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giovedì 7 maggio 2015

LATTE: AGRINSIEME CHIEDE CHIAREZZA SUI RAPPORTI DI FILIERA

Fonte: Agrinsieme

LATTE, AGRINSIEME: “ANTITRUST FACCIA PRONTAMENTE CHIAREZZA SUI RAPPORTI DI FILIERA. C’È ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE”

Roma, 7 maggio 2015 - Bene indagare sul possibile squilibrio contrattuale tra allevatori ed industria del latte; è essenziale verificare come avviene la formazione dei prezzi e quali siano i ‘pesi’ nei rapporti all’interno della filiera. Diamo immediata disponibilità a collaborare a far chiarezza e confidiamo che l’indagine parta quanto prima e consenta di tarare ancora meglio le prime misure di urgenza che già sono state previste dal Governo la scorsa settimana”. È questo il commento di Agrinsieme in relazione alla decisione dell’Autorità Garante del Commercio e del Mercato di avviare un’indagine generale sui meccanismi di formazione del prezzo e sulle relazioni tra gli operatori della filiera lattiero casearia nazionale. “L’indagine dell’Antitrust – prosegue Agrinsieme - sarà utile per i provvedimenti in materia di relazioni commerciali (il cosiddetto “articolo 62” del DL n. 1/2012), nonché per il meccanismo di indicizzazione dei prezzi, che auspichiamo sia quanto prima concretizzato con modalità chiare ed efficaci, in maniera da potere davvero consentire una correlazione tra i prezzi riconosciuti agli allevamenti e quelli della vendita finale in un’ottica di mutuo vantaggio per la filiera e per i consumatori”. Agrinsieme cita quindi un passaggio del provvedimento dell’Antitrust in cui si sottolinea che “sembra assumere rilievo anche il basso livello di concentrazione strutturale dell’offerta di materia prima, che potrebbe generare uno squilibrio del potere di negoziazione nell’ambito delle relazioni commerciali tra agricoltori e latterie”. Sollecita una verifica da parte dell’Autorità Garante proprio su tale squilibrio. “A nostro avviso - osserva il Coordinamento di Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative Agroalimentari - è così evidente da configurare un vero e proprio abuso di posizione dominante da parte degli acquirenti del latte prodotto in Italia. Lo testimoniamo le lettere ricevute dai nostri allevatori, subito dopo la soppressione delle quote, con le quali si pretende un allineamento al ribasso del prezzo di acquisto in base alle condizioni del mercato europeo che ha ben altri parametri di riferimento in termini di costi e di competitività”. Agrinsieme pone in evidenza come il prezzo del latte alla stalla in Lombardia (la regione che rappresenta il 40% della produzione nazionale di latte), in base ai dati del Comune di Milano, fosse di 42 euro/100 litri a gennaio 2014, per poi stabilizzarsi a 44,5 a giugno 2014. Approssimandosi la data della cessazione del regime delle quote latte gli acquirenti hanno avviato una politica di riduzione del prezzo per il latte conferito che lo ha portato a 38 euro/100 litri a dicembre scorso. La progressiva caduta delle quotazioni si è registrata anche nel primo trimestre 2015 (37 euro/100 litri a gennaio, 36,5 a febbraio-marzo). Mentre il prezzo al consumo - che era 137 euro euro/100 litri a gennaio 2014 - a gennaio 2015 si è attestato a 149 euro/100 litri. “In questa fase cruciale – conclude Agrinsieme - tra soppressione del regime delle quote latte (che al di là delle anomalie di applicazione tutte italiane, garantiva equilibrio e stabilità di mercato a beneficio dei redditi degli allevatori) e maggiore concorrenza globale, non è assolutamente accettabile un allentamento delle garanzie di prezzo e di mercato a svantaggio dei produttori”.

venerdì 10 gennaio 2014

MADE IN ITALY, GRANO DURO DELL'EMILIA-ROMAGNA ALLA BARILLA: FIRMATO L'ACCORDO PER LA CAMPAGNA CEREALICOLA 2013-2014. RABBONI: UN'INIZIATIVA CHE DÀ A TUTTI CERTEZZE DI PREZZO, QUALITÀ E QUANTITÀ, CONSOLIDANDO UN SETTORE STRATEGICO DEL NOSTRO AGROALIMENTARE

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione

Una filiera interamente emiliano-romagnola, dalla terra alla tavola, per una prodotto di eccellenza del made in Italy quale è la pasta. E’ stato firmato a Bologna l’accordo per la fornitura al Gruppo Barilla di grano duro di alta qualità coltivato in Emilia-Romagna. L’intesa, valida per la campagna cerealicola 2013-2014, prevede un quantitativo di circa 95 mila tonnellate, pari a una superficie di 16 mila ettari e, tra le novità, un decalogo di sostenibilità introdotto da Barilla. “Con questa intesa diamo certezze preventive di prezzo, qualità e quantità sia ai produttori che alla Barilla - spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – Ciò significa dare stabilità a un comparto importante del made in Italy. D’altra parte quello odierno è l’ottavo rinnovo consecutivo: la migliore dimostrazione della validità di questa iniziativa. Lavoriamo per estenderla anche ad altre filiere. Il futuro dell’agricoltura sta qui”. L’accordo quadro, è stato firmato oggi a Bologna - alla presenza dell’assessore Rabboni - da Luca Virginio, responsabile relazioni esterne per il Gruppo Barilla; Roberto Biribin della Società Produttori Sementi di Bologna in rappresentanza dell’industria sementiera e, in rappresentanza della parte agricola, da Alberto Stefanati (Grandi Colture italiane), Raimondo Ricci Bitti (OP Cereali), Ivan Cremonini (CerealCap), Paolino Fini (OP Capa Ferrara). Partito nel 2005, per iniziativa dell’assessorato regionale all’Agricoltura, l’accordo ha permesso in questi anni di fare dell’Emilia-Romagna uno dei poli di eccellenza nazionali, sia per le rese ad ettaro che sotto il profilo qualitativo, della produzione di grano duro. Un risultato tanto più importante se si considera la forte dipendenza dall’estero dell’Italia in questo settore: a fronte di un fabbisogno da parte dell’industria molitoria nazionale di circa 5,5 milioni di tonnellate di frumento duro, la produzione interna media degli ultimi anni è stata intorno ai 3,5 milioni di tonnellate. In Emilia-Romagna grazie all’accordo di filiera con il Gruppo Barilla si è verificato un importante rilancio delle superfici. Il tutto in un mercato dei cereali soggetto ormai da diversi anni a forti tensioni internazionali sotto il profilo dei prezzi, con ripercussioni sull’intera filiera. “Per Barilla questo è un giorno di festa perchè acquistiamo grano e per di più emiliano-romagnolo – ha sottolineato Luca Virginio di Barilla – si tratta di un’esperienza che è un po’ la nostra punta di diamante e non solo a livello nazionale. Per noi infatti è fondamentale assicurare la qualità costante nel tempo del nostro prodotto e questo possiamo farlo solo attraverso contratti a medio-lungo termine”. Raimondo Ricci Bitti, dell’Op Cereali, ha ricordato l’importanza “del decalogo di sostenibilità di Barilla. Esso si affianca al disciplinare di produzione definito dalla Regione che fin dall’inizio di questa esperienza rappresenta la vera base di attività dei nostri agricoltori e centri di stoccaggio. Si tratta di novità che nel corso del tempo porteranno a cambiare lo stesso approccio delle aziende agricole”.  

Cosa prevede l’accordo
L’accordo quadro coinvolge l’intera filiera di produzione del grano duro per garantire la programmazione della produzione e delle consegne e fare del prodotto coltivato in regione un’alternativa competitiva ai grani di importazione. Molteplici i vantaggi: un’adeguata remunerazione per gli agricoltori, una materia prima di qualità per la pasta Barilla, maggior rispetto per l’ambiente. Tra le novità dell’intesa 2013-2014: una semplificazione del meccanismo di fissazione dei prezzi di compravendita e l’inserimento di un decalogo di sostenibilità elaborato da Barilla per migliorare l’impatto ambientale della coltura favorendo nel contempo la sua resa quanti-qualitativa. Le indicazioni del decalogo, si integrano e si completano con quelle già messe in pratica dal disciplinare di produzione della Regione Emilia-Romagna. Il contratto quadro prevede in particolare l’impegno a utilizzare principalmente determinate varietà (Normanno, Odisseo, Levante e Saragolla) adatte all’utilizzo nell’industria pastaria poiché in grado di fornire una qualità di glutine con caratteristiche superiori a quelle della media italiana. Due le modalità per stabilire il prezzo di vendita: una quota legata al prezzo di mercato della Borsa merci di Bologna, con premialità in funzione della qualità, e un’altra legata al prezzo fisso. Sono inoltre stabiliti meccanismi premianti in funzione delle modalità di produzione e conservazione dei grani. Nel dettaglio, il contratto quadro si articola in singoli accordi firmati dal Gruppo Barilla e dai fornitori. A loro volta questi ultimi – OP Cereali, OP Grandi Colture Italiane, OP Capa Ferrara, CerealCap - stipulano con i singoli agricoltori soci gli impegni di coltivazione, con le specifiche tecniche e le opzioni di valorizzazione del grano duro. La Società Produttori Sementi di Bologna, selezionatrice e costitutrice delle varietà identificate dal disciplinare, sviluppate con un’ attività di ricerca e sperimentazione in parte sostenuta anche dalla Regione, fornisce gran parte del seme necessario alle coltivazioni.

mercoledì 21 marzo 2012

POMODORO DA INDUSTRIA, RAGGIUNTA L'INTESA PER L'ACCORDO QUADRO 2012

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa

Bologna - “Questo accordo conferma e rilancia la coesione di tutta la filiera e ci dice che il sistema è ancora unito. Ora rafforziamo tutti il nostro impegno per far decollare effettivamente il Distretto del pomodoro da industria del nord Italia come Organismo interprofessionale, così da mettere in atto tutte le iniziative volte a dare più valore alle nostre produzioni”. E’ il commento dell’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni all’intesa, raggiunta ieri a Bologna presso la sede della Regione Emilia-Romagna, tra le Organizzazioni dei produttori del nord Italia e le industrie di trasformazione aderenti ad AIIPA, per definire il contratto quadro per la campagna di trasformazione del pomodoro da industria 2012.
“Desidero esprimere tutta la mia soddisfazione per la disponibilità dimostrata dalle parti che hanno accolto l’invito della Regione a riaprire la trattativa dopo che questa si era interrotta. Questo dà ancora più valore a un’intesa che ci permetterà di evitare lo sgretolamento di una filiera che è stata sempre il nostro fiore all’occhiello e le pesanti inevitabili conseguenze sul piano economico e della qualità”.
L’accordo stabilisce una diminuzione del prezzo e una diversa modalità di valutazione del prodotto, più esigente rispetto alla campagna scorsa. Sono stati inoltre allungati i tempi per i pagamenti e aumentate le penali di rispetto degli obblighi contrattuali per la reciproca tutela delle parti.
Nel corso dell’incontro sono emerse con chiarezza le numerose difficoltà del settore, che si deve confrontare con prezzi dei derivati di pomodoro (soprattutto concentrato) a livello di mercato mondiale estremamente bassi, che mettono in seria difficoltà la remunerazione dei soggetti della filiera produttiva.

mercoledì 25 gennaio 2012

SEMENTI, FIRMATO il 25 GENNAIO A BOLOGNA IL PRIMO ACCORDO DI FILIERA DEL COMPARTO.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa

L'assessore Rabboni: "Lo porterò all'attenzione delle altre Regioni e del Ministero delle Politiche agricole"

Bologna - Un’intesa per rafforzare le relazioni nel comparto delle sementi, anche in funzione della riforma della Politica agricola comune.
E’ quella che è stata firmata oggi a Bologna, nella sede della Regione Emilia-Romagna, da Assosementi in rappresentanza delle aziende sementiere e dal Coams, il consorzio delle organizzazioni di agricoltori moltiplicatori di sementi, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni e con la partecipazione delle organizzazioni professionali e cooperative agricole. “Quest’intesa costituisce un modello di relazioni positive tra le due componenti fondamentali del comparto sementiero – ha sottolineato Rabboni - non solo perché qualifica ulteriormente la produzione emiliano-romagnola, ma anche perché offre alle altre regioni italiane un esempio virtuoso da condividere per lo sviluppo del comparto e delle sementi di qualità. Per questo, accogliendo l’invito dei firmatari, la porterò all’attenzione dei colleghi delle altre Regioni con la richiesta di pervenire ad una condivisione con il Ministero delle Politiche agricole”.

L’ accordo, il primo raggiunto in questo settore in Italia, punta a sviluppare una maggiore integrazione tra i diversi attori della filiera, individuando alcuni elementi che dovranno caratterizzare i rapporti contrattuali tra aziende sementiere e agricoltori moltiplicatori di sementi: dalla presenza di un contratto sottoscritto tra le parti all’impegno a rispettare determinati disciplinari colturali, fino all’individuazione dei parametri qualitativi e di mercato su cui sarà conteggiato il prezzo di liquidazione del seme conferito. All’intesa è previsto seguano accordi o contratti quadro di settore (ad esempio per le sementi di foraggere o di cereali), da cui poi dovranno scaturire i singoli accordi di moltiplicazione tra le aziende sementiere e gli agricoltori.

“Siamo molti lieti di essere riusciti a raggiungere quest’intesa – sottolinea Paolo Marchesini, presidente di Assosementi – non tanto per gli aspetti di regolazione dei rapporti fra le parti in materia di moltiplicazione delle sementi, che per certe specie con bietola da zucchero, riso ed ortive siamo leader in Europa, quanto per l’importante segnale che il mondo sementiero lancia al mondo politico ed istituzionale sul ruolo fondamentale che ricerca varietale, produzione e commercio delle sementi rivestono per il mondo agricolo e l’agro-alimentare italiano”.

Per il presidente Coams Giovanni Laffi, “la sottoscrizione dell’intesa rappresenta un momento importante nella regolazione dei rapporti tra le parti, in quanto individua elementi certi per programmazione delle moltiplicazioni e la determinazione dei prezzi di liquidazione. Ora il confronto dovrà trasferirsi sulla definizione degli accordi di settore per dare ai moltiplicatori uno strumento effettivo di contrattazione”.

I rapporti fra ditte ed agricoltori-moltiplicatori di sementi vantano in Emilia-Romagna importanti precedenti: il 15 luglio 1985 è stato sottoscritto, anche in quel caso promosso dalla Regione, il primo contratto tipo di coltivazione per le sementi orticole, mentre il 15 giugno 1991 è stato ufficializzato il primo accordo di moltiplicazione per la bietola portaseme. Nella campagna 2011 sono stati moltiplicati in Emilia-Romagna poco più di 4.600 ettari di bietola da zucchero da seme, mentre gli ettari destinati complessivamente a colture orticole raggiungono in Italia i 15.000 ettari. Larga parte di queste sementi vengono esportate, per un valore che per il 2010 è stato superiore a 75 milioni di euro.

venerdì 19 novembre 2010

NUOVO SERVIZIO DI RITIRO ESPIANTI E POTATURE RIVOLTO AGLI AGRICOLTORI

FONTE:COMUNE DI POGGIO RENATICO

Una profonda interazione fra agricoltura e ambiente è indispensabile allo sviluppo sostenibile del territorio. Ecco dunque un nuovo servizio, totalmente gratuito, per gli agricoltori poggesi. Viene dato corso infatti all’adesione del Comune di Poggio Renatico all’Accordo di filiera per la gestione della raccolta, trattamento, trasporto e impiego mediante valorizzazione energetica dei sottoprodotti vegetali di origine agricola derivanti dalla coltivazione di piante da frutto. Il documento, siglato da Provincia, San Marco Bioenergie s.p.a. e organizzazioni agricole, rientra nel pacchetto delle misure ambientali contenute nel Piano d’azione in attuazione del Piano provinciale di tutela e risanamento della qualità dell’aria. Il servizio consiste nel ritiro, direttamente sul luogo di produzione, dei residui di impianti di piante da frutto a fine ciclo, ovvero gli espianti, e, in via sperimentale, delle potature. Sarà effettuato dalla società Recywood di Faenza, la quale provvederà a trasferire i residui lignei alla centrale a biomasse di Bando di Argenta, che se ne servirà per produrre energia elettrica. Per accedervi gli agricoltori dovranno contattare l’ufficio comunale Ambiente (tel. 0532-824541) o le associazioni di categoria, Confagricoltura, Cia, Coldiretti. Verranno contestualmente fornite tutte le informazioni relative alle modalità di preparazione e accumulo in campo dei materiali. E’ opportuno attivare la procedura con tempestività, per consentire un’adeguata programmazione, dal momento che il ritiro è garantito entro un massimo di trenta giorni, compatibilmente con le condizioni meteorologiche. «Siamo molto soddisfatti – afferma l’assessore all’Ambiente Rita Pareschi – per l’intesa raggiunta con le associazioni di categoria e con Recywood, che ci consente di dare piena operatività al protocollo siglato. In tal modo ci è possibile fornire risposte concrete alle esigenze degli imprenditori agricoli in relazione al corretto smaltimento dei residui delle coltivazioni frutticole. Al contempo salvaguardiamo l’ambiente producendo energia pulita e prevenendo il fenomeno, non più consentito, dei fuochi all’aperto in agricoltura, che incidono peraltro sulla presenza di polveri sottili».

martedì 16 novembre 2010

ACCORDO GRANO DURO ALTA QUALITÀ EMILIA-ROMAGNA: AL VIA IL QUINTO ACCORDO DI FILIERA PER LA CAMPAGNA CEREALICOLA 2010-2011.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa

Introdotto un nuovo meccanismo di pricing che aggancia il prezzo del grano duro a quello più alto del grano tenero.

Bologna - Al via il nuovo accordo di filiera per la fornitura di grano duro emiliano-romagnolo di alta qualità a Barilla, promosso dalla Regione Emilia-Romagna. Valido per la campagna cerealicola 2010-11, l’accordo siglato oggi a Bologna è giunto al quinto rinnovo e rappresenta un’esperienza di continuità e stabilità in un mercato dei cereali soggetto, negli ultimi anni, a forti variazioni di prezzi, di cui risente l’intera filiera.
L’accordo conferma sia i volumi di grano duro “made in Emilia-Romagna” destinati a Barilla dell’ultima campagna, pari a circa 70 mila tonnellate, sia il meccanismo di stabilizzazione dei prezzi introdotto l’anno scorso che dava due possibilità di scelta ai produttori. La prima permette loro di legare il prezzo del cereale alla quotazione della borsa merci di Bologna con l’aggiunta di premi specifici (fino a 35 euro/tonnellata) per la qualità del prodotto e per gli impegni previsti dal disciplinare di produzione e conservazione; la seconda, basata sui costi di produzione, consente ai produttori di scegliere di vendere una quota della propria produzione (fino a un massimo del 30% del totale) ad un prezzo precedentemente stabilito, tale da garantire un adeguato margine di profitto sui costi di coltivazione.
La principale novità dell’accordo di quest’anno è l’introduzione di un’ulteriore formula di pricing innovativo (che si affianca alle due modalità precedenti), sempre con l’obiettivo di dare agli agricoltori la possibilità di massimizzare il proprio utile ed incentivare nel contempo la coltivazione del grano duro. Gli agricoltori potranno anche scegliere di vendere il proprio prodotto ad un prezzo calcolato sulla base delle quotazioni del grano tenero (attualmente una delle coltivazioni maggiormente valorizzate dal mercato), più un premio di 30 euro, a recupero dei maggiori costi di coltivazione del grano duro. A queste quotazioni saranno poi applicati dei premi specifici in funzione delle caratteristiche qualitative.
“E’ un accordo di grande valore, un modello di riferimento anche per altri settori perché promuove la produzione di grano duro emiliano-romagnolo di alta qualità, consente di ridurre le importazioni da altri Paesi, permette una maggiorazione dei ricavi per gli agricoltori attraverso una serie di meccanismi premiali previsti dall’accordo. Il valore del grano prodotto diventa mediamente più alto di un 30% rispetto ai prezzi fissati alla Borsa merci italiana”, ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni nel corso della conferenza stampa, a cui hanno partecipato i firmatari dell’intesa: Luca Virginio, direttore comunicazione e relazioni esterne della Barilla, Ercole Borasio consigliere delegato della Società Produttori Sementi, Alberto Stefanati presidente dell’OP (Organizzazione Produttori) Grandi Colture Italiane; Angelo Barbieri, presidente FITS (Filiera Italiana Trading Seminativi), in rappresentanza dell’OP Cereali Emilia-Romagna e del Consorzio Agrario Provinciale di Piacenza, Lamberto Colla, direttore del Consorzio Agrario di Parma e Paolino Fini presidente della Società cooperativa Capa di Ferrara.
Negli ultimi quattro anni la superficie agricola coltivata a grano duro in Emilia-Romagna è più che raddoppiata, passando dai 32mila ettari del 2006 ai 72mila ettari del 2010. “L’accordo con Barilla ha funzionato da volano per lo sviluppo di questa coltura”, ha rimarcato l’assessore Rabboni. “Nel 2006 l’Emilia-Romagna era l’undicesima regione italiana per superficie agricole coltivate a grano duro; oggi è la sesta per superfici e la quarta per produzione di questo cereale perché le rese medie delle nostre aziende sono più alte rispetto ad altre regioni”.
L’obiettivo dell’accordo è quello di consolidare in regione una filiera di grano duro di alta qualità. Il Gruppo Barilla - oggi il maggiore utilizzatore mondiale di grano duro per la produzione di pasta, con un fabbisogno di circa un milione e mezzo di tonnellate di grano di alta qualità, coperto per l’80% da approvvigionamenti in Italia - potrà disporre di grani di qualità prodotti in Emilia-Romagna a “chilometro zero” e ridurre così ulteriormente la sua dipendenza dall’estero. Le aziende agricole potranno meglio programmare la loro produzione, sapendo di poter contare su un sicuro e remunerativo sbocco di mercato. Ma l’accordo punta anche ad un obiettivo più generale: incentivare la produzione di grano duro di qualità in Emilia-Romagna, facendo della regione un polo di eccellenza nel panorama nazionale.
L’esperienza, promossa dall’assessorato regionale all’Agricoltura, coinvolge l’intera filiera di produzione del grano duro, valorizzando le competenze specifiche maturate dai diversi attori e promuovendo l’integrazione tra agricoltura, industria e istituzioni: per l’industria molitoria e pastaria Barilla G. e R. Fratelli S.p.A.; per l’industria sementiera Società Produttori Sementi S.p.A.; per il mondo agricolo (produzione e stoccaggio dei cereali): Organizzazione Produttori Grandi Colture italiane; Consorzio Agrario di Parma; Società Cooperativa CAPA Ferrara; l’OP Cereali Emilia Romagna e il Consorzio Agrario di Piacenza tramite mandato a Filiera Italiana Trading Seminativi (FITS).

I contenuti dell’accordo

Il contratto quadro che viene firmato oggi a Bologna si articola in singoli contratti tra Barilla e i fornitori firmatari. A loro volta i fornitori (cioè Cereali Emilia Romagna; OP Grandi Colture Italiane; Consorzio agrario di Parma; Consorzio agrario di Piacenza; Società Cooperativa CAPA Ferrara) stipulano con i singoli agricoltori soci i contratti che contemplano i reciproci impegni per la coltivazione e la valorizzazione del grano duro.
La Società Produttori Sementi S.p.A., selezionatrice e costitutrice delle varietà identificate dal disciplinare, sviluppate con intensa attività di ricerca e sperimentazione, in parte sostenuta anche dalla Regione Emilia-Romagna, fornisce il seme necessario alle coltivazioni previste.
Il contratto quadro prevede l’impegno a seguire un preciso disciplinare di produzione, condiviso dalla Regione Emilia-Romagna, e ad utilizzare varietà specifiche quali: Normanno, Levante, Saragolla, particolarmente adatte all´utilizzo dell’industria pastaria.

Cereali: un mercato in continua tensione

L’accordo con la Barilla arriva in un momento di grande tensione sul mercato dei cereali. Dopo una campagna che ha visto diminuire pesantemente le quotazioni fino a livelli ben al di sotto dei costi di produzione agricoli, gli eventi climatici estremi di quest’estate (in particolare la siccità e gli incendi in Russia) hanno fatto di nuovo scattare un aumento significativo dei prezzi di tutte le commodites agricole, grano duro compreso. Tuttavia questi fenomeni, pur rappresentando un’occasione per migliorare i redditi agricoli nel breve termine, provocano squilibri che rischiano di essere penalizzanti nel lungo termine. In assenza di opportune indicazioni e di un coordinamento a livello di filiera, il singolo agricoltore è tentato di orientare in un’unica direzione le proprie coltivazioni, rischiando di dare origine a fenomeni di sovrapproduzione e di crollo dei prezzi nelle campagne successive, come è successo negli anni scorsi.
Un accordo come quello del Grano Duro di Alta Qualità Emilia-Romagna favorisce il mantenimento di rapporti di filiera a garanzia del reddito degli agricoltori nel lungo termine.