Fonte: Coldiretti Ferrara
Garantire agli agricoltori la tutela delle proprie produzioni, specie se di qualità o biologiche e garantire la necessaria informazione ai consumatori.
La sentenza della Corte di Giustizia, che si è espressa sulla normativa italiana in materia di Ogm nella causa tra la multinazionale Pioneer e il Ministero delle Politiche Agricole, ha chiarito che gli Stati membri nell’adottare i provvedimenti opportuni per evitare la presenza involontaria di Organismi geneticamente modificati nelle coltivazioni convenzionali possono disporre restrizioni nonché divieti geograficamente delimitati attraverso l’adozione delle misure di coesistenza.
Pertanto, viene riconosciuta la legittimità delle leggi regionali che hanno vietato la coltivazione di Ogm in considerazione delle caratteristiche del proprio territorio, con particolare riguardo alle produzioni di qualità che beneficiano di una denominazione di origine, alle specialità tradizionali garantite, alle specialità realizzate con metodi di produzione biologica nonché ai prodotti tradizionali. Infatti, bisogna garantire agli agricoltori la tutela delle proprie produzioni ed adottare idonee misure per evitare i gravi effetti che deriverebbero, laddove si verifichi la presenza accidentale di colture transgeniche in colture convenzionali o biologiche.
Del resto, se in un dato prodotto agricolo la presenza accidentale di transgenico supera la tolleranza stabilita dalla normativa comunitaria, è obbligatorio indicare nell’etichetta che si tratta di un prodotto contenente Ogm, sicché da un’eventuale contaminazione ne deriverebbe per l’agricoltore un grave danno economico legato a prezzi di mercato inferiori e alla difficoltà di vendita. Inoltre, è necessario offrire ai consumatori, che in maggioranza ritengono che il cibo transgenico sia meno salutare, una scelta consapevole grazie a provvedimenti efficaci che mantengano le filiere di produzione separate per poter contare, di conseguenza, su un valido sistema di etichettatura e tracciabilità.
Quindi, sono legittime le disposizioni adottate dalle Regioni a tutela delle proprie produzioni alla luce delle complesse problematiche connesse alla coesistenza, collegate al potenziale impatto economico della commistione tra colture Ogm e non Ogm e al costo delle misure che possano minimizzare tale rischio.
E’ stato, comunque, osservato che la Corte, nel ritenere che non possa essere disposto il divieto di introdurre misure volte a prevenire l'impatto della commistione di Organismi geneticamente modificati con le colture derivate da prodotti tradizionali, non ha considerato che il divieto di coltivazione in Italia sia stato disposto da un provvedimento interministeriale nel rispetto della disciplina europea che riconosce agli Stati l'accertamento circa il carattere non pericoloso o dannoso della coltivazione transgenica secondo specifiche esigenze di separazione delle colture.
D’altro canto, la sentenza è rilevante e apprezzabile nella parte in cui fa salve le leggi regionali che precludono la coltivazione di Ogm per effetto di misure di coesistenza realmente adottate.
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venerdì 21 settembre 2012
COLDIRETTI: SUGLI OGM LA CORTE DI GIUSTIZIA LEGITTIMA LE NORME REGIONALI CHE PREVEDONO LIMITI ALLA COLTIVAZIONE
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giovedì 6 settembre 2012
OGM, CONFAGRICOLTURA: “DA SEMPRE FAVOREVOLI AD UN SISTEMA DI REGOLE CHE DEFINISCA LA COESISTENZA TRA LE DIVERSE FORME DI COLTIVAZIONI”
Fonte: Confagricoltura
La sentenza della Corte di Giustizia della Ue secondo cui le varietà Ogm autorizzate da Bruxelles non possono essere bloccate in Italia, né da procedure di autorizzazioni nazionali, né in attesa che vengano varate le norme della coesistenza conferma la linea da sempre sostenuta da Confagricoltura. “Prendiamo atto della sentenza della Corte di Giustizia – commenta l’Organizzazione degli imprenditori agricoli –. Abbiamo chiesto, da sempre, che il tema degli Ogm venisse affrontato, nel nostro Paese, senza pregiudizi, ma sulla base di certezze scientifiche”. “La ricerca è indispensabile, va sostenuta e non frenata – continua Confagricoltura-. E va fissato un sistema di regole che garantisca la coesistenza tra le diverse forme di agricoltura (convenzionale, biologica e transgenica) senza che l’una danneggi l’altra. Le regole finora, in Italia, si è preferito non adottarle; oggi emerge quanto questa scelta non sia conforme ai principi europei”.
La sentenza della Corte di Giustizia della Ue secondo cui le varietà Ogm autorizzate da Bruxelles non possono essere bloccate in Italia, né da procedure di autorizzazioni nazionali, né in attesa che vengano varate le norme della coesistenza conferma la linea da sempre sostenuta da Confagricoltura. “Prendiamo atto della sentenza della Corte di Giustizia – commenta l’Organizzazione degli imprenditori agricoli –. Abbiamo chiesto, da sempre, che il tema degli Ogm venisse affrontato, nel nostro Paese, senza pregiudizi, ma sulla base di certezze scientifiche”. “La ricerca è indispensabile, va sostenuta e non frenata – continua Confagricoltura-. E va fissato un sistema di regole che garantisca la coesistenza tra le diverse forme di agricoltura (convenzionale, biologica e transgenica) senza che l’una danneggi l’altra. Le regole finora, in Italia, si è preferito non adottarle; oggi emerge quanto questa scelta non sia conforme ai principi europei”.
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martedì 17 gennaio 2012
AVIARIA, CONFAGRICOLTURA: “L’UNIONE EUROPEA DA’ FINALMENTE RAGIONE ALL’ITALIA: I NOSTRI PRODUTTORI VANNO RISARCITI”
Fonte: Confagricoltura
Confagricoltura esprime viva soddisfazione per la sentenza della Corte di Giustizia europea che dà ragione, finalmente, ai nostri avicoltori. L’Italia aveva presentato un ricorso perché era stata esclusa dalle misure eccezionali a sostegno del mercato nel settore del pollame, a seguito dei danni da influenza aviaria subiti dagli allevatori negli anni 1999-2003.
Confagricoltura è grata al ministro Catania che si è impegnato per il risarcimento degli ingenti danni subiti dal settore avicolo italiano, a causa della crisi commerciale prodotta dall’allarme mediatico a seguito dell’influenza aviaria. All’indomani dell’emergenza, infatti, furono varate misure comunitarie per sostenere esclusivamente gli allevatori dei Paesi Bassi e del Belgio. L’Italia fu ammessa per il solo comparto delle uova e i produttori di polli furono esclusi da qualsiasi intervento.
A questo punto, a parere di Confagricoltura, al di là della soddisfazione per il riconoscimento del principio di “non discriminazione”, che ha riconosciuto il diritto dei nostri produttori danneggiati, è necessario portare avanti in fretta e fino in fondo l’operazione per la definizione, lo stanziamento e l’erogazione dell’indennizzo del maggior numero possibile di quelle aziende che furono duramente colpite dalla crisi.
Confagricoltura esprime viva soddisfazione per la sentenza della Corte di Giustizia europea che dà ragione, finalmente, ai nostri avicoltori. L’Italia aveva presentato un ricorso perché era stata esclusa dalle misure eccezionali a sostegno del mercato nel settore del pollame, a seguito dei danni da influenza aviaria subiti dagli allevatori negli anni 1999-2003.
Confagricoltura è grata al ministro Catania che si è impegnato per il risarcimento degli ingenti danni subiti dal settore avicolo italiano, a causa della crisi commerciale prodotta dall’allarme mediatico a seguito dell’influenza aviaria. All’indomani dell’emergenza, infatti, furono varate misure comunitarie per sostenere esclusivamente gli allevatori dei Paesi Bassi e del Belgio. L’Italia fu ammessa per il solo comparto delle uova e i produttori di polli furono esclusi da qualsiasi intervento.
A questo punto, a parere di Confagricoltura, al di là della soddisfazione per il riconoscimento del principio di “non discriminazione”, che ha riconosciuto il diritto dei nostri produttori danneggiati, è necessario portare avanti in fretta e fino in fondo l’operazione per la definizione, lo stanziamento e l’erogazione dell’indennizzo del maggior numero possibile di quelle aziende che furono duramente colpite dalla crisi.
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CATANIA, CORTE DI GIUSTIZIA UE DÀ RAGIONE AL NOSTRO PAESE E AI NOSTRI ALLEVATORI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“La sentenza della Corte di Giustizia che dà ragione al nostro Paese e ai nostri allevatori è una buona notizia per l’agroalimentare italiano. Ritengo che si tratti di una decisione molto importante, soprattutto se si considerano gli ingenti danni subiti dal settore del pollame a causa delle stato di allarme provocato in quel periodo dall’influenza aviaria”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, commenta la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha accolto il ricorso presentato dal Governo italiano nel marzo 2005 contro la Commissione UE per l’omessa adozione di misure eccezionali a sostegno del mercato italiano nel settore del pollame, a seguito dei danni da influenza aviaria subiti dagli allevatori negli anni 1999-2003.
Il contenzioso era sorto a seguito dal varo del Regolamento (CE) n. 2102/2004 del 9 dicembre 2004 col quale la Commissione, dopo aver adottato analoghe misure per i Paesi Bassi e per il Belgio, aveva concesso anche all’Italia misure eccezionali a sostegno del mercato. Tali misure riguardavano però soltanto il settore delle uova, non considerando la richiesta italiana per la concessione del sostegno anche per i produttori di pulcini da carne. Il Governo italiano, dopo aver avviato le procedure per il ricorso nei confronti della Commissione UE, ha visto accolte le proprie istanze contro la violazione del principio di non discriminazione a danno dell'Italia.
“La sentenza della Corte di Giustizia che dà ragione al nostro Paese e ai nostri allevatori è una buona notizia per l’agroalimentare italiano. Ritengo che si tratti di una decisione molto importante, soprattutto se si considerano gli ingenti danni subiti dal settore del pollame a causa delle stato di allarme provocato in quel periodo dall’influenza aviaria”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, commenta la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha accolto il ricorso presentato dal Governo italiano nel marzo 2005 contro la Commissione UE per l’omessa adozione di misure eccezionali a sostegno del mercato italiano nel settore del pollame, a seguito dei danni da influenza aviaria subiti dagli allevatori negli anni 1999-2003.
Il contenzioso era sorto a seguito dal varo del Regolamento (CE) n. 2102/2004 del 9 dicembre 2004 col quale la Commissione, dopo aver adottato analoghe misure per i Paesi Bassi e per il Belgio, aveva concesso anche all’Italia misure eccezionali a sostegno del mercato. Tali misure riguardavano però soltanto il settore delle uova, non considerando la richiesta italiana per la concessione del sostegno anche per i produttori di pulcini da carne. Il Governo italiano, dopo aver avviato le procedure per il ricorso nei confronti della Commissione UE, ha visto accolte le proprie istanze contro la violazione del principio di non discriminazione a danno dell'Italia.
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