Fonte: Agrinsieme
Inviata una lettera ai tre ministri dell’Agricoltura di Italia Francia e Spagna in cui le organizzazioni europee evidenziano la loro preoccupazione in vista della campagna di commercializzazione della frutta estiva e sottolineano la necessità che le nuove misure siano decise e pubblicate in tempo utile.
Le organizzazioni italiane riunite in Agrinsieme hanno sottoscritto una lettera congiunta, siglata anche dalle organizzazioni di rappresentanza della filiera ortofrutticola di Francia e Spagna, indirizzata ai tre ministri dell’Agricoltura, Martina, Le Foll e Tejerina, per chiedere un intervento urgente volto ad adeguare le misure eccezionali previste dai regolamenti comunitari per gli ortofrutticoli a seguito dell’embargo russo.
Le organizzazioni hanno così deciso di richiamare l'attenzione dei ministri sulle turbative di mercato che stanno subendo le produzioni ortofrutticole, come conseguenza delle mancate esportazioni europee che non possono più essere dirette alla Federazione russa e della necessità, nel permanere dell’embargo, di affrontare da subito in modo specifico il problema della prossima campagna di commercializzazione della frutta estiva ed in particolare delle pesche e nettarine la cui produzione, in alcune regioni europee, inizia fin dal mese di aprile.
La richiesta è motivata dall’esigenza di evitare con ogni mezzo il ripetersi di quanto accaduto nella scorsa campagna, in cui, a causa di una congiuntura estremamente sfavorevole caratterizzata da una forte pressione al ribasso dei prezzi e condizioni climatiche sfavorevoli la crisi ha colpito duramente tutti i produttori europei.
Di qui la richiesta di ottenere la modifica urgente delle norme comunitarie, in modo che le misure eccezionali possano applicarsi in modo adeguato e tempestivo ai prodotti interessati.
Ai tre ministri dell’Agricoltura dei principali Paesi produttori europei le organizzazioni della filiera europea hanno dunque richiesto: l'estensione delle misure per tutta la durata dell’embargo attuale, fino ad agosto 2015; quote aggiuntive di ritiro calcolate tenendo conto anche del livello di produzione nazionale, della situazione di mercato e che consentano una flessibilità di gestione nazionale per l’utilizzo dei volumi; l’incorporazione di misure per la promozione, coordinate a livello transnazionale e/o interprofessionale; l’aumento per certi prodotti delle indennità di ritiro dal mercato tenendo conto dei costi di produzione attualizzati dei Paesi produttori.
Le organizzazioni hanno in particolare evidenziato la loro preoccupazione che il sostegno comunitario sia deciso e pubblicato in tempo utile, senza aspettare un crollo dei prezzi, in modo da scongiurare una possibile crisi.
In tal senso, va ricordato come nell’estate 2014 il regolamento delegato adottato per la crisi delle pesche e nettarine, pur prevedendo misure interessanti, sia stato promulgato solo nel mese di agosto e quindi applicato di fatto alla fine della campagna delle drupacee, senza riuscire ad avere un impatto positivo per risollevare il comparto dalla crisi.
È stato pertanto chiesto un intervento urgente delle Amministrazioni per inserire tali richieste in occasione dei prossimi lavori del Consiglio Agricoltura, evidenziando le economie di spesa dell’Unione europea che si stanno realizzando sull’applicazione dei regolamenti in corso e ricordando la necessità di trovare una soluzione ad una problematica innescata da motivi politici indipendenti dal settore ortofrutticolo a cui le Istituzioni devono dare una risposta adeguata.
In questo contesto, Agrinsieme rileva che proprio in questi giorni si sta purtroppo concretizzando l’esaurimento dei plafond disponibili per il nostro Paese e che quindi, d’ora in avanti, fino al termine di applicazione delle misure regolamentari, fissato al 30 giugno 2015, i produttori italiani non potranno usufruire degli aiuti europei; ciò risulta ancor più inaccettabile considerata la scarsa attivazione delle stesse misure in altri Paesi Europei, come ad esempio in Polonia, nella consapevolezza che ancora una volta si determineranno ingenti economie di spesa per l’Unione Europea poi difficilmente recuperabili.
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mercoledì 11 marzo 2015
EMBARGO RUSSO, AGRINSIEME E LE ORGANIZZAZIONI DI FRANCIA E SPAGNA RICHIEDONO AI MINISTRI DEI TRE PRINCIPALI PAESI PRODUTTORI L’AMPLIAMENTO URGENTE DELLE MISURE ECCEZIONALI PER GLI ORTOFRUTTICOLI
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venerdì 1 agosto 2014
FRUTTA ESTIVA, MARTINA, LE FOLL E GARCIA TEJERINA SCRIVONO A CIOLOS: SETTORE IN EMERGENZA, SERVE INTERVENTO RAPIDO
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il Ministro Maurizio Martina, insieme al Ministri dell’Agricoltura di Francia, Stéphane Le Foll, e Spagna, Isabel Garcìa Tejerina, ha sollecitato l’attivazione di misure eccezionali da parte della Commissione europea sulla crisi che colpisce i produttori di frutta estiva, in particolare di pesche e nettarine. I tre Ministri hanno firmato una lettera inviata al Commissario europeo per l’Agricoltura, Dacian Cioloş, ribadendo la necessità di un intervento, urgente e per un periodo determinato, per fronteggiare lo stato di crisi che continua a colpire il settore. “Bisogna agire tempestivamente – ha spiegato il Ministro Martina – in modo da dare sostegno a un settore fondamentale per il sistema ortofrutticolo italiano, ma anche per quello di altri Paesi come Francia e Spagna. La crisi sta colpendo i produttori in modo duro e non possiamo permetterci ulteriori ritardi nell’intervento”.
Di seguito il testo della lettera inviata dai Ministri al Commissario Cioloş:
“Signor Commissario, Riteniamo opportuno segnalarle la crisi che colpisce i produttori di frutti a nocciolo, in particolare di pesche e nettarine, nei principali paesi produttori, come è stato sottolineato e documentato dai nostri paesi ai servizi della Commissione europea a tutti i livelli. Si tratta a nostro parere di una crisi molto grave, paragonabile in termini di danni a quella che penalizzò i nostri produttori qualche anno fa, e che è di fatto determinata da un certo numero di fattori. In particolare, è da considerare il ruolo dei cambiamenti climatici: anzitutto delle temperature superiori alla media primaverile hanno provocato una precocità dei calendari di produzione e un accavallamento dei calendari di produzione e commercializzazione dei tre paesi come pure un’ eccezionale eccedenza dei prodotti sui mercati nazionali. Le piogge persistenti e le temperature fresche nei mesi di giugno e luglio hanno provocato un calo della domanda a livello locale e potrebbero comportare un deterioramento della qualità e della durata dei prodotti. Inoltre, la crisi in corso in Ucraina e Russia, mercati tradizionali per frutta e verdura europee, limita le esportazioni europee. Questa situazione ha portato ad un drastico calo dei prezzi alla produzione che non coprono i costi di produzione, che genera forti preoccupazioni tra i produttori, che hanno intrapreso azioni di protesta di luglio. Ciò potrebbe provocare la perdita di posti di lavoro stagionali e quindi aumentare le difficoltà sociali. Inoltre, la crisi continua a peggiorare, date le condizioni meteorologiche avverse e il conseguente calo dei prezzi. Purtroppo, come riconosciuto dalla Commissione europea nella sua relazione sulla revisione di medio termine delle disposizioni dell'OCM unica nel 2008, gli strumenti di intervento oggi disponibili per le organizzazioni di produttori si dimostrano insufficienti per affrontare situazioni di grande difficoltà, quale quella attuale. Alla luce di quanto precede, contiamo su di Lei affinché la Commissione europea possa attivare, urgentemente e per un periodo determinato, delle misure eccezionali adeguate, a norma del regolamento (UE) n.1308/2013, Parte V, capitolo I”.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il Ministro Maurizio Martina, insieme al Ministri dell’Agricoltura di Francia, Stéphane Le Foll, e Spagna, Isabel Garcìa Tejerina, ha sollecitato l’attivazione di misure eccezionali da parte della Commissione europea sulla crisi che colpisce i produttori di frutta estiva, in particolare di pesche e nettarine. I tre Ministri hanno firmato una lettera inviata al Commissario europeo per l’Agricoltura, Dacian Cioloş, ribadendo la necessità di un intervento, urgente e per un periodo determinato, per fronteggiare lo stato di crisi che continua a colpire il settore. “Bisogna agire tempestivamente – ha spiegato il Ministro Martina – in modo da dare sostegno a un settore fondamentale per il sistema ortofrutticolo italiano, ma anche per quello di altri Paesi come Francia e Spagna. La crisi sta colpendo i produttori in modo duro e non possiamo permetterci ulteriori ritardi nell’intervento”.
Di seguito il testo della lettera inviata dai Ministri al Commissario Cioloş:
“Signor Commissario, Riteniamo opportuno segnalarle la crisi che colpisce i produttori di frutti a nocciolo, in particolare di pesche e nettarine, nei principali paesi produttori, come è stato sottolineato e documentato dai nostri paesi ai servizi della Commissione europea a tutti i livelli. Si tratta a nostro parere di una crisi molto grave, paragonabile in termini di danni a quella che penalizzò i nostri produttori qualche anno fa, e che è di fatto determinata da un certo numero di fattori. In particolare, è da considerare il ruolo dei cambiamenti climatici: anzitutto delle temperature superiori alla media primaverile hanno provocato una precocità dei calendari di produzione e un accavallamento dei calendari di produzione e commercializzazione dei tre paesi come pure un’ eccezionale eccedenza dei prodotti sui mercati nazionali. Le piogge persistenti e le temperature fresche nei mesi di giugno e luglio hanno provocato un calo della domanda a livello locale e potrebbero comportare un deterioramento della qualità e della durata dei prodotti. Inoltre, la crisi in corso in Ucraina e Russia, mercati tradizionali per frutta e verdura europee, limita le esportazioni europee. Questa situazione ha portato ad un drastico calo dei prezzi alla produzione che non coprono i costi di produzione, che genera forti preoccupazioni tra i produttori, che hanno intrapreso azioni di protesta di luglio. Ciò potrebbe provocare la perdita di posti di lavoro stagionali e quindi aumentare le difficoltà sociali. Inoltre, la crisi continua a peggiorare, date le condizioni meteorologiche avverse e il conseguente calo dei prezzi. Purtroppo, come riconosciuto dalla Commissione europea nella sua relazione sulla revisione di medio termine delle disposizioni dell'OCM unica nel 2008, gli strumenti di intervento oggi disponibili per le organizzazioni di produttori si dimostrano insufficienti per affrontare situazioni di grande difficoltà, quale quella attuale. Alla luce di quanto precede, contiamo su di Lei affinché la Commissione europea possa attivare, urgentemente e per un periodo determinato, delle misure eccezionali adeguate, a norma del regolamento (UE) n.1308/2013, Parte V, capitolo I”.
MINGUZZI : PER LE IMPRESE CHE PRODUCONO PESCHE E NETTARINE UNA PERDITA REALE DI 4000 EURO/ETTARO. “SERVE UN SALTO DI QUALITA’”
Fonte: Fruitimprese Emilia - Romagna
La crisi della frutta estiva, in particolare di pesche e nettarine, produzioni in cui l’Emilia-Romagna è leader, sta portando alla disperazione centinaia di aziende agricole della nostra regione. Lo dichiara Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA). I prezzi di vendita alla produzione continuano a restare sotto i 20 centesimi/kg, causando una perdita reale per i produttori di 4000 euro/ettaro. “Le cause della crisi sono note: i bassi consumi legati ad una estate ‘pazza’ per il clima, la concomitanza produttiva del Sud con il Nord Italia, ma anche una maggiore offerta spagnola che invia sui mercati nord europei, e Germania in particolare, tonnellate di pesche con prezzo ‘aperto’, da determinare. Diventa così impossibile concordare con le catene distributive qualsiasi prezzo, così si può solo subire”. “A tutto ciò si aggiunge – continua Minguzzi - una forte concorrenza anche da parte di altre regioni italiane, con danno per la peschicoltura romagnola. Per difendere i nostri prodotti estivi che, oltre a pesche e nettarine sono anche susine albicocche meloni e cocomeri, occorre differenziare oltre a calibro e colore anche con il grado brix (lo zucchero contenuti nei frutti). Questo perché le annate di crisi stanno diventando sempre più frequenti, quindi occorre alzare il tiro della qualità su produzioni che evidentemente non incontrano sempre il gusto e l’apprezzamento dei consumatori”. “Le insegne della distribuzione inglese, ad esempio, da sempre chiedono più qualità e anche quest’anno la pagano almeno sufficientemente, ma pretendono 9 o 10 gradi brix a seconda delle catene”. Minguzzi conclude: “Questo salto di qualità si può, si deve fare, superando qualsiasi appartenenza di bandiera; ne va del futuro dell’economia agricola di gran parte della Romagna”.
La crisi della frutta estiva, in particolare di pesche e nettarine, produzioni in cui l’Emilia-Romagna è leader, sta portando alla disperazione centinaia di aziende agricole della nostra regione. Lo dichiara Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA). I prezzi di vendita alla produzione continuano a restare sotto i 20 centesimi/kg, causando una perdita reale per i produttori di 4000 euro/ettaro. “Le cause della crisi sono note: i bassi consumi legati ad una estate ‘pazza’ per il clima, la concomitanza produttiva del Sud con il Nord Italia, ma anche una maggiore offerta spagnola che invia sui mercati nord europei, e Germania in particolare, tonnellate di pesche con prezzo ‘aperto’, da determinare. Diventa così impossibile concordare con le catene distributive qualsiasi prezzo, così si può solo subire”. “A tutto ciò si aggiunge – continua Minguzzi - una forte concorrenza anche da parte di altre regioni italiane, con danno per la peschicoltura romagnola. Per difendere i nostri prodotti estivi che, oltre a pesche e nettarine sono anche susine albicocche meloni e cocomeri, occorre differenziare oltre a calibro e colore anche con il grado brix (lo zucchero contenuti nei frutti). Questo perché le annate di crisi stanno diventando sempre più frequenti, quindi occorre alzare il tiro della qualità su produzioni che evidentemente non incontrano sempre il gusto e l’apprezzamento dei consumatori”. “Le insegne della distribuzione inglese, ad esempio, da sempre chiedono più qualità e anche quest’anno la pagano almeno sufficientemente, ma pretendono 9 o 10 gradi brix a seconda delle catene”. Minguzzi conclude: “Questo salto di qualità si può, si deve fare, superando qualsiasi appartenenza di bandiera; ne va del futuro dell’economia agricola di gran parte della Romagna”.
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venerdì 25 luglio 2014
AGRINSIEME, OLIO D’OLIVA: «CONTRASTARE LE TRIANGOLAZIONI DI PRODOTTO SPAGNOLO, “ITALIANIZZATO” ED ESPORTATO. DANNI ENORMI PER IL SETTORE OLIVICOLO E LA FILIERA»
Fonte: Agrinsieme
L’operazione della Guardia di Finanza, che ha scoperto una maxi truffa in Puglia e Calabria di olio spagnolo importato e fatto diventare, grazie a false fatture, “olio 100% italiano biologico”, dimostra che i sospetti che ha Agrinsieme sono fondati. Fa riflettere – osserva Agrinsieme analizzando i dati Ismea - il fatto che nel primo quadrimestre dell’anno sono quadruplicate le importazioni di olio proveniente dalla Spagna che sono passate in poco tempo da 46 mila a 200 mila tonnellate. «Si è registrato contestualmente - prosegue il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari - anche un notevole incremento di export di olio extravergine italiano (+15% per la categoria extravergine), sicuramente dovuto all’ottimo lavoro che stanno svolgendo i nostri produttori e la filiera; però resta il timore che possano esserci triangolazioni fraudolente, di olio spagnolo importato, “italianizzato” e quindi esportato a prezzi competitivi». L’invito di Agrinsieme alla forze dell’ordine «è di vigilare incessantemente sul prodotto in ingresso e di proseguire con determinazione nella lotta alla contraffazione che - oltre a penalizzare olivicoltori, filiera olearia e consumatori - crea danni enormi per l’immagine del made in Italy nel mondo, rischiando di compromettere mercati promettenti che si stanno conquistando con grande impegno, puntando sulla valorizzazione della qualità del prodotto nazionale».
L’operazione della Guardia di Finanza, che ha scoperto una maxi truffa in Puglia e Calabria di olio spagnolo importato e fatto diventare, grazie a false fatture, “olio 100% italiano biologico”, dimostra che i sospetti che ha Agrinsieme sono fondati. Fa riflettere – osserva Agrinsieme analizzando i dati Ismea - il fatto che nel primo quadrimestre dell’anno sono quadruplicate le importazioni di olio proveniente dalla Spagna che sono passate in poco tempo da 46 mila a 200 mila tonnellate. «Si è registrato contestualmente - prosegue il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari - anche un notevole incremento di export di olio extravergine italiano (+15% per la categoria extravergine), sicuramente dovuto all’ottimo lavoro che stanno svolgendo i nostri produttori e la filiera; però resta il timore che possano esserci triangolazioni fraudolente, di olio spagnolo importato, “italianizzato” e quindi esportato a prezzi competitivi». L’invito di Agrinsieme alla forze dell’ordine «è di vigilare incessantemente sul prodotto in ingresso e di proseguire con determinazione nella lotta alla contraffazione che - oltre a penalizzare olivicoltori, filiera olearia e consumatori - crea danni enormi per l’immagine del made in Italy nel mondo, rischiando di compromettere mercati promettenti che si stanno conquistando con grande impegno, puntando sulla valorizzazione della qualità del prodotto nazionale».
giovedì 24 luglio 2014
OLIO, MIPAAF: 16 ARRESTI E 400 TONNELLATE DI PRODOTTO SEQUESTRATO TRA PUGLIA E CALABRIA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che nell’ambito di un’operazione antifrode nel settore della commercializzazione dell’olio di oliva sono state sequestrate circa 400 tonnellate di prodotto riconducibile a diverse imprese attive in Puglia e Calabria. Nel corso dell’operazione sono state emanate 16 ordinanze di custodia cautelare e 16 sequestri hanno coinvolto le aziende. L’operazione è stata condotta attraverso una collaborazione tra il Comando Provinciale Guardia di Finanza di Bari - Tenenza di Andria, l’Ispettorato Repressione Frodi del Mipaaf di Roma e Bari e l’Agenzia delle Dogane - Ufficio di Bari. Le imprese fornivano fatture false relative ad approvvigionamenti di olio extravergine di oliva prodotto in Italia, ma in realtà proveniente dalla Spagna. Le indagini hanno confermato che veniva trasformato, mediante sovrapposizione documentale, olio di produzione comunitaria in “olio 100% italiano biologico” con l’intento di veicolarlo nei confronti di altri soggetti partecipi all’organizzazione (confezionatori/commercianti all’ingrosso di olio) al fine di collocarlo sul mercato del consumatore finale, sfruttando il valore aggiunto delle menzioni riservate ai prodotti Made in Italy e biologici. “Voglio ringraziare – ha commentato il Ministro Maurizio Martina – tutto l'Icqrf, il nostro Ispettorato repressione frodi, per il grande lavoro fatto a protezione di un prodotto simbolo del Made in Italy come l'olio d'oliva. L'operazione di oggi, condotta dalla Procura di Trani e in collaborazione con la Guardia di Finanza, dimostra l'efficacia del sistema dei controlli e il concreto rafforzamento del coordinamento che abbiamo voluto con decisione. Azioni di contrasto come quella di oggi si inseriscono in un piano di azione contro l'illegalità, a tutela della sicurezza degli alimenti, della fiducia del consumatore e dei tantissimi produttori che con fatica e passione portano avanti il proprio lavoro rispettando le regole. Proprio sul settore dell'olio – ha concluso il Ministro Martina – stiamo portando avanti un lavoro importante di controlli e di analisi, tanto nella fase d'ingresso dall'estero quanto negli stabilimenti di lavorazione in Italia, per proteggere una filiera che vale quasi un miliardo e mezzo di euro solo di export”.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che nell’ambito di un’operazione antifrode nel settore della commercializzazione dell’olio di oliva sono state sequestrate circa 400 tonnellate di prodotto riconducibile a diverse imprese attive in Puglia e Calabria. Nel corso dell’operazione sono state emanate 16 ordinanze di custodia cautelare e 16 sequestri hanno coinvolto le aziende. L’operazione è stata condotta attraverso una collaborazione tra il Comando Provinciale Guardia di Finanza di Bari - Tenenza di Andria, l’Ispettorato Repressione Frodi del Mipaaf di Roma e Bari e l’Agenzia delle Dogane - Ufficio di Bari. Le imprese fornivano fatture false relative ad approvvigionamenti di olio extravergine di oliva prodotto in Italia, ma in realtà proveniente dalla Spagna. Le indagini hanno confermato che veniva trasformato, mediante sovrapposizione documentale, olio di produzione comunitaria in “olio 100% italiano biologico” con l’intento di veicolarlo nei confronti di altri soggetti partecipi all’organizzazione (confezionatori/commercianti all’ingrosso di olio) al fine di collocarlo sul mercato del consumatore finale, sfruttando il valore aggiunto delle menzioni riservate ai prodotti Made in Italy e biologici. “Voglio ringraziare – ha commentato il Ministro Maurizio Martina – tutto l'Icqrf, il nostro Ispettorato repressione frodi, per il grande lavoro fatto a protezione di un prodotto simbolo del Made in Italy come l'olio d'oliva. L'operazione di oggi, condotta dalla Procura di Trani e in collaborazione con la Guardia di Finanza, dimostra l'efficacia del sistema dei controlli e il concreto rafforzamento del coordinamento che abbiamo voluto con decisione. Azioni di contrasto come quella di oggi si inseriscono in un piano di azione contro l'illegalità, a tutela della sicurezza degli alimenti, della fiducia del consumatore e dei tantissimi produttori che con fatica e passione portano avanti il proprio lavoro rispettando le regole. Proprio sul settore dell'olio – ha concluso il Ministro Martina – stiamo portando avanti un lavoro importante di controlli e di analisi, tanto nella fase d'ingresso dall'estero quanto negli stabilimenti di lavorazione in Italia, per proteggere una filiera che vale quasi un miliardo e mezzo di euro solo di export”.
venerdì 11 luglio 2014
CRISI PESCHE E NETTARINE: AGRINSIEME PROPONE INTERVENTI URGENTI ALLA UE
Fonte: Agrinsieme
Nel corso della riunione odierna del gruppo di contatto pesche e nettarine tra Italia, Francia e Spagna, convocato con urgenza a seguito del preoccupante andamento della campagna di commercializzazione sul mercato europeo, le rappresentanze della filiera dei tre Paesi produttori hanno confermato e riconosciuto la gravità della situazione che nelle ultime settimane ha portato ad un vero e proprio crollo dei prezzi di vendita, che attualmente non permettono di coprire i costi di produzione. Le cause sono molteplici: la sovrapposizione delle raccolte in alcune aree produttive europee, ma in particolare l’andamento climatico sfavorevole che ha depresso i consumi sul mercato interno ma soprattutto sui mercati di destinazione del nord-europa. Per questo Agrinsieme ha chiesto di attivare urgentemente alcune misure - già previste nella nuova OCM unica - per mitigare gli effetti della crisi e tentare di attivare un “rimbalzo” delle quotazioni per il resto della campagna. E’ necessario ottenere dalla Ue il riconoscimento di “grave turbativa di mercato” che consentirebbe di adottare misure tempestive di intervento di ritiro del prodotto di calibro più piccolo e di minor qualità, per un limitato periodo, a favore di tutti i produttori. “ Riteniamo che la crisi in corso della frutta estiva e la proposta di intervento condivisa oggi nel gruppo di contatto e supportata dalle Amministrazioni nazionali - sostiene il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari - debba esser portata all’attenzione del Consiglio dei Ministri UE in programma lunedi prossimo, con l’obiettivo di coinvolgere anche altri Paesi Produttori, ad iniziare dalla Grecia, per poi esser presentata alla Commissione UE in occasione del Comitato di gestione di mercoledi 16 luglio”. Questa è certamente un’ azione concreta che può dare, se applicata a livello europeo, risposte immediate ai produttori. Tuttavia è indispensabile tornare a riflettere, una volta superata la campagna, anche su altre e possibili iniziative per strutturare al meglio la filiera, attraverso la programmazione produttiva ed elevando la concentrazione dell’offerta. È stato fissata per il prossimo venerdì 18 luglio a Roma un’ulteriore riunione del gruppo di contatto pesche e nettarine di Italia, Francia e Spagna.
Nel corso della riunione odierna del gruppo di contatto pesche e nettarine tra Italia, Francia e Spagna, convocato con urgenza a seguito del preoccupante andamento della campagna di commercializzazione sul mercato europeo, le rappresentanze della filiera dei tre Paesi produttori hanno confermato e riconosciuto la gravità della situazione che nelle ultime settimane ha portato ad un vero e proprio crollo dei prezzi di vendita, che attualmente non permettono di coprire i costi di produzione. Le cause sono molteplici: la sovrapposizione delle raccolte in alcune aree produttive europee, ma in particolare l’andamento climatico sfavorevole che ha depresso i consumi sul mercato interno ma soprattutto sui mercati di destinazione del nord-europa. Per questo Agrinsieme ha chiesto di attivare urgentemente alcune misure - già previste nella nuova OCM unica - per mitigare gli effetti della crisi e tentare di attivare un “rimbalzo” delle quotazioni per il resto della campagna. E’ necessario ottenere dalla Ue il riconoscimento di “grave turbativa di mercato” che consentirebbe di adottare misure tempestive di intervento di ritiro del prodotto di calibro più piccolo e di minor qualità, per un limitato periodo, a favore di tutti i produttori. “ Riteniamo che la crisi in corso della frutta estiva e la proposta di intervento condivisa oggi nel gruppo di contatto e supportata dalle Amministrazioni nazionali - sostiene il Coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari - debba esser portata all’attenzione del Consiglio dei Ministri UE in programma lunedi prossimo, con l’obiettivo di coinvolgere anche altri Paesi Produttori, ad iniziare dalla Grecia, per poi esser presentata alla Commissione UE in occasione del Comitato di gestione di mercoledi 16 luglio”. Questa è certamente un’ azione concreta che può dare, se applicata a livello europeo, risposte immediate ai produttori. Tuttavia è indispensabile tornare a riflettere, una volta superata la campagna, anche su altre e possibili iniziative per strutturare al meglio la filiera, attraverso la programmazione produttiva ed elevando la concentrazione dell’offerta. È stato fissata per il prossimo venerdì 18 luglio a Roma un’ulteriore riunione del gruppo di contatto pesche e nettarine di Italia, Francia e Spagna.
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martedì 16 ottobre 2012
PAC, CONFAGRICOLTURA: DAL VERTICE ITALIA-FRANCIA-SPAGNA SEGNALI POSITIVI, MA IL BUDGET AGRICOLO DEVE ESSERE MANTENUTO IN TERMINI REALI
Fonte: Confagricoltura
“Per mantenere in Europa una politica agricola forte è necessario un budget adeguato”. Lo ribadisce Confagricoltura, al termine del vertice tra i ministri delle Politiche agricole Mario Catania e i ministri dell’Agricoltura di Francia, Stéphane Le Foll, e Spagna, Miguel Arias Cañete. “E’ positivo – commenta Confagricoltura – che in una fase importante del negoziato si sia trovata una linea di convergenza tra i tre Paesi, ma il mantenimento dei trasferimenti in valore corrente non è sufficiente, perché comporta un taglio in termini reali della spesa. Anche se il clima a Bruxelles non è dei migliori sul lato finanziario, l’agricoltura non può essere l’unica rubrica che subisce tagli.” Apprezzabile per Confagricoltura il tentativo di recuperare posizioni sul fronte della redistribuzione delle risorse per i pagamenti diretti a favore dei Paesi con importi medi ad ettaro più bassi. In linea con la posizione dell’Organizzazione agricola l’orientamento dei tre ministri sul greening, che deve essere semplificato, anche in considerazione della specificità delle colture arboree. Così come è condivisibile l’intenzione di spostare in avanti l’unificazione dei pagamenti a salvaguardia dei diritti storici. Sui diritti di impianto dei vigneti, infine, Confagricoltura ribadisce la necessità di ottenere una proroga del sistema, anche se con alcune modifiche, come si sta effettivamente negoziando.
“Per mantenere in Europa una politica agricola forte è necessario un budget adeguato”. Lo ribadisce Confagricoltura, al termine del vertice tra i ministri delle Politiche agricole Mario Catania e i ministri dell’Agricoltura di Francia, Stéphane Le Foll, e Spagna, Miguel Arias Cañete. “E’ positivo – commenta Confagricoltura – che in una fase importante del negoziato si sia trovata una linea di convergenza tra i tre Paesi, ma il mantenimento dei trasferimenti in valore corrente non è sufficiente, perché comporta un taglio in termini reali della spesa. Anche se il clima a Bruxelles non è dei migliori sul lato finanziario, l’agricoltura non può essere l’unica rubrica che subisce tagli.” Apprezzabile per Confagricoltura il tentativo di recuperare posizioni sul fronte della redistribuzione delle risorse per i pagamenti diretti a favore dei Paesi con importi medi ad ettaro più bassi. In linea con la posizione dell’Organizzazione agricola l’orientamento dei tre ministri sul greening, che deve essere semplificato, anche in considerazione della specificità delle colture arboree. Così come è condivisibile l’intenzione di spostare in avanti l’unificazione dei pagamenti a salvaguardia dei diritti storici. Sui diritti di impianto dei vigneti, infine, Confagricoltura ribadisce la necessità di ottenere una proroga del sistema, anche se con alcune modifiche, come si sta effettivamente negoziando.
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mercoledì 20 giugno 2012
A LERIDA IN SPAGNA SI E' CONCLUSO IL 5° CONGRESSO MONDIALE DELLA PERA
Fonte: Cso
Si è concluso con successo il 5° Congresso mondiale della pera, organizzato da AREFLH l’Associazione delle Regioni Ortofrutticole Europee e da Afrucat l’Associazione delle imprese ortofrutticole di Catalonia. Al congresso hanno partecipato, nei due giorni di lavoro circa 200 fra produttori, tecnici, ed addetti alla commercializzazione delle organizzazioni dei produttori e delle imprese private. I partecipanti provenienti dai principali paesi produttori come Italia, Spagna, Francia, Belgio, Argentina e Sud Africa. Luciano Trentini Vice Presidente di AREFLH e Responsabile delle Relazioni esterne ed Europee di CSO insieme a Manel Simon Direttore Generale di Afrucat ed alle Autorità della Regione Catalogna e della Provincia di Lerida hanno inaugurato questo importante appuntamento che ritorna in Spagna dopo 5 anni , quando nel 2007 si tenne la prima edizione. Nei due giorni di lavori sono stati numerosi i temi trattati, in particolare nella prima giornata, dopo alcune visite ad importanti imprese produttrici di Blanquilla e Conference sono stati analizzati gli aspetti innovativi legati alle tematiche ambientali, sia della fase produttiva, che del post raccolta. Per l’Italia Marco Cestaro della Regione Emilia-Romagna ha portato la sua esperienza in merito a quanto la Regione mette in atto per la produzione ortofrutticola a basso impatto ambientale con una visione rispetto al futuro della Politica Agricola Comune che pone sempre più come prioritaria l'attenzione all'ambiente. Paolo Bertolini dell’Università di Bologna ha illustrato le ricerche ed i risultati ottenuti nella conservazione delle pere dopo il divieto dell’uso dell’etossichina. Dopo la presentazione dei dati sui costi di produzione effettuati da CSO, quest’anno si è voluto meglio conoscere l’andamento dei costi in Sud Africa ed in Argentina, due paesi che guardano con estremo interesse al mercato europeo. Nella seconda giornata sono stati analizzati i risultati negativi della campagna 2011 annata con buone produzioni in tutti i paesi europei ed in particolare in Italia dove la produzione ha toccatole 915.000 t. sancendo così la massima produzione in assoluto di pere degli ultimi 10 anni. I risultati economici sono stati negativi in molti paesi con prezzi pagati agli agricoltori, al di sotto del costo di produzione. Le prime stime presentate per la prossima campagna produttiva, per le varietà precoci, indicano una riduzione della produzione, causata da andamenti climatici avversi . Non si possono ancora fare, invece ipotesi produttive per le varietà medio-tardive e tardive anche se cascole importanti lasciano presagire, in generale, una riduzione della produzione a livello europeo. Tenuto conto che i consumi di pere flettono, si rafforza il fatto che l’Europa deve continuare ad esportare se si vogliono mantenere gli attuali investimenti produttivi e per non dovere gestire situazioni di crisi di mercato. Invece le barriere sanitarie poste in atto da paesi importatori, di fatto impediscono la libera circolazione delle nostre pere nel mondo. E’ quanto è stato evidenziato da Simona Rubbi del CSO che ha presentato la situazione generale per l'apertura dei nuovi mercati, riferendo, ad esempio, come la trattativa con gli Stati Uniti stia diventando estenuante ed al momento non si intravedano soluzioni in tempi brevi per portare sulla tavole dei consumatori americani le pere europee e soprattutto quelle italiane, che sembrano essere particolarmente gradite. Sulla situazione della gestione delle crisi Luciano Trentini ha illustrato ai presenti come l’AREFLH, da tempo, sia impegnata a difendere a Bruxelles i meccanismi di sostegno oggi in atto a favore dell’ortofrutta ma anche a cercare soluzioni ai problemi determinati dalle difficoltà di mercato e di sovrapproduzione . " In questi giorni - dichiara Luciano Trentini - la Commissione sta apportando correttivi al meccanismo di ritiro, in particolare si richiedono condizioni tali da garantire maggior sicurezza per i redditi dei produttori. Serve comunque - prosegue Trentini - una politica di promozione attiva per rilanciare i consumi che in Europa tendono a ridursi, 5,1 kg pro-capite nel triennio 2009.2011. In Italia sono state consumate 365.000 tonnellate nella campagna 2010/11 contro le 455.000 quelle del 2000/01. E' necessario aprire un dialogo più proficuo con i consumatori che debbono essere maggiormente informati sulle caratteristiche nutrizionali di questo frutto a basso contenuto calorico e ricco di sali minerali." Luciano Trentini esprime soddisfazione per i risultati ottenuti da Interpera 2012 sia per la eccellente organizzazione sia sotto l’aspetto scientifico. " I dati presentati - conclude Trentini - sono un patrimonio dal quale attingere per ottenere una pericoltura, sempre più competitiva. Per quanto riguarda il futuro di Interpera, Abbiamo ricevuto la proposta di realizzare l'edizione 2013 in uno dei paesi protutori dell'Emisfero Sud ma e' ancora tutto da definire.
Si è concluso con successo il 5° Congresso mondiale della pera, organizzato da AREFLH l’Associazione delle Regioni Ortofrutticole Europee e da Afrucat l’Associazione delle imprese ortofrutticole di Catalonia. Al congresso hanno partecipato, nei due giorni di lavoro circa 200 fra produttori, tecnici, ed addetti alla commercializzazione delle organizzazioni dei produttori e delle imprese private. I partecipanti provenienti dai principali paesi produttori come Italia, Spagna, Francia, Belgio, Argentina e Sud Africa. Luciano Trentini Vice Presidente di AREFLH e Responsabile delle Relazioni esterne ed Europee di CSO insieme a Manel Simon Direttore Generale di Afrucat ed alle Autorità della Regione Catalogna e della Provincia di Lerida hanno inaugurato questo importante appuntamento che ritorna in Spagna dopo 5 anni , quando nel 2007 si tenne la prima edizione. Nei due giorni di lavori sono stati numerosi i temi trattati, in particolare nella prima giornata, dopo alcune visite ad importanti imprese produttrici di Blanquilla e Conference sono stati analizzati gli aspetti innovativi legati alle tematiche ambientali, sia della fase produttiva, che del post raccolta. Per l’Italia Marco Cestaro della Regione Emilia-Romagna ha portato la sua esperienza in merito a quanto la Regione mette in atto per la produzione ortofrutticola a basso impatto ambientale con una visione rispetto al futuro della Politica Agricola Comune che pone sempre più come prioritaria l'attenzione all'ambiente. Paolo Bertolini dell’Università di Bologna ha illustrato le ricerche ed i risultati ottenuti nella conservazione delle pere dopo il divieto dell’uso dell’etossichina. Dopo la presentazione dei dati sui costi di produzione effettuati da CSO, quest’anno si è voluto meglio conoscere l’andamento dei costi in Sud Africa ed in Argentina, due paesi che guardano con estremo interesse al mercato europeo. Nella seconda giornata sono stati analizzati i risultati negativi della campagna 2011 annata con buone produzioni in tutti i paesi europei ed in particolare in Italia dove la produzione ha toccatole 915.000 t. sancendo così la massima produzione in assoluto di pere degli ultimi 10 anni. I risultati economici sono stati negativi in molti paesi con prezzi pagati agli agricoltori, al di sotto del costo di produzione. Le prime stime presentate per la prossima campagna produttiva, per le varietà precoci, indicano una riduzione della produzione, causata da andamenti climatici avversi . Non si possono ancora fare, invece ipotesi produttive per le varietà medio-tardive e tardive anche se cascole importanti lasciano presagire, in generale, una riduzione della produzione a livello europeo. Tenuto conto che i consumi di pere flettono, si rafforza il fatto che l’Europa deve continuare ad esportare se si vogliono mantenere gli attuali investimenti produttivi e per non dovere gestire situazioni di crisi di mercato. Invece le barriere sanitarie poste in atto da paesi importatori, di fatto impediscono la libera circolazione delle nostre pere nel mondo. E’ quanto è stato evidenziato da Simona Rubbi del CSO che ha presentato la situazione generale per l'apertura dei nuovi mercati, riferendo, ad esempio, come la trattativa con gli Stati Uniti stia diventando estenuante ed al momento non si intravedano soluzioni in tempi brevi per portare sulla tavole dei consumatori americani le pere europee e soprattutto quelle italiane, che sembrano essere particolarmente gradite. Sulla situazione della gestione delle crisi Luciano Trentini ha illustrato ai presenti come l’AREFLH, da tempo, sia impegnata a difendere a Bruxelles i meccanismi di sostegno oggi in atto a favore dell’ortofrutta ma anche a cercare soluzioni ai problemi determinati dalle difficoltà di mercato e di sovrapproduzione . " In questi giorni - dichiara Luciano Trentini - la Commissione sta apportando correttivi al meccanismo di ritiro, in particolare si richiedono condizioni tali da garantire maggior sicurezza per i redditi dei produttori. Serve comunque - prosegue Trentini - una politica di promozione attiva per rilanciare i consumi che in Europa tendono a ridursi, 5,1 kg pro-capite nel triennio 2009.2011. In Italia sono state consumate 365.000 tonnellate nella campagna 2010/11 contro le 455.000 quelle del 2000/01. E' necessario aprire un dialogo più proficuo con i consumatori che debbono essere maggiormente informati sulle caratteristiche nutrizionali di questo frutto a basso contenuto calorico e ricco di sali minerali." Luciano Trentini esprime soddisfazione per i risultati ottenuti da Interpera 2012 sia per la eccellente organizzazione sia sotto l’aspetto scientifico. " I dati presentati - conclude Trentini - sono un patrimonio dal quale attingere per ottenere una pericoltura, sempre più competitiva. Per quanto riguarda il futuro di Interpera, Abbiamo ricevuto la proposta di realizzare l'edizione 2013 in uno dei paesi protutori dell'Emisfero Sud ma e' ancora tutto da definire.
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lunedì 26 marzo 2012
PROSPETTIVE IN CRESCITA PER L’ASPARAGO ITALIANO
Fonte: Cso - Centro Servizi Ortofrutticoli
Si è concluso a Granata, in Spagna, il 9° Simposium Europeo dell’Asparago
Il Presidente di Euroasper Luciano Trentini esprime grande soddisfazione per l’ottima riuscita dell’edizione 2012 del Simposio biennale sull’asparago, realizzato da Asociafruit e con Areflh tra gli sponsor “ Il Simposio – sottolinea Trentini – con oltre 160 partecipanti, provenienti da 10 Paesi del mondo dimostra come ci sia un’ampio interesse globale per questa coltura, considerata fino a poco tempo fa una coltura di nicchia.. La produzione è in crescita e le potenzialità in termini di consumi sono senz’altro positive.”
Tra i molti i temi dibattuti nelle due giornate di lavoro ha prevalso la discussione sul futuro di questa coltivazione che, esce dalla considerazione di prodotto stagionale di nicchia per posizionarsi come prodotto da consumare durante tutto l’arco dell’anno.
Siamo di fronte ad una produzione, fra i due emisferi, che diventa complementare nel corso dell’anno visto che, in Europa, grazie anche all’utilizzo delle tecniche di forzatura, si produce la quasi totalità di asparago nei primi 6 mesi dell’anno.
La tradizione della coltivazione degli asparagi in Europa è consolidata ed avvallata dai numerosi riconoscimenti di Indicazione Geografica Protetta ottenuti in Italia, Francia e Spagna (Reg.Ce 510/2008).
La provenienza e la territorialità sono fattori determinanti per i consumatori europei di asparago che tendono a privilegiare la provenienza locale.
La produzione italiana di asparago, secondo i dati CSO presentati al Simposium, copre una superficie di 6.300 ettari concentrati in Veneto, Campania, Puglia ed Emilia Romagna.
La superficie coltivata negli ultimi anni tende ad una lieve decrescita mentre la produzione, che si attesta sulle 44.000 tonnellate è stabile da cinque anni.
I punti chiave per lo sviluppo della produzione e del mercato di questa importante coltura sono stati fissati in occasione del Simposio e prevedono:
• la riduzione dei costi di produzione e la salvaguardia dell’ambiente considerando che la coltura potrebbe rischiare di ridimensionarsi a causa della difficoltà di reperire manodopera.
• Il miglioramento genetico volto ad individuare cultivar più produttive ed idonee alla raccolta automatizzata.
“ L’asparago – rimarca Luciano Trentini – è senz’altro una coltivazione ancora in grado di soddisfare economicamente i produttori e le potenzialità sono enormi, basti considerare che il consumo domestico in Italia di asparago è pari a 2,5 Kg annui per famiglia, con un indice di penetrazione del 40% sulla popolazione italiana.
Un dato che lascia intravedere come, con opportune strategie commerciali e promozionali, si possa auspicare una crescita del settore”.
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