Fonte: Terremerse
Obiettivo: avviare un confronto tra i diversi soggetti protagonisti del sistema agroalimentare
Il 12 Ottobre 2011, la Commissione Europea ha presentato le proposte di Regolamenti relativi alla riforma della Politica Agricola Comune nel periodo 2014-2020. Questi documenti sono molto importanti perché definiscono quanto la Commissione europea aveva già preannunciato nel 2010 sul futuro della PAC con la pubblicazione del documento “Europa 2020: una strategia per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” e con le successive Comunicazioni sul futuro delle politiche comunitarie e sul bilancio 2014-2020. Di fatto, con la pubblicazione delle proposte legislative costituite da ben sette Regolamenti, il dibattito è entrato nel vivo, per trovare una sua conclusione agli inizi del 2013 con l’approvazione della nuova PAC e la sua entrata in vigore dal 1° gennaio 2014.
I contenuti di questa riforma sono molteplici, estremamente complessi e meritano tutti un’approfondita conoscenza, analisi e valutazione dei possibili impatti sulla nostra agricoltura in termini organizzativi, economici e sociali.
Con l’obiettivo di avviare un confronto tra i diversi soggetti protagonisti del nostro sistema agroalimentare, la Cooperativa Terremerse organizza un incontro di approfondimento dal titolo: “Le imprese agricole davanti alla Pac post 2013”.
L’appuntamento è fissato per martedì 6 marzo alle ore 17 a Bagnacavallo (sala convegni Terremerse, Via Cà del Vento 21). Interverranno: Marco Casalini, Presidente di Terremerse, Angelo Frascarelli, Professore di Economia Agroalimentare alla Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, Tiberio Rabboni, Assessore alle Politiche Agricole della Regione Emilia-Romagna. Coordina l’incontro il giornalista Lorenzo Frassoldati.
Per informazioni: Segreteria Organizzativa: tel. 0545 68101 segreteria@terremerse.it
lunedì 5 marzo 2012
TERREMERSE ORGANIZZA A BAGNACAVALLO UN INCONTRO PER PARLARE DELLA NUOVA PAC
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Tiberio Rabboni
FESTA DELLA DONNA, CONFAGRICOLTURA: DOPO IL GELO, MIMOSE DIMEZZATE PER L’8 MARZO
Fonte: Confagricoltura
«Quest’anno per la Festa della Donna le mimose saranno poche. Si prevede un 8 marzo sottotono: basterà il pensiero, si conserverà la tradizione dell’omaggio floreale, ma in formato ridotto, con bouquet decisamente più modesti. Colpevole la forte ondata di gelo e maltempo che ha investito in pieno la riviera Ligure, facendo perdere la gran parte delle fioriture, che erano anticipate grazie all’inverno mite». Ne dà notizia Confagricoltura, anticipando i dati sulla raccolta delle mimose.
«I floricoltori di Sanremo hanno colto, in media, il 50/60% di fiori in meno – commenta Confagricoltura -. Dopo la crisi degli ultimi due anni, che ha visto un ribasso delle vendite dei fiori gialli del 30/40 per cento, ci si è aggiunto anche il maltempo». Il 95% della produzione di mimose è concentrata a Sanremo, con più di mille aziende floricole dedicate alla coltivazione. Originarie della Tasmania, queste piante hanno avuto un facile sviluppo in Europa e sono ora naturalizzate italiane lungo la Riviera ligure, in Toscana e in tutto il Meridione, ma anche sulle coste dei laghi del Nord.
I fiori danno allegria, sono un omaggio sempre gradito e arredano, dando vivacità e colore alle nostre case. Oltre alle mimose – conclude Confagricoltura - in Italia, sono in piena fioritura garofani, ranuncoli, anemoni, lilium, violaciocche e bocche di leone.
«Quest’anno per la Festa della Donna le mimose saranno poche. Si prevede un 8 marzo sottotono: basterà il pensiero, si conserverà la tradizione dell’omaggio floreale, ma in formato ridotto, con bouquet decisamente più modesti. Colpevole la forte ondata di gelo e maltempo che ha investito in pieno la riviera Ligure, facendo perdere la gran parte delle fioriture, che erano anticipate grazie all’inverno mite». Ne dà notizia Confagricoltura, anticipando i dati sulla raccolta delle mimose.
«I floricoltori di Sanremo hanno colto, in media, il 50/60% di fiori in meno – commenta Confagricoltura -. Dopo la crisi degli ultimi due anni, che ha visto un ribasso delle vendite dei fiori gialli del 30/40 per cento, ci si è aggiunto anche il maltempo». Il 95% della produzione di mimose è concentrata a Sanremo, con più di mille aziende floricole dedicate alla coltivazione. Originarie della Tasmania, queste piante hanno avuto un facile sviluppo in Europa e sono ora naturalizzate italiane lungo la Riviera ligure, in Toscana e in tutto il Meridione, ma anche sulle coste dei laghi del Nord.
I fiori danno allegria, sono un omaggio sempre gradito e arredano, dando vivacità e colore alle nostre case. Oltre alle mimose – conclude Confagricoltura - in Italia, sono in piena fioritura garofani, ranuncoli, anemoni, lilium, violaciocche e bocche di leone.
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venerdì 2 marzo 2012
COLDIRETTI: BENE IL DECRETO LIBERALIZZAZIONI, DALLA VENDITA DELLE TERRE DI STATO LAVORO PER 43MILA GIOVANI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Con la vendita o l’affitto dei terreni di stato possibili incrementi di occupazione e formazione di nuove imprese di giovani agricoltori.
Dalla vendita o dall’affitto dei 338mila ettari di terreni agricoli pubblici possono nascere fino a 43mila nuove imprese agricole condotte da giovani, ai quali è stato assicurato il diritto di prelazione nelle procedure di cessione, secondo quanto previsto nel maxiemendamento sostitutivo del dl liberalizzazioni sul quale è stata posta la fiducia al Senato. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento ai dati sulla disoccupazione giovanile a gennaio diffusi dall’Istat. Nel maxiemendamento sostitutivo al decreto liberalizzazioni - sottolinea la Coldiretti - si prevede anche la possibilità di affitto, oltre alla vendita, dei terreni agricoli demaniali, a favore dei giovani agricoltori. Dal ritorno delle terre pubbliche agli agricoltori che le coltivano possono nascere nuove imprese o, in alternativa, essere ampliate quelle esistenti come testimonia il fatto che la disponibilità di terra è il principale vincolo alla nascita di nuove imprese agricole e che - sottolinea la Coldiretti - il 50 per cento delle imprese agricole già esistenti condotte da giovani “chiede” la disponibilità di terra in affitto o acquisizione, secondo una indagine Coldiretti/Swg. In Italia - continua la Coldiretti - quasi un giovane su dieci sceglie di fare impresa in agricoltura dove si contano ben 65mila imprese agricole condotte da under 35 su un totale di 720mila al primo gennaio 2011, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Unioncamere. L’agricoltura - precisa la Coldiretti - si classifica al terzo posto dopo costruzioni e commercio tra le attività imprenditoriali preferite dai giovani ed è l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori agricoli under 30 negli ultimi quindici anni. La dismissione della proprietà pubblica dei terreni agricoli non solo toglie allo Stato il compito improprio di coltivare la terra e rende disponibili risorse per lo sviluppo, ma soprattutto – sostiene la Coldiretti - dà un impulso alla crescita, all’occupazione e alla redditività delle imprese che realizzano performance migliori in agricoltura quando sono condotte da giovani. In Italia il costo della terra ha superato i 18.400 euro, un valore superiore a quello di Germania e Francia. Dietro il valore medio - conclude la Coldiretti - si nasconde però una forte variabilità, con valori che partono dai mille euro all'ettaro dei pascoli della provincia di Catanzaro con un ettaro di vigneto nelle zone di produzione più celebri, dalla Toscana al Trentino Alto Adige, che può andare da 500mila a oltre un milione di euro ad ettaro.
Con la vendita o l’affitto dei terreni di stato possibili incrementi di occupazione e formazione di nuove imprese di giovani agricoltori.
Dalla vendita o dall’affitto dei 338mila ettari di terreni agricoli pubblici possono nascere fino a 43mila nuove imprese agricole condotte da giovani, ai quali è stato assicurato il diritto di prelazione nelle procedure di cessione, secondo quanto previsto nel maxiemendamento sostitutivo del dl liberalizzazioni sul quale è stata posta la fiducia al Senato. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento ai dati sulla disoccupazione giovanile a gennaio diffusi dall’Istat. Nel maxiemendamento sostitutivo al decreto liberalizzazioni - sottolinea la Coldiretti - si prevede anche la possibilità di affitto, oltre alla vendita, dei terreni agricoli demaniali, a favore dei giovani agricoltori. Dal ritorno delle terre pubbliche agli agricoltori che le coltivano possono nascere nuove imprese o, in alternativa, essere ampliate quelle esistenti come testimonia il fatto che la disponibilità di terra è il principale vincolo alla nascita di nuove imprese agricole e che - sottolinea la Coldiretti - il 50 per cento delle imprese agricole già esistenti condotte da giovani “chiede” la disponibilità di terra in affitto o acquisizione, secondo una indagine Coldiretti/Swg. In Italia - continua la Coldiretti - quasi un giovane su dieci sceglie di fare impresa in agricoltura dove si contano ben 65mila imprese agricole condotte da under 35 su un totale di 720mila al primo gennaio 2011, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Unioncamere. L’agricoltura - precisa la Coldiretti - si classifica al terzo posto dopo costruzioni e commercio tra le attività imprenditoriali preferite dai giovani ed è l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori agricoli under 30 negli ultimi quindici anni. La dismissione della proprietà pubblica dei terreni agricoli non solo toglie allo Stato il compito improprio di coltivare la terra e rende disponibili risorse per lo sviluppo, ma soprattutto – sostiene la Coldiretti - dà un impulso alla crescita, all’occupazione e alla redditività delle imprese che realizzano performance migliori in agricoltura quando sono condotte da giovani. In Italia il costo della terra ha superato i 18.400 euro, un valore superiore a quello di Germania e Francia. Dietro il valore medio - conclude la Coldiretti - si nasconde però una forte variabilità, con valori che partono dai mille euro all'ettaro dei pascoli della provincia di Catanzaro con un ettaro di vigneto nelle zone di produzione più celebri, dalla Toscana al Trentino Alto Adige, che può andare da 500mila a oltre un milione di euro ad ettaro.
COLDIRETTI: SECONDO L’ISTAT LA CRISI HA RIDOTTO CARNE, FRUTTA E PASTA SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Impoverite le tavole degli italiani per effetto della flessione della spesa alimentare. Spesa più oculata, resistono i prodotti di qualità, crescono i mercati contadini.
Le tavole degli italiani si sono impoverite in quantità nel 2011 con meno carne bovina (-0,1 per cento), pasta (-0,2 per cento) carne di maiale e salumi (-0,8 per cento), ortofrutta (-1 per cento) e addirittura meno latte fresco (-2,2 per cento). E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati Istat sui conti pubblici che evidenziano una flessione particolarmente marcata nella media dell'anno della spesa per i generi alimentari (-1,3 per cento).
ll contenimento della spesa alimentare è il risultato delle strategie di acquisto messe in atto dagli italiani di fronte alla crisi. Dopo anni nel 2011 si è invertita la tendenza ed è aumentato il tempo dedicato dalla maggioranza degli italiani (55 per cento) a fare la spesa, secondo l’indagine Coldiretti-Swg. Ben il 61 per cento degli italiani ha confrontato con più attenzione i prezzi e il 59 per cento ha cercato le offerte 3 x 2 anche se - precisa la Coldiretti - è interessante verificare che ben il 43 per cento si accerta della qualità dei prodotti e una percentuale analoga verifica la provenienza.
Il 57 per cento degli italiani ha peraltro ridotto lo spreco di cibo per effetto della crisi. Tra coloro che hanno ridotto lo spreco il 47 per cento lo ha fatto - sottolinea la Coldiretti - facendo la spesa in modo più oculato, il 31 per cento riducendo le dosi acquistate, il 24 per cento utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il 18 per cento guardando con più attenzione alla data di scadenza.
La crisi non ha invece colpito i prodotti di qualità con quasi un italiano su tre (29 per cento) che ha acquistato regolarmente prodotti a denominazione di origine, il 14 per cento quelli biologici e il 15 per cento direttamente dal produttore, secondo l’indagine Coldiretti/Swg. La crisi non incide sul bisogno di sicurezza alimentare dei cittadini che continuano ad esprimere un forte interesse per le produzioni ad elevato contenuto salutistico, identitario e ambientale anche se - precisa la Coldiretti - esiste in realtà una polarizzazione nei comportamenti. Chi ha disponibilità di reddito ed è un consumatore attento alla qualità e alla tipicità consolida i propri stili mentre chi si trova in difficoltà è spesso costretto a rinunciare.
Infatti - continua la Coldiretti - il 25 per cento degli italiani ha aumentato nel 2011 la frequenza dei discount mentre, all’opposto, ben il 38 per cento ha ridotto la propria presenza nei negozi tradizionali, che rischiano un vero crack mentre tengono sostanzialmente i supermercati. Con un aumento record del 53 per cento però a registrare performance migliori dei discount sono solo gli acquisti diretti dal produttore dove nel 2011 hanno fatto la spesa ben 9,2 milioni di italiani che hanno tagliato le intermediazioni pur di non rinunciare alla qualita’ a tavola, secondo Coldiretti/Swg. “L’esperienza dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica dimostra che, nonostante la crisi, c’è spazio per crescere con l’innovazione in un sistema distributivo ingessato da anni” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “la concorrenza ha creato migliaia di nuove occasioni di lavoro e interessanti opportunità di spesa per i cittadini che hanno premiato un modello che valorizza il Made in Italy e garantisce sicurezza, qualità e rispetto dell’ambiente al giusto prezzo”.
Impoverite le tavole degli italiani per effetto della flessione della spesa alimentare. Spesa più oculata, resistono i prodotti di qualità, crescono i mercati contadini.
Le tavole degli italiani si sono impoverite in quantità nel 2011 con meno carne bovina (-0,1 per cento), pasta (-0,2 per cento) carne di maiale e salumi (-0,8 per cento), ortofrutta (-1 per cento) e addirittura meno latte fresco (-2,2 per cento). E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati Istat sui conti pubblici che evidenziano una flessione particolarmente marcata nella media dell'anno della spesa per i generi alimentari (-1,3 per cento).
ll contenimento della spesa alimentare è il risultato delle strategie di acquisto messe in atto dagli italiani di fronte alla crisi. Dopo anni nel 2011 si è invertita la tendenza ed è aumentato il tempo dedicato dalla maggioranza degli italiani (55 per cento) a fare la spesa, secondo l’indagine Coldiretti-Swg. Ben il 61 per cento degli italiani ha confrontato con più attenzione i prezzi e il 59 per cento ha cercato le offerte 3 x 2 anche se - precisa la Coldiretti - è interessante verificare che ben il 43 per cento si accerta della qualità dei prodotti e una percentuale analoga verifica la provenienza.
Il 57 per cento degli italiani ha peraltro ridotto lo spreco di cibo per effetto della crisi. Tra coloro che hanno ridotto lo spreco il 47 per cento lo ha fatto - sottolinea la Coldiretti - facendo la spesa in modo più oculato, il 31 per cento riducendo le dosi acquistate, il 24 per cento utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il 18 per cento guardando con più attenzione alla data di scadenza.
La crisi non ha invece colpito i prodotti di qualità con quasi un italiano su tre (29 per cento) che ha acquistato regolarmente prodotti a denominazione di origine, il 14 per cento quelli biologici e il 15 per cento direttamente dal produttore, secondo l’indagine Coldiretti/Swg. La crisi non incide sul bisogno di sicurezza alimentare dei cittadini che continuano ad esprimere un forte interesse per le produzioni ad elevato contenuto salutistico, identitario e ambientale anche se - precisa la Coldiretti - esiste in realtà una polarizzazione nei comportamenti. Chi ha disponibilità di reddito ed è un consumatore attento alla qualità e alla tipicità consolida i propri stili mentre chi si trova in difficoltà è spesso costretto a rinunciare.
Infatti - continua la Coldiretti - il 25 per cento degli italiani ha aumentato nel 2011 la frequenza dei discount mentre, all’opposto, ben il 38 per cento ha ridotto la propria presenza nei negozi tradizionali, che rischiano un vero crack mentre tengono sostanzialmente i supermercati. Con un aumento record del 53 per cento però a registrare performance migliori dei discount sono solo gli acquisti diretti dal produttore dove nel 2011 hanno fatto la spesa ben 9,2 milioni di italiani che hanno tagliato le intermediazioni pur di non rinunciare alla qualita’ a tavola, secondo Coldiretti/Swg. “L’esperienza dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica dimostra che, nonostante la crisi, c’è spazio per crescere con l’innovazione in un sistema distributivo ingessato da anni” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “la concorrenza ha creato migliaia di nuove occasioni di lavoro e interessanti opportunità di spesa per i cittadini che hanno premiato un modello che valorizza il Made in Italy e garantisce sicurezza, qualità e rispetto dell’ambiente al giusto prezzo”.
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COLDIRETTI: IL CALO DEL PIL (- 0,5%) PROSEGUE NEL 2012
Fonte: Coldiretti Ferrara
Maltempo e riduzione prezzi all’origine riducono il PIL del settore primario, timori per la competitività delle imprese, con le nuove tasse e l’escalation dei carburanti.
Il calo dello 0,5 per cento registrato dal valore aggiunto agricolo rischia di consolidarsi nel 2012 per effetto dei danni provocati dal maltempo e della riduzione dei prezzi alla produzione che si è verificata all’inizio dell’anno. E’ quanto afferma la Coldiretti che nel commentare l’andamento del Pil a valori concatenati nel 2011 diffuso dall’Istat sottolinea che nel corso del 2011 sono state chiuse 50mila imprese agricole. Nel settore agricolo, operano 845mila imprese iscritte al registro delle Camere di Commercio la cui competitivita' rischia tuttavia di essere fortemente compromessa dalle difficolta' determinate dagli effetti dell'Imu nel 2012. L’anno è infatti iniziato con il maltempo che ha causato al settore danni superiori ai 300 milioni di euro tra perdita di raccolti, crolli di edifici e stalle e maggiori costi di riscaldamento mentre sul piano commerciale i prezzi alla produzione nel mese di gennaio si sono ridotti del 3 per cento, con un ribasso del 9 per cento per le coltivazioni e un aumento del 4 per cento delle produzioni da allevamento. Nell’intero comparto - conclude la Coldiretti - gli ortaggi con il calo del 25 per cento sono quelli che hanno fatto segnare la peggiore performance, ma una flessione del 19 per cento si registra per l’olio di oliva, del 12 per cento per i cereali e dell’8 per cento per la frutta.
Maltempo e riduzione prezzi all’origine riducono il PIL del settore primario, timori per la competitività delle imprese, con le nuove tasse e l’escalation dei carburanti.
Il calo dello 0,5 per cento registrato dal valore aggiunto agricolo rischia di consolidarsi nel 2012 per effetto dei danni provocati dal maltempo e della riduzione dei prezzi alla produzione che si è verificata all’inizio dell’anno. E’ quanto afferma la Coldiretti che nel commentare l’andamento del Pil a valori concatenati nel 2011 diffuso dall’Istat sottolinea che nel corso del 2011 sono state chiuse 50mila imprese agricole. Nel settore agricolo, operano 845mila imprese iscritte al registro delle Camere di Commercio la cui competitivita' rischia tuttavia di essere fortemente compromessa dalle difficolta' determinate dagli effetti dell'Imu nel 2012. L’anno è infatti iniziato con il maltempo che ha causato al settore danni superiori ai 300 milioni di euro tra perdita di raccolti, crolli di edifici e stalle e maggiori costi di riscaldamento mentre sul piano commerciale i prezzi alla produzione nel mese di gennaio si sono ridotti del 3 per cento, con un ribasso del 9 per cento per le coltivazioni e un aumento del 4 per cento delle produzioni da allevamento. Nell’intero comparto - conclude la Coldiretti - gli ortaggi con il calo del 25 per cento sono quelli che hanno fatto segnare la peggiore performance, ma una flessione del 19 per cento si registra per l’olio di oliva, del 12 per cento per i cereali e dell’8 per cento per la frutta.
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giovedì 1 marzo 2012
INFLAZIONE, CONFAGRICOLTURA: A FAR RINCARARE FRUTTA E VERDURA SONO STATI MALTEMPO E CRISI DEI TRASPORTI, NON GLI AGRICOLTORI
Fonte: Confagricoltura
In base ai dati provvisori Istat, i prezzi al consumo di verdura e frutta a febbraio, rispetto a gennaio, sono aumentati rispettivamente dell’8,6% e dell’1,5%, a fronte di un aumento generale dell’inflazione dello 0,4%, nonostante il trend dei prezzi fosse in calo.
“I rincari al consumo sono frutto di fattori esterni alle aziende agricole, non certo dell’aumento dei prezzi all’origine – rileva Confagricoltura -. A causa del blocco dei Tir prima e dell’ondata di maltempo poi che hanno paralizzato i trasporti (con una pesante battuta d’arresto costata almeno 500 milioni di euro), molta produzione ortofrutticola, nelle prime settimane di febbraio, non è arrivata sui banchi di vendita”.
“Gli agricoltori – conclude Confagricoltura - sono stati doppiamente penalizzati: dalle mancate consegne di prodotto e dai rincari dei costi dei carburanti di cui hanno dovuto aumentare i consumi per riscaldare serre e stalle nei giorni del grande freddo; senza contare gli aumenti di spesa per trasporti e consegne. Dai dati Istat sull’inflazione a febbraio si rileva che il gasolio, rispetto a un anno fa, costa ben il 25,4% in più”.
In base ai dati provvisori Istat, i prezzi al consumo di verdura e frutta a febbraio, rispetto a gennaio, sono aumentati rispettivamente dell’8,6% e dell’1,5%, a fronte di un aumento generale dell’inflazione dello 0,4%, nonostante il trend dei prezzi fosse in calo.
“I rincari al consumo sono frutto di fattori esterni alle aziende agricole, non certo dell’aumento dei prezzi all’origine – rileva Confagricoltura -. A causa del blocco dei Tir prima e dell’ondata di maltempo poi che hanno paralizzato i trasporti (con una pesante battuta d’arresto costata almeno 500 milioni di euro), molta produzione ortofrutticola, nelle prime settimane di febbraio, non è arrivata sui banchi di vendita”.
“Gli agricoltori – conclude Confagricoltura - sono stati doppiamente penalizzati: dalle mancate consegne di prodotto e dai rincari dei costi dei carburanti di cui hanno dovuto aumentare i consumi per riscaldare serre e stalle nei giorni del grande freddo; senza contare gli aumenti di spesa per trasporti e consegne. Dai dati Istat sull’inflazione a febbraio si rileva che il gasolio, rispetto a un anno fa, costa ben il 25,4% in più”.
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BATTERIOSI DEL KIWI E VIRUS SHARKA, DALLA REGIONE 1 MILIONE DI EURO PER LE AZIENDE COLPITE.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
RABBONI: IL NOSTRO SOSTEGNO ALLE AZIENDE AGRICOLE ANCHE IN UN MOMENTO DI DIFFICOLTÀ DEL BILANCIO REGIONALE.
Bologna - Ammontano a 1 milione di euro le risorse che la Regione assegnerà già nelle prossime settimane alle aziende agricole che lo scorso anno hanno attuato le prescrizioni obbligatorie per la prevenzione e il contrasto del virus sharka delle drupacee e della batteriosi dell’actinidia. I contributi, che serviranno in particolare a compensare i costi e le perdite subite per l’abbattimento delle piante infette da queste due gravi fitopatie, andranno a 161 aziende. “Con questo intervento – ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura, Tiberio Rabboni – la Regione riafferma, anche in un momento di difficoltà per il bilancio regionale, la propria volontà di sostenere le aziende agricole. Agli agricoltori chiediamo di condividere il nostro impegno per fronteggiare queste gravi malattie, per le quali non esistono, al momento, adeguati mezzi di lotta. Le speranze per una difesa efficace dalla batteriosi dell’actinidia, sono affidate agli esiti del progetto di ricerca pluriennale cofinanziato dalla Regione, dalle organizzazioni dei produttori ortofrutticoli e dalle fondazioni bancarie; per questo motivo è possibile evitare il rischio che queste avversità si diffondano ulteriormente solo con una attenta sorveglianza e una diffusa prevenzione”.
L’elenco dei beneficiari è pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione del 15 febbraio. Il contributo è stato calcolato per ciascuna azienda in base a tipologia, età dell’impianto, superficie o numero di piante estirpate.
RABBONI: IL NOSTRO SOSTEGNO ALLE AZIENDE AGRICOLE ANCHE IN UN MOMENTO DI DIFFICOLTÀ DEL BILANCIO REGIONALE.
Bologna - Ammontano a 1 milione di euro le risorse che la Regione assegnerà già nelle prossime settimane alle aziende agricole che lo scorso anno hanno attuato le prescrizioni obbligatorie per la prevenzione e il contrasto del virus sharka delle drupacee e della batteriosi dell’actinidia. I contributi, che serviranno in particolare a compensare i costi e le perdite subite per l’abbattimento delle piante infette da queste due gravi fitopatie, andranno a 161 aziende. “Con questo intervento – ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura, Tiberio Rabboni – la Regione riafferma, anche in un momento di difficoltà per il bilancio regionale, la propria volontà di sostenere le aziende agricole. Agli agricoltori chiediamo di condividere il nostro impegno per fronteggiare queste gravi malattie, per le quali non esistono, al momento, adeguati mezzi di lotta. Le speranze per una difesa efficace dalla batteriosi dell’actinidia, sono affidate agli esiti del progetto di ricerca pluriennale cofinanziato dalla Regione, dalle organizzazioni dei produttori ortofrutticoli e dalle fondazioni bancarie; per questo motivo è possibile evitare il rischio che queste avversità si diffondano ulteriormente solo con una attenta sorveglianza e una diffusa prevenzione”.
L’elenco dei beneficiari è pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione del 15 febbraio. Il contributo è stato calcolato per ciascuna azienda in base a tipologia, età dell’impianto, superficie o numero di piante estirpate.
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