Fonte: Camera di Commercio di Ferrara
Roncarati: “Le eccellenze, i sapori e la storia della Provincia di Ferrara a portata di turista”.
L’obiettivo della Camera di Commercio: integrare la filiera e valorizzare prodotti e turismo
Una rete di produttori, ristoratori, albergatori e commercianti, un sito web promozionale aggiornato in tempo reale, settimane durante le quali sarà possibile degustare le specialità ferraresi a prezzo concordato, e tanto altro ancora... Questi alcuni degli obiettivi della seconda edizione del “Bando per la valorizzazione dei prodotti e dell’ospitalità tipica”, promosso dalla Camera di Commercio per favorire, anche attraverso contributi a fondo perduto, l’integrazione tra la rete commerciale e le imprese dell’agricoltura, artigianali e manifatturiere caratterizzate da produzioni tipiche e di qualità.
Un progetto articolato, quello pensato dall’Ente di Largo Castello, che si avvale del contributo delle associazioni di categoria e che prevede, tra le varie iniziative, la presentazione dei prodotti tipici su un apposito portale internet, l’organizzazione di seminari e di percorsi formativi per le imprese dell’agro-alimentare, dell’artigianato, della ristorazione e del turismo legate alla promozione e alla commercializzazione dei prodotti tradizionali locali. Una rete, insomma, di scambi commerciali ma anche di servizi, di conoscenze e di promozione reciproca volta a valorizzare l’immagine di Ferrara nel suo complesso, tanto come meta turistica che come terra di origine di produzioni di qualità agroalimentari e non solo.
“Veicolare i valori dello “stile ferrarese” di accoglienza attraverso la tutela della qualità delle nostre produzioni, del saper fare legato alla tradizione locale e ai luoghi di origine della nostra gastronomia costituisce la peculiarità di questo importante progetto, che trova nella partecipazione degli imprenditori un valore aggiunto insostituibile – ha sottolineato Carlo Alberto Roncarati, presidente della Camera di Commercio di Ferrara. Le imprese che aderiscono alla Rete - ha proseguito Roncarati - sottoscrivono un preciso disciplinare e fanno delle produzioni tipiche di qualità l’elemento caratterizzante del proprio assortimento, riscoprendone gli originari legami con il territorio di appartenenza e con la stagionalità delle sue colture, ragione prima della straordinaria ricchezza della cucina ferrarese, apprezzata in tutto il mondo”.
Tornando al bando, all’ordine del giorno della Giunta camerale il 13 dicembre prossimo, esso prevederà contributi a fondo perduto alle strutture ricettive, agli esercizi di vicinato, alle botteghe alimentari, ai bar e ai ristoranti che:
o destinino una parte dei propri spazi espositivi ad ospitare un “angolo del turismo e dei prodotti tipici”;
o offrano un “menù di degustazione” completo (oppure una colazione), redatto in almeno due lingue, relativo alla tradizione gastronomica locale e realizzato con prevalenza di prodotti tipici della provincia di Ferrara.
Saranno sostenute, in particolare, le spese per l’acquisto di attrezzature e di scaffali espositivi, la realizzazione di materiale promozionale e pubblicitario (sito internet, depliants, brochure, video, menu, ecc.), l’acquisto di prodotti tipici agroalimentari ed artigianali di qualità. E in caso di progetti che prevedano la stipulazione di specifici accordi di filiera o di contratti pluriennali di fornitura della durata minima di 3 anni, il contributo della Camera di Commercio passerà dal 50 al 60% del totale.
Per informazioni è possibile rivolgersi agli uffici della Camera di Commercio (tel. 0532/783.813-820) o consultare il sito www.fe.camcom.it.
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venerdì 18 novembre 2011
IN ARRIVO LA SECONDA EDIZIONE DEL BANDO PER LA VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI E DELL’OSPITALITÀ TIPICA
martedì 15 novembre 2011
CARLO ALBERTO RONCARATI, PRESIDENTE CCIAA DI FERRARA, RISPONDE A MINGUZZI DI FRUITIMPRESE EMILIA ROMAGNA SUI PREZZI DELLA FRUTTA
Fonte: Camera di Commercio di Ferrara
Debbo confessare la mia sorpresa per l'approssimazione con la quale il presidente Giancarlo Minguzzi di Fruitimprese Emilia Romagna tratta la questione delle quotazioni della frutta alla produzione rilevate dalle Camere di Commercio (di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna), muovendo accuse , per quel che mi riguarda, ingiustificate in quanto agli atti della Camera che presiedo non figurano richieste di sorta; tanto meno risultano lamentele espresse dagli operatori locali. Per tacere poi dell'illazione che si proceda ad indicazioni di prezzo ricavate dalla compravendita di una sola (una sola?!?) partita di frutta o dell'asserita capacità delle commissioni di imporre la compravendita di determinate pezzature.
Un atteggiamento di censura aprioristica che, più che lesivo della credibilità delle Camere di Commercio, non fa onore a chi lo assume con troppa disinvoltura.
Provo allora a spiegare come funzionano le cose a Ferrara dove, diversamente che altrove (presso le altre Camere risulta che siano in funzione specifiche commissioni che si riuniscono e discutono, arrivando comunque ad un accordo) la rilevazione viene effettuata a cura dell'ufficio Statistica e Studi che acquisisce, in forma anonima, le quotazioni da quindici operatori (quattro “titolari” ed una riserva per ciascuna categoria di produttori, mediatori e commercianti), che si rendono disponibili su base volontaria e sulla scorta di un preciso regolamento, a fungere da informatori. Essi ogni settimana riferiscono ai nostri uffici notizie, acquisite direttamente o assunte da terzi, purché ritenute affidabili, circa i prezzi minimi e massimi maggiormente praticati in provincia relativamente a partite di pere e mele dalle caratteristiche ben precise, per pezzatura e qualità.
Tali dati - e quelli soli - opportunamente elaborati, costituiscono il riferimento per il listino camerale pubblicato a beneficio degli operatori ogni sabato, con riferimento alle transazioni svoltesi nel corso della settimana che si va chiudendo.
Questo perché la Camera, in quanto ente pubblico di riferimento per TUTTE le imprese, dunque anche per quelle commerciali, non si arroga il diritto di emettere quotazioni di previsione che, eventualmente, possono essere a buon diritto espresse delle rispettive associazioni di categoria in una logica di informazione di tipo sindacale.
In ogni caso, dando notizia esclusivamente di transazioni avvenute, il listino camerale non ha lo scopo di orientare il mercato, bensì di raccoglierne le espressioni.
E relativamente alle pezzature, le commissioni NON IMPONGONO, né lo potrebbero, le pezzature di raccolta che sono invece frutto di libere intese fra le parti. Pertanto, se in questa annata di notevole produzione sono state compravendute pere Abate Fetel dalla pezzatura 60 +, non sono certo i produttori (che, stante l'eccesso di offerta, avevano un debolissimo potere contrattuale) che bisogna incolpare, bensì chi quella frutta ha accettato di acquistare. Ed è semmai nei confronti di costoro, che appartengono alla schiera dei commercianti, che dovrebbero dirigersi gli strali del presidente Minguzzi.
E, a questo proposito, mi corre l'obbligo di denunciare che questa Camera di Commercio si è fatta promotrice – purtroppo inascoltata - di intese ed accordi fra gli operatori, in particolare quelli commerciali, tesi a definire congiuntamente una politica di vendita della pera Abate che consenta di valorizzare al meglio questo prodotto straordinario.
Così come ritengo che non si possano attribuire responsabilità al mondo produttivo circa i successivi andamenti di mercato. Il mercato è mercato e premia o punisce – questo si chiama rischio d'impresa - chi commercia e non chi produce e vende in campagna. A meno di specifici accordi di “conferimento” sempre possibili, che però precludono al produttore la possibilità di rivendicare prezzi in linea con quelli praticati in campagna se l'andamento commerciale non lo consente.
La Camera di Commercio di Ferrara è comunque garante del rigore metodologico adottato ed e' disponibile, ove necessario, a documentare la rispondenza delle proprie rilevazioni alle indicazioni ricevute. Ed è pronta, altresì, ad accogliere eventuali proposte che possano portare al miglioramento del servizio di informazione economica.
Debbo confessare la mia sorpresa per l'approssimazione con la quale il presidente Giancarlo Minguzzi di Fruitimprese Emilia Romagna tratta la questione delle quotazioni della frutta alla produzione rilevate dalle Camere di Commercio (di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna), muovendo accuse , per quel che mi riguarda, ingiustificate in quanto agli atti della Camera che presiedo non figurano richieste di sorta; tanto meno risultano lamentele espresse dagli operatori locali. Per tacere poi dell'illazione che si proceda ad indicazioni di prezzo ricavate dalla compravendita di una sola (una sola?!?) partita di frutta o dell'asserita capacità delle commissioni di imporre la compravendita di determinate pezzature.
Un atteggiamento di censura aprioristica che, più che lesivo della credibilità delle Camere di Commercio, non fa onore a chi lo assume con troppa disinvoltura.
Provo allora a spiegare come funzionano le cose a Ferrara dove, diversamente che altrove (presso le altre Camere risulta che siano in funzione specifiche commissioni che si riuniscono e discutono, arrivando comunque ad un accordo) la rilevazione viene effettuata a cura dell'ufficio Statistica e Studi che acquisisce, in forma anonima, le quotazioni da quindici operatori (quattro “titolari” ed una riserva per ciascuna categoria di produttori, mediatori e commercianti), che si rendono disponibili su base volontaria e sulla scorta di un preciso regolamento, a fungere da informatori. Essi ogni settimana riferiscono ai nostri uffici notizie, acquisite direttamente o assunte da terzi, purché ritenute affidabili, circa i prezzi minimi e massimi maggiormente praticati in provincia relativamente a partite di pere e mele dalle caratteristiche ben precise, per pezzatura e qualità.
Tali dati - e quelli soli - opportunamente elaborati, costituiscono il riferimento per il listino camerale pubblicato a beneficio degli operatori ogni sabato, con riferimento alle transazioni svoltesi nel corso della settimana che si va chiudendo.
Questo perché la Camera, in quanto ente pubblico di riferimento per TUTTE le imprese, dunque anche per quelle commerciali, non si arroga il diritto di emettere quotazioni di previsione che, eventualmente, possono essere a buon diritto espresse delle rispettive associazioni di categoria in una logica di informazione di tipo sindacale.
In ogni caso, dando notizia esclusivamente di transazioni avvenute, il listino camerale non ha lo scopo di orientare il mercato, bensì di raccoglierne le espressioni.
E relativamente alle pezzature, le commissioni NON IMPONGONO, né lo potrebbero, le pezzature di raccolta che sono invece frutto di libere intese fra le parti. Pertanto, se in questa annata di notevole produzione sono state compravendute pere Abate Fetel dalla pezzatura 60 +, non sono certo i produttori (che, stante l'eccesso di offerta, avevano un debolissimo potere contrattuale) che bisogna incolpare, bensì chi quella frutta ha accettato di acquistare. Ed è semmai nei confronti di costoro, che appartengono alla schiera dei commercianti, che dovrebbero dirigersi gli strali del presidente Minguzzi.
E, a questo proposito, mi corre l'obbligo di denunciare che questa Camera di Commercio si è fatta promotrice – purtroppo inascoltata - di intese ed accordi fra gli operatori, in particolare quelli commerciali, tesi a definire congiuntamente una politica di vendita della pera Abate che consenta di valorizzare al meglio questo prodotto straordinario.
Così come ritengo che non si possano attribuire responsabilità al mondo produttivo circa i successivi andamenti di mercato. Il mercato è mercato e premia o punisce – questo si chiama rischio d'impresa - chi commercia e non chi produce e vende in campagna. A meno di specifici accordi di “conferimento” sempre possibili, che però precludono al produttore la possibilità di rivendicare prezzi in linea con quelli praticati in campagna se l'andamento commerciale non lo consente.
La Camera di Commercio di Ferrara è comunque garante del rigore metodologico adottato ed e' disponibile, ove necessario, a documentare la rispondenza delle proprie rilevazioni alle indicazioni ricevute. Ed è pronta, altresì, ad accogliere eventuali proposte che possano portare al miglioramento del servizio di informazione economica.
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