la presenza di rappresentanze di diversi comuni (Bondeno, Ferrara, Ro, Voghiera, Mesola, Codigoro, Copparo, Massa Fiscaglia), insieme con i diecimila imprenditori del Brennero hanno quindi chiesto l’etichettatura obbligatoria dell’origine degli alimenti, con una presa di posizione chiara del Governo italiano per l’attuazione della legge nazionale per l’etichettatura obbligatoria degli alimenti, e della Commissione europea che entro il 13 dicembre deve decidere sulla “opportunità” in Europa dell’applicazione del regolamento sull’indicazione di origine (Reg 1169/2011/CE) che è fermo dal 2011”. LE RICHIESTE DI COLDIRETTI • Il ministero della Salute renda pubbliche le aziende importatrici • Nei centri di stagionatura dei prosciutti le cosce importate vengano lavorate in stabilimenti separati perché all’uscita non diventino tutti salumi italiani • Attuare la legge nazionale e comunitaria che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei maiali • Rendere operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori meno di quanto essi spendono per produrre. • Bloccare ogni finanziamento pubblico ad imprese dell’industria alimentare che danneggiano la competitività nazionale.
giovedì 5 settembre 2013
AVIARIA, CONFAGRICOLTURA: INGIUSTIFICATI ALLARMISMI DANNEGGIANO PRODUTTORI E CONSUMATORI
Fonte: Confagricoltura
Confagricoltura sottolinea come l’ottimo lavoro di controllo rapidamente svolto dal nostro Servizio Sanitario Nazionale, (che ha ottenuto anche l’approvazione da parte degli esperti e delle istituzioni comunitari), permetta di tranquillizzare non solo i consumatori, ma anche la filiera avicola nazionale, sulla situazione relativa ai casi di influenza aviaria riscontrati in alcuni allevamenti sul nostro territorio. “La sicurezza del consumatore e della filiera sono l’obiettivo primario”, sottolinea Confagricoltura. Il sindacato degli allevatori ribadisce anche l’importanza economico produttiva che il nostro settore ha a livello europeo, ma anche le sue forti potenzialità e chiede pertanto un maggiore impegno da parte del Governo italiano affinchè finalmente e a giusto diritto il comparto avicolo ottenga il necessario spazio tra le misure di sostegno della nuova Politica Agricola Comune. La Confagricoltura ribadisce, inoltre, la necessità di un maggiore impegno finanziario da parte delle Autorità comunitarie e nazionali per garantire non solo il ristoro completo dei danni diretti ed indiretti agli operatori, ma anche l’adozione di misure che permettano di accertare l’origine e le cause dell’infezione sul territorio. “Questa combinazione di misure permetterà - continua Confagricoltura - di mantenere, rafforzare e rilanciare il comparto avicolo, avendo ben presente che la nostra filiera nazionale garantisce una produzione di oltre 1,2 milioni di tonnellate di carni e circa 13 miliardi di uova ogni anno, per un valore della produzione all’origine di circa 3,8 miliardi di euro. Questo è uno dei pochi settori il cui trend è decisamente in crescita. Infatti, nel primo semestre dell'anno, secondo i dati di Unaitalia, la spesa per le uova ha registrato un +4% e un +6% quella per la carne di pollo, con un consumo pro abitante che supera i 19 chili di prodotti avicoli. Ciò grazie proprio a quell’immagine oramai radicata nei consumatori di un prodotto non solo sano, sicuro e soprattutto fresco, nazionale, ma anche economico”.
Confagricoltura sottolinea come l’ottimo lavoro di controllo rapidamente svolto dal nostro Servizio Sanitario Nazionale, (che ha ottenuto anche l’approvazione da parte degli esperti e delle istituzioni comunitari), permetta di tranquillizzare non solo i consumatori, ma anche la filiera avicola nazionale, sulla situazione relativa ai casi di influenza aviaria riscontrati in alcuni allevamenti sul nostro territorio. “La sicurezza del consumatore e della filiera sono l’obiettivo primario”, sottolinea Confagricoltura. Il sindacato degli allevatori ribadisce anche l’importanza economico produttiva che il nostro settore ha a livello europeo, ma anche le sue forti potenzialità e chiede pertanto un maggiore impegno da parte del Governo italiano affinchè finalmente e a giusto diritto il comparto avicolo ottenga il necessario spazio tra le misure di sostegno della nuova Politica Agricola Comune. La Confagricoltura ribadisce, inoltre, la necessità di un maggiore impegno finanziario da parte delle Autorità comunitarie e nazionali per garantire non solo il ristoro completo dei danni diretti ed indiretti agli operatori, ma anche l’adozione di misure che permettano di accertare l’origine e le cause dell’infezione sul territorio. “Questa combinazione di misure permetterà - continua Confagricoltura - di mantenere, rafforzare e rilanciare il comparto avicolo, avendo ben presente che la nostra filiera nazionale garantisce una produzione di oltre 1,2 milioni di tonnellate di carni e circa 13 miliardi di uova ogni anno, per un valore della produzione all’origine di circa 3,8 miliardi di euro. Questo è uno dei pochi settori il cui trend è decisamente in crescita. Infatti, nel primo semestre dell'anno, secondo i dati di Unaitalia, la spesa per le uova ha registrato un +4% e un +6% quella per la carne di pollo, con un consumo pro abitante che supera i 19 chili di prodotti avicoli. Ciò grazie proprio a quell’immagine oramai radicata nei consumatori di un prodotto non solo sano, sicuro e soprattutto fresco, nazionale, ma anche economico”.
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COLDIRETTI, E’ RECORD PER LE QUOTAZIONI DEL PREZZO DEL LATTE MA NON PER GLI ALLEVATORI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Complice una riduzione della produzione a livello internazionale, il latte ha raggiunto quotazionirecord al mercato “spot”. Intanto agli allevatori si continua a pagare il prodotto al limite del costo di produzione, sempre più elevato, e le stalle continuano a chiudere.
Il prezzo del latte italiano alla stalla ha raggiunto a settembre il massimo storico di sempre toccando, nell’ultima quotazione “spot” alla borsa di Verona, i 51,3 centesimi al litro. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che il valore registrato rappresenta un riferimento per tutte le principali regioni produttrici dove sono attesi e necessari i necessari adeguamenti. Si tratta del valore massimo mai registrato per il latte italiano con un aumento - sottolinea la Coldiretti - del 22 % rispetto allo scorso anno. L’andamento crescente delle quotazioni è stato determinato a livello internazionale dalla scarsità dell’offerta nei principali Paesi produttori che ha condizionato le importazioni in Italia dove peraltro - precisa la Coldiretti - è in calo il latte raccolto. L’andamento delle quotazioni sta garantendo ingiustificate rendite speculative alle industrie di trasformazione che hanno firmato un accordo “truffa” per il semestre agosto 2013 - gennaio 2014 per un prezzo alla stalla di 0,42 euro/litro in Lombardia, che con responsabilità non è stato accettato dalla Coldiretti. Un guadagno ingiustificato per l’industria a danno degli allevatori che - sostiene la Coldiretti - sono costretti ad affrontare un aumento stellare dei costi energetici e dell’alimentazione del bestiame che ha fatto chiudere le stalle. Dall’inizio della crisi nel 2007 ad oggi hanno chiuso in Italia oltre seimila allevamenti con la produzione di latte che nei circa 39mila allevamenti rimasti nei primi sei mesi del 2013 si è ridotta in media di oltre il 3% rispetto allo scorso anno, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Agea, ma è possibile che il deficit possa ulteriormente aggravarsi. Il taglio della produzione - conclude la Coldiretti - è stato del 2,45%, in Lombardia, 2,15% in Emilia Romagna, del 2,73% in Piemonte, del 5,86% in Friuli, del 4,70 in Veneto, del 7,86% nel Lazio, del 5,40% in Puglia, del 4,89% in Campania e del -4,76% in Sardegna, con il record negativo fatto segnare nelle Marche(-10,32%).
Complice una riduzione della produzione a livello internazionale, il latte ha raggiunto quotazionirecord al mercato “spot”. Intanto agli allevatori si continua a pagare il prodotto al limite del costo di produzione, sempre più elevato, e le stalle continuano a chiudere.
Il prezzo del latte italiano alla stalla ha raggiunto a settembre il massimo storico di sempre toccando, nell’ultima quotazione “spot” alla borsa di Verona, i 51,3 centesimi al litro. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che il valore registrato rappresenta un riferimento per tutte le principali regioni produttrici dove sono attesi e necessari i necessari adeguamenti. Si tratta del valore massimo mai registrato per il latte italiano con un aumento - sottolinea la Coldiretti - del 22 % rispetto allo scorso anno. L’andamento crescente delle quotazioni è stato determinato a livello internazionale dalla scarsità dell’offerta nei principali Paesi produttori che ha condizionato le importazioni in Italia dove peraltro - precisa la Coldiretti - è in calo il latte raccolto. L’andamento delle quotazioni sta garantendo ingiustificate rendite speculative alle industrie di trasformazione che hanno firmato un accordo “truffa” per il semestre agosto 2013 - gennaio 2014 per un prezzo alla stalla di 0,42 euro/litro in Lombardia, che con responsabilità non è stato accettato dalla Coldiretti. Un guadagno ingiustificato per l’industria a danno degli allevatori che - sostiene la Coldiretti - sono costretti ad affrontare un aumento stellare dei costi energetici e dell’alimentazione del bestiame che ha fatto chiudere le stalle. Dall’inizio della crisi nel 2007 ad oggi hanno chiuso in Italia oltre seimila allevamenti con la produzione di latte che nei circa 39mila allevamenti rimasti nei primi sei mesi del 2013 si è ridotta in media di oltre il 3% rispetto allo scorso anno, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Agea, ma è possibile che il deficit possa ulteriormente aggravarsi. Il taglio della produzione - conclude la Coldiretti - è stato del 2,45%, in Lombardia, 2,15% in Emilia Romagna, del 2,73% in Piemonte, del 5,86% in Friuli, del 4,70 in Veneto, del 7,86% nel Lazio, del 5,40% in Puglia, del 4,89% in Campania e del -4,76% in Sardegna, con il record negativo fatto segnare nelle Marche(-10,32%).
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lunedì 29 aprile 2013
COLDIRETTI: NIENTE MULTE PER LE QUOTE LATTE QUEST’ANNO PER GLI ALLEVATORI ITALIANI
Fonte: Coldiretti Ferrara
La terzultima campagna lattiera in cui vige il regime delle quote latte e delle relative “multe” si chiude con il rispetto dei quantitativi massimi attribuiti agli allevatori italiani e quindi senza il superprelievo per le eccedenze produttive. Resta il nodo delle multe pregresse, ma la stragrande maggioranza degli allevatori rispetta le leggi
Scongiurato il rischio multe per le quote latte nella campagna 2012-2013, con la produzione nazionale che dovrebbe rimanere sotto il fatidico tetto dei 10 milioni e 883mila tonnellate assegnato dall’Unione Europea all’Italia, oltre il quale scatta il cosiddetto splafonamento e le sanzioni conseguenti. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che per la prima volta dall’avvio della campagna il monitoraggio delle consegne rettificate da aprile a febbraio registra una diminuzione dello 0,6 per cento. L’andamento - sottolinea la Coldiretti - sembra confermato dai dati rilevati sui controlli funzionali dall’Associazione Italiana Allevatori (Aia) per marzo anche se occorre attendere la rilevazione definitiva di questo ultimo mese della campagna lattiera, affinchè gliallevatori italiani possano tirare un sospiro di sollievo. Dopo le maggiori produzioni del primo trimestre della campagna lattiera, in cui si è assistito ad un notevole aumento delle consegne di circa il 3-4 per cento rispetto al corrispondente periodo scorso anno che aveva provocato un diffuso allarme tra gli allevatori, c’è stata - continua la Coldiretti - una lenta regressione dei livelli produttivi nei mesi da luglio ad ottobre, che ha avuto una decisa accelerata dal mese di dicembre. Il trend di calo è quindi proseguito anche a gennaio e febbraio. Sono le regione del Centro Sud, assieme a Veneto, Friuli ed Emilia Romagna, ad aver garantito il contenimento della produzione, mentre Lombardia, Piemonte e Trentino Alto Adige, pur diminuendo la produzione in questi ultimi mesi, sarebbero ancora - precisa la Coldiretti - fuori dalla propria quota di produzione di latte. Questa - rileva la Coldiretti - e' la terz'ultima campagna lattiera in cui vige il regime delle quote che secondo l’Unione Europea sparirà nel 2015. La questione quote latte - ricorda Coldiretti - è iniziata 30 anni or sono nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992, con la legge 468, poi il 2003, con la legge 119, e infine il 2009, con la legge 33, sono state le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte. Per ultimo con la legge di stabilita' è stata introdotta una efficace norma per la riscossione coattiva, che prevede di affiancare all'Agea (Agenzia per l’erogazioni in agricoltura) l'esperienza e la capacita' operativa di Equitalia e della Guardia di Finanza. Dei quasi 4.000 milioni dovuti complessivamente per la multa, 1.700 milioni sono stati versati dallo Stato per sanare il periodo 1984-1996. Il prelievo complessivamente richiesto ai produttori per il periodo successivo ammonta a 2.264 milioni di euro, di cui ne sono stati riscossi solo 246 e altri 346 milioni sono in rateizzazione con la legge n. 119/2003. 175 milioni sono ormai irrecuperabili per fallimento, per incapacita' definitiva di versare, per sentenza di annullamento. Restano quindi da riscuotere circa 1.500 milioni, di cui 700 non sono al momento esigibili a causa di sospensive giurisdizionali mentre 800 sono esigibili. L'Agea ha intimato il pagamento del prelievo esigibile ai circa 2.000 produttori coinvolti. 600 di loro devono pagare somme superiori a 300.000 euro, cioe' la gran parte del debito. La stragrande maggioranza dei circa 40mila allevatori presenti in Italia, nel corso degli ultimi anni - conclude la Coldiretti - si è invece messa in regola acquistando o affittando quot.
La terzultima campagna lattiera in cui vige il regime delle quote latte e delle relative “multe” si chiude con il rispetto dei quantitativi massimi attribuiti agli allevatori italiani e quindi senza il superprelievo per le eccedenze produttive. Resta il nodo delle multe pregresse, ma la stragrande maggioranza degli allevatori rispetta le leggi
Scongiurato il rischio multe per le quote latte nella campagna 2012-2013, con la produzione nazionale che dovrebbe rimanere sotto il fatidico tetto dei 10 milioni e 883mila tonnellate assegnato dall’Unione Europea all’Italia, oltre il quale scatta il cosiddetto splafonamento e le sanzioni conseguenti. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che per la prima volta dall’avvio della campagna il monitoraggio delle consegne rettificate da aprile a febbraio registra una diminuzione dello 0,6 per cento. L’andamento - sottolinea la Coldiretti - sembra confermato dai dati rilevati sui controlli funzionali dall’Associazione Italiana Allevatori (Aia) per marzo anche se occorre attendere la rilevazione definitiva di questo ultimo mese della campagna lattiera, affinchè gliallevatori italiani possano tirare un sospiro di sollievo. Dopo le maggiori produzioni del primo trimestre della campagna lattiera, in cui si è assistito ad un notevole aumento delle consegne di circa il 3-4 per cento rispetto al corrispondente periodo scorso anno che aveva provocato un diffuso allarme tra gli allevatori, c’è stata - continua la Coldiretti - una lenta regressione dei livelli produttivi nei mesi da luglio ad ottobre, che ha avuto una decisa accelerata dal mese di dicembre. Il trend di calo è quindi proseguito anche a gennaio e febbraio. Sono le regione del Centro Sud, assieme a Veneto, Friuli ed Emilia Romagna, ad aver garantito il contenimento della produzione, mentre Lombardia, Piemonte e Trentino Alto Adige, pur diminuendo la produzione in questi ultimi mesi, sarebbero ancora - precisa la Coldiretti - fuori dalla propria quota di produzione di latte. Questa - rileva la Coldiretti - e' la terz'ultima campagna lattiera in cui vige il regime delle quote che secondo l’Unione Europea sparirà nel 2015. La questione quote latte - ricorda Coldiretti - è iniziata 30 anni or sono nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992, con la legge 468, poi il 2003, con la legge 119, e infine il 2009, con la legge 33, sono state le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte. Per ultimo con la legge di stabilita' è stata introdotta una efficace norma per la riscossione coattiva, che prevede di affiancare all'Agea (Agenzia per l’erogazioni in agricoltura) l'esperienza e la capacita' operativa di Equitalia e della Guardia di Finanza. Dei quasi 4.000 milioni dovuti complessivamente per la multa, 1.700 milioni sono stati versati dallo Stato per sanare il periodo 1984-1996. Il prelievo complessivamente richiesto ai produttori per il periodo successivo ammonta a 2.264 milioni di euro, di cui ne sono stati riscossi solo 246 e altri 346 milioni sono in rateizzazione con la legge n. 119/2003. 175 milioni sono ormai irrecuperabili per fallimento, per incapacita' definitiva di versare, per sentenza di annullamento. Restano quindi da riscuotere circa 1.500 milioni, di cui 700 non sono al momento esigibili a causa di sospensive giurisdizionali mentre 800 sono esigibili. L'Agea ha intimato il pagamento del prelievo esigibile ai circa 2.000 produttori coinvolti. 600 di loro devono pagare somme superiori a 300.000 euro, cioe' la gran parte del debito. La stragrande maggioranza dei circa 40mila allevatori presenti in Italia, nel corso degli ultimi anni - conclude la Coldiretti - si è invece messa in regola acquistando o affittando quot.
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lunedì 4 marzo 2013
QUOTE LATTE, CATANIA: OPERATORI FACCIANO ULTIMO SFORZO PER CONTENERE PRODUZIONE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“È importante che gli operatori del settore lattiero-caseario facciano un ultimo sforzo di contenimento della produzione fino al 31 marzo prossimo, confermando il senso di responsabilità fin qui dimostrato. I dati infatti indicano che gli allevatori hanno raccolto, nei mesi scorsi, l’invito a contenere la produzione, ma è necessario proseguire così fino alla fine della campagna”. Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania commenta i dati Agea che al 31 dicembre, pur registrando una diminuzione della produzione, rendono ancora possibile uno splafonamento sulle quote latte spettanti all’Italia che va assolutamente evitato entro il 31 marzo, data di chiusura della campagna annuale.
“È importante che gli operatori del settore lattiero-caseario facciano un ultimo sforzo di contenimento della produzione fino al 31 marzo prossimo, confermando il senso di responsabilità fin qui dimostrato. I dati infatti indicano che gli allevatori hanno raccolto, nei mesi scorsi, l’invito a contenere la produzione, ma è necessario proseguire così fino alla fine della campagna”. Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania commenta i dati Agea che al 31 dicembre, pur registrando una diminuzione della produzione, rendono ancora possibile uno splafonamento sulle quote latte spettanti all’Italia che va assolutamente evitato entro il 31 marzo, data di chiusura della campagna annuale.
martedì 29 gennaio 2013
NITRATI, RABBONI RICEVE UNA DELEGAZIONE DEGLI ALLEVATORI REGIONALI. "LE REGIONI DELLA PIANURA PADANA HANNO SOLLECITATO IL GOVERNO A CONCLUDERE GLI STUDI IN CORSO PER POI PROCEDERE A UNA PROPOSTA DI REVISIONE DELLE ZONE VULNERABILI".
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
“Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno sollecitato il Governo a rispondere ai rilievi mossi da Bruxelles sulle norme del decreto sviluppo in materia di nitrati. In attesa di tale chiarimento la nostra decisione unanime è stata di sospendere l’applicazione del provvedimento per evitare di incorrere in una procedura di infrazione. Allo stesso tempo abbiamo chiesto una rapida conclusione degli studi in corso, un passaggio fondamentale per poi procedere a definire una proposta di revisione delle zone vulnerabili”. Così l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, incontrando ieri a Bologna una delegazione degli allevatori di Cia, Confagricoltura e Copagri, ha riassunto i contenuti della lettera che venerdì scorso le quattro Regioni della pianura Padana hanno inviato al Dipartimento delle politiche europee della Presidenza del Consiglio e al Ministro dell’agricoltura Catania. “Molti di questi studi - ha aggiunto Rabboni – tra cui ad esempio quello condotto dall’Università di Ferrara confermano che l’apporto di nitrati di origine agricola è ormai decisamente inferiore a quanto viene comunemente stimato. Più in generale nell’ultimo decennio proprio l’innovazione e le buone pratiche in campo agricolo hanno contribuito ad un miglioramento della qualità ambientale. Lo confermano i dati, come ad esempio quelli relativi ai diversi indicatori di biodiversità che sono in aumento nella nostra regione.” L’agricoltura – ha concluso Rabboni – è un fattore fondamentale di presidio del territorio e di tutela ambientale”.
“Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno sollecitato il Governo a rispondere ai rilievi mossi da Bruxelles sulle norme del decreto sviluppo in materia di nitrati. In attesa di tale chiarimento la nostra decisione unanime è stata di sospendere l’applicazione del provvedimento per evitare di incorrere in una procedura di infrazione. Allo stesso tempo abbiamo chiesto una rapida conclusione degli studi in corso, un passaggio fondamentale per poi procedere a definire una proposta di revisione delle zone vulnerabili”. Così l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, incontrando ieri a Bologna una delegazione degli allevatori di Cia, Confagricoltura e Copagri, ha riassunto i contenuti della lettera che venerdì scorso le quattro Regioni della pianura Padana hanno inviato al Dipartimento delle politiche europee della Presidenza del Consiglio e al Ministro dell’agricoltura Catania. “Molti di questi studi - ha aggiunto Rabboni – tra cui ad esempio quello condotto dall’Università di Ferrara confermano che l’apporto di nitrati di origine agricola è ormai decisamente inferiore a quanto viene comunemente stimato. Più in generale nell’ultimo decennio proprio l’innovazione e le buone pratiche in campo agricolo hanno contribuito ad un miglioramento della qualità ambientale. Lo confermano i dati, come ad esempio quelli relativi ai diversi indicatori di biodiversità che sono in aumento nella nostra regione.” L’agricoltura – ha concluso Rabboni – è un fattore fondamentale di presidio del territorio e di tutela ambientale”.
martedì 27 novembre 2012
LATTE, IL MINISTRO CATANIA INCONTRA I RAPPRESENTANTI DEI PRODUTTORI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha incontrato oggi le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori per esaminare le problematiche inerenti il settore del latte e la situazione degli allevatori, a seguito di una crisi caratterizzata da un aumento dei costi che ha cancellato di fatto il margine per gli allevatori stessi. Il Ministro ha concordato con le organizzazioni, rappresentate al tavolo da Mario Guidi (Presidente di Confagricoltura), Mario Lanzi (Membro della Giunta nazionale Cia con delega sul latte), Ettore Prandini (Presidente di Coldiretti Lombardia) e Franco Verrascina (Presidente di Copagri), la necessità di intraprendere un’iniziativa di confronto con i rappresentanti dell’industria di trasformazione da svolgere al più presto. Durante la riunione, che si è svolta presso la sede del Mipaaf a Roma, sono state esaminate inoltre le possibilità che il nuovo quadro di relazioni derivante anche dall’approvazione della nuova normativa comunitaria consente per il comparto, in particolare si è discusso della prospettiva di dare vita a nuove forme di rappresentanza. Le confederazioni agricole hanno infine evocato l’opportunità di coinvolgere la grande distribuzione nell’esame delle problematiche di filiera.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha incontrato oggi le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori per esaminare le problematiche inerenti il settore del latte e la situazione degli allevatori, a seguito di una crisi caratterizzata da un aumento dei costi che ha cancellato di fatto il margine per gli allevatori stessi. Il Ministro ha concordato con le organizzazioni, rappresentate al tavolo da Mario Guidi (Presidente di Confagricoltura), Mario Lanzi (Membro della Giunta nazionale Cia con delega sul latte), Ettore Prandini (Presidente di Coldiretti Lombardia) e Franco Verrascina (Presidente di Copagri), la necessità di intraprendere un’iniziativa di confronto con i rappresentanti dell’industria di trasformazione da svolgere al più presto. Durante la riunione, che si è svolta presso la sede del Mipaaf a Roma, sono state esaminate inoltre le possibilità che il nuovo quadro di relazioni derivante anche dall’approvazione della nuova normativa comunitaria consente per il comparto, in particolare si è discusso della prospettiva di dare vita a nuove forme di rappresentanza. Le confederazioni agricole hanno infine evocato l’opportunità di coinvolgere la grande distribuzione nell’esame delle problematiche di filiera.
martedì 2 ottobre 2012
PREZZO DEL LATTE: ALLEVATORI IN AGITAZIONE PER IL MANCATO ACCORDO A RISCHIO CHIUSURA NUMEROSE STALLE CHE FANNO LATTE ALIMENTARE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Tensione tra gli allevatori di latte dell’Emilia Romagna per il mancato accordo con le industrie di trasformazione sul rinnovo del prezzo del latte. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna, sottolineando che la crisi economica e il boom dei costi stanno mettendo in crisi gli allevamenti che producono latte a destinazione alimentare. “Il prezzo di 38 centesimi al litro pagato alla stalla poteva andare bene fino alla scorsa primavera – ha detto il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello – ma adesso i costi di produzione, tra mangimi e costi energetici, sono aumentati di quasi il 40% e non è più sostenibile un prezzo fermo a sei mesi fa”. In Emilia Romagna – ricorda Coldiretti – si producono 1.800.000 tonnellate di latte, la maggioranza dei quali destinati alla trasformazione in Parmigiano Reggiano. “Ci sono però 300 mila tonnellate di latte destinato al consumo alimentare, che vengono prodotti soprattutto nell’area tra Modena, Bologna, Ferrara e la Romagna – spiega Tonello – prevalentemente in alcune zone collinari e montane, dove l’allevamento resta l’unico presidio ambientale e territoriale. Se non c’è una adeguata remunerazione, il rischio è un ulteriore spopolamento di aree agricole anche disagiate. Purtroppo – prosegue il presidente di Coldiretti – un altro settore strettamente collegato agli allevamenti è in sofferenza. Si tratta della produzione di mais, i cui produttori in Emilia Romagna non riescono ad avvantaggiarsi dei prezzi aumentati a causa della scarsa produzione mondiale. Da noi la siccità ha fatto crollare la produttività da una media di 100 a 40 quintali ad ettaro. Nessun aumento dei prezzi può compensare un simile crollo produttivo. Cominciamo ad avvicinarci ad un bilancio di fine anno veramente pesante. Sia per gli allevamenti che per i produttori di mais, non è più possibile andare avanti così e non escludiamo nessuna ipotesi per tutelare i nostri allevatori, compresa la mobilitazione”.
Tensione tra gli allevatori di latte dell’Emilia Romagna per il mancato accordo con le industrie di trasformazione sul rinnovo del prezzo del latte. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna, sottolineando che la crisi economica e il boom dei costi stanno mettendo in crisi gli allevamenti che producono latte a destinazione alimentare. “Il prezzo di 38 centesimi al litro pagato alla stalla poteva andare bene fino alla scorsa primavera – ha detto il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello – ma adesso i costi di produzione, tra mangimi e costi energetici, sono aumentati di quasi il 40% e non è più sostenibile un prezzo fermo a sei mesi fa”. In Emilia Romagna – ricorda Coldiretti – si producono 1.800.000 tonnellate di latte, la maggioranza dei quali destinati alla trasformazione in Parmigiano Reggiano. “Ci sono però 300 mila tonnellate di latte destinato al consumo alimentare, che vengono prodotti soprattutto nell’area tra Modena, Bologna, Ferrara e la Romagna – spiega Tonello – prevalentemente in alcune zone collinari e montane, dove l’allevamento resta l’unico presidio ambientale e territoriale. Se non c’è una adeguata remunerazione, il rischio è un ulteriore spopolamento di aree agricole anche disagiate. Purtroppo – prosegue il presidente di Coldiretti – un altro settore strettamente collegato agli allevamenti è in sofferenza. Si tratta della produzione di mais, i cui produttori in Emilia Romagna non riescono ad avvantaggiarsi dei prezzi aumentati a causa della scarsa produzione mondiale. Da noi la siccità ha fatto crollare la produttività da una media di 100 a 40 quintali ad ettaro. Nessun aumento dei prezzi può compensare un simile crollo produttivo. Cominciamo ad avvicinarci ad un bilancio di fine anno veramente pesante. Sia per gli allevamenti che per i produttori di mais, non è più possibile andare avanti così e non escludiamo nessuna ipotesi per tutelare i nostri allevatori, compresa la mobilitazione”.
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mercoledì 15 febbraio 2012
PACCHETTO LATTE, CONFAGRICOLTURA: “MAGGIORE PROGRAMMAZIONE NELLE PRODUZIONE DOP E PIU’ POTERE CONTRATTUALE AGLI ALLEVATORI”
Fonte: Confagricoltura
L’approvazione da parte del Parlamento europeo del “pacchetto latte”, che contiene le nuove norme che regoleranno il settore, a livello europeo, soprattutto per quanto riguarda la programmazione delle produzioni Dop, è un provvedimento che gli imprenditori di Confagricoltura hanno vivamente atteso.
Con questa decisione, a cui ha contribuito in maniera importante l’operato del presidente della commissione Agricoltura Paolo De Castro, l’Europarlamento ha inviato un segnale di responsabilità alle Istituzioni dei Paesi membri, che dovranno salvaguardare l’equilibrio nella contrattazione all’interno della filiera, tutelando i produttori, in quanto anello più debole.
“La programmazione delle produzioni delle Dop - sottolinea Confagricoltura - dà fiducia ai nostri allevatori, che chiedono il mantenimento del sistema delle quote latte, per evitare che la liberalizzazione possa innescare un meccanismo di corsa alla produzione delle nazioni confinanti da cui grandi quantitativi di latte, a prezzi fortemente concorrenziali, già si riversano nel nostro Paese”.
Alla luce dei nuovi scenari di mercato che si apriranno con la fine del sistema delle quote e vista la possibilità che la nuova normativa dà ai singoli Paesi della Ue di introdurre o meno l’obbligatorietà dei contratti, Confagricoltura auspica che le nostre Istituzioni confermino la scelta intrapresa del rispetto dei contratti scritti ed auspica che anche gli altri Paesi facciano altrettanto, per evitare una situazione di disuguaglianza, che potrebbe interferire sugli equilibri del mercato europeo, con gravi danni alle nostre produzioni.
L’approvazione da parte del Parlamento europeo del “pacchetto latte”, che contiene le nuove norme che regoleranno il settore, a livello europeo, soprattutto per quanto riguarda la programmazione delle produzioni Dop, è un provvedimento che gli imprenditori di Confagricoltura hanno vivamente atteso.
Con questa decisione, a cui ha contribuito in maniera importante l’operato del presidente della commissione Agricoltura Paolo De Castro, l’Europarlamento ha inviato un segnale di responsabilità alle Istituzioni dei Paesi membri, che dovranno salvaguardare l’equilibrio nella contrattazione all’interno della filiera, tutelando i produttori, in quanto anello più debole.
“La programmazione delle produzioni delle Dop - sottolinea Confagricoltura - dà fiducia ai nostri allevatori, che chiedono il mantenimento del sistema delle quote latte, per evitare che la liberalizzazione possa innescare un meccanismo di corsa alla produzione delle nazioni confinanti da cui grandi quantitativi di latte, a prezzi fortemente concorrenziali, già si riversano nel nostro Paese”.
Alla luce dei nuovi scenari di mercato che si apriranno con la fine del sistema delle quote e vista la possibilità che la nuova normativa dà ai singoli Paesi della Ue di introdurre o meno l’obbligatorietà dei contratti, Confagricoltura auspica che le nostre Istituzioni confermino la scelta intrapresa del rispetto dei contratti scritti ed auspica che anche gli altri Paesi facciano altrettanto, per evitare una situazione di disuguaglianza, che potrebbe interferire sugli equilibri del mercato europeo, con gravi danni alle nostre produzioni.
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martedì 17 gennaio 2012
CATANIA, CORTE DI GIUSTIZIA UE DÀ RAGIONE AL NOSTRO PAESE E AI NOSTRI ALLEVATORI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“La sentenza della Corte di Giustizia che dà ragione al nostro Paese e ai nostri allevatori è una buona notizia per l’agroalimentare italiano. Ritengo che si tratti di una decisione molto importante, soprattutto se si considerano gli ingenti danni subiti dal settore del pollame a causa delle stato di allarme provocato in quel periodo dall’influenza aviaria”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, commenta la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha accolto il ricorso presentato dal Governo italiano nel marzo 2005 contro la Commissione UE per l’omessa adozione di misure eccezionali a sostegno del mercato italiano nel settore del pollame, a seguito dei danni da influenza aviaria subiti dagli allevatori negli anni 1999-2003.
Il contenzioso era sorto a seguito dal varo del Regolamento (CE) n. 2102/2004 del 9 dicembre 2004 col quale la Commissione, dopo aver adottato analoghe misure per i Paesi Bassi e per il Belgio, aveva concesso anche all’Italia misure eccezionali a sostegno del mercato. Tali misure riguardavano però soltanto il settore delle uova, non considerando la richiesta italiana per la concessione del sostegno anche per i produttori di pulcini da carne. Il Governo italiano, dopo aver avviato le procedure per il ricorso nei confronti della Commissione UE, ha visto accolte le proprie istanze contro la violazione del principio di non discriminazione a danno dell'Italia.
“La sentenza della Corte di Giustizia che dà ragione al nostro Paese e ai nostri allevatori è una buona notizia per l’agroalimentare italiano. Ritengo che si tratti di una decisione molto importante, soprattutto se si considerano gli ingenti danni subiti dal settore del pollame a causa delle stato di allarme provocato in quel periodo dall’influenza aviaria”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, commenta la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha accolto il ricorso presentato dal Governo italiano nel marzo 2005 contro la Commissione UE per l’omessa adozione di misure eccezionali a sostegno del mercato italiano nel settore del pollame, a seguito dei danni da influenza aviaria subiti dagli allevatori negli anni 1999-2003.
Il contenzioso era sorto a seguito dal varo del Regolamento (CE) n. 2102/2004 del 9 dicembre 2004 col quale la Commissione, dopo aver adottato analoghe misure per i Paesi Bassi e per il Belgio, aveva concesso anche all’Italia misure eccezionali a sostegno del mercato. Tali misure riguardavano però soltanto il settore delle uova, non considerando la richiesta italiana per la concessione del sostegno anche per i produttori di pulcini da carne. Il Governo italiano, dopo aver avviato le procedure per il ricorso nei confronti della Commissione UE, ha visto accolte le proprie istanze contro la violazione del principio di non discriminazione a danno dell'Italia.
venerdì 20 maggio 2011
ASSOCIAZIONI ALLEVATORI, RABBONI: BENE LA DISPONIBILITÀ DEL MINISTRO. MA ORA VANNO CONVOCATE AL PIÙ PRESTO LE REGIONI
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Bologna - “Dopo mesi di silenzio governativo e di tentativi di scaricare sulle Regioni il mancato rifinanziamento statale alle Associazioni Provinciali Allevatori che svolgono, voglio ricordarlo, una fondamentale attività pubblica di controlli funzionali sul bestiame per il loro miglioramento genetico, é senz'altro apprezzabile le decisione del nuovo Ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano. Di ciò desidero dargli atto”. Così l’assessore all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni commenta oggi la decisione del Ministro di mettere in campo una disponibilità finanziaria di 25 milioni di euro, rispetto ai 56 necessari, per garantire la continuità del contributo statale consolidato alle Apa, le Associazioni provinciali allevatori. “E' però indispensabile - continua Rabboni - che il Ministro convochi quanto prima un incontro con le Regioni e le associazioni allevatori nazionali e regionali per concordare la riorganizzazione delle attività di controllo, sia al fine di contenerne il costo a parità di funzioni svolte, sia per valutare l'eventuale contributo economico delle stesse Regioni alla riorganizzazione delle attività. Prima si fa e meglio é per tutti.”
Nei giorni scorsi Rabboni aveva incontrato Romano per sottolineare la gravità della situazione. Lo stesso presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, in qualità di presidente delle Regioni aveva sollecitato da tempo un intervento governativo. Nella sola Emilia-Romagna le Apa impiegano 220 addetti; nel 2010 l'attività ha coinvolto oltre 3.500 aziende, delle quali 2.215 aziende produttrici di latte bovino, che rappresentano oltre il 55% delle aziende con bovini da latte
Bologna - “Dopo mesi di silenzio governativo e di tentativi di scaricare sulle Regioni il mancato rifinanziamento statale alle Associazioni Provinciali Allevatori che svolgono, voglio ricordarlo, una fondamentale attività pubblica di controlli funzionali sul bestiame per il loro miglioramento genetico, é senz'altro apprezzabile le decisione del nuovo Ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano. Di ciò desidero dargli atto”. Così l’assessore all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni commenta oggi la decisione del Ministro di mettere in campo una disponibilità finanziaria di 25 milioni di euro, rispetto ai 56 necessari, per garantire la continuità del contributo statale consolidato alle Apa, le Associazioni provinciali allevatori. “E' però indispensabile - continua Rabboni - che il Ministro convochi quanto prima un incontro con le Regioni e le associazioni allevatori nazionali e regionali per concordare la riorganizzazione delle attività di controllo, sia al fine di contenerne il costo a parità di funzioni svolte, sia per valutare l'eventuale contributo economico delle stesse Regioni alla riorganizzazione delle attività. Prima si fa e meglio é per tutti.”
Nei giorni scorsi Rabboni aveva incontrato Romano per sottolineare la gravità della situazione. Lo stesso presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, in qualità di presidente delle Regioni aveva sollecitato da tempo un intervento governativo. Nella sola Emilia-Romagna le Apa impiegano 220 addetti; nel 2010 l'attività ha coinvolto oltre 3.500 aziende, delle quali 2.215 aziende produttrici di latte bovino, che rappresentano oltre il 55% delle aziende con bovini da latte
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giovedì 19 maggio 2011
REPERITE LE RISORSE PER COFINANZIARE LE ATTIVITÀ DELLE ASSOCIAZIONI ALLEVATORI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il 18 Maggio presso il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali si sono incontrati il dott. Domenico Di Carlo, Capo della Segreteria del Ministro, e il dott. Giovanni Randazzo, Capo della Segreteria tecnica, in rappresentanza del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Francesco Saverio Romano e le segreterie nazionali FAI – FLAI – UILA e Confederdia.
I rappresentanti del Ministro hanno informato le OO.SS. che sono state reperite le risorse per cofinanziare le attività delle Associazioni Allevatori. Tali risorse riguardano in particolare i capitoli di spesa relativi al miglioramento genetico, alle emergenze fitosanitarie e agli oneri per la esecuzione delle prove varietali.
L’importo complessivo ammonta ad oltre 25 milioni di euro. Il decreto con le risorse necessarie per la prima emergenza a favore delle Associazioni sarà presentato alla fine della prossima settimana.
I sindacati e i rappresentanti del Ministro hanno anche definito la necessità di istituire un Tavolo Tecnico, la cui prima riunione viene fissata per il 27 maggio p.v. alle ore 9.00 per definire un progetto di rilancio complessivo delle Associazioni Allevatori. Di fronte a queste importanti novità le OO.SS. decidono di sospendere la manifestazione in programma per il 19 maggio.
Il 18 Maggio presso il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali si sono incontrati il dott. Domenico Di Carlo, Capo della Segreteria del Ministro, e il dott. Giovanni Randazzo, Capo della Segreteria tecnica, in rappresentanza del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Francesco Saverio Romano e le segreterie nazionali FAI – FLAI – UILA e Confederdia.
I rappresentanti del Ministro hanno informato le OO.SS. che sono state reperite le risorse per cofinanziare le attività delle Associazioni Allevatori. Tali risorse riguardano in particolare i capitoli di spesa relativi al miglioramento genetico, alle emergenze fitosanitarie e agli oneri per la esecuzione delle prove varietali.
L’importo complessivo ammonta ad oltre 25 milioni di euro. Il decreto con le risorse necessarie per la prima emergenza a favore delle Associazioni sarà presentato alla fine della prossima settimana.
I sindacati e i rappresentanti del Ministro hanno anche definito la necessità di istituire un Tavolo Tecnico, la cui prima riunione viene fissata per il 27 maggio p.v. alle ore 9.00 per definire un progetto di rilancio complessivo delle Associazioni Allevatori. Di fronte a queste importanti novità le OO.SS. decidono di sospendere la manifestazione in programma per il 19 maggio.
mercoledì 18 maggio 2011
BATTERIOSI DEL KIWI E TAGLI ALLE ASSOCIAZIONI PROVINCIALI ALLEVATORI, INCONTRO OGGI A ROMA TRA IL MINISTRO SAVERIO ROMANO E L'ASSESSORE RABBONI
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
L'assessore Rabboni: "Mi auguro che alle parole seguano i fatti"
Bologna - La batteriosi del kiwi, che in Emilia-Romagna ha colpito finora oltre 15 ettari di frutteto, e il mancato finanziamento del governo alle attività di miglioramento genetico gestite dalle Apa (Associazioni provinciali allevatori), con pesanti conseguenze su tutto il comparto zootecnico. Sono queste le due emergenze portate all’attenzione del ministro delle Politiche agricole Saverio Romano dall’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Tiberio Rabboni, durante l’incontro che si è svolto oggi a Roma.
“Dopo aver più volte sottolineato la gravità della situazione causata dalla batteriosi, ho voluto incontrare personalmente il ministro – spiega Rabboni – . La Regione sta facendo la sua parte in collaborazione con tutto il sistema emiliano-romagnolo, a partire dagli stessi produttori: è necessario però che anche il ministero intervenga, con fondi per l'indennizzo degli agricoltori e vivaisti colpiti e con un’adeguata iniziativa nazionale per la ricerca di nuove tecniche di difesa dalla malattia. Così come per le Associazioni provinciali allevatori, in forte difficoltà per la mancata copertura finanziaria da parte del governo: è improrogabile l'immediata messa a punto di un piano finanziario nazionale e di un conseguente progetto di riorganizzazione delle attività di miglioramento zootecnico”.
Per quanto riguarda la batteriosi “il ministro – prosegue l’assessore – si è impegnato a dare una risposta alle nostre richieste e ha convocato una riunione per la prossima settimana con tutte le Regioni toccate dal problema”. Per le Apa l’impegno di Romano è di presentare a breve alle Regioni una proposta di copertura finanziaria e riorganizzazione delle associazioni, da condividere con le Regioni stesse. “Il ministro ha riconosciuto la fondatezza delle nostre preoccupazioni e la necessità di un tempestivo intervento ministeriale. Ora è indispensabile non perdere ulteriore tempo. Vedremo nei prossimi giorni – ha concluso Rabboni – se alle parole seguiranno i fatti”.
L'assessore Rabboni: "Mi auguro che alle parole seguano i fatti"
Bologna - La batteriosi del kiwi, che in Emilia-Romagna ha colpito finora oltre 15 ettari di frutteto, e il mancato finanziamento del governo alle attività di miglioramento genetico gestite dalle Apa (Associazioni provinciali allevatori), con pesanti conseguenze su tutto il comparto zootecnico. Sono queste le due emergenze portate all’attenzione del ministro delle Politiche agricole Saverio Romano dall’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Tiberio Rabboni, durante l’incontro che si è svolto oggi a Roma.
“Dopo aver più volte sottolineato la gravità della situazione causata dalla batteriosi, ho voluto incontrare personalmente il ministro – spiega Rabboni – . La Regione sta facendo la sua parte in collaborazione con tutto il sistema emiliano-romagnolo, a partire dagli stessi produttori: è necessario però che anche il ministero intervenga, con fondi per l'indennizzo degli agricoltori e vivaisti colpiti e con un’adeguata iniziativa nazionale per la ricerca di nuove tecniche di difesa dalla malattia. Così come per le Associazioni provinciali allevatori, in forte difficoltà per la mancata copertura finanziaria da parte del governo: è improrogabile l'immediata messa a punto di un piano finanziario nazionale e di un conseguente progetto di riorganizzazione delle attività di miglioramento zootecnico”.
Per quanto riguarda la batteriosi “il ministro – prosegue l’assessore – si è impegnato a dare una risposta alle nostre richieste e ha convocato una riunione per la prossima settimana con tutte le Regioni toccate dal problema”. Per le Apa l’impegno di Romano è di presentare a breve alle Regioni una proposta di copertura finanziaria e riorganizzazione delle associazioni, da condividere con le Regioni stesse. “Il ministro ha riconosciuto la fondatezza delle nostre preoccupazioni e la necessità di un tempestivo intervento ministeriale. Ora è indispensabile non perdere ulteriore tempo. Vedremo nei prossimi giorni – ha concluso Rabboni – se alle parole seguiranno i fatti”.
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martedì 5 aprile 2011
FINANZIAMENTI ALLE ASSOCIAZIONI ALLEVATORI. RABBONI: SITUAZIONE DRAMMATICA. ATTENDIAMO ANCORA L'INCONTRO CHIESTO DAL PRESIDENTE DELLE REGIONI ERRANI.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Dal Ministero nessuna iniziativa.
Bologna -“La situazione è drammatica e si aggrava ogni giorno di più. Manca qualsiasi prospettiva e il Ministero fa come lo struzzo e mette la testa sotto la sabbia. Mi auguro che il nuovo Ministro delle politiche agricole voglia affrontare il problema. Al momento le uniche Istituzioni che si sono mosse sono state le Regioni, a partire dall’Emilia-Romagna”. E’ il commento del’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni al mancato finanziamento da parte del Governo delle attività di miglioramento genetico gestite dalle Apa, le associazioni provinciali degli agricoltori, con pesanti conseguenze su tutto il comparto zootecnico.
“Abbiamo promosso numerosi e infruttuosi incontri presso il Ministero – ricorda Rabboni – arrivando a impegnare in prima persona lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani in un’iniziativa che ha visto la partecipazione dei presidenti delle Associazioni agricole, dei Sindacati, dell’Associazione nazionale allevatori e di quelle regionali. In questo incontro Errani ha chiarito che non c’è nessun rimpallo tra il Ministero e le Regioni perché il Governo ha vistosamente tagliato i trasferimenti statali comprendendo in questo taglio anche le risorse destinate alle Apa: dai 5,2 miliardi di euro del 2010 si è passati ai 0,9 miliardi del 2011. Sono numeri scritti nel bilancio dello Stato e delle Regioni e chiunque può verificarli”.
“Proprio in quella occasione – spiega ancora Rabboni - il presidente Errani ha proposto di convocare una riunione congiunta con i Ministri delle finanze, dell’agricoltura e dei rapporti con le Regioni sia per definire la situazione dei trasferimenti sia per mettere a punto un piano di emergenza in grado da garantire l’operatività delle Apa nel 2011 e negli anni successivi, chiedendo al Governo uno stanziamento adeguato e assicurando la disponibilità delle Regioni a eventuali integrazioni.”
“Tuttavia – sottolinea Rabboni – sono trascorse diverse settimane e non c’è stato ancora modo di avere l’incontro, annunciato dal ministro Fitto e poi sconvocato. E’ bene dunque che la pressione delle Associazioni allevatori oltre che alle Regioni si indirizzi anche al Ministero perché faccia seguito ai suoi impegni”.
Dal Ministero nessuna iniziativa.
Bologna -“La situazione è drammatica e si aggrava ogni giorno di più. Manca qualsiasi prospettiva e il Ministero fa come lo struzzo e mette la testa sotto la sabbia. Mi auguro che il nuovo Ministro delle politiche agricole voglia affrontare il problema. Al momento le uniche Istituzioni che si sono mosse sono state le Regioni, a partire dall’Emilia-Romagna”. E’ il commento del’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni al mancato finanziamento da parte del Governo delle attività di miglioramento genetico gestite dalle Apa, le associazioni provinciali degli agricoltori, con pesanti conseguenze su tutto il comparto zootecnico.
“Abbiamo promosso numerosi e infruttuosi incontri presso il Ministero – ricorda Rabboni – arrivando a impegnare in prima persona lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani in un’iniziativa che ha visto la partecipazione dei presidenti delle Associazioni agricole, dei Sindacati, dell’Associazione nazionale allevatori e di quelle regionali. In questo incontro Errani ha chiarito che non c’è nessun rimpallo tra il Ministero e le Regioni perché il Governo ha vistosamente tagliato i trasferimenti statali comprendendo in questo taglio anche le risorse destinate alle Apa: dai 5,2 miliardi di euro del 2010 si è passati ai 0,9 miliardi del 2011. Sono numeri scritti nel bilancio dello Stato e delle Regioni e chiunque può verificarli”.
“Proprio in quella occasione – spiega ancora Rabboni - il presidente Errani ha proposto di convocare una riunione congiunta con i Ministri delle finanze, dell’agricoltura e dei rapporti con le Regioni sia per definire la situazione dei trasferimenti sia per mettere a punto un piano di emergenza in grado da garantire l’operatività delle Apa nel 2011 e negli anni successivi, chiedendo al Governo uno stanziamento adeguato e assicurando la disponibilità delle Regioni a eventuali integrazioni.”
“Tuttavia – sottolinea Rabboni – sono trascorse diverse settimane e non c’è stato ancora modo di avere l’incontro, annunciato dal ministro Fitto e poi sconvocato. E’ bene dunque che la pressione delle Associazioni allevatori oltre che alle Regioni si indirizzi anche al Ministero perché faccia seguito ai suoi impegni”.
mercoledì 15 settembre 2010
BOVINI: DALLA REGIONE CONTRIBUTI AGLI ALLEVATORI PER L'ACQUISTO DI TORI DI RAZZA ROMAGNOLA E MARCHIGIANA
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Rabboni: uno strumento per sostenere un settore di rilevante importanza economica, sociale e ambientale.
Bologna - Nei prossimi giorni gli allevatori emiliano-romagnoli potranno presentare domanda per l’accesso ai contributi per l’acquisto di tori di elevata qualità genetica di razza Romagnola e Marchigiana, selezionati nel Centro genetico dell’Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne (ANABIC). E’ quanto prevede un programma di intervento, approvato dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni, che rientra tra le azioni promosse dalla Regione per la tutela e il potenziamento del patrimonio genetico delle principali razze zootecniche allevate sul territorio. I contributi sono rivolti a tutte le aziende zootecniche presenti in Emilia-Romagna comprese quelle dei Comuni della Valmarecchia, con priorità alle aziende ricadenti in zone svantaggiate e condotte da giovani agricoltori.
Oltre che alla salvaguardia delle razze autoctone, il provvedimento regionale punta a sostenere la redditività delle imprese agricole emiliano - romagnole del settore bovino da carne. L’Emilia-Romagna infatti è caratterizzata da un numero molto elevato di piccoli allevamenti distribuiti in zone collinari e montane, dunque più vulnerabili agli effetti negativi del forte incremento dei costi di produzione che si registra da diversi anni e che ha ridotto in misura considerevole la possibilità di effettuare gli investimenti necessari per il fisiologico rinnovo del parco aziendale dei riproduttori.
“Dobbiamo contrastare, con tutti i mezzi a disposizione, le difficoltà che sta attraversando il comparto – ha spiegato l’assessore Rabboni - l’allevamento bovino da carne, infatti, oltre a rivestire una rilevante importanza in termini socio–economici e produttivi, garantisce la tutela ambientale di zone in via di spopolamento e costituisce un elemento di eccellenza a livello nazionale che contribuisce a promuovere l’immagine della nostra Regione.
Sul sito internet della Regione ErmesAgricoltura (www.ermesagricoltura.it) sono riportati i criteri di ammissibilità per l’accesso al contributo e gli estremi per la presentazione della domanda.
Rabboni: uno strumento per sostenere un settore di rilevante importanza economica, sociale e ambientale.
Bologna - Nei prossimi giorni gli allevatori emiliano-romagnoli potranno presentare domanda per l’accesso ai contributi per l’acquisto di tori di elevata qualità genetica di razza Romagnola e Marchigiana, selezionati nel Centro genetico dell’Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne (ANABIC). E’ quanto prevede un programma di intervento, approvato dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni, che rientra tra le azioni promosse dalla Regione per la tutela e il potenziamento del patrimonio genetico delle principali razze zootecniche allevate sul territorio. I contributi sono rivolti a tutte le aziende zootecniche presenti in Emilia-Romagna comprese quelle dei Comuni della Valmarecchia, con priorità alle aziende ricadenti in zone svantaggiate e condotte da giovani agricoltori.
Oltre che alla salvaguardia delle razze autoctone, il provvedimento regionale punta a sostenere la redditività delle imprese agricole emiliano - romagnole del settore bovino da carne. L’Emilia-Romagna infatti è caratterizzata da un numero molto elevato di piccoli allevamenti distribuiti in zone collinari e montane, dunque più vulnerabili agli effetti negativi del forte incremento dei costi di produzione che si registra da diversi anni e che ha ridotto in misura considerevole la possibilità di effettuare gli investimenti necessari per il fisiologico rinnovo del parco aziendale dei riproduttori.
“Dobbiamo contrastare, con tutti i mezzi a disposizione, le difficoltà che sta attraversando il comparto – ha spiegato l’assessore Rabboni - l’allevamento bovino da carne, infatti, oltre a rivestire una rilevante importanza in termini socio–economici e produttivi, garantisce la tutela ambientale di zone in via di spopolamento e costituisce un elemento di eccellenza a livello nazionale che contribuisce a promuovere l’immagine della nostra Regione.
Sul sito internet della Regione ErmesAgricoltura (www.ermesagricoltura.it) sono riportati i criteri di ammissibilità per l’accesso al contributo e gli estremi per la presentazione della domanda.
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