Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“È una decisione che accolgo con estrema soddisfazione. Si tratta di un risultato a lungo cercato dall’Italia che è stata sempre in prima fila nella battaglia per la trasparenza delle informazioni in etichetta. Ovviamente ci adopereremo immediatamente per rendere questa nuova norma operativa al più presto nel nostro Paese. Quello di oggi è un successo che però non rappresenta un punto di arrivo: dobbiamo continuare a mantenere alta l’attenzione, soprattutto a livello comunitario, sull’importanza della tutela dei consumatori”.
Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commentando la decisione assunta in sede comunitaria di introdurre una nuova etichetta per fare chiarezza sull'origine o sulla provenienza di carni fresche, refrigerate o congelate, di maiale, pecora, capra e pollame.
In particolare tengo ad evidenziare che sono state recepite talune nostre osservazioni sull’allungamento del periodo minimo di allevamento per l’indicazione del Paese di origine.
Ciò rappresenta una favorevole opportunità per i nostri operatori del settore.
La proposta sarà ufficialmente varata dalla Commissione Ue nei prossimi giorni per entrare in vigore il primo aprile 2015.
giovedì 5 dicembre 2013
ETICHETTATURA CARNI, DE GIROLAMO: SODDISFAZIONE PER DECISIONE UE, ULTERIORE PASSO A TUTELA DEI CONSUMATORI
MADE IN ITALY, DE GIROLAMO: DIFENDERLO SENZA SE E SENZA MA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Dobbiamo difendere il Made in Italy perché solo così possiamo salvaguardare la qualità dei nostri prodotti, le nostre aziende e i posti di lavoro, i diritti dei consumatori e allo stesso tempo il lavoro di tutti gli imprenditori onesti. La lotta contro ogni forma di illegalità che colpisce il comparto deve essere portata avanti senza se e senza ma, perché a farne le spese è tutta l’economia e l’immagine stessa del nostro Paese. Molto è stato fatto, ma tanto resta ancora da fare per tutelare chi consuma i nostri prodotti e chi fatica ogni giorno nel rispetto delle regole. Non possiamo permettere ai furbi di arricchirsi ingannando i cittadini e sulle spalle degli imprenditori onesti”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, che aggiunge: “Il contrasto alla pirateria e alla contraffazione è essenziale anche per recuperare risorse economiche vitali per il Paese, soprattutto in un momento di crisi come quello che stiamo affrontando”. Si stima infatti che l’incidenza sul sistema socioeconomico nazionale dell’agropirateria sia pari a un volume di affari stimato per l’Italia in più di 4 miliardi di euro, mentre nel resto del mondo il falso Made in Italy è ritenuto pari a circa 60 miliardi di euro, rappresentando più della metà del fatturato alimentare nazionale. I fenomeni di contraffazione dei prodotti agroalimentari, riconducibili anche all’Italian sounding, sottraggono all’Italia una produzione aggiuntiva di oltre 13 miliardi di euro, pari a circa 5,5 miliardi di euro di valore aggiunto. “Voglio ringraziare per il lavoro che ogni giorno portano avanti su tutto il territorio nazionale gli organismi di controllo che fanno capo al Ministero l’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e la repressione delle frodi – ICQRF, il Corpo Forestale dello Stato e il Nucleo dei Carabinieri delle politiche agricole – NAC. I risultati raggiunti finora sono un segnale significativo da considerare”. Solo nel 2012 sono stati effettuati dagli organismi complessivamente circa 50mila controlli, di cui oltre 5mila nel settore specifico delle DOP, IGP, STG.
Elenco delle principali attività svolte dall'Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari - ICQRF -, dal Corpo Forestale dello Stato - CFS -, dal Comando dei Carabinieri delle politiche agricole e alimentari - NAC:
www.agrestetv.it/documenti/Dati_organismi_di_controllo.doc
“Dobbiamo difendere il Made in Italy perché solo così possiamo salvaguardare la qualità dei nostri prodotti, le nostre aziende e i posti di lavoro, i diritti dei consumatori e allo stesso tempo il lavoro di tutti gli imprenditori onesti. La lotta contro ogni forma di illegalità che colpisce il comparto deve essere portata avanti senza se e senza ma, perché a farne le spese è tutta l’economia e l’immagine stessa del nostro Paese. Molto è stato fatto, ma tanto resta ancora da fare per tutelare chi consuma i nostri prodotti e chi fatica ogni giorno nel rispetto delle regole. Non possiamo permettere ai furbi di arricchirsi ingannando i cittadini e sulle spalle degli imprenditori onesti”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, che aggiunge: “Il contrasto alla pirateria e alla contraffazione è essenziale anche per recuperare risorse economiche vitali per il Paese, soprattutto in un momento di crisi come quello che stiamo affrontando”. Si stima infatti che l’incidenza sul sistema socioeconomico nazionale dell’agropirateria sia pari a un volume di affari stimato per l’Italia in più di 4 miliardi di euro, mentre nel resto del mondo il falso Made in Italy è ritenuto pari a circa 60 miliardi di euro, rappresentando più della metà del fatturato alimentare nazionale. I fenomeni di contraffazione dei prodotti agroalimentari, riconducibili anche all’Italian sounding, sottraggono all’Italia una produzione aggiuntiva di oltre 13 miliardi di euro, pari a circa 5,5 miliardi di euro di valore aggiunto. “Voglio ringraziare per il lavoro che ogni giorno portano avanti su tutto il territorio nazionale gli organismi di controllo che fanno capo al Ministero l’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e la repressione delle frodi – ICQRF, il Corpo Forestale dello Stato e il Nucleo dei Carabinieri delle politiche agricole – NAC. I risultati raggiunti finora sono un segnale significativo da considerare”. Solo nel 2012 sono stati effettuati dagli organismi complessivamente circa 50mila controlli, di cui oltre 5mila nel settore specifico delle DOP, IGP, STG.
Elenco delle principali attività svolte dall'Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari - ICQRF -, dal Corpo Forestale dello Stato - CFS -, dal Comando dei Carabinieri delle politiche agricole e alimentari - NAC:
www.agrestetv.it/documenti/Dati_organismi_di_controllo.doc
DENOMINAZIONI D’ORIGINE ED EXPORT, CONFAGRICOLTURA: “DOP E IGP PENALIZZATE DAL FINTO ITALIANO”
Fonte: Confagricoltura
“L’ Italia è leader mondiale per numero di produzioni certificate, ovvero 261 prodotti a denominazione d’origine, di cui 13 registrate nel corso dell’ anno in corso (4 Dop e 9 Igp)”. Lo rileva Confagricoltura analizzando il ‘Rapporto 2013 sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp, Stg’ di Qualivita ed Ismea, presentato oggi presso il ministero delle Politiche agricole. “In quantità – sottolinea Confagricoltura - i prodotti a denominazione d’origine raggiungono le 13 milioni di tonn, di cui il 32% viene esportato per un valore pari a circa 2,5 miliardi di euro (di cui 1,5 miliardi solo per i formaggi). Ma la quota di export potrebbe essere tre-quattro volte di più se le produzioni made in Italy non fossero penalizzate da agro pirateria ed italian sounding, cioè prodotti che echeggiano l’italianità che non hanno”. “Saranno importanti le modalità applicative di Bruxelles del regolamento UE 1169/11 attese inizialmente entro il mese corrente, ma rimandate – spiega Confagricoltura –. Mettere sulle confezioni di cibi la bandierina tricolore quando questi prodotti non hanno nulla di italiano è un comportamento scorretto che penalizza tutto il vero italian sounding e perché trae in inganno i consumatori e li allontana dalla qualità e dalla tipicità”. “Il made in Italy – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - si tutela anche dando informazioni certe e chiare in etichetta sull’origine degli alimenti, con la trasparenza sempre richiesta da produttori e consumatori. Le norme europee ci sono, basta avere la volontà di attuarle”.
“L’ Italia è leader mondiale per numero di produzioni certificate, ovvero 261 prodotti a denominazione d’origine, di cui 13 registrate nel corso dell’ anno in corso (4 Dop e 9 Igp)”. Lo rileva Confagricoltura analizzando il ‘Rapporto 2013 sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp, Stg’ di Qualivita ed Ismea, presentato oggi presso il ministero delle Politiche agricole. “In quantità – sottolinea Confagricoltura - i prodotti a denominazione d’origine raggiungono le 13 milioni di tonn, di cui il 32% viene esportato per un valore pari a circa 2,5 miliardi di euro (di cui 1,5 miliardi solo per i formaggi). Ma la quota di export potrebbe essere tre-quattro volte di più se le produzioni made in Italy non fossero penalizzate da agro pirateria ed italian sounding, cioè prodotti che echeggiano l’italianità che non hanno”. “Saranno importanti le modalità applicative di Bruxelles del regolamento UE 1169/11 attese inizialmente entro il mese corrente, ma rimandate – spiega Confagricoltura –. Mettere sulle confezioni di cibi la bandierina tricolore quando questi prodotti non hanno nulla di italiano è un comportamento scorretto che penalizza tutto il vero italian sounding e perché trae in inganno i consumatori e li allontana dalla qualità e dalla tipicità”. “Il made in Italy – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - si tutela anche dando informazioni certe e chiare in etichetta sull’origine degli alimenti, con la trasparenza sempre richiesta da produttori e consumatori. Le norme europee ci sono, basta avere la volontà di attuarle”.
Etichette:
confagricoltura,
dop,
export,
falso made in italy,
igp,
Ismea,
made in Italy,
produzioni certificate,
qualivita,
stg
AVIARIA: AL VIA I RISARCIMENTI AGLI ALLEVAMENTI (IN PROVINCIA DI BOLOGNA, FERRARA E RAVENNA) CHE HANNO AVUTO ANIMALI, UOVA E MANGIMI DISTRUTTI. SI TRATTA COMPLESSIVAMENTE DI 9 MILIONI DI EURO.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Lusenti e Rabboni: un primo passo importante. I pagamenti dovrebbero concludersi entro la fine di dicembre. Continua il nostro impegno per ottenere anche il riconoscimento dei danni indiretti
Al via il pagamento degli indennizzi agli allevatori che a causa dell’epidemia di influenza aviaria hanno avuto animali abbattuti, così come uova e mangimi distrutti. I primi mandati di pagamento sono già partiti. Complessivamente si tratta di risorse per oltre 9 milioni di euro e i risarcimenti interessano sia le aziende in cui sono stati riscontrati focolai del virus, sia quelle in cui gli abbattimenti sono stati realizzato solo a scopo precauzionale, per arginare il contagio. “A circa due mesi dalla conclusione dell’emergenza – commentano gli assessori regionali alle politiche della salute Carlo Lusenti e all’agricoltura Tiberio Rabboni - gli uffici regionali competenti stanno lavorando a pieno ritmo per erogare i risarcimenti, che dovrebbero pertanto concludersi entro la fine di dicembre. Come ben sappiamo, l’epidemia di aviaria, oltre all’impatto sanitario, ha avuto gravi ricadute a livello economico. Si tratta di un primo passo importante per sostenere un settore produttivo così significativo, come quello avicolo. Contemporaneamente continua il nostro impegno nei confronti del Governo e della Ue per ottenere il riconoscimento anche dei danni indiretti”. E’ la Regione che in base alla normativa che regola tale tipo di risarcimenti, liquida agli allevatori le risorse, stanziate da Stato e Unione europea. Il calcolo dei danni diretti subiti dagli allevatori viene fatto sulla base dei listini ufficiali indicati dalle disposizioni in materia. Sono invece direttamente a carico del Servizio sanitario regionale i costi, intorno ai 5 milioni di euro, sostenuti dalle Aziende sanitarie per le operazioni di abbattimento e di disinfezione degli allevamenti. Le aziende che riceveranno gli indennizzi sono 19 e sono tutte concentrate tra Ravenna, Ferrare e Bologna. Particolarmente interessata l’area dell’Imolese con ben 10 allevamenti, cui andranno risorse per oltre 6 milioni di euro. Sei invece le aziende in provincia di Ravenna che riceveranno complessivamente 841 mila euro, mentre ai tre allevamenti in provincia di Ferrara andranno 2 milioni e 400 mila euro. Diverso e inevitabilmente più complesso l’iter per il riconoscimento dei cosiddetti danni indiretti, legati alla mancata movimentazione e dunque commercializzazione degli animali e delle uova, esito delle misure precauzionali adottate per contrastare la diffusione del virus H7N7. La stima di tali danni , tra cui il mancato reddito, emersa in seguito alla consultazione delle Associazioni di categoria si aggira intorno ai 15 milioni di euro. Ora tali dati devono essere valutati dal ministero delle Politiche agricole e poi inviati a Bruxelles, cui spetta l’ultima parola. In occasione della precedente epidemia di aviaria che ha colpito l’Emilia-Romagna nel 2006 anche tale tipo di danno ottenne un riconoscimento.
Lusenti e Rabboni: un primo passo importante. I pagamenti dovrebbero concludersi entro la fine di dicembre. Continua il nostro impegno per ottenere anche il riconoscimento dei danni indiretti
Al via il pagamento degli indennizzi agli allevatori che a causa dell’epidemia di influenza aviaria hanno avuto animali abbattuti, così come uova e mangimi distrutti. I primi mandati di pagamento sono già partiti. Complessivamente si tratta di risorse per oltre 9 milioni di euro e i risarcimenti interessano sia le aziende in cui sono stati riscontrati focolai del virus, sia quelle in cui gli abbattimenti sono stati realizzato solo a scopo precauzionale, per arginare il contagio. “A circa due mesi dalla conclusione dell’emergenza – commentano gli assessori regionali alle politiche della salute Carlo Lusenti e all’agricoltura Tiberio Rabboni - gli uffici regionali competenti stanno lavorando a pieno ritmo per erogare i risarcimenti, che dovrebbero pertanto concludersi entro la fine di dicembre. Come ben sappiamo, l’epidemia di aviaria, oltre all’impatto sanitario, ha avuto gravi ricadute a livello economico. Si tratta di un primo passo importante per sostenere un settore produttivo così significativo, come quello avicolo. Contemporaneamente continua il nostro impegno nei confronti del Governo e della Ue per ottenere il riconoscimento anche dei danni indiretti”. E’ la Regione che in base alla normativa che regola tale tipo di risarcimenti, liquida agli allevatori le risorse, stanziate da Stato e Unione europea. Il calcolo dei danni diretti subiti dagli allevatori viene fatto sulla base dei listini ufficiali indicati dalle disposizioni in materia. Sono invece direttamente a carico del Servizio sanitario regionale i costi, intorno ai 5 milioni di euro, sostenuti dalle Aziende sanitarie per le operazioni di abbattimento e di disinfezione degli allevamenti. Le aziende che riceveranno gli indennizzi sono 19 e sono tutte concentrate tra Ravenna, Ferrare e Bologna. Particolarmente interessata l’area dell’Imolese con ben 10 allevamenti, cui andranno risorse per oltre 6 milioni di euro. Sei invece le aziende in provincia di Ravenna che riceveranno complessivamente 841 mila euro, mentre ai tre allevamenti in provincia di Ferrara andranno 2 milioni e 400 mila euro. Diverso e inevitabilmente più complesso l’iter per il riconoscimento dei cosiddetti danni indiretti, legati alla mancata movimentazione e dunque commercializzazione degli animali e delle uova, esito delle misure precauzionali adottate per contrastare la diffusione del virus H7N7. La stima di tali danni , tra cui il mancato reddito, emersa in seguito alla consultazione delle Associazioni di categoria si aggira intorno ai 15 milioni di euro. Ora tali dati devono essere valutati dal ministero delle Politiche agricole e poi inviati a Bruxelles, cui spetta l’ultima parola. In occasione della precedente epidemia di aviaria che ha colpito l’Emilia-Romagna nel 2006 anche tale tipo di danno ottenne un riconoscimento.
MIPAAF, DE GIROLAMO NOMINA FERDINANDO FERRARA NUOVO CAPO DI GABINETTO
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha nominato Capo di Gabinetto del Ministero il Consigliere Ferdinando Ferrara. Il Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ferdinando Ferrara, ha finora ricoperto l’incarico di Capo del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (CIPE) a Palazzo Chigi. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Consigliere Ferrara ha occupato anche il ruolo di Coordinatore del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria - Ufficio per la tutela del Diritto d'autore e della proprietà intellettuale e per la vigilanza sulla Siae. In precedenza il Consigliere Ferrara ha ricoperto l’incarico di Coordinatore dell'Ufficio per le attività di informazione e la comunicazione istituzionale. Il Ministro ha, inoltre, nominato a capo dell’Ufficio legislativo del Ministero Marco Caputo, Consigliere parlamentare della Camera dei Deputati, già funzionario della Commissione Bilancio di Montecitorio.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha nominato Capo di Gabinetto del Ministero il Consigliere Ferdinando Ferrara. Il Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ferdinando Ferrara, ha finora ricoperto l’incarico di Capo del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (CIPE) a Palazzo Chigi. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Consigliere Ferrara ha occupato anche il ruolo di Coordinatore del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria - Ufficio per la tutela del Diritto d'autore e della proprietà intellettuale e per la vigilanza sulla Siae. In precedenza il Consigliere Ferrara ha ricoperto l’incarico di Coordinatore dell'Ufficio per le attività di informazione e la comunicazione istituzionale. Il Ministro ha, inoltre, nominato a capo dell’Ufficio legislativo del Ministero Marco Caputo, Consigliere parlamentare della Camera dei Deputati, già funzionario della Commissione Bilancio di Montecitorio.
APRE LA FASE CONGRESSUALE DI CIA FERRARA
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
L’associazione rinnova gli organi elettivi che designeranno la linea politica, sindacale ed economica per i prossimi 4 anni
La Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara ha aperto il percorso congressuale che la porterà, il 20 gennaio 2014, alla VI Assemblea Elettiva Provinciale con il rinnovo delle cariche elettive. Nel mese di dicembre si terranno le assemblee territoriali per scegliere i delegati provinciali e definire le linee guida programmatiche dell’associazione per i prossimi quattro anni. Un momento fondamentale di rinnovamento interno e riforma necessario per continuare a sostenere e valorizzare il lavoro degli agricoltori. «La finalità primaria di Cia Ferrara - spiega Lorenzo Boldrini, presidente provinciale – è quello di rappresentare gli interessi degli imprenditori agricoli che producono beni alimentari e servizi connessi all’attività agricola. Questa è la base fondamentale da cui partire per delineare le attività dell’associazione nei prossimi quattro anni. Tra i punti del documento programmatico che sarà discusso e approvato durante le assemblee territoriali e quella provinciale – spiega Boldrini – c’è, in primo piano, la centralità degli agricoltori e del loro ruolo strategico per lo sviluppo. Agricoltori intesi non solo come imprenditori agricoli ma in un contesto più ampio, economico-culturale, di agricoltura familiare dove i figli collaborano e poi subentrano ai genitori per continuare la loro attività e rinnovarla, favorendo così il ricambio generazionale e l’occupazione. Centralità della famiglia agricola, dunque, che produce in un sistema di agricoltura sostenibile, garantisce un equilibrio tra produzione e risorse naturali e contribuisce fortemente alla difesa del suolo. Un’azienda multifunzionale e specializzata che, in tale sistema, acquisisce anche una responsabilità sociale producendo servizi utili all’intera collettività. Altro nodo fondamentale - continua Boldrini – è il rapporto dell’associazione con la politica a fronte della frattura generale e della distanza che si è venuta a creare con la società. La nostra grande responsabilità come associazione è ora quella di restituire motivazioni e fiducia agli imprenditori perché non si fermino, penalizzati della crisi e dalle difficoltà. Per farlo saremo in prima linea nell’intermediazione, mettendo a disposizione competenze e conoscenze acquisite dal contatto diretto con le esigenze e i problemi degli agricoltori sul territorio. Fondamentale poi la necessità di sostenere le imprese non solo dal punto di vista della concertazione sindacale ma promuovendo – senza diventare un soggetto economico – progetti concreti in grado di rafforzare il tessuto imprenditoriale agricolo. Altro argomento che sarà discusso durante le assemblee l’importanza delle filiere agroalimentari per favorire la commercializzazione dei prodotti. Sarà inoltre ribadita l’importanza - conclude Boldrini – della collaborazione con gli altri soggetti del mondo agricolo per favorirne l’unità, percorso già iniziato con l’esperienza di Agrinsieme che vorremmo allargare ad altre realtà del settore.» Le assemblee territoriali di Cia Ferrara si terranno: 11 dicembre a Ferrara, alle 14.00, Sala Convegni Ristorante Archetto; 12 dicembre a Comacchio, ore 14.00, Sala riunioni HTS, uscita superstrada Corte Centrale, Strada Luigia; 13 dicembre a Copparo, ore 09:00, Centro Sociale Parco Verde, Via Garibaldi, 106; 17 dicembre a Bondeno, ore 14:00, Pinacoteca civica, P.zza Garibaldi, 3; 18 dicembre, ore 14.00, Bosco Mesola, Saletta Civica, P.zza Vittorio Veneto; 19 dicembre ad Argenta, ore 14:00, Sala Convegni, Via Circonvallazione, 21/a.
L’associazione rinnova gli organi elettivi che designeranno la linea politica, sindacale ed economica per i prossimi 4 anni
La Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara ha aperto il percorso congressuale che la porterà, il 20 gennaio 2014, alla VI Assemblea Elettiva Provinciale con il rinnovo delle cariche elettive. Nel mese di dicembre si terranno le assemblee territoriali per scegliere i delegati provinciali e definire le linee guida programmatiche dell’associazione per i prossimi quattro anni. Un momento fondamentale di rinnovamento interno e riforma necessario per continuare a sostenere e valorizzare il lavoro degli agricoltori. «La finalità primaria di Cia Ferrara - spiega Lorenzo Boldrini, presidente provinciale – è quello di rappresentare gli interessi degli imprenditori agricoli che producono beni alimentari e servizi connessi all’attività agricola. Questa è la base fondamentale da cui partire per delineare le attività dell’associazione nei prossimi quattro anni. Tra i punti del documento programmatico che sarà discusso e approvato durante le assemblee territoriali e quella provinciale – spiega Boldrini – c’è, in primo piano, la centralità degli agricoltori e del loro ruolo strategico per lo sviluppo. Agricoltori intesi non solo come imprenditori agricoli ma in un contesto più ampio, economico-culturale, di agricoltura familiare dove i figli collaborano e poi subentrano ai genitori per continuare la loro attività e rinnovarla, favorendo così il ricambio generazionale e l’occupazione. Centralità della famiglia agricola, dunque, che produce in un sistema di agricoltura sostenibile, garantisce un equilibrio tra produzione e risorse naturali e contribuisce fortemente alla difesa del suolo. Un’azienda multifunzionale e specializzata che, in tale sistema, acquisisce anche una responsabilità sociale producendo servizi utili all’intera collettività. Altro nodo fondamentale - continua Boldrini – è il rapporto dell’associazione con la politica a fronte della frattura generale e della distanza che si è venuta a creare con la società. La nostra grande responsabilità come associazione è ora quella di restituire motivazioni e fiducia agli imprenditori perché non si fermino, penalizzati della crisi e dalle difficoltà. Per farlo saremo in prima linea nell’intermediazione, mettendo a disposizione competenze e conoscenze acquisite dal contatto diretto con le esigenze e i problemi degli agricoltori sul territorio. Fondamentale poi la necessità di sostenere le imprese non solo dal punto di vista della concertazione sindacale ma promuovendo – senza diventare un soggetto economico – progetti concreti in grado di rafforzare il tessuto imprenditoriale agricolo. Altro argomento che sarà discusso durante le assemblee l’importanza delle filiere agroalimentari per favorire la commercializzazione dei prodotti. Sarà inoltre ribadita l’importanza - conclude Boldrini – della collaborazione con gli altri soggetti del mondo agricolo per favorirne l’unità, percorso già iniziato con l’esperienza di Agrinsieme che vorremmo allargare ad altre realtà del settore.» Le assemblee territoriali di Cia Ferrara si terranno: 11 dicembre a Ferrara, alle 14.00, Sala Convegni Ristorante Archetto; 12 dicembre a Comacchio, ore 14.00, Sala riunioni HTS, uscita superstrada Corte Centrale, Strada Luigia; 13 dicembre a Copparo, ore 09:00, Centro Sociale Parco Verde, Via Garibaldi, 106; 17 dicembre a Bondeno, ore 14:00, Pinacoteca civica, P.zza Garibaldi, 3; 18 dicembre, ore 14.00, Bosco Mesola, Saletta Civica, P.zza Vittorio Veneto; 19 dicembre ad Argenta, ore 14:00, Sala Convegni, Via Circonvallazione, 21/a.
Etichette:
cia ferrara,
congresso,
organi elettivi
mercoledì 4 dicembre 2013
SISMA: EDIFICI RURALI COLLABENTI PRIMA DEL TERREMOTO. RABBONI: IL FINANZIAMENTO DELLA RICOSTRUZIONE A CHI PUÒ DIMOSTRARE UN PRECEDENTE UTILIZZO DEI FABBRICATI AD USO PRODUTTIVO ANCHE SENZA FRUIZIONE DI ACQUA ED ELETTRICITÀ.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
I finanziamenti per la ricostruzione possono andare a fienili, magazzini e altri edifici rurali utilizzati dall’impresa agricola, anche senza allacciamento ad acqua ed elettricità, purchè con requisito di sicurezza statica. L’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni sgombra il campo dai dubbi di interpretazione delle ordinanza commissariali in materia. “Innanzitutto devo ribadire – spiega Rabboni - che la norma nazionale che disciplina gli aiuti alle strutture produttive si propone esclusivamente la ricostituzione delle condizioni preesistenti al terremoto. Pertanto tutte le ordinanze commissariali hanno puntato a garantire il contributo per la riparazione o la ricostruzione dei fabbricati strumentali alle attività produttive che erano tali alla data del sisma o nei 36 mesi precedenti. Se gli immobili erano accatastati come collabenti prima del sisma, oppure fatiscenti, insicuri e degradati per mancata o carente manutenzione, e quindi non utilizzabili a fini produttivi, non possono essere ammessi a contributo. Sono esclusi dal contributo quindi gli immobili che alla data del sisma non erano di fatto agibili in quanto non in possesso di requisiti di sicurezza statica o di condizioni igienico-sanitarie per ospitare i lavoratori. Nel caso invece dei fabbricati rurali, utilizzati dall’impresa agricola (quali ad esempio fienili, magazzini, casello, ecc.) è evidente che l’utilizzabilità è assicurata dalla presenza del solo requisito della sicurezza statica. Il che significa che anche senza connessioni con le reti idropotabili o elettriche il finanziamento è dovuto.” Diverso il caso degli edifici non utilizzati dall’impresa agricola e destinati ad usi diversi da quelli produttivi. “In questo caso – spiega ancora Rabboni - il finanziamento è subordinato alla dimostrazione di fornitura elettrica o idrica. L’agibilità e l’utilizzabilità di tali edifici dovrà essere dichiarata dal tecnico con perizia, debitamente documentata, asseverata se non produttiva e invece giurata se produttiva.”
I finanziamenti per la ricostruzione possono andare a fienili, magazzini e altri edifici rurali utilizzati dall’impresa agricola, anche senza allacciamento ad acqua ed elettricità, purchè con requisito di sicurezza statica. L’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni sgombra il campo dai dubbi di interpretazione delle ordinanza commissariali in materia. “Innanzitutto devo ribadire – spiega Rabboni - che la norma nazionale che disciplina gli aiuti alle strutture produttive si propone esclusivamente la ricostituzione delle condizioni preesistenti al terremoto. Pertanto tutte le ordinanze commissariali hanno puntato a garantire il contributo per la riparazione o la ricostruzione dei fabbricati strumentali alle attività produttive che erano tali alla data del sisma o nei 36 mesi precedenti. Se gli immobili erano accatastati come collabenti prima del sisma, oppure fatiscenti, insicuri e degradati per mancata o carente manutenzione, e quindi non utilizzabili a fini produttivi, non possono essere ammessi a contributo. Sono esclusi dal contributo quindi gli immobili che alla data del sisma non erano di fatto agibili in quanto non in possesso di requisiti di sicurezza statica o di condizioni igienico-sanitarie per ospitare i lavoratori. Nel caso invece dei fabbricati rurali, utilizzati dall’impresa agricola (quali ad esempio fienili, magazzini, casello, ecc.) è evidente che l’utilizzabilità è assicurata dalla presenza del solo requisito della sicurezza statica. Il che significa che anche senza connessioni con le reti idropotabili o elettriche il finanziamento è dovuto.” Diverso il caso degli edifici non utilizzati dall’impresa agricola e destinati ad usi diversi da quelli produttivi. “In questo caso – spiega ancora Rabboni - il finanziamento è subordinato alla dimostrazione di fornitura elettrica o idrica. L’agibilità e l’utilizzabilità di tali edifici dovrà essere dichiarata dal tecnico con perizia, debitamente documentata, asseverata se non produttiva e invece giurata se produttiva.”
Iscriviti a:
Post (Atom)